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 inserito:: Giugno 29, 2026, 04:55:36 pm 
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Un POLO Europa Unita non significa debba essere soltanto Europa, anzi, intorno ad essa creare una realtà socio/economica plurinazionale (di popoli) che dall'Europa tragga colonne portanti culturali antiche e valori Umanitari conquistati in questi ultimi decenni di Pace relativa, Occidentali, Democratici.

Valori entrambi da far evolvere dagli errori commessi.

ggiannig

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La Caduta di Salvini, davanti a tutti, ma nessuno ha riso.

Hanno preferito applaudire colei, Elly Schlein, che finalmente gli ha saputo rispondere da leader, . . . e lo stende.

ciaooo
da FB

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 inserito:: Giugno 29, 2026, 04:40:18 pm 
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Azioni Leonardo, non solo rating Moody’s. Guerra tra fondi e Meloni per rinnovo CDA?
Laura Naka Antonelli

 27/04/2026

27/04/2026 - 11:09

Azioni Leonardo in preda alla volatilità tra premio Moody’s e grande attesa alla data clou. Tensione tra fondi e Meloni.
Azioni Leonardo, non solo rating Moody’s. Guerra tra fondi e Meloni per rinnovo CDA?
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Manca poco più di una settimana al grande giorno che deciderà il futuro di Leonardo: quello del 7 maggio 2026, quando l’assemblea ordinaria degli azionisti darà il suo voto, oltre che al bilancio del 2025, alle liste presentate per il rinnovo dei vertici.

Quotate sull’indice Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni Leonardo oggi, lunedì 27 aprile 2026, hanno riportato inizialmente un trend positivo, per poi scivolare in rosso, nonostante l’upgrade sul rating annunciato dall’agenzia Moody’s.

Moody’s premia Leonardo con upgrade rating
La valutazione di Moody’s sulla posizione debitoria di Leonardo è passata da “Baa3” a “Baa2”, con il miglioramento del giudizio che è stato motivato con la solida performance operativa del gruppo e il costante miglioramento dei parametri di credito.

L’agenzia di rating ha fatto notare che Leonardo è riuscita a generare un flusso di cassa libero rettificato sulla base dei criteri di Moody’s di oltre 1,5 miliardi di euro, nel periodo 2023-2025, nonostante la crescita significativa delle spese in conto capitale, dei dividendi e delle scorte.

In evidenza il calo del rapporto di indebitamento lordo e del rapporto dell’indebitamento netto.

Moody’s ha fatto notare anche altri progressi di Leonardo che, rispetto all’ultima volta in cui l’agenzia ha migliorato il rating sul debito tre anni fa, è stata capace di far balzare il fatturato di un terzo circa e l’EBITDA rettificato del 40%.

Insomma, una bella promozione per Leonardo. L’outlook è stato confermato a positivo.

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Leonardo, data clou alle porte. Ma il proxy advisor boccia la lista di Meloni-MEF
Detto questo il momento clou della votazione dell’assemblea degli azionisti al nuovo CDA si avvicina e le novità non mancano.


Sotto i riflettori è il consiglio che il proxy advisor ISS Governance ha dato agli azionisti del gruppo: quello di votare per la lista di minoranza del nuovo consiglio di amministrazione, che include candidati che sono stati presentati dai gestori dei fondi che aderiscono ad Assogestioni.

La lista di minoranza è la lista n. 2, stilata da un gruppo di società di gestione del risparmio e da altri investitori istituzionali, complessivamente titolari dell’1,073% circa del capitale sociale di Leonardo, che propone come consiglieri Dominique Levy, Roberto Diacetti, Elena Grifoni, Maurizio Tucci, tutti candidati indipendenti.

No dunque alla lista presentata dal MEF, che detiene più del 30% del capitale di Leonardo, e in cui, come da rumor, risulta come grande assente il CEO Roberto Cingolani, che era stato scelto dallo stesso governo Meloni nel 2022.


La lista del MEF ha candidato alla carica di AD Lorenzo Mariani e Francesco Macrì a presidente oltre a Elena Vasco, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Enrica Giorgetti, Francesco Soro, Cristina Manara, per le posizioni di consiglieri.

Perché il proxy advisor ha detto no alla lista di Meloni
Il proxy ha motivato il consiglio ai soci di Leonardo di votare a favore della lista di minoranza sottolineando che, a fronte di un voto di lista classico e due sole liste, la scelta migliore è quella di sostenere la lista presentata dai fondi, al fine di rappresentare gli interessi degli azionisti di minoranza ed esercitare un controllo efficace sull’attività dei vertici.

ISS Governance ha fatto però un’eccezione, dicendosi favorevole a votare per il candidato alla presidenza di Leonardo presentato dal MEF, ovvero per Francesco Macrì.


Rimane tuttavia la notizia della bocciatura della lista del governo Meloni da parte di un proxy advisor.

E, più in generale, la prospettiva della mancata riconferma di Cingolani da parte del MEF aveva già scosso le azioni a Piazza Affari ancora prima dell’annuncio ufficiale.



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Azioni

Piazza Affari
Esplode il caso Leonardo, l’attivista chiede indagine. Governo Meloni sotto attacco, “azionisti messi a tacere, l’Italia rischia”
Laura Naka Antonelli

 08/05/2026

08/05/2026 - 17:47

Azioni Leonardo sotto osservazione, esplode la rabbia dell’attivista. “Azionisti messi a tacere, l’Italia si comporta come un mercato emergente”.
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Azioni Leonardo sotto la lente, dopo la rabbia dell’attivista USA Wyser-Pratte Management che, riferendosi alle modalità con cui si è svolta l’assemblea degli azionisti per il rinnovo dei vertici del colosso della difesa, ha deciso di chiedere formalmente un’indagine sul voto dato al nuovo CDA.

Nuovo CDA di Leonardo che si è riunito per la prima volta sempre ieri, giovedì 7 maggio 2026, nominando nuovo AD Lorenzo Mariani e decretando, così come era stato temuto dal mercato, la fine dell’era di Roberto Cingolani.

Quotate sull’indice Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni Leonardo hanno chiuso la seduta di oggi, venerdì 8 maggio 2026, in calo del 3,17%, confermandosi tra i titoli peggiori del listino e scendendo a 53,16 euro.

Esplode la rabbia dell’attivista USA, “azionisti Leonardo messi a tacere in assemblea a porte chiuse”
L’attivista Wyser-Pratte Management - società fondata da Guy Wyser-Pratte, figura tra le più illustri dell’attivismo mondiale - ha praticamente gridato allo scandalo, scagliandosi contro le modalità con cui si è svolta l’assemblea degli azionisti (a porte chiuse).

Forte l’affondo contro l’intero governo Meloni che, a suo avviso, avrebbe messo a tacere gli azionisti.

L’accusa è grave, ed è tutta incisa nel comunicato:

“In più di 50 anni di attività come attivista azionario negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Austria e altrove, non ho mai assistito a un’assemblea degli azionisti condotta con modalità così restrittive e antidemocratiche come quella di Leonardo”

Wyser-Pratte Management ha denunciato che “ agli azionisti non è stata data alcuna possibilità di intervenire, porre domande o interagire con il management o il consiglio di amministrazione”, aggiungendo che “ l’assemblea si è svolta a porte chiuse, con una durata limitata a circa 60 minuti, e che si è svolta esclusivamente tramite un delegato designato dalla società”.

Ancora:


“Questa non è un’assemblea degli azionisti. È una formalità, orchestrata per ratificare un risultato predeterminato”.

“Un evento che danneggia la reputazione dell’Italia e dell’Europa”
La rabbia dell’attivista non si è fermata qui.

A essere messa in discussione è stata l’Italia intera nelle mani del governo Meloni che, secondo la società, starebbe mandando un segnale errato agli investitori di tutto il mondo:

“Quello che è accaduto oggi all’assemblea generale di Leonardo non è solo un fallimento in termini di governance aziendale. È un evento che danneggia la reputazione dell’Italia e dell’Europa. In un momento in cui l’Unione Europea cerca di attrarre capitali stranieri per finanziare il rafforzamento della difesa, la transizione energetica e la più ampia riorganizzazione industriale, un atteggiamento del genere manda un segnale decisamente sbagliato agli investitori internazionali. Le regole vengono aggirate. Le assemblee si tengono a porte chiuse. Gli azionisti vengono messi a tacere. Le votazioni vengono certificate in condizioni che non rendono possibile alcun controllo”.
L’attivista rincara la dose, l’Italia si comporta come mercato emergente, non avanzato
E ancora, secondo Wyser-Pratte Management, “ l’Italia si sta comportando come un mercato emergente, non come uno avanzato”.

Dito puntato contro il governo Meloni: “ Quando un governo usa i suoi poteri istituzionali per scavalcare i consulenti indipendenti a livello globale in materia di voto per delega, escludere gli azionisti di minoranza e imporre il rinnovo del consiglio di amministrazione in una riunione di 60 minuti senza dibattito, sta dicendo al mondo che le regole non si applicano in modo equo. Gli investitori stranieri se ne accorgeranno e ne trarranno le conclusioni ”.

L'azionariato di Leonardo, il MEF detiene una quota del 30,2% nel capitale del colosso della difesa L’azionariato di Leonardo, il MEF detiene una quota del 30,2% nel capitale del colosso della difesa L'azionariato di Leonardo. Così il gigante della difesa precisa: «In linea con la strategia di internazionalizzazione messa in atto dalla Società, l'azionariato è passato da un prevalenza domestica ad una internazionale. Attualmente ca. il 90% del flottante istituzionale è estero». (Fonte: Leonardo)

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La prima riunione del nuovo CDA che nomina AD Lorenzo Mariani
Ieri, giovedì 7 maggio 2026, a seguito del voto dell’assemblea degli azionisti, la notizia della prima riunione del nuovo CDA di Leonardo sotto la presidenza di Francesco Macrì, che ha nominato Lorenzo Mariani, candidato sostenuto dal governo Meloni, alla posizione di CEO e Direttore Generale del gruppo, conferendogli tutte le relative deleghe per la gestione della Società.

Ancora, il CDA ha approvato – a diretto riporto dell’amministratore delegato e direttore generale – l’istituzione della nuova Direzione Generale, affidando a Gian Piero Cutillo il ruolo di condirettore generale.

Azioni Leonardo ha puntualizzato di avere verificato per tutti i componenti del nuovo CDA il possesso dei requisiti di onorabilità e l’assenza di cause di ineleggibilità e incompatibilità.

Il Consiglio ha inoltre verificato la sussistenza dei requisiti di indipendenza in capo a tutti gli amministratori non esecutivi e, dunque, in capo al Presidente Francesco Macrì e ai consiglieri Trifone Altieri, Roberto Diacetti, Enrica Giorgetti, Elena Grifoni, Dominique Levy, Cristina Manara, Francesco Soro, Maurizio Tucci, Elena Vasco, Rosalba Veltri.

Riguardo al Presidente Francesco Macrì, il CDA ha accertato anche la qualifica di Presidente non esecutivo e amministratore indipendente.

In evidenza quanto stabilito per il consigliere Francesco Soro.

In questo caso il CDA di Leonardo ha osservato che il suo incarico presso il MEF, non è idoneo a incidere sulla sua indipendenza, sia a causa delle “caratteristiche personali e professionali” di Soro, sia considerando il fatto che “il Ministero dell’Economia e delle Finanze è neutrale ed estraneo alla gestione delle partecipate”.

In una successiva riunione, il CDA di Leonardo provvederà a ricostituire al proprio interno i Comitati endoconsiliari.

da Money.it

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Azioni Leonardo volano post utili e guidance. Tutti i numeri sul contributo della grande preda conquistata
Laura Naka Antonelli

 06/05/2026

06/05/2026 - 09:18

Il colosso della difesa italiano Leonardo ha annunciato i conti del primo trimestre 2026. Occhio alla guidance dopo la grande acquisizione.
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Il colosso della difesa Leonardo ha annunciato di aver chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile netto su base adjusted pari a € 184 milioni (in rialzo del 60% su base annua) e ordini per 9 miliardi di euro, balzati del 31% “rispetto ai primi tre mesi del 2025 in tutti i business, a conferma del consolidato posizionamento del Gruppo nei mercati in cui opera, con un book-to-bill nel periodo pari a circa 2,0 ”.

Quotate sull’indice Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni Leonardo salgono subito del 2,5% circa, a quota 54,73 euro, confermandosi tra i titoli migliori dell’indice benchmark della Borsa di Milano.


I titoli accelerano ulteriormente al rialzo, scattando del 4,6% circa, a 55,73 euro.

Leonardo annuncia conti I trimestre. Il trend dei ricavi, dell’EBITA, del flusso di cassa e dei debiti
Tornando alla trimestrale, il portafoglio ordini del gigante italiano ha superaato così la soglia degli €56 miliardi, anche per effetto del consolidamento del business IDV, che ha determinato un impatto pari a circa € 5,6 miliardi, assicurando una copertura in termini di produzione superiore a 2,5 anni.

I ricavi di Leonardo sono saliti a € 4,4 miliardi, indicando “un diffuso e generale miglioramento rispetto ai primi tre mesi del 2025”, che è stato “pari al 10%, al netto dell’effetto cambio negativo derivante dalla traduzione delle componenti statunitensi, principalmente Leonardo DRS nel settore dell’Elettronica per la Difesa (+7% ai cambi effettivi) ”.


L’EBITA di Leonardo è stato pari a € 281 milioni (+33% rispetto al periodo comparativo), beneficiando del “ sensibile aumento in tutti i settori di business ”, nello specifico delle performance dell’elettronica per la difesa - nonostante l’impatto negativo dell’effetto cambio - gli elicotteri e l’aeronautica, grazie alla conferma del positivo andamento dei Velivoli e dei parziali recuperi dell’Aerostrutture e della partecipata GIE-ATR.

Il FOCF ha registrato un costante miglioramento, “ con riduzione dell’assorbimento di cassa , a dimostrazione dell’efficacia delle azioni intraprese”.

Di fatto, il Free Operating Cash Flow (FOCF) è stato negativo per € 411 milioni, migliorando del 29% su base annua, se si considera che nello stesso periodo del 2025 era stato pari a -€580 milioni. La riduzione del saldo negativo, ha spiegato Leonardo, è avvenuta grazie ai risultati positivi raggiunti con “le iniziative di rafforzamento della performance operativa e della gestione del capitale circolante ”.

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Leonardo ha reso noto infine che sull’indebitamento netto di gruppo, pari ad € 3,049 miliardi, in rialzo rispetto al 31 marzo 2025 del 43,5%, ha inciso “l’esborso sostenuto per le acquisizioni del business IDV, pari a circa € 1,6 miliardi”, e non solo, se si considera che l’azienda ha acquisito anche il restante 35% della società GEM Elettronica e il 100% di Enterprise Electronics Corporation (EEC) - attraverso la controllata Leonardo US Corporation.

L’indebitamento è stato in parte mitigato dal miglioramento del FOCF.

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Trimestrale Leonardo, il commento dell’AD Cingolani: “ottimi risultati”
Così il numero uno del gruppo, l’amministratore delegato Roberto Cingolani, commentando i conti:


Nel primo trimestre 2026 abbiamo conseguito ottimi risultati. Tutti i principali indicatori economico- finanziari registrano significativi progressi, a conferma dell’efficacia delle azioni commerciali e operative poste in essere dal Gruppo e della strategia tecnologica integrata alla base del Piano industriale. La revisione al rialzo sul rating, da parte di Moody’s, e sull’outlook, da parte di Standard & Poor’s,
rappresentano un ulteriore segnale sulla solidità finanziaria del Gruppo. La finalizzazione dell’acquisizione del business Difesa di Iveco Group costituisce un passaggio strategico rilevante che rafforza il nostro posizionamento nella difesa terrestre, completa il portafoglio e consolida il ruolo di Leonardo come Original Equipment Manufacturer capace di integrare software, hardware e servizi digitali per la sicurezza e la difesa.

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Guidance 2026 confermata. Occhio al contributo atteso della preda Iveco Defence Vehicles (IDV)
Il gigante della difesa ha confermato la guidance per il 2026, che mette in conto 21 miliardi di ricavi, nuovi ordini per 25 miliardi, un EBITA di 2,03 miliardi, un free cash flow operativo di 1,11 miliardi e un indebitamento netto a 800 milioni (al netto dell’esborso per IDV).

A tal proposito Leonardo ha sottolineato che,a partire dal 1° aprile, i suoi risultati di bilancio includeranno il contributo di Iveco Defence Vehicles che per i 9 mesi (aprile-dicembre) è atteso a 1,2 miliardi di ordini, 1,1 miliardi di ricavi, 0,12 miliardi di ebita e 0,22 miliardi di free cash flow operativo.

Leonardo ha rimarcato che lo scorso 18 marzo 2026 è stata perfezionata l’operazione di acquisto del business Difesa di Iveco Group (IDV) per un valore di € 1,6 miliardi, che ha rafforzato il suo posizionamento come “operatore di riferimento nel settore della difesa terrestre e il proprio ruolo di Original Equipment Manufacturer integrato, ampliando il portafoglio con piattaforme cingolate e ruotate e abilitando l’integrazione tra veicoli e sistemi elettronici ”.

DA MONEY.IT

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 inserito:: Giugno 29, 2026, 04:27:37 pm 
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    Arlecchino Euristico

Indice

    Inizio
    Antefatti
        Il malcontento in Friuli tra XV e XVI secolo
        Le prime sommosse popolari
        Gli schieramenti alla vigilia del giovedì grasso 1511
    Esplosione della rivolta del Giovedì Grasso
    Proseguimento dello scontro
    Epilogo
    Note
    Bibliografia

Crudele giovedì grasso

Antonio Savorgnan con le sue Cernide all'esterno di Udine il 27 febbraio 1511 (disegno del XVIII secolo)
Data   febbraio - marzo 1511
Luogo   Friuli
Esito   Vittoria degli 'Strumieri'

Schieramenti
Zamberlani (nobiltà filoveneziana e popolo)   Strumieri (nobiltà friulana filoimperiale)
Comandanti
Antonio Savorgnan   Alvise e Isidoro della Torre
Giulio di Porcia

Effettivi Sconosciuti
Perdite Pesanti Sconosciute

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La rivolta del Crudele Giovedì Grasso (in friulano Crudêl Joibe Grasse, Crudel zobia grassa nel linguaggio tosco-veneto usato da Gregorio Amaseo) fu una insurrezione contadina scoppiata nel 1511 in Friuli, "la maggiore dell'Italia rinascimentale" (F. Bianco).
Antefatti
Il malcontento in Friuli tra XV e XVI secolo

A meno di cento anni dall'occupazione veneziana della Patria del Friuli dilagava fra la popolazione il malcontento, causato dai pesanti privilegi esercitati da clero e nobiltà; a peggiorare la situazione, le famiglie nobili erano poi in costante guerra fra loro, il che causava un aumento delle tasse, devastazione del territorio e l'obbligo di prestare servizio militare per il proprio signore.

Il governo veneziano non aveva mai considerato il Friuli allo stesso rango degli altri domini di terra, ma aveva interesse a mantenervi il suo predominio per tenere quanto più distanti da Venezia le truppe imperiali e turche. Questo atteggiamento si rifletteva anche nelle scelte politiche della "dominante", caratterizzate dalla mancanza di provvedimenti atti a migliorare la condizione della popolazione (principalmente rurale) sul piano sociale ed economico.

Ciò acuì l'isolamento della regione (anche dal punto di vista culturale e linguistico), impedendo lo sviluppo di ogni forma evoluta di governo popolare (che le comunità rurali chiedevano sempre più frequentemente) e quindi portando all'esasperazione i rapporti feudali di tipo suddito (contadino) – signore (nobile), ai quali i contadini friulani erano sottoposti da secoli; rapporti quanto mai precari anche per il fatto che la nobiltà, privata del suo antico potere dal governo di Venezia, cercava di mantenere il suo status sociale sfruttando i pochi diritti rimasti e i servigi dovuti dai contadini.
Le prime sommosse popolari

I primi tumulti cominciarono a verificarsi già il 30 luglio 1509, quando a Sterpo una folla di contadini armati, guidata da Asquino e Federico Varmo, capi delle cernide e clienti ben noti di Antonio Savorgnan, raggiunti in seguito da Ippolito Valvasone, Francesco Cortona e Vincenzo Pozzo, prese possesso del castello - in quel momento occupato solo da Nicolò Colloredo, figlio di Albertino, e quattro servitori - fece prigioniero Nicolò, che fu condotto a Udine, cacciò i servitori, e lo diede alle fiamme[1][2]. Era l'ultimo atto di uno scontro che si trascinava da tempo da parte degli abitanti di Virco, Flambro e Sivigliano contro i nobili Colloredo, proprietari del castello, accusati di usurpare i pascoli e i boschi della comunità per il proprio tornaconto.

Questo era stato l'evento che aveva maggiormente colpito l'opinione pubblica, ma da diversi anni tutta la regione era scossa da liti e scaramucce promosse dai contadini verso i nobili e i loro famigli, bravi, armigeri o rappresentanti (scontri si verificarono a Spilimbergo, Maniago, Valvasone, Portogruaro, Colloredo, Tarcento).

Nel 1510 un gruppo di nobili friulani, di ritorno da Venezia dove erano stati a chiedere maggiori provvedimenti per arginare la situazione, venne intercettato e messo in fuga da un gruppo di contadini armati, all'altezza di Zompicchia (agguato di Malazumpicchia).
Gli schieramenti alla vigilia del giovedì grasso 1511

I Savorgnan, famiglia della nobiltà udinese dichiaratamente filoveneziana, cavalcarono il malcontento inasprendo il conflitto sociale, allo scopo di approfittare della situazione per trarne vantaggi personali. La loro politica era basata su un sistema clientelare che li legava direttamente alla popolazione. Nelle loro giurisdizioni concedevano diritti ai contadini o confermavano come tali antiche usanze di sfruttamento dei terreni. In caso di cattivo raccolto, aprivano i loro magazzini alla popolazione affamata, concedevano prestiti, ascoltavano il parere dei rappresentanti delle vicinie. Questo sistema di protezione era mirato a creare un vero e proprio clan, i cui appartenenti presero il nome di "zamberlani" (o zambarlani, çambarlans), che si riconoscevano nella figura carismatica di Antonio Savorgnan, talmente vicino ai dominatori veneti, da essere nominato comandante generale delle cernide, le milizie armate contadine (che venivano richiamate in caso di guerra).

A questa fazione si opponeva il partito degli "strumieri" (strumîrs) cui aderì gran parte dell'antica nobiltà friulana che mal sopportava i tentativi della Serenissima di contenere i loro poteri; alla loro testa erano i membri della famiglia della Torre, nemici giurati dei Savorgnan già dal 1339. Gli strumieri ottennero l'appoggio del Sacro Romano Impero in chiave antiveneziana.
Esplosione della rivolta del Giovedì Grasso

Il giorno di giovedì grasso (27 febbraio 1511), secondo l'Amaseo, Antonio Savorgnan inscenò un attacco imperiale a Udine (secondo alcune fonti si sarebbe forse trattato di soldati cividalesi comandati da Luigi (Alvise) da Porto, suo nipote), chiamando a raccolta la popolazione per la difesa della città. Nel mezzo del caos creato dal mancato attacco, i bravi dei Savorgnan istigarono la popolazione in armi al saccheggio delle dimore cittadine dei della Torre cui seguirono, sull'onda della brama di bottino, quelle di tutta la nobiltà udinese (fatta eccezione per il palazzo dei Savorgnan, vero quartier generale della rivolta).

Molti membri delle famiglie della Torre, Colloredo, della Frattina, Soldonieri, Gorgo, Bertolini e altre furono trucidati, i loro cadaveri furono spogliati e abbandonati per le vie del centro, se non lasciati come pasto ai cani o trascinati nel fango e poi gettati in prossimità dei cimiteri. I rivoltosi indossarono poi gli abiti dei nobili inscenando una macabra mascherata e imitando i modi degli originari possessori incarnando di fatto lo spirito di "inversione delle parti" tipico del carnevale. I nobili che riuscirono a fuggire si ritirarono nei loro castelli o, al di là del Tagliamento, nel Friuli occidentale.

A questo punto si sarebbe concluso il piano di Antonio Savorgnan che, rimasto ufficialmente estraneo alle sommosse, aveva di fatto eliminato fisicamente gran parte dei nobili suoi avversari politici. Nel tentativo di evitare eventuali tradimenti avrebbe fatto assassinare due suoi uomini d'arme, tali Giovanni di Leonardo Marangone di Capriglie (detto "Vergon") e Bernardino di Narni, a conoscenza del suo coinvolgimento e ne fece gettare i cadaveri, assieme a quello di una terza testimone, tale "fantesca di Pietro Urbano"[3], nel pozzo di San Giovanni, benché i corpi ritrovati successivamente risultassero irriconoscibili[4].

Altre fonti dipingono l'accaduto come una perdita di controllo sui sottoposti da parte di Antonio Savorgnan, che in realtà contribuì a salvare alcune famiglie rivali dal massacro. Bisogna tener conto che la fonte principale dei fatti riportati è Gregorio Amaseo, ne La crudel Zobia Grassa. Per quanto dettagliata sia la relazione del suddetto, non bisogna tuttavia dimenticare che questi ha vissuto la vicenda in prima persona dalla parte degli Strumieri (ovvero tutti quei nobili che erano contro i Savorgnan), e dunque racconta la storia screditando ed insultando quel mostro che pare essere stato lo stratega carismatico che Antonio rappresenta. Altre fonti, vedi ad esempio Edward Muir ne Il sangue s'infuria e ribolle, riconsiderano l'operato del nobile Antonio, ritenendo che Amaseo lo abbia grandemente sopravvalutato[5].
Proseguimento dello scontro

Solo il 1º marzo arrivò in città un contingente armato di cento cavalieri proveniente da Gradisca e guidato da Teodoro del Borgo - "mentre anche il popolo si sollevava a vendetta" (P. Paschini)[6] - che riuscì a riportare l'ordine pubblico, ma non a interrompere la baldoria carnevalesca incentrata sullo scherno nei confronti dei nobili assassinati.

Nel frattempo la scia di violenze si diffuse a macchia d'olio ai territori limitrofi di Udine e pian piano a tutta la regione. Gli abitanti dei villaggi, per lo più contadini ed armati come per andare in battaglia, assediarono i castelli abitati dalla nobiltà: furono presi con la forza quelli di Spilimbergo, Valvasone, Cusano, Salvarolo e Zoppola. Dell'assedio di quest'ultimo ci rimane testimonianza scritta: presero il castello brusando e deturpando dalla cima al fondo, circumdata da ornatissime case, in mezzo della cui corte trassero nuda madonna Beatrice de Freschi de Cucagna, donna de Thomaso consorte, con madonna Susanna decrepita sua madre [...], conducendo fora de lì captiva Madonna Lunarda Thana, vedova de Alvise di Consorti [...], usando contra de lei mille rusticità et scherni a la tangaresca[7].[8]

Vennero distrutti i castelli di Zucco, Cergneu, Tarcento, Colloredo, Caporiacco, Pers, Mels, Brazzacco, Moruzzo, Fagagna, Villalta e Arcano. Saccheggi nei confronti delle dimore nobiliari si verificarono anche a Tolmezzo, Venzone, e Tricesimo.

A quel punto la fortuna dei Savorgnan cominciò a venire meno, e contrariamente ai loro desideri, anche nei loro stessi domini iniziò la protesta e furono presi d'assalto Buia e Pinzano, dove i contadini si rivoltarono contro i loro signori, principali fautori della rivolta, venendo sedati a fatica. Non bastando tale rivolta interna, le truppe degli strumieri riuscirono a riorganizzarsi presso il castello di Giulio di Porcia e suo fratello Federico, questa volta ottenendo il supporto dei veneziani attraverso il provveditore della Serenissima a Pordenone, Alvise Bondoniero, oltre che di alcuni sacilesi e di circa 800 contadini di Cordenons. Lo scontro decisivo avvenne presso il fiume Cellina, dove la cavalleria (circa 70 cavalieri) e il miglior addestramento degli strumieri ebbero la meglio, causando la rotta degli zamberlani non più sicuri dell'appoggio veneziano. Quale monito, Giulio di Porcia fece impiccare uno dei capi della rivolta presso il castello di Zoppola, obbligando i prigionieri ad assistere alla scena. Un documento dell'epoca ne fornisce un resoconto donde habiandoli posti in fuga como castroni spaventati dal lupo sariano preceduti più avanti, se non fossero stati desuasi da messer Alvise Bondoniero Proveditor de Pordenon, dicendoli non piaceria ala Signoria che se fessero ragione in se stessi.[9][10]

Il 26 marzo dello stesso anno, un violento terremoto devastò Udine e l'intera regione, che costò la vita a quasi 10 000 persone. In seguito gli stessi territori furono flagellati da peste, carestie e violenti eventi meteorologici nel mare Adriatico, tra Venezia e Trieste. Questi eventi tragici vennero interpretati dai contemporanei come il segno tangibile del giudizio divino.
Epilogo
Udine: Piazza Venerio e la chiesa di San Francesco. Il marmo lucido indica la planimetria del palazzo di Tristano Savorgnan, demolito nel 1549

Il governo di Venezia istituì un tribunale speciale che condannò a morte i maggiori esponenti della rivolta, senza però colpire il vero artefice, Antonio Savorgnan il quale, visto l'esito complessivamente negativo, decise paradossalmente di riparare tra le file degli imperiali che tanto aveva osteggiato, a Villaco, in territorio imperiale.

La vendetta però non tardò ad arrivare poiché una congiura di strumieri organizzò il suo assassinio che avvenne il 27 marzo 1512 all'uscita della chiesa di S. Giacomo di Villaco per mano dei nobili di Spilimbergo e di Colloredo. Il governo di Venezia confiscò i beni della casata nel 1549 - e distrusse il palazzo Savorgnan di Udine - dopo la vendetta perpetrata da Tristano Savorgnan a Venezia, in cui morirono Girolamo e Giovanni Battista Colloredo, Girolamo della Torre, Giacomo Zorzi e i famigli al seguito. I ruderi furono lasciati come monito in quella che venne poi chiamata place de ruvine (ovvero "piazza della rovina" in lingua friulana, attuale piazza Venerio).

La morte del Savorgnan non pose, quindi, termine all'insieme di vendette e di ritorsioni innescate dai fatti del giovedì grasso che avevano oramai perduto la dimensione collettiva della rivolta e acquistato il carattere della faida e del regolamento di conti personale. L'ultimo duello legato a queste vicende si verificò nell'aprile 1568 nella campagna mantovana tra Troiano d'Arcano e Federico Savorgnan, in cui morirono entrambi. Mesi dopo si celebrò a Venezia la pace con una cerimonia sfarzosa nella Chiesa di San Giovanni Battista, chiamata anche dai veneziani "San Giovanni dei Furlani", davanti al Procuratore di San Marco Alvise I Mocenigo[11].

La grande massa dei contadini che aveva partecipato ai moti riprese il lavoro dei campi nelle stesse condizioni di prima, ma il governo della Serenissima decise di prevenire possibili nuove rivolte andando parzialmente incontro alle richieste degli zamberlani e cioè istituendo l'organismo della Contadinanza, composto da rappresentanti dei contadini che potevano porre il veto alle proposte del parlamento friulano.

Note
 
Bibliografia

    Furio Bianco, La «Crudel zobia grassa». Rivolte contadine e faide nobiliari in Friuli tra '400 e '500, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 1995, ISBN 84-9789-258-5. (Con, in appendice, la Historia della crudel zobia grassa di Gregorio Amaseo).
    Pro Loco del comune di Zoppola Quaderni zoppolani, Pordenone 2003-2009.
    Diarii udinesi dall'anno 1508 al 1541, con Leonardo Amaseo e Giovanni Antonio Azio, cod. Ambrosianus D 185 inf, editi da A. Ceruti, Venezia 1884, Gregorio Amaseo
    Historia della crudel zobia grassa et altri nefarii excessi et horrende calamità intervenute in la città di Udine et patria del Friuli del 1511, in «Diarii... », Venezia 1884, Gregorio Amaseo
    Edward Muir, Il sangue s'infuria e ribolle : la vendetta nel Friuli del Rinascimento, Verona, Cierre edizioni, 2010, ISBN 978-88-8314-580-3, OCLC 800012151.
    Pio Paschini, Storia del Friuli, 3ª ed., Arti Grafiche Friulane, 1975.
 
    Eventi del 1511 Repubblica di Venezia Rivolte popolari Storia del Friuli

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Crudele giovedì grasso

 15 
 inserito:: Giugno 29, 2026, 03:55:07 pm 
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Gianni Gavioli

Il mio giardino.

Il mio giardino.
Vorrei invitarvi nel mio giardino,
Ma non ho giardino.
Ho una siepe alta,
Fitta,
Che mi trattiene.
Ho alberi Vecchi, come me.
Con rami colmi di foglie.
Ho alberelli giovani, come fui,
Che partoriscono Rose.
Vorrei invitarvi nel mio giardino,
Ma è quasi il tramonto.
I Vecchi al tramonto
Hanno tanto da Pensare.

Brano di Gianni Gavioli

12 giugno 2023

 16 
 inserito:: Giugno 29, 2026, 03:51:02 pm 
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Gianni Gavioli

ANCORA.

Vorrei
Accarezzarti
Ancora
A Vallombrosa
In Consuma.
In quella fuga
Liberatoria,
Di tanti
Anni fa.
Solo noi
E la nostra
Serenità.
Come fossimo,
Ma volendo
lo siamo,
Ancora Giovani.
Ancora
Giovani,
Per sempre.

Brano di Gianni Gavioli

12 giugno 2023
E 13 giugno 2023

 17 
 inserito:: Giugno 29, 2026, 03:45:37 pm 
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Gentiloni: "Il profilo della coalizione non può essere spostato troppo a sinistra"
Lo ha detto l'ex premier parlando in vista delle prossime elezioni Politiche
23 giugno 2026


Paolo Gentiloni coalizione
AGI - "Il programma della coalizione di centro-sinistra si potrebbe fare con l'intelligenza artificiale, ma il problema è il profilo della coalizione che non può essere troppo radicale, troppo spostato a sinistra". Lo ha detto Paolo Gentiloni in un passaggio della sua intervista a SkyTg24. Serve, ha insistito, "un profilo rassicurante e riformatore e spetta innanzitutto al Pd, che non è un partito radicale di sinistra ma un partito riformatore". Elly Schlein, ha concluso rispondendo a una domanda, "può dare certamente il suo contributo, non c'è dubbio", in questa direzione.

Coalizione e le prossime elezioni politiche
"Le attuali opposizioni non possono perdere le prossime elezioni politiche, sarebbe un caso quasi unico", ha rilevato ancora. "Chi è oggi all'opposizione dovrebbe dare certezze agli elettori. Certezze sull'ancoraggio europeo, innanzitutto, sulle sfide come la questione ucraina, certezze sul fatto che abbiamo alcune idee fondamentali per l'economia e per il futuro di questo Paese. Per l'ex presidente del Consiglio queste certezze, rispetto "alla fotografia in trattoria" tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, "non ci sono, e d'altra parte quella fotografia rinviava a un futuro incontro sul programma. Speriamo che questi incontri - ha proseguito - diano un'idea della coalizione di centro-sinistra rassicurante per il Paese". Poi gli è stato chiesto se gli piacerebbe tornare alla Farnesina in un eventuale governo di centrosinistra? "A me piacerebbe tornare anche a fare l'assessore Comune di Roma, ho fatto tante cose, ma rifuggo da tutti questi scenari, ipotesi e totonomi. Lasciamo lavorare chi è impegnato direttamente oggi in politica".

Capitolo Trump
"L'onda della destra europea a sostegno del presidente Trump è stata molto breve e non c'è più. Ho visto un'intervista a Bardella. È stato durissimo contro Trump che ha definito 'erratico'. La destra europea - ha concluso - sta prendendo le distanze da Trump".

da AGI

 18 
 inserito:: Giugno 29, 2026, 03:42:55 pm 
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Meloni: "Avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale"
La presidente del Consiglio a sorpresa a Gemona del Friuli al raduno del Triveneto degli Alpini
21 giugno 2026

AGI – “Avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare". Giorgia Meloni sceglie il raduno del Triveneto degli Alpini dedicato al ricordo della tragedia del terremoto del Friuli, avvenuta 50 anni fa, per restituire un’immagine fortemente identitaria dopo la querelle che l’ha opposta al presidente Usa Donald Trump.

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"Non sono riuscita ad andare a Genova quindi penso che valesse la pena venire qui per dire grazie. Grazie per i valori e grazie per un lavoro preziosissimo anche durante le nostre Olimpiadi e per il lavoro che fanno da volontari costantemente. Sono una certezza e per le istituzioni avere questo genere di certezze fa assolutamente la differenza. Quindi sono qui soprattutto per dire loro grazie". Giorgia Meloni, intervistata da L'Alpino Tv, ha spiegato così il senso della sua visita lampo, non prevista in programma, al raduno degli Alpini a Gemona. "Sono venuta anche per consegnare questo straordinario e meritatissimo riconoscimento al presidente dell'Ana per il lavoro che fa ogni giorno, ma chiaramente è un riconoscimento a tutte le nostre Penne Nere", ha aggiunto la presidente del Consiglio consegnandolo appunto a Sebastiano Favero l'onorificenza di Cavaliere di Gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica. "C'era bisogno di questi applausi e di questo bagno di patriottismo", ha poi detto ancora Meloni ai microfoni di Tele Friuli.

Il richiamo all'orgoglio nazionale
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando sempre a Tele Friuli, ha poi rimarcato: "Non era tanto che ero passata da queste parti, ma ero passata per un'altra ragione. Ho pensato che fosse doveroso. Diciamo che avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare".

Il ringraziamento agli Alpini
"E poi era anche un'occasione per ringraziare gli Alpini anche per il lavoro straordinario che hanno fatto durante le Olimpiadi e non solamente durante le Olimpiadi. Quindi sono venuta a dire grazie a queste persone", ha aggiunto Meloni.

La visita a Gemona del Friuli
La presidente del Consiglio è ripartita poco prima dell'ora di pranzo da Gemona del Friuli dopo avere partecipato, a sorpresa, al raduno del Triveneto degli Alpini. Una visita lampo, su invito del ministro Luca Ciriani, che ha rappresentato anche l'occasione per un breve 'bagno di folla', con la presidente del Consiglio che si è soffermata con la gente assiepata dietro le transenne del percorso, che l'ha accolta con applausi e parole di sostegno.

da AGI  23 giugno 2026


 19 
 inserito:: Giugno 28, 2026, 10:42:51 pm 
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Una IDEA in fase di studio e riflessione. Senza almeno 12 persone attive non se ne fa nulla.
Cerco volontari qualificati per titoli e competenze.

Gianni Gavioli
ggianni41@gmail.com

 20 
 inserito:: Giugno 07, 2026, 07:22:54 pm 
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Cari lettori di tutto il mondo, sono Gianni Gavioli.
Da trent'anni questo spazio racconta di noi ex appassionati indipendenti dell'Ulivo, resistendo alle tempeste politiche, ai cambi di nome e alle delusioni della storia.
Oggi però sono arrivato a un bivio: gestire questo sito da solo mi costa troppa salute e 700 euro all'anno di tasca mia. I robot "rubanews" ci assediano e la piattaforma ha bisogno urgente di essere rinnovata, alleggerita e messa in sicurezza.
Non voglio chiudere, questo è l'archivio di trent'anni di vita comune.

Ma senza l'aiuto di un tecnico – un artigiano del web che sappia come aggiornare questa piattaforma o trasformarla in un archivio storico spendendo il giusto – questo spazio morirà con me. Se tra i lettori c'è un programmatore, un sistemista, o qualcuno che fa parte di comunità open-source (LUG) che ha a cuore la memoria storica e la cultura libera, vi prego di farvi avanti.
Aiutatemi a salvare una voce del vecchio Ulivo

ciaooo
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