LA-U dell'ulivo
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16  Forum Pubblico / ARLECCHINO e le altre REALTÀ De' iSEMPLICI. / Si può essere votati anche da chi ti disprezza! - Ma poi ti mollano. il: Gennaio 19, 2018, 11:53:27

Postato su FB del 19/01/2018 (obbligo di assunzione dei disabili a carico della piccola impresa)

La pessima abitudine (storica) di scaricare oneri sulla parte più debole o meno forte della nostra società, dopo il 4 Marzo deve finire.
Siano essi piccole imprese e semplici Cittadini.

La mancanza di rispetto e di considerazione per i Cittadini, da parte del mondo della politica, ha ottenuto il disprezzo che gli stessi hanno maturato verso la politica-partitica.

Detto questo è ovvio che “tutti” devono contribuire ai bisogni sociali, ma si chieda di farlo in modo compatibile alle possibilità da esprimere.

ciaooo

PS: non si illudano i pavoni-senza-coda (o con coda di paglia) ... si possono prendere voti anche da chi ti disprezza! - Ma poi ti mollano.   
17  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / Intramoenia, la nuova disciplina. (La gallina dalle uova d'oro e nero) il: Gennaio 18, 2018, 09:00:35
Intramoenia, la nuova disciplina

I temi di questa sezione sono a cura di: Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale

Web editing: Claudia Spicola, Daniela Sordi

La libera professione intramuraria chiamata anche "intramoenia" si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell'ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Il medico è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione.

La Legge 8 novembre 2012, n. 189 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute", per la libera attività intramuraria prevede:
la proroga al 31 dicembre 2014 della realizzazione delle strutture per l’ attività libero professionale intramuraria (Alpi)
Le Regioni provvedono ad una ricognizione degli spazi disponibili e ad una valutazione dei volumi delle prestazioni effettuate negli ultimi due anni entro il 31 dicembre 2012.
Le Regioni, dove non siano disponibili spazi ad hoc, possono adottare, un programma sperimentale per svolgere l’Alpi presso studi professionali privati collegati in rete, previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza, sulla base di uno schema tipo approvato con accordo sancito dalla Conferenza Stato – Regioni.

L’attivazione, entro il 31 marzo 2013, di un’infrastruttura di rete telematica per il collegamento in voce o in dati delle strutture che erogano le prestazioni in Alpi per gestire prenotazioni, impegno orario del medico, pazienti visitati, prescrizioni ed estremi dei pagamenti, anche in raccordo con il fascicolo sanitario elettronico.

Le modalità tecniche per la realizzazione di tale infrastruttura sono determinate entro il 30 novembre 2012 con decreto del Ministro della Salute, previa intesa in Conferenza Stato – Regioni.

E’ possibile la temporanea prosecuzione dell’attuale svolgimento di attività libero professionali presso studi professionali già autorizzati fino all’attivazione del collegamento in rete e comunque non oltre il 30 aprile 2013.

Il pagamento di prestazioni direttamente alla competente struttura tramite mezzi di pagamento che assicurino la tracciabilità della corresponsione di qualsiasi importo. Nel caso di singoli studi professionali in rete, la necessaria strumentazione è acquisita dal titolare dello studio a suo carico entro il 30 aprile 2013.

La determinazione delle tariffe sulla base di importi idonei a remunerare il professionista, l’equipe, il personale di supporto, i costi pro-quota per l'ammortamento e la manutenzione delle apparecchiature nonché ad assicurare la copertura di tutti i costi diretti ed indiretti sostenuti dalle aziende.

il divieto di svolgere l’attività libero professionale presso studi professionali collegati in rete dove operano anche professionisti non dipendenti o non convenzionati del Ssn ovvero dipendenti non in regime di esclusività, salvo deroga dell’azienda del Ssn e a condizione che sia garantita la completa tracciabilità delle singole prestazioni.
Per i direttori generali che non organizzeranno l’attività è prevista la decurtazione dalla retribuzione di risultato pari ad almeno il 20% o, nel caso di grave inadempienza, la destituzione dell’incarico.
 
Data di pubblicazione: 16 gennaio 2013, ultimo aggiornamento 26 febbraio 2013

Da - http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=3310&area=professioni-sanitarie&menu=intramuraria
18  Forum Pubblico / ARLECCHINO e le altre REALTÀ De' iSEMPLICI. / La cattiva politica genera cattivi Cittadini ... il: Gennaio 18, 2018, 08:56:39
Ci troviamo immersi in aree e settori della società che meritano attenzioni e indagini sulla loro metodica di comportamento: bimbi nell'asilo nido, bambini e ragazzi-e nella scuola, anziani nelle case di ricovero, ecc. ecc.

Inoltre a parte il Sistema Sanitario Regionale di cui parla, in negativo, spesso la cronaca e dove appare visibile sempre di più la sottrazione di servizi ai pazienti-malati; anche il “mondo sorridente” dei dentisti e degli studi odontoiatrici meriterebbero attenzioni maggiori, da parte di organi di difesa dei Cittadini.

Mi pare che finalmente stiamo imparando a non dare, tacitamente, tutto per scontato circa la qualità dei servizi al Cittadino che questa società offre oggi.

La cattiva politica (sia di governo, sia di opposizione) genera cattivi Cittadini in tutti i settori, è tempo di dire Basta!

ciaooo
19  Forum Pubblico / Adriano OLIVETTI. / De Benedetti, e non aggiungo altro. il: Gennaio 18, 2018, 08:54:33
Banche, De Benedetti: "Caso Popolari? Polverone ridicolo. Renzi mi ha deluso ma voterò Pd"

L'Ingegnere ospite di Otto e Mezzo su La7: "Ho detto al mio broker di comprare azioni, ma mi sono anche protetto in borsa: se fossi stato sicuro del decreto perché avrei dovuto farlo?"

17 gennaio 2018

ROMA - "È allucinante tutta la storia, era un segreto di Pulcinella". Carlo De Benedetti, ospite di Otto e Mezzo su La7, parla della telefonata in cui diceva al suo broker di comprare azioni delle Popolari nella convinzione che il governo Renzi avrebbe varato un decreto: "Ne parlavano tutti", ha affermato il presidente onorario del Gruppo Gedi, di cui Repubblica fa parte. "Ne ha cominciato a parlare Amato. Era nel programma di Renzi. È vero che ho dato al mio broker ordine di comprare azioni delle Popolari, ma ho dato, e questo nessuno lo ha scritto, ordine di hedgiare una posizione, ovvero mi sono comunque coperto comprando delle put", ha spiegato l'Ingegnere. "Se uno pensa che una cosa avvenga la settimana dopo, non si fa la protezione". Secondo De Benedetti, "il polverone è stato solo uno sfizio di Vegas, il presidente della Consob, che", ha detto, "vuole candidarsi con Forza Italia".
Banche, De Benedetti: "Riforma Popolari era segreto di Pulcinella. Renzi non mi ha detto niente di particolare"

E, a proposito di elezioni, De Benedetti ha dichiarato che "vedendo qual è l'offerta politica", nonostante si senta "deluso da Renzi", il prossimo 4 marzo voterà per il Pd: "Mi sembra l'unica offerta di governabilità del Paese non nel senso delle idee ma degli uomini". Di Maio, ha aggiunto "sarebbe un disastro per il Paese, l'incompetenza al potere, se penso che Di Maio possa essere il premier di questo Paese dico che ha ragione mille volte Berlusconi a dire che bisogna scappare, per il suo curriculum non è adatto a fare il presidente del Consiglio".

De Benedetti ha rivelato che proprio Berlusconi lo chiamò dopo l'intervista in cui Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, dichiarò che tra lui e Di Maio avrebbe votato per l'ex Cavaliere. L'ingegnere ha definito la frase di Scalfari "una stupidaggine" e alla domanda se l'ex direttore di Repubblica fosse un ingrato per aver liquidato le sue critiche su questo punto, l'ex editore ha risposto "Assolutamente sì. Con me deve stare zitto, gli ho dato un pacco di miliardi". De Benedetti ha chiarito che i suoi rapporti con Repubblica attualmente sono "assenti", ma ha smentito di voler fondare un altro quotidiano: "Mai nella vita, io sono monogamo in questo senso", ha detto.

L'Ingegnere ha anche negato di aver mai parlato con la sottosegretaria Maria Elena Boschi a proposito di Banca Etruria: "Non scherziamo, perché avrebbe dovuto parlare con me di Banca Etruria?".

© Riproduzione riservata 17 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/17/news/de_benedetti_otto_e_mezzo-186705317/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1
20  Forum Pubblico / ARLECCHINO e le altre REALTÀ De' iSEMPLICI. / Sono centinaia le assurdità che affliggono i Cittadini Italiani e tra queste... il: Gennaio 18, 2018, 08:51:32
Sono centinaia le assurdità che affliggono i Cittadini Italiani e tra queste molte sono tragedie.

Tragedie di cui i politici dello "schiamazzo", non vogliono avere coscienza e impegnarsi a risolvere in positivo.

Molto più semplice esprimere baggianate, falsità e "bufale impazzite", da far ruminare alla parte più squallida di noi Italiani.

Da FB del 17/01/2018
21  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / MONICA RUBINO. Gori: "Con Leu saremmo pari nei sondaggi con Fontana. ... il: Gennaio 18, 2018, 08:49:49
Regionali, Gori: "Con Leu saremmo pari nei sondaggi con Fontana. Non sprechiamo occasione storica"
Il candidato del Pd alla presidenza della Lombardia torna sul tema della mancata intesa con Liberi e uguali: "Abbiamo obiettivi comuni, le divisioni sono tutte politiche"

di MONICA RUBINO
17 gennaio 2018

ROMA - "Non sprechiamo l'occasione storica di porre fine a 23 anni di governo della destra". Il sindaco di Bergamo e candidato del Pd alla presidenza della Lombardia Giorgio Gori, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, non nasconde il suo rammarico di fronte alla mancata intesa con Liberi e uguali, che ha schierato Onorio Rosati. E cita gli ultimi sondaggi, che lo vedono cinque punti dietro ad Attilio Fontana, il candidato salviniano del centrodestra: "Fontana non è in largo vantaggio, è in stretto vantaggio, di cinque punti. Gori più Rosati sarebbero pari".

"Altri appelli non ne faccio - continua Gori incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini - Dico solo che abbiamo obiettivi comuni, in tutte le situazioni in cui ci troviamo a ragionare, dall'ambiente alla sanità, troviamo comunanza di idee. Le divisioni sono tutte politiche". E ritiene che la ragione del no di LeU a un'alleanza per le regionali in Lombardia "stia a Roma, nella profonda avversione a Matteo Renzi" che "offusca" certi dirigenti, per i quali "perfino far vincere uno come Fontana diventa secondario". Gori ammette di aver apprezzato chi si è espresso a favore di un'intesa, come il governatore toscano Enrico Rossi. E si augura di "risentire nuovamente Grasso".

Quanto all'uscita infelice di Fontana, che ha difeso a Radio Padana la "razza bianca", Gori commenta: "Nella Costituzione il termine 'razza' è impiegato in senso opposto, cioè per superare le discriminazioni e andare oltre. Che Fontana, da avvocato, non lo capisca è un problema". E aggiunge: "ll suo è stato un lapsus freudiano, ha detto quello che pensa. Non credo debba ritirarsi dalla corsa. Ma la Lombardia non è una regione di razzisti".

"Gli immigrati arrivati dall'Africa sono 500mila persone, meno dell'1% della popolazione. Non si può parlare di invasione. La gente è contro l'immigrazione incontrollata, che tracima nell'illegalità, spiega ancora il sindaco di Bergamo. Anche il ragionamento 'rubano lavoro agli italiani', "è una sciocchezza. Sto andando in giro per la Lombardia e sto incontrando imprenditori che hanno difficoltà a trovare operai da assumere", conclude Gori.

© Riproduzione riservata 17 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/17/news/giorgio_gori_lombardia_circo_massimo-186657574/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P1-S2.3-T1
22  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / FLAVIA AMABILE C’è chi per curarsi è costretto a indebitarsi ma molti rinunciano il: Gennaio 18, 2018, 11:25:22
Più di 120 giorni per una mammografia. Intrappolati nelle liste 31 milioni di malati
Situazione più grave al Sud: il 70 per cento dei cittadini attende per mesi.
C’è chi per curarsi è costretto a indebitarsi ma molti rinunciano alle terapie
Il programma nazionale di governo delle liste d’attesa 2010-2012 è tuttora in vigore ma disatteso.
Regioni e ASL dovrebbero pubblicare sui loro siti gli elenchi con le 58 prestazioni e i relativi tempi di attesa ma i dati divulgati risultano essere imprecisi

Pubblicato il 18/01/2018

FLAVIA AMABILE
ROMA

Può capitare di aver bisogno di un esame o di una visita in tempi rapidi. Ma può anche capitare che la risposta sia un appuntamento dopo mesi, a volte persino dopo più di un anno. Chi ne ha la possibilità paga e si rivolge al settore privato. Chi non può si rassegna ad aspettare e sperare che tutto si risolva comunque nel migliore dei modi. 

È la crudele realtà della sanità pubblica italiana con il lievitare delle liste d’attesa che creano un potente divario tra chi, in caso di bisogno estremo, può permettersi un’alternativa, e chi non può. Il Censis ha fornito anche le cifre di questo fenomeno che quasi tutti hanno vissuto sulla propria pelle: sono 31,6 milioni gli italiani che si sono trovati in questa situazione ma le cifre possono diventare estremamente più drammatiche se si considerano le diverse aree geografiche: è accaduto al 72,9% dei residenti al Sud-Isole, al 68,9% al Centro, al 54,3% al Nord-Est ed al 50,8% al Nord-Ovest. È accaduto anche al 64,7% dei non autosufficienti ed al 72,6% delle famiglie con figli fino a 3 anni. 

Accade soprattutto quando si ha bisogno di visite presso medici specialisti: il 52% degli italiani dichiara di avere optato per uno specialista privato a causa dell’attesa troppo lunga per l’accesso al pubblico.

I tempi che fanno fuggire dalla sanità pubblica chi ha i mezzi per farlo sono 67 giorni di attesa media per una visita cardiologica. Nella migliore delle ipotesi si aspettano 51 giorni nel Nord-Est, nella peggiore 79 giorni nel Centro Italia. 

Per una visita ginecologica bisogna mettere in conto una media di 47 giorni, che diventano 32 nel Nord Est ma possono arrivare a 72 al Centro. 

Per la visita oculistica si aspettano 87 giorni: vuol dire la bellezza di 74 giorni al Sud-Isole e di 104 giorni, più di tre mesi, al Nord-Est. Per la visita ortopedica siamo su una media di 66 giorni, con 53 giorni al Nord-Ovest e un picco di 77 giorni nell’area Sud-Isole. Per una colonscopia si attendono 93 giorni, passando da un minimo di 50 giorni al Nord-Est ad un massimo di 109 giorni al Centro. Per una mammografia la media è di 122 giorni, passando da un minimo di 89 giorni al Nord-Ovest e arrivando a 142 giorni (quasi cinque mesi) al Sud. Per un’ecografia 62 giorni, con un minimo di 42 giorni al Nord-Ovest fino alla media di 81 giorni al Centro. Per una risonanza magnetica 80 giorni, da 50 giorni al Nord-Ovest a 111 giorni al Sud.

Si dirà che è un problema antico e che si sta provando a intervenire. In realtà le liste d’attesa, nonostante le numerose denunce, sono in aumento. Negli anni che vanno dal 2014 al 2017, il Censis ha registrato che, per esempio, le attese per le visite cardiologiche sono aumentate di 8 giorni. Identico l’aumento per chi ha provato a prenotare una visita ginecologica mentre per le visite oculistiche e ortopediche si aspettano ben 18 giorni in più. Per le mammografie l’attesa è addirittura raddoppiata passando da 62 a 122 giorni. 

Tempi di attesa molto lunghi anche nelle segnalazioni ricevute nel 2016 da Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato. Per gli interventi chirurgici, le aree specialistiche più interessate da ritardi sono quella ortopedica (30,7% nel 2015, 28,4% nel 2016), di chirurgia generale (9,8% nel 2015, 14,3% nel 2016) e persino l’area oncologica che dovrebbe essere invece particolarmente urgente (13,1% nel 2015, 12,6% nel 2016). 

Cittadinanzattiva fornisce anche i tempi segnalati per alcune prestazioni specifiche: protesi al ginocchio, cataratta e chirurgia vascolare, tutti con attese di 12 mesi. Si attende anche per gli esami diagnostici: il 19% gli italiani hanno denunciato lunghe attese per un’ecografia, nel 10,5% dei casi per una Tac e nel 10% per una radiografia. In realtà un’alternativa ci sarebbe: se le attese sono incompatibili con i propri bisogni di cura, si ha diritto a esigere la prestazione in tempi certi, in base a quanto stabilisce il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (Pngla) 2010-2012, tuttora in vigore. Però la realtà trova sempre un modo per aggirare le regole. Il Piano Nazionale prevede anche che Regioni e Aziende sanitarie debbano pubblicare sui loro siti ufficiali gli elenchi con le 58 prestazioni e i relativi tempi di attesa. Ma in base alle indagini a campione condotte da Cittadinanzattiva nel 2016 emerge soprattutto tanta approssimazione: attese medie invece di tempi reali, dati non aggiornati, non leggibili, a volte del tutto assenti. 

Uno scenario perfetto per il proliferare di scorciatoie non sempre legali. Secondo un’indagine del Censis, nel 2016 13,5 milioni di italiani hanno saltato la lista di attesa ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni oppure facendo regali. L’ultimo Rapporto «Curiamo la corruzione» curato da Transparency International Italia, Censis, ISPE Sanità e RiSSC, conferma che la gestione delle liste di attesa è tra le aree dove maggiore è il rischio di corruzione in sanità. La conseguenza è un aumento delle spese di tasca propria creando «un gorgo di difficoltà e disuguaglianze che risucchia milioni di persone e che, ad oggi, è troppo poco compreso», come rileva il Censis. 

Ci sono almeno 13 milioni di italiani hanno avuto difficoltà economiche con, ad esempio, una riduzione del tenore di vita, 7,8 milioni che hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi e/o indebitarsi. Infine 1,8 milioni di persone sono entrate nell’area della povertà, sono una nuova categoria: i «saluteimpoveriti».

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Da - http://www.lastampa.it/2018/01/18/italia/cronache/pi-di-giorni-per-una-mammografia-intrappolati-nelle-liste-milioni-di-malati-nb51EpzlxJyntED19VWpiJ/pagina.html
23  Forum Pubblico / ARLECCHINO e le altre REALTÀ De' iSEMPLICI. / Le associazioni di Difesa dei Cittadini (consumatori e non ) sono attivi? il: Gennaio 17, 2018, 12:39:46
Ci troviamo immersi in aree e settori della società che meritano attenzioni e indagini sulla loro metodica di comportamento: bimbi nell'asilo nido, bambini e ragazzi-e nella scuola, anziani nelle case di ricovero, ecc. ecc.

Inoltre a parte il Sistema Sanitario Regionale di cui parla, in negativo, spesso la cronaca e dove appare visibile sempre di più la sottrazione di servizi ai pazienti-malati; anche il “mondo sorridente” dei dentisti e degli studi odontoiatrici meriterebbero attenzioni maggiori, da parte di organi di difesa dei Cittadini.

Mi pare che finalmente stiamo imparando a non dare, tacitamente, tutto per scontato circa la qualità dei servizi al Cittadino che questa società ci offre oggi.

La cattiva politica (sia di governo, sia di opposizione) genera cattivi Cittadini in tutti i settori, è tempo di dire Basta!

ciaooo
24  Forum Pubblico / OPINIONISTI e giornalismo d'inchiesta. / GOFFREDO DE MARCHIS. Berlusconi ad Hammamet, Bobo Craxi conferma: "Lo sapevo... il: Gennaio 17, 2018, 12:24:18
Berlusconi ad Hammamet, Bobo Craxi conferma: "Lo sapevo da fonti tunisine"
Arcore smentisce, ma il figlio dell'ex segretario socialista morto 18 anni fa conferma la notizia della partecipazione del leader di Forza Italia alla commemorazione in Tunisia.
La visita forse saltata per le tensioni nel Paese per le proteste riprese nelle piazze

Di GOFFREDO DE MARCHIS
14 gennaio 2018

ROMA - Silvio Berlusconi smentisce il suo viaggio ad Hammamet e Tunisi per commemorare Bettino Craxi nel diciottesimo anniversario della morte e per vedere il presidente tunisino Essebsi. "Non è prevista nessuna visita del presidente Berlusconi ad Hammamet nelle prossime settimane. La notizia è destituita di ogni fondamento", scrive la segreteria del leader di Forza Italia. Ma il figlio dell'ex segretario socialista conferma, come ha scritto Repubblica, la richiesta di incontro partita da Arcore. Proprio per la data dell'anniversario.

"Anch'io avevo sentito da fonti tunisine che il Presidente Berlusconi sarebbe andato in vista dal Presidente Essebsi. Sarebbe stata un'occasione per rinnovare l'amicizia mediterranea ed anche per un gradito omaggio a una Storia Italiana che ha avuto epilogo ad Hammamet", è la versione di Bobo Craxi diffusa su Twitter. E' possibile dunque, sempre che la missione non venga rimessa in agenda nelle prossime ore, che abbiano pesato nella rinuncia i giorni difficili che sta vivendo la Tunisia con proteste di piazza contro il governo, proprio in occasione del ricordo della Primavera araba e della rivoluzione tunisina.
 
Bobo Craxi - @bobocraxi
Anch’io avevo sentito da fonti tunisine che il Pres. Berlusconi sarebbe andato in visita dal Presidente Essebsi. Sarebbe stata un’occasione per rinnovare l’amicizia mediterranea ed anche per un gradito omaggio ad una Storia Italiana che ha avuto epilogo ad Hammamet.
6:10 PM - Jan 14, 2018

Anche la figlia del leader socialista è intervenuta: "Figurarsi se proprio Berlusconi, un sincero amico che non ha mai mancato in tutti questi anni di testimoniare la sua vicinanza attraverso messaggi, lettere pubbliche e dichiarazioni varie - e non certo a ridosso di occasioni elettorali - debba chiedere autorizzazioni preventive o altro per venire ad Hammamet. Sarebbe accolto a braccia aperte, anche se io non ho informazioni sul viaggio". Ha parlato anche Matteo Salvini, alleato del Cavaliere alle prossime elezioni, a In mezz'ora: "Sono scelte. E non le commento. Non voglio tediare gli elettori. Ma Berlusconi è liberissimo di andare in Tunisia". Poi, è arrivata la precisazione da Arcore.   

© Riproduzione riservata 14 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/14/news/berlusconi_craxi_bobo_viaggio_hammamet-186495173/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S2.5-T2
25  Forum Pubblico / POLITICA di OPPOSIZIONE al CENTROSINISTRA. / Berlusconi: "Mezzo milione di migranti in Italia per delinquere. il: Gennaio 17, 2018, 12:20:25
Berlusconi: "Mezzo milione di migranti in Italia per delinquere.
Recupereremo 40 miliardi dall'evasione “
L'ex Cavaliere ha attaccato i Cinque Stelle: "Più pericolosi dei comunisti del '94, con loro andrebbe al potere la magistratura militante. Andate a votare, non consegniamo l'Italia a chi odia i ricchi" 

14 gennaio 2018

ROMA - "I Cinque Stelle sono più pericolosi dei comunisti del '94". Silvio Berlusconi, senza mezzi termini. Descrive quella che, secondo lui, è l'urgenza della sua nuova discesa in campo per le elezioni politiche di marzo: "Più di vent'anni fa mi opposi alla vittoria del partito comunista. Grazie alla creazione di Forza Italia riuscimmo ad evitare questo gravissimo pericolo. Oggi in campo c'è una formazione ancor più pericolosa, che somiglia più a una 'setta' che a un partito".

Ospite del programma televisivo di Canale 5, "Domenica live", condotto da Barbara D'Urso, l'ex presidente del Consiglio ha attaccato il Movimento di Beppe Grillo, ritenuto il principale avversario per la sfida elettorale: "Se vincessero i Cinque Stelle, potrebbero portare al governo gli esponenti peggiori della magistratura militante". E, tra i vari annunci, ha rinnovato l'invito di recarsi alle urne il 4 marzo: "In questa situazione non andare a votare è come suicidarsi. Una vittoria del M5S consegnerebbe l'Italia non solo a chi non è preparato, ma anche a chi porta invidia e odio verso chi è ricco".

Da Ivrea il leader del Movimento, Luigi Di Maio, respinge le accuse di incompetenza della classe dirigente grillina arrivate da Berlusconi e da Renzi: "Stanno arrivando professori universitari, ricercatori, tante persone che vogliono metterci la faccia. L'Italia va a picco per causa loro e questi qua vengono a dire che noi siamo incompetenti?", ha scritto su Facebook, respingendo anche le accuse contro le amministrazioni 5 Stelle di Torino e Roma. "Triplicheremo il numero dei nostri parlamentari", ha affermato.

Durante la trasmissione l'ex Cavaliere ha presentato i punti principali di quello che sarà il programma elettorale di Forza Italia. Ai primi posti, la sicurezza e l'immigrazione: "Ogni venti secondi si verifica un reato, ogni 4 minuti un furto in un negozio e ogni due giorni si verificano tre rapine in banca. Questo perchè alla criminalità italiana si è aggiunta la criminalità di 466mila immigrati in Italia che per mangiare devono delinquere".

Di conseguenza, l'attacco all'Europa e alla gestione dei flussi migratori: "I carabinieri dicono che la prima cosa che viene svaligiata in un appartamento è il frigorifero, dobbiamo intervenire con l'Europa per stipulare trattati con i Paesi costieri e procedere a portare questi migranti indietro. Oggi i Paesi limitrofi hanno chiuso le loro frontiere. Li abbiamo tutti noi. Bisogna ritornare - ha poi aggiunto - a una presenza capillare di polizia e carabinieri nelle città. La presenza di una divisa, da sola, allontana coloro che sono male intenzionati".

Non si è fatta attendere la risposta, tramite Facebook, del segretario del Pd Matteo Renzi: "Berlusconi ha detto che l'emergenza dei migranti è tutta colpa di Renzi e della sinistra che hanno firmato il trattato di Dublino. Quel trattato - sbagliatissimo e che noi stiamo chiedendo di cambiare - non l'ha firmato il mio Governo. Era il 2003. Quel trattato sbagliato che ha messo in difficoltà l'Italia lo ha firmato il Governo della Repubblica guidato da Silvio Berlusconi".

Per ridare spinta all'economia, la ricetta scelta è la lotta all'evasione: "Il primo anno ci saranno entrate per circa 30 miliardi di euro, ma andremo a prendere questi soldi, almeno 40 miliardi, dalla non elusione e dalla mancata evasione. Sarà un toccasana per l'erario, le imprese e l'economia". Soldi con cui l'ex presidente del Consiglio intende innalzare le pensioni minime a mille euro che sarà valida anche per le mamme che non hanno mai versato i contributi.

Una delle soluzioni proposte per stimolare e facilitare i pagamenti è l'introduzione della flat tax, un'unica imposta annuale: "Oggi è difficilissimo compilare il 730. La flat tax è una tassa uguale per tutti, per famiglie e imprese. Dove è stata applicata ha dato risultati straordinari. C'è un'unica aliquota che sarà pari o inferiore all'aliquota più bassa di quella che c'è oggi, il 23 per cento. Ci sarà un modulo da una pagina e non più di sedici pagine".

Infine una battuta sulla cessione del Milan: "Tutte le volte che ci sono campagne elettorali e che si profila una mia vittoria, ne inventano di tutti i colori. Questa volta si inventati una notizia prontamente smentita dalla procura: il fatto che mi sia approfittato della vendita del Milan per portare in Italia capitali che erano fuori dal Paese. Non solo non è vero - ha concluso - ma farlo sarebbe da persone senza intelligenza visto il clamore mediatico e la difficoltà dell'operazione".

© Riproduzione riservata 14 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/14/news/berlusconi_cinque_stelle_piu_pericolosi_dei_comunisti-186492447/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S2.5-T1
26  Forum Pubblico / POLITICA di OPPOSIZIONE al CENTROSINISTRA. / ALDO FERRARA - LETTERA APERTA A PIETRO GRASSO il: Gennaio 17, 2018, 12:08:43
LETTERA APERTA A PIETRO GRASSO
   
ALDO FERRARA
14 gennaio 2018

Il fardello del ruolo che Ella ricopre come Seconda Carica dello Stato riconosce comprensione e fiducia nella Sua Persona. Forse sarebbe stato meglio liberarsene prima della campagna elettorale, avrebbe avuto più libertà ed esatto maggiore considerazione.

Volge al termine la gittata parabolica della settimana scorsa circa le tasse universitarie. Ora prima che qualcuno del suo gruppo si metta a parlare di sanità, ci perdoni la presunzione di dare lo stato dell’arte.

Le è certamente noto l’esito dell’Indagine della Commissione Sanità del Senato in cui si fa voti perché si correggano alcune distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale. (http://www.glistatigenerali.com/sanita_universita-scienze/giu-le-mani-dallart-32-onora-il-malato/).

L’elenco siderale dei problemi è demandato ad altri nella prossima Legislatura e ci si augura che le situazioni si correggano. Come dire “Brevi cenni sull’Universo”.

1. Lo slogan “Per tutti e non per pochi” vale soprattutto per una sanità incorreggibilmente avviata verso la fase della sussidiarietà assicurativa. Dunque ci chiediamo se questa sinistra, che Ella rappresenta e guida, voglia la privatizzazione malcelata o mantenere lo spirito universale e globale dell’assistenza per tutti. Come noto, le principali Compagnie Assicurative hanno sede in aree politicamente strategiche per il Suo gruppo e potrà esserLe molto difficile tenere per la Sanità programmi indipendenti.

L’altro problema, non disgiunto dal precedente, è l’aziendalizzazione, con tutte le sue storture (una per tutte il DRG) che, oltre a evocare fenomeni di corruzione, ha provocato il guasto gravissimo di ritenere il malato e le sue sofferenze semplicemente un costo e una spesa.

2. Come Le è certamente noto, il disavanzo del Sistema Sanitario Regionale (SSR) che ha imposto i Piani di Rientro è tale da imporre una revisione del Titolo V appena si possa, ossia a Legislatura appena dischiusa. Non è concepibile infatti che il PIL regionale venga devoluto tra il 76 e l’80% alla Salute e i malati della Calabria, Basilicata e altre Regioni disastrate si trasferiscano con pendolarismo sanitario aumentando a dismisura le liste d’attesa degli Ospedali Metropolitani di Milano, Torino e Roma, dove la lista d’attesa inizia già a Fiumicino.

3. Le quali Liste hanno come causa primaria non già solo l’afflusso dei migranti sanitari (oltre a quelli politici ed economici) bensì la desertificazione della Medicina Territoriale, la chiusura dei Ospedali periferici o di terza categoria che invece dovrebbero essere riadattati a Centri di Primo Intervento (diagnostico e terapeutico).

4. Dia, con lo stile moderato ed elegante che La contraddistingue, una reprimenda sul tormentone “Vaccini”. Lasciando agli esperti le discussioni di merito, che sono molte e complesse e di cui spesso si è dovuta occupare con buon senso la Magistratura, (http://www.glistatigenerali.com/salute-e-benessere_sanita/chiarezza-finalmente-su-vaccino-mpr-e-spettro-autistico/) si deve arrestare la diatriba rovinata sul piano inclinato e assai scivoloso della Curva Sud vs Curva Nord. Dia un segnale di serietà e si imponga per porre fine a queste modalità che danno solo disdoro a chi le utilizza.

5. Lanci un segnale di trasparenza, dal Suo alto ruolo di Magistrato. Come certamente Le è noto, recenti indagini di Transparency International Italia, Censis, Ispe-Sanità e Rissc puntano il dito almeno su un’azienda sanitaria ogni tre (37%) per episodi di corruttela negli ultimi 5 anni, non affrontati in maniera appropriata e confermando i circa 6 mld dissipati in corruzione sanitaria. E lanci un segnale su possibili conflitti di interesse che, a vario titolo ed in diverse modalità, coinvolgono il mondo della Sanità con l’Industria.

6. Ma soprattutto Signor Presidente ci dica la verità sul pensiero di LeU: siamo d’accordo per aumentare la presenza dello Stato nei Servizi Pubblici, quelli con la “S” per intenderci (Scuola, Sanità, Sicurezza ed anche Trasporti) o rincorrete anche voi il miraggio delle Privatizzazioni che tanto fallimento hanno procurato?

Con stima

Da - http://www.glistatigenerali.com/partiti-politici_salute-e-benessere/lettera-aperta-a-pietro-grasso/
27  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / Errori antichi, commessi da personaggi nuovi alla politica, a chi servono il: Gennaio 15, 2018, 12:13:16
Siamo alle solite: come sempre avvenuto nella sinistraSinistra, si porta l'attacco all'avversario come persona con paragoni indegni di una sana opposizione.

Le politiche attuate dagli ultimi governi sono quelle del PD (Letta, Renzi e Gentiloni).
Dire di non avere nessun odio per il PD, ma dimostrarlo verso le persone a chi giova?

Errori antichi, commessi da personaggi nuovi alla politica, a chi servono? 
Non certo agli Italiani.

ggiannig
Su Fb commento a Grasso del 15/01/2018
28  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / MONICA RUBINO. Grasso: "Nessuna pregiudiziale verso il M5S. Renzi ha attuato ... il: Gennaio 15, 2018, 12:09:37
Grasso: "Nessuna pregiudiziale verso il M5S. Renzi ha attuato le politiche di Berlusconi"
Il leader di Liberi e uguali a Circo Massimo su Radio Capital.
Sulle elezioni regionali: "Nessun odio verso il Pd, in Lombardia non c'erano i presupposti per un accordo"

Di MONICA RUBINO
15 gennaio 2018

ROMA - "Non siamo una forza politica irresponsabile ma rigorosa: se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare". Con questa motivazione Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali spiega a Circo Massimo su Radio Capital perché il suo partito ha deciso di sostenere il candidato del Pd Nicola Zingaretti nel Lazio e non appoggiare Giorgio Gori in Lombardia. Incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini afferma poi che LeU non ha "nessuna pregiudiziale nei confronti dei Cinquestelle". E accusa Renzi "di aver messo in pratica le politiche di Berlusconi".

• IN LOMBARDIA NON CI SONO PRESUPPOSTI PER INTESA
"Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi - spiega il leader di Leu - e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall'assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica. Sono contro il personalismo della dirigenza".

"Non c'è nessun rancore né odio nei confronti del Pd - continua il presidente del Senato -  Erano state proposte delle primarie e invece si è avuto un candidato imposto. Gori ha appoggiato il referendum autonomista di Maroni, non ha dimostrato nessuna visione in discontinuità rispetto alle attuali politiche del Pd. Tutto questo è stato valutato dalla base, che aveva il polso della situazione". E precisa: "Il punto non è vincere o perdere ma che cosa andiamo a fare. Se c'è o meno una svolta nelle politiche regionali".

• RENZI HA ATTUATO LE POLITICHE DI BERLUSCONI
Poi aggiunge: "Su scala nazionale non ci sono i presupposti per un'intesa. Le politiche del Pd vanno da un'altra parte, lo stesso Renzi ha detto che è riuscito a fare quel che Berlusconi non ha fatto. Se si continuano a percorrere le direzioni che vanno fuori dal centrosinistra, non possiamo essere d'appoggio e di aiuto al Pd".

• NO A PREGIUDIZIALI VERSO IL M5S
Grasso chiarisce che le frizioni con Laura Boldrini in merito alla questione del rapporto con il M5S sono già risolte: "Per Leu il pluralismo è normale, le polemiche sono spesso giornalistiche e sono rientrate. Ci sono posizioni diverse da ricondurre a unità". E definisce i Cinquestelle "un soggetto politico con cui fare i conti", anche se sono "inaffidabili, ondivaghi, con loro è difficile trattare". Non si sbilancia su possibili accordi, tuttavia afferma che Leu non ha nessuna pregiudiziale contro il Movimento: "Useremo lo stesso metodo adottato in Lombardia e Lazio, valuteremo il loro programma". In ogni caso l'unica vera pregiudiziale culturale e ideologica "è nei confronti della destra".

• ABOLIRE BUONA SCUOLA E JOBS ACT
Tra le riforme da abolire Grasso cita la Buona scuola, "che ha scontentato un po' tutti" e il Jobs Act, che "ha creato lavoro precario: lavoriamo di più e guadagniamo di meno". Ma anche la legge Fornero è da rivedere: "Il sistema pensionistico non è equo, penso a dare un futuro anche ai precari".

• LE QUESTIONI APERTE CON IL PD
Secondo il leader di Leu, inoltre, il cambio di tono di Matteo Renzi che non si propone più direttamente come futuro premier, è positivo ma non sufficiente. E anche "Gentiloni, seppure abbia creato un clima diverso - aggiunge - ha compiuto scelte in linea con quelle di Renzi". Poi conclude: "Non chiedo passi indietro a nessuno. Sono io che voglio fare passi avanti. E poi sono loro che vanno indietro da soli. Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Votare per noi può far costituire un centrosinistra che invece va perdendo pezzi da tutte le parti".

Quanto alla querelle aperta con il Pd, che pretende da Grasso la restituzione dei contributi arretrati al partito, l'ex magistrato risponde: "Un lato squallido della campagna elettorale: nessun presidente del Senato o Camera ha mai dato un contributo alla sua parte politica. Non me l'hanno mai chiesto, nemmeno quando mi hanno proposto di candidarmi in Sicilia. Solo quando ho accettato di guidare Liberi e uguali. Pensare che sia io il responsabile della cassa integrazione dei lavoratori del Pd è veramente squallido".

© Riproduzione riservata 15 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/15/news/pietro_grasso_circo_massimo_radio_capital-186515128/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
29  Forum Pubblico / ECONOMIA / De Benedetti alla Consob: «Ecco cosa mi ha detto Renzi sulle Popolari» il: Gennaio 14, 2018, 12:11:52

IL VERBALE SEGRETO DELL’AUDIZIONE

De Benedetti alla Consob: «Ecco cosa mi ha detto Renzi sulle Popolari»

    –di Lorenzo Bagnoli* e Angelo Mincuzzi 11 gennaio 2018

«Allora, con le nostre controparti ... avevamo fatto 620 milioni, di cui le Popolari solo 5. Tutte le altre operazioni hanno il taglio di 20, ma se io avessi saputo, avrei fatto 20 anche sulle Popolari, o di più, e ho fatto meno! Cioè è una roba che è un controsenso. Cioè questa è la prova provata che, che io non sapevo niente della, della, dei tempi ...». Sono le 11,15 dell'11 febbraio 2016 e Carlo De Benedetti è negli uffici della Consob in via Broletto 35 a Milano.

L’ingegnere è stato convocato «ai sensi dell'articolo 187-octies, comma 3, lettera c), del decreto legislativo numero 58/1998 nell'ambito di indagini amministrative relative a ipotesi di abuso di informazioni privilegiate con riguardo a operazioni effettuate da Romed Spa il 16 e il 19 gennaio 2015 su azioni ordinarie Banco Popolare, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Ubi Banca, Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio». A porgli le domande sono Maria Antonietta Scopelliti, responsabile divisione Mercati della Consob, e il responsabile dell'Ufficio abusi di mercato, Giovanni Portioli.
In quei giorni del 2015, poco prima che il governo Renzi varasse il decreto per trasformare le Popolari in Spa nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio, qualcuno aveva operato in Borsa sui titoli delle banche coinvolte.

    i retroscena dagli atti Consob 10 gennaio 2018

Popolari, De Benedetti «informato» da Renzi. Procedimento verso archiviazione ma è polemica

«Un'operatività potenzialmente anomala di alcuni intermediari, in grado di generare plusvalenze per 10 milioni di euro», racconterà l'allora presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in un'audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera l'11 febbraio 2015. Tra gli intermediari sui quali la Consob in quei giorni concentra l'attenzione c'è anche la Romed, società di trading presieduta fino a gennaio 2015 da Carlo De Benedetti.
Davanti ai funzionari della Consob, l'ingegnere si difende dalle ipotesi accusatorie e racconta degli incontri avuti con il premier Matteo Renzi il 15 gennaio 2015 e con il direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, il 14 gennaio. Afferma che entrambi gli interlocutori gli parlarono incidentalmente della imminente riforma delle popolari ma che nessuno di loro accennò né ai modi né ai tempi delle misure.

Nella sua audizione, De Benedetti si dilunga anche sulle colazioni periodiche con l'ex premier, sugli incontri con il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e sull'amicizia con Maria Elena Boschi. E sostiene di essere il vero “padre” del Jobs Act.

L’incontro in Bankitalia
I funzionari della Consob esordiscono spiegando che De Benedetti ha la facoltà di non rendere dichiarazioni ma l'ingegnere sceglie di rispondere alle domande e le sue parole vengono dunque registrate e trascritte in un verbale che Irpi (Investigative reporting project Italy) e il Sole 24 Ore hanno potuto leggere.
Il racconto parte dal 14 gennaio 2015, quando l'allora presidente del gruppo Espresso incontra il direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. «Ero tornato dalle vacanze ed ero andato a trovare Panetta in Banca d'Italia - spiega l'ingegnere -, come faccio abbastanza abitualmente o con lui o con Visco, una volta al mese una volta ogni due mesi, non c'è una scadenza precisa ma, diciamo, una consuetudine precisa».

Con Panetta, quel giorno De Benedetti discute soprattutto della situazione della Grecia e del rischio - possibile - di un default. Al termine del colloquio - racconta De Benedetti agli uomini della Consob -, Panetta accompagnandolo all'ascensore accenna al tema delle popolari: «Mi ha detto, “guardi, l'unica cosa, sono negativissimo, sono pessimista, solo lei si illude. Guardi! L'unica cosa positiva che mi pare che finalmente il governo si sia deciso ad implementare quella roba che noi chiediamo da anni e cioé: la trasforma ..., la riforma delle, delle popolari”. Per dire - prosegue De Benedetti -: non mi fece altra affermazione, né date, né di, né di quando, né di che cosa, in che cosa sarebbe consistito, ecco! Mi ha solo detto: “Guardi, con tanta roba che va male, finalmente quella roba lì l'abbiam portata in porto o la porteremo in porto”. Adesso le parole esatte non me le ricordo».

Il responsabile dell'Ufficio abusi di mercato della Consob, Giovanni Portioli, chiede allora a De Benedetti se Panetta gli abbia specificato che il governo avrebbe adottato lo strumento del decreto legge per il provvedimento sulle Popolari. «No - risponde De Benedetti -. Mi ha detto: “Il governo lo farà”. Il governo si è convinto».

    a porta a porta 10 gennaio 2018

Popolari, Renzi sul caso De Benedetti: tutto lecito, se ne parlava sui giornali

La colazione a Palazzo Chigi
Il giorno seguente, il 15 gennaio, alle 7 del mattino, De Benedetti incontra Renzi a Palazzo Chigi. Fanno colazione insieme e discutono soprattutto della situazione in Grecia e di questioni di politica interna. Spiega De Benedetti: «Anche lui - e sembra una condanna - accompagnandomi all'ascensore di Palazzo Chigi mi ha detto: “Ah! Sai, quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo”. Ma proprio mentre un commesso stava aprendo la porta dell'ascensore, quindi non fu parte della conversazione durante la colazione, fu proprio nel dirci: ciao, arrivederci, mi ha detto: “Ah, ti ricordi di quella volta, ti ricordi di quando ti parlai che volevo fare le Popolari? Ecco, lo faremo”. Non mi ha detto con che. Ero già un piede sull'ascensore; non mi ha detto se le faceva con un decreto, con disegno, quando. Non mi ha detto niente, però mi ha detto sta' roba riferendosi ad una conversazione più ampia che avevamo avuto ancora a Firenze su che cos'erano le cose che lui doveva fare».

La telefonata con Bolengo
È a questo punto che l'audizione si concentra sulla telefonata tra De Benedetti e il broker della Intermonte Sim, Gianluca Bolengo, finita in questi giorni sulle pagine dei giornali. La conversazione telefonica avviene tra le 9,02 e le 9,10 di venerdì 16 gennaio 2015, quindi il giorno dopo il breakfast con Renzi e due giorni dopo l'incontro con il direttore generale di Bankitalia.

I funzionari della Consob leggono a De Benedetti la trascrizione della telefonata e si concentrano soprattutto su una frase pronunciata dall'ingegnere: «Faranno un provvedimento in cui le p... il governo farà un provvedimento in cui le popolari per togliere la storia del voto capitario nei prossimi me... (incomprensibile) una o due settimane».
Sembra che lei abbia avuto un'indicazione precisa sui tempi, gli chiede Portioli. «Non è così», ribatte De Benedetti.

    “«Nessuno mi ha parlato di decreto. Né io con Bolengo ho parlato di decreto. Io mi sono limitato a dire che io sapevo che passava» ”

    Carlo De Benedetti

L'audizione prosegue concentrandosi sull'incontro tra Renzi e De Benedetti ma torna quasi subito sulla telefonata con Bolengo e in particolare su una frase di quest'ultimo quando l'ingegnere gli chiede: «Salgono le popolari?». Bolengo gli risponde: «Sì, se questo su questo se passa un decreto fatto bene salgono». E De Benedetti risponde: «Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa».
L'ingegnere conferma di aver pronunciato quelle parole ma aggiunge: «... nessuno mi ha parlato di decreto. Né io con Bolengo ho parlato di decreto. Io mi sono limitato a dire che io sapevo che passava ma, ripeto, non, ma poi non è neanche nella natura di Renzi quella di parlare della tecnicalità con cui fa le cose. Ecco non, proprio non, è uno molto, è uno molto poco tecnico, ecco».
De Benedetti insiste ancora, più avanti, su questo punto e ai funzionari della Consob tiene a spiegare che «se io avessi saputo e qualcuno mi avesse detto che si trattava di una roba che usciva per decreto martedì, non, non ipotizzo di dire mesi o settimane, dico la prossima settimana».

L’operazione da cinque milioni di euro
De Benedetti ribadisce più volte che se avesse saputo che il governo si apprestava a varare un decreto sulle Popolari pochi giorni dopo non avrebbe certamente investito solo 5 milioni di euro. A gennaio di quell'anno, afferma De Benedetti, «l'operatività della Romed è stata di 620 milioni di cui 5.066.451 solo Popolare, cioè per dirle - prosegue - che questa è un'operazione fuori size perché lei prende tutte le altre operazioni sono almeno da 20 milioni. Quindi noi 5 milioni per noi è un'operazione che non facciamo ... d'altronde noi facciamo 20 miliardi all'anno, se fossimo andati avanti con 5 milioni non li faremmo mai».
«Ma se io avessi saputo - incalza De Bendetti - avrei fatto 20 anche sulle Popolari, o di più, e ho fatto meno! ... ma perché l'avrei fatta così piccola? Se avessi saputo?». Il trading sulle Popolari ha consentito alla Romed di incassare una plusvalenza di 600mila euro.

«Quella - si difende ancora De Benedetti - era mini operazione per il nostro standard ... Cioé se io avessi voluto veramente e fortemente, chiamavo Tronci (Roberto Tronci, all'epoca amministratore delegato della Romed, ndr) e gli dicevo: “Guardi: faccia questa operazione”. Ho detto a Bolengo: “Dica a un suo collaboratore di parlare con Tronci, tanto era per me obiettivamente secondaria, sia in size che nel fatto che la facesse o non la facesse. Se Tronci non l'avesse fatta: pace!».

La copertura del rischio
Un altro elemento che De Benedetti porta in sua difesa è la decisione dell'ex ad di Romed, Roberto Tronci, di coprirsi dal rischio dell'acquisto dei titoli delle Popolari con una strategia di hedging.
Tronci, spiega De Benedetti, «è talmente poco convinto di fare l'operazione che la hedgea (nel testo del verbale la parola è scritta senza l’h iniziale, ndr). Ma se fosse stata un'operazione a tre giorni o quattro giorni o una settimana, che cacchio vai a hedgeare? - si chiede De Benedetti - E tanto è vero che chiude l'hedge il lunedì mattina. Chiuse l'operazione Popolari e chiude l'hedge che ha fatto per cinque milioni esatti, cioè per quella roba lì. Quindi non c'è logica a pensare che uno sapesse che salivano e allora perché la hedgei? ... per spendere dei soldi inutili veramente totalmente inutili. È che Tronci era talmente pessimista sulla Borsa che - data l'indeterminazione temporale dell'operazione sulle Popolari, voleva hedgearsi, ma se avesse saputo che l'opera ... il lasso di tempo che erano tre giorni, pessimista o non pessimista sulla Borsa, non ti hedgei perché, comunque, spendi dei soldi».

C'è un altro fattore su cui De Benedetti insiste, ed è la reputazione personale. «Avendo compiuto 81 anni - afferma - ... non mi caccerei in una situazione dove potrei perdere la reputation anche in relazione al fatto che l'unica cosa che mi è rimasta, per mia volontà, è la presidenza de L'Espresso (lasciata poi il 23 giugno 2017, ndr), che se domani viene fuori che io ho fatto dell'insider trading sulle Banche popolari io posso smettere io posso dimettere dall'Espresso domani mattina, perché è una cosa che non sta bene».

Renzi, Boschi, Visco e il Jobs Act
Per spiegare il contesto all'interno del quale sono avvenuti gli incontri con Renzi e Panetta, De Benedetti racconta ai funzionari della Consob delle sue frequentazioni politiche.

«Io normalmente con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi - fa mettere a verbale - ... e io devo dire che quando lui ha iniziato, quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e io ... mi ha detto: “Senta” ... ci davamo del Lei all'epoca, mi ha detto: “Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli quando sento il bisogno. Gli ho detto: “Guardi! va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se Lei fa una cazzata, io Le dico: caro amico, è una cazzata».

Nel suo ruolo di advisor informale, De Benedetti parla anche del Jobs Act e di un consiglio dato a Renzi quando era ancora sindaco di Firenze: «Io gli dicevo che lui doveva toccare, per primo, il problema lavoro e il job-act è stato - qui lo dico senza, senza vanto, anche perché non mi date una medaglia, ma il job-act gliel'ho, gliel'ho suggerito io all'epoca come una cosa che poteva - secondo me - essere utile e che poi, di fatto, lui poi è stato sempre molto grato perché è l'unica cosa che gli è stata poi riconosciuta».

Gli uomini della Consob gli chiedono poi se abbia incontri con qualcun altro dello staff della presidenza del Consiglio. «No - risponde De Benedetti -. Guardi io sono molto amico di Elena Boschi, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra ma non ... diciamo io, del Governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta. Perché poi sa, quello lì si chiama Governo, ma non è un Governo, sono quattro persone, ecco».

De Benedetti accenna infine - sempre rispondendo a una domanda - ai suoi incontri con il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. «... l'ultima volta ho visto Visco, anziché, anziché Panetta, forse perché Panetta era via, ma poi, perché ho un buon rapporto con Visco da quando lui era all'Ocse per cui ci vediamo anche così per fare quattro chiacchiere ... Visco non parla tanto volentieri dell'Italia; gli piace di più parlare del mondo, ecco».

L'indagine della Consob è stata archiviata. L'istituto ha trasmesso gli atti alla procura di Roma, che ha chiesto l'archiviazione per l'unico indagato, Gianluca Bolengo. Il gip si deve ancora pronunciare.

*Irpi (Investigative reporting project Italy)

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-01-11/de-benedetti-consob-ecco-cosa-mi-ha-detto-renzi-popolari-155756.shtml?uuid=AEBy69fD
30  Forum Pubblico / AUTRICI - DONNE NEL MONDO. / PATRIZIA CAPUA. La pastaia che voleva fare la diplomatica Il protezionismo non.. il: Gennaio 14, 2018, 12:08:13
La pastaia che voleva fare la diplomatica: "Il protezionismo non serve a difendere il nostro grano"
Donna Impresa 74 è Margherita Mastromauro, 48 anni, general manager del Pastificio Riscossa, di Corato, Puglia. Azienda fondata dal bisnonno nel 1902 nella quale è entrata convincendo lo scetticismo del padre. E' stata parlamentare del Pd per una legislatura. Innovazione e ricerca, ampliamento della gamma, sono le strategie per la crescita della sua impresa verso Industria 4.0

Di PATRIZIA CAPUA
07 Gennaio 2018

Nel logo dominato dal colore rosso, c'è uno splendido sole, il grano maturo, una bella mietitrice con la gonna scarlatta e il nome: Riscossa. Gli fu dato negli anni Cinquanta, per imprimere un messaggio di rinascita dopo i patimenti della guerra. E non è mai cambiato. Margherita Mastromauro, 48 anni, general manager, è la quarta generazione nel pastificio della famiglia, nato come un piccolo laboratorio artigianale nel 1902 a Corato, in Puglia, nel cuore delle Murge. Il fondatore Leonardo, suo bisnonno, in quei tempi grami spinse i figli maschi ad emigrare in America per cercare fortuna. Quelli misero su una attività di trasporti di carbone e ghiaccio e qualche tempo dopo se ne tornarono al paese con un piccolo gruzzolo che servì per dare al laboratorio pastaio un primo assetto industriale.

La storia di oggi racconta che il pastificio Riscossa produce 600 mila quintali di pasta all'anno, ha cento addetti, un fatturato di 40 milioni di euro, esporta il 50 per cento in più di 80 paesi nel mondo: in Europa con Germania, Francia, Belgio, Russia e Ucraina, negli Stati Uniti, Canada, Messico, Centro e Sud America, e ancora Giappone, Cina, India, Sud Africa, Australia e Isole del Pacifico.

Margherita Mastromauro, in azienda a fianco del padre Leonardo, presidente, e del fratello Nunzio, responsabile dell'export, ne progetta il futuro industriale 4.0. Si sentiva tagliata per la carriera diplomatica, con la sua laurea con 110 e lode in Scienze Politiche, indirizzo economico e internazionale, all'università di Bari. Era a Roma, poi, a frequentare un master alla Luiss quando venne richiamata in Puglia con la richiesta di seguire l'attività di un altro pastificio e due mulini che la società aveva preso in affitto da un fallimento. È stato il suo esordio da imprenditrice.

"Il mio impegno negli ultimi anni - spiega - si è concentrato su dove dobbiamo andare e cosa dobbiamo fare.

La conoscenza del mercato mi consente di procedere con una certa serenità". Il logo rivisitato e modernizzato, un nuovo packaging, interventi sulla trafilazione e le ricette di fabbricazione, per la general manager sono stati i primi passaggi di una strategia di cambiamento. "Per questo ho avviato un'operazione di rebranding, con l'idea di un'azienda che vuole stare al passo con i tempi, intercettando le nuove tendenze di consumi, ma rivendendo e studiando anche il prodotto classico. In funzione inoltre di un ampliamento di gamma. Abbiamo tanta parte di clienti storici, affezionati a noi da molti anni". E soprattutto puntando sull'alta qualità. "Vogliamo restare lontani dalla competizione sul primo prezzo che fa i grossi volumi, e rendere tutto ciò che facciamo molto concorrenziale. Il nostro pacco della pasta è sempre stato rosso e rosso rimane, ci contraddistingue e in molti ci hanno copiato".

Suo padre, che sulle prime non aveva scommesso su di lei, l'aveva lasciata libera di andarsene in giro per il mondo. "Avevo la passione per le lingue e ho sempre avuto la valigia facile. Oggi in Scozia per corsi di inglese, domani negli Stati Uniti, un'altra volta in Francia, mi sarei anche laureata all'estero ma era troppo all'avanguardia, quello mio padre non lo concepiva". Nel frattempo Riscossa aveva traslocato nella prima zona industriale di Corato, in uno stabilimento moderno. Dagli anni Ottanta ci sono stati diversi momenti di crescita e dal 2000 in poi l'obiettivo è stato quello di incrementare i fatturati.

Il percorso per conquistare il ruolo che ricopre oggi, per Margherita è stato lungo e accidentato. Quando rientra nei ranghi e si dedica all'azienda, passa due anni a gestire insieme ai soci esterni gli impianti rilevati dalla società. "Più tardi ho curato la separazione da questi partner e compiuta la missione che mi avevano affidato, con risultati positivi e salvaguardando gli interessi del nostro marchio, mentre pensavo di tornare alle mie cose e preparare il concorso in diplomazia, mio padre mi ha detto: resta, ci servi qui. Infine sono entrata in Riscossa senza più andar via perché mi sono appassionata".

Dalla Luiss a Roma, a coltivare la sua passione per gli studi e collaborare con l'università, alla fabbrica di Corato: "Mi sono trovata in un contesto diverso, posso dire di aver fatto la gavetta, guidavo per 120 chilometri al giorno, ho girato ogni reparto, ho gestito situazioni con operai e sindacati. Poi ho abbandonato il resto, non riuscivo più a conciliare. In prima battuta mi ha aiutato avere la sponda di mio padre, il confronto costante con lui, ma da parte mia ci ho messo molto, anche sacrificando i miei spazi. Una full immersion che alla fine è servita, ho imparato tanto. Questo settore è competitivo e concorrenziale, i pastifici non sono facilissimi da gestire, chi si improvvisa e pensa: tanto la pasta si mangia, tanto si vende, in realtà si sbaglia perché noi lavoriamo con margini molto ridotti".

È nel comitato di presidenza di Confindustria BariBat (Barletta, Andria e Trani) e come numero uno della sezione Agroalimentare ha affrontato la vertenza con le associazioni di produttori locali sull'importazione del grano dall'estero. "Quando il prezzo del grano è calato, gli agricoltori si sono, dico giustamente, ribellati e hanno utilizzato questa emergenza per sostenere il discorso delle filiere del grano italiano. Per noi aziende pastaie pugliesi è un plus riuscire a incentivare le filiere e adoperare il grano di casa nostra. Tutti i pastifici hanno accolto con favore gli accordi di filiera, si sono attrezzati e hanno messo in commercio prodotti di grano italiano, sebbene in quantità ancora limitate. Ma la via giusta non è quella del protezionismo perché di grano nostro non ce n'è abbastanza e per alimentare le produzioni di pasta ne dobbiamo importare per forza dall'estero. È però necessario che sia materia di qualità. In gran parte la miscelazione avviene per garantire il consumatore sulle performance della pasta, è chiaro quindi che il grano importato debba avere caratteristiche di un certo tipo. Va anche detto che se all'estero porto la mia pasta fatta di grano italiano, questo non è un plus, agli stranieri basta che sia targata made in Italy".

Poi ci sono altri obiettivi. La general manager di Riscossa ha rafforzato la sua partecipazione azionaria nella società, nel segno di un impegno ancora maggiore per il successo del suo brand. "L'intenzione è quella di lavorare per far crescere l'impresa e questo possibilmente anche attraverso sinergie industriali. Lavorerò per trovare delle partnership o per realizzare nuove acquisizioni. Bisogna crescere per essere competitivi. Nella graduatoria dei pastai in Puglia ci siamo noi, Divella e Granoro, che era una costola di Riscossa. In Italia siamo tra i primi dieci, il nostro settore si è molto ridotto dal punto di vista numerico, diversi pastifici nel tempo se ne sono andati, penso ad Amato di Salerno. Prima delle ferie di Natale siamo stati inseriti nel programma di Borsa Elite, anche se per ora non se ne parla".

C'è stata per lei anche la parentesi politica. "Grazie a dio dal punto di vista finanziario l'azienda è sana. Nel 2006 vinsi il premio prestigioso Marisa Bellisario come imprenditrice del sud, ero già in Confindustria, Montezemolo mi cooptò nel Comitato Mezzogiorno. Qualcuno del Pd ha pensato di indicarmi quando c'è stato il tentativo di svolta di Veltroni, non sono mai stata una militante ma certo simpatizzavo col centro sinistra. Nel 2008 mi chiamarono per un'offerta irrinunciabile, numero due della circoscrizione Puglia per la Camera. È stata una bella esperienza, ero appassionata di politica, ma a livello locale quando avevo provato ad avvicinarmi non mi piaceva, mi sembrava di perdere tempo. Il mio ruolo di parlamentare mi ha allontanato abbastanza dall'operatività quotidiana in azienda, perché mi ci sono dedicata il più possibile. Ho seguito i temi che mi interessavano di più: due anni in commissione Ambiente, col piano casa e l'emergenza rifiuti, altrettanti in quella delle Attività produttive, nel rapporto con l'industria, la grande distribuzione, il filone dell'energia. Ora è rimasta la passione, però in senso alto; l'esperienza di partito non è stata esaltante perché il Pd era una realtà molto complessa, difficile inserirsi e anche capirne le dinamiche. Ero nella direzione nazionale del partito, ho fatto parte del gruppo di lavoro sul codice etico. Renzi l'ho conosciuto appena e comunque non ero una sua fan, non mi piaceva il messaggio della rottamazione, un concetto che mi è estraneo. Per natura non sono conflittuale, ma nemmeno disposta a cedere sulle mie idee, se ho delle convinzioni le porto avanti. Nel rapporto con gli operai che lavorano con noi, per esempio, non ci sono per forza contrapposizioni: con i premi obiettivo abbiamo garantito redditi più elevati".

Nel 2007 si è sposata con un imprenditore, sei anni fa è nata Matilde: "Il matrimonio non è mai stato un obiettivo, l'ho sempre considerato qualcosa che dovesse avvenire spontaneamente e così è stato, tanto che mi sono sposata a 38 anni. Io vivo in una famiglia tradizionale, i miei genitori sono insieme da 50 anni". Ha studiato pianoforte facendo esami ai conservatori di Bari e Monopoli. "Ora sono in una fase di nostalgia. Suono pezzi classici, quelli della mia formazione, i romantici mi piacciono di più, e comunque ultimamente mi sono dedicata al jazz di Ludovico Einaudi".

Per ora tante cose le ha dovute accantonare: leggere un libro in santa pace, andare ai concerti. "Ma è un fatto passeggero, la bambina è piccola, i programmi li lascio fare a lei". Non si dilunga dal parrucchiere, però ha un debole per le borse, quelle firmate, e per i gioielli, di cui fa un uso limitato. "Mentre tutti i miei amici vanno a sciare, io sono stata a Montegrotto, alle terme vicino Abano, a dormire nell'acqua calda e a fare passeggiate. Prediligo il mare. Anche se lavorando ne posso godere poco. Quando gli altri vanno in spiaggia a fare il bagno, io indosso il mio tailleur e mi butto in azienda. Sono stakanovista, mi lamento ma non riesco a immaginare una vita diversa. Continuo a viaggiare, anche se con la bambina ho ridotto le trasferte. La tappa di New York è fissa per le fiere, Germania, Francia. Dove è necessario vado. Amo la pastasciutta ma non mettermi ai fornelli, lo faccio da che c'è mia figlia; quando vivevo da sola cercavo di andare a mangiare dalla mamma. Da questo punto di vista sono una contadina, mi piace tutto ciò che è semplice: pane, olio e pomodoro".

© Riproduzione riservata07 Gennaio 2018

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