LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: DIARIO VENETO (1)  (Letto 43430 volte)
Arlecchino
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« Risposta #15 il: Agosto 04, 2007, 10:32:37 »

Sabato, 4 Agosto 2007
 
 
Dopo l’appello lanciato dal sindaco a Roma la valutazione che esprimono i parlamentari vicentini di maggioranza e opposizione è sostanzialmente la stessa  «Dal Molin, bisogna puntare sull'intelligence» 

Condivisa pure la preoccupazione che sulla città di fatto si stiano concentrando attenzioni e pressioni pericolose dall’esterno 
 
«Il governo per muoversi non aspettava certamente l'appello del sindaco di Vicenza». Così Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, commenta l'appello lanciato dal primo cittadino Enrico Hullweck ad indirizzo del governo affinché si faccia carico «di garantire la sicurezza in città». La richiesta del sindaco arriva a pochi giorni dalla rivendicazione dell'attentato fallito all'oleodotto Nato e scatena il dibattito politico. Con il centrodestra che accusa: il governo ha abbandonato Vicenza. E con il centrosinistra che replica: non è vero, Roma presta grande attenzione alla città.

«Ovviamente sono d'accordo sul fatto che il governo debba farsi carico della tutela della città, mi sembra scontato. E certamente Roma non attendeva l'appello del sindaco per muoversi in questo senso - dice Fabris - E'già in essere una intensa attività di intelligence e di antiterrorismo, come dimostrano anche gli arresti di brigatisti di qualche mese fa, che coinvolge il Nordest e Vicenza in modo particolare». Non la pensa così il senatore leghista Paolo Franco: «Condivido l'appello di Hullweck: Vicenza si sente abbandonata a se stessa. I recenti episodi non possono non destare preoccupazione e mi impegnerò a sollecitare il governo affinché incrementi la presenza di forze dell'ordine sul territorio e potenzi il lavoro di intelligence».

Dello stesso avviso è anche il senatore forzista, Pierantonio Zanettin, che spiega: «Sottoscrivo l'appello del sindaco e proprio in considerazione dei due più recenti attentati, quello all'oleodotto e quello indirizzato al presidente della circoscrizione 5, ho presentato delle interrogazioni per sapere come il governo intende preservare Vicenza dall'escalation di violenza che sta interessando la nostra città. Evidentemente, esiste una forza oscura che sta cercando di alzare il livello della tensione ed il governo deve prendere coscienza di questo e assumersi le proprie responsabilità. Come? Incrementando il lavoro di intelligence e aumentando la presenza delle forze dell'ordine a tutela dei possibili obbiettivi sensibili e di tutti i cittadini».

Anche la deputata di Sinistra Democratica Lalla Trupia, insieme ad altre colleghe del centrosinistra, ha presentato una interrogazione per chiedere al ministro degli Interni «quali misure il governo intende mettere in atto per evitare che episodi, come l'attentato all'oleodotto, possano ripetersi». E ancora. «Mi impegno a farmi carico della questione legata alla tutela della città ma io e Hullweck abbiamo due idee diverse sulla sicurezza: lui vuole reprimere ogni manifestazione contro il Dal Molin, io penso invece che per tutelare la città occorra mettere in campo delle misure di prevenzione potenziando l'attività di intelligence.

E questo a garanzia di tutti i cittadini, compresi quelli che da mesi lottano pacificamente perché questa base militare non venga realizzata». Per la parlamentare dell'Unione Laura Fincato «è condivisibile la richiesta di rendere sicura Vicenza perché, vista la sua militarizzazione, potrebbe diventare un obbiettivo sensibile. Ma non si può certamente dire che il governo abbia abbandonato la nostra città: l'attenzione di Roma sul capoluogo berico è forte e ricordiamoci che qui è stato mandato anche un commissario governativo». E per il deputato Udc Luigi D'Agrò «il sindaco con il suo appello non ha fatto altro che interpretare uno stato d'animo diffuso: qui non stiamo parlando delle contestazioni pacifiche dei vicentini, Vicenza è diventata oggetto di pericolose pressioni da parte di una politica antagonista che arriva da fuori città e che ha concentrato le sue pericolose attenzioni sul Dal Molin. Per questo è indispensabile un intervento del governo centrale».

Roberta Labruna
 
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« Risposta #16 il: Agosto 04, 2007, 10:34:11 »

Sabato, 4 Agosto 2007
 
 
La portavoce Cinzia Bottene respinge qualsiasi collegamento tra gli autori del gesto criminale e chi frequenta il movimento contro la base Usa  «Attentato e Presidio? Nulla in comune» 

Critiche anche al sindaco che ha chiesto aiuto per la città : «Ha operato solo per svenderla»

 
(e.s.) «Non si possono mettere sullo stesso piano gli autori degli attentati e le persone che come me frequentano il Presidio Permanente». Cinzia Bottene non ha digerito l'ultimo commento del presidente della circoscrizione 5 Marco Bonafede all'indomani del fallito attacco all'oleodotto Nato.
«E' grave che un rappresentante delle istituzioni faccia di tutta un'erba un fascio invocando meno tolleranza e più repressione anche verso presidi e manifestazioni».

Per Bonafede infatti «è ora di finirla con il buonismo» e ritiene che la «matrice anarchica dell'ultimo attentato, nonostante le continue, scontate e automatiche prese di distanza, trova terreno fertile anche nell'ala movimentista vicentina». La portavoce del tendone di Rettorgole ha qualcosa da ridire anche sui commenti dell'onorevole vicentino dell'Udeur Mauro Fabris, che ha richiamato il fronte del 'no' a «non insistere su dietrologie complottarde» che richiamano la tragica stagione della strategia della tensione: «Il parlamentare ci ha invitati a rientrare nei binari della legalità ma noi da quei binari, contrariamente a qualcun altro, non siamo mai usciti - ha ribattuto la Bottene - Voglio poi ricordare a questi signori che la storia di questo paese ci insegna che spesso sono state le istituzioni a fomentare la violenza.

La vicenda dell'attentato all'oleodotto comunque sembra una barzelletta: forse è la prima volta che qualcuno fa una rivendicazione di un atto del quale non si era accorto nessuno».

La Bottene non risparmia critiche neppure al sindaco, che in questi giorni sta chiedendo rinforzi per garantire la sicurezza dei cittadini: «Hullweck chiede maggiore protezione per la città? Mi sembra ridicolo da parte di colui che non ha fatto niente per difendere la sua città ma ha operato solo per svenderla». La portavoce del presidio non era presente mercoledì sera all'incontro organizzato dal gruppo "Amici di Beppe Grillo" per far confrontare civilmente i rappresentanti del 'sì' e del 'no' alla base. «Non sono andata perché avevo altri impegni» ha spiegato la Bottene negando così di essere rimasta a casa per evitare il dialogo con il "nemico" Cattaneo.
 
 
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« Risposta #17 il: Agosto 05, 2007, 11:17:53 »

Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
Il Comune vieta ai Beati i costruttori di Pace l’uso del suolo pubblico davanti Palazzo Chiericati.

Ma i promotori non cambiano idea: «Ci saremo, anche senza sedie» 

I pacificisti pregano nella piazza negata 



Don Bizzotto: «Poco rispetto per un gruppo di persone che si ritrova solo per una veglia»

 
Il Comune nega piazza Matteotti ai pacifisti ma la manifestazione "anti-atomiche" andrà in scena ugualmente, in versione "fai da te", senza sedie e con un gruppo elettrogeno invece dell'aggancio alla corrente di Aim. Venerdì l'amministrazione comunale aveva respinto la richiesta di plateatico degli organizzatori e così ieri i manifestanti si sono riuniti davanti all'ingresso di Palazzo Trissino per esprimere il loro disappunto e al tempo stesso l'intenzione di continuare la strada intrapresa. «L'amministrazione comunale di Vicenza ha dimostrato poco rispetto verso un gruppo di persone che aveva chiesto di poter utilizzare una piazza del centro storico semplicemente per pregare».

Don Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace non ha digerito né la sostanza né la forma della risposta ricevuta da Palazzo Trissino per l'utilizzo di piazza Matteotti quale luogo per pensare un mondo libero da armi nucleari. Una manifestazione che coinvolge anche Centro interconfessionale per la pace, Pax Christi, Gavci, Movimento internazionale della riconciliazione, proponendo un programma di quattro giorni da oggi (veglia ecumenica prevista per le 17.30) a mercoledì 8 agosto. Giovedì 9 è previsto il trasferimento davanti alla base Usaf di Aviano (Pn).

«Il 26 luglio abbiamo inoltrato al Comune di Vicenza la richiesta di occupare lo spazio davanti a Palazzo Chiericati per le nostre attività (letture, preghiere e veglie)», ha ricordato ieri don Bizzotto. «Ebbene l'amministrazione ci ha risposto, dopo varie sollecitazioni, solo venerdì 3 agosto. Le motivazioni con le quali il Comune ci risponde esprimendo parere negativo, senza peraltro indicarci un possibile sito alternativo, sono illegittime. Mi lascia perplesso il fatto che si sia tirato in ballo il fatto che piazza Matteotti sia luogo inserito nell'elenco di tutela dell'Unesco. Se è per questo, tutto il centro di Vicenza lo è, e non penso che saremo proprio noi a distruggerlo».

«Questi amministratori dovrebbero ricordarsi che la loro attività si svolge grazie ai contributi dei cittadini», ha precisato don Bizzotto davanti a Palazzo Trissino, mentre volavano chicchi di riso destinati alle teste di coppie fresche di matrimonio civile. Poi c'è la prevedibile motivazione legata al Dal Molin, cioè quella che riguarda la sicurezza: «In questo periodo () potrebbero scaturire particolari tensioni sociali dagli esiti non prevedibili e pericolosi», si legge nella risposta del Comune. «C'è sempre qualcuno che dice che pregare non serve a niente, ma adesso scopro che è anche pericoloso perché può contribuire ad alimentari tensioni sociali», è il commento amaro e ironico di don Bizzotto. «La tensione la alimenta chi ha paura della propria ombra». «E poi non è vero che piazza Matteotti (e siamo all'ultima motivazione della lettera, ndr) non è mai stata concessa dall'amministrazione per eventi di tale natura e durata», ha aggiunto Giancarlo Albera del Coordinamento dei comitati contro il Dal Molin. «Io ad esempio in quel luogo ho assistito a concerti di Vicenza Jazz».

«Se vengono a mancare le regole della democrazia, siamo finiti tutti», ha sottolineato Bizzotto. «Da ventidue anni portiamo avanti le nostre iniziative sempre senza ricorrere alla violenza. La nostra è una proposta religiosa e culturale».

Sulla pericolosità dell'evento il sindaco Hullweck è di tutt'altro parere rispetto al rappresentante dei Beati costruttori di pace: «Tra i presenti», ha spiegato il primo cittadino, «non si può mai sapere se c'è una testa calda che combina qualcosa». «Spetterà al questore garantire l'ordine pubblico», ha aggiunto il vicesindaco Valerio Sorrentino. «Noi, come amministrazione, possiamo negare il plateatico, ma non la manifestazione».

Enrico Soli
 
 
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« Risposta #18 il: Agosto 05, 2007, 11:21:47 »

Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
I vacanzieri difendono gli extracomunitari e si scagliano contro le forze dell’ordine: offese e strattoni ma gli stranieri vengono denunciati 

Blitz contro gli abusivi, agenti aggrediti 

Momenti di tensione a Caorle dove i turisti affrontano i finanzieri che avevano appena bloccato quattro clandestini
 
Caorle (Ve)
NOSTRO SERVIZIO

«Aiutando l'illegalità si aiuta la criminalità! Collaborate a "ripulire" le spiagge dai venditori abusivi» aveva detto l'assessore regionale al Turismo (e vicegovernatore) Luca Zaia presentando l'iniziativa dei due milioni di volantini anti-vu cumprà.

A poche ore di distanza da quell'appello una decina di turisti italiani hanno pensato bene di aggredire sulla spiaggia di Caorle un maresciallo della Guardia di Finanza che, durante un'operazione contro il commercio abusivo, aveva fermato un immigrato clandestino, già colpito da un ordine di espulsione. È accaduto ieri nella cittadina del litorale veneziano durante un blitz che ha visto impegnati la Guardia di Finanza, i Carabinieri, la Polizia municipale con il supporto della Guardia costiera.

Sulla spiaggia di Caorle erano stati fermati almeno 30 extracomunitari, tre dei quali irregolari e senza permesso di soggiorno. C'è stato un improvviso fuggi fuggi con l'abbandono della merce da parte dei magrebini uno dei quali, bloccato dalle forze dell'ordine, è stato appunto "difeso" dai turisti. Ci sono stati momenti di forte tensione, con alcuni uomini delle forze dell'ordine strattonati e insultati in modo pesante.

Nei confronti dei turisti è stato deciso tuttavia di non procedere a denunce.

Come previsto dal protocollo sulla sicurezza, stipulato dalle forze dell'ordine con la prefettura veneziana, sono stati ieri 32 agenti delle varie forze di Polizia, per l'intera giornata, a compiere i controlli richiesti peraltro da gran parte degli habituee della località balneare.

Nel solo tardo pomeriggio di ieri le forze di Polizia hanno sequestrato oltre 800 oggetti con il marchio contraffatto per un valore di circa trentamila euro. Sono state inoltre tre le multe elevate, per un totale di 2500 euro, e quattro, tutti extracomunitari che vendevano la merce, i denunciati.

Le forze dell'ordine stavano trasferendo proprio quei quattro irregolari clandestini in commissariato a Portogruaro per le verifiche e i provvedimenti del caso, quando un gruppo di turisti, tutti italiani, si è spinto ben oltre al normale dissenso.

In piazzale Columbus, i vacanzieri "garantisti" hanno apostrofato gli uomini delle Fiamme Gialle. Poi li hanno applauditi ironicamente finchè un turista, evidentemente un po' troppo esagitato, si è avvicinato a un maresciallo dando in escandescenze e prendendolo per il marsupio. Il suo in pratica è stato un tentativo di far scappare l'ambulante abusivo.

La concitazione del momento non avrebbe permesso di individuare i responsabili della clamorosa protesta e gli agenti hanno preferito chiudere entrambi gli occhi manifestando però il proprio disappunto nel vedere la reazione al loro lavoro.

In un comunicato stampa diffuso più tardi l'episodio è stato definito "un fatto increscioso". Proprio a seguito di un'analoga operazione svolta il mese scorso sempre a Caorle, altri turisti avevano ugualmente aggredito verbalmente la Polizia locale e gli uomini della Guardia di finanza.

«Continueremo i servizi di contrasto all'abusivismo e alla clandestinità - spiega le forze dell'ordine - rispettando il calendario concordato, mentre continua l'azione giornaliera di controllo iniziata ancora a maggio».

Intanto sulle spiagge stanno arrivando i due milioni di volantini voluti dalla Regione: basteranno per combattere un commercio abusivo che pare apprezzato da una buona parte dei turisti?

Marco Corazza
 

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Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
LE REAZIONI 
Zaia: «Fatto vergognoso». Il sindaco Sarto: «Incredibile»
 
 
«Siamo il Paese delle contraddizioni, facciamo le fiaccolate contro la criminalità e poi contestiamo le forze dell'ordine quando fanno il loro lavoro: ciò che è accaduto a Caorle è una vergogna». Sono parole di Luca Zaia, vicepresidente della Regione Veneto, il quale in questo modo commenta l'episodio avvenuto sulla spiaggia di Caorle, dove alcuni turisti hanno difeso un extracomunitario irregolare mentre veniva bloccato dagli agenti; lo stranieri era stato sorpreso mentre vendeva merce contraffatta. È una costante - aggiunge Zaia - è accaduto altre volte e temo che accadrà ancora».
«C'è chi si diverte a filmare le scene dell'inseguimento - sottolinea - per metterle su Internet e spacciarle come atti di razzismo. Dico a questa gente di togliersi le fette di prosciutto dagli occhi e di guardare alla realtà per quella che è».

«Acquistando merce contraffatta - conclude il vicepresidente della Regione - non si aiuta un immigrato, regolare o meno che sia, in difficoltà, ma si alimenta un'industria criminale che vende, creando danni agli stessi ambulanti, lo stesso prodotto su tutte le spiagge d'Italia. Comprare merce contraffatta è un reato e va perseguito».

Stessi concetti espressi in serata dal sindaco di Caorle, Marco Sarto: «L'aggressione al maresciallo della Gdf ha dell'incrediile, un fatto davvero increscioso. Chiediamo ai turisti di collaborare, spero che la maggior parte ci segua, noi continueremo a combattere l'abusivismo».
 
 
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« Risposta #19 il: Agosto 07, 2007, 11:40:07 »

IL BOOM DELL’IMMIGRAZIONE

Secondo le previsioni della Provincia il tessuto sociale è destinato a cambiare radicalmente nei prossimi anni

Fra trent’anni famiglie padovane miste

Massimo Nardin


Diecimila stranieri in città negli ultimi 5 anni Oltre 50 mila in provincia, invasione nell’Alta  Sempre più matrimoni misti, un pullulare di neonati mulatti e, di conseguenza, scuole materne e classi elementari invase da bambini di origine extracomunitaria. Fra trent’anni Padova (che oggi ha una popolazione di 210 mila abitanti) e tutti i comuni della provincia (880 mila) saranno composti per il 30% circa da famiglie di origine straniera. In prospettiva, è questa la fotografia che emerge dall’ultimo focus sulla presenza di stranieri residenti in tutti i 106 comuni della provincia, elaborato dall’Ufficio Provinciale di Statistica, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze statistiche. L’universo di numeri e indicatori sociali tratti dai dati Istat all’1 gennaio 2006, è stato presentato ieri nella sede della Provincia.

All’incontro erano presenti il presidente Vittorio Casarin, l’assessore provinciale alla Statistica Gino Gastaldo e il professor Silio Rigatti Luchini del Dipartimento di Statistica del Bo. Dall’età media dei nuovi residenti stranieri alla loro provenienza e al loro livello di integrazione nella scuola e in società, il corpus della ricerca fornisce una miriade di informazioni e curiosità non solo statistiche: dall’incrocio di alcuni indicatori, ad esempio, è già possibile scorgere quale futuro socio-aggregativo e relazionale attende gli attuali figli di seconda generazione fra qualche decennio.


Stranieri raddoppiati.
Ce ne sono quasi 9 ogni 100 abitanti. Nel comune di Padova la quota di stranieri sul totale dei residenti è vicina all’8,7% con la bellezza di 18.263 cittadini provenienti da Paesi extracomunitari. E se già questo dato non riuscisse a stupire, eccone un altro strettamente correlato: rispetto al censimento Istat del 2001 l’incremento della popolazione straniera residente al 10 gennaio 2006 è stato pari a 10.187 unità. Un’enormità. Lo stesso vale per molti comuni della provincia, dove si registrano trend di crescita demografica del 50% e del 100%. E’ il caso di Abano Terme, che conta 1.164 stranieri e un incremento di 594 persone. Analogo discorso a Cittadella, nell’Alta Padovana: rispetto agli attuali 1.200 stranieri residenti, cinque anni fa ce n’erano 623 in meno. In tutto, a livello provinciale, la popolazione straniera residente conta 52.755 unità con un incremento nell’ultimo quinquennio pari a 30.589 cittadini regolarizzati.

A scuola insieme. Rumeni e padovani. Marocchini e padovani. Ucraini e padovani. Filippini e padovani. Cinesi e padovani. Insomma, il mondo integrato entra sempre più nelle scuole e nelle istituzioni formative del territorio e del Veneto. Come sottolinea l’assessore provinciale alla Statistica, Gino Gastaldo, il mondo della scuola è un ambiente privilegiato dove verificare il tipo e l’intensità della presenza straniera sul territorio, ed è anche un momento di integrazione sociale e culturale insostituibile. Questo perciò assegna all’istituzione scolastica un ruolo di grande responsabilità». Diamo un occhio allora ai numeri da record dell’integrazione nelle scuole della città e della provincia. Sono innanzitutto decisamente in aumento i giovani stranieri di seconda generazione, da zero a 14 anni.

Ci sono sei comuni in cui la presenza di bambini stranieri nelle scuole dell’infanzia e primarie (materne ed elementari) supera il 20%: Pontelongo con il 43,5%, Castelbaldo con il 26,4%, Tombolo (22,1%), Piacenza d’Adige (21,9%), Gazzo Padovano (21,5%) e Santa Giustina in Colle (21,2%). Tutti gli altri comuni hanno presenze inferiori al 20%, con Padova ferma al 12,5%. Alle scuole medie invece le maggiori presenze di alunni stranieri si hanno nei comuni di Castelbaldo (15,5%), Camposampiero (15%), Santa Giustina in Colle (14,8%), Tombolo e Casale di Scodosia (14%). A Padova le scuole medie vedono invece un rapporto di un bambino extracomunitario ogni 10 alunni, mentre il livello medio provinciale è pari al 6,7% contro un trend nazionale fermo a 4,9 punti percentuali. Salendo alle scuole superiori, infine, spicca il 9% di presenze straniere negli istituti di Montagnana. Abano è al 6,1%, Camposampiero al 5,3% e Padova al 5,2%.

Come sottolinea il professor Silio Rigatti dell’Università di Padova, «i dati relativi al mondo scolastico sono aggiornati all’anno scolastico appena concluso e la notevole crescita della presenza di extracomunitari all’interno delle classi, è significativa sia per l’incremento delle immigrazioni in generale, ma soprattutto per la presenza di ricongiungimenti familiari e la nascita di nuove famiglie».
Uomini e donne. Fondamentale in quest’ottica è il riequilibrio tra numero di presenze maschili e femminili. Mentre nel 1993 erano presenti sul territorio della provincia di Padova 200 maschi stranieri ogni 100 donne straniere, alla fine del 2005 si è raggiunta la parità dei sessi: ogni 100 donne ci sono oggi 111 maschi. «Ovviamente - dice il professor Rigatti - alcune nazionalità evidenziano presenze femminili minori ed altre maggiori, ma la tendenza verso l’equilibrio è reale».

La programmazione. «L’ondata di nuovi immigrati è direttamente proporzionale all’adeguamento del Piano strategico provinciale per la programmazione degli interventi sul fronte urbanistico, scolastico e sociale nei prossimi anni». Firmato Vittorio Casarin. Il presidente della Provincia e il «suo» assessore Gastaldo non hanno dubbi: questi indici demografici «guideranno» le strategie di intervento.

(07 agosto 2007)

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« Risposta #20 il: Agosto 11, 2007, 08:42:22 »

CORTINA: IL «MATTONE» E’ ALLE STELLE

«Ma questi prezzi sono fuori dal mondo»

Alessandra Segafreddo


 CORTINA. Prezzi alle stelle per le seconde case nella Conca. La “Regina delle Dolomiti” mantiene il primato per quanto riguarda i prezzi del mercato immobiliare, mettendo in riga tutte le altre località d’élite (anche di mare). I dati ufficiali usciti nei giorni scorsi sottolineano come il prezzo al metro quadro di Cortina rimanga il più elevato d’Italia: si pagano infatti dai 15 mila euro al metro quadro in su. In paese si fa un gran parlare della cosa, e a mezzabocca i cittadini spiegano che, in certe zone, qualcuno chiede anche 25 mila euro al metro quadro. E la cosa li infastidisce non poco. Anche il primo cittadino Andrea Franceschi non è per nulla orgoglioso di questo primato, anzi... «A Cortina abbiamo dei prezzi immobiliari troppo elevati», dice severo, «oserei dire fuori dal mondo».

«Questo sarà anche dovuto alla straordinaria bellezza del luogo, alla forte richiesta e alla bassissima offerta. Ma devo ammettere che per noi è un problema», aggiunge, «e neppure di poco conto. Il prezzo di mercato è il primo fattore che ha creato e continua a creare il fenomeno dello spopolamento del nostro paese. Come residenti rischiamo di essere schiavi del valore del metro quadro. Cortina rischia di diventare la banca del mattone; le persone facoltose, infatti, preferiscono ancora investire i propri soldi in appartamenti a Cortina piuttosto che metterli in banca. Questo chiaramente si ripercuote in maniera negativa sui miei concittadini», ammette amareggiato Franceschi, «spesso, ad esempio, due fratelli che ereditano una casa sono costretti a venderla e a spartirsi il ricavato per poi comprare due appartamenti nei paesi limitrofi, in quanto nessuno dei due ha la possibilità di liquidare la parte dell’altro, visti i prezzi. E così Cortina perde in un batter d’occhio due famiglie che magari avrebbero potuto restare qui per altre generazioni a venire.
Il valore del mercato immobiliare, inoltre», segnala con un certo disappunto Franceschi, «fa credere che a Cortina vivano solo i ricchi. Ho sentito con le mie orecchie molta gente dire, in tono sprezzante, che con costi così elevati degli immobili i residenti quassù sono tutti benestanti, tutti intenti a godersi la vita. Questa è un’opinione errata che, come primo cittadino, mi sento in dovere di smentire in maniera ultracategorica. Sulla “carta immobiliare” possiamo sembrare ricchi, ma in realtà la comunità di Cortina è formata da persone comuni, che vivono del proprio stipendio e che si permettono gli svaghi che chiunque, in qualsiasi posto, può concedersi. Noi possiamo diventare ricchi solo se vendiamo i nostri immobili e ce ne andiamo a vivere in un altro posto, ma questa chiaramente non è la nostra prospettiva. Sono comunque soddisfatto che su questo argomento si sia sviluppato un interesse mediatico elevato. Anche dei giornalisti di Rai1 mi hanno intervistato sull’argomento».

Dalle agenzie immobiliari della Conca, invece, non trapela nessuna notizia; tutti giocano evidentemente in difesa. «I titolari non ci sono, sono in riunione, non posso aiutarla» e altre frasi del genere; è quello che ci si sente dire domandando i prezzi immobiliari. E bocche cucite anche su quella che, per ora, ad onor del vero, sembra solo una leggenda metropolitana; ossia l’esistenza di una sorta di “cartello” tra coloro che cercano di vendere le proprie case e tendente a fare lievitare i prezzi. Ma se qualcuno si è sentito chiedere 25mila euro al metroquadro...(10 agosto 2007)

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« Risposta #21 il: Agosto 13, 2007, 05:11:44 »

Lunedì, 13 Agosto 2007
 
 
Dopo il patteggiamento per il reato fiscale un tabloid americano pubblica le dichiarazioni del legale della "State Liquor Authority".

La replica di Arrigo: «Niente di vero, storie vecchie» 

«Negli Usa Cipriani non potrà più vendere alcolici nei suoi locali»
 
 
Venezia
«Mah, che dire: mi sembra tanto una campagna di stampa contro i Cipriani». Arrigo Cipriani, da New York, neanche si preoccupa: il Post ha appena pubblicato che il famoso ristoratore veneziano attivo nella Grande Mela potrebbe perdere la licenza per la vendita di alcolici. E pochi giorni fa, sempre il Post ha dato ampio risalto al fatto che Cipriani sarà sfrattato. Cipriani non pare preoccupato, ma l'irritazione c'è: «La storia dello sfratto è di due anni fa e il Post l'ha pubblicato come se fosse fresca e collegata alla condanna fiscale, cosa che non è. Adesso i titoloni sulla licenza alcolica, ma siamo tranquilli - dice il patròn dell'Harry's Bar - perché prima di patteggiare abbiamo verificato che non ci fossero conseguenze di altro genere».

Fatto sta che da un paio di settimane Cipriani è sotto i riflettori. Tutto comincia il 31 luglio quando, a New York, Arrigo e il figlio Giuseppe vengono condannati per aver evaso 10 milioni di dollari dovuti al fisco Usa. Entrambi si dichiarano colpevoli e patteggiano un'ammenda di 10 milioni di dollari (tra l'altro fino al 2011 ci sarà un monitoraggio costante sugli affari di famiglia), evitando così un processo e il rischio della galera. Arrigo Cipriani specifica: l'evasione fiscale non è stata dolosa, nessuno dei suoi avvocati l'aveva informato che dal 2003 era in vigore una nuova legge tale per cui le royalties sull'uso del nome Cipriani, registrato a una società lussemburghese, non potevano essere più pagate in un Stato estero se lì erano più basse che a New York.

Pochi giorni la notizia dello sfratto. Cipriani scuote la testa: «Non c'è alcun collegamento, lo sfratto risale a due anni fa, riguarda una sala banchetti nel "Toy building" e la vertenza legale è tuttora aperta. Il palazzo un paio d'anni fa fu venduto e il nuovo proprietario decise di realizzare appartamenti al posto di uffici. Ci ha sfrattato perché ai condomini non fa piacere avere 100-150 persone che attraversano la hall per recarsi in sala banchetti. Ma noi abbiamo speso 11 milioni di dollari per mettere a posto la sala, abbiamo anche chiesto di comprarla, non ce ne andiamo via così». Storia vecchia, ribadisce Cipriani. Ma il tabloid ieri è tornato all'attacco: secondo il New York Post Giuseppe ed Arrigo Cipriani, dopo la condanna penale per evasione fiscale, rischiano di perdere la licenza che permette di vendere alcolici e superalcolici. Il giornale ha citato come fonte il legale della "State Liquor Authority" (Sla), l'organo ufficiale dello Stato di New York che gestisce le licenze e che sarebbe pronta a revocarla ai Cipriani. «I Cipriani - scrive il quotidiano della Grande Mela - potrebbero essere obbligati a vendere i gioielli di famiglia del loro impero di ristoranti di lusso e di organizzazioni di grandi feste». L'avvocato della Sla, Thomas Donohue, ricordando che la legge proibisce ai cosiddetti «felons», cioè i criminali condannati, di vendere alcol, ha detto al Post: «Non c'è difesa, o sei un criminale condannato o non lo sei». Quanto alla evasione fiscale, il Post ricorda che la condanna è stata particolarmente grave nei confronti di Arrigo, 75 anni, che ha riconosciuto una vera e propria truffa ai danni dell'erario americano. La società di cui è titolare Arrigo, la Cipriani SA, di diritto lussemburghese, quella che negli Usa come in Italia gestisce il marchio della catena di ristoranti, ha sostenuto nel 2003 e nel 2004 di avere ricevuto royalties dagli Usa, ma le somme non sono mai state versate. Il figlio Giuseppe, 42 anni, è stato condannato soltanto per frode fiscale (un delitto meno grave), ma come spiega il Post i due potrebbero addirittura non avere rispettato le regole sulle licenze alcoliche, intestate solo al figlio e non a tutti e due i soci in affari. Il legale dei Cipriani, Stanley Arkin, ha ricordato che si tratta di una vera squadra padre-figlio che dà lavoro ad un migliaio di persone, e ha sostenuto che non dovrebbero perdere la licenza. «Sono persone per bene - ha detto Arkin - e rappresentano un tesoro sia per la città sia per il nostro paese». In caso di perdita della licenza, i Cipriani dovranno richiedere uno speciale permesso al tribunale, o addirittura di essere graziati dal governatore dello Stato, Eliot Spitzer.

Oggi, intanto, sarà inaugurato il nuovo ristorante da cento coperti e la nuova sala banchetti da 2000 persone "Cipriani Wall Street", già aperta venerdì scorso.

Alda Vanzan
 
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« Risposta #22 il: Agosto 21, 2007, 10:56:05 »

Martedì, 21 Agosto 2007
 
Veneto: l'alcol causa di un incidente mortale su tre 

E solo a Padova in un anno è raddoppiato il numero dei ragazzi che arrivano in Pronto soccorso in coma etilico 
 

Venezia
L'allarme viene lanciato dal direttore generale dell'Unità sanitaria locale di Padova, Fortunato Rao: è in crescita il numero dei giovani, anche minorenni, che soprattutto nel week end vengono accolti nei Pronto soccorso in coma etilico: ogni sera del venerdì e del sabato sono almeno 5-6, solo a Padova, tanto che si è reso indispensabile creare un collegamento costante con i reparti di gastroenterologia. La maggior parte delle volte è sufficiente un trattamento temporaneo per risolvere il problema, e il giovane viene rimandato a casa. Sono dati, come lo stesso direttore generale e il Servizio epidemiologico regionale sottolineano, non facili da monitorare. Molti i casi di abuso di alcol, vengono infatti trattati nelle astanterie dei Pronto soccorso, non sono oggi rilevabili attraverso le schede di dimissione ospedaliera.

In effetti se guardiamo i dati relativi all'abuso di alcol e di farmaci, vediamo come sul totale dei ricoveri queste cause sono considerate in diminuzione, mentre si assiste in parallelo ad un aumento della proporzione dei casi che vengono trattati in day-hospital, soprattutto nella fascia di età fino ai 17 anni. In pochi mesi infatti la percentuale di giovani che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche perché avevano alzato troppo il gomito è quasi raddoppiata.

Ad esempio, per quanto riguarda i ricoveri (sono gli unici dati disponibili), si calcola che nel Veneto ogni settimana un ragazzo sotto i 17 anni è rimasto in ospedale qualche giorno per abuso di alcol. L'anno prima i dati erano stati esattamente la metà. Ma gli esperti tengono a precisare che la vera emergenza riguarda i Pronto Soccorso, dove non avviene ricovero e dove l'intervento dei sanitari si risolve nel giro di poche ore. In questo caso i dati sono davvero preoccupanti: si calcola che ogni struttura registri di media tre-quattro casi a settimana (naturalmente ci sono realtà, come Padova o in questo momento i punti di cura nelle località di villeggiatura, dove i numeri sono di gran lunga più elevati).

«Sono dati davvero preoccupanti, che non accennano a diminuire nel corso dell'estate quando secondo tutte le statistiche la maggior parte dei giovani dovrebbe trovarsi in vacanza - sottolinea il direttore generale dell'Unità sanitaria locale padovana - Purtroppo ad oggi non abbiamo la possibilità di continuare con questi giovani un percorso di affiancamento una volta che sono usciti dall'ospedale. Ci limitiamo a fare un trattamento per l'emergenza. Qualche tempo fa al Pronto Soccorso arrivava l'ubriaco cronico, il barbone che magari era stato trovato ai giardini in cattivo stato di salute. Oggi sono ragazzi normalissimi, che vanno a scuola, e che si lasciano andare ad un momento di sballo con gli amici, magari in discoteca».

E di quanto l'alcol sia responsabile degli incidenti stradali lo dimostra un'indagine effettuata dal Servizio epidemiologico del Veneto e curata dal dottor Paolo Spolaore. Ogni giorno nella nostra regione muoiono in auto due persone, 6 restano invalide gravi, 70 rimangono ferite. I costi sociali nel Veneto degli incidenti stradali sono pari al 12\% della finanziaria locale. Gli incidenti che hanno il più alto indice di mortalità avvengono tra le 22 e le sei del mattino, sempre secondo i dati il venerdì è maggiore il numero dei sinistri, il sabato ci sono più feriti e la domenica è più elevato il numero dei morti. La metà di tutti gli incidenti mortali avviene nel corso del venerdì e del sabato notte, con una incidenza maggiore nel mese di luglio. Un terzo delle morti è legata al consumo di alcol.

Ma qualche deterrente è servito, come spiega il dottor Spolaore. Nei 18 mesi successivi l'introduzione della patente a punti del Veneto è stato registrato infatti il 19\% di feriti meno e il 22\% di morti in meno, pari a 253 vite salvate.

D. B.
 

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Martedì, 21 Agosto 2007
 
 
L’intervista. Il fondatore di Exodus interviene sull’emergenza dell’estate. Si associa ed amplia la proposta di De Poli (Udc) di una "punizione civile" 
Don Mazzi: in comunità chi guida ubriaco 
«È una dipendenza, come la droga. I giovani potrebbero esservi inviati il fine settimana, come per un servizio civile temporaneo»
 
Venezia
"Punizione civile". Forse il termine è un po' pesante, ma ben descrive l'emergenza. Troppi giovani, con un crescendo che è davvero preoccupante, si mettono alla guida ubriachi e provocano incidenti, spesso mortali. Un fenomeno che pare difficile da arginare, anche se in questi giorni da più parti sono arrivate le più disparate soluzioni. L'ultima è di don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, che offre la sua esperienza e propone di utilizzare le comunità per il recupero dei tossicodipendenti (ma non solo) per aiutare coloro ai quali è stata ritirata la patente perchè trovati sotto i fumi dell'alcol.

«Mi allaccio ai suggerimenti che ho letto in questi giorni, ad esempio all'interrogazione del senatore dell'Udc, Antonio De Poli, che chiede di far lavorare nelle strutture sociali chi si è macchiato di un reato mentre si trovava in stato di ebbrezza - sottolinea il sacerdote - Bene, ma io rilancio e allargo, mettendo anche a disposizione le mie strutture: i ragazzi a cui è stata ritirata la patente perchè ubriachi alla guida, potrebbero venire il sabato e la domenica in comunità a dare una mano, oppure come dice De Poli, attivare una "punizione civile". Andare in una casa per anziani, o per disabili, e rendersi utili. Vediamolo pure come una sorta di servizio civile temporaneo. Sono profondamente convinto che la sola punizione del ritiro della patente non sia educativa e non basti. È giusto che i giovani vengano messi dinanzi ai drammi che possono provocare se guidano in stato di ebbrezza, e accettino pertanto si essere inseriti in un percorso di riabilitazione».

Del resto in molti Paesi (come gli Stati Uniti ad esempio, ma anche più vicini a noi come la Croazia) il ritiro della patente è sempre legato ad un intervento di recupero e di responsabilizzazione.

E cosa meglio di una comunità dove il percorso per ritrovare un equilibrio e una serenità trova ormai un modello consolidato. «La chiamo "punizione civile", anche se mi rendo conto che andare in una comunità non sia una punizione ma una opportunità - continua don Mazzi - Ma non possiamo lasciare che questa emergenza non venga affrontata con tutti i mezzi che sono a nostra disposizione. Ad esempio, ho sentito parlare in questi giorni addirittura della proposta di abbassamento dell'età della patente a 16 anni, lo trovo quanto meno una follia. Dobbiamo invece utilizzare le nostre risorse per educare i giovani. È impensabile che la sola opera di repressione e di controllo della polizia possa essere sufficiente. Ecco perché chiedo che, sulla sorta di quello che avviene in altri paesi, chi viene trovato al volante in stato di ebbrezza, anche se non ha prodotto alcun incidente, venga inserito in un percorso di riabilitazione. Non trovo umiliante mandare un giovane qualche fine settimana in una comunità, oppure in una struttura per anziani non autosufficienti o disabili a dare una mano».

Don Mazzi sottolinea peraltro quanto il fenomeno sia sottostimato.«I giovani bevono molto più di quanto non si possa pensare, ed è sbagliato considerare l'alcol, quando diventa dipendenza pesante, diverso da altre dipendenze, come la droga - continua - Sono entrambi situazioni in cui i giovani vanno aiutati, come va aiutata la famiglia. I ragazzi bevono perché vedono il padre o la madre che lo fanno, bevono perché l'alcol li aiuta a socializzare e a stare in compagnia. Dobbiamo far capire loro che quello che stanno facendo è autodistruttivo per se stessi e pericoloso per gli altri, ma dobbiamo anche essere inflessibili verso questi atteggiamenti. Togliere la patente è il primo passo, ma è sterile se non viene accompagnato da un percorso di recupero».

Alla riapertura del Parlamento De Poli presenterà intanto una proposta per prevedere un percorso di "recupero sociale" parallelo alla sospensione della patente. «Mi auguro che chi amministra si renda conto che il problema non è da sottovalutare - conclude Don Mazzi - Ma soprattutto non lo si risolve con interventi di facciata».Daniela Boresi
 
 
da gazzettino.quinordest.it
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« Risposta #23 il: Agosto 23, 2007, 07:01:10 »

democraticilaicisocialistimiranese 
 

Diario


16 agosto 2007



documento sui costi della politica dei democratici, laici e socialisti di Venezia


La Direzione di Venezia riunita per valutare i risultati delle elezioni amministrative del 27 e 28 maggio

Ritiene che le pesanti sconfitte subite dall’Unione di Centro Sinistra derivino certamente dal deludente bilancio del Governo Prodi, ad un anno dal suo insediamento, e da gravi errori nelle scelte amministrative e nella politica delle alleanze condotta nelle varie realtà locali;

ma considera il dato elettorale negativo principalmente causato dal profondo distacco che si è determinato tra cittadini e sistema politico e tra la società e le istituzioni.

In conseguenza di questa valutazione la Direzione ritiene che vada immediatamente attivato un intervento strutturale volto a semplificare il sistema politico e a ridurre i costi della politica.

La Direzione ritiene, in questo quadro, prioritario l’impegno di tutti i militanti a sostegno del referendum abrogativo della legge elettorale.

La Direzione chiede al Presidente del Consiglio di ridurre il numero dei Ministri e dei Sottosegretari dimensionando il Governo italiano sul modello del Governo francese.

La Direzione chiede al Comitato promotore del Partito Democratico di proporre con appositi disegni di legge costituzionale:

a. la riduzione a 450 del numero dei membri della Camera dei Deputati;

b. la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e delle Autonomie superando il bicameralismo perfetto e riducendo in ciascuna regione il numero dei suoi membri a due per milione di abitanti;

c. la riduzione del numero dei consiglieri regionali in ragione di uno ogni centomila abitanti di ciascuna regione;

d. togliere dalla Costituzione le Province, rimettendo alle autonome decisioni di ogni Regione, di concerto con i Comuni, la definizione del territorio, dei compiti e delle funzioni dell’ “ente intermedio” eventualmente ritenuto necessario; con il vincolo di ridurre di almeno il 30% le spese attualmente sostenute in ogni Regione per il funzionamento delle Province;

e. ridurre del 20% il numero dei consiglieri comunali e abolire le municipalità nei comuni inferiori ai 500.000 abitanti.
La Direzione provinciale dei DS si impegna a promuovere una profonda opera di razionalizzazione del sistema pubblico in tutti i campi (dalla gestione delle società autostradali agli strumenti di gestione dei servizi pubblici e dei servizi sociali) per ridurre i costi e migliorare i servizi a favore dei cittadini e delle imprese.



da democraticilaicisocialistimiranese.go.ilcanocchiale.it
 
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« Risposta #24 il: Agosto 23, 2007, 10:05:56 »

L'Autopsia - Corpi martoriati: Guido è morto col collo spezzato, a Lucia hanno fracassato il cranio, entrambi sono stati torturati e seviziati con 40 colpi

Il medico: «Una lunga, atroce agonia»

I coniugi Pelliciardi uccisi con spranga e coltello: «Mai vista tanta violenza»

I criminali erano almeno in due hanno bloccato lui e seviziato la donna 

TREVISO. A lui hanno spezzato l’osso del collo, a lei hanno spaccato la testa con una spranga dopo averla seviziata alle parti intime per almeno un’ora. Una fine atroce quella dei coniugi Lucia Comin e Guido Pelliciardi, 60 e 67 anni di Gorgo. «E’ stata usata una violenza inaudita», ha detto ieri il professor Massimo Montisci al termine dell’autopsia. «Una cosa orribile», ha dichiarato il procuratore Antonio Fojadelli.

E’ durata quasi sei ore l’autopsia eseguita ieri sui corpi dei coniugi Pelliciardi, i custodi del parco di villa Durante di via S.Antonino a Gorgo, massacrati nella notte tra lunedì e martedì all’interno della dependence in cui abitavano, forse da una banda di rapinatori. L’ esame, minuziosissimo, è stato condotto dal professor Massimo Montisci dell’Istituto di Medicina legale di Padova che, al termine delle operazioni, non ha nascosto il suo turbamento: «E’ stata usata una violenza inaudita», ha commentato il medico all’uscita dall’obitorio di Oderzo. Lucia e Guido Pelliciardi sono morti tra l’1.30 e le 2 di martedì, dopo essere stati torturati da almeno due persone; le sevizie, sarebbero iniziate mezz’ora prima, verso l’1, e sarebbero diventate via-via più violente. I criminali erano armati di una spranga e di un coltello che potrebbe essere stato preso nella cucina della dependence.

Escluso, invece, l’uso di pistole. I banditi, stando a quanto emerge dai primissimi elementi dell’autopsia, avrebbero immobilizzato l’uomo, infierando sulla donna. I segni di costrizione su polsi, gambe e collo farebbero escludere l’uso di corde: i due sarebbero stati tenuti bloccati dagli stessi banditi. Lucia Comin è morta almeno 15 minuti prima del marito. E’ stata uccisa da una sprangata in testa, un colpo violentissimo che le ha sfondato l’osso occipitale. Ma non è l’unica ferita che presentava: il corpo della donna, trovato con reggiseno strappato e mutandine stracciate, era martoriato, cosparso di ecchimosi e di tagli, con alcune fratture alle costole; devastato anche il volto, con la bocca maciullata probabilmente da una sprangata.

Lucia è stata inoltre seviziata alle parti intime: i banditi le hanno usato violenza sia alla zona vaginale che anale utilizzando «strumenti da punta e taglio», come hanno precisato gli investigatori. I malviventi si sono serviti probabilmente della spranga e del coltello. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi del marito che è stato immobilizzato e costretto ad assistere alle spietate sevizie sulla compagna. Guido Pelliciardi è stato torturato a sua volta: lo confermano ferite e botte presenti su viso e corpo (è stato a sua volta sprangato), la frattura alla gamba. L’uomo è morto a seguito della rottura di una vertebra, provocata da una manovra di torsione del capo; i banditi gli hanno spezzato l’osso del collo. La fine, per la coppia, è arrivata dopo una lunga tortura: almeno un’ora, in un crescendo di violenza. I malviventi hanno infierito con l’arma da taglio: una quindicina le coltellate sferrate a ciascuno, non profonde, fatte con l’intenzione di seviziare, una quarantina le ferite complessive su ogni corpo. Almeno due i banditi responsabili del massacro, scoperto dalla guardia giurata dell’istituto di vigilanza Carniel alle 2.45 di martedì.

«Una cosa orribile - ha detto ieri pomeriggio il procuratore Antonio Fojadelli - L’autopsia aggiunge turbamento e tinte fosche all’accaduto».

Il magistrato, che insieme al sostituto Valeria Sanzari coordina le indagini dei carabinieri e della Squadra Mobile, ha precisato che i risultati dell’esame necroscopico non permettono ancora di imboccare una pista investigativa certa e di escludere le altre. Ma l’ipotesi della rapina, stando ad alcune accreditate fonti investigative, uscirebbe rafforzata. La ferocia con cui i banditi hanno infierito sulle vittime, martoriandone i corpi, richiama in particolare le modalità di azione delle bande balcaniche, mentre l’accanimento suggerisce la volontà di ottenere qualcosa, a qualsiasi costo. Probabilmente, ipotizzano gli inquirenti, le chiavi che permettevano l’accesso a villa Durante e che i banditi ritenevano in possesso dei coniugi Pelliciardi. In realtà, stando anche a quanto dichiarato dalla proprietaria, la coppia non aveva le chiavi, né conosceva il codice d’allarme.(23 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it
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« Risposta #25 il: Agosto 31, 2007, 12:14:02 »

Questa sera al Bratuz andrà in scena “L’impresario delle Smirne”, ma l’intera giornata è ricca di appuntamenti e incontri

A Gorizia i primi passi di Goldoni nel teatro

Fernando Marchiori

Il PuppetFestival gli sta rendendo omaggio nel trecentesimo della nascita


GORIZIA.
Ospite del conte Lantieri a Gorizia e poi nel castello di Vipacco, Carlo Goldoni trascorre quattro mesi ai confini friulani della Serenissima, riprendendosi da una disavventura amorosa udinese e spingendosi in calesse su per la Carniola e la Stiria, visitando Trieste e Aquileia. Ha vent’anni. E una curiosità per quanto accade nel teatro del mondo che lo porta a osservare uomini, luoghi, abitudini.

Sessant’anni più tardi, nel tramonto parigino, li farà rivivere nei Mémoires. Mentre si affida alle cure mediche di Goldoni padre, il conte goriziano, per distrarre il giovane Carlo, «fece mettere in ordine un teatro di marionette, ch’era quasi in abbandono, ma molto ben corredato di figure e di decorazioni». È qui, dunque, che il futuro riformatore del teatro debutta come “regista di puppet”.

«Io ne approfittai – scriverà – e divertii la compagnia con la rappresentazione di un grand’uomo, fatta espressamente per i comici di legno». Si tratta di una vera e propria messinscena, più volte replicata, de Lo starnuto di Ercole. La “bambocciata” del bolognese Pier Iacopo Martelli immagina un Ercole gigante nel mondo dei Pigmei, anticipazione del Gulliver di Swift. Imprigionato da quegli esseri minuscoli mentre è addormentato, Ercole si sveglia per un prurito nel naso e con uno starnuto manda all’aria corde e ometti. «I pensieri, i sentimenti – racconta Goldoni – tutto è proporzionato alla corporatura dei personaggi. Bisognò fare un burattino gigantesco per il personaggio d’Ercole. Insomma tutto ebbe buon effetto e il divertimento riuscì molto piacevole».
A manovrare le marionette Goldoni aveva imparato fin da bambino, giocando con un teatrino domestico simile a quello (proveniente dal Palazzo Grimani ai Servi) che si può vedere oggi nella sua casa natale a Venezia. Nella città lagunare, le famiglie nobili spendevano talvolta cifre favolose per queste miniature di teatri perfettamente funzionanti che permettevano di offrire spettacoli in casa. Famosi sono i teatri dei Contarini a San Barnaba, dei Loredan a San Vio, e soprattutto quello dei Labia a San Grisostomo.

Per il teatro di marionette il drammaturgo veneziano scriverà La pupilla e, più tardi, Il mondo della luna musicato da Galuppi.

A questo Goldoni poco conosciuto rende omaggio, proprio a Gorizia, il PuppetFestival con due spettacoli e un incontro. L’Impresario delle Smirne della compagnia Viva Opera Circus, che sarà proposto questa sera per la regia di Gianni Franceschini, è allestito in un teatrino magico con decine di marionette, scenografie dipinte, maschere. Un «gioco teatrale di gentiluomini e belle marionette» con il quale l’autore affrontava il fenomeno sociale e culturale dell’arte virtuosa, dipingendo magistralmente l’ambiente artistico settecentesco.

Nel Bugiardo per la regia di Gyula Molnar, con Gigio Brunello e Paolo Papparotto in baracca, andato in scena ieri sera, Arlecchino e Brighella si liberano dalle gabbie drammaturgiche e insorgono contro la riforma teatrale. Un cult, ripreso appositamente per il Festival, che riporta a lavorare insieme i due celebri burattinai veneti. Un mirabile equilibrio tra l’eleganza rigorosa dell’intreccio e la dinamicità anarchica delle teste di legno.

(29 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it
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« Risposta #26 il: Agosto 31, 2007, 11:12:56 »

2007-08-31 10:48

VENEZIA, IMMAGINI CHOC SU GUERRA IRAQ FIRMATE DE PALMA

dell'inviato Francesco Gallo

VENEZIA  - Nella giornata del superdivo Clooney e del primo film italiano in concorso, Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, al Lido non si parla d'altro che delle immagini choc del film di De Palma: Redacted. E' lui il primo a portare il tema della guerra in questa 64ma edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il lungometraggio visto ieri sera dalla stampa e oggi alle 16:30 in concorso è ispirato a una vicenda vera, lo stupro da parte di una pattuglia di soldati americani di una 14enne irachena, ed è costruito come una scatola cinese piena di atrocità. A cominciare dalle immagini di documentari sulla tragica realtà dei posti di blocco in Iraq dove sono morte circa 2000 persone innocenti su 60 scoperte solo dopo davvero sospette (in realtà la maggior parte degli iracheni è analfabeta e non capisce né sa leggere i vari segnali di interdizione che ci sono in questi posti di blocco).

C'é poi la ricostruzione di un esercito americano alla sbando. Ragazzi che hanno paura, pieni di additivi per vincerla, coscienti di stare lì solo per sbaglio, per i soldi, per una guerra senza senso. Soldati che chiamano gli iracheni con spregio "negri del deserto", che saltano sulle mine e che ossessivamente filmano tutto con le loro web-cam. E' protagonista di questo Redacted, in cui non mancano la ricostruzione di raccapriccianti scene di orrore, i nuovi media, soprattutto lo destabilizzante Internet. Siti islamici che mostrano la decapitazione di soldati americani; siti occidentali dove gli stesi soldati in guerra mandano video delle loro gesta e siti infine dove le mogli dei soldato al fronte mandano messaggi accorati ai loro compagni.

Tra le scene più scioccanti, quella di un soldato americano a cui è stata mozzata la testa, poi depositata sul suo dorso, e quelle ovviamente dello stupro della ragazza irachena, rappresentato in tutti i particolari. Redacted sarà distribuito dalla Eagle Pictures nel 2008. Una curiosità, Brian De Palma aveva già raccontato uno stupro, sempre da parte di soldati americani ai danni di una ragazzina, durante la guerra in Vietnam. Il film si chiamava Vittime di guerra (1989) e fece scandalo, ma parlava comunque di una guerra finita. (ANSA). 

da ansa.it
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« Risposta #27 il: Settembre 01, 2007, 11:48:38 »

Proposta shock del presidente della Provincia Muraro, dopo la massiccia partecipazione alla fiaccolata: «Ogni trevigiano versi un euro»

Taglia sugli assassini di Guido e Lucia

Sabrina Tomè

Fortuna: «Incontrerò prefetto e Fojadelli per capire se servono pi‚ agenti»

Provincia apre un fondo cui si potrà versare i soldi tramite sms

E il procuratore veneto: fiducioso per le indagini 


TREVISO. «Una taglia per stanare gli assassini di Gorgo». L'ha proposta il presidente della Provincia Leonardo Muraro che ha chiesto a tutti i trevigiani il versamento di 1 euro. «Apriremo un conto corrente e stiamo contattando una compagnia telefonica come realizzare un servizio di sms, tramite il quale i cittadini possano versare direttamente i soldi, ha precisato Muraro. Il denaro sarà messo a disposizione della procura che «a suo insindacabile giudizio, potrà usarlo per ottenere nuove informazione e risolvere l'omicidio». Intanto il procuratore generale Ennio Fortuna ha annunciato ieri mattina un incontro con i prefetti del Veneto e con il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli per la riorganizzazione delle forze dell'ordine, invitando al contempo i trevigiani alla calma. Il magistrato ha garantito l'impegno per valutare la situazione dell'adeguatezza numerica delle forze dell'ordine e per arrivare a un loro eventuale potenziamento nell'ambito del territorio.

E' la risposta a quanto hanno chiesto i 3 mila tra cittadini e sindaci che mercoled ì sera hanno partecipato alla fiaccolata di Gorgo: la rabbia è più forte della paura hanno detto i manifestanti con i loro tazebao ma la sicurezza è un diritto. Che, appunto, le istituzioni sono tenute a garantire. Procuratore Fortuna, i sindaci e i cittadini l'altra sera a Gorgo hanno espresso coralmente rabbia per l'accaduto, chiedendo la rapida cattura degli assassini, più sicurezza e più giustizia. Cosa rispondono le istituzioni? «Quello che è successo a Gorgo al Monticano sconvolge la gente, io stesso sono piuttosto preoccupato. Ma sono anche fiducioso che si arrivi alla soluzione del caso. E ai cittadini assicuro una cosa: faremo tutto il possibile». E' ottimista, dunque? L'ottimismo sarebbe scriteriato perchè la situazione è difficile. Ma non disperata. No, non sono ottimista, sono fiducioso perchè si sta davvero facendo tutto il possibile e, lo garantisco alla gente, continueramento a farlo». La fiducia, oltre che dall'impegno profuso da investigatori e inquirenti impegnati nella soluzione del delitto, nasce da qualche elemento nuovo e concreto nelle indagini? «Il quadro della rapina è piuttosto chiaro. Ora bisogner à vedere se si è trattato di professionisti o invece di balordi. Nel primo caso, probabilmente, le indagini sarebbero più facili.

A far pensare a dei professionisti c'è però il fatto che abbiano lasciato poche tracce». Ci sarebbe il sangue, una traccia importante. «Ci sono diversi elementi importanti e che riteniamo positvi. E c'è chi può aver visto qualche cosa e non si è reso conto dell'importanza di ciò che aveva davanti agli occhi. Per questo invito tutti a ripensare a quei giorni e ad aiutare le forze dell'ordine». I trevigiani vi hanno chiesto l'altra sera di catturare al più presto gli assassini di Gorgo, ma vi hanno chiesto anche più sicurezza in generale. «Treviso non ha particolari problemi di sicurezza: la provincia più colpita in Veneto dalla criminalità semmai è Padova. Invito pertanto i cittadini a restare calmi: i dati non sono particolarmente preoccupanti. Dal punto di vista del controllo del territorio, la situazione è discreta. Comunque intendo fare un controllo con i prefetti per capire se le forze di polizia a Treviso sono in condizioni di inadeguatezza. Non mi risulta che ci sia una situazione negativa però, appunto, faremo una verifica. Mi vedrà anche con il procuratore Antonio Fojadelli per fare il punto ». Gli amministratori trevigiani di colore politico diverso hanno chiesto un potenziamento delle forze dell'ordine sostenendo appunto che l'organico è ben al di sotto rispetto alla media nazionale. «E' sbagliato pensare che il problema si risolva semplicemente con il numero: aumentando quello degli uomini in dotazione alle forze dell'ordine. Il controllo del territorio è importante, ma è anche questione di organizzazione e di intelligenza. Comunque, ripeto, ci sarà un incontro con i prefetti e con il procuratore di Treviso proprio per affrontare questa situazione».

(31 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it
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« Risposta #28 il: Settembre 01, 2007, 11:57:45 »

Don Sante non ubbidisce nemmeno al diktat numero 2 di monsignor Mattiazzo.

Piange disperato, chiede contributi e fissa nuovi incontri

«Resto qui e fondo una nuova Chiesa»

Gianni Biasetto


Al secondo comunicato della Curia si dimostra più docile: «Dichiarazione più ragionevole»  ABANO. Don Sante resiste. Il prete-papà non ha ubbidito nemmeno al nuovo diktat di monsignor Antonio Mattiazzo, di rassegnare le dimissioni dall’ufficio di parroco di Monterosso entro le 10 di ieri mattina. Anzi, va giù duro contro quella missiva del Vescovo di mercoledì pomeriggio, che gli chiede di andarsene, sostenendo di vederlo sempre più avvolto nelle tenebre con atteggiamenti che sarebbero tipici del demonio. E dichiara addirittura di essere pronto a «fondare» una nuova chiesa.

Ha già individuato il nome, «Chiesa cattolica dei peccatori», e attivato in fretta e furia all’alba di ieri, con l’aiuto dei ragazzi, della parrocchia un sito Internet (www.chiesacattolicadeipeccatori.it) e aperto il conto corrente bancario n. 000040955014 presso la filiale UniCredit Banca di Treponti di Teolo (Abi 02008, Cab 62920). «Quello di “Chiesa cattolica dei peccatori” è un nome che non mi soddisfa molto - ha detto il parroco nel corso della conferenza stampa di ieri in patronato - La Chiesa dei giusti, del resto, c’è già, ma non ci piace affatto».

Poi, ha invitato i fedeli a recarsi numerosi, poco prima delle 11 di domenica prossima, di fronte alle loro chiese, di mettersi in cerchio sul piazzale e di recitare il «Padre nostro». E’ visibilmente scosso don Sante quando si presenta di fronte alla schiera di giornalisti per leggere la lettera di risposta al Vescovo che lo ha definito un prete indemoniato. «Stanotte e stamattina ho pianto a dirotto, questa lettera mi ha piegato in due. Ora la mia vita è abbreviata», attacca. Durante la lettura della sua risposta a Mattiazzo, parla con un nodo alla gola. Ha bisogno di parecchie pause per potere andare avanti. Piange per due volte, soprattutto quando verso la fine della lettera pronuncia le parole «donna e bambino che amo, siate forti con me». Terminato l’incontro si rinchiude in canonica. Distrutto sia fisicamente che moralmente. Nel pomeriggio gli è stato letto il nuovo comunicato firmato dalla Diocesi e affidato al cancelliere vescovile don Tiziano Vanzetto. Lo stesso prelato che era tra i fedeli nella chiesa stipata di Monterosso, in veste di «controllore», alla celebrazione del patrono San Bartolomeo. «Quelle lette dal Cancelliere non sono le parole del Vescovo - commenta don Sante - Comunque è una dichiarazione ragionevole.

Quelle parole mi stanno bene, sono sicuramente diverse da quelle contenute nella lettera firmata da monsignor Mattiazzo che mi è stata recapita mercoledì in canonica». Don Sante, pur ribadendo la sua intenzione di non dimettersi da parroco, fa sapere che non ci sarà bisogno di scomodare i carabinieri per rimuoverlo dalla comunità di Monterosso. Come previsto nel caso in cui il Vescovo emani un decreto di sospensione e di privazione dell’ufficio di parroco, dichiarando la parrocchia vacante. «Me ne andrò quando sarà opportuno - sbotta - Intanto intendo spiegare la verità sulla vicenda legata al terreno della parrocchia». Don Sante lo farà lunedì nel corso di un nuovo incontro con i «media». E un’altra puntata della don Sante-story è fissata per martedì 4 settembre quando il parroco incontrerà la comunità per programmare il suo futuro. Sabato mattina, intanto, il sacerdote-ribelle sarà a Roma, ospite di un «talk show» della Rai.

(31 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it
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« Risposta #29 il: Settembre 02, 2007, 03:36:37 »

Domenica, 2 Settembre 2007
 
 
Asiago/Gallio

(L.P.)Momenti di paura l'altra notte a Gallio, attorno alle 2.30, a causa di una decina di asini che, scorrazzando liberi, hanno invaso la provinciale Camona che collega il centro galliese con Asiago, all'altezza dell'hotel Lepre Bianca.

A dare l'allarme un automobilista che dirigendosi verso il capoluogo altopianese ha evitato per un soffio un animale comparso all'improvviso a lato della strada.

I vigili del fuoco di Asiago hanno faticato per prendere e calmare gli animali. Alla fine gli asini - nove quelli recuperati dai pompieri, ma non è escluso che nel frattempo qualche altro possa essere scappato - sono stati dirottati all'interno di un pascolo in località Ferragh.

L'intervento è durato complessivamente un'ora e mezza, durante il quale alcuni vigili del fuoco hanno segnalato agli automobilisti la situazione e l'esigenza di fare grande attenzione.
 
da gazzettino.quinordest.it
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