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 inserito:: Marzo 20, 2025, 06:15:36 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Gianni Gavioli
Amministratore
Esperto del gruppo in Realtà virtuale

Tutti con il Presidente Mattarella, meno i traditori venduti al Nemico e agli Avversari vecchi e nuovi.
Eliminati democraticamente i personaggi suddetti, di nessun peso politico ma di molta cattiveria, l'opposizione si metta nella condizione di esistere.
Il primo passo?
Una Opposizione che parli alla pari, con il governo, tenendo conto dei suoi Pretesti fasulli e della sua abbondante MalaFede.
ggiannig
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Gianni Gavioli
Autore
Amministratore
Coloro che si sono incontrati con le mie modeste parole, anche per caso o sfuggendo alle reti di contenimento di FB, SANNO che la mia Idea di proporre la OPON alla gente, in Facebook o anche altrove, NON ha realizzato, in nessuno, interesse a partecipare!
Neppure al minimo di 30 persone attive nell’occuparsi, almeno, alla stesura dello Statuto (che ovviamente non posso scrivere da solo) che richiedevo per l’inizio dello Studio.
Questo lo sanno tutti, compresi i Servizi.
La riflessione di questi giorni di “sonno” della mia attività Euristica (trovare news e lanciarle nel gruppo) mi ha convinto che:
quanto sopra non è un buon motivo per sparire dalla visibilità in Facebook.
Non è, neppure, un motivo per cui non possa e debba comportami come se facessi parte di un Gruppo in FORMAZIONE e come tale continui a scrivere, nel Gruppo Tematico, come fossimo in mille.
OPON c’è, nella mia testa e nel mio cuore, oltre che su LAU dell’Olivo, anche su Facebook.
A lor signori piacendo.
Ossequi.
Gianni Gavioli
Italia 14 febbraio 2025.

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SE SIAMO DANNEGGIATI O OLTRAGGIATI QUI SCRIVIAMO I PERCHE'.
Gianni Gavioli  ·

La politica dei bassi stipendi é ingiusta, sbagliata e resa inutile alle aziende dalle tasse e dagli sprechi, corruzione compresa, di un paese malgovernato (non da oggi) e da trent'anni orientato allo Sfascio da movimenti antiStato non soltanto di destra.
ggg

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MOSE DI VENEZIA.
ottimi risultati.


Gianni Gavioli su FB

Condiviso con Tutti
Ergo, hanno fatto bene a rapinarci soldi pubblici, per corruzioni varie!
Evviva.
Prepariamoci ad altre rapine.
ciaooo
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 52 
 inserito:: Marzo 20, 2025, 06:12:50 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Tra fake news e fatti: la responsabilità dei media internazionali
Posta in arrivo
SWI swissinfo.ch <italian@swissinfo.ch>
15:56 (1 ora fa)
a me
23/01/2025 - Visualizza nel browser
SWI swissinfo.ch

Mark Livingston
Dal 2022, sono il caporedattore responsabile di tutti i contenuti giornalistici di SWI swissinfo.ch, con particolare attenzione alla democrazia diretta e alla cultura. In precedenza, ho ricoperto un ruolo dirigenziale nel settore delle notizie digitali e ho diretto una trasmissione in prima serata per la radio e la televisione svizzera. Come giornalista, ho una vasta esperienza nei campi della politica, della scienza e della cultura e ho conseguito un master in scienze ambientali presso l'ETH di Zurigo.
Il 2025 inizia con molti interrogativi e incertezze. Ciò ha molto a che fare con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È chiaro che lo spazio informativo internazionale continuerà a mutare, e media come Swissinfo.ch diventeranno sempre più importanti per fornire un punto di riferimento.
Se si sfoglia la stampa occidentale e si leggono le prospettive per quest’anno, un nome figura sempre in primo piano: Donald Trump. I suoi ammiratori e le sue ammiratrici ripongono grandi aspettative nell'ex e nuovo uomo forte di Washington, che è visto come un simbolo di forza e determinazione. Chi è scettico, invece, teme il peggio, come se si stesse per affrontare un'imminente tempesta.
Quale impatto avranno sui mercati globali le probabili vertenze commerciali? In che modo l'agenda di politica estera di Trump influenzerà la situazione geopolitica? Quali saranno le ricadute degli eventi negli Stati Uniti sul crescente numero di democrazie in difficoltà nel mondo?
Molto rimane a livello di speculazione, ma vale la pena analizzare le azioni passate di Trump, ad esempio nel campo dei media, per guardare al futuro.
Trump ha sempre parlato di “media fake news” per screditare i titoli più affermati. È riuscito a ribaltare completamente la narrativa sull'assalto al Campidoglio di Washington del 6 gennaio 2021 da parte dei suoi sostenitori e delle sue sostenitrici, nonostante le decine di migliaia di ore di video che testimoniano l'atto di violenza della folla e le numerose condanne definitive pronunciate nei confronti degli autori.
Alla domanda se Trump volesse gettare una nuova luce sull'assalto al Campidoglio e se si assumesse qualche responsabilità per gli eventi di quel giorno, la sua portavoce Karoline Leavitt ha puntato il dito contro i "perdenti politici" che avevano cercato di distruggere la sua carriera, sostenendo che "i media mainstream si rifiutano ancora di riportare la verità su ciò che è accaduto quel giorno".
La verità secondo Trump: dietro gli atti di violenza del 6 gennaio 2021 si nascondono agitatori antifascisti e una cospirazione del "deep state", dello Stato profondo, e i presunti vandali e aggressori sono in realtà prigionieri politici, patrioti e martiri.

Naturalmente, le informazioni false o unilaterali con l'intento di trarre in inganno esistevano già da molto tempo prima di Donald Trump, ma ciò che è nuovo è la loro portata e il fatto che tali distorsioni avvengono davanti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
In questo modo, Donald Trump sta rafforzando un processo che era già iniziato molto prima, come hanno evidenziato nel 2019 i politologi David Barker e Morgan Marietta nel loro libro One Nation, Two Realities. Sulla base di ampi studi empirici condotti negli Stati Uniti, sono giunti alla conclusione che i valori delle persone sono fondamentali per la percezione dei fatti e che le persone tendono a credere a ciò che è in linea con le loro convinzioni. Questo risultato è valido indipendentemente dall'orientamento politico. Hanno inoltre evidenziato che la distinzione tra opinione e fatto diventa sempre più sfocata quanto più polarizzati sono i valori e quanto più forte è la polarizzazione politica.
La migliore dimostrazione di quanto si possa giocare con tutto ciò è stata offerta da Trump durante la campagna per le presidenziali nel dibattito televisivo contro Kamala Harris: quando il moderatore di ABC News ha sottolineato che quanto affermato precedentemente da Trump secondo cui gli immigrati a Springfield (Ohio) mangerebbero cani e gatti era falso, Trump ha liquidato la correzione come poco credibile. Questo, nonostante ABC News avesse verificato le informazioni, tramite l'amministrazione comunale di Springfield.
È evidente che, poiché la verifica dei fatti di solito va oltre l'esperienza personale, la loro accettazione dipende in ultima analisi dalla fiducia delle persone nelle fonti di informazione che ne riferiscono.
È qui che entrano in gioco i media affermati. Tuttavia, le testate che tradizionalmente si occupano di trasmettere informazioni e operano secondo regole giornalistiche e criteri etici, non sono solo sotto forte pressione economica. Anche la fiducia nei loro confronti si sta erodendo in tutto il mondo. Secondo il Digital News Report del Reuters Institute, solo il 40% delle persone si fida delle informazioni fornite dai media professionali.
La costante denigrazione dei media tradizionali da parte di Donald Trump e di altri sedicenti combattenti contro l'establishment ha lasciato il segno. Inoltre, con i social media, sono emersi nuovi spazi di informazione in cui chiunque può esprimersi, lontano da qualsiasi convenzione giornalistica. Di conseguenza, gli attori politici hanno sfruttato l'incertezza nella popolazione e le possibilità dei media sociali per alimentare la sfiducia nei confronti dei media e diffondere le loro narrazioni, a volte distorte. L'annuncio recente di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e CEO di Meta, di rinunciare alla verifica esterna dei fatti (fact checking) negli Stati Uniti, suona come un'ammissione che, in definitiva, sui social media contano le opinioni e non i fatti.
Le autocrazie, in particolare, hanno sfruttato questa vulnerabilità nell'ambito dell'informazione, scrive la pubblicista Anne Applebaum nel suo ultimo libro Autocracy, Inc. “Come si può sapere, con così tante spiegazioni, cosa è realmente accaduto? E se non riuscissimo mai a scoprirlo? Se non capisci cosa sta succedendo intorno a te, non unirti a un grande movimento democratico”.
Una democrazia funzionante ha bisogno di media che funzionino. I media internazionali come Swissinfo.ch possono dare un contributo decisivo e impegnarsi a garantire che alla base delle decisioni personali, sociali o politiche in tutto il mondo vi siano informazioni avvalorate e non informazioni infondate.
La condizione fondamentale è che i media internazionali creino un rapporto di fiducia. Tuttavia, questo può essere raggiunto solo dimostrando la loro indipendenza ogni giorno e praticando un giornalismo che non polemizza, ma mette in luce i punti oscuri, fornisce contesto e verifica i fatti. Swissinfo.ch si impegna proprio ad agire in questo modo.
Le nostre norme e processi sono stati sottoposti a verifica esterna per la loro affidabilità, sono stati certificati e spieghiamo in modo trasparente come lavoriamo.
Siamo orgogliosi di affermare che, come media internazionale con sede nella neutrale Svizzera, godiamo di una grande credibilità a livello globale. Per noi, questo significa esaminare criticamente diverse posizioni sui temi, fare confronti internazionali e introdurre prospettive svizzere. In questo modo, non ci limitiamo a riproporre opinioni già esistenti, ma le arricchiamo con nuovi punti di vista. Gli sviluppi degli ultimi anni dimostrano che questo compito diventerà ancora più importante con Trump 2.0.
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 53 
 inserito:: Marzo 20, 2025, 06:06:58 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
NOI Opinione Pubblica siamo Persone normali, sempre indaffarate per NOI e i nostri “bagagli”.
Perché dovremmo Organizzarci?

Senza sponsor se non NOI stessi,
senza essere all’amo di nessuno,
simpatizzando Sì, ovviamente, ma senza marchio a fuoco,
ma BASTA pensare oltre al voto cavoli nostri
e al 50% neppure andiamo a votare.
---
E ci chiamano Opinione Pubblica, ci “sondano”, ci irretiscono con propagande da minorati e da fessi (molti lo siamo) ci fanno pagare per tutto anche vedere ore di pubblicità in TV, ci imbrogliano, ci fanno male soprattutto se siamo femmine.
Perché dovremmo organizzarci? 
Perché siamo Soli.
Perché siamo Tutti.
Perché si vive una vita sola e ce la rovinano in cento modi.
Quando non ci bombardano o ci terrorizzano.
------------------
O.P.O.N. OPINIONE PUBBLICA ORGANIZZATA NAZIONALE.
Non esiste se non nella mia Immaginazione, Aspettiamo Adesioni.
Aspettiamo collaborazione VIRTUALE anche minima.
ASPETTIAMO 30 protagonisti NO PROFIT per stendere lo statuto.
Per ora E’ Soltanto la mia Idea di formare un gruppo di trenta Persone che si occupano di ciò che tormenta il territorio e ne scrivono per non lasciare solo nessuno!
ggiannig
ciaooo
ggianni41@gmail.com 

 54 
 inserito:: Marzo 20, 2025, 06:02:35 pm 
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Non é uno "spunto serio"!
Se non si tiene conto che l'hanno scritto Socialisti prigionieri di Fascisti nel 1941!
Leggerlo a quel modo é da Sobillatori antiItaliani oltre che AntiEuropei e antiStato!
Nel Manifesto ci sono concetti e periodi che vanno letti e corretti, li ho rifiutati io a 15 anni nel 1956, quando andavo al circolo comunista con il distintivo dell'Ungheria Libera, dai carri armati russi.
Oggi siamo prigionieri dello SFASCISMO SOVRANISTA, erede e deformazione del berlusconismo deteriore che ci ha azzoppato, ed eravamo già claudicanti a causa di un Socialismo deviato.
 Ma non pensiamo a noi vecchi e adulti, in ogni caso colpevoli di indifferenza atavica o di malafede, impegniamoci invece per non farci rifiutare completamente dai giovani.
Potremmo essere loro utili come specchio delle cose da non fare o da non subire!
ciaooo  

 55 
 inserito:: Marzo 20, 2025, 05:57:58 pm 
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Sara Quadrelli

Adriano Bomboi

La giornata di un leader debole e le incognite che ci attendono.
Telefonata Trump-Putin?
Il 18 marzo per Trump è iniziato male, in Medio Oriente, dopo aver surclassato Netanyahu e aver trattato direttamente con Hamas, la tregua è saltata con un catastrofico numero di morti palestinesi.
Hamas, probabilmente consigliata da alcune potenze regionali che non vedono di buon occhio il piano Trump di trasferimento di palestinesi da Gaza, non ha restituito gli ostaggi israeliani, causando la drammatica risposta di Tel Aviv.
Come se non bastasse, mentre i trumpiani si voltavano dall'altra parte per non vedere il “pacifista” bagno di sangue, è arrivata la doccia fredda della telefonata con Putin, che ha praticamente rifiutato la tregua proposta da Trump, concedendo a quest'ultimo un contentino: la cessazione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. E a margine uno scambio di appena 170 prigionieri tra le parti.
Praticamente una misura più utile a Putin che a Zelensky, perché la Russia da mesi si trova costretta a fronteggiare una miriade di disastrosi incendi in centrali e raffinerie colpite dalle ondate di droni ucraini, a danno della logistica russa. Mentre l'Ucraina sta resistendo maggiormente, grazie agli aiuti occidentali, ai lanci contro le proprie infrastrutture.
Putin ha addirittura preteso uno stop agli aiuti militari verso Kyiv, che l'UE non osserverà.
Reazione di Trump?
Com'era prevedibile, nessuna ammissione del mezzo fiasco, ma mezzi comunicati densi di un ottimismo che nelle cancellerie europee non vede nessuno.
Diciamoci la verità, come trapelato anche da una recente intervista al premier finlandese Stubb, nessuno ha il coraggio di dire a Trump che questi tende a sopravvalutare le proprie abilità negoziali, ma bisogna tuttavia accodarsi al presidente USA, essendo l'unica persona oggi al globo in grado di ammorbidire la posizione di Putin senza passare direttamente alle armi, cosa per cui gli europei non sono ancora pronti.
E in questo scenario, il teatro trumpiano può essere considerato utile, permettendo a chi è disorganizzato di raccogliere le proprie forze.
Putin ha intuito la debolezza della sua controparte, e se ne serve per rimandare sine die un'autentica tregua: si pensi alla proposta di tregua sul Mar Nero, anch'essa più utile alla Russia che all'Ucraina. Considerando che dall'anno scorso la Marina russa è stata praticamente silurata e allontanata dalle coste ucraine, grazie ad un paese che in guerra c'è già, anche se non in forma dichiarata: la Gran Bretagna, che nell'operazione ha impiegato aerei spia, intelligence, droni e missili di ultima generazione gentilmente offerti all'Ucraina senza la firma di accordi sulle terre rare.
UE, inglesi, francesi e turchi, con in arrivo la Germania, oltre ad un'altra ventina di paesi, stanno in realtà già lavorando per il “dopo”.
E per “dopo” si intende il momento in cui finirà la favola cecoslovacca dell'anziano Trump, quando questi potrebbe fermare del tutto gli aiuti militari agli ucraini, e i cannoni torneranno a tuonare sul Donbass, ma non necessariamente a favore di Putin.
La posizione euro-turca è chiara, non verrà mai riconosciuta alcuna cessione territoriale a vantaggio di Mosca. Cessioni che peraltro non terrebbero conto della volontà di milioni di ucraini ancora presenti nelle aree occupate.
Trump potrà benissimo convincere Kyiv a firmare un qualsiasi accordo di pace in cui il governo Zelensky potrebbe accettare una cessazione delle ostilità, senza, allo stesso tempo, che gli ucraini riconoscano i territori attualmente occupati dai russi, come evidenziato alcuni giorni fa dall'Independent.
In pratica si parla di un congelamento del conflitto, in cui i veri negoziati non si orienterebbero su questi aspetti, ma sulla divisione della linea di contatto del fronte. Ossia stabilire in quali punti precisi del fronte i due eserciti contrapposti si dovranno fermare. E sarà un lavoro immenso, che riguarderà strade, edifici, villaggi, ponti, viuzze secondarie, centrali elettriche e nucleari, campagne, alberi di pino ed altre pertinenze civili.
Putin prende tempo, perché ha capito che dopo Trump ci sarà la “coalizione dei volenterosi” su cui sta lavorando Londra assieme ai propri alleati. E dovrà vedersela con loro, soprattutto con un Erdogan che potrebbe innescare qualsiasi scintilla come proposito per evadere da una missione di peacekeeping, trasformandola in una vera e propria campagna militare contro la Russia, ma combattuta sul suolo ucraino.
A febbraio, Ria Novosti, un organo della propaganda russa, non si è fatta scrupolo ad ammettere questa possibilità. Però tanto Mosca, quanto le capitali europee non sono pronte ad un confronto diretto. Ecco perché Putin cercherà di massimizzare l'illusoria fase trumpiana con mezze concessioni, più utili a riassestare le forze di fronte ad un futuro carico di incognite.
Come confermato anche dalla BBC infatti, la famosa “coalizione dei volenterosi” è ancora in alto mare e per varie ragioni.
Non è ancora chiaro il numero di soldati che ne dovrebbero fare parte. Si parla di 30mila, poi di 10mila, qualche volta addirittura 200mila coi turchi, ma sinora nulla di concreto.
Ed anche il numero di soldati sarà utile per capire che genere di missione di peacekeeping si intende mettere in piedi.
Di recente l'Associated Press ha confermato da fonti franco-britanniche che la missione, per essere credibile, dovrà inevitabilmente essere in grado di attaccare l'esercito russo qualora questi violasse degli accordi di pace scaturiti dall'azione di Trump. Ma un'operazione simile richiede più uomini e mezzi di quelli sinora emersi dai colloqui preliminari, viceversa si tratterebbe solamente di una missione di “sorveglianza”, volta ad accertare violazioni in alcune città chiave e infrastrutture critiche dell'Ucraina, ma non a reagire, invalidando così il cuore della stessa operazione di peacekeeping. Soprattutto in vista di un probabile e completo disimpegno USA se Kyiv non accettasse cessioni territoriali imposte da Washington per premiare la violazione del diritto internazionale da parte di Putin, come quella della Crimea.
Putin ovviamente non si fida, comprende la posta in gioco e mette sul tavolo la possibilità che le forze euro-turche, presto o tardi, matureranno capacità offensive anche per allontanare l'occupazione russa del Donbass e potenzialmente anche della Crimea, tema caro ad Ankara. Ed ecco perché il Cremlino pone sempre le mani avanti contro la possibilità dell'ingresso di eserciti europei in Ucraina, con o senza un accordo diretto tra gli europei e i turchi sull'effettiva natura della missione.
Oltre il numero di soldati esiste infatti anche la “soluzione balcanica” emersa nel primo giorno del vertice di Londra: istituire una no-fly zone, con paesi NATO che avrebbero un'indiscussa superiorità aerea sulle forze russe, e potenzialmente quindi la capacità di danneggiare quanto basta l'esercito russo per spingerlo a ritirarsi dall'Ucraina e tornare entro i propri confini.
La missione aerea tuttavia potrebbe non essere risolutiva da sola, e per di più trovandosi a contatto con un territorio ben più vasto del contesto balcanico, il che riporterebbe alla necessità di avere anche stivali sul terreno.
Tutte speculazioni e congetture che, speriamo presto, verranno affrontate dai nuovi vertici operativi previsti da Londra coi responsabili delle forze armate alleate, in cui ogni paese offrirà una specifica quota di risorse, intelligence, mezzi e personale. Ma si tratta in ogni caso di una pianificazione che potrebbe richiedere mesi, e la cui ipotetica attuazione potrebbe determinarsi anche nel 2026.
Tutto cambierebbe, è ovvio, se Trump si dimostrasse un leader determinato a tenere testa al Cremlino, come a suo tempo furono uomini come Bill Clinton e Tony Blair verso Milosevic, all'epoca capaci di organizzare una missione NATO con ben mille aerei da guerra sui cieli della Serbia.
Altri tempi, altro contesto.
Attendiamo e osserviamo le prossime mosse.
- Online su SaNatzione, link tra i commenti

 56 
 inserito:: Marzo 20, 2025, 12:54:37 am 
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Giuseppe Parisi

AVANTI L'EUROPA UNITA
Donald Trump ha paura delle armi atomiche russe e sta affondando l'Ucraina, toglierà le "terre rare" dalla Russia, il Divo Putin ha subito proposto; Donald sta cercando di rimuovere la Russia da un abbraccio con la Cina... . Cultura e tecnologie cinesi combinate con il ricco Stato russo, ARE, una minaccia effettiva per l'Impero USA... .
Noi europei teniamo in braccio il bambino  che ci sta già bruciando le dita, Donald vuole usarci come bancomat, abbiamo un ricco PIL anche per le nostre vendite agli USA e a LUI ... impone dei doveri, così è se volete.
COSA FARE? Investi nella cultura e nelle tecnologie
Urge chiamare insieme i migliori cervelli del mondo, OSPITI delle Università e dei Centri Studi USA, creando, per loro, nella più antica Università del mondo occidentale, BOLOGNA, Università Europea, Università aperta al mondo, dialettica e relazionale.
INIZIAMO con gli inviti per iniziare la "costruzione".
Noi europei dobbiamo essere un'alternativa vincente agli USA, di studio, ricerca e sviluppo di servizi e prodotti, utile a noi come a tutto il mondo.
Non padroni, noi europei occidentali, ma cooperatori con regole precise condivise in tutto il MONDO... chi non è d'accordo, passi lunghi e ben distesi (Sic), se, la CINA è rinata dopo il DEBACLE, noi, vecchia Europa, possiamo rinascere, abbiamo una cultura di base enorme e una potente massa critica.
Andiamo a REVAMPING, andiamo in un enorme Centro Studi Total a Bologna sull'esempio, anche se specializzato, del CERN di Ginevra.

da FB del 1 marzo 2025

 57 
 inserito:: Marzo 19, 2025, 06:38:03 pm 
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Giuseppe Parisi

AVANTI L'EUROPA UNITA

Donald Trump ha paura delle armi atomiche russe e sta affondando l'Ucraina, toglierà le "terre rare" dalla Russia, il Divo Putin ha subito proposto; Donald sta cercando di rimuovere la Russia da un abbraccio con la Cina... . Cultura e tecnologie cinesi combinate con il ricco Stato russo, ARE, una minaccia effettiva per l'Impero USA... .
Noi europei teniamo in braccio il bambino  che ci sta già bruciando le dita, Donald vuole usarci come bancomat, abbiamo un ricco PIL anche per le nostre vendite agli USA e a LUI ... impone dei doveri, così è se volete.
COSA FARE? Investi nella cultura e nelle tecnologie
Urge chiamare insieme i migliori cervelli del mondo, OSPITI delle Università e dei Centri Studi USA, creando, per loro, nella più antica Università del mondo occidentale, BOLOGNA, Università Europea, Università aperta al mondo, dialettica e relazionale.
INIZIAMO con gli inviti per iniziare la "costruzione".
Noi europei dobbiamo essere un'alternativa vincente agli USA, di studio, ricerca e sviluppo di servizi e prodotti, utile a noi come a tutto il mondo.
Non padroni, noi europei occidentali, ma cooperatori con regole precise condivise in tutto il MONDO... chi non è d'accordo, passi lunghi e ben distesi (Sic), se, la CINA è rinata dopo il DEBACLE, noi, vecchia Europa, possiamo rinascere, abbiamo una cultura di base enorme e una potente massa critica.
Andiamo a REVAMPING, andiamo in un enorme Centro Studi Total a Bologna sull'esempio, anche se specializzato, del CERN di Ginevra.

da FB del 1 marzo 2025

 58 
 inserito:: Marzo 19, 2025, 06:19:02 pm 
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Discorso completo di Mario Draghi, pronunciato a Washington in occasione ...
« inserito:: Settembre 20, 2022, 04:29:17 pm »

Giorgio Brojanigo
 
Rubo a Marco Taradash che ringrazio, il discorso completo di Mario Draghi, pronunciato a Washington in occasione della consegna del premio “Statista dell’anno”  Volevo estrarre qualche frase, ma alla fine ve l’ho lasciato integrale, dedicateci qualche minuto vale la pena.

Abbiamo avuto a rappresentarci una persona rispettata e stimata in tutto il mondo, per la prima volta potevamo essere orgogliosi di avere qualcuno veramente sopra la media, non solo nazionale ma globale.
Mandando via Draghi e apprestandoci a votare in massa per i ciarlatani che lo hanno mandato via abbiamo mostrato al mondo di che “pasta” siamo fatti: un paese irrimediabilmente perso, senza più speranza alcuna, finito.
Il mondo, che ci presta quasi 3 Trilioni di euro, non credo lo dimenticherà.

——————————---------
Rabbino Schneier,
Vostra Eminenza il Cardinale Parolin,
Sua Eminenza l'Arcivescovo Elpidophoros,
Il dottor Kissinger,
il signor Schwarzman,
Illustri ospiti,
Signore e signori,

Prima di iniziare, devo dire che sono davvero commosso, sono commosso da tutto ciò che è stato detto stasera, da questa fantastica serata, dal vostro calore, dai vostri applausi, dalle parole del rabbino Schneier, dalle parole di Steve Schwarzman e dovrei dire soprattutto dalle parole del dottor Kissinger. Sono davvero commosso dal fatto che abbiate trovato il tempo di venire qui in questa occasione e di dire quello che avete detto; il solo fatto che siate qui stasera è un dono, un regalo enorme per me. Grazie. La nostra amicizia è iniziata esattamente trent'anni fa, su quell'aereo, e poi è in qualche modo cresciuta nel corso degli anni, anche se ci siamo visti piuttosto raramente. Di recente, con gli eventi che si sono verificati negli ultimi dodici mesi, abbiamo avuto l'opportunità di avere soprattutto una conversazione profonda su ciò che stava accadendo - ed era appena dopo un mese di guerra, direi - su cosa fare ora, su cosa fare dopo e su come dovremmo approcciare queste autocrazie; dirò qualcosa anche su questo stasera.
Sono profondamente grato di ricevere questo premio e vorrei ringraziare ancora una volta il rabbino Schneier, la Fondazione Appeal of Conscience e tutti voi per questo onore.
Avete assegnato questo premio a molte grandi donne e uomini di Stato prima di me.
È davvero gratificante essere in loro compagnia.
Vorrei rendere omaggio al compianto Shinzo Abe, che è salito su questo palco l'anno scorso.
Abe credeva fermamente nel dovere del Giappone di contribuire alla stabilità globale.
Ha agito con forza per rinvigorire l'economia giapponese, attraverso una combinazione di politiche, chiamata "Abenomics": politica monetaria, riforme dal lato dell'offerta e politiche fiscali.
Come sappiamo, la sua vita è stata tragicamente interrotta, ma la sua eredità continua a vivere, tra i cittadini giapponesi e non solo.
L'importanza del dialogo - che celebriamo stasera - è stata al centro della mia vita professionale di economista e di politico.
Il valore di una partnership di successo tra organismi multilaterali e istituzioni locali è stata una delle lezioni principali che ho imparato lavorando alla Banca Mondiale negli anni Ottanta.
Riscrivere le regole della finanza globale - come abbiamo fatto nel Financial Stability Board dopo la crisi del 2008 - richiedeva fiducia reciproca, apertura mentale e capacità di compromesso.
Il progetto europeo, che ha garantito pace e stabilità in Europa dopo secoli di conflitti, si basa sulla forza di istituzioni condivise come la Banca Centrale Europea.
Il G20, che l'Italia ha presieduto lo scorso anno, ha confermato che solo la cooperazione globale può contribuire a risolvere i problemi mondiali, dalla pandemia al cambiamento climatico.
Il potenziale della comprensione reciproca come forza per il bene è tanto più grande quanto più il nostro mondo è integrato.
Per avere successo per tutti, e soprattutto per i più vulnerabili, la globalizzazione richiede un insieme di regole comuni.
Eppure, oggi ci troviamo di fronte a una sfida significativa all'idea che possiamo lavorare insieme per il bene di tutti i Paesi.
L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, che non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda.
La questione di come affrontare le autocrazie definirà la nostra capacità di plasmare il nostro futuro comune per molti anni a venire.
La soluzione sta in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno.
Dobbiamo essere chiari e chiari sui valori fondanti delle nostre società.
Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto per i diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale.
Questi ideali dovrebbero guidare la nostra politica estera in modo chiaro e prevedibile, e sottolineo prevedibile.
Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare.
Quando prendiamo un impegno, dobbiamo rispettarlo.
Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione.
Dobbiamo evitare l'ambiguità, per non pentircene in seguito.
Infine, dobbiamo essere disposti a cooperare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali.
Questa settimana ricorre la 77ª Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Spero che in futuro la Russia decida di tornare alle norme che ha sottoscritto nel 1945.
Nonostante la cupezza dei tempi in cui viviamo, rimango, cautamente o meno, ottimista sul futuro.
L'eroismo dell'Ucraina, del Presidente Zelensky e del suo popolo, è un potente promemoria di ciò che rappresentiamo e di ciò che rischiamo di perdere.
L'Unione Europea e il G7 - insieme ai nostri alleati - sono rimasti fermi e uniti a sostegno dell'Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci.
La nostra ricerca collettiva della pace continua, come dimostra l'accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti del Mar Nero.
Solo l'Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, ma noi dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente sarà possibile.
In un mondo diviso, il ruolo dei leader religiosi e delle istituzioni che guidate è essenziale.
Con tutte le vostre differenze, voi sostenete la pace, la solidarietà, la dignità umana.
La vostra conoscenza, la vostra saggezza e la vostra fede possono guidarci e aiutarci a guarire.
Potete superare le frontiere, parlare alla nostra coscienza collettiva e all'anima dei singoli.
Potete indicare la strada da seguire attraverso il dialogo, costruendo nuovi ponti dove quelli vecchi sono crollati.
E potete chiederci conto del nostro operato.
Come mi è stato ricordato durante la mia recente visita a Yad Vashem, l'indifferenza è il peggior nemico dell'umanità.
Parlare non è solo un obbligo morale, è un dovere civico.
A coloro che chiedono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole - e, se necessario, dei fatti.
Oggi il mondo ha bisogno di coraggio e chiarezza, ma anche di speranza e amore.
Grazie.

da FB del 20 settembre 2022

 59 
 inserito:: Marzo 19, 2025, 04:55:09 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
   
Politica
19 Marzo 2025

Lo statista, e gli ipocriti
Draghi spiega che servono più di 800 miliardi, ma il Pd finge di non capire

Mario Lavia
L’ex premier ha proposto maggiori investimenti pubblici e decisioni centralizzate sulla sicurezza, ma il Partito democratico, impegnato a cercare una sintesi sul piano di riarmo europeo, ha adottato una posizione ambigua e, attraverso alcuni mattacchioni, ha provato in modo grottesco ad arruolare Super Mario tra gli anti von der Leyen
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A cospetto del profluvio di parole del Partito democratico per salvare capre e cavoli, è stato mille volte più concreto Mario Draghi che ha parlato in audizione alle commissioni Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato. L’ex presidente del Consiglio ha detto che con le esigenze poste dalla nuova situazione internazionale serviranno «più degli ottocento miliardi». Un fabbisogno che presumibilmente può essere «soddisfatto dal settore pubblico a regole invariate». Una lezione precisa, quella di Draghi, mentre la politica annaspa fra chiacchiere e compromessi al ribasso.
Facendo finta di non capire il suo discorso, chiarissimo, («La nostra sicurezza è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Unione europea»), ieri c’è stato pure qualche dem come Andrea Orlando che ha tentato di portare Draghi tra i contrari al ReArmEu. Figurarsi.
L’ex presidente del Consiglio ha spiegato come si deve procedere – con la centralizzazione delle decisioni e il debito comune –, non se procedere. Ma alla fiera dell’ipocrisia ieri sono andati quasi tutti i partiti dicendo sul riarmo una cosa e pensandone un’altra: ipocriti proprio come li racconta Dante, dorati fuori e con pesanti cappe da monaci sotto, segno del contrasto tra l’apparenza e la realtà.
Se le mediazioni comportano una certa dose di ambiguità, allora ambigue sono emerse entrambe le anime del Pd che dopo giorni di discussioni hanno trovato un accordo su una risoluzione che da una parte non dice un no secco al ReArmEu – come pensa Elly Schlein – e dall’altra non dice nemmeno che esso va nella direzione giusta – come pensano i riformisti.
Il risultato è che va «radicalmente cambiato», dove l’avverbio si attaglia forse meglio all’opinione della segretaria che a quella della minoranza, sicché quel «radicalmente» colloca il Pd più dalle parti degli anti-Ue Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni che da quella di Azione e Forza Italia (che obiettivamente, comunque la si pensi nel merito, sono le due forze politiche più limpide nell’appoggio al Piano dell’Unione europea). La trattativa tra gli sherpa delle due componenti dem è stata defatigante, lunga, tesa. Virgola dopo virgola si è giunti a un testo che in Aula voteranno tutti scongiurando l’effetto-Strasburgo.
In ballo c’era qualcosa di più grosso del pur importantissimo merito del problema del riarmo, e cioè la tenuta del partito. Un’altra spaccatura sarebbe stata ingestibile. Gli schleiniani al tavolo lo hanno fatto capire subito: se votate contro si va al congresso. Una pistola sul tavolo che i riformisti non potevano fare finta di non vedere, loro che il congresso non lo vogliono anche (ma non solo) perché non hanno un/a candidato/a pronto/a per reggere la conta contro Elly Schlein che si è in questi anni rafforzata forse più nel partito che nell’opinione pubblica (mentre due anni fa avvenne il contrario, perse nei circoli e vinse alle primarie).
Il risultato della mediazione va a incastonarsi nel solco dell’antica linea dei socialisti di un secolo fa, quella del «non aderire né sabotare», infilandosi nella sulfurea tiritera che «va fatto di più», massima sempre vera ma appunto buona per tutte le stagioni, e nel puntiglioso almanaccare del «sì, ma».
Alla fine, si è scoperta l’acqua calda, cioè che il piano RearmUe è un percorso e non un traguardo, e quindi c’è gloria per tutti gli approfondimenti e le correzioni. Schlein si gode un risultato più retorico che politico laddove nella risoluzione si esalta il ruolo di direzione di tutto il meccanismo da parte dell’Europa, un concetto espresso in vario modo anche da Giorgia Meloni, per dire.
Il suo massimalismo, quello che si cala nel sentimento della sua gente invece di correggerlo, è stato smorzato perché nel testo il piano non viene rigettato seppure innaffiato da fiumi di parole. Esempio, la frase chiave del documento del Pd, in cui si chiede al governo di «promuovere una radicale revisione del piano di riarmo proposto dalla presidente von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l’acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un’unione della difesa».
Alla fine, tutti soddisfatti. Schlein: «Le critiche sono puntuali, chiediamo di cambiare le proposte che non vanno nella direzione di creare le basi di una vera difesa comune». Il capo dei riformisti Alessandro Alfieri: «C’è il via libera agli investimenti in difesa e il fatto di negoziare nell’ambito del libro bianco perché gli aumenti di risorse siano condizionati alla costruzione della difesa comune».
Ma la domanda è questa: il percorso delineato dal ReArmEu va nella direzione giusta, come aveva detto Paolo Gentiloni, o è «fuffa» come lo ha bollato Andrea Orlando? Ecco, una risposta secca, nella risoluzione del Pd, non c’è. E questo non è un risultato cattivo per la segretaria sempre più avvolta nella bandiera arcobaleno più che in quella europea. I riformisti, sacrificando la nettezza, respirano, e non era scontato con i nuovi mazzieri del Nazareno. La partita tra schleiniani e riformisti continua. Anche senza congresso.

da - https://www.linkiesta.it/2025/03/draghi-spiega-che-servono-piu-di-800-miliardi-ma-il-pd-fa-finta-di-non-capire/

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 inserito:: Marzo 18, 2025, 06:00:52 pm 
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Gaetano Giovanni Gavioli
(ggiannig e Arlecchino Euristico)
ciaooo
Italia - Rivisto questo testo il 22 marzo 2023.
Italia - 10 giugno 2023

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