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 inserito:: Marzo 29, 2020, 09:37:12 pm 
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POLITICA
L'appello di Renzi: "L'Italia riapra"
"Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua".
Dice  il leader di Italia viva che poi aggiunge: "Facciamo un'autocertificazione in meno e un tampone in più"

Aggiornato alle 10:13
28 marzo 2020

 "Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus": è l'appello a far ripartire al più presto le attività in Italia lanciato da Matteo Renzi in un'intervista ad Avvenire. "Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire", ha chiesto il leader di Italia Viva.

"Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c'è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due...", ha osservato Renzi. Per l'ex premier, "bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l'Italia è chiusa e c'è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell'usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate".

Il leader di Italia viva insiste: Anche le scuole? "Bisogna garantire gli esami: il sei politico fa male - sostiene Renzi - i ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo. E allora faccio una proposta concreta: si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700 mila studenti delle medie e i duemilionisettecentomila delle superiori. Tutti di nuovo in classe dopo aver fatto un esame sierologico: una puntura sul dita e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus".

Inoltre, il leader di Iv propone: "Ogni tipo di richiesta di denaro va sospesa: tasse, affitti, mutui. Chi è stato chiuso regge se gli elimini le scadenze o se gli offri una straordinaria iniezione di liquidità. È la sola strada: lo Stato deve dare garanzie alle banche e le banche devono garantire liquidità. Senza chiedere modulistiche infernali, deve bastare un modulo di richiesta sulla base del fatturato dell'anno prima e la garanzia dello Stato". "Il governo ha bloccato le libertà di sessanta milioni di italiani ma non e' stato capace di bloccare il virus della burocrazia", ha osservato Renzi, "il 'Cura-Italia' è un incomprensibile fiume di parole. Le autocertificazioni per spostarsi cambiano ogni giorno: facciamo un'autocertificazione in meno e un tampone in più. In momenti così la vita della gente va resa semplice, non complicata, in momenti così la burocrazia non può vincere sulla Costituzione".

E, prosegue: "Abbiamo anche il dovere di immaginare una strada per far emergere le sacche di 'irregolarità' e di immaginare anche per queste precise garanzie. Penso ai lavoratori in nero a cominciare dalle badanti fuori regola e penso agli immigrati regolari che chiedono cittadinanza. Facciamo emergere la verità. E diamo cittadinanza a chi lavora", conclude l'ex premier. 

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Sulla stessa linea anche Macron: "La Ue non sia egoista". In Italia l'Iss sottolinea come "il picco non sia ancora stato raggiunto.  Il Papa: "Ci credevamo forti e ora imploriamo pietà". Mattarella: "È una pagina triste della nostra storia. Abbiamo visto immagini che non potremo dimenticare"
Per Conte quella della Ue è una sfida epocale: "Eviti errori tragici"

Da - https://www.agi.it/politica/news/2020-03-28/coronavirus-renzi-aprire-italia-fabbriche-pasqua-7944570/

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 inserito:: Marzo 29, 2020, 09:29:26 pm 
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Facciamo nascere la COMMISSIONE OPERATIVA D’EMERGENZA NAZIONALE.

Sotto la direzione paritetica per scienza e coscienza:

Professor Galli
(Direttore del reparto malattie infettive del “Sacco” di Milano)
a capo del Settore Sanità della Commissione d'Emergenza Nazionale
e
Draghi
a capo del Settore Economia e finanza della Commissione d'Emergenza Nazionale.
e
I vertici militari per le loro competenze nel settore logistica e ordine pubblico, attivi al loro fianco.

Potranno e dovranno ridarci libertà e salute nello stesso tempo e correndo i rischi minori possibile … e non altro.

ggiannig

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 inserito:: Marzo 29, 2020, 09:26:47 pm 
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I Cittadini più accorti si convinceranno che non è la politica che deve decidere su come risolvere questa tragica situazione, del resto favorita dalla loro partitocrazia.

La cosa urgente che la politica deve fare è il favorire l'istituzione della Commissione d'Emergenza Nazionale che unitamente al Governo, ci guidi verso la luce della guarigione dell'Italia tutta, sia quella malata del Virus, sia quella tormentata da molte altre emergenze … cominciando dal lavoro. Dopo di che fare un passo indietro e lasciarla lavorare!

Del resto il Governo c’è.
Evitiamoci la pericolosissima buffonata del Governo politico d'Emergenza, composto da decine di "codedipaglia".
10000 morti impediscono il solo pensarlo.

Il Presidente del Consiglio Conte c’è.
Tra l’altro, dopo diverse scivolate, gaffe, ingenuità è il più apprezzato dalla Popolazione, … sta “imparando” di gran lunga più di altri ad affrontare i problemi, ma non può essere lasciato solo anche a difendersi dal fuoco amico e nemico di chi vorrebbero quella posizione scomodissima ma ricca di potere.

Quindi ciò che si deve istituire ex novo e con la massima urgenza è la COMMISSIONE d’EMERGENZA NAZIONALE, formata da Persone capaci e di specchiata reputazione, da Istituzioni d’esperienze specifiche come la Sanità, l’Economia e la Finanza, le Religioni per la parte spirituale della gente che subisce i problemi e i Vertici delle Forze Armate per le specifiche competenze strategiche, logistiche e d’Ordine Pubblico.

Nel creare questa realtà al di sopra del quotidiano occorrerà, superata questa fase, darle una configurazione proiettata nel futuro, con un protagonismo progettuale e di guida che ci obbligheranno ad averla, a fianco e sotto il coordinamento del Governo, in permanenza.

E’ una Istituzione che altri paesi con Democrazie più Complete della nostra, hanno da tempo a noi manca.

La partitocrazia di nani e ballerine è finita … ma soltanto se a noi Popolazione si riesce di capire e “mettere in zucca”, questa vitale esigenza!

Viva l’Italia.
ggiannig


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 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:54:26 pm 
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Si diventa un po’ fascisti

18 Marzo 2020

Non è niente di nuovo la considerazione storica e sociologica per cui la paura è il principale incentivo alla richiesta di maniere forti, di regimi autoritari, di limitazioni delle libertà individuali in favore di regolamentazioni e interventi più severi da parte di autorità di vario genere. E anzi, i fautori di questo tipo di regimi e approcci hanno capovolto spesso il rapporto di causa ed effetto, cercando di diffondere con la forza o con le parole una crescente misura di paura proprio per spingere la richiesta, appunto, di regimi autoritari.

In queste settimane – dopo che da diverse parti in mezzo mondo si lavorava per costruire paure artificiose da anni, con successo – è arrivata da dove meno la si aspettava una paura vera, concreta, fondata, enorme. Che da una parte fa poco al caso di chi si augura maniere forti perché – a differenza delle paure che suggeriscono i manuali di propaganda – non si accompagna a un nemico contro cui eccitare e indirizzare la rabbia. Non è escluso che da destra – sono capaci di tutto – presto comincino a sostenere che “la sinistra è amica del coronavirus”, ma è una retorica che fa un po’ fatica: per quanto stupidi tu ritenga i tuoi elettori, aizzarli a odiare una palletta microscopica coi pispoli intorno non è facile nemmeno per i più spericolati fomentatori d’odio.

D’altra parte, però, questa paura naturale, reale, motivata, sta generando già quote di naturale, reale, motivato fascismo in tutti: intolleranza estrema e richieste di repressione verso chi esce di casa (con punte di giustizia fai da te e fanatismo tra il ridicolo e l’inquietante), indulgenza verso misure di censura persino sui libri, che in altri tempi sarebbero state assai discusse per le loro implicazioni, un sentimento diffuso di dover ognuno di noi difendere una necessità superiore, sentimento che ci legittima e ci mette tutti in una divisa, gran voglia di chiamare la polizia, denunciare qualcuno, o intervenire noi stessi. Rallegramenti per le punizioni esemplari. Il titolo a tutta pagina del Corriere di oggi. Persino, nel nostro piccolo, spazientimenti da parte dei moderatori dei commenti sul Post nei confronti di espressioni di stupidità su cui di solito siamo più tolleranti. “Se non la capite con le buone bisogna essere un pochettino più aggressivi”, ha detto oggi Fontana. E ognuno di voi avrà esempi intorno a sé, e dentro di sé. Stiamo diventando – un pezzetto alla volta, piano piano – più intolleranti, più desiderosi di intransigenza, più inclini alla disciplina imposta con le cattive, e senza andare per il sottile.
Senza pensarci troppo.

È normale, certo. È motivato, spesso. È bene?
Voi fateci caso.

da - https://www.wittgenstein.it/2020/03/18/si-diventa-un-po-fascisti/

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 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:52:52 pm 
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Sapete come si chiama questa cosa?

12 Marzo 2020

Una delle cose più incredibili degli sviluppi precipitosi e senza precedenti degli ultimi giorni – da qui lo si è visto con particolare chiarezza – è stata il ripetersi ineluttabile su ogni scala e in ogni luogo dell’umano e incosciente atteggiamento “magari noi la sfanghiamo”, malgrado i segnali sempre più plateali che questo fosse impensabile. Dicevamo appena tre giorni fa:

C’è, vista da qui, anche la sensazione che in misure diverse molte regioni e paesi del mondo restino in modalità “opossum”, convinti che se stanno attenti a chi entra magari la sfangano. Un po’ come ci si sentiva in Lombardia due settimane fa, o come ci si sentiva a Bergamo subito dopo Codogno, o come ci si sentiva in altri posti del Nord pochi giorni fa. I prezzi da pagare per le restrizioni forzate, in termini economici e di vita quotidiana, sono talmente inauditi che in quelle regioni e paesi si sta acquattati a sperare che passi senza dover intervenire: che Dio ce la mandi buona. Si fischietta. Non sono uno scienziato né uno statistico, e solo per questo mi limito a dire: speriamo non dover dire loro “ve l’avevamo detto”.

Questo impulso, che si è fatto pratica politica, sta saltando e sta per saltare ovunque nel mondo, ma sempre troppo tardi. Questo impulso è stato sbagliato ma normale dopo che si è saputo cosa succedeva a Wuhan. È stato sbagliato ma comprensibile dopo che si è saputo cosa succedeva a Codogno. È stato sbagliato e assurdo dopo che si è saputo cosa succedeva in Lombardia. È diventato sbagliato e folle dopo che si è saputo cosa succedeva in Italia.
Mi ha colpito e quasi commosso la scelta del presidente del Salvador ieri sera, di mettere il paese in quarantena in assenza di casi, scelta più unica che rara.

So che verrò criticato, ma mettiamoci nei panni dell’Italia. L’Italia ora vorrebbe averlo fatto prima.

Ma intorno, come spiega un commento sul New York Times di oggi, il mondo ha reagito sparpagliato, diviso, ignorando il ruolo e l’importanza delle organizzazioni internazionali (“una cacofonia invece che un coro”). Ognuno per sé, ognuno pensando che bastassero dei confini disegnati sulla carta a proteggere le proprie persone e le proprie cose, a impedire l’arrivo di un virus. Lo abbiamo preso – parlo dei paesi del mondo – per un esercito, il virus: succubi di questa unica similitudine che ci viene in mente, la guerra. Gli stessi leader politici nel mondo che hanno chiesto chiusure dei confini, si sono però indignati per le chiusure dei confini altrui. Nel momento del pericolo più grande negli ultimi 75 anni, ognuno ha pensato per sé, scelleratamente: timoroso – a differenza del presidente del Salvador – più delle reazioni immediate nel suo paese che dei pericoli in arrivo per tutti. I governi di destra hanno chiesto e ordinato blocchi e cercato colpevoli esterni, i governi non di destra hanno avuto paura dei ricatti di questo tenore e si sono adeguati, senza fare nessuno sforzo verso un intento comune. Un fuggi fuggi e ognun per sé, convinti di saper badare a se stessi.
E sapete come si chiama questa cosa?

Sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

I post dei giorni scorsi su tutto questo:
– Capirlo da soli
– Da Milano
– Perché lo fai
– La foto dei Navigli
– Questo stato di cose
– Non siamo preparati

da - https://www.wittgenstein.it/2020/03/12/sapete-come-si-chiama-questa-cosa/

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 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:49:34 pm 
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COVID-19: L’OTTIMISMO CHE VIENE DALLA CONOSCENZA

23 Marzo 2020
Pubblichiamo questo post tratto dalla bacheca facebook del prof. Guido Silvestri capo dipartimento presso la Emory University di Atlanta.

Scrivo questo post alla fine di una giornata di 14 ore tra ospedale e laboratorio (e domani sarà ancora peggio).

Sono stanchissimo, ho mal di testa, ma lo faccio volentieri perché credo fermamente che fare BUONA INFORMAZIONE sia utilissimo in un momento difficile come questo.

1. ORIGINE DEL VIRUS. E’ uscito due giorni fa uno studio sistematico delle sequenze genetiche di SARS-CoV-2 (Andersen KG et al. Nature Medicine 2020) che dimostra senza ombra di dubbio che il virus ha una origine naturale e zoonotica (da animali, ed in particolare pipistrelli e pangolini). Per cui la storia del virus “creato” in laboratorio si conferma una bufala colossale.

2. COVID-19 NEI BAMBINI. Lo studio comprensivo della infezione COVID-19 nei bambini cinesi dimostra che su 2145 casi totali oltre il 90% erano asintomatici, lievi o moderati, con un solo decesso riscontrato, per una letalità dell’infezione – definita come numero di morti diviso per il totale dei casi – che è, per gli infettati sotto i 18 anni, pari a <0.05% (Dong Y et al. Pediatrics 2020).

3. LETALITA’ DI COVID-19. Mentre i morti aumentano drammaticamente sia in Italia che in altri paesi, è importante ricordare che sulla base dei dati complessivi a disposizione la letalità è stimata inferiore al 2%, il che significa che il 98% delle persone infettate guariscono (Fauci AS, comunicazione personale). Il numero alto di morti che osserviamo in questi giorni è pertanto da relazionare al numero alto di persone infettate, spesso con sintomi lievi o addirittura senza sintomi. Ricordo anche che tutti i dati disponibili confermano che la stragrande maggioranza dei decessi ha più di 60 anni e presenta co-morbilità importanti (diabete, ipertensione, COPD, cardiopatia ischemica, etc).

4. VIRUS SULLE SUPERFICI. Uno studio recente indica che SARS-CoV-2 vive fino a tre giorni in certe superfici come plastica ed acciaio, e solo per poche ore in superfici come cartone e rame. Il virus sembra sopravvivere per tempi brevi, alcune ore al massimo, come aerosol (Van Doremalen et al., N Engl J Med 2020). Evitiamo paranoie del tipo “il virus sopravvive nell’asfalto per mesi”, che sono basate sul nulla.

5. IMMUNITA’ NATURALE. I dati sull’immunità naturale verso SARS-CoV-2 che è acquisita da persone infettate e guarite non sono al momento tali da permettere affermazioni perentorie, ma per quanto sappiamo sugli altri coronavirus una immunità naturale almeno temporanea dovrebbe svilupparsi per un periodo di almeno 6-12 mesi (Ralph Baric, intervista sul “The Week in Virology podcast” – ricordo che Baric sta ai coronavirus come Maradona sta al calcio).


6. TERAPIE. Al momento la cosa più importante nei casi severi o critici di COVID-19 – che sono una minoranza – é il supporto respiratorio, mentre non ci sono “farmaci magici” che fanno guarire dalla malattia, né in Russia né altrove. Però ragionevoli speranze vengono da antivirali come il Remdesivir, e immunomodulatori come Tocilizumab, Baraticinib, ed altri. Ricordo che queste ultime sono terapie da riservare a casi severi o critici, mentre quelli lievi e moderati guariscono da soli o con terapia sintomatica.

7. VACCINO. Si sta lavorando alacremente soprattutto qui negli USA su diverse piattaforme vaccinali, in particolare vaccini a RNA e vaccini a base della proteina spike (S) ricombinante. Questi vaccini potrebbero essere pronti per gli studi clinici iniziali (safety + immunogenicity) entro il prossimo autunno, anche se per studi di efficacia clinica vera e propria ci vorranno probabilmente 12-18 mesi.

8. EFFETTO TEMPERATURA. Continuano ad esserci indizi – non prove, ma certamente indizi – che i danni della pandemia di COVID-19 possano almeno in parte attenuarsi con l’arrivo della primavera. In questo senso sarà importante seguire l’andamento dell’epidemia in Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico, in particolare Malaysia, Indonesia, Filippine, India e Bangladesh (e forse anche nell’Italia del Sud).

9. EFFETTO CIARLATANI. Per favore smettiamo una volta per tutte di ascoltarli. Mi riferisco sia ai ciarlatani in malafede — che sono solo degli sciacalli, cialtroni ed accattoni — che a quelli, ahimè, in buonafede, cioè persone credulone ed impaurite che spargono disinformazione perché, molto semplicemente, non sanno di cosa stanno parlando. La disinformazione non serve mai a nulla, in generale e tanto meno in una situazione come questa.

10. OTTIMISMO, SEMPRE E COMUNQUE. Io rimango nonostante tutto fermamente ottimista, e sono convinto che tra qualche mese torneremo a vivere come prima – anzi, che vivremo meglio di prima, se da questa grande paura avremo imparato le giuste lezioni, come scienziati, come cittadini (sia in Italia che in USA) e come umanità in generale. Perché questa è la vera, grande sfida che dobbiamo vincere tutti insieme – anche per onorare nel modo migliore possibile le vittime di questa malattia.

Con questo buona giornata a tutti, grazie sempre per seguirmi ed arrivederci a quando avrò un momento di respiro!

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Da - http://www.civicolab.it/covid-19-lottimismo-che-viene-dalla-conoscenza/?fbclid=IwAR0wUrKXwCIYll8-eakE6r4DHhwxrfUD-ODVV1tKdUOwhmnPmBA3J_OHL5U

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 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:48:02 pm 
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Tempi che corrono
20 Marzo 2020

Tra gli effetti collaterali delle nostre agitazioni di queste settimane e del vuoto di pensieri e soluzioni che ci paralizza, c’è stato in questi giorni l’emergere del dibattito su quelli che vanno a correre (ce l’avessero detto, tra tutti i “ce l’avessero detto” di questi tempi), così come è stato scelto di dichiarare lecito dalle autorità che hanno dato istruzioni e regolamenti sulla quarantena. Non ho interessi in causa, e non vado a correre – con rammarico e vergogna – da almeno un paio d’anni, ma tra tutte le cose polemiche da una parte o dall’altra su questo tema (il farci ricadere nella polemica e nella zizzania è il risultato più comune di quasi tutte le questioni, col concorso scellerato di parte dei media aizzatrice), ma la lettura più sensata e meglio riassunta l’ho trovata in un messaggio dell’assessora milanese Cristina Tajani, che riproduco sperando aiuti letture più equilibrate delle cose.

… “”possiamo però dirci che non ha molto senso (sanitario e democratico) additare i runners, ma omettere di ricordare che fabbriche, call center e tanti altri luoghi di lavoro dove è difficile osservare le distanze di sicurezza sono tutt’ora aperti. La maggiore concentrazione sociale, oggi, in Lombardia è nei luoghi di lavoro. E l’esercito che arriverà per controllare i runners potrà poco se non si ragionerà sulla produzione. Cosa che non è facile fare perché il modello “Wuhan” prevede che un intero paese a capitalismo di stato produca per una unica regione chiusa con l’esercito…
Ogni sera, quando vedo i dati sul 40 percento di lombardi che si sposta da casa, soffro perché nessuno riesce a dire che la stragrande maggioranza di quegli spostamenti avviene per ragioni di lavoro e che i cosiddetti “furbetti della passeggiata” sono quasi irrilevanti in quei numeri… dopodiché se si spostano senza motivo è giusto sanzionarli. Ma forse stiamo indicando all’opinione pubblica il nemico sbagliato””…


Da - https://www.wittgenstein.it/2020/03/20/tempi-che-corrono/

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 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:47:03 pm 
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Imbecilli senza confini ma la brava gente è di più

21 MARZO 2020

L'ultima rubrica di Gianni Mura, i "Sette giorni di cattivi pensieri" usciti domenica 15 marzo 2020

DI GIANNI MURA
Non bisognerebbe scriverlo, ma è sempre vagamente piacevole scoprire che esistono emeriti imbecilli anche oltre i nostri confini. Il più imbecille della settimana, al punto che nemmeno gli giro un voto, è Diego Costa, attaccante dell’Atletico Madrid. Dopo la clamorosa vittoria a Liverpool (ma non per merito suo: sostituito da Simeone) ha attraversato la zona mista senza rilasciare dichiarazioni ma tossendo caricaturalmente e senza protezioni. Resto in attesa che il suo club lo multi, ma ne dubito, oppure lo stanghi l’Uefa.
 
Previa traduzione di quella parolina (“respect”, anagramma spectre) che tutti i partecipanti alla competizione recano sulla maglia. Un altro imbecille è Rudy Gobert, cestista francese, centro degli Utah Jazz. Dopo la gara con gli Oklahoma City Thunders ha concluso la conferenza stampa toccando tutti i microfoni e gli smartphone sul tavolo. Prima reazione: sciocchino, va bene voler esorcizzare la paura del contagio ma c’è modo e modo.
Già, anche perché Gobert non sapeva di essere contagiato.
 
Seconda reazione: sciocchino è un complimento. Segue lungo comunicato in cui Gobert si pente («sconsiderato», «non ho scuse»).
Con i Jazz ha chiuso. Non meno imbecilli, ma anonimi, i tifosi del Psg assiepati fuori dallo stadio. Evitare gli assembramenti? Ecco la risposta.
 
Poi è evidente che gli imbecilli li abbiamo anche noi. Un amico m’ha detto che a Milano, parco Sempione, venerdì sembrava ci fosse un raduno di corridori a piedi. Senza la distanza di un metro, con la libertà di tossire e sputazzare. Incoscienti, dite? Ma se un incosciente non recupera un minimo di coscienza nemmeno in situazioni come quella che stiamo attraversando è un imbecille pericoloso. La situazione che stiamo attraversando, però, permette di dire che gli imbecilli sono una minoranza e la brava gente una maggioranza.

La parola buonismo è scomparsa, spero per sempre ma non m’illudo, e con forza ricompaiono solidarietà, doveri, responsabilità, unione, sacrifici. E sotto questo ombrello, difesa e coesione, ci stanno tante cose: la maglietta esibita dall’Atalanta a Valencia, dopo una serata stordente per emozioni, e dedicata a Bergamo: mai mollare.
 
I versamenti di tanti sportivi, da Insigne a Bonucci, e di tanti club, da Zhang ad Agnelli. I 30 mila pasti caldi gratuiti che da oggi al 15 giugno Ernesto Pellegrini farà arrivare nelle case di anziani e famiglie bisognose di 17 comuni lombardi, da Busto Arsizio a Vigevano. Tutte le corriere di Senigallia incolonnate verso l’ospedale: suonano il clacson e hanno striscioni di ringraziamento. L’applauso a mezzogiorno, dai balconi d’Italia, per medici e infermieri in prima linea. I nuovi eroi, certamente.

La ruota gira. Fino a due mesi fa, per loro c’erano più aggressioni che applausi, e si invocava un posto di polizia in ogni Pronto soccorso per evitare violenze e devastazioni. La ruota gira. In Italia sono stati picchiati cinesi ritenuti untori. Ma la Cina ci manda medici, mascherine, materiale sanitario. L’Europa, di cui facciamo parte, per ora ci ha mandato solo parole, e non sempre carine.
 
Alleggerire? Su Domenico Marocchino si scrive volentieri, non solo perché da opinionista su Rai 2 ("A tutta rete") non è mai banale. A 63 anni, sempre la faccia di uno appena buttato giù dal letto, di un ex figlio dei fiori persosi tra Malibu e Valenza Po. “De profession bel zòven”, avrebbe detto Rocco di lui. Lo sapevano anche all’estero.
C’ero all’aeroporto di Varsavia, Juve di passaggio per andare a giocare a Lodz. Agli sbarchi, gruppo di belle ragazze con un cartello in perfetto italiano: “Marocchino, vieni in discoteca a ballare con noi?”. Era l’83. Marocchino nella Juve giocava come se non fosse la Juve.
 
Ignorando tutte o quasi le sacre regole. Il calcio era un gioco, la vita era bella perché c’erano (nell’ordine) le ragazze, le sigarette, il cinema, le mostre d’arte, i vini rossi. Boniperti, che conosceva i suoi polli, voleva inserire nel contratto una clausola: non più di 20 sigarette al giorno. No, disse Marocchino, sarebbe scorretto da parte mia, lei non ha tutti i mezzi per controllarmi. Non tutti, ma ex militari in pensione sì.
Marocchino sembra appena caduto dal letto, ma era ed è sveglio. Li conosceva tutti, d’inverno li invitava a bere qualcosa al caldo. Una notte lo beccarono che rincasava alle 3.
 
«Tutta colpa del presidente, insiste perché io respiri aria buona e io esco quando c’è meno smog». Su SW della scorsa settimana c’è molto amarcord suo. Domande giuste, risposte buone, Marocchino è un intellettuale mascherato e mi (gli) chiedo perché non abbia ancora scritto un libro sul suo calcio, dove si sbagliava da professionisti, come nella canzone di Paolo Conte. Ricordo lo stupore con cui raccontò i sistemi di controllo.
«Telefonata a casa alle 22.30, massimo 22.45, e devo essere lì a rispondere. Li ringrazio. La mia ragazza arriva alle 20, e dopo chi ha più voglia di uscire?».
 
Angolo della poesia: “Stupida America” di Abelardo Delgado: “Stupida America, vedi quel chicano/con un grosso coltello/nella mano ferma/non vuole accoltellarti/vuole sedersi su una panchina/a intagliare crocefissi/ma tu non glielo permetti./ Stupida America, senti quel chicano/che grida maledizioni in strada/ è un poeta/senza carta e matita/ e siccome non può scrivere/sta per esplodere./ Stupida America, ricordi quel chicanito/bocciato in matematica e in inglese/ è il Picasso/ dei tuoi stati occidentali/ma morirà/ con mille capolavori/appesi solo alla sua mente”.
Sette Giorni Di Cattivi Pensieri

Da - https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/21/news/imbecilli_senza_confini_ma_la_brava_gente_e_di_piu_-251862012/

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 inserito:: Marzo 18, 2020, 11:35:09 am 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
‘Perché costruire un ospedale in Fiera se c’è già l’ex nosocomio di Legnano con 2 padiglioni attrezzati? ’. La denuncia di un sindacalista

Andrea Sparaciari 9 ORE 35194

Attilio Fontana (a sinistra) e Giulio Gallera (a destra) alla conferenza di presentazione del nuovo centro di soccorso per il coronavirus a Fiera Milano City. Imagoeconomica
«I posti letti per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli». È la pesante denuncia di Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, nonché lavoratore dell’Ospedale di Legnano.

Secondo Germani, infatti, mentre il Pirellone in pompa magna ha annunciato di aver affidato al neo-commissario Guido Bertolaso la realizzazione di un ospedale da 500 posti presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, a una decina di chilometri da quei padiglioni esiste «una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti». È l’ex Ospedale Civile di Legnano, nosocomio attivo fino a 9 anni fa, tutt’ora dotato del «vecchio monoblocco e di ben due padiglioni realizzati e predisposti 10 anni fa, con tutte le attrezzature».

Secondo Germani, la struttura che è sostanzialmente integra, è dotata di «camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva, reparti che oggi sono chiusi. Mentre è aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi. A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l’investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario necessario per gestire più di 500 posti letto, i quali si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo».

 Ironia della sorte, l’ultimo padiglione costruito nel vecchio ospedale di Legnano era stato proprio il reparto specializzato in malattie infettive, terminato nel 2002, una costruzione iniziata ben 10 anni prima. Reparto che aveva funzionato solo per pochi anni, visto che poi Regione Lombardia – erano i tempi del saccheggio alla Sanità del presidente Roberto Formigoni – aveva deciso di costruirne un altro, a pochi chilometri di distanza. Con una spesa complessiva sui 150 milioni. «Un’operazione in project financing, dove i privati guadagnano, grazie all’affitto pagato dal Pirellone», spiega Germani a Business Insider Italia, «Quello fu un vero saccheggio della sanità pubblica, si figuri che ancora oggi le casse pubbliche stanno pagano i mutui delle ultime costruzioni nel vecchio ospedale», aggiunge amaro.

«È lodevole ogni iniziativa per trovare nuovi posti letto», commenta l’on. Riccardo Olgiati (M5s) «tuttavia, prima di costruirne una ex novo da 500 posti, forse sarebbe stato meglio vedere se si potevano riconvertire quelle già esistenti ed attrezzate. E a me risulta che mai alcun sopralluogo sia stato fatto a Legnano». Non solo, Olgiati aveva anche interessato della questione il Direttore Generale della ASST Milano Ovest, Fulvio Adinolfi, il quale aveva però risposto che «la strada era stata valutata, ma poi abbandonata per una questione di tempi e di risorse».

Una risposta che per Olgiati suona quasi come una beffa «considerando tutti i soldi che per fortuna stanno arrivando dalle donazioni». Per l’on. M5s, insomma, sarebbe stato molto meglio ristrutturare che impiegare tempo e risorse per approntare un punto sanitario in padiglioni destinati ad ospitare la Fiera del Ciclo e Motociclo…

A confutare però la tesi dell’utilizzabilità della struttura, il consigliere regionale di +Europa, Michele Usuelli, che è anche un medico, il quale nel pomeriggio riferisce sulla sua pagina Facebook che secondo il capo ufficio tecnico dell’ospedale in questione la riconversione sarebbe infattibile. E aggiunge: «Continuo a chiedere che sia chiara e trasparente la strategia con cui si sta pensando ai 500 posti in fiera, che mi pare terribilmente difficile realizzare ed utile solo a certe condizioni. O, meno miracolisticamente, continuiamo ad usare le sale operatorie chiuse, già armate di anestesisti ed infermieri. Lì dentro ci sono i letti di risveglio, che sono letti di terapia intensiva con tutti gli allacciamenti. Sono stati già usati tutti?».

E, proprio mentre scoppiava la polemica sull’inutilizzo di Legnano, il presidente Attilio Fontana, l’assessore Giulio Gallera e il presidente di Fondazione Fiera, Pazzali presentavano il cantiere del futuro ospedale alla stampa.

«Il centro di terapia intensiva alla Fiera di Milano sarà pronto in 10 giorni», aveva detto Gallera lunedì 16 marzo ad alta voce, aggiungendo (ma a voce un po’ più bassa) che quei dieci giorni sarebbero partiti solo  «da quando riusciremo a recuperare i respiratori, che sono l’elemento più importante, e il personale». Cioè ad oggi si sta lavorando, ma non si sa quando si potrà essere operativi. Del resto, l’assessore è ben conscio che la Protezione Civile nei giorni precedenti aveva chiaramente specificato di non essere in grado di fornire il materiale sanitario richiesto e che avrebbe preferito che Regione Lombardia puntasse sul rafforzamento di strutture già esistenti (come Legnano, per esempio).

Tuttavia il Pirellone ha scelto di continuare sulla sua strada. Si tratta di una scelta politica, un modo per ribadire la propria autonomia da Roma, per marcare le distanze dal governo. Un progetto che poggia su due pilastri: dipingere Bertolaso come “l’eroe padano” («Guido Bertolaso ha gestito emergenze in tutto il mondo, contiamo che lui possa avere i canali (per ottenere i respiratori, ndr)», ha dichiarato Gallera) e dall’altro, far vedere quanto sono bravi i nuovi vertici di Fondazione Fiera. Quegli stessi vertici nominati da Matteo Salvini quando era al governo, compresa la ex compagna del Capitano, Giulia Martinelli, già capa della segreteria di Fontana e ora vice-presidente della Fondazione, come raccontato da Business Insider Italia.

Una strategia condivisa da tutta l’opposizione: non è affatto un caso infatti che martedì 17 marzo Silvio Berlusconi dal suo prudenziale esilio da Nizza ha fatto sapere di aver staccato un assegno da 10 milioni di euro, proprio «la somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla Fiera di Milano», ha twittato un giubilante Bertolaso. Che non ha nascosto la sua gratitudine nei confronti del vecchio protettore: «Grazie Presidente per questo gesto d’amore per la sua città e per il suo Paese», ha infatti aggiunto subito dopo l’annuncio.

Da - https://it.businessinsider.com/perche-costruire-un-ospedale-in-fiera-se-ce-gia-lex-nosocomio-di-legnano-con-2-padiglioni-attrezzati-la-denuncia-di-un-sindacalista/?ref=fbpu&fbclid=IwAR3otD7QareRb9ksxWQkfLxkyQFxOmrmjqW1TR0ygv4zb4U9QkMhC7y0dY0

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 inserito:: Marzo 18, 2020, 11:30:12 am 
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Capua: “In Lombardia troppi morti, capire i reali motivi” – in aggiornamento

Burioni, Ricciardi, Gismondo, Bassetti e gli altri…parola ai virologi
18 marzo

Ilaria Capua: “Il tasso di morte della Lombardia troppo alto rispetto agli altri. Capire le vere ragioni…”

“Spero di vedere da subito i primi risultati delle restrizioni. Però c’è stato un movimento massiccio di persone che si sono spostate e dobbiamo capire gli effetti di questi spostamenti. Sono molto scettica su molti numeri che girano perché stiamo vivendo una situazione d’emergenza e l’emergenza crea caos ed è molto facile sbagliare e fare confusione anche a livello clinico e diagnostico.
Il grande punto interrogativo riguarda il numero degli asintomatici, che ruolo hanno nella diffusione dell’infezione e che ruolo hanno nella costruzione dell’immunità di gregge.
Abbiamo a che fare con un virus sconosciuto fini 4 mesi fa ma ora abbiamo tanti studi che dicono in modo chiaro che nella grande maggioranza dei casi l’infezione è davvero molto lieve. Per questo possiamo cominciare a pensare a come tornare alla vita normale, perché ora abbiamo dei dati che iniziano ad essere chiari e sappiamo quali sono le categorie a rischio. Partiamo dal proteggere quelle persone ed evitare il sovraccarico degli ospedali. Dobbiamo cominciare a come sviluppare un allentamento delle restrizioni proteggendo però le categorie più fragili.
Io spero che non ci sia bisogno di un vaccino, se si comporterà come il virus del raffreddore allora non ce ne sarà bisogno.
Poi dobbiamo analizzare il caso della Lombardia. Dobbiamo guardare i dati con distacco e cercare di capire perché c’è un tasso di letalità dieci volte superiore al resto del mondo e al resto d’Italia e un tasso di persone ricoverate così alto. E’ chiaro che in Lombardia sta accadendo qualcosa di molto particolare che può dipendere da molti fattori. O siamo in presenza di un virus più aggressivo – e questo ce lo diranno le sequenze – oppure c’è altro. Mi viene in mente il sistema dei areazione degli ospedali. E’ accaduto anche in altre occasioni che sistemi di areazione non a norma fossero veicolo straordinario di virus simili a questo. Potrebbe esser quello.
Poi dobbiamo analizzare le cartelle cliniche delle persone decedute e capire i motivi di quelle morti. E dobbiamo togliere i pazienti che hanno almeno 3 malattie – che sono la quasi totalità dei decessi –  per cercare di capire questo virus cosa è in grado di far da solo.

 

17 marzo

Enzo Tramontano – Virologo: “Se tutto va bene entro un mese un farmaco efficace contro il Covid-19”

Siamo all’opera. Difficile ipotizzare una tempistica precisa, ma diciamo che se tutte le fasi vanno bene da subito, in qualche mese dovremmo avere il farmaco anti Coronavirus”. A dirlo all’Adnkronos è il professor Enzo Tramontano, alla guida di un team di virologi di Cagliari che, insieme i colleghi dell’ospedale Spallanzani e dell’Università di Lovanio è al lavoro per sviluppare dei farmaci antivirali e trovare, nel più breve tempo possibile, una cura efficace contro il Covid-19. Il progetto europeo, denominato Excalate4CoV, a trazione italiana e coordinato dalla Dompè e al quale lavorano eccellenze italiane, belghe, polacche, svizzere, spagnole e tedesche, ha infatti cominciato da qualche giorno a lavorare alacremente alla cura, dopo il via libera ai finanziamenti europei. La mission è quella di estrapolare una cura ad un virus, spiega Tramontano, “di cui sappiamo ancora poco e niente su come agisca nei nostri corpi”. “Si immagini di avere una macchina che corre velocissima, che in questo caso è il Coronavirus, e di volerla fermare”, spiega il virologo.

Massimo Galli – Viorolgo del Sacco di Milano
“Un agghiacciante unico caso di una persona che si è infettata a Monaco di Baviera da una signora cinese. E’ questa la sventura che ha colpito tutta la cosiddetta prima zona rossa. Tutta l’epidemia viene da lì”. Lo spiega Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, in un’intervista a Cento Città su Radio1. “Questo ha consentito al virus di espandersi in quattro settimane -continua Galli- nonostante siamo stati i primi a chiudere i voli dalla Cina, sia stati presi alle spalle da un contagiato tedesco”.

Nicola Porro: “Sono guarito, ora ho paura della burocrazia”
Lo dice il giornalista Nicola Porro, in un’intervista a ‘La Verità’. “Ho sconfitto ll Corona in meno di una settimana” ‘, la malattia “è durata cinque giorni. Ho sofferto ammetto, ma non mi sono mai spaventato”, racconta Porro che descrive così la sua condizione di malato: “E’ come quando sei nell’apice di una bruttissima influenza”. Porro è stato seguito dai sanitari dello Spallanzani di Roma: “In questo mondo di cialtroni erano perfettamente attrezzati, padroni di tutti i sintomi, fermi e calmi nel seguirmi da casa”. Ora però “nessuno sa per quanto sarò positivo. Mi faranno un tampone più avanti, per verificarlo”. Dal suo caso particolare alla situazione italiana in generale, Porro afferma poi che “la burocrazia che chiede coraggio agli italiani non rinuncia ai suoi vizi peggiori!”, ovvero “le gare, e il massimo ribasso! L’idea che il respiratore lo devi pagare 18.500 euro, al suo valore di costo! Queste sono puttanate”. E ancora: “Stiamo a casa come nemmeno sotto Pinochet e dopo i golpe, ma non ci siamo liberati dal Tar!”. Porro dice poi di avere paura “della facilità con cui gli italiani hanno accettato la perdita della loro libertà. All’inferno si va a piccoli passi”. Quanto ad aiuti economici e agevolazioni, per Porro quel che serve è “‘Helicopter money’! Servono soldi distribuiti dall’elicottero. Tolti pensionati e dipendenti, l’emergenza sono gli altri: esentiamo i più ricchi e poi diamo subito 1.000 euro al mese a tutti”

14 marzo

Maria Rosaria Capobianchi – Virologa dello Spallanzani
“In molte regioni la curva dell’epidemia” da nuovo coronavirus, “cominciata più tardi, è in salita”. Mentre “la crescita dei casi sta rallentando nelle regioni dove l’epidemia è cominciata, altrove invece c’è un aumento sostenuto. Potremmo raggiungere anche in altre zone gli stessi, attuali numeri di Lombardia, Veneto ed Emilia- Romagna in proporzione agli abitanti”. “Potrebbe essere un indizio favorevole” il fatto che “l’aumento generale dei casi”, secondo i dati dell’ultimo aggiornamento di ieri, sia “in effetti inferiore a quello del giorno precedente. Ma tanti fattori vanno considerati. L’apparente rallentamento nelle regioni del Nord epicentro dell’epidemia può essere un segnale incoraggiante ma, frena Capobianchi, “i dati hanno bisogno di consolidarsi nel tempo”. Quanto al virus Sars-Cov-2, “il confronto tra le sequenze dei genomi pubblicate sui database internazionali, a partire dal 10 gennaio, quando i ricercatori cinesi di Wuhan hanno reso pubblica la prima sequenza, non mostra cambiamenti sostanziali tali da rendere il virus diverso e quindi non più riconoscibile dal sistema diagnostico”. Il patogeno, aggiunge la virologa, ha “in comune l’80% del genoma” con il virus che ha causato in passato l’epidemia di Sars. Quel virus da un lato ha “avuto una mortalità maggiore”, circa il 10%, ma dall’altro “si trasmetteva meno subdolamente e non dava luogo a infezioni con sintomi lievi. Dunque le catene di trasmissione della Sars si potevano individuare e bloccare”, ed “era più facile arrestare la diffusione”.

Roberto Burioni – Virologo: “Immunità di gregge all’inglese è pura fantascienza”
“I virus umani, in generale, trovano un’equilibrio. Non infettano mai tutte le persone, rimane sempre qualcuno immune, finché l’infezione stessa non trova ulteriori soggetti, ovvero i nuovi nati, per alimentare il contagio. Cosa faceva il morbillo quando non c’era il vaccino? Infettava il 90 per cento dei bambini durante le epidemie, che si avvicendavano una volta ogni due o tre anni, per poi tra un anno e l’altro trasmettere a basso livello endemico il contagio su quei nuovi nati che, una volta cresciuti, continuavano a loro volta ad alimentare il ciclo epidemico. Per tale motivo, più che un boomerang, parlare oggi di immunità di gregge per il coronavirus è pura fantascienza”, ha detto Burioni a  Linkiesta

Walter Ricciardi- Oms: “La strategia inglese di far ammalare le persone non è etica”
 “Il nostro governo ha semplicemente recepito le indicazioni della comunità scientifica, cosa che quello inglese non sta facendo. Eppure hanno gli epidemiologi dell’Imperial college, della London School of hygiene and tropical medicine e di una rivista come il Lancet. Sarebbero consiglieri di prim’ordine sul tema sanità pubblica che evidentemente stanno ignorando”. Ricciardi ha osservato che le misure italiane “le stanno piano piano adottando tutti gli altri Stati, a partire da Spagna e Francia”. “Del resto hanno il nostro esempio da seguire, visto che siamo stati i primi a essere colpiti qui in Europa. Con un nuovo virus in circolazione l’unica cosa da fare è dilazionare e ritardare l’impatto sul sistema sanitario attraverso il contenimento, quindi il distanziamento sociale”, ha aggiunto. “Non e’ assolutamente etico accettare che si ammalino le persone per creare una immunita’ di gregge che peraltro non e’ neanche sicura”, ha aggiunto alludendo all’approccio adottato finora dalla Gran Bretagna. Non e’ sicura “perché si tratta di un virus nuovo e non ci sono ancora conferme scientifiche su una immunità duratura dopo la malattia. Chi e’ stato contagiato potrebbe anche riprenderlo per quanto si sa al momento”.

Maria Rita Gismondo – Virologa ospedale Sacco
“Sappiamo tutti che questo virus è diffuso nella popolazione molto più rispetto a quello che stiamo vedendo. Tra poco il 60-70% della popolazione risulterà  positivo. Ma non dobbiamo preoccuparci. Con l’aumento dei numeri ci renderemo conto che questo virus è meno letale di quanto possiamo pensare adesso”. “Questo virus, nella gran parte dei casi, o è silente o ci dà sintomi simil influenzali, nel 90% dei casi”, continua, “C’è un 10% di persone che ha bisogno di essere ricoverato in ospedale. Borrelli ci ha detto più volte che le fasce più toccate sono anziani con 1 o 4 patologie. Il virus dunque è stato un aggravante. Ad oggi i dati di morte diretta per coronavirus sono molto scarsi, si parla di qualche unità”. La virologa parla anche dei giovani in terapia intensiva: “La medicina non è mai una scienza esatta, quindi non significa che non ci possano esserci casi di qualche giovane.Dobbiamo però vedere la curva, dobbiamo parlare della maggior parte dei casi. Dobbiamo andare a vedere se ci sono altre malattie. Oggi l’età media dei deceduti è 81-83 anni, i guariti sono quasi il doppio delle persone che vengono ricoverate in terapia intensiva. Io non dico che la situazione sia rosea”.

13 marzo

Roberto Burioni: “I positivi asintomatici sono molti di più. Stare a casa è unica soluzione”
“Concordo con quello che dice il professor Galli e molti altri colleghi, è realistico pensare che ci siano moltissimi positivi ignari di esserlo, e ognuno può inconsapevolmente contagiare”. Lo sottolinea il virologo Roberto Burioni, ribadendo che “di fronte a questa situazione c’è una sola soluzione: stare a casa. I dati di Codogno dicono che un periodo congruo di isolamento funziona, cerchiamo di tenere duro e fare altrettanto”. Quanto al farmaco antivirale remdesivir, su cui partirà la sperimentazione anche in Italia, secondo Burioni “abbiamo solo dati preliminari, quindi è presto per fare valutazioni. Diciamo che se si trovasse un antivirale già pronto, come il remdesivir ma non solo, che funziona anche contro il coronavirus sarebbe una bella fortuna, ma siamo solo all’inizio. Questi test sono ottimi punti di partenza, per l’arrivo ci vorrà tempo. Ma vorrei anche dire – conclude – visto che per anni mi sono impegnato nella battaglia per la cultura vaccinale contro chi considerava le case farmaceutiche alla stregua di mercanti d’armi, che Roche il suo farmaco lo mette a disposizione gratuitamente. Mi pare una cosa da sottolineare”.

Walter Riccardi – Oms: “Vinceremo, ma sarà una lunga battaglia”
“I virus nella storia hanno sempre perso. Vinceremo sicuramente, ma sarà battaglia di trincea non una guerra lampo, che si concluderà verso giugno”. Questa la possibile fine dell’emergenza covid-19 in Italia secondo il consigliere Oms e consulente del governo italiano Walter Ricciardi. “Noi non abbiamo metri di paragone se non quello con la Sars che era un virus simile, meno contagioso e la situazione si risolse verso maggio-giugno”, afferma durante un intervento mattutino in una trasmissione televisiva. “Questo è più contagioso quindi è probabile che almeno arriveremo fino a quei mesi e forse un po’ oltre”. Ricciardi definisce “per ora necessarie e sufficienti” le misure messe in campo dal governo, ricordando che Wuhan si bloccò totalmente sì, “ma e’ una provincia con tutt’attorno un paese che continuava ad andare avanti”.

Fabrizio Pregliasco, virolgo Università di Milano:  “Picco a fine marzo”
“E’ difficile fare previsioni, ma le proiezioni e gli scenari sono importanti per pianificare al meglio gli interventi. Ebbene, sulla base dell’andamento del coronavirus in Cina e dei dati italiani, possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno“. E’ lo scenario tratteggiato all’AdnKronos Salute dal virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, che da anni monitora l’andamento della stagione influenzale nel nostro Paese. Un quadro un po’ diverso da quello tratteggiato da uno studio della Ragioneria generale, e anticipato dalla stampa, che fisserebbe il picco al 16-17 marzo e per fine aprile l’uscita dal tunnel. “Nel caso di Covid-19 – avverte però Pregliasco – si tratta di un virus nuovo, ma l’esperienza cinese e quello che sta accadendo nelle ex zone rosse può dirci molto. Tra gli elementi che possono influire su questo scenario” per l’esperto “c’è l’icognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia”.

Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano: “Tampone anche agli asintomatici”
“La politica del tampone solo a pazienti sintomatici potrebbe rivelarsi insufficiente”, e “la cartina di tornasole è il numero dei morti: 6,6%, più alto rispetto all’attuale 4,5% di Wuhan. Bisogna risalire a tutti coloro che sono stati in contatto con le persone malate, metterli in quarantena, seguire la comparsa o meno dei sintomi dell’infezione. L’impressione è che vere indagini epidemiologiche su tutti i contatti reali dei malati non vengano fatte”. Così Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano, in un’intervista al Messaggero in cui sottolinea: “Il distanziamento sociale è fondamentale, ma il tracciamento è importante per uscirne prima “. Per Galli “c’è un po’ di confusione nelle indicazioni e sarebbe necessaria maggiore chiarezza a livello di articolazioni locali: quali vengono ritenute attività indispensabili tali da giustificare gli spostamenti? Inviterei chi di dovere a precisarlo alla svelta, in questo momento abbiamo bisogno di chiarezza e di unità. Le indicazioni generali vanno bene. La chiusura dei negozi, di bar e ristoranti è decisamente importante, ma la definizione delle attività che possono essere continuate va subito specificata”.

Da - https://www.ildubbio.news/2020/03/18/sara-una-lunga-battaglia-giugno-ne-saremo-fuori/?fbclid=IwAR2vOsWut3v_aaqa7m3p-3TuwvETO3P5u-qBCY3y8j6WybOg2CgGk3RjkI8

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