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 inserito:: Gennaio 21, 2020, 11:56:10 am 
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 inserito:: Gennaio 19, 2020, 09:46:28 pm 
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Iraq, l'ayatollah Khamenei alla folla in preghiera: "Proteste manipolate dai nemici".

Sono 11 i soldati Usa feriti nel raid

Davanti a migliaia di persone che hanno cominciato a radunarsi dalle prime ore del mattino la Guida Suprema officia la grande preghiera musulmana: in passato lo aveva fatto solo in periodi di crisi, non accadeva dal 2012. Il presidente Trump smentito dal comando Usa a Bagdad: soldati feriti curati per trauma cranico

Dal nostro inviato PIETRO DEL RE
17 gennaio 2020

BAGDAD - Per via delle gravi tensioni nazionali e internazionali che funestano l'Iran, oggi è la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, a presiedere a Teheran la grande preghiera del venerdì, davanti a una folla immensa che ha cominciato a radunarsi dalle prime ore del mattino.
"Quei pagliacci che sostengono di essere dietro il popolo sono bugiardi. Sono manipolati dai nemici e non hanno dedicato le proprie vite alla sicurezza dell'Iran, diversamente da gente come Soleimani", ha detto la Guida suprema, accusando i manifestanti che nelle proteste dei giorni scorsi hanno strappato i poster appesi per commemorare il generale Qassem Soleimani.
"Nelle ultime due settimane ci sono state giornate amare e dolci, un punto di svolta nella storia. I due grandi avvenimenti dei funerali del generale Qassem Soleimani e del giorno in cui l'Iran ha attaccato le basi Usa sono stati 'Giorni di Allah'. I due episodi, miracoli delle mani di Allah, hanno mostrato il potere di una nazione che ha dato uno schiaffo in faccia agli Usa e che la volontà di Allah è continuare il cammino e conquistare la vittoria", ha aggiunto Khamenei
Che poi è tronato a parlare della'assassinio del generale Soleimani, "era un comandante anti-terrorista nella regione, è stato uno scandalo che ha portato infamia sugli Usa, perché lo hanno ucciso vigliaccamente e non sono stati capaci di farlo sul campo di battaglia, usando lo stesso metodo del regime sionista". La "tragedia amara" dall'abbattimento dell'aereo ucraino a Teheran "non deve oscurare il sacrificio di Soleimani".
Per quanto riguarda il nuclerare: "Ho detto sin dall'inizio che non ho alcuna fiducia nel dialogo con l'Occidente sulle nostre attività nucleari e nei gentiluomini che siedono ai tavoli negoziali e vestono guanti di seta sulle loro mani di ferro. Sono al servizio degli Usa. Il dialogo con loro è un inganno".
In passato, Khamenei ha officiato la grande preghiera musulmana solo in periodi di crisi: lo fece nel 2009, in concomitanza con le proteste contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida del Paese; e poi nel 2011 per la "primavera araba". L'ultima volta che Khamenei tenne il sermone durante le preghiere del venerdì fu nel febbraio del 2012, sempre in occasione di proteste, all'epoca diffuse in tutto il Medio Oriente.

ESTERI

Iran, scontri con i manifestanti: la polizia spara. Trump: "Non uccidete il vostro grande popolo"
Dopo le manifestazioni antigovernative dei giorni scorsi seguiti all'abbattimento dell'aereo iraniano, Khameini vuole dimostrare di avere ancora il pieno sostegno del popolo, soprattutto in un momento delicato come questo, con il presidente iraniano Hassan Rouhani che ieri ha nuovamente difeso la sua politica di apertura internazionale, "difficile, ma possibile", e con la Guida Suprema che ripete da anni che non ci si deve fidare degli occidentali proibendo qualsiasi negoziato con l'amministrazione Trump. Per questo, l'appello di Khamenei all'unità nazionale, in un momento di crisi interna e grande tensione con gli Usa.

ESTERI
Iran ammette: aereo abbattuto per "errore umano". Rouhani: "Imperdonabile". Studenti in piazza contro il regime

DI ALBERTO CUSTODERO

11 militari feriti nel raid di Teheran
 Sempre oggi, è stata pubblicata la notizia che undici militari americani sono rimasti feriti nel raid missilistico di Teheran contro basi statunitensi in Iraq, lanciato come ritorsione per l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Lo scrive il sito Defence One, smentendo Trump che aveva assicurato che il raid missilistico non aveva fatto vittime né feriti tra gli americani. Il sito precisa che i militari sono stati trasferiti in Germania e in Kuwait dove sono stati sottoposti a trattamenti per trauma cranico e ad ulteriori esami. "Per un eccesso di cautela, alcuni militari sono stati trasportati dalla base Al Asad, in Iraq, al centro medico di Landstuhl in Germania, e altri al Camp Arifjan, in Kuwait, per screening di follow-up", ha riferito a Defence One il colonnello Myles Caggings, portavoce del comando Usa a Bagdad.
Al termine dei controlli, i militari feriti dovrebbero tornare in Iraq. Secondo fonti di Defence One, almeno un militare ha subito una commozione cerebrale. La notizia è stata confermata alla Cnn dal capitano Bill Urban, portavoce del comando centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle truppe in Medio Oriente.

ESTERI
Iran, Wp: "Soleimani non unico obiettivo, fallito raid in Yemen". Usa annunciano nuove sanzioni
Un portavoce del Pentagono ha poi precisato che otto persone sono state trasportate al Landstuhl Regional Medical Center in Germania e tre a Camp Arifjan in Kuwait per accertamenti: "Tutti i soldati nelle immediate vicinanze dell'esplosione sono stati visitati e valutati secondo la procedura standard, secondo il Dipartimento della Difesa. Se saranno ritenuti idonei al servizio dopo lo screening, torneranno in Iraq".
"La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile"
Carlo Verdelli

Da - https://www.repubblica.it/esteri/2020/01/17/news/soldati_usa_feriti_attacco_iran-245979788/?ch_id=sfbk&src_id=8001&g_id=0&atier_id=00&ktgt=sfbk8001000&ref=fbbr

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 inserito:: Gennaio 19, 2020, 12:13:52 am 
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Inquinamento killer? Ne uccide di più la povertà.

A mazzi   scritto da Econopoly il 15 Gennaio 2020

SISTEMA SOLARE

L’autore di questo post è Jacopo Giliberto, giornalista dal 1982. Portavoce di due ministri dell’ambiente negli anni 2012 e 2013 –
Gentile signor Econopoly, le racconto una storia. Il fatto è che ogni due o tre giorni leggo – sui social network, oppure come messaggini sul telefonino, o ancora in forma di articolo esteso – un allarme preoccupato su quante persone muoiono prematuramente per colpa dello smog e dell’aria sporca. Lo smog uccide. L’inquinamento fa strage.
L’articolo o il post individua un luogo differente (cliccare l’area preferita: Pianura Padana, India, il centro città, Europa, Mondo, Padova, Italia, Piemonte, Lombardia, Pechino, Nord Italia, Milano e così via) e ci informa indignato quanti abitanti ne vengano sterminati ogni anno dallo smog.
A dispetto dell’assertività di questi allarmi, espressi con i verbi in modo indicativo tempo presente tono ammonitore, purtroppo non sono dati certi, caro Econopoly; sono stime ancora presuntive di rischio basate sul principio di correlazione.
Sono stime basate su alcuni criteri adottati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per correlare la qualità dell’aria con il rischio di malattie per chi respira quell’aria.
I primi studi raccolti dall’Oms, e poi affinati con il tempo con precisione sempre più accurata, volevano individuare quali malattie colpissero chi vive in abitazioni senza fornelli elettrici o a gas, come nelle bidonville di lamiere, e individuare quali livelli di smog fossero salubri (risposta: nessuno).
 
LA BELLA VITA NATURALE
Oggi in molti parti del mondo ci si scalda e si cucina come si faceva nell’Italia dei braccianti poveri di 100-150 anni fa.
E siccome io sono un boomer (“ok”) ed esistevo anche 100-150 anni fa, ricordo benissimo che nell’Ottocento nei tuguri delle campagne calabresi, venete o abruzzesi (indicare altre aree preferite) i contadini poveri si scaldavano e cucinavano con la legna o il carbone e c’era un buco nel tetto per disperdere il fumo.
Le case in cui vivevano in 15 con gli animali (e come gli animali) avevano un paiolo annerito per la minestra e le pareti nere di fuliggine e nerofumo.
Ecco, gentile Econopoly; purtroppo in una parte vasta del mondo è così ancora oggi.
Nelle case di lamiera e compensato che formano i colossali sobborghi delle megalopoli africane o indiane, nei barrios, nelle case di cicca degli altopiani abissini eccetera – ma anche nei “bassi” di Napoli – si cucina o ci si scalda bruciando legna o carbonella in fornelletti di ghisa a quattro zampe; le camere sono fumose, i bambini si intasano i polmoni, i vecchi muoiono prima.
I DIVORZI NEL MAINE FANNO SALIRE I CONSUMI DI MARGARINA
Il principio di correlazione è uno delle fallacie logiche che più fanno male all’umanità. Dal “post hoc propter hoc” (se è dopo, ne è un effetto) derivano superstizioni, magie, colonne infami ma anche errori metodologici che hanno frenato la conoscenza.
Tyler Vigen ha raccolto alcune spassosissime correlazioni che sembrano fatte apposta per uno studio dell’Oms. C’è un’aderenza causa-effetto perfetta fra il numero degli annegati in piscina e l’andamento dei film in cui appare l’attore Nicholas Cage. Un’evidenza sorprendente fra il tasso di divorzi nel Maine e il consumo di margarina. È chiaro il fatto che l’import di petrolio dalla Norvegia causa scontri fra automobili e treni.
SORPRESA. LO SMOG FA BENE ALLA SALUTE?
Allora anche io voglio giocare con il principio di correlazione come ha fatto Tyler Vigen.
Alla ricerca di una correlazione spuria, metto la cartina dell’inquinamento a fianco con la cartina della speranza di vita, cioè lo stato di salute degli europei. Se mi baso su quanto leggo ogni settimana negli articoli e nei post, le due cartine dovranno coincidere.
Dovrei confermare che dove c’è più smog le persone vivranno meno.
 
 
Sorpresa. La correlazione spuria mi dice l’esatto contrario. Le zone più inquinate dell’Europa occidentale sono quelle con l’aspettativa di vita più lunga. In base al principio di correlazione che io adoro, dovrei dedurre che nella Pianura Padana, in Olanda, nella zona di Londra, l’inquinamento allunga la vita.
Il principio di correlazione spurio ci dice:
“si vive di più dove l’aria è più sporca perché ci sono più polveri fini e smog”.
Lo stesso risultato viene confermato anche se si allarga la scala d’analisi: nell’inquinata New York si vive più a lungo che nel sano Midwest, nell’inquinatissima Calcutta si vive più a lungo che nelle naturali campagne dell’Orissa, nell’impestata Pechino la vita è più salubre nell’incontaminata steppa della Mongolia.
Com’è possibile?
Cerco una conferma o una smentita e leggo gli indici della salute del Sole 24 Ore.
E ottengo una nuova conferma alla correlazione spuria. Le province in cui si vive più a lungo in Italia sono anche quelle in cui ci sono gli allarmi dello smog assassino.
Le 10 province con la vita più lunga e sana sono nell’ordine (coff coff) Pordenone, Trento, Rimini (eccì), Firenze, Monza (cough cough), Treviso, Bolzano, Milano (etciù), Ravenna e Brescia (coff coff). Le province delle ciminiere, dei diesel in coda, delle fabbriche chimiche e delle centraline antismog in superlavoro.
Prima correlazione ipotizzata:
“Dove c’è più inquinamento si vive più a lungo”.
Lo smog fa bene alla salute?
Il buonsenso mi dice che la correlazione spuria in stile Tyler Vigen non è corretta; non mi convince.
C’è anche un dato a smentire questa correlazione spuria smog=salute.
Le due mappe su smog e durata della vita dicono che nei Paesi dell’Europa Occidentale smog=salute ma nei Paesi dell’Europa Orientale dicono il contrario, smog=malattia perché ci sono emissioni alte (Polonia, Slovacchia e così via) ma invece di trovare una qualità migliore della vita noto che la vita è più breve.
Probabilmente, caro Econopoly, se non è corretta la correlazione in stile Tyler Vigen tra inquinamento e malattia, non è corretta nemmeno questa correlazione evidente fra inquinamento e al contrario lunghezza della vita. Allora cerco una mappa che possa aderire meglio con quella della speranza di vita.
ALTRE DUE CARTINE A CONFRONTO
Ora riprendo la cartina della speranza di vita in Europa e la accosto alla mappa del reddito:
 
 
Risultati immagini per aspettativa di vita il Sole 24Ore
La sovrapposizione fra queste due mappe è perfetta. Il principio di correlazione questa volta funziona perfettamente.Allora vado a leggere le statistiche della Qualità della Vita del Sole24Ore, l’edizione 2019 (ma le trenta edizioni precedenti giocano le posizioni di testa fra le stesse città) e vedo che le prime 20 città più sane, sono anche le città più ricche (e più inquinate).
I dati lo dicono chiaramente:
Si vive più a lungo e più sani dove si è più ricchi.
Si vive meno e più malati dove si è più poveri.
Lo stesso vale se si allarga la mappatura sul resto del mondo. Si vive di più, più sani, più a lungo e meglio dove c’è più benessere.
Ma lo dice anche la stessa Oms, smentendo – anzi – integrando i dati sul rapporto fra salute e inquinamento con i dati fra salute e ricchezza.
Signor Econopoly, queste mappe, questi dati e queste conclusioni non sono stime probabilistiche, non sono calcoli e modelli di rischio, non ombreggiano la zona delle ipotesi: sono dati misurati effettivamente sul campo della realtà. Quanto a lungo vivono davvero le persone, quanto guadagnano sono dati di misura.
L’OMS DICE: SI VIVE MENO DOVE SI È PIÙ POVERI
In quella ricerca che relaziona i dati reali di durata della vita, stato di salute e benessere economico l’Oms dice che in Europa i ricchi vivono 7 anni di più dei poveri, 7 anni di più.
L’Oms misura che chi ha studiato vive di più di chi non ha studiato non solamente perché è più consapevole ma anche perché ha più possibilità per trovare un lavoro di maggiore soddisfazione e pagato meglio.
Chi ha studiato (laurea o diploma superiore) vive 85 anni, chi non ha conseguito una formazione vive 78 anni.
L’Oms misura che far parte di ceti sociali disagiati fa male anche alla salute mentale, e che i poveri hanno il doppio delle probabilità di soffrire di depressione e altri disturbi psichici. Dice che la prima causa di diseguaglianza nella disponibilità di salute è l’insicurezza sul reddito e la protezione sociale.
Non riuscire a far quadrare i conti è nel 35% dei casi all’origine delle diseguaglianze in sanità. Un dato aggiuntivo del rapporto dell’Oms: l’accesso e la qualità dell’assistenza sanitaria incidono appena per il 10%.
In sostanza le correlazioni salute=smog e malattia=smog sono spurie, mentre la correlazione giusta è salute=ricchezza e malattia=povertà.
CHE COSA SIGNIFICA QUESTO PARADOSSO
Non fraintenda il paradosso, carissimo signor Econopoly.
Di sicuro l’inquinamento dell’aria fa male.
Di sicuro troppe persone soffrono e vivono meno perché l’aria è contaminata. Un ambiente inquinato rappresenta un grave costo soprattutto umano ma anche economico.
Però il paradosso le dice, gentile Econopoly, una cosa diversa e più importante.
I poveri – quei poveri che nelle baracche respirano l’aria contaminata dalla carbonella nel braciere di lamiera – hanno una salute peggiore anche per il fumo rilevato dal principio di correlazione dell’Oms; ma i poveri vivono peggio, sono più malati e muoiono prima soprattutto perché nelle loro casupole spesso non hanno acqua corrente pulita né fognature per allontanare la contaminazione dei liquami.
Non hanno frigoriferi né imballaggi sterili per conservare gli alimenti in modo sano, igienico e sicuro.
Non hanno lavori soddisfacenti né cultura adeguata.
Si spostano usando veicoli poco sicuri.
La disponibilità di medicine e cure è modesta.
I lavori nei campi, negli opifici o sulle impalcature di legno sono spesso poco sicuri.
Si vive più a lungo, con una qualità della vita migliore, e ci si ammala meno dove si è più ricchi, dove c’è più varietà di cibo, dove il cibo è ben conservato e ben protetto da sporcizia e contaminazioni, dove l’acqua è abbondante e potabile, dove ci sono metropolitane funzionanti e automobili sicure, dove ci sono possibilità di studio e di conoscenza come università e musei e sale di teatro, dove i lavori non sono pericolosi per la vita, dove le case sono confortevoli, dove ci sono medici, ospedali, farmacie e ambulanze.
Si vive meno, con una qualità della vita peggiore, e ci si ammala di più dove si è più poveri, dove c’è meno varietà di cibo, dove non ci sono conoscenze, dove l’acqua è sporca, i lavori sono spaccaschiena e pericolosi, le case sono malsane, i servizi sono scadenti, le cure mediocri.
Certamente l’inquinamento fa male a molte persone, e in diversi casi è fatale.
Ma il nemico da combattere è la povertà.
È lì, l’inquinamento vero che uccide le persone a mazzi, a milioni.
È l’inquinamento della povertà, dove la vita è brutta, sporca, ignorante, faticosa, piena di scabbia e di malattie; e breve.
Twitter @jacopogiliberto
PER SAPERNE DI PIÙ:
L’articolo di Francesco Ramella sull’efficacia modesta delle politiche antismog
I grafici di Infodata del Sole24Ore sulla speranza di vita in Europa
I grafici di Infodata del Sole24Ore sull’aspettativa di vita nel mondo
I grafici di Infodata del Sole24Ore sugli indici della salute in Italia
L’ebook del Sole24Ore sulla Qualità della Vita
Il Rapporto dell’Oms 2019 sulla relazione fra benessere economico e salute in Europa
La fallacia logica del principio di correlazione secondo i paradossi di Tyler Vigen
 
Da https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/01/15/inquinamento-poverta/?uuid=96_Vilzgzor

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 inserito:: Gennaio 19, 2020, 12:09:21 am 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Perché la guerra commerciale ha fatto arricchire la Cina

  Scritto da Maurizio Sgroi il 16 Gennaio 2020

ECONOPOLY
   
La firma dell’accordo iniziale fra Usa e Cina, che sostanzialmente impegna gli Usa a ridurre i dazi e i cinesi a comprare più merci americane – e in particolare più risorse energetiche e beni primari – oltre che ad adottare pratiche più amichevoli nei confronti delle imprese americane, raffredda la tensione commerciale fra i due paesi che ha avuto conseguenze notevoli sui flussi commerciali globali, con risultati per certi versi sorprendenti.
I dati diffusi dal governo cinese sul commercio estero nel 2019, infatti, mostrano che malgrado la dura tenzone commerciale con gli Usa, in sostanza il mercato principale dei cinesi, che ha condotto a un calo robusto delle esportazioni (-12,5% nel 2018 rispetto al 2018, a 295,8 miliardi), complessivamente l’export totale cinese è cresciuto dello 0,5%. I dati si possono consultare integralmente dalla tabella sotto.
 
Il totale di export e import del 2019 è risultato di circa 4,575 trilioni di dollari, con export pari a 2,498 trilioni e import per 2,076. Il saldo 2019, quindi si colloca a circa 422 miliardi, in crescita di circa il 20% rispetto al saldo 2018, quando le esportazioni totali erano state pari a circa 2,487 trilioni e l’import 2,135, per un saldo di circa 350 miliardi.
 
A questi risultati ha sicuramente concorso il calo delle importazioni, diminuite globalmente del 2,8% nel 2019 a fronte dell’aumento del 15,8% nel 2018. Altrettanto significativo è il fatto che le importazioni dagli Usa siano crollate di oltre il 20%. Parliamo di oltre 30 miliardi di produzione Usa, molta parte della quale è stata pagata dal settore energetico, come mostra questo grafico pubblicato da Bloomberg.
 
Le tensioni commerciali le pagano innanzitutto i produttori ovviamente, e quelli Usa non fanno certo eccezione. Ma certo è notevole la circostanza che ciò malgrado il saldo commerciale cinese sia cresciuto così ampiamente. E una delle ragioni, a parte il calo delle importazioni cinesi, risiede nel fatto che al calo del deficit bilaterale degli Usa nei confronti della Cina ha corrisposto un aumento dei deficit bilaterali di molti degli altri partner commerciali di Pechino. Il conto dei dazi, insomma, li pagano anche quelli che non c’entrano con la guerra commerciale.
L’export cinese nel 2019, infatti, è cresciuto di una ventina di miliardi, rispetto al 2018, nei confronti dell’Europa e del doppio nei paesi Asean, ed è arrivato a superare i 151 miliardi nell’America Latina, con il Brasile a guidare la classifica con oltre 115 miliardi di importazioni cinesi. I paesi interessati dalla Bri, quindi, verso i quali la Cina investe decine di miliardi al mese, ricambiano affettuosamente le attenzioni di Pechino. Il governo cinese, infatti, si è affrettato a far sapere che il commercio con i partner della Belt and Road initiative ha raggiunto un volume di transazioni di 1,34 trilioni di dollari, in crescita del 10,8%. La Cina è diventato il principale partner commerciale di 25 di questi paesi.
Ciò per dire che la firma del primo accordo con gli Usa, che dovrebbe (e mai condizionale fu più d’obbligo) svelenire una clima economico poco adatto alla crescita globale non può celare il fatto che la guerra commerciale ha avuto già un effetto evidente: è servita a diminuire il deficit bilaterale degli Usa verso la Cina, come voleva Trump, ma al costo di un sostanziale peggioramento di quello del resto del mondo nei confronti di Pechino. E, alla fine dei conti, la Cina ci ha pure guadagnato. Diversificare è stato l’asso nella manica dei cinesi. Gli Usa sono ancora il primo cliente dei cinesi. Ma il resto del mondo, con il quale la Cina intrattiene rapporti commerciali sempre più intensi, è il secondo. Per ora.

Da - https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/01/16/guerra-commerciale-cina/?uuid=96_kLN0ecF6
Twitter @maitre_a_panZer


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 inserito:: Gennaio 17, 2020, 12:53:29 pm 
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IN LIBIA RIDE BENE CHI RIDE DOPO L’ULTIMO. E FORSE A NOI CONVIENE

FLAVIO PASOTTI
15 gennaio 2020
   
L’Italia non può inviare in Libia armi e militari, come a petto gonfio e squarciagola sostiene qualcuno anche dai banchi della opposizione, né a sostegno di colui che fu il Capo del legittimo governo da noi diplomaticamente tenuto in piedi insieme alle Nazioni Unite né cambiando partito. Lo avremmo potuto fare in passato, e avrebbe avuto un senso, ma non se ne ebbe il coraggio (e non si ottenne un via libera internazionale, in modo particolare dai francesi); lo ha già fatto Erdogan prendendosi scena e vanto, io credo facendo di necessità virtù per la debolezza dei suoi alleati di Misurata e Tripoli. Il fallimento del vertice di Mosca era molto prevedibile: troppo clamore ingiustificato avrebbe avuto il risultato ottenuto da Putin e Erdogan, troppo costoso il prezzo di immagine e sostanza per gli europei, nessuna garanzia di sicurezza per l’Egitto e umiliazione troppo clamorosa degli emiratini da parte dei Fratelli Musulmani dell’aspirante califfo di Ankara. Una pace firmata in Svizzera è un conto, firmata a Mosca o Versailles con un garante turco era impensabile e questo è forse il primo errore di voracità commesso da Putin nel Grande Gioco Mediterraneo.
Meno male che anche i due, controparti e alleati (noi nella Nato siamo alleati di Erdogan e in qualche modo lo siamo in Libia ma Putin in Italia è un corteggiato amico da destra e sinistra e un apprezzato leader anche se sta con Haftar) commettono errori o cadono sugli sgambetti di Macron e dei sauditi: è evidente quanto convenga togliere ai due “democratici” leader di cui sopra l’importanza dello strumento militare e fare in modo che  i rifornimenti in armi e soldati dati ai loro proxy libici li inchiodino da potenze in grado di imporre una pace a potenze co-belligeranti e corresponsabili della situazione libica.  A quel punto solo chi si riesce a ritagliare una dimensione di mediazione diplomatica e politica “disarmata” recupererà un ruolo nella partita. Quindi per la prima volta l’irenismo italico derivato diretto dall’italico onanismo in politica estera e da una buona dose di inettitudine, di duplicità e di conoscenza del terreno potrebbe anche rimetterci in corsa per un ruolo da giocare in silenzio, evitando di strombazzare che siamo pronti a mandare soldati purché di pace purché col casco blu e purché comandati da noi: un filotto di tre obbiettivi che si ottiene di carambola giocata di fino, non con i tiracci ad usum twitter (ma Roma è la dimostrazione di un certo degrado della qualità della scuola italiana che non produce più quei cultori di Machiavelli o quei mercanti trasformati in nobili di Venezia il cui ruolo fu tante volte determinante in Europa, non ultimo per chiudere diplomaticamente la Guerra dei Trent’anni). Ricordiamoci pure che a Wafa Eni ha non pochi interessi e che proprio qualche giorno fa voci non confermate lasciavano trapelare che inviati dell’uno e dell’altro contendente abbiano giocato il futuro di Wafa che sta sul confine con il presidente algerino, gli uni chiedendo di passare da Algeri con le truppe e gli altri chiedendo di impedirlo ambedue dando in cambio quei giacimenti.
La pletorica conferenza di Berlino sarà un primo passo, tiriamo fuori il popcorn e mettiamoci tranquilli e all’erta perché questa non è cosa che si risolve in un fiat. E la divisione come possibile esito di quella Libia che noi inventammo ripristinando ora autonomia per Cirenaica e Fezzan oltre Tripoli non passa da geometri che tracciano righe rette nel deserto perché questo è già lo stato di fatto uti possidetis militare bensì  dal vero obbiettivo: la spartizione ufficiale dei diritti internazionali, degli accordi e dei dividendi del petrolio nonché delle attività finanziarie eredità di Gheddafi e ancora in essere depositati negli edifici della capitale in istituzioni che noi conosciamo molto bene anche perché ne abbiamo curato la presenza in Italia per trent’anni e più: Haftar sarà anche un generalissimo che vuole mettere la sua bandiera sul palazzo presidenziale ma tutti i sui collaboratori sanno bene quali sia il vero bottino…. E sulla sua spartizione e non su una scatola di sabbia si costruirà la pace. Chissà se riusciremo a infilare un piede nella porta…

Da - https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/in-libia-ride-bene-chi-ride-dopo-lultimo-e-forse-a-noi-conviene/

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 inserito:: Gennaio 17, 2020, 12:52:10 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Arlecchino
A mio parere si tratta di un episodio marginale (forse anche pilotato) che rientra nel polverone mediatico che viene alzato quotidianamente per distrarre e per non farsi attaccare nelle magagne commesse e per le insufficienze che emergeranno sempre più vistose nei territori "conquistati" dalle diverse Lega Nord.

La forza delle Lega oggi è innanzitutto la debolezza di un Centro Sinistra "sgarrupato" che ha tenuto ma è ancora inchiodato da crocifissioni interne e da pilatesche posizioni personali e di corrente.

Zingaretti deve far asciugare il “lavarsi le mani” di molti, che devono essere tenuti in un angolo e meglio ancora fuori dal Nuovo PD. 

ciaooo

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 inserito:: Gennaio 17, 2020, 12:48:25 pm 
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La Libia è la chance per Mosca di riavvicinarsi alla Ue

06:52, 15 gennaio 2020

Di Marta Allevato

Questa la chiave di lettura offerta da Makism Suchkov, direttore dell'edizione russa della testata Al Monitor

I colloqui intra-libici a Mosca, nonostante la mancata firma della tregua da parte di Khalifa Haftar, sono stati "produttivi" per la Russia: "Si è riusciti a uscire dall'impasse, ogni parte ha capito in modo concreto cosa vuole ottenere nei negoziati - e questo sarà importante per la Conferenza di Berlino - e il dossier libico è diventato il primo vero campo comune di cooperazione politica tra il Cremlino e l'Europa". Lo spiega in un commento all'AGI, Makism Suchkov, direttore dell'edizione russa della testata Al Monitor e analista dell'Ispi.

"Ho parlato con i rappresentanti russi che ieri hanno partecipato ai colloqui", ha riferito, "e ritengono che non sia stato uno sforzo inutile, soprattutto in vista dei negoziati di Berlino, perché ora anche gli europei capiranno meglio quello che succede concretamente". "Per Mosca", spiega l'analista, "sulla Libia c'è sicuramente l'interesse a recuperare i contratti persi dopo la caduta di Gheddafi e quello di sfruttare la possibilità di un riavvicinamento agli europei, soprattutto i tedeschi, con cui la cooperazione e' ferma al settore energetico sul Nord Stream 2".

"La Libia e la preparazione della Conferenza di Berlino", ha spiegato Suchkov, "rappresentano il primo vero tema per una cooperazione politica con la Ue". "La cosa che ora teme Mosca", ha concluso, "è che Haftar prima di Berlino cerchi di prendere Tripoli, facendo in questo modo saltare la Conferenza o trasformandola in un flop".

Da - https://www.agi.it/estero/libia_russia_germania_haftar_serraj-6881286/news/2020-01-15/


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 inserito:: Gennaio 16, 2020, 10:01:51 am 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Se i Cittadini e la Popolazione si renderanno conto del loro potenziale sociale ed economico, dovranno mettersi nella condizione di essere consapevoli.

Non si può essere liberi senza la consapevolezza di avere il possesso di elementi di libertà in ogni aspetto del vivere in una società democratica.

Il potere popolare mai ben espresso e da sempre sottoposto ad inganno dal dominio economico, politico e sociale di poteri più o meno forti a livello locale, nazionale e globale, mai si potrà ottenere concretamente se non arriva a pretendere, da chi si assume la responsabilità di informare, di portare loro la “verità” dei concetti e la realtà dei fatti.

Quindi i Media e gli “addetti” alla Cultura devono "purificare" i loro contributi alla Conoscenza Popolare.
 
ggiannig

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 inserito:: Gennaio 15, 2020, 09:35:18 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino



Olga Karasso

Visto che non si dorme...... Ciao ......L' ho fatto anche io

 10 
 inserito:: Gennaio 15, 2020, 09:29:06 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
E' sparito il post!!

Come è possibile?

Lo vado a riprendere se mi riesce.

ciaooo

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