LA-U dell'OLIVO
Aprile 12, 2026, 07:29:33 pm *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
   Home   Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
Pagine: [1] 2 3 ... 10
 1 
 inserito:: Aprile 09, 2026, 07:03:26 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Enrico Bolis
Edizione Comunità di ivrea bto, gli scritti di Adriano Olivetti in merito al socialismo capitale, sono un esempio di etica imprenditoriale raggiunta solo da leuman a Torino, spagnoli a Perugi ed altri che hanno fatto grande i concetti di Ford e marchio sulla filosofia del lavoro sociale e capitale. Leggete Olivetti e scoprirete un mondo imprenditoriali distrutto da cialtroni come andreotti fanfani de benedetti famiglia agnelli elkan ed in ultimo valletta che impedi che i denari destinati dal piano Marshall americano (150 miliardi di dollari attualizzato al 2025) ad olivetti ( ovviamente una parte della cifra) in accordo con agnellin ed andreotti. Documentatevi e vedrete chi ha effettivamente distrutto l'olivetti, prima azienda AL MONDO a produrre personal computer in anticipo di 2 anni su IBM.La famosa programma 101 progettata ad ivrea dall' Touch ( italo giapponese).QUESTA È LA REALTÀ DELLA ROVINA DI OLIVETTI

-------------------------

si capisce poco ma é da approfondire!
----------------------------------------------

Hai  commentato il post di Roberto Moscardin:
Hai  commentato il post di Roberto Moscardin: "ERA vero, . . . quasi normale. ciaooo"

Hai  messo "Mi piace" al post di Roberto Moscardin: "**Anno di grazia 1955! ** **Adriano**, riuscì a far traghettare l’impresa e il management dal mondo semi industriale al mondo post-industriale, sul rigore scientifico della ricerca e della progettazione, sul dinamismo dell’organizzazione commerciale e sul rendimento economico, sul sistema dei prezzi, sulla modernità dei macchinari e dei metodi, sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell’azienda. **Adriano**, Ipotizzerà e realizzerà un nuovo tipo di sindacalismo all'interno della fabbrica, creando la Comunità di Fabbrica che allora suscitava un certo scandalo. (la protesta operaia del tempo, non si dirigeva contro il capitalismo, ma contro il modo in cui si era realizzato il processo di industrializzazione) e così riassumendo: Adriano**,** in modo molto **reale, vuole e ottiene**, una organizzazione della fabbrica, la previdenza sociale per i lavoratori, la Fabbrica non può guardare solo all'indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia, e realizzerà l'Ufficio delle Relazioni Umane, che dovrebbe migliorare i rapporti interni di fabbrica, con l'accompagnamento a riforme delle strutture e con l'obiettivo originale della partecipazione dei lavoratori **alla gestione,** alla trasformazione dell'azienda in **proprietà sociale. ** **Era solo l’anno - 1955!**"
---------------------------------------------------------------------------------------


 2 
 inserito:: Aprile 09, 2026, 06:57:11 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
PREMESSA.

Ad essere troppo democratici si finisce sotto il trumpismo.

Da studiare!
Gianni Gavioli
Italia - 2 gennaio 2024.

L'Italia in Europa e le sue Realtà:
la Società, la Politica, la scuola e lo Studio, l'Umanismo, l'Ambiente e la partecipazione alla Pace Attiva.

Socialesimo, lo Studio per una Societas di Stati, anche localizzati in Nazioni, con Regime Democratico Occidentale e Mediterraneo. 
 
---
Democrazia.
Priorità: da Realizzare finalmente come Democrazia Autorevole, Costituzionale, Parlamentare, basata sullo Stato Repubblicano.
Democrazia Rivisitata e Completata libera da estremismi.

Socialismo : Progetto di revisione socio-politica, in ottica futuribile, che ponga il Cittadino Individuo-Persona, al centro della società socialista.
Che ammetta il "diritto di resistenza", nelle situazioni di ingiustizia, ma rifiuti quello della rivoluzione violenta e della "guerra giusta".

SOCIALESIMO, un percorso internazionale verso un Socialismo Liberale, che NON calpesta i valori del passato, ma ne riconosce i moltissimi errori, fatti commettere da ideologie cannibalizzanti, assurde e da capi popolo spesso più assassini che leader da abbattere.
Studio sulla fattibilità di una società, più che nazionale, come insieme di organizzazioni di Stati Nazionali, accomunati in una Confederazione da formare, con un alto spessore civile, definito nei tempi, regole e comandamenti laici, per mettere arrivare a mettere ordine, con pragmatismo strategico e operativo, nel pensiero sociale e concreto di Centro e di Sinistra, Progressista e Riformista.
Recuperando i valori sino ad ora inutilizzati e correggendo gli errori commessi ancora oggi.
Su questi riconosciuti e confessati errori, progettare il futuro senza ritardi daltonici, provocati quotidianamente dalla cattiva politica, dagli anni venti del 1900 sino ad oggi.

Da tempo mi sono convinto che, pur non rinnegando le passate convinzioni, del resto revisionate nel tempo, noi tutti si debba realmente cambiare modo di pensare, sia la Democrazia, sia il futuro del Socialismo.

In un altro mio gruppo in Fb e ne LAU propongo considerazioni in cui spiego il mio pensiero “Domanista” che è un invito a riflettere, sulla realtà che portiamo con noi dal nostro “Ieri”, sulla realtà che stiamo vivendo nel nostro “Oggi” e soprattutto come il nostro cambiamento lo si debba organizzare, per progettare e affrontare la realtà del “Domani”, dei nostri Giovani.

Come vogliamo siano e quali in concreto saranno le Realtà future delle nostre Famiglie, delle nostre Comunità, in Italia, In Europa e nel Mondo?

Il Domanesimo é il suo studio di fattibilità.
ggiannig

Ps: la mia iniziativa e le ragioni che hanno motivato il chiamare Il DOMANESIMO un Gruppo Tematico in Fb e una sezione della mia LAU, non hanno nulla a che vedere con il "Domani", quotidiano lanciato successivamente sul mercato dell'informazione.
Piacevole, vista anche la differenza di potenziale economico e progettuale, che si siano ispirati a noi?!?
ggiannig

 3 
 inserito:: Aprile 09, 2026, 06:54:10 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Gianni Gavioli
Alessandro Magherini "La Russia vuole salvare Cuba" . . . da qualche decennio.
Onestà intellettuale ci impone di rispettare il pensiero di chi pratica la propaganda contro l'Atlantismo in quell'Occidente che non siamo ancora riusciti a correggere ma in cui noi viviamo da 70 anni in Pace.
Si possono amare nazioni e capi di stato che da guerrafondai non amano la Pace, ma con l'onestà di non offendere la nostra capacità di sopportarvi.
ciaooo

 4 
 inserito:: Aprile 09, 2026, 06:50:49 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin

Lo schieramento politico nei quotidiani italiani.  Storia, percezioni e bis
Lab Contenuti
Lo schieramento politico nei quotidiani italiani.  Storia, percezioni e bis

12 Luglio 2024
di Rosario Alex Bavetta, Yulia Putivtseva

In seno al corso di Teorie della Comunicazione, in data 01.03 dell’anno corrente tre gruppi di studenti si sono cimentati nell’esercitazione in oggetto della tesina. La consegna era quella di elaborare una tassonomia di un certo numero di quotidiani italiani ancora in circolazione rispetto all’orientamento politico che la singola testata sembri aver adottato.

L’esercitazione ha avuto la durata di un’ora e mezzo e ha coinvolto gruppi di studenti di sesso, età, origine e orientamento politico diversi. Non è infatti una sorpresa che i tre risultati finali differiscano, talvolta non poco, circa i criteri della classificazione e di conseguenza nell’assegnazione a determinati schieramenti. Un certo gruppo, in particolare, ha contemplato un allargamento della lista degli stessi macro-orientanti politici a cui si possono ricondurre i giornali. Le ragioni che possono motivare un esercizio di questo genere potrebbero definirsi caratteristiche della situazione giornalistico-editoriali italiana.

Nel mondo anglosassone, così come nei paesi che si sono ispirati a questo modello, l’attività giornalistica nasceva come una sorta di argine dell’operato politico, e quindi con l’intenzione di operare una funzione di freno a quelle attività sociopolitiche giudicate come nemiche dell’interesse pubblico, creando così una relazione di carattere oppositivo tra il quotidiano e la politica, al contrario del caso italiano.

La nostra storia, infatti, è ricca di esempi in cui la militanza politica va di pari passo con un attivismo sociale e cultura le nella stampa periodica; inquesto caso è più facile parlare di convergenza tra attività giornalistica e impegno politico. Escluse le pubblicazioni strettamente letterarie del XVIII secolo, sono numerose le gazzette pre-unitarie fondate e dirette da esponenti politici più o meno importanti, che vedono loro stessiautori di articoli eco di una certa idea politica. Il caso più emblematico è quello che riguarda il cosiddetto “padre dell’Italia”, il Conte di Cavour: egli, noto intellettuale e politico attivo prima nel regno sabaudo e poi nel neo -regno d’Italia, fu sia protagonista politico e ideologicodel Risorgimento italiano che fondatore e direttore del principale quotidiano che spingeva all’azione politica, ossia Il Risorgimento. Altri casi interessanti possono essere quello fascista con Benito Mussolini, fondatore de Il Popolo d’Italia, e, di origine più recente La Padania, organo di stampa ufficiale del partito Lega Nord.

In conclusione, ciò che si evince è che non è raro che il panorama giornalistico italiano funga da laboratorio di riverbero della politica, dei partiti o dei suoi esponenti attraverso collegamenti più o meno diretti, semmai il contrario.

L’esercitazione: criteri e risultati
In questa prima parte verranno esposti i risultati finali dell’esercitazione e successivamente se ne preciseranno alcuni aspetti, cioè i criteri di valutazione tassonomica.

Gruppo A
Il gruppo A ha optato per una classificazione di 16 quotidiani in tre possibili schieramenti, definibili classici: sinistra, destra e centro. Icriteri di questa operazione sono di diversa natura e spaziano tra l’aspetto lessicale e tematico di specifiche parti del quotidiano,rispettivamente il titolo e la prima pagina. Altri parametri non meno interessanti riguardano il sistema di dirigenza della testata sia dal punto di vista interno (direttore) che da quello esterno (gruppo di proprietà). Infine, si inseriscono eventuali inclinazioni di carattere ideologico circatemi che possono essere considerati alqua nto divisivi: la nazionalità e il genere.

Criteri di classificazione
Dichiarazioni del direttore
Lessico (scelta delle parole specie nella titolazione e nell’attacco)
Prima pagina: tematiche e argomenti
Compromissione politica (figura direttoriale, gruppo di proprietà)
Concezione della dimensione etnica (nazionalità) e di genere
Schieramenti
Sinistra      Centro         Destra
Domani      Il Riformista      L’Identità
L’Unità      La Repubblica      Il Secolo d’Italia
Il Manifesto   Il Corriere della Sera      Il Tempo
Il Fatto Quotidiano   La Stampa      La Verità
       Il Messaggero      Il Giornale
       Il Sole 24 Ore      Libero
Gruppo B
La tassonomia del secondo gruppo, il gruppo B, è certamente quella che contempla al suo interno il numero maggiore di testate eanche i criteri di classificazione più specifici, diversi per ogni schieramento. I 25 quotidiani sono riordinati secondo i tre orientamenti classici ma ognuno conformemente a moduli propri. Nel caso della sinistra questi rientrano negli ideali tipici della corrente politica: uguaglianza, integrazione sociale e internazionalismo, ecologismo e redistribuzione equa della ricchezza. Lo stesso si può dire per iparametri di destra: nazionalismo, tradizionalismo, e liberismo. Risultano invece più discutibili i punti che definiscono lo schieramento centrale, ossia democrazia, equilibrio e un’ispirazione cristiana.

Criteri di Classificazione
Sinistra            Centro         Destra
Promozione dell’uguaglianzaSociale   Ispirazione democratica   Libertà e Liberismo
Promozione dell’integrazione      Equilibrio         Tutela dei valori tradizionali
Protezione del consumatore      Fondamenta cristiane   Riduzione delle tasse
Salvaguardia dell’ambiente       Nazionalismo
Tassazione progressiva sui redditi       
Cooperazione Internazionale       

Schieramenti

Sinistra         Centro         Destra
La Repubblica      Corriere della Sera      Libero
La Stampa      Il Tempo         Il Giornale
Il Fatto Quotidiano   Il Messaggero         La Verità
Domani         Il Riformista         L’Identità
L’Unità         Il Dubbio         Il Foglio
Il Manifesto      Il Gazzettino         Quotidiano Nazionale
Il Secolo XIX      Il Mattino         Il Resto del Carlino
          L’Avvenire         La Nazione
          Il Sole 24 Ore         Il Secolo d’Italia

Gruppo C
Il gruppo C ha identificato dei criteri che riguardano più strettamente alcuni elementi del giornale che concorrono a diffondere un certo tipo di narrazione politica, come il tono stesso o il linguaggio, inteso come strumento di potere. A questi si aggiunge la scelta delleimmagini inserite accanto agli articoli e, per ultimo, la newsworthiness, ossia la cernita dei fatti che poi diventano notizie. Il numero delle pubblicazioni classificate è inferiore a quello degli altri gruppi (15), tuttavia, l’accuratezza degli schieramenti è più ricercata. Infatti,non si limita alla tripartizione tradizionale degli schieramenti, bensì opta per una tassonomia pentapartita che tiene conto dellesfumature che caratterizzano il panorama partitico italiano; le cinque caselle possibili, al di là di sinistra, destra e centro fanno spazio agli ibridi centrosinistra e centrodestra. Pur essendo di difficile definizione, queste aggiunte tengono conto delle sfaccettature reali dellasituazione politica in oggetto.

Criteri di classificazione
Linguaggio (mezzo per discriminare, veicolare ideologie e inclinazioni)
Tono della narrazione (sarcasmo, ironia)
Fotografie
Notiziabilità

Schieramenti
Sinistra         Centro Sx      Centro         Centro Dx      Destra
L’Unità            La Repubblica      Corriere della Sera   Il Giornale      Libero
Il Manifesto         Il Secolo XIX      Il Messaggero      Il Sole 24 Ore      Il Foglio
             La Stampa      Il Riformista      La Verità
             Il Fatto Quotidiano              L’Identità

In linea generale si può dire che non ci si siano grossi disaccordi nelle associazioni di ciascun gruppo, specie per i quotidiani di destra. È infatti il discrimine tra centro e sinistra che può differenziare i giudizi, specie quelli elaborati da A e B. Il gruppo C, visto il frazionamento più diversificato, potrebbe trovarsi ora in accordo ora in disaccordo bene o male con entrambi i gruppi precedentemente menzionati, fungendo daago della bilancia.

Diversamente dalle assegnazioni, i criteri di classificazione si possono raggruppare in tre macrogruppi distinti: un criterio linguistico-iconico, uno tematico-contenutistico ed infine uno puramente ideologico.

I bias cognitivi nei media
L’attribuzione di una determinata linea politica alle testate giornalistiche e la conseguente tendenza della pubblica opinione verso una determinata “ideologia” causa indubbiamente una mancata “freelance di opinione” (Di Marco, 2015), generando in prima linea pregiudizi, definiti anche “bias cognitivi”. La seguente parte del paper si concentrerà prevalentemente sulla definizione di “bias”,come vengono utilizzati dai media per influenzare l’opinione pubblica e infine cercherà di fornire soluzioni per indirizzare il pubblico verso una maggiore consapevolezza circa tratti tendenziosi dei media.

Cosa si intende per “bias”?
Per “bias cognitivo” si intende una reazione automatica del cervello umano quando deve valutare una situazione. Sono quindi valutazionirapide che si danno quando posti di fronte a una situazione incerta.

Se da un lato i bias permettono di giungere a delle conclusioni in maniera più rapida ed efficiente, d’altro canto compromettono lacapacità di prendere decisioni oggettive e razionali, spesso portando a giudizi sbagliati e conclusioni approssimative. Questo permette aivari settori dell’informazione di sfruttare questa sensibilità della mente, indirizzando l’opinione pubblica nel verso desiderato. Infatti, gli ambiti come il marketing, la comunicazione e la politica sfruttano ampiamente questi meccanismi psicologici per indirizzare le scelte e le opinioni delle persone.

In particolare, nell’ambito della politica, le recenti elezioni (come si è visto in Italia, Francia e anche negli Stati Uniti) hanno acceso un intenso dibattito riguardo alla capacità delle informazioni diffuse dai quotidiani e dai social media di influenzare le scelte di voto mediante l’uso di algoritmi, notizie false e bot. Inevitabilmente, il dibattito ha coinvolto i media tradizionali, accusati di usare dasempre gli stessi metodi per influenzare l’opinione pubblica attraverso le loro scelte editoriali o appoggiando apertamente una determinatafazione politica, perdendo così la loro imparzialità. Infatti, molte critiche sono rivolte all’idea che i media tendono a riflettere l’opinione dominante, sostenendo gli interessi e l’egemonia dei determinati establishment.

Esempio di bias: le elezioni statunitensi del 2016

Un esempio di bias che colse l’interesse di molti osservatori, giornalisti e ricercatori fu a seguito delle elezioni americane del 2016,alla luce della significativa discrepanza osservata tra l’orientamento dei media e i risultati elettorali. È stato immediatamente rilevato come la vittoria di Trump fosse arrivata inattesa, non solo perché le previsioni elettorali tendevano a favorire la conferma dei Democratici alla Casa Bianca, ma anche perché i media sembravano quasi interamente schierati a favore di Hillary Clinton, creando anche un effetto winnowing1.

Questo era principalmente dovuto al fatto che inizialmente Trump veniva visto come un “joke candidate”. Tale percezione, dovuta al suo passato di celebrità, alle sue dichiarazioni controverse e allo status di “outsider”, rendeva la sua candidatura presidenziale come un vero e proprio spettacolo. Tuttavia, nel momento in cui la sua campagna guadagnò slancio e si assicurò un sostegno significativo, i media dovettero rivalutare la sua candidatura. Questo fu reso possibile grazie ai bias cognitivi, che hanno giocato un ruolo fondamentale nell’affermazione di Trump come un candidato politico serio. Alcuni di essi possono essere classificati nel seguente modo:

Bias di conferma2: molti giornalisti e commentatori che ritenevano Trump un candidato poco serio inizialmente si concentraronosu storie ed eventi che rafforzavano questa visione. Ciò ha portato alla copertura che ha evidenziato le sue dichiarazionicontroverse e passi falsi, minimizzando i segni del suo crescente sostegno.
In-group bias3: la retorica di Trump risuonava fortemente familiare per alcuni gruppi di elettori
che si sentivano alienati dall’ “establishment” politico. Questo pregiudizio contribuì a consolidare la sua base, poiché i suoi seguaci lo consideravano un sostenitore dei loro interessi contro le “minacce” esterne.

III)          Effetto Dunning–Kruger4: questo pregiudizio potrebbe aver influenzato alcuni elettori a credere

che la mancanza di esperienza politica di Trump non era uno svantaggio, ma piuttosto un vantaggio. Percepivano il suo stile semplice e grezzo come autenticità e buon senso, in contrasto con i politici di carriera.

IV)          Overconfidence bias5: Molti esperti hanno predetto con fiducia una vittoria di Hilary Clinton sulla base di indicatori tradizionali (ad esempio, dati elettorali, tendenze demografiche) e dato per scontato i segni del percorso di Trump verso la vittoria, come la sua forte performance negli swing states6.

Bias e opinione pubblica
Partendo dal concetto di bias e dall’esempio fornito, possiamo concludere che le notizie, i social media e i motori di ricerca sono diventati così faziosi che ci si ritrova spesso intrappolati nei propri pregiudizi. Questo porta a diverse conseguenze negative:

1) Come società, si diventa estremamente polarizzati, fraintendendo o disprezzando “l’altra parte”, che percepiamo come estrema, odiosa o malvagia.

2) Si è più facilmente manipolabili nel modo di pensare, votare o comportarci;

3) La capacità di comprendere gli altri, risolvere problemi e trovare compromessi si riduce;

4) Si diventa incapaci di scoprire la verità

Come superare i bias: una guida
Superare i bias cognitivi richiede un approccio responsabile e critico sia da parte dei giornalisti e redattori di quotidiani, ma anche da parte dei consumatori di notizie.

Per quanto riguarda i giornalisti e i redattori, è importante il ruolo della formazione della professione, in particolare nell’ambito di bias per saperli individuare e superare. Risulta anche cruciale la promozione di una cultura redazionale che sia in grado di incoraggiare la riflessione e lo sviluppo critico, promuovere le diversità all’interno delle redazioni per garantire una pluralità di prospettive e considerare voci diverse per ridurre i bias di gruppo. Infine, risulta indispensabile anche la trasparenza riguardo alle fonti delle notizie e alla metodologia usata per ottenerle.
Nell’ambito dei social media è fondamentale assicurarsi che gli algoritmi di selezione dei contenuti siano trasparenti e non promuovano contenuti polarizzanti. In aggiunta, è necessario implementare meccanismi per ridurre la diffusione di informazioni false o fuorvianti.
Per i consumatori di notizie e utenti web è necessario diversificare le fonti di informazione, ad esempio consultando notiziari con differenti orientamenti politici e ideologici, analizzare le notizie con uno spirito critico cercando di riconoscere eventuali bis (dopo aver acquisito una solida comprensione dei bias cognitivi e come questi influenzano la precisione delle notizie).
Una possibilità di verifica dell’accuratezza dei fatti e delle informazioni è l’utilizzo dei servizi fact-checking, che sono in grado di rilevare dati e prove a supporto delle notizie importanti. Un esempio è Civikowl7, piattaforma che propone un modello automatico di ranking della qualità delle notizie basato su un algoritmo e sulle tecnologie di machine learning. Civikowl combina le valutazioni di due fonti imparziali: AllSides e Media Bias Fact Check, e applica tecnologie di machine learning per migliorare continuamente il ranking basato su modelli testuali. Sebbene l’algoritmo non possa distinguere tra notizie vere e false, fornisce utili indicazioni per comprendere meglio ilcomportamento dei giornalisti e l’importanza delle scelte editoriali.
In conclusione, la questione dei bias richiede una revisione dei criteri con cui i media hanno finora svolto legittimamente il loro ruolo nella sfera pubblica. Sperando che i criteri futuri siano più orientati a una cultura mediatica piuttosto che alla pretesa di un’impossibile oggettività, non resta che confidare nell’algoritmo del ragionamento (De Rosa, Reda, 2018, p.461).


Bibliografia
De Rosa, R., & Reda, V. Media bias. COMUNICAZIONE POLITICA, 2018, (3), 457-461.

Di Marco, V.: Lezioni di giornalismo, 2015, Ugo Mursia Editore

Jones, M., Sugden, R. Positive confirmation bias in the acquisition of information. Theory and Decision 50, 59– 99 (2001)

Pilat D., & Sekoul D. In-group bias. The Decision Lab, 2021.

In ambito politico, il termine winnowing si riferisce al processo di selezione o filtraggio dei candidati o delle idee, in modo da eliminare quelli meno adatti o meno popolari, concentrandosi invece su quelli più forti e promettenti. Questo processo può avvenire in diverse fasi della campagna elettorale o di un dibattito politico (https://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/winnow).

In ambito politico, il termine winnowing si riferisce al processo di selezione o filtraggio dei candidati o delle idee, in modo da eliminare quelli meno adatti o meno popolari, concentrandosi invece su quelli più forti e promettenti. Questo processo può avvenire in diverse fasi della campagna elettorale o di un dibattito politico (https://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/winnow). ↩︎
“tendenza a cercare evidenze che confermano le nostre precedenti conoscenze e credenze, piuttosto che cercare prove che negano tali conoscenze e credenze” (Jones M., Sugden R., 2001). ↩︎
“la tendenza per le persone a dare un trattamento preferenziale agli individui che appartengono allo stesso gruppo di cui
fanno parte” (Pilat D., & Sekoul D., 2021). ↩︎
“si verifica quando la mancanza di conoscenza e abilità di una persona in un determinato settore li induce a sopravvalutare la propria competenza parte” (Pilat D., & Sekoul D., 2021). ↩︎
è un pregiudizio ben consolidato in cui la fiducia soggettiva di una persona nei loro giudizi è attendibilmente maggiore della precisione oggettiva di tali giudizi, specialmente quando la fiducia è relativamente alta” (https://en.wikipedia.org/wiki/Overconfidence_effect). ↩︎
Nel sistema politico degli Stati Uniti d’America, uno swing state è uno Stato federato, nel quale nessun candidato o partito ha un sostegno storico tale da assicurare i punti dello Stato stesso nel collegio elettorale. Tali Stati sono oggetto di attenzione di entrambi i principali partiti delle elezioni, dato che vincere in questi Stati è la migliore opportunità per un partito di ottenere i voti del collegio”

(https://it.wikipedia.org/wiki/Swing_state). ↩︎
https://mlw.namle.org/civikowl/ 

VEDI ANCHE:  https://www.allsides.com/media-bias/media-bias-chart e https://transparency.tube/ (sulle news online) ↩︎

 5 
 inserito:: Aprile 09, 2026, 12:57:00 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Gianni Gavioli
 Condiviso con Tutti

Ci sono movimenti estremisti che hanno da tempo cattiva influenza nel sociale!
Rubare ai turisti, maltrattare i vecchi e i deboli anche da parte di giovani, il bullismo e la violenza, l'odio verso le forze dell'ordine e in genere contro l'ALTRO, sino al femminicidio sono sì sempre esistiti;
sono il frutto della innata disposizione a far male dell'essere umano, la cattiveria alimentata da movimenti politici estremisti e terroristi, arrivati anche in parlamento li hanno alimentati e moltiplicati nel sociale.

Si delinque anche con ispirazioni settarie e ideologie o fideismi fanatici.

Ultimamente anche la Psichiatria denuncia peggioramenti della salute mentale a tutti i livelli della popolazione.
Si sta diffondendo in progressione di azione e propensione, anche nei detentori del potere locale e nazionale. 
     
Attenzione a chi si vota alle elezioni di ogni tipo, anche di condominio!
hahaha.
ciaooo
ggiannig

 6 
 inserito:: Aprile 08, 2026, 07:41:49 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Lo scopo della manifestazione di Torino era la riapertura di Askatasuna ma, dopo quello che è successo, è ovvio ed evidente che Askatasuna non riaprirà mai più.
Altro scopo era opporsi al Governo Meloni ("Governo nemico del popolo"), del quale si invocava la caduta e le dimissioni ma, dopo quanto successo, è ovvio ed evidente che il Governo si sia rafforzato enormemente perché ha buon gioco nel presentarsi come il garante della moderazione contro oppositori violenti e seminatori di caos.
Ulteriore obiettivo era la protesta contro lo stato di polizia ma, dopo quello che è successo, il decreto sicurezza che verrà presentato in settimana sarà certamente molto più restrittivo.
Abbiamo quindi una manifestazione che ha ottenuto l'esatto contrario di ciò che si prefiggeva. Per colpa di una minoranza rispetto alla maggioranza dei partecipanti? D'accordo, ma il risultato finale non cambia: migliaia di persone hanno marciato sabato pomeriggio per ritrovarsi, in serata, in una situazione per loro peggiore di quella della mattina. Di ciò ringrazino gli stupidi che non desideravano altro che gli scontri al calar del sole.
E quindi, quelle centinaia che hanno cercato gli scontri sin dai giorni precedenti, costruendo scudi, andando alla manifestazione equipaggiati per difendersi da idranti e gas, portando petardi e altri mezzi contundenti e, infine, non rispettando il tragitto concordato, sono degli emeriti imbecilli? Ovviamente, ma non solo.
Sono stupidi, e lo sono nel senso di Cipolla di Allegro ma non troppo: fanno male a sé, vale a dire a ciò che vorrebbero ottenere e perseguire, e fanno male agli altri, a partire dalla città di Torino che conta i danni e i feriti. Ma, oltre l'idiozia, c'è la suprema presunzione di incarnare i partigiani che lottavano contro le SS e i repubblichini. Si autoinvestono del sacro ruolo di resistenti senza che nessuno gliel'abbia mai chiesto, si proclamano unica vera opposizione al governo Meloni e, annegando nella loro presunzione, non si accorgono di essere il suo migliore alleato, quell'alleato che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
Idioti e presuntuosi. Persone che pensano seriamente che il miglior modo di opporsi ad un governo sia inimicarsi la popolazione del Paese e della città in cui vivono. Dice Cipolla, sommo Maestro "Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività - e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente".
Volevano creare un'opposizione di massa e sociale al Governo? Hanno ottenuto una ripulsa di massa e popolare nei loro confronti. Geni.

Autore
Jack Daniel
A Carlo Galeazzi e a tutti coloro che ripetono le parole di Cossiga sulla necessità di infiltrare i cortei con agenti provocatori per avere la scusa di "massacrare i manifestanti".
1) E' passato mezzo secolo dal '77.
2) Ciò che Cossiga in uno dei suoi tanti deliri auspicava non è successo né ieri né in ottobre all'Esquilino di Roma dopo la manifestazione per Gaza. Perché tanto ieri quanto ad ottobre chi era nel corteo, lungo il percorso autorizzato, non è stato coinvolto e meno che mai massacrato. I problemi sono nati a ottobre (e ne fui testimone oculare) e sabato quando alcune centinaia di persone, che erano nel corteo, si sono staccate da esso deviando dal percorso concordato. A quel punto hanno incontrato la polizia e sono partiti gli scontri.
A ottobre chi aveva fatto il corteo ed era arrivato a San Giovanni non ha avuto nessun problema.
Direi quindi che è inutile ricorrere a questa antiche citazioni per spiegare quello che è successo sabato o a ottobre. Sono dinamiche del tutto differenti.
1 h
Rispondi
Francesco Zirollo
Jack Danielva beh dai, non vale la pena neanche più commentarti.
37 min
Rispondi
Vittorio Roccabruna
A ognuno il suo: a sinistra citano Cossiga, a destra Pasolini. Gente che evidentemente non é mai stata a una manifestazione
50 min
Rispondi
Modificato
Antonio Pitrone
GIUSTO PERCHE' E' PASSATO MEZZO SECOLO, MA LE TATTICHE DEL POTERE SON SEMPRE LE STESSE
La testimonianza di Rita Rapisardi giornalista de il manifesto
“Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Segui @ossrepressione
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, quello lo facciamo di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.”
50 min
Rispondi
Giorgio Guiotto
Antonio Pitrone giornalista del manifesto: mi è bastato questo per non leggere l'articolo.
37 min
Rispondi




Fabrizio Illuminati
Temo che la premessa sia sbagliata. Non intendevano denunciare lo "stato di polizia" (che ovviamente non c'è), non volevano manifestare contro e far cadere il governo "fascista" (che ovviamente non c'è), non volevano chiamare a raccolta la società civile contro il potere "degenerato". Volevano fare esattamente quello che hanno fatto. Dal loro punto di vista, non sono né cretini né imbecilli. Non volevano fare nessuna delle cose più o meno dotate di senso che hai elencato nella premessa. Volevano fare più casino possibile, distruggere il più possibile, e menare le mani il più possibile. E, coerentemente, lo hanno fatto. Sapevamo tutti fin dall'inizio che sarebbe stato così. Sono quanto di più lineare e prevedibile ci sia.
11 h
Rispondi
Carmine Scarf
La tua lettura confonde gli effetti con le responsabilità e finisce per fare lo stesso gioco della narrazione governativa.
Che dopo gli scontri il governo ne esca rafforzato è vero. Ma non è una scoperta né una dimostrazione di particolare acume analitico: è il copione standard di ogni gestione autoritaria del dissenso. Dire "avete rafforzato il governo" non spiega nulla, descrive solo un esito prevedibile.
Il punto rimosso è un altro: che tipo di piazza era quella di Torino. Non un manipolo di violenti, ma una manifestazione ampia, composita, partecipata, che esprimeva un disagio reale. Questo dato viene semplicemente cancellato, come se non fosse mai esistito. E invece è proprio ciò che rende politicamente rilevante quello che è successo dopo.
Attribuire alla manifestazione nel suo insieme la responsabilità degli scontri significa accettare – e rafforzare – la logica per cui una minoranza basta a delegittimare un conflitto collettivo. È una logica estremamente comoda per chi governa, perché consente di colpire il diritto di manifestare senza mai dover entrare nel merito delle ragioni della protesta.
Che ci fosse una minoranza che cercava lo scontro è evidente. Ma ridurre tutto a una questione di "idioti e presuntuosi" è una scorciatoia morale che evita la questione vera: quelle pratiche non rafforzano il conflitto, lo indeboliscono e lo rendono più facile da colpire. Non sono un incidente imprevedibile, ma nemmeno la causa unica di ciò che seguirà. Il decreto sicurezza non nasce a Torino: Torino è solo il pretesto.
Dire che "il risultato finale non cambia" è vero solo se si guarda all’esito immediato. In realtà cambia eccome: cambia perché migliaia di persone che erano in piazza legittimamente vengono cancellate dal racconto pubblico; cambia perché il dissenso viene ridotto a problema di ordine pubblico; cambia perché il messaggio che passa è che manifestare non serve o, peggio, è pericoloso.
Ed è qui che sta il vero successo del governo.
Non nel fatto che qualcuno sia sceso in piazza, ma nel fatto che bastino pochi scontri per far sparire una piazza intera dal dibattito politico.
4 h
Rispondi
Brigida Venosa
Per vincere la riforma del referendum devono creare il caso e giustificare le azioni punitive che ci saranno nel futuro.
Non si potrà più manifestare, l' obiettivo sarà ' di limitare la democrazia e punire i manifestanti in ogni contesto .
#G8 #Docet
TESTIMONE OCULARE A TORINO :SUGLI SCONTRI DI TORINO, incolliamo la testimonianza della giornalista Silvia Rapisardi: “Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque. La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione. Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni. In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno. Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce. Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti”.
Riportiamo le dichiarazioni di Francesco Cossiga: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell`Interno». «Lasciarli fare (gli universitari). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
11 h
Rispondi
Mino Panzetta
Sono mesi che assistiamo a manifestazioni organizzate dalla sinistra, i cui capi e rappresentanti politici, coadiuvati da personaggi come Landini, incitano apertamente alla “rivolta sociale”.
Manifestazioni caratterizzate da attacchi frontali alle forze dell’ordine, insulti e offese al Governo e in particolare alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, inneggiamenti a terroristi come Hamas, violenze verbali diffuse (praticate da tutti i partecipanti) e violenze fisiche messe in atto dalle solite frange, poi puntualmente derubricate a “minoranza”.
E ve ne accorgete solo adesso?
E solo perché un povero poliziotto ha rischiato seriamente di rimanerci?
E meno male che le forze dell’ordine non hanno reagito uccidendo qualcuno, avreste avuto il coraggio di fare di un delinquente l’ennesimo martire e santo, come Giuliani, ed oggi stareste parlando di un povero manifestante ammazzato dalla polizia fascista che vuol impedire il pacifico e democratico dissenso
9 h
Rispondi
Modificato
Carlo Galeazzi
Questa intervista è del 2008. La fece Andrea Cangini, oggi parlamentare di Forza Italia, a Francesco Cossiga.
- Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia?
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”.
Questo lo diceva un ex ministro dell'Interno democristiano, e ora al suo posto ne abbiamo uno di estrema destra.
Tirate pure voi le conclusioni
3 h
Rispondi
Modificato
Andrea Masala
  ·
Sicuramente Meloni è molto più preoccupata di quelli che restano a casa a commentare.
Tra l’altro a commentare un pezzetto di un video. Perché se vedessero tutto poi dovrebbero ammettere che la polizia ha fatto molte più violenze dei manifestanti. Ma mica si può dire. Non è da moderni riformisti.
10 h
Rispondi
Roberto D'Oriano
Che pena l'ennesima riproposizione della tesi degli infiltrati, che pena i distinguo tra manifestanti buoni e cattivi.
11 h
Rispondi
Alessandra Quattrocchi
Cristo, Jack Daniel. Come se ci fosse mai stata la speranza che Askatasuna o gli altri centri sociali chiusi potessero riaprire in questo clima e con questo governo. Come se la repressione (siamo al SECONDO pacchetto sicurezza in pochi mesi) fosse mai stata in dubbio. Sai cosa aiuta il governo Meloni in queste strategie? L’acquiescenza di persone “di sinistra” di cui sei un eccellente esempio. Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici, eccetera.
5 h
Rispondi
Raffaele Falcone
Fuori da ipocrisia: geni anche i tanti, tantissimi che hanno partecipato alla manifestazione per un centro noto per avere in sé anche una componente violenta che li ha ripagati del tutto prevedibilmente con l'unica moneta per loro corrente.
4 h
Rispondi
Modificato
Brigida Venosa
#G8 #Docet è stato creato un caso ad hoc
Ecco la ducetta dixit

 7 
 inserito:: Aprile 08, 2026, 07:20:54 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Cerca, tra i miei Gruppi su FACEBOOK

DOMANESIMO. DISORDINE MONDIALE : le azioni di TRUMP e conseguenze negative!

Le CERCHIE INFAMI, le CASTE, gli IMPUNITI e la Cattiva Politica.

IN COLLINA CON I CURIOSI PER CONOSCERE ED ESSERE CONSAPEVOLI DELLE REALTÀ.

SOCIALESIMO. Qui In Facebook è impossibile studiare! Scriviamo d'Altro.

LE PERSONE SOCIALI SI DEVONO RICONOSCERE, NOI SIAMO ITALIANI O UN "NULLUS".

OFFESE, ABUSI, VESSAZIONI, CONTRO LE PERSONE E I CITTADINI.

O.P.O.N. INDIPENDENTI, PER ESSERE ATTIVI ANCHE NELLO SVECCHIAMENTO SOCIALE

ICR-E Informazione, Comunicazione e Operatività nel Sociale. - Editoria.

SIAMO DIVERSI, DIFFERENTI, APATICI VERSO LA REALTA', POI IL TRUMP BIS. .

SE L'INTESA CENTRO AMPIO È SUL PROGRAMMA DI GOVERNO, NON OCCORRE UN PAPA!

L'EUROPA DIVISA TRA SOVRANISTI E FEDERALISTI, DUE GRUPPI DI UN UNICO POLO?

ARLECCHINO EURISTICO.

ciaooo 8 aprile 2026 dopo l'ospedale e i suoi soprusi.

 8 
 inserito:: Febbraio 23, 2026, 11:24:08 am 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
RITORNO PRESTO
SPERO
ciaooo

 9 
 inserito:: Gennaio 28, 2026, 06:55:06 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Dettagli
28 gen 2026
Fact-checker indipendenti sostengono che contenuti simili sono contenuti multimediali alterati
Cosa significa
Abbiamo aggiunto un avviso di fact-checking al tuo post
Abbiamo spostato il tuo contenuto più in basso nel feed
Non suggeriremo il tuo post alle persone
Non puoi guadagnare denaro da questo post
Perché è successo
Il post potrebbe includere informazioni che fact-checker indipendenti sostengono essere contenuti multimediali alterati.


Gianni Gavioli
7 dic 2025
Quanti altri casi ovunque
Condiviso in ARLECCHINO EURISTICO: TRUMP VORRÀ ANCHE NOSTRE REGIONI. DIFENDIAMOLE.
Questo contenuto è stato controllato da fact-checker indipendenti.
Cosa devi sapere
Hai ancora 179 giorni per richiedere un controllo.

 10 
 inserito:: Gennaio 13, 2026, 12:29:49 am 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino

SOSTIENICI
   
Home
La Fondazione

Putin ha sepolto il liberalismo, ma la colpa è anche dei liberali –

Il commento di Dino Cofrancesco
da Fondazione Magna Carta | Lug 9, 2019 | News, Punti di vista


IL NAZIONAL-POPULISMO DEL PRESIDENTE RUSSO È UNA RISPOSTA ALLA CRISI DELLE CLASSI DIRIGENTI OCCIDENTALI CHE NON HANNO CAPITO QUANTO LE COMUNITÀ HANNO BISOGNO DI IDENTITÀ E DI PROTEZIONE

Hanno destato non poco scalpore le parole di Vladimir Putin sulla crisi del liberalismo, nel corso della sua intervista al Financial Time. «L’idea liberale» ha detto brutalmente il premier russo «ha superato il proprio obiettivo iniziale nel momento in cui la popolazione si è espressa contro l’immigrazione, i confini aperti e il multiculturalismo».

I liberali «non possono dettare niente a nessuno come hanno cercato di fare nel coso degli ultimi decenni».

Di qui l’elogio di Donald Trump per il suo tentativo di fermare il flusso di clandestini e di spacciatori provenienti dal Messico. La Casa Bianca non si rassegna all’ideale liberale che «presuppone che non ci sia bisogno di fare nulla» e all’idea che «i migranti possono uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti devono essere tutelati».

Per Putin «ogni crimine deve avere una punizione. L’ideale liberale è divenuto obsoleto. E’ entrato in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione».

E il risultato è «uno spostamento nella bilancia del potere politico, dal liberalismo occidentale al nazional- populismo, quest’ultimo sempre più alimentato da un forte risentimento pubblico nei confronti dell’immigrazione, del multiculturalismo e dei valori secolari a danno della religione». Non meraviglia che il leader russo, che ha puntato tutto sul risveglio ortodosso e sull’orgoglio nazionale, lamenti che ci si è dimenticati di vivere «in un mondo basato su valori biblici».

E’ forse superfluo dire che Putin non ha alcun titolo per dare lezioni all’Occidente: il suo paese, nonostante il revival religioso post- 1991, vive immerso in una cultura “atea” dove solo Mammona è oggetto di culto, gli oligarchi mostrano un tenore di vita sfrontato, la corruzione è dilagante a riprova che sulle rovine dell’ideologia marxista di Stato è difficile ricostituire un tessuto di valori collettivi.

 Dopo tanti anni di governo post- comunista, la Russia si ritrova un’economia a crescita zero e una costante diminuzione dei redditi. «Il compito più importante da realizzare— ha riconosciuto nell’intervista— è cambiare la struttura dell’economia e promuovere una sufficiente crescita di produttività lavorativa attraverso le nuove tecnologie». Vaste programme!, per citare il Generale.

La Russia di oggi, va ricordato agli ammiratori italiani di Putin, non può essere considerata un modello in nessun campo: né in politica estera ( vedi l’appoggio a dittatori cinici come Bashar al- Assad, in una guerra civile che ha provocato 500 mila morti e più di 5 milioni di rifugiati, o come Nicolas Maduro o la noncuranza di certi principi elementari dell’etica e del diritto internazionale, come l’eliminazione delle spie scambiate con la GB), né in politica interna ( vedi la limitazione delle libertà politiche, il pugno di ferro usato contro la stampa d’opposizione, la concezione plebiscitaria della democrazia, il diniego dei diritti degli omosessuali etc. ).

 E’ vero che i nemici di Putin, dal canto loro, fingono di ignorare che la dissoluzione dell’impero sovietico— come del resto capita a tutti gli imperi della storia– ha lasciato venticinque milioni di russi fuori della Federazione e che un’operazione come l’annessione della Crimea, discutibile sotto il profilo del diritto internazionale non era priva di giustificazione alla luce di un “principio di nazionalità” che i governi fanno valere con molto juicio e sempre, comunque, con lo sguardo rivolto ai propri interessi politici e strategici ( vedi al riguardo l’illuminante saggio di Eugenio Di Rienzo, Il conflitto russo- ucraino. Geopolitica del nuovo ( dis)ordine mondiale, Ed. Rubbettino). Va segnalato incidentalmente che l’attenzione alle minoranze etno-culturali è riscontrabile nell’odierna Russia più che negli Stati ipernazionalisti sorti dopo il tracollo dell’URSS: emblematico è il caso dell’antica minoranza italiana della Crimea ignorata dall’Ucraina ma fatta riconoscere oggi per interessamento di Putin— un caso su cui ha richiamato l’attenzione il giornalista RAI Stefano Mensurati.

 Insomma qualche freccia al suo arco ce l’ha pure il Presidente russo– il consenso di larghe fette della popolazione non si ottiene soltanto con lo scudiscio— ma a dargli spago, facendogli assumere un ruolo di primo piano nell’ “immaginario collettivo” sono i problemi epocali da lui posti (e non risolti) e ignorati dai suoi superficiali avversari.

E’ vero, Putin non è né liberale, né democratico ma che senso ha scrivere, come fa il superficiale Bernard Guetta su Repubblica, che «vuole imporsi sulla scena internazionale puntando su tre paure: quelle dei più deboli e degli immigrati, dell’erosione del patriarcato e del venir meno della tutela sociale da parte dello Stato»?

In democrazia, le paure sono “interessi” e valori e gli interessi e i valori (quando non ledono principi iscritti nelle Costituzioni) stanno tutti sullo stesso piano. Ripetere stancamente che certi timori sono infondati e che sono suscitati ad arte dai populisti significa non comprendere nulla del processo politico e, quel che è peggio, disarmare quanti, prendendo sul serio quei timori, predispongono strumenti istituzionali atti a renderli vani— ad esempio. “ripensando e riqualificando la tutela sociale da parte dello Stato”.

 Intervenendo su Formiche, Corrado Ocone ha scritto che ad andare in crisi non è, come pensa Putin, il liberalismo («dottrina incompiuta, mai definita e sempre da ridefinirsi in base alle concrete sfide della storia e dei tempi») ma il dispositivo liberal-liberista. «Quelli che sono riapparsi sono i conflitti e, con essi, la volontà di agire nel mondo della forza, cioè nella politica, per far conquistar agli uomini sempre maggiori spazi di libertà».

Ocone ha colto un punto centrale: il ritorno della politica che una versione libertaria del liberalismo aveva azzerato e una lettura parziale dei liberali classici aveva fatto ritenere una dimensione estranea al mondo dei Montesquieu, dei Tocqueville, dei Mill, dei Croce, degli Aron.

In realtà, i padri della società aperta sapevano bene che la ricetta liberale significa maggiore libertà degli individui e minore inframmettenza del pubblico nel privato entro una comunità politica, lo stato moderno, segnata da una propria “ragione”, da una inevitabile chiusura all’esterno (i dileggiati confini) e da una “cura” per chi fa parte del “noi” non estensibile a chi sta fuori.

In fondo, è il bilanciamento tra la “comunità” e la “società”, tra l’universalismo dell’etica e del diritto— che conosce solo gli individui, tutti “figli della Terra”, da una parte, e il particolarismo e l’unicità dell’appartenenza— che alla res publica può sacrificare la vita e il benessere dei cittadini, dall’altra, che ha fatto la grandezza dell’Occidente.

Con i totalitarismi— di destra e di sinistra— si è avuto il discredito più assoluto dello Stato, strumento indispensabile del loro progetto di dominio mondiale e, a poco a poco, le libertà nello Stato sono diventate libertà dallo Stato sicché le parole di Margaret Thatcher (una nazionalista in politica estera, v. la guerra delle Malvinas) hanno conquistato persino quanti, un tempo, avevano una visione organicistica dei rapporti sociali e politici: «Non esiste la società, esistono solo gli individui».

In pratica, è il trionfo assoluto dell’universalismo: sono reali solo gli interessi individuali e gli scambi sul mercato (oggi liberalizzati dalla globalizzazione), illuminismo anglosassone, A. Smith, e i diritti spettanti ad ogni uomo indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso, dal sesso etc, illuminismo francese, Voltaire. La logica dell’economia e la logica del diritto sono rimaste le sole arbitre della Vita.

Ne deriva, come ci dicono le cronache di questi giorni, il conflitto stucchevole tra Antigone, che fa valere gli agrafoi nomoi, le leggi non scritte sulla carta ma nel cuore degli uomini, e Creonte, il bieco tiranno che sacrifica alla “ragion di Stato” ogni forma di pietas.

Sennonché il primato del diritto “superiore” e il discredito delle ragioni della politica rischia di sprofondare la società europea in una guerra civile assai più devastante di quelle del passato giacché la posta in gioco non sono più “le forme di governo”— quali norme imporre ai condomini di uno stabile— ma l’erosione del terreno istituzionale in cui competono per il potere i loro portatori.

Contrapporre, con diritto di invalidazione, alle leggi emanate dal governo e approvate dal Parlamento ( da un libero Parlamento, in democrazia) le sentenze dei tribunali, in quanto depositari di una verità più alta delle prime, significa minare alla base la concezione moderna della democrazia, che non è il regime che intende realizzare il bene e la felicità di tutti ma il regime che conta le teste e porta alla guida dello Stato i partiti che rispecchiano le opinioni della maggioranza (che potrebbero, benissimo, essere sbagliate e mutate, qualora ispirassero politiche disastrose). Questo rimettersi al diritto comincia a preoccupare, e non poco. anche esponenti della sinistra più avanzata.

Lo storico della Columbia University, Mark Lilla, ha scritto in proposito un saggio, L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica (Ed. Marsilio) su cui non si è meditato abbastanza. «La sfiducia nel processo legislativo— vi si legge— e il crescente affidamento ai tribunali per raggiungere gli obiettivi ha allontanato l’élite liberale da una base più ampia.|…| ha infuso nei liberal l’abitudine di trattare tutto come una questione di diritto inviolabile, senza lasciare spazio per un negoziati e dipingendo gli oppositori alla stregua di mostri immorali, invece di considerarli cittadini con opinioni diverse». Senza un sentimento civico, «le democrazie sono soggette all’entropia». Solo sul «noi universale e democratico» si può «costruire la solidarietà, instillare il senso del dovere e ispirare l’azione».

Questo, però, comporta la riconquista della dimensione comunitaria e statale del vivere in società e se lo Stato nazionale non può essere più il riferimento privilegiato della politica, si pensi pure, e ci si batta pure, per una comunità più vasta— lo Stato federale europeo— ma che sia una comunità non la societas di tutti gli abitanti del pianeta. Forse prima di dare troppo addosso (come, d’altronde, merita ampiamente) a Putin si dovrebbe riflettere su un passo dello Zibaldone citato da Giulio Tremonti, ne Le tre profezie. Appunti per il futuro (Ed. Solferino)– e molto evidenziato nella ponderata recensione che Danilo Breschi gli ha dedicato nel suo blog: «Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che Cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto». E’ la sorte che ci riserva il “diritto cosmopolitico”.

LO ZAR NON PUÒ DARCI LEZIONI MA LA SUA STRATEGIA È STATA COERENTE: LOTTA AI GLOBALISMI E ALL’IMMIGRAZIONE, RISCOPERTA DELLO STATO, DELLA SICUREZZA E DELLA RELIGIONE CRISTIANA

(Articolo pubblicato su Il Dubbio del 6 luglio 2019)

Pagine: [1] 2 3 ... 10
Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!