LA-U dell'ulivo
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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 11:57:26 pm 
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L'AGO DELLA BUSSOLA

 
L'economia "in nero" vale quanto il Recovery Fund

L’economia “in nero”, cioè la somma tra il sommerso e l’illegale, vale, miliardo più miliardo meno, quanto il Recovery Fund che l’Italia aspetta come la manna per ricostruire il suo sistema economico disastrato dal Covid. Diciamo subito che il confronto tra le due grandezze è del tutto disomogeneo: l’economia “non osservata – come la definisce l’Istat nel report diffuso la scorsa settimana e che qui trovate nella sua versione integrale – è la somma tra il valore aggiunto occultato al Fisco, agli obblighi contributivi e alla statistica, e le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, o svolte da operatori non autorizzati. Il Recovery Fund è il piano di aiuti ai Paesi più colpiti dall’emergenza coronavirus e, come noto, comprende prestiti e trasferimenti a fondo perduto. Il valore dell'economia "in nero" è quello di un solo anno (il 2018 l'ultimo misurato dall'Istat), i soldi del Recovery Fund sono una volta per sempre.

 
Nessun economista, dunque, avallerebbe il confronto. Quello che colpisce, però, è la quasi perfetta coincidenza tra le cifre: 211 miliardi l’economia sommersa e illegale, 209 i fondi europei a cui l’Italia potrà attingere dal prossimo anno (sempre che il piano italiano, la cui elaborazione ed approvazione è ancora in alto mare, venga approvato dalle istituzioni comunitarie). Insomma, chiediamo all’Europa gli stessi soldi che ogni anno le attività in nero e quelle illegali sottraggono – in varie forme – alla crescita del Paese. Anche se i 211 miliardi del “nero” equivalgono al “fatturato”, la loro assenza dai monitor del Fisco e degli istituti di previdenza produce un danno difficilmente quantificabile all’ultimo euro, ma che comunque corrisponde a un numero di dodici cifre. La sola evasione fiscale, per dire, è stimata generalmente tra i 110 e i 130 miliardi all’anno.

Da - newsletter Affari&Finanza

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 11:52:27 pm 
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DOMENICO TAMBASCO - L’esplosione della classe esplosiva

Si è accesa la miccia. La fiamma ora corre veloce verso il serbatoio stracolmo del combustibile più pericoloso: il malcontento sociale, che da anni cova sotto la cenere dei sacrifici “richiesti dall’Europa”, dei tagli allo Stato Sociale imposti da Troike di vario genere, dei memorandum distribuiti dagli “esperti” del Fondo Monetario Internazionale (che di recente ha manifestato il proprio placet a nuovi lock down).

Siamo ormai prossimi all’esplosione della classe esplosiva, preannunciata dai disordini e dalle guerriglie urbane che la scorsa notte hanno infiammato molte città italiane.

Al netto degli infiltrati e delle strumentalizzazioni, sarebbe un grave errore considerare queste manifestazioni la semplice espressione di una folle e cieca violenza, da arginare a colpi di manganello e di gas lacrimogeni.

Al contrario, una visione meno superficiale consentirebbe di comprendere che le decine di ragazzi che hanno invaso i centri metropolitani mettendo a ferro e a fuoco tutto ciò che trovavano sono soltanto la punta di un iceberg contro cui, inesorabilmente, stiamo andando a schiantarci.

Di cosa è fatto questo iceberg? È presto detto: è la stratificazione di migliaia di Neet (gli scoraggiati, ovvero coloro che non cercano più lavoro né fanno formazione), di disoccupati, di lavoratori precari, di studenti esasperati, di lavoratori poveri, di partite Iva, di commercianti e di piccoli imprenditori esausti saldati in un unitario conglomerato di protesta sociale, compattato da un decennio di permanente crisi economica e lavorativa. Sono il Quarto ed il Quinto Stato che, in una fusione sociale provvisoria, rischiano di esplodere sotto i colpi dell’ultima gravissima crisi sanitaria ed economica.

“Tu ci chiudi, tu ci paghi”: è questo lo slogan di centinaia di persone che, civilmente, manifestano sui social il proprio dissenso contro gli ultimi provvedimenti governativi, letali per numerose categorie produttive.

Se si vogliono arginare i fomentatori della violenza, se si vuole evitare di lasciare spazio agli imprenditori della paura, è necessario - oggi più che mai - fare scelte politiche rivoluzionarie, imboccare una strada che, in modo controintuitivo, rappresenta l’unica via d’uscita credibile.

Oggi, perché domani sarebbe troppo tardi, le democrazie devono farsi carico -iniziando in via provvisoria per tutta la durata dell’emergenza epidemica- di un reddito minimo erogato a tutti i cittadini in modo universale, individuale e incondizionato. Del resto, gli stessi padri costituenti nell’approvare l’art. 38 avevano previsto che “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Non si può negare che i lock down diffusi e prolungati impediscano ai cittadini – peraltro per giuste ragioni di salute pubblica – di procurarsi i “mezzi necessari per vivere”, a meno che non facciano parte dell’1% dei rentiers, ovvero di coloro che vivono di rendita.

Le risorse o si trovano o si creano, ce lo insegnano i salvatori delle banche della crisi dello scorso decennio.

Ora bisogna salvare le democrazie, e alla svelta, prima che torsioni autoritarie (il cui preannuncio sono le sempre più frequenti limitazioni alle libertà costituzionali fondamentali) ne spezzino la già fragile struttura.
Fate presto.

Domenico Tambasco
(27 ottobre 2020)

Scritto martedì, 27 ottobre, 2020 alle 13:36 nella categoria Domenico Tambasco. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

Da - http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=30948

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 11:49:06 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Arlecchino
Sono anni che noi malati:
siamo stati costretti a subire il clima "pecoreccio" della Sanità Regionale;

che siamo fatti segno ad arroganze di vario tipo portate da persone di diverso livello (compresi i medici);

che siamo stati oppressi da regolamenti vessatori e burocratismi umilianti, di cui le liste d'attesa sono l’espressione peggiore del moderno e diffuso schiavismo dell’utente;

che ci sono state propinate, sia per trascuratezze vergognose, sia perché astutamente immaginate per favorire interessi terzi.

Sono anni che i malati e coloro che intendevano fare prevenzione sanitaria sono, invece, stati trattati come oggetti fastidiosi, sballottati da uno specialista ad un altro, in genere uno peggiore e più annoiato dell’altro.

E’ tempo di dire BASTA!

Il paziente deve diventare il centro dell’attenzione del Sistema Sanitario Nazionale come già avviene all’estero (per esempio Gran Bretagna), dove un servizio domiciliare ben organizzato si pone vicino al sofferente, evitandogli:
gli affollamenti in ambulatori;
inutili ricoveri evitabili, in ospedale;
corse al Pronto Soccorso diversamente risolvibili.
Adesso è arrivato il tempo del tirare le somme di un Sistema che deve essere completamente revisionato, deve essere riportato alla Ministeriale Direzione Nazionale, in cui le Regioni hanno compiti consultivi ed esecutivi di funzionamento del Sistema, escludendo ogni ruolo partitocratico o politico.
Molti al potere non vogliono il cambiamento, per ovvie ragioni predatorie e di poltronismo maniacale.
Sta a noi cittadinanza e popolazione evitare che il Sistema mortifero, che ci ha oppresso sino ad ora resti immutato, soltanto la nostra stupidità può accettare di vederlo insoluto.
E' arrivato il tempo del premiare i meriti e i sacrifici dei sanitari impegnati a salvarci la vita!
Ma anche il tempo dell'isolamento ed espulsione di coloro che, anche in tragiche emergenze, si sono distinti per inettitudine e in molti casi per il loro seguitare nelle pratiche oscure di sempre.
Per esempio farsi pagare in nero visite e prestazioni private.   

ciaooo

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 11:39:48 pm 
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LA TECNICA PRENDERÀ IN SOPRAVVENTO SULLA POLITICA E L’EFFICIENZA SUBORDINERÀ LA SOLIDARIETÀ SOCIALE

EMANUELE SEVERINO

 …

2 ■ CRITICA sociale 11-12 / 2013 del nostro tempo consiste nel capire la radicalità della trasformazione in atto sul Pianeta, cioè deve lasciare la guida alla razionalità scientifico- tecnologica, destinata a imporsi con la morte del vecchio mondo.

Tra le forme più deboli di Stato c’è l’Italia?
L’Italia è uno Stato acerbo. Ha 150 anni su per giù. Ma soprattutto ha alle proprie spalle una storia di frazionamento politico-economico-sociale, dove si sono imposte forze che han no avuto nel mondo un peso ben maggiore di quello dell’Italia unita. Pensi, ad esempio, allo Stato pontificio. La sua storia attraversa l’intera storia europea: qualcosa di molto più consistente e visibile che non l’Italia. Non mi sembra un caso che Putin venendo in Italia vada prima dal Papa, nel centro mondiale della cattolicità, e solo dopo da tutti gli altri... Un secondo esempio? La Repubblica di Venezia. A suo tempo era l’equivalente dell’Inghilterra del XIX secolo. Potenze, dunque che non solo so no state al centro della vita mondiale, ma han no organizzato la società in modo che lo Stato italiano sarebbe poi stato avvertito come un corpo estraneo da gran parte della popolazione della Penisola. Di qui il marcato individualismo degli Italiani.

È questo il motivo per cui non abbiamo un senso dello Stato consolidato come in altri Paesi?
Sì, la “novità” del nostro Stato è tra i principali. Ma un secondo motivo - ce ne sono molti: parlo di quelli che qui mi vengono in mente - è che durante la Guerra fredda l’Italia ha avuto il più forte partito comunista dell’Occidente: il Pci è arrivato quasi al potere e in un modo democratico. Si verificarono due processi, diciamo concorrenti: il Pci andava progressiva - mente social-democratizzandosi e il consenso aumentava. Il problema era fare in modo che il primo processo fosse più veloce del secondo. Altrimenti sarebbero stati guai, nel senso di una reazione violenta del mondo occidentale che non avrebbe consentito all’Italia di entrare nella sfera di influenza sovietica. La marcia del comunismo verso la socialdemocrazia è uno degli esempi rilevanti di quello che chiamo “il tramonto degli immutabili” (cioè degli “dèi”). Il Pci era radicato nel marxismo, cioè, innanzitutto, in una filosofia. La cui crisi è iniziata quando la sinistra europea - si pensi ad esempio a Rudolf Hilferding - ha incominciato a spingere il comunismo da una gestione filosofica a una scientifica del movimento rivoluzionario, trasformandolo, appunto, in socialdemocrazia.

Però lei ha scritto un libro intitolato Capitalismo senza futuro.
Anche il capitalismo, infatti, ha alle spalle una visione filosofica prevalentemente assolutistica, del mondo (individuo e proprietà come valori assoluti). Gli si fa torto quando lo si tratta come un semplice mezzo per aumentare il profitto. In Italia è più debole; ma la presenza dell’assolutismo cattolico e, fino a ieri, di quello comunista fa sì che l’abbandono della tradizione abbia da noi un maggiore effetto traumatico rispetto ad altri Paesi. Ma poi - ritornando al tema della mancanza di senso dello Stato - essa porta con sé individualismo esasperato e corruzione. E, in proposito, sembra che la Guerra fredda sia stata già dimenticata. È finita da pochissimo. In Occidente il comunismo è finito, ma è come se avessimo davanti un gigante morto. È in putrefazione, ma dà luogo a forme biologiche diverse e ingombranti. La contrapposizione tra il blocco sovietico e quello occidentale è stata una situazione di mors tua, vita mea.

Ognuno ha adottato qualsiasi mezzo per contrastare l’avversario ... Per esempio?
Penso alla sostanziale “alleanza” tra Stati Uniti e mafia: meglio stare con i delinquenti non co munisti che con i comunisti. Ora, il denaro americano arrivava soprattutto per aiutare i partiti anticomunisti; ma la gestione politica di questo denaro non poteva essere un fatto pubblico; inevitabile, allora, la collusione tra Stato e illegalità. Che è sopravvissuta anche dopo la fine dell’Urss. D’altra parte la magistratura è stata ingenua nel voler assumere un atteggiamento all’insegna del fiat iustitia et pereat munda. Qual è stata l’ingenuità? Pensare di poter spingere fino in fondo le indagini sulle responsabilità e illegalità prodottesi dalla inevitabile collusione tra Stato e criminalità.

Sta parlando di Tangentopoli?
Un esempio potrebbe essere questo. Ma vado anche più in là: mi riferisco al mondo capitalistico. La magistratura ha voluto fare qualcosa che non era accaduto nemmeno con la fine del fascismo. Togliatti non ha incriminato i funzionari e la classe dirigente del fascismo. Ha scelto l’amnistia ...

L’Italia è storicamente allergica alle epurazioni?
Intendo dire che il capitalismo ha vinto la Guerra fredda; ed è ingenuo credere di poter trattare dal puro punto di vista giudiziario un fenomeno storico di questa portata. I PM di Mani Pulite han no sempre detto di esse re stati travolti da una valanga di chiamate in correità. E nel nostro sistema l’azione penale è obbligatoria. E questo produce un dramma! Non sto dicendo che si sarebbe potuto evitare. Il giudice è ovviamente obbligato a indagare e a dare sanzioni, ma è anche ovvio che il vincitore - il capitalismo - non accetta di essere punito per aver usato mezzi che gli hanno consentito di vincere il nemico mortale. La lunga gestazione della decadenza di Berlusconi è la prova che non esiste una sanzione sociale per alcuni comportamenti. E questo de·termina che alla fine i giudici selezionano la classe politica, nel senso che se uno non è stato condannato può fare tutto quello che vuole. Se il presidente degli Stati Uniti dice una bugia si deve dimettere. Ma certo! Aggiungo che 25 anni fa scrivevo, nel libro da lei richiamato, che era meglio che la Fininvest scendesse in campo politicamente, piuttosto che trattenere del tutto nell’ombra il proprio operare.

Lo sottoscrive?
Sì, meglio questo di una destra che agisce con lo stile della P2.

Meglio, per l’Italia, che esprima pubblicamente i propri progetti, almeno in parte.

Anche se si fanno le leggi ad personam? Non è pericoloso dire certe cose in un Paese dove i magistrati vengono tacciati di essere un cancro?
Condivido il senso della domanda. Ma proprio perché ho scritto libri come Il declino del capitalismo e Capitalismo senza futuro, quanto le sto dicendo non può passare per un’apologia del capitalismo e delle sue degenerazioni. (Non è nemmeno un’apologia del marxismo). È la constatazione di alcuni dei fattori per i quali la destinazione della tecnica al dominio del mondo produce in Italia una crisi più grave che altrove. E non dimentichiamo le tragedie e gli scompensi determinati dalla dittatura fasci sta.

Che ricordi ha dell’Italia fascista?
Rispetto ai nostri temi sono irrilevanti. Il più terribile, per me, è un ricordo personale, legato alla morte di mio fratello Giuseppe nel 1942, ventunenne. Un giovane straordinario. Aveva otto anni più di me. Studente alla Normale di Pisa, era stato obbligato, per legge, a diventare volontario del Regio Esercito Italiano, nel Corpo degli Alpini, sul fronte francese: la sua morte mi ha segnato. Non posso dire di aver respirato, da ragazzino, l’esecrazione per quanto, in seguito, ho saputo e capito essere il fascismo. Ho studiato dai Gesuiti: ricordo il saluto fascista all’uscita della scuola. Lì ho incontrato padre Auer, che aveva conosciuto Hitler da vicino. Andavo a lezione da lui perché volevo imparare il tedesco. Era stato intimo del giovane Hitler e mi raccontava di un uomo assolutamente disturbato, che se le cose non andavano come lui voleva, aveva incredibili accessi d’ira, si rotolava per terra. Un matto. Nelle mie conversazioni con padre Auer, ripensandoci ora, davo per scontato che i nazisti fossero dei matti.

Si evoca, con una certa frequenza, un’incapacità dell’Italia di fare i conti con il passato. Cosa ne pensa?
Le rispondo parlando di un filosofo, Giovanni Gentile, che mio fratello ascoltava a Pisa, perché è stato la figura più profonda del fascismo. Amo dire che non era Gentile a essere fascista, ma il fascismo a tentar di essere gentiliano. Gentile è stato uno dei grandi gestori del “grande turbine” di cui parlavamo all’inizio: il suo pensiero è profondamente antiassolutista e antitotalitario, Mussolini non lo capiva. Da vecchio liberale aveva visto nel fascismo l’occasione per realizzare la sua riforma della scuola. Un’ottima riforma, per quell’Italia. Oggi - anche qui, per la debolezza delle nostre strutture statali - si fanno tra l’altro concorsi universitari dove si applicano retroattivamente disposizioni pateticamente dipendenti dalla cultura inglese e americana. Anche l’idea di studiare la filosofia da un punto di vista storico è sua: un’idea purtroppo rovinata dai manuali che non hanno capito che cosa sia un storia filosofica della filosofia. Comunque, gli scritti politici di Gentile considerano il fascismo come un “esperimento”, non certo come un assetto assoluto e immodificabile.

Evasione fiscale e corruzione: sono una nostra “tara genetica”?
Una tara storica, come prima le dicevo. L’evasione fiscale è un furto ai danni di tutti. Se c’è da costruire una strada io devo metterci anche la parte degli evasori. Certo, molti artigiani e piccoli imprenditori, se non evadessero, fallirebbero. Tutti sanno queste cose. Però conosco anche tanti cattolici ai quali molti uomini di Chiesa facevano capire che se non avessero ritenuto “giusto” pagare le tasse dello Stato, avrebbero fatto bene a non pagarle. Questo Papa, da buon pastore, sta cercando di cambiare le cose. Ma non vorrei che si perdesse di vista che la “corruzione” di fondo è “l’evasione” del mondo dal passato dell’Occidente. Vorrei dire che il processo in cui le strutture del passato stanno andando in malora è come la febbre: se non la si avesse non si potrebbe guarire. Stiamo andando verso un mondo gestito dalla razionalità tecnologica; ed è probabile che l’Italia, proprio perché ha avuto gli inconvenienti di cui abbiamo parlato, anticipi i tempi rispetto agli altri popoli meno febbricitanti. (Mi lasci dire anche, molto sottovoce, che nonostante la sua destinazione al dominio del mondo, la civiltà della tecnica è ciò che chiamo “la forma più rigorosa della Follia estrema”. Ancora più sottovoce: la Follia estrema è credere nel carattere effimero, temporale, contingente, casuale, dell’uomo e della realtà: è la convinzione che ogni cosa venga dal nulla e vi ritorni. Però la difesa suprema dall’angoscia suscitata da questa convinzione - la difesa che nella tradizione è costituita, in ultimo, da Dio - è diventata la tecnica. Ovunque, la tecnica sta diventando la forma più radicale di salvezza, che oggi ha soppiantato qualsiasi altra forma di rimedio contro la morte. Mi affretto a lasciare questo tema, tanto più importante quanto più a sottovoce ne parliamo. Anche in politica ci si affida alla tecnica come extrema ratio.

Si è trattato, nel caso del governo Monti, del disvelamento di una bugia?
Rispondo ad alta voce. Una quindicina d’anni fa avevo criticato sia Monti sia Abete quando promuovevano l’unione di “solidarietà” ed “efficienza” (capitalistica). Abete, allora presidente di Confindustria, declinava tale unione, mi sembra, sul piano di una solidarietà più laica che cattolica; Monti la intendeva come solidarietà cattolica. Ma “l’efficienza” capitalistica è incompatibile con la “solidarietà” in senso cristiano. Quando Monti divenne premier, scrissi un articolo sul Corriere della Sera in cui dicevo che l’affacciarsi del suo governo “tecnico” aveva ben poco a che vedere con la destinazione della tecnica al dominio, quale viene intesa nei miei scritti. Proprio perché Monti dichiarava di voler coniugare l’efficienza capitalistica con la solidarietà in senso cattolico, quel governo “tecnico” - era prettamente politico, un po’ mascherato. Ancora, l’economia comanda la politica e quindi un economista può essere più politicizzato (cioè “ideologizzato”) di un politico. Data la tendenza di fondo del corso storico ritengo tuttavia che ci si debbano aspettare governi che, sempre più, guidino le società sulla base dell’efficienza tecnoscientifica piuttosto che di quella capitalistica, e che a questa forma di efficienza resti sempre più subordinata l’istanza solidaristica.

Le ideologie sono morte ma forse sono scomparse anche le idee. Destra e sinistra esistono ancora?
In ogni gruppo sociale ci sono quelli soddisfatti del proprio tenore di vita e tendono alla conservazione - la “destra” - e quelli che invece soddisfatti non sono e tendono al cambiamento - la “sinistra”.

Qual è la visione del mondo dello schieramento “progressista”?
Guardi: l’onorevole Gianni Cuperlo mi ha mandato un ‘email con il suo programma, chiedendomi cosa ne pensassi. Gli ho risposto che era un programma interessante, anche per il suo intento di collegarsi alla sinistra europea. Poi ho aggiunto che il suo progetto era il modo migliore per salvaguardare il capitalismo. Non mi ha più risposto. Ma vorrei dirgli che in quella mia aggiunta non c’era ombra di ironia.

Perché il modo migliore per salvaguardare il capitalismo?
Ormai la sinistra, non solo italiana, non è più nemmeno socialdemocrazia, che mirava all’abolizione delle classi e del capitalismo per via democratica. Ormai anche il Pd è lontanissimo da queste aspirazioni, immerso com’è nella fede, peraltro diffusissima, della validità dell’organizzazione capitalista della società. Curiosità mondana: guarda la televisione?
Quando c’è un buon film e, quasi sempre, il telegiornale.

E i talk show?
All’inizio i litigi dei politici erano abbastanza divertenti; adesso annoiano. Ma se vogliamo parlare di televisione non possiamo lasciar da parte Internet. C’è contesa per la “conquista dello spazio”; nemmeno il “cyberspazio” ha un unico padrone e i grandi gruppi economici se lo contendono. Chi vuole imporsi sul mercato, deve utilizzare televisione e Internet e tutti i mezzi telematici. Lo strumento (il mezzo) però è destinato a prevalere sugli scopi economico ideologici. Anche perché ciò che più colpisce lo spettatore non è tanto il messaggio quanto piuttosto la capacità di Internet e televisione di comunicare qualsiasi messaggio. (Un esempio, questo - e torno a parlare sottovoce - del processo, inevitabile, nel quale la tecnica è destinata al dominio, cioè a servirsi, essa, delle grandi forze che ancora s’illudono di poter continuare, loro, a servirsi di essa. Ma nemmeno la tecnica ha l’ultima parola).

Silvia Truzzi

Da - http://www.criticasociale.net/files/2_0004830_file_1.pdf

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 09:52:56 pm 
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Mi segnalano:

domenica scorsa, lo stesso medico visita la moglie del primo paziente (sempre a domicilio), dopo un'ora di attento esame dei referti pregressi nota e segnala passate trascuratezze (su anziana con polipatologia) e le ordina esami specifici, mancanti dalla anamnesi remota.   

Costo visita (dopo più di unora e mezza, 90 euro e segue fattura).
C'è ancora del bello in Italia!

ciaooo

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 09:37:23 pm 
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Dalla terra al piatto. Il giorno dell’assaggio dei gioielli Slow Food | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 18 ott, 10:48 (11 giorni fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/10/17/news/dalla_terra_al_piatto_il_giorno_dell_assaggio_dei_gioielli_slow_food-270940797/
 

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 09:35:52 pm 
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(nessun oggetto)

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 18 ott, 09:17 (11 giorni fa)
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https://www.open.online/2020/10/18/racconto-direttore-stampa-letto-terapia-intensiva/
 

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 07:21:26 pm 
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Autostrade liguri “Il caos colpa dei ritardi di Aspi”

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 27 ott, 09:12 (2 giorni fa)
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Autostrade liguri  “Il caos colpa  dei ritardi di Aspi”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/27/autostrade-liguri-il-caos-colpa-dei-ritardi-di-aspi/5980993/
 

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 07:19:47 pm 
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“Il teatro non è un luogo pericoloso. Spero che Conte corregga le misure”

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 27 ott, 09:06 (2 giorni fa)
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“Il teatro non è  un luogo pericoloso. Spero che Conte corregga le misure”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/27/il-teatro-non-e-un-luogo-pericoloso-spero-che-conte-corregga-le-misure/5981007/
 

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 inserito:: Ottobre 29, 2020, 07:18:06 pm 
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“Perché ho chiuso alle 18. Nessuno ora soffi sul fuoco”

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 27 ott, 09:07 (2 giorni fa)
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“Perché ho chiuso alle 18. Nessuno  ora soffi sul fuoco”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/27/perche-ho-chiuso-alle-18-nessuno-ora-soffi-sul-fuoco/5980963/
 

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