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16  Forum Pubblico / MOVIMENTO 5STELLE: Valori e Disvalori / Beppe Grillo non si sa bene più cosa rappresenti né quanto pesi elettoralmente. inserito:: Gennaio 19, 2022, 03:41:17 pm
Beppe Grillo non si sa bene più cosa rappresenti né quanto pesi elettoralmente. Ultimamente, in radi interventi, ha mostrato un certo distacco dalle faccende politiche, intese come formazione e gestione di governi, che evidentemente un po’ lo annoiano e un po’ gli restano incomprensibili se non proprio indigeste, ma ha continuato a coltivare il suo tipico andamento intellettuale un po’ casuale, con cui sceglie tesi da appoggiare con fervore pari all’improvvisazione. Si butta su un’idea, se ne innamora, la sostiene spremendo la voce roca e stridula assieme, fa a pezzi le obiezioni, travolge ogni tentativo di dibattito e infine, allineati i suoi sulla battaglia, finisce per dimenticarsi della sua ultima fissazione per passare a un’altra.
   
Oggi tocca alla complessa operazione di contenimento della pandemia. Non proprio un tema nuovo, ma del quale il leader senza carica ma con presenza su schede elettorali e statuto si era occupato tutto sommato poco, forse perché travolto da un problema non risolvibile semplicemente mandando qualcuno a quel paese. Adesso si sveglia, ed è un segno politico più che una vera partecipazione a un dibattito complicato, in cui, tra l’altro, appena parli stai sbagliando qualcosa. Sceglie comunque la via dell’insinuazione morbida, quella degli intellettuali televisivi vagamente, contortamente, anti-vaccinisti. Cita la Johns Hopkins University, The Economist, McKinsey, fonti serie da cui, però, trae solo ciò che gli fa comodo. E fa sue le tesi del neo-polemista Luca Ricolfi, tanto puntuto quanto, qui ci sembra, inconcludente se non per segnalare la propria delusione e insoddisfazione, spaccando capelli in quattro sulla tutela dei diritti civili e personali e cercando buchi nella costituzionalità dell’obbligo vaccinale.
   
È un Grillo particolarmente noioso, come potrete immaginare, che si schiera in astratto per la strategia covid-zero, poi ne constata l’impossibilità, e allora fa una critica del vaccino come strumento unico (cosa mai detta da nessuno), ma fa notizia perché potrebbe anche rappresentare un modo per entrare, dalla principale via traversa, nel dibattito sul Quirinale, dopo che il gruppo parlamentare del movimento da lui fondato e portato alle urne si è schierato simultaneamente per almeno 3 opzioni concorrenti, mostrando che lo slogan “uno vale uno” era stato finora equivocato e si riferiva, a sorpresa, ai candidati per il Quirinale. E potrebbe esserci, qui ricamiamo per darvi spunti a cena, anche uno scenario possibile a mettere in agitazione il fondatore e garante dei 5 stelle ed è quello di un governo guidato da Luigi Di Maio in seguito all’elezione di Mario Draghi alla presidenza della Repubblica. Ha senso, perché si tratta dell’uomo di punta del maggiore gruppo parlamentare e del ministro degli Esteri, cui spetta normalmente la posizione di maggiore prestigio dopo quella del presidente del consiglio, dell’attuale governo. E forse dà ai nervi al Grillo lontano da Roma e dai giochi politici.
 
In Cina, per citare un caso cui Grillo si è interessato, però insistono, in modo assieme violentemente dirigistico e propagandistico, con la strategia dei lockdown totali, in questo caso la fine delle restrizioni viene ulteriormente spostata avanti nel tempo.
 
E la fatica, a farsi capire e accettare politicamente, di chi cerca di tenere una linea non estremista ma sufficientemente efficace, come accade in Italia e in Europa


Da - Il Foglio <newsletter@ilfoglio.it>





17  Forum Pubblico / GIORNALISMO INVESTICATIVO d'INCHIESTA. OPINIONISTI. / Giornalismo travagliato. - Un americano a Roma Marco Travaglio inserito:: Gennaio 19, 2022, 03:36:59 pm
Blog di Stelle e dintorni di Roberta Labonia

Un americano a Roma

Marco Travaglio

L’altro giorno, credendo di fare cosa gradita, Minzolingua ha dedicato ben due pagine di Giornale al discorso che il padrone Silvio tenne (in inglese) il 1° marzo 2006 al Congresso americano, prima di trasferirsi a un ricevimento sulla portaerei “Intrepid”, ospite del 90enne Mike Stern, vecchio amico del bandito Giuliano. Lui non sappiamo, ma noi abbiamo apprezzato molto, perché in quella performance c’è tutta la spensierata e ribalda cialtroneria del personaggio che dal ’94 sputtana l’Italia nel mondo e minaccia di continuare dal Colle più alto. L’allora cheerleader di George W. Bush, fra un inno alla libertà (la sua, provvisoria) e un tocco di americanismo alla Sordi, svelò particolari inediti della sua vita, scavalcando pure l’autoagiografia patinata.

Una storia italiana.

1) La prodigiosa capacità di apprendimento delle lingue straniere, sfoggiata americanizzando il “mi consenta” in allow me, nel solco del Noio volevan savuar l’indiriss di Totò e del futuro Shishh shock bicooos di Renzi.
2) L’innesto nell’albero genealogico di famiglia di un insospettato “zio d’America” che “mi mandò il mio primo calendario di Playboy e io lo misi all’asta fra i compagni di scuola dai salesiani in cambio di merendine, ma eravamo lo stesso dei buoni cattolici” (lo nascondevano nella Bibbia).
3) Il camposanto dei marines caduti in guerra dove papà Luigi lo portava da piccolo per fargli giurare fedeltà alla democrazia da lui difesa col sangue nella “Resistenza in Svizzera” (in un caveau della Banca Rasini). Ma non precisò quale cimitero, non risultando sbarchi alleati in Brianza.

Quando poi glielo domandarono, precisò: “Era quello di Nettuno ad Anzio” (sfuggendogli la distinzione tra i due Comuni e dei due cimiteri); “Mio padre era un grande estimatore di De Gasperi e partecipava alle sue iniziative a Roma. Una volta mi condusse al cimitero americano. Fu nel 1956-57” (ma purtroppo De Gasperi era morto nel 1954).

Lo show strappò varie standing ovation a Capitol Hill, popolata di rari deputati e molti figuranti reclutati all’ultimo per riempire le numerose sedie vuote: giovani paggi in giacca e cravatta blu, impiegati del Congresso e veterani dell’esercito, che non si divertivano tanto da quando i genitori li portavano al circo o allo zoo. E subito rivalutarono Bush jr.: credevano di avere il leader peggiore del mondo; invece, scoprirono che c’era anche di peggio. Nulla però al confronto dell’accoglienza che la sceneggiata riscosse in Italia. Giuliano Ferrara: “Discorso semplicemente perfetto”. Marcello Pera: “Grande spessore”. Piercasinando: “Orgoglio per tutti gli italiani”. Ora gli ultimi due aspirano anch’essi al Quirinale. Se non ci fa scompisciare lui, ci pensano loro.

Da Fb del 6 gennaio 2022
18  Forum Pubblico / Il MONITORE. Italia, Europa, Mediterraneo, Atlantico, Mondo. / “Oplá, maresciallo” di Giovanni Arpino: “Lo Stato non può processare sé stesso”. inserito:: Gennaio 19, 2022, 03:26:05 pm
IL PALAZZO E I SUOI EQUIVOCI

 
L'avvocato caduto dal parapetto e altri tre casi in sospeso. Ovvero come la giustizia a volte non è tale nemmeno a casa sua 
 
di Luigi Ferrarella
 
“Oplà, maresciallo”. È un paradosso, ma, a vedere quanto sta accadendo, neanche tanto: possono essere epicentri di ingiustizia i palazzi di giustizia?

Tre esempi.
Proprio nei luoghi dove con il codice in mano si perseguono giustamente il caporalato e gli sfruttatori di lavoro a cottimo, e ci si erge a paladini dei riders e dei precari d’ogni settore, ecco che lo Stato da decenni utilizza magistrati onorari pagati a cottimo, senza ferie, senza malattia, senza pensione, per subappaltare loro ormai quasi un terzo dei processi ordinari, e adesso si appresta a riformarne finalmente l’assetto (su pungolo al solito di una minacciata procedura di infrazione dall’Europa) ma in un modo che gli interessati giudicano uno schiaffo umiliante e che il Csm crivella già di critiche.
 
Secondo esempio: a tre anni da quando - appoggiato alla troppo bassa balaustra di una scala del quarto piano della Procura di Milano - perse l’equilibrio e nella caduta rimase paralizzato, il 33enne avvocato Antonio Montinaro ancora non ha ricevuto l’offerta di nemmeno un euro di risarcimento dal ministero della Giustizia: e ciò sebbene sia chiaro che il dicastero prima o poi dovrà (con le buone di una scelta volontaria o con le cattive di una futura sentenza civile) far fronte all’oggettiva responsabilità per l’insicurezza delle strutture, diretta o indiretta (per tramite dei capi degli uffici giudiziari locali) che essa venga infine ritenuta dall’indagine penale anch’essa ancora pendente a Brescia dopo 36 mesi.
 
Terzo esempio: a quasi due anni dal rovinoso incendio che a Milano ha reso a lungo inagibile il settimo piano dell’Ufficio Gip e parte del sesto piano dei giudici civili, rogo sul quale pende a Brescia anche una inchiesta, sul piano della sicurezza sul lavoro tutto procede esattamente come prima del marzo 2020, e cioè nella piena consapevolezza della mancanza di un sistema antincendio in un palazzo dove entrano ogni giorno migliaia di persone.
 
Qualunque altro luogo pubblico, dai cinema ai musei, senza antincendio verrebbe chiuso: il palazzo di giustizia resta invece aperto benché “fuorilegge” nell’antincendio, confidando che la buona stella (che già l’ultima volta ha visto le fiamme divampare di notte e quindi non fare feriti) continui a proteggerne lavoratori e visitatori fino al sospirato inizio dei lavori di ristrutturazione finanziati dal mitologico Piano nazionale ripresa resilienza (Pnrr). L’ultima chance. Prima di doversi rassegnare alla constatazione contenuta nel 1982 appunto nella commedia “Oplá, maresciallo” di Giovanni Arpino: “Lo Stato non può processare sé stesso”.
 
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Da -
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19  Forum Pubblico / ESTERO 2021: Il Mondo Globale, il Terrorismo e le Politiche Sociali. / Una panoramica sul divieto di mendicità in Svizzera l'articolo di swissinfo.ch. inserito:: Gennaio 19, 2022, 03:16:44 pm
Keystone / Zoltan Balogh

Il Tribunale amministrativo federale (Taf) bacchetta la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) per il respingimento in Croazia di un cittadino afghano maltrattato a più riprese dagli agenti di frontiera di Zagabria.
Per i giudici di San Gallo, che già in novembre avevano accolto un ricorso dell'espatriato, l'agenzia federale non avrebbe tenuto in debito conto dei difetti, evidenziati dai racconti del ricorrente e da molti osservatori indipendenti, della procedura d'asilo applicata nel paese balcanico, che prevede rinvii immediati (push-backs) degli stranieri. Una pratica che non consente di accedere alle norme a tutela dei profughi e sarebbe sistematicamente accompagnata da violenze di varia natura.

Gli abusi riferiti dal cittadino asiatico, che avrebbe subito manganellate, pugni, torture e sequestri da parte degli agenti croati, appaiono credibili al Tribunale e per questo motivo sono di impedimento al suo respingimento. 

Inoltre, la corte federale ha sollevato dubbi sulla reale competenza, nel caso concreto, della Croazia (in base al Regolamento di Dublino), in particolare in relazione alle reali date dei tentativi di ingresso nel paese da parte dell'immigrato afghano.
La procedura di ricorso contro una decisione negativa in materia di asilo.
Il regime dell'asilo in Svizzera descritto da swissinfo.ch.
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Keystone / Barbara Gindl

In seguito a una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo del 2021 Losanna rinuncia a sanzionare i mendicanti sul suo territorio, anche se la legge "resta in vigore".
La precisazione è giunta martedì dal responsabile cittadino della sicurezza Pierre-Antoine Hildbrand in Consiglio comunale, che ha chiarito che la polizia non infligge più multe, per un importo che va dai 50 ai 100 franchi, alle persone che chiedono l'elemosina in strada.
Finora le autorità vodesi hanno sostenuto che la legge cantonale adottata nel 2018 restava in vigore mentre altri cantoni, come Ginevra, hanno congelato norme analoghe. Nel parlamento locale sono comunque pendenti due mozioni della sinistra e della destra che chiedono, rispettivamente, l'abrogazione delle disposizioni cantonali e un'interpretazione meno rigida della sentenza europea.

Per i giudici di Strasburgo, che si erano pronunciati il 19 gennaio dello scorso anno sul caso riguardante una cittadina romena di etnia rom a Ginevra, l'ammenda di 500 franchi e la pena sostitutiva di 5 giorni di carcere per il mancato pagamento della stessa, erano "sproporzionati".
La notizia riportata da 20 minutes.
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Sulla sentenza della CEDU il servizio multimediale di rsi.ch e di swissinfo.ch.
Una panoramica sul divieto di mendicità in Svizzera l'articolo di swissinfo.ch.
La mendicità descritta in una prospettiva di più ampio respiro dal Dizionario storico della Svizzera (DSS).
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20  Forum Pubblico / CENTRO e SINISTRA ESSENZIALI alla nostra futura SERENITA'. / Patrimonio e società: un tempo, i genitori lasciavano qualcosa ai figli inserito:: Gennaio 18, 2022, 08:01:25 pm
CATEGORIA: TASCHE VOSTRE

Patrimonio e società: un tempo, i genitori lasciavano qualcosa ai figli

 scritto da Francesco Mercadante il 31 dicembre 2021

TASCHE VOSTRE

È risaputo: nella buona tradizione delle famiglie italiane, madre e padre svolgono un compito filogenetico, quasi eseguissero delle istruzioni inscritte nel proprio DNA: lavorano per una vita nel tentativo di accumulare beni da lasciare ai propri figli. Certo, il presente, semplicemente indicativo o elegantemente narrativo, comincia a essere fuorviante, in considerazione del fatto che le nuove generazioni, molto probabilmente, a causa delle congiunture macroeconomiche non proprio favorevoli dell’ultimo ventennio, saranno costrette a rinunciare silenziosamente a questo costume.

Di fatto, oggi, leggendo i report della Banca d’Italia, scopriamo che la ricchezza espressa dalle famiglie italiane è superiore ai quattromila miliardi di euro, cifra, questa, che possiamo giudicare spaventosa, se la commisuriamo ai dati sull’occupazione e, soprattutto, a quelli sulla povertà. Cinque milioni di italiani, infatti, non riescono a consumare dei pasti regolari ogni giorno. In sostanza, il problema, com’è noto, è dato dalla concentrazione del ‘capitale’ nelle mani di pochi. In parole povere, il 20% della popolazione possiede pure ciò che gli altri non hanno: la media del valore del loro patrimonio oscilla da cinquecento a ottocentomila euro.

Ci si rende conto facilmente che, rebus sic stantibus, i numeri non sono sufficienti a garantire continuità di passaggio dei beni, mobili o immobili, dai genitori ai figli. Va da sé che per i ricchi si debba concepire una diversa sociologia. Il dilemma si amplia e si fa spinosa materia della lingua e della morale, nel momento in cui ci proponiamo di studiare l’etimo di patrimonio, cioè di quell’insieme di beni, mobili e immobili, come si è detto, che ha per lo meno due caratteristiche originarie: la successione ereditaria e la durata. Quest’ultima caratteristica è d’immediata fruizione, giacché si comprende che l’accumulazione si muta presto in condizione di agiatezza. La prima, invece, potrebbe trarre in inganno.

Si potrebbe pensare, infatti, che la successione sia l’unica opportunità per ‘guadagnarsi’ il patrimonio. Non è così, soprattutto nel mondo contemporaneo. Ferdinand de Saussure, nel Corso di linguistica generale (1916), scrive che i segni generano delle immagini acustiche. Ebbene? Nel caso in specie, scrivere o pronunciare il sostantivo patrimonio dovrebbe richiamare alla nostra mente la figura del pătĕr (padre), non già del padre inteso nella propria natura biologica, indicato piuttosto da părens e gĕnĭtŏr, bensì del padre quale pater familias, dominus. Si tratta pertanto di un evidente valore sociale. All’interno della famiglia tradizionale romana, al padre era riservato il compito, un vero e proprio dovere, di mantenere i figli e ciò poteva avvenire solo attraverso i beni che egli riusciva a mettere da parte per loro, beni che, alla sua morte, passavano in eredità ai figli.

Plebem et infimam multitudinem, quae P. Clodio duce fortunis uestris imminebat, eam quo tutior esset uestra uita suam se fecisse commemorat, ut non modo uirtute flecteret sed etiam tribus suis patrimoniis deleniret [Quanto alla plebe e alla massa della più bassa condizione, che sotto la guida di P. Clodio, minacciava i vostri patrimoni, egli ricorda che, per rendere più sicura la vostra vita, è riuscito non solo a dominarla con la sua energia, ma pure a rabbonirla con il sacrificio di tre patrimoni (CICERONE, Pro Milone, 35, 95, trad. nostra, in Le orazioni, vol. III, a cura di G. Bellardi, 1975, UTET, Torino,  pp. 1100-1101)].

Alcuni filologi, nel ricostruire la semantica di patrimonio, opera proprio in questa dimensione di conciliazione dialettica tra padre e dovere. Patrimonio deriverebbe, quindi, da pătĕr e mūnŭs (obbligo, dovere, compito, incarico). Occorre ricordare, a questo punto, che, per converso, l’istituzione del matrimonio è letteralmente compito o dovere della madre, dato che ella è deputata a mettere al mondo e crescere figli, dando così continuità alla famiglia: nella tradizione linguistica e con buona pace di chi potrebbe vedere pure nella filologia una sorta di ‘maschilismo’. Abbiamo usato il condizionale “deriverebbe” perché non tutti gli studiosi sono d’accordo. Nocentini e Parenti (2010), per esempio, non fanno alcun riferimento a mūnŭs e indicano il latino pătrĭmōnĭum, attraverso l’aggettivo pătrimus (che ha il padre vivo), come antecedente lessicale. Devoto (1970), invece, fa una proposta leggermente diversa: a pătĕr bisogna aggiungere il suffisso -monium, derivante da aggettivi in -mon, a propria volta deverbali: ad esempio, ălĭmōnĭum <*alimon, alimento < ălĕre, nutrire). Non andiamo oltre in fatto di pareri perché, in questa sede, non possiamo comporre una collazione né, tanto meno, un’antologia di riferimento. Era necessario sicuramente avvertire il lettore delle difformità negli studi di pertinenza.

La semantica del ruolo sociale di chi trasferisce i beni e si occupa della tutela economica dei figli, in realtà, è più importante di quanto, di primo acchito, si possa immaginare. Il possessore, infatti, assomma in sé anche e, soprattutto, dei valori religiosi. Il lettore non farà fatica a riconoscere che il massimo tutore del bene, nella plurisecolare e neotestamentaria cultura cristiana, è il Padre che è nei Cieli [“(…) Perché siate figli del Padre vostro celeste” (Mt 5, 45)]. Non a caso, leggendo Ernout e Meillet (2001), ne rileviamo la genesi indoeuropea. Gli ‘antichi’, ovverosia coloro da cui discendono le generazioni, sono indicati come patres. Così, pater s’impiega anche come termine di rispetto, parlando di uomini e dei: Iuppiter, pater omnipotens et similia. Sant’Agostino, nelle proprie opere, ci rende delle testimonianze preziose con delle sfumature di significato che, commisurate alle aspettative, appaiono un po’ desuete.

Quem enim diligit, Dominus corripit: flagellat autem omnem filium quem recipit.  Quid sibi ergo plaudit iniquus, quia flagellum sibi de illo fecit Pater meus? Illum assumit ad ministerium, me erudit ad patrimonium. Nec attendere debemus quantum permittat iniustis, sed quantum servet iustis [Colui che ama, il Signore corregge; e flagella ogni figlio che accoglie. Che cosa quindi applaude a sé stesso l’ingiusto, poiché di lui il Padre mio ha fatto un flagello per sé stesso? Assume quello a servitù, me prepara all’eredità. Non dobbiamo badare a quanto (il Signore) permetta agli ingiusti, ma a quanto riservi ai giusti (S. AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos, 36, sermo 2, 4, 1861, in Sancti Aurelii Augustini, Opera omnia, tomus quartus, Pars prior, Patrologiae cursus completus Series latina, a cura di J. P. Migne, 1861, vol. 36, J. P. Migne, Parigi, Col. 366)].

Patrimonio, però, come sappiamo, non appartiene soltanto alla persona fisica; esso è anzi termine centrale e decisivo nella vita delle persone giuridiche, cioè delle società. Anche se questo contributo non è basato su approfondimenti strettamente ‘finanziari’, vale la pena di ricordare il concetto di patrimonio netto, che si compone del capitale sociale, delle riserve e dell’utile dell’esercizio di competenza, se è presente. Lo facciamo perché questi tre elementi di bilancio ci aiutano a chiarire meglio un altro concetto, di cui abbiamo parlato in apertura: la durata. La stabilità di un’impresa, nella maggior parte dei casi, dev’essere valutata proprio attraverso la sua capacità di continuità patrimoniale, senza la quale, per esempio, l’azienda non risulterebbe ‘affidabile’ neppure per le banche e, nel medio-lungo termine, potrebbe non accedere al credito e avere problemi di flussi di cassa.

In un’altra accezione, patrimonio diventa il fondamento di alcuni legami giuridici; il che ci induce a indagare su iūs (diritto, legge). Infatti, un concetto che spesso si trascura nell’ambito della parlata collettiva è proprio quello che si ritrova nel diritto e secondo il quale il patrimonio è un rapporto economico tra le parti. Ne intravediamo pertanto una certa dinamicità, a dispetto della staticità con cui di solito lo interpretiamo: dinamicità e staticità, per certi aspetti, sono speculari; il parlante tende a inscrivere il patrimonio nell’area di significazione di un corpus monetario o, talora, immobiliare, non ammettendo facilmente l’esistenza di variabili e variazioni. In effetti, non è molto semplice averne visione dialettica feconda. Il linguaggio della giurisprudenza, però, in questo senso, è assai chiaro e netto, tanto che Battaglia, nel GDLI (1961-2002), scrive: “Insieme  di  rapporti  giuridici  di  contenuto  economico,  attivi  e  passivi  (beni,  crediti  e debiti),  facenti  capo  a  un  determinato  soggetto, sia  esso  una  persona  fisica  (patrimonio  individuale  o personale) o  una  persona  giuridica  privata  o  pubblica (patrimonio  sociale):  ed  è  attivo o  passivo  a  seconda  che  in  esso  prevalgano  i beni e i crediti o, invece, i debiti”.

Si iudicium est triginta homines populi Romani leuissimos ac nequissimos nummulis acceptis ius ac fas omne delere [Se è stato un processo, questo, in cui trenta uomini tra i più alieni da scrupoli e disonesti della popolazione romana, dopo avere intascato i quattrinelli sottobanco, cancellano ogni forma di diritto umano e divino (CICERONE, Epistole ad Attico, I, 16, 6, trad. nostra, a cura di C. Di Spigno, vol. I, 1998, UTET, Torino, pp. 120-121)].

L’aggettivo che ormai più volte abbiamo usato, giuridico (-i), è attestato molto chiaramente dai filologi, secondo i quali esso è un denominale: il latino iūrĭdĭcus (giuridico, relativo alla giustizia, ai tribunali, aggettivo della prima classe), proviene da iūs (diritto), che, in origine, rappresentava una formula sacrale, e dĭco (dico, annuncio, consacro, indico). Il valore religioso antico traspare ancora nelle espressioni iustae nuptiae, iusta funera, iusta auspicia e nell’iniziale opposizione di iure a vitio. Per Cicerone, la conoscenza dello ius è un obbligo del pontifex, a riprova dell’accezione religiosa appena descritta): “Saepe, inquit Publi filius, ex patre audiui, pontificem bonum neminem esse, nisi qui ius civile cognosset” [Spesso”, dice il figlio di Publio “Ho sentito da mio padre che nessuno è un buon pontefice, se non colui che conosce il diritto civile” (CICERONE, De legibus, L. II, 19, 47, trad. nostra, in Opere politiche e filosofiche, vol. I, a cura di L. Ferrero e N. Zorzetti, 1974, UTET, Torino, p. 510)].

Alcuni studiosi ritengono che derivi dal greco δέον (dèon, bisogno, il giusto), participio sostantivato di δεῖ (dei, bisogna, si deve). Seguendo inoltre la linea indoeuropeo-vedica, acquisiamo una duplice valenza di significato: prosperità e purificazione. Il termine, infatti, secondo Benveniste (1969), è legato ad ambedue le valenze dell’indoeuropeo *yaus, che si esplica, rispettivamente in iustus, ciò che ha a che fare con un’azione giusta, corretta, religiosamente perfetta, e in ius dicere, che rimanda alla formula, al detto, a ciò cui bisogna attenersi. Nello ius latino, si ha il trionfo della parola sull’azione, parola che diventa il fondamento del diritto romano, come testimoniano, oltre a ius dicere, anche i termini iudex, iudicare, iudicium, iurisdictio e iuridicus, in cui s’individua agevolmente la radice di dicere (dire), *deik. È opportuno, di conseguenza, fare un ulteriore approfondimento circa la famiglia linguistica d’origine, cioè sull’indoeuropeo, poiché la radice *deik, che significa mostrare, si ritrova anche nel greco δείκνυμι (dèiknymi, mostro). Dunque, in funzione di ciò che è giuridico, noi mostriamo qualcosa che ha un fondamento e può essere condiviso dalla collettività cui apparteniamo, cioè dalla società in cui viviamo e operiamo. A completamento del quadro semantico, infatti, scegliamo di esaminare proprio sŏcĭĕtās.

Non si deve pensare che la semplicità lessicale di “società” corrisponda a una semplicità di contenuti: nello scrivere dell’ipotesi di conflitto ermeneutico tra forma lessicale e contenuto, per così dire, ci appropriamo di una riflessione fatta – proprio su persona e società – da Pietro Pellegrino, il magistrato trapanese autore di Società, uomo ed educazione nell’età contemporanea (2021, Armando). La complessità non è affatto di natura morfologica né si fa fatica a risalire al morfema radicale. D’altronde, sfogliando le pagine di un comune vocabolario, è agevole farsi l’idea di insieme di persone accomunate da principi e vincoli; la qualcosa si traduce, il più delle volte, nella suddetta superficialità.

Se, invece, riesaminiamo il sostantivo latino sŏcĭĕtās e, in particolare, documentiamo che si tratta di un termine deaggettivale, proveniente cioè dall’aggettivo sŏcĭus [socia, socium (compagno, alleato)], ci rendiamo conto che il membro di una società è, anzitutto, colui che agisce in condivisione con qualcuno, che va insieme, non solo, come si è soliti pensare, colui che, essendo soggetto a delle regole, diventa, giocoforza, elemento d’una qualche aggregazione di uomini. Dovrebbe essere immediatamente chiaro, qui, il concetto della volontà di adesione a un progetto ‘sociale’.

Paelignae dicar gloria gentis ego, / quam sua libertas ad honesta coëgerat arma, / cum timuit socias anxia Roma manus [Io sarò detto la gloria del popolo peligno / che la libertà aveva spinto a una guerra legittima, / quando l’inquieta Roma temeva l’esercito dei confederati (OVIDIO, Amores, L. III, 16, 8-10, a cura di A. Della Casa, 1982, Fabbri, Torino, pp. 202-203)].

Per il linguaggio dell’economia, questa è un’acquisizione importante. Finora, infatti, abbiamo parlato di patrimonio e dei legami giuridici in esso connaturati. Abbiamo dimostrato, nello stesso tempo, che il primo tra i legami è quello della famiglia ‘arcaica’, in cui il pater aveva precisi e incontrovertibili doveri (compiti) di trasmissione dei beni e, così facendo, abbiamo attestato che il nucleo originario del capitale è costituito da una sorta di alleanza filogenetica. Va detto che, nell’antica Roma, il patrimonium comprendeva non solo il possesso, da parte del pater familias, il più anziano dei maschi in vita, dei beni materiali derivati dal lavoro e dalla dote della moglie, ma anche il diritto di proprietà della stessa famiglia, di cui facevano parte la moglie, i figli, le spose e gli sposi dei figli e gli stessi servi.

Questo rapporto di proprietà, nei tempi più antichi della storia romana, com’è testimoniato dal testo delle Leggi delle 12 tavole (V sec. a C.), implicava una serie di diritti sulle persone di casa che oggi, naturalmente, farebbero rabbrividire e che, comunque, nel tempo, andarono sempre più attenuandosi o perdendosi del tutto: per esempio, nel caso dei figli, si andava dal diritto di esporli alla nascita (ius exponendi) al diritto di ritenere propri i beni procurati da quelli (longa manus), al diritto di batterli, venderli e, nei casi più gravi, finanche di ucciderli. In pratica, di là dai rapporti affettivi, che oggi troviamo assolutamente naturali, il padre vedeva nei figli, esattamente come nel caso degli schiavi, una fonte di forza-lavoro.

A ogni modo, tali scoperte ci hanno condotti fino all’esame del ruolo del sŏcĭus a fondamento della società, che nella parte iniziale di questo lavoro s’è intravista come figura giuridica destinataria di beni mobili e immobili. Se il figlio era semplicemente un erede, godendo del ‘diritto di sangue’, il socio, come si è detto, è un compagno, un alleato. In altri termini, se rispettassimo la storia delle parole, il mondo dell’economia e della finanza ne uscirebbe rieducato e, forse, purificato.

Twitter @FscoMer

francescomercadante.it

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Bibliografia minima essenziale

VV., L’uomo romano, a cura di Andrea Giardina, 2 voll, 1990, G. Laterza & Figli, Roma-Bari

BATTAGLIA, S., 1961-2002, GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana), 21 voll., UTET, Torino

BENVENISTE, E., 1969, Le vocabulaire des institutions indo-européennes, trad. it. M. Liborio, 1976, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Einaudi, Torino

CAMPANINI, G., CARBONI, G., 1995, Vocabolario Latino Italiano – Italiano Latino, Paravia, Torino

CORTELAZZO, M., ZOLLI, P., 1999, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Zanichelli, Bologna

DE MAURO, T., 1999-2000, Grande dizionario italiano dell’uso, 6 voll., UTET, Torino

DE VAAN, M., 2008, Etymological Dictionary of Latin and the other Italian Languages, in Indoeuropean etymological Dictionary series, a cura di A. Lubotsky, Brill, Leiden

DEVOTO, G., 1970, Dizionario etimologico Avviamento all’etimologia italiana, Le Monnier, Firenze

DEVOTO, G., OLI, G. C., 1971, Dizionario della Lingua Italiana, Le Monnier, Firenze

DU CANGE (Charles du Fresne), Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, 10 voll., 1883-1887, L. Favre, Niort

ERNOUT, A., MEILLET, A., 2001, Dictionaire etymologique de la langue latine, Klincksieck, Paris

JONES, P., 2013, Veni Vidi Vici. Everything You Ever Wanted to Know About the Romans but Were Afraid to Ask. Breve storia di Roma, trad. di Sabrina Placidi, Bollati Boringhieri, Torino

LAUSBERG, H., 1969, Romanische Sprachwissenschaft, trad. it. di N. Pasero, 1976, Linguistica Romanza, Feltrinelli, Milano

NOCENTINI, A., PARENTI, A., 2010, L’etimologico, Le Monnier, Firenze-Milano

PRATI, A., 1951, VEI (Vocabolario Etimologico Italiano), Garzanti, Milano

POKORNY, J., 2007, Proto-Indo-European Etymological Dictionary, ed. digitale a cura di Indo-European Language Revival Association, ed. Associazione Dnghu

ROCCI, L., 1998, Vocabolario greco italiano, Società editrice Dante Alighieri, Roma

Da - https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/12/31/patrimonio-genitori-figli/?uuid=96_I42n5FeO
21  Forum Pubblico / I DIFFERENTI in MEGLIO. Impegno Sociale e Indipendenza Personale. / I Migliori sono pochi anche tra "IDifferenti", un governo di troppi non può... inserito:: Gennaio 18, 2022, 07:58:34 pm
I Migliori sono pochi anche tra "IDifferenti", un governo di troppi non può risolvere, spartisce.

Oltre alla spartizione di fondi, unico altro intento dei partiti abbattere Draghi, promuovendolo.

Ci riusciranno?

ciaooo

Io Su Fb gennaio 2022
22  Forum Pubblico / SALUTE & BENESSERE Ricerca della Bella Qualità di VITA.. / Discussione: Medici, ritorno al passato (da LAU ottobre 2008) inserito:: Gennaio 17, 2022, 01:11:26 pm
Gianni Gavioli

Un episodio di cattiva sanità locale che nulla ha a che fare con le disposizioni del governo.

Dimostra, invece, che nella sanità c'è molto da conoscere e da distinguere, tra il bene e il male


Da Fb 15 gennaio 2022
Partoriente respinta dal PS perché non c’erano tamponi. Perso il bambino.
23  Forum Pubblico / La DEMOCRAZIA e la REPUBBLICA vanno Difese! Anche da Noi Stessi. / I desideri sono personali, … sono libertà personali. inserito:: Gennaio 17, 2022, 01:08:23 pm
I desideri sono personali, … sono libertà personali.

È Oltraggiosa la volontà di condizionarli, indirizzarli, contrastarli, giudicarli.

Davanti alle libertà personali dell’individuo devono fare un passo indietro, l’eccessivo minimalismo irrazionale, il comunismo, il cattolicesimo ed ogni altra ideologia o politica che ostacoli il benessere individuale.

Una Democrazia Autorevole deve saper guidare nel riconoscere i valori sociali e individuali compatibili con il benessere individuale e sociale, di una Vita Comunitaria Serena.

Le patologie comportamentali di persone normali o le carenze mentali dei malati, devono essere curate per impedire che rechino danno alla Serenità di ognuno di noi.

ggiannig ciaooo   
24  Forum Pubblico / SOCIALESIMO NON DOGMATICO per la nostra DEMOCRAZIA SOCIALISTA. / L'unica difesa CERTA, nella nostra DEMOCRAZIA. inserito:: Gennaio 17, 2022, 01:06:48 pm
L'unica difesa CERTA la CONFERMA senza condizioni del Presidente Mattarella per un altro SETTENNATO!

LA CONFERMA DI DRAGHI alla Presidenza del Consiglio di un Governo più omogeneo e senza AntiEuropeisti e Neo-trumpisti!


ciaooo
25  Forum Pubblico / SOCIALESIMO NON DOGMATICO per la nostra DEMOCRAZIA SOCIALISTA. / Oggi né il Consiglio, né la Commissione, né il Parlamento europeo sono nelle ... inserito:: Gennaio 14, 2022, 03:18:35 pm
La democrazia senza un pezzo
•   13 gennaio 2022

Naturalmente è opportuno e utile che oggi Francesco Costa abbia spiegato – nel podcast Morning – alcune dinamiche legate all’elezione del presidente della Repubblica, e che abbia voluto smontare l’idea che il criterio della scelta sia la “qualità” del candidato rispetto al ruolo: qualità che da un lato è un criterio in gran parte soggettivo, e che dall’altro viene richiesta in una quota piuttosto accessibile (l’unico candidato finora, e per niente debole, è Silvio Berlusconi: per dire).
I grandi elettori, ha spiegato Costa, votano il Presidente della Repubblica in base a una serie di criteri che sono di interesse personale – legittimo – o di interesse del loro partito, e legati alle implicazioni e ricadute per se stessi e per il proprio partito di quell’elezione: è in questo senso che vanno ipotizzate e capite le scelte, e come dice Costa sarebbe ingenuo non averlo presente.
È un’ingenuità che molti di noi non hanno, anche se a volte per amor dell’argomento trascuriamo di considerarlo, e proponiamo X che “sarebbe un ottimo presidente della Repubblica”, prima che qualcuno ci ricordi che “non lo voteranno mai”.
Però distinguerei tra assenza di ingenuità e rassegnazione: questo stato di cose, ovvero, non è un buon funzionamento della democrazia, e lo ricorderei. Non è una straordinaria ed encomiabile applicazione della Costituzione cosiddetta “più bella del mondo” e di un sistema di rappresentanza che sosteniamo quotidianamente di voler difendere. Un pezzo importante dei meccanismi di eventuale funzionamento della democrazia è fatto dalle persone: le persone che eleggono e le persone che vengono elette. E al corretto promemoria di Costa sugli interessi in gioco – dei grandi elettori e dei loro partiti – aggiungo il chiarimento di quello che dovrebbe essere il principale: ovvero quello del paese.
Inciso. Perdonatemi la tromboneria dell’espressione “interesse del paese”, chiamatelo “bene comune” o “comunità”; ma non voglio dire “i cittadini”, “la gente”, che sono termini di ruffianeria populista che trasmettono l’idea di tanti interessi singolari, di nuovo. Quello per cui vengono eletti i “grandi elettori” non sono gli interessi miei, tuoi, della mia vicina di casa e così via fino a fare sessanta milioni di interessi: sono gli interessi complessivi e lungimiranti di una comunità e di un paese, che dovranno esistere ancora quando saremo morti. Fine dell’inciso.
Insomma, non è una democrazia nobile né ben funzionante quella in cui i rappresentanti non fanno l’interesse di ciò che rappresentano, e in cui i cittadini – qui sì, ciascuno di noi – hanno eletto rappresentanti che non lo fanno. Usciamo da giorni di celebrazione e rispetto per l’impegno devoto all’Europa e al ruolo di David Sassoli, e dobbiamo vivere come normale un parlamento di persone e leader politici che scelgono il presidente della Repubblica senza pensare a cosa sia meglio per i prossimi sette anni dell’Italia? Dobbiamo, sì, non siamo ingenui: ma non va bene, nemmeno nel cinico e stupido 2022. Eleggere una brava persona col senso del ruolo e della responsabilità e l’intelligenza politica necessaria, apprezzata o tollerata da una estesa quota del paese, non sarebbe un impegno così sbagliato, a essere ingenui. Criteri in parte soggettivi, ma in gran parte no (vedi Berlusconi, solo per tornare sull’unico esempio).
Nel 2023 andrebbe fatto uno sforzo di rieducazione di candidati ed elettori, sulle loro responsabilità nel funzionamento della democrazia. A essere non ingenui, ma neanche rassegnati.

Da - https://www.wittgenstein.it/2022/01/13/la-democrazia-senza-un-pezzo/
26  Forum Pubblico / FATTI e RIFLESSIONI per capire CHI SIAMO NOI ITALIANI. / Alla fine Berlusconi ha deciso di fare il Berlusconi. Ed è un male (di F. Rossi) inserito:: Gennaio 14, 2022, 10:46:46 am
Alla fine Berlusconi ha deciso di fare il Berlusconi. Ed è un male (di F. Rossi)

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
gio 13 gen, 09:35 (1 giorno fa)
a me

Article:
https://www.huffingtonpost.it/entry/alla-fine-berlusconi-ha-deciso-di-fare-il-berlusconi-ed-e-un-male_it_61dec845e4b0603631b2cb46?utm_campaign=share_email&ncid=other_email_o63gt2jcad4
 
27  Forum Pubblico / META - FACEBOOK diventa META! / Guarda "BENVENUTI NEL METAVERSO!" su YouTube inserito:: Gennaio 12, 2022, 06:40:10 pm
Guarda "BENVENUTI NEL METAVERSO!" su YouTube

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 28 nov 2021, 09:20
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https://youtu.be/QNMGPe7-gO4
 
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Visualizza anteprima video YouTube BENVENUTI NEL METAVERSO!

28  Forum Pubblico / ESTERO 2021: Il Mondo Globale, il Terrorismo e le Politiche Sociali. / L'ex consigliere di Trump e Obama: "L'Italia è il bersaglio della Russia" inserito:: Gennaio 12, 2022, 06:34:27 pm
L'ex consigliere di Trump e Obama: "L'Italia è il bersaglio della Russia"

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Arlecchino Euristico <ggianni41@hotmail.it>
dom 28 nov 2021, 15:00
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Fiona Hill: "Putin non usa solo gli agenti segreti o i ransomware per influenzare la politica italiana. In alcuni partiti manca consapevolezza" -

https://www.agi.it/estero/news/2021-10-30/ex-consigliere-trump-e-obama-italia-bersaglio-di-russia-14371056/

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29  Forum Pubblico / LA COLLINA della Più Bella UMANITA', quella CURIOSA. / F1, morte di Ayrton Senna, il medico del soccorso: Vi racconto le sue ultime ore inserito:: Gennaio 12, 2022, 06:30:17 pm
F1, morte di Ayrton Senna, il medico del soccorso: 'Vi racconto le sue ultime ore' - La Gazzetta dello Sport

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 28 nov 2021, 18:44
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https://www.gazzetta.it/Formula-1/01-05-2021/f1-morte-ayrton-senna-medico-soccorso-vi-racconto-sue-ultime-ore-410591286075.shtml
 
30  Forum Pubblico / META - FACEBOOK diventa META! / Il metaverso di Zuckerberg e il grande disincanto di Second Life inserito:: Gennaio 12, 2022, 06:28:30 pm
Il metaverso di Zuckerberg e il grande disincanto di Second Life

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 28 nov 2021, 21:19
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https://www.wired.it/article/metaverso-zuckerberg-second-life/
 
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