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31  Forum Pubblico / CULTURA / BEDA Romano. La lenta morte delle democrazie. il: Aprile 24, 2018, 04:44:39
La lenta morte delle democrazie.

Articolo di Beda Romano (Sole 22.4.18)

Non c’è monumento negli Stati Uniti che non abbia sul frontone elogi ai padri fondatori del Paese e alla grande democrazia americana. Celebre citazioni decorano anche il molo da cui partono i traghetti che nella baia di New York collegano Battery Park a Ellis Island e alla Statua della Libertà. In questi giorni, il contrasto con i libri in libreria non potrebbe essere più evidente. Numerosi sono i volumi dedicati alla crisi della democrazia negli Stati Uniti, e più in generale nel mondo occidentale. Sotto al microscopio è il concetto di democrazia illiberale.  La lista è solo indicativa: The People vs Democracy: Why Freedom is In Danger and How to Save It, di Yascha Mounk; Anti-pluralism: The Populist Threat to Liberal Democracy, di William Galston; The Road to Unfreedom: Russia, Europe, America, di Timothy Snider. In particolare nel volume How Democracies Die, due professori di Harvard, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, hanno il merito di fare una analisi accurata di come ai loro occhi muoia oggigiorno una democrazia. Il tema è attuale: la crisi scoppiata nel 2007-2008 è stata successivamente economica e sociale, e sta oggi mettendo a rischio le istituzioni democratiche di molti Paesi.
Secondo una recente ricerca della Bertelsmann Stiftung, l’indice mondiale sulla qualità della democrazia è sceso ai minimi da 12 anni. Mentre durante la Guerra Fredda, il regime democratico – tre volte su quattro – cadeva dopo un colpo di Stato, oggi la deriva è lenta, graduale: «Le democrazie possono morire non per mano di generali, ma di leader eletti democraticamente», avvertono i due professori. Lo sguardo corre a Viktor Orbán in Ungheria, Vladimir Putin in Russia, Recep Tayyip Erdogan in Turchia. Peraltro, la storia non è priva di esempi di dittatori arrivati al potere con l’aiuto dei partiti tradizionali.
Benito Mussolini giunse al governo con l’aiuto di Giovanni Giolitti, che nell’accogliere il partito fascista tra i moderati dette al Duce rispettabilità politica. Lo stesso avvenne qualche anno dopo in Germania: Adolf Hitler si insediò alla Cancelleria grazie all’appoggio dell’establishment conservatore. Disse ai tempi Franz von Papen: «Lo abbiamo assunto alle nostre dipendenze (…) Nel giro di due mesi lo avremo spinto così tanto nell’angolo che strillerà». Ad altri livelli, seguirono Getúlio Vargas in Brasile sempre negli anni 30 e poi negli anni 50, Alberto Fujimori in Perù negli anni 80, Hugo Chávez in Venezuela negli anni 90. Ma come valutare se un leader è autoritario e illiberale? Quattro sono i criteri, secondo Levitsky e Ziblatt: un impegno limitato al rispetto delle regole, il rifiuto di legittimare i propri avversari politici, la tolleranza o l’incoraggiamento alla violenza, e la tendenza a limitare i diritti civili degli oppositori o della stampa. In molti casi, l’uomo forte modificherà le leggi, in particolare quella elettorale, a suo vantaggio (a questo proposito, in Francia l’idea del presidente Emmanuel Macron di limitare il diritto dei parlamentari di emendare proposte legislative ha suscitato non poche emozioni). Il libro di Steven Levitsky e Daniel Ziblatt si rivela particolarmente efficace quando analizza la situazione americana.
I due autori fanno risalire l’arrivo al potere di Donald Trump al 1972, quando i due partiti decisero di affidare la selezione dei candidati alle presidenziali nelle primarie direttamente agli elettori, senza il filtro dei delegati. Paradossalmente l’obiettivo era meritevole: rispondere alle proteste contro la guerra in Vietnam iniettando più democrazia nel processo decisionale di Democratici e Repubblicani. Più in generale, gli autori notano che due elementi sono venuti meno nella vita politica oltre-Atlantico: la tolleranza reciproca e il controllo istituzionale.
Purtroppo, How Democracies Die trascura di spiegare le cause del nuovo estremismo e di analizzare il ruolo di Internet nella crisi della democrazia rappresentativa, che deve fare i conti con «il plebiscito permanente» delle reti sociali (la citazione è dell’ex governatore della Bundesbank Hans Tietmeyer che la usava negli anni 90 per parlare del controllo dei mercati finanziari sui governi europei). Tuttavia, il libro offre spunti di riflessione che un lettore italiano non potrà fare a meno di considerare istruttivi.”"

Da - http://www.iniziativalaica.it/?p=39156#more-39156

32  Forum Pubblico / ESTERO: politica, personaggi, news. / Edoardo Toffoletto. Intervista con Giulio Sapelli L’asse Francia-Germania non... il: Aprile 23, 2018, 05:34:11
‘L’asse Francia-Germania non esiste e l’Europa sta imbarbarendo a causa del dominio tedesco’.

Intervista con Giulio Sapelli
Edoardo Toffoletto   

Su queste pagine abbiamo seguito da vicino gli intrecci degli sviluppi delle relazioni franco-tedesche, dalla candidatura di Martin Schulz nel febbraio del 2017 fino alle elezioni tedesche che hanno ricondotto ad una nuova Grande Coalizione, che il 10 aprile si è riunita nel castello di Meseberg per discutere congiuntamente del programma da seguire nei prossimi mesi: si discute in primo luogo di lavoro e di questioni di sicurezza a livello europeo e di Nato.

Per più di un anno la stampa internazionale ha dato molta attenzione al “motore franco-tedesco” o “asse franco-tedesco”, riponendo in esso grandi aspettative per una ripresa non soltanto economica, ma anche politica del progetto europeo. Tuttavia, ad oggi, gli effetti di tale asse europeo sembrano non avere seguito; e forse, mai ne avranno.

Ci rivolgiamo a Giulio Sapelli, attualmente ricercatore associato presso la Fondazione Eni Enrico Mattei, dopo una lunga carriera tra l’accademia e l’impresa, per orientarci sulle ragioni dell’assenza dell’Europa come attore geopolitico sulla scena internazionale. Tematiche che hanno guidato la ricerca dell’autore nelle sue ultime pubblicazioni da Dove va il mondo? Per una storia mondiale del presente (Guerini e Associati, 2013), Frattali. L’età dell’instabilità mondiale (goWare, 2017), Un nuovo mondo. La rivoluzione di Trump e i suoi effetti globali (Guerini e Associati, 2017) fino alla sua ultima pubblicazione Oltre il capitalismo. Macchine, lavoro, proprietà (Guerini e Associati, 2018), dove l’autore sottolinea l’importanza della biodiversità delle forme d’organizzazione dell’impresa come antidoto contro la tirannia di un capitalismo finanziario, in cui riemergono forme di neo-schiavismo.

Le crisi geopolitiche attuali derivano dal mancato ‘Congresso di Vienna’ post-Urss
Edoardo Toffoletto: Cosa pensa degli attuali rapporti tra Francia e Germania? Soprattutto considerando che l’Europa come soggetto geopolitico, se radicato sul duopolio franco-tedesco, sembra essere in attrito, come lei spesso ricorda, con gli equilibri internazionali retti dalla Nato, dunque come si dovrebbe porre l’Europa come soggetto geopolitico sulla scena internazionale?

Giulio Sapelli: Diciamo che la domanda è mal posta, non perché lei la pone male, ma perché è una domanda che non ha il suo ubi consistam – il suo punto d’appoggio. Perché in Europa c’è un grande squilibrio di potenza, derivato fondamentalmente da due fattori, uno esterno e uno interno all’Europa:

Il primo fattore è che gli Americani, crollata l’Unione Sovietica, non hanno dato luogo a quello che probabilmente Ronald Reagan e Gorbaciov si erano impegnati a fare, cioè un nuovo Congresso di Vienna che sistemasse il mondo; non si può, in effetti, dopo il crollo di una superpotenza, quale era l’Urss, non rimettersi ad un tavolo e definire il nuovo ordine mondiale.

Nel Pacifico si sarebbero accorti per esempio che la Russia, anche se non c’è più la guerra fredda, con Vladivostok è a 20 chilometri dai confini della Corea del Nord. Ci saremmo potuti evitare la pagliacciata di questi ultimi tempi per la quale si afferma che Kim Jong-Un dipenda dalla Cina, e non si ricorda che il nonno di Kim Jong-Un era un funzionario dell’internazionale comunista. Quindi la Corea del Nord è frutto della Russia e dell’Iran, non ha alcun rapporto con la Cina. Se ci fosse stato quell’accordo internazionale post-Urss, di cui parlo, la Russia, gli Usa e le potenze europee avrebbero forse sistemato questa zona del Pacifico, dato uno status al Giappone, e avrebbero cominciato a fare un accordo di denuclearizzazione, di cui tanto si parla in questi giorni per quanto riguarda l’Iran per arrivare fino alla Corea del Nord…

Gli Americani si sono illusi, come spiega bene David Calleo (Follies of Power: America’s Unipolar Fantasy, Cambridge University Press, 2009), di un possibile ordine mondiale unipolare. Con relative appendici ideologiche, come la tesi di Francis Fukuyama, che sosteneva, all’indomani del crollo del muro di Berlino, che il neo-liberalismo dispiegato avrebbe segnato la fine della storia. Gli Stati Uniti sono in preda (sono stati in preda) a un potere dinastico dai Clinton, Bush fino agli Obama, che hanno posto le basi per la distruzione della potenza più grande del mondo: con la finanziarizzazione dell’economia e con l’unipolarismo.

Toffoletto: E il secondo il fattore?
Sapelli: Il secondo fattore, quello interno, si potrebbe dire, è una conseguenza del mancato accordo internazionale post-Urss. Infatti, è per questo che non hanno affrontato il nodo che adesso emerge, e da cui deriva la sua domanda: non ci può essere uno squilibrio di potenza così a favore della Germania in Europa: questa è una cosa che ha sempre provocato guerre. E sostengo, sfidando chiunque all’onere della prova, che la retorica che l’unità europea ha impedito la guerra è falsa. Infatti, proprio questo squilibrio di potenza ha fatto sì che, a 70 chilometri da Trieste, le donne serbe evirassero con delle scatole di conserva i mussulmani, così abbiamo avuto Srebrenica. Se questa non è guerra… questo è avvenuto perché la Germania ha riconosciuto la Croazia dimenticandosi, prima di farlo, che doveva mettersi d’accordo con la Francia e coi russi…
Mi ricordo De Michelis (Ministro degli Esteri nei primi anni Novanta ndr) che piangeva davanti a me, che per caso l’avevo incontrato, e che diceva: “guarda un po’ cosa m’hanno fatto questi [i Tedeschi]”; lui, che era un uomo molto intelligente, capiva che l’unica speranza era di fare una grande Jugoslavia. Però i Tedeschi dovevano star fermi, quindi loro hanno macchiato di sangue l’Europa. Naturalmente non col loro sangue, ma con quello degli altri.

Toffoletto: Se l’unità europea non ha portato la pace, in che modo si può pensare oggi l’Europa?
Sapelli: In primo luogo, bisognerebbe partire soprattutto dall’Europa così come è adesso, con questo squilibrio di potenza a favore della Germania, frutto degli errori Americani. In secondo luogo, è sbagliato dire che c’è un asse franco-tedesco: c’è una dominazione tedesca, a cui e contro cui la Francia si leva con grandi contraddizioni al suo interno.

Vediamo la sostanza delle cose. In un paese come la Francia, che è il cuore politico dell’Europa, poiché la Germania sarà il cuore economico, ma quello politico è la Francia, il fatto che 24 milioni di persone non votino, ma ne votino solo 22, non significa che c’è la divisione del popolo francese, ma una profonda divisione nell’establishment francese. Inoltre, ci si dovrebbe soffermare sul primo atto di Macron, il quale, appena nominato, licenzia il capo di Stato Maggiore, de Villiers. Quest’ultimo ha un fratello senatore o deputato, che è un uomo forte del gaullismo, diciamo, sarkosiano, e ancora prima chirachiano. Questi elementi dovrebbero far pensare a qualche cosa: la Francia è terribilmente divisa.

Toffoletto: Per tenere insieme gli elementi dei fattori esterni ed interni che contribuiscono all’assenza dell’Europa come soggetto geopolitico sulla scena internazionale, come si posizionano la Francia e la Germania di fronte agli Usa?

Sapelli: Mentre la Germania si è schierata contro gli Stati Uniti, di fatto, i francesi sebbene non abbiano partecipato all’insulso bombardamento dell’Iraq del 2003, hanno molti legami con gli Stati Uniti: la Francia è una delle potenze più legate agli Stati Uniti, dai tempi di Aristide Briand, quando Pierre Mendès France scrisse negli anni ‘30, quel libro famoso, La Banque Internationale, in cui si prende atto che si deve governare il flusso di capitali con l’accordo degli Stati Uniti; in seguito, Jean Monnet, è l’uomo che de Gaulle usa per avere rapporti con gli Stati Uniti.
Il funzionalismo à la Monnet, che è stato un errore catastrofico, con cui si è unificata l’Europa, né federalista, né confederale, però aveva alla base sempre l’occhio a cosa dicevano gli Stati Uniti.

Quindi l’asse franco-tedesco non esiste. C’è una dominazione tedesca. Inoltre, si deve considerare che la Francia è l’unica nazione europea, forse l’unica al mondo, dove tra stato e nazione c’è una contiguità: dove lo state building si è costruito su una nation building. I tedeschi, figurati… nel 1848 la Prussia fa uno Zollverein – un’unione doganale tra i Länder tedeschi – poi prima del 1870 i tedeschi non esistono. La Spagna durante la guerra di successione spagnola (1701-1714) era spaccata tra Borboni e Hohenzollern. Quindi la Francia è l’unica nazione europea. Ma la Francia è oggi molto preoccupata. Di qui l’Europa chiaramente non può avere alcuna forza per esprimere una volontà coerente sulla scena internazionale.

Toffoletto: Il dibattito tedesco mostra una certa superficialità quando si tratta di tematizzare le tensioni geopolitiche. Sembra esserci una generale rinuncia al pensiero strategico; anche nell’ambito della ricerca universitaria vi è una sudditanza al pensiero anglo-americano nel senso più deteriore: perfino un rinnegamento della propria storia culturale. Lei cosa ne pensa?

Sapelli: In effetti, l’altra grande questione è la deflazione. La deflazione usata dai tedeschi per mantenere il proprio surplus commerciale, che poi non usano accecati dall’ideologia ordo-liberale. La storia tedesca stessa falsifica l’ipotesi marxista che il centro della società sia l’economia: i problemi legati all’imposizione su scala europea della politica economica tedesca mostrano quanto il problema sia prima di tutto culturale, vale a dire lo spazio simbolico dentro il quale situare l’attività economica. Pur essendo la nazione dominante, non riescono a essere leader, quindi c’è un difetto di egemonia, loro esercitano un dominio, ma non riescono ad avere un potere egemonico, perché non hanno più un potere culturale, come le sue osservazioni dimostrano. L’ultimo che si è accorto di questo è stato Helmut Schmidt, che critica il Governatore della Bundesbank con la seguente osservazione: “Lei pensa che si possa entrare in Europa senza un’idea, con solo l’approccio monetario?”. Questo è quello che è avvenuto.

Toffoletto: Riprendendo questo problema da un angolo prettamente geopolitico, mi ricordo che Der Spiegel si stupiva di quanto la questione dei gasdotti Nord-Stream, in cui l’ex-Cancelliere Gerhard Schröder era invischiato in quanto consulente presso Gazprom, fosse intrinsecamente politica. Il lemma stesso Geopolitik è un tabù, ricordava Lucio Caracciolo su un editoriale di Limes. Come è possibile stupirsi che i rapporti economici, e soprattutto le questioni energetiche, siano eminentemente (geo-)politiche?

Sapelli: Ma la geopolitica per loro significa nazismo, così come anche a livello artistico e culturale, nella stessa Bayreuth, si può osservare nella scenografia la negazione dello spirito wagneriano. Allo stesso modo l’avanguardia nella Repubblica di Weimar diceva di non voler più fare la prima guerra mondiale e poi però è venuto Hitler. E’ un grande pericolo quello di agire rinnegando la propria cultura, come se intrinsecamente connessa con le tragedie del XX secolo, ma di questo non si discute.

Toffoletto: Mi verrebbe da dire che sarebbe meglio che la Germania attingesse nuovamente al suo immenso patrimonio culturale, ridotto spesso alle nozioni di Heimat (Patria), Volk (Popolo) o Geist (Spirito) e reso astrattamente causa degli orrori del nazismo, che su queste nozioni fondava la sua retorica. Paradossalmente, se si pensa a quanti pensatori dell’Ottocento tedesco, da Kant fino a Simmel, hanno immaginato un’Europa come Concerto delle Nazioni, il suo patrimonio culturale potrebbe essere l’antidoto all’ideologia ordo-liberale…

Sapelli: Esattamente la necessità di un’idea d’Europa che esprimeva Helmut Schmidt, la cui mancanza fa emergere il vero problema che è la mutualizzazione del debito. Naturalmente, i tedeschi non la vorranno mai; aggiungiamo che adesso anche l’Olanda si è espressa a sfavore, cioè il paese più internazionalizzato al mondo rispetto al Pil, e che per certi versi è forse più importante della Germania. Inoltre, come si può andare avanti, con un Parlamento europeo che non decide?

Toffoletto: Restano ancora oscure le motivazioni delle scelte di Macron, tra cui l’attacco al funzionariato francese e le privatizzazioni delle ferrovie (Sncf) quando il possibile interlocutore tedesco sta aprendo ad una legislatura segnata da investimenti in infrastrutture.

Sapelli: Mi sono abbonato alla newsletter di En Marche!, la cosa che mi ha più interessato è stata che quando faceva propaganda elettorale, metteva i suoi interventi anche nelle Logge del Grande Oriente di Francia, le quali, tuttavia, lo criticavano aspramente per essere troppo un liberale di destra. La massoneria francese è nota per le sue tendenze socialiste: in effetti, il primo maggio i massoni sfilano dietro Force Ouvrière (terzo sindacato francese) a Parigi. Assieme all’America, la Francia è l’unico paese in cui la massoneria è solidale con il sindacato. Mi sono convinto quindi che Macron esprima una parte del potere francese, legata ad altri circuiti massonici più conservatori, come il Rito Scozzese Antico e Accettato, cioè la massoneria inglese legata alla Casa Reale. Eppure, mi pare che anche lì siano molto divisi. Come si fa a mettersi contro, come sta facendo lui, al funzionariato francese? Ciò non può essere coerente con una visione élitaria del potere, quale è quella massonica. I funzionari francesi non sono soltanto l’asse della Repubblica, ma del potere francese. Neanche Chirac, da plebeo che voleva smontare l’Ena (La Scuola Nazionale di Amministrazione), è riuscito a smantellare la struttura del funzionariato che è uno dei pilastri della potenza diplomatica francese. Macron veramente vuole togliere i privilegi ai funzionari…

Toffoletto: La mossa di attaccare i privilegi dei funzionari, potrebbe essere letta tra quelle “necessarie riforme” per venire incontro alla Germania?

Sapelli: Secondo me, il potere tedesco sta facendo venir fuori il peggio dell’Europa: dai nazionalismi dell’est Europa, ai Paesi Bassi fino a far venir fuori la Spagna castigliana con il suo volto franchista nel modo in cui sta trattando gli indipendentisti catalani. L’Europa sta imbarbarendo a causa del dominio tedesco… tutti questi fenomeni, includendo l’auto-devertebrazione dello Stato francese operata da Macron, non dovrebbero essere compresi come echi del pilota automatico imposto dalla Germania all’Europa?

Il futuro dell’Europa è in Africa
Toffoletto: In mezzo a queste scissioni e squilibri di potere, quale sarà il criterio per capire se l’Europa riuscirà a trovare una sua coerenza geopolitica?

Sapelli: Il futuro dell’Europa si misura rispetto all’Africa e il fatto che ci sia un’Europa così divisa è tragico. Si parla di Piano Marshall verso l’Africa, ma come è possibile se stiamo ancora a discutere della mutualizzazione del debito? Abbiamo stanziato 4 miliardi per il Piano Marshall per l’Africa, ma vi ricordate cos’era il Piano Marshall, altro che 4 miliardi, 40.000 miliardi! Per questo bisogna cambiare paradigma rispetto al problema del debito…

Poi i tedeschi ritorneranno in Africa, e lì dovranno essere armati, si parla di riarmo, come la mettiamo con la Nato?
La schizofrenia della geopolitica del regno unito
Toffoletto: Lei ha sempre dato importanza alla Brexit, sottolineandone le profonde radici storico-culturali. Come si situa il Regno Unito nel plesso delle relazioni internazionali?

Sapelli: La questione è qui ancora più complicata. Per un verso la storia così torna al suo posto: l’Inghilterra non ha mai avuto alcun legame con l’Europa, si è semmai sempre preoccupata che non vi fosse uno squilibrio di potenza al suo interno, per esempio a causa dei tedeschi, e quindi creando alleanze con la Francia. Anche il Regno Unito però ora è in una crisi spaventosa: aspirano a ricostituire l’anglosfera tramite un rapporto stretto con gli Americani; però lo vogliono avere contestualmente con i cinesi, con la Cina. Il che non può andare d’accordo. I rapporti simbolici nelle relazioni internazionali, come anche nelle relazioni sociali sono importanti. Il Regno Unito, nella persona della Regina Elisabetta II, non può accogliere con la carrozza reale Xi Jinping: dare a lui quel dono simbolico, avrebbe detto Levi-Strauss, che non ha mai dato a nessuno. E allo stesso tempo, il Regno Unito vuole fare l’anglosfera? Chiaramente è una strategia che confligge con la posizione americana.

Toffoletto: Quali sono le cause della crisi di un paese, il Regno Unito, che ha plasmato con il suo Impero la storia a cavallo tra il XIX e il XX secolo?

Sapelli: Torno un po’ in maniera ossessiva a quello che dicevo prima: il fatto che non si è impegnata anche la Gran Bretagna in quel famoso Congresso di Vienna, che si doveva fare, fa sì che l’Inghilterra abbia perso profondamente il suo ubi consistam. E passa una crisi come quella che passava con il canale di Suez negli anni ’50, quando con la Francia manda i paracadutisti per impedire la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser. Gli Usa stanno a guardare, appoggiando sottobanco Nasser. Oggi, gli Stati Uniti e gli europei dovrebbero capire che il Regno Unito è in crisi, e invece insistono a continuare a dargli botte – tra Brexit dura, morbida. Le potenze europee dovrebbero capire che si tratta della crisi di un grande paese, che è poi la civilizzazione. Io dico sempre che tre cose hanno portato la civiltà: il cristianesimo, l’Impero Britannico e le multinazionali. Dove sono mancate una di queste tre cose è mancata la civilizzazione, che è una cosa scalare e non circolare come la cultura.

Toffoletto: L’atteggiamento dell’Ue di fronte alla Brexit potrebbe sempre spiegarsi attraverso il tabù del debito?

Sapelli: Sì, si ritorna sempre al feticcio del debito, come criterio ultimo delle relazioni internazionali: la storia ha mostrato che si è andato avanti condonando i debiti, non esigendoli fino all’ultimo centesimo, come l’esempio della crisi Greca ci mostra. La Germania nel XX secolo non è appunto potuta ripartire grazie agli aiuti europei e americani e la cancellazione quasi integrale dei suoi debiti di guerra?

Insomma, l’Inghilterra è in una crisi terribile. Perché la Cina è inaffidabile. Xi Jinping non comanda nessuno. È un pregiudizio illuministico pensare che 60 milioni di comunisti controllino solo con il terrore 1.400.000.000 di cinesi. Nella relazione al Congresso del Partito Comunista cinese, c’è scritto che si devono riportare a casa i capitali esportati. E invece, il mondo è invaso da capitali cinesi: vuol dire che non controllano neanche le shadow bank o le shadow pool, le banche finte. Gli Imperatori – basta leggere Needham, Granet – non hanno mai governato la Cina. E gli Inglesi vogliono avere un’alternativa alleandosi con la Cina? E fanno questo, mettendosi in più contro i russi?

Meno male che almeno è arrivato Trump, benché pieno di contraddizioni, dice almeno che la Cina la deve smettere di inondare il mondo con le sue merci.

Da - https://it.businessinsider.com/leuropa-e-il-grande-assente-sulla-scena-geopolitica-e-la-germania-ha-troppo-potere-intervista-con-giulio-sapelli/
33  Forum Pubblico / POLITICA di CENTROSINISTRA. / Caro Matteo Renzi, 6 mesi non sono pochi, potrebbero anche essere "tempi giusti" il: Aprile 22, 2018, 02:14:31
Caro Matteo Renzi, 6 mesi non sono pochi, potrebbero anche essere "tempi giusti", ma per fare cosa?

La "prova del nove" si fa dopo aver eseguito un'operazione aritmetica ... l'operazione "politico-sociale" che proponi, c'è già o ci sarà?
Se c'è già gradiremmo conoscerla per ragionarci tra noi "non ancóra renziani".

Se la conosceremo solo da ottobre in avanti sarà possibile che molti di noi cambino l'ancóra con un più (diventando "non più renziani").
Oppure altri salpino l'àncora e si mettano in navigazione per altri lidi.

ciaooo
34  Forum Pubblico / POLO DEMOCRATICO un PROGETTO. / Io penso che la REPUTAZIONE delle persone debba essere valutata, sempre! il: Aprile 22, 2018, 01:46:10
Io penso che la REPUTAZIONE delle persone debba essere valutata, sempre!

In modo particolare quella di chi pretende di rappresentarci in politica.

Che in Parlamento si vedano i politici manifestare con mortadelle o altre "cose" simili, oppure con cartelli da tifosi inferociti, oppure che l'offesa personale sia la moneta da spendere per il proprio dissenso, è la dimostrazione del degrado a cui abbiamo portato (noi Cittadini) la nostra società.

Che si assista poi alle percosse date da un politico a un giornalista nel corso del suo lavoro è criminale!

Votare o accettare che ci rappresentino, persone con cattiva Reputazione dimostra la nostra stupidità sociale (se non peggio).

ggiannig
35  Forum Pubblico / AUTRICI DONNE, nel MONDO. / ELENA LOEWENTHAL. La svolta di Yehoshua: “No ai due Stati con i palestinesi ... il: Aprile 22, 2018, 12:21:07
La svolta di Yehoshua: “No ai due Stati con i palestinesi meglio una confederazione”

Lo scrittore invoca il modello svizzero e scatena la polemica con Oz

Pubblicato il 20/04/2018 Ultima modifica il 20/04/2018 alle ore 07:25

ELENA LOEWENTHAL

Quando qualche mese fa lanciò la proposta dai microfoni della radio dell’esercito, la più ascoltata in Israele (molta musica e talk show), sollevò un polverone. Come può un intellettuale illuminato quale è A.B. Yehoshua dichiarare morta l’opzione dei due Stati, l’unica strada possibile per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, il dogma indiscutibile di coloro che in ebraico si chiamano «cercatori di pace»? Per il settantesimo anniversario d’Israele lo scrittore articola la sua proposta in termini precisi, ed è una sorta di «re nudo». La soluzione di due Stati si è inasprita anziché avvicinarsi alla realtà. È diventata uno slogan astratto che genera una frustrazione sui due fronti, con la «complicità» di un sempre maggiore disinteresse da parte della comunità internazionale.

Il conflitto israelo-palestinese è singolare, spiega Yehoshua, perché malgrado gli slogan vede in gioco due identità nazionali «difettose», incomplete: quella ebraica che ricupera la dimensione territoriale attraverso il sionismo ma che ha l’esilio come «parte immanente e legittima» dell’identità da duemila anni a questa parte; quella palestinese per la quale sono la casa o il villaggio, non il territorio nazionale, a «simboleggiare» il principio fondativo dell’identità. I palestinesi che vivono nei campi profughi della Cisgiordania e di Gaza non sono propriamente «profughi, ma sfollati che vivono nella loro homeland». 

Il fallimento dell’opzione «due Stati per due popoli» ha anche delle ragioni legate alle circostanze politiche: immobilismo e rifiuto di qualsivoglia soluzione da parte del fronte palestinese, questione degli insediamenti ebraici e fluidità sul campo politico israeliano. Basti pensare che l’idea originaria di creare avamposti nei territori appena conquistati nel 1967 fu non di fanatici profeti del Grande Israele bensì di laburisti come Shimon Peres, mentre a ribadire la soluzione dei due Stati è oggi Netanyahu: in Israele tutto sfugge puntualmente a ogni semplificazione, a ogni rigido schieramento.

Ci vuole una soluzione «creativa», disse Yehoshua quel giorno alla radio, innescando reazioni indignate - non ultima quella del suo amico Amos Oz, con cui ha da allora discusso della faccenda quasi quotidianamente e chissà che un giorno o l’altro una mosca di passaggio fra il mare e i viali di Tel Aviv non ci restituisca un pezzetto di quei preziosi dialoghi.

«Non invoco più la pace, ma una partnership», spiega: la geografia fisica e quella umana sono ormai troppo confuse per pensare a una divisione in confini tradizionali. Status di residenti (e a breve cittadinanza) ai 100.000 palestinesi che vivono nell’area C dei Territori Occupati (sono circa il 60% e qui si concentrano tutti gli insediamenti ebraici); cittadinanza israeliana immediata ai palestinesi di Gerusalemme, che hanno già lo status di residenti. Democrazia presidenziale a elezione diretta, camera alta con funzione legislativa. Suddivisione del Paese-Stato in distretti dotati di ampia autonomia: «Una specie di Svizzera, con i suoi cantoni, nel rispetto delle diverse identità linguistiche, religiose e nazionali», e dell’anima ebraica d’Israele: nel 1967 a Gerusalemme Ovest non c’era nessun palestinese, cinquant’anni dopo ne vivono trecentomila, «eppure non si può certo dire che la Città Santa abbia perso la propria identità ebraica», conclude Yehoshua con quell’ottimismo di fondo che malgrado tutto accompagna da sempre il popolo d’Israele.

 Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati.

Da - http://www.lastampa.it/2018/04/20/esteri/la-svolta-di-yehoshua-no-ai-due-stati-con-i-palestinesi-meglio-una-confederazione-kigrQC5eQ9FplsrRUDrQGM/pagina.html
36  Forum Pubblico / POLO DEMOCRATICO un PROGETTO. / Giorgio Fabretti. "Partito della Nazione" è un concetto nuovo o vecchio? il: Aprile 22, 2018, 10:40:34
"Partito della Nazione" è un concetto nuovo o vecchio?

    Giorgio Fabretti
    Antropologo della storia e dell’archeologia

Parlare delle parole è come una barca senza timone: non c'è contatto con la realtà, tra marinai e mare, e lo scafo è abbandonato alle correnti. Quando si leggono certi arzigogoli dialettici su "Il Partito della Nazione", quelli che hanno una certa memoria si sentono come turaccioli trascinati dalle "correnti".

Anche "Yes we can", "Podemos!", significano solo che "tutto potrebbe essere", ovvero "non controlliamo nulla", "siamo in balia delle onde", "la speranza è l'ultima a morire", "Viva l'Italia autoreferenziale!", ecc. Sono slogan da coda dell'Idealismo romantico ottocentesco, sempre buono in tempi di virtualismo, in cui si vendono più sogni che realtà. Sono Anacronismi contro le scienze, che contengono le uniche novità degli ultimi due secoli.

Dopo la sconfitta genocida di ogni nazionalismo, a questo serpente a cento code rispuntano i tentacoli anche in tempi di globalizzazione galoppante. "Partito della Nazione" è una parola fuori tempo massimo, come lo è la concezione che la sottende. Non ci sarebbe niente di male a parlare di "Destra contro Sinistra", se non ci fossero tutte le prove di fatto e statistiche che la partita è "Conservatori contro Progressisti" in senso lato tecnologico e bioetico.

Se una "Nazione" trascura di studiare i beni comuni dell'ambiente e della natura, quale efficacia può avere nella lotta contro la povertà? Se sposta la logica da "Indietro o Avanti" a "Ricchi o Poveri" sarà una barca senza timone. Se sposta verso "Globale o Nazionale" sarà ancor meno in controllo: sarà un turacciolo sulle onde.

Del neo-neocolonialismo nel nascente ordine mondiale si capiscono ancora solo poche cose. Una di queste è che gli egoismi locali è meglio che ragionino da "nazioni", affinché facciano meno danno possibile e non disturbino i manovratori. È un modello antico dei monarchi verso i vassalli, ma si è rinnovato con la Guerra Fredda, quando ai localismi si consentiva di diventare Comunisti, ovvero impotenti aggressivi autolimitantisi.

A sentire "Partito della Nazione", come prima "Forza Italia", a uno storico verrebbe da ridere, se non fosse anche antropologo che osserva gli stadi pieni e gli indici d'ascolto dei programmi sportivi. Allora commisererebbe darwinianamente la specie umana. Ad Hitler veniva attribuito un altro concetto inesistente, quello di "darwinismo sociale": un controsenso in termini, giacché il neodarwinismo è "logico" e tutt'al più "naturale". Dire "darwinismo" significa il contrario di "sociale".

Il nazismo era invece "nazionalismo sociale". Era una concezione della "Nazione", perdente e da non ripetete neppure a parole. Sarebbe quindi da cancellare la parola "Nazione" dal vocabolario della politica, per la sola ragione che di "nazionale" ormai ci sono solo le squadre sportive, i muri finti, le bislaccherie identitarie, e giù via dicendo.

Il concetto che ha di fatto già cancellato quello di "Nazione" è quello di "Natura", ovvero qualcosa di spietato ma reale, dal cui studio si possono trovare rimedi alla prepotenza di chi ha ignorato la natura umana e ambientale, causando buona parte dei fallimenti e delle catastrofi che ci affliggono, a cominciare da inquinamento, tossicità, obesità, fame, depressione, ecc. A questi mega-problemi molto poco "sportivi", esiste un rimedio meramente "nazionale" o "sociale"? Oppure il rimedio è piuttosto "naturale" e "globale"?

Allora, se dobbiamo usare le parole per guidare i fatti e non solo nasconderli, abbandoniamo la fuorviante "Nazione" e il velleitario "Sì, io posso", in quanto puerili anacronismi contro la partecipazione educata e matura alla democrazia. La linea politica dei tempi nuovi può solo partire da cosa ci dicono le istruzioni contenute nei Dna, ovvero cosa sia o non sia "sostenibile", in una proporzione molto biologica e un po' meno etica.

Per chi ama le inutili definizioni, si tratterebbe molto più di "ambientalismo alla Laudato sì" che di inesistente "socialismo darwiniano", come pensano alcune menti che mentono. Il mondo ingenuo post-Lennon di "Imagine" e di "Podemos", meglio farebbe a capire che il loro pensiero è un tentativo puerile di fare riferimento ad una "naturalezza" contenuta nei Dna di piante, animali ed uomini, che si manifesta con una certa "spontaneità" anticasta, contraria alla burocrazia dei socialismi e delle nazioni.

La politica del nostro secolo biotecnologico e bioetico ha dunque una direzione da seguire, che è quella della riscoperta scientifica di una "naturalità" abusata e calpestata da un industrialismo primitivo e inconsapevole.

Dunque se "Partito" e "Nazione" puzzano di Novecento velleitario e sanguinario, meglio sarebbe usare "Movimento" per la "Naturalità", che perlomeno ha qualcosa di durevolmente fisiologico. "Naturalità" è inoltre una parola più diffusa e globale di "Nazionalità", ed è compresa con piccole varianti da gran parte dell'umanità. In Inglese si dice "Naturalness", in spagnolo "Naturalidad", in tedesco "Naturlichkeit", in francese "Naturalitè", ecc.

Per i nostalgici degli idealismi ottocenteschi, la "naturalité" è quel diritto umano che le Rivoluzioni Illuminista, Francese, Sovietica, non hanno aggiunto a "Liberté, Egalité, Fraternité", e la cui mancanza le ha fatte fallire. Adesso tocca al Consumismo che ignora la Naturalità, di fallire storicamente.

Troppa teoria? Si entri in un grande supermercato e si vedrà fisicamente che i poveri mangiano mondezza (trash food), mentre in altri angolini c'è il cibo "bio", che per ora fa il verso alla "naturalità". È solo l'inizio. Dna di tutto il pianeta unisciti! E la via è scientifica all'evoluzione. La politica è servizio alla "naturalezza". Parola di antropologo.

Da - https://www.huffingtonpost.it/giorgio-fabretti/partito-della-nazione-e-un-concetto-nuovo-o-vecchio_b_8174668.html?utm_hp_ref=it-matteo-renzi-partito-della-nazione
37  Forum Pubblico / POLO DEMOCRATICO un PROGETTO. / Non voglio entrare nelle tue "fantasie" ma dato che insisti, preciso ... il: Aprile 22, 2018, 10:38:34
Non voglio entrare nelle tue "fantasie" ma dato che insisti, preciso (soprattutto per gli altri lettori e scrittori di questo post): Renzi non c'entra assolutamente nulla, con il piccolo gruppo che sta operando con miei post in Fb, come niente hanno a che fare, sinora, persone o personaggi del vertice PD.

Mi conoscono da anni come forumulivista (forum ulivo.it e forumista.net) ma il mio libero arbitrio politico-sociale non è stato mai "minacciato" da ingerenze o pressioni di sorta.

La mia iniziativa attuale intende far riconoscere e far valorizzare la dignità dei Cittadini "TUTTI" (a parte gli imbecilli e gli estremisti di destra e di sinistra).

Dichiarandoci sin dall'inizio simpatizzanti attivi dell'area di CentroSinistra, compiamo un atto di lealtà e di chiarezza.

Il nostro scopo principale è il comunicare tra noi in termini civili e costruttivi, al fine di renderci consapevoli della realtà che ci circonda e migliorare la partecipazione al vivere sociale.

ggiannig
38  Forum Pubblico / LEGA VALORI e DISVALORI DOPO marzo 2018 / Europa, pensioni, tasse e immigrati: tutte le distanze fra Lega e gli altri il: Aprile 22, 2018, 10:30:30
LO STALLO DELLE CONSULTAZIONI

Europa, pensioni, tasse e immigrati: tutte le distanze fra Lega e gli altri

di Marco Rogari
15 aprile 2018


Europeista ma solo fino a quando il rispetto degli impegni non entra in conflitto con le priorità nazionali, a differenza di tutte le altre forze politiche che continuano a considerare la Ue centrale seppure con la necessità di allentare la linea del rigore e di rivedere alcuni trattati. Determinato a cancellare la riforma delle pensioni targata Fornero, vero punto di contatto con i Cinquestelle, che invece per Forza Italia va solo corretta e per il Pd mantenuta anche se con una fisonomia maggiormente flessibile.
Convinto di spingere a fondo sulla flat tax in versione aliquota del 15%, condivisa con Forza Italia ma solo in forma meno “hard” e neppure contemplata da Pd e M5S. Deciso a puntare sul controllo dei confini e a rimpatriare tutti i clandestini per innalzare i livelli di sicurezza, abbastanza in linea con Fi, ma non con i democratici e i Pentastellati. Il Carroccio si pone su una rotta che su Europa, sicurezza, immigrati, pensioni e tasse sembra avere non molti punti di contatto con quelle tracciate dagli altri partiti presenti nel Parlamento della diciottesima legislatura.


•   LO STALLO PER IL NUOVO ESECUTIVO 
 
•   14 aprile 2018
Ultimatum di Salvini a M5S e Fi: pazienza al limite, governo in fretta o voto
Oltre che nelle dichiarazioni del suo leader, e candidato premier, Matteo Salvini, risiedono nel programma le ragioni delle resistenze della Lega all’ipotesi di un governo di tutti. Che potrebbe essere una delle possibili vie d’uscita allo stallo presentatosi dal 4 marzo scorso agli occhi del Quirinale, per il quale è invece urgente la formazione di un nuovo esecutivo, soprattutto con l’aggravarsi della crisi siriana. Salvini, che considera prioritario eliminare le sanzioni alla Russia (da considerare più di un possibile partner), ha più volte detto di non voler mettere in discussione l’alleanza Atlantica e di non voler pregiudizialmente aggirare i “vincoli” europei”. Ma per la Lega, Nato e Ue non sembrano avere lo stesso valore di stelle polari dato dalle altre formazioni politiche, Fi e Cinquestelle compresi, che nelle ultime settimane hanno tenuto a rimarcare, seppure con sfumature diverse, il loro europeismo e la loro intenzione di tenere fede agli impegni internazionali del nostro Paese.
Anche sull’immigrazione il Carroccio punta soprattutto sulla “protezione” assoluta dei confini (in sostanziale sintonia con Forza Italia) e sui respingimenti in toto e immediati, con una strategia molto lontana da quelle ipotizzate da Pd e Cinquestelle. Sul fronte militare i democratici perorano la causa del Fondo europeo della difesa, i Pentastellati propongono una diversa ripartizione delle risorse, privilegiando quello su cyber security e reti di intelligence in funzione anti-terrorismo, mentre il Centrodestra si affida soprattutto al rafforzamento dei fondi alla Difesa.
•   L’ANALISI
Sulla Siria Salvini alza il tiro per evitare la trappola dell'incarico
Scopri di più
Le distanze sono evidenti anche sul terreno dell’economia. Il superamento della legge Fornero con il ripristino delle uscite anticipate, anche se attraverso il meccanismo delle quote, su cui punta Salvini, trova affinità solo con Luigi Di Maio che però per le coperture si affida in prevalenza ai tagli di spesa e solo in piccola parte alla leva del deficit (essenziale invece per il Carroccio). Neppure Fi (solo correzioni) è totalmente d’accordo con il Carroccio.
Le differenze nei programmi dei partiti


   Politica estera   Difesa-sicurezza   Fisco e pensioni
Movimento 5 stelle   Adesione all’Alleanza atlantica e rispetto degli impegni presi con l’Europa. Sì a Carta Onu e applicazione diritto internazionale   Sì alla “difesa comune”. Proposta una ottimizzazione dei costi per la Difesa nazionale. Più investimenti per cyber-security e reti di intelligence   Il superamento della legge Fornero vero punto di contatto con la Lega. No alla flat tax ma taglio dell’Irap e nuovi scaglioni Irpef
Lega   Approccio “sovranista”: no a garanti per l’Italia. Rispetto impegni con l’Ue ma solo se non penalizzanti. Stop-sanzioni alla Russia   Lotta al terrorismo. Più sicurezza con maggiore cooperazione internazionale ma anche controllo dei confini e rimpatrio dei clandestini   Cancellazione della legge Fornero e flat tax al 15%. No al reddito di cittadinanza, apertura sul reddito d’accompagnamento temporaneo
Forza Italia   Approccio internazionalista: centralità della Nato. Rispetto degli impegni con l’Europa anche se lavorando alla revisione dei trattati   Più fondi per la difesa (vicini al 2% del Pil). Lotta al terrorismo con controllo dei confini e rimpatrio clandestini (intese con i Paesi d’origine)   Semplice correzione della riforma Fornero e ricorso a una flat tax al 23%. No a redditi di inclusione, sì al reddito di dignità
Partito democratico   Centralità della Nato e della Ue con il mantenimento degli impegni presi fino ad oggi. Obiettivo: arrivare agli Stati uniti d’Europa   Più investimenti in cultura e sicurezza arrivando a regime al 2% del Pil. Puntare a un Fondo europeo della difesa   Mantenimento della riforma Fornero (ma più flessibile) alleggerimento Irpef per le famiglie e riduzione costo del lavoro
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Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-04-14/europa-pensioni-tasse-e-immigrati-tutte-distanze-lega-e-altri-210227.shtml?uuid=AEGSgbYE
39  Forum Pubblico / CULTURA / Italo Calvino in dieci citazioni “da favola”. Di Amleto de Silva il: Aprile 22, 2018, 10:11:58
Italo Calvino in dieci citazioni “da favola”

Impossibile non amare Calvino, genio trasversale della letteratura italiana. In questa playlist tre opere da riscoprire (e rileggere). Perché, se fiaba deve essere, che sia scritta bene.

Di Amleto de Silva

Scrive Luigi Malerba: “Nei primi anni Cinquanta, quando Calvino ricevette dall’editore Einaudi l’incarico di compilare, pescando nel nostro repertorio folcloristico, una grande raccolta di fiabe italiane sul modello dei fratelli Grimm, aveva pubblicato da poco Il visconte dimezzato, che gli aveva subito procurato una gran fama di favolista”.

Devo essere sincero con voi, e premettere una cosa: io detesto le fiabe. Le odio con tutto il mio cuore, da quando ero bambino. Sarà forse perché ero un mollaccione, che vi devo dire, ma tutte quelle storie di creature innocenti abbandonati nei boschi dai genitori per farli andare incontro a morti orrende, come dire, non mi hanno mai conciliato il sonno, e nemmeno divertito tanto.

Col tempo, mi sono convinto che la fiaba così come la conosciamo non ha niente a che vedere col mondo dei bambini (ai quali, invece, piacciono le storie, che sono cosa ben diversa); sono anche sicuro che la fiaba, intesa come storia a sfondo moraleggiante da raccontare ai bambini, abbia due differenti funzioni: preparare i piccoli alla cattiveria del mondo, anche se in un modo decisamente balordo e confuso (per un bambino un lupo cattivo è solo un lupo cattivo, non uno stupratore, per dire), e vendicarsi di loro perché, a differenza degli adulti, hanno una vita intera davanti, e insomma cominciare a intossicargliela da piccoli ci pare una rivincita accettabile. Non è un caso che Kafka, uno che di angoscia ne capiva, diceva che non esistono fiabe non cruente.

 La playlist, invece, delle dieci frasi che più mi hanno colpito ne Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente. Perché, se fiaba deve essere, che sia scritta bene.

1) C’era una guerra contro i turchi. Il visconte Medardo di Terralba,mio zio, cavalcava per la pianura di Boemia diretto all’accampamento dei cristiani. Lo seguiva uno scudiero a nome Curzio. (…) Il visconte Medardo aveva appreso che in quei paesi il volo delle cicogne è segno di fortuna; e voleva mostrarsi lieto di vederle. Ma si sentiva suo malgrado, inquieto.

2) A spada sguainata, si trovò a galoppare per la piana, gli occhi allo stendardo imperiale che spariva e riappariva tra il fumo, mentre le cannonate amiche ruotavano nel cielo sopra il suo capo, e le nemiche già aprivano brecce nella fronte cristiana e improvvisi ombrelli di terriccio. Pensava: Vedrò i turchi! Vedrò i turchi!

3) Nella loro bizzarra pietà, quegli eremiti, trovato il corpo dimezzato di Medardo, l’avevano portato alla loro spelonca, e lì, con balsami e unguenti da loro preparati, l’avevano medicato e salvato. Appena ristabilito in forze, il ferito s’era accomiatato dai salvatori e, arrancando con la sua stampella, aveva percorso per mesi e anni le nazioni cristiane per tornare al suo castello, meravigliando le genti lungo la via coi suoi atti di bontà.

4) Non che io non avessi capito che mio fratello per ora si rifiutava di scendere, ma facevo fìnta di non capire per obbligarlo a pronunciarsi, a dire: «Sì, voglio restare sugli alberi fino all’ora di merenda, o fino al tramonto, o all’ora di cena, o finché non è buio», qualcosa che insomma segnasse un limite, una proporzione al suo atto di protesta.

5) Quella sera per la prima volta ci sedemmo a cena senza Cosimo. Lui era a cavallo d’un ramo alto dell’elce, di lato, cosicché ne vedevamo solo le gambe ciondoloni.

6) La mongolfiera, attraversato il golfo, riuscì ad atterrare poi sull’altra riva. (…) Così scomparve Cosimo, e non ci diede neppure la soddisfazione di vederlo tornare sulla terra da morto.

7) Ancora confuso era lo stato delle cose del mondo, nell’Evo in cui questa storia si svolge.(…) Era un’epoca in cui la volontà e l’ostinazione d’esserci, di marcare un’impronta, di fare attrito con tutto ciò che c’è, non veniva usata interamente, dato che molti non se ne facevano nulla – per miseria o ignoranza o perché invece tutto riusciva loro bene lo stesso – e quindi una certa quantità ne andava persa nel vuoto.

Figo A Rambaldo successe tutto diverso da come gli avevano detto. Si buttò a lancia avanti, trepidante nell’ansia dell’incontro tra le due schiere. Incontrarsi, s’incontrarono; ma tutto pareva calcolato perché ogni cavaliere passasse nell’intervallo tra due nemici, senza che si sfiorassero nemmeno.

9) Se la potenza d’un’armata si misura dal fragore che manda, allora il sonante esercito dei Franchi si fa riconoscere davvero quando è l’ora del rancio.

10) Quali nuovi stendardi mi levi incontro dai pennoni delle torri di città non ancora fondate? quali fumi di devastazioni dai castelli e dai giardini che amavo? quali impreviste età dell’oro prepari, tu malpadroneggiato, tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno da conquistare, futuro…

Le frasi più belle sui libri e sulla vita, cento citazioni da Calvino a Oscar Wilde
La morte, frasi e aforismi di trenta grandi scrittori da Mark Twain a Dante Alighieri

*Amleto de Silva, vignettista, autore teatrale, scrittore. Collabora con Smemoranda, Ilmiolibro.it e TvZap. Ha pubblicato Statti attento da me e La nobile arte di misurarsi la palla con Roundmidnight e Stronzology con Liberaria

Da - https://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/11264/italo-calvino-in-dieci-citazioni-da-favola/?ref=RHPF-WN

 


40  Forum Pubblico / ARLECCHINO - De' iCittadini di CentroSinistra. / ICittadini di CentroSinistra, i siti presenti in Fb il: Aprile 22, 2018, 10:04:42
ICittadini di CentroSinistra.

Gruppo di Cittadini di CentroSinistra.

Arlecchino Batocio

ICittadini di CentroSinistra.

Sono i siti presenti in Fb da molto tempo che dicono di me e di noi (pochi).

Dopo le contestazioni (previste) ci piacerebbe ricevere adesioni, ma soltanto dopo avermi/ci letto e aver compreso cosa significa Cittadini di CentroSinistra.

ggiannig
41  Forum Pubblico / ARLECCHINO - De' iCittadini di CentroSinistra. / ICittadini di CentroSinistra, viste le furbe "fantasie" che stanno tentando ... il: Aprile 21, 2018, 05:16:36
ICittadini di CentroSinistra, viste le furbe "fantasie" che stanno tentando di annebbiare il Post che ci descrive, intendo ribadire ciò che da tempo è noto in Fb.

Preciso che Renzi non c'entra assolutamente nulla, con il piccolo gruppo che sta operando con miei post in Fb, come niente hanno a che fare, sinora, persone o personaggi del vertice PD.

Mi conoscono da anni come forumulivista (forum ulivo.it e forumista.net) ma il mio libero arbitrio politico-sociale non è stato mai "minacciato" da loro ingerenze o pressioni di sorta.

Essere ignorati, a volte, mantiene in forma la nostra libertà di pensiero.

Ed è il mio caso.

La mia iniziativa attuale intende far riconoscere e valorizzare la dignità dei Cittadini "TUTTI" (a parte gli imbecilli e gli estremisti di destra e di sinistra).

Dichiarandoci sin dall'inizio simpatizzanti attivi dell'area di CentroSinistra, compiamo un atto di lealtà e di chiarezza, verso chi ci legge ... ma non soltanto.

Il nostro scopo principale (soprattutto se riusciremo ad essere meno esigui ... numericamente) è il comunicare tra noi in termini civili e costruttivi, al fine di aumentare la nostra consapevolezza della realtà che ci circonda.

Migliorando la nostra partecipazione al vivere sociale.

ggiannig

da - FB il 21 aprile 2018
42  Forum Pubblico / POLO DEMOCRATICO un PROGETTO. / L'inconsistenza concettuale dei 5Stelle una volta al potere può far sperare... il: Aprile 21, 2018, 10:52:20
L'odierna inconsistenza concettuale dei 5Stelle, mirata solo alla conquista del potere, può far sperare in un maggiore impegno verso la Democrazia dopo averlo raggiunto?

Ho molti dubbi ma ...
valutando le Reputazioni dei vari personaggi e delle loro idee in politica nazionale ed estera, si può pensare, che tra i mali minori, sia meglio il Presidente dia spazio ai 5Stelle.

Infatti è preferibile (senza farsi illusioni) immaginare che, finita la recita da canovaccio torinese del Di Maio, Fico sia capace di portare ad una revisione profonda della democrazia nei 5Stelle.

Impossibile, invece, pensare che la Lega estirpi le profonde radici separatiste, anti-europee, filo russe, sovraniste e quant'altro sempre più a destra. 

ciaooo
43  Forum Pubblico / ECONOMIA / Nobel per l'Economia è andato a Richard Thaler, americano ... il: Aprile 19, 2018, 09:10:52
Di Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev-Agi | 09 ottobre 2017,13:38

A sorpresa il Nobel per l'Economia è andato a Richard Thaler, americano, classe 1945, uno dei massimi esperti mondiali in ricerche basate su psicologia ed economia comportamentale. Non è la prima volta che gli esperti dell'Accademia di Stoccolma premiano questo tipo di studi, ma Thaler è diventato nel tempo sicuramente una delle voci più autorevoli nel campo. Professore all'Università di Chicago, ama il golf e bere vino raffinato e, all'inizio della sua carriera, è partito dall'assunto che non è possibile che le decisioni del consumatore siano sempre razionali e informate. Siamo cioè in grado di scegliere l'investimento più adatto a noi, oppure l'università migliore per i nostri figli ma siamo umani, e quindi soggetti a fare degli errori anche sbagliati dal punto di vista economico. Cosicchè, alla luce degli studi compiuti dagli anni Settanta, ha diviso il mondo in due categorie: gli Econs, uomini super razionali che sanno prendere la decisione perfetta e gli Humans ossia tutti gli altri. E proprio sugli Humans, si sono poi concentrate le ricerche di Thaler con l'obiettivo di migliorare la loro vita e fino a concepire la famosa strategia del cosiddetto 'Nudging. / Nobel

Da - https://www.agi.it/video/cosa_leconomia_comportamentale_che_ha_conquistato_il_nobel-2233074/video/2017-10-09/

44  Forum Pubblico / AUTORI - Altre firme. / ILVO DIAMANTI - POPOLOCRAZIA La metamorfosi delle nostre democrazie il: Aprile 19, 2018, 09:06:16

Ilvo Diamanti, Marc Lazar

POPOLOCRAZIA

La metamorfosi delle nostre democrazie

Argomenti:
Attualità politica ed economica

La dinamica politica è diventata elementare: il popolo contro le élite, quelli in basso contro quelli in alto, i ‘buoni’ contro i ‘cattivi’. La ‘popolizzazione’ degli spiriti e delle pratiche politiche ha disseppellito il mito della ‘vera democrazia’ forgiata dal “popolo autentico” con ciò minando alle fondamenta la democrazia rappresentativa che si avvia a diventare una popolocrazia. Il populismo è comparso e compare sempre in periodi di forti incertezze, di traumatici, di fasi di crisi. Crisi economiche, sociali, culturali. E, soprattutto, crisi politiche quando rientrano nell’ambito dell’eccezionale, dell’inatteso, dell’imprevisto, dell’inedito: la delegittimazione dei governanti, delle istituzioni, delle regole e delle norme in vigore, delle abituali procedure di mediazione. È su questo terreno che i populisti possono prosperare, dipingendo un quadro apocalittico del presente e proponendo il ritorno a un passato favoleggiato o facendo intravedere un futuro radioso. Sono contemporaneamente i prodotti di queste crisi e i loro creatori. Come sta rispondendo la democrazia a tutto questo? Ahimè inglobando elementi di populismo: adeguando gli stili e il linguaggio politico, i modelli di partito, le scelte e le strategie di governo. In una parola, sta trasformando se stessa in una popolocrazia.

Da https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=
45  Forum Pubblico / OPINIONISTI e giornalismo d'inchiesta. / UGO MAGRI Berlusconi punta su Casellati. Ecco il piano per isolare l’alleato il: Aprile 19, 2018, 02:04:39
Berlusconi punta su Casellati. Ecco il piano per isolare l’alleato
L’ex premier scommette su un mandato esplorativo alla presidente del Senato Solo così tornerebbe protagonista in un “governissimo” guidato dal centrodestra
Pubblicato il 16/04/2018 - Ultima modifica il 16/04/2018 alle ore 08:28

UGO MAGRI
ROMA

Come gli alligatori sulla riva del grande fiume, Silvio Berlusconi attende che nelle fauci spalancate gli cada un esploratore. Se la scelta del Colle premiasse (come lui si augura) Elisabetta Alberti Casellati, il leader di Forza Italia non vedrebbe in lei la presidente del Senato e nemmeno la seconda carica della Repubblica eletta perfino con i voti dei Cinque Stelle, bensì una sua fedelissima che non esita a dichiararsi tale nelle numerose esternazioni post-voto. Certe sottigliezze agli occhi di Berlusconi poco importano: si sentirebbe destinatario di un mandato esplorativo per interposta persona che, in questa fase così incerta, avrebbe per lui un enorme valore strategico. Per esempio, gli permetterebbe di verificare che Matteo Salvini non tiri qualche scherzetto, tipo accordarsi con Luigi Di Maio in un patto generazionale tra due giovani leader che per età, sommati insieme, non raggiungono i suoi anni. Se a condurre le danze fosse qualcun altro, il Cav resterebbe all’oscuro di tutte le manovre, salvo scoprire magari proprio alla fine di essere stato scaricato.

Ma l’uomo (dato politicamente per defunto con troppa precipitazione dopo il 4 marzo) ha fatto due conti, condivisi con pochi intimi.

Berlusconi è sicuro in cuor suo che la forza delle cose non potrà portare a nomi diversi da Casellati. Prima cinica previsione berlusconiana: né Salvini né tantomeno Di Maio vogliono essere messi alla prova. Se il Presidente li convocasse per conferire loro un pre-incarico, quelli lo vivrebbero non quale un onore ma come il dispetto di un prof pignolo che li interroga proprio quando sono impreparati. In pratica, si sentirebbero lanciati allo sbaraglio, costretti a rinunciare, e Sergio Mattarella non è portato agli inutili spargimenti di sangue. Per cui via loro e avanti i presidenti delle due Camere: il Cav scommette che uno dei due salirà al Quirinale per ricevere il berretto da esploratore. Ma qualora il mandato toccasse a Roberto Fico, il suo amico-rivale Di Maio si butterebbe in un pozzo per disperazione; potrebbe venire frainteso, anche se non lo fosse, come un tentativo di destabilizzare la dirigenza grillina, rivelandosi controproducente. Ecco dunque come mai Berlusconi, per esclusione, ritiene che in campo ci sia solo lei, Elisabetta. E da vero Caimano già pregusta un boccone perfino più abbondante, cioè Salvini. Sul quale in privato sparge giudizi non proprio positivi, specie dopo le uscite di Matteo sulla Siria: «Come si permette di attaccare l’America in quel modo? Anch’io sono amico di Vladimir, ma altra cosa è ribaltare le alleanze internazionali, con posizioni simili non va da nessuna parte».

La lista segreta 
Il piano anti-Salvini fa leva su Alessandro Di Battista che, da peggior nemico, è diventato senza volere l’alleato più indispensabile. Con i suoi anatemi, Dibba permette al Cav di scagliarne a sua volta, occhio per occhio veto per veto, e di silurare sistematicamente tutte le speranze di intesa tra M5S e Lega, in modo che alla fine resti all’Italia una sola possibilità: cioè il famoso governo istituzionale, del Presidente, di traghettamento, di tregua, indispensabile per non lasciare una sedia vuota nei vertici Ue e per passare quantomeno l’estate. Altra soluzione cui lavora alacremente Gianni Letta, tornato di prepotenza in auge come certi fiumi carsici che sprofondano e poi invece rieccoli: un esecutivo col baricentro a destra (però guidato non da Salvini) che nei piani berlusconiani avrebbe il sostegno di parte Pd e, se non bastasse, di numerosi grillini. Addirittura pare certo che Berlusconi conservi un elenco di parlamentari pentastellati, in gran parte eletti nei collegi uninominali, che in base alle informazioni da lui raccolte sarebbero pronti a tutto, pur di scongiurare un voto-bis in ottobre. La lista contiene 50 nomi, ed è tenuta sotto chiave in un cassetto di Arcore: nella sua testa saranno loro i nuovi «responsabili». Avranno in cambio poltrone, e non dovranno più rinunciare a metà dello stipendio. 

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