LA-U dell'ulivo
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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 09:20:09 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Gabriela F.
Gianni Gavioli , scusi...siamo d'accordo.
Ma la serenità non significa NON vedere la realtà.
Cercare vie di sopravvivenza e di gioia è anche la MIA strada, ciò che scrivo non toglie questa ricerca di vita.
Ma sottolineo che non val la pena di continuare a creare un clima di tensione, paura e odio, che va a dividere e contrapporre la popolazione per " fazioni" ( e non entro nel merito di pro/ no vax; non mi interessa questo ora!).
Chi crea il CLIMA DI NON SERENITÀ sono i media e in generale la politica, ne non certo io, con un post
Arrivederci

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Gianni Gavioli
Gabriela F. come forse sai io prendo spunti, sui media e in Fb e quando li trovo interessanti (Euristica) li rilancio sperando in vostri approfondimenti e vostre riflessioni. - E lì mi fermo.

Su questi, a volte, inserisco mie considerazioni, sempre in generale e mai direttamente personalizzati.
A mio modo di vedere la Serenità della popolazione, in uno Stato Democratico, deve essere un preciso progetto politico e sociale.
La Serenità, come la Libertà e la Dignità delle singole persone, nessuno le regala e non si comprano nelle bancarelle del mercato rionale (il Mercato è Globale, checché ne dica qualche falso imbonitore).
La Serenità è un obiettivo da raggiungere, da parte di tutti.
La Serenità in una singola, sola, persona, è sempre, forzatamente, mutila, se non la trovi, ben visibile, negli occhi e nei sorrisi degli altri, non esiste neppure in te.
La Serenità è Cultura tra le Culture degli altri, richiede consapevolezza e conoscenza della realtà attuale, idee chiare e progressiste per la realtà del Domani (il mio Domanismo).
La Serenità è Vita Serena per tutti, non può essere “sopravvivenza”, quella è lo status quo che offrono il Populismo Sovranista (di destra e di sinistra).
La “gioia”, invece, è molto personale, una popolazione perennemente “gioiosa” sarebbe una società “drogata” (a gruppi e in alcune località si tenta di vivere da “gioiosi”, ma poi ci si ubriaca e arriva il virus).
Il clima di tensione, paura, odio, la divisione in fazioni o in sette, la dilagante falsità di campagne elettorali rese volutamente eterne, la cattiveria aggressiva contro l’altro, non sono “eventi naturali”, sono prodotti, creazioni, tattiche, inserite ad arte (algoritmi) in precise strategie che, attraverso queste fetenzie sociali, puntano alla presa del potere, al suo consolidamento e soprattutto al cattivo consenso degli “inconsapevoli”.
Tu accenni ai Media, nella situazione che ti ho descritto qui sopra i Media sono i pifferai assoldati dalla partitocrazia che, a sua volta, è l’aberrazione straripante dai Partiti smarriti e spezzettati dopo la fuga di coloro (cittadini attivi) che hanno sempre trascurato dopo averne perso il dominio, con la caduta delle ideologie o fedi.

ggiannig ciaooo
P.S.: Parere PERSONALISSIMO.
Italia - 17 gennaio 2022.
Da – Fb del gennaio 2022

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 09:13:38 pm 
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Gilberto Gavioli
 Preferiti  · 2Sp32u03 aso52cuh83d7h6  ·

chiudono le #librerieindipendenti e apre una nuova #feltrinelli... stranezze del mondo contemporaneo

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Commenti: 1
Gianni Gavioli
É l'ennesima dimostrazione che il "mercato" della cultura attraverso il libro esiste e merita investimenti.
La caratteristica perdente delle librerie indipendenti non è l'esserlo!

Il vero problema sta nel fatto che l'indipendenza se praticata in solitudine non regge la realtà del "vendere cultura", oggi.
La competizione in cui deve impegnarsi il libraio di oggi, legato in "cordata" con gli autori ed editori, è impari.
Diffondere Cultura non è consegnare Libri a compratori di Libri.

La Cultura la si trasmette non la si incarta o la si infila in un sacchetto prima di far passare alla cassa.
Chiudano pure le "librerie incapaci" ma le "altre" DEVONO essere messe nella condizione di continuare nella funzione sociale come Centri Culturali.

Riconosciuti anche attraverso la loro appartenenza all'ORDINE NAZIONALE LIBRERIE INDIPENDENTI.

L'entrare, il permanere, nell'Ordine sarà regolato da uno Statuto fondato sulla qualità del Servizio reso e sulle reali capacità professionali non soltanto dei titolari ma soprattutto del personale impiegato a tempo indeterminato nel Centro Culturale Libreria.

Ovviamente lo Statuto dovrà prevedere, anche, le espulsioni dall'Ordine per inadeguatezza al ruolo sociale di diffusione della Conoscenza.

ggiannig ciaooo.


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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 07:23:08 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · taA6apiod1es47ts3ch29do  ·

Saremo o meglio sarete (io non ci sarò, son Vecchio) sotto una DEMOCRATURA (dittatura populista) che dopo aver depredato i risparmi delle famiglie (tra tasse, multe, specchietti per le allodole e furti vari) vi porterà ad una nuova guerra civile (ma non più di Resistenza ma di Disperazione).

Se si troveranno 200000 volontari-partigiani, di vario colore ma democratici (meglio se non infestati da ideologie di sorta) e una Popolazione finalmente attiva.
Ma sempre guerra sarà, quella che uccide ma non cambierà.

Molto meglio tentare ciò che ancora oggi si potrebbe cambiare in meglio.
Se Mattarella e Draghi resteranno ai loro posti attuali!

ciaooo

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Gianni Cuperlo
ta46apio61 m47ti3ch29dn  ·
Oggi una riflessione (di nuovo un po' lunga) uscita su "Domani". Continuare ad alzare lo sguardo sul resto del mondo mi pare un dovere da non ignorare.
Buona domenica e un abbraccio
"Questo articolo è arrivato alla redazione del giornale quattro giorni fa. Era la reazione spontanea a una notizia che in poche ore aveva fatto il giro della rete, una di quelle notizie, corredata da alcune immagini particolarmente dolorose, destinata a scuotere l’albero e far cadere i frutti maturi dell’indignazione e della vergogna.
Poi, la giusta cautela di chi il giornale confeziona giorno per giorno ha suggerito di fermarsi un istante, e non perché i motivi dell’indignarsi o del vergognarsi non fossero più che giustificati, ma perché come dovrebbe sempre fare un buon giornalismo era giusto verificare la veridicità della notizia, le fonti che l’avevano accreditata e rilanciata sulle agenzie internazionali, e così si è scelto di fare. Per altro senza giungere – al momento in cui ne torno a scrivere – a una convinzione definitiva.
In altre parole la storia che qui di seguito leggerete con molte probabilità è accaduta così come ci è giunta riferita, ma vi sono anche possibilità che le cose non si si siano svolte precisamente a quel modo. Il che pone a ciascuno di noi una domanda, anzi due.
La prima è se sia in ogni modo un dovere parlarne, non ignorarla, fosse pure si trattasse di un racconto esasperato. Legata a questo interrogativo la seconda domanda: non è forse e comunque verosimile ciò che abbiamo letto, visto, o voluto leggere e voluto vedere? Perché se anche fosse corretta la seconda affermazione, tornare a riflettere sulla tragedia umanitaria in corso a Kabul, e non solo, dopo la fuga estiva di un Occidente arresosi, non sarebbe un peccato, meno che mai un errore. Allora, ricapitoliamo i fatti, con una sola premessa o antecedente.
L’immagine di Alan Kurdi è del 3 settembre di sette anni fa. Scosse il mondo e produsse la svolta tedesca sull’accoglienza di un milione di profughi siriani. Non so dire se quella di pochi giorni fa, il corpo di una madre steso e assiderato sulla neve coi piedi fasciati da due sacchetti di plastica, produrrà un impatto simile. La cronaca, quella peggiore nella sua brutalità, ci ha restituito parte della storia. Lei, coi due figli, come tanti altri era fuggita dall’Afghanistan dei talebani e percorso la tratta che traversando l’Iran approda in Turchia. Sarebbero rimasti intrappolati da una bufera e per aiutare i due bambini a sopravvivere la madre avrebbe loro avvolto le mani con le calze che le “proteggevano” i piedi. È morta così, praticamente scalza nella neve.
I bambini li hanno salvati, sembra stiano meglio, la gente di un villaggio vicino ha dato loro dei biberon di latte, li hanno riscaldati e medicato i geloni alle mani, adesso sarebbero affidati a soldati iraniani di stanza al confine.
Sei mesi fa, poco meno, l’Occidente ha svelato la sua impotenza e consumato il fallimento di una spedizione prolungata per gli ultimi vent’anni. A metà agosto i talebani si sono reinsediati a Kabul col loro bagaglio di “normalità”, la stessa che da mesi sta spingendo migliaia di donne e uomini del paese a cercare una via disperata di salvezza lontano da lì.
La realtà, e la morte di una giovane madre ne porta per intero il carico, è che da alcuni decenni l’Occidente non ha più avuto una visione, una strategia politica sul nuovo ordine (o disordine) globale. A volte per cinismo, a volte semplicemente per una incapacità anche solo a comprendere la natura dei suoi interlocutori-avversari.
Come si è scritto a ridosso dell’estate la democrazia in Afghanistan ha dichiarato bancarotta e quale impatto un fatto storico così enorme potrà ancora avere sul sentire di milioni di persone sottoposte al ricatto di regimi oppressivi è un interrogativo aperto. Se il paragone non irrita, ma pure questo è stato detto, Kabul come il virus della pandemia era un dramma annunciato che la politica non ha saputo prevenire assistendo così al disastro umanitario che ne è seguito.
Il punto è che la notizia in questione, quel corpo “protetto” da un paio di sacchetti di plastica, altro non fa che metterci dinanzi al cambio di scenario: noi – noi europei, noi occidentali – rivendichiamo a gran voce i nostri principi (libertà, diritti umani, parità dei generi, quel tanto di uguaglianza che i mercati tollerano), ma in questo tempo complicato viene drammaticamente meno la certezza che possano divenire principi universali, capaci di condizionare altri popoli, continenti, contesti.
Questo vale di fronte all’ultima tragedia e non solo. Vale nella sfera sociale se è vero che contiamo il sei per cento della popolazione mondiale, ma oltre il cinquanta per cento delle risorse destinate al welfare le spendiamo noi eppure ciò non impedisce che alle nostre porte si accalchino migliaia di corpi in fuga da miseria, oppressione, violenze. Corpi che non sappiamo ascoltare e che non vogliamo vedere. Ragionando dei confini dell’Europa viene spesso evocata una formula: l’Europa finirebbe dove terminano i valori della sua civiltà. Ci si può accostare un vecchio slogan della fine degli anni sessanta, recitava “sei quel che fai, non quel che dici”.
Forse oggi dovremmo riconoscere che attorno alla formula e allo slogan una certa concezione del nostro “mondo morale” rischia di naufragare, un’idea stretta tra una retorica sazia dei propri valori e la doppia verità disposta a sacrificarli nella logica della convenienza, che si tratti di erogare suon di miliardi alla dittatura turca perché si tenga in casa i fuggiaschi siriani e non ce li faccia arrivare dentro casa, o firmare accordi con la Guardia costiera libica come fosse la marina britannica, o ancora tenere aperto a Lesbo il peggiore concentramento di “vite sospese” in attesa che i “nostri valori” si ricordino della loro esistenza.
Sarà doloroso rammentarlo, ma non farlo è peggio: dopo l’11 settembre Stati Uniti e Occidente hanno cercato un riordino del mondo sulla base dei presupposti etici e culturali di questa parte, con il ritiro e la fuga da Kabul quei valori sono stati abbandonati sul campo, esattamente come le armi passate in possesso dei talebani. Assieme alle armi sono stati abbandonati quegli afghani che a noi – noi europei, noi occidentali, noi americani – avevano creduto, ma è lì che si è manifestata la nostra infedeltà politica e morale, nella scelta di difendere i nostri principi quando lo riteniamo conveniente salvo disfarcene nei passaggi più difficili o drammatici.
La tragedia raccontata di questo avvio dell’anno una volta di più ci mette davanti questi interrogativi e lo fa con la durezza di uno schiaffo in pieno viso. Ci ricorda come da Kabul non è uscita sconfitta solo la potenza militare americana, ma la democrazia nella sua veste di coalizione internazionale, e però quell’esito, per quanto tragico, conferma perché la democrazia debba sempre rifiutare la logica militare distaccata dalla politica, da una strategia in grado di tenere uniti principi, azioni, coerenze.
E allora le immagini che in questi mesi, settimane e giorni, sono rimbalzate dal confine tra Bielorussia e Polonia sino a quello tra Iran e Turchia ripropongono il capitolo in assoluto più urgente e a lungo rimosso: come si difendono per primi i diritti e le libertà delle donne e di chi non ha mezzi né modi di proteggersi da solo? Ma soprattutto possiamo accettare che quel traguardo di civiltà rimanga confinato solamente a un pezzo di mondo?
E ancora, con un’America che abdica al ruolo che aveva assolto per tutta la seconda metà del Novecento può esistere oggi una modalità, una forza, un ordine, in grado di colmare quel vuoto? Se assumiamo la democrazia come il primo dei valori da preservare (per inciso, siamo a un anno esatto dall’assalto a Capitol Hill e le parole del presidente Biden dovrebbero suonare come qualcosa più che un campanello d’allarme) allora la via dovrebbe essere rinegoziare il patto occidentale con l’America e costruire un ruolo per l’Europa nelle grandi crisi del mondo.
Bisogna farlo anche pensando a ciò che l’Europa ha generato, l’Occidente stesso potremmo dire: le città, la sfera del diritto, l’universo delle libertà, siamo un gigante di storia, cultura, architettura giuridica e istituzionale.
Tutto vero, ma è altrettanto vero che la parabola di troppi drammi umani senza giustizia dovrebbe interrogarci su un punto, se ha un senso e una morale colmare il vuoto di adesso in termini di ruolo, peso politico e iniziativa: perché esattamente questa contraddizione tra le radici di ciò che siamo stati e l’impotenza di ora diventa il cuore del dopo e in fondo anche del destino di ciò che saremo."

Su Cuperlo io in Fb

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 07:14:58 pm 
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Metaverso: il lavoro e il marketing del futuro

12 gennaio 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Umberto Macchi

Il Metaverso (in inglese Metaverse, termine coniato da Neal Stephenson in Snow Crash [1992], un libro di fantascienza cyberpunk) è una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar.

Da “Meta” di Zuckerberg alle grandi aziende del gaming, della moda e dell’eCommerce, il metaverso è sicuramente il trend del momento. Tutti ne parlano e i player delle varie Industries ne stanno comprendendo le potenzialità per migliorare il proprio business.
Dobbiamo dunque attenderci forme nuove di eCommerce, grazie a esperienze ancora più personalizzate dove realtà aumentata, gaming e customer experience si uniranno per portare l’utente-cliente a vivere dentro la propria realtà.

Per “metaverso” potrebbe intendersi, quindi, una versione di Internet 4.0, in quanto incorporato nella quotidianità di ogni individuo, o più mondi virtuali condivisi in 3D che sono interattivi, immersivi e collaborativi. Nell’immaginario comune collettivo, il metaverso è una sorta di trasposizione della realtà fisica in una dimensione virtuale dove ciò che accade nella quotidianità fisica può essere replicato nella meta-quotidianità virtuale, e in cui l’eCommerce acquisisce una nuova identità meta-ibrida.

Perché si parla tanto di Metaverso
Perché pare che sia “la porta di accesso alla maggior parte delle esperienze digitali, una componente chiave di tutte quelle fisiche e la prossima grande piattaforma di lavoro”, scrive l’autorevole analista Matthew Ball. Quindi, se dovesse essere realizzato, potrebbe produrre valore nell’ordine di migliaia di miliardi. Quasi tutte le principali società di Internet sono oggi quotate in borsa, ed è  comprensibile che qualsiasi discorso su realtà descritte come la “nuova” o la prossima Internet sia seguito con curiosità e attenzione. “Il Metaverso altererà il modo in cui distribuiamo e monetizziamo le risorse moderne”, sostiene Ball.

In questo momento storico, infatti, l’industria privata – Facebook, Microsoft, Amazon, Google, Apple – ha la piena consapevolezza del potenziale del metaverso, ed è l’industria con le maggiori risorse in termini di denaro. È anche possibile che il metaverso alla fine emerga da una rete di diverse piattaforme, organismi e tecnologie, tutti disposti a sostenere l’interoperabilità (anche se è difficile immaginare che Zuckerberg si accontenti che il suo Facebook sia semplicemente una componente tra le altre di un metaverso multipiattaforma).

Il metaverso e la monetizzazione della realtà: le sfide legali da affrontare
Nel 2021, la colonizzazione dei dati social di Facebook ha eclissato Internet per come lo conosciamo, e le sue ambizioni pretendono ora la creazione di una nuova realtà dove dati intimi sui nostri comportamenti sociali e azioni fisiche possono essere raccolti e sfruttati per profitto. Il che significa costruire ambienti virtuali dove ogni azione umana possa essere registrata, predetta e monetizzata.

La società di Zuckerberg è stata pioniera dell’arte della raccolta dati e dell’utilizzo degli stessi per catturare tramite algoritmi la nostra attenzione e trarre profitti a prescindere dal costo sociale di tutta l’operazione. Questo tipo di manipolazione algoritmica è il nucleo fondante del modello di business di Facebook e di tante altre app e piattaforme social.

Applicando nella pratica la definizione di metaverso, ossia una trasposizione della realtà fisica in una dimensione virtuale, astrattamente potrebbero sussistere e coesistere infiniti metaversi, ognuno governato secondo le proprie scelte di governance. In una moltitudine di metaversi – creati da un’unica azienda o più realtà corporate unitesi per lo scopo – una delle sfide legali diventa quella della legge applicabile al metaverso.

Le aree coinvolte potrebbero essere molteplici: dal trattamento dei dati personali dell’utente-avatar agli acquisiti nel metaverso, dal regolamento dei rapporti contrattuali in esso conclusi alla tutela dei consumatori, dalle responsabilità per la causazione di un danno all’utente-avatar agli oggetti – seppur virtuali – di proprietà di terzi eccetera.

Ogni metaverso potrebbe avere le proprie regole, individuate tramite le condizioni contrattuali accettate prima della creazione del proprio avatar. O ancora, in assenza di un testo contrattuale, le stesse potrebbero essere individuate grazie all’applicazione dei principi di diritto internazionale privato. Sono molte, quindi, le sfide legali che si pongono davanti a chi vuole creare il proprio metaverso, fare business in un metaverso già esistente o semplicemente creare il proprio avatar.

Marketing, retail, e-Commerce
Pur trattandosi di una tecnologia in fase di sviluppo, l’attenzione a questo “nuovo mondo” che unisce il reale al virtuale è altissima tra i player del settore marketing e comunicazione, così come tra gli operatori di retail e di eCommerce.

Se il metaverso conquisterà gli utenti così come lo stanno facendo i social network sin dal 2008, ci troveremo davanti a nuova frontiera dell’interazione virtuale, in grado di rivoluzionare le dinamiche attraverso cui promuovere un prodotto o un servizio, acquisire e fidelizzare clientela. Nel metaverso convivono e si integrano tra loro shop virtuali, realtà aumentata, NFT, servizi di streaming, siti di informazione, piattaforme-video, portali di eCommerce e altro ancora. I grandi player digitali diventano i “creatori” di mondi digitali fatti di brevetti, software, piattaforme, collaborazioni, partnership finalizzati a far vivere alle persone una second life in cui trasferire parte della quotidianità pur conservando la propria identità.

Tra i pionieri ci sono grandi aziende di moda come per esempio Gucci, con la versione virtuale del Gucci Garden, aperto al pubblico all’interno della piattaforma Roblox. Di interesse per lo sviluppo industriale vi è la partnership conclusa tra Nvidia e BMW, che progetta la creazione di un “originale virtuale” di una fabbrica al fine di pianificare virtualmente nuovi flussi di lavoro, prima di applicarli alla fabbrica fisica.

In un mercato sempre più phygital, che fa convivere online e offline e dove l’esperienza di acquisto è sempre più immersiva, l’eCommerce e il retail potrebbero avere un ulteriore successo rispetto a quello attuale. Il metaverso potrebbe essere usato come strumento per offrire un accesso più ampio ai consumatori rispetto al mondo materiale di oggi, o per migliorare l’esperienza di eCommerce, rispondendo alle esigenze di corporate e consumer, garantendo la velocità di un acquisto online con l’esperienza di un acquisto in negozio.
Fondere il mondo fisico con quello virtuale, al fine di arricchire significativamente le esperienze quotidiane degli user, potrebbe essere la chiave vincente del prossimo futuro.

Da - https://www.wallstreetitalia.com/metaverso-il-lavoro-e-il-marketing-del-futuro/

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 07:13:39 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Metaverso è il futuro di internet: le implicazioni sull’economia


21 dicembre 2021, di Alessandra Caparello

In principio fu Mark Zuckerberg, il numero uno di Facebook che ha messo sotto l’attenzione del mondo il termine metaverso cambiando il nome del social network in Meta. Decine di altre aziende tra cui Microsoft, Roblox, Nvidia e la britannica Improbable stanno cercando di costruire il software e l’hardware che potrebbe alimentare il metaverso. Louis Vuitton, Gucci, Burberry e altri marchi di lusso sono già entrati nel metaverso tramite gli NFT.

Metaverso è un concetto fantascientifico per cui gli esseri umani indossano una sorta di cuffie o di occhiali intelligenti che permettono loro di vivere, lavorare e giocare in un mondo virtuale. In molti si stanno addentrando in questo mondo e secondo Orlando Bravo, co-fondatore e managing partner della società di private equity Thoma Bravo, il metaverso “è investibile e sarà molto grande”.

Metaverso: tutte le implicazioni possibili
Il denaro in questi mondi digitali è la criptovaluta, poiché la finanza nel metaverso è alimentata dalla blockchain. Chiunque entri in un mondo virtuale può comprare o scambiare arte, musica e persino case come token non fungibili, o NFT, che sono oggetti da collezione basati su blockchain che sono rappresentazioni digitali di oggetti del mondo reale. L’NFT serve come prova di proprietà e non è intercambiabile.

Un lungo articolo a firma di Mario Dal Co, Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione e di Alessandro Longo, Direttore agendadigitale.eu, spiegano i vari scenari ipotizzabili per questa nuova tendenza.

In primo luogo, può rappresentare una buona opportunità per gli acquisti o la pubblicità on line, offrendo una diversificazione dei canali di vendita e di promozione. Poi ci sono i prodotti e servizi interni al metaverso che rappresentano un nuovo mercato, che non ha altri canali distributivi.

Inoltre, negli ultimi mesi, il volume delle transazioni per gli immobili commerciali in questo settore è aumentato. “In ottobre, Tokens.com, si legge nell’articolo, una società di tecnologia blockchain focalizzata su NFT e immobili nel metaverso, ha acquisito il 50% di Metaverse Group, una delle prime società immobiliari virtuali del mondo, per circa 1,7 milioni di dollari. Metaverse Group ha sede a Toronto, ma ha un quartier generale virtuale in un mondo chiamato Decentraland nella Crypto Valley, che è la risposta del metaverso alla Silicon Valley. Decentraland ha anche quartieri per il gioco d’azzardo, lo shopping, la moda e le arti”.

Tutti numeri che confermano come il metaverso è davvero il futuro di internet e di tutta l’economia che gira intorno a questo concetto.

Da https://www.wallstreetitalia.com/metaverso-e-il-futuro-di-internet-le-implicazioni-sulleconomia/

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 07:12:07 pm 
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Già da anni i più attenti tra noi leggevano su testate, non "schizzate" o non "portatrici del Caos", che in Italia siamo in una DEMOCRATURA.

Quindi nel democratico braccio di ferro tra partiti dediti alla partitocrazia, sta vincendo la cattiva politica.

Dato che seguitando a criticare la partitocrazia non si risolve nulla, dato che senza partiti non si può stare, occorre andare a conoscere di quanto è migliorata o peggiorata la consapevolezza negli elettori italiani.

Rinviare le elezioni serve solo a rafforzare la cattiva politica, con il forte rischio del trumpismo galoppante sul cavallo del populismo sovranista, anche in Europa.
Ergo subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica o il sacrificio patriottico dell’attuale, almeno per un anno, in ogni caso subito elezioni politiche!
Dopo la mano d’opera diversamente qualificata, dopo la gioventù che studia o lavora, adesso ci scappano anche i pensionati, alla Ricerca di una meritata serenità (e c’è già in Italia chi si propone di rubargli la pensione).

Con il ritorno di Trump in Usa, il nostro paese grazie ad infiltrati già all’opera sarà a rischio d’essere “colonizzato” da poteri forti, di colpo resisi visibilissimi e non più sottotraccia, come oggi.   

Sotto la protezione della “Buona Stella Italia", forse, ci possiamo ancora salvare.   

 - ggiannig ciaooo

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 07:07:38 pm 
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Discussione: Medici, ritorno al passato (Letto 1595 volte)
Admin
Utente non iscritto       Medici, ritorno al passato
« inserito:: Ottobre 30, 2008, 11:37:49 pm »    Citazione  Modifica  Elimina  Dividi discussione

________________________________________
SANITA’

Medici, ritorno al passato


La controrivoluzione di Fazio: via l’obbligo di scegliere tra libera professione intramuraria o extramuraria


ROMA - Tornano liberi i medici. Liberi di esercitare l’attività privata senza legami con l’azienda ospedaliera da cui dipendono. Chiamati a rispettare un’unica condizione. Che la massa di lavoro svolto in reparto non risulti inferiore a quello dello studio, per numero e tempi. «Ritorno al passato – annuncia il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio -. Il rapporto col servizio sanitario pubblico diventa unico. Via il doppio binario e l’obbligo di scegliere tra libera professione intramuraria (cioè soggetta alle regole della struttura pubblica, ndr) o extramuraria. Questo stabilirà la direttiva nazionale. Resta ferma l’autonomia delle Regioni». La novità molto probabilmente sarà contenuta in un emendamento alla Finanziaria.
 
SI RITORNA A PRIMA DELLE LEGGE BINDI - In pratica viene ripristinata la situazione precedente la cosiddetta legge Rosi Bindi del ’99 che ha introdotto il rapporto esclusivo dei medici col Servizio sanitario pubblico obbligandoli a decidere tra una doppia opzione. La prima: fatturare le prestazioni private col bollettario della Asl e in strutture predisposte dall’azienda (percentuale che si è verificata in percentuale molto bassa) e, in cambio della fedeltà, ricevere in busta paga l’indennità di esclusiva. La seconda opzione: esercitare l’attività privata in modo autonomo, rinunciando a quella voce dello stipendio. Il 95% dei medici ha scelto la prima strada. La controrivoluzione di Fazio porta con sé un costo di circa 70 milioni, necessari per versare l’indennità a quel 5% di medici che non la ricevevano: «Troveremo quei soldi – si dice certo il sottosegretario -. Si può prevedere anche una graduale applicazione del nuovo sistema. Comunque, è tutto da discutere con le Regioni. L’obiettivo è restituire la libertà ai singoli professionisti, la stessa libertà che è consentita agli architetti o agli ingegneri, garantendo la piena efficienza del servizio pubblico».

I CONTROLLORI - Al centro del sistema c’è l’Agenas, agenzia per i servizi sanitari nazionali, col compito di monitorare se la libera professione viene condotta secondo tempi e volumi di prestazioni compatibili con quelle erogate dal pubblico. L’Agenas si avvarrà dei Nas. Potrebbero essere utilizzati per controllare i registri degli studi. Una commissione del ministero indicherà quali sono i tempi e il numero di prestazioni per giudicare ottimale il rendimento di una certa unità ospedaliera, ad esempio quanto dovrebbe durare una visita o quanti interventi di colecisti dovrebbero essere effettuati al mese. L’obiettivo della legge Bindi era quella di ancorare i medici alla struttura ospedaliera, di far sì che fossero più presenti in reparto, con i pazienti, predisponendo al suo interno locali appositi per la libera professione. Ma sono una minima parte di aziende si sono attrezzate per l’intramuraria e così anche i medici che hanno optato per questo tipo di rapporto hanno continuato a frequentare i propri studi. Una riforma in gran parte disapplicata. Secondo Fazio per i cittadini sarà un gran vantaggio tornare al passato: «I medici saranno motivati a far funzionare il servizio pubblico. Restituiamo loro responsabilità e dignità di professionisti».

Margherita De Bac
30 ottobre 2008

da corriere.it


   




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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 06:55:23 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
“Oggi né il Consiglio, né la Commissione, né il Parlamento europeo sono nelle mani del Partito socialista europeo.

A un certo punto le carte non sono state giocate bene”, è stato il commento ieri di un vecchio saggio socialista come Javier Solana sull'elezione di Roberta Metsola alla presidenza del Parlamento europeo.
L'ascesa della deputata maltese del Ppe sullo scranno più alto segna la disfatta dei socialisti nella battaglia sulla leadership delle istituzioni europee. I popolari non solo si riprendono la presidenza del Parlamento europeo: il Ppe conserva anche il primo vice presidente vicario e il segretario generale, nonostante il gruppo dei Socialisti&Democratici avesse preteso di essere più rappresentato negli incarichi di responsabilità politica o amministrativa in cambio del voto a Metsola.

Il dominio del Ppe sulla leadership dell'Ue si estende praticamente a tutte le istituzioni, con l'eccezione della presidenza del Consiglio europeo, affidata al liberale Charles Michel (che però si è confinato al ruolo di mediatore notarile tra capi di stato e di governo). Alla Commissione c'è Ursula von der Leyen. Alla Banca centrale europea c'è Christine Lagarde. All'Eurogruppo c'è Pascal Donohoe. Alla Corte dei conti c'è Klaus-Heiner Lehne. I grandi vincitori della giornata di ieri sono Manfred Weber, il presidente del gruppo del Ppe, che consolida il ruolo dei popolari come forza dominante, e il segretario generale del Parlamento europeo, Klaus Welle, che almeno per il momento salva il suo posto. Le trattative sulla sostituzione di Welle sono state rinviate a più tardi. Ma uno dei favoriti per succedergli come segretario generale del Parlamento europeo è un altro funzionario vicino al Ppe, lo spagnolo Jaume Duch.

Le parole di Solana sono una critica (non troppo velata) alla capogruppo dei socialisti, Iratxe García, e soprattutto al primo ministro spagnolo, Pedro Sanchéz. Nel 2019 è stato Sanchéz a negoziare la distribuzione degli incarichi ai vertici delle istituzioni dell'Ue. Il premier spagnolo ha fatto lo stesso errore che fece Matteo Renzi nel 2014. Forte del suo risultato elettorale, ha adottato una strategia nazionale, invece di privilegiare il Partito socialista europeo. Renzi, che all'epoca era ancora alla testa del Pd, aveva incassato Gianni Pittella come presidente del gruppo dei Socialisti&Democratici (S&D) e Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera. Sanchéz ha potuto sbandierare in patria García come presidente del gruppo dei S&D e Josep Borrell come Alto rappresentante. Ma per governare l'Ue non basta.

Un capogruppo socialista conta poco, tanto più se entra in conflitto con alcune delegazioni nazionali chiave come i socialdemocratici tedeschi. L'Alto rappresentante è sempre in giro per il mondo (fisicamente o virtualmente) e non ha tempo per occuparsi dei giochi di potere bruxellesi. Il Ppe, invece, si comporta come un vero partito su scala continentale. Le delegazioni nazionali, così come i primi ministri, si sostengono e proteggono tra loro. C'è un posto da occupare o una politica da imporre, ed è tutta la macchina del Ppe che si mette in moto. Nonostante tutte le buone intenzioni, i socialisti europei non riescono a essere partito né a essere europei fino in fondo.

Il gruppo dei liberali di Renew soffre di un male diverso: quello del tatticismo. Lo dimostra l'elezione dei vicepresidenti del Parlamento europeo avvenuta sempre ieri. Il presidente di Renew, Stéphane Séjourné, ha concluso un patto con il Ppe e i sovranisti dei Conservatori e riformatori europei (Ecr) per assicurare l'elezione dei suoi tre candidati liberali alla vicepresidenza. Abbiamo potuto consultare un'email inviata ai deputati di Renew a cui veniva chiesto di sostenere il candidato dell'Ecr. Risultato: il nazionalista lettone, Roberts Zile, è stato eletto con i voti di Renew. Per contro è rimasto fuori uno dei due candidati dei Verdi, Marcel Kolaja. Il patto con il diavolo sovranista non offre una buona immagine della creatura di Emmanuel Macron, ancor meno nel giorno in cui il presidente francese fa il discorso al Parlamento europeo sul semestre di presidenza dell'Ue.

Sul Foglio spieghiamo che l'elezione di Metsola apre una nuova fase di anti populismo nell'Ue. I gruppi sovranisti hanno cercato di dare l'impressione di aver rotto il cordone sanitario, votando per la maltese. Per Identità e democrazia: la leghista Mara Bizzotto non è stata eletta alla vicepresidenza. Anche un altro candidato italiano, Fabio Massimo Castaldo del Movimento 5 Stelle, ha perso la vicepresidenza. Le delegazioni italiane hanno offerto uno spettacolo inedito ieri: Metsola ha raccolto una coalizione più ampia di quella di Mario Draghi, ottenendo i voti di quasi tutti, dal Movimento 5 stelle a Fratelli d'Italia, passando per il Partito democratico e Italia viva (solo gli ex grillini passati ai Verdi non hanno sostenuto la maltese). Ma Metsola è il puro prodotto dell'establishment europeo ed stata eletta sulla base di un programma europeista, che non ha niente a che vedere con le fantasie populiste o sovraniste.



Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di mercoledì 19 gennaio, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.

Macron parlerà del filo rosso della sovranità europea - Il presidente francese, Emmanuel Macron, oggi non dovrebbe ripetere l'esercizio noioso dell'illustrazione del programma del suo semestre di presidenza del Consiglio dell'Ue. Fonti dell'Eliseo ci hanno spiegato che, davanti al Parlamento europeo, Macron intende “riprendere il filo rosso della sovranità europea” e indicare “nel contesto internazionale agitato che è il nostro la via singolare che l'Europa può tracciare”. Macron dovrebbe spiegare che l'Ue è "un modello particolare di difesa dei valori, di difesa della democrazia liberale, di difesa di un modello di crescita durevole e di protezione sociale”. Per il presidente francese, quella europea è una “voce singolare nel suo rapporto al mondo, al suo vicinato, nel suo sforzo di essere una potenza di stabilità e di prosperità”, ci hanno spiegato le fonti dell'Eliseo. Ma concretamente?

Scholz parla di Nord Stream 2, Baerbock supera il test Lavrov - Concretamente tocca al segretario di Stato americano, Antony Blinken, aiutare gli europei a evitare una guerra con la Russia. Blinken sarà oggi in Ucraina, prima di volare a Berlino giovedì, dove incontrerà il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il ministro degli Esteri, Annalena Baerbock, e il Quad transatlantico (Usa, Regno Unito, Francia e Germania). Scholz ieri ha finalmente detto qualcosa su Nord Stream 2. "E' chiaro che ci sarà un alto prezzo da pagare e che tutto dovrà essere discusso se ci dovesse essere un intervento militare in Ucraina", ha detto Scholz ai giornalisti che gli chiedevano del gasdotto. Nel frattempo, a Mosca, Baerbock ha superato la prova della conferenza stampa con il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov. Pur ribadendo la volontà di dialogo, Baerbock ha saputo tenere testa a Lavrov sui principi internazionali, le conseguenze di un intervento in Ucraina, Alexei Navalny e Memorial. Sul Foglio Micol Flammini spiega chi decide a Berlino sulla Russia. Sempre sul Foglio Daniele Raineri spiega come il Regno Unito abbia organizzato un ponte aereo per rifornire l'Ucraina con missili anticarro disegnati per rendere costosa l'invasione russa.

L'Ecofin spaccato sulla tassazione delle multinazionali - Polonia e Ungheria sono tra gli stati membri che minacciano di bloccare l'adozione all'Ecofin della direttiva proposta dalla Commissione per implementare l'accordo all'Ocse sulla tassazione delle multinazionali, in particolare l'aliquota minima del 15 per cento. I ministri delle Finanze dell'Ue sono spaccati. Problema: sulla tassazione serve l'unanimità. Varsavia e Budapest non sono gli unici a frenare. Diversi ministri hanno sollevato un problema di calendario (l'entrata in vigore della direttiva all'inizio del 2023 è considerata prematura) e la necessità di avere tempo per negoziare i dettagli tecnici. Malta ha chiesto di tenere conto dell'impatto sulla sua economia.

Le Maire smentisce la “leggenda bruxellese” sulla spaccatura con Lindner - Il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, ieri si è sentito costretto a smentire una spaccatura con il suo collega tedesco, Christian Lindner, sulla revisione delle regole del Patto di stabilità e crescita. “E' una leggenda urbana, o meglio una leggenda bruxellese”, ha detto Le Maire durante una conferenza stampa al termine dell'Ecofin. “Non c'è dibattito sulla necessità di ridurre il debito. Tutti sanno che dobbiamo ridurre il debito” e “ricostruire le riserve per essere in grado di affrontare una prossima crisi”, ha detto Le Maire: “La questione è il calendario per diminuire il debito e a quale ritmo”.

Lindner si definisce “un falco amichevole” - “Non sono un falco spaventoso. Sono un falco amichevole”, ha detto ieri il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, per cercare di mettere fine alle polemiche innescate dalle sue dichiarazioni prima dell'Eurogruppo di lunedì. Qual è la differenza? “Sono aperto alle discussioni. La Germania vuole essere parte della soluzione, non parte del problema”, ha risposto Lindner. Al termine dell'Ecofin, il ministro tedesco delle Finanze ha aggiunto di essere aperto a uno "sviluppo ragionevole" delle regole fiscali, anche se hanno garantito flessibilità durante la crisi. In futuro il Patto deve "perseguire l'idea di crescita, così come di stabilità fiscale e finanze pubbliche sostenibili", ha detto Lindner.

Dombrovskis vede “terreno comune” sulle regole fiscali - La disputa tra Le Maire e Lindner in realtà non è una disputa. I negoziati sulla revisione del Patto di stabilità e crescita sono solo all'inizio. Per ora è la fase del pre posizionamento. La proposta lanciata a dicembre da Mario Draghi e Emmanuel Macron sul Financial Times è giudicata eccessiva da diverse capitali. In un modo o nell'altro la Germania doveva rispondere. Al termine dell'Ecofin ieri, il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis ha spiegato che tra i ministri delle Finanze c'è un "accordo generale" sulla necessità di rendere le regole fiscali più favorevoli agli investimenti per finanziare la doppia transizione climatica e digitale e, più in generale, alla crescita. "Come sempre il diavolo sta  nei dettagli", ha spiegato Dombrovskis: "dovremo trovare il giusto equilibrio per assicurare percorsi credibili di riduzione del debito senza minare la crescita economica e fornendo spazio per finanziare le transizioni verde e digitale dell'economia".

La Finlandia annuncia la fine delle restrizioni Omicron a metà febbraio - La Finlandia è il primo paese ad annunciare la fine di alcune restrizioni introdotte per affrontare l'ondata di contagi provocata dalla variante Omicron. I controlli alle frontiere termineranno alla fine del mese di gennaio, quando è atteso il picco delle infezioni. Altre restrizioni resteranno in vigore fino a metà febbraio. “Stiamo guardando oltre l'ondata Omicron”, ha detto ieri il primo ministro, Sanna Marin: “Ora stiamo iniziando a prepararci su come porre fine gradualmente alle misure”.

EuroNomine - Il collegio dei commissari ieri ha nominato l'italiana Marina Zanchi come consigliere principale e direttore della nuova Agenzia esecutiva sanità e digitale (il pessimo acronimo bruxellese è HaDEA).


Da - https://mailchi.mp/ilfoglio/con-metsola-disfatta-socialista?e=fbfc868b87

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 03:06:38 pm 
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CATEGORIA: VENDERE E COMPRARE

Metaverso, il futuro degli acquisti passerà dalla dopamina. Ecco come

 scritto da Econopoly il 26 Novembre 2021

Post di Lorenzo Dornetti, ceo di Neurovendita e direttore del Neurovendita Lab –

A marzo Gucci ha venduto le sneakers più economiche della sua storia, le Virtual 25: 17,99 dollari per un paio di scarpe che possono essere indossate solo da piedi virtuali su piattaforme di videogiochi come Roblox. Da un lato i fan del brand, con le relative potenzialità economiche, continuano a comprare le calzature del lusso in boutique o e-commerce e le sfoggiano in tutti i palcoscenici della vita reale e virtuale. Dall’altro chi quel prodotto non se lo può permettere, come i nativi digitali della generazione Z, può investire un importo accessibile per sfoggiarle sui social o su piattaforme di gaming.
Anche Burberry ha creato accessori per Blankos Block Party, un gioco della Mythical Games. RTFKT propone sneakers in edizione limitata di molti brand che possono essere “indossate” solo sui social tramite un filtro Snapchat. Il Ceo, Steven Vasilev, ha dichiarato 7 milioni di dollari di vendite nel 2021, indicando come la maggior parte dei clienti abbia tra 20 e 30 anni.Nel mondo fashion ed entertainment, comprare genera piacere. Il piacere è nel cervello una botta di dopamina in specifiche aree del limbico, dal nucleo accubens alle cortecce orbito frontali.
In termini chimici, prima, durante e dopo l’acquisto, la dopamina cresce. Il neurotrasmettitore è connesso alle sensazioni positive che si etichettano soggettivamente come piacere. I sapiens adorano la dopamina, alcuni più di altri. La ricerca di esperienze piacevoli, che la alzano, è iscritta nella biologia del sistema nervoso. La dopamina, infatti, cresce in 2 contesti: esperienza e condivisione dell’esperienza. Il più intenso aumento di dopamina passa dallo sperimentare un mix di stimoli reali, in cui la componente sensoriale è attivata. Il cervello è in un luogo ed è letteralmente bombardato da profumi, gusti, visioni, parole, ambienti che generano un aumento di dopamina, ovvero lo sperimentare emozioni positive, soprattutto gioia e sorpresa.
Un secondo modo per aumentarla passa per attirare l’attenzione. Il cervello rilascia questa sostanza quando la persona sente di essere negli occhi degli altri. Un recente studio ha dimostrato la correlazione tra il numero di like su Instagram ed i livelli del neurotrasmettitore. Per ogni like, la dopamina cresce. Più aumentano le views, più il cervello prova piacere. Ostentare, mostrare e raccontare accresce la sostanza del benessere. Condividere un’esperienza per il cervello è piacevole, quasi come viverla. – I social sono una vetrina straordinaria per mostrare al mondo le proprie esperienze ed acquisti, misurando in real time se e quanto interessano agli altri. L’ostentazione è meno potente del vissuto fisico nel generare dopamina, ma è un ottimo surrogato per produrla nel cervello.
Questa prospettiva apre previsioni sul futuro degli acquisti proprio sulle tracce della dopamina e su quelle dell’evoluzione digitale. La prima proposta dedicata a chi ha il denaro per vivere l’esperienza “live” e sfoggiarla sui social, in pratica una doppia dose. La seconda declinazione pensata per i clienti con un budget inferiore che possono godersi l’esperienza solo in digitale, mantenendo intatta la dopamina dell’ostentazione. Se la dopamina rappresenta la biologia dell’acquisto, la disponibilità economica apre strade diverse. Chi ha budget di spesa, potrà accrescerla passando per la via dell’esperienza diretta, continuando ad attirare l’attenzione su di sé postando nel mondo digitale. Per chi ha opportunità economiche ridotte, l’attivazione dopaminergica passerà in via esclusiva per l’ostentazione digitale. L’acquisto risponde al medesimo bisogno neurale, cambiano solo le modalità di realizzazione.
Il Metaverso di Zuckerberg potrebbe accelerare queste dinamiche molto più velocemente di quello che si può immaginare. Stephenson nel suo romanzo Snow Crash, chiamava Metaverse, il mondo parallelo, a metà tra internet e realtà virtuale, dove le persone interagiscono attraverso avatar. E questi avatar vorranno vestirsi alla moda! Le evoluzioni tecnologiche sono imprevedibili, l’unica cosa che resterà uguale a sé stessa è la biologia del sistema nervoso centrale che userà questa tecnologia.
La pandemia ha tracciato la strada tecnologica, per qualche mese tutto è stato solo digitale. DICE, società specializzata in eventi streaming, ha dichiarato che nel 2021 sono stati realizzati più di 5.000 concerti in 166 nazioni. La band coreana BTS ha stabilito il primo record con oltre 750.000 persone paganti da remoto. A pandemia archiviata, è facile immaginare un entertainment con eventi declinati a due velocità. Chi può vivere l’esperienza sempre più esclusiva dal vivo, con la riprova social a testimoniare la presenza. E chi può solo fruirne in digitale, ma sperimenta la positività dopaminergica di sentirsi parte dell’evento, anche se solo virtualmente.

Da https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/11/26/metaverso-dopamina-acquisti/?uuid=96_AkUNaOrr

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 inserito:: Gennaio 22, 2022, 10:37:10 am 
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 ggiannig ciaooo

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