LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: IL PD - Partito Democratico  (Letto 8190 volte)
Arlecchino
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« Risposta #75 il: Maggio 10, 2018, 08:35:25 »

Chi voleva "domare" i 5Stelle, potrebbe recarsi a lavorare in un circo ... di quelli che lavorano ancora con gli animali.

Non fare del PD un circo equestre.

ciaooo
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« Risposta #76 il: Maggio 10, 2018, 08:36:36 »

Ci sono diversi modi di praticare l'Auto-castrazione Morale (ma non solo) nel PD.

C'è chi vuole addomesticare i grillini mettendosi carponi vicino all'algoritmo di Grillo e soci.

Altri vogliono far rientrare in modo organico i marxisti-leninisti dopo anni di azioni Guasta-Centrosinistra … per ridare loro la possibilità opporsi a tutto ciò che profuma di buon senso politico.

ciaooo
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« Risposta #77 il: Maggio 10, 2018, 08:58:03 »

Al PD non serve il "confessionale" noi che li seguiamo da anni i perchè li conosciamo.

Gli elettori che sono tra gli astenuti o per protesta hanno votato 5Stelle ritorneranno.

Sono anni che indico la necessità di un Programma elettorale da far approvare agli elettori e la conseguente realizzazione di un dialogo e di un impegno verso i Cittadini tutti.

Oggi con la strada indicata sulle riforme da fare, abbiamo un argomento in più.

Ovviamente sarebbe una azione intelligente non limitarsi ad un Progetto PD ma assolutamente il rilancio per un Nuovo CentroSinistra ricostruito.

Come dico da tempo non una coalizione ma un Progetto Italia che raccoglie le adesioni attive di tutte le componenti di Centro e di Sinistra legati, non alla politica del giorno per giorno, ma alla realizzazione del Progetto ... non altro!

ggiannig
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« Risposta #78 il: Maggio 13, 2018, 05:50:22 »

Il Pd si interroga per progettare una riscossa: “Dobbiamo essere presenti come forza politica”

Pubblicato il 11/05/2018 - Ultima modifica il 10/05/2018 alle ore 23:00

ANDREA CARUGATI
ROMA

Un pomeriggio intero alla ricerca della “fiammella” della sinistra, travolta dalle urne del 4 marzo. Molti big di quelli che furono i Ds si ritrovano in un teatro di Roma nelle ore in cui prende forma il governo Lega-M5S. Invitati da Goffredo Bettini, arrivano Anna Finocchiaro, Antonio Bassolino, Livia Turco, Massimo Brutti, Mario Tronti. Ci sono i giovani Andrea Orlando e Nicola Zingaretti, che prende appunti diligentemente. Si fa l’analisi del voto, «quella che nel Pd ancora non siamo riusciti a fare», ma soprattutto si progetta la riscossa. Dentro o fuori il Pd, questo si vedrà. «Accenderemo un forte conflitto politico», mette in guardia Finocchiaro. «Questo non è odio o spirito di divisione, ma un parto doloroso per essere legittimati a giustificare la nostra pretesa di esserci come forza politica». Secondo l’ex ministra, infatti, chiudendo a ogni dialogo col M5S, il Pd «si è condannato all’irrilevanza, dimostrando una incapacità politica che va valutata con serietà».

La decisione imposta da Renzi al Pd, quella di fare gli “osservatori” e non gli “attori” della scena politica, viene bombardata in ogni modo. Bettini è sarcastico: «Moro parlava di come Dc e Pci si fossero positivamente influenzati, Togliatti addirittura si rivolgeva ai ragazzi di Salò. E con quelli non ci si era insultati, si sparava…il Pd invece guarda con malcelata soddisfazione alla nascita del peggiore governo della storia repubblicana…». «Tra i dirigenti si nota la mancanza di sofferenza per la sconfitta», fa notare Bassolino. «Abbiamo dato alla destra la più larga base di massa dal Dopoguerra, i milioni di elettori del M5S», attacca Orlando. «Come fai ad annunciare opposizione durissima se hai fatto il tifo perché questo governo nascesse?».

In oltre tre ore di discussione tornano parole come “lotta di classe”, “critica al capitalismo”, “subalternità al dominio del mercato”. Si fa autocritica per non aver capito le conseguenze della globalizzazione, l’aumento della forbice tra ricchi e poveri, per aver trascurato la “questione sociale”. Bassolino squaderna un concetto caro a molti: non è solo il renzismo a essere stato travolto nelle urne. «In discussione c’è un’intera storia a partire dall’Ulivo, ora dobbiamo ridare al Paese una sinistra». Massimo Brutti è ancora più lapidario: «Oggi non c’è in Italia una forza politica erede del movimento operaio e capace di stare vicino ai più deboli». 

E’ questo l’assillo per i mesi che verranno. I dubbi circolano insistenti. «La spinta propulsiva del Pd si è esaurita», dice Roberto Morassut. Andrea Orlando, che tiene le conclusioni, mette un punto interrogativo: «Il Pd è ancora uno strumento utile?». Massimo Brutti lo accusa: «Come puoi pensare di costruire nuovo consenso se non riuscite neppure a dare battaglia in direzione e votate all’unanimità?». Orlando non si scompone: «Abbiamo votato la relazione di Martina, che ha garantito un percorso ordinato alla discussione verso il congresso». Una discussione, dice Orlando, che «può portare anche a conseguenze radicali». E quando dal palco Ugo Papi racconta le difficoltà a spiegare agli amici della Corea del Sud le vicende del Pd, Il ministro uscente della Giustizia dalla platea suggerisce: «Devi dire che il Pd è un partito della Corea del Nord…».


La convivenza tra Renzi e il gruppo degli ex Pci sembra sempre più appesa a un filo. Tornano i Ds? «Magari», sorride Livia Turco. Zingaretti se ne sta in fondo e non interviene. Ma gli viene tributato un lungo applauso. E’ lui, il governatore del Lazio, ex giovane diessino, con la sua candidatura alle primarie, l’ultima possibile scommessa per tenere questo popolo dentro il Pd. «La sua presenza ci fa pensare a una possibile ripartenza dentro il Pd», conclude Bettini. «Non siamo ancora al de profundis…». 

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Alcuni diritti riservati

Da - http://www.lastampa.it/2018/05/11/italia/il-pd-si-interroga-per-progettare-una-riscossa-dobbiamo-essere-presenti-come-forza-politica-NNTo82CzwnLhIJQbzGV43J/pagina.html
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« Risposta #79 il: Maggio 17, 2018, 11:39:14 »

Renzi ok, ma il 4 marzo è passato oggi dobbiamo coesistere nella situazione che si è creata anche a causa di nostre (PD) azioni di governo inefficaci e comportamenti sociali guasconeschi (o peggio lobbistici).

La situazione in Italia, oggi, appare complessa perchè tracciata da due regie:

1) una regia, i 5Stelle, è gestita da un algoritmo aziendalista con obiettivi di abbattimento dello statu quo nazionale (il Caos) con ampie possibilità di mistificare e di adattarsi al mutare degli avvenimenti (non sono, né di sinistra, né di destra), in fondo né carne né pesce, basta alzare polvere e illudere i fedeli.

2) l'altra regia, la Lega, con obiettivi di pura presa del potere, per arrivare a realizzare una gestione simil-fascista e localista nelle Regioni (riuscita in parte nelle aree ricche) e, alla lunga, del Paese tutto ... se ci riuscissero con ogni mezzo. Obiettivi che intendono raggiungere con un populismo nostrano, dove i valori del localismo vengono "usati" non per essere valorizzati ma come armi "contro" lo Stato.
Stato Nazionale, nato dal Risorgimento, ostacolato da due guerre mondiali (una nazifascista), soccorso dalla Resistenza (guerra civile contro il nazifascismo) e alla fine nobilitato (sulla carta) dalla ancora irrealizzata completamente Costituzione.

Quindi che si fa, noi di area SocialDemocratica?

Ci si impicca alla tela di ragno del PD, o finalmente si crea una situazione favorevole all’apertura verso altre realtà di Centro e di Sinistra (Democratica), lavorando per un Nuovo CentroSinistra, capace di contrastare Movimenti opportunisti senza anima e Coalizioni post fasciste?

ggiannig

Dal sito di Matteo Renzi 17/05/2018
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« Risposta #80 il: Maggio 20, 2018, 11:46:31 »

Cosa significa che il Pd si è autocongelato e perché non c’è il nuovo segretario

Alla assemblea nazionale passa la linea dei renziani: no all'elezione di un nuovo segretario.

Ma il partito si spacca ancora di più

19 maggio 2018, 17:45

Primo round, Renzi. Apparentemente. I lavori dell’assemblea nazionale, che i suoi oppositori intendevano come luogo della resa dei conti, iniziano in forte ritardo, e con un colpo di scena. Prima che prenda la parola Maurizio Martina, segretario reggente ed aspirante cesaricida, il renzianissimo presidente del partito Matteo Orfini mette ai voti la variazione dell’ordine del giorno.

Il punto primo doveva essere l’indicazione di un nuovo segretario, ed invece a larga maggioranza si rimanda tutto sine die, o quasi. Poi il dibattito comincia, ma il Pd ne esce ancora più diviso di ieri, e con una geografia interna che non è quella di un anno fa.

L’opposizione esulta, “vittoria comunque: Renzi è più debole”
Recita il testo approvato: l'assemblea del Partito Democratico prende atto delle "dimissioni irrevocabili" di Matteo Renzi dalla segreteria e rimanda a una nuova Assemblea la decisione fra segretario eletto nell'assise o eletto al congresso. I numeri sono stati 397 a 221. Che, tradotto, potrebbe suonare maggioranza per Renzi. Ma il risultato finale certifica che la maggioranza a disposizione dell'ex segretario è scesa da circa il 70 per cento di un anno fa al 57 per cento.

Dario Franceschini
"E' la fine dell'era Renzi nel Pd", si sottolinea fra i sostenitori di Martina, tra le fila dei delegati fedeli a Dario Franceschini e Andrea Orlando. Dove si fa notare che un aggettivo cambia tutto: le dimissioni di Renzi, infatti, sono “irrevocabili”. Come dire: è fuori dalla stanza dei bottoni. È il motivo per cui anche tanti dissidenti hanno votato a favore.

Martina attacca a testa bassa
A prendere la parola subito dopo la votazione è proprio Maurizio Martina, che prende di petto il tema delle liste: un errore da non ripetere. Il riferimento è alle liste elettorali delle ultime elezioni, a forte impronta renziana, che tante tensioni hanno provocato nel partito fino alla minaccia delle minoranze di ritirare i propri candidati. Assieme a questo, però, Martina ha voluto lanciare un avvertimento: "Il congresso si farà" e "sarà un congresso anticipato, ma non si può limitare ad essere una domenica al gazebo”.

Maurizio Martina 
“Il Pd non è superato”
Martina tocca, indirettamente, un altro tasto dolente: l’idea che qualcuno (leggi Renzi) possa portare il Pd verso derive macroniane, con un ulteriore cambiamento sia di denominazione, sia di collocazione politica.

"Il congresso e le primarie potrebbero essere una grande occasione, ma io trovo il dovere di confermare che non basta una domenica al gazebo, abbiamo bisogno di fare un congresso di tipo nuovo, profondo e costituente”, spiega, “Non credo che il Pd debba essere superato, che debba andare oltre o fare passi indietro. Dobbiamo confermare e aggiornare lo sforzo fatto dieci anni fa e credo a un centrosinistra alternativo a cinque stelle e a Forza Italia”.     

Parole sottolineate da una ovazione da parte della platea che, poi, accompagna la conclusione del discorso di Martina con il coro "segretario, segretario!". La partita è all’inizio.

Passa la relazione di Martina, e parte lo scontro prossimo venturo
Alla fine della relazione del reggente si passa ad una nuova conta. I vioti a favore sono 294, 8 gli astenuti e nessun contrario: l'assemblea del Pd approva.

Paolo Gentiloni (Afp)
"L'Italia ha di fronte un periodo ricco di incognite. Serve l'opposizione del #Pd. Faremo presto un Congresso per rilanciare il centrosinistra di governo. Ora fiducia in @maumartina", scrive immediatamente in un tweet il Presidente del Consiglio dimissionario, Paolo Gentiloni.

C'è però chi la vede in modo diverso. "Alle 13,30 gli accreditati con diritto di voto all'Assemblea nazionale del Pd erano 829. Alla fine dell'Assemblea hanno votato la relazione 294 persone: questo significa che senza i voti dei renziani la relazione del segretario reggente Maurizio Martina non sarebbe passata", sottolineato fonti vicine all'ex segretario Matteo Renzi. Il futuro del partito è ancora tutto da scrivere.

Da - https://www.agi.it/politica/pd_renzi_martina_franceschini_assemblea_segretario_primarie-3920665/news/2018-05-19/
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« Risposta #81 il: Maggio 22, 2018, 06:31:28 »

I big Pd avvertono Zingaretti, attento che Matteo vuole bruciarti

Pubblicato il 21/05/2018 - Ultima modifica il 21/05/2018 alle ore 11:24

CARLO BERTINI
ROMA

«La mia sarà una candidatura totalmente fuori dalla logica delle correnti, nel segno di un totale rinnovamento», mette in chiaro Nicola Zingaretti con i suoi interlocutori. Che si sono fatti sempre più pressanti.

Da quando ieri mattina è venuto fuori infatti con evidenza che Zingaretti si è incontrato con Renzi e che addirittura quest’ultimo potrebbe appoggiarlo al congresso, diversi big del Pd lo hanno chiamato per metterlo sull’avviso. Siccome sul suo fronte sono già ben posizionati in vista del congresso ex segretari come Franceschini e Fassino, il capo della minoranza Pd Andrea Orlando, o personaggi del calibro di Gentiloni e Veltroni, si può ben capire quanto il rapporto con Renzi e le voci di un suo possibile sostegno sia diventata esiziale: specie per chi teme che Zingaretti possa essere fagocitato da Renzi in una sorta di abbraccio che avrebbe il sapore di un commissariamento. 

Il timore dei non renziani 
«Facci capire che sta succedendo Nicola», è stato il leit motive delle varie telefonate. Sono in molti a voler mettere sull’avviso il governatore, «stai attento che Matteo fa sempre così con tutti, è una sua tattica». Della serie: l’ex leader adombra un suo eventuale appoggio per scolorire il profilo della candidatura di Zingaretti, insomma per macchiarla con la sua impronta. Che invece altri vorrebbero tenere lontana da un candidato, unico vincitore del centrosinistra il 4 marzo, che ha tutte le carte in regola per imporsi ai gazebo: mestiere, esperienza, capacità di unire e non ultimo un cognome popolare in tutta Italia.

«Se mi candiderò - ha risposto il governatore - la mia sarà una candidatura totalmente sganciata dalle correnti. Dobbiamo salvare il Pd e farlo in un rapporto nuovo con L’Italia». Come a dire che anche se ci fosse un appoggio di Renzi e del suo giglio magico, «sarà a una candidatura in totale discontinuità con questi anni, per rigenerare tutto». E in ogni caso nessuno nell’entourage del governatore è sicuro che le cose andranno proprio così.

Nicola contro Matteo 
Molti scommettono infatti che l’ex leader alla fine si ricandiderà in prima persona. Ascoltando le impressioni riportate da Zingaretti dopo i suoi colloqui con Renzi - perché c’è ne è stato più d’uno nelle ultime settimane - gli uomini del governatore continuano a ripetere che «non è affatto da escludere che alle primarie sarà Nicola contro Matteo».

Di questo Zingaretti non sembra preoccuparsi, anche se di certo non gli dispiacerebbe affatto godere dell’appoggio di Renzi invece di avercelo contro. Ma in ogni caso, non servirà anticipare le primarie a ottobre in gran corsa per farlo desistere: questo ha spiegato l’ultima volta all’ex segretario. E che sia già in pista lo svelano altri dettagli. Il tenore delle sue uscite pubbliche ad esempio, con la prima parola chiave, «disuguaglianza».

Una fase politica si è chiusa 
«Nel contratto di governo, la parola disuguaglianza non compare e non poteva comparire viste le scelte antisociali che contiene contro le fasce più deboli. C’è molto da lavorare e il congresso deve rappresentare una netta discontinuità nei contenuti, nelle pratiche e nelle forme politiche del passato per una rigenerazione di un campo di forze politiche associative civiche e per un nuovo progetto di innovazione dell’Italia». E ancora: «L’assemblea di ieri conferma che una fase politica si è chiusa e bisogna con chiarezza voltare pagina. C’è un altro tipo di futuro per l’Italia e il Pd deve saperlo interpretare».

Il nuovo partito “alla Macron” 
Ora, è vero che è tutto molto prematuro, specie se il congresso - come comincia a girare - si terrà entro le europee, ovvero magari a febbraio. Per poter poi fare le liste con le quote ridefinite. Ma dalle parti dell’ex segretario c’è chi non esclude che l’interessamento verso Zingaretti possa essere tattico; insomma, dovuto al fatto che a Renzi manca il candidato e che invece tutta l’area che lo contrasta lavora da mesi alla candidatura unitaria del governatore del Lazio; e chi addirittura adombra la possibilità che «se Zingaretti rifacesse i Ds tornando indietro, allora Matteo farebbe forse un suo partito sulla falsariga di Macron».

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Da - http://www.lastampa.it/2018/05/21/italia/i-big-pd-avvertono-zingaretti-attento-che-matteo-vuole-bruciarti-4tWB4FJ45qNr0RQylLZE4I/pagina.html
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