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Autore Discussione: Gian Antonio STELLA -  (Letto 104369 volte)
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« Risposta #285 inserito:: Aprile 16, 2017, 05:44:45 pm »


L’intervista

«Solo in Italia ai giovani chirurghi non è permesso di esercitarsi»
L’appello dello specialista D’Imporzano, coordinatore scientifico dell’ortopedia all’Istituto Auxologico Italiano: perché introdurrei i «cadaver lab»

Di Gian Antonio Stella

Norberto Confalonieri, il primario di ortopedia che faceva lo spiritosone su una paziente anziana alla quale aveva spaccato un femore («L’ho rotto, è andato... Per allenarmi su quella che dovevo fare privatamente») è in-di-fen-di-bi-le. Il putiferio che ne è nato, però, potrebbe essere utile. E accelerare la legge sull’utilizzo post mortem del corpo umano per fini scientifici. Per salvare altre vite. Legge impantanata in Senato.

Esercizio
«Una vergogna. Siamo tra i pochi Paesi al mondo a non avere la possibilità di usare i “cadaver lab”. Che senso ha che i giovani chirurghi facciano esercizio operando i vivi?», accusa Marco D’Imporzano, coordinatore scientifico dell’ortopedia all’Istituto Auxologico Italiano, già Primario al Gaetano Pini, già Presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi e della Società Italiana di Ortopedia. Celebre per la perizia operatoria non meno che per la franchezza. «Partiamo da Confalonieri. È un buon chirurgo come tanti che si è ritrovato, grazie all’accorpamento col Cto, primario in un luogo di eccellenza internazionale come il Gaetano Pini. Detto questo le parole usate su quella anziana paziente, se sono a verbale, sono esecrabili. D’accordo. Quanto ai maneggi di cui è accusato non voglio entrarci: ci pensino i giudici. Detto questo, però, qui è scoppiato solo un bubbone scandalistico senza che si affrontasse il nodo più importante».

Cioè?
«Capita a volte, mettendo una protesi, di fissurare, cioè lesionare, un femore. La protesi si appoggia e poi si picchia dentro contro l’osso. A martellate. È come metter dentro un cuneo nel legno. Quando si tocca un femore di una persona anziana può capitare di sentire un “cric”. Allora si mettono dei cerchiaggi, ci si lavora, si aspettano venti giorni prima di far camminare il paziente e alla fine va tutto a posto. Ma capita».

Pare che lui l’abbia quasi fatto apposta...
«Lo escludo. La battuta “sull’allenamento” è brutta ma escludo la volontarietà. Capita. Diverso sarebbe il caso se avesse provato una tecnica nuova (nuova per lui perché la “via bikini”, che lascia cicatrici meno vistose e favorisce un recupero migliore e più veloce, si fa da tempo) solo per esercitarsi. Ci sono ottantenni con le ossa di un trentenne ma forse... Il punto è che comunque l’apprendimento clinico e operativo andrebbe fatto sui cadaveri. In Francia, probabilmente, lui non avrebbe provato e riprovato su gente viva. Avrebbe provato e riprovato su preparati anatomici. Ecco il problema: in Italia non si può fare».

I medici più anziani ricordano di averlo fatto...
«Di straforo, forse. Gli istituti di anatomia patologica avevano sempre cadaveri a disposizione per le diagnosi e le autopsie e i professori facevano far pratica ai giovani così. Di straforo, però... Erano altri tempi. Me li ricordo gli anni in cui andavamo in giro di notte per gli obitori... Ma ciò di cui parlo io, la possibilità di studiare e fare esperienza su un preparato anatomico, un’anca, un ginocchio, da noi non c’è mai stata».

Vietato.
«Vietato. Beatrice Lorenzin è brava ed è riuscita a portare in porto una buona legge sul rischio clinico ma manca ancora, del tutto, una legge sui “cadaver lab”. Lì si dovrebbero fare le esercitazioni. Sui preparati anatomici cadaverici».

Eufemismo per non parlare di corpi di persone morte?
«Lo so, il tema può essere spigoloso. Ma i laboratori che offrono queste opportunità esistono in tutto il mondo. Dalla Francia alla Svizzera all’Austria, per citare i Paesi più vicini. Quelli chiusi sono non più di due o tre Stati. In tutto il mondo occidentale».

Come funziona?
«Chi “non” vuole dare il cadavere della persona defunta perché aiuti a salvare altre persone vive deve scriverlo prima. Sennò il processo è automatico. E la salma appartiene allo Stato. Da noi è il contrario. A Tours, in Francia, l’ultima volta che sono andato c’era una miriade di preparati, teste comprese. Senza scandalo. Per fare le esercitazioni maxillo facciali».

Detta così ricorda un po’ il Museo di Antropologia Criminale di Cesare Lombroso...
«Ho capito, ma se lei andasse a sbattere e si rompesse la parete orbitale e non ci vedesse più vorrebbe essere operato da un chirurgo che ha fatto esperienza su una vera testa o solo su manichini? Tutto il mondo lo capisce, il problema. Tutto. Meno noi».

Ma...
«Scusi: c’è molta diversità tra utilizzare (nel senso di rendere utile) un corpo senza più vita e metterlo in un forno per le cremazioni? Che differenza c’è?».

Argomento spinosissimo...
«Lo so. Ma è così. Questa è la realtà. E va detta, ad alta voce. I nostri specializzandi, per legge, devono (devono!) fare un certo numero di interventi l’anno. Li fanno? Sì, col chirurgo maggiore che gli tiene la mano e loro che si esercitano via via su cristiani. Vogliamo dirlo o ci chiudiamo in una stanza insonorizzata perché non vogliamo sentire, vedere, sapere? Meglio l’ipocrisia?».

Alternative?
«Non ci sono. Se tutto il mondo usa i “cadaver lab” mi spiega perché noi no? La stessa Nicola’s Foundation di Arezzo voluta da Giuliano Cerulli, una dei più grandi “cadaver lab” europei, deve importare i “preparati anatomici” dall’estero. Che senso ha?».

Che fine fanno, poi, questi «preparati anatomici»?
«Abbia pazienza, ma nessuno fa le stesse domande sui corpi cremati. Io sono cattolico ma mi premono di più le persone vive. Senza le sale anatomiche la chirurgia sarebbe ferma al Medioevo. Legga cosa dice il disegno di legge 1534 fermo al Senato. “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio e di ricerca scientifica”. Non è un progetto eversivo. È buon senso. Ma non passa».

Insomma: proprio chi ama la vita e rispetta la morte...
«Lascio parlare la legge: “L’utilizzo del corpo umano e dei tessuti post mortem è informato ai principi etici e di solidarietà, nonché a quelli dettati dall’ordinamento giuridico dello Stato, ed è disciplinato secondo modalità tali da assicurare il rispetto del corpo umano”. Rileggo: “rispetto del corpo umano”. Più chiaro di così!».

14 aprile 2017 (modifica il 15 aprile 2017 | 08:34)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_15/solo-italia-giovani-chirurghi-medicina-916d8688-2147-11e7-80c8-c640cceeac84.shtml
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« Risposta #286 inserito:: Marzo 02, 2018, 12:29:56 pm »

VERSO IL VOTO

A Castelvetrano 42 milioni di buco «Ma non demolite le case abusive»

Viaggio in uno dei Comuni italiani con il più alto tasso di evasione dei tributi locali.

E poi ci sono le seimila abitazioni sul lungomare di Triscina: molte sono da demolire, ma nessuno lo fa

  Di Gian Antonio Stella

CASTELVETRANO (TRAPANI) - «Allontaneremo il mare!» I più abusivi di tutti gli abusivi dell’Italia abusiva, definizione che a Triscina rifiutano sdegnati, assicurano d’aver avuto un’idea geniale: per difendere dalle ruspe le case fuorilegge tirate su entro i 150 metri dall’acqua basterà spostare il Mediterraneo un po’ più in là. Eureka! Di Silvio Berlusconi e del terzo condono promesso per vincere le elezioni di domenica prossima, infatti, dicono di non fidarsi: «Ci ha traditi». Ma dai! Gli ambientalisti italiani dicono che nessuno è mai stato così di manica larga? Macché, Biagio Sciacchitano e i ribelli dell’associazione «Triscina sabbia d’oro» negano: «Speravamo tanto anche le altre volte, invece…» Vada come vada, spiegano, meglio puntare appunto sull’allargamento della spiaggia partendo dalla posa in mare di «144 attenuatori d’onda» in cemento armato «al fine di realizzare 12 isole di ripascimento» per circa 500 metri di costa. Costi? «Mille euro al metro». Se poi andasse bene, la tecnica potrebbe essere applicata a tutto il tratto di litorale: cinque chilometri. Spesa totale definitiva: «Cinque milioni». Uno a chilometro. Meno della metà di quanto i comuni balneari più virtuosi veneti o emiliani spendono di sola manutenzione annuale. Sul serio? Mah… Obiettivo: «La formazione della nuova linea di battigia» così che «vengano rispettati i parametri previsti andandosi ad evitare eventuali demolizioni». Ed ecco fregata la legge. Tié!

Che le seimila case di Triscina sul litorale di Castelvetrano siano state costruite nel caos più scalcagnato, che siano a un tiro di fionda da Selinunte (chissà cosa hanno sepolto certe oscene escrescenze cementizie), che siano di una bruttezza inarrivabile («è vero, ma perché abbellirle se poi ce le buttano giù?») ai ribelli non importa tanto. Men che meno che siano (quasi) tutte seconde case: indifendibili. Ormai ci sono, perché abbatterle? E il prof. Sciacchitano si avvita in un letale esame di leggi e leggine, commi e codicilli imperscrutabili «che dimostrano, carta canta, contraddizioni insanabili le quali, indubitabilmente, confermano la liceità delle lottizzazioni o quanto meno il diritto al condono». E spianando sul tavolo foto aeree, elaborati planimetrici e progetti vidimati dall’ufficio tecnico di Castelvetrano nel gennaio 1964 insiste: tutto regolare. «I delinquenti veri, se mai, sono quelli del Comune che per anni e anni han lasciato costruire di tutto». E in ogni caso, spiega ogni proprietario delle case abusive da demolire: «Pecché a mmia?». «Anche la chiesetta che frequentiamo d’estate, a Triscina, è abusiva. E pure la sede estiva del Comune», contesta Giovanni Rizzo, «e davanti a casa mia, che è tra quelle da abbattere, ce ne sono almeno sei che sono più vicine alla battigia». Giovanni Crescenti giura di essere stato bidonato dal notaio: «Che ne potevo sapere, io, meschino, che la casa non era in ordine? Dal notaio la comprai: dal notaio! Le ruspe! A noi! Poveracci siamo. Puzziamo di fame…» Giudizi divisi. Di qua c’è chi esulta: «Era ora, ancora non ci credo...» o «Sicuramente è una grande possibilità per migliorare uno schifo di borgata che le vostre generazioni ci hanno lasciato gentilmente in dono». Di là chi sbuffa: «Ci sono priorità maggiori a Castelvetrano, vedi le vie cittadine invase di mucchi di spazzatura…».

Felice Errante, avvocato, ultimo sindaco dimissionato dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose (nonostante lui mostri piccato un riepilogo di iniziative antimafia e lettere di stima del prefetto di Trapani o dell’allora presidente regionale dell’Antimafia Nello Musumeci) è d’accordo con i contestatori: «Di questi tempi, spendere tre milioni di euro per demolire un po’ di case abusive…» Che i tempi siano durissimi è noto. Basti ricordare, un paio di mesi fa, la rivolta degli abitanti di Castelvetrano contro la denuncia del commissario Salvatore Caccamo inviato dal Viminale a mettere il naso nei conti: 42 milioni di buco finanziario, una evasione stratosferica delle tasse e dei vari tributi comunali, un caos nella gestione del personale. Due numeri dicono tutto: tra dipendenti stabili, precari a contratto e Lsu sono 400. Quasi il triplo dei 146 fissati dalla tabella ministeriale sul rapporto dipendenti/abitanti «per gli Enti in condizioni di dissesto». Dissesto, sia chiaro, mai dichiarato. Nonostante le parole usate anche dal commissario precedente, l’ex magistrato Francesco Messineo, che scrisse di «una indiscriminata distribuzione “a pioggia”» di soldi e di somme «significative (…) polverizzate in una miriade di iniziative eterogenee» per «accontentare il maggior numero possibile di richiedenti». Leggi «clientes». Anzi, lo stesso buco è contestato sia da Errante sia da altri amministratori del passato: «Non è un buco: si tratta di 42 milioni di residui attivi che si sono trascinati per anni. Partinico ne ha per 44 milioni, Sciacca per 38, Marsala per 49…»

Perché «svergognare i nostri cittadini facendo passare tutti per evasori?» Una vigilessa della polizia municipale precisa: «Poteva dir le cose con più garbo». Errante va oltre: «Delegittimando le istituzioni ha fatto, spiace dirlo, un favore alla mafia». «E in che modo, scusi, avrei delegittimato le istituzioni?», ribatte il funzionario dello Stato, «Controllando le entrate e le uscite? Non capisco. Non vedo il senso». Quanto ai residui attivi, «non c’è banca al mondo che, dopo tanti anni, non li considererebbe ormai crediti inesigibili». Quando prese possesso dello studio immenso del sindaco cui si accede per scale e scalette, si sentì dire: «Eccellenza, c’è un problema: l’ascensore». Mancavano i soldi per la riparazione. E quelli per il riscaldamento. E quelli per mille altre cose quotidiane. «Manca tutto. Dovrebbero entrare almeno 45 milioni l’anno, ne entrano 15. E quelli che entravano sono serviti per anni a pagare più che altro gli stipendi dei dipendenti». Anche per questo, nonostante le vacche magre, pensa che occorra cominciare ad abbattere le prime 166 case abusive di Triscina che aspettano da decenni a dispetto delle sentenze esecutive. Per affermare il principio che lo Stato c’è anche qui. Nella città natale di Matteo Messina Denaro. Ma chi arriverà prima: le ruspe o un condono tombale? Le elezioni di domenica si giocano anche su questo.

28 febbraio 2018 (modifica il 28 febbraio 2018 | 22:55)
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Da - http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/castelvetrano-42-milioni-buco-ma-non-demolite-case-abusive-elezioni-2018-b24df224-1cce-11e8-bca3-8aaab49a1cfe.shtml
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« Risposta #287 inserito:: Marzo 06, 2018, 02:33:37 pm »


5 stelle al Sud: la ribellione e le radici della protesta.

Un’ondata di rancore attesa e temuta.

E destinata ad abbattersi sulla nave ammiraglia e sul timoniere della flotta che a novembre governava ancora non solo a Roma ma in tutte le Regioni del Sud: dalla Puglia alla Sardegna, dalla Calabria al Molise, dalla Basilicata alla Sicilia.

  Di Gian Antonio Stella

«Avimmo ‘a sfucà tutt’ ‘o tuosseco ca tenimmo ncuorpo»: ecco l’aria che annusavi al Sud. Una collera tossica per l’impoverimento, la disoccupazione, i bambini (uno su sei) afflitti dalla miseria assoluta, il degrado delle periferie, stava lì lì per sfogarsi. Unico dubbio: chi avrebbe premiato? La risposta, salvo sorprese, si è profilata nella notte. Successo dei grillini. Trascinati dal Masaniello in giacchetta e cravattina.

E più cresceva l’impressione di uno sfondamento della destra al Nord, più aumentava la probabilità parallela, se non proprio la certezza, di un analogo sfondamento del M5S nel Sud. Segno appunto di quello «sfogo» atteso nella scia di un malessere economico, sociale, sanitario sempre più diffuso. Lo aveva spiegato a novembre il rapporto Svimez: «L’occupazione è ripartita, con ritmi anche superiori al resto del Paese, ma mentre il Centro-Nord ha già superato i livelli pre crisi, il Mezzogiorno che pure torna sopra la soglia “simbolica” dei 6 milioni di occupati, resta di circa 380 mila sotto il livello del 2008, con un tasso di occupazione che è il peggiore d’Europa (di quasi 35 punti percentuali inferiore alla media UE a 28)». Lo aveva ribadito poco dopo il Censis ricordando che sì, l’Italia va meglio ma dopo il «vero tracollo» delle aree metropolitane meridionali «non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore».

Un’ondata di rancore attesa e temuta. E destinata ad abbattersi sulla nave ammiraglia e sul timoniere della flotta che a novembre governava ancora non solo a Roma ma in tutte le Regioni del Sud: dalla Puglia alla Sardegna, dalla Calabria al Molise, dalla Basilicata alla Sicilia. Perduta male, ma proprio male, da un Matteo Renzi che alle Europee aveva preso il 35% e in tutta la campagna per le regionali si è fatto vedere solo di sfuggita, «’na’ffacciata, currennu currennu»…

Dice tutto un sondaggio del dossier Eurispes 2018. Alla domanda «quali di questi elementi rappresentano un vero pericolo per la vita quotidiana sua personale e della sua famiglia?» le risposte degli italiani erano centrate (più che sull’immigrazione!) su tre temi legati (soprattutto) al Mezzogiorno: la mafia, la corruzione e «i politici incompetenti». Colpevoli di aver buttato via per decenni decine e decine di miliardi di fondi europei. Pochi dati: usando meglio quei soldi sprecati in regalie clientelari a pioggia (alla macelleria Ileana di Tortorici, alla trattoria «Don Ciccio» a Bagheria…) tutte le regioni della Repubblica Ceca hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud e così l’intera Slovenia e l’intera Slovacchia. La regione bulgara Yugozapaden, poi, ci umilia: nel 2000 aveva un Pil al 37% della media europea e in tre lustri di rincorsa ha sorpassato tutto il Mezzogiorno, arretrato fino a un disperato 60% della Calabria, mangiando 50 punti alla Campania, 56 alla Sicilia, 64 alla Sardegna. Insomma, han fatto di tutto le classi dirigenti del Sud, per guadagnarsi (salvo eccezioni, ovvio) la disistima se non il disprezzo dei cittadini. Aggravando la crisi.

Destra e sinistra, sia chiaro: dal 2008 al 2014 il Mezzogiorno, accusa un’inchiesta del Mattino, ha perso 47,7 miliardi di Pil, 32 mila imprese e 600 mila posti lavoro. E tra il 2010 e il 2013 la classifica del European Regional Competitiveness Index ha visto ruzzolare di 26 posti la Campania, 29 la Puglia, 30 la Sicilia. Al punto che il divario Nord-Sud si è ancor più allargato. Sinceramente: cosa ha fatto la politica per scrollarsi di dosso la mala-reputazione? Manco il tempo d’insediarsi all’Ars e Gianfranco Micciché si tira addosso le ire dei vescovi siciliani dicendosi «assolutamente contrario al taglio degli stipendi alti» che quando passano i 350.000 euro valgono 24 volte quello di un agrigentino. Manco il tempo di aprire la campagna elettorale e nelle liste, da Marsala al Volturno, spuntano impresentabili, figli di papà e (sintesi) figli di papà impresentabili. Per non dire della scelta di candidare qua e là notabili dal passato fallimentare legato alla clientela. C’era poi da stupirsi se nella pancia del Mezzogiorno, quella da cui erano già uscita tra le altre la sommossa dei forconi, covava un sentimento di rivolta? Quanti errori hanno fatto, i partiti tradizionali dell’una e dell’altra parte, per accendere un simile falò?

5 marzo 2018 (modifica il 5 marzo 2018 | 09:11)
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Da - http://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_05/ribellione-sud-radici-protesta-61c561e2-2003-11e8-a298-e98a0970f212.shtml
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