LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: BERSANI  (Letto 1990 volte)
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« Risposta #30 il: Luglio 07, 2009, 11:16:14 »

L'intervista di zoro

Bersani: «Voglio un partito che funzioni, come l'Avis o una bocciofila»

Il candidato alla segreteria del Pd: «Le regole servono. No a un partito liquido»
 

ROMA - «Io non voglio il Pci, ma un'associazione che funzioni. Voglio fare l'Avis, o una bocciofila in cui ci sono delle regole, non è che puoi fare come vuoi». Pierluigi Bersani, durante la video-intervista web su Excite.it con il blogger Diego Bianchi (Zoro), spiega la sua idea di partito. «Se stai in una associazione - afferma il candidato alla segreteria del Partito democratico - devi anche accettare alcune auto-limitazioni, serve un minimo di disciplina e meccanismi che garantiscano la partecipazione anche al di fuori di te. Finora noi ce ne siamo dimenticati».

NO AL PARTITO LIQUIDO - Bersani non accetta che questa concezione sia bollata come «vecchia, io sono per le primarie, per un partito moderno, ma non posso accettare che la nostra politica sia affidata ad una galassia che non ha una incisività reale». «Non è che perché si temono i signori delle tessere, non si debba fare più il tesseramento. Se la parola 'tessera' diventa impronunciabile, ma che razza di partito è?». Per Pierluigi Bersani servono le tessere, basta con l'idea di «partito liquido, che poi ci facciamo una bella bevuta e arrivederci e grazie...». Certo, ammette amaramente, non sarà un tesseramento con «numeri da signori delle tessere, saranno invece i numeri di chi non ha creduto al fatto che un partito per stare in piedi ha bisogno di organizzazione e di radicamento sul territorio».

IDEE - E la sfida con Franceschini e Marino per la segreteria? «Spero di vincere - afferma Bersani - perché penso di avere in testa qualcosa che può essere utile, non mi sono mai mosso per esigenze mie, penso che questa sia un'occasione per darci una linea che si capisce, perciò conto di vincere, lavoro per vincere».

METALLICA - Diego Bianchi lo incalza sulla «colonna sonora» della sua sfida: «Nun me dì Vasco, che nun se ne può più. Sembra che conosci solo quello. Alla presentazione della mozione avete messo Steve Wonder. L'hai scelta tu?». «Ma a me piace tutto il rock - risponde Bersani - i Led Zeppelin, ad esempio, è il ritorno alle origini, ma è il meglio». Allora hanno ragione quelli che dicono che sei un nostalgico... commenta Zoro. Qualcosa di più recente? «Ma ascolto anche i Metallica». Il blogger esulta: «Bersani ascolta i Metallica! Ci vuole un'agenzia: Bersani ascolta i Metallica».


07 luglio 2009

da corriere.it
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« Risposta #31 il: Luglio 10, 2009, 10:53:30 »

Congresso Pd, Bersani sicuro: "Nè scissioni, nè litigi"


Mentre Ignazio Marino cerca il sostegno necessario per iscrivere al partito democratico i militanti che poi assicureranno al congresso il fatidico 5% per arrivare alle primarie, Franceschini e Bersani lavorano a programma e schieramento.  Entrambi hanno dato una risposta preoccupata allo show del capo del governo all'Aquila, dove l'opposizione si è presa la sua dose di insulti, accompagnata da un minaccioso "devono cambiare registro". Franceschini e Bersani hanno spiegato che attaccare l'opposizione è uno sport che fa male al paese e che Berlusconi lo fa con lo scopo di nascondere la crisi.

Ma a parte questa risposta parallela e comune nei toni ognuno dei candidati principali ha differenziato parole e obiettivi. Franceschini è impegnato in riunioni no-stop per definire il suo programma, Bersani va al Nord per cominciare a costruire la rete di amministratori a supporto della sua elezione. E per smentire l'immagine di candidato degli apparati, torna a rivolgersi, come aveva fatto nella prima manifestazione all'Ambra Jovinelli, ai giovani perchè, sostiene il coordinatore della sua mozione Filippo Penati, «c'è già una classe dirigente che governa pezzi importanti del Paese e noi li vogliamo valorizzare». In realtà, dice un dirigente del Pd, «al momento ogni previsione o scenario, ad esempio Bersani forte tra gli iscritti e Franceschini tra il popolo delle primarie o l'exploit di Marino, sono numeri al lotto».

  Le prime analisi si potranno fare solo dopo la chiusura del tesseramento e poi all'inizio di settembre quando partiranno i congressi dei circoli e, spiegano al Pd, «si vedrà l'aria che tira» tra iscritti e elettori. Dai numeri delle tessere, che saranno intorno alle 600mila, e soprattutto dalla geografia regionale si potranno cominciare a studiare punti di forza e debolezza dei candidati in vista del primo passaggio del congresso.

 Prova che soprattutto l'outsider Marino può superare, assicurandosi nuovi iscritti. Su blog e facebook i 'piombinì, l'area dei giovani al fianco del chirurgo, spingono al tesseramento. Molto attivi Pippo Civati e Paola Concia che, da dirigenti del Pd, sanno che le vittorie si costruiscono anche con le tessere. E in supporto del senatore erano intenzionati a scendere anche i Radicali, bloccati ancora una volta, dopo il tentativo di Marco Pannella di correre alle primarie contro Walter Veltroni, dallo Statuto. «Era girata voce di una lista radicale a sostegno di Marino, poi si trattava di Mina Welby», racconta il leader radicale, contrariato dal fatto che il Pd vieti la doppia tessera e quindi abbia impedito l'iscrizione all'esponente radicale.

A loro favore oggi, dopo ieri Franco Marini, si è speso Francesco Rutelli ma ormai le regole non si possono modificare.  Alla sfida nazionale si incrocia quella per la leadership regionale. Oggi Debora Serracchiani ha annunciato che deciderà a giorni se candidarsi alla segreteria del Friuli. E dopo essersi attirata addosso gli strali per i giudizi su Bersani e D'Alema, anche lei si adegua alla tregua nei toni degli ultimi giorni. «Le tensioni sono normali, ma dal congresso usciremo tutti più forti e con un solo partito», assicura l'eurodeputata.

E nega scenari foschi anche Bersani: ottobre «non porterà a scissioni e neanche ad un litigio.


10 luglio 2009
da unita.it
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« Risposta #32 il: Luglio 17, 2009, 06:06:19 »

Bersani con Bindi, «l’esempio è l’Ulivo»


di Simone Collini

Racconta Pier Luigi Bersani che se verrà eletto segretario del Pd, come colonna sceglierà «La canzone popolare». «Avrei voluto farla mettere già all’Ambra Jovinelli», confessa. Cioè due settimane fa, quando ha ufficializzato la sua candidatura. «Ma ho pensato che non fosse giusto usarla come canzone di una mozione, l’Ulivo è di tutti».

E allora l’ex ministro aspetta il 25 ottobre, fiducioso, evitando di aprire fronti polemici con gli altri sfidanti. Ma anche, specialmente in una giornata come quella di ieri in cui di fatto va in scena un confronto a distanza tra candidati, replicando se c’è da replicare. «Ci aspetta un mese e mezzo complicato, perché c’è una grande distanza tra il barocchismo del percorso da effettuare e lo stato organizzativo del partito», dice l’ex ministro partecipando a un’iniziativa promossa dai “Democratici, davvero”, di Rosy Bindi. «Siamo esposti a incursioni e dileggi, dobbiamo tenere ferma la barra, dimostrare agli italiani che stiamo parlando di loro e dobbiamo farlo in amicizia».
Ecco perché annuncia: «Non dirò una parola contro nessuno, a meno che non ci siano picconatori della ditta».
Nessuno vuole tornare indietro

Però a passare come il «nostalgico», come quello che guarda al passato, non ci sta. E così quando gli mettono sotto mano l’integrale dell’intervento di Franceschini all'Acquario romano, quando legge che il segretario ha detto che «per fare un partito solido non c’è bisogno di tornare ai modelli di 50 anni fa», Bersani non lascia cadere la questione. E intervenendo all’iniziativa degli ulivisti la mette giù così: «Ho visto un discorso di oggi...», e fa un gesto liquidatorio con la mano, «non so a chi ci si riferisse...», e scuote la testa e alza le spalle, «insomma solo un cretino penserebbe di tornare a un partito di 50 anni fa», e gira all’insù i palmi delle mani. E più tardi: «Ma sia chiaro che io non ci sto al “ma anche”».
Conflitto di interessi e filosofia

Bersani aspetta fiducioso il 25 ottobre, dialogando col sindacato (in mattinata interviene all’assemblea di programma della Cgil a Chianciano, incassando un forte applauso) stringendo un accordo con la componente cattolico-democratica (nel pomeriggio convegno dei bindiani), lanciando messaggi al cosiddetto popolo delle primarie. Come fa alla Festa del Pd di Caracalla, la sera, con un’altra stoccata al rivale: «Se parliamo di conflitto di interessi in generale rischiamo di andare sul filosofico. Se si vuole andare sul concreto bisogna affrontare il tema settore per settore, con una legge antitrust sul sistema della comunicazione».
riaprire il cantiere dell’Ulivo

L’ex ministro vuole costruire un partito «popolare, di sinistra, democratico, laico», e per farlo riporta lo sguardo anche sull’Ulivo. E non a caso. Bersani ritiene sbagliata la gestione del partito degli ultimi anni, mentre giudica tutt’altro che da buttare l’esperienza precedente. «Anche nei tempi di damnatio memoriae ho sempre detto la parola Prodi», dice di fronte alla platea di ulivisti chiamati a raccolta dalla Bindi aggiungendo che lui non è per il centrosinistra «con il trattino». Però la «vocazione maggioritaria», dice, ora va «interpretata». Per questo fa sapere che vuole «riaprire il cantiere dell’Ulivo», con «tutti quelli che sono preoccupati per la curva plebiscitaria intrapresa da Berlusconi»: «L’Ulivo è un’idea della politica e delle istituzioni, non una questione sentimentale. Suscitò un movimento di tipo civico e noi dobbiamo tornare a mobilitare grandi battaglie civili».
Bindi soddisfatta

Un discorso che piace a Rosy Bindi, che propone una lista unica in vista del congresso: «Dopo la relazione di Franceschini, sono ancora più convinta che lo spessore politico è qui, con Bersani». Un’ultima stoccata al segretario, dopo un convegno che è stato tutt’altro che tenero con la gestione Veltroni-Franceschini e la filosofia del Lingotto: «Con quel discorso - accusa la vicepresidente della Camera - si delegittimarono 15 anni di storia dell’Ulivo».

Forte applauso per l’ex ministro all’assemblea di programma della Cgil. Intesa con la Bindi per «riaprire il cantiere dell’Ulivo». E alla Festa del Pd: «Se parliamo di conflitto di interessi in generale si va sul filosofico».

17 luglio 2009
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« Risposta #33 il: Luglio 19, 2009, 04:47:18 »

L’ex ministro replica a Veltroni: «Voglio un partito, non del secolo scorso ma un partito»

Bersani: io nella scia di Pci-Ds?

Basta con le caricature

Serracchiani in campo per la segreteria del Friuli. Franceschini: acidità contro di lei


ROMA — «Una caricatura». Pier Luigi Bersani risponde così a Walter Veltroni che sul Corriere aveva definito la piattaforma dell’ex ministro «legittimamente dentro l’evoluzione Pci-Pds-Ds: punta a un modello di partito come ce n’erano un tempo». Accusa che Bersani respinge con fastidio: «Non replico, è una caricatura che si sta facendo da molte parti di me. Io ho in testa un partito del nuovo secolo, che sia un partito però. È uno strumento che deve funzionare perché deve mettersi a servizio del Paese».

Partito leggero o strutturato, continuità o rottura con il passato, vocazione maggioritaria o alleanze larghe: temi che animano la fase precongressuale del Pd e che vedono schierati in maniera contrapposta i due fronti guidati da Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. Ad accendere lo scontro è l’intervista di Veltroni, che tra l’altro ipotizza un’«alleanza riformista» da sviluppare «innanzitutto con la formazione di Vendola, i socialisti di Nencini, i radicali». Soddisfatto il segretario socialista Riccardo Nencini: «Meglio tardi che mai. Il banco di prova saranno le prossime Regionali ». Veltroni ha annunciato che lavorerà nell’Antimafia e sul conflitto d’interessi. Tema che Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita vedono tornare sul tappeto con favore.

Ieri intanto Debora Serracchiani si è candidata alla segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia. Un modo per provare a smentire chi, come D’Alema, contestava l’irresistibile ascesa dei giovani selezionati solo in virtù di «un discorso brillante». Non è un caso che Franceschini sottolinei la scelta, dopo «le acidità e le critiche ingiuste»: «E’ stata rappresentata come una ragazza fortunata che, grazie all’attenzione mediatica, avrebbe bruciato tutte le tappe interne ». La lista costituita dalla Serracchiani insieme a David Sassoli, Rita Borsellino e Francesca Barracciu—«Semplicemente democratici»— ha ottenuto 500 adesioni via mail e 300 via Facebook. Non è l’unica lista che appoggerà Franceschini: scalda i motori Ermete Realacci, che insieme a Sergio Cofferati e Luigi Nicolais costituirà una lista «Innovazione, ambiente e lavoro». Sull’altro fronte, Rosy Bindi chiede che si proceda con una lista unitaria.

Se Pier Luigi Bersani ha l’appoggio di tutti i governatori pd e di molti segretari regionali, Franceschini mette in campo una lunga lista di amministratori locali pronti a sostenerlo: dal sindaco di Lodi al vicepresidente della provincia di Genova, dal sindaco di Reggio Emilia a quello di Cosenza. Bersani sta intanto lavorando alla sua mozione, che sarà ben più snella rispetto al passato: una decina di paginette, pronte per essere pubblicate on line. Chi deve molto faticare per recuperare terreno è Ignazio Marino, che non può contare sulla forza organizzativa degli altri sfidanti. «La sua candidatura però ha già fatto bene al congresso» spiega il coordinatore Michele Meta. Tra le personalità che hanno aderito ci sono Veronesi, Rodotà, Odifreddi e la Mafai, «che ha ripreso la tessera dopo molti anni».

Marino ieri ha detto sì alle unioni civili per i gay, portando a casa il sostegno di Imma Battaglia (Gay Project), ma anche qualche perplessità di Aurelio Mancuso (Arcigay), che chiede chiarimenti. Quanto a Beppe Grillo, in sua difesa scende in campo Mario Adinolfi, anche lui candidato alla segreteria. Il partito nega all’attore e aspirante segretario del Pd la tessera. Che invece il coordinatore del circolo di Paternopoli Andrea Forgione si è detto invece pronto a concedergli. Dal suo blog Grillo lancia un appello: «Fate outing, multitesseratemi e mandate a casa chi vi ha fatto perdere tutto».

Alessandro Trocino

19 luglio 2009
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« Risposta #34 il: Luglio 25, 2009, 10:47:23 »

Bersani attacca le gestione Veltroni.

I sostenitori di Franceschini: ma lui era in ferie?


 Nel giorno in cui Beppe Grillo molla la scalata al Pd, non si ferma il confronto tra i candidati alla segreteria. Da parte di Bersani è i partita una forte critica alla gestione di Walter Veltroni, e quindi implicitamente a Dario Franceschini che ne fu il vice, mentre i sostenitori di quest'ultimo criticano l'avversario sulle sue responsabilità passate e sui personaggi discussi che lo sostengono, a partire da Antonio Bassolino.

Oggi Bersani ha depositato, con un giorno di anticipo, le firme  per la sua candidatura, guadagnandosi il titolo di 'mozione 1'.  Il documento è assai duro su come è stato guidato il partito da Veltroni e da Franceschini: «La vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico», si legge nella mozione, e «invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana si è preferita la suggestione mediatica al rinnovamento della cultura politica».   Nella conferenza stampa per annunciare il sostegno a Bersani anche i Cristiano sociali sono stati impietosi con l'ex segretario: «Ha condotto il partito con l'affanno di fare i titoli dei giornali del giorno dopo, gli è mancato il respiro». «Abbiamo vissuto in una bolla mediatica, ora ci siamo svegliati e dobbiamo lavorare». I Cristiano sociali hanno picchiato duro anche su Sergio Cofferati e Debora Serracchiani, rei di candidarsi alle segreterie regionali di Liguria e Friuli pur essendo eurodeputati. «Agli elettori si dice una cosa - ha detto Donata Lenzi - e poi se ne fa un'altra».

 Insomma, rispetto a Veltroni-Franceschini serve la «discontinuità» dopo le «indiscutibili sconfitte elettorali», ha detto Mimmo Lucà, segretario dei cristiano sociali. E una «programmatica discontinuità rispetto alla linea che ha portato il Pd al disastro», la sottolinea anche il prodiano Franco Monaco.

I franceschiniani ovviamente non ci stanno: «Nessuno di noi - ha detto Marina Sereni - e neppure Bersani ovviamente, era in
ferie negli ultimi venti mesi». È vero, «sono stati commessi errori e non abbiamo saputo realizzare pienamente la promessa di
un partito nuovo», ma «se oggi il Pd è in piedi e può affrontare con serenità un confronto congressuale democratico lo si deve al senso di responsabilità e al coraggio con cui Dario Franceschini, assumendo la guida del partito in un momento di straordinaria difficoltà, ha saputo condurre la campagna elettorale, sciogliendo anche nodi complessi come quello della collocazione europea del Pd».

In clima congressuale non si porge l'altra guancia ed ecco che i franceschiniani attaccano Bersani sul sostegno che gli assicura Antonio Bassolino. 'O Governatorè, in un intervista al Corriere della Sera strizza l'occhio al partito del Sud, ed ecco arrivano le
critiche di Sergio D'Antoni e Pina Picierno, schierati con Franceschini: «Bassolino ha esplicitato il suo sostegno a Bersani quale segretario del Pd - attacca Piecierno - Evviva la chiarezza. Ora però entrambi dovrebbero spiegare qual è il progetto strategico che hanno in mente per il futuro della città di Napoli e di tutta la Campania». E polemiche ci sono anche in Sicilia sul sostegno a Bersani da parte di Crisafulli.

Più sottile la stilettata di Giorgio Tonini che prende spunto dalle parole di Enrico Letta ('grande elettore di Bersani) per il quale «si torna a governare solo con l'Udc»:  «Nessuno discute l'utilità del dialogo con i centristi - chiosa - beninteso al netto di Cuffaro». Che però è sempre nel partito prediletto da Bersani per le alleanze. Tonini spiega che avrebbe poco senso una riedizione dei Ds per poi allearsi con l'Udc e dover addirittura concedere a loro la leadership.

22 luglio 2009
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« Risposta #35 il: Luglio 25, 2009, 11:07:12 »

Il candidato alla segreteria presenta slogan e mozione.

Replica con decisione a Veltroni e ribadisce la stima per Marino.

"Dopo il congresso dobbiamo essere più uniti di prima"

Bersani: "Io non mi tiro fuori dal passato ma adesso il partito deve cambiare"

Una proposta per "riaprire il cantiere dell'Ulivo": "Vocazione maggioritaria non vuol dire aspettare il 51% ma sentire la responsabilità di costruire alleanze"
 
ROMA - "Vocazione maggioritaria non vuol dire aspettare di avere il 51% per essere un'alternativa al centrodestra, ma avere un progetto per tutto il centrosinistra e sentire la responsabilità di costruire delle alleanze". Pierluigi Bersani, presentando la sua mozione congressuale e lo slogan della sua campagna per la segreteria del Pd ("Un senso a questa storia"), lo dice chiaramente: "Io non ragiono col trattino", bisogna "riaprire il cantiere dell'Ulivo e riorganizzare il centrosinistra". Un progetto alternativo a quello di Walter Veltroni (e del suo successore Dario Franceschini), a cui l'ex ministro replica così: "Sento dire: ma tu dov'eri? Io c'ero, nessuno si è calato da fuori, e uso sempre il noi. Ora dopo venti mesi ci sono cose che dobbiamo correggere".

E la correzione deve avvenire soprattutto sul piano delle alleanze. "La parola centrosinistra - spiega infatti Bersani - è un luogo, non è il tratto di identità del partito. È dove abiti, non chi sei. Perciò io propongo di lavorare per dire chi siamo: siamo un partito popolare, laico, del lavoro della riscossa civica. Definiamo assieme queste cose". "Il primo punto" che, a suo giudizio, è legato al tema delle alleanze future è quello "del profilo della democrazia e delle istituzioni: legge elettorale, conflitto di interessi, informazione", di queste cose "dobbiamo ragionare con tutti quelli che sono preoccupati dalla deriva populistica della destra". Poi puntualizza di essere "per il bipolarismo ma non per il bipartitismo": da qui la necessità di "una legge elettorale coerente che riconosca soggettività ai partiti politici". "No ai presidenzialismi mascherati", aggiunge.

Bersani precisa inoltre che la sua "non è una candidatura contro qualcuno, anzi dal congresso possiamo uscire più uniti se discutiamo di politica e se diamo fondamenta più solide al progetto, perchè questo è il tema. Al congresso non dobbiamo presentare un programma, ma un grande asse di proposte programmatiche. Questo congresso bisogna condurlo con grande civiltà e dobbiamo uscire più uniti di prima. Non voglio fare polemiche, mi piace però che il mio pensiero non venga distorto".

E non mancano le stoccate interne. Rivolte, indirettamente, al suo avversario Dario Franceschini, che ha candidato i neo-eurodeputati Sergio Cofferati e Debora Serracchiani a due delle segreterie regionali del Pd. "Si sono chiamati europarlamentari a dirigere il partito a due mesi dalle europee - attacca - ci sono fiori di europarlamentari che mi sostengono ma io non li utilizzerò nelle corse alle segreterie regionali". "Radicare un partito non è cosa da week end", prosegue Bersani. Che ribadisce la sua stima per il terzo incomodo nella corsa alla segreteria, Ignazio Marino, oggi attaccato pesantemente del Foglio di Giuliano Ferrara a proposito del suo allontanamento dall'istituto di trapianti Ismett.

(24 luglio 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #36 il: Ottobre 22, 2009, 11:21:59 »

Primarie Pd, Bersani a l'Unità: «Contrario a governi centristi»


Un'ora di confronto con Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Partito Democratico. Stimolato dalle domande della redazione e dei lettori, l'ex ministro ha esposto le sue idee a tutto campo: dalla forma del partito alle riforme istituzionali, dal lavoro da fare su scuola e immigrazione alle alleanze in vista delle regionali. Di seguito una sintesi testuale di tutte le risposte, dalle 18,30 sarà possibile vedere il video dell'incontro. IL VIDEO DI BERSANI

La tre giorni de l'Unità continua domani, quando sarà la volta di Ignazio Marino. Giovedì toccherà quindi a Dario Franceschini, a partire dalle ore 13,30.

11.03 - «Per Tremonti il posto fisso è casa o a lavoro?»
Si comincia commentando i fatti del giorno e la prima pagina del nostro giornale, con le dichiarazioni del ministro Tremonti sul precariato. «Per Tremonti il posto fisso è casa o a lavoro?», chiede Bersani. A parte le battute, prosegue il candidato leader, c'è poco spazio per parlare dei fatti, dei dati, di quello che sta succedendo nel paese.

11.05 - «Facciamo sì che il successore di Berlusconi sia il leader di un'alleanza alternativa»
«Non mi interssa se Tremonti o chi altro può fare il successore di Berlusconi. Facciamo questi discorsi perché il premier mostra evidenti segni di cedimento, ma meglio far sì che il successore di Berlusconi sia il leader di un'alleanza alternativa»

11.08 - «Niente rischio scissione, il giorno dopo il 25 il partito va avanti»
Bersani scongiura e stigmatizza il rischio scissioni. «Queste sono solo schermaglie. Bisogna invece stare sereni, stiamo facendo una cosa utile alla democrazia e questo congresso non è una resa dei conti, un modo per decidere un capo».

11.10 - «Centrosinistra senza trattino»
«Penso a un partito plurale ma con un muro maestro: profilo sociale, civico e liberale. Mescolare parole nuove e parole antiche, perché possano riconoscersi nel Pd nuove ragioni e nuove culture. Penso a un centrosinistra senza trattino, che si aggreghi attorno a un soggetto con un'identità forte».

11.12 - Caso Binetti: i parlamentari tengano conto di una disciplina condivisa
«A nessuno il dottore ha detto di fare il parlamentare. Chi vuol farlo deve tener conto di una disciplina condivisa. Se c'è il marcato rispetto delle regole condivise, ci si mette fuori».

11.14 - Giustizia e riforme istituzionali da collegare ai temi sociali
«Berlusconi sa che questo paese è disposto a dar via un po' di democrazia se gli viene qualcosa in tasca. Noi dobbiamo convincere il nostro popolo che quella ricetta sta producendo dei danni concreti, economici, sociali. La difesa della Costituzione è un must, il punto è come».

11.16 - Dialogo solo su temi concreti
Dialogo o non dialogo: «Se parliamo di giustizia, di precariato, di cose che la gente vive, allora dobbiamo mostrare capacità di dialogo e di lavorare a trovare soluzioni ai problemi. Se dobbiamo star nel campo dei problemi suoi, del premier, non c'è possibilità di dialogo. Sulle riforme istituzionali si parta dalla bozza Violante, occorre concentrarsi soprattutto sulla riforma elettorale: è incredibile che gli elettori possano scegliere il segretario del Pd e non i suoi parlamentari».

11.23 - Ripristinare la funzione del parlamento
«Usciamo da questa paranoia del dialogo. Abbiamo il parlamento, facciamolo lavorare: sulla bozza Violante, sulla crisi. Ripristinare la funzione del parlamento è il punto iniziale. Se fai 25 voti di fiducia in un parlamento a cui tu di fatto hai dato la fiducia, con questo meccanismo elettorale, stai mettendo la pistola alla tempia dei soggetti sociali».

11.20 - Ricomporre le divisioni coinvolgendo i lavoratori».
Sul tema del lavoro e l'accordo separato sui metalmeccanici.«Serve una ricomposizione del fronte sindacale, attraverso una forma di partecipazione dei lavoratori che possa dirimerle».

11.27 - Ricostruire l'Ulivo, alleanze larghe
Alleanze alle regionali: variabili, sul territorio, verso il centro o verso sinistra? «Dobbiamo fare tre cose. Primo: rafforzarci come partito, facendo percepire che siamo utili all'alternativa. Facendo uno sforzo generoso per risolvere il problema Berlusconi. Secondo: riaprire il cantiere dell'Ulivo, ricostruire un rapporto con le formazioni più vicine a noi, di sinistra, ambientaliste. Terza: proposta larga di alleanze politiche. Dobbiamo coinvolgere tutte le forze che ci sono all'opposizione, e so benissimo quali difficoltà ci sono». Le regionali? «Un'occasione per proporre alleanze larghe, democratiche».

11.35 - Nessuna "balena bianca" all'orizzonte
Casini, Fini stanno facendo il loro lavoro politico, un nuovo soggetto di centro non è destinato ad allearsi con la destra piuttosto che con la sinistra? «Siamo entrati fortemente in un sistema bipolare che dobbiamo riaffermare e che è già intimamente in questo paese. Non è bipartitico e quindi sopporta al suo interno un insieme di partiti che però dovranno acconciarsi a un quadro bipolare. Ma i cittadini hanno diritto di sapere quale è la maggioranza che li governerà. L’ipotesi che nasca una balena centrale io non la vedo. Penso che Fini dovrà combattere con Berlusconi e il berlusconismo perché ha in mente una idea di partito di destra europeo non populista, ma la destra europea festeggia il suo 25 aprile senza se e senza ma e non ha quel populismo berlusconiano che c’è di qua».

11.38 - Un'iniziativa parlamentare sulla scuola
«Questa che ci vendono come riforma Tremonti Gelmini è una semplice riduzione dell'offerta formativa. Questo sistema è entrato in un bricolage di riforme che lo sta distruggendo. Abbiamo una responsabilità di proporzioni cosmiche. Fermiamoci, fermatevi. Facciamo un'operazione parlamentare, chiamiamo le migliori competenze. Nel 1978 si fece per via parlamentare la riforma sanitaria, che fu una rivoluzione. Facciamo lo stesso per l'istruzione. Di bricolage in bricolage si rischia grosso». Sulla ricerca è necessario trovare meccanismi virtuosi come il credito d'imposta, oltre che aumentare le risorse.

11.42 - La scuola non può essere solo tema di bilancio
«Per noi ci sono beni che non possiamo affidare al mercato: salute, istruzione, sicurezza. Poi possono tirare fuori la scuola privata, ma anche nel corpo grosso dell’elettorato loro il concetto di scuola pubblica e di sanità pubblica sono fondamentali. Andremo a una discussione parlamentare partendo da qui. Ci sono problemi di qualità, di merito e di estensione ed inclusività. La scuola non si può ridurre a tema di bilancio».

11.44 - I sedicenni al voto e il senso del Pd
«Se pensi che tutti gli uomini hanno la stessa dignità vieni qua e dacci una mano. Questo dico ai sedicenni. Non dobbiamo tornare a parlare di ideologie ma nemmeno a fare i post-identitari io non ci sto. Senza idealità non c’è interesse per la politica. Noi ai ragazzi dobbimo dire che abbiamo un senso e un mestiere. Siamo qui per dire che crescita, sviluppo economico non ci può essere se non lo guardi con il principio dell’ugaglianza».

11.46 - Superare dicotomia iscritti-elettori
Perché si è disperso il patrimonio degli elettori delle primarie, con un'anagrafe che sarebbe certamente tornata utile? Si va a delle nuove primarie, voterà molta gente che non è iscritta. C'è un progetto per tenere conto di questa massa di persone e superare in modo positivo la questione iscritti-elettori? «Noi abbiamo fatto un errore a stabilire la diversità tra popoli, tra iscritti ed elettori, come se fossero antropologicamente diversi. Non sono razze diverse. Io non sono perché le tessere contino al cento per cento, io sono perché contino al cinquanta. Ci vuole un albo degli elettori, una ricognizione. Non è possibile che Storace dica chi vuole votare al Pd: astenersi perditempo. Gli iscritti avranno qualche responsabilità e potere in più, possiamo coinvolgere gli elettori quando vogliamo essere presenti sul territorio. Iscritti ed elettori sono la stessa cosa, semplicemente con un'intensità diversa sul territorio».

11.48 - Ridurre i costi della politica
«Facciamo una Maastricht dei costi della politica. Prendiamo i paesi europei, le loro spese, voce per voce: facciamo la media e ci mettiamo in quella media».

11.49 - Liste e candidature: rinnovamento ma ok a Bassolino e Loiero nelle primarie
«Bassolino e Loiero sono andate bene fin qui. Dobbiamo andare a un rinnovamento. Che poi un presidente della regione non debba essere in un parlamentino di partito, non capisco perché».

11.55  Bossi e l'immigrazione
«Bossi ha un’altra cosa in testa, sull’immigrazione dobbiamo avere una consapevolezza. Ma gli immigrati ci danno il 10% della ricchezza ci costano il 3% della spesa assistenziale, il problema invece viene scaricato sulla parte piu’ debole della popolazione: un grande partito popolare deve avere occhio a questo problema. Sennò rischiamo di far correre dentro il popolo regressioni culturali che non è facile fermare con le prediche».

12.00 - Domande finali, botta e risposta
Quali i principali errori del Pd in questi due anni? «Quello fondamentale: abbiamo deciso di farlo, senza discutere di come farlo». Quali incarichi a Franceschini e Marino, se sarai eletto? «Ne parlo prima con loro, non credo funzioni così». Lista civica con Galan in Veneto? «Il primo passo è quello dell'autonomia. In Veneto come in tutto il nord noi possiamo avere molta forza, specie dove la destra è divisa». Come difendere la Costituzione? «Saldare tema democratico e temi sociali». Tesseramento e risultati congressi al sud: sono un problema? «Esiste certamente un problema, non tanto nelle proporzioni dei votanti. Certo, in date aree bisogna stare molto attenti a deviazioni e infiltrazioni. Dopodichè attenzione: banalizzare questo tema è pericoloso. Che non passi l'idea che non c'è niente da fare, che tutto quel che viene dal sud è robaccia, noi lasciamo sole le forze vere che stanno lavorando e che soffrono di certi giudizi sbrigativi. Occorre riprendere il tema del mezzogiorno senza semplificazioni». C'è un tentativo del governo di isolare la Cgil? «Sì, e il Pd può aiutare mostrando un suo punto di vista. In questo punto di vista c'è il tema dell'unità del lavoro come bene pubblico». Ci sono posizioni incompatibili tra loro dentro il Pd? «Quello che conta è un metodo, come qualsiasi associazione. Ci sono regole, ci sono delle eccezioni, ma chi non sta nelle regole di fatto si mette fuori».

(a cura di Francesco Costa)

20 ottobre 2009
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« Risposta #37 il: Novembre 24, 2009, 09:59:03 »

Fini contro il processo breve: "non è la riforma della giustizia".

Bersani: "Ritiratelo e discutiamo"



Il presidente della Camera Fini attacca di nuovo i progetti di Berlusconi: "Il processo breve non è la riforma della giustizia", afferma. Se si vogliono le riforme costituzionali con largo consenso "si può ripartire dalla bozza Violante", afferma ancora Fini. "Può diventare legge in pochi mesi".

Un'apertura sulle riforme che il Pd considera giusta: «Sulla bozza Violante il Presidente Fini ha detto parole sagge - afferma Bersani - confermo che, a partire da quel testo, noi siamo pronti a discutere di riforme costituzionali, iniziando dal superamento del bicameralismo perfetto, dalla riduzione del numero dei parlamentari e dal rafforzamento dei poteri di governo e parlamento». «Posso aggiungere che una simile iniziativa sarebbe coerente con il percorso delle normative sul federalismo fiscale, alle quali abbiamo contribuito, e a un possibile confronto sul codice delle autonomie. Sarebbe curioso, infatti - aggiunge - occuparsi giustamente dei consigli di quartiere dimenticandosi delle esigenze di ammodernamento di Parlamento e Governo»

Poco prima il Pd aveva ribadito di essere pronto a discutere di giustizia, ma solo se il Pdl ritirerà il disegno di legge sul processo breve. Lo ha detto lo stesso segretario, in una conferenza stampa al termine della Direzione del partito. "Quello della giustizia - ha detto Bersani - è sicuramente un problema per i cittadini, vista la lunghezza dei processi. Noi non solo siamo disponibili a discuterne, ma abbiamo già presentato quattro proposte di legge". "Adesso però - ha proseguito - ci stanno facendo vedere un altro film, e cioè come evitare i processi al premier. Bondi, che è il ministro della Cultura, ci presenti il film giusto e noi discutiamo. Se vogliono evitare i processi ai colletti bianchi per noi non è possibile".

Quanto al No-B day, di fronte agli interrogativi che regolarmante gli vengono riproposti in questi giorni, ha ribadito che il partito democratico «ha una posizione lineare: non ci facciamo tirare per la giacca. "Ci sono manifestazioni che organizza il Pd e poi ce ne sono altre organizzate da movimenti. In questo caso il nostro approccio -ha puntualizzato Bersani- e quello di verificare se ci sono parole d'ordine compatibili e allora non c'è nessun problema al fatto se partecipano cittadini e militanti. Quella manifestazione ha avuto mutazioni complesse: vedremo».

Ribadito che non c'è ostilità verso nessuno, Bersani ha sottolineato che «facciamo le nostre cose cercando di non essere speculari al tema 'Berlusconi sì Berlusconi nò, non possiamo stare semplicemente su una strada segnata da altri, dobbiamo averne una nostra pur essendo amichevoli verso tutti».

24 novembre 2009
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« Risposta #38 il: Dicembre 11, 2009, 04:49:16 »

Bersani: "Non so cos'ha in testa Berlusconi, ma non andremo dove vuol portarci lui"


A caldo aveva criticato l'esternazione "internazionale" del premier dicendo che facendo così Berlusconi drammatizzava oltre misura il caso Italia all'estero. Aveva aggiunto di considerare giuste e sagge le parole di risposta del presidente napolitano. Qualche ora più tardi il segretario del Pd Bersani ha fatto capire lo sgomento crescente dei democratici di fronte alla deriva del premier:  «Non so cosa Berlusconi abbia in testa. Con queste frasi violentissime e sconsiderate, per di più pronunciate all'estero, il Presidente del Consiglio allude a un sistema che non è il nostro, a una repubblica che non è costituzionale».

Giungendo alla presentazione dell'iniziativa «1000 piazze per l'alternativa», in programma domani e sabato a Roma e nel Lazio, Bersani ha aggiunto: «Bisogna che Berlusconi ci dica dove vuole portarci perchè noi non andremo dove vuole andare lui».

«Le preoccupazioni del presidente Napolitano sono le nostre». Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, riferendosi alle parole del premier da Bonn. «Berlusconi - prosegue Anna Finocchiaro -  con rigorosa puntualità e infischiandosene del contesto internazionale in cui si trova a rappresentare il Paese, compie affermazioni gravi che colpiscono la Consulta, la magistratura, la nostra Carta Costituzionale e presidenti della Repubblica e conferma lo scarso rispetto per le istituzioni del nostro Paese. È il rispetto a cui il presidente della Repubblica anche oggi con parole sagge ed equilibrate richiama tutti coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali».

«Il Pd condivide totalmente il monito del Capo dello Stato. Un partito come il Pd - continua Finocchiaro - ha il dovere di respingere affermazioni di tale gravità e di assicurare i cittadini, le famiglie e i lavoratori circa il proprio impegno nel difendere la democrazia italiana e nel cercare testardamente la via delle riforme, mantenendo vive le istituzioni. Un grande Paese come il nostro non si governa con irresponsabili isterismi e allo smarrimento  dei cittadini italiani cercheremo di rispondere con la serietà delle nostre
buone ragioni e delle nostre proposte politiche e con una difesa rigorosa degli equilibri democratici».

10 dicembre 2009
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« Risposta #39 il: Febbraio 14, 2010, 10:33:16 »

Il segretario del Pd a Pisa in un convegno dell'associazione Nens

"Primo o poi Tremonti ci dovrà pur spiegare le ragioni di questa anomalia"

Bersani: "Ma perché siamo l'unico Paese Ocse che non ha una tassa sui grandi patrimoni?"


PISA - "Io non chiedo una tassa patrimoniale, non sono d'accordo. Mi aspetto però che  qualcuno mi spieghi perché siamo l'unico Paese dell'Ocse che non ha una tassa sui grandi patrimoni? Tremonti ci spieghi perché". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani nel suo intervento di chiusura al Manifutura Festival organizzato dal Nens, il Centro studi Nuova Economia Nuova Società di Pisa. Parlando più in generale di fisco, Bersani ha aggiunto che "bisogna semplificare il sistema e riordinare anche la discussione in materia". Dal governo, ha proseguito, "arrivano sparate sempre diverse, del tipo 'togliamo l'Irap o tagliamo le aliquote' e poi non succede niente. Bisogna fare un'operazione di semplificazione, in particolare per quanto riguarda le piccole e medie imprese: l'obiettivo è di mettere un pò di soldi nelle loro tasche".

Le soluzioni, secondo il numero uno del Pd, sono cinque o sei: "O rinviare la manovra sul Tfr, o agendo sugli adempimenti fiscali, oppure lavorando sui pagamenti da parte della pubblica amministrazione, perché le imprese sono in una grave situazione di difficoltà di liquidità".

L'Italia ha una ripresa debole e più lenta degli altri Paesi europei perché - ha proseguito il segretario del Pd - "la crisi si è saldata a problemi strutturali antichi e li ha aggravati. Questo non significa che non possiamo rimontare e accelerare la crescita, ma significa che accelerare e darsi un orizzonte non viene da sé non facendo nulla". Un piano anti-crisi serve a stimolare l'economia, anche perché "si esce dalla crisi quando si torna al punto in cui si era prima, cioè al 2006", in tempi brevi. Per questo "si dovrebbe correre più velocemente". E' necessario "stare attenti al tema economico e sociale: da quando è cominciata la crisi ci sono 6-700mila lavoratori in meno, con un milione di persone che ha usufruito degli ammortizzatori sociali".

Per l'immediato, ha continuato Bersani, "ci sono rischi: siamo in una fase di avvitamento con disoccupazione, stagnazione, crisi della finanza pubblica". Sul lungo periodo invece "il rischio è di un rimpicciolimento della base produttiva del Paese". "L'esito di questa crisi - ha aggiunto il leader democratico - non tutto è nelle nostre mani, ma ciò non ci esenta dal fare qualcosa per dare stimolo alla ripresa e affrontare i problemi strutturali".

Ed è per questo che serve un piano anticrisi nazionale. "Nel 2010 - ha sottolineato il segretario Pd - rispetto allo scorso anno avremmo un 12% in meno di investimenti. Non si può non fare niente, serve un grande piano di piccole opere e un piano di economia verde. Le piccole opere partono in tempi brevi, le grandi vanno bene ma richiedono i loro tempi". Bersani ha inoltre chiesto interventi per le famiglie numerose e un piano Paese di politica industriale".

(14 febbraio 2010)
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« Risposta #40 il: Febbraio 19, 2010, 04:29:38 »

BOTTA E RISPOSTA

Bersani: «Io spalai, Bertolaso voli basso»

Replica al sottosegretario: «Con me capita male: io ero angelo del fango a Firenze, non so lui cosa facesse»


MILANO - Non solo il G8 a La Maddalena e gli appalti a L'Aquila. Argomento di polemica tra il numero uno della Protezione Civile e l'opposizione diventa anche l'alluvione che sconvolse Firenze nel 1966. È Pier Luigi Bersani ad evocare il disastro di 44 anni fa. E lo fa per invitare all'umiltà il sottosegretario Guido Bertolaso che, in un'intervista a Panorama, aveva polemizzato con il segretario democratico («se arriva un terremoto chi spala? Bersani?»).

POLEMICA - «A Bertolaso consiglierei un po' più di umiltà - replica il leader del Pd al termine dei lavori d'aula alla Camera - meno arroganza e di volare un po' più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse». Il riferimento è ai tanti giovani volontari, poi ribattezzati "angeli del fango", che giunsero in Toscana per mettere in salvo opere d'arte e libri.

Redazione online
19 febbraio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
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« Risposta #41 il: Febbraio 22, 2010, 09:28:15 »

Bersani: «Mi piace la musica, e alla sinistra dico: allarghiamo la testa»

di Roberto Brunelli


Segretario, ha visto le primarie del Dopofestival? Al momento è in testa D’Alema accoppiato al principe…
Ride). «Un principe e un re in testa. Questo dimostra che abbiamo molta gente spiritosa in giro, che c’è del buonumore, nonostante tutto».

Quando si è saputo del suo arrivo a Sanremo, lei ha detto «basta snobismi, è un modo per andare tra la gente»: una nuova strategia del Pd?
«Senza esagerare sì, però il punto di partenza è che a me piace la musica. La domanda, però, non è perché andiamo a Sanremo. È l’opposto: perché non andarci? Forse anche tra di noi ci sono un po’ troppi stereotipi. Al congresso l’ho detto: se vogliamo essere un partito veramente popolare dobbiamo saper parlare anche a chi guarda il tg di Fede. Io ci sono andato. Poi ognuno porta le sue idee, i suoi gusti, le proprie proposte. Non allarghiamo la coperta se non allarghiamo la testa: e se non lo facciamo rimaniamo impigliati in logiche minoritarie».

A lei piacciono Vasco e gli Ac/Dc: che c’azzecca Sanremo?
«Anno 1982, Vasco arriva a Sanremo con Vado al massimo, anno 1983, torna con Vita spericolata».

Sì, ma arrivò ultimo…
«Magari anche questa volta il migliore arriva ultimo. Insomma, qui ci sono passati molti grandi, Tenco, Paoli, Dalla, Zucchero, il
Celentano della via Gluck. E poi diciamocelo: se Vasco fosse rimasto a suonare a Zocca, oggi l’Italia non avrebbe Vasco».

Come sempre, qui ci sono state molte polemiche, a cominciare da quella su Pupo e il principe…
«Sì, ho sentito che li hanno fischiati. Certo che Sanremo ospita anche delle stupidaggini… non male l’idea di digiunare se vincono».

Che mi dice della scelta Clerici?
«Questo festival ha successo anche perché la gente in questo momento ha bisogno di un po’ di rassicurazione. Chi ha scelto Antonella Clerici ha azzeccato il momento: trasmette autenticità, sdrammatizza, rassicura».

Una delle sorprese di Sanremo 2010 è il Dopofestival di Youdem, tutt’altro che «politically correct».
«Neanche un po’ politically correct. È quello che volevamo: uno sguardo critico, scanzonato e libero. Un modo per chiacchierare e riderci su. Mi dicono che <CF161>Novella 2000</CF> ha linkato il sito di Youdem: ebbene, è giusto trovare spazio anche in quei luoghi che sbaglieremmo a ritenere alieni. Ricordiamo tutti con ammirazione quando Togliatti andava all’<CF161>Unità</CF> ad assicurarsi che pubblicassero i numeri del Lotto: era un’attenzione a grandi fatti popolari magari anche opinabili… ma insomma, l’idea di una sinistra che stia dentro i luoghi dove la gente vive, per accompagnare una crescita che si fa insieme alla gente senza mettersi in cattedra, rimane un punto di forza anche se si parla di canzonette».

«Italia senza regole, ai margini della democrazia». Parole sue. Qualcuno potrebbe dire che questo vale anche per Sanremo.
«Lì mi riferivo all’economia, ai diritti dell’informazione, alla democrazia delle regole, alla sovranità del parlamento. Però è vero che
si deve tenere vivo uno spirito critico pure nel mondo dello spettacolo».

Cosa le è piaciuto di più, cosa di meno di questo festival?
«La maglia nera spetta a Filiberto, il numero di Lippi è stato disdicevole. Delle canzoni ne restano tre o quattro di livello. Malika certamente, ma anche Arisa: una canzoncina, certo, ma dal gusto antico. Anche Mengoni è interessante, pure Cristicchi. Poi ho ceduto alla curiosità e ho sentito la cosa di Morgan su YouTube: al netto delle colpe e degli errori, è una bella canzone».

21 febbraio 2010
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« Risposta #42 il: Marzo 08, 2010, 08:47:13 »

07 marzo 2010, 21:54

Bersani stoppa Di Pietro

Regionali     


Per il segretario del Pd, Antonio Di Pietro sbaglia ad attaccare Giorgio Napolitano per la firma sul decreto "salvaliste", la colpa è "tutta del Governo Berlusconi", ma la manifestazione di sabato del centrosinistra non è a rischio. Domani (lunedì), anche e soprattutto alla luce del decreto legge adottato l'altra sera dal governo, il Tar del Lazio dovrà esprimersi sul ricorso del Pdl e sul tavolo troverà anche la delibera della Regione Lazio con il ricorso alla Corte Costituzionale

"Sarebbe sbagliato dare occasione al centrodestra di nascondersi dietro al Quirinale". La frase pronunciata da Pier Luigi Bersani, rientrando a Roma per la riunione del coordinamento del Pd, non solo esprime la posizione del Pd di fronte alle critiche di Antonio Di Pietro al presidente Napolitano, ma sintetizza anche quanto lo stesso Bersani ha detto al leader di Idv al telefono. La manifestazione unitaria di sabato 13 marzo, infatti, dovrà esser capace di parlare all'elettorato del centrosinistra, ma anche a una area più vasta.

Bersani, a fine giornata, è rimasto fedele al proprio impegno di non attaccare mai i propri alleati. E di fronte ad Antonio Di Pietro, che ancora oggi ha criticato il Quirinale, il segretario del Pd gli ha semplicemente voluto ricordare un fondamentale della politica: "La responsabilità totale del decreto è del governo - ha affermato - altrimenti, se non teniamo fermo questo punto, viene meno ogni discorso" in vista della manifestazione del 13 marzo. Anche perché, insiste Bersani, la firma di Napolitano è un atto dovuto: "Sappiamo bene quali sono il mestiere e le prerogative del presidente della Repubblica".

Domani ci sarà una riunione organizzativa della manifestazione in cui si comincerà a decidere la piattaforma comune dell'iniziativa che, spiega Bersani, "deve fare sintesi non solo del centrosinistra ma deve andare al di là di questa area". Questo perché nell'opinione pubblica "c'è un turbamento in un'area più vasta del nostro elettorato" come dimostrano i sondaggi pubblicati oggi dai giornali.
Secondo Renato Mannheimer il gradimento del governo ha perso negli ultimi giorni 4 punti, scendendo al 39%, rispetto al 50% dei giorni successivi all'aggressione di Berlusconi a Milano.

Insomma il centrosinistra deve saper "interpretare in modo combattivo e propositivo" questo turbamento. Il momento della verità dovranno essere le elezioni regionali.

Infine Bersani condivide la preoccupazione espressa oggi da Emma Bonino la quale ha detto di temere che il centrodestra possa non convertire in legge il decreto in caso di sconfitta elettorale: "Ogni trucco è pensabile - ha detto Bersani - avendo già visto il trucco più vergognoso. Il punto è come reagire. L'Aventino lascia campo libero agli avversari. La risposta dirimente deve essere il voto".
A fare eco al segretario Enrico Letta secondo il quale un'opposizione divisa "sarebbe un regalo che Berlusconi non merita". Letta ribadisce "mobilitazione massima" e ostruzionismo al decreto in Parlamento.

Potrebbe essere domani il giorno della verità per la lista provinciale del Pdl di Roma. Il giorno in cui, con la possibile consegna della documentazione ai sensi del cosiddetto decreto salva-liste, potrebbe chiudersi il cerchio aperto sabato scorso con la bagarre al Tribunale di Roma culminata con il mancato deposito delle carte all'Ufficio centrale circoscrizionale. O almeno potrebbe chiudersi per il momento, perché in serata la giunta regionale del Lazio ha varato all'unanimità una delibera con cui si invita il presidente della giunta regionale del Lazio Esterino Montino a ricorrere alla Corte costituzionale per conflitto di competenze e in prima istanza per chiedere la sospensione del decreto legge.
La materia elettorale toccata con il dl, questa la tesi, non spetta allo Stato ma alla Regione.

Una mossa che secondo il consigliere Pdl Donato Robilotta è priva di valore giuridico, perché a suo dire la giunta, sciolta da mesi, dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione.

Per la Regione Lazio, invece, sussistono i requisiti di "indifferibilità e di urgenza" che legittima il provvedimento. "Questa delibera non è una scelta politica ma istituzionale che riafferma il principio del rispetto delle prerogative della Regione", replicando anche alle critiche della candidata del centrodestra Renata Polverini secondo la quale si vuole "provare a vincere espellendo una forza politica, la piu' importante della città di Roma".

Domattina, comunque, anche e soprattutto alla luce del decreto legge adottato l'altra sera dal governo, il Tar del Lazio dovrà esprimersi sul ricorso del Pdl e sul tavolo troverà anche la delibera della Regione Lazio con il ricorso alla Corte Costituzionale.

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« Risposta #43 il: Marzo 13, 2010, 11:12:47 »

Bersani: "Sento aria di riscossa civile"

di Pietro Spataro


La nostra sarà una manifestazione gioiosa, il popolo ci chiede unità…». Oggi il centrosinistra sarà a Piazza del Popolo a Roma e Pierluigi Bersani si mostra tranquillo e determinato. Sente che si stanno aprendo spiragli che possono far girare il vento. «Berlusconi non è onnipotente», dice. Le telefonate del premier al direttore del Tg1 e al presidente dell’Agcom? «Sconcertanti e avvilenti». Come fermare questa destra arrogante e pericolosa? «Dobbiamo essere combattivi, non si può stare in pantofole davanti a chi indossa gli anfibi».

Allora, Bersani partiamo dall’ultimo caso: da alcune intercettazioni pubblicate su «Il fatto» emerge l’asservimento del direttore del Tg1 e del commissario dell’Agcom ai voleri di Berlusconi. Il premier sarebbe indagato. Un altro fatto grave, no?
«Vedremo se ci saranno sviluppi sul piano giudiziario. Sicuramente se le indiscrezioni saranno confermate si tratta di fatti sconcertanti e avvilenti. Ma diciamo la verità, lo si poteva capire anche senza intercettazioni che eravamo in una situazione grave. C’è un problema nei rapporti tra politica e informazione che tocca la dignità professionale e mina una delle libertà fondamentali. O i politici e giornalisti fanno ognuno il loro mestiere o altrimenti non ne usciremo».

C’è chi nel centrosinistra chiede le dimissioni di Minzolini. Lei che ne pensa?
«Davanti a documenti certi il giudizio sul comportamento del direttore del Tg1 spetta alla commissione di vigilanza. Senza dimenticare tuttavia lo spettacolo indecoroso di un presidente del consiglio che con tutti i problemi che ci sono si occupa dei servizi dei tg».

Ormai il clima è infuocato. Berlusconi parla di complotti , Bondi paventa attentati, Cicchitto la accusa di far parte del network dell’odio. Siamo allo scontro di civiltà?
«Siamo al solito schema. Ho parlato di disco rotto, diciamo meglio, un cd rotto così ci capiscono anche i giovani. Berlusconi individua il nemico, che siamo sempre noi della sinistra, e poi chiede un giudizio di dio su se stesso: sì o no. Ecco, per esser chiari: noi combatteremo Berlusconi e questo schema colpo su colpo. La nostra agenda non è Berlusconi-sì Berlusconi no, ma sono i problemi veri del Paese. Smettiamola con il governo del fare che fa solo gli affari propri. Insomma quelle dei complotti e degli attentati sono teorie balorde, scarti di propaganda che lasciamo a lui. Noi invece dobbiamo lavorare sodo perché ci sono spazi per incontrare il disagio dell’elettorato berlusconiano che non vive di propaganda».

Il problema è: come fermare un premier che logora il sistema istituzionale e quello della legalità?
«Si stanno aprendo varchi su cui lavorare. Basti ricordare come si è bloccata la legge sulla Protezione civile Spa o come si stanno inguaiando sulla vicenda delle liste. Non dobbiamo credere che Berlusconi sia onnipotente. Anzi, ormai lui non riesce più a tirare la palla avanti, è solo capace di usare il consenso per aggiustarsi le regole. Per questo bisogna essere combattivi e mostrare il legame stretto tra questione democratica e questione sociale. Guardate che l’aria sta cambiando».

Eppure la destra riesce ancora a ridurre tutto a leggi ad personam o ad listam mentre i problemi dell’Italia restano. Ieri c’è stato lo sciopero della Cgil…
«Sì, c’è un evidente tentativo di ridurre tutto alle questioni personali del premier. Però i temi che stanno a cuore agli italiani sono altri: il lavoro, la sanità, la scuola, i redditi. Assistiamo a una continua compressione che prima o poi arriverà a un punto di rottura che non credo si esprimerà in una rivolta sociale. Ma non pensino che non ci sarà una riscossa civile, un forte movimento di opinione che entrerà anche nel loro elettorato respingendo l’idea di una separazione tra governo e società».

Insomma, anche lei crede che Berlusconi sia al declino e che questi siano colpi di coda?
«Nessuno riesce a dire se il tramonto sarà lungo o breve. Però è evidente che Berlusconi non parla più al futuro del paese. In questo tramonto ci sono elementi di pericolo: non solo delegittimazione delle istituzioni e della politica ma un duro colpo allo spirito civico. E anche il rischio di ipotesi regressive…».

E quali sarebbero?
«Beh, se passiamo dal berlusconismo al leghismo non è che facciamo un passo avanti, si può arrivare a toccare la stessa unità nazionale. Per questo insisto che bisogna lavorare per un’alternativa che abbia un saldo fondamento costituzionale. Faccio appello a tutte le forze di opposizione: contrastiamo con forza questo disegno e cominciamo a costruire un’altra idea dell’Italia».

Che manifestazione sarà quella di Roma oggi a Piazza del Popolo? Solo protesta contro il decreto salva-liste?
«Per la prima volta facciamo un’operazione insieme, la politica e la società civile. Dobbiamo saper trasformare la protesta in proposta, occuparci dei problemi sociali degli italiani. La nostra manifestazione sarà tutto questo. Guardo a Piazza del Popolo con spirito molto positivo. Vedrete che sarà una manifestazione festosa».

Di Pietro sembra aver ammorbidito i toni e non attacca più Napolitano. Lei si sente tranquillo? Non c’è sempre il rischio che si spacchi la piazza?
«Mi sento tranquillo. Ogni forza di opposizione deve capire che questo è il momento di accorciare le distanze con la destra. Chi dovesse venire meno a questo dovere pagherebbe un prezzo enorme, non glielo perdonerebbero. Non possiamo separarci da un popolo democratico che ci chiede unità».

Senta, ma come vi siete incontrati voi, il popolo viola e la società civile? Non c’era qualche diffidenza?
«C’è stata una maturazione reciproca. I movimenti oggi ci chiedono di portarli da qualche parte, di riuscire a superare insieme questa difficile situazione. È un fatto positivo perché è chiaro che noi non faremo mai un riformismo senza popolo. Anzi, dico di più: se perdiamo su questo punto ci teniamo Berlusconi chissà per quanti anni ancora. Invece credo ci siano le condizioni per voltare pagina e tornare a vincere».
Eppure nel Pd qualche mugugno c’è. Gli ex popolari fanno sapere che non saranno alla manifestazione…
«Rispetto tutte le sensibilità. Le nostre scelte non le abbiamo fatte in solitudine ma nella discussione. Credo che quelle preoccupazioni non siano fondate. Le cose cambiano e noi dobbiamo muoverci come fa un partito serio. Non possiamo mica stare in pantofole mentre davanti a noi c’è qualcuno che ha messo su gli anfibi».

Previsioni: come finiranno le elezioni regionali? Qualche ottimista dice che potrebbe anche finire 9 a 4 per il centrosinistra. Lei che ne dice?
«Dico che per noi sarà un successo avere la maggioranza delle Regioni. Dal voto può venire un segnale forte di inversione di tendenza, dobbiamo riuscire a far capire che è ripreso il cammino. Poi però dal giorno dopo bisogna costruire l’alternativa. E dobbiamo lavorarci con serietà perché l’edificio sta bene in piedi con fondamenta solide. Su questo non possiamo scherzare».

13 marzo 2010
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« Risposta #44 il: Aprile 01, 2010, 11:03:12 »

Con una lettera al partito, il leader aveva replicato anche alle critiche interne

«Noi disponibili al dialogo, il premier no»

Bersani: «Siamo noi che abbiamo verificato, dopo 50 decreti e 31 fiduce, la sua indisponibilità a discutere»


MILANO - «Non è Berlusconi a dover misurare la nostra disponibilità. Siamo noi che abbiamo verificato, dopo cinquanta decreti e trentuno fiduce, la sua indisponibilità a discutere, perchè per fare le riforme deve funzionare il Parlamento». Così, Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, risponde al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che aveva parlato di una stagione delle riforme. «La nostra agenda - prosegue Bersani - è chiara: occupazione, piccole e medie imprese, redditi bassi. Su questo siamo pronti a discutere. Anzi, sarebbe ora, a partire dalle norme sul lavoro, rinviate alle Camere dal Presidente della Repubblica. Sulle riforme istituzionali il presidente del Consiglio sa benissimo qual è la nostra posizione: superamento del bicameralismo, diminuzione dei parlamentari, nuova legge elettorale, legge sui partiti, rafforzamento reciproco dei poteri di Parlamento e governo. Su tutte queste materie - conclude - la maggioranza non ce la meni con il dialogo o non dialogo.»

RISPOSTA ALLE CRITICHE INTERNE - In precedenza Bersani, con una lettera, aveva dato un'altra risposta, quella ad un'altra lettera, scritta da 49 senatori del suo partito. Nonostante la «delusione» per la perdita del Lazio e del Piemonte «per una manciata di voti», il Pd «è in piedi», e ora deve «accelerare» sulla strada della costruzione dell'alternativa al governo del centrodestra aveva sottolineato Bersani.

LA MISSIVA - «La possibilità di cambiare il corso delle cose - si legge nella sua lettera - è legata alla nostra capacità di offrire un'alternativa positiva e credibile, di dare un'altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente. Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell'elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi».
«Le recenti elezioni regionali - scrive Bersani - sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico». Prosegue Bersani: «Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro. Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c'è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi». «Il principale responsabile di questa situazione - continua la lettera di Bersani - è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi». «Dobbiamo servire il Paese - sottolinea il leader democratico - raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi».

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01 aprile 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
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