LA-U dell'ulivo
Gennaio 23, 2022, 07:59:19 am *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
  Home Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
  Visualizza messaggi
Pagine: 1 ... 466 467 [468] 469 470 ... 476
7006  Forum Pubblico / ---------------------------------ARCHIVIO ATTIVO, VITALE e AGGIORNABILE, DA OLTRE VENTANNI. / DIARIO VENETO (1) inserito:: Luglio 27, 2007, 10:43:09 pm
Venerdì, 27 Luglio 2007
 
La città nascosta, i fratelli Galla e i formaggi
 
 
Vicenza, 27 luglio
Cosa significa acquistare un monolocale in via Palemone? Sapere che quello schianto di ragazza abita dalle parti di strada Paradiso? Avere una vaga idea sul bar che fa bruschette da svenimento a due passi da piazzetta Gioia? Raro che un nativo di Vicenza abbia risposte per tutte e tre queste domande. «Infatti le pagine visual sono gradite a chi risiede nelle località messe in rete, oltre che ai forestieri» spiegaPietro Como, addetto alla promozione di"On the Road", nuovo servizio fornito sul web daSeat Pagine Gialle. Dietro la facciata letteraria prestata da Jack Kerouac, la sostanza sono i 120 chilometri di asfalto presi di peso dallo stradario vicentino, e consultabili su www.visual.paginegialle.it/on the road/Vicenza «Sono foto trasmesse in sequenza ravvicinata - continua Como - così da sembrare un video. Inoltre si può fermare il flusso su un determinato punto, per ruotare l'immagine di 360 gradi, ottenendo una simulazione dello sguardo dato sul posto». Operazione utile se, abitando lontano, si desidera comperare casa, o progettare un viaggio di piacere nella città del Palladio.

Vicenza vista e sognata da lontano offre prospettive singolari a quelli che la vivono tutti i giorni. Verità che vale anche per la provincia, consultando l'itinerario proposto dal Centro Turistico Giovanilea chi desidera sperimentare"Due giornate di natura, arte e spiritualità" spostandosi dal capoluogo alla Riviera Berica. Lungo un tragitto costellato da abbaglianti meraviglie come la tela attribuita alPiazzetta(1683 - 1754), e conservata nella chiesa diSant'Andrea Apostolo, a Campolongo di San Germano.

Alla domanda "Chi lo sapeva?" qui non si alza mano, mentre va meglio con le tradizioni gastronomiche dopo avere appreso del menù che Enrico e Giorgio Galla, titolari del negozio Gustosità al porton del Luzzo, offrono stasera agli invitati de "I formaggi sotto i cieli d'Asiago", alla malga Spill, territorio di Gallio. L'aperitivo alpino, un sidro di mele con genziana maggiore e menta piperita, introduce a gnocchi di ricotta con burro di malga, manzo con germogli di pissacan in agrodolce, e tavolozze di formaggi comprendenti acidino di capra al dragoncello e morlacco della sovrana mucca Burlina. Per non parlare della mousse di pera con scaglie di stravecchio. Poesia che non sazia, ma strega lo Spirito.

Stefano Ferrio
 DA gazzettino.quinordest.it
 
7007  Forum Pubblico / ---------------------------------ARCHIVIO ATTIVO, VITALE e AGGIORNABILE, DA OLTRE VENTANNI. / Furio Colombo: «Le regole del Pd sembrano fatte per Harry Potter» inserito:: Luglio 26, 2007, 11:35:05 pm
Furio Colombo: «Le regole del Pd sembrano fatte per Harry Potter»


«Entri nella botola, poi apri una porta segreta, poi affronti un gigante... le regole per i candidati segretari del Partito democratico sembrano le prove che deve affrontare Harry Potter».

Così il senatore Furio Colombo, uno dei candidati alla segreteria del Pd, intervenendo al convegno "E se tornasse l'asinello?" organizzato giovedì a Roma da Willer Bordon e Roberto Manzione, ha parlato del meccanismo messo in moto per le primarie del Pd.

«Sono regole stravaganti - ha detto Colombo - non so quanto si possano definire democratiche». 

Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 19.34   
© l'Unità
7008  Forum Pubblico / ---------------------------------ARCHIVIO ATTIVO, VITALE e AGGIORNABILE, DA OLTRE VENTANNI. / Partito Democratico - ... inserito:: Luglio 26, 2007, 11:32:46 pm
Partito democratico, Letta: «Le primarie sono un'occasione»



Il sito web di Enrico Letta «Mi è venuta l'idea durante una notte insonne. Sul piano personale ho deciso di farlo perché nella vita devi rimettere in circolo i talenti che hai ricevuto. Sul piano politico, stiamo costruendo un partito per durare decenni, non per restare uniti nelle prossime tre settimane. Il Pd è l'approdo finale di una lunga transizione: per questo le primarie sono un'occasione straordinaria».
Così Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e candidato alle primarie per la leadership del Partito Democratico, ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a "scendere in campo" in vista del 14 ottobre.

«Chi dice - prosegue - che basta un candidato unico vede i partiti come una cosa statica, con le loro truppe che non si devono dividere, con i confini già definiti. Non è così: c'è una società piena di risorse e competenze. Le primarie saranno un volano».

Parlando della decisione di Pierluigi Bersani di rinunciare alla corsa per la guida del Pd, Letta spiega: «Rispetto le decisioni di tutti, e in particolare delle persone che stimo di più» («Tra me e Veltroni non c'è una distanza politica tale da giustificare una mia candidatura», sono state le parole di Bersani).

«Cosa penso io è implicito nella scelta che ho fatto: rischio in prima persona», sottolinea Letta, «ci metto la faccia. Potevo benissimo accodarmi» e invece «spero di essere un canale che fa entrare nel Pd gente nuova. E poi, il Pd ha un grande obiettivo di sistema: rompere lo schema del partito personale, il berlusconismo che si è insinuato ovunque, a destra, al centro, a sinistra, una malattia politica che il Pd deve estirpare».

Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 19.53   
© l'Unità.
7009  Forum Pubblico / Gli ITALIANI e la SOCIETA' INFESTATA da SFASCISTI, PREDONI e MAFIE. / Intercettazioni, Berlusconi: «Voteremo no» ... (furbooooooooo lui). inserito:: Luglio 26, 2007, 11:30:35 pm
«Non si può andare avanti con questo Stato di polizia fiscale»

Intercettazioni, Berlusconi: «Voteremo no»

Per il leader di Fi bisogna negarne l'uso.

Fassino e D'Alema scrivono alla Giunta: «Dia l'autorizzazione» 
 
 
ROMA -«Voteremo no in Parlamento alla richiesta di utilizzare le intercettazioni telefoniche di parlamentari». Lo conferma Silvio Berlusconi arrivando in un hotel romano per un pranzo con i parlamentari europei di Forza Italia alla chiusura dei lavori parlamentari in vista delle vacanze estive. Per Berlusconi bisogna negare l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni riguardanti le scalate ad Antonveneta, Unipol e Rcs. «Questo sistema è inaccettabile, basta interventi invasivi della Stato. Siamo sottoposti a un sistema di controllo dei telefoni che non ha pari in nessuna democrazia del mondo. Non si può andare avanti con questo Stato di polizia fiscale». «Non ha nessuna importanza - ha aggiunto Berlusconi - che possano essere D’Alema o Fassino a poter essere favoriti, noi restiamo sui nostri principi anche se riguardano due nostri "competitor"».

«CON FINI È TUTTO CHIARO» - «Nessun chiarimento, con Fini è tutto tranquillo», ha detto Berlusconi rispondendo a chi gli chiedeva dell’incontro che avrà giovedì pomeriggio con Gianfranco Fini, dopo le tensioni degli ultimi giorni. Autorevoli esponenti di An, invece, come Gasparri e Matteoli, hanno lasciato intendere che il partito potrebbe votare a favore alla richiesta dl gip di Milano Clementina Forleo.

«MI AUGURO CHE IL GOVERNO CADA IN AUTUNNO» - «Mi auguro che il governo Prodi cada nel prossimo autunno» ha aggiunto il leader di Forza Italia lasciando l'hotel nel quale ha pranzato con gli eurodeputati azzurri. L'ex premier ha sottolineato che «tre cittadini su quattro ritengono che Prodi presto cadrà. L'ultimo sondaggio in materia dimostra infatti che soltanto il 23% degli italiani conserva - ha concluso Berlusconi - la fiducia nel Governo».

DI PIETRO: «ATTENTI ALLA TRAPPOLA» - Immediata la reazione dell'Italia dei Valori alla dichiarazione dell'ex premier sulle intercettazioni. «Avevamo sperato in una scelta di sensibilità istituzionale» ha commentato a caldo Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'IdV. Più esplicito il ministro Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra - ha detto - non cada nella trappola tesa da Berlusconi e dai suoi. Farsi paladino nel dire no alle intercettazioni dei giudici di Milano - continua Di Pietro - è solo il tentativo per mettere, sullo stesso piano, i parlamentari direttamente interessati di Forza Italia e quelli del centrosinistra. A me pare, invece, che ci sia una bella differenza; non fosse altro per il fatto che alcuni di essi che militano nelle fila del partito di Berlusconi sono già indagati». E sul caso Forleo interviene anche Erminia Mazzoni, capogruppo dell'Udc in commissione Giustizia della Camera. «L'anticipazione di un voto su una questione così delicata, come quella relativa all'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni, ritengo produca effetti anche più gravi di una presunta anticipazione di sentenza» ha detto la Mazzoni. Un sostegno pieno alle parole di Belusconi arriva invece da Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana per le autonomie. «Voteremo no senza se e senza ma».

MASTELLA: «NO A UN CLIMA DI VIOLENZA» - «Non accetterò mai che ci sia nel paese questo clima di violenza che ritorna» ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Intervenendo in Aula alla Camera. il Guardasigilli si è scagliato contro il rischio di un utilizzo politico delle intercettazioni, richiamando l'attenzione sul pericolo che un mancato atteggiamento di «rispetto tra politica e magistratura» possa tradursi in un «alterato rapporto dela democrazia nel Paese».
 
LE LETTERE DI FASSINO E D'ALEMA- Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha scritto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera «ribadendo la sua totale estraneità a qualsiasi atto illecito o illegale che sia maturato nella vicenda Bnl-Unipol», e chiede che la Giunta proceda ad accogliere le richieste del gip di Milano. E una missiva alla Giunta per le autorizzazioni della Camera è stata inviata anche da Massimo D'Alema. Nella lettera inviata al presidente della Giunta Giovanardi, il vicepremier si dice «turbato e preoccupato» per le accuse «tanto gravi quanto palesemente infondate» che gli sono rivolte nelle ordinanze del Gip di Milano Clementina Forleo, confermando la sua «assoluta estraneità ad atti illeciti o disegni criminosi». D'Alema sottolinea di essere «interessato più di ogni altro» all'accertamento della verità e pronto a collaborare con la magistratura «indipendentemente dalle conclusioni della giunta». Per questo, il vicepresidente del Consiglio sottolinea che condividerà «ogni decisione che il Parlamento intenda prendere, compreso l'accoglimento dell'istanza della dottoressa Forleo».

MARTEDI' IL VOTO - Già martedì 31 luglio, la Giunta per le autorizzazioni della Camera potrebbe votare sulla richiesta all'uso delle intercettazioni di Piero Fassino, Massimo D'Alema e Salvatore Cicu formulata dal Gip di Milano Clementina Forleo. A renderlo noto è il presidente della Giunta Carlo Giovanardi (Udc).

26 luglio 2007
 
da corriere.it
7010  Forum Pubblico / AUTORI. Altre firme. / Bruno Ugolini - Modello Marchionne inserito:: Luglio 26, 2007, 11:29:23 pm
La Cgil, il governo «amico» e i colpi sotto la cintura

Bruno Ugolini


Una Cgil che vede luci e ombre e decide di firmare il protocollo stilato dal governo, senza per questo considerare chiusa la partita. Ed un’altra Cgil che vedendo le luci sovrastate dalle ombre chiede, ma resta in minoranza, di non apporre quella firma.

Un atto del genere avrebbe però voluto dire rinunciare ai tanti risultati ottenuti e, in parte, riconosciuti da tutti. Questa sembra essere un po’ la sintesi di quanto è avvenuto nel principale sindacato italiano.

Non è stato un voltafaccia. L’organizzazione di Epifani ha vissuto le ultime battute del negoziato come un colpo sotto la cintura, per usare termini pugilistici, al momento del gong finale.

La scelta di non rendere rigidamente vincolante la fine del contratto a termine dopo 36 mesi e quella di rendere meno pesante per gli imprenditori il ricorso alle ore straordinarie, non erano state negoziate col sindacato. Certo ha pesato la necessità di trovare il consenso all’intesa finale anche delle forze confindustriali ed ha pesato il fatto che sui contratti a termine era già stata siglata, dal precedente governo, un'intesa separata con Cisl e Uil. Ma dubitiamo, ad ogni modo, che le stesse Cisl e Uil siano contrarie all'introduzione di un tetto obbligatorio per il ricorso ai contratti a termine. È una saracinesca sacrosanta, onde non ridurre la vita di tanti giovani ad un rincorrere senza fine fasi di lavoro, contratto dopo contratto, con attese angoscianti. Verrebbe voglia di scrivere che tali peggioramenti hanno in qualche modo davvero sacrificato i giovani, come tanti avevano predicato (con evidente strumentalità) in questi giorni. E che forse è stato un errore mettere al centro di tutto l'interesse il cosiddetto scalone. Quella trappola ereditata dall'ex ministro Maroni, che provoca drammi come quelli raccontati in un'Email al nostro giornale da Giuliano Ciampolini, un operaio tessile messo in mobilità da una piccola azienda. Costui, in nome di tanti altri, dichiara che non entrerà nella lista degli "usurati" e quindi non potrà andare in pensione nel 2008. Resterà così per un anno, finita l'indennità di mobilità e finite le prospettive di trovare altri lavori, senza reddito. È il dramma di tanti cinquantasettenni che dimostra come spesso non si sia di fronte, certo, a fannulloni in cerca di lavoro nero e come siano diversificate le posizioni. Fatto sta che ora il rischio è che anche i tanti risultati conquistati dal sindacato e che avevano fatto parlare di svolta epocale siano annebbiati, dispersi, non capiti. Un appuntamento decisivo è, in questo senso, la consultazione del mondo del lavoro. La Cgil, decisa ad appoggiare un "si" all'intesa, ha sempre sostenuto per ogni accordo, grande o piccolo che fosse, la necessità di interpellare non solo i propri iscritti ma tutti i lavoratori. Un criterio che dovrebbe valere anche per varare le piattaforme rivendicative e da alcune categorie, come i metalmeccanici, è stato spesso adottato. Non è solo una questione di rispetto della democrazia, è anche un modo per rafforzare il ruolo di rappresentanza dei sindacati, di coloro che negoziano non solo per conto di lavoratori e lavoratrici che hanno acquistato una tessera con la sigla Cgil, Cisl e Uil ma anche per tutti gli altri (e sono la maggioranza del mondo del lavoro) che non aderiscono ad alcuna organizzazione sindacale. Un modo per tener conto anche dei loro pareri. È una questione che divide da sempre Cgil da Cisl e Uil. E che sta all'origine anche del mancato varo di un sistema di norme e magari di un'apposita legge su tali questioni. L'unico settore per il quale è stato raggiunto un accordo è il pubblico impiego. Le remore di Cisl e Uil hanno le radici, in sostanza, in una concezione che si rifà al cosiddetto sindacato dei "soci", e non dei lavoratori. C'è anche il timore (ma le esperienze come quelle nel pubblico impiego dovrebbero aver rassicurato) che la democrazia venga usata come una clava per far prevalere tesi di una singola organizzazione, senza tener conto del pluralismo sindacale.

L'esito della consultazione resta, in siffatte condizioni, incerto. La bocciatura della maxi-intesa sarebbe un colpo non solo per i dirigenti di tutto il sindacato ma anche per il governo di centrosinistra. Quello che doveva essere un patto sociale, da annoverare tra i successi più importanti della coalizione, riceverebbe un duro colpo, anche dal punto di vista dei consensi futuri. Sarebbe un'altra esperienza da annoverare tra quelle dette in modo autocritico di "riformismo senza popolo". Bisognerebbe fare in modo di evitare un tale rischio, magari, se possibile, con modifiche in sede parlamentare, evitando, però, di passare dal male al peggio, cioè di aprire la corsa ai peggioramenti. Visto che l'attuale Parlamento non sta correndo a sinistra.


Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 9.57   
© l'Unità.
7011  Forum Pubblico / Gli ITALIANI e la SOCIETA' INFESTATA da SFASCISTI, PREDONI e MAFIE. / Intercettazioni, Fassino sì all'utilizzo inserito:: Luglio 26, 2007, 11:27:24 pm
POLITICA

Il segretario dei Ds ribadisce la sua estraneità e annuncia: "Procedete pure"

Il leader della Cdl: "I nostri principi non cambiano in base alle persone"

Intercettazioni, Fassino sì all'utilizzo

Berlusconi: "Pronti a votare contro"

D'Alema: "Respingo le accuse, d'accordo con qualunque decisione della Giunta""

Per Mastella serve una normativa nuova: "Stop al clima di violenza"

 
ROMA - Che la magistratura utilizzi pure le intercettazioni sulla Bnl-Unipol: Fassino e D'Alema non si opporranno alla scelta del Parlamento. Lo hanno scritto al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera a cui, nei giorni scorsi, il gip milanese Clementina Forleo ha chiesto di poter accludere al fascicolo penale anche le telefonate tra gli imputati e alcuni politici. Ribadendo la loro "totale estraneità a qualsiasi atto illecito", Fassino e D'Alema hanno espresso il loro parere favorevole all'uso delle intercettazioni. Berlusconi invece annuncia il suo no: "Noi - spiega l'ex presidente del Consiglio - abbiamo dei principi che sono sempre quelli, indipendentemente dalle persone che sono coinvolte. Questo sistema delle intercettazioni è inaccettabile". Giudizio non dissimile dal pensiero del ministro della Giustizia anche lui convinto che l'attuale normativa fa acqua: "Il Senato deve rimettere mano al ddl sulle intercettazioni già approvato in prima lettura dalla Camera. Non accetterò mai che ci sia nel paese questo clima di violenza", ha detto Clemente Mastella. "Vorrei che le intercettazioni servissero davvero a produrre giustizia".

Fassino: "Utilizzate le intercettazioni". Dopo lo scontro tra Piero Fassino e Fausto Bertinotti, il segretario dei Ds ha scritto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera "ribadendo la sua totale estraneità a qualsiasi atto illecito o illegale che sia maturato nella vicenda Bnl-Unipol", e annuncia che chiederà alla Giunta di accogliere le richieste del Gip di Milano: "Sono unicamente interessato ad un pieno accertamento dei fatti - scrive Fassino - da cui non potrà che emergere la piena correttezza dei miei comportamenti. Per questo - aggiunge - condividerò ogni decisione che in questa direzione la Giunta voglia assumere, ivi compreso l'accoglimento dell'istanza del Gip Forleo".

D'Alema: "Accogliete pure l'istanza Forleo". Parole più o meno identiche sono state pronunciate anche dal vicepremier Massimo D'Alema, anch'egli citato nelle intercettazioni raccolte dalla magistratura milanese. In una lettera inviata al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, il ministro degli Esteri si dice "turbato e preoccupato" per le accuse "tanto gravi quanto palesemente infondate" che gli sono rinvolte nelle ordinanze del Gip e conferma la sua "assoluta estraneità ad atti illeciti": "Condividerò ogni decisione che il Parlamento intenda prendere, compreso l'accoglimento dell'istanza della dottoressa Forleo" di utilizzare le intercettazioni nell'indagine penale.

Berlusconi: "Voteremo no". Dal banco dell'opposizione, Silvio Berlusconi fa sapere invece che "in Aula, sulle intercettazioni, voteremo no".Per il leader di Cdl bisogna negare l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni riguardanti le scalate ad Antonveneta, Unipol e Rcs. "Noi - spiega l'ex presidente del Consiglio al termine di una cena con i deputati azzurri - abbiamo dei principi che restano fermi, che sono sempre quelli, indipendentemente dalle persone che sono coinvolte. Questo sistema delle
intercettazioni è inaccettabile. Basta con uno stato di polizia fiscale e burocratico".

Mastella: "Serve una normativa nuova". Prendendo spunto dalla notizia della pubblicazione, domani, su un settimanale, di alcune intercettazioni che lo riguardano mentre parla con persone indagate dalla procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta che ha tirato in ballo anche il premier Prodi, Clemente Mastella, ministro della Giustizia, ha ribadito che "il problema delle intercettazioni è diventato una cosa seria", tale da indurre il Senato a rimettere mano al ddl sulle intercettazioni già approvato in prima lettura dalla Camera. "Non accetterò mai che ci sia nel
paese questo clima di violenza. Non vorrei - ha aggiunto - che le intercettazioni assumessero il sapore garantista di quando arrivava l'avviso di garanzia, per cui nell'opinione pubblica si conficcavano i chiodi della sconfitta dell'illegalità o dell'immoralità. Vorrei che le intercettazioni servissero davvero a produrre giustizia".

Divisioni tra i poli. Le ordinanze del gip Forleo dividono però entrambi i poli. Se l'Udeur annuncia il suo 'no' alla richiesta del Gip insieme a FI, l'Udc ribadisce il suo essere 'garantista' (''Lasciamo liberta' di coscienza ai nostri parlamentari'', ha detto Pier Ferdinando Casini), mentre An è favorevole all'autorizzazione. E nella maggioranza c'è chi sospetta che la Cdl stia provando "ad agganciare" la storia delle intercettazioni Unipol-Bnl a quella di Cesare Previti, alla Camera, e a quella Mitrokhin del tandem Mario Scaramella-Paolo Guzzanti, al Senato.

I tempi della decisione di Giunta. Difficile dire quando la Giunta si pronuncerà. C'è chi sostiene le scelte saranno prese dopo l'estate. Finora in agenda sono fissate per martedì solo le relazioni dei tre parlamentari incaricati di riferire sulla richiesta presentata dal gip di Milano.

(26 luglio 2007) 
da repubblica.it
7012  Forum Pubblico / PERSONE che ci hanno lasciato VALORI POSITIVI / Durissima lettera del fratello di Paolo Borsellino inserito:: Luglio 24, 2007, 10:51:16 pm
Durissima lettera del fratello di Paolo Borsellino

«Basta lacrime, vendichiamo Paolo» «Finiamola con le commemorazioni fatte da chi ha contribuito a far morire mio fratello».

E ai politici: «il Sud abbandonato alla mafia»


MILANO - «È ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire». È una lettera durissima quella scritta da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice morto 15 anni fa nella strage di via D'Amelio a Palermo. L'ingegnere Borsellino, che vive a Milano, ha voluto replicare al documentario sulla mafia a Palermo andato in onda lunedì sera su rai3 e condotto da Alexander Stille. Si tratta della seconda lettera che il fratello del magistrato ammazzato dalla mafia con quattro agenti della scorta, scrive. La prima lettera era stata scritta pochi giorni fa alla vigilia delle commemorazioni per il 15esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

VENDICARE - «È l'ora invece di dimenticare le lacrime, è l'ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finchè avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda», prosegue Salvatore Borsellino.

POLITICI - Borsellino si chiede «dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?». E ancora: «Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo?». «Ricordi il presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici - prosegue Salvatore Borsellino - che guidare l'Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all'estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ndrangheta».

GIOVANI - Quindi l'appello ai giovani: «Ricordate che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un'agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato. Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia. Ricordate che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando».

L'AGENDA ROSSA - Torna in primo piano intanto la vicenda della scomparsa dell'agenda rossa del giudice ucciso in via D'Amelio. In merito, il gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza ha infatti indicato alla procura nuovi spunti di indagine. Nelle scorse settimane i pm avevano chiesto l'archiviazione del fascicolo iscritto a carico di ignoti per il reato di furto. Il giudice, però, si era opposto riservandosi ulteriori decisioni. Ora, con una ordinanza, il gip ha chiesto alla Procura di ricostruire cronologicamente le fasi successive all’esplosione dell’autobomba e di interrogare i due carabinieri ritratti in alcune foto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 accanto all’allora capitano, Giovanni Arcangioli che teneva in mano la borsa che avrebbe dovuto contenere l’agenda scomparsa e sulla quale, come abitudine, Borsellino segnava ogni cosa riguardasse appuntamenti, indagini e sue riflessioni. Arcagioli, che nel frattempo è diventato colonnello, è iscritto nel registro degli indagati a Caltanissetta per false dichiarazioni al Pm. Il Gip Sferlazza chiede anche ai Pm di Caltanissetta, inoltre, di accertare perché la relazione sulla scomparsa dell’agenda venne redatta solo a dicembre del 1992.

24 luglio 2007
 
da corriere.it
7013  Forum Pubblico / ---------------------------------ARCHIVIO ATTIVO, VITALE e AGGIORNABILE, DA OLTRE VENTANNI. / Re: BRUTTE STORIE... Vogliamo discuterne? inserito:: Luglio 22, 2007, 11:29:00 am
OK

Non volete iscrivervi per discuterne?

Pazienza... che le leggiate, per ora, mi basta.

ciaoooooooooooooo

 
7014  Forum Pubblico / Il MONITORE. Italia, Europa, Mediterraneo, Atlantico, Mondo. / L'angolo di Arlecchino... (ulivista). inserito:: Luglio 22, 2007, 11:25:32 am
Nell'attesa di aprire un mio blog mi creo un angolo dove, con il mio sistema di proporvi articoli dalla stampa, cerco di "informarvi" su notizie che aiutano a riflettere in tempi adeguati e non dispersivi.

Il tempo resta il nostro patrimonio più importante (unitamente alla salute) non sciupiamolo.

Certo è una mia selezione di news, mi auguro che il mio buon senso di uomo qualunque (anche se ulivista convinto) vi inviti a riflessioni utili alla promozione del cittadino che è in noi.

ciaooooooooooooooooooooooo   
7015  Forum Pubblico / AUTORI. Altre firme. / Alfredo Recanatesi. - Il tango delle pensioni inserito:: Luglio 04, 2007, 07:44:58 pm
Il tango delle pensioni

Alfredo Recanatesi


Sulle pensioni - si è detto - questa è la settimana cruciale. D’accordo: ma quanto cruciale? Occorre chiederselo perché di settimane cruciali ne sono già trascorse parecchie tra un’alternanza di aperture e chiusure, di prospettive di intese e successive rotture, tutte puntualmente seguite dalle cronache alle quali i mezzi di informazione sono tenuti, ma che appaiono sempre più monotone e ripetitive, consolidando l’impressione di una esasperante impasse sulle contrastanti posizioni di principio.

Intendiamoci: che si tratti di un tema complesso è fuori discussione dovendosi conciliare esigenze di equità sociale, per altro esplicitamente riconosciute anche nel programma dell’Unione, e una spesa previdenziale che, soprattutto per motivi demografici, è diventata una sorta di potenziale bomba ad orologeria che potrebbe deflagrare negli anni di un futuro anche lontano. Ma gli elementi della equazione che occorre far quadrare ci sono tutti; sono tanti e complessi, ma ci sono tutti.

Di conseguenza, è difficile non rimanere quanto meno sconcertati di fronte alla mutevolezza delle posizioni assunte dalle diverse parti in causa attorno al tavolo della trattativa in tutte le settimane cruciali che già sono trascorse, e di fronte alla distonia che su un argomento in agenda già da mesi si deve registrare tra i membri stessi del governo. Che il ministro del Lavoro formuli una proposta di intesa da sottoporre ai sindacati ed il ministro dell’Economia la bocci ritenendola rischiosa per le casse dello Stato fa parte del gioco delle parti che si stabilisce all’interno di ogni governo tra chi ha il compito di gestire le spese (e le relazioni con le organizzazioni rappresentative) e chi ha quello di reperire le entrate e far tornare i conti. Ma che questo gioco debba avvenire attraverso i mezzi di informazione non sta scritto in alcuna regola ne di democrazia sostanziale, ne di trasparenza; ed a ragione, perché così non si fa altro che trasformare, senza alcun costrutto, la fisiologica differenza tra i punti di vista interni al governo in un patologico scontro tra i componenti dello stesso governo.

Per stare all’ultimo episodio: prima di proporre ai sindacati, e pubblicizzare sui giornali, i 58 anni più incentivi per chi ritarda il pensionamento ed una verifica tra tre anni dei risultati ottenuti Damiano non poteva sentirsi con Padoa Schioppa ed eventualmente ricorrere a Prodi per individuare un punto di incontro da portare al tavolo della trattativa come proposta del governo?

Insomma, tra le tante esigenze contrastanti il governo formuli una sua proposta che abbia un consenso collegiale e dopo, solo dopo, la esponga al tavolo della trattativa e la renda di pubblico dominio.

Non come un diktat, beninteso, ma neppure come una iniziativa a titolo quasi personale soggetta a prese di distanze, distinguo o veri e propri sbarramenti; dissensi sui quali ogni parte in causa, politica o sindacale, ha l’opportunità di insinuarsi per coltivare il proprio specifico interesse, sia sostanziale che mediatico. In questo modo ci sarebbe, sì, una settimana cruciale per arrivare ad una conclusione, ma una.

Pubblicato il: 04.07.07
Modificato il: 04.07.07 alle ore 13.38  
© l'Unità.
7016  Forum Pubblico / La CULTURA é la VOLONTA' d'INCONTRARNE ALTRE! / ROBERTO SAVIANO inserito:: Luglio 04, 2007, 07:43:24 pm
4/7/2007 (13:56) - CITTÀ VIETATA
Torino a rischio per Saviano
 
Lo scrittore dà forfait. Si sarebbe esibito ai Giardini Reali in coppia con Meg

GIOVANNA FAVRO
TORINO


Che cosa c’è di più triste di un intellettuale cui viene tappata la bocca con la forza? Di un paese in cui uno scrittore viene messo in condizione di non parlare, di non incontrare il pubblico, di non far volare il suo pensiero tra la gente a suon di minacce e di violenza?» E’ più o meno questo, il pensiero di Cosimo Ammendolìa, il direttore di «Traffic». Non sta parlando dell’Iran, di qualche paese africano, dell’Arabia Saudita, di Oran Pamuk o di Salman Rushdie. No. Parla di Torino, e di un appuntamento cancellato «per ragioni di sicurezza» con lo scrittore Roberto Saviano. L’autore che ha sfidato la camorra, e che vive scortato da mesi e mesi. Il papà di «Gomorra», che i camorristi minacciano d’uccidere.
Lo scrittore avrebbe dovuto incontrare il pubblico torinese la sera del 14, ai Giardini Reali. Era abbinato alla voce di Meg, l'ex cantante della 99Posse, che è sua amica e che è stata il tramite con Ammendolìa: «Abbiamo pensato di invitarlo mesi fa - spiega lui - perché avevamo deciso di porre Napoli al centro della sessione letteraria di quest’anno». Dal palco lo scrittore avrebbe dovuto parlare della sua Napoli, e forse anche leggere qualche brano del suo libro. Lei avrebbe cantato e suonato il pianoforte. «Avrebbero proposto a Torino un progetto elaborato per le scuole di Napoli. Avevano detto di sì in più occasioni: prima a voce, nei giorni precedenti la Fiera del Libro, e poi per e-mail. Invece, all’ultimo, ora che si trattava di prenotare l’hotel e l’aereo, è sfumato tutto».
L’e-mail che annuncia il forfait parla di «ragioni di sicurezza che impediscono a Saviano di partecipare all’appuntamento torinese».
Ammendolìa è indignato: «E’ una cosa tristissima. Che sia una sua scelta, ovvero che sia talmente stanco e sotto pressione, a forza di minacce, da gettare la spugna, o che sia impossibile garantirgli incolumità in un luogo aperto e grande come i Giardini Reali, resta il fatto che si tratta di una vicenda penosissima, che dovrebbe farci riflettere».
Quale delle due ipotesi è quella vera? Ernesto Ferrero, il direttore della Fiera del Libro, rivela che anche lui aveva invitato Saviano al Lingotto, nei giorni di Librolandia. «Ma anche nel nostro caso aveva rinunciato, declinando l’invito. La sua agenda è molto fitta, ma soprattutto gli consigliano di non muoversi troppo, per prudenza: purtroppo, quelli che lo minacciano non sono persone che parlano a vanvera. So che è stato ad esempio costretto a cancellare a malincuore anche la sua presenza a Latina, dove doveva ritirare un premio».
Dalla Mondadori, la sua editrice, dicono di non sapere nulla della cancellazione dell’appuntamento torinese. Spiegano però che «Saviano è molto legato a Torino, città che ama molto». Ormai, anche chi, dell’editrice, l’accompagna nelle tappe italiane non cancellate dall’agenda, s’è abituato alla prudenza. Viaggiare con Saviano significa avere a che fare con scorte di carabinieri e polizia, spostamenti segreti, tragitti e luoghi da non rivelare a nessuno.
Dalla questura di Torino, spiegano, a livello informale, che naturalmente i poliziotti impegnati in città si sentono in grado di proteggere chiunque. E’ accaduto con il presidente Napolitano, così come con Laura Bush, e accadrà oggi con il segretario generale dell’Onu. Pare che lo staff dello scrittore, comunque, non abbia neppure chiesto di preparare delle misure di protezione, né abbia informato della sua imminente presenza in città.La spugna è stata gettata prima, probabilmente, a sentire Ammendolìa, perché la città è comunque ritenuta a rischio, e per sfinimento, «perché se uno subisce violenza a un certo punto è tentato di mollare. Nelle sue e-mail si leggevano la fatica e la stanchezza per una vita complicata».
Dopo il forfait, il ciclo di scambi letterario musicali resta comunque dedicato a Napoli. Ferma restando la presenza di Meg, «stiamo ragionando sulla possibilità di avere Paolo Sorrentino o Matteo Garrone, che sta girando il film tratto dal best seller di Saviano». Gli altri due incontri sono in calendario il 12, con il regista Mario Martone con Daniele Sepe, e il 13 con l’autrice Valeria Parrella. Incontrerà Raiz, ex voce degli Almamegretta.

da lastampa.it
7017  Forum Pubblico / Gli ITALIANI e la SOCIETA' INFESTATA da SFASCISTI, PREDONI e MAFIE. / Costi o sprechi: Tagliamo le Province, altro che i cellulari inserito:: Luglio 04, 2007, 07:41:22 pm
Tagliamo le Province, altro che i cellulari
Mario Lancisi


 FIRENZE. «Se è questo il disegno di legge del governo sui costi della politica per la Toscana è una pacchia», sorride sornione un dirigente regionale. «Telefonini, auto blu... certo sono misure importanti, per carità, ma il vero problema del costo della politica è la riorganizzazione pubblica dell’amministrazione. La verità è che nel nostro Paese ci sono troppe istituzioni. Abbiamo un numero eccessivo di Province, di Comuni piccoli e di Comunità montane», sbotta Paolo Fontanelli, sindaco di Pisa e presidente dell’Anci.

 Se il disegno di legge che venerdì prossimo verrà varato dal governo è quello anticipato ieri (anche se il ministro Giulio Santagata si è affrettato a precisare che alcune anticipazioni non sono corrette) per la Toscana - Regione, Province e Comuni - sarà non un taglio, ma un taglietto, o addirittura «una pacchia», come l’ha definita un dirigente regionale. Vediamo perché.

 Così taglio i consiglieri. Nel ddl del governo, stando almeno alle anticipazioni, si prevede una riduzione del 10% dei consiglieri regionali, provinciali e comunali. Una bazzecola. Prendiamo il parlamentino toscano. La settimana scorsa è stato approvato un ordine del giorno che impegna il consiglio a ridurre il numero dei consiglieri entro un anno. Tra i partiti ci sono diverse ipotesi sul taglio dei consiglieri. C’è chi sostiene la necessità di un ritorno al numero di 50 consiglieri e chi punta su 55, ma il 10% previsto dal governo significa che la riduzione sarà solo di 6-7 consiglieri e quindi dagli attuali 65 si passerebbe a 58-59. Diverso sarebbe stato se non fossero stati aumentati i consiglieri: in quel caso da 50 sarebbero scesi a 45.

 E anche per quanto riguarda i consigli provinciali e comunali, il taglio del 10% si rivela poca cosa, soprattutto per enti locali di piccola e media grandezza come quelli toscani. «A Pisa i consiglieri comunali sono 40: portandoli a 36 si risparmia davvero poco», osserva Fontanelli.

 Cellulari gratis addio. E’ forse uno dei provvedimenti più popolari. Secondo il disegno di legge deve possederli solo chi deve garantire la reperibilità, ma non sarà difficile dimostrarla. «A Pisa ce li hanno solo gli assessori e alcuni dirigenti, ma la spesa è sotto controllo. Più esteso l’uso del telefonino per quanto riguarda la Regione. Lo possiedono gli assessori, i 65 consiglieri e 68 dipendenti. Nel 2006 la somma stanziata per le spese telefoniche fu di 539.194 euro, grosso modo un miliardo di vecchie lire. E’ già stato deciso che chi spende più di 500 euro dovrà pagare il 40% della bolletta. In sintesi: fino a 500 euro un consigliere paga solo il 20%, cioé 100 euro. Se spende 600 euro, per quei 100 euro in più dovrà pagare il 40%.
 Il sindaco sponsorizza l’auto. Anche qui si prevede una riduzione drastica quanto imprecisata. Molti Comuni però si sono già messi a dieta. Quello di Pisa ad esempio ha 3 auto blu: una per il sindaco, un’altra per gli assessori e una terza per i dirigenti. «Si tratta di costi esigui perché la mia è stata concessa da una concessionaria pisana in prestito come forma di sponsorizzazione. Poi c’è un’Alfa a noleggio. Insomma le concessionarie tendono oggi a prestare le loro auto come forma di promozione», spiega Fontanelli.

 Più fumo che arrosto. Zero conseguenze per la Toscana se dovesse passare un altro punto del ddl: quello cioé che prevede che l’indennità di risultato di un dirigente e di un manager non debba superare il 30%. Telefonini, auto blu e consiglieri - secondo Fontanelli - sono più fumo che arrosto. Fanno colpo sull’opinione pubblica, ma non producono risparmi consistenti. La vera scommessa è quella che riguarda i livelli istituzionali, sostiene il presidente dell’Anci toscana. Ma su Comunità montane e consigli di circoscrizione il governo sembra voler rinviare alla Finanziaria.
 Se dimezzo le Province. Lui, Fontanelli, invece una sua proposta corposa ce l’ha. A cominciare dalle province. «Si potrebbe fissare un tetto di abitanti tra 200-300 mila», spiega. Proviamo (noi, non il presidente dell’Anci, che non vuole inimicarsi i suoi colleghi presidenti di Provincia) ad assumere come metro i 300mila abitanti: in Toscana sparirebbero 5 province su 10: Praticamente la metà, e cioé Grosseto, Massa Carrara, Pistoia, Prato («una città-provincia», la definisce Fontanelli) e Siena. Così come 287 Comuni sono troppi, sostiene il presidente dell’Anci. «Bisogna assegnare alle Comunità montane le funzioni dei piccoli Comuni e favorire le forme associate dei servizi. Piccolo non è più bello e soprattutto non è risparmioso...», conclude Fontanelli.

(03 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it
7018  Forum Pubblico / SCIENZE & TECNOLOGIA / Eureka! Archimede ha ragione... inserito:: Luglio 04, 2007, 05:23:00 pm
Altri esperimenti mettono in evidenza il genio del grande inventore siracusano.

David Wallace del Mit di Boston ha provato che gli specchi ustori possono ardere le navi

Eureka! Archimede ha ragione
Amelia Crisantino


 Gli specchi ustori, quelli adoperati da Archimede per fermare la flotta romana che assediava Siracusa, sono da sempre un mito che rimanda al potere degli eroi semidivini più che alla scienza. Fra quegli argomenti capaci di fare amare la storia anche al più refrattario dei ragazzini: l´intelligenza contro la forza bruta; il fascino dalla mimetica abilità nel comprendere la natura, insinuarsi nel suo potere e adoperarne la tecnologia come fosse un gioco da ragazzi.

Crescendo nessuno stava più a pensare agli specchi ustori, relegati nel popoloso continente dove il mito e la storia si confondono. Archimede era un genio, su questo nessuno aveva dubbi, ma in fondo di lui che sappiamo? Faceva "cose strane", correva fuori dall´acqua gridando "Eureka!" e disegnava figure geometriche mentre stavano per ammazzarlo. E forse per i ragazzini di oggi è solo un personaggio di Walt Disney, lo scienziato amico di Paperino.

Ma poiché è sempre vero che «siamo nani sulle spalle dei giganti», a nome della comunità scientifica che oggi studia gli specchi per produrre energia elettrica dal sole Carlo Rubbia dice: «l´idea è semplice e antica. Ci ha già pensato Archimede 2000 anni fa», considerando il sole come una sorgente di energia che può essere concentrata e moltiplicata. E gli specchi ustori? Plutarco scrive dell´assedio per terra e per mare che dal 214 avanti Cristo Siracusa subisce per 18 mesi, dopo avere abbandonato l´alleanza con Roma per schierarsi con Cartagine. Scrive dei romani che stringono la città in una morsa e dei cittadini impauriti, mentre Archimede comincia a caricare le sue macchine bombardando il nemico con grandi massi di pietra. Descrive i grandi pali che all´improvviso escono dalle mura e dall´alto colpiscono le navi affondandole, le mani di ferro, i becchi simili a quelli delle gru che sollevando i natanti per la prua le scaraventano in acqua, un artiglio meccanico che ribalta gli scafi spezzandoli al centro.

Le mura della città erano irte di macchine che impaurivano i rozzi romani, ma ai famigerati specchi ustori che per un paio di millenni l´immaginario collettivo ha saldamente collegato all´assedio di Siracusa non accennano né Plutarco né Polibio, che è il grande storico del mondo mediterraneo. Così è sempre rimasto il dubbio se fossero davvero esistiti, e nel corso dei secoli ogni tanto si è provato a ricrearli.
Il penultimo tentativo di far funzionare gli specchi di Archimede è stato fatto nel 2004, dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Boston e dall´Università di Arizona, nel corso di un esperimento sponsorizzato dal canale satellitare Discovery Channel. Hanno provato a dar fuoco a una vecchia barca da pescatori. L´esperimento non è riuscito, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che gli specchi ustori erano solo un mito e la televisione ha pubblicizzato la condanna. Quindi la questione, con autentico pragmatismo americano, sembrava chiusa. Un po´ troppo sbrigativamente per i gusti di David Wallace, anch´egli professore al Mit e parecchio polemico verso i colleghi. E Wallace ha provato a ripetere l´esperimento assieme alla sua classe.

Il 4 ottobre del 2005, sul tetto del Wast Garage del Mit, alunni e professore hanno composto un collage di 127 specchi di 30 centimetri quadrati, posizionati a 30 metri da un modello di nave. Sotto i loro occhi increduli, sono bastati 10 minuti di sole perché la nave prendesse fuoco. Le conclusioni tratte da Wallace sono all´apparenza minimaliste, e nell´impossibilità di stabilire se Archimede abbia o meno adoperato gli specchi il professore sostiene «abbiamo dimostrato che gli sarebbe stato possibile farlo». Conclusioni che sono state adottate dalla seconda edizione di Speklon, manifestazione che sino al 15 luglio ha organizzato a Siracusa molteplici iniziative - programmando anche la proiezione del video realizzato da Wallace - sull´energia solare e i suoi mille usi dall´antichità ad oggi.

L´esperimento di David Wallace richiama l´attenzione su un periodo storico lontanissimo da noi, genericamente catalogato come antico e poco conosciuto. Il secolo di Archimede è il III avanti Cristo, Siracusa fa parte dei regni ellenistici e partecipa ad una rivoluzione scientifica poi del tutto dimenticata. Archimede molto probabilmente studia ad Alessandria, il più importante centro scientifico dell´epoca, rimanendo per tutta la vita in contatto con gli scienziati alessandrini. La distruzione dei regni ellenistici, cominciata con la conquista di Siracusa nel 212 a. C. fa perdere persino la memoria di una scienza fondata sull´osservazione della natura, arrivata ad un livello tanto avanzato che solo oggi diventano comprensibili alcuni residui casualmente arrivati sino a noi. Per restare agli specchi, nel bel libro di Lucio Russo "Una rivoluzione dimenticata" leggiamo di come Archimede abbia scritto uno studio sugli specchi parabolici intitolato "Catottrica", dove si sofferma sulle proprietà degli specchi concavi capaci di concentrare i raggi solari in un punto.

Ma con Archimede le sorprese non finiscono mai, i campi in cui applica il suo eclettico genio sono tanto numerosi da far dire a Voltaire «c´è più immaginazione nella testa di Archimede che in quella di Omero» e, contro ogni stereotipo sul disinteresse degli antichi per le applicazioni pratiche, fonda una "scienza delle macchine" scrivendo il primo trattato teorico di ingegneria navale e ideando macchine per il sollevamento dell´acqua, oltre ad scrivere un trattato sul metodo scientifico e avere in pratica superato la filosofia della natura attraverso l´uso della tecnologia.
Dal suo mondo così lontano arrivano segni, indizi da collegare fra loro. Dopo la caduta di Siracusa, Cicerone narra che il console Marcello portò con sé a Roma un planetario che riproduceva la sfera celeste e i pianeti. Si è sempre pensato che, come gli specchi ustori, anche il planetario facesse parte delle leggende su Archimede. Finchè nel 1900 un gruppo di pescatori ha casualmente ritrovato il relitto di un´enorme nave risalente al I secolo a. C. che - si è capito solo 50 anni dopo - a bordo aveva il più antico calcolatore meccanico conosciuto, un complesso planetario mosso da ruote dentate che ricostruiva il moto della luna in rapporto al sole, gli equinozi, le fasi lunari e il moto dei pianeti. Chiamato "la macchina di Anticitera", dal nome dell´isola greca presso cui è stato rinvenuto, è la dimostrazione della tradizione di alta tecnologia di cui Archimede era un prodotto e un artefice. Nel 212 a. C. la tecnologia militare dei siracusani poté essere vinta solo dalla peste e dal tradimento: allora la più bella e potente città di Sicilia venne saccheggiata, Archimede ucciso e dimenticato dai suoi concittadini. Cicerone, questore a Siracusa nel 75 a. C, ne scoprì il sepolcro «tutto circondato e rivestito di rovi e pruni, di cui i siracusani ignoravano l´esistenza». E racconta come, su una piccola colonna che sporgeva di poco fra le spine, vide scolpita una sfera dentro un cilindro, come iscrizione la proporzione fra i due solidi. Cicerone commenta - nelle disputazioni tuscolane - che così «una fra le più celebri città della Grecia, e una volta anche fra le più dotte, ignorava l´esistenza della tomba del suo più geniale cittadino». A riprova di quanto sia ingenuo credere in un progresso continuo ed automatico dell´umanità. Ed anche pericoloso.

(03 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it
7019  Forum Pubblico / PERSONE che ci hanno lasciato VALORI POSITIVI / Il mio bel canto libero... (Andrea Bocelli si racconta) inserito:: Luglio 04, 2007, 05:21:49 pm
Il mio bel canto libero
di Stefania Rossini

Il successo. La privacy perduta. Il matrimonio fallito. Gli incontri con i grandi della Terra.

Andrea Bocelli si racconta: 'Mi amano ovunque perché sono un prodotto genuino'

 
1958 Andrea Bocelli nasce il 22 dicembre a Lajatico, nella campagna pisana. Il padre Alessandro e la madre Eddi hanno un'officina di macchinari agricoli. Il fratello Alberto è oggi architetto.

1959-60 Affetto da un glaucoma bilaterale, viene operato a Torino ben 27 volte. Vede parzialmente con l'occhio destro e distingue luci e colori. ...

Andrea Bocelli è un uomo che non fa sconti. Né alla cecità che gli vieta la presa sul mondo da quando era bambino, né a chi tenta di superare il confine che traccia di continuo tra sé e gli interlocutori. Da quasi 15 anni è l'ambasciatore del bel canto italiano. Da altrettanti edifica il proprio monumento composto di una voce potente, di un buon mix di melodramma e canzonette, di contatti ravvicinati con i grandi della Terra, di uscite pubbliche calibrate su eventi indimenticabili: il Giubileo, la notte di fine secolo, le Olimpiadi, l'anniversario delle Torri gemelle.

Lo incontriamo nella sua casa di Lajatico, vicino Volterra, tra vigneti che producono un Chianti che porta il suo nome e le stalle che ospitano i cavalli che ha preteso di domare. Poco distante c'è il Teatro del silenzio, che lui stesso ha voluto in un declivio naturale e dove il silenzio è rotto una sola volta all'anno da un suo concerto. Il prossimo si terrà il 5 luglio e lo vedrà cantare le sue canzoni più popolari, a cominciare dall'archetipo 'Con te partirò'.

Con queste premesse, un successo garantito. È difficile mantenere una popolarità mondiale come la sua?
"Non lo so perché è l'ultimo dei miei problemi. La popolarità mi ha dato troppi fastidi".

Anche qualche vantaggio, immagino.
"Meno di quanti me ne aspettassi. La prima volta che vidi Zucchero, una star che nella mia immaginazione di ragazzo di campagna doveva essere al culmine della contentezza, fui stupito di trovare un uomo problematico e infelice. A tanti anni di distanza ho capito perché".

Lo dica anche a noi.
"La popolarità si nutre di privacy, la pretende e la fagocita. Distoglie dalla vita famigliare e fa fallire i matrimoni. E poi deve sopportare troppi veleni".

Allude alla critica? In effetti non sempre è stata benevola con lei.

"All'inizio me ne disperavo. Sentivo che mi criticavano non per correggermi, ma per distruggermi. Non mi si perdonava il fatto di essere uscito da Sanremo e di cimentarmi con l'opera. Da che mondo è mondo si è abituati al percorso contrario. Prima i palchi della lirica, poi le canzoni, come Caruso, come Gigli, come Del Monaco".

All'estero, e specialmente in America, l'adorano senza troppi distinguo. Come lo spiega?
"Con il fatto che sono un prodotto italiano a tutti gli effetti. I prodotti italiani genuini sono estremamente amati nel mondo. Se mi dicono che rappresento un confezionato made in Italy, non mi offendo. Però vorrei che mi si riconoscesse almeno la genuinità. Non mi sono costruito a tavolino: sono così".

Così come? Si descriva.
"Sono il bel canto, il paesaggio toscano, le colline del Chianti, le grandi romanze, l'opera. Ma io sento il dovere di girare il mondo non solo per rappresentare l'italianità, ma anche per portare alla gente un messaggio di ottimismo e di coraggio".

Si riferisce alla sua cecità?
"Non c'entra niente. Mi riferisco alla mia religiosità, che è filosofica e immagina un progetto intelligente per tutti noi. Io, che non credo al caso, mi lascio portare da questo progetto".

Non pensa che il fatto di essere cieco abbia almeno contribuito a costruire il suo personaggio?
"Assolutamente no. Lei sa che cosa vuol dire handicap? Vuol dire svantaggio. Senza questo handicap avrei fatto molto meglio sia nella vita che come cantante. La gente non compra dischi per pietà, non va ai concerti per pietà. Al massimo, se si commuove, tira un fiore sul palco. Detto questo non mi posso lamentare: sarebbe chiedere troppo alla vita".

Anche i suoi fan non sono semplici ammiratori: il papa, Clinton, Bush, Putin...
"Me ne sono meravigliato a lungo anch'io, perché non sono un grande fan di me stesso. All'inizio rimanevo di stucco se a chiedermi un autografo era Harry Belafonte o a starmi affettuosamente vicino era Elizabeth Taylor. Poi se un giorno ti suona alla porta Barbra Streisand che vuole conoscerti, un altro giorno è Tony Blair ad aprirti la porta della principessa Strozzi che vuole meravigliarlo, cominci ad accettare la cosa con normalità".

Tony Renis, suo grande sponsor, ha detto una volta che lei sta a Berlusconi, come Marilyn Monroe stava a Kennedy.
"È una frase che non conoscevo, ma sospetto che Kennedy avesse con la Monroe rapporti diversi da quelli che ho io con Berlusconi. Del resto mi hanno classificato come berlusconiano, come radicale, come tutto".

E invece?
"Invece mi piace parlare di quello che si può fare, senza guardare alla parte politica. Di recente ho avuto scambi di idee anche con Veltroni, persona estremamente intelligente. Sa che da ragazzo ero un po' rivoluzionario? Leggevo Marx, Mao Tse Tung, Ho Chi Min".

Adesso ha cambiato genere?
"Adesso cerco di tenere la bussola senza schierarmi. Un anno fa ho rifiutato di candidarmi con la Rosa nel pugno perché non mi piace che i dilettanti si occupino di politica. Come non mi piace che parlino di tutto: dei Dico, del testamento biologico".

Perché no? Sono temi su cui ognuno ha il dovere di avere un'opinione.
"Basta che la tenga per sé. Ci sono questioni che vanno delegate ai tecnici e agli scienziati. Invece si intervista un calciatore o un tennista e, dopo una domanda sulla partita, gli si chiede: 'Lei cosa pensa delle cellule staminali?'. Oggi parla soprattutto chi dovrebbe stare zitto".

Allora passiamo ad un argomento materiale. Lei è molto ricco?
"Ricco è una parola che non ha senso. Rispetto ai ricchi della terra sono molto povero, rispetto ai poveri sono molto ricco".

Beh, ha venduto 50 milioni di dischi...
"A parte che una cifra così è più simbolica che reale, e probabilmente comprende anche i singoli e Internet, io cerco di mettere i soldi al servizio di tutti".

Facendo beneficenza?
"Considero le elemosine offensive per chi le riceve. Io do lavoro e offro possibilità a un sacco di gente. I soldi tenuti sottoterra sono un peccato mortale, vanno messi in circolo per produrre ricchezza. Le mie reminiscenze di economia politica servono a qualcosa".

Già, lei ha studiato legge e ha fatto l'avvocato.
"Ho fatto solo tirocinio in uno studio legale per un anno. Mi sono ritrovato avvocato d'ufficio, ma non riuscivo a fare miei i problemi degli altri. La sera me ne scappavo a suonare nei pianobar. Ho avuto una giovinezza piuttosto dissoluta".

Davvero? Che dissolutezze praticava?
"Ero un ragazzo robusto e passionale, non sentivo mai la fatica. Così la notte tiravo tardi, anche fino alle cinque del mattino: grandi piatti di pasta, bottiglie di vino...".

Tutto qui? Scommetto che c'è dell'altro.
"Mi davo da fare anche con le ragazze, ma i risultati erano scarsi. Dopo è andata molto meglio, perché è giusto ammettere che l'uomo di successo è subito più bello e ha più chance. Non bisogna scandalizzarsene perché è un fatto biologico, capita anche al capobranco nel mondo animale".

A proposito di animali, si fa fotografare spesso in sella al suo cavallo. Gli si affida con tranquillità?
"Veramente è il cavallo che si fida di me. Pratico diversi sport, ma la mia vera passione è quella di domare queste bestie meravigliose, prendendole allo stato brado e riducendole all'obbedienza. È un rapporto fisico, atletico, che diventa un rapporto gerarchico. Alla fine il cavallo capisce che l'uomo è il capo".

Le piace tanto essere il capo?

"Con il cavallo sì. Con le persone non ho particolare disposizione. Ma se è necessario, non mi tiro indietro".

Qualche anno fa lei ha scritto un romanzo autobiografico tradotto in molte lingue. Scrive ancora?
"Solo aforismi, da un po' di tempo. Mi piace la loro brevità, il gioco di parole e l'assolutezza. Ne ho fatti sul canto, sull'arte, sull'amore, su questioni frivole".

Chiudiamo allora con un suo aforisma.
"Le dico l'unico che so a memoria: ' Canta chi piace, non chi si piace".

(03 luglio 2007)
da espresso.repubblica.it
7020  Forum Pubblico / GIORNALISMO INVESTICATIVO d'INCHIESTA. OPINIONISTI. / Eugenio Scalfari Andiamo a lezione da Thomas Mann inserito:: Luglio 04, 2007, 10:48:07 am
IL VETRO SOFFIATO

Andiamo a lezione da Thomas Mann
di Eugenio Scalfari


Leggano la sua Lectio specie coloro che oggi si vantano di incarnare la nuova borghesia, ma della quale non sanno nulla  Thomas Mann con la famigliaNon c'è come frugare svagatamente tra i libri di casa che può sorprenderti, come se la ricerca fosse guidata, come se in quel momento tu avessi bisogno di rileggere quell'autore, quelle pagine che non sfogliavi da anni e quel testo, sì, proprio quello, che non ricordi d'aver mai letto ma che ora, solo ora, ti appare come il cibo prezioso che 'solum è mio ed io son per lui' come scriveva il Machiavelli nella famosa lettera al Vettori.

Così mi sono imbattuto nell'undicesimo volume dell'opera di Thomas Mann e, alla pagina 612, nella conferenza da lui tenuta nel maggio del 1950 all'Università di Chicago, dal titolo 'Meine Zeit' (Il mio tempo). L'incipit è un esempio di eloquenza, un modo infallibile per prendere in mano la mente e il cuore del pubblico, la sua concentrata attenzione, e non lasciarlo fino all'ultima parola: "Del mio tempo voglio parlarvi, non della mia vita. Ho poco o punto desiderio di tenervi una conferenza autobiografica. Ma se parlo del mio tempo è necessario che io abbia in mente due cose: l'epoca storica in cui fu inquadrata la mia vita individuale e della quale sono stato testimone; è infatti il tempo che mi fu dato, la clessidra che mi fu assegnata... Dalla considerazione del mio tempo non si può scindere del tutto l'io autobiografico sicché, volere o no, il panorama del tempo diventa il panorama della mia vita".

Mann aveva allora 75 anni. Aveva già concluso la sua opera letteraria e saggistica con il libro della vecchiaia, il 'Doktor Faustus', ma ancora scriveva con una continuità tenace e a volte quasi furiosa perché (lo dice ancora una volta in questa conferenza) chi ha consegnato il senso della sua vita all'opera che ha scelto di intraprendere sente il bisogno di continuare "perché non c'è sosta, ed ogni nuova impresa non è che il tentativo di assumere la responsabilità per tutte le precedenti, di salvarle, di ripararne l'insufficienza".


Di qui ha inizio il racconto dei fatti - eccezionali - che accaddero nei 75 anni nei quali la sabbia della sua clessidra scivolò tra le sue dita. Era nato a Lubecca nel 1875 e in effetti gli eventi ai quali assistette da spettatore e da artista e i personaggi che fecero la loro comparsa sulla scena furono eccezionali. Dalla nascita dell'Impero tedesco costruito dalla brutale intelligenza di Bismarck, alla fine della Belle époque, alla prima guerra mondiale, al drammatico intervallo tra le due guerre, la nascita del fascismo, del nazismo e del comunismo sovietico, la seconda guerra, lo sterminio degli ebrei, l'emigrazione. Infine la vittoria della democrazia e la prima aspra fase della guerra fredda tra gli ex alleati che avevano insieme sconfitto Hitler.

Fatti eccezionali? si domanda Mann. Certo, ma non più eccezionali di quelli che costellarono la lunga vita di Goethe e che lui stesso enumera a Eckermann: la caduta dell'ancien régime, la rivoluzione francese, Napoleone, vent'anni di guerre che sconvolsero l'Europa, l'insorgenza romantica, il Congresso di Vienna e la Restaurazione, la nascita degli Stati nazionali e del nazionalismo. La conclusione di Mann su questo punto è che ogni epoca è eccezionale e quindi ogni vita, per chi la vive, per la semplice ragione che è la sua vita, che si concluderà con l'altro eccezionalissimo evento della sua morte.

Un mito comunque ha sorretto la vita (e l'epoca) di Mann e fu la borghesia e la libertà responsabile. A descrivere la 'sua' borghesia Mann ha dedicato l'intera sua opera, dai 'Buddenbrook' e da 'Tonio Kröger' alle 'Considerazioni d'un impolitico', alla 'Montagna incantata' e 'Morte a Venezia'. Infine il 'Doktor Faustus' e i grandi saggi de 'La nobiltà dello spirito'. Quella borghesia l'ha descritta nel suo fulgore e nella sua irresistibile decadenza e infine alla sua scomparsa.

La lettura di questa Lectio magistralis davanti al corpo insegnante e agli studenti dell'Università di Chicago io la raccomando ai giovani d'oggi ed anche - anzi soprattutto - agli adulti che in qualche modo fanno parte della nostra classe dirigente in quest'epoca che per noi vecchi s'intreccia per buona parte del percorso con l'epoca di Mann. È capitato anche a me d'esser spettatore e testimone del mio tempo. Quando Mann morì, a me accadde di lavorare alla fondazione de 'L'Espresso'. Alle pagine del 'Mondo' collaboravano la figlia Elisabeth e suo marito Antonio Borgese. L'aria di quel settimanale rendeva assai da vicino il mondo dell'autore della 'Montagna incantata'; la sua idea della borghesia liberale era anche la nostra pur sapendo che era una visione più del passato che del futuro malgrado gli sforzi che facevamo - ciascuno nel suo possibile - per risuscitarla. Dovrebbero leggerla, questa Lectio, soprattutto coloro che oggi si vantano di rappresentare la nuova borghesia, della quale non conoscono nulla; almeno così sembra poiché non basta anteporre il 'neo' per spiegarne una lontananza così profonda ed anzi una vera e propria antinomia tra il modello e la sua replica a mezzo secolo di distanza.

Per questo la lettura sarebbe utile e forse indurrebbe quei lettori a una riflessione critica. Anche i nostri vescovi dovrebbero leggerla e ne trarrebbero qualche insegnamento. Ci sono pagine dedicate alla religione e alla laicità che sembrano scritte oggi. Ne cito la conclusione: "La conquista del mondo è un sogno antichissimo; ogni fede vuol conquistare il mondo a rischio di diventare soltanto il mezzo per la conquista del mondo".

(03 luglio 2007)
da espresso.repubblica.it
Pagine: 1 ... 466 467 [468] 469 470 ... 476
Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!