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 inserito:: Luglio 01, 2022, 10:21:13 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Ieri 30 giugno 2022 sono stato operato per la cateratta all'occhio destro.

Giornata tremenda, non per l'intervento assolutamente indolore, ma per le conseguenze di cinque ore d'attesa in una sala con un freddo siberiano e in abiti non adeguati a quella situazione (indicati da loro nelle istruzioni del preintervento).
Dopo ore dall'intervento e a letto ancor avevo tremori in tutta la schiena e un grande senso di malessere
Spero che il chirurgo, una donna, abbia operato bene, ma l'assistenza ai cittadini in attesa dell'intervento (tutti tra i settanta e i novantenni) erano assolutamente abbandonati al tempo d'attesa che passava lento e al freddissimo nonostante il risparmio energetico in atto.   
Spero di non avere conseguenze per il Grande Freddo sofferto per inadeguatezza ad un minimo di riguardo per i pazienti.
ciaooo


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 inserito:: Giugno 28, 2022, 10:25:26 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Emanuele Serini
Non so se avete visto la live di ieri su Liberi Oltre ma c'era il Tenente Colonnello Glen Grant
(qui una breve biografia https://cdissz.wp.mil.pl/u/LtCol_Ret_Glen_Grant.pdf).

A parte confermare quanto già detto più e più volte e quanto già emerso da più fonti, ovvero che questa guerra era in preparazione almeno sin dal 2007, unitamente ad attività di spionaggio che proprio in quegli anni iniziano un po' ovunque in Europa Italia compresa e la propaganda nei social media a partire da quella no vax, no euro, pro brexit e qanon (sì stronzi, se leggete sappiate che siete degli imbecilli in mano alla propaganda russa da anni. Non vi serve il microchip, siete già così stupidi da bervi tutto senza modifiche), ha raccontato come funziona l'esercito russo, che è ancora strutturato come quello sovietico.
Ora, se fra un complotto e l'altro avete mai aperto un libro di storia magari avrete notato come si è svolta la battaglia di Stalingrado. In sostanza i Russi hanno vinto semplicemente inviando una massa di carne da cannone dietro l'altra fino a che non hanno soverchiato i tedeschi asserragliati. Saprete anche quanti soldati russi sono morti durante la Seconda guerra mondiale, ovvero almeno dieci volte tante quanti ne siano morti fra gli alleati occidentali. I soldati russi non sono vite da preservare, sono sacchi di carne da lanciare con equipaggiamenti scadente (tanto sono usa e getta, perché investire) addosso al nemico finché il nemico non viene preso per stanchezza.
Fra quella "strategia" e quella di oggi in Ucraina non è cambiato niente. Il "grande esercito" russo di cui gli ebeti parlano funziona così:
1) I soldati non vengono addestrati per come si intende da noi, vengono semplicemente presi fra la popolazione civile e spediti in guerra senza addestramento. Quel poco che ricevono lo ricevono sul campo. In sostanza è tutta soldataglia, il che spiega i furti, la violenza disumana e gli stupri. In sostanza un'orda di orchi.
2) Il rapporto fra soldati, sottufficiali e ufficiali è più simile a quello che c'è fra servi della gleba e nobilità che non a quello che si vede negli eserciti NATO in cui si è tutti compagni d'arme, ovviamente con le opportune differenze, ma non c'è un atteggiamento re verso suddito (e ve lo confermo di prima mano avendo fatto il militare, si deve rispetto al superiore ma il superiore è il primo a spendersi per te). Di conseguenza non c'è nessun lavoro di squadra, solo burattini che eseguono a comando ciò che gli viene detto. Non c'è nessun rispetto per la vita dei soldati, li mandano in guerra con equipaggiamento scadente, e nel caso Ucraino, con razioni scadute da 8 anni e nemmeno in quantità sufficiente (tanto devono crepare).
3) I gradi militari non si ottengono con l'esperienza e l'intelligenza dimostrata sul campo come da noi. Si ottengono sulla base di quanto sei sveglio nel rapinare risorse da dare al superiore. Perché i russi non sono arrivati a Kyev da sud ma si sono fermati a Kherson ad esempio? Perché si sono rubati la benzina e l'hanno rivenduta.
4) Il che spiega l'alto numero di ufficiali di alto rango morti sul campo in Ucraina. Semplicemente non si fidano di ciò che gli viene detto dai loro ufficiali perché essendo corrotti sanno che altri gli altri lo sono altrettanto e vanno in prima persona a controllare, crepando miseramente. Curiosità: dire al superiore ciò che il superiore vuole sentirsi dire non è considerato mentire, è ciò che ci si aspetta.
5) Le esercitazioni militari russe, a differenza delle nostre, non servono per insegnare ai soldati come comportarsi secondo fattispecie, ma sono proprio dei copioni. Se il soldato russo si addestra a salire su una collina, sa solo salire su una collina che si trova in un certo posto con una certa altezza slm, per fare un esempio. Cioè sa salire solo su QUELLA collina, non altre. Imparano le cose a memoria, come i somari a scuola.
Questo spiega la colonna di 40km di imbecilli che è finita in un ingorgo disumano e per finire ad essere utile come pratica di tiro per l'artiglieria Ucraina. Agli orchi era stato detto di posizionare in un certo punto il quartier generale e continuavano a seguire il copione. L'artiglieria ucraina li fa saltare in aria una volta, e c'è gioia. Una seconda e una terza, e si inizia a ridere per quanto sono stupidi. Alla settima volta iniziava a esserci profonda tristezza persino fra gli ucraini, quasi compassione per questa marmaglia di zombie che, come le formiche, nonostante stessero venendo schiacciate insistevano a seguire lo stesso copione (in realtà le formiche a un certo punto il dubbio se lo fanno venire).
6) Veniamo infine alle strategie, anzi, la strategia russa. Funziona così: spara una quantità infinita di proiettili di artiglieria uccidendo qualunque cosa e distruggendo qualunque cosa. Sgancia quante più bombe riesci a sganciare su qualunque cosa. Quando hai ridotto tutto a un cumulo di cenere manda avanti i carri armati per finire il lavoro. Capite che per loro i crimini di guerra sono la guerra. Non conoscono nessun modo di fare la guerra senza commettere crimini.

Non conta a quale generale diano l'incarico di portare avanti l'offensiva: la strategia offensiva sarà sempre questa ed è questo che li rende pericolosi. Non hanno armi intelligenti e di precisione, non hanno carri armati tecnologicamente avanzati che hanno lo scopo di proteggere i soldati al loro interno ed essere efficaci sul campo di battaglia, non cercano di non colpire la popolazione civile (e questo è un vaffanculo implicito a chi dice che noi siamo come loro e che tutte le guerre sono uguali). Hanno armi e munizioni di bassa qualità ma in quantità infinita.
Guardate il video su Liberi Oltre, è a dir poco illuminante e ci sono moltissime altre informazioni utili che aiutano a inquadrare correttamente il problema che hanno gli ucraini, così magari la si smette di invocare la "resa per la pace" (idioti!) e di frignare per il gas.
Ah capite anche come mai ad alcuni nostri imprenditori piacciono i russi: puoi vendergli robaccia di scarsa qualità facendogliela passare per oro. L'imprenditore italiano medio che notoriamente è incapace di efficientare la produzione e offrire qualità a prezzi più bassi gongola nel poter esportare in Russia, se gliela togli, nessuno comprerà più monnezza di basso livello tecnologico a prezzi elevati

Da Fb del 28 giugno 2022

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 inserito:: Giugno 28, 2022, 10:21:19 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Crimea: la resistenza dei tatari

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Mustafa Džemilev, storico leader dei tatari di Crimea - Review News / Shutterstock.com
 Mustafa Džemilev, storico leader dei tatari di Crimea - Review News / Shutterstock.com

A seguito dell'occupazione russa della Crimea la comunità tatara è sotto forte pressione. Un'analisi della situazione attraverso uno sguardo al passato e l'opinione dei rappresentanti tatari eletti recentemente nel parlamento ucraino

09/08/2019 - Martina Napolitano
(Questo articolo è frutto di una collaborazione editoriale tra OBCT e EastJournal)

I tatari di Crimea sono una comunità nazionale turcofona e musulmana che vive almeno dal XV secolo sulla costa settentrionale del Mar Nero e, in particolare, nella penisola della Crimea. Il Khanato di Crimea ebbe il suo momento di massimo splendore tra XV e XVIII secolo sotto la dinastia, discendente di Gengis Khan, dei Giray. Lo stato era allora protetto dall’Impero ottomano: quando quest’ultimo entrò in conflitto con l’Impero zarista in espansione fu la fine per questa grande potenza e raffinata cultura. Da allora perseguitata e repressa, la comunità che ancora oggi vive nella penisola rifiuta strenuamente l’occupazione russa del proprio territorio.

I tatari di Crimea nel nuovo Parlamento ucraino
La comunità tatara, nonostante l'occupazione della Crimea da parte della Russia, sta mantenendo una propria rappresentanza nelle istituzioni dell'Ucraina. Ci sono infatti anche tre rappresentanti della comunità tatara di Crimea  tra i deputati eletti nella nuova Rada, il parlamento ucraino, lo scorso 21 luglio. "Per noi è una conquista: nella scorsa legislatura gli interessi dei tatari di Crimea al parlamento erano rappresentati solo da me e Refat Čubarov”, dichiara Mustafa Džemilev, il settantacinquenne che è guida e leader dei tatari di Crimea fin dall’epoca sovietica.

Čubarov, presidente del Mejlis (il più alto organismo di rappresentanza dei tatari, vietato in Russia, e quindi in Crimea, dal 2016 in quanto ritenuto “estremista”), questa volta è rimasto fuori: il partito con cui si era candidato, Sila i Čest’ (Forza e Onore), non ha superato la soglia di sbarramento del 5%.

Džemilev e il vice-presidente del Mejlis Achtem Čijgoz sono invece tra i 24 deputati eletti del partito dell’ex-presidente Petro Porošenko, "Solidarietà europea". Rustem Umerov, delegato del Kurultaj (assemblea del popolo tataro) e terzo rappresentante dei tatari di Crimea nella nuova Rada, si era invece candidato con il partito Holos (Voce) del rocker Svjatoslav Vakarčuk.

"Avevamo solo un unico principio in questa tornata elettorale: non candidarci assolutamente con il partito filorusso 'Piattaforma di opposizione - Per la vita' - afferma con decisione Džemilev - tutti gli altri partiti invece li abbiamo sentiti". Il leader tataro non ha avuto molti dubbi nel presentarsi ai suoi elettori al fianco del presidente uscente Porošenko, per il quale nutre profonda stima e di cui apprezza molto l’operato, soprattutto a livello internazionale: "Penso che il presidente Porošenko sia riuscito a risolvere in maniera ottimale tutte le questioni più importanti; dal nulla ha creato un esercito e ha saputo edificare una potente coalizione internazionale filoucraina".

L’importante, per Džemilev e gli altri rappresentanti tatari, è che il neo-eletto presidente Zelenskij e la sua squadra di governo non invertano il corso politico per l’Ucraina inaugurato da Porošenko: la desovietizzazione, il rafforzamento militare, l’orientamento a ovest verso Ue e Nato. "Tutto ciò permetterà una più rapida liberazione della Crimea”, afferma dal canto suo Achtem Čijgoz. Aggiungendo: "Certamente, un ruolo di non poca importanza gioca l’ottenimento per la Crimea dello status di autonomia nazionale", un punto su cui da tempo i rappresentanti tatari insistono.

"Sono felice che Zelenskij abbia dichiarato l'intenzione di creare un Comitato per la liberazione dei territori ucraini. Sarebbe un passo importante - continua Džemilev - tuttavia alcune affermazioni di Zelenskij mi sconcertano. Ad esempio, l’idea di indire un referendum sull’adesione alla Nato. Ma quale referendum: il corso euroatlantico sta ben scritto nella Costituzione ucraina!".

Mustafa Džemilev e la lunga repressione dei tatari di Crimea
Mustafa Džemilev è uno dei più noti dissidenti e difensori dei diritti umani della storia sovietica, famoso soprattutto per uno sciopero della fame durato 303 giorni, il più lungo nella storia dei movimenti per i diritti civili. Nel 2016 un giovane regista tataro, Ahmed Sarychalil, ha dedicato un documentario alla sua affascinante figura, titolato "Mustafa".

Džemilev ha consacrato la propria vita alla lotta per i diritti del suo popolo, in primo luogo quello di tornare nella propria terra, scontando per questo oltre quindici anni nei gulag sovietici. Oggi la sua missione non è cambiata: una volta lasciata nel novembre del 2013 la carica di presidente del Mejlis, che guidava dal 1991, ha continuato a rappresentare la voce dei tatari di Crimea a Kiev (dal 1998 è membro della Rada) e, soprattutto, dal 2014 porta avanti una nuova lotta - quella di riportare la sua terra, annessa forzatamente dalla Russia - all'Ucraina. Da allora gli è vietato l’ingresso in Crimea (così come in Russia); il suo nome è sulla lista - rinnovata lo scorso inverno - delle persone bandite dalla penisola e dalla Federazione russa.

Non è tra i soli che hanno lasciato la Crimea occupata dal 2014, forzatamente o meno: si stimano tra i 15.000 e i 30.000 i tatari di Crimea che hanno abbandonato da allora la propria casa. Nonostante l’apparente riconoscimento dei diritti alla comunità (la lingua tatara è riconosciuta sulla carta, ad esempio, come ufficiale, accanto a russo e ucraino), la repressione nei loro confronti continua. Sono circa 130 i prigionieri politici tatari oggi nelle carceri russe; arresti e perquisizioni continuano ogni giorno. "Se confrontiamo le procedure di perquisizione dei tempi sovietici con quelle di oggi, noteremo molte differenze - racconta Džemilev - da me sono venuti a perquisire una decina di volte in epoca sovietica, ma almeno allora arrivavano e dicevano: ‘Ecco l’autorizzazione del procuratore o del giudice, abbiamo tutte le ragioni di ritenere che lei abbia della letteratura antisovietica. Le chiediamo di consegnarcela volontariamente, altrimenti procederemo con la perquisizione’. Mentre ora non ci sono autorizzazioni: fanno irruzione nelle case, tutti a terra e iniziano a cercare arrecando danni materiali; anche se le porte sono aperte preferiscono scavalcare. Visto da fuori, pare che abbiano scovato un covo di terroristi, mentre in realtà si tratta di gente comune".

Nato nel 1943, Džemilev all’età di sei mesi venne deportato con la famiglia dalla Crimea all’Asia Centrale, in Uzbekistan. Sono oltre 183.000 i tatari di Crimea cui venne riservato in quegli anni lo stesso destino. Furono la comunità nazionale più colpita tra quelle che vennero accusate (o solo sospettate, è lo stesso) di alto tradimento ai danni dello stato sovietico. Per tutte la pena fu la stessa: il trasferimento forzato sugli Urali e in Asia Centrale con il divieto di far ritorno nella propria terra. Il 46% dei deportati tatari morì durante il tragitto o subito dopo. La deportazione puntò a distruggere, a cancellare la cultura del popolo tataro, la sua stessa identità. A tal proposito, oggi viene contestato un manuale di storia utilizzato nelle scuole della Crimea russa, nel quale i tatari vengono definiti dei collaborazionisti durante la Seconda guerra mondiale e conseguentemente nemici dello stato sovietico. Un modo per giustificare la loro deportazione: il 18 febbraio scorso il consiglio dei tatari di Crimea si è rivolto al governatore della regione Aksionov affinché il manuale venga ritirato.

Gli anni Sessanta, epoca di quel disgelo breve e precario inaugurato da Nikita Chruščiov, risvegliarono gli animi anche della comunità tatara; si iniziò a parlare di genocidio. Cinquemila tatari si trasferirono nella seconda metà del decennio a Mosca per tener vivo il movimento di rinascita, per far sentire più forte la propria voce nel centro del potere sovietico. E ottennero alcuni risultati: nel 1967 venne emanato il decreto che riabilitò i tatari di Crimea; eppure, nella loro penisola, nel frattempo ripopolata di nuovi cittadini sovietici, non riuscirono a rientrare e le repressioni non si arrestarono. Notizie sulla situazione dei tatari di Crimea cominciarono intanto a giungere oltrecortina, grazie alle voci di dissidenti (soprattutto russi).

Il 6 luglio 1987 fu una giornata importante per i tatari di Crimea: furono circa 150 in piazza Rossa a manifestare (ma le testimonianze sono discordanti e parlano anche di 500 persone) e il sit-in durò tutta la notte. Tra loro c’era anche la moglie di Mustafa, Safinar. L’evento portò i suoi frutti e i rappresentanti dei manifestanti vennero convocati da Andrej Gromyko in persona, allora presidente del presidium del Soviet Supremo dell’Urss.

Nel 1989 la repressione dei tatari di Crimea venne ufficialmente riconosciuta come “illegale e criminale”. Džemilev, eletto quell’anno capo del Movimento nazionale dei Tatari di Crimea, tornò nella penisola, seguito da altri 250.000 membri della comunità.

Prima o poi la Crimea tornerà ucraina
La fontana di Bachčisaraj, immortalata dal sommo poeta russo Aleksandr Puškin nell'omonimo poema (1824), era ridotta a un “tubo di ferro arrugginito” quando il poeta visitò il leggendario palazzo dei Khan nei primi anni Venti dell’Ottocento. La splendida e raffinata residenza dei sovrani tatari era stata distrutta nel 1736 dall’“orda” dei russi, i conquistadores della penisola di Crimea. Puškin se ne rammaricò e fece rivivere la perduta bellezza nel suo poema, rendendo eterna - grazie alla sua poesia - la civiltà tatara, checché ne pensassero i suoi compatrioti.

"L’unica possibilità perché vengano sollevate le sanzioni alla Russia è l’instaurazione a Kiev di un governo pronto ad accettare l’occupazione e a riconoscere la Crimea come russa. A Putin questo non è riuscito e speriamo non ci riesca mai - conclude Mustafa Džemilev - per questo, prima o poi, la Crimea tornerà ucraina”.

Da https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Crimea-la-resistenza-dei-tatari-195916?fbclid=IwAR1e8UYZCCWviropqPTKqhky-fyFmNe1rYui4rW71HfdT2NJDSWa-Nsxxt0

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 inserito:: Giugno 28, 2022, 10:17:53 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Francesco Coniglione
 
Roberto Mandolini
Quando parla un vero Ufficiale (non quelli da scrivania) bisognerebbe ascoltarlo….

Gen. C.A. Mario Bertolini, già capo del Comando operativo interforze e presidente dell’associazione paracadutisti italiani, spiega alla Verità e al Messaggero il conflitto tra Russia e Ucraina.
1) Le armi all’Ucraina sono un atto di ostilità, mai visto prima, che rischia di coinvolgerci nella guerra: Bastavano le sanzioni, anche inasprite.
2) Putin non è un pazzo né il nuovo Hitler: “Voleva interrompere il percorso che avrebbe dovuto portare l’Ucraina nella Nato” per non perdere “l’agibilità nel Mar Nero”.
3) Il governo italiano non conta nulla e Di Maio che dà dell’“animale” a Putin “ci taglia fuori da ogni trattativa”, diversamente dalla Francia di Macron.
4) Guai a seguire Zelensky sulla no fly zone, che “significherebbe avere aerei Nato sull’Ucraina e l’incidente inevitabile”. 5) I negoziati non sono un bluff, ma una “dimostrazione di buona volontà delle due parti”.
5) La sconfitta di Putin esiste solo nei nostri sogni e nella propaganda occidentale: la Russia s’è già presa l’Est, collegando Crimea e Donbass; “le grandi città al momento sono state risparmiate e non è partita la caccia a Zelensky” per “precisa volontà” di Mosca, che finora ha limitato al minimo “i bombardamenti dall’alto” per non moltiplicare le stragi e non provocare un “intervento Nato”.
6) Putin non ha bombardato la centrale di Zaporizhzhia: “Non ho visto missili, ma bengala per illuminare gli obiettivi” degli scontri con gli ucraini lì vicino: le radiazioni avrebbero colpito pure il Donbass e la Russia, che le centrali vuole controllarle, non farle esplodere.
7) Putin non vuole conquistare l’Europa né rifare l’Urss né “governare l’intera Ucraina”, ma “trattare una ricomposizione”: un regime fantoccio sull’intero Paese scatenerebbe anni di guerriglia antirussa. “La Russia vuol essere europea e noi non facciamo che schiacciarla verso Asia e Cina”.
Un successo ucraino è, purtroppo, fuori discussione.

I possibili esiti sono due: una vittoria russa dopo “una lunga guerra”; o un negoziato che i soli mediatori credibili – Israele, Francia, Cina e Turchia – possono favorire se aiutano le due parti a trattare con reciproche concessioni anziché “istigarle a proseguire” nella guerra.
Questa è la verità e non quella paventata dai vari pseudo giornalai che vogliono far passare, ad ogni costo, il presidente Ucraino come il nuovo Che Guevara europeo, sacrificando anche la popolazione benché inerme e incolpevole.

Da FB del 28 giugno 2022

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 inserito:: Giugno 27, 2022, 01:14:48 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Sara V. dipende se sono Tattiche o Strategiche.

E la Nato che ci deve PROTEGGERE ne ha di tutti e due i tipi.
Quelle Tattiche uccidono meno e in zone più circoscritte.

Ma soprattutto non fatevi intrappolare dai proPutin nazionali, i generali russi e la popolazione russa sono al corrente del fatto che se Putin spara, la Nato risponde immediatamente sulle loro teste.

Arriveremo alla Pace anche per questa considerazione, ma l’Ucraina non deve esagerare con un protagonismo esagerato che può sfasciare l’Europa.
ggiannig
Io su FB del 15 aprile 2022.


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 inserito:: Giugno 27, 2022, 12:40:21 pm 
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Luigi Pirandello. Fondamento della morale

Quand’ero matto, non mi sentivo in me stesso; che è come dire: non stavo di casa in me.

Ero infatti divenuto un albergo aperto a tutti. E se mi fossi picchiato un po’ sulla fronte, avrei sentito che vi stava sempre gente alloggiata: poveretti che avevan bisogno del mio ajuto; e tanti e tanti altri inquilini avevo parimenti nel cuore; né si può dir che gambe e mani avessi tanto al servizio mio, quanto a quello degli infelici che stavano in me e mi mandavano di qua e di là, in continua briga per loro.
Non potevo dir: io, nella mia coscienza, che subito un’eco non mi ripetesse: io, io, io... da parte di tanti altri, come se avessi dentro un passerajo. E questo significava che se, poniamo, avevo fame e lo dicevo dentro di me, tanti e tanti mi ripetevano dentro per conto loro: ho fame, ho fame, ho fame, a cui bisognava provvedere, e sempre mi restava il rammarico di non potere per tutti. Mi concepivo insomma in società di mutuo soccorso con l’universo, ma siccome io allora non avevo bisogno di nessuno, quel «mutuo» aveva soltanto valore per gli altri.
Il bello intanto era questo, che credevo di ragionare la mia pazzia; anzi, se debbo dir tutta la verità senza vergognarmi, ero finanche arrivato a tracciare lo schema d’un trattato sui generis, che intendevo scrivere col titolo: Fondamento della morale.
Ho qui nel cassetto gli appunti per questo trattato, e ogni tanto, di sera (mentre Marta si fa di là il solito pisolino dopo cena), li cavo fuori e me li rileggo pian piano, di nascosto, con un certo godimento e anche una certa meraviglia, lo confesso, perché è innegabile che io ragionavo pur bene, quand’ero matto.
Dovrei veramente riderne; ma forse non ci riesco per il motivo affatto particolare che quei ragionamenti erano per la maggior parte diretti a convertire quella disgraziata, che fu la mia prima moglie, della quale parlerò appresso, per dare la più lampante prova delle segnalate pazzie di quei tempi.
Da questi appunti argomento che il trattato del Fondamento della morale dovesse nel mio concetto consistere di dialoghi tra me e quella mia prima moglie, o forse d’apologhi. Un quadernetto, ad esempio, è intitolato: Il giovine timido, e certo in esso alludevo a quel buon ragazzo, figlio d’un mercante di campagna in relazione d’affari con me, il quale, mandato dal padre, veniva a trovarmi in città, e quella disgraziata lo invitava a desinare con noi per divertirsi un po’ alle spalle di lui.

Trascrivo dal quadernetto:
Dimmi, o Mirina. O che occhi sono i tuoi? Non vedi che codesto povero giovine s’è accorto che tu intendi prenderti giuoco di lui? Lo stimi sciocco; e invece è soltanto timido, così timido che non sa ritrarsi dalla berlina a cui lo metti, quantunque ne soffra dentro. Se la sofferenza di questo giovine, o Mirina, non rimanesse per te allo stato di segno apparente che ti fa ridere, se tu non avessi soltanto coscienza del tuo tristo piacere, ma anche, nello stesso tempo del dolore di lui, non ti par chiaro che cesseresti di farlo sorbire, perché il piacere ti sarebbe turbato e distrutto dalla coscienza dell’altrui dolore? Tu agisci dunque, Mirina, senza l’intero sentimento della tua azione, della quale provi l’effetto soltanto in te medesima.
Così. E per un matto, via, non c’è male. Il male era che non comprendevo che altro è ragionare, altro è vivere. E la metà, o quasi, di quei disgraziati che si tengon chiusi negli ospizii, non sono forse gente che voleva vivere secondo comunemente in astratto si ragiona? Quante prove, quanti esempii potrei qui citare, se ogni savio oggi non riconoscesse tante cose che si fanno nella vita, o che si dicono, e certi usi e certe abitudini esser proprio irragionevoli, dimodoché è matto chi li ragioni.
Tale in fondo ero io, tale nel mio trattato mi dimostravo.
Non me ne sarei accorto, se Marta non mi avesse prestato i suoi occhiali.

Per curiosità, intanto, coloro che non si vogliono tener paghi di Dio, perché lo dicono fondato in un sentimento che non ammette ragione, potrebbero vedere in questo mio trattato come io però lo ragionassi. Se non che, convengo adesso che questo sarebbe un Dio difficile per la gente savia e anzi addirittura impraticabile, perché, chi volesse riconoscerlo dovrebbe agire verso gli altri come agivo io una volta, cioè da matto: con eguale coscienza di sé e degli altri, perché sono coscienze come la nostra. Chi facesse veramente così e alle altre coscienze attribuisse l’identica realtà che alla propria, avrebbe per necessità l’idea d’una realtà comune a tutti, d’una verità e anche di un’esistenza che ci sorpassa: Dio.
Ma non per la gente savia, ripeto.

È curioso intanto che Marta, mentre io (seguendo la nostra vecchia abitudine di leggere qualche buon libro prima d’andare a letto) leggo, per esempio, I fioretti di San Francesco, m’interrompa di tratto in tratto, esclamando con riverenza e piena d’ammirazione:
— Che santo! che santo!
Così.
Sarà tentazione del demonio, ma io abbasso il libro sulle ginocchia e sto a guardarla, se lo dica proprio sul serio davanti a me. Per esser logici, via, San Francesco per lei non dovrebbe esser savio, o io ora...
Ma già, mi persuado che i savii debbono esser logici fino a un certo punto.

Torniamo a quand’ero matto.
Sul cadere della sera, in villa, mentre da lontano mi giungeva il suono delle cornamuse che aprivano la marcia delle frotte dei falciatori di ritorno al villaggio con le carrette cariche del raccolto, mi pareva che l’aria tra me e le cose intorno divenisse a mano a mano più intima; e che io vedessi oltre la vista naturale. L’anima intenta e affascinata da quella sacra intimità con le cose, discendeva al limitare dei sensi e percepiva ogni più lieve moto, ogni più lieve rumore. E un gran silenzio attonito era dentro di me, sicché un frullo d’ali vicino mi faceva sussultare e un trillo lontano mi dava quasi un singulto di gioia, perché mi sentivo felice per gli uccelletti che in quella stagione non pativano il freddo e trovavano per la campagna da cibarsi in abbondanza felice, come se il mio alito li scaldasse e li cibassi di me.

Penetravo anche nella vita delle piante e, man mano, dal sassolino, dal fil d’erba assorgevo, accogliendo e sentendo in me la vita d’ogni cosa, finché mi pareva di divenir quasi il mondo, che gli alberi fossero mie membra, la terra fosse il mio corpo, e i fiumi le mie vene, e l’aria la mia anima; e andavo un tratto così, estatico e compenetrato in questa divina visione.
Svanita, restavo anelante, come se davvero nel gracile petto avessi accolto la vita del mondo.
Mi mettevo a sedere a piè d’un albero, e allora il genio della mia follia cominciava a suggerirmi le più strambe idee: che l’umanità avesse bisogno di me, della mia parola esortatrice: voce d’esempio, parola di fatto. A un certo punto m’accorgevo io stesso che deliravo, e allora mi dicevo: «Rientriamo, rientriamo nella nostra coscienza...». Ma ci rientravo, non per veder me, ma per veder gli altri in me com’essi si vedevano, per sentirli in me com’essi in loro si sentivano e volerli com’essi si volevano.

Ora, concependo e riflettendo così nello specchio interiore della coscienza gli altri esseri con una realtà uguale alla mia e per tal mezzo anche l’Essere nella sua unità, un’azione egoistica, un’azione cioè nella quale la parte si erige al posto del tutto e lo subordina, non era naturale che mi apparisse irragionevole?
Ahimè, sì. Ma mentre io per le mie terre camminavo in punta di piedi e curvo per vedere di non calpestare qualche fiorellino o qualche insetto, dei quali vivevo in me la tenue vita d’un giorno, gli altri mi rubavano la campagna, mi rubavano le case, mi spogliavano addirittura.
E ora, eccomi qua: ecce homo!

§
LUIGI PIRANDELLO (1867 – 1936), Quand’ero matto… (I edizione nell’omonima raccolta, Streglio, Torino 1902; poi nella Raccolta Il vecchio Dio, Bemporad, Firenze 1926 ~

§
Uomo di teatro e fine osservatore dell'animo umano. Premio nobel per la letteratura.
Nacque ad Agrigento il 28 giugno 1867 da una famiglia borghese e si laureò a Bonn, in Germania, nel 1891.

Da Maria Farine su FB del 28 aprile 2022.


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 inserito:: Giugno 27, 2022, 12:34:39 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Salvatore Messina
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Irina Romanov
Già pubblicato, ripropongo il mio sfogo. Non ne posso più, concerti pacieri italiani anti americani Non si può più leggere quello che l'italiano anti americano scrive, soprattutto in relazione alla guerra in Ucraina. E mi chiedo, poi, perché ce l'abbia così a morte con gli USA. Forse, qualcuno me lo spiega un giorno. Ma quello che mi irrita è il fatto di tirare sempre in ballo gli USA quando si parla della guerra in Ucraina scatenata dalla Russia. Non sono stati gli USA ad invadere né a commettere queste atrocità. Di tutti i paesi formatisi dopo il crollo, tanto auspicato anche da molti italiani che hanno applaudito a Sakharov e a Solzhntsyn, hanno adorato Bulgakov e Brodskiy, nessuno, dicasi nessuno paese, diventato finalmente libero (perchè era occupato nel corso dei secoli e soprattutto nel secolo scorso), vorrebbe tornare a vivere in quell'orrore di cui voi italiani non vi immaginate una minchia (e non mi vergogno di scriverlo, perché proprio quello è). Ed è questo il motivo della comparsa di tutti questi nuovi alleati, membri NATO: hanno paura, quei paesi, di ritrovarsi di nuovo nel paese Zombie. Una paura che non ve la siete mai sognata, voi che oggi avete dei vicini civili e membri della stessa Alleanza che garantisce molto a voi, e pochi confini, le Alpi in mezzo, e il mare attorno. Facciamo il cambio. Prendetevi voi quel mostruoso vicino, abbiate voi la paura ogni giorno che ti invadono, e poi ti invadono davvero, e prima, per evitare tutto questo, bussate alla tanto civile e buona Europa (non l'America, attenzione) e quella ti dice gentilmente "c-zzi tuoi". Quello che è da dire che si poteva e si doveva agire prima. E adesso si pontifica cosa dovrebbe fare il paese invaso, che poi non avete mai considerato. Paese comodo come cuscinetto, perché sotto sotto di paura ne dovreste avere anche voi. Il paese di cui non ve ne è importato nulla. Ceto, adesso il grano, l'olio di girasole, e tante cose, forse, facevano comodo, ma la Russia grossa e cattiva piace di più. Piena di quella cultura di cui pontificate di nuovo ripetendo le parole altrui, senza aver conosciuto nessuno oltre ai vecchi Tolstoy e Dostoevskiy. Sapete dire solo bla bla bla. Consigliate di cedere tutto, anche dei territori, in cambio della vostra pace. Ma avete studiato la storia bene? La mia famiglia viene da quei territori ceduti una volta nel nome della pace, in un bel giorno finendo per una firma, sempre nel nome della pace, in un bell'inferno sovietico. Ma la guerra sarebbe comunque iniziata. Forse conviene ricordarselo. E forse bisogna informarsi, togliersi i veli e le ipocrisie, e parlare delle alleanze con il nazismo, la necessità di ave dovuto accettare gli aiuti americani, collocare le basi militari nel vostro paese. Altrimenti, come la Grecia, potevate rinunciare. Oggi sareste lì. Ma i soldi facevano gola. Quando parlate degli USA e delle basi della NATO, fate l'ordine a casa vostra. Uscite dalla NATO. Rompete le vostre relazioni con gli USA. In vista dei due nuovi futuri alleati, che giustamente muoiono di paura, non sento, poi, la vostra lagna, la non accettazione dell'ingresso della Finlandia e della Svezia. Converrebbe ragionare un attimo. Dunque, prima rinunciate agli USA, e poi protestate. Andate a vivere in Russia e poi decidete se volete starci. Studiate la storia, e vi emancipate. La propaganda è un veleno. Ripetere bla bla bla dietro qualcuno senza voler sforzarsi di capire le cose è un peccato mortale. Sarebbe meglio cercare intanto di informarsi.

Commenti: 38

•  Giuseppina Stellacci
Molti guardano a quelle poche grandi città russe! Ma la quasi totalità della popolazione vive in condizioni molto diverse! Spesso quando guardiamo i documentari delle nostre belle valli e vediamo la vita sacrificata di chi ci abita tra le greggi e le mandrie cui badare.. tra la neve ed il sole...ci chiediamo: ma come si fa? Bene...quello equivale ad una vita da "castellani" rispetto a ciò che si vive negli sterminati territori dell'est !

•  Adele Piras
Riflessioni forti e valide che si scontrano con un muro ideologico che ha radici lontane e nel tempo e che in questa situazione sembra invalicabile. Comunque per me molto ha avuto inizio nella "lode dell'ignoranza "degli ultimi decenni del Novecento che nel tempo con lo sviluppo della tecnologia
è diventata un veleno per le menti più deboli, manovrate a piacimento senza alcuna consapevolezza
 

° Gianni Gavioli
Perché é diffusa e profonda questa ossessione antiUsa?
Perché dopo la passata guerra mondiale, sia la Chiesa Cattolica, sia il Comunismo nelle sue troppe divaricazioni l'hanno alimentata!
Certo che anche gli Usa e il loro modo d'essere e di agire nel mondo, hanno dato una grossa mano nel farsi odiare.
Ma speriamo che al di là, delle flatulenze gastriche passeggere, si sia in molti a comprendere che l'occidente da correggere e gli Usa da condurre a maggiore saggezza, siano "MOLTO" MENO PEGGIO dei regimi con vertici devastati dal loro stesso Potere.
ggiannig

•   
Erwin Pock
Gianni Gavioli giusto, ma c'è anche un altro motivo. L´ Italia prima del '43 pullulava di fascisti, alleati dei nazisti del Terzo Reich. L´Italia, una volta fatto il salto della quaglia (comprensibile in buona parte) è stata però liberata dal nazi-fascismo (durante la guerra civile) per l´intervento militare alleato e guidato dagli USA. Quindi la tanta parte di fascisti e comunisti in Italia (molti non lo ammettono, la sincerità non è il loro forte) odiano gli Usa e tirano in ballo un sacco di argomenti gonfiati dalla propaganda russa. Sostanzialmente sono stati gli americani a dare all´Italia la democrazia di stampo occidentale impedendo che essa si legasse al carro del Cremlino. Ecco quindi come fascisti e comunisti italiani siano uniti nello spregio degli USA e in definitiva della democrazia. Loro vogliono un putin qualsiasi che li metta in riga tenendoli al guinzaglio, molto corto.

•  Gianni Gavioli
Erwin Pock io amo la sintesi, non mi presto ad approfondimenti che lascio agli esperti in materia anche, ma non solo, per competenza.
Chiesa Cattolica e Comunismo hanno condizionato fortemente la popolazione italiana, il loro modo di pensare e agire della stessa. Senza elevarne la conoscenza sociale e culturale.
Con lo scopo comune di renderci “Gregge” e ci sono riusciti, oggi siamo in gran parte inconsapevoli della realtà, subiamo ogni sorta di prevaricazione, siamo vittime di ogni azione predatoria commessa dalla malavita in genere e soprattutto dalla partitocrazia più fetida.
Potremmo elencare ancora altre insufficienze di questa che, di fatto, è una Democratura neppure molto salda. Ma elencare le mancanze senza avere le soluzioni praticabili, reca solo ulteriore danno alla società, in cui agiscono anche persone di grande valore sociale, economico e umanitario.
E lo fanno senza alzare la voce o sbandierare vessilli fasulli e preconfezionati.
ggiannig ciaooo

•  Erwin Pock
Gianni Gavioli concordo in pieno anche su queste riflessioni. (Certo è che cerchiamo sempre di non scrivere troppo altrimenti nessuno legge, ma ci sarebbe materiale per libri)  .

•  Gianni Gavioli
Erwin Pock facciamoli! Ma prima di tutto informiamoci da Report mi sembra una fonte seria. ciaooo

•  Erwin Pock
Gianni Gavioli mi fa piacere se qualcuno mi segnala una fonte seria. Ma vivendo fuori d’Italia ho a disposizione un largo spettro di informazione sia di parte che indipendente. Mi informo preferibilmente da fonti di lingua tedesca e inglese. Quelle di lingua tedesca se alle volte sono di parte, comunque trovi sempre in abbondanza anche quelle contrarie. Sul lato Italia ho l'impressione che il piatto della bilancia penda troppo a favore del Cremlino e qui vedo abbastanza balle veramente meschine. Esempio: una fonte riporta una dichiarazione (minaccia) di Lavrov, secondo il quale il mondo occidentale non ha studiato la storia e non sa che la Russia è invincibile. Ok, se lo dice lui scriviamolo pure: ma allora scriviamo anche un commento, che (solo a cominciare dal secolo XX) hanno perso contro i giapponesi (1904-1905), contro i tedeschi (e austro ungarici, 1914-1918), contro i polacchi (1919-1921), e poi in Afghanistan (anni ´70). Perchè non si commentano le balle russe?

•  Gianni Gavioli
Erwin Pock qui l'informazione é fortemente inquinata da anni di penetrazione antioccidentale e anti-Usa già evidenziate e commentate anche su Fb.
Le testate corrotte da queste patologie sono la maggioranza, con diverse motivazioni e metodiche raffinate nella loro scelleratezza.
Le logiche d'attacco al governo per la presa del potere della destra, e la fissazione ad essere opposizione di parte delle sinistre, si basano sullo sfruttamento del Pretesto per infamare l'avversario (già appassito dalla corruzione e partitocrazia) sono simili a quelle Russe di oggi.
Sembrano uscite dalla stessa scuola e dallo stesso manuale d'istruzione (algoritmi?).
Il loro punto di forza consiste nell'immobilizzare la capacità di raziocinio e di consapevolezza delle popolazioni, già atrofizzate da decenni di disinformazione comunista e cattolica con il Caos e la sobillazione che sfrutta il malcontento.
Il tutto arricchito dall'uso raffinato dell'inganno e dei dogmi personalizzati.
Se riesci a farci/farmi avere indicazioni su fonti democratiche attendibili, anche usando mezzi fuori da fb (e-mail) te ne saremo grati.
ggiannig ciaooo

•  Gianni Gavioli
Da aggiungere al già scritto su come si è mosso e si muove il Male, in Italia, due dati di fatto che l'hanno favorito:
Il persistere della volontà del potere cattolico, di non contribuire allo sviluppo sociale e culturale, della massa di fedeli, ma anzi sfrutta il Caos per difendere sue posizioni del peggiore conservatorismo;
l'atrofia cerebrale dell'Intellighenzia progressista causata dalla sconfitta di una ideologia ottocentesca che non è stata capace d'essere riformista, senza se e senza ma, attualizzando i valori e le basi morali e sociali tuttora e nel futuro essenziali, se poste a favore di una Democrazia Socialista.
Nuova realtà, con nuovi partiti, che deve emergere da un oceano di gravissimi errori, sociali e politici castranti del consenso popolare, sia al Centro progressista, sia nella Sinistra ammalata dell'essere sempre opposizione.

ggiannig ciaooo
giugno 2022 su Fb

 8 
 inserito:: Giugno 25, 2022, 12:45:49 pm 
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Gianni GavioliLA RICERCA. Tra MIGLIORI e PEGGIORI (Persone, Idee e Fatti).
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Il Regionalismo malnato e peggio gestito ha dimostrato negli anni, le proprie peggiori caratteristiche.
Una, addirittura devastante:
ha favorito lo Sfascio dell'ancora incompleta valorizzazione dell'unità nazionale.
Peggio nel peggio ha, soprattutto al Nord, stravolto con il PRETESTO della scontentezza popolare e il miraggio di nuovi valori, i veri patrimoni regionali: la famiglia, l'artigianato di qualità, il turismo dei Viaggiatori (molto diverso da quello di massa), il sano folclore tradizionale, la Cultura regionale e la sua spesso avversata evoluzione, ecc.
In poche parole questo Regionalismo ha mortificato il bello e il buono del Localismo, per rincorrere l'accumulo di risorse poi spesso predate dalla corruzione indigena, dalle mafie, dalle partitocrazia di periferia e da ogni altra "fetenzia" visibile oggi o ancora da scoprire.
Non ultima quella più inutilmente pericolosa, il SEPARATISMO feudale antioccidentale, che porta verso il dominio straniero in Italia già attivo neppure molto sottotraccia.
Assodato tutto ciò cosa si vuole proporre all'intelligenza civica e culturale di una Democrazia ancora Incompleta:
*uno Studio approfondito di cos'è diventato oggi il Regionalismo Italiano.
*Approfondendo seriamente, anche ricercando e favorendo il contributo di studiosi stranieri, l'analisi e la conoscenza in ogni singola Regione.
Per arrivare a decidere in che misura e con quale consistenza debba cambiare il concetto di Regionalismo, alla luce dei cambiamenti che il NOM (nuovo ordine mondiale) sta già attuando, con una falsa partenza da correggere.

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Peggio nel peggio ha, soprattutto al Nord, stravolto con il PRETESTO della scontentezza popolare e il miraggio di nuovi valori, i veri patrimoni regionali: la famiglia, l'artigianato di qualità, il turismo dei Viaggiatori (molto diverso da quello di massa), il sano folclore tradizionale, la Cultura regionale e la sua spesso avversata evoluzione, ecc.
In poche parole questo Regionalismo ha mortificato il bello e il buono del Localismo, per rincorrere l'accumulo di risorse poi spesso predate dalla corruzione indigena, dalle mafie, dalle partitocrazia di periferia e da ogni altra "fetenzia" visibile oggi o ancora da scoprire.
Non ultima quella più inutilmente pericolosa, il SEPARATISMO feudale antioccidentale, che porta verso il dominio straniero in Italia già attivo neppure molto sottotraccia.
Assodato tutto ciò cosa si vuole proporre all'intelligenza civica e culturale di una Democrazia ancora Incompleta:
*uno Studio approfondito di cos'è diventato oggi il Regionalismo Italiano.
*Approfondendo seriamente, anche ricercando e favorendo il contributo di studiosi stranieri, l'analisi e la conoscenza in ogni singola Regione.
Per arrivare a decidere in che misura e con quale consistenza debba cambiare il concetto di Regionalismo, alla luce dei cambiamenti che il NOM (nuovo ordine mondiale) sta già attuando, con una falsa partenza da correggere.
 
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La suddivisione del mondo in blocchi (o Poli o Imperi) é in atto da tempo e la "Castroneria Russa" commessa, può accelerarla o comprometterla in negativo.
É per questa grossa questione globale, che quella piccola, procurata artificialmente, voluta come casus belli strumentale, inutilmente feroce, piccola ma potenzialmente enorme, questione locale, DEVE terminare subito in ogni modo!

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L'Ucraina é stata aggredita.
La Russia, non soltanto Putin, é l'aggressore.
Due realtà locali che sono parte di un Mondo in piena fermentazione dei problemi umanitari e geopolitici irrisolti.
É con questa visione grande, anche geograficamente, che si deve valutare l'aggressione della Federazione Russa e la Nazione Ucraina.
Due sono i punti fermi indiscutibili, che ogni giorno si devono aggiornare:
* gli esseri umani morti o feriti, violentati, sottomessi a sofferenze disumane, dall'aggressione ancora in atto.
* Le distruzioni materiali in Ucraina (non in Russia) e gli effetti, volutamente alimentati in negativo, dalla Russia, per sfasciare lo Status Quo in tutto il mondo che ha rapporti con la Russia e l'Ucraina.
Questo dovrà essere il punto di partenza di ogni soluzione possibile, in una condizione che la Russia ha voluto creare!
Rischiare il peggio a livello mondiale cavalcando il PRETESTO PUTINIANO il Mondo non lo può consentire e il Mondo lo deve risolvere in modo che il Tumore circoscritto non alimenti Metastasi distruttive per tutta l'umanità.

Fermare con ogni mezzo e metodo l'aggressione Russa all'Ucraina lo vuole il Mondo!!
ggiannig


 9 
 inserito:: Giugno 25, 2022, 12:39:21 pm 
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23 luglio-22 agosto

Centinaia di anni fa molti abitanti della vecchia Europa provavano ansia per il solstizio d’estate, il momento in cui il Sole raggiunge il punto più alto per poi scendere, portando giorni più brevi e meno luminosi.

Le persone più apprensive trovarono però un antidoto: la festa di mezza estate.

Accendevano grandi falò che bruciavano per tutta la notte e rimanevano sveglie fino al mattino, bevendo, ballando e facendo sesso.

La scrittrice Jeanette Winterson apprezza molto la festa. “Chiamatela estrema perversione o insensato ottimismo”, scrive, “ma i nostri antenati facevano bene a celebrare ciò che temevano”.

Winterson immagina di creare una cerimonia simile per le sue paure, “un rito che serva a bruciare ciò che in me è vigliacco, perduto, e lasci entrare la luce prima che sia troppo tardi”.

Dovresti fare qualcosa del genere anche tu, Leone.

SU fb - GIUGNO 2022

 10 
 inserito:: Giugno 25, 2022, 12:36:52 pm 
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Gianni Gavioli
Amministratore
  · donSeposrt5a9134379uo3u660l1utaig151nholf5elr :12 g mei9 ug  ·

Gentili Utenti in FB.
Nel mio immaginare di far rivivere (come nei nostri forum ulivisti) la partecipazione nei miei Gruppi Tematici aperti in Facebook, speravo di unire intorno a questi tavoli virtuali, un minimo di persone interessate a confrontarsi costruttivamente.
La cosa non è mai avvenuta e la situazione algoritmo-dipendente strumentalizzata per il domino degli Utenti, non l’ha certamente favorito.
Ovviamente una Idea diventata in qualche modo la Realtà di un Fallimento (anche per Fb) non la si cancella con un colpo di spugna, per rispetto verso i Membri che l’hanno partecipata, iscrivendosi e leggendo.
Per cui, nei 5 Gruppi Tematici contrassegnati in copertina con un fiore ho già scritto che non parteciperò con miei contributi personali (non più per protesta, ma per presa d’atto e di coscienza sulla realtà Meta Facebook).
Per gli altri 4 ancora visibili con una copertina significativa e non di saluto (il fiore) rallenterò all’essenziale la mia partecipazione non curandomi delle censure praticate, né delle visualizzazioni mentitrici, da compatire.
Quindi dei Gruppi Tematici non si cancella nulla e nulla si fa cancellare dal Sistema, la loro esistenza in Vita dipenderà dai pensieri scritti che i Membri lasceranno in essi, sino ad arrivare all’oblio voluto, da chi pratica lo SCARTO tra gli Utenti e lo spreco di Opportunità in cui stanno annegando!
Arlecchino Euristico, o come deciderò di aggettivarlo in futuro, essendo il mio nickname, quindi l’altro me stesso, resterà attivo a modo suo e mio!
Hahahaha

Gianni Gavioli (ggiannig)
Italia – 9 giugno 2022.

Oggi ho rilanciato tre caleidoscopi POLI regionali fatti diventare FEUDI REGIONALI

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