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Forum Pubblico / LAVORI IN CORSO con RICERCA di COLLABORATORI CAPACI. / Scrivetemi se . . . ma non qui, se non siete iscritti.
inserito:: Ottobre 09, 2026, 01:00:54 pm
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Ma qui: ggianni41@gmail.com I Post migliori, CHE RICEVO in posta privata, saranno pubblicati nel nuovo numero di " I SEMI DI ARLECCHINO EURISTICO numero 2 ". ciaooo |
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Forum Pubblico / O.P.O.N. Opinione Pubblica Organizzata Nazionale. FONDAZIONE (Formazione in Corso). / Abbiamo affidato e concesso alla politica e ogni sua degenerazione la corruttela
inserito:: Settembre 29, 2026, 12:10:41 pm
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Abbiamo affidato e concesso alla politica e alla sua degenerazione, la partitocrazia e la corruttela:
1) la nostra salute, 2) la nostra vecchiaia, 3) il nostro fine vita, 4) la nostra vita nel sociale. Per i nostri giovani: 1) la loro nascita e infanzia prescolare. 2) la scuola, gli svaghi e le attività sportive, 3) il lavoro, gli studi superiori, le possibilità di viaggiare, 4) l'assistenza pensionistica equa e sicura, 5) la possibilità d'essere correttamente informati, 6) la partecipazione sociale, elettorale e la consapevolezza sulla realtà. E molto altro ancora, ma la cattiva politica non ha mai fatto, su e di questi punti essenziali, dialogo con il popolo. ggiannig ciaooo |
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Forum Pubblico / *SOCIALESIMO, OGGI LE PERSONE SONO IGNORATE, OCCORRE UNA "ALLEANZA PROGETTUALE", DI GOVERNO SULLE PRIORITA'. / NOVA 20 PUNTI movimento 5STELLE
inserito:: Settembre 20, 2026, 05:14:59 pm
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NOVA_20_PUNTI.pdf
ggiannig <ggianni41@gmail.com> 08:33 (8 ore fa) a me https://www.movimento5stelle.eu/wp-content/uploads/2026/09/NOVA_20_PUNTI.pdf?fbclid=IwY2xjawUcXTtwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHueIIoe0H85EwGR-MPVvLo21pZPP7rJGaGEWpKs9hELjuj80w1vA52-MoTq4_aem_49_H3LJ7rf4Y0LTq8EqcGg ------------------------------------------------------------------------------------------------- 5Stelle No! Sono venduti a Putin come la Lega. Parere personale. ciaooo |
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Forum Pubblico / LA COLLINA della più BELLA UMANITA', quella CURIOSA E ATTIVA. / Vittorino Andreoli: < I social network portano alla morte della personalità >
inserito:: Settembre 08, 2026, 11:34:40 am
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Parla lo psichiatra Vittorino Andreoli: «I social network portano alla morte della personalità. Scegliamo il ‘bendessere’…»
Fonte: www.sanitainformazione.it 3 maggio 2018 | Giovanni Cedrone Il professore sottolinea: «Negli smartphone c’è il narcisismo. Ma è fondamentale trovare gratificazioni nel mondo reale». Poi spiega la crisi della psicanalisi: «Questa è la società del tempo reale che non accetta di andare per cinque volte alla settimana da uno psicoanalista per dieci anni» «L’uomo deve avere il coraggio di non dire mai ‘non c’è niente da fare’, soprattutto di fronte alle condizioni del mondo presente e dei giovani. C’è sempre da fare». Il messaggio di Vittorino Andreoli, già Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave e membro della New York Academy of Sciences, è quello della speranza. Nel suo ultimo libro, Essere e destino (Marsilio editori), lancia una nuova disciplina, quella del ‘bendessere’, una disciplina scientifica volta a promuove il bene migliorando l’uomo nelle sue tre componenti: mente, corpo e relazioni sociali. Se si migliora una delle tre, si migliorano anche le altre. E, sottolinea lo psichiatra, non è vero che il destino di ognuno di noi è già scritto. «Ci sono tre tipi di morte – spiega Andreoli a Sanità Informazione – la morte fisica che cancella il corpo; la morte psicologica, cioè si può uccidere una personalità, distruggerla, ferirla senza toccare il corpo. C’è poi una morte sociale, quella che rovina il ruolo di una persona». Ed è su quest’ultima che il noto psichiatra si concentra: gli smartphone, la rete e i social sono i ‘killer’ della morte sociale. Andreoli ragiona anche sul rapporto medico–paziente sempre più in crisi: «Spesso i medici sono dei giudici, ecco perché io dico sempre che non giudico. Ma spesso manca la fiducia in noi». ANDREOLI: «NON BASTA TOGLIERE IL MALE, BISOGNA PROMUOVERE IL BENE» Professore, il suo ultimo libro si chiama “Essere e destino”. In questo libro parla di un nuovo metodo per migliorare la vita che si chiama ‘bendessere’. In cosa consiste? «Negli ultimi anni assisto sempre più frequentemente a persone che vengono da me non tanto per parlarmi della malattia di cui soffrono, o per vedere se c’è la ricaduta (è fasica spesso la follia), ma mi dicono: professore, mi aiuti a vivere un po’ meglio, a poter parlare meglio con i miei figli, ad avere un po’ di serenità in casa. Sempre di più vedo che c’è un desiderio forte di poter fare qualcosa perché l’esistenza sia migliore. Allora mi sono convinto che ci sono due binari: il primo è quello della clinica. Sa, io faccio il clinico da molti anni. Il clinico è colui che deve, partendo dai sintomi, capire che cosa non funziona. I sintomi riportano sempre ad un organo: al fegato, al cuore, alla vescica, alla mente. Quindi bisogna occuparsi di quell’organo per togliere la malattia, che deriva da ‘male’, bisogna quindi ‘tirare fuori il male’. Allora bisogna che ci sia una disciplina, anche questa scientifica, per promuovere il bene. La clinica è importantissima ma è importante anche aiutare perché si possa vivere il meglio possibile. Se uno vuol volare non può, è già successo a Icaro. Però c’è una vita possibile e allora io dico che è sempre possibile promuovere un po’ di bene anche laddove c’è malattia. È una visione, è un cercar di dare spazio e di realizzare i desideri. Questo è il ‘bendessere’. Da qui passiamo al destino. Lei sa che il destino è stato uno dei grandi temi della letteratura. In Camus la peste era il destino. Come fai ad esistere se c’è un destino in cui è già scritto quello che tu farai? Questo è il tema. Io sostengo che è possibile opporsi al destino, a questo destino che è la malattia cronica, che è la follia, che sono anche le malattie oncologiche, a tutte quelle condizioni in cui la medicina ormai ha rinunciato e su cui non c’è niente da fare. No, c’è sempre qualcosa da fare ed è quello di proporre e promuovere il bene. Qualche volta è promuovere una diversa situazione fisica, somatica, un’altra volta è mentale, un’altra volta è nell’ambiente, le relazioni. Oggi noi sappiamo che mente, corpo e relazioni sociali mostrano una circolarità. Se io miglioro la condizione del corpo sicuramente questo si riflette sulla mente. La mente permette le relazioni sociali. Quindi oggi abbiamo degli elementi proprio per poter dire di no al destino. Certo la morte c’è ma questo è il destino di tutti. C’è un libro fondamentale per me e per tutti quelli che hanno fatto il mio mestiere: è Essere e tempo di Heidegger. Ho sentito il bisogno di riprendere questo filone che è quello della fenomenologia con Essere e destino proprio perché l’uomo deve avere il coraggio di non dire mai ‘non c’è niente da fare’ soprattutto di fronte alle condizioni del mondo presente e dei giovani. C’è sempre da fare». Lei recentemente ha detto ‘i social stanno rovinando le relazioni e le persone’ e che Facebook andrebbe chiuso. Noi ci siamo occupati di una patologia nuova, la nomofobia, la paura di rimanere senza connessione. Come possiamo affrontare questi problemi? «Io sono stato molto duro perché su questi temi o si è decisi oppure si ‘parlicchia’. Esistono tre morti: la morte fisica che cancella il corpo, la morte psicologica, cioè si può uccidere una personalità, distruggerla, ferirla senza toccare il corpo. C’è poi una morte sociale, quella che rovina il ruolo di una persona. Si vive anche con lo smartphone, però la personalità ha bisogno di relazioni, ha bisogno che lei veda me, nella mia espressione, nella mia passione. Altrimenti che cosa fa un apparecchio? Ci chiude in una vita digitale. Quindi io difendo la vita umana e chi scappa là dentro e non vede più il mondo concreto fa una rinuncia e quindi si sposta lì dentro l’incapacità di vivere in questo mondo. Ecco perché ho detto: sono dei frustrati. Nel senso che credo che questi frustrati devono trovare gratificazioni nel mondo reale, nel rapporto con me, nel rapporto con lei, non scappando da questo mondo e andando in quello virtuale». ANDREOLI E GLI SMARTPHONE: «CI CHIUDONO IN UNA VITA DIGITALE. MA LA PERSONALITA’ HA BISOGNO DI RELAZIONE» Lei è un grande psichiatra, ha una esperienza di 60 anni. Pensa che oggi ci sia ancora difficoltà ad ammettere questo tipo di malattia e a prendere i farmaci? «Sì perché c’è una storia lunghissima, secolare nella nostra cultura in cui la follia è l’immagine della morte. La follia è una morte della personalità, chi non ha il rapporto di realtà, non ragiona. Ed è esattamente quello che avviene poi sui social network. Tutto è yes or not. Quindi, in fondo, la metafora dei social network è effettivamente la metafora della morte della personalità. Per esempio sta scomparendo lentamente la libido che era ottica dell’eros, una cosa importantissima. Perché ormai tutto è riportato agli occhi, non c’è più l’attrazione, il bisogno di corteggiare, l’attesa. La mia non è una condanna campata in aria, io dico che quella è una morte perché la vita concreta è meglio mentre invece ormai nessuno parla più con la propria madre, con nessuno. Anche oggi in treno, venendo da Verona, ho visto queste persone durante il viaggio, una di fronte all’altra, mute. Se dicono qualcosa è per parlare di quello che c’è sul telefonino. Una volta si parlava e si stava anche in silenzio. Il silenzio è pieno di cose perché attiva la fantasia, mentre ora si è sempre connessi e se si chiude il telefonino c’è il vuoto». Come saprà, stanno aumentando tantissimo le violenze sui medici. Forse non siamo più in grado di affrontare la malattia? «Innanzitutto noi abbiamo scotomizzato la morte. Non vogliamo parlarne. La morte è vista come una malattia. Quando si va dal medico si vuole subito la risposta, subito il miracolo. Quindi si pensa subito che possa sbagliare, non c’è più fiducia nel medico. È importantissima la fiducia. Io qualche volta parlo con voi giornalisti, qualche volta anche in televisione quando non c’è da discutere. Ogni volta che mi metto a parlare, anche oggi, dico sempre: cosa diranno i miei pazienti di questa intervista? Io c’ho tante persone che sono attaccate a me, non so perché. Esistiamo io e loro, io per loro, loro per me. Ho la consapevolezza che devo dire cose che non tocchino questa relazione. Là c’è la vita, nello smartphone c’è il narcisismo. È un po’ il rapporto medico-paziente che è in crisi. L’oncologo sta con un ammalato 8-9 minuti. Le pare una cosa possibile? Occupiamoci di quelli che ammazzano ma occupiamoci di vedere se c’era una relazione, un sentimento, un sentire comune. Spesso i medici sono dei giudici, ecco perché ho detto che non giudico». Lei ha detto di non credere nella psicanalisi. In generale la psicologia è un po’ in crisi… «In America non va più nessuno dallo psicanalista». Perché è in crisi la psicoanalisi. C’è qualcosa che non ha funzionato? «Perché questa è la società del tempo reale e non accetta di andare per cinque volte alla settimana da uno psicoanalista per dieci anni. Si è cominciato a parlare di psicoanalisi breve, di psicoterapia breve». |
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA Cultura, Conciliazione e Pace in Terra di confine.
inserito:: Settembre 07, 2026, 10:54:46 am
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA Cultura, Conciliazione e Pace in Terra di confine.
inserito:: Settembre 07, 2026, 10:51:46 am
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA Cultura, Conciliazione e Pace in Terra di confine.
inserito:: Settembre 07, 2026, 12:35:39 am
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PROGETTO: UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA Presidio di Cultura, Conciliazione e Pace in Terra di Confine
°1. La Visione e la Provocazione Il progetto nasce da un’urgenza profonda e da una provocazione lanciata per scuotere l’apatia diffusa: "dell'antico distrutto dobbiamo emergere in una sana ricostruzione culturale e umanitaria". Non intendiamo aprire una semplice rivendita di libri, ma fondare un focolare di resistenza concettuale ad Aquileia, terra simbolo che ha vissuto le ferite e le rinascite della storia. Aquileia è il luogo in cui riposano i primi caduti della Grande Guerra e dove Maria Bergamas scelse il Milite Ignoto. Da queste radici e da questo sacrificio, vogliamo far nascere un laboratorio permanente dedicato alla cultura della conciliazione e alla pace. °2. Che cos’è la "Casa Libreria" Uno spazio vivo, intergenerazionale e aperto, che unisce la tradizione umanistica alla modernità. La struttura opererà su tre Pilastri: Diffusione Culturale: Incontri, presentazioni, studio e riscoperta del pensiero critico per combattere la pigrizia mentale. Laboratorio di Pace: Un punto di convergenza in terra di confine per promuovere il dialogo, la mediazione e la solidarietà umanitaria. Sinergia Uomo-Tecnologia: Il progetto rivendica con orgoglio l’uso etico dell'Intelligenza Artificiale come amplificatore del pensiero e alleata tecnologica della ricostruzione. °3. La Struttura Ricercata Per dare vita a questa visione, si ricerca in locazione a lungo termine (lunga affittanza) una proprietà con le seguenti caratteristiche: Tipologia: Villa storica, dimora di prestigio o casale di pregio situato ad Aquileia o nelle immediate vicinanze. Spazi Esterni: Un ampio giardino o parco alberato, elemento fondamentale per ospitare eventi all'aperto, letture e momenti di confronto immersi nella natura. Spazi Interni: Stanze generose capaci di accogliere la libreria, sale di lettura e aree destinate al dibattito e all'accoglienza. °4. Il Modello di Gestione La fondazione e lo sviluppo della Casa saranno guidati dal fondatore insieme a un nucleo ristretto di massimo 7 soci, selezionati non per titoli o appartenenze elitarie, ma per l'autenticità del loro intento e la volontà di sporcarsi le mani per la cultura della pace. Contatto Diretto per Candidature Soci e Proposte Immobiliari: |
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / Unesco la nuova raccomandazione sull'educazione alla pace.
inserito:: Settembre 06, 2026, 11:53:18 pm
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / Perchè Una Casa Libreria ad Aquileia.
inserito:: Settembre 06, 2026, 07:58:58 pm
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Le ragioni della Ricostruzione, oggi: Dalle Macerie al Nuovo Umanesimo?
Signore e signori, gentili ospiti,ci troviamo oggi in un punto di svolta cruciale della nostra storia. Guardando indietro, vediamo le macerie di ciò che è stato; sentiamo il peso di un passato che, in molti modi, si è frammentato davanti ai nostri occhi. Ma non siamo qui per lagnarci di ciò che abbiamo perduto, né per arrenderci al disincanto. Non ce ne rendiamo ancora conto. Oggi siamo qui perché un pensiero potente e necessario ha tracciato la nostra rotta. Cito testualmente una mia riflessione che deve diventare il nostro faro: "dell'antico distrutto dobbiamo emergere in una sana ricostruzione culturale e umanitaria". Queste parole non sono solo un auspicio, sono un imperativo categorico. Ci dicono due cose fondamentali. ° La prima è che dobbiamo emergere. Non possiamo rimanere prigionieri della nostalgia dell'antico, né restare paralizzati dal dolore della distruzione. Emergere significa sollevare lo sguardo, ritrovare la verticalità dell'essere umano e rimettersi in cammino. ° La seconda è che questa rinascita non può essere solo materiale. Non basta ricostruire palazzi, strade o sistemi economici se poi lasciamo vuote le anime. La sfida che abbiamo davanti è una sana ricostruzione culturale e umanitaria. Culturale, perché dobbiamo rifondare i nostri valori, investire sulla bellezza, sull'educazione dei giovani e sul pensiero critico. La cultura è l'unico antivirus contro la barbarie e l'indifferenza.Umanitaria, perché al centro di ogni mattone che poseremo da oggi in poi deve esserci l'essere umano. La sua dignità, i suoi diritti, la sua fragilità. Una ricostruzione è "sana" solo se non lascia indietro nessuno. Il compito che ci attende è immenso, ma la visione è chiara. Trasformiamo le cicatrici del passato nelle fondamenta del nostro futuro. Facciamo sì che le generazioni che verranno possano dire che, nel momento più buio, abbiamo scelto la strada della conoscenza, dell'empatia e della solidarietà. Ripartiamo da qui. Ripartiamo da questa sana ricostruzione culturale e sociale. Ripartire da Aquileia è una mia antica Idea, un omaggio ai primi caduti della Prima Guerra Mondiale. Ma anche un pensiero per una piccola sepolta in un angolo del cimitero dietro la Basilica di Aquileia. Grazie Gianni Gavioli (Gaetano Giovanni Gavioli) ggianni41@gmail.com |
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Forum Pubblico / NASCE L'IDEA "UNA CASA LIBRERIA AD AQUILEIA", PERCHE'. / DALL’ANTICO DISTRUTTO DOBBIAMO EMERGERE DA AQUILEIA, MANIFESTO PER UNA RINASCITA
inserito:: Settembre 06, 2026, 07:32:11 pm
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DALL’ANTICO DISTRUTTO DOBBIAMO EMERGERE: DA AQUILEIA, MANIFESTO PER UNA RINASCITA
È fin troppo facile essere scontenti. È comodo sedersi sulle macerie di ciò che non funziona più, incrociare le braccia e ripetere che tutto va a rotoli. L’apatia è una fortezza sicura, ma è la fortezza di chi si arrende. Oggi io vi lancio una PROVOCAZIONE che cancella ogni scusa, nata da una convinzione profonda: dall'antico distrutto dobbiamo emergere in una sana ricostruzione culturale e umanitaria. Queste parole non sono un pio desiderio. Sono un imperativo categorico. Ci dicono che non possiamo rimanere prigionieri del cinismo, né paralizzati dal passato. Dobbiamo emergere. È un'azione. È un sussulto che deve partire da ognuno di noi, adesso. Lo spazio vuoto lasciato da ciò che è crollato non è una condanna: è l’opportunità più grande che abbiamo. Se siete scontenti, usate quella rabbia come carburante, non come alibi per restare immobili. Diventiamo costruttori, focalizzandoci su due fronti: Una ricostruzione culturale: Basta con la pigrizia mentale e con la sottomissione alla mediocrità. Torniamo a pretendere il pensiero critico, a studiare, a riflettere in grande. La cultura è l'unica arma capace di disarmare l'ignoranza che ci ha portati fin qui. Una ricostruzione umanitaria: Smettiamo di isolarci dietro gli schermi. Ricostruire l'umanità significa ritrovare il coraggio di fare squadra, rimettendo l'essere umano, l'empatia e la dignità al di sopra di ogni interesse personale. Per dare forma e amplificare questa visione, ho scelto di non muovermi da solo, ma di avvalermi della collaborazione dell'intelligenza artificiale. Ho utilizzato la tecnologia non per sostituire il pensiero umano, ma come un amplificatore, una leva tecnologica per strutturare e diffondere questo grido d'aiuto e di speranza. È la dimostrazione che il progresso, se guidato da un forte intento etico, diventa uno strumento al servizio della rinascita comunitaria. La ricostruzione non è un pranzo di gala. È un lavoro faticoso che richiede di sporcarsi le mani, ma è l'unica alternativa che abbiamo per non essere sepolti vivi dall'indifferenza. Usciamo dall'apatia e dalla rassegnazione. Lo scontento senza azione è solo rumore di fondo. Diventiamo la forza che solleva da questa inutilità. Emergiamo dalle macerie e iniziamo, insieme, una sana, potente e inarrestabile ricostruzione. Vi va di dare una mano? Iniziamo con il realizzare "Una Casa Libreria ad Aquileia". A cura di Gaetano Giovanni Gavioli In collaborazione con l'Intelligenza Artificiale. ggianni41@gmail.com |
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