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6046  Forum Pubblico / PROTAGONISTI (news varie su loro). / DUSTIN HOFFMAN, 70 ANNI DA PICCOLO GRANDE UOMO inserito:: Luglio 29, 2007, 11:16:34 pm
2007-07-29 15:41

DUSTIN HOFFMAN, 70 ANNI DA PICCOLO GRANDE UOMO
 di Giorgio Gosetti


ROMA - L'otto agosto Dustin Lee Hoffman, californiano di famiglia ebreo-polacca, compie settant'anni. Divo tra i più grandi della Hollywood di oggi, ma anche uno degli attori più intelligenti e oculati della sua generazione, Dustin Hoffman ha detto una volta: "Quando io ero ragazzo, i divi erano uomini grandi e grossi come Rock Hudson, non gente come me. E comunque, quando diventi una star sei già morto, imbalsamato. Il vantaggio è che ti passa la paura di morire davvero. Io ho cominciato questo mestiere per andare dietro alle ragazze. Le belle ragazze sono venute dopo". Con due Oscar alle spalle (per Kramer contro Kramer e per Rain Man), oltre 40 premi per i 60 film interpretati e 23 nominations), uno degli attori più piccoli in attività, l'eroe di Un uomo da Marciapiede è entrato anche nel Guinness dei primati. Accadde nel 1970 per l interpretazione di Piccolo Grande Uomo: nessuno mai prima di lui aveva interpretato un personaggio ricoprendone il ruolo dai 15 ai 122 anni.

Autentico figlio d'arte - suo padre era attrezzista presso gli Studios di Los Angeles - Hoffman ha alle spalle una sfortunata esperienza universitaria (due anni in medicina abbandonata per voti troppo scarsi), un corso di recitazione alla Pasadena Playhouse (dove cominciò con Gene Hackman), un diploma in pianoforte e il master all'Actors Studio di New York. Alla fine degli anni '50 aveva lasciato Los Angeles per Manhattan in cerca di fortuna a teatro, ma per diversi anni lotto' per la sopravvivenza. "Posso dire ha commentato una volta di aver vissuto la vera povertà fino ai 30 anni". Il suo momento magico arriva nel 1967. Tutto d'un colpo la tv si accorge di lui, ottiene il primo ruolo importante a Broadway e incontra un regista di belle speranze come Mike Nichols che lo scrittura per Il Laureato. Aveva 30 anni e Anne Bancroft (la leggendaria Signora Robinson del film) appena sei più di lui. Ma il regista non esitò a metterli vicini rendendo lui credibile nella parte dell'adolescente che si innamora della figlia ma va a letto con la madre. Il successo fu talmente folgorante da far dimenticare che, quasi contemporaneamente, Hoffman era anche apparso nel dimenticato thriller italiano, Un Dollaro per 7 Vigliacchi, di Giorgio Gentili alias Dan Ash.

Innamorato dell'Italia, Hoffmann vi sarebbe tornato nel 1972, già famoso in tutto il mondo, agli ordini di Pietro Germi per la commedia Alfredo, Alfredo con Stefania Sandrelli. Intanto, con ben azzeccate amicizie con i registi della Nuova Hollywood, aveva già costruito la sua leggenda: Un Uomo da Marciapiede per John Schlesinger (1969, con John Voight), Piccolo Grande Uomo per Arthur Penn, suo maestro all'Actors Studio (1970), Chi è Harry Kellerman per Ulu Grosbard, altro grande amico della scuola di Lee Strasberg (1971), Cane di Paglia per Sam Peckinpah (1972). Piccolo, naso prominente, sorriso timido, Dustin Hoffman sfidò il destino accettando ruoli che altri avrebbero rifiutato: zoppo e immigrato in Un Uomo da Marciapiede, perdente e miope giustiziere in Cane di Paglia, americano dalla parte degli indiani per Piccolo Grande Uomo, in abiti femminili per Tootsie: così ha saputo costruire un mito personale rafforzato da un'interpretazione convinta e personale del metodo di Strasberg.

Negli anni '70 arriva la consacrazione gia' anticipata dalla nomination da esordiente per Il Laureato: torna a lavorare con Schlesinger in Il Maratoneta, sbanca al botteghino con Papillon, accetta lo scomodo ruolo di Lenny Bruce (il comico più trasgressivo del teatro e della tv americana) nel film omonimo di Bob Fosse, porta in trionfo insieme a Robert Redford il grande giornalismo d'inchiesta in Tutti gli Uomini del Presidente di Alan J. Papula, incarnando Carl Bernstein, il cronista del Washington Post che insieme a Bob Woodward fece scoppiare il Caso Watergate e spinse alle dimissioni il Presidente Nixon. 

da ansa.it
6047  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Parlamentari e droga... inserito:: Luglio 29, 2007, 11:13:30 pm
CRONACA

La rivelazione dopo una giorno di polemiche in seguito al ricovero per overdose della squillo che era nell'hotel

Volontè: "Chi si droga non può legiferare". Lui: "Mi dimetto dal partito"

Sesso e coca col parlamentare Mele (Udc): "Sono io ma niente droga"

Mercoledì l'Udc di Casini organizza il test antidroga, bocciato dall'aula, davanti a Montecitorio

Vietti: "Se facciamo il test a chi guida il bus della scuola, a maggior ragione a chi guida il bus della vita pubblica"

di CLAUDIA FUSANI

 
ROMA - Si chiama Cosimo Mele, ha 50 anni, pugliese, deputato, in questa legislatura è membro della commissione Ambiente e qualche anno fa, nel 1999, fu coinvolto in una brutta storia di tangenti e corruzione. Alle 20 e 38 di stasera, dopo trentasei ore di atroci dubbi e cristiane sofferenze fa outing con l'agenzia di stampa Ansa "per evitare - dice - speculazioni politiche a danno del partito": " Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici". La "signora" è la squillo che è finita in overdose all'ospedale San Giacomo sabato mattina dopo una notte a luci rosse in compagnia di un parlamentare - e di un'altra squillo - all'hotel Flora, un luogo e un mito della "Dolce Vita" di Fellini, dove Mastroianni accompagnava Anita Ekberg e faceva a cazzotti con i paparazzi.

L'autodenuncia arriva dopo una giornata segnata da un tam tam senza tregua. Una "caccia" sulle basse frequenze dei telefonini, "allora, chi è?", "tu lo sai?", "ah è lui, e perché non lo dicono?". Telecamere e microfoni in cerca di indiscrezioni in una via Veneto quasi deserta mentre la direzione dell'hotel non rilascia dichiarazioni. Arriva in una domenica di fine luglio, la prima delle lunghe vacanze estive, in cui la ricerca del nome del parlamentare ha tenuto banco tra le top five della giornata, in buon piazzamento tra il dibattito politico sul welfare, gli incidenti stradali, le elezioni giapponesi e l'appello del Papa che chiede il disarmo del nucleare.

Soprattutto, l'outing di Mele arriva perchè preteso dal suo stesso partito. Dopo che in serata Luca Volontè, stato maggiore dell'Udc, quando probabilmente i sussurri sul parlamentare coinvolto nel festino sono diventati insopportabili, dichiara: "Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani. Un deputato al droga party con prostitute? Si faccia avanti. La vita privata è sacra ma per chi si occupa di rappresentare il popolo e legiferare per il bene comune, è lecito chiedere una condotta più consona e non drogarsi".

La ragazza-squillo che è finita all'ospedale sta bene. E questa è la cosa più importante. La sua collega non ha avuto problemi. Il parlamentare si era, fino a stasera, dileguato. La polizia, che è intervenuta, ha messo tutto per iscritto, ha ricostruito la dinamica della serata con nomi, cognomi e tipo di sostanze con presunte dosi utilizzate. Il verdetto finale è: "Nulla di penalmente rilevante". Fatti privati, dunque. Storia chiusa.

Un po' difficile, che si chiusa, visto che tra i protagonisti c'è un parlamentare della Repubblica, che l'uso di droghe e relativo dosaggio è oggetto di dibattito - e scontro - parlamentare dall'inizio della legislatura (il ministro Ferrero deve portare in Consiglio dei ministri il nuovo disegno di legge che riscrive la Fini-Giovanardi) e che proprio in questi giorni è stata bocciata la proposta del presidente dell'Udc Pierferdinando Casini di sottoporre i parlamentari al test antidroga. L'Udc però non si ferma. E mercoledì mattina organizza il test in piazza di Montecitorio. Spiega Michele Vietti (Udc), prima però di sapere che il responsabile è un suo compagno di partito: "Un parlamentare deve essere trasparente e coerente. Se io faccio il test all'autista che guida il pullmino della scuola, a maggior ragione lo devo fare a chi guida il pullman della vita pubblica". Giustissimo.

Mele è uscito allo scoperto spinto dalle polemiche della giornata. La senatrice azzurra Mariella Burani Procaccini aveva preteso che si sapesse "il nome del parlamentare che accompagnava le due signorine, una delle quali ricoverata in overdose: la gente deve sapere chi è costui. In queste situazioni non c'entra la privacy a cui comunque un parlamentare in parte rinuncia nel momento in cui è eletto, riceve la fiducia dei suoi elettori da cui viene anche stipendiato". Si era fatto sotto anche Francesco Storace, transfuga da An e diventato leader di un nuovo partito, "La destra": "E' scandaloso che un parlamentare debba essere protetto perché fa uso di droga".

Fin dal pomeriggio le indiscrezioni avevano stretto il cerchio intorno all'Udc che - amarissima ironia del destino - proprio per mercoledì ha organizzato il test antidroga per i parlamentari. Franco Grillini, sinistra democratica, era contrario a pubblicizzare il nome prima e lo è ancora di più adesso: "Sul piano umano il collega Mele ha tutta la mia solidarietà, la caccia al nome è sbagliata. All'Udc invece mi permetto di ricordare che è caratteristica degli uomini avere vizi privati e pubbliche virtù. Il partito di Casini quindi moderi l'estremismo: vedi cosa succede nel partito che fa della sessuofobia e del probizionismo la sua ragion d'essere...".

Volontè promette che "il deputato coinvolto mercoledì non sarà presente al test antidroga" e che "difficilmente voterà la legge a settembre". Significa che dimissioni di Mele saranno accettate? Eppure venerdì l'aula ha lavorato dalla dieci alle due della mattina dopo, duecento votazioni per approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario. L'Udc ha votato contro. Ma Mele era già a cena con l'amica. "Appunto - insiste Volontè - il deputato non solo ha preferito un coca-fiesta al suo dovere ma ha pure infangato l'onore di tutti i colleghi". Mele insiste: "Un fatto privato, l'avventuretta di una sera...". Si dispera: "La cosa più difficile è stato dirlo a mia moglie...". Certo, pensare che è un deputato dell'Udc che fa del proibizionismo una bandiera e della lotta allo sfruttamento della prostituzione un obiettivo di governo, c'è da mettersi le mani nei capelli.

(29 luglio 2007) 

da repubblica.it
6048  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Patto fra 26 Comuni per lo sviluppo del territorio inserito:: Luglio 29, 2007, 07:03:40 pm
Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
ALTO VICENTINO
Il piano dell’Intesa programmatica d’aria della fondazione Palazzo Festari.

Il gruppo comprende anche associazioni di categoria, sindacati e comunità montane 

Patto fra 26 Comuni per lo sviluppo del territorio 

"Autotassazione" per ideare progetti da presentare alla Regione.

Il sindaco di Schio: «Un’intesa che ci porterà a grandi risultati» 

 
Alto Vicentino
Raggiungere la Regione: questo l'obiettivo principale dell'Intesa programmatica d'area (Ipa) guidata dalla Fondazione Palazzo Festari. La seconda seduta dell'Ipa, strumento attraverso il quale 26 comuni, nove associazioni di categoria con i loro mandamenti, tre organizzazioni sindacali e tre comunità montane dell'Alto Vicentino rafforzeranno lo sviluppo del proprio territorio, ha stretto ancor più il legame che unisce tra loro gli enti aderenti individuando e quantificando le risorse economiche che ciascuno di questi metterà a disposizione del gruppo di lavoro. Il finanziamento iniziale permetterà di analizzare l'area alto vicentina per proporre, poi, strategie di sviluppo socio-economico da presentare alla Regione.

Durante l'assemblea, che si è svolta nella sede di Palazzo Festari, sono state stabilite con precisione le spese a carico dei partecipanti all'IPA: i comuni verseranno 30 centesimi per ogni residente, le parti economiche e sociali interverranno con una quota fissa di tre mila euro ciascuna, mentre la Fondazione Palazzo Festari contribuirà con 20 mila euro.

La divisione degli oneri è stata suggerita collettivamente, approvata all'unanimità e accettata dal presidente di seduta Luigi Dalla Via e dai vertici della Fondazione.

La riunione è servita anche a sottoscrivere ufficialmente l'adesione di tutti gli enti, a cui si è aggiunta la comunità montana Astico-Posina, e a discutere il regolamento, stilato dall'agenzia Euris, del Tavolo di concertazione, ossia lo strumento operativo attorno al quale siederanno i membri delegati da ciascun partecipante all'Ipa per delineare le nuove azioni di sviluppo.Il lavoro compiuto durante la seconda seduta - sottolinea Luigi Dalla Via, sindaco di Schio e presidente dell'assemblea si è rivelato brillante e ha dimostrato come i comuni e le associazioni imprenditoriali e sindacali stiano partecipando con impegno e piena convinzione a quello che rappresenta un progetto fondamentale per lo sviluppo del territorio. Già in queste prime fasi stiamo vedendo un graduale affiatamento tra tutti i soggetti, che dimostra la compattezza d'intenti dell'Ipa dell'Alto Vicentino: un'intesa nel vero senso della parola, che siamo sicuri potrà portarci a grandi risultati.

Giorgio Zordan
 
da gazzettino.quinordest.it
6049  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / «La città deve essere vivibile» inserito:: Luglio 29, 2007, 07:01:52 pm
Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
 
«La città deve essere vivibile» 
«Non basta il design accattivante ma serve un progetto funzionale»
 
La città sta cambiando: molte aree sono interessate da una forte presenza straniera; sono in arrivo nuovi poli culturali (teatro) e militari (base americana al Dal Molin). Come si dovrebbe rivedere questo modello a favore dei giovani e della vivibilità urbana?
«I giovani, come chiunque, vivranno e sapranno vivere tutto ciò che sapremo offrire loro se e solo se questo sarà accompagnato da un alto valore di analisi. L'evoluzione delle città passa per un certo grado di "involuzione" immobiliare e finanziaria, quanto culturale e sociale; le rivoluzioni nascono dal contrasto, dall'opposizione a determinate e stanziali posizioni, dalla ricerca di nuove risposte».

Il presidente dei Giovani Architetti vicentini dovrà dare un indirizzo ai crescenti professionisti, per sensibilizzarli a progettare con sempre maggiore attenzione. Quali sono gli aspetti più delicati, e spesso sottovalutati, nella progettazione?

«Non credo spetti a me dettare delle regole, ma partendo da alcune sensazioni, da alcune situazioni credo di poter dire che oggi ci si sia dimenticati dell'esistenza di un'etica e di valori, professionali e sociali. In ogni momento è necessario operare con coscienza. Oggi il mondo del lavoro sembra aver perso di qualità, compromettendo l'impegno, nel senso che non si è più abituati a riconoscere nel tempo dedicato alla ricerca un valore».

Design e funzionalità rappresentano due must della moderna società, anche nella progettazione urbanistica. Come è possibile fare in modo che questi due aspetti coesistano?

«Non possiamo permetterci di vivere in città dal solo design bello e accattivante, se queste non sono anche funzionali. Un disegno organico è possibile. Strutture antiche, rigide, geometricamente costruite, imposte, sono a noi giunte dimostrandoci come l'attenzione del governante, del progettista incaricato sia sempre mossa dalla necessità di rispondere, anche in prospettiva, a delle esigenza più ampie e comuni: la difesa dagli attacchi esterni, la necessità di portare l'acqua in città, rendere più ampie e luminose le strade, ottenere maggiore salubrità. Se la definizione dello zoning è destinato al solo interesse di singoli, ad esempio ad un certo tipo di mercato o di richieste, quando questo verrà a mancare, per cause non prevedibili o errate analisi, assisteremo al moltiplicarsi di ampie aree in futuro non facilmente riconvertibili, altri non-luoghi. Ecco dunque a mio avviso anteporre al design un disegno amministrativo, politico e sociale attento, moderno nel senso che non si possono anteporre determinate scelte all'analisi della storiografia urbana».

Rotatorie, piste ciclabili, attenzione a disabili, pedoni e ciclisti. Sono queste le priorità della progettazione delle città d'oggi?

«La mobilità, meccanica o pedonale, influisce sensibilmente sul nostro comportamento e stile di vita. Per costruire o reinventare la città moderna credo debbano a priori sapersi riconoscere i suoi difetti e i suoi problemi, ascoltando per quanto possibile tutti e, per chi chiamato a governare in primis le "opposizioni", quelle private (i cittadini), al fine di saper coglierne la quotidianità dei problemi. Ben venga tutto, e quanto sino a ora operato, ma occorre l'onestà di saper leggere: nelle sollecitazioni, nelle dichiarazioni, nelle affezionate richieste di aiuto di chi vive uno stato, un luogo, delle sole considerazioni personali o alienate percezioni di rischio emotive e spaziali».

Quali consigli si possono dare ai giovani professionisti vicentini, per maturare una capacità di progettazione che risponda ai bisogni del business, ma anche del cittadino?

«Nessuno è più abituato a vivere in comunità. "Famiglie felicemente distese in prati verdi, dimensioni 5x5, con pompeiane che diverranno box ermetici e sullo sfondo ampi parcheggi mai sufficienti a contenere le nostre individuali richieste di mobilità, campeggiano lungo le nostre strade e su ogni tipo di rivista". Sono queste le città che vogliamo vivere, esibire al futuro? E poi condizionatori e parabole all'esterno, colorate insegne e tende da sole, non saranno che le uniche speranze di cambiamento. Insomma tutto ciò che è prevedibile e/o diversamente progettazione è "pressappochismo" di scelte. Davvero rivoluzionario. Aldo Rossi, di cui quest'anno piangiamo i 10 anni della sua morte (speriamo qualcuno lo ricordi) descriveva in sintesi le "città un sedimentarsi nel tempo di storie". Oggi vediamo e seppur ignoranti sappiamo meglio riconoscere e considerare ben fatto un manufatto con almeno 200 anni di vita e allo stesso tempo concordi nel definire 2 metri e 70 pochi. Perché? Perché non credere che un altro modo di progettare è possibile? E non parlo di domotica, bioedilizia o casaclima, parlo di concreta attenzione alle forme e alle funzioni, all'uso dei materiali; allo spazio».

Quindi...

«Per questo mi sento di consigliare, anche se latente di una certa esperienza costruttiva diretta, di osare, leggere, ascoltare. Soprattutto studiare, documentandosi e anche sbagliare per quanto possibile, ammettendolo, perché alla fine, come abitudine in Italia, siamo tutti responsabili e nessuno mai colpevole. E poi rubare dal passato e dai maestri, riconoscendone legittimamente esempio, concetti, ordine e disegno, possibilmente partendo dalla mano».

Matteo Crestani
 
da gazzettino.quinordest.it
6050  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Re: DIARIO VICENTINO inserito:: Luglio 28, 2007, 10:43:02 pm
Sabato, 28 Luglio 2007
 
 
 
LA STORIA
 
 
Vicenza - (s.f.) Quadri, sculture, disegni, litografie, pergamene, miniature. Una casa museo che ancora sembra attendere il ritorno del suo padrone. Il quale si chiamava Attilio Veronese, era nato a Vicenza nel 1920, faceva il pittore e, quella mattina del 26 maggio 1996, uscì da qui per non rientrare più. Una volta arrivato dalle parti dell'istituto Rossi, il cuore gli disse basta, forse perchè troppo provato dalla perdita della figlia Michela, avvenuta due anni prima.
Così oggi le altre due figlie, Gabriella e Raffaella, oltre alla moglie Ellerina, inferma da tempo, non sanno più come gestire il patrimonio di tele, statue e bassorilievi disseminato fra il salotto, il corridoio, le camere da letto, e naturalmente lo studio tuttora segnato dal creativo disordine in cui l'artista lo lasciò, undici anni orsono. C'è all'orizzonte il problema dell'appartamento da lasciare, dato che la vedova deve essere ricoverata e curata altrove, e c'è soprattutto la percezione di un'eredità importante, che va però catalogata e indirizzata verso precise destinazioni. Pur riuscendo a vedere solo quanto è appeso alle pareti, si fa la conoscenza di un neoclassico dalle tendenze espressioniste, attirato soprattutto da una figura umana che amava trattare in grandi composizioni parietali, così come in singoli ritratti.

«Di Attilio Veronese possiamo certamente dire che era un artista d'altri tempi, animato da forti sentimenti e molteplici conoscenze. Una figura di pittore a tempo pieno ormai in via d'estinzione» racconta Mario Giulianati che, come presidente della Biblioteca Bertoliana e appassionato d'arte, è stato interpellato dai familiari. «È però fondamentale dare ordine a questa impressionante massa di manufatti - continua Giulianati - perchè solo distinguendo fra tecniche, epoche e filoni tematici, si potrà un domani esprimere delle quotazioni, capire cosa vale di più, interpellare eventualmente mercanti e case d'asta».

Confortati da questo obbiettivo, i tre nipoti del maestro - Elisabetta, Ludovico e Matteo - si stanno accingendo a fotografare le centinaia di pezzi lasciati dal nonno, per poi raggrupparli in un agevole catalogo informatico. A quel punto sarà molto più facile parlare anche di mostre e iniziative in grado di rievocare, in una Vicenza forse non troppo prodiga con lui, la figura di un autore che ha generosamente lasciato un po' ovunque tracce della propria opera. È successo a Folgaria, con gli affreschi della chiesetta di San Sebastiano, come a Venezia, con il Cristo dipinto in una cappella della Madonna dell'Orto. La firma è sempre quella di Attilio Veronese.
 
 
da gazzettino.quinordest.it
6051  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Guardie armate in via Cairoli (Padova). inserito:: Luglio 27, 2007, 10:47:40 pm
IL CASO.

L’iniziativa delle associazioni Sos Padova e Comres per contrastare le aggressioni degli spacciatori ai residenti

Guardie armate in via Cairoli

Elvira Scigliano


 Guardie armate per battere tappeto le nuove vie cittadine della delinquenza: via Cairoli e via Bixio, vicino alla Stazione. Guardie armate tutte le notti dalle 21 fino all’alba: quattro agenti, rigorosamente a piedi e possibilmente con i cani. L’iniziativa che dovrebbe partire nei prossimi giorni, almeno in una fase sperimentale, è stata presentata da Maurizio Meridi, presidente di SosPadova e da Massimiliano Pellizzari, presidente della Comres (commercianti centro storico) insieme agli stessi residenti delle vie. Promotori e finanziatori, soldi privati per polizia privata. E’ un’operazione molto costosa, e le associazioni hanno già raccolto un bel gruzzolo per avviare il progetto di controllo privato della città, ma cercano altri sostenitori.

La decisione è stata presa dopo l’ennesima aggressione notturna di un residente, Marco Trevisan. Alle 22 dell’altra sera Marco Trevisan è sceso nel suo garage per riaccompagnare un amico ma c’era qualcuno ad attenderlo. Un nero in bicicletta l’ha puntato pedalando a tutta velocità per scansarlo solo all’ultimo istante. Un atto intimidatorio esplicitato subito dopo: «Attento o ti ammazziamo» e dito al collo come un coltello, a scanso di equivoci. Racconta Trevisan: «Non era un balordo che bazzica qua intorno, era lucido, il rischio è stato oggettivo. Sanno chi sono, mi controllano e possono aggredirmi, ecco il messaggio. Mi dispiace vedere che la polizia sottovaluta questi episodi. La pattuglia è arrivata subito, ma per andarsene altrettanto velocemente». Spiega Maurizio Meridi: «La mancanza di organico delle forze dell’ordine e la miopia dei dirigenti mettono in pericolo i cittadini onesti».

Per questo Sos Padova oggi firmerà un accordo con una grossa agenzia di vigilanza. Continua Meridi: «Ci è arrivata la solidarietà degli agenti della polizia, alcuni mi hanno garantito che passeranno di qui anche senza riceverne l’ordine». Sono chiare le richieste degli abitanti, dice Meridi: «abbiamo pensato a guardie private perché la situazione è grave ma non vogliamo la giustizia fai da te, chiediamo un presidio fisso della polizia. Zanonato deve decidersi a difenderci. Già riaprire il Commissariato dell’Arcella sarebbe una buona idea». I residenti si sentono abbandonati dalle Istituzioni, come spiega Trevisan: «Grazie agli articoli del mattino qualcosa sta cambiando, lo spaccio è meno spavaldo. Però noi abitanti che ci siamo esposti adesso rischiamo ritorsioni pericolose. Non sono i giornali la soluzione».

Alcune scelte imprenditoriali coraggiose sono la speranza degli ultimi italiani di via Cairoli. Intanto l’acquisto da parte dell’Hotel Grand’Italia dei magazzini prima occupati dal supermarket nigeriano Ebony (ora trasferito pochi metri più avanti). Inoltre l’acquisto da parte di Banca Etica di due palazzine di proprietà dell’Arpav.

(27 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it
6052  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Come fossero nostri caduti? inserito:: Luglio 27, 2007, 10:46:02 pm
Venerdì, 27 Luglio 2007
 
 
Ancora sangue nei campi dell’Afghanistan.

Un ferito. Morti quattro soldati Usa 

Oggi pomeriggio si terrà la cerimonia funebre alla caserma Ederle
 


Ancora morti in Afghanistan.

Quattro paracadutisti americani della 173. Airborne Brigade Combat Team di stanza a Vicenza sono stati uccisi durante un'azione il 23 luglio scorso.

Si tratta di Michael Curry, 37 anni, Travon Johnson, 29 anni, Adam Davis, 19 anni, e Jessy Rogers, 20 anni.

È rimasto ferito Mathew Taylor.

Per le quattro vittime, insieme al soldato Juan Restrepo, anche lui caduto in Afghanistan nei giorni scorsi, si terrà oggi alle 16 una cerimonia religiosa alla caserma Ederle.
 
da gazzettino.quinordest.it
6053  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Re: DIARIO VICENTINO (ma anche Veneto). inserito:: Luglio 27, 2007, 10:44:42 pm
Il sociologo Aldo Bonomi analizza i messaggi arrivati al nostro sito

«Ma questo è razzismo alla rovescia»

Anna Sandri


MESTRE. Infine, è accaduto l’inevitabile. Dopo le prime ore passate silenziosamente sotto attacco, i veneti hanno detto basta, hanno fatto irruzione in massa nel web e hanno fatto sentire, fortissima, la loro voce. «Non siamo come ci descrivete» hanno voluto dire, in varie forme, a chi li accusava di ignoranza, cinismo, razzismo per la vicenda del giovane bosniaco annegato. Dalla pietà, il confronto si è spostato sulla difesa delle proprie radici; un fenomeno che analizziamo con l’aiuto del professor Aldo Bonomi, sociologo esperto di fenomeni legati all’economia e all’immigrazione, presidente della Fondazione Venezia 2000.

Professor Bonomi, il dibattito che si è scatenato nel web non può lasciare indifferenti.
Per la vicenda del giovane Dragan, tutta Italia ci è venuta addosso.
«Il punto di partenza di questa discussione è legato alla migrazione, e il tema della migrazione, drammaticamente, oscilla sempre tra due polarità che muovono passione. Da un lato il rancore, che conosciamo bene e che è sempre presente da quando il fenomeno riguarda la società italiana, dall’altro l’accoglienza e i buoni sentimenti. Entrambe queste passioni sono vissute con forza».

In questa maniera, si scatena ogni volta il fenomeno.
«Certo, ed entrambe hanno le loro ragioni di essere. Il rancore, che si giustifica soprattutto con questioni legate alla sicurezza; i buoni sentimenti, che si manifestano con forza in casi come questi. Ma le cose non si conciliano: ci accaniamo contro un campo profughi e ci addoloriamo per la morte di questo giovane. Gli uni e gli altri vengono dalla stessa storia, ma noi accettiamo di vedere l’umanità del bosniaco solo quando c’è il sacrificio. In un caso e nell’altro, è il nostro giudizio sull’etnia a guidarci, e qui sta l’errore».

Sì, ma scusi: i veneti cosa c’entrano?
«C’entrano, in questo caso, in un modo esemplare, perché alla fine diventano anche loro vittime di una discriminazione etnica. Ma che senso ha attaccare gli abitanti di una parte d’Italia perché è accaduto un fatto? Eppure tutti gli danno addosso, li accomunano in un giudizio sprezzante. Quelli mossi dalla passione dei buoni sentimenti, sfogano senza rendersi conto un rancore che è l’opposta polarità del fenomeno. A chi si accanisce in questi giorni contro i veneti, dico che sta commettendo esattamente una forma di razzismo, che sta giudicando con il metro dell’etnia, e questo è sempre un gravissimo errore».

Mi spiega perché gli unici a difenderci, in rete, sono stati i siciliani? Molti sono entrati nel forum per riportare il dibattito sul tema centrale, e hanno avuto parole molto positive per i veneti.
«Ma chi, più dei siciliani, è marchiato nel mondo? Loro ci difendono perché loro sanno quanto sia difficile convivere con un pregiudizio: doverlo sopportare li ha fatti elevare».

Professore, ma dobbiamo offenderci o meditare?
«Dobbiamo renderci conto tutti, ma dico tutti, non il Veneto ma ogni singola regione di questo unico paese che l’Italia, che il fenomeno della migrazione è arrivato a un punto di svolta. E’ concluso il ciclo storico in cui lo straniero è semplicemente una forza lavoro. Lo straniero non viene più in Italia o non ci resta solo per lavorare, qui ha una famiglia, dei progetti di vita. Noi questo lo dobbiamo capire e dobbiamo passare a una visione cosmopolita della società».

Mi pare difficile, se dobbiamo partire dalla reintegrazione dei veneti.
«Non è così, è stato l’argomento a scatenare la passione e a portare il dibattito su binari così accesi. Noi andiamo verso la società cosmopolita e allora un buon punto di partenza può essere quello di darsi delle regole. Ma dobbiamo cominciare a pensarci seriamente e anche in fretta. L’integrazione completa, sociale, oltre che auspicabile è anche inevitabile, è solo questione di tempo. Non possiamo farci trovare impreparati».

Potremmo cominciare tagliando l’etnia.
«Nel bene, e nel male. Sarà un lavoro lungo, molto faranno le associazioni, il volontariato».

C’è una lezione che dobbiamo comunque imparare, da tutta questa vicenda.
«Il fatto che non esiste un sud più sud degli altri, e che ogni nord è il sud di qualcun altro».

(27 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it
6054  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / DIARIO VENETO (1) inserito:: Luglio 27, 2007, 10:43:09 pm
Venerdì, 27 Luglio 2007
 
La città nascosta, i fratelli Galla e i formaggi
 
 
Vicenza, 27 luglio
Cosa significa acquistare un monolocale in via Palemone? Sapere che quello schianto di ragazza abita dalle parti di strada Paradiso? Avere una vaga idea sul bar che fa bruschette da svenimento a due passi da piazzetta Gioia? Raro che un nativo di Vicenza abbia risposte per tutte e tre queste domande. «Infatti le pagine visual sono gradite a chi risiede nelle località messe in rete, oltre che ai forestieri» spiegaPietro Como, addetto alla promozione di"On the Road", nuovo servizio fornito sul web daSeat Pagine Gialle. Dietro la facciata letteraria prestata da Jack Kerouac, la sostanza sono i 120 chilometri di asfalto presi di peso dallo stradario vicentino, e consultabili su www.visual.paginegialle.it/on the road/Vicenza «Sono foto trasmesse in sequenza ravvicinata - continua Como - così da sembrare un video. Inoltre si può fermare il flusso su un determinato punto, per ruotare l'immagine di 360 gradi, ottenendo una simulazione dello sguardo dato sul posto». Operazione utile se, abitando lontano, si desidera comperare casa, o progettare un viaggio di piacere nella città del Palladio.

Vicenza vista e sognata da lontano offre prospettive singolari a quelli che la vivono tutti i giorni. Verità che vale anche per la provincia, consultando l'itinerario proposto dal Centro Turistico Giovanilea chi desidera sperimentare"Due giornate di natura, arte e spiritualità" spostandosi dal capoluogo alla Riviera Berica. Lungo un tragitto costellato da abbaglianti meraviglie come la tela attribuita alPiazzetta(1683 - 1754), e conservata nella chiesa diSant'Andrea Apostolo, a Campolongo di San Germano.

Alla domanda "Chi lo sapeva?" qui non si alza mano, mentre va meglio con le tradizioni gastronomiche dopo avere appreso del menù che Enrico e Giorgio Galla, titolari del negozio Gustosità al porton del Luzzo, offrono stasera agli invitati de "I formaggi sotto i cieli d'Asiago", alla malga Spill, territorio di Gallio. L'aperitivo alpino, un sidro di mele con genziana maggiore e menta piperita, introduce a gnocchi di ricotta con burro di malga, manzo con germogli di pissacan in agrodolce, e tavolozze di formaggi comprendenti acidino di capra al dragoncello e morlacco della sovrana mucca Burlina. Per non parlare della mousse di pera con scaglie di stravecchio. Poesia che non sazia, ma strega lo Spirito.

Stefano Ferrio
 DA gazzettino.quinordest.it
 
6055  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Furio Colombo: «Le regole del Pd sembrano fatte per Harry Potter» inserito:: Luglio 26, 2007, 11:35:05 pm
Furio Colombo: «Le regole del Pd sembrano fatte per Harry Potter»


«Entri nella botola, poi apri una porta segreta, poi affronti un gigante... le regole per i candidati segretari del Partito democratico sembrano le prove che deve affrontare Harry Potter».

Così il senatore Furio Colombo, uno dei candidati alla segreteria del Pd, intervenendo al convegno "E se tornasse l'asinello?" organizzato giovedì a Roma da Willer Bordon e Roberto Manzione, ha parlato del meccanismo messo in moto per le primarie del Pd.

«Sono regole stravaganti - ha detto Colombo - non so quanto si possano definire democratiche». 

Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 19.34   
© l'Unità
6056  Forum Pubblico / ARCHIVIO. / Partito Democratico - ... inserito:: Luglio 26, 2007, 11:32:46 pm
Partito democratico, Letta: «Le primarie sono un'occasione»



Il sito web di Enrico Letta «Mi è venuta l'idea durante una notte insonne. Sul piano personale ho deciso di farlo perché nella vita devi rimettere in circolo i talenti che hai ricevuto. Sul piano politico, stiamo costruendo un partito per durare decenni, non per restare uniti nelle prossime tre settimane. Il Pd è l'approdo finale di una lunga transizione: per questo le primarie sono un'occasione straordinaria».
Così Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e candidato alle primarie per la leadership del Partito Democratico, ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a "scendere in campo" in vista del 14 ottobre.

«Chi dice - prosegue - che basta un candidato unico vede i partiti come una cosa statica, con le loro truppe che non si devono dividere, con i confini già definiti. Non è così: c'è una società piena di risorse e competenze. Le primarie saranno un volano».

Parlando della decisione di Pierluigi Bersani di rinunciare alla corsa per la guida del Pd, Letta spiega: «Rispetto le decisioni di tutti, e in particolare delle persone che stimo di più» («Tra me e Veltroni non c'è una distanza politica tale da giustificare una mia candidatura», sono state le parole di Bersani).

«Cosa penso io è implicito nella scelta che ho fatto: rischio in prima persona», sottolinea Letta, «ci metto la faccia. Potevo benissimo accodarmi» e invece «spero di essere un canale che fa entrare nel Pd gente nuova. E poi, il Pd ha un grande obiettivo di sistema: rompere lo schema del partito personale, il berlusconismo che si è insinuato ovunque, a destra, al centro, a sinistra, una malattia politica che il Pd deve estirpare».

Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 19.53   
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6057  Forum Pubblico / NOI, CITTADINI e POPOLAZIONE avversari della PARTITOCRAZIA. / Intercettazioni, Berlusconi: «Voteremo no» ... (furbooooooooo lui). inserito:: Luglio 26, 2007, 11:30:35 pm
«Non si può andare avanti con questo Stato di polizia fiscale»

Intercettazioni, Berlusconi: «Voteremo no»

Per il leader di Fi bisogna negarne l'uso.

Fassino e D'Alema scrivono alla Giunta: «Dia l'autorizzazione» 
 
 
ROMA -«Voteremo no in Parlamento alla richiesta di utilizzare le intercettazioni telefoniche di parlamentari». Lo conferma Silvio Berlusconi arrivando in un hotel romano per un pranzo con i parlamentari europei di Forza Italia alla chiusura dei lavori parlamentari in vista delle vacanze estive. Per Berlusconi bisogna negare l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni riguardanti le scalate ad Antonveneta, Unipol e Rcs. «Questo sistema è inaccettabile, basta interventi invasivi della Stato. Siamo sottoposti a un sistema di controllo dei telefoni che non ha pari in nessuna democrazia del mondo. Non si può andare avanti con questo Stato di polizia fiscale». «Non ha nessuna importanza - ha aggiunto Berlusconi - che possano essere D’Alema o Fassino a poter essere favoriti, noi restiamo sui nostri principi anche se riguardano due nostri "competitor"».

«CON FINI È TUTTO CHIARO» - «Nessun chiarimento, con Fini è tutto tranquillo», ha detto Berlusconi rispondendo a chi gli chiedeva dell’incontro che avrà giovedì pomeriggio con Gianfranco Fini, dopo le tensioni degli ultimi giorni. Autorevoli esponenti di An, invece, come Gasparri e Matteoli, hanno lasciato intendere che il partito potrebbe votare a favore alla richiesta dl gip di Milano Clementina Forleo.

«MI AUGURO CHE IL GOVERNO CADA IN AUTUNNO» - «Mi auguro che il governo Prodi cada nel prossimo autunno» ha aggiunto il leader di Forza Italia lasciando l'hotel nel quale ha pranzato con gli eurodeputati azzurri. L'ex premier ha sottolineato che «tre cittadini su quattro ritengono che Prodi presto cadrà. L'ultimo sondaggio in materia dimostra infatti che soltanto il 23% degli italiani conserva - ha concluso Berlusconi - la fiducia nel Governo».

DI PIETRO: «ATTENTI ALLA TRAPPOLA» - Immediata la reazione dell'Italia dei Valori alla dichiarazione dell'ex premier sulle intercettazioni. «Avevamo sperato in una scelta di sensibilità istituzionale» ha commentato a caldo Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'IdV. Più esplicito il ministro Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra - ha detto - non cada nella trappola tesa da Berlusconi e dai suoi. Farsi paladino nel dire no alle intercettazioni dei giudici di Milano - continua Di Pietro - è solo il tentativo per mettere, sullo stesso piano, i parlamentari direttamente interessati di Forza Italia e quelli del centrosinistra. A me pare, invece, che ci sia una bella differenza; non fosse altro per il fatto che alcuni di essi che militano nelle fila del partito di Berlusconi sono già indagati». E sul caso Forleo interviene anche Erminia Mazzoni, capogruppo dell'Udc in commissione Giustizia della Camera. «L'anticipazione di un voto su una questione così delicata, come quella relativa all'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni, ritengo produca effetti anche più gravi di una presunta anticipazione di sentenza» ha detto la Mazzoni. Un sostegno pieno alle parole di Belusconi arriva invece da Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana per le autonomie. «Voteremo no senza se e senza ma».

MASTELLA: «NO A UN CLIMA DI VIOLENZA» - «Non accetterò mai che ci sia nel paese questo clima di violenza che ritorna» ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Intervenendo in Aula alla Camera. il Guardasigilli si è scagliato contro il rischio di un utilizzo politico delle intercettazioni, richiamando l'attenzione sul pericolo che un mancato atteggiamento di «rispetto tra politica e magistratura» possa tradursi in un «alterato rapporto dela democrazia nel Paese».
 
LE LETTERE DI FASSINO E D'ALEMA- Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha scritto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera «ribadendo la sua totale estraneità a qualsiasi atto illecito o illegale che sia maturato nella vicenda Bnl-Unipol», e chiede che la Giunta proceda ad accogliere le richieste del gip di Milano. E una missiva alla Giunta per le autorizzazioni della Camera è stata inviata anche da Massimo D'Alema. Nella lettera inviata al presidente della Giunta Giovanardi, il vicepremier si dice «turbato e preoccupato» per le accuse «tanto gravi quanto palesemente infondate» che gli sono rivolte nelle ordinanze del Gip di Milano Clementina Forleo, confermando la sua «assoluta estraneità ad atti illeciti o disegni criminosi». D'Alema sottolinea di essere «interessato più di ogni altro» all'accertamento della verità e pronto a collaborare con la magistratura «indipendentemente dalle conclusioni della giunta». Per questo, il vicepresidente del Consiglio sottolinea che condividerà «ogni decisione che il Parlamento intenda prendere, compreso l'accoglimento dell'istanza della dottoressa Forleo».

MARTEDI' IL VOTO - Già martedì 31 luglio, la Giunta per le autorizzazioni della Camera potrebbe votare sulla richiesta all'uso delle intercettazioni di Piero Fassino, Massimo D'Alema e Salvatore Cicu formulata dal Gip di Milano Clementina Forleo. A renderlo noto è il presidente della Giunta Carlo Giovanardi (Udc).

26 luglio 2007
 
da corriere.it
6058  Forum Pubblico / AUTORI. Altre firme. / Bruno Ugolini - Modello Marchionne inserito:: Luglio 26, 2007, 11:29:23 pm
La Cgil, il governo «amico» e i colpi sotto la cintura

Bruno Ugolini


Una Cgil che vede luci e ombre e decide di firmare il protocollo stilato dal governo, senza per questo considerare chiusa la partita. Ed un’altra Cgil che vedendo le luci sovrastate dalle ombre chiede, ma resta in minoranza, di non apporre quella firma.

Un atto del genere avrebbe però voluto dire rinunciare ai tanti risultati ottenuti e, in parte, riconosciuti da tutti. Questa sembra essere un po’ la sintesi di quanto è avvenuto nel principale sindacato italiano.

Non è stato un voltafaccia. L’organizzazione di Epifani ha vissuto le ultime battute del negoziato come un colpo sotto la cintura, per usare termini pugilistici, al momento del gong finale.

La scelta di non rendere rigidamente vincolante la fine del contratto a termine dopo 36 mesi e quella di rendere meno pesante per gli imprenditori il ricorso alle ore straordinarie, non erano state negoziate col sindacato. Certo ha pesato la necessità di trovare il consenso all’intesa finale anche delle forze confindustriali ed ha pesato il fatto che sui contratti a termine era già stata siglata, dal precedente governo, un'intesa separata con Cisl e Uil. Ma dubitiamo, ad ogni modo, che le stesse Cisl e Uil siano contrarie all'introduzione di un tetto obbligatorio per il ricorso ai contratti a termine. È una saracinesca sacrosanta, onde non ridurre la vita di tanti giovani ad un rincorrere senza fine fasi di lavoro, contratto dopo contratto, con attese angoscianti. Verrebbe voglia di scrivere che tali peggioramenti hanno in qualche modo davvero sacrificato i giovani, come tanti avevano predicato (con evidente strumentalità) in questi giorni. E che forse è stato un errore mettere al centro di tutto l'interesse il cosiddetto scalone. Quella trappola ereditata dall'ex ministro Maroni, che provoca drammi come quelli raccontati in un'Email al nostro giornale da Giuliano Ciampolini, un operaio tessile messo in mobilità da una piccola azienda. Costui, in nome di tanti altri, dichiara che non entrerà nella lista degli "usurati" e quindi non potrà andare in pensione nel 2008. Resterà così per un anno, finita l'indennità di mobilità e finite le prospettive di trovare altri lavori, senza reddito. È il dramma di tanti cinquantasettenni che dimostra come spesso non si sia di fronte, certo, a fannulloni in cerca di lavoro nero e come siano diversificate le posizioni. Fatto sta che ora il rischio è che anche i tanti risultati conquistati dal sindacato e che avevano fatto parlare di svolta epocale siano annebbiati, dispersi, non capiti. Un appuntamento decisivo è, in questo senso, la consultazione del mondo del lavoro. La Cgil, decisa ad appoggiare un "si" all'intesa, ha sempre sostenuto per ogni accordo, grande o piccolo che fosse, la necessità di interpellare non solo i propri iscritti ma tutti i lavoratori. Un criterio che dovrebbe valere anche per varare le piattaforme rivendicative e da alcune categorie, come i metalmeccanici, è stato spesso adottato. Non è solo una questione di rispetto della democrazia, è anche un modo per rafforzare il ruolo di rappresentanza dei sindacati, di coloro che negoziano non solo per conto di lavoratori e lavoratrici che hanno acquistato una tessera con la sigla Cgil, Cisl e Uil ma anche per tutti gli altri (e sono la maggioranza del mondo del lavoro) che non aderiscono ad alcuna organizzazione sindacale. Un modo per tener conto anche dei loro pareri. È una questione che divide da sempre Cgil da Cisl e Uil. E che sta all'origine anche del mancato varo di un sistema di norme e magari di un'apposita legge su tali questioni. L'unico settore per il quale è stato raggiunto un accordo è il pubblico impiego. Le remore di Cisl e Uil hanno le radici, in sostanza, in una concezione che si rifà al cosiddetto sindacato dei "soci", e non dei lavoratori. C'è anche il timore (ma le esperienze come quelle nel pubblico impiego dovrebbero aver rassicurato) che la democrazia venga usata come una clava per far prevalere tesi di una singola organizzazione, senza tener conto del pluralismo sindacale.

L'esito della consultazione resta, in siffatte condizioni, incerto. La bocciatura della maxi-intesa sarebbe un colpo non solo per i dirigenti di tutto il sindacato ma anche per il governo di centrosinistra. Quello che doveva essere un patto sociale, da annoverare tra i successi più importanti della coalizione, riceverebbe un duro colpo, anche dal punto di vista dei consensi futuri. Sarebbe un'altra esperienza da annoverare tra quelle dette in modo autocritico di "riformismo senza popolo". Bisognerebbe fare in modo di evitare un tale rischio, magari, se possibile, con modifiche in sede parlamentare, evitando, però, di passare dal male al peggio, cioè di aprire la corsa ai peggioramenti. Visto che l'attuale Parlamento non sta correndo a sinistra.


Pubblicato il: 26.07.07
Modificato il: 26.07.07 alle ore 9.57   
© l'Unità.
6059  Forum Pubblico / NOI, CITTADINI e POPOLAZIONE avversari della PARTITOCRAZIA. / Intercettazioni, Fassino sì all'utilizzo inserito:: Luglio 26, 2007, 11:27:24 pm
POLITICA

Il segretario dei Ds ribadisce la sua estraneità e annuncia: "Procedete pure"

Il leader della Cdl: "I nostri principi non cambiano in base alle persone"

Intercettazioni, Fassino sì all'utilizzo

Berlusconi: "Pronti a votare contro"

D'Alema: "Respingo le accuse, d'accordo con qualunque decisione della Giunta""

Per Mastella serve una normativa nuova: "Stop al clima di violenza"

 
ROMA - Che la magistratura utilizzi pure le intercettazioni sulla Bnl-Unipol: Fassino e D'Alema non si opporranno alla scelta del Parlamento. Lo hanno scritto al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera a cui, nei giorni scorsi, il gip milanese Clementina Forleo ha chiesto di poter accludere al fascicolo penale anche le telefonate tra gli imputati e alcuni politici. Ribadendo la loro "totale estraneità a qualsiasi atto illecito", Fassino e D'Alema hanno espresso il loro parere favorevole all'uso delle intercettazioni. Berlusconi invece annuncia il suo no: "Noi - spiega l'ex presidente del Consiglio - abbiamo dei principi che sono sempre quelli, indipendentemente dalle persone che sono coinvolte. Questo sistema delle intercettazioni è inaccettabile". Giudizio non dissimile dal pensiero del ministro della Giustizia anche lui convinto che l'attuale normativa fa acqua: "Il Senato deve rimettere mano al ddl sulle intercettazioni già approvato in prima lettura dalla Camera. Non accetterò mai che ci sia nel paese questo clima di violenza", ha detto Clemente Mastella. "Vorrei che le intercettazioni servissero davvero a produrre giustizia".

Fassino: "Utilizzate le intercettazioni". Dopo lo scontro tra Piero Fassino e Fausto Bertinotti, il segretario dei Ds ha scritto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera "ribadendo la sua totale estraneità a qualsiasi atto illecito o illegale che sia maturato nella vicenda Bnl-Unipol", e annuncia che chiederà alla Giunta di accogliere le richieste del Gip di Milano: "Sono unicamente interessato ad un pieno accertamento dei fatti - scrive Fassino - da cui non potrà che emergere la piena correttezza dei miei comportamenti. Per questo - aggiunge - condividerò ogni decisione che in questa direzione la Giunta voglia assumere, ivi compreso l'accoglimento dell'istanza del Gip Forleo".

D'Alema: "Accogliete pure l'istanza Forleo". Parole più o meno identiche sono state pronunciate anche dal vicepremier Massimo D'Alema, anch'egli citato nelle intercettazioni raccolte dalla magistratura milanese. In una lettera inviata al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, il ministro degli Esteri si dice "turbato e preoccupato" per le accuse "tanto gravi quanto palesemente infondate" che gli sono rinvolte nelle ordinanze del Gip e conferma la sua "assoluta estraneità ad atti illeciti": "Condividerò ogni decisione che il Parlamento intenda prendere, compreso l'accoglimento dell'istanza della dottoressa Forleo" di utilizzare le intercettazioni nell'indagine penale.

Berlusconi: "Voteremo no". Dal banco dell'opposizione, Silvio Berlusconi fa sapere invece che "in Aula, sulle intercettazioni, voteremo no".Per il leader di Cdl bisogna negare l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni riguardanti le scalate ad Antonveneta, Unipol e Rcs. "Noi - spiega l'ex presidente del Consiglio al termine di una cena con i deputati azzurri - abbiamo dei principi che restano fermi, che sono sempre quelli, indipendentemente dalle persone che sono coinvolte. Questo sistema delle
intercettazioni è inaccettabile. Basta con uno stato di polizia fiscale e burocratico".

Mastella: "Serve una normativa nuova". Prendendo spunto dalla notizia della pubblicazione, domani, su un settimanale, di alcune intercettazioni che lo riguardano mentre parla con persone indagate dalla procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta che ha tirato in ballo anche il premier Prodi, Clemente Mastella, ministro della Giustizia, ha ribadito che "il problema delle intercettazioni è diventato una cosa seria", tale da indurre il Senato a rimettere mano al ddl sulle intercettazioni già approvato in prima lettura dalla Camera. "Non accetterò mai che ci sia nel
paese questo clima di violenza. Non vorrei - ha aggiunto - che le intercettazioni assumessero il sapore garantista di quando arrivava l'avviso di garanzia, per cui nell'opinione pubblica si conficcavano i chiodi della sconfitta dell'illegalità o dell'immoralità. Vorrei che le intercettazioni servissero davvero a produrre giustizia".

Divisioni tra i poli. Le ordinanze del gip Forleo dividono però entrambi i poli. Se l'Udeur annuncia il suo 'no' alla richiesta del Gip insieme a FI, l'Udc ribadisce il suo essere 'garantista' (''Lasciamo liberta' di coscienza ai nostri parlamentari'', ha detto Pier Ferdinando Casini), mentre An è favorevole all'autorizzazione. E nella maggioranza c'è chi sospetta che la Cdl stia provando "ad agganciare" la storia delle intercettazioni Unipol-Bnl a quella di Cesare Previti, alla Camera, e a quella Mitrokhin del tandem Mario Scaramella-Paolo Guzzanti, al Senato.

I tempi della decisione di Giunta. Difficile dire quando la Giunta si pronuncerà. C'è chi sostiene le scelte saranno prese dopo l'estate. Finora in agenda sono fissate per martedì solo le relazioni dei tre parlamentari incaricati di riferire sulla richiesta presentata dal gip di Milano.

(26 luglio 2007) 
da repubblica.it
6060  Forum Pubblico / PERSONE che ci hanno lasciato VALORI POSITIVI / Durissima lettera del fratello di Paolo Borsellino inserito:: Luglio 24, 2007, 10:51:16 pm
Durissima lettera del fratello di Paolo Borsellino

«Basta lacrime, vendichiamo Paolo» «Finiamola con le commemorazioni fatte da chi ha contribuito a far morire mio fratello».

E ai politici: «il Sud abbandonato alla mafia»


MILANO - «È ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire». È una lettera durissima quella scritta da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice morto 15 anni fa nella strage di via D'Amelio a Palermo. L'ingegnere Borsellino, che vive a Milano, ha voluto replicare al documentario sulla mafia a Palermo andato in onda lunedì sera su rai3 e condotto da Alexander Stille. Si tratta della seconda lettera che il fratello del magistrato ammazzato dalla mafia con quattro agenti della scorta, scrive. La prima lettera era stata scritta pochi giorni fa alla vigilia delle commemorazioni per il 15esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

VENDICARE - «È l'ora invece di dimenticare le lacrime, è l'ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finchè avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda», prosegue Salvatore Borsellino.

POLITICI - Borsellino si chiede «dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?». E ancora: «Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo?». «Ricordi il presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici - prosegue Salvatore Borsellino - che guidare l'Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all'estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ndrangheta».

GIOVANI - Quindi l'appello ai giovani: «Ricordate che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un'agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato. Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia. Ricordate che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando».

L'AGENDA ROSSA - Torna in primo piano intanto la vicenda della scomparsa dell'agenda rossa del giudice ucciso in via D'Amelio. In merito, il gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza ha infatti indicato alla procura nuovi spunti di indagine. Nelle scorse settimane i pm avevano chiesto l'archiviazione del fascicolo iscritto a carico di ignoti per il reato di furto. Il giudice, però, si era opposto riservandosi ulteriori decisioni. Ora, con una ordinanza, il gip ha chiesto alla Procura di ricostruire cronologicamente le fasi successive all’esplosione dell’autobomba e di interrogare i due carabinieri ritratti in alcune foto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 accanto all’allora capitano, Giovanni Arcangioli che teneva in mano la borsa che avrebbe dovuto contenere l’agenda scomparsa e sulla quale, come abitudine, Borsellino segnava ogni cosa riguardasse appuntamenti, indagini e sue riflessioni. Arcagioli, che nel frattempo è diventato colonnello, è iscritto nel registro degli indagati a Caltanissetta per false dichiarazioni al Pm. Il Gip Sferlazza chiede anche ai Pm di Caltanissetta, inoltre, di accertare perché la relazione sulla scomparsa dell’agenda venne redatta solo a dicembre del 1992.

24 luglio 2007
 
da corriere.it
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