LA-U dell'OLIVO
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 inserito:: Gennaio 10, 2026, 07:27:19 pm 
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Report rai tre
Vincenzo Siragusa

L'ultimo avvertimento di Putin al presidente francese Macron:

"Signore e signori, ho ascoltato attentamente le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha sottolineato la fine dell'egemonia occidentale e l'emergere di un mondo multipolare. Ha ragione su un punto essenziale: il mondo sta cambiando profondamente, ma dimentica di spiegare perché e, soprattutto, dimentica di riconoscere che la Francia e l'Occidente stanno combattendo la Russia oggi proprio perché si rifiutano di accettare questa realtà. Oggi la Russia è bersaglio di sanzioni, attacchi diplomatici, economici, informativi e persino militari, come in Ucraina. Perché? Perché l'Occidente si rifiuta di accettare che la sua era di egemonia indiscussa sia finita. Perché l'Occidente si rifiuta di vedere altre nazioni difendere i propri interessi, valori e sovranità. L'Occidente parla di libertà e democrazia, ma cosa ha fatto per secoli? Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi: hanno tutti colonizzato quasi tutto il pianeta. Ditemi dove, in quale parte del mondo, l'Occidente non ha messo piede e imposto la sua legge? In Africa, la Francia ha disegnato Confini arbitrari, risorse sfruttate e milioni di persone costrette a... spostarsi. In Asia, gli inglesi hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni, dall'India alla Cina. In America, le potenze europee hanno massacrato intere civiltà. E ancora oggi, attraverso la NATO, vogliono imporre il loro modello ovunque. Il signor Marcon parla dell'ispirazione politica dell'Europa. Ma dov'è questa ispirazione? L'Europa segue gli Stati Uniti in tutte le loro guerre, senza esitazione: Iraq, Libia, Siria. Ogni volta, causa centinaia di migliaia di morti. È questa ispirazione? E non ditemi che la Russia è un pericolo per il mondo. Per oltre duecento anni, l'Occidente ha cercato di distruggere la Russia: Napoleone venne a Mosca, convinto di poter soggiogare il nostro Paese. Se ne andò sconfitto nella neve. La Germania lanciò la più grande guerra d'invasione contro di noi. Fu sconfitta a Stalingrado, a Kursk e persino nelle strade di Berlino. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti cercarono di soffocare la nostra economia, di accerchiarci, di provocare colpi di stato tra i nostri vicini, eppure siamo ancora qui. La Russia ha attraversato momenti difficili. prove, ma nessuno è riuscito a sconfiggerci. Perché stiamo combattendo non solo per la nostra terra, ma anche per... la nostra civiltà, i nostri valori e la nostra dignità. Oggi non è più solo la Russia a rifiutare l'egemonia occidentale; la Cina sta facendo un passo avanti; l'India sta affermando la sua visione del mondo; l'Africa si sta gradualmente liberando dalla tutela straniera; persino l'America Latina sta trovando la sua voce. Non è più un mondo dominato da una singola potenza o da un unico blocco: siamo entrati in un'era multipolare. E nessuno può fermarla. Ecco perché la Francia, l'Europa e l'Occidente sostengono l'Ucraina contro la Russia. Non per amore del popolo ucraino, ma perché vogliono usare questo Paese come pedina per cercare di indebolire la Russia, per limitare il nostro sviluppo e per impedire che questo mondo multipolare prenda forma. Voglio dire loro, dico al Presidente Macron e ai suoi colleghi europei: non potete nuotare controcorrente per sempre. Parlate di valori, ma rifiutate di rispettare le scelte del popolo, parlate di diritto internazionale, ma lo violate non appena non serve più ai vostri interessi, parlate di pace, ma seminate guerra ovunque interveniate. La Russia non è nemica di nessuno, ma non permetteremo mai a nessuno di decidere il nostro futuro. Vogliamo cooperazione, ma cooperazione a parità di condizioni. Vogliamo la pace, ma non a scapito della nostra libertà, della nostra identità. E sia chiaro: nessuno sconfiggerà mai la Russia. Abbiamo sopportato secoli di difficoltà, abbiamo visto imperi nascere e cadere, e siamo ancora qui. E saremo lì domani, in questo nuovo mondo multipolare che sta già nascendo.

#breakingnews #guerra #russia

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 inserito:: Gennaio 10, 2026, 12:14:36 am 
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Giuseppe Ravera

L’inverno del nostro scontento

Da tempo sentivo l’esigenza di scrivere sulla triste parabola di quello che per molti anni è stato il mio giornale. (Scrivere è il modo migliore per riflettere: la parola scritta – letta, corretta e riscritta – costringe il pensiero ad attraversare la porta stretta della logica).
Provo a scriverne adesso a cadavere caldo, prima che la cassa venga chiusa e il caro estinto interrato. Perché sì, a dispetto di ogni evidenza, ho sperato che dopo la sciagurata stagione dei fratelli De Benedetti - poco avvezzi ai misteri dell’editoria quanto poco interessati al mercato dell’informazione, il business più indecifrabile e complicato al mondo - l’acquisto di Gedi da parte di Exor guidato da Jhon Elkann mi era parso l’epifania di una svolta se non radiosa almeno dignitosa e coerente con la storia del giornale.
“Repubblica” vede la luce il 14 gennaio 1976. Per lungo tempo ho conservato tra un trasloco e l’altro il primo numero di quello che per una buona quarantina d’anni è stato il “mio giornale”. Il web è pieno di racconti sulla storia del suo successo. Per quel che mi riguarda la storia di Rep è la biografia di una generazione, la mia. Mi sono laureato nel ’77, l’anno della contestazione a Lama, dell’avvento degli indiani metropolitani e dell’inasprirsi del terrorismo. L’anno dopo, con il sequestro Moro e l’omicidio della scorta, le Brigate Rosse, raggiungono il livello massimo di attività; l’inflazione nel decennio 1973-1984 non scende mai sotto il 10%. “Repubblica” si rivolge agli orfani del movimento: giovani e non più giovani accomunati da un anticapitalismo istintivo quanto generico, che aborrono la “via armata al comunismo” e nel Partito comunista italiano vedono nient’altro che una soffocante macchina di conformismo. Per la prima volta in edicola c’è un giornale laico e progressista, diverso in tutto a partire dal formato e dalla grafica, che fa dell’innovazione la propria cifra stilistica. Il grande merito di Scalfari: offrire a una generazione risvegliatasi dal sogno del comunismo, totalmente estranea dalle derive militari, un approdo alla democrazia liberale. La critica della realtà e la lotta per il cambiamento parevano diventare possibili. (Poi si scoprì che non era esattamente così, ma questa è un’altra storia).
Cos’è un giornale? L’altro giorno Ezio Mauro ne ha dato una definizione magistrale. Un pezzo che era al tempo stesso un addio alle armi e un avvertimento ai nuovi editori. Io che giornalista non sono e mi sono limitato ad apparecchiare periodici e stampati vari “pro domo clientes” mi limito a dire che fra tutti i prodotti di largo e larghissimo uso (utenze telefoniche, dentifrici, alimenti in scatola, detersivi, uova, latte, igiene personale e della casa, carne, pollame, pesce fresco, frutta e verdura…) i giornali sono i più difficili in assoluto. Mentre su qualsiasi altro prodotto di largo consumo, comprese persino le automobili, è possibile intervenire modulando le famose quattro leve del marketing mix (prodotto, prezzo, punto vendita, promozione) il giornale quotidiano è sensibile solo alla prima e ne è la quintessenza. Il giornale, contrariamente a qualsiasi altro prodotto, è un oggetto che ogni giorno devi inventare, produrre, distribuire e ritirare dal punto vendita l’invenduto. Inutile usare la leva del prezzo, rischioso quella della promozione. Ricordo quando il giovane Veltroni ebbe l’idea di abbinare la cassetta di un film famoso all’Unità, quotidiano persino più plumbeo della Pravda. Il risultato, facilmente prevedibile, fu che “i nuovi lettori” del quotidiano fondato da Antonio Gramsci gettavano il giornale e si tenevano la cassetta. In conclusione, se nel mercato delle maionesi (degli sciampo, delle pillole contro il mal d’auto, delle salopette per cani…) buon senso, esperienza e una adeguata cassetta degli attrezzi sono più che sufficienti per portare a casa il risultato, nel mondo dell’informazione non basta. Non basta il metodo, e a volte mi domando pure se il “metodo” esista pronto all’uso o te le deve inventare su misura.
E ancora. Di qualsiasi cosa puoi fare un sampling, ovvero tutto può essere trasformato in “offerta gratuita di campioni di prodotto” ad esclusione dei giornali. Il giornale non si regala (“copia regalata, copia sprecata”) semmai si annuncia, si presenta in road show impegnativi quanto costosi. Neppure la pubblicità funziona se il prodotto non è più che adeguato. Sono in molti a ricordare le brillantissime campagne de “Il Manifesto” (“la rivoluzione non russa”). Eppure non ha mai varcato l’originaria nicchia di appartenenza e tira a campare confinato nel recinto della marginalità insignificante. Eppure la ragione del successo (e dell’insuccesso) è semplice, Brecht direbbe “la semplicità difficile a farsi”: grandi giornalisti, grande scrittura, grandi inchieste, grandi corrispondenze, grande rigore nella ricerca della verità, grande accuratezza. Laddove la grandezza non si misura in dimensioni spaziali, massa e peso, ma altro non è che l’attributo in cui si declina la qualità. Diciamo che funziona come in una reazione a catena: i migliori giovani talenti sono pronti a buttarsi nel fuoco pur di lavorare nel miglior prodotto editoriale, quello più fresco, più innovativo, più trasgressivo fragrante e croccante; esattamente come le “grandi firme” sono pronte a un trasferimento che offrirà loro più denaro, più visibilità, più successo. Insomma, la buona vecchia regola del successo che produce successo e richiama a sé altro successo. Come diceva quel tale, la sfiga non è stata mai un buon partito.
Eppoi cos’è successo nonno, chiede il nipotino seduto accanto al fuoco del camino. Il nonno stuzzica le braci, aggiunge un altro ceppo e prosegue. È successo che, come anche Ezio Mauro ricordava nell’editoriale destinato a nuora perché suocera intenda, è passato il tempo dal tempo in cui s’aspettava la domenica per leggere la pastorale del Fondatore e Direttore, grazie al quale i bravi membri della borghesia riflessiva avrebbero saputo cosa sarebbe stato saggio pensare a proposito di Tizio, Caio e Sempronio. Il tempo non passa mai invano: se hai continuato a fare le cose come le hai sempre fatte – bene, se non addirittura benissimo – se pensi che possa bastare continuare a non fare nulla di nuovo, il tempo prima o poi ti bastona. Che è successo? Una bazzecola chiamata internet. Una bomba atomica che al Regno di Repubblica non fa neppure rosina. Succede che, narrano le leggende, Eugenio I, il sovrano assoluto conceda un par di stanzette nel sottoscala di via Po a “quelli del web”. Vera o falsa, la leggenda rende bene l’atmosfera che regna nel giornale in quegli anni; invece di studiare l’evento destinato a cambiare il paradigma dell’informazione, della lettura, della scrittura, delle relazioni sociali e dei più consolidati modelli di business, ci si crogiola al sole dell’onnipotenza. Eppure, non era così difficile: sarebbe bastato copiare il New York Times.
Tiriamo le somme. Nel 1991 il CERN rende pubblica la tecnologia World Wide Web rendendo semplice la navigazione e aprendo la rete a un pubblico più ampio. Cinque anni dopo il New York Times lancia il suo primo sito web ("The Web-based Times").
La piattaforma inizialmente offriva “notizie del giorno, articoli di approfondimento, la sezione annunci e l'accesso agli archivi della settimana precedente”. Alla fine degli anni ’90 nel nostro paese la diffusione dell’ADSL velocizza le connessioni rendendo più semplici gli accessi; contribuisce così allo sviluppo di una nuova specie di homo sapiens il cui denotato è l’abitudine alla gratuità. Si affacciano sul mercato generazioni di giovani consumatori convinti che l’informazione sia naturaliter gratis. Creature affatto disposte a versare neppure una cifra simbolica per l’acquisto di un giornale, di un periodico, di una rivista. Inizia la lenta, dolorosa, inarrestabile estinzione tutt’ora in corso. Meno lettori meno ricavi pubblicitari; meno ricavi meno investimenti; meno ricavi più tagli a costi ritenuti sacrificabili; nelle redazioni iniziano le speciali decimazioni chiamate pre-pensionamenti: più sei anziano più costi, quindi ti sostituiamo con un alacre stagista. Peccato che in un giornale anziano quasi sempre significhi “competente, esperto, affidabile” e stagista “sotto pagato, ignorante, inconsapevole”. Risultato: giornali zeppi di errori stampati su carta di merda con inchiostri di merda che lordano le mani degli sprovveduti che insistono a comprarli. Nel frattempo le edicole chiudono come i fiori notturni di pascoliana memoria, ma a differenza di questi per non più riaprire.
Conclusione. Se fossi amico di Jhon Elkan, amico di quelli che non hanno bisogno di incarichi, prebende e neppure consulenze, non gli chiederei perché ha deciso di vendere, proprio adesso e proprio al Greco. Sottovoce, in un sussurro appena sussurrato, gli chiederei perché mai un uomo saggio e avveduto come lui abbia comprato. 

http://www.lenuovemadeleine.com/linverno-del-nostro.../



 3 
 inserito:: Gennaio 10, 2026, 12:08:10 am 
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Gianni Gavioli
Alessandro Magherini "accecato la mente" e "russofobia" sono valutazioni tendenziose riferite alla persona, quindi sono offese in pubblico.
E sono false nel mio caso. Correggiti!
---
Demone é una entità in eterno conflitto tra il bene e il male.
Una anima intellettiva che va curata e privata di turbamenti.
""... rimane la cura é di non insozzare il demone che ha preso dimora nel suo petto;
la cura di non turbarlo con impressioni confuse e molteplici;
di mantenerlo sereno e benigno, tributandogli rituale e onori come un dio;
e non dire nulla che sia contrario al vero;
non fare nulla contro giustizia"".
(Marco Aurelio, colloqui con sé stesso).
...
I demoni sono dotati di forza sovraumana, anzi sorpassano di molto per estensione
di potenza la nostra natura, ma non posseggono, per altro, l'elemento divino puro e incontaminato e tale elemento misto di duplice sorte é appunto la sorgente del turbamento ...
Tra i demoni, come negli uomini, sorgono differenze nella gradazione del bene e del male.
Un simile personaggio non dovrebbe guidare un impero su questa terra, . . .
(Pensieri ricavati copiando qua e là).
ggiannig

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Gianni Gavioli
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Persona sempre più attiva
Un Popolo forte nelle sue consapevolezze, in sintonia con il suo Vertice, non si fa sopraffare dal soffrire l'ingiustizia.
Noi occidentali siamo imbambolati da decine di Conati ed Emesi di informazioni fasulle, menzognere, tele-comandate da Poteri Intermedi, fetidi ma spesso anche stupidi. Come i microcefali della Propaganda Russa.
Noi dobbiamo ignorare ciò che ci viene propinato (informazioni avvelenate) ed invece, approfondire ciò che non conosciamo a sufficienza.
Nel caso specifico:
chi sono oggi i due popoli in Sofferenza, i Russi e gli Ucraini. Oggi, ma comprese le croste che si portano addosso dal loro diverso passato.
ggg
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Una Democrazia Autorevole sa riconoscere e combattere i nemici della Patria, sa contrastare il logorio dei traditori della Patria, sa avvisare e difendere i propri Cittadini dalle ipocrisie e menzogne sociali diffuse per Ideologie o Fideismi di Parte.
Libertà di stampa e di comunicazione non significa usare la parola scritta o parlata per ingannare il Popolo.
La Democrazia Autorevole una volta ottenuta per approvazione Costituzionale dal Popolo, deve essere inattaccabile!
ggiannig

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Un Popolo forte nelle proprie consapevolezze, in sintonia con il suo Vertice, non si fa sopraffare dal soffrire l'ingiustizia.
Noi occidentali siamo imbambolati da decine di Conati ed Emesi di informazioni fasulle, menzognere, tele-comandate da Poteri Intermedi, fetidi ma spesso anche stupidi. Come i microcefali della Propaganda Russa.
Noi dobbiamo ignorare ciò che ci viene propinato (informazioni avvelenate) ed invece, approfondire ciò che non conosciamo a sufficienza.
Nel caso specifico:
chi sono oggi i due popoli in Sofferenza, i Russi e gli Ucraini. Oggi, ma comprese le croste che si portano addosso dal loro diverso passato.
ggg

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Molti mancheranno, ma già oggi c'è troppa incapacità non solo tra artigiani improvvisati, ma anche in categorie di specializzati come i dentisti a livello ancora medievale, per esempio.
Conti salatissimi ma non danno la garanzia sui lavori eseguiti. Chiedetela sempre, invece, senza garanzia ci capitano inconvenienti e sofferenze gravi.
ggg

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Andare "Oltre Facebook" e le altre Multinazionali, egoiste e golose, è possibile.
Basta usarle con Intelligenza e Umanità.
Loro sono Disumane.
Ma occorre unirsi in Gruppi Organizzati e stare con le Persone e tra la Gente.
ciaooo

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 inserito:: Gennaio 09, 2026, 11:40:41 pm 
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Gianni Gavioli  su FB
 
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Penso di dedicarmi maggiormente a capire le logiche dei Ragni, che oggi, detengono sulla Terra il Potere Temporaneo di manovra e di comando nel fare e disfare le regole,
come Tele di Ragno (ragnatele) in ogni campo.
ciaooo
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Trump e Putin prima di lui, stanno facendoci vedere in modo lampante ciò che ha sempre caratterizzato la nostra convivenza, di esseri umani sulla Terra, le diverse sfumature di cattiveria.

Molti loro Asserviti giustificandoli, li mettono in paragone con altri malefici comportamenti e modi di agire predatori, commessi nel passato di ogni Nazione, forse addirittura provocando sofferenze maggiori di quelle sofferte oggi dai popoli ancora oppressi.
Ma noto due cose:
1) oggi la gente, sempre male informata, é un poco più attenta nel volere capire cosa accade.
2) contemporaneamente Uno massacrando intere nazioni, l'Altro rubacchiando bocconi sempre più grassi, stanno sgomitando per farsi spazi più ricchi di possibile refurtiva.
Uno di questi due é di troppo e contemporaneamente, ci sono già in fase di composizione e assemblaggio altri Predatori più o meno feroci.
Bottini meritevoli d'arrembaggio non mancheranno e c'é abbondanza di stupidi al comando di intere nazioni che renderanno più facile il loro compito.       
Ma tutto sarà PROVVISORIO e Precario.
Noi persone normali, possibili e probabili vittime del loro scorrazzare, abbiamo due compiti importanti:
1) fare Opposizione al loro dominio e
2) insegnare ai nostri giovani e alle loro generazioni come difendersi dal Male.
Male che esiste dal tempo di sempre e che tutti i potenti hanno praticato!
In ogni campo.
ciaooo   
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INTESA OLIVO POLICONICO di GOVERNO, invece che PARTITO DEMOCRATICO?
Gianni Gavioli  ·
Amministratore
Esperto del gruppo in Realtà virtuale
Persona sempre più attiva
  · portesSodni9i569mla6li70230h13gf6h258al1hu2i630015hhc m1u7f6  ·
Tra poco sarà primavera, fare pulizia in casa diventa ESSENZIALE.
Più il pensiero politico e sociale si avvicina al concetto personale, più si allontana dalla verità.
Ma la Verità di chi governa dovrà essere soltanto a beneficio dei più. Quindi non di un solo Partito.
Per questo la Gente non pensa più ai partiti, ma molti di loro seguono, provvisoriamente, piccoli gerarchi del nulla.
Se non dell'essere capaci di predare ciò che farà comodo avere nelle proprie tasche, anche quelle mentali.
ciaooo.
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INTESA OLIVO POLICONICO di GOVERNO, invece che PARTITO DEMOCRATICO?
Gianni Gavioli  ·
Amministratore
Esperto del gruppo in Realtà virtuale
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  · pernodstSo70h57990fm50m98htt1fh5g700al0lu34mi05f15l6gu 1gatl  ·
Noi Centro e Sinistra Democratica, dobbiamo essere una Alternativa all'attuale Governo, non un guazzabuglio di chiacchiere davanti alla camera da letto del prossimo inciucio infecondo!
Tra poco Trump, se non l'ha già concordato con la Meloni, ci chiederà tre Regioni: Veneto (per le sue Basi militari) Sicilia e Sardegna per le loro posizioni nel Mediterraneo.
Le servono per le "sue strategie predatorie".
Voi Opposizione che farete??
ggg

 5 
 inserito:: Dicembre 20, 2025, 12:26:37 pm 
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Gianni Gavioli

Viaggio nella Storia
In un’Europa devastata dall’occupazione nazista, dove il terrore aveva preso il posto della speranza e le strade odoravano di paura, una ragazza di appena diciassette anni decise di non piegarsi.
Il suo nome era Lepa Radić.

Era nata nel 1925, in una piccola cittadina della Bosnia, in una famiglia contadina semplice e orgogliosa. Crebbe tra i campi, i monti e le voci antiche della sua terra. Amava leggere, studiare, sognava un futuro sereno. Ma la guerra le strappò via l’infanzia troppo presto.

Quando le truppe naziste invasero la Jugoslavia nel 1941, Lepa vide il suo paese frantumarsi sotto il peso dell’odio. Vide uomini deportati, case incendiate, bambini rimasti soli. E capì che il silenzio non era più possibile.
Aveva solo sedici anni quando si unì ai partigiani jugoslavi, il movimento di resistenza che combatteva contro l’occupazione tedesca.

Non portava un fucile sulle spalle ogni giorno, ma la sua missione era altrettanto rischiosa: trasportava armi e medicinali, curava i feriti, portava messaggi segreti da un villaggio all’altro. Ogni passo era una sfida alla morte.
Lepa non cercava la gloria. Cercava la libertà.
E lo faceva con una calma e un coraggio che molti uomini adulti non seppero mai trovare.

Nel febbraio del 1943, durante la battaglia di Grmeč, i tedeschi accerchiarono il suo gruppo. Dopo giorni di scontri feroci, Lepa fu catturata. La interrogarono, la picchiarono, cercarono di spezzarla.
Ma non ci riuscirono.

Quando le offrirono la vita in cambio dei nomi dei suoi compagni, Lepa li fissò con occhi limpidi e rispose:
“Non sono una traditrice del mio popolo.”

All’alba del 8 febbraio, la condussero nella piazza di Bosanska Krupa. Aveva il viso gonfio, i capelli disordinati, ma lo sguardo era sereno.
I soldati tedeschi prepararono la corda. La folla, terrorizzata, guardava in silenzio. Qualcuno piangeva.
Lepa salì al patibolo con passo fermo, le mani legate dietro la schiena. Si voltò verso la gente e gridò parole che ancora oggi restano scolpite nella memoria dei Balcani:

“Compagni, non temete per me! Il mio sacrificio servirà alla libertà! Combattete e vincerete!”
Poi sorrise.
Un sorriso lieve, quasi dolce.
Un sorriso che fece impallidire i suoi carnefici.

Pochi istanti dopo, la corda si tese. Ma quel sorriso rimase sospeso nell’aria, come una luce che non si spegne.

Lepa Radić non morì sconfitta: morì invincibile.
Aveva solo diciassette anni, ma il suo nome divenne leggenda. In Jugoslavia fu onorata come Eroina Nazionale — la più giovane del Paese a ricevere quel titolo.

La sua storia non è solo un ricordo di guerra: è un messaggio di coraggio, di lealtà e di dignità.
Ci ricorda che la libertà non è mai gratuita, e che a volte sono i più giovani a insegnarci cosa significa non arrendersi.

A diciassette anni, Lepa Radić scelse l’onore invece della vita.
E in quella scelta trovò l’eternità.

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Nella fotografia:

La Morte vide il tuo Viso Austero e si impauri', . . . lascio' fare al servo nazista!
ggiannig

 6 
 inserito:: Dicembre 20, 2025, 11:29:58 am 
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Gianni Gavioli
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La destra militarista ringrazia.
Questa é Comunicazione Politica di Propaganda.
lastampa.it
Un italiano su due vuole la leva obbligatoria. E il 65% la chiede anche per le donne

Ruslana Shuparska

Un aereo da trasporto militare An-22 del Ministero della Difesa russo si è schiantato nel distretto di Furmanovsky, nella regione di Ivanovo, in Russia
Tutti e 7 i membri dell'equipaggio non sono sopravvissuti

 7 
 inserito:: Dicembre 20, 2025, 11:26:58 am 
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Colony Club

everydey intelligens
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Persone
Everyday Intelligence
Sito web di cultura e società · 3527 follower · @everydayintelligence · Analyist presso Central Infellagence Agency
seeking situational understanding. countering disinformation. #nafo #slavaukraini

 
Everyday Intelligence
Chiedo pubblicamente al signor @Mirco Mazzetti come faccia ad affermare di non avermi mai visto (incontrato) in ambienti di intelligence. … Altro...

Everyday Intelligence
Ci scrive:
Dedico qualche momento all'aurocritica.
Come già detto la mission della pagina è condividere delle informazioni sulla guerra in ucraina, su mondo militare, e metologie apprese nel tempo, che reputo possano fornire un aiuto ai lettori e commentatori per reperire informazioni solide, stimolare riflessioni e dibattiti costruttivi. Insomma promuovere buona informazione dando una specie di servizio ai lettori.
Vista questa mission, reputo che cercare di usare tutti i mezzi a disposizione per essere onesto intellettualmente, fornire informazioni documentate sia fondamentale. Per carità sono umano e qualche sbaglio l'ho commesso pure io, anzi a questo proposito ringrazio tutti i commentatori tra cui professionisti che hanno prontamente indicato gli errori commessi in modo da permettere di correggere gli sbagli. Anzi invito proprio alla riflessione critica siccome è un buon modo per stimolare le nostre capacità cognitive, informarci e sopratutto creare qualcosa di costruttivo limitando gli errori che tutti possiamo commettere in quanto umani. .
Siccome quando mi è capitato di sbagliare in buona fede, o spiegarmi in maniera contorta o poco lineare chi me lo ha fatto notare non è mai ricorso a insulti e dileggi dalla parte mia non mi permetterei mai di dileggiare chi sbaglia, anzi al giorno d'oggi chiedere scusa e assumersi la responsabilità dei propri errori è proprio una dote troppo scarsa.
Tornando sempre alla mission della pagina, devo dire che provo a fare del mio meglio nell'essere onesto con le persone con cui interagisco, questo parte dall'assumere i lettori come persone alla pari con me o anche migliori perciò gente con cui devo essere onesto, pertanto evitare in ogni modo possibile di utilizzare fallacie logiche, stratagemmi manipolatori e quant'altro cercando, per quanro possibile, di mitigare la presenza di bias cognitivi.
Questo proprio perché a parere mio usare fallacie o altri stratagemmi manipolativi presuppone proprio un rapporto di non parità e una mission diversa volta al successo operativo e non alla sana diffusione di informazioni e riflessione costruttiva in merito, anzi chi usa fallacie sta assumendo in partenza che queste potrebbero funzionare siccome l interlocutore è una forma di minorato mentale totalmente indifeso a livello cognitivo e matematico-logico.
Ora ecco il nocciolo della questione... essendo una persona molto poco social, arrivato su fb non tanto tempo fa, ma essendo abituato a conversazioni tra nerd noto di avere un modo di interagire assai diverso dal mondo social... mi viene il dubbio di essere eccessivamente ruvido e rigido nelle risposte ad alcuni commenti e prendere davvero malamente la presenza di fallacie logiche o tentativi manipolatori. Che siano attuati inconsapevolmente o in malafede non lo so, effettivamente a scuola non si studia granchè il metodo scientifico e tantomeno le fallcie.
Talvolta ho reagito con un certo impeto di fronte a fallacie e stratagemmi retorici siccome mi sembrano offensivi, sebbene nei miei confronti possa soprassedere con una certa tranquillità (non sarà quche utente di Facebook a rendermi una pessima giornata), in quanto sono profondamente urtato dai comportamenti di chi presuppone già che i lettori e interlocutori sono minorati mentali quindi cascheranno nelle sue trappole retoriche.
Su fb però vedo che si fa ampio uso di questi stratagemmi, spesso dire cose a caso senza fonti è pure tollerato e alcune pagine a cui non sono iscritto che l algoritmo suggerisce sembrano veri covi di estremisti dove girano insulti razziali, istigazioni all odio, istigazioni a delinquere... pur avendoli segnalati a fb la moderazione risulta totalmente disinteressata...
Ora essendo poco social mi pongo seriamente il dubbio: è il caso di riaggiustare l approccio siccome non siamo in un contesto nerd di brainstorming oppure è meglio tenere questa line? Voi che ne pensate? Che cosa suggerite di fare?
 

Everyday Intelligence

GUERRA RUSSIA-NATO, UNO O DUE ANNI PER SVEGLIARCI: Ecco perché siamo pronti alla guerra sbagliata. Illudersi che un'ipotetica guerra con Mosca sarà come in Ucraina ci porterà al disastro
A partire dalla metà del 2023 ho elaborato un’ipotesi riguardante le possibili configurazioni che potrebbe assumere un eventuale conflitto armato tra la Federazione Russa e la NATO, nel caso di un’aggressione promossa dal Cremlino. Successivamente, diversi rapporti di intelligence militare provenienti da alcuni Stati baltici e dalla Danimarca hanno confermato una prospettiva sostanzialmente analoga. Oggi, alla luce del crescente numero di sconfinamenti e di episodi suscettibili di generare crisi internazionali, ci troviamo di fronte a una fase preliminare particolarmente delicata; per questo ritengo opportuno ribadire e approfondire tali considerazioni che avevo pubblicato su X/Twitter e Telegram.
Devo tuttavia ammettere che esprimermi in materia risulta oggi più complesso che in passato: sto infatti lavorando alla stesura di un volume sulla deterrenza, e molte delle dinamiche trattate si stanno manifestando in tempo reale. Inoltre, le ricerche in corso mi condurrebbero a entrare in un livello di dettaglio che, per ragioni legate a questo contesto comunicativo, preferisco non affrontare in modo esteso.
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UNA PROBABILE FORMA DI GUERRA RUSSIA-NATO
I Paesi europei si trovano molto più vicini a un conflitto con la Russia di quanto la maggior parte dell’opinione pubblica occidentale sia disposta a riconoscere, e la finestra temporale per un effettivo riarmo e adattamento strategico si sta restringendo ben più rapidamente di quanto comunemente si creda. Ai popoli europei restano uno o due anni per ristabilire una deterrenza credibile nei confronti di Mosca.
Un grave errore nell’analisi della minaccia russa consiste nel cadere in un bias di mirror imaging, ossia nel presupporre che la Russia interpreti un potenziale conflitto con gli Stati dell’Unione Europea nello stesso modo in cui noi immaginiamo un’eventuale guerra con essa. Tale approccio non solo è ingenuo, ma si discosta profondamente dalla realtà.
L’errore più grave consiste nell’estrapolare in maniera eccessiva e decontestualizzata le lezioni apprese dall’attuale conflitto in Ucraina, fino al punto di credere che una guerra tra la Russia e gli Stati europei inizierebbe e si svilupperebbe in maniera analoga, semplicemente su scala più ampia. Questa supposizione (assumption) oltre ad essere del tutto improbabile può essere la causa di ragionamenti fuorvianti che possono indurre in errore l’approccio strategico occidentale favorendo di gran lunga la Russia.
Un conflitto tra la Russia e i Paesi occidentali assumerebbe con ogni probabilità caratteristiche del tutto differenti rispetto a quelle comunemente ipotizzate.
• La Russia non prevede di intraprendere un’operazione di combattimento su larga scala (LSCO) simmetrica contro i Paesi della NATO, come quella in corso in Ucraina, per la quale invece l’Alleanza e la politica europea si sta principalmente preparando. Mosca, infatti, non dispone delle risorse economiche, dell’industria bellica, delle tecnologie, delle capacità logistiche e di sostegno, né del personale e delle capacità di proiezione di forze necessarie per prevalere alla superiorità militare ed economica dei Paesi NATO. Uno scenario del genere, comporterebbe quasi sicuramente la sconfitta totale della Russia.
• Già prima di subire ingenti perdite subite in Ucraina, la leadership russa era consapevole delle difficoltà connesse a un simile scenario.
• In un contesto operativo (OE) multidominio, la Russia potrebbe tuttavia ottenere risultati significativi soprattutto nella dimensione informativa e, di conseguenza, in quella umana: possiede infatti consolidate capacità di guerra dell’informazione, MISO, attività di guerra non convenzionale, e può contare su una parte rilevante della popolazione occidentale già orientata in senso filorusso.
• I Paesi occidentali, dal canto loro, hanno ripetutamente mostrato un timore irrazionale nei confronti delle minacce russe, specialmente nelle prime fasi della guerra in Ucraina, in particolare riguardo alla guerra e alla deterrenza nucleare, ora invece sembrano applicare una certa timidezza nel rispondere a sconfinamenti e atti provocatori.
Alla luce di questi elementi, appare dunque altamente probabile che un eventuale conflitto condotto dalla Russia contro i Paesi della NATO si fonderebbe principalmente sulla gestione e sul controllo dell’escalation.
L’obiettivo primario della Russia in un simile conflitto sarebbe la gestione dell’escalation e la conclusione precoce delle ostilità a condizioni favorevoli per sé. Mettere fine rapidamente alle ostilità risulterebbe fondamentale e necessario: data l’inferiorità militare ed economica rispetto alla NATO, la Russia dovrebbe assicurarsi una forma di «vittoria» prima che il vantaggio convenzionale simmetrico e la capacità di coercizione dell’Alleanza producano effetti decisivi.
Piuttosto che impegnarsi in un confronto militare prolungato e simmetrico di tipo LSCO, come quello osservato in Ucraina, è altamente probabile che Mosca crei situazioni di crisi internazionale tentando di costringere la NATO alla resa mediante il semplice segnalare la capacità di infliggere, in modo progressivo, maggiori livelli di danno e sofferenza alle popolazioni occidentali.
Un conflitto di questo tipo potrebbe articolarsi in una prima fase di sabotaggi e guerra non convenzionale, dopodiché in operazioni ibride contro Stati membri della NATO, intese come banco di prova, seguita da una fase in cui gli scontri sarebbero caratterizzati da attacchi a lunga gittata contro infrastrutture civili critiche. È plausibile che, nella fase iniziale, tali attacchi vengano diretti più verosimilmente contro Paesi dell’UE di minori dimensioni. Gli stati colpiti potrebbero a questo punto invocare l’articolo 5 del patto Atlantico, scatenando automaticamente le prime difese come dimostrato recentemente nel caso dello sconfinamento dei Gerbera in Polonia, per poi passare la palla alla politica.
Il messaggio rivolto agli Stati NATO più importanti sarebbe chiaro: non intervenite in sostegno degli alleati, se non volete che le vostre popolazioni subiscano gravi danni. Considerate le capacità russe nella guerra dell’informazione, MISO e la presenza di attivisti filorussi in varie aree d’Europa, particolarmente in stati militarmente potenti quali l’Italia, una narrazione di questo tipo potrebbe infatti trovare terreno favorevole e produrre effetti concreti creando una spaccatura politica internamente all'Alleanza.
Parallelamente, la Russia estenderebbe il proprio ombrello nucleare su qualsiasi territorio della NATO eventualmente conquistato in una fase iniziale dell’offensiva, trasmettendo il messaggio che ogni tentativo di riconquistarlo con mezzi militari comporterebbe un’escalation nucleare. Un simile conflitto non si giocherebbe tanto sul piano delle capacità militari reali dell’Occidente, quanto su quello della stabilità politica, che nelle democrazie risulta quasi inevitabilmente influenzata dall’opinione pubblica, la quale, come già sottolineato, è in parte condizionata dalle operazioni di guerra dell’informazione e MISO russe e in alcuni settori persino favorevole a Mosca.
La paura psicologica dell’escalation, con il rischio di arrivare a percezioni considerate inaccettabili, avrebbe lo scopo di aprire la strada a negoziati sul futuro del Paese coinvolto, della NATO e, in ultima analisi, della sicurezza europea, secondo i termini stabiliti dalla Russia.
Un conflitto di questo genere non si configurerebbe quindi come uno scontro di forze, ma come una competizione sulla capacità di accettare il rischio, incentrata su una domanda cruciale: chi sarà il primo a cedere di fronte alla prospettiva di un confronto su larga scala, comprensivo della possibilità di escalation nucleare?
Come ci insegna l’esperienza della Guerra Fredda, l’equilibrio delle forze militari non rappresenta un fattore deterministico negli scontri fondati sulla tolleranza del rischio. Al contrario, tali confronti vengono decisi dall’equilibrio della determinazione, ovvero dalla disponibilità a mantenere salda e inflessibile la propria posizione anche di fronte all’aumento delle minacce. Negli ultimi anni la stabilità politica e la capacità di resilienza rappresentano un punto debole delle democrazie occidentali, vulnerabilità che la Russia potrebbe sfruttare con crescente probabilità.
Negli ultimi anni la Russia ha messo alla prova in modo sistematico la determinazione occidentale, incrementando progressivamente il livello delle provocazioni al fine di sondare le “linee rosse” dei Paesi membri della NATO. La mancata risposta ferma e coerente a tali provocazioni nelle fasi iniziali rischia di indurre Mosca a ritenere praticabile lo scenario delineato in precedenza, considerandolo suscettibile di successo. Ciò ci avvicinerebbe progressivamente a situazioni di crisi e potenziale conflitto che una deterrenza efficace dovrebbe invece scoraggiare.
Il concetto di deterrenza si fonda su tre principi fondamentali: capacità, credibilità e comunicazione. Se da un lato la NATO possiede indubbiamente una superiorità sul piano delle capacità militari convenzionali rispetto alla Russia, dall’altro la sua credibilità appare indebolita dalle divisioni interne alle democrazie occidentali e dalla scarsa determinazione mostrata nel reagire in maniera unitaria e risoluta alle provocazioni di Mosca. A ciò si aggiunge una limitata capacità di visione strategica. Dal discorso pronunciato da Vance a Monaco emerge con chiarezza che gli Stati Uniti intendono concentrare in misura crescente le proprie attenzioni sull’area dell’INDOPACOM, lasciando progressivamente la responsabilità della sicurezza europea agli stessi Paesi europei. Questi ultimi, tuttavia, negli ultimi mesi, anche a causa dell’influenza destabilizzante esercitata dalla Russia e da Trump, si sono dedicati principalmente a discussioni inconcludenti, focalizzate su ipotetici scenari di fine guerra, mentre una conclusione imminente del conflitto non appare in alcun modo realistica, né le parti coinvolte hanno mostrato disponibilità a compromessi sui rispettivi obiettivi strategici. Tale diversivo ha finito per tradursi in un vantaggio significativo per la Russia, evidenziando non solo la mancanza di prontezza nel ricalibrare la strategia europea, ma anche un deficit complessivo di intelligenza strategica, ulteriormente aggravato dalla natura di alcune proposte avanzate nel dibattito politico e diplomatico recente.
Nel teatro operativo ucraino la Russia dispone ormai di poche possibilità concrete di prevalere. La sua ultima risorsa, capace di offrirle maggiori margini di successo, risiede nella dimensione informativa e, soprattutto, in quella umana: la volontà degli europei di agire con determinazione e di difendersi, continuando a garantire un sostegno essenziale all’Ucraina. Sul piano strettamente fisico, Mosca ha ormai limitate possibilità di incidere; tuttavia, nelle dimensioni informativa e umana può ancora ritenere di poter esercitare un’influenza significativa. Un’eventuale frattura all’interno dell’Occidente in tali ambiti aprirebbe la strada alle ambizioni espansionistiche del Cremlino, offrendo a Vladimir Putin l’opportunità di ottenere una vittoria strategica. Se anche solo Putin valutasse come sufficientemente probabile un simile scenario potrebbe decidere di avviare un COA simile a quanto ipotizzato sopra, mentre qualora al momento del dunque si creasse una frattura interna all’occidente questo non farebbe altro che aprire la porta ad ulteriore aggressività russa.
Mosca non ha dunque bisogno di eguagliare la potenza militare della NATO: se i Paesi occidentali dovessero cedere per primi sotto la pressione psicologica generata dalla mancanza di risolutezza e determinazione, la Russia potrebbe di fatto ottenere una vittoria.
L’attuale conflitto in Ucraina mostra chiaramente che l’Occidente soffre di una carenza di risolutezza e determinazione: le divisioni interne e le interminabili discussioni sulla paura escalation non fanno che rafforzare le capacità russe sia nella dimensione informativa che in quella umana, consolidando la convinzione del Cremlino che la NATO finirà per arretrare di fronte a una vera prova di forza. Questa strada, seppur oggi ancora improbabile risulta una via che con probabilità più alta rispetto alle operazioni in Ucraina può garantire una vittoria russa.
La Russia non deve necessariamente attendere di ricostruire la propria potenza convenzionale: quanto più l’Occidente mostra disunità e mancanza di determinazione, tanto maggiori diventano le probabilità che un conflitto si verifichi nel breve termine. Gli scenari che prevedono per l’Occidente un arco temporale di 7-10 anni per completare il riarmo risultano doppiamente fuorvianti: da un lato perché pongono l’accento esclusivamente sulla dimensione fisica militare, trascurando che la vera questione è la risolutezza politica; dall’altro perché si rivelano eccessivamente ottimistici rispetto alle scadenze effettive.
Il tempo a disposizione per ristabilire una postura di deterrenza credibile nei confronti della Russia si sta rapidamente esaurendo: nella migliore delle ipotesi, restano due anni. In caso contrario, l’Occidente, e in particolare i Paesi europei, rischiano seriamente che Mosca metta alla prova la sua coesione nei prossimi anni.
La NATO deve essere in grado di negare in maniera credibile alla Russia la possibilità di minacciare attacchi contro infrastrutture critiche o di occupare territori. Ciò richiede che i leader politici dimostrino fermezza e coerenza nelle questioni di difesa e sicurezza, al fine di scongiurare il dilemma coercitivo posto dalle minacce aggressive e dai cosiddetti de-escalation strikes. E’ del tutto verosimile che al crescere dell’incapacità russa di prevalere militarmente in Ucraina e dall’aumentare dei suoi problemi interni vi sarà un probabile aumento dell’aggressività russa sia legato allo scenario offensivo in Ucraina sia legato a sconfinamenti e atti di crescente provocazione verso gli stati europei, siccome questa via è percepita da Mosca come ultima spiaggia per ottenere una vittoria. Sarà compito della politica occidentale dimostrare alla Russia, ristabilendo una deterrenza ancora più forte, che tale strada non è percorribile e tantomeno conveniente da prendere. Più presto accadrà minori saranno i costi e i danni subiti sia da noi sia dalla Russia.
Nelle dimensioni informativa e umana, l’Occidente deve intraprendere un serio dibattito sul significato della deterrenza e sulle caratteristiche di un eventuale conflitto con la Russia. Siamo pronti e determinati a colpire infrastrutture strategiche russe nel caso in cui Mosca attaccasse per prima le nostre? Siamo disposti a esercitare la deterrenza sia attraverso la punizione sia mediante la negazione? Siamo risoluti a difendere noi stessi e i nostri alleati da un’aggressione russa?
A oggi, l’Occidente appare fondamentalmente impreparato, sul piano cognitivo, a comprendere e valutare scenari di questo tipo. Questa carenza non fa che incoraggiare la Russia.
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Conclusioni:
Con questo post non intendo affermare che sia imminente un conflitto Russia-NATO o che sia inevitabile una sconfitta occidentale, bensì portare all’attenzione quanto la Russia potrebbe ritenere un percorso probabile verso il conseguimento dei suoi obiettivi, nonché vulnerabilità occidentali.
Affrontare tempestivamente vulnerabilità sul nascere risulta essere la maniera migliore per mantenere una deterrenza credibile anche su situazioni di crisi oltre che scenari combat di tipo LSCO, al fine di scoraggiare la Russia dall’intraprendere COA che vadano nella direzione descritta di sopra. Non rispondere con risolutezza, determinazione e unità alle crescenti provocazioni russe può verosimilmente indurre il Cremlino ad aumentare sempre di più tali provocazioni e spingerci più vicini a tali scenari. Risulta quindi importante mettere un freno alla situazione ora in uno scenario ancora lontano da situazioni di conflitto e crisi, prima che si verifichino Worst Case Scenarios.
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Lascio a voi alcuni link utili per capire la situazione e approfondire:
https://www.linkiesta.it/.../russia-ucraina-guerra.../...
https://everydayintelligence.substack.com/.../dinamiche...
https://t.me/everydayintelligence/226
https://euromaidanpress.com/.../i-am-confident-russia.../
#russia #nato #polonia #deterrenza #guerra #escalation #minacce #riarmo #defenseEU #difesa #sicurezza #difesaeuropea #RearmEurope

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 inserito:: Dicembre 16, 2025, 12:22:25 am 
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Ci scrive:
Dedico qualche momento all'aurocritica.
Come già detto la mission della pagina è condividere delle informazioni sulla guerra in ucraina, su mondo militare, e metologie apprese nel tempo, che reputo possano fornire un aiuto ai lettori e commentatori per reperire informazioni solide, stimolare riflessioni e dibattiti costruttivi. Insomma promuovere buona informazione dando una specie di servizio ai lettori.
Vista questa mission, reputo che cercare di usare tutti i mezzi a disposizione per essere onesto intellettualmente, fornire informazioni documentate sia fondamentale. Per carità sono umano e qualche sbaglio l'ho commesso pure io, anzi a questo proposito ringrazio tutti i commentatori tra cui professionisti che hanno prontamente indicato gli errori commessi in modo da permettere di correggere gli sbagli. Anzi invito proprio alla riflessione critica siccome è un buon modo per stimolare le nostre capacità cognitive, informarci e sopratutto creare qualcosa di costruttivo limitando gli errori che tutti possiamo commettere in quanto umani. .
Siccome quando mi è capitato di sbagliare in buona fede, o spiegarmi in maniera contorta o poco lineare chi me lo ha fatto notare non è mai ricorso a insulti e dileggi dalla parte mia non mi permetterei mai di dileggiare chi sbaglia, anzi al giorno d'oggi chiedere scusa e assumersi la responsabilità dei propri errori è proprio una dote troppo scarsa.
Tornando sempre alla mission della pagina, devo dire che provo a fare del mio meglio nell'essere onesto con le persone con cui interagisco, questo parte dall'assumere i lettori come persone alla pari con me o anche migliori perciò gente con cui devo essere onesto, pertanto evitare in ogni modo possibile di utilizzare fallacie logiche, stratagemmi manipolatori e quant'altro cercando, per quanro possibile, di mitigare la presenza di bias cognitivi.
Questo proprio perché a parere mio usare fallacie o altri stratagemmi manipolativi presuppone proprio un rapporto di non parità e una mission diversa volta al successo operativo e non alla sana diffusione di informazioni e riflessione costruttiva in merito, anzi chi usa fallacie sta assumendo in partenza che queste potrebbero funzionare siccome l interlocutore è una forma di minorato mentale totalmente indifeso a livello cognitivo e matematico-logico.
Ora ecco il nocciolo della questione... essendo una persona molto poco social, arrivato su fb non tanto tempo fa, ma essendo abituato a conversazioni tra nerd noto di avere un modo di interagire assai diverso dal mondo social... mi viene il dubbio di essere eccessivamente ruvido e rigido nelle risposte ad alcuni commenti e prendere davvero malamente la presenza di fallacie logiche o tentativi manipolatori. Che siano attuati inconsapevolmente o in malafede non lo so, effettivamente a scuola non si studia granchè il metodo scientifico e tantomeno le fallcie.
Talvolta ho reagito con un certo impeto di fronte a fallacie e stratagemmi retorici siccome mi sembrano offensivi, sebbene nei miei confronti possa soprassedere con una certa tranquillità (non sarà quche utente di Facebook a rendermi una pessima giornata), in quanto sono profondamente urtato dai comportamenti di chi presuppone già che i lettori e interlocutori sono minorati mentali quindi cascheranno nelle sue trappole retoriche.
Su fb però vedo che si fa ampio uso di questi stratagemmi, spesso dire cose a caso senza fonti è pure tollerato e alcune pagine a cui non sono iscritto che l algoritmo suggerisce sembrano veri covi di estremisti dove girano insulti razziali, istigazioni all odio, istigazioni a delinquere... pur avendoli segnalati a fb la moderazione risulta totalmente disinteressata...
Ora essendo poco social mi pongo seriamente il dubbio: è il caso di riaggiustare l approccio siccome non siamo in un contesto nerd di brainstorming oppure è meglio tenere questa line? Voi che ne pensate? Che cosa suggerite di fare?
 

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GUERRA RUSSIA-NATO, UNO O DUE ANNI PER SVEGLIARCI: Ecco perché siamo pronti alla guerra sbagliata. Illudersi che un'ipotetica guerra con Mosca sarà come in Ucraina ci porterà al disastro
A partire dalla metà del 2023 ho elaborato un’ipotesi riguardante le possibili configurazioni che potrebbe assumere un eventuale conflitto armato tra la Federazione Russa e la NATO, nel caso di un’aggressione promossa dal Cremlino. Successivamente, diversi rapporti di intelligence militare provenienti da alcuni Stati baltici e dalla Danimarca hanno confermato una prospettiva sostanzialmente analoga. Oggi, alla luce del crescente numero di sconfinamenti e di episodi suscettibili di generare crisi internazionali, ci troviamo di fronte a una fase preliminare particolarmente delicata; per questo ritengo opportuno ribadire e approfondire tali considerazioni che avevo pubblicato su X/Twitter e Telegram.
Devo tuttavia ammettere che esprimermi in materia risulta oggi più complesso che in passato: sto infatti lavorando alla stesura di un volume sulla deterrenza, e molte delle dinamiche trattate si stanno manifestando in tempo reale. Inoltre, le ricerche in corso mi condurrebbero a entrare in un livello di dettaglio che, per ragioni legate a questo contesto comunicativo, preferisco non affrontare in modo esteso.
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UNA PROBABILE FORMA DI GUERRA RUSSIA-NATO
I Paesi europei si trovano molto più vicini a un conflitto con la Russia di quanto la maggior parte dell’opinione pubblica occidentale sia disposta a riconoscere, e la finestra temporale per un effettivo riarmo e adattamento strategico si sta restringendo ben più rapidamente di quanto comunemente si creda. Ai popoli europei restano uno o due anni per ristabilire una deterrenza credibile nei confronti di Mosca.
Un grave errore nell’analisi della minaccia russa consiste nel cadere in un bias di mirror imaging, ossia nel presupporre che la Russia interpreti un potenziale conflitto con gli Stati dell’Unione Europea nello stesso modo in cui noi immaginiamo un’eventuale guerra con essa. Tale approccio non solo è ingenuo, ma si discosta profondamente dalla realtà.
L’errore più grave consiste nell’estrapolare in maniera eccessiva e decontestualizzata le lezioni apprese dall’attuale conflitto in Ucraina, fino al punto di credere che una guerra tra la Russia e gli Stati europei inizierebbe e si svilupperebbe in maniera analoga, semplicemente su scala più ampia. Questa supposizione (assumption) oltre ad essere del tutto improbabile può essere la causa di ragionamenti fuorvianti che possono indurre in errore l’approccio strategico occidentale favorendo di gran lunga la Russia.
Un conflitto tra la Russia e i Paesi occidentali assumerebbe con ogni probabilità caratteristiche del tutto differenti rispetto a quelle comunemente ipotizzate.
• La Russia non prevede di intraprendere un’operazione di combattimento su larga scala (LSCO) simmetrica contro i Paesi della NATO, come quella in corso in Ucraina, per la quale invece l’Alleanza e la politica europea si sta principalmente preparando. Mosca, infatti, non dispone delle risorse economiche, dell’industria bellica, delle tecnologie, delle capacità logistiche e di sostegno, né del personale e delle capacità di proiezione di forze necessarie per prevalere alla superiorità militare ed economica dei Paesi NATO. Uno scenario del genere, comporterebbe quasi sicuramente la sconfitta totale della Russia.
• Già prima di subire ingenti perdite subite in Ucraina, la leadership russa era consapevole delle difficoltà connesse a un simile scenario.
• In un contesto operativo (OE) multidominio, la Russia potrebbe tuttavia ottenere risultati significativi soprattutto nella dimensione informativa e, di conseguenza, in quella umana: possiede infatti consolidate capacità di guerra dell’informazione, MISO, attività di guerra non convenzionale, e può contare su una parte rilevante della popolazione occidentale già orientata in senso filorusso.
• I Paesi occidentali, dal canto loro, hanno ripetutamente mostrato un timore irrazionale nei confronti delle minacce russe, specialmente nelle prime fasi della guerra in Ucraina, in particolare riguardo alla guerra e alla deterrenza nucleare, ora invece sembrano applicare una certa timidezza nel rispondere a sconfinamenti e atti provocatori.
Alla luce di questi elementi, appare dunque altamente probabile che un eventuale conflitto condotto dalla Russia contro i Paesi della NATO si fonderebbe principalmente sulla gestione e sul controllo dell’escalation.
L’obiettivo primario della Russia in un simile conflitto sarebbe la gestione dell’escalation e la conclusione precoce delle ostilità a condizioni favorevoli per sé. Mettere fine rapidamente alle ostilità risulterebbe fondamentale e necessario: data l’inferiorità militare ed economica rispetto alla NATO, la Russia dovrebbe assicurarsi una forma di «vittoria» prima che il vantaggio convenzionale simmetrico e la capacità di coercizione dell’Alleanza producano effetti decisivi.
Piuttosto che impegnarsi in un confronto militare prolungato e simmetrico di tipo LSCO, come quello osservato in Ucraina, è altamente probabile che Mosca crei situazioni di crisi internazionale tentando di costringere la NATO alla resa mediante il semplice segnalare la capacità di infliggere, in modo progressivo, maggiori livelli di danno e sofferenza alle popolazioni occidentali.
Un conflitto di questo tipo potrebbe articolarsi in una prima fase di sabotaggi e guerra non convenzionale, dopodiché in operazioni ibride contro Stati membri della NATO, intese come banco di prova, seguita da una fase in cui gli scontri sarebbero caratterizzati da attacchi a lunga gittata contro infrastrutture civili critiche. È plausibile che, nella fase iniziale, tali attacchi vengano diretti più verosimilmente contro Paesi dell’UE di minori dimensioni. Gli stati colpiti potrebbero a questo punto invocare l’articolo 5 del patto Atlantico, scatenando automaticamente le prime difese come dimostrato recentemente nel caso dello sconfinamento dei Gerbera in Polonia, per poi passare la palla alla politica.
Il messaggio rivolto agli Stati NATO più importanti sarebbe chiaro: non intervenite in sostegno degli alleati, se non volete che le vostre popolazioni subiscano gravi danni. Considerate le capacità russe nella guerra dell’informazione, MISO e la presenza di attivisti filorussi in varie aree d’Europa, particolarmente in stati militarmente potenti quali l’Italia, una narrazione di questo tipo potrebbe infatti trovare terreno favorevole e produrre effetti concreti creando una spaccatura politica internamente all'Alleanza.
Parallelamente, la Russia estenderebbe il proprio ombrello nucleare su qualsiasi territorio della NATO eventualmente conquistato in una fase iniziale dell’offensiva, trasmettendo il messaggio che ogni tentativo di riconquistarlo con mezzi militari comporterebbe un’escalation nucleare. Un simile conflitto non si giocherebbe tanto sul piano delle capacità militari reali dell’Occidente, quanto su quello della stabilità politica, che nelle democrazie risulta quasi inevitabilmente influenzata dall’opinione pubblica, la quale, come già sottolineato, è in parte condizionata dalle operazioni di guerra dell’informazione e MISO russe e in alcuni settori persino favorevole a Mosca.
La paura psicologica dell’escalation, con il rischio di arrivare a percezioni considerate inaccettabili, avrebbe lo scopo di aprire la strada a negoziati sul futuro del Paese coinvolto, della NATO e, in ultima analisi, della sicurezza europea, secondo i termini stabiliti dalla Russia.
Un conflitto di questo genere non si configurerebbe quindi come uno scontro di forze, ma come una competizione sulla capacità di accettare il rischio, incentrata su una domanda cruciale: chi sarà il primo a cedere di fronte alla prospettiva di un confronto su larga scala, comprensivo della possibilità di escalation nucleare?
Come ci insegna l’esperienza della Guerra Fredda, l’equilibrio delle forze militari non rappresenta un fattore deterministico negli scontri fondati sulla tolleranza del rischio. Al contrario, tali confronti vengono decisi dall’equilibrio della determinazione, ovvero dalla disponibilità a mantenere salda e inflessibile la propria posizione anche di fronte all’aumento delle minacce. Negli ultimi anni la stabilità politica e la capacità di resilienza rappresentano un punto debole delle democrazie occidentali, vulnerabilità che la Russia potrebbe sfruttare con crescente probabilità.
Negli ultimi anni la Russia ha messo alla prova in modo sistematico la determinazione occidentale, incrementando progressivamente il livello delle provocazioni al fine di sondare le “linee rosse” dei Paesi membri della NATO. La mancata risposta ferma e coerente a tali provocazioni nelle fasi iniziali rischia di indurre Mosca a ritenere praticabile lo scenario delineato in precedenza, considerandolo suscettibile di successo. Ciò ci avvicinerebbe progressivamente a situazioni di crisi e potenziale conflitto che una deterrenza efficace dovrebbe invece scoraggiare.
Il concetto di deterrenza si fonda su tre principi fondamentali: capacità, credibilità e comunicazione.
Se da un lato la NATO possiede indubbiamente una superiorità sul piano delle capacità militari convenzionali rispetto alla Russia, dall’altro la sua credibilità appare indebolita dalle divisioni interne alle democrazie occidentali e dalla scarsa determinazione mostrata nel reagire in maniera unitaria e risoluta alle provocazioni di Mosca. A ciò si aggiunge una limitata capacità di visione strategica. Dal discorso pronunciato da Vance a Monaco emerge con chiarezza che gli Stati Uniti intendono concentrare in misura crescente le proprie attenzioni sull’area dell’INDOPACOM, lasciando progressivamente la responsabilità della sicurezza europea agli stessi Paesi europei. Questi ultimi, tuttavia, negli ultimi mesi, anche a causa dell’influenza destabilizzante esercitata dalla Russia e da Trump, si sono dedicati principalmente a discussioni inconcludenti, focalizzate su ipotetici scenari di fine guerra, mentre una conclusione imminente del conflitto non appare in alcun modo realistica, né le parti coinvolte hanno mostrato disponibilità a compromessi sui rispettivi obiettivi strategici. Tale diversivo ha finito per tradursi in un vantaggio significativo per la Russia, evidenziando non solo la mancanza di prontezza nel ricalibrare la strategia europea, ma anche un deficit complessivo di intelligenza strategica, ulteriormente aggravato dalla natura di alcune proposte avanzate nel dibattito politico e diplomatico recente.
Nel teatro operativo ucraino la Russia dispone ormai di poche possibilità concrete di prevalere. La sua ultima risorsa, capace di offrirle maggiori margini di successo, risiede nella dimensione informativa e, soprattutto, in quella umana: la volontà degli europei di agire con determinazione e di difendersi, continuando a garantire un sostegno essenziale all’Ucraina. Sul piano strettamente fisico, Mosca ha ormai limitate possibilità di incidere; tuttavia, nelle dimensioni informativa e umana può ancora ritenere di poter esercitare un’influenza significativa. Un’eventuale frattura all’interno dell’Occidente in tali ambiti aprirebbe la strada alle ambizioni espansionistiche del Cremlino, offrendo a Vladimir Putin l’opportunità di ottenere una vittoria strategica. Se anche solo Putin valutasse come sufficientemente probabile un simile scenario potrebbe decidere di avviare un COA simile a quanto ipotizzato sopra, mentre qualora al momento del dunque si creasse una frattura interna all’occidente questo non farebbe altro che aprire la porta ad ulteriore aggressività russa.
Mosca non ha dunque bisogno di eguagliare la potenza militare della NATO: se i Paesi occidentali dovessero cedere per primi sotto la pressione psicologica generata dalla mancanza di risolutezza e determinazione, la Russia potrebbe di fatto ottenere una vittoria.
L’attuale conflitto in Ucraina mostra chiaramente che l’Occidente soffre di una carenza di risolutezza e determinazione: le divisioni interne e le interminabili discussioni sulla paura escalation non fanno che rafforzare le capacità russe sia nella dimensione informativa che in quella umana, consolidando la convinzione del Cremlino che la NATO finirà per arretrare di fronte a una vera prova di forza. Questa strada, seppur oggi ancora improbabile risulta una via che con probabilità più alta rispetto alle operazioni in Ucraina può garantire una vittoria russa.
La Russia non deve necessariamente attendere di ricostruire la propria potenza convenzionale: quanto più l’Occidente mostra disunità e mancanza di determinazione, tanto maggiori diventano le probabilità che un conflitto si verifichi nel breve termine. Gli scenari che prevedono per l’Occidente un arco temporale di 7-10 anni per completare il riarmo risultano doppiamente fuorvianti: da un lato perché pongono l’accento esclusivamente sulla dimensione fisica militare, trascurando che la vera questione è la risolutezza politica; dall’altro perché si rivelano eccessivamente ottimistici rispetto alle scadenze effettive.
Il tempo a disposizione per ristabilire una postura di deterrenza credibile nei confronti della Russia si sta rapidamente esaurendo: nella migliore delle ipotesi, restano due anni. In caso contrario, l’Occidente, e in particolare i Paesi europei, rischiano seriamente che Mosca metta alla prova la sua coesione nei prossimi anni.
La NATO deve essere in grado di negare in maniera credibile alla Russia la possibilità di minacciare attacchi contro infrastrutture critiche o di occupare territori. Ciò richiede che i leader politici dimostrino fermezza e coerenza nelle questioni di difesa e sicurezza, al fine di scongiurare il dilemma coercitivo posto dalle minacce aggressive e dai cosiddetti de-escalation strikes. E’ del tutto verosimile che al crescere dell’incapacità russa di prevalere militarmente in Ucraina e dall’aumentare dei suoi problemi interni vi sarà un probabile aumento dell’aggressività russa sia legato allo scenario offensivo in Ucraina sia legato a sconfinamenti e atti di crescente provocazione verso gli stati europei, siccome questa via è percepita da Mosca come ultima spiaggia per ottenere una vittoria. Sarà compito della politica occidentale dimostrare alla Russia, ristabilendo una deterrenza ancora più forte, che tale strada non è percorribile e tantomeno conveniente da prendere. Più presto accadrà minori saranno i costi e i danni subiti sia da noi sia dalla Russia.
Nelle dimensioni informativa e umana, l’Occidente deve intraprendere un serio dibattito sul significato della deterrenza e sulle caratteristiche di un eventuale conflitto con la Russia. Siamo pronti e determinati a colpire infrastrutture strategiche russe nel caso in cui Mosca attaccasse per prima le nostre? Siamo disposti a esercitare la deterrenza sia attraverso la punizione sia mediante la negazione? Siamo risoluti a difendere noi stessi e i nostri alleati da un’aggressione russa?
A oggi, l’Occidente appare fondamentalmente impreparato, sul piano cognitivo, a comprendere e valutare scenari di questo tipo. Questa carenza non fa che incoraggiare la Russia.
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Conclusioni:
Con questo post non intendo affermare che sia imminente un conflitto Russia-NATO o che sia inevitabile una sconfitta occidentale, bensì portare all’attenzione quanto la Russia potrebbe ritenere un percorso probabile verso il conseguimento dei suoi obiettivi, nonché vulnerabilità occidentali.
Affrontare tempestivamente vulnerabilità sul nascere risulta essere la maniera migliore per mantenere una deterrenza credibile anche su situazioni di crisi oltre che scenari combat di tipo LSCO, al fine di scoraggiare la Russia dall’intraprendere COA che vadano nella direzione descritta di sopra. Non rispondere con risolutezza, determinazione e unità alle crescenti provocazioni russe può verosimilmente indurre il Cremlino ad aumentare sempre di più tali provocazioni e spingerci più vicini a tali scenari. Risulta quindi importante mettere un freno alla situazione ora in uno scenario ancora lontano da situazioni di conflitto e crisi, prima che si verifichino Worst Case Scenarios.
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Lascio a voi alcuni link utili per capire la situazione e approfondire:
https://www.linkiesta.it/.../russia-ucraina-guerra.../...
https://everydayintelligence.substack.com/.../dinamiche...
https://t.me/everydayintelligence/226
https://euromaidanpress.com/.../i-am-confident-russia.../
#russia #nato #polonia #deterrenza #guerra #escalation #minacce #riarmo #defenseEU #difesa #sicurezza #difesaeuropea #RearmEurope

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 inserito:: Dicembre 16, 2025, 12:14:07 am 
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Gianni Gavioli
 
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Non é detto che da adesso siano un avversario in più dell'Europa, gli Stati Uniti di Trump.
Ma certamente con Trump i rapporti si sono "sfasciati", tra noi e gli Usa da lui guidati.
Ma la domanda che si può porre: é lui che guida?

L'Europa per aiutare la ricostruzione dell'Ucraina ha bisogno di fondi, non può più tollerare l'evasione fiscale delle multinazionali.
L'Europa per difendersi da coloro che la vogliono sfasciare, ha bisogno di reclutare Mercenari professionisti da impiegare, in appoggio ai nostri eserciti, per la difesa dei confini Europei Orientali e Occidentali.
Ogni costo o onere Europeo che ci viene da agevolazioni concesse agli USA deve essere rivisto e soppesato. E questo può non essere gradito ai potenti che sostengono il Presidente.
Parere assolutamente personale.
ciaooo

 10 
 inserito:: Dicembre 15, 2025, 08:14:03 pm 
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Everyday Intelligence
Sito web di cultura e società · 3527 follower · @everydayintelligence · Analyist presso Central Infellagence Agency
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Chiedo pubblicamente al signor @Mirco Mazzetti come faccia ad affermare di non avermi mai visto (incontrato) in ambienti di intelligence. … Altro...

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Ci scrive:
Dedico qualche momento all'aurocritica.
Come già detto la mission della pagina è condividere delle informazioni sulla guerra in ucraina, su mondo militare, e metologie apprese nel tempo, che reputo possano fornire un aiuto ai lettori e commentatori per reperire informazioni solide, stimolare riflessioni e dibattiti costruttivi. Insomma promuovere buona informazione dando una specie di servizio ai lettori.
Vista questa mission, reputo che cercare di usare tutti i mezzi a disposizione per essere onesto intellettualmente, fornire informazioni documentate sia fondamentale. Per carità sono umano e qualche sbaglio l'ho commesso pure io, anzi a questo proposito ringrazio tutti i commentatori tra cui professionisti che hanno prontamente indicato gli errori commessi in modo da permettere di correggere gli sbagli. Anzi invito proprio alla riflessione critica siccome è un buon modo per stimolare le nostre capacità cognitive, informarci e sopratutto creare qualcosa di costruttivo limitando gli errori che tutti possiamo commettere in quanto umani. .
Siccome quando mi è capitato di sbagliare in buona fede, o spiegarmi in maniera contorta o poco lineare chi me lo ha fatto notare non è mai ricorso a insulti e dileggi dalla parte mia non mi permetterei mai di dileggiare chi sbaglia, anzi al giorno d'oggi chiedere scusa e assumersi la responsabilità dei propri errori è proprio una dote troppo scarsa.
Tornando sempre alla mission della pagina, devo dire che provo a fare del mio meglio nell'essere onesto con le persone con cui interagisco, questo parte dall'assumere i lettori come persone alla pari con me o anche migliori perciò gente con cui devo essere onesto, pertanto evitare in ogni modo possibile di utilizzare fallacie logiche, stratagemmi manipolatori e quant'altro cercando, per quanro possibile, di mitigare la presenza di bias cognitivi.
Questo proprio perché a parere mio usare fallacie o altri stratagemmi manipolativi presuppone proprio un rapporto di non parità e una mission diversa volta al successo operativo e non alla sana diffusione di informazioni e riflessione costruttiva in merito, anzi chi usa fallacie sta assumendo in partenza che queste potrebbero funzionare siccome l interlocutore è una forma di minorato mentale totalmente indifeso a livello cognitivo e matematico-logico.
Ora ecco il nocciolo della questione... essendo una persona molto poco social, arrivato su fb non tanto tempo fa, ma essendo abituato a conversazioni tra nerd noto di avere un modo di interagire assai diverso dal mondo social... mi viene il dubbio di essere eccessivamente ruvido e rigido nelle risposte ad alcuni commenti e prendere davvero malamente la presenza di fallacie logiche o tentativi manipolatori. Che siano attuati inconsapevolmente o in malafede non lo so, effettivamente a scuola non si studia granchè il metodo scientifico e tantomeno le fallcie.
Talvolta ho reagito con un certo impeto di fronte a fallacie e stratagemmi retorici siccome mi sembrano offensivi, sebbene nei miei confronti possa soprassedere con una certa tranquillità (non sarà quche utente di Facebook a rendermi una pessima giornata), in quanto sono profondamente urtato dai comportamenti di chi presuppone già che i lettori e interlocutori sono minorati mentali quindi cascheranno nelle sue trappole retoriche.
Su fb però vedo che si fa ampio uso di questi stratagemmi, spesso dire cose a caso senza fonti è pure tollerato e alcune pagine a cui non sono iscritto che l algoritmo suggerisce sembrano veri covi di estremisti dove girano insulti razziali, istigazioni all odio, istigazioni a delinquere... pur avendoli segnalati a fb la moderazione risulta totalmente disinteressata...
Ora essendo poco social mi pongo seriamente il dubbio: è il caso di riaggiustare l approccio siccome non siamo in un contesto nerd di brainstorming oppure è meglio tenere questa line? Voi che ne pensate? Che cosa suggerite di fare?
 

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GUERRA RUSSIA-NATO, UNO O DUE ANNI PER SVEGLIARCI: Ecco perché siamo pronti alla guerra sbagliata. Illudersi che un'ipotetica guerra con Mosca sarà come in Ucraina ci porterà al disastro
A partire dalla metà del 2023 ho elaborato un’ipotesi riguardante le possibili configurazioni che potrebbe assumere un eventuale conflitto armato tra la Federazione Russa e la NATO, nel caso di un’aggressione promossa dal Cremlino. Successivamente, diversi rapporti di intelligence militare provenienti da alcuni Stati baltici e dalla Danimarca hanno confermato una prospettiva sostanzialmente analoga. Oggi, alla luce del crescente numero di sconfinamenti e di episodi suscettibili di generare crisi internazionali, ci troviamo di fronte a una fase preliminare particolarmente delicata; per questo ritengo opportuno ribadire e approfondire tali considerazioni che avevo pubblicato su X/Twitter e Telegram.
Devo tuttavia ammettere che esprimermi in materia risulta oggi più complesso che in passato: sto infatti lavorando alla stesura di un volume sulla deterrenza, e molte delle dinamiche trattate si stanno manifestando in tempo reale. Inoltre, le ricerche in corso mi condurrebbero a entrare in un livello di dettaglio che, per ragioni legate a questo contesto comunicativo, preferisco non affrontare in modo esteso.
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UNA PROBABILE FORMA DI GUERRA RUSSIA-NATO
I Paesi europei si trovano molto più vicini a un conflitto con la Russia di quanto la maggior parte dell’opinione pubblica occidentale sia disposta a riconoscere, e la finestra temporale per un effettivo riarmo e adattamento strategico si sta restringendo ben più rapidamente di quanto comunemente si creda. Ai popoli europei restano uno o due anni per ristabilire una deterrenza credibile nei confronti di Mosca.
Un grave errore nell’analisi della minaccia russa consiste nel cadere in un bias di mirror imaging, ossia nel presupporre che la Russia interpreti un potenziale conflitto con gli Stati dell’Unione Europea nello stesso modo in cui noi immaginiamo un’eventuale guerra con essa. Tale approccio non solo è ingenuo, ma si discosta profondamente dalla realtà.
L’errore più grave consiste nell’estrapolare in maniera eccessiva e decontestualizzata le lezioni apprese dall’attuale conflitto in Ucraina, fino al punto di credere che una guerra tra la Russia e gli Stati europei inizierebbe e si svilupperebbe in maniera analoga, semplicemente su scala più ampia. Questa supposizione (assumption) oltre ad essere del tutto improbabile può essere la causa di ragionamenti fuorvianti che possono indurre in errore l’approccio strategico occidentale favorendo di gran lunga la Russia.
Un conflitto tra la Russia e i Paesi occidentali assumerebbe con ogni probabilità caratteristiche del tutto differenti rispetto a quelle comunemente ipotizzate.
• La Russia non prevede di intraprendere un’operazione di combattimento su larga scala (LSCO) simmetrica contro i Paesi della NATO, come quella in corso in Ucraina, per la quale invece l’Alleanza e la politica europea si sta principalmente preparando. Mosca, infatti, non dispone delle risorse economiche, dell’industria bellica, delle tecnologie, delle capacità logistiche e di sostegno, né del personale e delle capacità di proiezione di forze necessarie per prevalere alla superiorità militare ed economica dei Paesi NATO. Uno scenario del genere, comporterebbe quasi sicuramente la sconfitta totale della Russia.
• Già prima di subire ingenti perdite subite in Ucraina, la leadership russa era consapevole delle difficoltà connesse a un simile scenario.
• In un contesto operativo (OE) multidominio, la Russia potrebbe tuttavia ottenere risultati significativi soprattutto nella dimensione informativa e, di conseguenza, in quella umana: possiede infatti consolidate capacità di guerra dell’informazione, MISO, attività di guerra non convenzionale, e può contare su una parte rilevante della popolazione occidentale già orientata in senso filorusso.
• I Paesi occidentali, dal canto loro, hanno ripetutamente mostrato un timore irrazionale nei confronti delle minacce russe, specialmente nelle prime fasi della guerra in Ucraina, in particolare riguardo alla guerra e alla deterrenza nucleare, ora invece sembrano applicare una certa timidezza nel rispondere a sconfinamenti e atti provocatori.
Alla luce di questi elementi, appare dunque altamente probabile che un eventuale conflitto condotto dalla Russia contro i Paesi della NATO si fonderebbe principalmente sulla gestione e sul controllo dell’escalation.
L’obiettivo primario della Russia in un simile conflitto sarebbe la gestione dell’escalation e la conclusione precoce delle ostilità a condizioni favorevoli per sé. Mettere fine rapidamente alle ostilità risulterebbe fondamentale e necessario: data l’inferiorità militare ed economica rispetto alla NATO, la Russia dovrebbe assicurarsi una forma di «vittoria» prima che il vantaggio convenzionale simmetrico e la capacità di coercizione dell’Alleanza producano effetti decisivi.
Piuttosto che impegnarsi in un confronto militare prolungato e simmetrico di tipo LSCO, come quello osservato in Ucraina, è altamente probabile che Mosca crei situazioni di crisi internazionale tentando di costringere la NATO alla resa mediante il semplice segnalare la capacità di infliggere, in modo progressivo, maggiori livelli di danno e sofferenza alle popolazioni occidentali.
Un conflitto di questo tipo potrebbe articolarsi in una prima fase di sabotaggi e guerra non convenzionale, dopodiché in operazioni ibride contro Stati membri della NATO, intese come banco di prova, seguita da una fase in cui gli scontri sarebbero caratterizzati da attacchi a lunga gittata contro infrastrutture civili critiche. È plausibile che, nella fase iniziale, tali attacchi vengano diretti più verosimilmente contro Paesi dell’UE di minori dimensioni. Gli stati colpiti potrebbero a questo punto invocare l’articolo 5 del patto Atlantico, scatenando automaticamente le prime difese come dimostrato recentemente nel caso dello sconfinamento dei Gerbera in Polonia, per poi passare la palla alla politica.
Il messaggio rivolto agli Stati NATO più importanti sarebbe chiaro: non intervenite in sostegno degli alleati, se non volete che le vostre popolazioni subiscano gravi danni. Considerate le capacità russe nella guerra dell’informazione, MISO e la presenza di attivisti filorussi in varie aree d’Europa, particolarmente in stati militarmente potenti quali l’Italia, una narrazione di questo tipo potrebbe infatti trovare terreno favorevole e produrre effetti concreti creando una spaccatura politica internamente all'Alleanza.
Parallelamente, la Russia estenderebbe il proprio ombrello nucleare su qualsiasi territorio della NATO eventualmente conquistato in una fase iniziale dell’offensiva, trasmettendo il messaggio che ogni tentativo di riconquistarlo con mezzi militari comporterebbe un’escalation nucleare. Un simile conflitto non si giocherebbe tanto sul piano delle capacità militari reali dell’Occidente, quanto su quello della stabilità politica, che nelle democrazie risulta quasi inevitabilmente influenzata dall’opinione pubblica, la quale, come già sottolineato, è in parte condizionata dalle operazioni di guerra dell’informazione e MISO russe e in alcuni settori persino favorevole a Mosca.
La paura psicologica dell’escalation, con il rischio di arrivare a percezioni considerate inaccettabili, avrebbe lo scopo di aprire la strada a negoziati sul futuro del Paese coinvolto, della NATO e, in ultima analisi, della sicurezza europea, secondo i termini stabiliti dalla Russia.
Un conflitto di questo genere non si configurerebbe quindi come uno scontro di forze, ma come una competizione sulla capacità di accettare il rischio, incentrata su una domanda cruciale: chi sarà il primo a cedere di fronte alla prospettiva di un confronto su larga scala, comprensivo della possibilità di escalation nucleare?
Come ci insegna l’esperienza della Guerra Fredda, l’equilibrio delle forze militari non rappresenta un fattore deterministico negli scontri fondati sulla tolleranza del rischio. Al contrario, tali confronti vengono decisi dall’equilibrio della determinazione, ovvero dalla disponibilità a mantenere salda e inflessibile la propria posizione anche di fronte all’aumento delle minacce. Negli ultimi anni la stabilità politica e la capacità di resilienza rappresentano un punto debole delle democrazie occidentali, vulnerabilità che la Russia potrebbe sfruttare con crescente probabilità.
Negli ultimi anni la Russia ha messo alla prova in modo sistematico la determinazione occidentale, incrementando progressivamente il livello delle provocazioni al fine di sondare le “linee rosse” dei Paesi membri della NATO. La mancata risposta ferma e coerente a tali provocazioni nelle fasi iniziali rischia di indurre Mosca a ritenere praticabile lo scenario delineato in precedenza, considerandolo suscettibile di successo. Ciò ci avvicinerebbe progressivamente a situazioni di crisi e potenziale conflitto che una deterrenza efficace dovrebbe invece scoraggiare.
Il concetto di deterrenza si fonda su tre principi fondamentali: capacità, credibilità e comunicazione. Se da un lato la NATO possiede indubbiamente una superiorità sul piano delle capacità militari convenzionali rispetto alla Russia, dall’altro la sua credibilità appare indebolita dalle divisioni interne alle democrazie occidentali e dalla scarsa determinazione mostrata nel reagire in maniera unitaria e risoluta alle provocazioni di Mosca. A ciò si aggiunge una limitata capacità di visione strategica. Dal discorso pronunciato da Vance a Monaco emerge con chiarezza che gli Stati Uniti intendono concentrare in misura crescente le proprie attenzioni sull’area dell’INDOPACOM, lasciando progressivamente la responsabilità della sicurezza europea agli stessi Paesi europei. Questi ultimi, tuttavia, negli ultimi mesi, anche a causa dell’influenza destabilizzante esercitata dalla Russia e da Trump, si sono dedicati principalmente a discussioni inconcludenti, focalizzate su ipotetici scenari di fine guerra, mentre una conclusione imminente del conflitto non appare in alcun modo realistica, né le parti coinvolte hanno mostrato disponibilità a compromessi sui rispettivi obiettivi strategici. Tale diversivo ha finito per tradursi in un vantaggio significativo per la Russia, evidenziando non solo la mancanza di prontezza nel ricalibrare la strategia europea, ma anche un deficit complessivo di intelligenza strategica, ulteriormente aggravato dalla natura di alcune proposte avanzate nel dibattito politico e diplomatico recente.
Nel teatro operativo ucraino la Russia dispone ormai di poche possibilità concrete di prevalere. La sua ultima risorsa, capace di offrirle maggiori margini di successo, risiede nella dimensione informativa e, soprattutto, in quella umana: la volontà degli europei di agire con determinazione e di difendersi, continuando a garantire un sostegno essenziale all’Ucraina. Sul piano strettamente fisico, Mosca ha ormai limitate possibilità di incidere; tuttavia, nelle dimensioni informativa e umana può ancora ritenere di poter esercitare un’influenza significativa. Un’eventuale frattura all’interno dell’Occidente in tali ambiti aprirebbe la strada alle ambizioni espansionistiche del Cremlino, offrendo a Vladimir Putin l’opportunità di ottenere una vittoria strategica. Se anche solo Putin valutasse come sufficientemente probabile un simile scenario potrebbe decidere di avviare un COA simile a quanto ipotizzato sopra, mentre qualora al momento del dunque si creasse una frattura interna all’occidente questo non farebbe altro che aprire la porta ad ulteriore aggressività russa.
Mosca non ha dunque bisogno di eguagliare la potenza militare della NATO: se i Paesi occidentali dovessero cedere per primi sotto la pressione psicologica generata dalla mancanza di risolutezza e determinazione, la Russia potrebbe di fatto ottenere una vittoria.
L’attuale conflitto in Ucraina mostra chiaramente che l’Occidente soffre di una carenza di risolutezza e determinazione: le divisioni interne e le interminabili discussioni sulla paura escalation non fanno che rafforzare le capacità russe sia nella dimensione informativa che in quella umana, consolidando la convinzione del Cremlino che la NATO finirà per arretrare di fronte a una vera prova di forza. Questa strada, seppur oggi ancora improbabile risulta una via che con probabilità più alta rispetto alle operazioni in Ucraina può garantire una vittoria russa.
La Russia non deve necessariamente attendere di ricostruire la propria potenza convenzionale: quanto più l’Occidente mostra disunità e mancanza di determinazione, tanto maggiori diventano le probabilità che un conflitto si verifichi nel breve termine. Gli scenari che prevedono per l’Occidente un arco temporale di 7-10 anni per completare il riarmo risultano doppiamente fuorvianti: da un lato perché pongono l’accento esclusivamente sulla dimensione fisica militare, trascurando che la vera questione è la risolutezza politica; dall’altro perché si rivelano eccessivamente ottimistici rispetto alle scadenze effettive.
Il tempo a disposizione per ristabilire una postura di deterrenza credibile nei confronti della Russia si sta rapidamente esaurendo: nella migliore delle ipotesi, restano due anni. In caso contrario, l’Occidente, e in particolare i Paesi europei, rischiano seriamente che Mosca metta alla prova la sua coesione nei prossimi anni.
La NATO deve essere in grado di negare in maniera credibile alla Russia la possibilità di minacciare attacchi contro infrastrutture critiche o di occupare territori. Ciò richiede che i leader politici dimostrino fermezza e coerenza nelle questioni di difesa e sicurezza, al fine di scongiurare il dilemma coercitivo posto dalle minacce aggressive e dai cosiddetti de-escalation strikes. E’ del tutto verosimile che al crescere dell’incapacità russa di prevalere militarmente in Ucraina e dall’aumentare dei suoi problemi interni vi sarà un probabile aumento dell’aggressività russa sia legato allo scenario offensivo in Ucraina sia legato a sconfinamenti e atti di crescente provocazione verso gli stati europei, siccome questa via è percepita da Mosca come ultima spiaggia per ottenere una vittoria. Sarà compito della politica occidentale dimostrare alla Russia, ristabilendo una deterrenza ancora più forte, che tale strada non è percorribile e tantomeno conveniente da prendere. Più presto accadrà minori saranno i costi e i danni subiti sia da noi sia dalla Russia.
Nelle dimensioni informativa e umana, l’Occidente deve intraprendere un serio dibattito sul significato della deterrenza e sulle caratteristiche di un eventuale conflitto con la Russia. Siamo pronti e determinati a colpire infrastrutture strategiche russe nel caso in cui Mosca attaccasse per prima le nostre? Siamo disposti a esercitare la deterrenza sia attraverso la punizione sia mediante la negazione? Siamo risoluti a difendere noi stessi e i nostri alleati da un’aggressione russa?
A oggi, l’Occidente appare fondamentalmente impreparato, sul piano cognitivo, a comprendere e valutare scenari di questo tipo. Questa carenza non fa che incoraggiare la Russia.
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Conclusioni:
Con questo post non intendo affermare che sia imminente un conflitto Russia-NATO o che sia inevitabile una sconfitta occidentale, bensì portare all’attenzione quanto la Russia potrebbe ritenere un percorso probabile verso il conseguimento dei suoi obiettivi, nonché vulnerabilità occidentali.
Affrontare tempestivamente vulnerabilità sul nascere risulta essere la maniera migliore per mantenere una deterrenza credibile anche su situazioni di crisi oltre che scenari combat di tipo LSCO, al fine di scoraggiare la Russia dall’intraprendere COA che vadano nella direzione descritta di sopra. Non rispondere con risolutezza, determinazione e unità alle crescenti provocazioni russe può verosimilmente indurre il Cremlino ad aumentare sempre di più tali provocazioni e spingerci più vicini a tali scenari. Risulta quindi importante mettere un freno alla situazione ora in uno scenario ancora lontano da situazioni di conflitto e crisi, prima che si verifichino Worst Case Scenarios.
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Lascio a voi alcuni link utili per capire la situazione e approfondire:
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