LA-U dell'ulivo
Ottobre 23, 2018, 02:42:04 *
Benvenuto, Visitatore. Per favore, effettua il login o registrati.

Login con username, password e lunghezza della sessione
News:
 
   Home   Help Ricerca Calendario Login Registrati  
Pagine: [1] 2 3 ... 10
 1 
 il: Ottobre 22, 2018, 01:49:43  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
Italia a 5 Stelle, Grillo: "Il Capo dello Stato ha troppi poteri". Di Maio. "Resteremo nella Ue". Conte: "Avanti fino al 2023"

Il vicepremier dal salotto di "In mezz'ora" cerca di rassicurare i mercati. E annuncia un manifesto e il lavoro per la creazione di un nuovo gruppo al Parlamento Europe. Ma non risponde alla domanda su a chi appartenga la famosa "manina". Al Circo Massimo l'intervento del premier Conte e di Beppe Grillo: "Cambieremo il mondo"

di CARMINE SAVIANO

21 ottobre 2018


ROMA - Sono tre i messaggi che chiudono la due giorni di Italia a 5 Stelle. Uno rassicurante, affidato a Luigi Di Maio: "Non usciremo mai dall'Europa". Il secondo, baldanzoso, scandito dal premier Giuseppe Conte: "Le opposizioni si mettano l'animo in pace, arriveremo al 2023". Infine il terzo, minaccioso, rivolto al Quirinale e lanciato da Beppe Grillo: "Dobbiamo togliere poteri al Capo dello Stato: serve una riforma". Così il capo politico, il premier e il fondatore del Movimento 5 Stelle chiudono la quinta festa nazionale dei grillini dal Circo Massimo di Roma. E sulle parole di Grillo, l'intervento del segretario del Pd, Maurizio Martina: "Giù le mani da Mattarella".
Italia 5 Stelle, l'attacco di Beppe Grillo: "Il capo dello stato ha troppi poteri"


Di Maio: "Orgoglioso di Conte"
Dal palco agli studi televisivi. Luigi Di Maio lancia messaggi rassicuranti all'Europa e ai mercati: "Vogliamo restare nell'Unione Europea e nell'euro. E io ne sarò sempre il garante". E poi lancia attestati di stima al premier Conte: "Sono orgoglioso di lui: l'esempio di un cittadino che si fa Stato".Poi ripete: "non c'è nessuna intenzione di uscire dall'Europa e non c'è un piano B. C'è solo un piano A. E finchè sarò in questo governo sarà sempre garantito che l'Italia resti in Europa e nell'euro".

Di ANNALISA CUZZOCREA
L'intervento del premier

E dal palco della kermesse grillina al Circo Massimo interviene anche il presidente del Consiglio di Ministri: "Andremo avanti fino al 2023: ci aspetta un cammino ancora lungo, gli oppositori se ne facciano una ragione", dice il premier allontanado così i venti di crisi arrivati sul goveno dopo il caso della "manina" che aveva modificato il testo del decreto fiscale. Il premier cerca di spostare l'attenzione dai problemi con la Lega affermando che: "Stiamo riformando il fisco più iniquo d'Europa". E sul reddito di cittadinanza: "Ci sarà, noi manteniamo le promesse". Poi racconta ai militanti le modalità del suo ingresso nel Movimento: "Conoscevo i 5 Stelle, già 5 anni prima mi era stata chiesta la disponibilità per l'organo di autogoverno della magistratura, e io all'epoca dissi 'non vi conosco', ma mi fu risposto di fare solo il mio dovere e non ho mai ricevuto una sola indicazione in 5 anni".
Italia a 5 Stelle, Di Battista in collegamento: "Giusta la battaglia di Di Maio. Manovra ottima legge"

Verso le europee
E se il premier affronta anche un cavallo di battaglia della retorica grillina - il salvabanche: "Ai truffati dalle banche ho fatto una promessa: non vi lasceremo soli. Queste persone avranno un miliardo e mezzo. Noi le promesse le manteniamo - non mancano elementi di carattere organizzativo. Affidati al capo politico, Luigi Di Maio. Che annuncia per le prossime europee che anche che il Movimento Cinque Stelle "sta lavorando a un gruppo che metta insieme sensibilità che sono state tradite sia a destra sia a sinistra". Dunque, spiega il vice premier, i grillini pensano ad un futuro gruppo parlamentare al Parlamento europeo che "sostituisca Forza Italia e Pd che a livello europeo hanno tradito gli elettori. Non voglio uscire da Ue e Euro ma lavoriamo a un nuovo progetto europeista".

Beppe Grillo: "Togliere i poteri al capo dello Stato"
E la chiusura della kermesse è affidato al padre fondatore del Movimento. Grillo, con tanto di manina al seguito, si affida all'ironia: "Noi abbiamo cambiato il mondo...guardate a Conte cosa è successo in 4 mesi, era un cazzo di professorino, che faceva l'esegesi del diritto e ora è qui: noi cambieremo il mondo". Sul "figlioccio" Luigi Di Maio: "Nessuno lo mette in difficoltà, solo io posso farlo, perché so tutte le cose vere ma non le dirò mai". E poi un messaggio minaccioso al Quirinale: "Dovremmo togliere i poteri al capo dello stato, dovremmo riformarlo. Il vilipendio... Un capo dello stato che presiede il csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare".

Poi una battuta rivolta a Salvini. "Io non lo conoscevo Salvini, l'ho incontrato una volta in aeroporto, e io ero già l'Elevato e Salvini percepiva questa potenza che emanava il mio fisico come razza superiore alla sua. Allora lui si è avvicinato, timido, e mi ha detto: 'signor grillo c'è mia mamma al telefono, la potrebbe salutare?' io a lei ho detto 'signora perchè non ha preso la pillola quel giorno?'".

La manina
Resta ancora uno degli argomenti principali della kermesse: Di Maio glissa sulla domanda relativa alla famosa "manina" che avrebbe inserito nel decreto fiscale la versione del condono che è stata cassata ieri.  "E' stato un errore o c'è stato dolo Questa è la grande domanda", dice il ministro per lo Sviluppo economico e al lavoro, "Io personalmente- aggiunge- non solo ho fiducia nella Lega ma negli esponenti della Lega. "Se c'è stato errore o dolo - conclude - questo poi lo chiariremo".
Le reazioni
Martina, Pd: "Giù le mani dal Capo dello Stato". "Il comico miliardario prenda in giro chi vuole, non c'è alcun problema a farsi due risate al circo di domenica, ma lasci stare la Costituzione e il ruolo di garanzia del Quirinale. Il Capo dello Stato non si tocca caro Grillo". Così il segretario del Partito democratico Maurizio Martina.

Bonelli, Verdi: "Grillo vuole dare i poteri alla Casaleggio?". "Grillo afferma  che bisogna togliere poteri al presidente della Repubblica perché non coincidono con il loro modo di pensare. Grillo immagina e sogna una riforma costituzionale che trasferisca i poteri alla Casaleggio?". Lo dichiara Angelo Bonelli dei Verdi.

De Petris, Leu: "Attacco inquietante". "L'attacco di Grillo alla presidenza della Repubblica è estremamente inquietante e pericoloso. Il fondatore dell'M5S indica chiaramente, rivolto al suo popolo in occasione particolarmente rilevante, l'arrembaggio a uno dei cardini della Costituzione come obiettivo". Così la senatrice di Lee Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto.

© Riproduzione riservata
21 ottobre 2018

Da - https://www.repubblica.it/politica/2018/10/21/news/di_maio_unione_europea_manovra-209565574/?ch_id=sfbk&src_id=8001&g_id=0&atier_id=00&ktgt=sfbk8001000&ref=fbbr

 2 
 il: Ottobre 22, 2018, 01:46:10  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
Governo, Di Maio: chi parla di crisi resterà deluso
22 ottobre 2018, 09:00


Resterà deluso chi in questi giorni parla di crisi del governo M5s-Lega. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a Rtl 102.5. Parlando del rapporto con il premier Giuseppe Conte e l'altro vicepremier Matteo Salvini, Di Maio ha spiegato "Noi ci parliamo, ci capiamo al volo e troviamo una soluzione insieme. C'è sempre stata lealtà tra di noi e andremo avanti 5 anni lavorando al meglio per realizzare il contratto di governo. Non voglio alimentare le speranze di coloro che dicono che questo governo è in crisi: resterebbero delusi...". E sulla manovra ribadisce: "vogliamo sederci a un tavolo con la Ue per spiegarla".

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Da - https://www.agi.it/politica/governo_di_maio-4516613/news/2018-10-22/

 3 
 il: Ottobre 22, 2018, 01:44:45  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
INTERVISTA Armando Siri.

I Cir sono un’occasione per mostrare che l’Italia è solida e può assorbire le necessità di finanziamento con l’emissione di titoli di Stato
«Paese autonomo sul debito grazie al risparmio privato»
«L’obiettivo dei Cir è quello di dimostrare che il nostro Paese ha una solida dotazione di risparmio privato, e se vuole ha la possibilità di puntare ad assorbire in modo autonomo le proprie necessità di finanziamento con l’emissione di titoli di Stato». Armando Siri nel governo Conte è sottosegretario alle Infrastrutture, ma in questi mesi è stato anche in prima fila nella definizione del programma economico della Lega. Con il lavoro di costruzione dei conti individuali di risparmio, che ha portato avanti insieme a fiscalisti di primo piano e con un confronto con alcuni dei principali istituti di credito, unisce i due terreni. Perché i Cir puntano a offrire un nuovo prodotto per i piccoli risparmiatori, ma anche a creare una forma di finanziamento aggiuntiva per i progetti infrastrutturali che saranno collegati a ogni emissione dei Btp potenziali sottostanti dei Cir.
Quando debutteranno i Cir?
A inizio 2019, regolati dalle norme che inseriremo nel decreto fiscale collegato alla manovra.
Le prime bozze di decreto, circolate nel fine settimana, però non ne parlano.
Sono in corso gli ultimi confronti tecnici su alcuni dettagli della disciplina, ma l’indirizzo del governo è chiaro e l’impianto, il senso e gli obiettivi della misura sono integralmente confermati.
Il primo obiettivo è quello di spingere il risparmio delle famiglie su titoli italiani. Ma è una buona idea, proprio mentre la tensione sui nostri bond aumenta sì i rendimenti, ma suona anche un allarme sulla sostenibilità della finanza pubblica?
Ma l’investimento delle famiglie porta proprio nella direzione opposta a questi allarmi, che tra l’altro sono infondati. Riportare nei portafogli italiani i Btp li sottrae alle oscillazioni della speculazione.
Quindi l’idea sarebbe di riportare tutto il debito in mani domestiche?
L’obiettivo iniziale è quello di dare un segnale di fiducia degli italiani sulla solidità del proprio Paese. E in prospettiva puntiamo sicuramente ad assorbire una quota importante dell’ammontare di debito ancora in mano a investitori stranieri.
Ma l’uscita di fondi esteri che si è registrata negli ultimi mesi non denuncia il problema opposto? E non ci pensa da sola a riportare in Italia il debito?
È un meccanismo diverso. L’uscita di investitori stranieri, che pure non ha riguardato grosse somme, è assorbita in genere dagli investitori istituzionali italiani, che sono però sottoposti a forti pressioni regolatorie dagli organismi di vigilanza. Le famiglie ovviamente non hanno questo problema. E rappresentano anche un argine anti-spread.
In che modo?
Lo spread si muove con le vendite, ma i piccoli risparmiatori sono tradizionalmente cassettisti e tengono il titolo fino alla scadenza, condizione peraltro indispensabile per avere deduzione ed esenzioni fiscali. E giustamente si fideranno, come noi, della solidità di uno Stato di cui sono parte integrante, che nella sua storia non è mai venuto meno al pagamento di un debito. Le fregature ai risparmiatori sono arrivate da Lehman e da altri “campioni” del mercato. Non certo dai titoli di Stato, che anzi fino a una ventina di anni fa erano l’investimento tradizionale delle famiglie.
Certo, anche perché c’erano interessi stellari che non hanno fatto bene ai nostri conti, e che non sono paragonabili a quelli di oggi nemmeno dopo gli ultimi mesi complicati.
Ma ovviamente i tempi sono cambiati. Adesso l’investitore preferisce essere allineato a rendimenti ordinari di mercato in cambio della sicurezza che i suoi soldi sono tutelati. E i Cir offriranno questa tutela con in più un trattamento fiscale di favore, e la possibilità di partecipare a una scommessa collettiva su un Paese in cui si lavora insieme per il futuro.
Ma gli sconti sull’acquisto di titoli italiani non vanno contro le regole fiscali Ue?
Prima di tutto l’investitore acquista un conto individuale, di cui il Btp è il sottostante. E poi questi soldi avranno una destinazione specifica, perché saranno dedicati alle opere pubbliche indicate dal governo a ogni emissione. E non è certo possibile finanziare la costruzione di una strada o la ristrutturazione di una scuola in Italia acquistando Bund tedeschi.
Il tetto individuale a 3mila euro all’anno nasce da preoccupazioni degli operatori?
Abbiamo riscontrato grande interesse e collaborazione, e abbiamo accolto i loro suggerimenti per evitare di alterare l’equilibrio con gli altri strumenti di risparmio. Al debutto, i Cir saranno ovviamente una sperimentazione. Ma penso che nel giro di un paio d’anni si possa andare a regime rivedendo questi tetti all’investimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gianni Trovati

Da - http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&edizione=SOLE&issue=20181007&startpage=1&displaypages=2

 4 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:29:53  
Iniziato da Admin - Ultimo post da Arlecchino
Zingaretti, l’ex “sor Tentenna” lancia la corsa per guidare il Pd

Felpatissimo, c’è chi dice anche troppo, molto legato a Roma e all’intreccio particolare tra radici ebraiche, cattoliche, laiche. Non ha mai criticato Renzi, ma non aveva visto arrivare Minniti

Pubblicato il 13/10/2018

FABIO MARTINI

Oramai è diventato l’araba fenice del Pd. Che ci sia, ciascun lo dice, dove sia (e chi esattamente sia), nessun lo sa. In politica da 30 anni, Nicola Zingaretti è sempre rimasto rintanato nella cuccia romana e lontano dai riflettori televisivi, un profilo che da oggi sarà costretto a dismettere. Alla ex Dogana di Roma il Governatore del Lazio lancerà la sua candidatura alla guida del Pd con la Convention di due giorni “Piazza Grande”. A chi, nelle settimane scorse, gli suggeriva di uscire dal Raccordo Anulare, lui ha tagliato corto: «No, la facciamo a Roma». Si sente più sicuro nella sua città, una scelta che i suoi fan escludono sia da attribuire alla proverbiale attitudine del loro Nicola: il deficit di coraggio e di grinta. Una nomea fondata su precedenti che gli hanno guadagnato l’attribuzione di nomignoli spiritosi: “sor Tentenna”. O anche “er saponetta”. Piero Fassino, uno dei pochi padri nobili del Pd, si scioglie in un rassicurante sorriso: «Ho parlato con Nicola, gli ho chiesto se stavolta sia determinato ad andare sino in fondo. L’ho visto molto deciso».

Ci credono - e ci sperano - quasi tutti coloro che hanno già depositato la loro silenziosa fiche sul suo nome, Paolo Gentiloni, Walter Veltroni, Dario Franceschini, Andrea Orlando. Da 48 ore a turbare l’ascesa di Zingaretti, c’è Marco Minniti, candidato alla guida del Pd da 13 sindaci vicino a Matteo Renzi. Una candidatura insidiosissima per il Governatore del Lazio, anche perché le radici politiche sono le stesse. Spiega Peppino Caldarola, già direttore dell’Unità: «Strano destino: dopo prediche rottamatrici, due comunisti doc concorrono per un partito che vorrebbe essere il più lontano possibile dal Pci». 

Zingaretti è un ex giovane felpatissimo. Quando ha annunciato di essere pronto a correre, ha detto: «Io ci sono», «ma sono il primo a dire che il problema fondamentale non è il segretario». L’ imperativo categorico? Sostituire la «rabbia con la passione». Cinquantatré anni, romano, fratello di Luca - il celebre commissario Montalbano - Nicola Zingaretti dietro alle spalle ha una di quelle famiglie romane, «fecondo intreccio di radici ebraiche, cattoliche e di cultura laica» e che lui racconta con garbo: «Siamo tre fratelli uniti, grazie anche ai nostri genitori che ci hanno sempre ricordato che siamo qui per caso: il 16 ottobre 1943, quando ci furono le deportazioni degli ebrei a Roma, i nazisti entrarono in casa di mio nonno, ebreo, da qualche giorno nascosto in un convento. Trovarono mia madre, attaccata alla gonna di nostra nonna, che disse il suo nome da ragazza. Si salvarono».

Da quando era segretario dei “pulcini” comunisti, Zingaretti ha sempre mantenuto i tratti del dirigente medio del Pci: buon senso, mai un gesto anticipatore, lessico impersonale. Una volta Antonio Bassolino chiese ad un compagno napoletano ben introdotto a Roma: «Ma come è questo Zingaretti? In direzione sorride sempre…». Nel 2012 pubblicamente annuncia la sua candidatura a sindaco di Roma, un’impresa che si presenta accidentata e così quando un compagno gli annuncia per telefono, «sarai candidato alla Regione», la leggenda vuole che il buon Nicola esulti per lo scampato “pericolo”. Ma Zingaretti – anche grazie a Goffredo Bettini e al suo staff – elettoralmente si rivela un fuoriclasse: è eletto presidente della provincia di Roma, e per due volte Governatore del Lazio. 

Quando Renzi era il “capo”, Zingaretti non lo ha mai criticato: «Con lui ho sempre avuto un rapporto sereno, perché franco». Ma ora Zingaretti è chiamato a cambiare marcia. I due giorni di “Piazza Grande” sembrano una fotocopia della Leopolda renziana: dieci gruppi tematici di lavoro, dal palco amministratori locali, video emozionanti (ricordo di Martin Luther King, alla presenza della figlia Bernice), lezioni (Nando Dalla Chiesa), un solo big (Paolo Gentiloni) accanto al padrone di casa. 

 Licenza Creative Commons

Da - http://www.lastampa.it/2018/10/13/italia/zingaretti-lex-sor-tentenna-lancia-la-corsa-per-guidare-il-pd-G5Sep4lmlSx39M3JBwybdI/pagina.html

 5 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:25:55  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
La sinistra che ignora i deboli

Il Pd deve capire, smettendo ogni sciovinismo e liberandosi da qualsiasi ipoteca, che oggi è parte del problema italiano, e non della soluzione.

È una questione di idee: ne devono venire di nuove, e di migliori

Di Antonio Polito

C’è forse un nesso tra il crack della Lehman Brothers, la banca d’affari che diede il via alla grande recessione, e il fallimento elettorale del Pd. Nel 2008, quattro mesi prima che a New York iniziasse la fine del turbo capitalismo finanziario, il Partito democratico di Veltroni otteneva in Italia alle elezioni politiche dodici milioni e passa di voti; cinque anni dopo con Bersani, nel pieno della crisi del debito in Europa, otto milioni e mezzo; altri cinque anni e, nel 2018, a recessione finita, i voti di Renzi sono scesi a sei milioni e rotti. Un elettorato dimezzato in una decade. E secondo i sondaggi in continuo restringimento.

Forse il destino del Pd era già scritto in quella data di nascita. La sinistra italiana, di origine marxista, approdò con troppo ritardo al tentativo di trasformarsi in una sinistra liberale, più protesa alla creazione di ricchezza che alla sua distribuzione, sulla scia del successo di Clinton negli Usa e di Blair in Europa. Costruì così un telaio, il Pd, che era fatto per la Formula Uno, per far correre l’economia il più velocemente possibile senza fermarsi ad aspettare i perdenti, nella convinzione che sarebbero stati prima o poi recuperati da una crescita ormai senza più cicli e limiti. Il programma del Lingotto ne fu la summa: anche simbolicamente, in casa Fiat. Poi la storia è andata diversamente. L’economia italiana ha dovuto arrancare su un terreno sconnesso e minato, e di caduti lungo la strada ce sono stati tanti.

Ma il Pd non era più attrezzato per ascoltare i deboli. La retorica delle opportunità in cambio di sacrifici è così proseguita anche oltre il ragionevole, tentando di mettere insieme la Coop con Amazon, come dice Aldo Bonomi, il sindacato con Marchionne, i risparmiatori coi banchieri, l’artigiano con la Fornero. E dura ancora: il segretario Martina propone per il 30 settembre una manifestazione dell’«Italia che non ha paura», mentre è così evidente che il suo problema sta proprio nell’Italia che ha paura, perché non vive nella Ztl delle grandi città e non può mandare il figlio a Londra per un master. Cosi l’intera scommessa su cui si basava il nuovo partito è naufragata, prima nella lunga recessione italiana e poi, ancor di più, nella troppo debole ripresa.

Una tale catastrofe politica può indurre sentimenti di sconforto, o accendere desideri di vendetta. L’uno e l’altro stato d’animo sono abbondantemente presenti nel dibattito interno a quel partito; specialmente in chi, non essendo riuscito a guidarlo, ora vorrebbe scioglierlo, naturalmente restandone al comando; oppure propone di rifondarlo in una cena privata o sul lettino di uno psichiatra. Tutto ciò è offensivo per migliaia di militanti e milioni di elettori. Il Pd non va buttato. È ancora uno dei più grandi partiti della sinistra europea, e ha reso più di un servizio alla Repubblica negli anni peggiori di questa decade. Chi ha a cuore la democrazia e il pluralismo politico non può davvero augurarsi la scomparsa di un partito di massa, per quanto acciaccato e pesto sia.

Ma per essere salvato da un gruppo di dirigenti che sembra aver perso la testa, il Pd deve fare una scelta. Una possibilità è auto-annettersi al populismo, come ha fatto Corbyn in Gran Bretagna, nazione in cui però non ci sono già, come da noi, due grandi partiti che occupano quell’area. Ma attenzione: anche solo scimmiottarne lo stile, come è accaduto quando il Pd ha addirittura occupato l’aula di Montecitorio per impedire un voto di fiducia su un decreto qualsiasi, può portare acqua al mulino del populismo: non si può ricostruire la credibilità di un’opposizione sul sabotaggio e sulla ripicca. Sopratutto quando, al governo, il voto di fiducia lo si è messo perfino sulla legge elettorale.

Oppure il Pd può decidere che non vale la pena di buttare questi dieci anni e che intende restare nella sinistra liberale. Ma allora deve fare i conti con la sconfitta che questo pensiero politico ha conosciuto in tutto l’Occidente. E non deve aver paura di trarne conseguenze radicali.

È ciò che invita a fare il manifesto dell’Economist per «un nuovo liberalismo», che non può più apparire, come è stato in questi anni, dalla parte della rendita, dei magnati, dei monopolisti privati che si sostituiscono a quelli pubblici, e dei furbi. Il settimanale inglese ricorda di essere nato, 175 anni fa, per battersi contro le Corn Laws, in difesa cioè dei poveri che dovevamo comprarsi il pane e contro i grandi proprietari terrieri che avrebbero guadagnato dal protezionismo sul grano.

Questa carica delle origini si è persa. Un po’ ovunque, da Hillary Clinton a Matteo Renzi, i leader della sinistra liberale sono invece diventati agli occhi della gente una élite compiaciuta di se stessa e compiacente con i più forti. E non per carattere o per antipatia, come si dice oggi; ma proprio perché, convinti che la modernità fosse un pranzo di gala, non hanno avuto il coraggio del radicalismo politico cui la chiama il manifesto dell’Economist.

Perciò oggi non hanno le carte in regola per proporre un futuro migliore a opinioni pubbliche che sembrano invece sprofondare nella nostalgia del passato, pericolosa quando si rivolta anche contro la democrazia e la tolleranza. Errori ne abbiamo commessi anche noi, osservatori, commentatori, intellettuali schierati dalla parte delle libertà economiche e politiche, incapaci di lanciare per tempo o con la necessaria forza l’allarme per la deriva lungo la quale le nostre società stavano scivolando. L’Italia, come tutto il mondo, ha tratto progresso e prosperità dalla libertà, e non deve invertire la rotta.

Ma se il Pd vuol fare parte di questa battaglia deve rapidamente rimettersi in piedi. Deve capire, smettendo ogni sciovinismo e liberandosi da qualsiasi ipoteca, che oggi è parte del problema italiano, e non della soluzione. È una questione di idee: ne devono venire di nuove, e di migliori. Ed è una questione di leader, che tanto più credibili saranno quanto meno hanno condiviso gli errori di questi anni.

Soprattutto, è una scelta che spetta alla gente del Pd, a chi ancora ci crede e che ancora lo vota. Solo loro sono i proprietari del marchio, e devono riprendersi il destino nelle proprie mani.

18 settembre 2018 (modifica il 18 settembre 2018 | 20:36)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
19 ottobre 2018
Dal Corriere della Sera

 6 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:22:49  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
"L’accusa che mi fa più male è quella di crudeltà, mi dispiace per gli errori"

Fabio Presicci, vice di Pierpaolo Brega Massone nell’équipe di chirurgia toracica della Santa Rita, per i media la ‘clinica degli orrori', ha visto cadere l’accusa più grave nei suoi confronti, quella di omicidio volontario ai danni di due pazienti in relazione a operazioni inutili eseguite per ottenere rimborsi indebiti dalla Regione Lombardia.
All'Agi racconta la sua storia recente, dentro e fuori il carcere

Di MANUELA D'ALESSANDRO
20 ottobre 2018, 12:00

“Mi dispiace avere fatto soffrire involontariamente delle persone commettendo errori. Non ho mai detto di avere sempre fatto tutto bene, ma non ho mai voluto fare del male ai miei pazienti per carpire la loro fiducia e fargli spendere soldi”. Fabio Presicci, vice di Pierpaolo Brega Massone nell’équipe di chirurgia toracica della Santa Rita, per i media la ‘clinica degli orrori', ha visto cadere l’accusa più grave nei suoi confronti, quella di omicidio volontario ai danni di due pazienti in relazione a operazioni inutili eseguite per ottenere rimborsi indebiti dalla Regione Lombardia.

I giudici hanno ridotto la pena da 24 anni e 4 mesi a 7 anni e 8 mesi riqualificando l'accusa in omicidio preterintenzionale, escludendo l'aggravante in base alla quale avrebbe operato per arricchirsi attraverso i rimborsi previsti dal sistema sanitario lombardo e riconoscendogli le attenuanti generiche per il percorso virtuoso compiuto in carcere, di cui aveva preso atto anche l'accusa. Restano però dietro di lui delle montagne: la sentenza definitiva a 8 anni e sei mesi di carcere per un’ottantina di lesioni dolose che ha finito di scontare a settembre e la condanna e un lungo percorso di detenzione.

In carcere ha scritto un romanzo intitolato ‘Passi indietro’, autobiografico fino al giorno dell’arresto, il 9 giugno del 2008, poi la trama prende una piega fantasiosa. A dieci anni di distanza dal punto di svolta della sua vita, racconta all’Agi il pezzo di biografia ‘tagliato’ dalle pagine del libro. “Quando le forze dell’ordine mi hanno comunicato le accuse di lesioni, truffa e omicidio ero nella più totale incredulità, pensavo che da un momento all’altro spuntasse qualcuno per dirmi che era uno scherzo ma in quel momento ho cominciato a sentire qualcuno che mi spingeva nel vuoto e l’impatto con la terra non arrivava mai. Le operazioni che mi contestavano nel capo d’imputazione le ricordavo bene, io e Paolo (Brega Massone, ndr) eravamo talmente pedissequi da seguire i nostri pazienti che trascorrevamo insieme intere giornate. Non mi vergogno a dire che tante volte ho pianto assieme ai parenti di fronte ai loro congiunti morti, moti li ho ancora bene impressi. Mi fidavo così tanto di Paolo da fargli operare di tumore parenti e amici che, a distanza di oltre dieci anni, stanno bene. Dopo l’arresto non ho più avuto contatti con lui. So che da quando è in carcere è uscito una sola volta per due ore per i funerali della madre”.

La prima parte della custodia cautelare la sconta a San Vittore: “Per dieci mesi sono stato con altre 8 persone in una cella di 32 metri quadri, in seguito mi è stata scontata parte della pena perché ho vinto un ricorso in base alla sentenza Torreggiani sul sovraffollamento nelle carceri. Mentalmente ho deposto subito il camice appena entrato in prigione. L’umanità degli altri detenuti mi sorprese. Uno di loro mi disse subito: ‘Quando parleranno di te in televisione, cambieremo canale’. E così si fece. Gli agenti penitenziari mi chiedevano consulenze sulle cartelle cliniche dei familiari, mi chiamavano 'dottore' ma io insistevo per essere chiamato Fabio. A salvarmi, in quel periodo, è stata la mia passione per la cucina, ero il cuoco della cella”.

Al suicidio garantisce di non avere mai pensato “perché sono innocente e avevo dei figli dei genitori, una ex moglie, una famiglia, a cui dimostrarlo”. Anche se, ricorda, il 13 maggio del 2009 “quando mi arrivò in carcere una seconda ordinanza di custodia cautelare venni messo in isolamento con sorveglianza a vista nonostante la psicologa assicurò che potevo stare con gli altri detenuti. La cella era inagibile, c’erano tracce di vomito ed escrementi che aveva lasciato il precedente ospite. L’ispettore mi promise che avrebbe mandato qualcuno a pulirla ma lo sollecitai a portarmi dei guanti che ci avrei pensato io perché quella doveva diventare la mia casa”.

La verità giudiziaria accertata dalla sentenza definitiva, promossa dalle indagini degli allora pm milanesi Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, è che Brega e Presicci hanno inciso decine di volte il bisturi quando non ce n’era bisogno, asportando inutilmente noduli o addirittura seni e polmoni. Spesso hanno operato senza indicazione terapeutica, a volte pazienti molto anziani o incurabili. Tutto per incrementare i rimborsi, fare carriera e quindi arricchirsi, finché un esposto anonimo fece scattare le indagini della Guardia di Finanza.   

Sul merito delle accuse, la difesa di Presicci verte soprattutto sul fatto che “non è mai stata fatta una perizia super partes che avrebbe dovuto rispondere ai quesiti posti dal giudice tenendo presente del materiale della Procura e soprattutto del materiale bibliografico. I giudici hanno sempre detto che bastavano le consulenze della Procura e quelle delle difese. Ho sempre contestato la mancanza di un reale dibattimento scientifico, non ho mai detto che quegli interventi fossero certamente giusti ma non erano nemmeno certamente sbagliati. L’accusa che mi fa più male è quella di avere agito con crudeltà. Non sono pentito di nulla, se non di avere fatto del male alla mia ex moglie e ai miei due figli che hanno visto crescere il padre in prigione”.

Le operazioni agli anziani? “Anche allo Ieo si facevano, mi ricordo di avere operato un 90enne che aveva un tumore maligno. Non sono diventato ricco - si difende - il professor Lorenzo Spaggiari, direttore dell’èquipe toracica allo Ieo, venuto in aula come testimone a demolirmi dal punto di vista professionale ma disse di non credere che avevo lavorato per soldi perché anche allo Ieo io mi opponevo alla politica di far aspettare i pazienti col servizio sanitario nazionale e spalancare autostrade a quelli privati”.

E la sentenza di oggi, differentemente da quella passata in giudicato, sembra dargli ragione su questo punto. Presicci è stato radiato dall’Ordine dei Medici dopo la condanna che ha scontato, l’ultima parte in affidamento in prova alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone (“Ci vado ancora come volontario, ne traggo un guadagno morale indecifrabile”).

Non potrà operare mai più: “Anche se volessi farlo all’estero non potrei perché devi avere un casellario pulito. Capita che i miei amici mi chiedano dei pareri sui loro problemi di salute, non so se mi fa più bene o male rendermi conto che la medicina ancora mi appartiene”.

L’ultima parte della detenzione è stata ad Opera. “Grazie a Silvana Ceruti (Ambrogino d’oro per avere introdotto la poesia nel carcere) e al suo laboratorio di scrittura creativa ho scoperto di avere una vena poetica. Grazie alla poesia, sono riuscito ad avere i primi permessi, con la scorta, il primo in assoluto per leggere le nostre opere, assieme ad altri detenuti, in una vecchia chiesa. La poesia, la scrittura e la cucina mi hanno tenuto lontano dagli spettri della notte. Ho potuto confrontarmi con me stesso quando ero solo in carcere con un tavolo e uno sgabello. Quando sono andato via da Opera e da San Vittore, ho pianto perché lasciavo degli amici”. Dopo avere riottenuto la libertà completa, Presicci, 53 anni, ha cominciato a lavorare a pochi passi dal Tribunale, come segretario in uno studio che offre consulenze legali. “Il mio datore di lavoro è il medico legale che mi ha seguito nel processo e difeso dalle accuse di omicidio. Mi vogliono tutti bene, sono apprezzato e benvoluto”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it
Da - https://www.agi.it/cronaca/santa_rita_brega_massone_presicci_intervista-4509854/news/2018-10-20/

 7 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:20:15  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
Fine ottobre, tempo di vino novello. E' l'occasione giusta per andare alla scoperta, tra l'altro, delle origini della civiltà del vino. L'opportunità ce la offre la prima traduzione italiana del “Laus vini”, del bizantino Michele Psello, storico, politico, letterato, esperto di diritto e astronomia, persino alchimista.

Psello esalta la bevanda di origini divine e afferma: il dio inventore non fu Bacco.

Ad accompagnarci nel viaggio alle sorgenti della civiltà del vino, sulla “Domenica” del Sole 24 Ore, è il filosofo e storico della filosofia Tullio Gregory: “La seconda età del mondo, nella tradizione esegetica medioevale, - spiega Gregory - inizia con la fine del diluvio, quando Noè, uscito dall'arca, pianta la vite, produce il vino e si inebria. Non dunque, come volevano i pagani, Bacco è l'auctor vini, ma Noè, l'uomo giusto che ha salvato con l'arca – costruita secondo le prescrizioni di Javhé – tutte le specie viventi e, con la sua famiglia, l'umanità”.

Il mito della piantagione della vigna, della produzione del vino e della ebbrezza di Noè agli inizi della storia dell'umanità dopo il diluvio, assicura al vino una posizione centrale in tutta la storia della civiltà cristiana. Non a caso proprio dal diluvio muove l'Encomio del vino del dotto bizantino Michele Psello, scritto attorno al 1042: l'età nuova, la nuova creazione inizia con la coltivazione della vite e la produzione del vino perché si tratta di un “bene eccellente”, di un dono del quale erano privi gli uomini della precedente generazione in quanto malvagi e destinati a essere distrutti dal diluvio.

Per questo, sostiene Psello, Noè è come Adamo, con il quale entra in competizione per conquistare il primato del bene fatto all'umanità: Noè, scrive, “si disputa il primato con il progenitore Adamo o piuttosto si potrebbe affermare che non gli cede il posto; entrambi infatti trovarono una pianta, nel primo caso era rovinosa e mortifera, nel secondo utile e generatrice di vita».

Nel menu della Domenica, tanti altri argomenti.

 Ecco una scelta per i lettori del Sole 24 Ore

 8 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:15:26  
Iniziato da Admin - Ultimo post da Arlecchino
Renzi chiude la Leopolda: “Campagna d’odio contro di noi. Il governo finirà sul patibolo”

L’appello dell’ex segretario del Pd a Salvini e Di Maio: «Sulla manovra siete ancora in tempo, fermatevi»

Pubblicato il 21/10/2018 - Ultima modifica il 21/10/2018 alle ore 17:03

«Alla Leopolda siamo il doppio dell’anno scorso, quando eravamo al governo. L’opposizione fa bene alla Leopolda, ma male al Paese purtroppo», ha detto Matteo Renzi nel suo intervento di chiusura a Firenze. «La campagna di odio ricevuta in questi mesi è senza precedenti, sempre di più, pensavo si fermassero dopo le elezioni - ha aggiunto -. L’odio fa male, quintali di fango non ci hanno sporcato l’anima, ma non si risponde con l’odio, che si ritorcerà su di loro: i giacobini finiranno sul patibolo come sempre. Alla mistificazione costante contro di noi rispondiamo con i numeri, con la realtà».

“Falso che sento Salvini, lui e Di Maio si fermino” 
«Dicono che sentirei Salvini tutti i giorni, è una falsità. Sono mesi che non lo vedo in Senato. Ascolta i miei consigli? Non mi pare, dalla direzione che prende... Se Salvini mi ascoltasse, a Di Maio se mi capisse, darei un consiglio: caro Matteo, caro Luigi, fermatevi finché siete in tempo, ritirate la manovra, state sfasciando i conti e non mantenendo le promesse elettorali, seguite i consigli della contromanovra che abbiamo fatto con Padoan» dice.

“No al governo con i Cinque Stelle perché la politica non sono le poltrone” 
«Noi abbiamo detto di no» al governo Pd-M5s «non per i popcorn, ma perché pensiamo che la politica sia passione, idealità, valori, non poltrone» ha proseguito. 

«C’era un disegno - ha spiegato - sostenuto da personaggi di grande rilevanza, trasformarci in una sorta di piccoli alleati saggi del M5s e pensare che l’ala più razionale della destra dovesse fare altrettanto con Salvini, per arrivare a un bipolarismo populista».

“Contro di noi pezzi di establishment” 
«I barbari li avevano già romanizzati, pezzi importanti dell’establishment avevano già detto no al referendum, come pezzi del sistema economico e finanziario e l’Economist» ha aggiunto «Il guru di Di Maio si chiama Enzo Scotti, un ex ministro democristiano, lo chiamavano Tarzan per la facilità con cui passava da una corrente all’altra - ha aggiunto -, ha fondato la Link University, è il punto di riferimento di un pezzo della classe dirigente». 

 “Il mio carattere? Finché erano ministri nulla da dire” 
«Ci sono compagni di strada che non hanno avuto niente da dire sul mio carattere fintanto che grazie a quel carattere stavano a fare i ministri: quando è finito tutto, si sono accorti del problema del mio carattere» ha concluso Renzi. «L’ondata populista - ha aggiunto - non nasce dal carattere di uno di Rignano, ma da un fenomeno culturale che va affrontato, o non vinceremo mai più».

  Licenza Creative Commons

Da - http://www.lastampa.it/2018/10/21/italia/renzi-leopolda-odio-governo-qkmrcKK3RakklnoUL9wayM/pagina.html

 9 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:12:42  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia

"Nel decreto Genova non c'è alcun condono per Ischia perché a Ischia si applicavano in passato condoni fatti dai precedenti governi", ha spiegato il vicepremier

21 ottobre 2018, 16:07

"Il condono è dire che non c'è legalità, c'è il condono fiscale. Ma cosa ha Di Maio ad Ischia per dire tutte le volte che serve il condono tombale. Come mai nessun giornalista si chiede il perché di questa insistenza di Di Maio su Ischia?". la domanda l'ha posta in mattinata Renzi nell'intervento conclusivo della nona edizione della Leopolda. A stretto giro la replica del vicepremier: "Nel decreto Genova non c'è alcun condono per Ischia. Non c'è nessun condono - ha spiegato intervenendo su Raitre alla trasmissione di Lucia Annunziata - perché a Ischia si applicavano in passato condoni fatti dai precedenti governi. C'è stato un terremoto un anno e mezzo e in un anno e mezzo non si è fatto nulla. Noi abbiamo nominato il commissario alla ricostruzione e abbiamo deciso di velocizzare le pratiche della sanatoria per le case crollate. Perché se non velocizziamo le pratiche non possiamo ricostruire le case, abbiamo 600 famiglie sfollate".

"Non si applica - ha insistito Di Maio - a tutta Ischia o a tutti i comuni terremotati ma solo alle case crollate. Le case illegali restano illegali perché non sono sanabili. A quelle case si applicavano dei condoni esistenti, del passato".

Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia
"Per quanto riguarda il decreto Ischia non c'è nessun condono, noi vogliamo soltanto aiutare la ricostruzione delle case crollate dal terremoto. Tra l'altro, lo vogliamo fare accelerando le pratiche già esistenti di un condono del 2003 che hanno votato loro, perché c'erano loro al governo insieme a Forza Italia a suo tempo". Già ieri, Luigi Di Maio, parlando con i cronisti delle questioni aperte con la Lega, aveva spiegato il suo pensiero. E stamattina, in una intervista al Mattino, il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi ha escluso qualsiasi condono edilizio ad hoc per Ischia, spiegando che un simile provvedimento, più leggero, andrebbe esteso alle regioni del Centro Italia colpite dal sisma.

"Noi siamo contrari a un condono generalizzato - ha spiegato Rixi - nel decreto Emergenze c’è sia la questione di chi ha presentato le pratiche per la sanatoria del 2003, che non sono state evase, sia un tema d'impatto ambientale sul quale non si può derogare. Ma la questione è un'altra: nelle zone terremotate del Centro Italia ci sono ben altre regole. Perché devono valere lì e non nell'isola di Ischia?".

"Una sanatoria non è prevista in nessun accordo di governo - ha sottolineato Rixi - detto questo, si può discutere su qualcosa di buon senso. Innanzitutto concentrarlo nelle aree davvero colpite dal terremoto. Poi si può venire incontro a chi ha presentato la pratica di condono in tempo e non se l'è mai vista esaminare. In questi casi si mandano i tecnici a fare i controlli per valutare l'abuso e, se parliamo di cose minime come aver aperto una finestra, è un conto, un altro se sono gli scempi paesaggistici".

"Togliere il ruolo ai presidenti di Regione, con un emendamento della maggioranza, è un colpo di mano", aveva detto due giorni fa il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, dopo che la conversione del decreto relativo alla ricostruzione ha tolto ai presidenti delle Regioni Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, subcommissari al terremoto del 2016, il potere di condivisione delle ordinanze commissariali. "Una manona - l'ha definita il governatore a Rainews 24 - condivisa con il governo per dare un segnale di neocentralismo: ci aspettavamo un ruolo crescente dei territori, si è verificato l'opposto". Ceriscioli ha spiegato che "anche i sindaci vengono di fatto messi fuori, non ha più senso neanche partecipare alla commissione paritetica". Per il presidente della Regione Marche, l'emendamento "è qualcosa che va contro le aspettative di tutti e che renderà più difficile il percorso di qualunque scelta, un'azione contraria ai principi costituzionali, con il rischio di invalidare l'importante strumento dell'emergenza proprio per una mancata intesa con le Regioni".

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

 10 
 il: Ottobre 21, 2018, 11:11:20  
Iniziato da Arlecchino - Ultimo post da Arlecchino
Italia a 5 Stelle, oggi la chiusura. Grillo: "Il Capo dello Stato ha troppi poteri".
Di Maio. "Resteremo nella Ue". Conte: "Avanti fino al 2023"

Il vicepremier dal salotto di "In mezz'ora" cerca di rassicurare i mercati. E annuncia un manifesto e il lavoro per la creazione di un nuovo gruppo al Parlamento Europe.
Ma non risponde alla domanda su a chi appartenga la famosa "manina".

Al Circo Massimo l'intervento del premier Conte e di Beppe Grillo: "Cambieremo il mondo"

Di CARMINE SAVIANO
21 ottobre 2018

Italia a 5 Stelle, la seconda giornata al Circo Massimo
 
Italia a 5 Stelle, oggi la chiusura. Grillo: "Il Capo dello Stato ha troppi poteri".
Di Maio. "Resteremo nella Ue".
Conte: "Avanti fino al 2023"
ROMA - Sono tre i messaggi che chiudono la due giorni di Italia a 5 Stelle. Uno rassicurante, affidato a Luigi Di Maio: "Non usciremo mai dall'Europa". Il secondo, baldanzoso, scandito dal premier Giuseppe Conte: "Le opposizioni si mettano l'animo in pace, arriveremo al 2023". Infine il terzo, rivolto al Quirinale e lanciato da Beppe Grillo: "Dobbiamo togliere poteri al Capo dello Stato: serve una riforma". Così il capo politico, il premier e il fondatore del Movimento 5 Stelle chiudono la quinta festa nazionale dei grillini dal Circo Massimo di Roma.

Di Maio: "Orgoglioso di Conte". Dal palco agli studi televisivi. Luigi Di Maio lancia messaggi rassicuranti all'Europa e ai mercati: "Vogliamo restare nell'Unione Europea e nell'euro. E io ne sarò sempre il garante". E poi lancia attestati di stima al premier Conte: "Sono orgoglioso di lui: l'esempio di un cittadino che si fa Stato”. Poi ripete: "non c'è nessuna intenzione di uscire dall'Europa e non c'è un piano B. C'è solo un piano A. E finché sarò in questo governo sarà sempre garantito che l'Italia resti in Europa e nell'euro".

APPROFONDIMENTO
Fico e Di Maio: le due voci del M5S al Circo Massimo che aspetta Grillo

Di ANNALISA CUZZOCREA
L'intervento del premier. E dal palco della kermesse grillina al Circo Massimo interviene anche il presidente del Consiglio di Ministri: "Andremo avanti fino al 2023: ci aspetta un cammino ancora lungo, gli oppositori se ne facciano una ragione", dice il premier allontanando così i venti di crisi arrivati sul governo dopo il caso della "manina" che aveva modificato il testo del decreto fiscale. Il premier cerca di spostare l'attenzione dai problemi con la Lega affermando che: "Stiamo riformando il fisco più iniquo d'Europa". E sul reddito di cittadinanza: "Ci sarà, noi manteniamo le promesse". Poi racconta ai militanti le modalità del suo ingresso nel Movimento: "Conoscevo i 5 Stelle, già 5 anni prima mi era stata chiesta la disponibilità per l'organo di autogoverno della magistratura, e io all'epoca dissi 'non vi conosco', ma mi fu risposto di fare solo il mio dovere e non ho mai ricevuto una sola indicazione in 5 anni".

Italia a 5 Stelle, Di Battista in collegamento: "Giusta la battaglia di Di Maio. Manovra ottima legge"

Verso le europee. E se il premier affronta anche un cavallo di battaglia della retorica grillina - il salvabanche: "Ai truffati dalle banche ho fatto una promessa: non vi lasceremo soli. Queste persone avranno un miliardo e mezzo. Noi le promesse le manteniamo - non mancano elementi di carattere organizzativo. Affidati al capo politico, Luigi Di Maio. Che annuncia per le prossime europee che anche che il Movimento Cinque Stelle "sta lavorando a un gruppo che metta insieme sensibilità che sono state tradite sia a destra sia a sinistra". Dunque, spiega il vice premier, i grillini pensano ad un futuro gruppo parlamentare al Parlamento europeo che "sostituisca Forza Italia e Pd che a livello europeo hanno tradito gli elettori. Non voglio uscire da Ue e Euro ma lavoriamo a un nuovo progetto europeista".

Beppe Grillo: "Togliere i poteri al capo dello Stato". E la chiusura della kermesse è affidato al padre fondatore del Movimento. Grillo si affida all’ironia: "Noi abbiamo cambiato il mondo...guardate a Conte cosa è successo in 4 mesi, era un cazzo di professorino, che faceva l'esegesi del diritto e ora è qui, cazzo ... noi cambieremo il mondo". Lo afferma Beppe Grillo dal palco di Italia 5 Stelle soffermandosi poi sul leader del Movimento Luigi Di Maio. "Nessuno mette in difficoltà Di Maio, solo io posso farlo, perché so tutte le cose vere ma non le dirò mai". E poi un messaggio al Quirinale: "Dovremmo togliere i poteri al capo dello stato, dovremmo riformarlo. Il vilipendio... Un capo dello stato che presiede il csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare".

La manina. Di Maio glissa poi sulla domanda relativa alla famosa "manina" che avrebbe inserito nel decreto fiscale la versione del condono che è stata cassata ieri.  "E' stato un errore o c'è stato dolo Questa è la grande domanda", dice il ministro per lo Sviluppo economico e al lavoro, "Io personalmente- aggiunge- non solo ho fiducia nella Lega ma negli esponenti della Lega. "Se c'è stato errore o dolo - conclude - questo poi lo chiariremo".
Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non viviamo di stipendi pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:. Se vi interessa continuare ad ascoltare un'altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

MARIO CALABRESI

Da - https://www.repubblica.it/politica/2018/10/21/news/di_maio_unione_europea_manovra-209565574/?ch_id=sfbk&src_id=8001&g_id=0&atier_id=00&ktgt=sfbk8001000&ref=fbbr

Pagine: [1] 2 3 ... 10
Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.19 | SMF © 2006-2007, Simple Machines
Traduzione Italiana a cura di SMItalia
XHTML 1.0 Valido! CSS Valido!


Google visited last this page Ottobre 22, 2018, 05:22:37