LA-U dell'ulivo
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1  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / L’incubo dei 3 milioni di anziani soli che pesa sul governo inserito:: Oggi alle 06:12:00 pm
L’incubo dei 3 milioni di anziani soli che pesa sul governo | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
08:01 (10 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/12/01/news/l_incubo_dei_3_milioni_di_anziani_soli_che_pesa_sul_governo-276643474/
 
2  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Gli anziani e la pandemia: no alla società dello scarto. inserito:: Oggi alle 04:51:18 pm
Gli anziani e la pandemia: no alla società dello scarto | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
07:49 (8 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/12/01/news/gli_anziani_e_la_pandemia_no_alla_societa_dello_scarto-276640992/

3  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Che la nostra COMUNITA’ DEBBA RICHIEDERE E OPERARE PER OTTENERE, un agire ... inserito:: Oggi alle 04:37:13 pm
Che la nostra COMUNITA’ DEBBA RICHIEDERE E OPERARE PER OTTENERE un agire di maggior valore dai nostri politici e soprattutto dai partiti, mi sembra il minimo dopo la scoperta di come siamo disastrati, … non soltanto nella SANITA’ REGIONALE.

Siamo noi Cittadini e la Popolazione tutta, che abbiamo scelto chi ci ha rovinato!

Rendiamoci più informati, più consapevoli, meno superficiali e alle prossime elezioni scegliamo di votare per dei Programmi di Ricostruzione dell’Italia, non per Caporali furbetti che vogliono fare i Generali.

ggg
4  Forum Pubblico / SALUTE, BENESSERE (ricerca di una buona qualità di vita). / Coronavirus, dalla saturazione all’aspirina: come curarsi a casa e quando ... inserito:: Oggi alle 03:36:33 pm
Coronavirus, dalla saturazione all’aspirina: come curarsi a casa e quando andare in ospedale

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
08:07 (7 ore fa)
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https://www.ilsole24ore.com/art/dalla-saturazione-sangue-all-aspirina-ecco-guida-cure-casa-i-pazienti-basso-rischio-ADC45f5
5  Forum Pubblico / ESTERO: Il Mondo Globale, Politica, Personaggi, Notizie. / "Pechino e Mosca sono potenze sempre più aggressive con la Nato" inserito:: Oggi alle 03:26:48 pm
"Pechino e Mosca sono potenze sempre più aggressive con la Nato" | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
09:26 (5 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/12/01/news/pechino_e_mosca_sono_potenze_sempre_piu_aggressive_con_la_nato_-276643461/
 
6  Forum Pubblico / ESTERO: Il Mondo Globale, Politica, Personaggi, Notizie. / Cina e Medio Oriente, due lezioni per Biden inserito:: Oggi alle 03:25:04 pm

Cina e Medio Oriente, due lezioni per Biden | Rep
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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
09:27 (5 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/12/01/news/cina_e_medio_oriente_due_lezioni_per_biden-276641039/
 
7  Forum Pubblico / I CITTADINI Vogliono Conoscere e Partecipare. / Gino Strada: “Datemi un ospedale da riaprire. inserito:: Oggi alle 03:23:27 pm
Gino Strada: “Datemi un ospedale da riaprire. In Calabria troppi errori” | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
09:30 (5 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/12/01/news/gino_strada_datemi_un_ospedale_da_riaprire_in_calabria_troppi_errori_-276643473/
 
8  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Comunità liquida - Società liquida inserito:: Dicembre 01, 2020, 11:46:02 pm
Società liquida
Neologismi (2008)

società liquida loc. s.le f. Concezione sociologica che considera l’esperienza individuale e le relazioni sociali segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. ◆ Il noto sociologo Zygmunt Bauman sostiene che viviamo in una «società liquida», ma il suo modello non intende certo prendere alla lettera questa metafora, come sta avvenendo invece ora, nel momento in cui libri, registri e quaderni, con tutti i significati ch’essi rivestono, rischiano di finire nelle tubature di scarico. Trascinando con sé tante memorie del passato ma anche tante speranze del futuro. (Silvia Vegetti Finzi, Corriere della sera, 19 ottobre 2004, p. 49, Cronaca di Milano) • Una società «liquida» (secondo l’immagine felice – e fortunata – di Zygmunt Bauman). Dove i confini e i riferimenti sociali si perdono. I poteri si allontanano dal controllo delle persone. (Ilvo Diamanti, Repubblica, 4 giugno 2006, p. 1, Prima pagina) • Questa avvincente avventura richiede forte investimento di «umanità» e di «passione etica». Esse stanno a fondamento della cultura sportiva. La «questione etica» precede lo sport, convive con lo sport e dà vero compimento allo sport. E lungi dall’essere un’ipotesi di anime belle, è una necessità se intendiamo salvare lo sport, per oggi e per domani. È opinione diffusa che viviamo in una società «liquida», aperta e incerta. (Carlo Mazza, Avvenire, 13 ottobre 2007, p. 31, Sport).
Composto dal s. f. società e dall’agg. liquido, ricalcando l’espressione ingl. liquid society.
Con riferimento alle analisi compiute dal sociologo di origine polacca Zygmunt Bauman, autore dei saggi Liquid modernity, Cambridge (UK) 2000 (trad. it. di Sergio Minucci, Modernità liquida, Roma-Bari 2002) e Liquid love, Cambridge (UK) 2003 (trad. it. di Sergio Minucci, Amore liquido, Roma-Bari 2004).
Già attestato nel Corriere della sera dell’11 giugno 2002, p. 33.

Da - https://www.treccani.it/vocabolario/societa-liquida_res-c0525b22-89ec-11e8-a7cb-00271042e8d9_%28Neologismi%29/

Comunità liquida
Neologismi (2008) 

Comunità liquida loc. s.le f. Comunità sociale e politica caratterizzata da una struttura e da un ordinamento variabili, con regole in costante evoluzione. ◆ La «presidenzializzazione» delle democrazie parlamentari, la personalizzazione del «premierato di comando» sono fenomeni che possono non piacere. Ma ci sono già, inevitabili, negli sviluppi socio-politici delle nostre comunità «liquide» e nelle stesse necessità di autonomia del governo nei processi decisionali dell’Unione europea. (Andrea Manzella, Repubblica, 8 febbraio 2005, p. 17, Commenti).
Composto dal s. f. comunità e dall’agg. liquido, ricalcando l’espressione ingl. liquid community, sul modello di liquid society.

Da treccani.it
9  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Stato sociale. inserito:: Dicembre 01, 2020, 11:42:20 pm
Stato sociale
Dizionario di Storia (2011)

Stato sociale
Il termine S.s. indica un insieme di attività, prevalentemente ma non esclusivamente pubbliche, dirette a fornire sostegno a chi si trova in stato di bisogno e assicurazione e copertura contro determinati rischi e necessità.
Lo S.s. moderno ha origine in Gran Bretagna, prima della Rivoluzione industriale, e ha raggiunto la sua fase di massimo sviluppo a partire dal secondo dopoguerra. Oggi, in tutti i Paesi industrializzati di mercato, esso ha assunto contenuti simili e copre la quasi totalità della popolazione, mentre permangono differenze nei modelli organizzativi e amministrativi. In alcuni Paesi prevale la tendenza a unificare i diversi schemi in una gestione unitaria, mentre in altri, tra cui l’Italia, opera una molteplicità di istituzioni e gestioni autonome per le diverse tipologie di intervento e categorie occupazionali e professionali. Gli interventi della sicurezza sociale si distinguono nelle due tipologie dell’assistenza e della sicurezza sociale vera e propria. L’assistenza riguarda gli Stati di bisogno dovuti a invalidità, povertà e altre tipologie di esclusione sociale, mentre la sicurezza sociale riguarda situazioni che comportano diminuzioni di reddito o necessità di spesa dovute al verificarsi di certi eventi rischiosi, o a determinate altre cause, alle quali la sensibilità collettiva attribuisce una particolare rilevanza sociale: malattia, vecchiaia, superstiti, famiglia e figli, disoccupazione, abitazione. I benefici comprendono trasferimenti in denaro (a destinazione libera) e in natura. La forma più diffusa di finanziamento è quella contributiva, in cui il pagamento dei contributi da parte del beneficiario è condizione necessaria per aver titolo a ricevere i benefici; a essa si affiancano quella fiscale vincolata, quella fiscale generale, e la generosità privata.

Da - https://www.treccani.it/enciclopedia/stato-sociale_(Dizionario-di-Storia)/
10  Forum Pubblico / La DEMOCRAZIA ITALIANA è Minacciata, DEVE DIFENDERSI. / Ricreando la plebe. Un saggio di Nadia Urbinati inserito:: Dicembre 01, 2020, 07:32:35 pm
Ricreando la plebe. Un saggio di Nadia Urbinati

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 17 nov, 17:47
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http://temi.repubblica.it/micromega-online/ricreando-la-plebe-un-saggio-di-nadia-urbinati/#.X7P-oupB9d8.gmail
11  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Forme di Stato e forme di governo. inserito:: Dicembre 01, 2020, 06:53:46 pm
Forme di Stato e forme di governo
Enciclopedia on line

Forme di Stato e forme di governo
La problematica riguardante le forme di Stato e le forme di governo è uno dei temi classici della riflessione costituzionalistica: secondo un’opinione risalente, anzi, ne costituirebbe uno dei profili essenziali (Diritto costituzionale). Nella prospettiva schmittiana (C. Schmitt) della costituzione come «decisione politica fondamentale», infatti, il diritto costituzionale si esaurirebbe nello studio di esse: non è un caso, quindi, che uno dei maggiori studiosi di Schmitt, ovvero C. Mortati, ne sia stato uno dei più importanti teorici, anche se, in questi ultimi anni, alcuni studiosi ne hanno ridotto l’importanza. È certo, comunque, che i due concetti sono intrinsecamente legati tra loro, nel senso che una determinata forma di governo si riverbera sulla forma di Stato e viceversa.
Le forme di Stato. - In linea di massima, la maggioranza della dottrina parla di forma di Stato per indicare i diversi modi attraverso i quali si combinano i tre elementi costitutivi dello Stato: popolo, territorio e governo (alcuni preferiscono utilizzare l’espressione sovranità in luogo di quella di governo). In quest’ottica, lo studio delle forme di Stato riguarda solo quella peculiare forma di aggregazione politica che si afferma a partire dal XVI secolo (lo Stato moderno, inteso quale ordinamento giuridico territoriale e sovrano). Nell’ambito di questa prospettiva, si distinguono, a sua volta, due diversi profili: il primo attiene al rapporto tra governanti e governati, mentre il secondo riguarda la ripartizione verticale del potere. Per quanto concerne questo secondo profilo, si suole distinguere tra Stati federali e Stati unitari, nonostante tutte le difficoltà riscontrate nel tracciare una chiara linea distintiva tra queste due diverse figure organizzative (Federalismo). Quanto al primo profilo, invece, si distinguono, da un punto di vista storico, lo Stato patrimoniale (XVI-XVII secolo), lo Stato di polizia (XVIII secolo), lo Stato liberale o Stato di diritto (XIX secolo) e lo Stato democratico (XX secolo), fondato sul principio del suffragio universale (Democrazia e Diritto di voto). Una diversa suddivisione da un punto di vista storico è stata fatta da Mortati, secondo il quale lo Stato patrimoniale (rectius l’ordinamento giuridico a regime patrimoniale) nascerebbe con il feudalesimo e sopravvivrebbe ad esso, lo Stato di polizia finirebbe con l’identificarsi con la monarchia assoluta e lo Stato moderno si identificherebbe nello Stato liberale.
Per quanto riguarda, invece, lo Stato novecentesco, si possono distinguere quattro forme di Stato: lo Stato democratico costituzionale, lo Stato socialista, lo Stato autoritario e lo Stato di recente indipendenza (secondo alcuni studiosi, tuttavia, quest’ultimo non costituirebbe una forma di Stato autonoma). Al riguardo, occorre dire che alcuni studiosi preferiscono utilizzare la nozione di regime politico per indicare le ideologie, i principi e le strutture di autorità in cui agiscono gli attori politicamente rilevanti: tuttavia, secondo altri studiosi forma di Stato e regime politico non sarebbero altro che due facce di una stessa medaglia.

Le forme di governo. - Per quanto riguarda le forme di governo, esse concernono solo uno dei tre elementi essenziali dello Stato: il governo latamente inteso come assetto dei pubblici poteri. In altri termini, mentre le forme di Stato attengono allo studio dello Stato-comunità (o Stato-ordinamento), le forme di governo riguardano soltanto lo Stato-apparato, cioè lo Stato come soggetto (persona giuridica) all’interno dell’ordinamento statale. Più precisamente, a proposito delle forme di governo la dottrina maggioritaria si intende riferire ai diversi modi nei quali la c.d. funzione di indirizzo politico di maggioranza viene esercitata tra i diversi organi costituzionali. Conseguentemente, sono state abbandonate le tradizionali distinzioni elaborate dai classici del pensiero politico (dalla bipartizione machiavelliana tra monarchie e repubbliche alla tripartizione aristotelica tra governo di uno, governo di pochi e governo di molti), perché non rispondenti più alla realtà.
Una distinzione ancora importante è invece, quella tra forme di governo pure e forme di governo miste, anche se si riscontrano al riguardo opinioni divergenti. Secondo un primo orientamento (Mortati), forme pure sarebbero quelle caratterizzanti lo Stato patrimoniale e lo Stato di polizia, mentre quelle miste sarebbero quelle caratterizzanti lo Stato contemporaneo. Secondo un diverso orientamento, forme pure sarebbero soltanto la monarchia assoluta e la dittatura, mentre tutte le altre sarebbero da considerare forme miste. Secondo un terzo orientamento, infine, pure sarebbero solo quelle forme di governo a rigida separazione dei poteri (monarchia costituzionale, regime presidenziale e governo direttoriale), mentre miste sarebbero tutte con una qualche forma di coordinamento tra i poteri (forma di governo parlamentare, assembleare, semipresidenziale).
La forma di governo vigente nell’ordinamento italiano è quella parlamentare. Essa si caratterizza per la presenza di due elementi: il rapporto fiduciario tra il Governo e il Parlamento (Fiducia parlamentare) e la possibilità dello scioglimento anticipato di quest’ultimo organo. È proprio la presenza dello scioglimento a distinguere la forma di governo parlamentare da quella assembleare (che pure mantiene in comune con la prima il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento).
La forma di governo presidenziale e la sua variante monarchica, la monarchia costituzionale, si caratterizzano invece per una rigida separazione tra l’esecutivo e il legislativo e per l’unificazione delle cariche di capo dello Stato e vertice del Governo in una stessa persona (il Re nella monarchia costituzionale e il Presidente nella forma di governo presidenziale). Una peculiare forma di governo poi è quella direttoriale, in cui ugualmente vi è una rigida separazione tra il legislativo e l’esecutivo (il legislativo elegge l’esecutivo, ma non può sfiduciarlo, così come l’esecutivo non può chiederne lo scioglimento anticipato) e dove manca pure la figura del capo dello Stato (che viene esercitata a rotazione dai componenti dell’esecutivo collegiale). Per quanto riguarda, infine, il sistema semipresidenziale, esso è frutto di un’elaborazione dottrinaria relativamente recente, proposta per la forma di governo francese a seguito dell’introduzione dell’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Repubblica (1962). Esso risulterebbe dalla combinazione di forti poteri di governo in capo al Presidente della Repubblica con il mantenimento della fiducia parlamentare tra il Governo e il Parlamento; proprio per questo, però, alcuni autori preferiscono parlare, anziché di forma di governo semipresidenziale, di forma di governo parlamentare a tendenza presidenziale.

Da - https://www.treccani.it/enciclopedia/forme-di-stato-e-forme-di-governo/
12  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Stato di Diritto. Forma di Stato di matrice liberale, in cui viene ... inserito:: Dicembre 01, 2020, 06:52:23 pm
Stato di diritto
Dizionario di Storia (2011)

Stato di diritto
Forma di Stato di matrice liberale, in cui viene perseguito il fine di controllare e limitare il potere statuale attraverso la posizione di norme giuridiche generali e astratte.


L’esercizio arbitrario del potere viene contrastato con una progressiva regolazione dell’organizzazione e del funzionamento dei pubblici poteri, che ha come scopo sia la «diffusione» sia la «differenziazione» del potere, rispettivamente, attraverso istituti normativi (unicità e individualità del soggetto giuridico; eguaglianza giuridica dei soggetti individuali; certezza del diritto; riconoscimento costituzionale dei diritti soggettivi) e modalità istituzionali (delimitazione dell’ambito di esercizio del potere politico e di applicazione del diritto; separazione tra istituzioni legislative e amministrative; primato del potere legislativo, principio di legalità e riserva di legislazione; subordinazione del potere legislativo al rispetto dei diritti soggettivi costituzionalmente definiti; autonomia del potere giudiziario), comunemente considerati come parti integranti della nozione di Stato di diritto. Nell’Ottocento, attraverso la lenta costruzione giuridica dello Stato, la sovranità appartiene solo allo Stato, realtà impersonale che sintetizza e supera sia il re sia il popolo, e che assegna a entrambi compiti particolari e distinti. Tutti, in modi diversi, sono servitori dello Stato, ma ciò non risolve il dualismo originario fra re e popolo, fra Stato-apparato e società. Lo Stato appare sempre più uno S. di d., perché persegue i suoi fini nelle forme e nei limiti del diritto, producendo e applicando norme giuridiche. Il potere dello S. di d. risulta dunque «impersonale»; essendo giuridico, risolto nell’ordinamento, tende a scomparire. Per tre secoli i legisti hanno costruito giuridicamente lo Stato allo scopo, se non di eliminare il potere, almeno di sottoporlo alla razionalità, all’impersonalità e all’oggettività della legge. In origine, si parlava di un «potere sovrano», creatore dell’ordinamento giuridico, ma con la progressiva razionalizzazione giuridica dello Stato il vero potere sovrano tende a eclissarsi a favore di tanti poteri costituiti, che agiscono solo nell’ambito dell’ordinamento, con la scomparsa dell’antica sovranità. È nel Novecento, con l’apparire di forti conflitti sociali o con l’affermarsi di rivoluzioni politiche, che il potere sovrano riappare in tutta la sua forza, e le costruzioni giuridiche si dimostrano costruzioni di pensiero fragili. Lo S. di d. è uno Stato limitato e garantista, per la difesa dei diritti dei cittadini: pertanto si fonda sia sulla separazione dei poteri legislativo, giudiziario e amministrativo (gli ultimi due autonomi, ma subordinati alla legge) sia sulla coscienza che solo il diritto può dare alla società stabilità e ordine, con le sue norme chiare e certe, generali e astratte (e quindi impersonali), un diritto sempre subordinato a quella legge fondamentale che è espressa dalla costituzione. È un diritto concepito per una lunga durata, perché deve garantire ai singoli la prevedibilità delle conseguenze delle proprie azioni. Lo S. di d. comincia a entrare in crisi con il tendenziale affiorare dello Stato sociale.

Da https://www.treccani.it/enciclopedia/stato-di-diritto_%28Dizionario-di-Storia%29/

13  Forum Pubblico / GIOVANNI G. ovvero l'Ultimo Me Stesso. / Un Concetto e la Nazione Italiana da REVISIONARE. inserito:: Dicembre 01, 2020, 04:43:47 pm
Nazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Una nazione (dal latino natio, in italiano «nascita») si riferisce ad una comunità di individui che condividono alcune caratteristiche come il luogo geografico, la cultura (cioè la lingua, la religione, la storia e le tradizioni), l'etnia ed, eventualmente, un governo [1] [2].
Un'altra definizione considera la nazione come uno "stato sovrano" che può far riferimento a un popolo, a un'etnia, a una tribù con una discendenza, una lingua e magari una storia in comune.
Una differente corrente di pensiero, che fa riferimento all'idea di nazione in quanto realtà oggettiva e legata a pensatori riconducibili a diverse espressioni politico-culturali, include tra le caratteristiche necessarie di una nazione il concetto di sangue (Herder) o di «consanguineità» (Meinecke). [3]
Un'altra definizione vede la nazione come una «comunità di individui di una o più nazionalità con un suo proprio territorio e governo» o anche «una tribù o una federazione di tribù (come quella degli indiani nord-americani)» [4]. È appoggiandosi a tali nozioni che si è sviluppato negli anni '70 il concetto di micronazione.
Alcuni autori, come Jürgen Habermas, considerando obsoleta la nozione tradizionale di nazione, si riferiscono a essa come a un libero contratto sociale tra popoli che si riconoscono in una Costituzione comune [senza fonte]. Tale concetto, in questo caso, si estenderebbe anche a quello di patria e il patriottismo nazionale verrebbe così rimpiazzato dal «patriottismo costituzionale». [5] o grazie al concetto di "gruppo di appartenenza": la nazione è tale dal punto di vista politico. Ciò prevede un profondo senso del "noi", pace e ordine al suo interno, una serie di simboli e miti comuni, la garanzia di protezione e la consapevolezza della durevolezza nel tempo della nazione rispetto ai singoli individui.


Caratteristiche
Il senso del "noi" si sviluppa nella popolazione spesso grazie al confronto con il "gruppo esterno", che alle volte assume la forma di un odiato nemico. Un esempio può trovarsi nella storica rivalità tra nazione francese e nazione tedesca: entrambe hanno caratterizzato la loro identità nell'ostilità rispetto al vicino. Una nazione può essere rappresentata da uno Stato, che garantisce un ordinamento giuridico e ne afferma la sovranità. In tal caso si parla di Stato-nazione. Oltre gli stati esistenti, alcuni partiti politici e associazioni rivendicano di appartenere a nazioni senza Stato e, per quanto riguarda l'Europa occidentale, si riuniscono nella Conferenza delle nazioni senza stato d'Europa occidentale (CONSEU). L'organizzazione che raccoglie nazioni e popoli non rappresentati di tutto il mondo è l'Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati (UNPO).
Ernest Renan definisce nazione come l'anima e il principio spirituale di un popolo, che gode di una ricca eredità di ricordi e del consenso attuale. Ne consegue che la nazione esiste finché trova posto nella mente e nel cuore delle persone che la compongono.


L'idea di nazione matura nel tempo.
Giustificazione storica della nazione è fornita da opere letterarie, da poesie e da canti, composti anche in un passato molto lontano ma che vengono rapportati al presente; classica giustificazione della nazione tedesca è riscontrabile nella Germania di Tacito, in cui i popoli abitanti nel cuore dell'Europa vengono esaltati come valorosi, leali e incorrotti: è probabile che Tacito abbia voluto in questo modo fare una critica della società romana, dando comunque materiale ai tedeschi per legittimare la propria superiorità.
Nell'uso quotidiano erroneamente i termini come nazione, stato e paese vengono usati spesso come sinonimi per indicare un territorio controllato da un singolo governo, o gli abitanti di quel territorio o il governo stesso; in altre parole lo Stato.
In senso stretto tuttavia, nazione indica le persone, mentre paese indica il territorio e stato la legittima istituzione amministrativa. Per aumentare la confusione, i termini nazionale e internazionale si applicano agli Stati.
Nonostante al giorno d'oggi molte nazioni coincidano con uno Stato, le cose non sono sempre andate così in passato e ancora oggi esistono nazioni senza Stato[6] e viceversa ci sono degli stati formati da più nazioni. Vi sono anche stati senza nazione.
Occorre infine ricordare che con il termine "nazioni" in passato si intendevano anche associazioni di mercanti aventi la stessa nazionalità e residenti in uno Stato estero per motivi di commercio verso il cui governo erano rappresentati da propri consoli (diversi dalle rappresentanze statali presso altri stati).


Il concetto di nazione nella storia
Antichità e testi sacri
L'archetipo della nazione d'Israele
La Bibbia descrive il concetto di nazione (nationes o gentes) come "una delle grandi divisioni naturali della specie umana uscita dalle mani di Dio creatore, espressione della diversità visibile della società umana sulla terra". Le nazioni sono il risultato della divisione dell'umanità in schiatte, stirpi e popoli, come il frutto del superamento dell'unità originaria del genere umano.
La Genesi racconta del passaggio da un primitivo universalismo a una dispersione dei popoli, causata forse nel tempo attraverso la discendenza dei figli di Noè, sopravvissuti con lui al Diluvio universale, o repentinamente dall'edificazione della torre di Babele. L’Apocalisse di San Giovanni pronostica un ripristino dell'antico universalismo, secondo un piano di salvezza che riguarderà tutte le nazioni e non soltanto il popolo d'Israele.
Di preferenza, nelle Sacre scritture il termine "nazione" ricorre per indicare i nemici pagani del popolo eletto, quelle nazioni, cioè, che non riconoscono Dio e la sua potenza. Il popolo di Dio deve lottare e combattere le nazioni per difendersi dalla sottomissione e dall'errore. Tutto ciò riconduce a un sentimento di nazionalismo.
La nazione di Israele nasce come "lega sacra" tra le varie tribù ebraiche, su una base al tempo stesso etnica e religiosa. Sarà questa unione culturale (variabile culturale) a tenere unito il popolo di Dio, anche in assenza di una forma politica stabile.


Grecia
Possiamo tradurre in greco il termine nazione con "ethnos", sebbene questa voce abbia assunto un elevato numero di connotazioni: popolo (greco o barbaro), forme politiche associative non riconducibili alle polis, ma anche un popolo o una comunità etnica con un proprio statuto politico-giuridico e un'autonoma struttura costituzionale. Il termine ethnos indica non tanto "una popolazione dispersa su un territorio esteso, che vive in villaggi e unita da legami politici deboli e intermittenti", quanto un insieme, etnicamente omogeneo, di comunità politiche locali, con un'identità politica fondata essenzialmente sull'elemento territoriale. Il termine genos indica la comune discendenza, la provenienza da uno stesso ceppo, i vincoli di sangue, ma generalmente non esprime vincoli di appartenenza politica.
I differenti popoli che formano la nazione (ethnos) ellenica sono accomunati su vincoli di sangue (variabile naturale) più che da legami di tipo culturale o politico territoriale.
L'evento che più di ogni altro ha unito i greci in un sentimento unitario, sono state le Guerre persiane. Socrate distingue la rivalità interna e la definisce "discordia", dalla minaccia di altri popoli, che chiama "guerra". La superiorità culturale e politica dei greci rispetto ai barbari favorisce un sentimento di unione non solo di sangue, ma anche politica e culturale, che si perpetuerà oltre la contingenza persiana, anche se non si raggiungerà mai la realizzazione di una nazione in senso proprio, libera da conflitti interni e rivolta a un espansionismo esterno.


Roma
È nel mondo romano che il termine nazione fa la sua comparsa per la prima volta e viene utilizzato con sfumature diverse. Nel suo significato immediato la natio richiama la nascita e l'origine, la comunità di diritto alla quale si appartiene per vincolo di sangue, secondo uno degli usi restrittivi che già si trova nella tradizione biblica. Nell'uso romano la natio è anche la terra nella quale si è nati, il luogo d'origine, di appartenenza o di provenienza. Generalmente natio viene utilizzato per indicare le popolazioni straniere, alleate o sottomesse a Roma. Altre volte indica popolazioni ostili alla Res pubblica, o popolazioni barbare e arretrate.
A differenza di gens, che indica una stirpe intera (ad esempio la gens Germanica), natio indica le singole tribù.
Il termine natio ha assunto dunque valenze e connotazioni diverse, che indicavano l'esistenza di vincoli di appartenenza politica basati sul sangue, sull'affiliazione tribale e sui legami territoriali, ma non la presenza di un ordine politico complesso e articolato, di un livello di civiltà lontanamente paragonabile a quello romano. Questo spiega perché, per indicare Roma, il sostantivo natio venga sostituito da civitas, patria, res pubblica, Urbs.


Medioevo
Il Medioevo è un periodo di mezzo fra il mito dell'universalismo (realizzato antecedentemente sotto forma di impero) e il particolarismo nazionale che si realizzerà nei secoli a venire. È un periodo importante, che pone le basi per i successivi mutamenti storici e sociali. Tra l'età tardoromana e l'inizio dell'Alto medioevo vanno ricercati i fattori e gli elementi dalla cui combinazione scaturirà in seguito la maggior parte delle nazioni storiche che ancora oggi compongono la carta politica dell'Europa.
Il Medioevo è il periodo d'elezione per studiare la formazione di buona parte degli stati europei.


Le nationes universitarie
Lo stesso argomento in dettaglio: Nationes, Peregrinatio academica, Clerici vagantes e Authentica Habita.
Le nationes universitarie, sorte nelle Università medievali d'Europa dal XIII secolo in avanti, sono una delle espressioni storicamente più significative del compromesso tra universalismo e particolarismo.
Gli scholares vagantes si muovono da tutta Europa per apprendere nelle diverse città europee gli insegnamenti impartiti da magistri a loro volta provenienti da ogni paese.
Particolarismo dettato dalla loro provenienza territoriale. Universalismo caratterizzato dal sapere (universale appunto).
Al tempo stesso, le corporazioni e associazioni cui davano vita nelle città che li ospitavano per difendersi reciprocamente dalle pressioni dei poteri locali, tendono a strutturarsi in funzione della loro differente provenienza geografica, sulla base dunque della terra d'origine, della lingua materna e della diversità di costumi.
"L'università divenne il centro e il punto di partenza dell'organizzazione nazionale".


Le nationes mercantili e conciliari
Più rilevante è stata la funzione svolta dalle nationes mercantili. Si tratta di comunità forestiere composte da commercianti e operatori economici stabilmente insediate all'estero.

Similitudini con le nationes universitarie:
Nascita spontanea, volontaria e limitata nel tempo;
Garantire assistenza e tutelare gli interessi professionali;
L'aggregazione avviene in base a criteri linguistico-territoriali;
In generale, le nationes mercantili hanno avuto un ruolo più spiccatamente politico-rappresentativo: non si sono limitate alla salvaguardia dei privilegi e delle concessioni ottenuti dal potere locale o al perseguimento di comuni obiettivi materiali, ma hanno anche perseguito lo sviluppo delle relazioni economiche e politico-diplomatiche tra paesi e la definizione di modelli socioculturali e d'identità politico-territoriali. Si può dunque dire che hanno storicamente contribuito alla costruzione della futura Europa delle nazioni.
Agli interessi dei commercianti si affianca la solidarietà patriottica, l'affinità culturale e religiosa, una lingua comune e un comune sentimento riferiti a una città/regione/nazione.
Il principio qui stabilito, se da un lato dimostra come in questa fase storica l'appartenenza (o identità) nazionale sia ancora priva di rilevanti connotazioni politiche, dall'altro conferma come i valori etnolinguistici che sono alla base di quella che potremmo definire l'idea di nazione culturale fossero già pienamente attivi nella mente delle classi dirigenti e dei ceti intellettuali dell'epoca.


Dalla Riforma alla Rivoluzione
A partire dal '500 fenomeni come l'accentramento del potere politico nelle mani dei sovrani, l'affinamento letterario delle lingue vernacolari, il radicamento su base territoriale delle chiese riformate producono, su gran parte del territorio europeo, il progressivo consolidarsi del sentimento collettivo e della coscienza unitaria di sempre più vaste comunità umane, che cominciano ad assumere una fisionomia e un'identità nazionale.


Machiavelli: Il termine nazione assume un significato generale ed estensivo poiché si riferisce a collettività straniere, a popolazioni e a paesi oppure può richiamare una o più comunità con la loro particolare fisionomia storica e culturale. Nazione indica dunque differenze linguistiche e territoriali, diversità culturali, ma anche la continuità storica che caratterizza la vita di un popolo rendendolo specifico e differente dagli altri.
Guicciardini: Oltre agli usi scontati (luogo di nascita, paese di appartenenza, popolazioni barbare straniere), nazione indica anche una comunità etnico-territoriale distinta dal punto di vista della cultura. (Gli Svizzeri si alleano col Ducato di Milano per respingere i Francesi).

Nascita delle "chiese nazionali" (cuius regio, eius religio). Distacco teologico ma anche politico e linguistico rafforza il senso di appartenenza.
In questa fase è possibile individuare una profondità storica: il termine nazione non indica soltanto coloro che su un dato territorio condividono la stessa lingua, gli stessi costumi e la stessa religione, ma un insieme di caratteri e di legami che rimanda ad un passato percepito come unico e peculiare, con una sua forza vincolante.
Per il periodo storico compreso tra Rinascimento e Rivoluzione francese possiamo distinguere tre modelli o varianti del concetto di nazione:
Nazione statale: la nazione si forma sotto la spinta dello Stato. La crescita del sentimento nazionale è proporzionata alla crescita dello Stato (territoriale). Es. Inghilterra[7];
Nazione culturale: sviluppata in quegli stati in cui il modello politico statuale si è sviluppato con maggiore ritardo (Germania, Italia). La nazione coincide in questo caso con una comunità popolare basata sulla cultura, sulla lingua e sulle tradizioni storiche.

Nazione politica sovrana. La nazione costituisce un'unione volontaria di cittadini che si pone, al posto dell'antico sovrano, come fondamento esclusivo dello Stato. Da qui si sviluppa una sovranità politica. Es. Francia rivoluzionaria.

La nazione culturale
Si sviluppa nel '700. Fonda la sua coesione sulla lingua, sulla cultura e sulla tradizione (Herder), non sull'astratta rigidità di un'obbligazione politica (Kulturnation). Secondo Herder nella vita di una nazione, l'unità di cultura e di lingua viene prima dell'unità politica, dello Stato e della costituzione. I vincoli culturali sono più stabili e duraturi di quelli istituzionali. Esempi di nazione culturale (Germania, Italia). Herder teorizza la nazione come un fattore di progresso civile e morale, nonché come un tramite fra l'individuo e l'umanità. Realizzando sé stesso all'interno di una realtà sociale culturalmente omogenea e spiritualmente coesa, l'uomo può più facilmente attingere alla dimensione dell'universalità e realizzare la sua natura sociale (visione universalistica).

La nazione politica - Visione romantica di Rousseau
Pone al centro la volontà degli individui che vi fanno parte (volontà di costituire una nazione), piuttosto che la natura e la storia, come fattore fondante della nazione politicamente intesa. Richiamo al sentimento piuttosto che alla ragione (Rousseau). R. sottolinea l'importanza che le istituzioni, la volontà politica e un agire sociale collettivo sorretto dalla passione comune e dalla consapevolezza di sé e della propria identità rivestono nel salvaguardare e rafforzare il sentimento di appartenenza nazionale di qualunque identità politica. A proposito delle diversità dei popoli Rousseau afferma che sono le forme di governo, i sistemi di legislazione e le leggi che devono adattarsi allo spirito dei popoli e al loro carattere.
Per Sieyès il terzo Stato rappresenta la nazione intesa proprio come un organo assoluto senza il quale lo Stato non esisterebbe. Gli ordini privilegiati sono qualcosa di esterno alla nazione. Minoranza infima e inutile. Ciò che lega una nazione non è dunque la comune origine storica, la lingua, i costumi o il territorio, ma la volontà degli individui, tutti ugualmente liberi. Volontà non alimentata da retaggi storici ma da sé stessa.

Ottocento
In seguito al periodo rivoluzionario, il campo semantico del termine nazione si allarga notevolmente: da semplice realtà collettiva caratterizzata da usi e costumi a soggetto originario dell'organizzazione della società, la comunità fondamentale che legittima le istituzioni che organizzano la vita collettiva.

Associazione con altri termini: popolo, patria, libertà, cittadinanza, Stato, volontà, sovranità.

Aspetto terminologico
Nel XIX secolo il concetto di nazione diventa globale e inclusivo in corrispondenza della nascita degli stati-nazione. Indica quindi la totalità degli abitanti di un paese, si avvicina al concetto di cittadinanza e spesso si rivela indipendentemente da componenti culturali o etniche. Dunque nazione coincide sempre più con "insieme dei cittadini" o "popolo", il quale assume la valenza di un soggetto politico unitario composto da uguali. Al contempo la nazione si compenetra alla patria. Nasce il nazionalismo.

Aspetto relativo al contesto in cui si impone la nazione
Mutamenti legati alla rivoluzione industriale (sviluppi trasporti, comunicazioni di massa, urbanizzazione). La nazione rimane un punto di riferimento per i cittadini innanzi ai mutamenti sociali.
Attivismo politico di nuovi ceti e gruppi sociali di matrice borghese. Dunque nazione come fattore di integrazione socioculturale innanzi alla disgregazione delle rivoluzione industriale.
La nazione ha bisogno di basi storiche e culturali su cui radicarsi: costruzioni più o meno spontanee da parte di poeti, storici, scrittori, filosofi, linguisti e filologi (intellettuali). Nazionalizzazione (attribuire un significato nazionale) dei miti del passato. Dunque dare radici storiche a qualcosa di già esistente.

Alcuni approcci alla nazione elaborati nel sec. XIX
Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionalità.

La nazione romantica
Visione illuministica: nazione come realtà nella quale si riconoscono gli esseri illuminati e i popoli i cui costumi siano stati segnati dalla logica del progresso storico. Visione romantica: nazione come sfera di appartenenza particolaristica ma non esclusiva. La nazione non può fare a meno di entrare in rapporto con la cultura e lo spirito delle altre nazioni e degli altri popoli, insieme con i quali essa costituisce un più vasto organismo vivente. I popoli possono vivere in armonia mantenendo la propria individualità.

Passaggio dallo spirito cosmopolitico settecentesco al nazionalismo ottocentesco. Fichte: solo la nazione tedesca (grazie alla sua superiorità linguistica e culturale, ecc.) può fare da guida politico-spirituale a beneficio dell'intero genere umano. Realizzare il cosmopolitismo partendo dal nazionalismo. La Germania è superiore: dunque è l'unica in grado di generare quell'universalità.
La superiorità linguistica della nazione tedesca, secondo Fichte, è legata alla capacità dell'Urvolk ("popolo originario") di mantenere e salvaguardare la propria lingua originaria ("Ursprache") da influssi stranieri, restando stanziati sul territorio d'appartenenza, a differenza di altri ceppi germanici che, migrando, hanno favorito il modificarsi non solo delle proprie abitudini comportamentali, ma anche della propria lingua. Dunque, il popolo tedesco è l'unico popolo, il popolo non corrotto dal progresso e dalle regole.

Nazione, libertà, umanità
Le differenze fra nazione culturale e politica non sono così individuabili da un punto di vista dell'analisi pratica (sangue e volontà si mescolano).
La nazione italiana: non è qualcosa da costruire ex novo, ma è una comunità naturale che deve essere risvegliata dandole uno Stato e un assetto politico unitario. Per gli autori italiani, il termine nazione è unito alla libertà, alla politica e allo Stato. Al contrario degli intellettuali tedeschi come Herder, quelli italiani pensano che le variabili culturali siano solo un punto di partenza per giungere a una nazione in senso politico, libera e sovrana, dotata di istituzioni e di un governo che ne rispecchi la specificità.
Mancini: le nazioni costituiscono una dimensione naturale e necessaria della storia umana, la cui vitalità storica dipende tuttavia dalla loro libertà e indipendenza, dal fatto cioè di essere non un mero aggregato di fattori naturali e storici (territorio, lingua, ecc.), bensì un corpo politico e di possedere un governo, una volontà giuridica e leggi proprie.

Senza lo Stato la nazione rischia di restare un corpo inanimato.
Mazzini vede nella nazione la base politica della sovranità popolare e dello stato democratico: "Per nazione noi intendiamo l'universalità de' cittadini parlanti la stessa favella, associati, con eguaglianza di diritti politici, all'intento comune di sviluppare e perfezionare progressivamente le forze sociali e l'attività di quelle forze."
Differenza fra Mazzini e Sieyès. Per Sieyès il soggetto storico che fa nascere la nazione attraverso la volontà sono i cittadini (liberi e uguali), per Mazzini è invece il popolo, inteso unitariamente come titolare di diritti e doveri che trascendono quelli dei singoli individui, popolo come espressione di una nuova epoca storica. Funzione pedagogica della nazione: essa educa l'uomo al sacrificio, al dovere e all'etica in funzione della comunità.

Marxismo e questione nazionale
Marx vede la nazione come un progetto della classe borghese, la quale, proponendosi come classe dominante, conquista il controllo dello Stato, dei suoi apparati legali e produttivi, a scapito dei vecchi ceti feudali e aristocratici. La nazione non costituisce dunque una totalità omogenea. I proletari vi sono esclusi. In quanto prodotto borghese, la nazione è strettamente connessa alle dinamiche del sistema capitalistico e come tale questa verrà meno con il superamento del capitalismo. La nazione è dunque una realtà storico-politica contingente.


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Note
^ Federico Chabod, L'idea di Nazione, Laterza, Bari 1961
^ Il World Book Dictionary definisce la nazione come “la popolazione che occupa uno stesso luogo geografico, unita sotto lo stesso governo, e parlante usualmente la stessa lingua”
^ LA STORIA, vol. 11, Mondadori, 2007, p.16.
^ Webster's New Encyclopedic Dictionary (trad en-WP).
^ Il termine patriottismo costituzionale, coniato dal politologo e giornalista conservatore tedesco Dolf Sternberger (1907-1989) fu completamente reinterpretato dal filosofo tedesco Jürgen Habermas.
^ Intervista con il Dott. G. Mayos, presidente Circolo di Barcellona di studi della nazione. Archiviato il 4 gennaio 2012 in Internet Archive.
^ Stein Rokkan, Territori, Nazioni, Partiti: verso un modello geopolitico dello sviluppo europeo, in "Rivista Italiana di Scienza Politica", X, n. 3, 1980
Bibliografia
Federico Chabod, L'idea di Nazione, Bari, Laterza, 1961.
Stein Rokkan, Territori, nazioni, partiti, in "Rivista italiana di Scienza politica", X, n. 3, 1980.
(Id.), Stato, nazione e democrazia in Europa, a cura di Peter Flora, Il Mulino, Bologna 2002
Anthony D. Smith, Le origini etniche delle nazioni, Bologna, Il Mulino, 1998, ISBN 978-88-15-13881-1.
(Id.), La nazione. Storia di un'idea, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007
Wolfgang Reinhard, Storia del potere politico in Europa, Il Mulino, Bologna 2001
Pietro Grilli di Cortona, Stati, nazioni e nazionalismi in Europa, Il Mulino, Bologna 2003
Alessandro Campi, Nazione, Bologna, Il Mulino, 2004, ISBN 978-88-15-10199-0.
Jan-Werner Muller, Constitutional Patriotism, 0691118590, 9780691118598, 9781400828081 Princeton University Press 2007.

Da - https://it.wikipedia.org/wiki/Nazione
14  Forum Pubblico / QUELLI che "NON SONO COME NOI"! / Lettura bloccata dal Manifesto perché, non abbonato, ho superato la ... inserito:: Dicembre 01, 2020, 04:08:49 pm
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Donne contro Venchi: «Ci trasferiscono per aggirare blocco dei licenziamenti»

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La battaglia di nove lavoratrici e un lavoratore che la famosa azienda alimentare vorrebbe spostare a centinaia di chilometri di distanza. «Sono licenziamenti mascherati da trasferimenti», dice Elena Casagrande, combattiva sindacalista Usb. «Non so come andrà a finire ma ho un pensiero fisso: mostrare a mia figlia di nove anni che le ingiustizie devi affrontarle a testa alta, qualunque sia l’esito», afferma Alessandra Tragni, lavoratrice


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15  Forum Pubblico / I CITTADINI Vogliono Conoscere e Partecipare. / Lo dico da mesi che ci è necessario il contributo dei vertici dell'Esercito! inserito:: Dicembre 01, 2020, 04:03:43 pm

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