LA-U dell'ulivo
Ottobre 22, 2019, 08:47:20 am *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
  Home Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
  Visualizza messaggi
Pagine: [1] 2 3 4
1  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 15, 2008, 03:21:07 am
Dalla visita di Veltroni a Casal di Principe:

Citazione
....Il PD chiede al Ministro dell’Interno di intervenire affinché il Prefetto territorialmente competente promuova un tavolo per arrivare urgentemente alla sigla di un “Patto per la sicurezza di Caserta e provincia”, come fatto da Amato nell'ultimo governo Prodi. Un patto come strumento di cooperazione tra istituzioni, Stato ed enti locali, finalizzato all'azione di contrasto alla criminalità deve avere come obiettivi il controllo capillare del territorio, strada per strada, e il recupero della cultura della legalità.

Più forze dell'ordine sul territorio con nuove forze di Polizia; una piena e più razionale utilizzazione di quelle già presenti sul territorio. Il PD chiede inoltre progetti specifici per la Guardia di Finanza e la DIA sul terreno dell’azione di contrasto ai patrimoni della camorra e al riciclaggio; e per il Nucleo operativo ecologico nei confronti dei reati ambientali.

Impediamo alla camorra di fare affari: la stazione unica appaltante.
La stazione unica appaltante è un organismo che espleta le gare d'appalto per tutti i lavori, i servizi e le forniture di interesse comunale, provinciale e degli altri enti che vi aderiscono attraverso la stipula di una convenzione stipulata tra la Prefettura, la Provincia e i Comuni. La stazione consentirebbe di:
1) garantire il massimo controllo e la piena trasparenza nelle procedure di appalto.
2) aumentare l'efficienza delle attività di acquisizione dei beni e dei servizi e di realizzazione dei lavori, soprattutto con riguardo ai piccoli Comuni che dispongono spesso di non adeguate risorse umane e strumentali;
3) affidare le spesso complesse procedure d'appalto ad una struttura specializzata che può più efficacemente garantire funzionalità, efficienza e puntuale rispetto della normativa.
La stazione unica appaltante gestita dalla prefettura gestirebbe tutte le gare, anche per piccoli importi al di sotto delle soglie comunitarie.


Colpiamo la camorra dove fa più male: nel portafoglio.
Il PD propone di istituire un'Agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati o confiscati a organizzazioni criminali. Disposizioni per il potenziamento degli uffici giudiziari e sul patrocinio a spese dello Stato.

Infine il Partito DEmocratico propone di agire applicando rigidamente l'art.41 bis e garantendo la certezza della pena....
2  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 15, 2008, 03:06:38 am
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/isola%20unita55047.pdf
Ottimi interventi, sia di Lumia che di Tano Grasso.
Un fondamentale punto di partenza è proprio il pizzo, e il sostegno delle istituzioni e della politica a chi decide di opporsi, e la condanna di isitutuzioni e politica a chi si fa "complice".
3  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO. inserito:: Luglio 11, 2008, 05:56:05 pm
Invece perchè non proviamo a tenere duro?
Qui da me, nel mio circolo, siamo solo in quattro a buttarci nelle cose, e stiamo cominciando a muovere un pò la situazione. PRoviamoci.
Io, con un briciolo di calma, mi rimetto al lavoro sul discorso dell'antimafia, che può sembrare un lavoro lontano e non alla portata: non credo di poter capovolgere il mondo, ma bisogna partire dalle basi culturali di questo paese, che è compito delle istituzioni promuvere. E allora qualche proposta può nascere.
Ti va di darmi una mano?
4  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO. inserito:: Luglio 11, 2008, 09:27:46 am
IO non ritengo conclusa l'esperienza, ma non parlo per altri...
si può considerare "gruppo" una "coppia"? Felice
Mi piacerebbe andare avanti e come vedi ho provato a lanciare qualche segnale per partire con altro, essendo concluso il lavoro di darwin sugli straordinari... ovviamente ci sono cose che si possono buttare giù di getto su un forum, e ci sono cose che vanno studiate ed analizzate, per cu ila partecipazione qui è più lenta.
MI piacerebbe continuare a lavorare sull'Antimafia... ma a questo punto aspetto di capire se considerate chiusa l'esperienza o meno.
5  Forum Pubblico / GRUPPO di STUDIO: I PARTECIPANTI scrivono... / Re: Arlecchino ci scrive... inserito:: Luglio 10, 2008, 10:13:49 am
Disturbo bipolare
Chi soffre di questa condizione tende a presentare fasi depressive seguite da fasi maniacali.
Le fasi depressive sono caratterizzate da un umore particolarmente basso, una marcata e profonda tristezza e dalla sensazione che non ci sia più nulla in grado di dare piacere. Inoltre, durante queste fasi, il sonno può facilmente aumentare o diminuire, così come l’appetito; concentrarsi su un’attività diventa più difficile. A volte la disperazione ed il senso di vuoto sono così marcati che le persone pensano al suicidio.
Le fasi maniacali, in alcuni casi, sono esattamente il contrario delle fasi depressive. Sono caratterizzate, infatti, da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibile e da un ottimismo eccessivo. Le idee ed i pensieri si accavallano rapidamente nella mente ed a volte diventano così veloci che spesso diventa difficile seguirli. Il comportamento diventa disorganizzato ed inconcludente. L’energia è tanta che spesso chi attraversa queste fasi non sente il bisogno di mangiare o dormire ed ha la sensazione di poter fare qualsiasi cosa, a tal punto da commettere azioni impulsive o compromettenti, come spese folli o imprese avventate.
In altri casi, tuttavia, la fase maniacale non è caratterizzata da umore euforico, bensì disforico, ovvero da un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso, vera e propria aggressività, mancando la capacità di valutare adeguatamente le conseguenze delle proprie azioni.

 Ghigno
6  Forum Pubblico / GRUPPO di STUDIO: I PARTECIPANTI scrivono... / Re: Arlecchino ci scrive... inserito:: Luglio 09, 2008, 12:08:50 pm
I simpatizzanti di destra vanno incontro a patologie di tipo diverso: possono avere paranoie (oddio, il rom in fondo alla strada mi sta guardando, di sicuro mi aggredirà), possono avere manie di gandezza (IO non sopporto il rom che è in fondo alla strada. NESSUNO sopporta il rom che è infondo alla strada), la totale incapacità di rapportarsi con le problematiche degli altri (IO ho avuto 4 figli senza problemi, se altri non ne possono avere vuol dire che non ne devono avere. E se proprio insisti, che sarà mai fare un pò di terapia ormonale ogni volta che vorrai fare un tentativo!), Fino anche la schizofrenia: incapace di provare rimorso per le proprie azioni, disinteressata ai bisogni, ai sentimenti e persino alla sicurezza fisica di terzi, incapace di controllare le conseguenze delle sue azioni, incline a mentire e ingannare senza rimorsi per conseguire i suoi scopi, incapace di conformarsi alle norme sociali condivise.

Felice
7  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO. inserito:: Luglio 04, 2008, 11:25:31 am
Tornando al Welfare e ai problemi reali del paese, come lo vedete?

ECCO LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO DAVANTI ALL'EMERGENZA SOCIALE DENUNCIATA DAL GOVERNO OMBRA
Le richieste del PD sono state illustrate dal ministro dell'Economia del Governo ombra, Pierluigi Bersani, e dal consigliere economico, Stefano Fassina.

"Di fronte ai dati sulle condizioni economiche delle famiglie - dice il PD - sull'andamento della finanza pubblica e sulle previsioni macroeconomiche chiediamo al Governo (anche formalmente, attraverso la risoluzione per l'approvazione del DPEF) di: portare l’inflazione programmata ad un livello sostanzialmente coerente con il mandato della BCE; ridurre la pressione fiscale nei confronti dei percettori di redditi di lavoro e di pensione attraverso l’innalzamento delle detrazioni dall’imposta sul reddito delle persone fisiche o un assegno o maggiorazione della pensione per i contribuenti incapienti (in alternativa all'elemosina attraverso la carta per la spesa, che dato le risorse per essa previste -200 milioni di euro solo per il 2008 equivarrebbe a poco più di due euro al mese per i pensionati al di sotto di mille euro di pensione). Innalzare le detrazioni fiscali sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 250 euro, vorrebbe dire compensare un punto di inflazione per un reddito di 25.000 euro all’anno; introdurre una detrazione fiscale ad hoc per le mamme lavoratrici al fine di contribuire alla copertura dei costi connessi alla cura dei figli; introdurre, a valere sulla quota a carico dei lavoratori e senza riflessi sui diritti pensionistici, un incentivo contributivo automatico sulla parte di retribuzione legata alla produttività; abolire la commissione di massimo scoperto e applicare la disciplina sulla portabilità dei mutui, unica condizione per ridurre davvero le rate mensili. Gli oneri degli interventi proposti sono valutati in circa 5 miliardi di euro all'anno. Per finanziare gli interventi proposti chiediamo al Governo di: rivedere il quadro tendenziale di finanza pubblica al fine di stimare in termini realistici l'indebitamento delle pubbliche amministrazioni per il 2008 e gli anni successivi; introdurre immediatamente misure di correzione delle uscite per consumi intermedi dello Stato, attraverso un pieno mandato alla Consip per la centralizzazione degli acquisti, e tagliare immediatamente metà della spesa in consulenze; reintrodurre le principali misure di contrasto all'evasione, al lavoro nero e al riciclaggio di denaro ed eliminare la norma (art. 83, c. 18, DL 112) che prevede la sostanziale eliminazione delle sanzioni per le violazioni fiscali constatate dalla Guardia di Finanza".
(dal sito del PD)
8  Forum Pubblico / GRUPPO di STUDIO: I PARTECIPANTI scrivono... / Re: MARIOK ci scrive: inserito:: Luglio 03, 2008, 04:21:13 pm
Rispondo qui a proposito delle tessere, perchè dove era è assolutamente fuori luogo: anche io ho la tessera di fondatore, ma la campagna è in atto, e non credo sia per il circolo ma PD Emilia Romagna... potrei sbagliare ma se vuoi mi informo gianni.
Riguardo il mettere in carelle personali i nostri pensieri come hai fatto, mi ha disorientata, ma dopo poco mi è sembrato utile... se non si dialoga per costruire qualcosa si possono fare mille deviazioni dall'argomento di partenza, ma se si sta creando tutto ciò che è fuori è di disturbo.
Il bello è l'ultimo dei miei pensieri, gianni Felice
9  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO. inserito:: Luglio 03, 2008, 03:11:20 pm
Io sono quella gente che stenta ad arrivare all'ultima settimana. E mi rendo conto che il problema va affrontato sotto moltissimi punti di vista: uno lo ha già affrontato darwin con il  documento sugli straordinari, che in qualche modo tocca anche il discorso dei redditi.
Bisogna parlare di precariato, e non lo si può fare nei soli termini "solo lavoro a tempo determinato"... significherebbe chiudere gli occhi di fronte alla realtà. La risposta è rendere il precariato flessibilità ma non instabilità, come mi sembra funzionare in paesi come la spagna, ma dovrei documentarmi bene su questo.
BIsogna parlare di mercato, del costo della vita, e quindi anche d iquei servizi che la comunità nn riesce quasi più a fornire, causa soprattutto dei cntinui taglio a comuni e regioni.
Bisogna anche parlare d iquella criminalità organizzata, di cui tanto difficilmente mi sembra si voglia parlare, in quanto viene ad inquinare il mercato, favorendo sempre di più il lavoro nero, e causando sempre di più povertà. Inutile parlare di mafia e camorra nel senso di sconfiggerla... traffico di droga ed armi sono molto al di la della portata delle nostre argometnazioni... ma il pizzo, il racket sarebbe meglio dire, le infiltrazioni nelle P.A. che determinano anche il lievitare dei costi della sanità e dei servizi, l'uso che ne fanno le imprese del nord sono argomenti trattabili.
Credo che questi siano gli argomenti da affrontare.
10  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 04:13:24 pm
I traffici illegali e le varie attività gestite dalle mafie producono ingenti capitali che non rientrano nelle economie del Paese: capitali che ovviamente non contribuiscono alla crescita del PIL.
Ma questi capitali di provenienza illecita devono essere trasformati in capitali leciti, attraverso operazioni di entità più o meno vasta, che possono andare da piccole operazioni finanziarie fino a grandi strategie finanziarie al limite della liceità che possono raggiungere la quotazione in borsa.
Non solo un problema locale, di quelle regioni del paese in mano alle mafie, ostaggio di pizzo, racket e appalti pilotati, ma una responsabilità che riguarda l’intero paese, travalicando in molti casi i confini nazionali.
Nella seguente intervista, Manlio D’Agostino, economista e consulente di Risk Management, spiega come avviene questa opera di “ripulitura” dei capitali illeciti, e quali strumenti usare contro questo processo.



INTERVISTA A MANLIO D'AGOSTINO SULL' ANTIRICICLAGGIO:  (Economista e consulente di Risk Management)  9  maggio' 07
Di Claudia Parmeggiani

D: La mafia dispone di capitali ingenti provenienti dai traffici illegali che deve ripulire: cos' è il  riciclaggio?

R: Si tratta di una pulitura del denaro (il cosiddetto money landering), attraverso quelle “lavatrici” che rendono leciti capitali di provenienza illecita, anche in modo molto banale reinvestendolo in attività economiche trasparenti, ed alla luce del sole (che, quindi risulta essere una attività di copertura). Senza voler fare del terrorismo mediatico, andando alla ricerca di attività “sospette”, un indicatore è la palese antieconomicità (ad esempio nonostante sia in perdita queste restano aperte, oppure un' attività che  non ha motivo di esistere ma continua a sopravvivere senza nessuna reale motivazione, magari continuando a cambiare il titolare)
Ma attenzione, poiché nell’ambito del riciclaggio non dobbiamo considerare solo la pulitura del denaro, ma anche l’investimento di beni, e quindi la movimentazione di patrimoni immobiliari o mobiliari con l’obiettivo di nascondere e giustificare flussi finanziari. Ad esempio, nel campo dell'evasione IVA, ci sono alcune imprese create ad hoc (le famose “cartiere”, visto che producono solo un documento cartaceo, senza che a fronte vi sia una prestazione), che generano IVA non successivamente versata, creando un flusso di denaro reimmesso in altre tipologie di attività. Negli ultimi anni ci sono stati casi eccellenti, casi eclatanti che sono sulle prime pagine dei giornali per cui grosse movimentazioni finanziarie sono state investite in attività lecite.

D: E' possibile quantificare il denaro che le mafie riciclano?
R: Una  quantificazione puntuale non credo sia possibile. Ma in merito credo sia opportuna una distinzione metodologica: i numeri spesso in circolazione fanno riferimento alla mafia, criminalità organizzata ed al terrorismo. Infatti, il riciclaggio di denaro non interessa soltanto tradizionalmente le mafie, ma tutte quelle organizzazioni, quindi tutti quei modelli strutturati che hanno finalità illegali, attività organizzate, terrorismo a tutti i livelli: nazionale ed internazionale.
Poi c'è l' altro aspetto e i due livelli del riciclaggio: il livello “spicciolo” che viene fatto per contanti e poi il riciclaggio finanziario ad alto livello, quello che viene fatto con grandi strategie finanziarie. il primo è piccolo in termini di quantità individuali (piccolo atto illecito, piccola illegalità), ma molto esteso nel totale.
Proviamo a disegnare una catena: se un commerciante non batte uno scontrino significa che ho evaso le tasse (anche se in questo momento non mi preoccupa l’aspetto fiscale) ma è quello che poi va a pagare con i proventi di quello scontrino “non battuto”: ha una disponibilità “in nero” che non transita sul conto corrente, e dunque sarà fonte di finanziamento di costi “in nero”. E se andasse a pagare un lavoratore non inquadrato, magari un extracomunitario e magari irregolare, cosa ho favorito indirettamente? Io risponderei quelle organizzazioni criminali che importano in Italia immigrati clandestini.
Nella totale ingenuità e (certamente) buonafede, nel tentativo di voler risparmiare, sono andato - alla fine - ad alimentare una organizzazione criminale che ha delle finalità a me sconosciute. Attenzione, io non sto accusando il piccolo, sto semplicemente dicendo che purtroppo, l’ignoranza in materia è la principale forza di questi “network dell’illegalità”.

D’altrocanto vi sono anche le organizzazioni maggiormente strutturate e di maggiori dimensioni, con un modello ben definito, da strategie per movimentare quantità di capitali, con una copertura di liceità che può raggiungere persino la quotazione in borsa, oppure lo svolgimento di attività assoggettate alla Vigilanza.
Oppure sono regolari imprese iscritte alla camera di commercio che presentano un bilancio regolare e magari pagano anche le tasse!
Certamente bisogna fare attenzione, ad esempio, ad alcune attività no profit, le quali ottengono erogazioni volontarie, contribuzioni, e donazioni anonime, di cui non si conosce la provenienza dando per assodato che sia lecita.

In tal senso è proprio opportuno e necessario che si parli di applicazione dei modelli di intelligence (non a caso la Terza Direttiva in materia di antiriciclaggio, parla di Financial Intelligence Unit, quale autorità di controllo e vigilanza) per poter contrastare quelle “organizzazioni che hanno finalità criminali, illecite e terroristiche”: ritengo, infatti, che sia arrivato il momento di abbandonare la tradizionale definizione di “criminalità organizzata”, anche perché le risultanze delle indagini hanno dimostrato come vi sia una osmosi tra le diverse organizzazioni di varie etnie (che si sono specializzate in ambiti illeciti ben definiti), finanche sfiorando la collaborazione, il coordinamento e l’assenso ad azioni terroristiche.

D: Alcune categorie professionali sono state richiamate, con delle leggi, a  muoversi verso l' antiriciclaggio, ma non danno strumenti al profssionista per capire esattamente cosa deve fare e perchè è importante che lo faccia. Un esempio: gli agenti immobiliari sono obbligati a segnalare quei casi in cui ritengono possa essere usato denaro sporco, ma quello che non riescono a capire è come lo si può dedurre: non dovrebbero essere spiegate meglio queste cose?
R: Questo è un problema che ci si è posto fin dall' inizio con gli indicatori di anomalia. La creazione del profilo di rischio (il Money Laundering Risk Profiling) è uno degli argomenti che maggiormente mi appassiona ed mi ha visto impegnato nei miei studi e ricerche, al fine di evidenziare quali siano le differenze tra anomalia, sospetto e reato. Sono tre livelli (oltre chiaramente alla normalità) differenti che vanno compresi.
L'anomalia significa anormalità, cioè una deviazione standard da una linea normale e potrebbe essere semplicemente un caso: ad esempio, è anomalo, oggigiorno, non depositare i soldi in banca e tenerli sotto il materasso? Certamente si, ma questo non costituisce reato. E' sospetto? No, se a farlo è una pensionata, oppure la donna anziana perchè non ha fiducia nel sistema bancario.
Il sospetto, al contrario sorge, quando la persona che si presenta non solo ha una forte disponibilità in contanti (magari della quale non vuole palesemente dichiarare la provenienza) e tenta in tutti i modi di non farsi identificare. In sostanza, il sospetto è quel ragionevole dubbio che mi induce a pensare che ci sia qualcosa non solo di anomalo ma anche di strano!
Anche qui ancora non si è configurato alcun reato.

D: E davanti al sospetto cosa dovrebbe fare?

R: se la pluralità di elementi a disposizioni mi portano a costruire un profilo di sospetto, il compito di quelle categorie di soggetti individuati come destinatari degli obblighi antiriciclaggio è di inviare una segnalazione alla Unità di Informazione Finanziaria di Banca d’Italia, senza condurre alcun tipo di indagine.

D: Il reato dei pagamenti lo stiamo eliminando con la possibilità di  essere tassati nella compravendita solo sul valore catastale a prescindere dalla cifra dichiarata in atto

R: La pessima abitudine di movimentare somme superiori a quelle in atto, è stato fortemente limitato poiché è demandato anche ai notai l’obbligo di rilevare i movimenti finanziari (ad esempio in contanti) al di sopra della soglia dei € 5.000: evento che non può avvenire, poiché costituisce un illecito sanzionabile.

D:E certo, molte cose in Italia non possono avvenire, sono anomale

R: Le anomalie e le cattive abitudini italiane sono ormai ataviche, ed in tal senso è molto importante parlare di “collaborazione attiva”, non solo da parte di alcune categorie ma di tutti i cittadini, evitando di prestare il fianco ad operazioni non chiare.
Un' altra attività di riciclaggio che “mi piace” ricordare spesso è quella legata alle e-mail con le proposte di lavoro. Quante volte è capitato di ricevere l’offerta di un lavoro di intermediario o di incasso (premettendo che in Italia sono assoggettate a licenze, e di conseguenza si configurerebbe anche l’esercizio abusivo)? Queste hanno l’obiettivo di infrapporre uno schermo che interrompa la tracciabilità dei flussi finanziari, frazionando le somme, e dunque rendendo più difficile l’azione di controllo e contrasto.
La logica di chi effettua il riciclaggio è di coinvolgere soggetti ignari, in buonafede, frazionando il più possibile il movimento di denaro.

D: e quindi diventa più difficile
R: Esatto.

D: Il fatto che si stia cominciando a seguire una strada in cui il denaro viene mano a mano eliminato e si passa all' elettronica è un bene per contrastare il riciclaggio?

R: Qui va sfatato un mito e va chiarito un luogo comune errato. Noi stiamo arrivando a dematerializzare la valuta, anche nell’ambito della War on Cash. Il denaro contante prima o dopo sparirà, anche a causa degli elevatissimi costi di gestione, e dei rischi a cui il nostro Paese si espone.
In Italia molti pagamenti tra soggetti con Partita Iva sono già vincolati al flusso finanziario elettronico (basti pensare ai pagamenti degli F24 oppure ai compensi ai professionisti).
11  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 04:11:12 pm
Come appare evidente è tanto un fatto culturale quanto un fatto politico... sono le politiche che devono favorire e sostenere il risveglio sociale e culturale della popolazione. Se la "società civile" non è spinta e sostenuta dalle istituzioni difficilmente avrà la forza di reagire. Ed è quanto manca soprattutto in Campania, ancor più che in Sicilia... ma ne parleremo poi.
Veniamo ad una piccola parte di strategia di azione: l'antiriciclaggio.
12  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 04:07:44 pm
[...]
Uscendo fuori dall’argomento “informazione”, abbiamo avuto modo di parlare con i ragazzi di Addio Pizzo, ed abbiamo avuto una bella sensazione: la sensazione di respirare un’aria nuova in Sicilia, una voglia rinnovata di legalità. Si vede che sono ragazzi che hanno raccolto l’eredità di Falcone e Borsellino e che Rita Borsellino ha sapientemente raccontato in giro per le scuole. E anche tutto quello che succede da qualche anno a questa parte, dalla cattura di Provenzano a quella di Lo Piccolo, la presa di posizione di Confindustria nei confronti degli imprenditori che pagano il pizzo e che non hanno voluto denunciare. E' una sensazione reale quella di un nuovo corso in sicilia o è solo una bella sensazione ma che poggia sul nulla.

“E’ una buona ed autentica sensazione di novità, che viene da energie sane e vivaci autentiche della società siciliana, di giovani che hanno individuato nel pizzo il sottile ricatto endemico che colpisce tutti. In sicilia intere generazioni non hanno percepito il pericolo reale della mafia se non di fronte al piombo e alla gente martoriata per strada, perchè si riteneva che la mafia fosse altro da noi, altro dal tessuto sociale, quasi un corpo estraneo con il quale non dovevi fare i conti, se non trafficavi in droga, se non eri iscritto ad alcuna cosca e non eri iscritto a consorterie di alcun genere e facevi la tua tranquilla vita, probabilmente con la mafia non ci facevi i conti. Questa era l’opinione pubblica dominante. Il pizzo rileva invece che con la mafia, con il racket con la forza intimidatrice della sopraffazione della mafia chiunque può fare i conti. Chi legittimamente aspira ad un futuro migliore avviando una attività commerciale o imprenditoriale, si vede tassare indebitamente dalla mafia: una specie di soprattassa sicurezza. Questo è il modo in cui intere generazioni di commercianti e imprenditori hanno preso consapevolezza del fenomeno mafioso, ne hanno subito il ricatto e spesso hanno trovato un accomodamento. Il pizzo è la forma più subdola di mantenimento di un rapporto con l’organizzazione anche da parte di persone che legittimamente possono dirsi per bene, salvo nascondere in un angolo remoto della loro coscienza la cessione di una parte della loro liberta e del loro profitto a questa organizzazione” 

Quello del pizzo è un fenomeno più strettamente legato alla sicilia, perché dovrebbe interessare il resto del paese. Solo per una questione di solidarietà o c’è altro tipo di coinvolgimento del resto del paese?
“Intanto contesto il fatto che il pizzo sia un fenomeno solo siciliano. Potrei con una battuta potrei dire che oltre i cervelli abbiamo esportato anche il meglio della criminalità e dunque anche il modello di imposizione del racket lo abbiamo esportato in altre regioni del paese. Lo gestiscono anche meglio dei siciliani per esempio i calabresi. Ma al di la di questo su tutto questo c’è un problema: cosa vogliamo che sia la sicilia? Un mercato di consumi? Un luogo dove far nascere attività commerciali, attività di megastore, di outlet? Vogliamo che sia questo? Io lo contesto alla radice, ma comunque questo mi pare il modello prevalente e allora bisogna che qualcuno sappia che non c’è libertà di impresa dove c’è ricatto, non c’è libertà di impresa e autentica impreditoria dove c’è imposizione di soprattassa mafiosa, dove c’è una sicurezza a sovranità limitata delegata per buona parte alle organizzazioni criminali e mafiose. Se solo si accetta il modello neoliberista ci si dovrebbe rendere conto che quel modello cozza pesantemente con un tessuto criminale endemico: il pizzo è una forma di negoziato che espone un negoziante per bene alla necessità di trattare con i criminali,. E quando tratti cedi un po’ di te: cedi soldi e cedi disponibitlià. E attravero la forma sottile del pizzo si spiegano tante reti di interessi occulti che raccontiamo sulle pagine dei giornali tutti i giorni di persone insospettabili che si mettono al servizio della criminalità magari solo per ricambiare un favore, uno sconto sulla tassa esosa che gli era stata chiesta. 
13  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 04:05:44 pm
Lo scorso novembre nasce Libero Futuro, l’associazione antiracket dedicata a Libero Grassi. Tutto questo avviene in una sala gremita, quando, solo nel 2005, Confindustria e Associazione Nazionale dei Magistrati organizzarono un  convegno per parlare del fenomeno del racket, ma nessun commerciante di Palermo partecipò, e la sala rimase vuota.
Cosa è cambiato da allora?
Lo chiediamo ad Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro che, in occasione della presentazione dell’associazione dichiarò: “Adesso è il momento giusto per smettere di pagare il pizzo e denunciare”. Perché? Cosa c’è di diverso oggi?

“E’ cambiato tantissimo, naturalmente. Nel 2005 c’era sostanzialmente un silenzio delle istituzioni, e in città non se ne parlava molto. C’era una sorta di convivenza generalizzata con il fenomeno, che si tentava in qualche modo di nascondere. Naturalmente sotto la situazione ribolliva, in quanto era intollerabile chele cose andassero avanti così, dopo la morte di Libero Grassi, dopo le stragi.
Già nel 2004 era iniziata una sorta di rivolta quasi generazionale, con i ragazzi di Addio Pizzo, che poi è proseguita crescendo lentamente, mobilitando cittadini e imprenditori, e poi alla fine è sfociata, tra le altre cose, nella costruzione di una associazione antiracket. E’ esplosa al punto che, in breve tempo, ci siamo trovati a gestire moltissimi casi di denuncia: gli imprenditori hanno cominciato a superare la paura, a rompere il luogo comune che la mafia è in qualche modo onnipotente, a capire che avevano una forze per le mani soprattutto se erano uniti. Quindi diciamo che tutto questo, chiaramente accompagnato dalle azioni delle forze dell’ordine e della magistratura, ha creato una situazione nuova, che ha consentito di riempire quel teatro, soprattutto di una grandissima energia che, sinceramente, non dimenticherò mai.”

Con l’arresto di Lo Piccolo, le forze dell’ordine hanno messo le mani su un archivio di nomi di imprenditori, artigiani e commercianti che pagano il pizzo. Quanto è vasto questo fenomeno, e quanto sono ampi gli interessi legati ad esso? Immagino ci sia un notevole giro di affari dietro la richiesta del pizzo. Quanto questo giro di affari, e quanto queste economia vengono poi a pesare su quelle che sono le economie della regione, e di conseguenza, alla fine, anche di quelle del Paese?
“Il pizzo, anche il più piccolo è essenziale all’azione mafiosa, probabilmente non tanto per l’entità della richiesta effettuata sul singolo commerciante, quanto per il fatto che la mafia tende ad imporre una gestione del territorio. Ma quando si arriva a imprenditori più grossi si capisce che lo scenario è ben altro. E il fine chiaro, evidente ed ultimo dell’organizzzione mafiosa di distorcere essenzialmente le regole del mercato e di avvantaggiare le proprie imprese, le imprese degli imprenditori amici, collusi, e di deprimere le imprese degli imprenditori onesti. Questo con vari gradi di complicità, anche della pubblica amministrazione: talvolta si tratta di complicità, talvolta di  intimidazione. E’ quindi un sistema complesso che tende a stravolgere le regole del mercato: c’è un giro di affari straordinario gestito direttamente dai mafiosi. Basti pensare e questo atto di sequestro che c’è stato di recente, riferibile a beni di Lo Piccolo e di Provenzano, dove si parla di 150 milioni di euro. Vediamo il caso della Calcestruzzi, per esempio, una impresa completamente consegnata nelle mani dei mafiosi. C’è un enorme giro di affari che loro gestiscono direttamente, così come impressionanti sono le dimensioni del mercato che condizionano, spostando risorse da una azienda all’altra, favorendone alcune e deprimendone altre. Per la Sicilia il risultato è del tutto evidente: la combinazione di un sistema mafioso e di un sistema politico inefficiente e colluso portano la Sicilia ad un tasso di crescita assolutamente inadeguato agli standard europei”

C’è qualcuno che il pizzo non lo paga, però non tanto per un coraggioso rifiuto, ma perché a quanto pare non gli è mai stato neanche richiesto. La mafia su cosa basa la sua scelta delle imprese a cui rivolgersi o meno?
“Il primo consistente nucleo di imprenditori che pagano è rappresentato da imprenditori che il pizzo lo pagano senza che neanche gli venga richiesto. A questi poi si aggiungono altri imprenditori che, a seguito di pressioni più o meno forti, più o meno violente, cedono. E poi noi sappiamo che c’è una quantità di imprenditori che vengono evitati accuratamente perché sono poco conosciuti, o perché non ci si fida di loro in quanto potenziali “sbirri”. SI tratta di persone che hanno magari dichiarato pubblicamente di essere indisponibili, o perché ogni volta che hanno subito un furto o una intimidazione hanno chiamato le forze dell’ordine, e quindi vengono ritenute inaffidabili, non avvicinabili. Una loro denuncia potrebbe comportare una serie di arresti e quindi in questo senso un indebolimento del sistema di raccolta che è naturalmente un sistema molto complesso e consistente. Di conseguenza dal momento che la mafia non fa mai una questione di principio ma di soldi, alla fine se l’80% paga e il 20% non paga, per loro va benissimo: se hanno un consolidato dell’80% perché far saltare un meccanismo chiedendo alla persona sbagliata?
E la conferma di questo la abbiamo dal fatto che, in una sorta di decalogo che è stato trovato tra le carte di Lo Piccolo c’era scritto “non chiedere il pizzo a parenti di poliziotti, parenti di magistrati…” una vera indicazione ad evitare persone potenzialmente per lo stesso estorsore. Questo implica però anche che a questo punto è consigliabile resistere fin dal primo approccio, in quanto garanzia di non essere tocca: garanzia non assoluta ma abbastanza probabile.”

Quanto è stata importante in questa fase della lotta alla mafia, la posizione di Confindustria nei confronti di quegli industriali che continuano a non voler denunciare. E quanto le istituzioni in generale stanno contribuendo in questo particolare momento?
“Per quanto riguarda le istituzioni è presto detto, nel senso che, fatte salve le istituzioni più classiche dello stato nazionale, che sono le forze dell’ordine e la magistratura, per il resto abbiamo il vuoto pneumatico. Basti pensare al tasso di condannati che ci sono in politica. Basti pensare alle modalità con cui viene amministrata la cosa pubblica. Basti pensare al fatto che il comune di Palermo, tanto per fare un esempio, non si è mai costituito parte civile durante un processo, di fianco a quegli imprenditori che hanno denunciato. Non fanno questo e non fanno neanche il loro dovere quando si tratta di fare appalti o selezione delle imprese: dal punto di vista delle istituzioni pubbliche locali, l’inadeguatezza è assolutamente ancora abnorme.
Per quanto riguarda invece la posizione di Confindustria è una questione più complessa: è stata indubbiamente molto importante la presa di posizione di Lo Bello, il presidente regionale di Confindustria. Una presa di posizione così forte ci ha rincuorato moltissimo, perché abbiamo sentito improvvisamente allentarsi un po’ l’attenzione su di noi (ndr. l’associzione Antiracket), che cominciava ad avere un ruolo un po’ vistoso anche nella aule giudiziarie. Il problema è che naturalmente siamo vigili e attenti, perché alle parole bisogna far seguire i fatti. Il che vuol dire fare pulizia effettiva, allontanare i finti imprenditori, gli imprenditori collusi, vuol dire cambiare completamente orientamento in una organizzazione che poi ha una grande influenza.  E’ un processo che va seguito con attenzione, e che, se è concreto lo seguiamo ovviamente con grandissima soddisfazione. Uno degli obiettivi che ci poniamo è quello di cambiare le istituzioni e le loro politiche, siano esse istituzioni locali, enti economici, piuttosto che associazioni di categoria rappresentativi: noi vediamo che molti di questi imprenditori che ricoprono cariche di un certo rilievo, hanno delle ambiguità che vanno chiarite, cancellate. Addirittura tempo fa era stato eletto vicepresidente della camera di commercio per una decina di giorni, ed è tuttora nella giunta camerale, una persona che è strettamente imparentato al boss Della Calza – Spadaio. C’è ancora moltissima strada da fare e non intendiamo fare sconti a nessuno, per cui salutiamo con grande piacere e soddisfazione le prese di posizione, però poi devono seguire dei fatti concreti:vorremmo assistere al concreto allontanamento degli imprenditori collusi e soprattutto vorremmo vedere associazioni di categoria accompagnare gli imprenditori a denunciare.”

Libero Futuro nasce un po’ dall’esperienza di Addio Pizzo, di cui se non sbaglio sei uno dei fondatori, e da Consumo Critico che da Addio Pizzo è nato. E’ un punto di arrivo o un punto di partenza? Cosa si propone, e cosa materialmente fa l’associazione?

“Parlare di Addio Pizzo ci vorrebbe un po’ di tempo, perché ha una storia semplice e complessa allo stesso momento: è un movimento di consumo critico che mette insieme consumatori e imprenditori, nel tentativo di creare uno spazio anche economico pulito, che sia accogliente per gli imprenditori che decidono di denunciare, e non lasciarli soli. Tutto questo movimento ha  determinato un fermento nel mondo imprenditoriale che ha prodotto denunce, un cambio di mentalità che stiamo registrando, per cui anche precipitosamente abbiamo dovuto costruire una associazione antiracket che fosse adeguata alla nuova situazione che si andava creando. Dal momento che nessuno prendeva questa iniziativa, i ragazzi di Addio Pizzo si sono rimboccati le maniche ed hanno dato vita ad una associazione di imprenditori che svolge una funzione di servizio per quegli altri colleghi che decidono di denunciare ma non sanno in che direzione andare, in quale ufficio rivolgersi, e soprattutto non sanno che cosa li aspetta. L’associazione Antiracket fa esattamente questo: li rasserena, li tutela, li sorregge. Addio Pizzo è un elemento straordinario perché poi con il Consumo Critico crea una situazione di solidarietà che li protegge effettivamente. Questo è un lavoro essenziale, perché un imprenditore che si trova in una aula di tribunale da solo è troppo debole, se non è rassicurato, accompagnato da altri imprenditori.”

Addio Pizzo ha anche l’abitudine di costituirsi parte civile in procedimenti che riguardano il pizzo.
“Addio Pizzo fin dall’inizio si è costituita parte civile in questi processi, ovviamente per quei processi iniziati dalla sua nascita in poi. Tra l’altro svolgendo anche un ruolo molto importante e innovativo, come quando abbiamo deciso di costituirci parte civile anche contro l’imprenditore che nega: come confermato poi dai giudici, l’atteggiamento omertoso dell’imprenditore che nega contro l’evidenza dei fatti di avere pagato il pizzo, ha di fatto danneggiato il mercato, avvantaggiando un sistema che ne distorce le regole. Abbiamo già avuto un caso di riconoscimento della nostra costituzione di parte civile anche contro l’imprenditore. Non si può stare su questi temi con un piede da una parte ed un piede dall’altra: bisogna essere coerenti fino in fondo”

Quindi condivide la scelta de La Repubblica di Palermo che ha deciso di pubblicare la lista dei nomi degli imprenditori presenti nell’archivio di Lo Piccolo e che non hanno voluto denunciare?

“Devo dire di no. Molto spesso indagini così complesse che non si racchiudono in un semplice atto giudiziario, rivelate in questo modo, vengono compromesse. Abbiamo prova tangibile di casi concreti che quella pubblicazione ha danneggiato, rischiando anche di compromettere seriamente le indagini. Ci vorrebbe un maggiore senso di responsabilità da parte degli organi di stampa: non delle regole, ma la consapevolezza che può esserci un modo di agire molto più prudente che tenga conto delle situazioni concrete, una diversa dall’altra. La pubblicazione recente dei nomi e dei fatti, di dettagli dei verbali degli imprenditori che hanno cominciato a collaborare in una situazione come quella attuale di Palermo, dove c’è si collaborazione, ma le paure sono ancora molte, è una azione dannosa. Gli imprenditori che stiamo cercando di convincere a denunciare di fronte a questi fatti si tirano indietro: “se io denuncio il mio nome la mia azienda vengono pubblicati sul giornale”… in questo modo la gente la spaventa. Se i giornalisti avessero il buon senso di raccontare i fatti omettendo di dire il nome dell’impresa, almeno in una prima fase, si attenuerebbe l’effetto devastante che ha avuto fino ad oggi,. Siamo fortemente contrari a questo modo spregiudicato di fare giornalismo, soprattutto quando sembrano cercare il fatto eclatante senza tenere conto del lavoro che si sta facendo per convincere queste persone a denunciare. L’uso così spregiudicato di informazioni danneggia questo percorso e scredita le istituzioni che hanno lasciato fuoriuscire queste informazioni. Basterebbe comprendere che agiamo tutti in una situazione difficile, in cui è il caso di evitare di sovresporre l’imprenditore, non perché reticente ma perchè creare personaggi simbolici può essere pericoloso. Preferiamo distribuire la responsabilità, la visibilità su tanti imprenditori e non su pochi eroi solitari.”

Spesso per chi osserva questi eventi dall’esterno, si è avuta nel tempo la sensazione di avere periodicamente inferto duri colpi alla mafia, di avere tagliato la testa alla piovra. Però bene o male, anche quando i capi sembrano essere fuori circolazione, perché arrestato o sotto processo, ogni volta in realtà sembra che la mafia si riprenda, si rigenera, cambi volto. Oggi però si ha la sensazione come se ci fosse un vento positivo che sta scuotendo la Sicilia. Solo una sensazione o c’è qualcosa di vero? Può essere questa una strada per sconfiggere la mafia?
“Non c’è da farsi grosse illusioni: la mafia è un fenomeno che dura da secoli. Saremmo degli illusi se pensassimo di risolvere il problema in poco tempo. Naturalmente bisogna essere anche ottimisti e capire cosa avviene nella società: stanno avvenendo dei fatti epocali, che siano essi legati alla globalizzazione o semplicemente un fatto generazionale. Sta di fatto che c’è una situazione insopportabile: Sicilia, Calabria, gran parte del Sud Italia vive in Europa, e non possono continuare a vivere in questa condizione  di arretratezza come una sorta di malattia cronica che paralizza, altrimenti il nostro futuro, il destino dei nostri figli è di dover andare via perché non c’è sviluppo, non ci sono aziende estere che investono. Insomma ci sono una serie di indicatori molto preoccupanti, che dicono che bisogna voltare pagina. E questo lo stanno cominciando a capire le nuove generazioni che non sopportano più quello che hanno sopportato i loro padri. C’è un evidente elemento di rottura, ma naturalmente è una strada lunghissima perché il problema della Sicilia, il problema mafioso, il problema sociale va ben oltre il pizzo: il pizzo per noi è un grimaldello per coinvolgere i cittadini in una battaglia, in una presa di coscienza. Ma è una lotta enorme quella che c’è da fare: bisogna cambiare le istituzioni, la politica, la classe dirigente: c’è una rivoluzione straordinaria da fare. Forse la speranza è che indebolendo seriamente la mafia si possano risolvere anche gli altri problemi con maggiore facilità. Forse è un volo pindarico il mio, una acrobazia, ma sicuramente stiamo contribuendo a creare uno spazio più libero, un’area virtuosa di autodifesa comprendendo il territorio ad una organizzazione che non è solo quella militare ma va oltre. Noi fondiamo tutto sulla consapevolezza che questo fenomeno va combattuto non solo dalle forze dell’ordine ma anche dal cittadino, da ogni singolo imprenditore, altrimenti il cammino si riperpetuerà. Questo è il nostro principio guida: ogni singolo consumatore deve fare quotidianamente la sua scelta ed ogni imprenditore non deve aspettare che sia lo stato a mettere in galera il loro estorsore ma denunciare, fare arrestare e rifiutarsi di pagare perchè altrimenti ci sarà un altro mafioso che andrà a riscuotere il pizzo. E partendo da questo può darsi che pian piano nel tempo potremo anche ristabilire regole democratiche alla politica all’economia e rideterminare quelle condizioni di sviluppo che meritiamo, ma che in questa condizione non avverrà. Credo che la rottura sia avvenuta anche per questa consapevolezza che la situazione così non può andare avanti.
14  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 04:03:58 pm
Il 29 giugno del 2004, nell’ anniversario della morte di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso dalla mafia per la sua solitaria ribellione al pizzo, le vie principali di Paleremo si ritrovano tappezzate da una serie di piccoli adesivi listati a lutto: un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. Un popolo che non paga il pizzo, è un popolo libero.

Ma cominciamo dall’inizio, da quella sera in cui un gruppo di ragazzi, seduti davanti ad una birra, ha deciso di dire basta. E ce lo facciamo raccontare da uno dei protagonisti di questa strana “rivoluzione”: Manlio Buiarelli, della associazione Addio Pizzo.

Manlio, vorremmo capire con il tuo aiuto cosa è questa associazione, cosa è il pizzo, e parlare un po’ di mafia, che in fondo non fa mai male, visto che se ne parla poi così tanto poco, se non in caso di morti o di arresti. Vuoi raccontarci cosa è Addio Pizzo?

“Cosa è Addio Pizzo: Addio Pizzo è una associazione, nata spontaneamente da un gruppo di ragazzi che aveva la semplicissima volontà di aprire un pub. Nel momento stesso in cui decisero di fare questo, si resero conto di doversi assumere anche l’onere di dover combattere contro il pizzo: aprire un pub a Palermo significa, come per tutte le attività commerciali, dover pagare il pizzo alla mafia. Questa cosa, che per noi e per molti giovani palermitani è una cosa assolutamente da rifiutare, totalmente assurda, ha portato a elaborare, a pensare, a decidere di. Di ribellarsi soprattutto perché quello del pizzo era ormai un sistema di routine, abbastanza consolidato, quasi normale nella nostra vita , da decidere di creare una associazione che potesse parlare di questo. Tutto è iniziato con i famosi attacchini, come si può leggere anche nel nostro sito: dei manifesti che dall’oggi al domani vennero appesi lungo una delle strade principali che attraversa tutta Palermo, che dicevano: “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Questo fu un primo segnale fortissimo, tanto che i media, ma anche un po’ i politici posero attenzione su questa cosa. Venimmo subito allo scoperto, con i nostri nomi e i nostri volti, per far capire a tutti che il problema del popolo palermitano, del popolo siciliano, è quello di avere accettato come normale questo sistema, soprattutto senza capire che accettarlo vuol dire anche che fare la spesa tutti i giorni diventa indirettamente, ma anche direttamente, un sostentamento alla mafia stessa. E di li poi è nata l’associazione che negli anni ha avuto sempre più partecipanti, una risonanza mediatica sempre più importante, un numero di soci sempre maggiore.”

Venendo a questo racconto che hai fatto e che si può leggere anche nel sito, vi è un punto molto bello, molto importante, che è un po’ il nodo delle mie curiosità. Ipotizzando, fantasticando sull’apertura di questo pub, che doveva essere come volevate voi, con la musica e l’atmosfera che piace a voi, sorge la domanda… cito testualmente: “…e se poi ci vengono a chiedere il pizzo che facciamo? ...no, non lo paghiamo! ... minchia, però se ci rifiutiamo solo noi poi ci bruciano il locale. Ma che palle! Ma è mai possibile che devono pagare tutti senza fiatare? E non mi vengano a dire che non è così! ... ma di che mi preoccupo, sto solo fantasticando... ma è mai possibile che in questa città uno non si può fare nemmeno le seghe mentali in santa pace?!” (http://www.addiopizzo.org/nascita.asp) Il punto è proprio quello: “se ci rifiutiamo solo noi, poi ci bruciano il locale”. E’ ovvia la paura di chi ha una attività commerciale, di ristorazione, imprenditoriale davanti a questo rischio. L’operazione di Addio Pizzo richiede quindi una forma di coraggio molto forte a queste persone: si sente un po’ una vena di critica a chi cede a questo ricatto, ma si può dare la colpa materialmente, a chi in fondo ha solo paura?

“Effettivamente, cosa che diciamo spesso, quando vieni in contatto con la realtà che vive un commerciante, di chi paga il pizzo, alla fine ne riesci a capire le motivazioni. Nel senso che riesci davvero a capire il perché, la dinamica, il sistema economico, e un po’ tutte quelle che sono le problematiche che vive il commerciante, ed arrivi a capire anche il fatto che comunque ognuno poi reagisce in modo diverso: chi non ha il coraggio, chi non può fare altrimenti… che E’ un vero sistema che si è venuto a creare, che si regge sul fatto che si pensa non possa essere scardinato per la paura: di vedersi bruciato il negozio, di attentati, ritorsioni. Il fatto però di cominciare, dare inizio a qualcosa, che sia qualcosa di vero, tangibile, basato sulla condivisione, la partecipazione di tutti, in cui ognuno faccia la sua parte, dalla magistratura alle forze dell’ordine, ai cittadini, porterebbe tutto questo a sparire. Ritrovarsi in una associazione, in cui sai di poter denunciare e ricevere da parte di questa delle forme di garanzie, nonché qualcuno che ti segue, ti sostiene, ti fa acquistare fiducai: una volta che si innesca questo meccanismo, ti rendi conto che le cose possono cambiare. Ed in effetti stanno cambiando. Spesso e volentieri le denunce che sono state fatte non hanno neanche una finalità morale, non è per volontà di combattere la mafia, ma discorso strettamente economico: parecchi commercianti sono ridotti sul lastrico, non ce la fanno più economicamente. E da questo è nato anche il concetto di “consumo critico”, un filone importantissimo nato da addio pizzo, così come l’associazione Libero Futuro, l’associazione antiracket. Il consumatore deve capire che questo sistema economico deve essere scardinato perché è l’economia che regge in piedi la mafia: preferire per i propri acquisti quel commerciante che ha denunciato il pizzo, e che quindi effettivamente ha bisogno di aiuto, significa contribuire ad innescare un meccanismo che toglie risorse alla mafia e allo stesso momento stimola il commerciante a denunciare.”

Sembra di capire, quindi, che il problema del pizzo, e un po’ la stessa persistenza della mafia sono soprattutto un fatto culturale.

“Le motivazioni sono tantissime: perché sono motivazioni storiche, sono sociologiche, sono psicologiche, sono culturali…. Per arrivare a questo sistema le motivazioni sono tante, anche politiche. Il problema è che bisogna superare ed arrivare a capire che quello che siamo portati a pensare essere totalmente irrealizzabile, sia invece fattibile. Al di la della realtà oggettiva, per cui il 90% dei commercianti paga il pizzo e chi non lo paga in genere è perché assolutamente colluso, quello che sta accadendo è importante: il fatto che 5 asnni fa potesse nascere una associazione che riuscisse a fare quanto stiamo facendo, con la risonanza che sta avendo, lavorando semplicemente sulla partecipazione il dare coraggio e fiducia ai commercianti, ascoltare le loro esigenze, era assolutamente impensabile ma è successo. Ma in realtà doveva essere diverso da così, perché noi stiamo assolvendo un compito che non è il nostro, ma una precisa funzione politica, civile, dello stato… perché non si è mai fatto? Perché si è vissuto di una totale inerzia e collusione con tutto questo sistema. Però è bastato poco.”

Nel leggere la vostra storia si ha una percezione molto particolare: ho avuto la sensazione di rivedere quell’azione quasi piratesca che svolgeva con la sua radio Peppino Impastato.
“Peppjno impastato si trovava in una condizione storica politica molto diversa da questa, lui era veramente un don chisciotte, perché viveva in una cultura molto più imperniata di mafia rispetto ad oggi, ma nonostante tutto è riuscito a lasciare un messaggio che per noi è un tesoro inestimabile. Così come tutti i “martiri della causa”, nostro punto di riferimento.”

Sembra di capire, da quello che dici, che in questo momento, ci sia una sorta di ventata di aria buona.

“Forse sarà una congiunzione storica, probabilmente anche culturale, in cui ci sono una serie di fenomeni che sono sicuramente la costanza, il lavoro svolto dai magistrati che ad oggi hanno, non dico azzerato, ma di sicuro colpito duramente quelli che sono i vertici mafiosi, come ripete spesso il procuratore Grasso. Sicuramente in questo momento c’è un sistema di autonomia dei singoli quartieri: la cupola non è di sicuro azzerata ma di certo molto in difficoltà. Gli ultimi eventi, gli ultimi arresti, il fatto che ci siano comunque delle denunce e delle confessioni portano a pensarlo. E contemporaneamente il fatto che ci sia questa possibilità per i commercianti di capire che non era poi così impensabile reagire, è qualcosa che da vita. Noi stessi ci rendiamo conto che tutto quello che sta accadendo anche solo 5 anni fa sarebbe stato impensabile, l’associazione non sarebbe riuscita a sopravvivere. Oggi c’è una attenzione mediatica sicuramente diversa, una lotta alla mafia sicuramente costante. Ma c’è soprattutto un interesse culturale dei giovani, quelli della mia generazione cresciuta dopo gli attentati di falcone e borsellino: qualcosa che rimane in maniera indelebile nella nostra memoria, e che porta a crescere nella cultura dell’antimafia. Elementi questi che sono ancora pochi rispetto a quelli che dovrebbero essere: mancano una attenzione politica e civile. Ma siamo convinti che questa sia la strada buona. Come lo stesso Falcone ha sempre detto: il fenomeno mafioso è un fenomeno umano, e come tale, come è nato, dovrebbe morire.

In base a quello che dici viene da pensare che ci siano buoni margini di speranza. Io però stavo notando una cosa che mi ha colpito non poco. Il 27 dicembre dello scorso anno, Repubblica di Palermo ha reso noto il nome dei commercianti che erano registrati nel libro mastro di Lo Piccolo: il principio del giornale è stato quello di considerare il commerciante non una vittima, ma un po’ un colluso, in quanto accetta il ricatto e gli da anche linfa. Per questo motivo loro hanno reso noto questi nomi, ma la reazione è stata quella della perquisizione della sede di Repubblica da parte della Procura. E oltre questo evento ce ne sono stati altri che hanno interessato gli organi di stampa, così come è successo al Giornale di Sicilia e altre realtà. Non va un po’ in controtendenza rispetto a questa ventata di speranza che sentivo nelle tue parole?
“La situazione va un po’ inquadrata: intanto la notizia era vera fino a un certo punto perché non c’era un riscontro veritiero tra i nomi registrati nel libro mastro e quanto è stato pubblicato da Repubblica. Poi bisogna avere sempre i piedi per terra, in quanto il fenomeno è all’inizio, un fenomeno embrionale e che solo ora sta cominciando ora ad avere dei risultati: c’è quindi la necessità in questo momento di proteggere i nostri commercianti. Da questo episodio poi è nata la discussione se il commerciante sia più vittima o più complice. Nel momento in cui veniamo da te commerciante e ti aiutiamo e chiediamo di denunciare, ma tu ti sottrai a questa possibilità, con noi o con la magistratura che sia, e rispondi di non avere nulla a che fare con tutto questo, allora si che diventa una forma di collusione nei confronti della mafia, perché la possibilità di venirne fuori la stai avendo, ma con questo atteggiamento stai contribuendo a mantenere saldo il sistema.”

Venendo alla realtà che è fuori dalla Sicilia, si ha un po’ la tendenza a pensare alla mafia come un fenomeno locale. E questo vale in particolare per il pizzo, perché, se possiamo essere a conoscenza di forme di collusione di notevoli dimensioni con la politica e gli affari, il pizzo difficilmente riesce ad essere sentito come qualcosa che possa toccare qualcuno al di fuori della Sicilia o del sud in generale. Vedo però, dalla barra in alto, che il vostro sito è tradotto in numerose lingue, mostrando una volontà di estendere molto al di fuori della Sicilia l’interesse al problema: come fatto culturale, di conoscenza, magari anche di solidarietà, o perché non è solo un fenomeno siciliano?
“No, non è un fenomeno solo siciliano perché abbiamo anche avuto riscontro del fatto che, più o meno, sotto forma diversa ma è un fenomeno italiano, e non solo. E’ qualcosa che esiste un po’ in tutti i paesi. Ma in particolare la nostra è la volontà di far capire che questo tipo di uso, consolidato e quasi normale, è un fenomeno di cui bisogna parlare, di cui non averne paura ma anzi da combattere. Ed è possibile farlo solo con la condivisione, la partecipazione, la divulgazione, la nascita di associazioni, le manifestazioni. Ed internet è uno strumento ideale allo scopo: internet è una piazza continuamente in movimento, la possibilità costante di rendersi visibile.”

Dal momento che lo scopo di questa intervista è proprio quello di far arrivare il più lontano possibile questa vostra denuncia, dacci l’indirizzo del sito, perché chi legge possa visitarlo
“www.addiopizzo.org. Qui troverete un pò di tutto, la storia, chi siamo, cosa facciamo, quali sono le nostre mainfestazioni, il nostro pensiero, le nostre azioni”

Solo un assaggio dei contenuti: leggo dal vostro sito dell’American Contact. Di cosa si tratta?
“Si tratta di uno dei più importanti negozi di ottica di Palermo, che ha deciso di ribellarsi e denunciare il pizzo. Subito dopo la denuncia ha subito un furto abbastanza ingente. A questo va aggiunto che, come spesso capita dopo aver denunciato il pizzo, il commerciante accusa un brusco crollo della clientela. Qui si va ad innestare il discorso che facevamo più su, del “Consumo critico”: spingere il consumatore a fare acquisti che non abbiano solo valenza economica ma anche morale: se vado a comprare i miei occhiali all’American Contact, che ha denunciato ed è oggi in difficoltà, ho la certezza di non sostenere la mafia e nello stesso momento aiuto e premio chi ha avuto il coraggio di dire basta.. Per dare maggiore forza a questo pensiero, l’8 marzo c’è stata l’inaugurazione di un “Punto Pizzo Free”. Un luogo dove vengono raccolti tutti quelli che sono i prodotti dei commercianti che hanno denunciato il pizzo. Se tu consumatore non ha i voglia o tempo di andarti a cercare i negozi che hanno denunciato, sai che in questo punto puoi trovare i loro prodotti, ed in questo modo sostenere il consumo critico, senza fare troppi sforzi!”
15  Forum Pubblico / GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. / Re: ANTIMAFIA - Ipotesi per un tavolo di lavoro inserito:: Luglio 02, 2008, 03:54:30 pm
Ho voluto postare questo documento, soprattutto per indicare quanto il fenomeno mafioso (includo nel termine tutte le mafie, anche la camorra, che ha caratteristche molto diverse da quelle che riconsciamo tutti alla mafia) sia tanto un fatto culturale, su cui la politica e i governi hanno molto da lavorare. L'unico modo per fermare il dilagare della mafia: solo spezzando questa catena si riesce a fermare il processo.

"Siamo partite parlando di donne, del loro ruolo, di come siano depositarie di questa cultura. E vi abbiamo parlato di loro, donne che hanno deciso di interrompere questa catena, perché siano di esempio ad una nuova generazione di donne: perché siano depositarie di una cultura nuova, diversa.
Perché la gente, i commercianti, gli imprenditori e i politici smettano di abbassare la testa.
Perché comincino a denunciare.
Perché il silenzio schiaccia, è complice, uccide quanto la lupara."

Questa abitudine a "raccontare" e "testimoniare" di cui sono state protagoniste tante donne e di cui Rita Borsellino è solo l'esempio più noto, è stata all'origine di una presa dicoscienza che sta attraversando la sicilia, da cui sono nate associazioni come Addio Pizzo.
Vi lascio nei post successivi le parole di questa associazione e quelle di Libero Futuro, l'associazione antiracket nata in memoria di Libero Grassi.
Aggiungo le parole di Enrico Bellavia, giornalista di Repubblica palermo che molto si è occupato di mafia... poi verremo anche al discorso delle "economie", cui faceva riferimento darwin. e a tal proposito posto le parole di chi si occupa di "antiriciclaggio".

Pagine: [1] 2 3 4
Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!