LA-U dell'ulivo

Forum Pubblico => ARCHIVIO. => Topic iniziato da: Admin su Giugno 21, 2007, 10:12:55



Titolo: DIARIO VENETO (1)
Post di: Admin su Giugno 21, 2007, 10:12:55
GLI SPRECHI DELLA POLITICA

Il concorso di bellezza Miss Italia nel Mondo in scena a Jesolo il 24 e 25 giugno

La Regione spende 800 mila euro per le Miss

Claudio Baccarin

Tre quarti vanno alla Rai, il resto per il patrocinio

E per Maffucci aumento di stipendio principesco 

VENEZIA. Confermato. Mario Maffucci, ex-capostruttura di Raiuno, ha ottenuto da Luca Zaia, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo, il rinnovo dell’incarico di consulenza «per le iniziative in materia di promozione turistica tramite il servizio pubblico». E, per l’occasione, anche un discreto ritocco della parcella: dai 25 mila euro del 2006 si passa a 33 mila 600. Maffucci, che dal 1982 al 2000 è stato al timone del festival di Sanremo, si occuperà per un anno del piano di comunicazione che prevede la cessione di spazi dedicati al Veneto in alcune trasmissioni Rai.
In questi giorni, in particolare, Maffucci senior (suo figlio Matteo è uno dei due componenti della band degli «Zero Assoluto») offre alla Regione il «necessario supporto tecnico nella ideazione e realizzazione dei “girati” promozionali connessi alle finali di “Miss Italia nel Mondo”, in onda da Jesolo il 24-25 giugno, nonchè il supporto per rendere sinergica l’eventuale azione promozionale delle strutture associate nell’ambito delle iniziative in essere con la Rai o con altre emittenti televisive».

Per la prima fase del Piano di comunicazione sottoscritto con la Rai (che ha durata triennale) la giunta regionale ha già deliberato una spesa di 600 mila euro (Iva inclusa), ai quali vanno aggiunti i 198 mila euro che, come corrispettivo della concessione di patrocinio, saranno versati alla Miren International srl (società di cui è amministratore unico Eugenia Mirigliani) per la realizzazione a Jesolo della diciassettesima edizione di «Miss Italia nel Mondo», manifestazione-spettacolo «articolata a guisa di concorso di bellezza muliebre, a frequenza annuale, riservata alle ragazze italiane o d’origine italiana residenti all’estero».

L’allegato C/1 alla delibera di giunta del 29 maggio 2007 elenca dettagliatamente (con l’indicazione dello specifico contributo economico pattuito) i programmi «con elevati indici di ascolto» in cui, nelle prossime settimane, il Veneto promuoverà la propria immagine con proposte legate alla cultura, all’arte e all’enogastronomia. Dopo «Miss Italia nel Mondo» (condotto dalla padovana Eleonora Daniele e da Massimo Giletti), sono previsti sei interventi in «Unomattina», due in «Sabato domenica e... estate», uno in «Linea Verde», in «Italia che vai», in «Festa italiana», in «Linea blu», in «Sereno variabile», in «Geo&Geo», in «Bellitalia» e in «Gaia». La Regione Veneto sarà anche presente per quattro mesi sul portale Rai.

Tornando all’incarico assegnato a Maffucci, il vicegovernatore Zaia ne è semplicemente entusiasta. «Quello di Mario - afferma Zaia - è un nome che è tutto un programma. Certamente se avessimo affidato quest’incarico a un qualsiasi altro dirigente regionale, non avremmo raggiunto lo stesso risultato. Maffucci è più di qualsiasi altro padrone del linguaggio televisivo e sa interpretare al meglio le nostre esigenze. Insomma, saprà certamente indurre i conduttori di “Miss Italia nel Mondo“ a parlare delle bellezze della nostra terra. Tanto più che, parlando con lui, abbiamo scoperto che ha natali veneti: la mamma di Oderzo e il papà di Belluno. Ma soprattutto è un entusiasta e un gran lavoratore. Anche in questi giorni di vigilia di “Miss Italia nel Mondo” non va certo in spiaggia ma s’impegna al massimo per la riuscita della trasmissione».(20 giugno 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: DIARIO VENETO (1)
Post di: Arlecchino su Luglio 27, 2007, 10:43:09
Venerdì, 27 Luglio 2007
 
La città nascosta, i fratelli Galla e i formaggi
 
 
Vicenza, 27 luglio
Cosa significa acquistare un monolocale in via Palemone? Sapere che quello schianto di ragazza abita dalle parti di strada Paradiso? Avere una vaga idea sul bar che fa bruschette da svenimento a due passi da piazzetta Gioia? Raro che un nativo di Vicenza abbia risposte per tutte e tre queste domande. «Infatti le pagine visual sono gradite a chi risiede nelle località messe in rete, oltre che ai forestieri» spiegaPietro Como, addetto alla promozione di"On the Road", nuovo servizio fornito sul web daSeat Pagine Gialle. Dietro la facciata letteraria prestata da Jack Kerouac, la sostanza sono i 120 chilometri di asfalto presi di peso dallo stradario vicentino, e consultabili su www.visual.paginegialle.it/on the road/Vicenza «Sono foto trasmesse in sequenza ravvicinata - continua Como - così da sembrare un video. Inoltre si può fermare il flusso su un determinato punto, per ruotare l'immagine di 360 gradi, ottenendo una simulazione dello sguardo dato sul posto». Operazione utile se, abitando lontano, si desidera comperare casa, o progettare un viaggio di piacere nella città del Palladio.

Vicenza vista e sognata da lontano offre prospettive singolari a quelli che la vivono tutti i giorni. Verità che vale anche per la provincia, consultando l'itinerario proposto dal Centro Turistico Giovanilea chi desidera sperimentare"Due giornate di natura, arte e spiritualità" spostandosi dal capoluogo alla Riviera Berica. Lungo un tragitto costellato da abbaglianti meraviglie come la tela attribuita alPiazzetta(1683 - 1754), e conservata nella chiesa diSant'Andrea Apostolo, a Campolongo di San Germano.

Alla domanda "Chi lo sapeva?" qui non si alza mano, mentre va meglio con le tradizioni gastronomiche dopo avere appreso del menù che Enrico e Giorgio Galla, titolari del negozio Gustosità al porton del Luzzo, offrono stasera agli invitati de "I formaggi sotto i cieli d'Asiago", alla malga Spill, territorio di Gallio. L'aperitivo alpino, un sidro di mele con genziana maggiore e menta piperita, introduce a gnocchi di ricotta con burro di malga, manzo con germogli di pissacan in agrodolce, e tavolozze di formaggi comprendenti acidino di capra al dragoncello e morlacco della sovrana mucca Burlina. Per non parlare della mousse di pera con scaglie di stravecchio. Poesia che non sazia, ma strega lo Spirito.

Stefano Ferrio
 DA gazzettino.quinordest.it
 


Titolo: Re: DIARIO VICENTINO (ma anche Veneto).
Post di: Arlecchino su Luglio 27, 2007, 10:44:42
Il sociologo Aldo Bonomi analizza i messaggi arrivati al nostro sito

«Ma questo è razzismo alla rovescia»

Anna Sandri


MESTRE. Infine, è accaduto l’inevitabile. Dopo le prime ore passate silenziosamente sotto attacco, i veneti hanno detto basta, hanno fatto irruzione in massa nel web e hanno fatto sentire, fortissima, la loro voce. «Non siamo come ci descrivete» hanno voluto dire, in varie forme, a chi li accusava di ignoranza, cinismo, razzismo per la vicenda del giovane bosniaco annegato. Dalla pietà, il confronto si è spostato sulla difesa delle proprie radici; un fenomeno che analizziamo con l’aiuto del professor Aldo Bonomi, sociologo esperto di fenomeni legati all’economia e all’immigrazione, presidente della Fondazione Venezia 2000.

Professor Bonomi, il dibattito che si è scatenato nel web non può lasciare indifferenti.
Per la vicenda del giovane Dragan, tutta Italia ci è venuta addosso.
«Il punto di partenza di questa discussione è legato alla migrazione, e il tema della migrazione, drammaticamente, oscilla sempre tra due polarità che muovono passione. Da un lato il rancore, che conosciamo bene e che è sempre presente da quando il fenomeno riguarda la società italiana, dall’altro l’accoglienza e i buoni sentimenti. Entrambe queste passioni sono vissute con forza».

In questa maniera, si scatena ogni volta il fenomeno.
«Certo, ed entrambe hanno le loro ragioni di essere. Il rancore, che si giustifica soprattutto con questioni legate alla sicurezza; i buoni sentimenti, che si manifestano con forza in casi come questi. Ma le cose non si conciliano: ci accaniamo contro un campo profughi e ci addoloriamo per la morte di questo giovane. Gli uni e gli altri vengono dalla stessa storia, ma noi accettiamo di vedere l’umanità del bosniaco solo quando c’è il sacrificio. In un caso e nell’altro, è il nostro giudizio sull’etnia a guidarci, e qui sta l’errore».

Sì, ma scusi: i veneti cosa c’entrano?
«C’entrano, in questo caso, in un modo esemplare, perché alla fine diventano anche loro vittime di una discriminazione etnica. Ma che senso ha attaccare gli abitanti di una parte d’Italia perché è accaduto un fatto? Eppure tutti gli danno addosso, li accomunano in un giudizio sprezzante. Quelli mossi dalla passione dei buoni sentimenti, sfogano senza rendersi conto un rancore che è l’opposta polarità del fenomeno. A chi si accanisce in questi giorni contro i veneti, dico che sta commettendo esattamente una forma di razzismo, che sta giudicando con il metro dell’etnia, e questo è sempre un gravissimo errore».

Mi spiega perché gli unici a difenderci, in rete, sono stati i siciliani? Molti sono entrati nel forum per riportare il dibattito sul tema centrale, e hanno avuto parole molto positive per i veneti.
«Ma chi, più dei siciliani, è marchiato nel mondo? Loro ci difendono perché loro sanno quanto sia difficile convivere con un pregiudizio: doverlo sopportare li ha fatti elevare».

Professore, ma dobbiamo offenderci o meditare?
«Dobbiamo renderci conto tutti, ma dico tutti, non il Veneto ma ogni singola regione di questo unico paese che l’Italia, che il fenomeno della migrazione è arrivato a un punto di svolta. E’ concluso il ciclo storico in cui lo straniero è semplicemente una forza lavoro. Lo straniero non viene più in Italia o non ci resta solo per lavorare, qui ha una famiglia, dei progetti di vita. Noi questo lo dobbiamo capire e dobbiamo passare a una visione cosmopolita della società».

Mi pare difficile, se dobbiamo partire dalla reintegrazione dei veneti.
«Non è così, è stato l’argomento a scatenare la passione e a portare il dibattito su binari così accesi. Noi andiamo verso la società cosmopolita e allora un buon punto di partenza può essere quello di darsi delle regole. Ma dobbiamo cominciare a pensarci seriamente e anche in fretta. L’integrazione completa, sociale, oltre che auspicabile è anche inevitabile, è solo questione di tempo. Non possiamo farci trovare impreparati».

Potremmo cominciare tagliando l’etnia.
«Nel bene, e nel male. Sarà un lavoro lungo, molto faranno le associazioni, il volontariato».

C’è una lezione che dobbiamo comunque imparare, da tutta questa vicenda.
«Il fatto che non esiste un sud più sud degli altri, e che ogni nord è il sud di qualcun altro».

(27 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Come fossero nostri caduti?
Post di: Arlecchino su Luglio 27, 2007, 10:46:02
Venerdì, 27 Luglio 2007
 
 
Ancora sangue nei campi dell’Afghanistan.

Un ferito. Morti quattro soldati Usa 

Oggi pomeriggio si terrà la cerimonia funebre alla caserma Ederle
 


Ancora morti in Afghanistan.

Quattro paracadutisti americani della 173. Airborne Brigade Combat Team di stanza a Vicenza sono stati uccisi durante un'azione il 23 luglio scorso.

Si tratta di Michael Curry, 37 anni, Travon Johnson, 29 anni, Adam Davis, 19 anni, e Jessy Rogers, 20 anni.

È rimasto ferito Mathew Taylor.

Per le quattro vittime, insieme al soldato Juan Restrepo, anche lui caduto in Afghanistan nei giorni scorsi, si terrà oggi alle 16 una cerimonia religiosa alla caserma Ederle.
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Guardie armate in via Cairoli (Padova).
Post di: Arlecchino su Luglio 27, 2007, 10:47:40
IL CASO.

L’iniziativa delle associazioni Sos Padova e Comres per contrastare le aggressioni degli spacciatori ai residenti

Guardie armate in via Cairoli

Elvira Scigliano


 Guardie armate per battere tappeto le nuove vie cittadine della delinquenza: via Cairoli e via Bixio, vicino alla Stazione. Guardie armate tutte le notti dalle 21 fino all’alba: quattro agenti, rigorosamente a piedi e possibilmente con i cani. L’iniziativa che dovrebbe partire nei prossimi giorni, almeno in una fase sperimentale, è stata presentata da Maurizio Meridi, presidente di SosPadova e da Massimiliano Pellizzari, presidente della Comres (commercianti centro storico) insieme agli stessi residenti delle vie. Promotori e finanziatori, soldi privati per polizia privata. E’ un’operazione molto costosa, e le associazioni hanno già raccolto un bel gruzzolo per avviare il progetto di controllo privato della città, ma cercano altri sostenitori.

La decisione è stata presa dopo l’ennesima aggressione notturna di un residente, Marco Trevisan. Alle 22 dell’altra sera Marco Trevisan è sceso nel suo garage per riaccompagnare un amico ma c’era qualcuno ad attenderlo. Un nero in bicicletta l’ha puntato pedalando a tutta velocità per scansarlo solo all’ultimo istante. Un atto intimidatorio esplicitato subito dopo: «Attento o ti ammazziamo» e dito al collo come un coltello, a scanso di equivoci. Racconta Trevisan: «Non era un balordo che bazzica qua intorno, era lucido, il rischio è stato oggettivo. Sanno chi sono, mi controllano e possono aggredirmi, ecco il messaggio. Mi dispiace vedere che la polizia sottovaluta questi episodi. La pattuglia è arrivata subito, ma per andarsene altrettanto velocemente». Spiega Maurizio Meridi: «La mancanza di organico delle forze dell’ordine e la miopia dei dirigenti mettono in pericolo i cittadini onesti».

Per questo Sos Padova oggi firmerà un accordo con una grossa agenzia di vigilanza. Continua Meridi: «Ci è arrivata la solidarietà degli agenti della polizia, alcuni mi hanno garantito che passeranno di qui anche senza riceverne l’ordine». Sono chiare le richieste degli abitanti, dice Meridi: «abbiamo pensato a guardie private perché la situazione è grave ma non vogliamo la giustizia fai da te, chiediamo un presidio fisso della polizia. Zanonato deve decidersi a difenderci. Già riaprire il Commissariato dell’Arcella sarebbe una buona idea». I residenti si sentono abbandonati dalle Istituzioni, come spiega Trevisan: «Grazie agli articoli del mattino qualcosa sta cambiando, lo spaccio è meno spavaldo. Però noi abitanti che ci siamo esposti adesso rischiamo ritorsioni pericolose. Non sono i giornali la soluzione».

Alcune scelte imprenditoriali coraggiose sono la speranza degli ultimi italiani di via Cairoli. Intanto l’acquisto da parte dell’Hotel Grand’Italia dei magazzini prima occupati dal supermarket nigeriano Ebony (ora trasferito pochi metri più avanti). Inoltre l’acquisto da parte di Banca Etica di due palazzine di proprietà dell’Arpav.

(27 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Re: DIARIO VICENTINO
Post di: Arlecchino su Luglio 28, 2007, 10:43:02
Sabato, 28 Luglio 2007
 
 
 
LA STORIA
 
 
Vicenza - (s.f.) Quadri, sculture, disegni, litografie, pergamene, miniature. Una casa museo che ancora sembra attendere il ritorno del suo padrone. Il quale si chiamava Attilio Veronese, era nato a Vicenza nel 1920, faceva il pittore e, quella mattina del 26 maggio 1996, uscì da qui per non rientrare più. Una volta arrivato dalle parti dell'istituto Rossi, il cuore gli disse basta, forse perchè troppo provato dalla perdita della figlia Michela, avvenuta due anni prima.
Così oggi le altre due figlie, Gabriella e Raffaella, oltre alla moglie Ellerina, inferma da tempo, non sanno più come gestire il patrimonio di tele, statue e bassorilievi disseminato fra il salotto, il corridoio, le camere da letto, e naturalmente lo studio tuttora segnato dal creativo disordine in cui l'artista lo lasciò, undici anni orsono. C'è all'orizzonte il problema dell'appartamento da lasciare, dato che la vedova deve essere ricoverata e curata altrove, e c'è soprattutto la percezione di un'eredità importante, che va però catalogata e indirizzata verso precise destinazioni. Pur riuscendo a vedere solo quanto è appeso alle pareti, si fa la conoscenza di un neoclassico dalle tendenze espressioniste, attirato soprattutto da una figura umana che amava trattare in grandi composizioni parietali, così come in singoli ritratti.

«Di Attilio Veronese possiamo certamente dire che era un artista d'altri tempi, animato da forti sentimenti e molteplici conoscenze. Una figura di pittore a tempo pieno ormai in via d'estinzione» racconta Mario Giulianati che, come presidente della Biblioteca Bertoliana e appassionato d'arte, è stato interpellato dai familiari. «È però fondamentale dare ordine a questa impressionante massa di manufatti - continua Giulianati - perchè solo distinguendo fra tecniche, epoche e filoni tematici, si potrà un domani esprimere delle quotazioni, capire cosa vale di più, interpellare eventualmente mercanti e case d'asta».

Confortati da questo obbiettivo, i tre nipoti del maestro - Elisabetta, Ludovico e Matteo - si stanno accingendo a fotografare le centinaia di pezzi lasciati dal nonno, per poi raggrupparli in un agevole catalogo informatico. A quel punto sarà molto più facile parlare anche di mostre e iniziative in grado di rievocare, in una Vicenza forse non troppo prodiga con lui, la figura di un autore che ha generosamente lasciato un po' ovunque tracce della propria opera. È successo a Folgaria, con gli affreschi della chiesetta di San Sebastiano, come a Venezia, con il Cristo dipinto in una cappella della Madonna dell'Orto. La firma è sempre quella di Attilio Veronese.
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: «La città deve essere vivibile»
Post di: Arlecchino su Luglio 29, 2007, 07:01:52
Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
 
«La città deve essere vivibile» 
«Non basta il design accattivante ma serve un progetto funzionale»
 
La città sta cambiando: molte aree sono interessate da una forte presenza straniera; sono in arrivo nuovi poli culturali (teatro) e militari (base americana al Dal Molin). Come si dovrebbe rivedere questo modello a favore dei giovani e della vivibilità urbana?
«I giovani, come chiunque, vivranno e sapranno vivere tutto ciò che sapremo offrire loro se e solo se questo sarà accompagnato da un alto valore di analisi. L'evoluzione delle città passa per un certo grado di "involuzione" immobiliare e finanziaria, quanto culturale e sociale; le rivoluzioni nascono dal contrasto, dall'opposizione a determinate e stanziali posizioni, dalla ricerca di nuove risposte».

Il presidente dei Giovani Architetti vicentini dovrà dare un indirizzo ai crescenti professionisti, per sensibilizzarli a progettare con sempre maggiore attenzione. Quali sono gli aspetti più delicati, e spesso sottovalutati, nella progettazione?

«Non credo spetti a me dettare delle regole, ma partendo da alcune sensazioni, da alcune situazioni credo di poter dire che oggi ci si sia dimenticati dell'esistenza di un'etica e di valori, professionali e sociali. In ogni momento è necessario operare con coscienza. Oggi il mondo del lavoro sembra aver perso di qualità, compromettendo l'impegno, nel senso che non si è più abituati a riconoscere nel tempo dedicato alla ricerca un valore».

Design e funzionalità rappresentano due must della moderna società, anche nella progettazione urbanistica. Come è possibile fare in modo che questi due aspetti coesistano?

«Non possiamo permetterci di vivere in città dal solo design bello e accattivante, se queste non sono anche funzionali. Un disegno organico è possibile. Strutture antiche, rigide, geometricamente costruite, imposte, sono a noi giunte dimostrandoci come l'attenzione del governante, del progettista incaricato sia sempre mossa dalla necessità di rispondere, anche in prospettiva, a delle esigenza più ampie e comuni: la difesa dagli attacchi esterni, la necessità di portare l'acqua in città, rendere più ampie e luminose le strade, ottenere maggiore salubrità. Se la definizione dello zoning è destinato al solo interesse di singoli, ad esempio ad un certo tipo di mercato o di richieste, quando questo verrà a mancare, per cause non prevedibili o errate analisi, assisteremo al moltiplicarsi di ampie aree in futuro non facilmente riconvertibili, altri non-luoghi. Ecco dunque a mio avviso anteporre al design un disegno amministrativo, politico e sociale attento, moderno nel senso che non si possono anteporre determinate scelte all'analisi della storiografia urbana».

Rotatorie, piste ciclabili, attenzione a disabili, pedoni e ciclisti. Sono queste le priorità della progettazione delle città d'oggi?

«La mobilità, meccanica o pedonale, influisce sensibilmente sul nostro comportamento e stile di vita. Per costruire o reinventare la città moderna credo debbano a priori sapersi riconoscere i suoi difetti e i suoi problemi, ascoltando per quanto possibile tutti e, per chi chiamato a governare in primis le "opposizioni", quelle private (i cittadini), al fine di saper coglierne la quotidianità dei problemi. Ben venga tutto, e quanto sino a ora operato, ma occorre l'onestà di saper leggere: nelle sollecitazioni, nelle dichiarazioni, nelle affezionate richieste di aiuto di chi vive uno stato, un luogo, delle sole considerazioni personali o alienate percezioni di rischio emotive e spaziali».

Quali consigli si possono dare ai giovani professionisti vicentini, per maturare una capacità di progettazione che risponda ai bisogni del business, ma anche del cittadino?

«Nessuno è più abituato a vivere in comunità. "Famiglie felicemente distese in prati verdi, dimensioni 5x5, con pompeiane che diverranno box ermetici e sullo sfondo ampi parcheggi mai sufficienti a contenere le nostre individuali richieste di mobilità, campeggiano lungo le nostre strade e su ogni tipo di rivista". Sono queste le città che vogliamo vivere, esibire al futuro? E poi condizionatori e parabole all'esterno, colorate insegne e tende da sole, non saranno che le uniche speranze di cambiamento. Insomma tutto ciò che è prevedibile e/o diversamente progettazione è "pressappochismo" di scelte. Davvero rivoluzionario. Aldo Rossi, di cui quest'anno piangiamo i 10 anni della sua morte (speriamo qualcuno lo ricordi) descriveva in sintesi le "città un sedimentarsi nel tempo di storie". Oggi vediamo e seppur ignoranti sappiamo meglio riconoscere e considerare ben fatto un manufatto con almeno 200 anni di vita e allo stesso tempo concordi nel definire 2 metri e 70 pochi. Perché? Perché non credere che un altro modo di progettare è possibile? E non parlo di domotica, bioedilizia o casaclima, parlo di concreta attenzione alle forme e alle funzioni, all'uso dei materiali; allo spazio».

Quindi...

«Per questo mi sento di consigliare, anche se latente di una certa esperienza costruttiva diretta, di osare, leggere, ascoltare. Soprattutto studiare, documentandosi e anche sbagliare per quanto possibile, ammettendolo, perché alla fine, come abitudine in Italia, siamo tutti responsabili e nessuno mai colpevole. E poi rubare dal passato e dai maestri, riconoscendone legittimamente esempio, concetti, ordine e disegno, possibilmente partendo dalla mano».

Matteo Crestani
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Patto fra 26 Comuni per lo sviluppo del territorio
Post di: Arlecchino su Luglio 29, 2007, 07:03:40
Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
ALTO VICENTINO
Il piano dell’Intesa programmatica d’aria della fondazione Palazzo Festari.

Il gruppo comprende anche associazioni di categoria, sindacati e comunità montane 

Patto fra 26 Comuni per lo sviluppo del territorio 

"Autotassazione" per ideare progetti da presentare alla Regione.

Il sindaco di Schio: «Un’intesa che ci porterà a grandi risultati» 

 
Alto Vicentino
Raggiungere la Regione: questo l'obiettivo principale dell'Intesa programmatica d'area (Ipa) guidata dalla Fondazione Palazzo Festari. La seconda seduta dell'Ipa, strumento attraverso il quale 26 comuni, nove associazioni di categoria con i loro mandamenti, tre organizzazioni sindacali e tre comunità montane dell'Alto Vicentino rafforzeranno lo sviluppo del proprio territorio, ha stretto ancor più il legame che unisce tra loro gli enti aderenti individuando e quantificando le risorse economiche che ciascuno di questi metterà a disposizione del gruppo di lavoro. Il finanziamento iniziale permetterà di analizzare l'area alto vicentina per proporre, poi, strategie di sviluppo socio-economico da presentare alla Regione.

Durante l'assemblea, che si è svolta nella sede di Palazzo Festari, sono state stabilite con precisione le spese a carico dei partecipanti all'IPA: i comuni verseranno 30 centesimi per ogni residente, le parti economiche e sociali interverranno con una quota fissa di tre mila euro ciascuna, mentre la Fondazione Palazzo Festari contribuirà con 20 mila euro.

La divisione degli oneri è stata suggerita collettivamente, approvata all'unanimità e accettata dal presidente di seduta Luigi Dalla Via e dai vertici della Fondazione.

La riunione è servita anche a sottoscrivere ufficialmente l'adesione di tutti gli enti, a cui si è aggiunta la comunità montana Astico-Posina, e a discutere il regolamento, stilato dall'agenzia Euris, del Tavolo di concertazione, ossia lo strumento operativo attorno al quale siederanno i membri delegati da ciascun partecipante all'Ipa per delineare le nuove azioni di sviluppo.Il lavoro compiuto durante la seconda seduta - sottolinea Luigi Dalla Via, sindaco di Schio e presidente dell'assemblea si è rivelato brillante e ha dimostrato come i comuni e le associazioni imprenditoriali e sindacali stiano partecipando con impegno e piena convinzione a quello che rappresenta un progetto fondamentale per lo sviluppo del territorio. Già in queste prime fasi stiamo vedendo un graduale affiatamento tra tutti i soggetti, che dimostra la compattezza d'intenti dell'Ipa dell'Alto Vicentino: un'intesa nel vero senso della parola, che siamo sicuri potrà portarci a grandi risultati.

Giorgio Zordan
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Re: DIARIO VICENTINO (ma anche Veneto).
Post di: Admin su Luglio 30, 2007, 05:19:37
22/7/2007 (8:24) - REPORTAGE

"Ve le racconto io le corna di Treviso"
 
Treviso, motore economico del Nord-Est, ma anche simbolo della vita godereccia
 
Storie di contesse sedotte e mogli nei bordelli

BRUNO VENTAVOLI, INVIATO A TREVISO


SE ci fosse la legge islamica, non basterebbero tutte le pietre delle Dolomiti a lapidare le adultere di Treviso». Il prosindaco Giancarlo Gentilini è uno che ama la legge e l'ordine, e con il politically correct non è mai andato d’accordo. E stavolta ha passato un po' il segno a proposito delle sue concittadine. Lui ieri diceva di non aver mai pronunciato una frase del genere. Ma la battuta sulle mogli poco fedeli, vera o apocrifa che fosse, ha lo stesso dato un brivido alle afose giornate trevigiane. Ovunque si discute se g'ha rasòn, se la dottoressa o la locandiera di turno hanno piantato un corno. La verità, ovviamente, mai si saprà. Quel che è certo, invece, è che le trevigiane sono donne belle, eleganti, curate, e quando «strusciano» per le vie del centro non possono non essere ammirate. Quel che è altrettanto certo è che a Treviso tutto ciò che profuma di sesso fa subito notizia. Colpa - o merito - di «Signore & signori» il film di Germi che nel '65 fece della città il simbolo dei peccati e dell'ipocrisia di provincia.

«La fama godereccia delle nostre donne risale ad Attila. Si erano concesse agli unni per impedire la distruzione della città. E ci riuscirono. Vuol dire che in fatto di miracoli sono davvero brave». Parola di Bepi Zambon, gestore di un circolo di tennis e piscine dove si mangia un'ottima pizza. Ai tempi delle riprese del film di Germi, giocava benissimo a tennis, girava per le case di campagna dell'alta nobiltà con un gruppo di amici vitelloni squattrinati. Di storie di contesse sedotte, di fattori birichini, di geometri imbranati, di figli della colpa nascosti o addirittura affogati, ne ha da riempire intere notti d'estate, davanti a una birra fresca. D'accordo con la presunta frase del sindaco? «Una volta le corna erano segrete. C'era ipocrisia per salvare le apparenze, come nel film di Germi. Ricordo un amico che ha vissuto per anni con due mogli. Quella vera, e l’amante. Nessuna sapeva dell'altra, pur essendo in due paesi distanti poche decine di chilometri. Lui riusciva a mantenere la commedia. Nelle due case, sui due caminetti, teneva anche coppe di tennis. Ma erano fasulle anche quelle. Le corna oggi esistono ancora, ovviamente. Ma non durano più, c'è meno bisogno di nasconderle perché le coppie si disfano. Il 60% ormai divorzia».

Quando cala la sera il centro di Treviso, «città d'arte», si anima. Le vie sono pulite, ordinate, tranquille. C’è aria di operosità e opulenza. Nella piazza dei Signori o a Porta San Tommaso i bar sono pieni di gente, che chiacchiera, beve ombre e spritz. I giovani partono per le discoteche che pullulano nella zona. Gli altri per serate nelle case di amici. Un tempo sui giornali si è parlato anche di rave erotici, in stile eyes wide shut kubrickiano. «Magari sapessimo dove sono», scherzano uomini abbronzati non distanti da un nugolo di Suv; «cretini», commentano le giovani mogli (fedifraghe potenziali?). Pare siano una delle tante leggende urbane legate all'eros, che subito attecchiscono nei media.In fondo i gastronomi sostengono che qui sia nato anche il tiramisù, il dolce che avrebbe nell'etimo l'inconfondibile proprietà galante.

Anna «Boba» Bonamigo, avvocatessa matrimonialista, infaticabile protagonista di salotti, che cosa pensa delle sue concittadine? «Penso innanzitutto che il sindaco dovrebbe fare il sindaco e non giudicare le donne», risponde memore del suo ruolo politico, ovvero eurocandidata per An. Ma poi accetta di fare dello spirito: «C'è sempre da parte delle donne la vocazione della buona samaritana con i maschietti soli e fragili. Siamo altruiste, siamo disponibili, se ci sono degli uomini bisognosi di coccole, li soccorriamo». E se fermi per strada qualche signora a chiedere conferma di questa teoria, trovi soltanto sorrisi. Se non altro, qui a Treviso, alle donne non manca l’ironia. Perché no? In fondo mariti e morosi sono molto impegnati con il lavoro, a cercare mercati emergenti per le attività industriali. Non dobbiamo dimenticare che Treviso è una provincia operosa, che è stata la molla del successo del Nordest (proprio ai tempi di Germi Benetton aprì la prima azienda tessile). E non dobbiamo neanche dimenticare il grande girotondo di Schnitzler, dove nel sesso tutto è circolare, tutto ritorna, anche le corna.

Se sulla moralità delle mogli trevigiane urge interrogarsi meglio, è invece un dato di fatto l’amore dei maschi per il mercato del sesso. Le strade che portano fuori dalla città sono piene di prostitute. Un’abbondanza pari alla sessuofobia degli amministratori pubblici che cercano di combattere il meretricio in ogni modo. «Via le battone dal sacro suolo patrio», dicono in riva al Piave. Multe a chi passa nelle zone proibite, con tanto di fotografia spedita a casa. Il sindaco di Mogliano, Giovanni Azzolini, si è sposato ieri e ha annunciato segnali stradali con la silhouette di una ragazza in minigonna e la scritta «attenzione prostitute». E vuole proporre un referendum popolare per l'abrogazione della Merlin. E un sondaggio proposto da Domenico Basso direttore della tv Rete Veneta ha dimostrato che la gente sarebbe favorevole. Ai tempi di «Signore & Signori» le prostitute ufficiali e paesane erano poche. Le ricordano ancora per la loro rozzezza e scarsa avvenenza. C'era la Maria, «l'economica», che chiedeva qualche spicciolo per un aperitivo giusto per rifarsi la bocca. E quella con la gamba poliomielitica. Oggi per strada, invece, ci sono ragazze bellissime. Ovviamente tutte dell'est europeo.

Lungo le strade, insinuati tra fabbrichette, outlet e magazzini pullulano anche i paradisi del proibito, perché lavoro e trasgressione, sghei e sesso, vanno sempre d’accordo. Locali per lo scambio delle coppie («di partner trevigiani in realtà ce ne sono pochissimi») e la lap dance. Roberto Stello gestisce l'Havana, un locale di lap, dall’aria pulita e famigliare. Molto economico. Paghi sei euro una birra e chiacchieri con le ballerine. Nei privè le ragazze fanno anche qualcosa di più osè. Ma niente sesso. Tra i clienti ci sono ragazzi, operai, imprenditori. La lap, da queste parti, è una grande «livella» sociale.

Talvolta arrivano anche portatori di handicap. «Le ragazze sono come delle crocerossine, delle straordinarie psicologhe, ascoltano i clienti che vogliono parlare, e offrono bellezza. Un bel sorriso e qualche coccola». Anche ire funeste, tant'è che le trevigiane qualche tempo fa (le stesse che dovrebbero essere adultere disinibite) hanno firmato manifesti per far chiudere questi luoghi peccaminosi, perché i loro morosi tornavano a casa alle ore beate, con addosso l’odore di altre donne. «Ma qui gli uomini imparano soltanto a sognare - continua Stello -. Anzi, s'accendono di desiderio, e poi sono più affettuosi con le compagne. E le ragazze? In sei anni ne sono passate oltre cinquecento. La maggior parte, ballando, hanno imparato a conoscere l'Italia e gli italiani, hanno trovato lavori regolari. E si sono sposate».

da lastampa.it 
 
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Arlecchino
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     Il Veneto si mobilita per aiutare la famiglia di Dragan (bello lo si faccia!!).
« Risposta #1 il: Luglio 24, 2007, 10:50:21 » Citazione Modifica Rimuovi Dividi il Topic 

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Martedì, 24 Luglio 2007

Il Governatore Galan annuncia un sostegno economico e propone il conferimento dell’onorificenza per il gesto di coraggio.

Stanziamento del Comune di Roncade, raccolta di fondi a Jesolo
 
Il Veneto si mobilita per aiutare la famiglia di Dragan 
 
 
Venezia

«Conferire alla memoria di Dragan l'onorificenza che spetta ad un uomo che ha compiuto un gesto tanto limpidamente eroico»: lo propone il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, commentando la morte di Dragan Cigan. «Quel gesto - afferma Galan - di totale amore verso il prossimo, appartiene per intero al limite estremo di ciò che dà un senso all'essere uomini: senza differenza alcuna di nazionalità, culture, fedi religiose. Di sicuro Dragan a tutto pensava, durante una serena giornata di riposo, tranne che di morire ed è questo che fa di un giovane uomo bosniaco un eroe, verso la cui memoria vanno le nostre lacrime e la promessa che la Regione del Veneto non dimenticherà la sua famiglia».

ZAIA Parole simili anche dal vice presidente della Regione, Luca Zaia: «il suo gesto di coraggio non dovrà essere dimenticato perché rappresenta la parte buona dell'immigrazione». Zaia ha annunciato che oggi proporrà alla giunta veneta di attivarsi «per ricordare questo uomo e per far giungere alla famiglia un concreto aiuto dal Veneto».

FISTAROL «Ora lo Stato faccia la sua parte nei confronti di questi eroici ragazzi extracomunitari» ha invece dichiarato il parlamentare veneto della Margherita Maurizio Fistarol. «Per i due protagonisti di questa drammatica vicenda - ha aggiunto - oltre ai riconoscimenti che ci auguriamo arrivino per il loro straordinario gesto di generosità, ci sia anche un impegno concreto da parte dello Stato: quello di farsi doverosamente carico degli studi dei figli di Dragan Cigan».

BOTTACIN «Il gesto di Dragan riscatta in qualche modo anche noi e ci dà speranza» ha quindi affermato il coordinatore veneto della Margherita, Diego Bottacin. «Il suo gesto - ha proseguito - riscatta l'immagine delle migliaia di immigrati per bene che lavorano qui da noi, troppo spesso oggetto di pregiudizi e costretti a subire umiliazioni, come quella di dover attendere tempi inaccettabili per vedersi rinnovare il permesso di soggiorno».

JESOLO Il sindaco Francesco Calzavara ieri ha voluto «ringraziare ufficialmente e tributare un riconoscimento pubblico a Dragan Cigan per il gesto eroico compiuto. Dragan non ha badato alla sua incolumità e ha donato la sua vita per salvare quella di due bambini, che stavano per annegare e che probabilmente in quel drammatico momento, aveva visto, paragonandoli per l'età, come i suoi, anche se non lo erano. Di fronte ad un gesto così eroico il Comune di Jesolo vuole assegnare ufficialmente a Dragan Cigan un riconoscimento pubblico. Inoltre l'Amministrazione Comunale promuoverà una raccolta fondi (il cui primo contributo sarà costituito da parte di quanto raccolto per la beneficenza dalla manifestazione Sculture di Sabbia 2007) al fine di garantire una tangibile forma di solidarietà nei confronti della sua famiglia, già in passato colpita dalla guerra dei Balcani, e che oggi, purtroppo, deve patire anche il sacrificio del padre-marito, che la priva, per il futuro, di ogni forma di sostegno».

RONCADE «Il comune di Roncade (il paese dove abita la famiglia dei bimbi salvati, ndr) deciderà nei prossimi giorni lo stanziamento di una somma da destinare alla famiglia di Dragan Cigan». Lo ha annunciato ieri il sindaco, Simonetta Rubinato. «Gli atti di eroismo non hanno etnia», ha aggiunto la Rubinato, mentre si accingeva a raggiungere il comune di San Martino di Lupari (Padova) dove abitava Cigan con la sorella, entrambi orfani a causa del conflitto nei Balcani del 1999. I funerali, ai quali parteciperà anche una delegazione del Comune di Roncade, secondo quanto si è appreso potrebbero svolgersi nel paese d'origine del giovane.
 
 
da gazzettino.quinordest.it 
 
 
 
 


Titolo: Consiglio generale il 18 ottobre ad Adria, allargato a imprenditori del Veneto
Post di: Arlecchino su Agosto 02, 2007, 12:23:58
Consiglio generale in programma il 18 ottobre ad Adria allargato a decine di imprenditori del Veneto.

Prime indiscrezioni sui concorrenti Riello pronto a lasciare


 VENEZIA. Correranno i bolidi sull’autodromo di Adria il prossimo 18 ottobre quando, officiante il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, Luca Cordero di Montezemolo ed Emma Marcegaglia, presidente in scadenza della Confindustria e candidato in pectore a sostituirlo, terranno la riunione del Consiglio generale di Confindustria Veneto allargato a decine di imprenditori. Correranno automobili, ma scenderanno in pista anche i candidati di quella complessa corsa che intreccia i destini dei vertici della Confindustria del Veneto. Già, perché sarà per allora chiaro quali saranno le pedine sul tavolo di Viale dell’Astronomia, ma anche quelle disposte sulla scacchiera locale della Regione più manifatturiera d’Italia.

Nel breve giro di pochi mesi, infatti dovranno essere rinnovati i vertici delle territoriali più importanti e quelli dell’associazione regionale. In primis Treviso, guidata da Andrea Tomat, che «scade» nella primavera del 2008 insieme a Montezemolo. C’è poi la questione di Vicenza, in prorogatio per un anno da Massimo Calearo, che attende una soluzione definitiva. Verona, presieduta da Gianluca Rana e Venezia, guidata da Antonio Favrin, andranno a scadenza nella primavera del 2009, Padova e Rovigo, hanno tempi più lunghi. Riello, che non può essere più rieletto, ha fatto sapere che intende anticipare la chiusura del suo mandato a fine 2008, anziché arrivare alla scadenza in primavera, in modo da non intrecciare troppe designazioni. Dice di non essere interessato a proseguire il suo impegno confindustriale: «Dopo sei anni tra quelli di consigliere delegato e l’impegno per il Veneto credo che quel che c’era da dare è stato dato».

Nessuno sa se questo proposito potrebbe resistere alla tentazione di un incarico nazionale ai vertici. Ma è presto per saggiare la sua resistenza: un po’ perché non si sa che cosa il Veneto riuscirà a spuntare, se cioè una o due vicepresidenze. Un po’perché gli equilibri devono ancora essere composti. Del resto Riello non ha mai fatto mistero di preferire un’avventura nella politica, magari di buttarsi in una corsa per la presidenza della Regione, quando e se Giancarlo Galan lascerà. Il candidato in pectore alla sua successione è già pronto in pista. Non ha neanche bisogno di correre perché ha già vinto la gara dei consensi tra i suoi «colleghi» veneti. E’ il presidente dei trevigiani, Andrea Tomat, cui tutti riconoscono il cammino fatto in questi anni. Dice un «senatore» fuori ormai dalla mischia come Mario Carraro che ha un occhio lungo su queste vicende: «I veneti hanno bisogno di un forte presidente in loco, come era diventato a suo tempo Nicola Tognana.

E per questo ci vuole qualcuno che già abbia una certa visibilità. Inutile che si mettano ad inseguire vicepresidenze a livello nazionale: a noi servirebbe un vicepresidente ma nel governo, piuttosto che in Confidustria». Ma a Viale dell’Astronomia una vicepresidenza è scontata, nessuno scommettitore ci giocherebbe contro. E’ quella di Massimo Calearo che con la sua prorogatio a Vicenza deve chiudere proprio nella primavera dell’anno prossimo. La polemica per il suo mandato prolungato è ancora aperta e ha provocato uno strascico giudiziario con il ricorso del suo «avversario» Elio Marioni, presidente del Cuoa, al Tribunale civile, mossa però respinta decisamente da Riello. «Noi non siamo una società, siamo un’associazione, chi non accetta regole e decisioni prese di comune accordo può anche andarsene».

L’appoggio a Calearo in questa vicenda è netto apice di un lavoro paziente che in questi ultimi mesi ha rimesso d’accordo o con le nomine o con le mosse le varie anime delle territoriali. Così se ci dovesse essere una seconda vicepresidenza per i veneti la partita è aperta. I nomi che si fanno sono quelli delle seconde generazioni, quelle più giovani, del capitalismo familiare: da Federico Zoppas, che potrebbe anche una candidatura per la sostituzione di Tomat, agli uomini di Safilo e Luxottica. Mentre non si esclude che anche Favrin possa partire per un posto nel consiglio del Sole 24 ore dove una poltrona potrebbe essere riservata proprio ad un veneto. All’Autodromo di Adria farà bella mostra la Marcegaglia, ma non è l’unica a correre.

(31 luglio 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Candidato anti-Illy, Snaidero va da Berlusconi
Post di: Arlecchino su Agosto 02, 2007, 11:18:59
Candidato anti-Illy, Snaidero va da Berlusconi


 TRIESTE. La candidatura di Edi Snaidero prende quota nella rosa dei possibili anti-Illy alle regionali del 2008. Sarebbe stato Silvio Berlusconi in persona, in uno degli ultimi tradizionali «lunedì di Arcore», a incontrare l’imprenditore giunto in Lombardia assieme a una ristretta delegazione di forzisti del Friuli Venezia Giulia. Ufficialmente tutti gli azzurri smentiscono.

E il presidente dell’azienda produttrice di cucine sospende ogni giudizio e non commenta. Ma neppure esclude categoricamente, come aveva invece fatto in modo secco nel 2003 quando era già stato «corteggiato» dal centrodestra, una sua eventuale discesa in campo.

Il nome circolava da tempo negli ambienti forzisti. Ed è un nome pesante. Perché se da una parte l’ex presidente della Regione Renzo Tondo, oltre a essere stimato dal Cavaliere, è più attrezzato politicamente, e se Enzo Cainero è giudicato un valido ousider, Snaidero ha dalla sua due caratteristiche che lo rendono competitivo per affrontare una sfida con Riccardo Illy: il «brand» aziendale e il fatto di non essere un’espressione della politica e dei partiti. Inoltre Snaidero gode da tempo di una stima trasversale che va da Tondo a Enrico Bertossi, l’attuale assessore alle Attività produttive. Snaidero inoltre può giocare la carta del territorio: i friulani si identificano con l’immagine di una azienda udinese, da anni ai vertici nazionali e internazionali, e protagonista nel mondo dello sport con la squadra di basket.

LE SMENTITE La parola d’ordine in casa Forza Italia è che l’incontro di Arcore, due lunedì fa, non ci sia stato. Ma la notizia filtra attraverso le maglie, non sempre strettissime, della rete azzurra. «Non è vero, non c’è stato alcun incontro tra Snaidero e Berlusconi - dichiara il coordinatore Isidoro Gottardo -. È indubbio che il centrodestra, e Forza Italia per prima, abbia sempre guardato alla persona di Snaidero con grande stima. Tra i nomi che abbiamo preso in considerazione c’è anche quello dell’imprenditore. Ma lui ci ha sempre risposto che l’azienda viene prima di tutto. Ad Arcore negli ultimi tempi ci sono stato due o tre volte, ma sempre da solo». «La notizia non ha fondamento - dà man forte il senatore Ferruccio Saro - la candidatura si deciderà nelle prossime settimane». E Tondo: «Snaidero ad Arcore? Cado dalle nuvole». Ma qualche mal di pancia, nonostante le ultime dichiarazioni di pace, dentro Forza Italia permane. «Circa la notizia - fa sapere infatti Gottardo - è evidente che viene messa in giro pur di bruciare candidature».
 
L’IMPRENDITORE Nessuna conferma arriva da Snaidero. Il presidente e ad non si espone. Ma non dice nemmeno, come aveva fatto in altre circostanze, che l’affare non gli interessa. «So che su di me c’è stato un interessamento del centrodestra che non vale la pena commentare - spiega l’imprenditore - e so che su di me la Cdl ha commissionato dei sondaggi. Posso solo dire che sto partendo per le vacanze con una piena soddisfazione per i risultati ottenuti in azienda e per come siamo riusciti ad allestire la squadra di pallacanestro».

GLI ALLEATI Alleanza nazionale e Udc stanno alla finestra. Per il momento, dicono, la questione è tutta all’interno di Forza Italia. Ammesso che la notizia del summit di Arcore sia confermata. «Come ho avuto modo di ripetere in più circostanze - spiega il coordinatore regionale di Alleanza nazionale Roberto Menia - il candidato anti-Illy lo sceglieremo di comune accordo. Ci siamo dati l’obiettivo di rendere noto il programma e il nome entro la fine dell’estate. Comunque il candidato è meglio che lo cerchiamo in casa nostra senza dover scomodare nessuno a casa sua». «Preferisco non commentare una notizia il cui fondamento è incerto - sottolinea il segretario dell’Udc Angelo Compagno - ma posso dire che noi stiamo continuando a lavorare con intensità per stendere un programma condiviso entro settembre. Snaidero? L’Udc non ha pregiudiziali. L’importante è che la Casa delle libertà riesca a scegliere l’uomo giusto in grado di riportare il centrodestra al vertice della Regione».

(02 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: «La protesta contro la base Usa si radicalizza»
Post di: Arlecchino su Agosto 02, 2007, 11:21:53
Giovedì, 2 Agosto 2007
 
 
Dopo l’attacco all’oleodotto Nato la polizia analizza il rischio: avevano appoggi locali, il cocktail esplosivo era pericoloso, ma non sapevano farlo funzionare 

«La protesta contro la base Usa si radicalizza» 
Allarme del questore di Vicenza: c’è maggiore tensione, ci potranno anche essere problemi di ordine pubblico
 
Anche di questo si è parlato martedì in Prefettura nella riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Vicenza è dentro un incubo cominciato in modo blando un anno fa, proseguito con le manifestazioni pacifiste dell'inverno ed ora trasformatosi fino a conoscere la paura.
L'attacco all'oleodotto di Peseggia è solo l'ultimo episodio. Ma la notizia è finita perfino su Al Jazeera una delle tivù arabe viste in tutto il mondo. E adesso si comincia a prendere le misure con ciò che può accadere avvicinandosi al D-day, il giorno in cui le ruspe inizieranno a sbancare il Dal Molin per costruire case di militari, strutture logistiche e servizi (compresi edifici a prova di contaminazione chimico-nucleare).

Misura le parole il questore Dario Rotondi. Eppure quelle che pronuncia sono sufficienti: «Il fallito attentato è una radicalizzazione della protesta contro la base Usa in città che complessivamente può determinare una maggiore tensione e avere riflessi negativi sull'ordine pubblico». Conseguenze? «Questi episodi stanno frantumando la compattezza del movimento molto composito sorto contro la base Usa e stanno allontanando la frazione moderata della protesta». Sospetti sull'identità degli autori? «Sicuramente devono aver avuto appoggi locali, altrimenti sarebbe stato abbastanza difficile raggiungere i pozzetti dell'oleodotto». Piste concrete? «Crediamo che le indagini possano condurre a risultati positivi in tempi ragionevoli». Ma quale pericolosità stanno manifestando? Gli investigatori attendono i risultati della Scientifica e non si sbilanciano sulla paternità degli attentatori. Ma il questore dice: «Occorre riflettere sulla reale pericolosità di questi soggetti, perchè è vero che hanno portato sul luogo uncocktailesplosivo pericoloso, ma non sono stati in grado di farlo funzionare».

Cosa accadrà in autunno? Il questore non minimizza, non allarma. «Il caso Dal Molin è una vicenda complessa e lunga che può portare agli esiti più vari». Chi guarda le immagini del dvd diffuso da TV-A Vicenza si rende conto però che le fiamme c'erano. Dopo una veloce ispezione con una pila ai tubi, i bombaroli hanno dato fuoco agli ordigni. Le fiamme si sono alzate per alcuni metri, uscendo da un tombino. È sembrato anche che fossero alimentate da esalazioni di gas. Analizzando i rumori, gli investigatori della Digos, che hanno consegnato un rapporto al Pm Angela Barbaglio, hanno decifrato alcuni scoppi. Erano le bombolette da campeggio che sono esplose. L'inchiesta ipotizza (per il momento) il danneggiamento a seguito di incendio.

Si leggono i reperti ritrovati nel pozzetto, alla ricerca di tracce degli attentatori. E si analizzano i dvd-Verbatim di rivendicazione. Non c'è solo quello inviato a TV-A Vicenza (per la precisione a "La Domenica di Vicenza" e TV-A) che ha fatto lo "scoop". Un altro è stato inviato alla Rai di Venezia, non alla redazione, ma agli uffici amministrativi. E così la Digos ha ricevuto il dvd senza che i giornalisti ne fossero informati. Infatti, martedì hanno chiesto a TV-A le preziose immagini, per recuperare il "buco". Anche Canale 68 di Bassano ha ricevuto un dischetto, senza usarlo.

La rivendicazione è in inglese e annuncia l'attacco del «team antimperialista», mostra con le immagini digoogle l'attack area. Come prova esibisce le piastrine di identificazione dei due siti, con il numero. Caso unico in Italia, che allarma ancor di più e fa pensare a una sapiente regia mass-mediologica dell'evento. Di fronte alla tensione che sale, il movimento No-Dal Molin ha già condannato e preso le distanze. Il giorno dopo, Cinzia Bottene,leader e portavoce, replica così al questore: «Il movimento ha molte anime. Chi compie gli attentati ci vuole dividere in buoni e cattivi. Ma il movimento è così intelligente e maturo da capire e restare unito. Tutti assieme respingeremo le provocazioni fatte ad arte. Perchè noi abbiamo sempre manifestato il nostro dissenso alla luce del sole».

Allarmi dalle forze politiche. Mauro Fabris dell'Udeur: «Su Vicenza bisogna abbassare i toni». Marco Bonafede, di An, presidente della Circoscrizione 5, minacciato con una molotov lanciata vicino alla casa dei genitori: «Deve finire la fase del buonismo, della tolleranza verso ogni forma di occupazione, presidio, attentato, manifestazione». Il leghista Roberto Ciambetti: «Vicenza vuole anni colorati, di vita, il contrario di chi semina il terrore». Lalla Trupia, Laura Fincato e Luana Zanella, parlamentari del centrosinistra: «È l'ultimo tentativo per squalificare il movimento pacifico e non violento che si è opposto alla base». Il Dal Molin continua a dividere.

Giuseppe Pietrobelli
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Prodi disse sì agli americani: da allora uno sciame di attentati
Post di: Arlecchino su Agosto 02, 2007, 11:22:41
Giovedì, 2 Agosto 2007
 
Prodi disse sì agli americani: da allora uno sciame di attentati
 
 
Vicenza

NOSTRO INVIATO

Quale fila lega il fuoco, le molotov e le minacce? La finalità di opporsi al raddoppio della base americana? O anche le responsabilità personali, l'apppartenenza a un gruppo estremista da aprte di chi ha messo in atto gli attentati? Se lo stanno chiedendo a Vicenza il questore Dario Rotondi e gli investigatori della Digos. Probabilmente la domanda se la pone in queste ore anche qualche personaggio dell'intelligenceUsa, visto che in gioco è la realizzazione di un'imponente struttura militare, capace di condizionare la presenza strategica nello scacchiere medio-orientale.

Si propende per una pista locale, al momento, ma si attendono i riscontri scientifici prima di affermare che dietro tutto questo ci sia la stessa mano. Eppure il video di rivendicazione (il primo del genere in Italia) è solo l'ultimo episodio di una serie che comincia ad allungarsi e che prelude a un autunno bollente.

Al momento sono sei i fascicoli d'indagine, distinti, ma destinati ad entrare nella stessa inchiesta. Il caso Dal Molin è scoppiato a fine estate. Poi è cresciuto, con risvolti politici, prese di distanza da parte del centro sinistra locale. Ma il governo è andato avanti per la propria strada fino a confermare, per bocca del presidente del consiglio Romano Prodi, che la nuova base si farà. A dicembre e febbraio Vicenza ha ospitato due imponenti manifestazioni pacifiste, senza scontri nè incidenti, nonostante i timori. Il 3 giugno ilpremier è stato vivacemente contestato dai Comitati e dai no-global a Trento. Dopo quella data, dopo l'ennesima conferma di Palazzo Chigi sul fatto che la base si farà, è cominciato lo sciame di attentati.

Il 12 giugno, vicino al Dal Molin, in strada Sant'Antonino, due molotov hanno bruciato i containers della ditta Costantini di Sandrigo che stava eseguendo la posa delle fibre ottiche. Replica una settimana dopo, il 19 giugno, in stazione, con il fuoco appiccato alle casse di legno utilizzate dalla ditta di spedizioni Gossellin per l'invio delle masserizie dei militari americani. Trascorre un'altra settimana e un grosso petardo esplode in piazzetta Gioia, dietro la caserma "Chinotto", sede del Coespu. Un ragazzo viene visto fuggire.

Il dvd recapitato lunedì si riferisce al quarto attentato, verificatosi il 5 luglio, in coincidenza con l'Indipendence Day, ai danni di un bunker di controllo dell'oleodotto della Nato che si trova a un chilometro dal Dal Molin, a 500 metri dalla sede dei Comitati per il No. Poi altri due episodi, rivolti a persone. Una lettera con un proiettile viene infilata nella buca delle lettere del cugino di Cinzia Bottene, leader del presidio No-Dal Molin. Il 24 luglio una molotov è lanciata nel giardino che si trova accanto a quello della famiglia (i genitori) del presidente della Circoscrizione 5, Marco Bonafede di An. Lunedì 30 luglio sono arrivate le rivendicazioni-video. Commenta Cinzia Bottene: «Colpiscono gli obiettivi, sbagliando sempre qualcosa. Una volta il mio indirizzo, un'altra volta il giardino, o il container. O ci troviamo di fronte a dilettanti allo sbaraglio, oppure c'è qualcuno che si muove soltanto per creare tensione. E dividerci tra buoni e cattivi».

G. P.
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: La «Gladio» dei carburanti per uso militare
Post di: Arlecchino su Agosto 02, 2007, 11:23:27
Giovedì, 2 Agosto 2007
 
 
 
La «Gladio» dei carburanti per uso militare 
La «pipeline» rifornisce le strutture di Ghedi, Villafranca, Istrana, Aviano, Udine e Cervia e va da Lisbona alla Germania
 
Vicenza
NOSTRO INVIATO

Squilla a lungo lo 0521-994. Alla fine un militare risponde. «Pronto, Aeronautica Parma, dica pure...». Abbiamo agganciato il numero dell'emergenza, il telefono che sulla linea La Spezia-Aviano raccoglie le emergenze per l'oleodotto Nato che rifornisce di carburante strutture e aeroporti militari. Telefono da prima linea. Alla spiegazione che non ci sono anomalie, solo la curiosità di sapere a chi sia riconducibile lapipe-line, l'aviere risponde: «Chiami il comandante».

Batte mezzogiorno in riva al Bacchiglione. Sull'acqua limpida volano gli aironi. Pochi bagnanti sono distesi al sole della spiaggia dei vicentini, a due passi dal Livelon, a Polegge. Il dal Molin è a un chilometro, il presidio dei contestatori della base a 500 metri in linea d'aria. È un angolo di campagna strepitoso, con la vista del Pasubio e dell'Altopiano, che pare uscire da una pagina libro di Gigi Meneghello, quando i ragazzi d'estate andavano a pescare nei torrenti.

Ma c'è una realtà molto meno bucolica, il punto di partenza di un mistero. Si tratta dell'imboccatura del doppio pozzo siglato CAM 36-43 che serve per le ispezioni e i controlli dell'oleodotto della Nato. Il parallelepipedo in cemento è lungo 5 metri e largo due e mezzo. Le botole adesso sono state richiuse con lucchettoni. Il nastro della Scientifica ondeggia nel vento. Un camino di sfiato sembra far uscire qualche vapore, ma forse è solo un'illusione del caldo. Gli artificieri venuti a estrarre bombolette di gas butano, contenitori in plastica e pentole a pressione (con tracce di polvere da sparo oltre che di benzina), hanno lasciato un sacchetto "Conchiglia", la stessa dicitura di uno sfiatatoio.

È qui che si sono levate fiamme alte tre metri. Gli attentatori volevano far esplodere un pezzo di oleodotto, ma i sistemi di sicurezza hanno funzionato e solo il video recapitato tre settimane dopo ha fatto conoscere al mondo che a Vicenza è stato dato l'assalto a una struttura logistica Nato. Passare da qui a chi sovrintende la sicurezza è un gioco da ragazzi. Basta leggere il cartello, scrostato dalla pioggia, piantato sull'argine. "Amministrazione dello Stato... È fatto divieto di deteriorare o asportare la presente segnaletica». Si rischiano sanzioni penali. È anche vietato «fare escavazioni oltre 50 centimetri di profondità nella fascia di due metri così come indicato dal presente cartello». Ma una parte dell'indicazione è scomparsa e quindi l'informazione è monca. Seguono due numeri per eventuali emergenze. Il primo (045-545...) è di una struttura di appoggio dell'Aeronautica a Verona, il secondo è quello di Parma.

Così si svela una prima parte del mistero. L'oleodotto è stato costruito dalla struttura di difesa Atlantica quarant'anni fa. Ma i proprietari dei terreni sono informati di quanto scorre sotto terra. La conferma è venuta a febbraio quando il sindaco di Susegana, Gianni Montesel, aveva lanciato l'allarme dopo aver casualmente scoperto l'esistenza di Nato-Pol (Petroleum Oil e Lubrificanti) in un'operazione di sminamento sul Piave. Il Ministero della Difesa spiegò che gli aeroporti interessati all'approvvigionamento sono Ghedi (Brescia), Villafranca (Verona), Istrana (Treviso), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine) e Cervia. «Si sottolinea che l'aeroporto "Dal Molin" di Vicenza non è alimentato da tale rete» scrissero spiegando che la rete attraversa 6 regioni, 17 province e 136 comuni. Non è segreta, ma segnalata da un cartello ogni 200 metri e gestita da ditte civili. Ma basta leggere i siti di controinformazione per scoprire che lapipe-line (già nota al Kgb) porta 10 milioni di tonnellate all'anno. E da Lisbona arriva fino in Germania. L'hanno battezzata la «Gladio» degli idrocarburi.

da gazzettino.quinordest.it
 


Titolo: Re: DIARIO VICENTINO
Post di: Arlecchino su Agosto 04, 2007, 10:31:01
Qui base puzzle


Spostare le palazzine più alte. Cambiare l'ingresso. Anzi, no: ricollocare l'intero insediamento. Sul progetto definitivo i giochi sono ancora aperti 

È il nuovo sport popolare vicentino: di questo passo, per il Dal Molin ci sarano presto più progetti che soldati.

Il piano originale americano, capogruppo l'ingegnere di origine persiana Kambiz Razzaghi che dirige l'Ufficio per le trasformazioni strutturali, prevedeva a nord sei stecche di dormitori a quattro piani più uno, in mezzo l'area uffici, negozi, palestra, attività comuni, e a sud, più vicino a Vicenza, un'area officina grande abbastanza per riparare 700 veicoli. Il Comune lo boccia: gli edifici sono troppo vicini alle case e bloccano la visuale. Così, tra ottobre e novembre scorso, Razzaghi e i suoi sfornano il progetto numero due: a nord l'officina, a sud in faccia ai campi le due stecche abitative e 1,9 milioni di dollari per la strada d'accesso a sud.

Ma hanno fatto i conti senza Paolo Costa, il commissario straordinario nominato il 13 luglio dal governo per mediare un pacchetto di "mitigazioni e compensazioni" alla città, come lui stesso spiega nel gergo usato per far ingoiare il rospo a chi non vuole basi dietro casa. Costa esprime subito la sua contrarietà all'ingresso da sud, che intaserebbe ulteriormente la via Sant'Antonino. Meglio dalla parte opposta, anche se questo vuol dire costruire con altri soldi tutti italiani quella tangenziale nord che l'assessore comunale all'Urbanistica sogna dal 2004. Lo staff dei progettisti Usa prova prima a snocciolare dati: 800 auto di americani in più alle 6 di mattina e cento di impiegati italiani alle 8 non hanno poi un grande impatto. Alla fine si rassegna e comincia a stendere il progetto numero tre: è come il due, solo spostato in basso di 25 metri per far spazio alla palazzina d'entrata: accesso per ora a nordest, poi a nordovest via ponte o tunnel, "dipende da come faranno la tangenziale", dice Razzaghi.

Nel frattempo Costa ha un'altra idea: chi ha detto che la base debba sorgere per forza nell'area richiesta, cioè nella striscia est del Dal Molin, quella più vicina alle case? Perché non nella parte ovest? Con i suoi architetti stende anche lui il suo layout di massima; e a ciascuna delle ditte concorrenti alla gara europea per aggiudicarsi come general contractor entro ottobre l'appalto da 370 milioni di dollari per il solo Dal Molin (altri 190 sono per la Ederle e i Villaggi della Pace, più 30 per nuove strutture di supporto paracadutisti alla base di Aviano), il commissario straordinario chiede di elaborare due progetti alternativi, uno per l'area est e uno per l'area ovest: così si potranno confrontare tempi, costi e fattibilità. Problema: nella striscia ovest c'è la pista di decollo. "Se servirà, la sposteremo": con soldi nostri, par di capire. Lo spazio è occupato dai militari italiani. "Se ne vanno entro dicembre". L'area è più piccola. "Comunque sei ettari in più dei 46 necessari agli americani". Costerà di più. "È vero...".

Quanto di più?

Meglio: quanto sono disposti a sforare sui costi gli americani? "Neanche un dollaro oltre il budget stanziato e approvato dal Congresso: qualunque costo addizionale richiederebbe tempi tecnici fra i tre e i cinque anni", risponde Razzaghi. Insomma l'idea della base a ovest è una bufala? Nega, non si sa se per attendismo o diplomazia: "Qualche margine di ridislocazione delle risorse si può forse trovare. Magari rinviando la costruzione della palestra e del campo di calcio. Cercheremo seriamente una soluzione...". E i no-base? Su un punto concordano tutti: "Non ci interessano compensazioni. Noi la base qui non la vogliamo".

Roberto Di Caro

da espressonline.


Titolo: Il governo per muoversi non aspettava certo l'appello del sindaco di Vicenza
Post di: Arlecchino su Agosto 04, 2007, 10:32:37
Sabato, 4 Agosto 2007
 
 
Dopo l’appello lanciato dal sindaco a Roma la valutazione che esprimono i parlamentari vicentini di maggioranza e opposizione è sostanzialmente la stessa  «Dal Molin, bisogna puntare sull'intelligence» 

Condivisa pure la preoccupazione che sulla città di fatto si stiano concentrando attenzioni e pressioni pericolose dall’esterno 
 
«Il governo per muoversi non aspettava certamente l'appello del sindaco di Vicenza». Così Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, commenta l'appello lanciato dal primo cittadino Enrico Hullweck ad indirizzo del governo affinché si faccia carico «di garantire la sicurezza in città». La richiesta del sindaco arriva a pochi giorni dalla rivendicazione dell'attentato fallito all'oleodotto Nato e scatena il dibattito politico. Con il centrodestra che accusa: il governo ha abbandonato Vicenza. E con il centrosinistra che replica: non è vero, Roma presta grande attenzione alla città.

«Ovviamente sono d'accordo sul fatto che il governo debba farsi carico della tutela della città, mi sembra scontato. E certamente Roma non attendeva l'appello del sindaco per muoversi in questo senso - dice Fabris - E'già in essere una intensa attività di intelligence e di antiterrorismo, come dimostrano anche gli arresti di brigatisti di qualche mese fa, che coinvolge il Nordest e Vicenza in modo particolare». Non la pensa così il senatore leghista Paolo Franco: «Condivido l'appello di Hullweck: Vicenza si sente abbandonata a se stessa. I recenti episodi non possono non destare preoccupazione e mi impegnerò a sollecitare il governo affinché incrementi la presenza di forze dell'ordine sul territorio e potenzi il lavoro di intelligence».

Dello stesso avviso è anche il senatore forzista, Pierantonio Zanettin, che spiega: «Sottoscrivo l'appello del sindaco e proprio in considerazione dei due più recenti attentati, quello all'oleodotto e quello indirizzato al presidente della circoscrizione 5, ho presentato delle interrogazioni per sapere come il governo intende preservare Vicenza dall'escalation di violenza che sta interessando la nostra città. Evidentemente, esiste una forza oscura che sta cercando di alzare il livello della tensione ed il governo deve prendere coscienza di questo e assumersi le proprie responsabilità. Come? Incrementando il lavoro di intelligence e aumentando la presenza delle forze dell'ordine a tutela dei possibili obbiettivi sensibili e di tutti i cittadini».

Anche la deputata di Sinistra Democratica Lalla Trupia, insieme ad altre colleghe del centrosinistra, ha presentato una interrogazione per chiedere al ministro degli Interni «quali misure il governo intende mettere in atto per evitare che episodi, come l'attentato all'oleodotto, possano ripetersi». E ancora. «Mi impegno a farmi carico della questione legata alla tutela della città ma io e Hullweck abbiamo due idee diverse sulla sicurezza: lui vuole reprimere ogni manifestazione contro il Dal Molin, io penso invece che per tutelare la città occorra mettere in campo delle misure di prevenzione potenziando l'attività di intelligence.

E questo a garanzia di tutti i cittadini, compresi quelli che da mesi lottano pacificamente perché questa base militare non venga realizzata». Per la parlamentare dell'Unione Laura Fincato «è condivisibile la richiesta di rendere sicura Vicenza perché, vista la sua militarizzazione, potrebbe diventare un obbiettivo sensibile. Ma non si può certamente dire che il governo abbia abbandonato la nostra città: l'attenzione di Roma sul capoluogo berico è forte e ricordiamoci che qui è stato mandato anche un commissario governativo». E per il deputato Udc Luigi D'Agrò «il sindaco con il suo appello non ha fatto altro che interpretare uno stato d'animo diffuso: qui non stiamo parlando delle contestazioni pacifiche dei vicentini, Vicenza è diventata oggetto di pericolose pressioni da parte di una politica antagonista che arriva da fuori città e che ha concentrato le sue pericolose attenzioni sul Dal Molin. Per questo è indispensabile un intervento del governo centrale».

Roberta Labruna
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Critiche anche al sindaco di Vicenza: «Ha operato solo per svenderla»
Post di: Arlecchino su Agosto 04, 2007, 10:34:11
Sabato, 4 Agosto 2007
 
 
La portavoce Cinzia Bottene respinge qualsiasi collegamento tra gli autori del gesto criminale e chi frequenta il movimento contro la base Usa  «Attentato e Presidio? Nulla in comune» 

Critiche anche al sindaco che ha chiesto aiuto per la città : «Ha operato solo per svenderla»

 
(e.s.) «Non si possono mettere sullo stesso piano gli autori degli attentati e le persone che come me frequentano il Presidio Permanente». Cinzia Bottene non ha digerito l'ultimo commento del presidente della circoscrizione 5 Marco Bonafede all'indomani del fallito attacco all'oleodotto Nato.
«E' grave che un rappresentante delle istituzioni faccia di tutta un'erba un fascio invocando meno tolleranza e più repressione anche verso presidi e manifestazioni».

Per Bonafede infatti «è ora di finirla con il buonismo» e ritiene che la «matrice anarchica dell'ultimo attentato, nonostante le continue, scontate e automatiche prese di distanza, trova terreno fertile anche nell'ala movimentista vicentina». La portavoce del tendone di Rettorgole ha qualcosa da ridire anche sui commenti dell'onorevole vicentino dell'Udeur Mauro Fabris, che ha richiamato il fronte del 'no' a «non insistere su dietrologie complottarde» che richiamano la tragica stagione della strategia della tensione: «Il parlamentare ci ha invitati a rientrare nei binari della legalità ma noi da quei binari, contrariamente a qualcun altro, non siamo mai usciti - ha ribattuto la Bottene - Voglio poi ricordare a questi signori che la storia di questo paese ci insegna che spesso sono state le istituzioni a fomentare la violenza.

La vicenda dell'attentato all'oleodotto comunque sembra una barzelletta: forse è la prima volta che qualcuno fa una rivendicazione di un atto del quale non si era accorto nessuno».

La Bottene non risparmia critiche neppure al sindaco, che in questi giorni sta chiedendo rinforzi per garantire la sicurezza dei cittadini: «Hullweck chiede maggiore protezione per la città? Mi sembra ridicolo da parte di colui che non ha fatto niente per difendere la sua città ma ha operato solo per svenderla». La portavoce del presidio non era presente mercoledì sera all'incontro organizzato dal gruppo "Amici di Beppe Grillo" per far confrontare civilmente i rappresentanti del 'sì' e del 'no' alla base. «Non sono andata perché avevo altri impegni» ha spiegato la Bottene negando così di essere rimasta a casa per evitare il dialogo con il "nemico" Cattaneo.
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: I pacificisti pregano nella piazza negata
Post di: Arlecchino su Agosto 05, 2007, 11:17:53
Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
Il Comune vieta ai Beati i costruttori di Pace l’uso del suolo pubblico davanti Palazzo Chiericati.

Ma i promotori non cambiano idea: «Ci saremo, anche senza sedie» 

I pacificisti pregano nella piazza negata 



Don Bizzotto: «Poco rispetto per un gruppo di persone che si ritrova solo per una veglia»

 
Il Comune nega piazza Matteotti ai pacifisti ma la manifestazione "anti-atomiche" andrà in scena ugualmente, in versione "fai da te", senza sedie e con un gruppo elettrogeno invece dell'aggancio alla corrente di Aim. Venerdì l'amministrazione comunale aveva respinto la richiesta di plateatico degli organizzatori e così ieri i manifestanti si sono riuniti davanti all'ingresso di Palazzo Trissino per esprimere il loro disappunto e al tempo stesso l'intenzione di continuare la strada intrapresa. «L'amministrazione comunale di Vicenza ha dimostrato poco rispetto verso un gruppo di persone che aveva chiesto di poter utilizzare una piazza del centro storico semplicemente per pregare».

Don Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace non ha digerito né la sostanza né la forma della risposta ricevuta da Palazzo Trissino per l'utilizzo di piazza Matteotti quale luogo per pensare un mondo libero da armi nucleari. Una manifestazione che coinvolge anche Centro interconfessionale per la pace, Pax Christi, Gavci, Movimento internazionale della riconciliazione, proponendo un programma di quattro giorni da oggi (veglia ecumenica prevista per le 17.30) a mercoledì 8 agosto. Giovedì 9 è previsto il trasferimento davanti alla base Usaf di Aviano (Pn).

«Il 26 luglio abbiamo inoltrato al Comune di Vicenza la richiesta di occupare lo spazio davanti a Palazzo Chiericati per le nostre attività (letture, preghiere e veglie)», ha ricordato ieri don Bizzotto. «Ebbene l'amministrazione ci ha risposto, dopo varie sollecitazioni, solo venerdì 3 agosto. Le motivazioni con le quali il Comune ci risponde esprimendo parere negativo, senza peraltro indicarci un possibile sito alternativo, sono illegittime. Mi lascia perplesso il fatto che si sia tirato in ballo il fatto che piazza Matteotti sia luogo inserito nell'elenco di tutela dell'Unesco. Se è per questo, tutto il centro di Vicenza lo è, e non penso che saremo proprio noi a distruggerlo».

«Questi amministratori dovrebbero ricordarsi che la loro attività si svolge grazie ai contributi dei cittadini», ha precisato don Bizzotto davanti a Palazzo Trissino, mentre volavano chicchi di riso destinati alle teste di coppie fresche di matrimonio civile. Poi c'è la prevedibile motivazione legata al Dal Molin, cioè quella che riguarda la sicurezza: «In questo periodo () potrebbero scaturire particolari tensioni sociali dagli esiti non prevedibili e pericolosi», si legge nella risposta del Comune. «C'è sempre qualcuno che dice che pregare non serve a niente, ma adesso scopro che è anche pericoloso perché può contribuire ad alimentari tensioni sociali», è il commento amaro e ironico di don Bizzotto. «La tensione la alimenta chi ha paura della propria ombra». «E poi non è vero che piazza Matteotti (e siamo all'ultima motivazione della lettera, ndr) non è mai stata concessa dall'amministrazione per eventi di tale natura e durata», ha aggiunto Giancarlo Albera del Coordinamento dei comitati contro il Dal Molin. «Io ad esempio in quel luogo ho assistito a concerti di Vicenza Jazz».

«Se vengono a mancare le regole della democrazia, siamo finiti tutti», ha sottolineato Bizzotto. «Da ventidue anni portiamo avanti le nostre iniziative sempre senza ricorrere alla violenza. La nostra è una proposta religiosa e culturale».

Sulla pericolosità dell'evento il sindaco Hullweck è di tutt'altro parere rispetto al rappresentante dei Beati costruttori di pace: «Tra i presenti», ha spiegato il primo cittadino, «non si può mai sapere se c'è una testa calda che combina qualcosa». «Spetterà al questore garantire l'ordine pubblico», ha aggiunto il vicesindaco Valerio Sorrentino. «Noi, come amministrazione, possiamo negare il plateatico, ma non la manifestazione».

Enrico Soli
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: I vacanzieri difendono gli extracomunitari ...
Post di: Arlecchino su Agosto 05, 2007, 11:21:47
Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
I vacanzieri difendono gli extracomunitari e si scagliano contro le forze dell’ordine: offese e strattoni ma gli stranieri vengono denunciati 

Blitz contro gli abusivi, agenti aggrediti 

Momenti di tensione a Caorle dove i turisti affrontano i finanzieri che avevano appena bloccato quattro clandestini
 
Caorle (Ve)
NOSTRO SERVIZIO

«Aiutando l'illegalità si aiuta la criminalità! Collaborate a "ripulire" le spiagge dai venditori abusivi» aveva detto l'assessore regionale al Turismo (e vicegovernatore) Luca Zaia presentando l'iniziativa dei due milioni di volantini anti-vu cumprà.

A poche ore di distanza da quell'appello una decina di turisti italiani hanno pensato bene di aggredire sulla spiaggia di Caorle un maresciallo della Guardia di Finanza che, durante un'operazione contro il commercio abusivo, aveva fermato un immigrato clandestino, già colpito da un ordine di espulsione. È accaduto ieri nella cittadina del litorale veneziano durante un blitz che ha visto impegnati la Guardia di Finanza, i Carabinieri, la Polizia municipale con il supporto della Guardia costiera.

Sulla spiaggia di Caorle erano stati fermati almeno 30 extracomunitari, tre dei quali irregolari e senza permesso di soggiorno. C'è stato un improvviso fuggi fuggi con l'abbandono della merce da parte dei magrebini uno dei quali, bloccato dalle forze dell'ordine, è stato appunto "difeso" dai turisti. Ci sono stati momenti di forte tensione, con alcuni uomini delle forze dell'ordine strattonati e insultati in modo pesante.

Nei confronti dei turisti è stato deciso tuttavia di non procedere a denunce.

Come previsto dal protocollo sulla sicurezza, stipulato dalle forze dell'ordine con la prefettura veneziana, sono stati ieri 32 agenti delle varie forze di Polizia, per l'intera giornata, a compiere i controlli richiesti peraltro da gran parte degli habituee della località balneare.

Nel solo tardo pomeriggio di ieri le forze di Polizia hanno sequestrato oltre 800 oggetti con il marchio contraffatto per un valore di circa trentamila euro. Sono state inoltre tre le multe elevate, per un totale di 2500 euro, e quattro, tutti extracomunitari che vendevano la merce, i denunciati.

Le forze dell'ordine stavano trasferendo proprio quei quattro irregolari clandestini in commissariato a Portogruaro per le verifiche e i provvedimenti del caso, quando un gruppo di turisti, tutti italiani, si è spinto ben oltre al normale dissenso.

In piazzale Columbus, i vacanzieri "garantisti" hanno apostrofato gli uomini delle Fiamme Gialle. Poi li hanno applauditi ironicamente finchè un turista, evidentemente un po' troppo esagitato, si è avvicinato a un maresciallo dando in escandescenze e prendendolo per il marsupio. Il suo in pratica è stato un tentativo di far scappare l'ambulante abusivo.

La concitazione del momento non avrebbe permesso di individuare i responsabili della clamorosa protesta e gli agenti hanno preferito chiudere entrambi gli occhi manifestando però il proprio disappunto nel vedere la reazione al loro lavoro.

In un comunicato stampa diffuso più tardi l'episodio è stato definito "un fatto increscioso". Proprio a seguito di un'analoga operazione svolta il mese scorso sempre a Caorle, altri turisti avevano ugualmente aggredito verbalmente la Polizia locale e gli uomini della Guardia di finanza.

«Continueremo i servizi di contrasto all'abusivismo e alla clandestinità - spiega le forze dell'ordine - rispettando il calendario concordato, mentre continua l'azione giornaliera di controllo iniziata ancora a maggio».

Intanto sulle spiagge stanno arrivando i due milioni di volantini voluti dalla Regione: basteranno per combattere un commercio abusivo che pare apprezzato da una buona parte dei turisti?

Marco Corazza
 

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Domenica, 5 Agosto 2007
 
 
LE REAZIONI 
Zaia: «Fatto vergognoso». Il sindaco Sarto: «Incredibile»
 
 
«Siamo il Paese delle contraddizioni, facciamo le fiaccolate contro la criminalità e poi contestiamo le forze dell'ordine quando fanno il loro lavoro: ciò che è accaduto a Caorle è una vergogna». Sono parole di Luca Zaia, vicepresidente della Regione Veneto, il quale in questo modo commenta l'episodio avvenuto sulla spiaggia di Caorle, dove alcuni turisti hanno difeso un extracomunitario irregolare mentre veniva bloccato dagli agenti; lo stranieri era stato sorpreso mentre vendeva merce contraffatta. È una costante - aggiunge Zaia - è accaduto altre volte e temo che accadrà ancora».
«C'è chi si diverte a filmare le scene dell'inseguimento - sottolinea - per metterle su Internet e spacciarle come atti di razzismo. Dico a questa gente di togliersi le fette di prosciutto dagli occhi e di guardare alla realtà per quella che è».

«Acquistando merce contraffatta - conclude il vicepresidente della Regione - non si aiuta un immigrato, regolare o meno che sia, in difficoltà, ma si alimenta un'industria criminale che vende, creando danni agli stessi ambulanti, lo stesso prodotto su tutte le spiagge d'Italia. Comprare merce contraffatta è un reato e va perseguito».

Stessi concetti espressi in serata dal sindaco di Caorle, Marco Sarto: «L'aggressione al maresciallo della Gdf ha dell'incrediile, un fatto davvero increscioso. Chiediamo ai turisti di collaborare, spero che la maggior parte ci segua, noi continueremo a combattere l'abusivismo».
 
 
da gazzettino.quinordest.it




Titolo: Re: DIARIO VICENTINO
Post di: Arlecchino su Agosto 07, 2007, 11:40:07
IL BOOM DELL’IMMIGRAZIONE

Secondo le previsioni della Provincia il tessuto sociale è destinato a cambiare radicalmente nei prossimi anni

Fra trent’anni famiglie padovane miste

Massimo Nardin


Diecimila stranieri in città negli ultimi 5 anni Oltre 50 mila in provincia, invasione nell’Alta  Sempre più matrimoni misti, un pullulare di neonati mulatti e, di conseguenza, scuole materne e classi elementari invase da bambini di origine extracomunitaria. Fra trent’anni Padova (che oggi ha una popolazione di 210 mila abitanti) e tutti i comuni della provincia (880 mila) saranno composti per il 30% circa da famiglie di origine straniera. In prospettiva, è questa la fotografia che emerge dall’ultimo focus sulla presenza di stranieri residenti in tutti i 106 comuni della provincia, elaborato dall’Ufficio Provinciale di Statistica, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze statistiche. L’universo di numeri e indicatori sociali tratti dai dati Istat all’1 gennaio 2006, è stato presentato ieri nella sede della Provincia.

All’incontro erano presenti il presidente Vittorio Casarin, l’assessore provinciale alla Statistica Gino Gastaldo e il professor Silio Rigatti Luchini del Dipartimento di Statistica del Bo. Dall’età media dei nuovi residenti stranieri alla loro provenienza e al loro livello di integrazione nella scuola e in società, il corpus della ricerca fornisce una miriade di informazioni e curiosità non solo statistiche: dall’incrocio di alcuni indicatori, ad esempio, è già possibile scorgere quale futuro socio-aggregativo e relazionale attende gli attuali figli di seconda generazione fra qualche decennio.


Stranieri raddoppiati.
Ce ne sono quasi 9 ogni 100 abitanti. Nel comune di Padova la quota di stranieri sul totale dei residenti è vicina all’8,7% con la bellezza di 18.263 cittadini provenienti da Paesi extracomunitari. E se già questo dato non riuscisse a stupire, eccone un altro strettamente correlato: rispetto al censimento Istat del 2001 l’incremento della popolazione straniera residente al 10 gennaio 2006 è stato pari a 10.187 unità. Un’enormità. Lo stesso vale per molti comuni della provincia, dove si registrano trend di crescita demografica del 50% e del 100%. E’ il caso di Abano Terme, che conta 1.164 stranieri e un incremento di 594 persone. Analogo discorso a Cittadella, nell’Alta Padovana: rispetto agli attuali 1.200 stranieri residenti, cinque anni fa ce n’erano 623 in meno. In tutto, a livello provinciale, la popolazione straniera residente conta 52.755 unità con un incremento nell’ultimo quinquennio pari a 30.589 cittadini regolarizzati.

A scuola insieme. Rumeni e padovani. Marocchini e padovani. Ucraini e padovani. Filippini e padovani. Cinesi e padovani. Insomma, il mondo integrato entra sempre più nelle scuole e nelle istituzioni formative del territorio e del Veneto. Come sottolinea l’assessore provinciale alla Statistica, Gino Gastaldo, il mondo della scuola è un ambiente privilegiato dove verificare il tipo e l’intensità della presenza straniera sul territorio, ed è anche un momento di integrazione sociale e culturale insostituibile. Questo perciò assegna all’istituzione scolastica un ruolo di grande responsabilità». Diamo un occhio allora ai numeri da record dell’integrazione nelle scuole della città e della provincia. Sono innanzitutto decisamente in aumento i giovani stranieri di seconda generazione, da zero a 14 anni.

Ci sono sei comuni in cui la presenza di bambini stranieri nelle scuole dell’infanzia e primarie (materne ed elementari) supera il 20%: Pontelongo con il 43,5%, Castelbaldo con il 26,4%, Tombolo (22,1%), Piacenza d’Adige (21,9%), Gazzo Padovano (21,5%) e Santa Giustina in Colle (21,2%). Tutti gli altri comuni hanno presenze inferiori al 20%, con Padova ferma al 12,5%. Alle scuole medie invece le maggiori presenze di alunni stranieri si hanno nei comuni di Castelbaldo (15,5%), Camposampiero (15%), Santa Giustina in Colle (14,8%), Tombolo e Casale di Scodosia (14%). A Padova le scuole medie vedono invece un rapporto di un bambino extracomunitario ogni 10 alunni, mentre il livello medio provinciale è pari al 6,7% contro un trend nazionale fermo a 4,9 punti percentuali. Salendo alle scuole superiori, infine, spicca il 9% di presenze straniere negli istituti di Montagnana. Abano è al 6,1%, Camposampiero al 5,3% e Padova al 5,2%.

Come sottolinea il professor Silio Rigatti dell’Università di Padova, «i dati relativi al mondo scolastico sono aggiornati all’anno scolastico appena concluso e la notevole crescita della presenza di extracomunitari all’interno delle classi, è significativa sia per l’incremento delle immigrazioni in generale, ma soprattutto per la presenza di ricongiungimenti familiari e la nascita di nuove famiglie».
Uomini e donne. Fondamentale in quest’ottica è il riequilibrio tra numero di presenze maschili e femminili. Mentre nel 1993 erano presenti sul territorio della provincia di Padova 200 maschi stranieri ogni 100 donne straniere, alla fine del 2005 si è raggiunta la parità dei sessi: ogni 100 donne ci sono oggi 111 maschi. «Ovviamente - dice il professor Rigatti - alcune nazionalità evidenziano presenze femminili minori ed altre maggiori, ma la tendenza verso l’equilibrio è reale».

La programmazione. «L’ondata di nuovi immigrati è direttamente proporzionale all’adeguamento del Piano strategico provinciale per la programmazione degli interventi sul fronte urbanistico, scolastico e sociale nei prossimi anni». Firmato Vittorio Casarin. Il presidente della Provincia e il «suo» assessore Gastaldo non hanno dubbi: questi indici demografici «guideranno» le strategie di intervento.

(07 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: CORTINA: IL «MATTONE» E’ ALLE STELLE
Post di: Admin su Agosto 11, 2007, 08:42:22
CORTINA: IL «MATTONE» E’ ALLE STELLE

«Ma questi prezzi sono fuori dal mondo»

Alessandra Segafreddo


 CORTINA. Prezzi alle stelle per le seconde case nella Conca. La “Regina delle Dolomiti” mantiene il primato per quanto riguarda i prezzi del mercato immobiliare, mettendo in riga tutte le altre località d’élite (anche di mare). I dati ufficiali usciti nei giorni scorsi sottolineano come il prezzo al metro quadro di Cortina rimanga il più elevato d’Italia: si pagano infatti dai 15 mila euro al metro quadro in su. In paese si fa un gran parlare della cosa, e a mezzabocca i cittadini spiegano che, in certe zone, qualcuno chiede anche 25 mila euro al metro quadro. E la cosa li infastidisce non poco. Anche il primo cittadino Andrea Franceschi non è per nulla orgoglioso di questo primato, anzi... «A Cortina abbiamo dei prezzi immobiliari troppo elevati», dice severo, «oserei dire fuori dal mondo».

«Questo sarà anche dovuto alla straordinaria bellezza del luogo, alla forte richiesta e alla bassissima offerta. Ma devo ammettere che per noi è un problema», aggiunge, «e neppure di poco conto. Il prezzo di mercato è il primo fattore che ha creato e continua a creare il fenomeno dello spopolamento del nostro paese. Come residenti rischiamo di essere schiavi del valore del metro quadro. Cortina rischia di diventare la banca del mattone; le persone facoltose, infatti, preferiscono ancora investire i propri soldi in appartamenti a Cortina piuttosto che metterli in banca. Questo chiaramente si ripercuote in maniera negativa sui miei concittadini», ammette amareggiato Franceschi, «spesso, ad esempio, due fratelli che ereditano una casa sono costretti a venderla e a spartirsi il ricavato per poi comprare due appartamenti nei paesi limitrofi, in quanto nessuno dei due ha la possibilità di liquidare la parte dell’altro, visti i prezzi. E così Cortina perde in un batter d’occhio due famiglie che magari avrebbero potuto restare qui per altre generazioni a venire.
Il valore del mercato immobiliare, inoltre», segnala con un certo disappunto Franceschi, «fa credere che a Cortina vivano solo i ricchi. Ho sentito con le mie orecchie molta gente dire, in tono sprezzante, che con costi così elevati degli immobili i residenti quassù sono tutti benestanti, tutti intenti a godersi la vita. Questa è un’opinione errata che, come primo cittadino, mi sento in dovere di smentire in maniera ultracategorica. Sulla “carta immobiliare” possiamo sembrare ricchi, ma in realtà la comunità di Cortina è formata da persone comuni, che vivono del proprio stipendio e che si permettono gli svaghi che chiunque, in qualsiasi posto, può concedersi. Noi possiamo diventare ricchi solo se vendiamo i nostri immobili e ce ne andiamo a vivere in un altro posto, ma questa chiaramente non è la nostra prospettiva. Sono comunque soddisfatto che su questo argomento si sia sviluppato un interesse mediatico elevato. Anche dei giornalisti di Rai1 mi hanno intervistato sull’argomento».

Dalle agenzie immobiliari della Conca, invece, non trapela nessuna notizia; tutti giocano evidentemente in difesa. «I titolari non ci sono, sono in riunione, non posso aiutarla» e altre frasi del genere; è quello che ci si sente dire domandando i prezzi immobiliari. E bocche cucite anche su quella che, per ora, ad onor del vero, sembra solo una leggenda metropolitana; ossia l’esistenza di una sorta di “cartello” tra coloro che cercano di vendere le proprie case e tendente a fare lievitare i prezzi. Ma se qualcuno si è sentito chiedere 25mila euro al metroquadro...(10 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: «Negli Usa Cipriani non potrà più vendere alcolici nei suoi locali»
Post di: Admin su Agosto 13, 2007, 05:11:44
Lunedì, 13 Agosto 2007
 
 
Dopo il patteggiamento per il reato fiscale un tabloid americano pubblica le dichiarazioni del legale della "State Liquor Authority".

La replica di Arrigo: «Niente di vero, storie vecchie» 

«Negli Usa Cipriani non potrà più vendere alcolici nei suoi locali»
 
 
Venezia
«Mah, che dire: mi sembra tanto una campagna di stampa contro i Cipriani». Arrigo Cipriani, da New York, neanche si preoccupa: il Post ha appena pubblicato che il famoso ristoratore veneziano attivo nella Grande Mela potrebbe perdere la licenza per la vendita di alcolici. E pochi giorni fa, sempre il Post ha dato ampio risalto al fatto che Cipriani sarà sfrattato. Cipriani non pare preoccupato, ma l'irritazione c'è: «La storia dello sfratto è di due anni fa e il Post l'ha pubblicato come se fosse fresca e collegata alla condanna fiscale, cosa che non è. Adesso i titoloni sulla licenza alcolica, ma siamo tranquilli - dice il patròn dell'Harry's Bar - perché prima di patteggiare abbiamo verificato che non ci fossero conseguenze di altro genere».

Fatto sta che da un paio di settimane Cipriani è sotto i riflettori. Tutto comincia il 31 luglio quando, a New York, Arrigo e il figlio Giuseppe vengono condannati per aver evaso 10 milioni di dollari dovuti al fisco Usa. Entrambi si dichiarano colpevoli e patteggiano un'ammenda di 10 milioni di dollari (tra l'altro fino al 2011 ci sarà un monitoraggio costante sugli affari di famiglia), evitando così un processo e il rischio della galera. Arrigo Cipriani specifica: l'evasione fiscale non è stata dolosa, nessuno dei suoi avvocati l'aveva informato che dal 2003 era in vigore una nuova legge tale per cui le royalties sull'uso del nome Cipriani, registrato a una società lussemburghese, non potevano essere più pagate in un Stato estero se lì erano più basse che a New York.

Pochi giorni la notizia dello sfratto. Cipriani scuote la testa: «Non c'è alcun collegamento, lo sfratto risale a due anni fa, riguarda una sala banchetti nel "Toy building" e la vertenza legale è tuttora aperta. Il palazzo un paio d'anni fa fu venduto e il nuovo proprietario decise di realizzare appartamenti al posto di uffici. Ci ha sfrattato perché ai condomini non fa piacere avere 100-150 persone che attraversano la hall per recarsi in sala banchetti. Ma noi abbiamo speso 11 milioni di dollari per mettere a posto la sala, abbiamo anche chiesto di comprarla, non ce ne andiamo via così». Storia vecchia, ribadisce Cipriani. Ma il tabloid ieri è tornato all'attacco: secondo il New York Post Giuseppe ed Arrigo Cipriani, dopo la condanna penale per evasione fiscale, rischiano di perdere la licenza che permette di vendere alcolici e superalcolici. Il giornale ha citato come fonte il legale della "State Liquor Authority" (Sla), l'organo ufficiale dello Stato di New York che gestisce le licenze e che sarebbe pronta a revocarla ai Cipriani. «I Cipriani - scrive il quotidiano della Grande Mela - potrebbero essere obbligati a vendere i gioielli di famiglia del loro impero di ristoranti di lusso e di organizzazioni di grandi feste». L'avvocato della Sla, Thomas Donohue, ricordando che la legge proibisce ai cosiddetti «felons», cioè i criminali condannati, di vendere alcol, ha detto al Post: «Non c'è difesa, o sei un criminale condannato o non lo sei». Quanto alla evasione fiscale, il Post ricorda che la condanna è stata particolarmente grave nei confronti di Arrigo, 75 anni, che ha riconosciuto una vera e propria truffa ai danni dell'erario americano. La società di cui è titolare Arrigo, la Cipriani SA, di diritto lussemburghese, quella che negli Usa come in Italia gestisce il marchio della catena di ristoranti, ha sostenuto nel 2003 e nel 2004 di avere ricevuto royalties dagli Usa, ma le somme non sono mai state versate. Il figlio Giuseppe, 42 anni, è stato condannato soltanto per frode fiscale (un delitto meno grave), ma come spiega il Post i due potrebbero addirittura non avere rispettato le regole sulle licenze alcoliche, intestate solo al figlio e non a tutti e due i soci in affari. Il legale dei Cipriani, Stanley Arkin, ha ricordato che si tratta di una vera squadra padre-figlio che dà lavoro ad un migliaio di persone, e ha sostenuto che non dovrebbero perdere la licenza. «Sono persone per bene - ha detto Arkin - e rappresentano un tesoro sia per la città sia per il nostro paese». In caso di perdita della licenza, i Cipriani dovranno richiedere uno speciale permesso al tribunale, o addirittura di essere graziati dal governatore dello Stato, Eliot Spitzer.

Oggi, intanto, sarà inaugurato il nuovo ristorante da cento coperti e la nuova sala banchetti da 2000 persone "Cipriani Wall Street", già aperta venerdì scorso.

Alda Vanzan
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Veneto: l'alcol causa di un incidente mortale su tre
Post di: Arlecchino su Agosto 21, 2007, 10:56:05
Martedì, 21 Agosto 2007
 
Veneto: l'alcol causa di un incidente mortale su tre 

E solo a Padova in un anno è raddoppiato il numero dei ragazzi che arrivano in Pronto soccorso in coma etilico 
 

Venezia
L'allarme viene lanciato dal direttore generale dell'Unità sanitaria locale di Padova, Fortunato Rao: è in crescita il numero dei giovani, anche minorenni, che soprattutto nel week end vengono accolti nei Pronto soccorso in coma etilico: ogni sera del venerdì e del sabato sono almeno 5-6, solo a Padova, tanto che si è reso indispensabile creare un collegamento costante con i reparti di gastroenterologia. La maggior parte delle volte è sufficiente un trattamento temporaneo per risolvere il problema, e il giovane viene rimandato a casa. Sono dati, come lo stesso direttore generale e il Servizio epidemiologico regionale sottolineano, non facili da monitorare. Molti i casi di abuso di alcol, vengono infatti trattati nelle astanterie dei Pronto soccorso, non sono oggi rilevabili attraverso le schede di dimissione ospedaliera.

In effetti se guardiamo i dati relativi all'abuso di alcol e di farmaci, vediamo come sul totale dei ricoveri queste cause sono considerate in diminuzione, mentre si assiste in parallelo ad un aumento della proporzione dei casi che vengono trattati in day-hospital, soprattutto nella fascia di età fino ai 17 anni. In pochi mesi infatti la percentuale di giovani che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche perché avevano alzato troppo il gomito è quasi raddoppiata.

Ad esempio, per quanto riguarda i ricoveri (sono gli unici dati disponibili), si calcola che nel Veneto ogni settimana un ragazzo sotto i 17 anni è rimasto in ospedale qualche giorno per abuso di alcol. L'anno prima i dati erano stati esattamente la metà. Ma gli esperti tengono a precisare che la vera emergenza riguarda i Pronto Soccorso, dove non avviene ricovero e dove l'intervento dei sanitari si risolve nel giro di poche ore. In questo caso i dati sono davvero preoccupanti: si calcola che ogni struttura registri di media tre-quattro casi a settimana (naturalmente ci sono realtà, come Padova o in questo momento i punti di cura nelle località di villeggiatura, dove i numeri sono di gran lunga più elevati).

«Sono dati davvero preoccupanti, che non accennano a diminuire nel corso dell'estate quando secondo tutte le statistiche la maggior parte dei giovani dovrebbe trovarsi in vacanza - sottolinea il direttore generale dell'Unità sanitaria locale padovana - Purtroppo ad oggi non abbiamo la possibilità di continuare con questi giovani un percorso di affiancamento una volta che sono usciti dall'ospedale. Ci limitiamo a fare un trattamento per l'emergenza. Qualche tempo fa al Pronto Soccorso arrivava l'ubriaco cronico, il barbone che magari era stato trovato ai giardini in cattivo stato di salute. Oggi sono ragazzi normalissimi, che vanno a scuola, e che si lasciano andare ad un momento di sballo con gli amici, magari in discoteca».

E di quanto l'alcol sia responsabile degli incidenti stradali lo dimostra un'indagine effettuata dal Servizio epidemiologico del Veneto e curata dal dottor Paolo Spolaore. Ogni giorno nella nostra regione muoiono in auto due persone, 6 restano invalide gravi, 70 rimangono ferite. I costi sociali nel Veneto degli incidenti stradali sono pari al 12\% della finanziaria locale. Gli incidenti che hanno il più alto indice di mortalità avvengono tra le 22 e le sei del mattino, sempre secondo i dati il venerdì è maggiore il numero dei sinistri, il sabato ci sono più feriti e la domenica è più elevato il numero dei morti. La metà di tutti gli incidenti mortali avviene nel corso del venerdì e del sabato notte, con una incidenza maggiore nel mese di luglio. Un terzo delle morti è legata al consumo di alcol.

Ma qualche deterrente è servito, come spiega il dottor Spolaore. Nei 18 mesi successivi l'introduzione della patente a punti del Veneto è stato registrato infatti il 19\% di feriti meno e il 22\% di morti in meno, pari a 253 vite salvate.

D. B.
 

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Martedì, 21 Agosto 2007
 
 
L’intervista. Il fondatore di Exodus interviene sull’emergenza dell’estate. Si associa ed amplia la proposta di De Poli (Udc) di una "punizione civile" 
Don Mazzi: in comunità chi guida ubriaco 
«È una dipendenza, come la droga. I giovani potrebbero esservi inviati il fine settimana, come per un servizio civile temporaneo»
 
Venezia
"Punizione civile". Forse il termine è un po' pesante, ma ben descrive l'emergenza. Troppi giovani, con un crescendo che è davvero preoccupante, si mettono alla guida ubriachi e provocano incidenti, spesso mortali. Un fenomeno che pare difficile da arginare, anche se in questi giorni da più parti sono arrivate le più disparate soluzioni. L'ultima è di don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, che offre la sua esperienza e propone di utilizzare le comunità per il recupero dei tossicodipendenti (ma non solo) per aiutare coloro ai quali è stata ritirata la patente perchè trovati sotto i fumi dell'alcol.

«Mi allaccio ai suggerimenti che ho letto in questi giorni, ad esempio all'interrogazione del senatore dell'Udc, Antonio De Poli, che chiede di far lavorare nelle strutture sociali chi si è macchiato di un reato mentre si trovava in stato di ebbrezza - sottolinea il sacerdote - Bene, ma io rilancio e allargo, mettendo anche a disposizione le mie strutture: i ragazzi a cui è stata ritirata la patente perchè ubriachi alla guida, potrebbero venire il sabato e la domenica in comunità a dare una mano, oppure come dice De Poli, attivare una "punizione civile". Andare in una casa per anziani, o per disabili, e rendersi utili. Vediamolo pure come una sorta di servizio civile temporaneo. Sono profondamente convinto che la sola punizione del ritiro della patente non sia educativa e non basti. È giusto che i giovani vengano messi dinanzi ai drammi che possono provocare se guidano in stato di ebbrezza, e accettino pertanto si essere inseriti in un percorso di riabilitazione».

Del resto in molti Paesi (come gli Stati Uniti ad esempio, ma anche più vicini a noi come la Croazia) il ritiro della patente è sempre legato ad un intervento di recupero e di responsabilizzazione.

E cosa meglio di una comunità dove il percorso per ritrovare un equilibrio e una serenità trova ormai un modello consolidato. «La chiamo "punizione civile", anche se mi rendo conto che andare in una comunità non sia una punizione ma una opportunità - continua don Mazzi - Ma non possiamo lasciare che questa emergenza non venga affrontata con tutti i mezzi che sono a nostra disposizione. Ad esempio, ho sentito parlare in questi giorni addirittura della proposta di abbassamento dell'età della patente a 16 anni, lo trovo quanto meno una follia. Dobbiamo invece utilizzare le nostre risorse per educare i giovani. È impensabile che la sola opera di repressione e di controllo della polizia possa essere sufficiente. Ecco perché chiedo che, sulla sorta di quello che avviene in altri paesi, chi viene trovato al volante in stato di ebbrezza, anche se non ha prodotto alcun incidente, venga inserito in un percorso di riabilitazione. Non trovo umiliante mandare un giovane qualche fine settimana in una comunità, oppure in una struttura per anziani non autosufficienti o disabili a dare una mano».

Don Mazzi sottolinea peraltro quanto il fenomeno sia sottostimato.«I giovani bevono molto più di quanto non si possa pensare, ed è sbagliato considerare l'alcol, quando diventa dipendenza pesante, diverso da altre dipendenze, come la droga - continua - Sono entrambi situazioni in cui i giovani vanno aiutati, come va aiutata la famiglia. I ragazzi bevono perché vedono il padre o la madre che lo fanno, bevono perché l'alcol li aiuta a socializzare e a stare in compagnia. Dobbiamo far capire loro che quello che stanno facendo è autodistruttivo per se stessi e pericoloso per gli altri, ma dobbiamo anche essere inflessibili verso questi atteggiamenti. Togliere la patente è il primo passo, ma è sterile se non viene accompagnato da un percorso di recupero».

Alla riapertura del Parlamento De Poli presenterà intanto una proposta per prevedere un percorso di "recupero sociale" parallelo alla sospensione della patente. «Mi auguro che chi amministra si renda conto che il problema non è da sottovalutare - conclude Don Mazzi - Ma soprattutto non lo si risolve con interventi di facciata».Daniela Boresi
 
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Documento sui costi della politica dei democratici laici e socialisti di Venezia
Post di: Admin su Agosto 23, 2007, 07:01:10
democraticilaicisocialistimiranese 
 

Diario


16 agosto 2007



documento sui costi della politica dei democratici, laici e socialisti di Venezia


La Direzione di Venezia riunita per valutare i risultati delle elezioni amministrative del 27 e 28 maggio

Ritiene che le pesanti sconfitte subite dall’Unione di Centro Sinistra derivino certamente dal deludente bilancio del Governo Prodi, ad un anno dal suo insediamento, e da gravi errori nelle scelte amministrative e nella politica delle alleanze condotta nelle varie realtà locali;

ma considera il dato elettorale negativo principalmente causato dal profondo distacco che si è determinato tra cittadini e sistema politico e tra la società e le istituzioni.

In conseguenza di questa valutazione la Direzione ritiene che vada immediatamente attivato un intervento strutturale volto a semplificare il sistema politico e a ridurre i costi della politica.

La Direzione ritiene, in questo quadro, prioritario l’impegno di tutti i militanti a sostegno del referendum abrogativo della legge elettorale.

La Direzione chiede al Presidente del Consiglio di ridurre il numero dei Ministri e dei Sottosegretari dimensionando il Governo italiano sul modello del Governo francese.

La Direzione chiede al Comitato promotore del Partito Democratico di proporre con appositi disegni di legge costituzionale:

a. la riduzione a 450 del numero dei membri della Camera dei Deputati;

b. la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e delle Autonomie superando il bicameralismo perfetto e riducendo in ciascuna regione il numero dei suoi membri a due per milione di abitanti;

c. la riduzione del numero dei consiglieri regionali in ragione di uno ogni centomila abitanti di ciascuna regione;

d. togliere dalla Costituzione le Province, rimettendo alle autonome decisioni di ogni Regione, di concerto con i Comuni, la definizione del territorio, dei compiti e delle funzioni dell’ “ente intermedio” eventualmente ritenuto necessario; con il vincolo di ridurre di almeno il 30% le spese attualmente sostenute in ogni Regione per il funzionamento delle Province;

e. ridurre del 20% il numero dei consiglieri comunali e abolire le municipalità nei comuni inferiori ai 500.000 abitanti.
La Direzione provinciale dei DS si impegna a promuovere una profonda opera di razionalizzazione del sistema pubblico in tutti i campi (dalla gestione delle società autostradali agli strumenti di gestione dei servizi pubblici e dei servizi sociali) per ridurre i costi e migliorare i servizi a favore dei cittadini e delle imprese.



da democraticilaicisocialistimiranese.go.ilcanocchiale.it
 


Titolo: Tra noi i barbari...
Post di: Admin su Agosto 23, 2007, 10:05:56
L'Autopsia - Corpi martoriati: Guido è morto col collo spezzato, a Lucia hanno fracassato il cranio, entrambi sono stati torturati e seviziati con 40 colpi

Il medico: «Una lunga, atroce agonia»

I coniugi Pelliciardi uccisi con spranga e coltello: «Mai vista tanta violenza»

I criminali erano almeno in due hanno bloccato lui e seviziato la donna 

TREVISO. A lui hanno spezzato l’osso del collo, a lei hanno spaccato la testa con una spranga dopo averla seviziata alle parti intime per almeno un’ora. Una fine atroce quella dei coniugi Lucia Comin e Guido Pelliciardi, 60 e 67 anni di Gorgo. «E’ stata usata una violenza inaudita», ha detto ieri il professor Massimo Montisci al termine dell’autopsia. «Una cosa orribile», ha dichiarato il procuratore Antonio Fojadelli.

E’ durata quasi sei ore l’autopsia eseguita ieri sui corpi dei coniugi Pelliciardi, i custodi del parco di villa Durante di via S.Antonino a Gorgo, massacrati nella notte tra lunedì e martedì all’interno della dependence in cui abitavano, forse da una banda di rapinatori. L’ esame, minuziosissimo, è stato condotto dal professor Massimo Montisci dell’Istituto di Medicina legale di Padova che, al termine delle operazioni, non ha nascosto il suo turbamento: «E’ stata usata una violenza inaudita», ha commentato il medico all’uscita dall’obitorio di Oderzo. Lucia e Guido Pelliciardi sono morti tra l’1.30 e le 2 di martedì, dopo essere stati torturati da almeno due persone; le sevizie, sarebbero iniziate mezz’ora prima, verso l’1, e sarebbero diventate via-via più violente. I criminali erano armati di una spranga e di un coltello che potrebbe essere stato preso nella cucina della dependence.

Escluso, invece, l’uso di pistole. I banditi, stando a quanto emerge dai primissimi elementi dell’autopsia, avrebbero immobilizzato l’uomo, infierando sulla donna. I segni di costrizione su polsi, gambe e collo farebbero escludere l’uso di corde: i due sarebbero stati tenuti bloccati dagli stessi banditi. Lucia Comin è morta almeno 15 minuti prima del marito. E’ stata uccisa da una sprangata in testa, un colpo violentissimo che le ha sfondato l’osso occipitale. Ma non è l’unica ferita che presentava: il corpo della donna, trovato con reggiseno strappato e mutandine stracciate, era martoriato, cosparso di ecchimosi e di tagli, con alcune fratture alle costole; devastato anche il volto, con la bocca maciullata probabilmente da una sprangata.

Lucia è stata inoltre seviziata alle parti intime: i banditi le hanno usato violenza sia alla zona vaginale che anale utilizzando «strumenti da punta e taglio», come hanno precisato gli investigatori. I malviventi si sono serviti probabilmente della spranga e del coltello. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi del marito che è stato immobilizzato e costretto ad assistere alle spietate sevizie sulla compagna. Guido Pelliciardi è stato torturato a sua volta: lo confermano ferite e botte presenti su viso e corpo (è stato a sua volta sprangato), la frattura alla gamba. L’uomo è morto a seguito della rottura di una vertebra, provocata da una manovra di torsione del capo; i banditi gli hanno spezzato l’osso del collo. La fine, per la coppia, è arrivata dopo una lunga tortura: almeno un’ora, in un crescendo di violenza. I malviventi hanno infierito con l’arma da taglio: una quindicina le coltellate sferrate a ciascuno, non profonde, fatte con l’intenzione di seviziare, una quarantina le ferite complessive su ogni corpo. Almeno due i banditi responsabili del massacro, scoperto dalla guardia giurata dell’istituto di vigilanza Carniel alle 2.45 di martedì.

«Una cosa orribile - ha detto ieri pomeriggio il procuratore Antonio Fojadelli - L’autopsia aggiunge turbamento e tinte fosche all’accaduto».

Il magistrato, che insieme al sostituto Valeria Sanzari coordina le indagini dei carabinieri e della Squadra Mobile, ha precisato che i risultati dell’esame necroscopico non permettono ancora di imboccare una pista investigativa certa e di escludere le altre. Ma l’ipotesi della rapina, stando ad alcune accreditate fonti investigative, uscirebbe rafforzata. La ferocia con cui i banditi hanno infierito sulle vittime, martoriandone i corpi, richiama in particolare le modalità di azione delle bande balcaniche, mentre l’accanimento suggerisce la volontà di ottenere qualcosa, a qualsiasi costo. Probabilmente, ipotizzano gli inquirenti, le chiavi che permettevano l’accesso a villa Durante e che i banditi ritenevano in possesso dei coniugi Pelliciardi. In realtà, stando anche a quanto dichiarato dalla proprietaria, la coppia non aveva le chiavi, né conosceva il codice d’allarme.(23 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: A Gorizia i primi passi di Goldoni nel teatro
Post di: Admin su Agosto 31, 2007, 12:14:02
Questa sera al Bratuz andrà in scena “L’impresario delle Smirne”, ma l’intera giornata è ricca di appuntamenti e incontri

A Gorizia i primi passi di Goldoni nel teatro

Fernando Marchiori

Il PuppetFestival gli sta rendendo omaggio nel trecentesimo della nascita


GORIZIA.
Ospite del conte Lantieri a Gorizia e poi nel castello di Vipacco, Carlo Goldoni trascorre quattro mesi ai confini friulani della Serenissima, riprendendosi da una disavventura amorosa udinese e spingendosi in calesse su per la Carniola e la Stiria, visitando Trieste e Aquileia. Ha vent’anni. E una curiosità per quanto accade nel teatro del mondo che lo porta a osservare uomini, luoghi, abitudini.

Sessant’anni più tardi, nel tramonto parigino, li farà rivivere nei Mémoires. Mentre si affida alle cure mediche di Goldoni padre, il conte goriziano, per distrarre il giovane Carlo, «fece mettere in ordine un teatro di marionette, ch’era quasi in abbandono, ma molto ben corredato di figure e di decorazioni». È qui, dunque, che il futuro riformatore del teatro debutta come “regista di puppet”.

«Io ne approfittai – scriverà – e divertii la compagnia con la rappresentazione di un grand’uomo, fatta espressamente per i comici di legno». Si tratta di una vera e propria messinscena, più volte replicata, de Lo starnuto di Ercole. La “bambocciata” del bolognese Pier Iacopo Martelli immagina un Ercole gigante nel mondo dei Pigmei, anticipazione del Gulliver di Swift. Imprigionato da quegli esseri minuscoli mentre è addormentato, Ercole si sveglia per un prurito nel naso e con uno starnuto manda all’aria corde e ometti. «I pensieri, i sentimenti – racconta Goldoni – tutto è proporzionato alla corporatura dei personaggi. Bisognò fare un burattino gigantesco per il personaggio d’Ercole. Insomma tutto ebbe buon effetto e il divertimento riuscì molto piacevole».
A manovrare le marionette Goldoni aveva imparato fin da bambino, giocando con un teatrino domestico simile a quello (proveniente dal Palazzo Grimani ai Servi) che si può vedere oggi nella sua casa natale a Venezia. Nella città lagunare, le famiglie nobili spendevano talvolta cifre favolose per queste miniature di teatri perfettamente funzionanti che permettevano di offrire spettacoli in casa. Famosi sono i teatri dei Contarini a San Barnaba, dei Loredan a San Vio, e soprattutto quello dei Labia a San Grisostomo.

Per il teatro di marionette il drammaturgo veneziano scriverà La pupilla e, più tardi, Il mondo della luna musicato da Galuppi.

A questo Goldoni poco conosciuto rende omaggio, proprio a Gorizia, il PuppetFestival con due spettacoli e un incontro. L’Impresario delle Smirne della compagnia Viva Opera Circus, che sarà proposto questa sera per la regia di Gianni Franceschini, è allestito in un teatrino magico con decine di marionette, scenografie dipinte, maschere. Un «gioco teatrale di gentiluomini e belle marionette» con il quale l’autore affrontava il fenomeno sociale e culturale dell’arte virtuosa, dipingendo magistralmente l’ambiente artistico settecentesco.

Nel Bugiardo per la regia di Gyula Molnar, con Gigio Brunello e Paolo Papparotto in baracca, andato in scena ieri sera, Arlecchino e Brighella si liberano dalle gabbie drammaturgiche e insorgono contro la riforma teatrale. Un cult, ripreso appositamente per il Festival, che riporta a lavorare insieme i due celebri burattinai veneti. Un mirabile equilibrio tra l’eleganza rigorosa dell’intreccio e la dinamicità anarchica delle teste di legno.

(29 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: VENEZIA, IMMAGINI CHOC SU GUERRA IRAQ FIRMATE DE PALMA
Post di: Admin su Agosto 31, 2007, 11:12:56
2007-08-31 10:48

VENEZIA, IMMAGINI CHOC SU GUERRA IRAQ FIRMATE DE PALMA

dell'inviato Francesco Gallo

VENEZIA  - Nella giornata del superdivo Clooney e del primo film italiano in concorso, Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, al Lido non si parla d'altro che delle immagini choc del film di De Palma: Redacted. E' lui il primo a portare il tema della guerra in questa 64ma edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il lungometraggio visto ieri sera dalla stampa e oggi alle 16:30 in concorso è ispirato a una vicenda vera, lo stupro da parte di una pattuglia di soldati americani di una 14enne irachena, ed è costruito come una scatola cinese piena di atrocità. A cominciare dalle immagini di documentari sulla tragica realtà dei posti di blocco in Iraq dove sono morte circa 2000 persone innocenti su 60 scoperte solo dopo davvero sospette (in realtà la maggior parte degli iracheni è analfabeta e non capisce né sa leggere i vari segnali di interdizione che ci sono in questi posti di blocco).

C'é poi la ricostruzione di un esercito americano alla sbando. Ragazzi che hanno paura, pieni di additivi per vincerla, coscienti di stare lì solo per sbaglio, per i soldi, per una guerra senza senso. Soldati che chiamano gli iracheni con spregio "negri del deserto", che saltano sulle mine e che ossessivamente filmano tutto con le loro web-cam. E' protagonista di questo Redacted, in cui non mancano la ricostruzione di raccapriccianti scene di orrore, i nuovi media, soprattutto lo destabilizzante Internet. Siti islamici che mostrano la decapitazione di soldati americani; siti occidentali dove gli stesi soldati in guerra mandano video delle loro gesta e siti infine dove le mogli dei soldato al fronte mandano messaggi accorati ai loro compagni.

Tra le scene più scioccanti, quella di un soldato americano a cui è stata mozzata la testa, poi depositata sul suo dorso, e quelle ovviamente dello stupro della ragazza irachena, rappresentato in tutti i particolari. Redacted sarà distribuito dalla Eagle Pictures nel 2008. Una curiosità, Brian De Palma aveva già raccontato uno stupro, sempre da parte di soldati americani ai danni di una ragazzina, durante la guerra in Vietnam. Il film si chiamava Vittime di guerra (1989) e fece scandalo, ma parlava comunque di una guerra finita. (ANSA). 

da ansa.it


Titolo: Taglia sugli assassini di Guido e Lucia
Post di: Admin su Settembre 01, 2007, 11:48:38
Proposta shock del presidente della Provincia Muraro, dopo la massiccia partecipazione alla fiaccolata: «Ogni trevigiano versi un euro»

Taglia sugli assassini di Guido e Lucia

Sabrina Tomè

Fortuna: «Incontrerò prefetto e Fojadelli per capire se servono pi‚ agenti»

Provincia apre un fondo cui si potrà versare i soldi tramite sms

E il procuratore veneto: fiducioso per le indagini 


TREVISO. «Una taglia per stanare gli assassini di Gorgo». L'ha proposta il presidente della Provincia Leonardo Muraro che ha chiesto a tutti i trevigiani il versamento di 1 euro. «Apriremo un conto corrente e stiamo contattando una compagnia telefonica come realizzare un servizio di sms, tramite il quale i cittadini possano versare direttamente i soldi, ha precisato Muraro. Il denaro sarà messo a disposizione della procura che «a suo insindacabile giudizio, potrà usarlo per ottenere nuove informazione e risolvere l'omicidio». Intanto il procuratore generale Ennio Fortuna ha annunciato ieri mattina un incontro con i prefetti del Veneto e con il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli per la riorganizzazione delle forze dell'ordine, invitando al contempo i trevigiani alla calma. Il magistrato ha garantito l'impegno per valutare la situazione dell'adeguatezza numerica delle forze dell'ordine e per arrivare a un loro eventuale potenziamento nell'ambito del territorio.

E' la risposta a quanto hanno chiesto i 3 mila tra cittadini e sindaci che mercoled ì sera hanno partecipato alla fiaccolata di Gorgo: la rabbia è più forte della paura hanno detto i manifestanti con i loro tazebao ma la sicurezza è un diritto. Che, appunto, le istituzioni sono tenute a garantire. Procuratore Fortuna, i sindaci e i cittadini l'altra sera a Gorgo hanno espresso coralmente rabbia per l'accaduto, chiedendo la rapida cattura degli assassini, più sicurezza e più giustizia. Cosa rispondono le istituzioni? «Quello che è successo a Gorgo al Monticano sconvolge la gente, io stesso sono piuttosto preoccupato. Ma sono anche fiducioso che si arrivi alla soluzione del caso. E ai cittadini assicuro una cosa: faremo tutto il possibile». E' ottimista, dunque? L'ottimismo sarebbe scriteriato perchè la situazione è difficile. Ma non disperata. No, non sono ottimista, sono fiducioso perchè si sta davvero facendo tutto il possibile e, lo garantisco alla gente, continueramento a farlo». La fiducia, oltre che dall'impegno profuso da investigatori e inquirenti impegnati nella soluzione del delitto, nasce da qualche elemento nuovo e concreto nelle indagini? «Il quadro della rapina è piuttosto chiaro. Ora bisogner à vedere se si è trattato di professionisti o invece di balordi. Nel primo caso, probabilmente, le indagini sarebbero più facili.

A far pensare a dei professionisti c'è però il fatto che abbiano lasciato poche tracce». Ci sarebbe il sangue, una traccia importante. «Ci sono diversi elementi importanti e che riteniamo positvi. E c'è chi può aver visto qualche cosa e non si è reso conto dell'importanza di ciò che aveva davanti agli occhi. Per questo invito tutti a ripensare a quei giorni e ad aiutare le forze dell'ordine». I trevigiani vi hanno chiesto l'altra sera di catturare al più presto gli assassini di Gorgo, ma vi hanno chiesto anche più sicurezza in generale. «Treviso non ha particolari problemi di sicurezza: la provincia più colpita in Veneto dalla criminalità semmai è Padova. Invito pertanto i cittadini a restare calmi: i dati non sono particolarmente preoccupanti. Dal punto di vista del controllo del territorio, la situazione è discreta. Comunque intendo fare un controllo con i prefetti per capire se le forze di polizia a Treviso sono in condizioni di inadeguatezza. Non mi risulta che ci sia una situazione negativa però, appunto, faremo una verifica. Mi vedrà anche con il procuratore Antonio Fojadelli per fare il punto ». Gli amministratori trevigiani di colore politico diverso hanno chiesto un potenziamento delle forze dell'ordine sostenendo appunto che l'organico è ben al di sotto rispetto alla media nazionale. «E' sbagliato pensare che il problema si risolva semplicemente con il numero: aumentando quello degli uomini in dotazione alle forze dell'ordine. Il controllo del territorio è importante, ma è anche questione di organizzazione e di intelligenza. Comunque, ripeto, ci sarà un incontro con i prefetti e con il procuratore di Treviso proprio per affrontare questa situazione».

(31 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Don Sante «Resto qui e fondo una nuova Chiesa»
Post di: Admin su Settembre 01, 2007, 11:57:45
Don Sante non ubbidisce nemmeno al diktat numero 2 di monsignor Mattiazzo.

Piange disperato, chiede contributi e fissa nuovi incontri

«Resto qui e fondo una nuova Chiesa»

Gianni Biasetto


Al secondo comunicato della Curia si dimostra più docile: «Dichiarazione più ragionevole»  ABANO. Don Sante resiste. Il prete-papà non ha ubbidito nemmeno al nuovo diktat di monsignor Antonio Mattiazzo, di rassegnare le dimissioni dall’ufficio di parroco di Monterosso entro le 10 di ieri mattina. Anzi, va giù duro contro quella missiva del Vescovo di mercoledì pomeriggio, che gli chiede di andarsene, sostenendo di vederlo sempre più avvolto nelle tenebre con atteggiamenti che sarebbero tipici del demonio. E dichiara addirittura di essere pronto a «fondare» una nuova chiesa.

Ha già individuato il nome, «Chiesa cattolica dei peccatori», e attivato in fretta e furia all’alba di ieri, con l’aiuto dei ragazzi, della parrocchia un sito Internet (www.chiesacattolicadeipeccatori.it) e aperto il conto corrente bancario n. 000040955014 presso la filiale UniCredit Banca di Treponti di Teolo (Abi 02008, Cab 62920). «Quello di “Chiesa cattolica dei peccatori” è un nome che non mi soddisfa molto - ha detto il parroco nel corso della conferenza stampa di ieri in patronato - La Chiesa dei giusti, del resto, c’è già, ma non ci piace affatto».

Poi, ha invitato i fedeli a recarsi numerosi, poco prima delle 11 di domenica prossima, di fronte alle loro chiese, di mettersi in cerchio sul piazzale e di recitare il «Padre nostro». E’ visibilmente scosso don Sante quando si presenta di fronte alla schiera di giornalisti per leggere la lettera di risposta al Vescovo che lo ha definito un prete indemoniato. «Stanotte e stamattina ho pianto a dirotto, questa lettera mi ha piegato in due. Ora la mia vita è abbreviata», attacca. Durante la lettura della sua risposta a Mattiazzo, parla con un nodo alla gola. Ha bisogno di parecchie pause per potere andare avanti. Piange per due volte, soprattutto quando verso la fine della lettera pronuncia le parole «donna e bambino che amo, siate forti con me». Terminato l’incontro si rinchiude in canonica. Distrutto sia fisicamente che moralmente. Nel pomeriggio gli è stato letto il nuovo comunicato firmato dalla Diocesi e affidato al cancelliere vescovile don Tiziano Vanzetto. Lo stesso prelato che era tra i fedeli nella chiesa stipata di Monterosso, in veste di «controllore», alla celebrazione del patrono San Bartolomeo. «Quelle lette dal Cancelliere non sono le parole del Vescovo - commenta don Sante - Comunque è una dichiarazione ragionevole.

Quelle parole mi stanno bene, sono sicuramente diverse da quelle contenute nella lettera firmata da monsignor Mattiazzo che mi è stata recapita mercoledì in canonica». Don Sante, pur ribadendo la sua intenzione di non dimettersi da parroco, fa sapere che non ci sarà bisogno di scomodare i carabinieri per rimuoverlo dalla comunità di Monterosso. Come previsto nel caso in cui il Vescovo emani un decreto di sospensione e di privazione dell’ufficio di parroco, dichiarando la parrocchia vacante. «Me ne andrò quando sarà opportuno - sbotta - Intanto intendo spiegare la verità sulla vicenda legata al terreno della parrocchia». Don Sante lo farà lunedì nel corso di un nuovo incontro con i «media». E un’altra puntata della don Sante-story è fissata per martedì 4 settembre quando il parroco incontrerà la comunità per programmare il suo futuro. Sabato mattina, intanto, il sacerdote-ribelle sarà a Roma, ospite di un «talk show» della Rai.

(31 agosto 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Asini sulla strada, nella notte (ubriachi?).
Post di: Admin su Settembre 02, 2007, 03:36:37
Domenica, 2 Settembre 2007
 
 
Asiago/Gallio

(L.P.)Momenti di paura l'altra notte a Gallio, attorno alle 2.30, a causa di una decina di asini che, scorrazzando liberi, hanno invaso la provinciale Camona che collega il centro galliese con Asiago, all'altezza dell'hotel Lepre Bianca.

A dare l'allarme un automobilista che dirigendosi verso il capoluogo altopianese ha evitato per un soffio un animale comparso all'improvviso a lato della strada.

I vigili del fuoco di Asiago hanno faticato per prendere e calmare gli animali. Alla fine gli asini - nove quelli recuperati dai pompieri, ma non è escluso che nel frattempo qualche altro possa essere scappato - sono stati dirottati all'interno di un pascolo in località Ferragh.

L'intervento è durato complessivamente un'ora e mezza, durante il quale alcuni vigili del fuoco hanno segnalato agli automobilisti la situazione e l'esigenza di fare grande attenzione.
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Dal Molin: vince la protesta, sospesi i lavori
Post di: Admin su Novembre 09, 2007, 11:11:11
Dal Molin: vince la protesta, sospesi i lavori

Luigina D'Emilio


«Questa è solo la prima vittoria!»: così risponde il movimento No da Molin al ritiro della ditta vincitrice dell'appalto per la bonifica dell'area. L'Abc di Firenze, questo il nome della società, aveva aperto i cantieri alle 4.30 del mattino del 17 ottobre scorso con il compito di risanare 400 mila metri quadrati di terreno destinati ad accogliere il nuovo insediamento militare.

Ma nulla da fare, i cittadini di Vicenza non hanno mollato e dopo tre giorni di presidi e l'annuncio di una manifestazione di protesta davanti alla sede dell'azienda toscana, è arrivata la notizia: «Noi ce ne andiamo, non ci sono le condizioni per andare avanti». Queste le parole pronunciate da Gianfranco Mela, titolare della società che smantellando il cantiere ha rinunciato ad un compenso di 2,2 milioni di euro per un lavoro della durata di nove mesi. Tanto avrebbe fruttato il contratto firmato con le forze armate americane, vinto in associazione temporanea d'impresa con l'azienda Strago di Portici.

«Smobilitiamo il cantiere e ritiriamo le quindici persone impegnate sul posto, anche se non capisco perché se la prendono con noi che interveniamo solo per ripulire e mettere in sicurezza un'area - interviene Mela - non ero preparato ad affrontare delle contestazioni così forti né qui, né nella sede di Firenze dove un nutrito gruppo di persone è venuto a manifestare.

I festeggiamenti, intanto continuano così come l'entusiasmo di chi ha dimostrato che una lotta pacifica e costante può ottenere dei risultati. A parlare è Cinzia Bottene, portavoce del presidio permanente contro il Dal Molin che, assieme agli altri manifestanti, chiede di trasformare la zona in un parco pubblico. «Il movimento vicentino - spiega la Bottene - è stato capace di impedire pacificamente l'accesso all'aeroporto a coloro che avrebbero dovuto realizzare la bonifica e ha dimostrato anche una forza politica perché, in poche ore, abbiamo ricevuto la solidarietà di tante città italiane». Secondo i No dal Molin, infatti, «fermare la realizzazione della nuova installazione militare è possibile, a Vicenza siamo sempre più determinati a raggiungere questo obiettivo».

Il blocco dei lavori era cominciato tre giorni fa con un episodio controverso: un manifestante, come riferito da lui stesso e da altri testimoni, era stato investito da un'auto guidata da un militare italiano che voleva entrare nel cantiere. Il manifestante, Francesco Pavin, un giovane no global, era finito all'ospedale per un trauma alle vertebre cervicali: sull'accaduto è in corso ora un'inchiesta.

La querelle si trascina da mesi e ha investito anche il governo che ha deciso di nominare un commissario, Paolo Costa, che segua tutto l'iter dei lavori. Costa, però, ha già fatto sapere di voler andare avanti secondo il progetto e che le decisioni spettano solo al governo.

Ma i movimenti insistono: «Noi non ci fermeremo davanti a niente, oggi abbiamo vinto una battaglia, non la guerra, ma chiunque provi a portare avanti i lavori avrà la stessa risposta dell'Abc. Qualsiasi società in tutta Italia sarà ostacolata non solo da noi, ma anche da chi continua a sostenerci dimostrandoci solidarietà. Il presidio continua».


Pubblicato il: 09.11.07
Modificato il: 09.11.07 alle ore 19.18   
© l'Unità.


Titolo: Lo spot del badante, la salute della concia
Post di: Admin su Dicembre 19, 2007, 11:27:06
DIARIO 

Lo spot del badante, la salute della concia 
 
 
19 dicembre 2007

Investire in pubblicità è un obbligo anche per"Filippo", che in realtà non si chiama così, ma ha davvero 60 anni e vive in un centro dell'Alto Vicentino. Per la precisione, Filippo ha sborsato 3 euro e 69 centesimi per ogni timbro applicato dall'Ufficio Pubblicità del Comune di Vicenza agli avvisi di cui ha cosparso il capoluogo. Foglietti dove si offre come addetto alle pulizie, badante, collaboratore domestico multiservice. Chi è interessato chiama al numero di cellulare a cui, chiedendo, racconta questa storia: «Ho lavorato in ospedale fino a otto anni fa, quando ho deciso di mettermi in pensione a causa di gravi problemi di salute. Adesso sto meglio, ma mi ritrovo con 800 euro al mese per me, mia moglie che fa la casalinga, e tre figli che studiano. Ecco perché cerco lavoro, solo che il paese è piccolo, per cui sono venuto in città e ho pagato la tassa d'affissione. Sono abituato a comportarmi onestamente, e sono disposto a prendere quattro euro al mese pur di trovare qualcosa da fare».

Dieci foglietti equivalgono a una giornata di lavoro di Filippo, non poco come budget pubblicitario per l'azienda individuale che si propone di avviare, affrontando la concorrenza di una manodopera extracomunitaria con cui condivide l'appartenenza alla crescente fascia povera di chi oggi vive in Italia.

Molti degli stranieri giunti nel Vicentino hanno trovato posto nell'industria della concia, dove sempre meno italiani accettano di lavorare come operai. Alcuni di questi immigrati hanno fatto una carriera tale da diventare imprenditori all'interno di un settore che, confronto ad altri, continua a "tirare".

Lo certificano i risultati di un'indagine svolta da Giada, l'agenzia che, con il coordinamento della Provincia di Vicenza, si occupa di tutelare l'ecosistema nel distretto conciario della valle del Chiampo: secondo questi dati, raccolti in collaborazione con l'Arpav, fra il 1996 e il 2006 i metri quadri di pelli prodotti sono passati da 126 a 165 milioni, mentre nello stesso periodo l'uso dei solventi usati dalle ditte è calato da 18 a 7 milioni.

Svolgendo questo servizio di controllo, l'agenzia Giada ha appena ricevuto la certificazione Emas da parte del ministero dell'ambiente.

Stefano Ferrio
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Federalismo, Veneto e Lombardia in fuga
Post di: Admin su Dicembre 20, 2007, 10:00:18
Le due regioni mettono sul tavolo un poker di proposte

Federalismo, Veneto e Lombardia in fuga

Intanto il consiglio dà mandato al presidente di negoziare l’autonomia con il governo


Il parlamento del Ferro-Fini chiede per la Regione competenze legislative e amministrative su 14 materie  VENEZIA. Federalismo ed autonomia, è partita la carica. Ombelico della rivolta del Nord, il Veneto che ieri ha vissuto una giornata di sintesi nella battaglia contro il centralismo romano. Da un lato la saldatura definitiva dell’asse con la Lombardia, con un patto politico per accelerare il federalismo, dall’altro la nascita della commissione per l’intesa con Trento per lo sviluppo dei comuni di confine e la costituzione dell’Euroregione con Friuli, Carinzia, Slovenia, Croazia e contea d’Istria. Su tutto, il mandato del consiglio a Galan per negoziare con il governo l’autonomia.
Autonomia. La lunga giornata per l’autonomia - che prevede competenze legislative e amministrative su 14 materie - si conclude con il governatore che sul filo dei tg della sera riceve quasi umilmente il mandato del parlamento veneto di bussare alle porte del governo per chiedere per il Veneto l’autonomia (l’ormai noto terzo comma dell’articolo 116). «Vado a Roma con il massimo della fiducia - sostiene Giancarlo Galan (nella foto con Roberto Formigoni) - conscio della durezza del compito e della responsabilità di cui mi avete caricato. Condizione in cui, per altro, nella vita ho dato il meglio di quel poco che so fare». I consiglieri veneti benedicono quindi (53 voti a favore, astenuti i Comunisti italiani, contraria Rifondazione) questo nuovo - e concreto - capitolo sull’autonomia, non senza qualche polemica da parte della Lega che si sente un po’ defraudata da una scena che geneticamente reputa sua: «Piuttosto che niente è meglio piuttosto - l’intervento di Gianpaolo Bottacin - ma serve molto di più: bisogna invertire il processo e questo avverrà quando saranno le regioni a dare parte del denaro allo Stato per le “spese di condominio” e non viceversa».
Federalismo. Se è vero che l’unione fa la forza, certo l’alleanza tra Veneto e Lombardia - rilevata anche dal settimanale “Tempi” - impone un peso specifico non trascurabile alla battaglia per il federalismo. Il patto politico Galan-Formigoni - ma aperto ad altre audaci realtà - sarebbe frutto di chiacchiere di lungo periodo dopo la brezzolina gelida di qualche mese fa. In sostanza, i due governatori affermano di voler raccogliere il messaggio del presidente della Repubblica di andare avanti con il federalismo fiscale. Ed ecco, per punti, l’agenda a quattro mani per avviare un dialogo serio con il governo. Quattro i nodi salienti: Lombardia e Veneto accettano la sfida di diventare regioni a statuto speciale. Non solo: la proposta è di arrivare ad assumersi una quota del debito nazionale in sede di contrattazione.
 La seconda proposta riguarda il tema della sicurezza e la richiesta - ferme restando le leggi nazionali in vigore - di nominare un commissario governativo che insieme ai due presidenti si occupi di implementare e gestire con rapidità ed efficacia le risposte ai problemi della sicurezza in Lombardia e Veneto. E ancora: «Chiediamo di prendere in gestione a livello regionale le articolazioni dello Stato sul territorio - sostiene Formigoni - come demanio, beni architettonici e paesaggistici. Lo Stato lasci alle Regioni che hanno già dato prova di efficienza e razionalità il compito di valorizzare questo patrimonio. Noi siamo pronti a gestire anche sovrintendenze e Agenzia nazionale delle entrate - che ad oggi si dimostrano spesso incapaci di stabilire un rapporto positivo col cittadino - e di renderle attive. Lo Stato, ovviamente, rimane proprietario. Inoltre Galan propone di mobilitare i cittadini con un referendum consultivo che acceleri l’iter legislativo sul federalismo fiscale. «Attenzione: noi vogliamo un federalismo solidale, non il secessionismo» sostiene il governatore del Veneto pronto a riproporre al collega anche la questione aeroportuale quando si sarà chiarita la posizione di Alitalia «Ma siccome di questo non c’è traccia in Finanziaria, abbiamo deciso di muoverci perché siamo stanchi di dover sopportare l’ingiustizia di questa “sottrazione” di ricchezza».
Euroregione. Prevede la costituzione di un gruppo di cooperazione territoriale europea che rimodella i confini in maniera ancora più politica rispetto al generale processo d’integrazione europea. Nell’ambito dell’Euroregione i singoli territori scelgono come e con chi fondersi e realizzare grandi progetti in comune.

(19 dicembre 2007)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Oggi i musulmani cacciati da Treviso pregheranno a Villorba...
Post di: Admin su Dicembre 29, 2007, 09:53:59
Gentilini non li vuole, la Scattolon li accoglie: «Lavoriamo insieme per l’integrazione».

Serena: «Cosa hanno fatto i Comuni di centrosinistra?»

Preghiera nel tendone della Pro Loco

Alessandro Zago


Oggi i musulmani cacciati da Treviso pregheranno sotto il tendone della Pro Loco di Villorba.

La struttura, allestita per la festa di Capodanno, è stata messa a disposizione dall’amministrazione comunale del sindaco Liviana Scattolon, leghista come Gentilini ma evidentemente dalle vedute più aperte. L’accordo è stato raggiunto ieri sera, alla fine di un incontro con l’imam Youssef Tadil. Su esplicita richiesta del Comune e «in onore dell’integrazione», gli islamici pregheranno anche in italiano.

 Preghiera musulmana: il leghista Giancarlo Gentilini la vieta a Treviso, la leghista Liviana Scattolon la ospita a Villorba.

E perdipiù sotto il tendone della Pro Loco: sarebbe come se lo sceriffo Gentilini mettesse a disposizione degli islamici Prato della Fiera, teatro delle feste padane e del panevìn. Un gesto forte di apertura, quello della giunta di Villorba. Anche se, di fatto, durerà solo per oggi: i musulmani infatti pregheranno sotto il tendone che la Pro Loco ha tirato su per la festa di capodanno e che quindi, tra mercoledì e giovedì, verrà smantellato. E si tornerà punto e a capo. Ma il segnale è comunque importante: la libertà di culto è un diritto per tutti.

Tanto più che il Comune di Villorba, prima di trovare una sistemazione provvisoria agli islamici, ha dovuto fare invano il giro delle associazioni comunali, che hanno declinato l’invito a mettere a disposizione un locale. «Ma ora vogliamo che anche gli altri Comuni dell’hinterland facciano la loro parte - dice il presidente del consiglio comunale di Villorba Marco Serena - Ci tengo a sottolineare che abbiamo dato un posto agli islamici mentre i Comuni guidati dal centrosinistra non hanno alzato un dito per aiutarli». «Per nostro espresso desiderio - dice il sindaco Liviana Scattolon - gli islamici pregheranno anche in italiano, in segno di integrazione».

Islamici che erano stati costretti a lasciare gli impianti sportivi di Bepi Zambon, in via Medaglie d’Oro a Treviso, a causa degli strali del vicesindaco Giancarlo Gentilini e di altri big della Lega. Anche la preghiera di ripiego nel parcheggio di Zambon era stata contestata dal Carroccio di Treviso. Vista la mala parata, i musulmani avevano deciso di tornare da oggi a Villorba, nel loro capannone-moschea del Centro Grossisti, chiuso da un paio d’anni dopo una diffida della stessa Scattolon, che aveva vietato la preghiera nel locale impugnando la differente destinazione commerciale. Ne nacque una causa legale ancora in corso.

Nell’attesa, Tadil e i musulmani oggi, come ogni venerdì, erano pronti a pregare nel parcheggio esterno del capannone, anch’esso di loro proprietà. Formalmente, nessuno li avrebbe potuti fermare. Ma la Scattolon non ha voluto si ripetesse quanto successo al parcheggio di Zambon: gente costretta a pregare al freddo, in uno spazio indegno. Ieri c’è stato un confronto in municipio fra Tadil, il sindaco Liviana Scattolon e il presidente del consiglio comunale Marco Serena. Il tutto «all’insegna dell’integrazione e del rispetto reciproco». Una bella differenza rispetto al muro di Gentilini: lo sceriffo ha detto che la preghiera islamica in città era «un tumore» da estirpare prima che diventasse metastasi. Una uscita che ha indignato la comuntà islamica d’Italia e l’Onu.

da espresso.repubblica.it


Titolo: GIUSEPPE CAPORALE - Esame di italiano per la cittadinanza
Post di: Admin su Gennaio 01, 2008, 12:06:27
CRONACA

"Interrogata" dal sindaco prima di ricevere la cittadinanza, ottenuta dal ministero

Il sindaco-professore: "necessario, molti stranieri non conoscono la nostra lingua"

Moglie colombiana per il leghista

Esame di italiano per la cittadinanza

Il marito-assessore: "Nessun problema, mia moglie parla veneto"

di GIUSEPPE CAPORALE


TEOLO (PADOVA) - La moglie dell'assessore leghista? Colombiana. Ma da ieri, italiana. Ha ottenuto la cittadinanza, a Teolo, piccolo comune veneto, dopo però aver superato un esame. Sì, un vero e proprio esame d'italiano. Sulla lingua e sulla storia del veneto. Tenuta dal sindaco. Solo così la moglie dell'assessore della Provincia di Padova (con delega all'Identità Veneta) Flavio Manzolini ha ottenuto, la cittadinanza italiana.

Macea Ledis Del Carmen Martinez, arrivata in Italia dalla Colombia 10 anni fa e da 7 anni sposata con l'assessore leghista, ha superato "l'esame" del sindaco di Teolo Lino Ravazzolo.

Da due mesi, con una ordinanza, il primo cittadino, ha deciso di introdurre un colloquio/test prima di concedere la cittadinanza agli stranieri. E anche ieri, l'iter ha visto un faccia a faccia a porte chiuse tra il sindaco e l'aspirante cittadina italiana: un anticipo al giuramento sulla costituzione e sullo Stato.

"Sono sempre felice di concedere la cittadinanza a chi ha realmente voglia di diventare italiano - ha spiegato Ravazzolo - ma anche in questo caso è emerso che la Prefettura non ha mai svolto quel colloquio che dovrebbe tenere per legge all'atto della presentazione della richiesta di cittadinanza. Proprio per questo io continuerò la mia battaglia perché, come sindaco, non posso essere un semplice cerimoniere che mette una firma e basta".

E lo stesso Manzolini, il marito, ha applaudito all'esamino di italiano introdotto dal sindaco di Teolo. Anzi, ha rilanciato. "È un'ottima idea - ha spiegato - mi auguro che possa essere un preludio ad un giuramento magari anche sulla bandiera di San Marco. Perché no? Magari un giorno non troppo distante il giuramento potrebbe essere recitato in lingua veneta".

"Mi sembra un'ottima idea l'esame introdotto da Ravazzolo - ha rilanciato l'assessore leghista- anzi, dovrebbe essere un esame di veneto. Quando un immigrato arriva in Italia prima di imparare l'italiano impara il veneto, e così è stato anche per mia moglie che parla perfettamente questa lingua, che, ricordiamo, non è un dialetto".

(30 dicembre 2007)

da repubblica.it


Titolo: Renzo Mazzaro - Galan a Prodi: «Non possumus»
Post di: Admin su Gennaio 15, 2008, 12:24:00
Ragioni politiche ma anche tecniche per il gran rifiuto: il sistema regionale si regge sulla raccolta urbana differenziata, non indistinta

Galan a Prodi: «Non possumus»

Renzo Mazzaro

«Il Veneto potrebbe ricevere solo una quantità pari ad una giornata»

Immediate reazioni da Roma dei Verdi: «Contro la camorra siamo sempre stati in prima linea» 


VENEZIA. Stavolta ha ragione da vendere, anche se nessuno gliela compra, Giancarlo Galan a dire no ai rifiuti della Campania.
Un no lanciato d’impulso nei giorni scorsi e ripetuto ieri dopo l’intemerata di Prodi che da Malta minacciava le Regioni: «Voglio vedere chi non ci farà passare». Per andare dove, signor presidente del consiglio? I rifiuti della Campania sono indifferenziati, sono scoasse non trattate: «Potremmo ricevere una quantità di rifiuti pari ad una giornata di raccolta» scrive Galan.

«Se dovessimo importare nel Veneto per giorni e giorni i rifiuti indifferenziati da Napoli e dalla Campania il nostro sistema andrebbe in crisi.
Questo è il motivo tecnico. Il nostro no politico - continua Galan - si basa invece sul fatto che non si può essere solidali con lo sfascio provocato da pubblici governanti. Ribadisco la nostra richiesta di dimissioni immediate per Bassolino e Pecoraro Scanio. Sarebbe un gesto - qui Galan forza il ragionamento - che segnalerebbe alla camorra un cambio di rotta per quanto riguarda la politica e le istituzioni pubbliche, chiamate in causa da una così dolorosa tragedia».

Il collegamento diretto camorra-Bassolino-Pecoraro scatena reazioni immediate: «Al governatore del Veneto ricordo che i Verdi e il ministro Alfonso Pecoraro Scanio sono da sempre, e saranno sempre, in prima linea per combattere la camorra», fa sapere Tommaso Pellegrino, componente della commissione bicamerale antimafia. E naturalmente verde. Tanto di cappello, ma abbiamo preso il largo dai rifiuti.

Noi invece vogliamo stare al tema: perché Romano Prodi insieme alla disponibilità delle Regioni non chiede anche le dimissioni di Pecoraro Scanio, che fa parte del suo governo e ha responsabilità precise nel disastro? O gli sono bastate le dimissioni del commissario straordinario Guido Bertolaso, provocate da Pecoraro? Non lo dice (solo) il centrodestra ma il presidente della commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci: «Bertolaso aveva un’idea chiara di come affrontare la situazione. Voleva aprire la discarica di Serre. Non si è fatto per l’opposizione di Pecoraro Scanio, come al solito». E dopo il no a Serre, oggi Pecoraro dice sì a Pianura, sito da aprire a mano armata, benché anch’esso in area protetta: questa la linearità del ministro dell’Ambiente «che non ha competenze sui rifiuti», come va dicendo in tutte le interviste, l’ultima il 9 gennaio ad Alberto Statera su Repubblica. Per avere un’idea di chi sia e come ragioni Bertolaso, consigliamo invece di ascoltare l’intervista data a Repubblica-Radio il 5 aprile dell’anno scorso (www.kataweb.it). Sono anni che in Campania la gente incendia rifiuti e vive in una emergenza continua, anche se il resto d’Italia e del mondo, compreso Berlusconi dalla sua villa di Antigua nei Caraibi, l’hanno scoperto solo adesso.

Responsabilità pubblicamente assunte dal presidente Antonio Bassolino nella trasmissione Porta a Porta del 7 gennaio. Ma senza alcuna voglia di dimettersi.
Anche perché c’è sempre la variabile logistica a cui appoggiarsi: camorra a parte, la Campania è una regione inflazionata di commissari, cui delegare tutto senza risolvere nulla. C’è il commissario contro il traffico e l’emergenza parcheggi a Napoli; il commissario per l’alluvione di Sarno e Quindici, che va aggiungersi al pre-esistente commissario per il risanamento della foce del Sarno; il commissario per il rispristino dei fondali di Baia; il commissario per il dissesto idrogeologico e del sottosuolo; il commissario per gli insediamenti delle comunità dei nomadi. Fino all’ultimo, appena insediato da Bassolino: il commissario straordinario alle bufale (!), come racconta l’Espresso di questa settimana, con un ufficio di 20 dipendenti, una dotazione di 66 milioni e la mission di salvare gli animali dalla brucellosi. Al posto di Giancarlo Galan manderemmo al collega Bassolino un paniere di prodotti tipici veneti, in una scatola con la riproduzione dell’inceneritore di Fusina, costruito in 12 mesi, mentre quello di Acerra, iniziato nel 1998, sarà completato forse a fine 2008. Un confronto magistrale riportato sul Corriere della sera da Gian Antonio Stella il 22 dicembre scorso.

Dice Stella che il presidente Bassolino, letto l’articolo, l’ha inserito nel suo sito commentando: «Il giornalista ha ragione» (!).

Ma il Veneto che irride all’inceneritore di Acerra, dovrebbe ricordarsi dei termovalorizzatori di Treviso, che il presidente degli industriali Andrea Tomat ha coraggiosamente e inutilmente proposto, a rischio di linciaggio mediatico, potendo contare sul bell’appoggio di una classe politica (non solo la Lega di Giampaolo Gobbo) che prima lo sostiene e poi lo molla a metà del guado. Sui rifiuti è meglio non fare la gara a lanciare la prima pietra. Meglio ancora fondare i discorsi sulla conoscenza dei fatti.

Il no tecnico di Galan a Prodi si basa sulla situazione illustratagli ieri mattina da Roberto Casarin, segretario regionale al territorio.
Parliamo di rifiuti urbani, non speciali cioè tossici. Il sistema regionale si basa su tre capisaldi: 1) raccolta differenziata, 2) discariche, 3) termovalorizzatori. Il Veneto pratica la raccolta differenziata al 49%, dato 2005-06, di gran lunga superiore all’obiettivo del 35% posto dalla legge Ronchi 22/97. Il rifiuto è comunque sempre trattato. I termovalorizzatori, di competenza regionale, sono quattro: tre funzionanti a Venezia, Padova e Schio, uno in fase di ristrutturazione a Verona. Le discariche, di competenza delle Province, sono 17: una in via di esaurimento a Legnago, una tattica a Sant’Urbano (per le emergenze), una bloccata dal magistrato a Pescantina. Le province di Treviso e di Belluno sono completamente prive. I rispettivi presidenti, Muraro e Sergio Reolon, sono in lite con Venezia che cerca di imporle. Il sistema è tarato sul fabbisogno veneto. Gianni Teardo, responsabile degli impianti di Fusina, stima che per bruciare i rifiuti prodotti in una giornata dalla Campania, supposto che sia possibile trattarli, servirebbero 3 mesi.

(14 gennaio 2008)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Francesco Patanè - Boom di consumi nel 2007 in Veneto
Post di: Admin su Gennaio 17, 2008, 03:24:16
Solo l’1% non riesce a rimborsare il prestito

A Padova record di acquisto di moto e mobili

A Belluno vola il mercato degli elettrodomestici

Boom di consumi nel 2007 in Veneto

Francesco Patanè


Spesi sei miliardi di euro in beni durevoli. Il 65% finisce in auto 


PADOVA. Nel 2007 il 43% dei veneti ha acquistato a credito, almeno una volta. Di questi, solo l’1% non è riuscito a tenere il passo delle rate.
Nel 2007 l’economia veneta è cresciuta con un tasso superiore a quello nazionale. Sono aumentati anche i consumi ma ad un ritmo inferiore al resto della penisola (+3,3% contro il +3,7% del dato italiano). Una flessione nella crescita considerata fisiologica dall’osservatorio Findomestic dato l’alto livello di partenza.
Nel 2007 infatti in Veneto la spesa per beni durevoli è stata il 7,3% del totale dei consumi regionali per una cifra che sfiora i sei miliardi di euro. Il reddito medio pro capite del Veneto è superiore del 6,7% rispetto al dato nazionale (18.906 euro).
Il primato nei durevoli spetta al settore automobilistico (+6,3%) per complessivi 2,5 miliardi di euro. Significativo anche l’andamento del comparto elettrodomestici bianchi e piccoli (+8,2%). Padova detiene il primato regionale per l’acquisto di motoveicoli (45 milioni di euro) e di mobili (218 milioni di euro). A Verona spetta il record per l’acquisto di automobili (1.460 euro di spesa per famiglia). Belluno si distingue per la spesa per elettrodomestici bianchi con il dato più elevato in Italia (268 euro in media per famiglia).
Questi i principali indicatori emersi ieri durante la presentazione della quattordicesima edizione dello studio sul consumo dei beni durevoli in Veneto.
Reddito pro capite. Osservando più nel dettaglio il reddito medio pro capite della regione Veneto, si nota una crescita del 3,2% pari a 18.906 euro, un valore superiore del 6,7% rispetto alla media nazionale (17.708 euro). La situazione del reddito nelle province venete si presenta piuttosto omogenea: la forbice regionale comprende il dato più elevato di Belluno (con 20.189 euro) e quello più basso di Treviso (17.922 euro); restano comunque nettamente superiori alla media nazionale i redditi delle province di Venezia (19.347 euro), Vicenza (19.137 euro) e Verona (19.032 euro). Le previsioni per il 2008 confermano il positivo trend di crescita del reddito pro capite veneto, che proseguirà secondo un ritmo costante di circa il 3,1% su base annua, per un valore che si dovrebbe collocare intorno ai 19.505 euro.
Consumi. Nel totale della spesa veneta per consumi del 2007, pari a 81,9 miliardi di euro, i beni durevoli rappresenta circa il 7,3%, per un ammontare di quasi 6 miliardi di euro: il dato mostra una crescita del 3,3% rispetto al 2006 con un incremento di quasi 200 milioni euro.
Se si analizza più in dettaglio il 2007, i consumatori veneti hanno mostrato una consistente preferenza per l’acquisto di automobili, che tra nuovo e usato, costituiscono quasi il 65% della spesa per beni durevoli (3.869 milioni di euro nel 2006), facendo segnare un incremento del 6,3% rispetto all’annata precedente. L’impennata del mercato automobilistico si spiega anche con la congiuntura favorevole creata dagli ecoincentivi fiscali. L’altro settore in forte aumento è quello degli elettrodomestici: in particolare quelli bianchi (ovvero di prima necessità) sono cresciuti dell’8,2%, toccando i 373 milioni di euro.
Il panorama circostante mostra inoltre segnali positivi per quanto concerne il mercato dei motoveicoli, che segnano una crescita pari al 3,3% nel 2007, per un valore complessivo di 191 milioni di euro. Altrettanto significativo è l’andamento del comparto mobili, che hanno visto un miglioramento annuale dell’1,6% rispetto al 2006 (per una spesa intorno ai 1.161 milioni di euro).
I dati provinciali. Nell’analisi delle singole province, Padova si dimostra in continua crescita sul fronte del reddito medio, pur non essendo nei primi posti nella classifica regionale: tra il 2006 e il 2007 il balzo è stato del +3,1% per un valore che si è attestato intorno ai 18.840 euro. Un trend che dovrebbe confermarsi anche nel 2008. Alla città del Santo spetta il primato nel comparto dei motoveicoli, che nel 2007 ha visto la vendita di 8.402 mezzi per un valore di 45 milioni di euro, (125 euro di spesa media familiare). Il positivo andamento della spesa per consumi delle famiglie padovane è confermato anche nel mercato degli acquisti per la casa: Padova infatti si colloca al primo posto regionale nel il settore dei mobili (218 milioni di euro di consumi complessivi, per un valore di spesa familiare di circa 608 euro).
Verona ha il primato della spesa media delle famiglie per l’acquisto di auto con 1.460 euro (+8,2%). Belluno ha il record di spesa media per famiglia di elettrodomestici bianchi e piccoli: 268 euro per un consumo complessivo di 25 milioni di euro. Venezia s’impone nel panorama regionale nell’acquisto di elettrodomestici bruni (ovvero quelli considerati di lusso), un settore dei durevoli che su base annua ha invece segnato una leggera flessione rispetto al 2006: nel capoluogo regionale la spesa media familiare ha raggiunto i 229 euro per un valore complessivo di 80 milioni di euro.

(16 gennaio 2008)

da espresso.repubblica.it


Titolo: ANNA SANDRI - La meglio gioventu' che vuole salvare la Serenissima
Post di: Admin su Gennaio 24, 2008, 09:43:13
24/1/2008 (7:34) - LA STORIA

La meglio gioventu' che vuole salvare la Serenissima
 
Il Leone di Venezia in piazza San Marco, simbolo della città
 
In campo la generazione dei quarantenni. "Vivere qui non è facile: facciamoci sentire"

ANNA SANDRI
VENEZIA


Vuoi vedere che c’è vita su Venezia? In questa strana città-bolla, che soffoca di turismo, annega di acqua alta e prova anche un leggero senso di nausea per via dell’odore di pizza al taglio e di hot dog che stagna tra le calli, la vita c’è davvero e ha la faccia rassicurante dei quarantenni. Si sono trovati un po’ per caso, in quella stagione della vita che fa da spartiacque, si sono guardati, riconosciuti e capiti. Se la vita c’è, perché non provare a renderla migliore? Era poco tempo fa, appena quattro mesi. Qualche intervento pubblicato sui quotidiani locali, uno che prende la parola a un incontro pubblico: le voci corrono, se siamo in tanti a pensarla così perché non ci uniamo?

Così da un gruppo di sette pionieri è nato il movimento 40xVenezia, si è costruita una piazza virtuale, con un sito ad accesso per iscrizione, ed è successo quello che non osavano nemmeno sperare. Un’intera generazione di veneziani di laguna, di terraferma, di andata (per necessità o per resa) e di ritorno (per fortuna o per nostalgia) si è ritrovata a fare squadra. Sono già più di trecento, e la città non può più far finta di niente: i quarantenni esistono, hanno idee, progetti, voglia di discutere e soprattutto di fare qualcosa concreto per la loro città.

Dentro ci sono tutti: il libraio e la giornalista, l’esperta di marketing e il gondoliere, il gestore di un bed & breakfast, la restauratrice, il fabbro, la nobildonna che soffia vetro, la mamma, l’avvocato, la grafica, il fotografo, il chirurgo e anche il docente universitario. C’è anche il parroco, don Natalino, classe 1961. Iscrizioni sono arrivate da Londra, e perfino dall’America, sono i veneziani che hanno fatto strada all'estero e che si buttano in Rete: «Se c’è qualcosa da fare, siamo qui». Tutti questi quarantenni fino all’altro ieri stavano a gestire il mestiere, il caro mutuo o affitto, la spesa che a Venezia è un Camel Trophy, i figli piccoli che crescerli qui è un addestramento da marine. Adesso si godono i vantaggi di una città senza auto, con pochi rischi, con tante opportunità per chi sa far lavorare il cervello e la fantasia. «Non siamo più giovani ma onestamente non siamo ancora vecchi - dice Martina Mian, curatrice di cataloghi per Marsilio editore e tra i fondatori del movimento -. E’ l’ora di darsi da fare per la città».

Come? Intanto individuando i problemi più urgenti e ipotizzando vie d’uscita praticabili. Tre temi per cominciare: la cultura del turismo, la mobilità, vivere a Venezia. Ognuno ci mette le proprie competenze: chi è avvocato spulcia i codici, chi è grafico immagina nuovi depliant per diversi percorsi, chi è gondoliere si mette d’impegno a salvare le tradizioni, quelle vere. Tavoli di lavoro, confronti, discussioni, molti contatti via web. Alla prima uscita pubblica, in Ateneo, è stato un trionfo: ad ascoltarli, mentre si parlava di Fondazione dei Musei, c’era gran pubblico ma c’erano soprattutto le istituzioni.

Qualcuno, tra i seniores di una città in rapido spopolamento si è già inalberato: «Facciano capire cosa hanno da dire, ma sappiano che i problemi li conosciamo già». Altri tentato di smontarli: «Solito sistema, staranno preparando una lista civica». «Ma quale lista civica - si arrabbia Martina Mian - tra di noi c’è gente di destra, di sinistra e di centro e per di più noi siamo una generazione che di politica ne ha sempre fatta poca. Non ci interessano le poltrone, ci interessa dare un futuro a questa città».

A ognuno il suo: al movimento il compito di produrre idee percorribili; agli amministratori che vorranno recepirli, il compito di trasformarle in azioni concrete. «Non siamo una lobby - precisa Shaul Bassi, docente universitario, tra i fondatori - siamo uniti solo dall’età». E Michela Scibilia, grafica, che a Venezia ha scelto di vivere e far nascere i due figli: «Non voglio più sentir dire a Cacciari che il futuro di Venezia è a Mestre. Il futuro di Venezia è a Venezia, e siamo anche noi».

da lastampa.it


Titolo: Toscani: «Polo del Nordest, la Regione latita»
Post di: Admin su Gennaio 24, 2008, 10:47:07
MULTIUTILITY: FUSIONE A OSTACOLI

Toscani: «Polo del Nordest, la Regione latita»

Matteo Marian

Il presidente di Confservizi chiama in causa palazzo Balbi: manca una strategia

Paniccia (AcegasAps) tira il freno a mano sull’aggregazione con Ascopiave 


PADOVA. Massimo Paniccia, presidente di AcegasAps, al «Sole-24 Ore» lo dice senza mezzi termini: «Il nostro titolo è troppo sottovalutato. A queste condizioni è difficile ragionare di un’aggregazione con Ascopiave». Ma se le multiutility coinvolte nel progetto di aggregazione nordestina, chi più chi meno, nicchiano, a chi tocca serrare le fila intorno a un processo da tutti giudicato indispensabile ma ancora al palo? «In questo momento manca una strategia generale: un vuoto che chiama in causa la politica».

Lamberto Toscani, presidente di Confservizi Veneto, la vede così. «In questo momento - sottolinea - manca un attore in grado di comporre i diversi interessi in campo. E rispetto ai diretti interessati, questo ruolo può svolgerlo solo la Regione. Tutti i soggetti coinvolti devono assumersi le proprie responsabilità, ma se ancora sussiste qualche residuo di campanilismo non può che essere la politica, in senso ampio e nobile, a farsi carico dei nodi da risolvere. I problemi, in un processo di questo tipo, sono molteplici, nessuno vuole minimizzare. Ma questi devono essere superati di slancio attraverso una strategia ben definita e che chiama in causa la Regione o Veneto Sviluppo che sia. Fin qui, purtroppo, questo spunto è mancato».

Dopo un (ri) avvio in grande stile, il processo di aggregazione ha dovuto fare i conti più con brusche frenate che con repentine accelerazioni. «Sia chiaro, non è mai troppo tardi - aggiunge Toscani -. Ma o ci rendiamo velocemente conto che un’aggregazione nordestina ha tutti i numeri per operare da protagonista in questo settore oppure ci penserà il mercato. Non vorrei che ci trovassimo a fare i conti con quanto è già accaduto nel settore bancario. Per questo dico che manca ancora una strategia, ambito nel quale è la politica, e quindi la Regione Veneto, che deve intervenire. Lo vuole fare attraverso Veneto Sviluppo? Benissimo, ma lo faccia. Noi siamo disposti a collaborare, perché crediamo fermamente in questo obiettivo. Ma è un peccato lasciare perdere tutto».

E nelle difficoltà, secondo Toscani, che il ruolo della Regione deve emergere. «L’interesse del progetto è talmente ampio che non può essere lasciato all’intuizione di qualche manager - dice -. Serve un terzo al di sopra delle parti che spinga in questa direzione. A me fa piacere che il mio amico Gildo Salton parli con Agsm, ma non può essere che un progetto di tale portata sia lasciato all’affinità di colore politico tra due parti».

Il fronte di pressione esterna, per altro, potrebbe presto allargarsi. Il risiko, nel resto d’Italia, sta per interessare anche il settore dei trasporti pubblici locali. Un dossier tra Milano (Atm) e Torino (Gtt) è già stato aperto. «Un progetto di aggregazione che interessa il Veneto centrale è già stato presentato 2-3 anni fa - spiega il presidente di Confservizi Veneto -. Ma se si crede nelle aggregazioni le gare vanno fatte il prima possibile». Invece, sempre per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, Confservizi Veneto - e di conseguenza le aziende associate (il 95% sono pubbliche) - è alle prese con un bilancio regionale (ancora, comunque, da approvare) che fa i conti con uno stanziamento dove mancano all’appello circa 12 milioni.

«Lo scorso anno siamo riusciti a far elevare il fondo regionale per il trasporto pubblico da 200 a 208 milioni - conclude Toscani -. L’assessore regionale ai Trasporti ci aveva assicurato che questo aumento era acquisito. Invece, dal bilancio 2008, abbiamo appreso che siamo tornati a 200 milioni. Inoltre, per quanto riguarda i fondi previsti per il contratto nazionale del comparto, oltre ai 10,4 milioni che lo Stato ha trasferito alla Regione mancano i 3,8 milioni che la giunta deve, in base all’accordo Stato-Regioni non perché lo dice Confservizi, mettere a disposizione».

(24 gennaio 2008)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Imprese Hi-Tech Veneto avaro di Sandro Mangiaterra
Post di: Admin su Febbraio 09, 2008, 05:49:26
RICERCA E SVILUPPO

Imprese Hi-Tech Veneto avaro

Sandro Mangiaterra


 Speriamo che dal mondo imprenditoriale non si levi subito il coro delle lamentazioni. Che non si cominci con il lungo elenco dei mali italiani: l’instabilità politica, il sistema-paese che non funziona, le tasse che frenano come un macigno la competitività, e via discorrendo. Per terminare con le rimostranze-giustificazioni riguardo alla politica monetaria internazionale, dal superdollaro alla rigidità della Banca centrale europea. Tutto verissimo. Ma il punto è un altro. Di fronte ai venti di crisi che soffiano dagli Stati Uniti, gli industriali, e quelli veneti in particolare, devono reagire. E siccome sanno perfettamente qual è il loro punto debole, conoscono anche i rimedi: la ricerca e l’innovazione sono le uniche cure da praticare. In dosi massicce. Per non arretrare davanti ai concorrenti e non perdere il terreno recuperato sui mercati esteri negli ultimi due anni. Per carità, non è affatto il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Parlare di rischio recessione è scorretto. Tuttavia, una brusca frenata dell’economia, quella purtroppo è già in atto. Lo confermano le previsioni di tutti i centri studi.
Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, nel 2008 la crescita del Pil si dimezzerà rispetto al 2007 e potrebbe fermarsi all’1 per cento (ancora a luglio il governatore Mario Draghi e gli uomini di Via Nazionale parlavano dell’1,7 per cento). Addirittura più pessimista appare Confindustria, che ipotizza una crescita del Paese inferiore al punto. Se queste sono le previsioni, appaiono del tutto logiche le preoccupazioni del sindacato. Mentre si apre, ed era ora, il dibattito sulla riforma della contrattazione (accordi decentrati, salari legati alla produttività), si prospetta contemporaneamente una dura stagione di vertenze, con ristrutturazioni, aumento del ricorso alla cassa integrazione, messa in mobilità di migliaia di addetti. Emblematica, in questo senso, la sortita dei giorni scorsi della Cigl di Treviso, che ha esaminato una per una le situazioni di difficoltà, arrivando a contare, nella sola Marca, 1.400 posti di lavoro a rischio. Sbagliato, da parte delle associazioni imprenditoriali, stizzirsi. E inutile guardare con orgoglio alle cifre dell’anno scorso. Certo, nel Veneto l’export è volato: i dati (provvisori) di Unioncamere indicano che siamo vicini a un ottimo più 10 per cento, al di sopra della media nazionale (attenzione, però, la Lombardia viaggia intorno al più 14 e l’Emilia Romagna al più 12 per cento). Un risultato che va ad aggiungersi a quello del 2006: più 7,8 per cento. Gli industriali del Nordest si sono dimostrati molto bravi, specie sullo scacchiere europeo (Russia compresa). Lo sono sempre stati e lo hanno confermato. Il fatto è che si deve già voltare pagina. Dopo una brevissima stagione positiva, occorre di nuovo rimboccarsi le maniche.
Come? Il nodo è sempre lo stesso: bisogna investire in ricerca, tecnologia, prodotti e servizi ad alto valore aggiunto. Provare in questo modo a rinforzare un’economia regionale e un tessuto industriale che senza dubbio non sono fragili, ma nemmeno solidissimi, proprio per la mancanza di una forte cultura dell’innovazione. E’ esattamente ciò che emerge da una recente indagine condotta dall’Università Bocconi di Milano attraverso il Certet (Centro di ricerca economica territoriale, dei trasporti e del turismo). Le spese complessive del Veneto in ricerca e sviluppo sono pari allo 0,6 per cento del Pil prodotto in regione, contro una media italiana dell’1,1 per cento e un’analoga spesa che in Lombardia è dell’1,2 per cento.
Ma il dato più allarmante è un altro: il Veneto investe in R&S 776 milioni di euro (tra amministrazioni pubbliche, Università e imprese), pari al 5 per cento degli investimenti globali in Italia (15,6 miliardi), mentre incide per il 9 per cento sul Pil nazionale; la Lombardia, giusto per fare un confronto, ha una spesa in R&S di 3,3 miliardi, corrispondente al 21,4 per cento del totale, con un peso sul Pil nazionale del 20,3 per cento. Ancora: gli addetti alla ricerca in Veneto sono poco più di 10 mila contro i 32 mila della Lombardia. La bilancia tecnologia, infine, vede il Veneto esportare beni e servizi hi-tech per soli 133 milioni di euro, una somma che scompare davanti ai pur modesti 1,9 miliardi della Lombardia.
«Nel Nordest» commenta Angela Airoldi, responsabile del Certet, «gli imprenditori sono impegnati soprattutto in quella che viene definita innovazione incrementale. Sono fortissimi, cioè, nel migliorare il prodotto esistente. Puntando sul valore aggiunto di stile e di design. Oppure, come nel caso della meccanica, perfezionando e adattando alle più svariate applicazioni tecnologie acquisite da fuori. Chiaro, poi c’è la straordinaria abilità nel saper vendere. Ma questa rimane una strategia di breve periodo. Ricordiamoci che anche Bisanzio, alla fine, è caduta».
Sì, gli industriali dovrebbero davvero farci una riflessione sopra. E cominciare, magari, a vedere come utilizzare gli incentivi previsti dalla Finanziaria per chi commissiona progetti di ricerca alle Università. Peccato che qui le cose vanno persino peggio. Uno studio promosso da Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e Fondazione Nord Est l’ha messo in evidenza a chiare lettere: «I rapporti di collaborazione tra imprese e Università in Veneto sono praticamente inesistenti»...

(08 febbraio 2008)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Vicenza: accordo tra Democratici, Sinistra arcobaleno, Italia dei valori,
Post di: Admin su Febbraio 17, 2008, 10:30:06
VERSO LE ELEZIONI

L’ex Unione torna compatta.

Siglato ieri l’accordo tra Democratici, Sinistra arcobaleno, Italia dei valori, Socialisti.

Fuori solo Rifondazione 

Pd e Sinistra insieme: appello per Variati 

A richiamare l’ex sindaco un gruppo di cittadini importanti.

Lui - diviso tra Roma e Vicenza - sembra sempre più deciso a puntare su Palazzo Trissino
 

L'alleanza tra i partiti dell'opposizione è stata sancita ieri: alle elezioni comunali di metà aprile le forze del centrosinistra si presenteranno unite per tentare di impedire al centrodestra la riconquista di Palazzo Trissino. Le manovre di avvicinamento iniziate alcune settimane fa e culminate con la recente "operazione-ascolto", cioè la due giorni di forum e incontri aperti a cittadini e associazionismo, hanno dato dunque i loro frutti e porteranno l'ex Unione a riproporsi compatta sulla scena politica nostrana. Questa la coalizione che verrà messa in campo per tentare di strappare la guida del Comune al centrodestra: Pd, Sinistra Arcobaleno, Vicenza Capoluogo, Italia dei Valori e Partito Socialista. Con un'incognita da chiarire a breve: Rifondazione Comunista, infatti, avrebbe più di qualche perplessità ad abbandonare il proprio simbolo. Se il Pd nazionale ha deciso di slegarsi dall'alleanza con la sinistra radicale, a livello locale è stato invece raggiunto un accordo amministrativo condiviso da tutti.

E trovata l'intesa sul programma, sottoscritto proprio nel pomeriggio di ieri, adesso rimane da decidere il candidato di coalizione che verrà scelto attraverso le primarie in calendario per il prossimo 2 marzo. Intanto, l'ex Unione festeggia l'unità ritrovata dopo la spaccatura delle scorse elezioni provinciali: «La nostra prima scommessa è vinta: abbiamo ascoltato la città, abbiamo confrontato le indicazioni ricevute con le nostre idee e abbiamo costruito e approvato un progetto per il governo di Vicenza. Quella che abbiamo siglato», dicono all'unisone i vertici dei partiti del centrosinistra, «è un'intesa basata su un progetto solido e chiaro.

Con questa intesa, e con questo progetto, avviamo la sfida più importante: restituire a Vicenza un ruolo da protagonista, e un futuro che le è stato negato in dieci anni di litigi, risse, spartizioni di potere». Sul piatto rimane ancora un nodo da sciogliere: cosa deciderà di fare il capogruppo regionale del Pd Achille Variati? Accetterà la candidatura a Roma o sceglierà di correre per la guida del Comune? Dalla sua risposta, che dovrebbe arrivare nel giro di qualche giorno e che pare propenda più per la corsa a sindaco, dipenderà con ogni probabilità anche il futuro dell'alleanza siglata ieri: la sua figura sarebbe considerata, infatti, come il collante indispensabile per far stare insieme l'Unione. A chiedere al capogruppo del Pd di rinunciare ad un posto in Parlamento a favore della poltronissima municipale c'è anche il gruppo "Cittadini per Variati" che si presenta così: «Siamo un gruppo di vicentini.
Apparteniamo a mondi diversi: quello dell'innovazione e della ricerca, dell'impresa, della rappresentanza dei lavori vecchi e nuovi, delle libere professioni, dell'arte e della cultura. Il nostro appello è rivolto ad Achille Variati: gli chiediamo di tornare ancora una volta a servire questa città e di candidarsi come sindaco alle prossime elezioni amministrative».

Roberta Labruna
 


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Vicenza



PER ACHILLE SINDACO 
Ecco chi ha firmato
 
 
Davide De Gaspari, commercialista; Giulio Vescovi, partigiano; Fernando Bandini, poeta; Paolo e Florence Marzotto, imprenditori;
Enrico Tuggia, associazionismo sociale; Lorenzo Bernardi, docente universitario; Gigi Costa, dirigente; Enrico Mastella, associazionismo sportivo;
Vitaliano Trevisan, scrittore e drammaturgo; Gianfranco Candiollo, giornalista; Paolo Mele, avvocato; Paolo Colla, imprenditore;
Vanni Poli, associazionismo sociale; Stefano Beretta, pubblicitario; Silvano Veronese, economista; Giuseppe Nardin, docente universitario;
Giancarlo Corò, docente universitario; Paolo Gurisatti, imprenditore e ricercatore; Pietro Guzzonato, direttore di negozio;
Umberto Nicolai, associazionismo sportivo; Enrico Vettori, avvocato; Francesca Lazzari, ricercatrice; Marzia Zanella, insegnante;
Piergiorgio Faggionato, tecnico ambientale; Franca Bortolamei, logopedista; Bepi De Marzi, musicista; Ugo Dal Lago, avvocato; Gigi Lanaro, designer; Francesco Vettori, avvocato; Luciano Pozzan, commerciante; Mario Marchetti, associazionismo sociale; Francesco Bortolotto, insegnante;
Piera Moro, dirigente; Ngoko-Iteta Mokoli, medico; Gaetano Murat, maestro restauratore d'arte; Erminio Ragazzoni, commerciante;
Roberto Dalla Monta', commercialista; Sandro Pesavento, avvocato; Giovanni Sartori, direttore di negozio; Mauro Giongo, volontario sportivo;
Lorenzo Ferrante, studente universitario; Andrea Luzi, associazionismo cattolico; Donatella Lazzaro, casalinga; Matilde Zocca, volontariato sociale;
Armando Veronese, associazionismo sociale.



da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Quasi 17mila immigrati chiedono un permesso per Vicenza
Post di: Admin su Febbraio 17, 2008, 10:31:35
Con il nuovo decreto flussi la provincia berica balza al primo posto in Veneto per presenza di extracomunitari, che superano il dieci per cento della popolazione residente 

Quasi 17mila immigrati chiedono un permesso per Vicenza
 
 
(m.c.) Il dieci per cento dei vicentini proviene da Paesi extra Unione Europea. E la percentuale tende al rialzo, se si considera che l'ultimo decreto flussi porterà presto nel Vicentino ben 17mila extracomunitari in cerca di un permesso di soggiorno e, presumibilmente, di un lavoro. Sono 16mila 912, per l'esattezza, le domande presentate con il decreto flussi. Un numero che fa di Vicenza la decima provincia nella classifica nazionale in fatto di richieste di ingresso, e colloca la stessa città al primo posto in ambito regionale, sbaragliando il primati da sempre vantato da Treviso, mentre la precede Verona con circa 19mila richieste. La verifica delle domande è da tempo iniziata, ma per la loro validazione occorrerà attendere fino alla prossima estate. Il meccanismo di valutazione delle richieste di ingresso, infatti, è cambiato proprio in concomitanza con il nuovo anno. Oggi non sono più le Poste a gestire le pratiche, ma Prefettura e Questura inviano le schede validate alla Direzione provinciale del lavoro per l'accettazione finale. E questo potrebbe essere l'anello debole della catena, a causa della carenza di organico e della concentrazione spaventosa di lavoro. Esaminiamo la provenienza dei 17mila richiedenti: la maggior parte proviene dalla Repubblica popolare cinese, a seguire ci sono marocchini, bengalesi ed indiani. Al fanalino di coda, invece, i moldavi ed i cittadini dell'Europa dell'Est. Sul fronte occupazionale, stando alle domande, questo folto gruppo di persone dovrebbe avere un datore di lavoro disposto ad assumerle in qualità di colf e badanti, a seguire gli operai, prevalentemente del settore edile e gli addetti alle concerie. La città vedrà così lievitare il numero di stranieri residenti. Nel 2005 in città c'erano 12mila 138 immigrati, mentre nel 2007 se ne contavano 14mila. Il dieci per cento di residenti, quindi, è di origine straniera. Ma questo non ci consente di vincere la posizione di Padova (20 per cento di residenti extracomunitari), però siamo sulla buona strada. La fotografia è chiara: sono più gli uomini (7500) rispetto alle donne (6700). Ed una volta trovata occupazione gli uomini fanno la domanda per il ricongiungimento familiare delle proprie congiunte. Importante anche il numero dei bambini stranieri: oltre tremila.

da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Vicenza L’esponente del Pd contro «dieci anni di malgoverno del centrodestra...
Post di: Admin su Febbraio 25, 2008, 11:04:29
VERSO LE ELEZIONI

Alle 12.30, al piazzale della Vittoria, l’ex sindaco ha sciolto ogni riserva 

Variati: «Vicenza non sarà più una periferia» 

L’esponente del Pd contro «dieci anni di malgoverno del centrodestra: Dal Molin e Aim insegnano».

Domenica le primarie
 

«Oggi annuncio la mia candidatura a sindaco di Vicenza». Le 12.30 sono passate da pochi minuti quando Achille Variati, completo scuro e cravatta rossa, ufficializza la sua decisione. Le voci di queste settimane rispetto a una sua discesa in campo per la corsa a Palazzo Trissino da ieri sono diventate certezza e Variati, dunque, diventa il primo big vicentino a uscire allo scoperto. Per farlo ha scelto una formula inedita: archiviata la canonica conferenza stampa, il leader del Partito Democratico vicentino già sindaco negli anni Novanta, ha dato appuntamento ai vicentini nel piazzale della Vittoria di Monte Berico e all'ora di pranzo ha sciolto la riserva. Davanti a centocinquanta persone è salito sul palchetto allestito per l'occasione, sullo sfondo uno striscione con una scritta in bianco che recita "Ritorna il futuro" e subito sotto due parole in giallo "Variati sindaco", e ha chiarito così il perché di questa sorta di convention all'americana: «Tredici anni fa sono venuto in questo stesso luogo e mi sono tolto la fascia tricolore che avevo portato per cinque anni. Questa piazza, dunque, è l'ultimo posto in cui ho indossato quella fascia. Ma se ho scelto di parlare qui non è solo per il ricordo di quel giorno». È anche perché «da questa piazza, che guarda alla città, vogliamo inaugurare una stagione nuova: una nuova stagione di trasparenza e di chiarezza, una nuova stagione in cui le decisioni importanti non vengono prese nel chiuso dei palazzi. Per troppo tempo Vicenza è stata zittita. Su quella che era una piazza viva, in cui i cittadini ragionavano e si confrontavano, è calata la nebbia».

E la nebbia ieri c'era per davvero: Variati parla per tutto il tempo avvolto dalla foschia, davanti a moltissimi volti noti del centrosinistra vicentino, e sferra un duro attacco «al mal governo di questi ultimi dieci anni». Dieci anni di amministrazione del centrodestra in cui «troppe decisioni sono state prese nell'ombra e non c'è solo il Dal Molin a mostrarci cosa succede quando le decisioni vengono prese passando sopra le teste dei cittadini». Dieci anni in cui, secondo Variati, «troppi posti sono stati assegnati solo per logiche di spartizione: è il disastro annunciato di Aim. Troppi amici e amici degli amici sono stati sistemati per pagare il prezzo di un clientelismo malsano: è lo scandalo dell'Ipab». E ancora. «C'è un unico campo in cui l'amministrazione uscente può vantare un primato nazionale: quello dell'inquinamento. In dieci anni, una città che respirava futuro è diventata una città soffocata dalla smog e da questo smog Vicenza è stata inghiottita, scivolando nella penombra. Diventando una città minore, una periferia di Verona, Padova, persino di Treviso. Una città che ha iniziato a perdere fiducia». Per questo «ho deciso di dire no a Roma, no ai paracadute, no a chi mi ha detto vai in Parlamento che tanto Vicenza è una città di destra, non puoi vincere: per amore della mia città ho scelto di candidarmi e di affrontare questa grande sfida».

L'investitura vera e propria ci sarà dopo le primarie del prossimo 2 marzo che, pur con la candidatura contrapposta del leader di Vicenza Capoluogo Giovanni Giuliari, lo incoroneranno definitivamente come il candidato dell'opposizione che tenterà di strappare al centrodestra la poltronissima di Palazzo Trissino.


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AMMINISTRATIVE A VICENZA
 
 
Vicenza
NOSTRO SERVIZIO

Achille Variati ci riprova e lancia la sfida al centrodestra: «Mi candido a sindaco di Vicenza». L'annuncio ufficiale è arrivato ieri: completo scuro e cravatta rossa, il capogruppo regionale del Partito democratico si presenta all'ora di pranzo sul palchetto allestito per l'occasione nel piazzale della Vittoria di Monte Berico e rende pubblica la sua discesa in campo. A 13 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato come primo cittadino, dunque, Variati si rimette in gioco per tentare di strappare al centrodestra la guida del Comune. Per farlo ha scelto una formula inedita: archiviata la canonica conferenza stampa, il leader del Pd vicentino ha dato appuntamento ai cittadini a pochi passi dal santuario della Madonna di Monte Berico. Davanti a 150 persone è salito sul piccolo palcoscenico posizionato in un angolo della piazza, sullo sfondo uno striscione con una scritta in bianco che recita "Ritorna il futuro" e subito sotto due parole in giallo "Variati sindaco", ed ha chiarito così il perché di questa sorta di convention all'americana: «Tredici anni fa sono venuto in questo stesso luogo e mi sono tolto la fascia tricolore che avevo portato per cinque anni.

Ma se ho scelto di parlare da qui non è solo per il ricordo di quel giorno». È anche perché, aggiunge, «da questa piazza, che guarda alla città, vogliamo inaugurare una stagione nuova: una stagione di trasparenza e di chiarezza, in cui le decisioni importanti non vengono prese nel chiuso dei palazzi. Per troppo tempo Vicenza è stata zittita. Su quella che era una piazza viva, in cui i cittadini ragionavano e si confrontavano, è calata la nebbia». Una nebbia che ha portato Vicenza «a perdere fiducia in sé stessa ed a diventare una città minore. A diventare una periferia di Padova e di Verona, persino di Treviso». E di questo Variati incolpa «la cattiva politica di questi ultimi dieci anni: troppe decisioni sono state prese passando sopra la testa dei cittadini, troppi posti sono stati assegnati solo per logiche di spartizioni e troppi amici degli amici sono stati sistemati per pagare il prezzo di un clientelismo malsano». Da qui la decisione di dire no ad un posto a Roma e di «affrontare questa difficile sfida, per restituire voce ai cittadini e per restituire speranza alla nostra città». L'investitura ufficiale, però, arriverà il prossimo 2 marzo. In quella data il centrosinistra chiamerà alle urne i suoi elettori per scegliere l'aspirante sindaco ma la vittoria di Variati, cui si contrapporrà il solo leader della civica Vicenza Capoluogo Giovanni Giuliari, appare scontata.

Spetterà a lui, dunque, scontrarsi con il candidato del centrodestra che per ora non ha ancora un nome ma che, secondo voci insistenti, dovrebbe essere un peso massimo di Forza Italia: l'europarlamentare Lia Sartori.


Roberta Labruna
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Etra dimezza i consiglieri ma raddoppia i compensi ...
Post di: Admin su Febbraio 27, 2008, 04:37:18
Gli amministratori della società, attiva tra Padova, Bassano e Treviso, sono passati da 12 a 5 per effetto della Finanziaria.

Ma chi è rimasto... 

Etra dimezza i consiglieri ma raddoppia i compensi 

La multiutility, che serve 75 comuni veneti, ha alzato da 12 a 24mila euro l’emolumento dei membri del consiglio di gestione
 
Padova
NOSTRO SERVIZIO


Poltrone eccellenti, anzi dorate. Sono quelle di "Etra Spa", la multiutility (75 Comuni nelle tre province di Padova, Vicenza e Treviso con oltre 500 mila utenze) nata dalla fusione di tre aziende specializzate nell'erogazione di servizi integrati (acquedotto, fognature e depurazione). Mentre da più parti si denunciano i troppi sprechi e la necessità di tagli, c'è ancora chi ha pensato bene di non rinunciare a poltrone, e relativi stipendi, che fanno davvero gola.

A fare scalpore, in questi giorni, la decisione assunta dall'assemblea dei soci di Etra spa - che, di fatto, sono i sindaci - di aumentare non del 10 o del 20 per cento, ma addirittura del doppio, lo stipendio dei propri consiglieri. La retribuzione mensile dei componenti del consiglio di gestione passa così da mille a duemila euro. Una manovra adottata quasi a sorpresa dopo che era stato deciso, in perfetta applicazione della Finanziaria 2006, di ridurre il numero degli stessi componenti del Cda. Un bel gesto, in linea con le manovre "antisprechi", in seguito al quale i consiglieri da 12 erano diventati 5. Peccato che la ventata di novità e di rigore sia durata lo spazio di pochi giorni. All'assemblea successiva è stato infatti deliberato, con una sola astensione, l'aumento, anzi il raddoppio. A sollevare la vicenda è Domenico Zanon, consigliere di opposizione a Camposampiero (Padova), capogruppo di una lista civica che già due anni fa aveva denunciato le "poltrone d'oro" di Etra. «Come dire che il lupo perde il pelo, ma non il vizio - esordisce il consigliere Zanon - Forse i cittadini, prima degli aumenti di stipendio, si aspettavano una riduzione delle bollette che sono un vero e proprio salasso per le famiglie e che, ad esempio per l'acqua, dal primo gennaio sono aumentate del 15 per cento. Un fatto analogo era accaduto nel 2006 alla costituzione di Etra. Tra i primi atti della nuova società c'era stata proprio la determinazione degli stipendi degli amministratori: 36 mila euro annui al presidente, 18 mila al vicepresidente, 12 mila ai dieci consiglieri e ben 120 mila euro ciascuno ai due amministratori delegati nominati per "par condicio" ossia per non scontentare diverse parti politiche e differenti territori». Una riduzione quella dei consiglieri che, però, ha anche un'altra faccia della medaglia, ossia la costituzione di un consiglio di sorveglianza, presieduto da Manuela Lanzarin, sindaco di Rosà (Vicena) con altri 15 consiglieri. Che, per fortuna son tutti, o quasi, amministratori pubblici e quindi non percepiscono, in virtù delle nuove leggi, alcuna indennità, fatta eccezione per un componente che si porta a casa, ad ogni seduta (finora una la settimana), 250 euro.

Ciliegina sulla torta, il Tfm, quello che, per i normali dipendenti si chiama Tfr, mentre per i componenti di un cda prende il nome di "trattamento di fine mandato". «È stato deliberato anche quello al primo insediamento nel 2006 - afferma Zanon - Avevamo pensato che, visti gli stipendi corposi, si sarebbe cercato di risparmiare almeno su questo. E invece, il trattamento di fine mandato è pari al 12 per cento dello stipendio complessivo percepito per ciascun anno di mandato».

Discorso attuale considerato che, a percepire il Tfm, in questi giorni, sono stati proprio i due amministratori delegati costretti, anche dopo le violente polemiche, a fare le valigie. A breve dovrebbe arrivare un nuovo direttore generale che non si sa quanto verrà a costare.

Sull'intera vicenda interviene il presidente di Etra, Stefano Svegliado che, a onor di cronaca, non si è ritoccato lo stipendio: «Non abbiamo deciso noi gli aumenti, ma l'assemblea dei soci e all'unanimità - afferma Svegliado - Se fino allo scorso anno un cda ci costava 16.500 euro al mese, ora il costo si è ridotto a 11 mila euro. Perché il raddoppio dello stipendio? Quello dei consiglieri è un impegno e c'è molto lavoro da fare. Personalmente sto svolgendo il lavoro dei due ad, ma non pretendo il becco di un euro».

Peccato che, per tutti gli altri consiglieri, la musica sia sempre la stessa: si predica bene, ma si finisce poi per razzolare male. Tanto, si sa, paga sempre Pantalone.

Nicoletta Masetto

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Una spa pubblica da 115 milioni per 500.000 persone
 
 
Etra (Energia Territorio Risorse Ambientali) è una multiutility a totale proprietà pubblica che dal 1° gennaio 2006 gestisce il servizio idrico integrato, il servizio rifiuti e altri servizi nel territorio che si estende lungo il bacino del fiume Brenta, dall'altopiano di Asiago al bassanese e alla provincia di Padova. È è nata dall'unione di tre aziende - Altopiano Servizi (Asiago), Brenta Servizi (Bassano), Seta (Vigonza) - già attive nell'Ato (ambito territoriale ottimale) del Brenta. Il bilancio "vale" più o meno 115 milioni di euro.
Le attività principali di Etra sono la gestione del servizio idrico integrato, l'organizzazione del servizio di igiene ambientale e la raccolta dei rifiuti per conto dei Comuni. L'azienda inoltre si occupa del trattamento di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata e da aziende, negli impianti aziendali; offre consulenza per le aziende sulla gestione dei rifiuti speciali; produce energia elettrica da fonti rinnovabili; si occupa anche della gestione dell'energia, dell'illuminazione pubblica, della manutenzione del patrimonio comunale (edifici, strade e segnaletica, verde pubblico).

I soci sono attualmente 75 Comuni delle province di Vicenza, Padova e Treviso, circa 500.000 abitanti.
 

 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Paolo Giaretta. Il coraggio paga sempre (lettera al direttore)
Post di: Admin su Marzo 02, 2008, 10:04:46
Il coraggio paga sempre 

di Paolo Giaretta*
 
Caro Direttore,

in attesa che Walter Veltroni, in Veneto il 7, l'8, l'11 e il 12 marzo, possa rispondere direttamente ai quesiti posti da Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova, su Il Gazzettino, mi permetto di fare alcune considerazioni.

Peghin pone due questioni cruciali.


Il coraggio
Una concernente la forma - gli assetti nuovi che si sono dati i partiti in vista della competizione elettorale - l'altra concernente la sostanza, le cose da fare per l'Italia.

La decisione del Pd di correre da solo ha innescato un meccanismo virtuoso che ha portato, come nota Peghin, alla semplificazione del quadro politico italiano, come se il popolo italiano avesse già approvato lo spirito del referendum. Questo fatto insegna che in politica il coraggio e la capacità di guardare agli interessi generali paga sempre. La semplificazione che il Pd ha innescato nel centrosinistra - ho ragione di credere - è un fatto acquisito: il partito di Di Pietro, unico apparentato al Pd (cioè in corsa con il proprio simbolo), dopo le elezioni confluirà nel gruppo parlamentare del Partito Democratico, sparendo come sigla autonoma. I Radicali hanno già accettato di rinunciare al proprio simbolo e di essere ospitati nelle liste del Pd. Questa operazione di semplificazione, lungi dall'essere una scelta tattica, si fonda su una trasparente e convinta condivisione dell'unico programma messo in campo, quello del Pd.

Sulla scia operata dal partito di Veltroni, anche le formazioni partitiche della sinistra radicale hanno deciso di correre sotto un unico simbolo e con un unico candidato. E pure a destra il processo ha subito una accelerazione improvvisa, dettata dalla necessità di avere una novità da opporre alla novità del Pd. Tra An e Fi, però, si tratta finora di un Pacs, non di un matrimonio: un patto (elettorale) a termine, deciso dai vertici, che avrà bisogno di tempo (se avverrà) per diventare, come è stato per il Pd, un'unione per la vita.

Schieramenti politici semplificati significano più capacità di decidere della politica, più rapidità e stabilità delle decisioni.

Veniamo ai contenuti della politica. Peghin chiede che venga messo al primo posto il problema della crescita, da lui definita il vero bene comune. Il programma presentato l'altro giorno da Veltroni, primo ad aver detto cosa vuol fare in concreto per l'Italia, individua quattro grandi questioni a cui dare risposta: la prima è quella dell'efficienza economica e della qualità dello sviluppo.

Le 12 azioni di governo sono finalizzate a far ripartire il motore dello sviluppo, nella convinzione acquisita che senza crescita economica non c'è welfare (redistribuzione). Cito solo alcune delle ricette avanzate, a beneficio dei lettori, rimandando per la lettura completa dei 12 punti al sito www.partitodemocraticoveneto.org.Se l'avesse letto anche il Presidente Galan eviterebbe di dire delle sciocchezze: al punto 2 lettera i c'è un intero capitolo riservato al federalismo fiscale e infrastrutturale.Al primo posto c'è la riqualificazione della spesa pubblica, vera palla al piede della crescita economica, perché, alimentando il debito del Paese, distrae enormi risorse dalle azioni per la crescita al pagamento degli interessi del debito. Si tratta di un'azione centrale in cui il presente governo ha già ottenuti eccellenti risultati, riconosciuti a livello internazionale: la finanza allegra degli anni di Berlusconi è certo più vendibile sul piano elettorale nel breve termine, ma è miope e causa un danno enorme al Paese. L'obiettivo del Pd è dunque quello di tagliare la spesa corrente primaria di mezzo punto di Pil nel primo anno di governo; un punto nel secondo, un altro punto nel terzo. Ci sono misure concrete che rendono credibile l'obiettivo ambizioso: meccanismi di comparazione dell'efficacia della spesa, taglio degli enti inutili ed unificazione degli uffici periferici dello stato, valutazione della qualità dei servizi e criteri meritocratici per la pubblica amministrazione, ecc.

Al secondo posto il Pd ha messo il fisco amico dell'impresa, con l'obiettivo di aumentare nel 2008 la detrazione Irpef per il lavoro dipendente (l'aumento del potere d'acquisto dei salari per ridare forza ai consumi) e dal 2009 di abbassare le aliquote Irpef di un punto l'anno per 3 anni. Salari più robusti e meno tasse, dunque.Il punto 8 del programma è dedicato a imprese più forti per competere meglio, con cinque misure: incentivi alle piccole e medie imprese per renderle più competitive; incentivare le società non quotate ad entrare in Borsa per avere più sviluppo e più trasparenza; accrescere la contendibilità delle imprese; sviluppare i processi di liberalizzazione riducendo gli spazi di rendita; norme rigorose sul conflitto d'interessi. Stralciata la logica del fondo perduto, si punta su strumenti automatici e a rendere strutturale il credito d'imposta su ricerca e sviluppo. Alcune misure sono pensate in particolare per le Pmi del Nord, volano della crescita di qualità, per valorizzare il loro straordinario patrimonio di vitalità imprenditoriale e incentivare l'innovazione tecnologica e l'internazionalizzazione produttiva, sostenendo i processi di collaborazione industriale per la realizzazione di reti di imprese. Tra queste misure, anche il miglioramento del "forfettone" e la garanzia della non retroattività degli studi di settore.Mi fermo qui, ma invito i lettori de Il Gazzettino a leggere il programma del Pd, che è stringato e chiaro, per constatare come la questione settentrionale, i temi cari al Nord, le legittime rivendicazioni di questa terra siano diventati, nella proposta di Veltroni, agenda politica per tutto il nostro Paese.Paolo Giaretta

(*Segretario regionale del Pd veneto)


da gazzettino.quinordest.it









Titolo: Calearo: destra e sinistra? Ormai non esistono più
Post di: Admin su Marzo 04, 2008, 11:28:17
Calearo: destra e sinistra? Ormai non esistono più 

«Potete chiederlo ai miei operai, vedrete che mi voteranno» Stoccata alla Lega: federalismo fiscale importante, ma non è tutto
 
Isola Vicentina
NOSTRO INVIATO


«Che Dio ce la mandi buona, alta bionda e con la minigonna».

Massimo Calearo fa affidamento alla fortuna, con la quale afferma di avere buon feeling: ne ha bisogno perché il passo che si è deciso a compiere è di quelli belli tosti. Da presidente di Federmeccanica e dell'associazione industriale più potente d'Italia, a capolista del Partito Democratico per la Camera in Veneto. Da infrangibile muro nelle trattative con gli operai, a rappresentante designato di quegli stessi che voteranno per il PD. «Ma non esistono più destra e sinistra - sbuffa nella sala riunioni dell'azienda di famiglia -. Chiedete ai miei operai se non mi voteranno. E io sono sicuro che lo faranno in molti». È il primo giorno da candidato, e ha voluto attorno a sè mamma, moglie e figli: decisione sofferta ma condivisa, almeno in famiglia. «Ho sciolto la riserva anche dopo una miriade di telefonate di molte persone estranee al mondo confindustriale. Vorrei rappresentare il mondo della piccola e media impresa del Nordest». Una scelta per la quale ringrazia Confindustria e ciò che ha imparato in quasi cinque anni di presidenza a Vicenza e in Federmeccanica.

Racconta, Calearo, della serie di richieste arrivategli dai partiti. La Lega lo voleva sindaco (ma il senatore Stefano Stefani smentisce), così come poi l'Udc che in alternativa gli offriva un posto al Senato, e per ultimo è arrivato Fini che pubblicamente a Vicenza la scorsa settimana gli ha aperto le porte del Pdl. Ma il presidente di An avrebbe commesso un "passo falso" che ha spinto Calearo tra le braccia di Veltroni: «Alla domanda se il centrodestra avrebbe nominato nel suo governo un ministro veneto, ha risposto che non lo sapeva, che doveva pensarci, che doveva parlarne con Berlusconi. E questo mi ha fatto molto pensare», spiega Calearo. Il quale a dire il vero rivela come con Veltroni non sia poi andata tanto diversamente: «Dieci giorni fa ci siamo incontrati a Roma e gli ho detto che avrei accettato solo se poteva garantire che nel suo governo ci sarà un ministro veneto. Mi ha detto che ci avrebbe pensato; poi giovedì mi ha chiamato e mi ha detto "si può fare"».

E allora, si è fatto. Nonostante Montezemolo sabato a Cortina abbia riservato una frecciata non da poco agli imprenditori-politici: «Meglio un politico in meno e un imprenditore valido in più», aveva suggerito il presidente di Confindustria che poi domenica si è sentito al telefono con Calearo e ieri ha corretto il tiro auspicando altre discese in campo, magari anche in altri partiti. «Ha capito la mia scelta - dice l'ormai ex presidente di Federmeccanica -, oggi destra e sinistra non esistono più e verso il centro i programmi sono sufficientemente convergenti. E poi trovo giusto e doveroso che qualcun altro dei miei colleghi si impegni dall'altra parte». Conferma di non aver mai votato per il centrosinistra, di non aver votato per Prodi alle ultime elezioni, ma anche di non aver mai votato per Forza Italia. Forse per la Lega, visto che non più tardi di tre mesi fa contro l'aumento delle tasse dichiarava che «lo sciopero fiscale è anche plausibile perché a mali estremi, estremi rimedi»? «Ho sempre detto che la Lega spesso riesce a captare meglio di altri i sentimenti dei cittadini; ma poi questo viene espresso in modo sbagliato. Ritengo che il federalismo sia importantissimo soprattutto per una regione come il Veneto, presa tra l'incudine e il martello di Friuli e Trentino. Ma il federalismo fiscale tout court non è la soluzione: bisogna pensare all'Italia, al mondo».

Per il programma, c'è ancora tempo: troppo fresco il distacco dal mondo confindustriale per non avere ancora la mente lì. E per non aver voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Le mie dimissioni dalla presidenza di Vicenza doveva servire a rasserenare gli animi, ho lasciato il campo libero agli imprenditori vicentini affinché scelgano in maniera democratica il mio successore e spero che lo facciano velocemente». A sbrogliare la matassa ci dovrà pensare il presidente regionale Andrea Riello, che peraltro non sembra aver apprezzato particolarmente la scelta politica di Calearo: «Ho letto le sue dichiarazioni, e non mi stupisco - è la replica velenosa del neo candidato democratico -. Ma potrei mostrare il messaggio che mi ha inviato sul cellulare una settimana fa, quando sono comparse le prime indiscrezioni su una mia possibile candidatura: "Sono proprio felice, spero che tu accetti". Anch'io speravo che lui accettasse di candidarsi per un altra parte, visto che mi dicono che gli interessa tanto entrare in politica... Dopo tre anni di silenzio per il bene comune, adesso dico che molto spesso non ho condiviso il suo modo di operare ma ho taciuto nella speranza di fare sistema».

Ario Gervasutti
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Il leader accolto dal sindaco Cacciari prima del suo intervento a Porto Marghera
Post di: Admin su Marzo 08, 2008, 04:47:43
Il leader accolto dal sindaco Cacciari prima del suo intervento a Porto Marghera

Veltroni: «Nuova sintonia con il Veneto»

«Primo provvedimento sarà per la lotta alla precarietà» «Mai come oggi Pd e Nordest si possono incontrare»

 
PORTO MARGHERA (Venezia) - «In caso di vittoria il primo provvedimento che presenteremo per ridare fiducia nel futuro ai nostri ragazzi sarà quello per la lotta alla precarietà, il provvedimento sul compenso minimo legale». Lo ha detto Walter Veltroni, parlando ad una manifestazion3e pubblica a Mestre. «È una cosa - ha aggiunto - che deve adeguarsi ai paesi europei: un precario non deve guadagnare meno di 1.100 euro al mese. Poi bisogna aiutare le aziende che stabilizzano». Il leader del Pd affronta così il difficile terreno del Nord-Est. Dopo le polemiche, poi rientrate, con il sindaco di Venezia sulla questione della candidatura in Veneto del presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, il leader del Pd nella tappa di Porto Marghera, ha trovato ad accoglierlo proprio Massimo Cacciari. Stretta di mano, anche un abbraccio, e poi Cacciari ha ascoltato il discorso del leader del Pd alla compagnia dei lavoratori portuali di Venezia.

SOSTEGNO ALLE DONNE - «Tra i primissimi provvedimenti che porteremo al primo Consiglio dei ministri ci sarà un ddl con «misure a sostegno della partecipazione della donna alla vita politica, economica e sociale del paese» ha annunciato il candidato del Pd Walter Veltroni nel corso del suo intervento al Teatro Toniolo di Mestre. Veltroni ha spiegato che nel disegno di legge si prevede: il credito d'imposta sulle spese per la cura dei figli; l'agevolazione per le imprese che assumono donne; il bollino rosa per le imprese; l'obbligo di garantire una rappresentanza delle donne nelle imprese pubbliche; più congedi parentali; l'istituzione del congedo di paternitá al pari di quello della maternità; incentivi di flessibilitá nell'orario per le donne e 2.500 euro di dote per ogni figlio che nasce.

NUOVA SINTONIA TRA VENETO E PD - «Mai come oggi ci può essere sintonia in questa area, tra il Veneto e il Partito democratico. Mai come oggi Pd e Nordest si possono incontrare». ha detto Veltroni a Porto Marghera. «Prima non era possibile - ha aggiunto - perché avevamo la condizione di una alleanza che creava molti problemi all'idea di sviluppo e di crescita. Ora siamo nelle condizioni di vincere la nostra sfida riformista».

A PORTO MARGHERA SERVE UNA SOLUZIONE - «È una situazione molto difficile nella quale si rischiano 5 mila posti di lavoro e il Paese rischia di perdere una parte importante di produttività» ha poi detto il leader del Pd. «Questo - ha aggiunto Veltroni - è quello di cui ho parlato anche con il presidente del Consiglio, Prodi: si deve fare in modo di trovare il prima possibile una soluzione perchè non si può perdere l'occasione di un investimento di rilancio».


08 marzo 2008

da corriere.it


Titolo: Gigi Marcucci. Nordest, la Lega in affanno non attrae più gli elettori
Post di: Admin su Marzo 14, 2008, 05:43:36
Nordest, la Lega in affanno non attrae più gli elettori

Gigi Marcucci


Vogliono che Treviso diventi una «città aperta», sono stanchi del «risolino» che allunga le labbra degli interlocutori quando si parla della loro città. Che non è solo la patria di Giancarlo Gentilini, il sindaco «sceriffo» che voleva usare gli immigrati per migliorare la mira dei cacciatori. La Marca è soprattutto terra di lavoro e immigrazione legata al lavoro. Il 10% della popolazione è straniera e il fenomeno non è recente. Quest´anno 1.700 cittadini extracomunitari hanno ottenuto la cittadinanza italiana: segno, spiega Giancarlo Cavallin, a lungo dirigente del Centro stranieri della Cgil, che vivono in quel Treviso da almeno tre o quattro anni.

Forse è anche l´opinione delle 4.152 persone che hanno aderito all´appello «Treviso città aperta» - sottoscritto, tra gli altri, dal poeta Andrea Zanzotto e dall´attore Marco Paolini - a rendere lenti e meno fragorosi del solito i movimenti della Lega. Il testo è rimbalzato su Le Monde, che con il New York Times, aveva già acceso i riflettori sulla piccola patria leghista. Tra le firme ci sono quelle di imprenditori (52), sacerdoti (25) docenti universitari, commercianti, insegnanti, operai, pensionati. Il documento ha valore «di testimonianza personale», spiega chi lo ha promosso, non è «un sondaggio elettorale, né un trampolino di lancio per candidature politiche». Mette però in evidenza qualche segno di ruggine nell´armatura leghista. E nonostante la dichiarata distanza dall´impegno politico diretto, aiuta a capire come mai, tre giorni fa, 2000 persone siano andate ad ascoltare Walter Veltroni, il primo leader nazionale del centrosinistra a esaltare in campagna elettorale il rischio d´impresa, il primo a cercare di aprire una breccia breccia nel solidissimo «muro» delle partite Iva.

Impossibile fare previsioni sui risultati elettorali, ma per la prima volta il centrodestra sembra a corto di argomenti. La Lega richiama all´ordine Gentilini che, alle prossime amministrative, non vuole correre con il Pdl e forse, per la seconda volta, dovrà accontentarsi di fare da spalla a Giampaolo Gobbo, attuale sindaco della città. E a Vicenza, l´altra città dove si vota per le comunali, sembra che Manuela Dal Lago, presidente della autostrada Brescia-Padova, stia per lasciare il campo a Lia Sartori, europarlamentare di Forza Italia.

Sicuramente la Lega soffre l´alleanza con Berlusconi,dice Alessandro Naccarato, già parlamentare dell´Ulivo ed esponente del Pd. «Quando ci parlano di infrastrutture, noi replichiamo che se vincono faranno il ponte sullo Stretto, mentre noi vogliamo fare la Pedemontana, il Passante e l´Alta velocità. Persino sui rifiuti sono in difficoltà e non riescono ad attaccarci: in Veneto ci sono tre termovalorizzatori, a Padova, Marghera e Schio, dove ci sono tre amministrazioni di centrosinistra». Ma il nuovo corso del Pd, la candidatura di Massimo Calearo, ex falco di Federmeccanica, schieratosi con Veltroni a dispetto delle previsioni di tutti e in particolare delle sue, non sembrano ancora costituire la chiave di volta per incrinare l´orientamento a destra di gran parte del Veneto. E non ci sono solo problemi problemi come l´ok del governo Prodi all´allargamento della base americana di Vicenza a creare un diaframma piuttosto robusto l´elettorato e il centrosinistra.

Così almeno la pensa Mario Carraro, presidente di un gruppo industriale produce ed esporta nel mondo assali e trasmissioni, trattori e scavatrici, e che nel 2008 realizzerà un fatturato di un miliardo di euro. Figlio del sindaco della Liberazione di Campodarsego, cresciuto, come spiega lui stesso, alla scuola del Mondo di Mario Pannunzio, ha tentato vent´anni fa, insieme a Massimo Cacciari, di lanciare a sinistra una politica federalista: «Perché la stessa riforma non funziona in Veneto come in Calabria». «Per superare i ritardi del centrosinistra rispetto a questa terra», aggiunge, non basterebbero dieci anni». Strada in salita, dunque, anche se a Carraro riconosce a Veltroni il merito di «aver concentrato su due partiti forti l´attenzione degli elettori, costringendo anche la destra a rinnovarsi e dando finalmente lo spazio che meritano alle riforme istituzionali».

Carraro vede «mercati in continua evoluzione», spiega che i «ragazzi di oggi non saranno gli operai di domani», ma imprenditori, professionisti. «Ci sono cambiamenti importanti su cui non abbiamo disegni». Carraro Group ha aperto stabilimenti in Cina, India, Polonia. Alla Cgil spiegano che il motto dell´industriale è internazionalizzare, non delocalizzare: l´apertura di nuovi stabilimenti all´estero non ha comportato la perdita di posti di lavoro in Italia. Ma Carraro ammette: «Sono più contento di avere operai in Polonia e in India, piuttosto che portarli qua e pagarli come italiani». Perché i salari italiani, dice Carraro, saranno anche tra i più bassi d´Europa, ma il costo del lavoro rimane troppo alto, perché «appesantito da contributi e tasse». Certo, la Lega è a corto di argomenti, una delle ultime parole d´ordine, «l´aeroporto del nord», fa acqua da tutte le parti. Quello di Verona, spiega Carraro, è l´aeroporto più occidentale del Veneto, ma sono pochissime le partenze internazionali che passano per Malpensa, tutte le altre fanno tappa a Monaco e Francoforte. Ma la perdita di appeal della destra non comporta necessariamente un successo del centrosinistra. «Con mercati internazionali in continua crescita ci vuole molta innovazione nelle aziende per mantenere i posti di lavoro in Italia. Quindi ci vogliono riforme della scuola che non durino solo lo spazio di una legislatura. Moderninazzare non significa solo produrre azioni che favoriscano direttamente le industrie. Per essere più competitivi bisogna concentrarsi sull´aumento delle conoscenze e sulla scuola».

Pubblicato il: 14.03.08
Modificato il: 14.03.08 alle ore 10.42   
© l'Unità.


Titolo: I lavori delle "coop rosse" inizieranno l'estate prossima ... (Dal Molin)
Post di: Admin su Marzo 30, 2008, 04:20:19
Vicenza

 
(D. V.) Nuova base Usa più vicina.

Il comando Setaf ieri ha reso noto che è stato aggiudicato l'appalto per la costruzione delle strutture americane al Dal Molin.

La commissione giudicatrice ha scelto il progetto presentato dall'impresa Joint Venture C. M. C. di Ravenna - Consorzio cooperative Costruzioni di Bologna. L'appalto è stato aggiudicato dal comando del Genio della marina Usa per un importo complessivo di 245 milioni di euro.

I lavori delle "coop rosse" inizieranno l'estate prossima secondo una tabella di marcia che dovrebbe chiudersi entro la metà del 2012.

Si legge in una nota della Setaf: «L'impresa Joint Venture C. M. C. di Ravenna - Consorzio cooperative costruzioni si assume l'onore di costuire all'aeroporto Dal Molin, distante circa 5 chilometri dalla caserma Ederle, le strutture di supporto necessarie al consolidamento della 173. brigata aviotrasportata, attualmente dislocata in tre sedi separate tra l'Italia e la Germania. Il sedime aeroportuale del Dal Molin è stato offerto dal governo italiano perchè è area di proprietà del demanio militare italiano più vicina alla Ederle che risponde ai requisiti di spazio necessari per la riunificazione della brigata. Il 19 novembre 2007 il progetto e la relativa opzione localizzativa hanno ricevuto all'unanimità parere favorevole del Comitato misto paritetico della Regione Veneto. La nuova installazione resterà territorio italiano, sotto il controllo delle autorità militari italiane, nel rispetto delle leggi italiane e regolata dagli accordi internazionali vigenti».

Il presidio No Dal Molin ha criticato la scelta delle ditte vincitrici l'appalto: «Inutile ricordare i legami stretti tra queste cooperative rosse e molti membri del Governo Prodi e del commissario Costa. Il ministro Bersani era stato presidente della CMC di Ravenna».
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Achille ha sconfitto la Sartori con il 50.48% dei voti
Post di: Admin su Aprile 29, 2008, 05:37:57
Il vento cambiato, il nostro sogno è realtà

Achille ha sconfitto la Sartori con il 50.48% dei voti
 

Con il voto di 27.645 vicentini, il 50.48%, Achille è diventato il decimo sindaco della città di Vicenza, battendo la sua sfidante Amalia Sartori. 

"Avevano detto che Vicenza - ha ricordato Achille parlando ai cittadini che si sono radunati in piazza dei Signori sin dal tardo pomeriggio per festeggiare i risultati -  è una città di destra, e invece non è così. Avevano detto che non se ne sarebbero andati via da Palazzo Trissino, e invece se ne andranno.

Avevano detto che noi non avevamo speranza di vincere, e invece abbiamo vinto. E da oggi, io sarò il sindaco di tutti i cittadini, di quelli che mi hanno votato e di quelli che non mi hanno votato.

Farò del Comune una casa di vetro, in cui ogni cittadino potrà guardare.

E sarò, da sindaco, vicentino tra i vicentini, pronto ad ascoltare e a dare voce a chi, in tutti questi anni, non ha avuto ascolto e non ha avuto voce".



ripreso da achillevariati.it

Nel sito  www.vicenzaperilpd.it


Titolo: Scritti sui Media per i Veneti (compreso Vespa).
Post di: Admin su Maggio 01, 2008, 10:38:23
Ora il centrodestra

Potrà essere lo stesso prefetto. A Milano il prefetto - commissario ha funzionato poco perché - come i suoi colleghi - non aveva le spalle coperte dal governo. Con Maroni al Viminale la musica dovrebbe essere diversa. Le espulsioni dovrebbero moltiplicarsi e insieme con esse dovrebbe partire il piano di controllo e di riqualificazione delle periferie. Il problema, ovviamente, non è solo romano. Nei giorni del 'ponte' del 25 aprile, Gianfranco Fini era a Lampedusa mentre vi sbarcavano centinaia di immigrati. Gli è stato detto che le nostre motovedette li hanno presi a bordo 27 miglia al di fuori delle nostre acque territoriali. Fuori, non dentro. Drammatico dilemma: i confini della pietà sono compatibili con quelli della sicurezza?Sarebbe tuttavia riduttivo limitare le ragioni della sconfitta di Francesco Rutelli alla sottovalutazione che il centrosinistra ha fatto del problema sicurezza. (Ma come avrebbe potuto l'ex ministro affrontare radicalmente il problema con una vice sindaco di Rifondazione comunista?). Il voto di Roma è in realtà perfettamente in linea con quello nazionale. Berlusconi ha vinto al Nord con Bossi, al Sud con Lombardo e a Roma con Fini. La sua è una indiscussa leadership nazionale. Come ha confermato una ricerca del Censis pubblicata ieri, gli italiani vogliono maggiori investimenti nelle infrastrutture, nei trasporti, nella raccolta dei rifiuti. Una spesa pubblica più razionale e naturalmente una giustizia e un controllo dell'ordine pubblico più efficienti. Per ottenere quel che vogliono, possono votare partiti diversi da un'elezione all'altra e addirittura - è accaduto a Roma - dentro la stessa cabina elettorale. I giornali stranieri possono tranquillamente parlare della conquista del Campidoglio da parte di un fascista. Ma ancora una volta non hanno capito nulla dell'Italia, di quanto sia frastagliato il voto borghese e popolare, di come la classe dirigente protetta nei quartieri residenziali possa permettersi indulgenze inammissibili nelle periferie degradate. Così è nata la rivoluzione politica romana, incredibile in una città in cui la struttura di potere costruita in quindici anni non sembrava scalfibile. Non esistono più rendite di posizione per nessuno. Il buonsenso popolare è implacabile e punisce ciclicamente gli errori commessi da destra e sinistra.

Stavolta, tuttavia, siamo un po' oltre il ricambio ciclico delle classi dirigenti. Ieri, all'apertura del Parlamento, il panorama faceva pensare a quello di New York senza le Torri Gemelle: sei partiti (i quattro della Sinistra l'Arcobaleno, la Destra e i socialisti) spariti nel nulla. 140 parlamentari scomparsi d'un colpo. Cinque gruppi parlamentari alla Camera invece di 32.Il centrodestra non ha più alibi. Ha il governo nazionale e i sindaci di Roma e di Milano, per la prima volta nella storia. Ha suscitato molte speranze, ma il giudizio degli elettori sarà implacabile. Come lo è stato con Francesco Rutelli, un uomo di notevole prestigio politico che ha pagato a Roma l'eredità di Veltroni così come a livello nazionale Veltroni ha pagato l'eredità di Prodi.Se il centrodestra è atteso alla prova del governo, il Partito democratico dovrà affrontare una svolta difficile. La resa dei conti non sarà immediata, ma ci sarà. La componente Margherita è in sofferenza, la componente Ds è divisa all'interno delle sue stesse correnti. Rutelli guarda a Casini e al dopo Berlusconi. Che ha l'aria di arrivare con la tempestività del nemico all'assalto della fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari. Quando tutto il dramma si sarà consumato.

Bruno Vespa


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Il Senatùr

Vera o falsa che sia, la convinzione di tanti cittadini romani è questa, e questa tra le tante è una delle micidiali toppe in cui è incorsa la pur rodatissima e blasonata macchina comunicativa rutelliana. E siccome i giornali sono già pieni di analisi di taglio politologico sulla svolta al Comune di Roma, sulle sue ripercussioni tanto nel centrodestra che si ritrova con un'onda di consensi superiore alle aspettative, quanto (soprattutto) nel Partito Democratico che ha dov

uto cedere le chiavi del suo ultimo bastione, una rassegna dei simboli, delle strategie comunicative, e degli elementi di personalizzazione della campagna elettorale romana è utile per aggiungere legna al fuoco della discussione politica:1) Nuovo/vecchio. Giriamola come vogliamo, la storia, ma una delle carte vincenti della destra è stata quella di presentarsi con l'acceleratore spinto sul pedale della novità. Nuove facce, nuovi programmi, nuove promesse rispetto alla bomboniera spettacolar-glamour messa in piedi da Walter Veltroni, affascinante epperò fragilissima, come s'è visto, ovvero incapace di sopravvivere al suo creatore trasferendo il suo appeal su Rutelli. Ha vinto il messaggio di discontinuità, di rupture con il passato, mentre la coalizione e il candidato piddini sono stati interpretati sia come il vecchio quindicennale blocco di potere sia come la riproposizione dello schema-Unione (centrosinistra e sinistra unite) che ha affondato il governo Prodi.

2) Roma città sicura/ Roma bronx. I romani non si sono fidati della continua riproposizione dell'immagine di una città sicura, persino sicurissima come ha scritto il New York Times. Sicura forse nei quartieri centrali o borghesi, pervasa di un senso comune impaurito nel resto, peraltro sterminato, del territorio metropolitano. In più Alemanno ha dichiarato che non ama l'idea delle ronde, un modo diverso per dire che non seguirà pulsioni per così dire radicali. Alla fine anche Rutelli, immergendo il tutto nella metafora (troppo comoda) del vento di destra che si è abbattuto sull'Italia, ha ammesso il ritardo culturale del Partito Democratico nell'affrontare responsabilmente il tema sicurezza. Troppo tardi.

3) Alemanno vincolato da Berlusconi. Il messaggio di un candidato del Popolo della Libertà eccessivamente legato a ipotetici diktat berlusconiani, al limite, avrebbe potuto funzionare con altri personaggi. Ma la storia del governo Berlusconi 2001-2006 reca il ricordo di un Alemanno in posizione defilata rispetto alla cerchia di opliti del Cavaliere. E lo stesso Berlusconi, in più occasioni, ha avuto modo di sottolineare che il neosindaco è un rompiballe. Buona pubblicità, dunque.4) Touts sauf Alemanno. Ve lo ricordate il leit motiv della campagna scatenato lo scorso anno contro il sarkozismo dalla sinistra? Tutto tranne Sarkozy. E sappiamo come è finita, la competizione presidenziale francese. Negli ultimi giorni di confronto Rutelli ha tentato il tutto per tutto, cercando di spingere quei romani che avevano scelto il Partito Democratico al Parlamento e il candidato di centrodestra al Comune a tornare sui propri passi, per non regalare il Campidoglio a colui su cui si è scatenata una campagna denigratoria dai toni via via sempre più forti, fino a far girare la voce, o il terribile sospetto che la recente aggressione di un romeno a una studentessa di colore fosse in qualche modo legata a oscuri disegni elettoralistici. Fantapolitica horror che non ha arrecato granché vantaggio al centrosinistra.

5) La mobilitazione antifascista. C'è stato anche questo, negli ultimi scorci di campagna elettorale. C'è stato il tentativo di rituffare Alemanno nei simboli del suo passato. Un tentativo, insomma, di spingere la sinistra più o meno radicale a recarsi alle urne con il naso turato e la matita in mano. Non ha funzionato. Sul passato di Alemanno non vigono segreti, lui, a dire il vero, non lo ha mai né rigettato né edulcorato, preferendo l'ha detto Paolo Mieli, noi citiamo intraprendere un più complesso, e magari doloroso, percorso di maturazione politica, che del vecchio attivista conserva solo la dimensione positiva del militante dedito con abnegazione al perseguimento degli obiettivi che si propone. Lo abbiamo visto, plasticamente, il giorno prima del voto: Alemanno in giro per Roma a stringere mani e galvanizzare i suoi sostenitori, Rutelli al mare a ostentare relax. Grave errore comunicativo.

Riassunto. La conquista di Roma da parte del centrodestra è senza dubbio un evento epocale, date le conseguenze che produrrà sul governo della Capitale e sui precari equilibri della giovane figura del Partito Democratico. E per chi ritiene che in democrazia la circolazione delle élite sia un fatto salutare, un buon esempio di virtuosità della competizione.


Angelo Mellone

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La sicurezza

Chi ha puntato sulla Sicurezza, considerandola un nodo da sciogliere e risolvere,almeno al Nord e poi a Roma ha vinto la partita delle urne. Su quest'indicazione elettorale i dubbi stanno a zero.E anche gli sconfitti, di fronte alla forza dei numeri, ammettono ormai apertamente di non aver saputo cogliere appieno questo forte richiamo della gente.E così la lotta al crimine nelle sue più variegate forme, percepito come fenomeno immanente su tutti o realmente vissuto e subìto in larghe zone del Paese (è paradossale ma sembrano lamentarsene meno là dove esso è più crudo, diffuso e crudele) è entrato da protagonista assieme alla crisi economica nell'agenda della politica della sedicesima legislatura.Il governo Berlusconi ha le idee chiare sul tema: nel senso che ha promesso di prendere il toro per le corna e di piegarne ogni resistenza.

I fatti ci diranno se gli impegni solenni - non si rintracciano esaltanti esempi per il passato, da una parte e dall'altra - sapranno tradursi in realtà non soltanto percepibili ma anche concretamente apprezzabili.Purtroppo, non basta dire, basta al crimine per dare concretezza a un'azione che dev'essere vasta, incisiva, ricca di intenzioni e di procedure adeguate ma anche -scusate il "ma anche" - di mezzi e di uomini all'altezza della sfida.

Mentre il leader della Lega Umberto Bossi, con il suo linguaggio di carta vetrata, rubava la battuta al premier in pectore sul nome del futuro ministro dell'Interno (Maroni, e chi altri sennò?) il ministro uscente dal Viminale, Giuliano Amato ammetteva la propria insoddisfazione su come il governo di cui fa parte ha trattato il tema.E ha spiegato che da parte della "sua" maggioranza c'è stata la propensione (sempre "sottile" il linguaggio del ministro) a identificare la sicurezza solo come criminalità organizzata e a vedere la criminalità diffusa come un problema da affrontare solo in chiave sociale. Bella sintesi. Di fatto è sfuggita la comprensione di fatti che pure erano sotto gli occhi di tutti.

Non sarà difficile constatare se il cambio di stagione politica e insieme il cambio di rotta sapranno prendere la giusta direzione con la necessaria determinazione.Dice Antonio Manganelli, capo della Polizia di Stato, con una felice immagine che non si deve parlare di poliziotti fuori dagli uffici per mandarli per le strade ma di mandare fuori dagli uffici gli adempimenti burocratici.E tuttavia il governo pronto a durare per i prossimi cinque anni, con la forza per farlo, dovrà decidere anche di dotare la fabbrica della sicurezza dei mezzi necessari, se è vero che la gran parte del parco macchine è obsoleto, che la benzina alle Volanti viene distribuita con il contagocce e gli organici non riescono a rispettare neppure il turn over.

La sicurezza è il bene più prezioso ma il costo è alto: da qui bisognerà partire.E poi dovrà essere l'intera macchina a rimettere le giuste cinghie di trasmissione. La macchina giudiziaria, strangolata dai suoi formalismi, dalle sue lentezze e dalle sue lungaggini, finisce per essere, oggettivamente, la complice più affidabile dei criminali.Arrestati, incarcerati e restituiti in massima parte alla libertà quasi subìto, aspettando di un processo che chissà quando si farà e in attesa del quale tutto consiglierà di delinquere ancora. Dentro questo bubbone la parte più infetta è rappresentata da quella immigrazione clandestina che non sa dove sbattere la testa e viene fatalmente risucchiata dalla fitta rete di traffici illeciti.

E, dentro questa, c'è ancora presente e pressante una criminalità irriducibile, che viene dall'Est e spadroneggia nella presunzione di non essere stata mai vista, registrata, osservata: questa è la più pericolosa in assoluto, questa mette davvero paura e su questa la mannaia della legge dovrà cadere senza inciampare in un garantismo che stravolge l'evidenza e lascia che s'accrediti l'idea che qui, da noi, tutto è possibile. Straordinari sono i successi investigativi e pochi i delitti senza colpevoli scoperti e catturati.Ma i colpevoli non devono restare colpevoli e impuniti. La certezza della pena deve cessare d'essere uno slogan e diventare dato giuridico e giudiziario.

Su questo, tra Amato e Maroni dovrà verificarsi quella discontinuità nei fatti (sulle intenzioni Amato ha poco da rimproverarsi) che i cittadini hanno chiesto con il voto nazionale e poi con quello per la guida della Capitale.

Paolo Graldi


da gazzettino.quinordest.it


Titolo: Accertamenti dopo la dispersione di acido cromico dalla Cromatura Dal Grande.
Post di: Admin su Maggio 01, 2008, 07:48:38
SAREGO

Accertamenti dopo la dispersione di acido cromico dalla Cromatura Dal Grande.

I valori supererebbero di gran lunga i limiti di legge 

Nube tossica, analisi mediche per cento famiglie 

L’Ulss ha richiesto l’esame delle urine dei residenti a rischio contaminazione.

Distribuite in municipio 250 provette 
 

Esame delle urine per la popolazione residente nei pressi della Cromatura Dal Grande di Meledo, l'azienda dalla quale la notte tra il 20 e 21 aprile scorsi è fuoriuscita una nube contenente acido cromico.Ieri in municipio a Sarego erano in attesa della consegna da parte dell'Ulss di 250 provette da distribuire.

Sono un centinaio spiega il sindaco di Sarego, Vittorino Martelletto le famiglie che abitano nell'area interessata. L'esame delle urine delle persone a rischio contaminazione, concordate con i rappresentanti dell'Arpav e dell'Ulss, è stato deciso in via cautelativa, anche per tranquillizzare la popolazione. Le risposte delle analisi dovrebbero essere pronte già nella giornata di venerdì.Al momento non si ha notizia di persone che si siano rivolte alle strutture sanitarie lamentando sintomi collegabili alla nube tossica. Non mi risulta prosegue il primo cittadino siano stati segnalati casi del genere, anche se so che qualche persona nei giorni scorsi ha mangiato insalata raccolta nell'orto. Vittorino Martelletto lunedì, una volta portato a conoscenza di quanto era accaduto, s'è affrettato ad emettere un'ordinanza che vieta il consumo del prodotto degli orti nel raggio di 500 metri con centro la Cromatura dal Grande.

I primi riscontri delle analisi eseguite dai tecnici dell'Arpav hanno comunque evidenziato che l'inquinamento non arriva più in là di 200 metri dall'azienda. La distribuzione delle provette d'urina, per non lasciare nulla al caso, riguarderanno i residenti che abitano entro un raggio di 300 metri.

Se l'area contaminata è ristretta, destano però preoccupazione i primi responsi, cominciati a circolare in maniera ufficiosa ieri in paese, delle analisi eseguite sui campioni raccolti dai tecnici dell'Arpav, con valori che superano di gran lunga i limiti di legge. Anche l'esame dell'acqua piovana, raccolta da privati nei giorni scorsi, aveva messo in luce la presenza di cromo esavalente in quantità superiore rispetto a quella consentita in acque superficiali per gli scarichi industriali. Il lavoro del personale dell'Azienda regionale di prevenzione e protezione ambientale, è proseguito anche ieri. Oltre al terreno ed alla flora, dove l'impatto del cromo esavalente è ben visibile per il disseccamento di piante, erba e ortaggi, i tecnici stanno indagando anche sulle acque dei pozzi privati, e su quelle dalla falda. Sotto la lente di ingrandimento ovviamente anche l'azienda, dove su ordine del sostituto procuratore Vartan Giacomelli sono stati posti sotto sequestro i macchinari del ciclo produttivo, quelli incriminati per la fuoriuscita, al momento addebitata ad un guasto dell'impianto di abbattimento dei fumi/aerosol a servizio delle vasche di cromatura, della nube contenente una soluzione di acido cromico. Con tutta probabilità nei prossimi giorni il pm sentirà a verbale anche i residenti che hanno dato l'allarme. Alcuni avrebbero già presentato un esposto.

Giorgio Zordan
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: ... il Presidente Galan parla di Padova senza sapere come stanno le cose...
Post di: Admin su Maggio 01, 2008, 09:56:16
Caro Direttore,

non è la prima volta che il Presidente Galan parla di Padova senza sapere come stanno realmente le cose.

Approfitto dell'occasione per spiegare a lui e ai lettori del Gazzettino la vicenda della moschea, che la destra prova a strumentalizzare con argomenti privi di ogni fondamento.

Non è affatto vero, come sostiene Galan, che l'Amministrazione comunale "vuole regalare degli immobili e terreni pubblici a un'associazione islamica che intende creare una scuola coranica".

Dopo aver liberato le palazzine di via Anelli, dove c'era una mini moschea, abbiamo prima spostato la sala di preghiera in un ex supermercato, concesso in uso gratuito dal proprietario, che ha dimostrato di essere una persona aperta e generosa.


Ecco la verità

Poi, dovendo liberare quei locali, abbiamo proposto all'associazione Rahma di ristrutturare a loro spese un edificio rurale pericolante, di proprietà del comune, per installarvi la moschea, pagando un affitto all'Amministrazione. Si tratta di un'operazione a costo zero per la collettività e consente a diverse migliaia di cittadini di religione islamica di avere un luogo dove pregare e professare la loro religione.

Una scelta di civiltà, a mio avviso, e - contemporaneamente - un contributo alla creazione di un clima di rispetto reciproco, che necessita del riconoscimento a tutti dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione e del rispetto da parte di tutti dei doveri e delle leggi che regolano la nostra convivenza civile.

Si tratta quindi di una decisione perfino ovvia, che qualcuno sta tentando di strumentalizzare per raccattare qualche voto in più, senza pensare alle conseguenze delle proprie parole, che hanno come unico obiettivo quello di soffiare sulle paure della gente e di parlare agli istinti più bassi delle persone.

Nel farlo, oltretutto, si mente sapendo di mentire, ci si nasconde dietro un dito per non dire cosa realmente si pensa, e cioè che chi professa una religione diversa dalla nostra farebbe bene a pregare nel chiuso della sua casa e non in un luogo aperto a tutti i fedeli.

Credo che questo atteggiamento non ci porti da nessuna parte, oltre ad essere in aperta contraddizione con quanto predicano gli stessi leader nazionali del centrodestra, visto che oggi l'On. Fini, nel suo discorso di insediamento come Presidente della Camera, ha auspicato un rapporto positivo tra la cultura ebraico - cristiana dell'Occidente e l'Islam, nel segno del reciproco rispetto tra identità diverse.

Un auspicio che io condivido pienamente e che ha bisogno di atti concreti, come quello di consentire a chi arriva nelle nostre città a vivere e lavorare di poter professare liberamente la propria religione.

Qualcuno invece intende garantire la sicurezza dei cittadini con la demagogia e la propaganda, facendo la faccia feroce e trattando gli immigrati onesti con diffidenza e pregiudizio. Io sono convinto del contrario, credo che la sicurezza si garantisca certamente con la repressione della criminalità e con la pretesa del rispetto rigoroso della legalità, ma sono altrettanto necessarie politiche di inclusione e di solidarietà, che combattano la marginalità sociale ed evitino la ghettizzazione di persone che hanno una cultura diversa dalla nostra.

Comprendo i timori dei cittadini su una questione così delicata, ma posso rassicurarli: l'Amministrazione non ha assunto le decisioni con leggerezza o superficialità, abbiamo chiesto e ottenuto dall'associazione Rahma non solo il rispetto delle leggi, ma anche la condanna di qualunque atteggiamento fondamentalista, che rappresenta un autentico rischio per la nostra democrazia. E' questa la logica con la quale ci stiamo muovendo a Padova, e lo abbiamo fatto anche affrontando la questione della moschea.

Flavio Zanonato

(*Sindaco di Padova)


Titolo: Il Polesine ci riprova: «Vogliamo noi la base Usa»
Post di: Admin su Maggio 04, 2008, 09:48:46
SOCIETA’ DI IMPRENDITORI 

Il Polesine ci riprova: «Vogliamo noi la base Usa»
 
 
E' bastata la vittoria di Achille Variati alle comunali di Vicenza per rinfocolare le speranze dell'Altopolesine, che torna a candidare la base missilistica dismessa di Zelo come sito per il possibile insediamento militare Usa contestato a Vicenza.

Un gruppo di imprenditori rodigini ne è convinto (o lo spera): secondo loro la vittoria del Pd a Vicenza e l'annunciato referendum potrebbero trasformarsi in un colpo mortale per la nuova base americana di Dal Molin. E così ripropongono la chance polesana. Tanto ch è già nata un'associazione, chiamata "Progetto Polesine", per dare gambe all'idea di accogliere tra Adige e Po il mare di investimenti che il capoluogo berico tentenna ad accettare.

Quando ne avevano avanzato l'ipotesi l'allora parlamentare della Margherita Gabriele Frigato e l'assessore regionale di Forza Italia Renzo Marangon, la trasversalità partititica dell'idea non era bastata ad evitarle l'etichetta di forzata ricerca di visibilità per i suoi sostenitori. Adesso che il neosindaco vicentino Achille Variati ha già annunciato di volere un referendum sull'allargamento della caserma Ederle al Dal Molin, un gruppo di imprenditori altopolesani vuol cogliere la palla al balzo.

"Con Progetto Polesine - hanno spiegato Antonio Monesi e Sergio Osti, due dei promotori dell'iniziativa - vogliamo suscitare la partecipazione attiva della politica e delle amministrazioni locali sulla grande opportunità di avere questo insediamento in Altopolesine. Cercheremo l'appoggio anche della Provincia e della Regione. Organizzeremo incontri con la gente e con gli organismi che si occupano della questione, a cominciare dal commissario Paolo Costa. E' nostra intenzione mettere in atto ogni iniziativa per la verifica della fattibilità del progetto che riteniamo straordinario per il Polesine".

E' già disponibile una casella di posta eletronica che risponde all'indirizzo progettopolesine@gmail.com dove far confluire idee, adesioni, osservazioni e proposte. Dai promotori sono state messe in luce anche le peculiarità logistiche dell'area interessata che gode, oltre allo spazio dell'ex base dismessa, anche di agevolati collegamenti con tutto il Nord Italia dalla Valdastico sud alla prossima Nogara mare, dall'A13 all'allacciamento con il Brennero.

"Per la base americana si parla di investimenti in logistica e servizi militari di almeno un miliardo e mezzo di euro più una cifra simile per fabbricati e servizi per le famiglie - ha sottolineato Monesi - Sarebbe la svolta per un'area che è sull'orlo della stagnazione economica e sociale". Quanto alle riserve sulla creazione di un sito "sensibile" sul territorio provinciale, Osti getta acqua sul fuoco: "Pericoli? No, sono da escludere. Anzi la presenza soprattutto culturale di un popolo tanto avanzato come quello statunitense, sarà un volano di crescita per l'intera società locale".
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: I servizi segreti: "Il Veneto zona a più alta densità di naziskin del Paese"
Post di: Admin su Maggio 05, 2008, 10:56:24
CRONACA

I servizi segreti: "Il Veneto zona a più alta densità di naziskin del Paese"

La passione per il pugilato, i richiami ai legionari romani e le croci uncinate

Teste rasate e antisemiti allarme nel Nord Est

Giovani dalla doppia militanza: dai "boot party" le aggressioni del sabato e alla tifoserie della domenica dove il campo di battaglia diventa la curva

di ALBERTO CUSTODERO
 

 ROMA - È il Nord Est, secondo i servizi segreti italiani (l'Aisi), "la zona a più alta densità di militanti naziskin del Paese". Secondo il rapporto dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna, proprio nel bacino fra Verona (la città dove è stato aggredito Nicola Tommasoni), Vicenza, Padova e Treviso, il "fronte skinheads-Vfs, costituito a Vicenza negli anni Ottanta e ispirato al modello britannico, conta su alcune centinaia di giovani attivisti". Il loro è il look del "guerriero metropolitano". Fanno pugilato, thai box e sollevamento pesi, e si riconoscono nei valori fondanti dello skin style individuati nell'appartenenza di classe e nel sentimento nazionalista". La dimensione ideologica, come il richiamarsi ai legionari romani, c'entra poco, ma è utile "per saldare gli atteggiamenti improntati alla forza fisica ad un ruolo socio politico".

"Quando perquisiamo le loro case - racconta un alto funzionario della Digos - nelle stanze, sulla testata del letto, troviamo bandiere con la svastica o la croce celtica. Ma il loro livello culturale, molto basso, ci porta a parlare di bullismo con la testa rasata". Il credo naziskin è infatti - secondo gli esperti dell'intelligence - una sorta di sottocultura violenta, teppistica, xenofoba, razzista e antisemita, che si manifesta in scala crescente, dalla strada al quartiere, fino alla curva dello stadio. E trova proseliti soprattutto fra le "fasce di giovani culturalmente meno preparate che eleggono a loro passatempo preferito del sabato sera il boot party", come vengono sarcasticamente chiamate le aggressioni fini a se stesse. Il violento pestaggio di Verona non ne è che l'ultimo, tragico, esempio. Le teste rasate sono giovani dalla doppia militanza: nell'antagonismo il sabato per "fare casino in piazza", e fra le tifoserie la domenica dove il campo di battaglia diventa la curva. I richiami politici - osservano i servizi segreti - sono poco più che simbolici.

Nel mucchio degli ottantamila ultrà d'Italia, il grumo eversivo, secondo il ministero dell'Interno, è di circa ventimila tifosi, e proprio negli ultimi anni la gran parte sono diventati di destra (63 gruppi, circa 15 mila sostenitori), mentre la componente di sinistra, molto forte negli anni Settanta, è oggi ormai una minoranza, 35 associazioni per circa 5 mila persone. Sono state proprio le curve degli stadi - osserva l'intelligence - i luoghi nei quali la "tifoseria oltranzista ha assorbito l'esperienza di lotta della "cellula politica" con l'acquisizione di schemi organizzativi, slogan ossessivi, strategie di militarizzazione". È così che negli stadi sono comparsi, ad esempio, striscioni antisemiti o xenofobi (ora vietati dopo le norme sulla sicurezza negli stadi del ministro Amato). Al di là dei divieti di esporre bandiere o slogan dal contenuto ideologico, gli ultrà-naziskin si sono organizzati in "strutture stabili e complesse", con tanto di gadget, tesseramento. E sono capaci, pur appartenendo a squadre diverse divise da rivalità secolari (come Roma e Lazio), di allearsi per assaltare le caserma della polizia e la sede del Coni, come avvenuto nella Capitale nel novembre scorso qualche ora dopo la morte del tifoso laziale, Gabriele Sandri.

Ma l'allarme naziskin non riguarda solo le aggressioni boot party, le violenze negli stadi e le guerre fra tifoserie durante le trasferte. L'allarme del Viminale riguarda anche il risveglio dell'antisemitismo in Italia, con profanazione di tombe ebraiche e la comparsa sui muri di tutta Italia di scritte inneggianti il Duce, Hitler e i forni crematori. Su questo fronte dell'intolleranza razziale, si assiste ad un fenomeno del tutto nuovo: gli slogan antisemiti sono di moda non solo fra i naziskin e gli ultrà, ma anche fra i movimenti antagonisti dell'estrema sinistra e in alcuni ambienti di studenti leghisti "antagonisti padani".

(5 maggio 2008)

da repubblica.it


Titolo: Il pm: picchiavano anche chi aveva i capelli lunghi
Post di: Admin su Maggio 05, 2008, 11:01:02
5/5/2008 (7:4) - RETROSCENA IL «BIONDINO» E LE RONDE IN CENTRO

Una sola ideologia: guerra al "diverso"
 
Il pm: picchiavano anche chi aveva i capelli lunghi

PAOLO COLONNELLO
VERONA


Il biondino e i suoi amici si muovevano come una banda di Arancia Meccanica negli ambienti degli skinheads fronte Veneto e dei neofascisti, sperando d’incontrare se non proprio il plauso della città, per lo meno la sua indulgenza. Chè Verona si sa, è sempre stata una città nera. E ricca. E gelosa di sè. E se anche il sindaco leghista Falvio Tosi adesso invoca «pene esemplari» , si capisce che il Biondino e i suoi amici in fondo erano funzionali a una certa cultura.

«Che poi è un modo di pensare - dice il procuratore Guido Papalia - molto diffuso di questi tempi che esclude il diverso, chi non si veste come noi, non mangia come noi, non parla con il nostro accento, in difesa di un sistema ritenuto semplicemente migliore di altri e dunque da difendere anche con la violenza. E’ un modo di sentirsi rassicurati ancorandosi a cose che invece andrebbero analizzate più approfonditamente. Non è un problema solo di polizia. E’ questione di educazione che dovrebbe portare a pensare che è l’inclusione quella che paga. Non l’esclusione».

Invece il Biondino e gli amici stavano proprio in questa logica. Anche loro di ronda - che oggi va tanto di moda - per punire «i diversi», «quelli che sporcano», quelli che offendono «il decoro del nostro bel centro». Quelli che non ci garbano, in definitiva. Che, come si sa, sono sempre tanti e affollano impuniti le nostre paure. E allora, giù botte. Come a Nicola Tommasoli il grafico di 29 anni massacrato a pugni e calci e ridotto in fin di vita per essersi rifiutato l’altra notte di offrire una sigaretta.

«Anche lui - spiega il procuratore aggiunto di Verona, Mario Schinaia - era stato individuato come un diverso. A loro bastava trovare qualcuno che magari aveva semplicemente i capelli lunghi e volavano schiaffi».

Quasi ogni sabato, con la bella stagione, a pattugliare strade e piazze storiche, a prendere a schiaffi «i negri» ma anche «i terroni», come i tre parà picchiati mesi fa perchè «parlavano meridionale». O il ragazzo con la maglietta del Lecce massacrato di botte «perché terrone». O quello picchiato in piazza delle Erbe perché sedendo su alcuni gradini «danneggiava l’immagine di Verona, città di classe». O la vita resa impossibile ai venditori di khebab. Tutte scuse, per nascondere il vero obiettivo: la violenza fine a se stessa.

«Una violenza programmata, per difendere quello che consideravano il loro territorio - sottolinea Schinaia - sono tutti di una certa area ma alla fine l’ideologia o l’appartenenza a gruppi politici definiti conta poco. La cosa vera che li unisce è la caccia al “diverso” da loro. Ed è questa l’unica ideologia. Tanto che per questo ripetersi delle aggressioni, avevamo ipotizzato l’esistenza di un nuovo gruppo organizzato, ancor più pericoloso di altri per questo fine esclusivo di violenza».

La scorsa estate la banda di neofascisti era stata fermata dalla Digos e identificata: 17 giovani in tutto, alcuni rampolli della buona borghesia, altri figli di operai. Molti legati agli ultrà dell’Hellas Verona, quasi tutti trovati con simboli nazisti e fascisti in casa. Il Biondino, ovvero R.D., 19 anni, studente, capelli castani chiari, si era distinto come uno tra i più attivi e violenti, destinatario perfino di una diffida a non entrare allo stadio. La notte del primo maggio R.D. non era nemmeno ubriaco. «Noi non ci droghiamo, non beviamo, siamo gente a posto», ha raccontato nell’interrogatorio-confessione reso ieri dalle 8 alle 12 nella questura di Verona. Ma sì, un bravo ragazzo senza vizi, come tanti da queste parti. Come i due di Ludwig, ricorda ancora il procuratore Schinaia, anche loro «figli della buona borghesia, laureati, perbene. Pensavano di ripulire il mondo uccidendo le persone».

Il pm Rombaldoni, il capo della Digos e il colonnello dei carabinieri aspettavano R.D. da qualche ora. Individuato dalle indagini, pressato dai genitori, incalzato dal suo legale, dopo aver passato tre giorni fuori casa, non si ancora bene aiutato da chi, sentendosi il fiato sul collo, alla fine si è costituito. Si è presentato col suo legale, Roberto Bussinello, candidato sindaco per Forza Nuova alle scorse elezioni. Per confessare ma solo in parte, ammettendo di aver dato pugni e calci ma senza ricordare «di aver colpito quel ragazzo quand’era a terra»; confermando i nomi di almeno due dei complici, già individuati, ma senza fare il nome degli altri due perchè «di loro non voglio parlare». Eppure ha esordito dicendosi «dispiaciuto», «spaventato dalle conseguenze» del suo gesto.

da lastampa.it


Titolo: La capitale nera (Verona)...
Post di: Admin su Maggio 13, 2008, 04:43:21
La capitale nera

di Paolo Tessadri


A Verona skinheads, ultras picchiatori, militanti secessionisti ed estremisti cattolici sono alleati in nome della intolleranza. In questo clima maturato l'assassinio del giovane Nicola Tommasoli  Il luogo dell'aggressione a Nicola TommaselliLe vittime erano scelte a caso, bersagli su cui scaricare la violenza. Ragazzi che del nazismo conoscono solo gli slogan e il richiamo alla forza, come si potrebbero incontrare in qualunque curva. Ma è difficile trovare un'altra città italiana dove le ideologie che predicano intolleranza e antisemitismo siano così radicate, unendo in un'unica trama fili neri che vengono dal passato più oscuro. Estremisti cattolici e militanti secessionisti, skinhead e ultras picchiatori. Tutti che si sentono, più o meno direttamente, rappresentati dai modi sbrigativi del sindaco Flavio Tosi che ha fatto di Verona uno degli avanposti della sicurezza fai-da-te e delle ronde popolari.

La morte di Nicola Tommasoli adesso costringe la città a fare i conti con il suo presente. E con una storia recente che si vuole dimenticare a tutti i costi. Perché quando si parla di violenza fine a se stessa, di ragazzi bene che uccidono per noia, vagheggiando ideali hitleriani, è difficile non citare Ludwig, la sigla del terrore che nascondeva due ventenni veronesi, figli di professionisti. Lo scorso 23 aprile Marco Furlan ha lasciato il carcere ed è stato affidato ai servizi sociali: è stato condannato a 27 anni per 15 omicidi, è rimasto in cella per meno di 12. Il suo complice, Wolfgang Abel, è in una casa di lavoro in Abruzzo per scontare 'una pena accessoria'. Non sono ancora formalmente liberi, ma la coppia che rivendicava i delitti scrivendo "la nostra fede è nazismo, la nostra democrazia è sterminio" non ha certo scontato una pena esemplare. E adesso Verona si trova di nuovo davanti allo stesso choc, con assassini giovanissimi e una vita distrutta senza un perché.

Nicola Tommasoli è stato ucciso da una gang di cinque ragazzi: facce da adolescenti, canti da Hitlerjugend. Uno di loro, Raffaele Dalle Donne, è già un capetto: ultrà dell'Hellas Verona, con a carico un Daspo, il provvedimento di allontanamento dagli stadi; indagato con altri 16 picchiatori per una serie di pestaggi avvenuti fra il 2006 e il 2007.
Colpivano sempre in centro a Verona, contro chiunque fosse diverso da loro. Anche Guglielmo Corsi è altri due del branco erano assidui della curva sud. "Non militanti di gruppi neonazisti organizzati, anche se praticano le stesse ideologie e usano gli stessi simboli", precisa la Procura.

Simboli che non sono alieni ai sostenitori del sindaco. Con Tosi si sentono rappresentati gli estremisti di destra della Fiamma tricolore, Forza nuova, Veneto fronte skinhead e gli integralisti cristiani. Questi ultimi non sono una presenza folcloristica. Ci sono gruppi come il Sacrum Imperium di Maurizio Ruggiero e Famiglia e civiltà di Palmarino Zoccatelli; varie altre sigle che spuntano secondo necessità, come Comitato Principe Eugenio, Comitato per le Pasque Veronesi, Gruppi di famiglie cattoliche. Zoccatelli è anche responsabile del Sindacato Libero e del blog 'Traditio, sito ufficiale delle associazioni cattoliche tradizionaliste di Verona'. A unirli sono soprattutto i nemici comuni. Come il procuratore capo di Verona Guido Papalia e altri magistrati, spesso attaccati dalla Associazione per la giustizia e il diritto Enzo Tortora, sempre diretta da questo gruppo.

Le mosse di Tosi sembrano avere premiato i volti più puliti di questo estremismo politico-religioso, quelli impegnati nella destra sociale. Anzitutto ha nominato capogruppo in Comune della sua lista personale Andrea Miglioranzi, 35 anni, skinhead, iscritto alla Fiamma tricolore, già attivista del Veneto fronte skinheads e componente della banda Gesta Bellica che dedicava canzoni a Erik Priebke, 'il capitano' e a Rudolf Hess, 'vittima della democrazia'. Miglioranzi è stato il primo a scontare tre mesi di galera per istigazione all'odio razziale. Appena eletto sindaco, Tosi lo voleva nell'Istituto storico per la resistenza, ma ci fu una sollevazione e non se ne fece nulla.

L'alleanza nera esce allo scoperto il 15 dicembre dell'anno scorso. Pochi giorni prima era stato ferito un attivista di estrema destra da aggressori tuttora sconosciuti. La Fiamma tricolore di Miglioranzi e Piero Puschiavo organizza lamanifestazione di solidarietà. Vi aderiscono Forza Nuova, Fronte veneto skinhead, in testa al corteo si vedono Piero Puschiavo con Tosi e quasi tutta la giunta comunale. Il disagio dei moderati del Popolo della libertà è interpretato da Elio Mosele, presidente della Provincia: "A quel corteo io non avrei partecipato". Poche ore dopo, passata la mezzanotte, tre partecipanti alla manifestazioni pestano a sangue tre parà della Folgore, con frasi "terroni, andate via da qui, puzzate". Sì, destra contro parà, perché meridionali. Due dei picchiatori erano già indagati per l'assalto al figlio del consigliere del Pdci Graziano Perini, che ha subito tre aggressioni e ha la casa sotto protezione dalla polizia. Giusto per capire il clima.

La saldatura fra Tosi e l'integralismo cristiano avviene con Maurizio Ruggiero del Sacrum Imperium. Ogni giorno Ruggiero va al gruppo consiliare della Lega Nord in comune, dove occupa un ufficio, e fra un incontro politico e una messa in latino propone una "marcia sulla Sinagoga", perché il cardinale e segretario di Stato "Tarcisio Bertone ha moltiplicato gli atti di zerbinaggio verso gli israeliti" e "ha dato sfogo alla sua vena più clownesca sulle montagne del Cadore, dove ha fatto visita a Benedetto XVI". Legato a Tosi e Ruggiero è anche l'altro integralista Palmarino Zoccatelli, consulente del sindaco nella commissione di valutazione dei dirigenti del comune. Ruggiero e Zoccatelli nel 2005, in occasione degli arresti contro i presunti estremisti neri autori dell'accoltellamento a San Luca di Verona, utilizzano le sigle Giustizia giusta e Associazione Enzo Tortora per protestare contro i pm. "La custodia cautelare in carcere è assurda, una forma di coercizione psicologica. La magistratura di Verona è persecutoria nei confronti della destra". Miglioranzi e Zoccatelli annunciano la visita in carcere ai cinque arrestati per il raid e comunicano alla stampa che all'iniziativa partecipa Flavio Tosi.

Ma in città la comunanza tra tradizionalismo cristiano e destra reazionaria è consacrata da quasi 15 anni di militanza. Già nel '94 la magistratura avvia un'indagine per presunta violazione della legge Mancino: in quel momento tornano gli slogan contro Papalia cari agli Autonomi del '77. Ma a pronunciarli sono le teste rasate. E il clima, ancora oggi, non è cambiato. Poche settimane fa Nicola Greco, presidente della corte d'appello di Venezia, dichiara: "A Verona sono stati registrati atti di matrice criminale con una deriva xenofoba che vedono coinvolti giovani e giovanissimi".

Le leve del neonazismo sono anche il lato oscuro degli ultras dell'Hellas Verona. E anche in questo caso il sindaco non disdegna. Due anni fa Tosi, allora assessore regionale, presenta Alberto Lomastro come nuovo iscritto della Lega, proveniente da Forza nuova. Tutti in curva sud conoscono Lomastro: durante una partita appese al cappio un manichino di colore.


(12 maggio 2008)


da espresso.repubblica.it


Titolo: Calearo: «Sono del Pd perché non è di sinistra»
Post di: Admin su Maggio 24, 2008, 10:38:26
Calearo: «Sono del Pd perché non è di sinistra»


La sua candidatura aveva già fatto storcere il naso a molti, che l’avevano digerita con la necessità di un “patto tra i produttori”. Ma ora che siede in Parlamento, l’ex presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, si sbottona: «Il Pd? Non lo considero di sinistra». Ecco perché ha accettato un posto a Montecitorio: «Sono un uomo di centro che ha trovato spazio in un partito riformista», spiega in un’intervista a Libero.

E non usa giri di parole per rispondere alla domanda: «Che diavolo ci fa uno come lei nel Pd?». «L'ho appena spiegato ad alcuni colleghi molto potenti in Confindustria – ribatte – “Dovreste solo ringraziare di avere uno che la pensa come voi che ha contribuito in maniera importante a lasciare a casa la Sinistra arcobaleno e che, stando dall'altra parte, può mantenere anche nella minoranza le idee dell'impresa e del mercato"».

Insomma, lui e Confindustria la pensano allo stesso modo, «io – dice – resto imprenditore dalla punta dei capelli alla punta dei piedi». Peccato che il discorso di insediamento della neo presidente Emma Marcegaglia abbia raccolto soprattutto i favori di Berlusconi, che si è congratulato dicendole: «È il nostro programma».

Spiega di non essersi candidato con An per il semplice fatto che Fini aveva glissato sull’ipotesi di fare un ministro veneto. Alla fine, il governo, di ministri veneti ne ha tre: Maurizio Sacconi, trevigiano, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Renato Brunetta, veneziano alla Funzione Pubblica; Luca Zaia di Conegliano, titolare delle Politiche agricole. Chissà se Calearo si sta mangiando le mani. Di certo, promette, non esiterà a votare i provvedimenti della maggioranza che lo dovessero convincere, in particolare in materia di impresa: «Grazie a Dio viviamo in una democrazia». Dove i candidati, ahinoi, non si possono scegliere.

Pubblicato il: 24.05.08
Modificato il: 24.05.08 alle ore 15.18   
© l'Unità.


Titolo: Lavori usuranti: Daniela Sbrollini sostiene l’appello di Damiano
Post di: Admin su Maggio 24, 2008, 10:45:33
22 maggio 2008,


Lavori usuranti: Daniela Sbrollini sostiene l’appello di Damiano


Daniela Sbrollini, deputata vicentino del Partito Democratico, aderisce all’appello lanciato dall’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a non lasciar cadere il decreto del governo Prodi che individuava, dopo anni di tentativi falliti, le categorie dei lavori usuranti.

“E’ indispensabile – spiega Daniela Sbrollini – che non si lasci scadere il termine del 31 maggio, data di decadenza della delega al Governo per l’emanazione di questo fondamentale decreto legislativo che interessa migliaia di lavoratori vicentini e veneti, oltre che tantissime imprese private e pubbliche.

Vista la larga convergenza di opinioni favorevoli che ha accompagnato questo provvedimento nel suo iter nella scorsa legislatura, ci preoccupano oggi le più recenti prese di posizione del Governo Berlusconi che sembrano andare in direzione opposta su questa delicata materia”.

L’appello lanciato da Damiano è stato sottoscritto tra gli altri da Pier Paolo Baretta, Sergio D’Antoni, Donata Gottardi, Enrico Letta, Giorgio Benvenuto, Franca Donaggio, Tiziano Treu.

Sul nostro sito il testo integrale dell’appello. (more…)



Lavori usuranti: Daniela Sbrollini sostiene l’appello di Damiano
Giovedì 22 Maggio 2008 | pubblicato da staff |
Daniela Sbrollini, deputata vicentino del Partito Democratico, aderisce all’appello lanciato dall’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a non lasciar cadere il decreto del governo Prodi che individuava, dopo anni di tentativi falliti, le categorie dei lavori usuranti.
“E’ indispensabile – spiega Daniela Sbrollini – che non si lasci scadere il termine del 31 maggio, data di decadenza della delega al Governo per l’emanazione di questo fondamentale decreto legislativo che interessa migliaia di lavoratori vicentini e veneti, oltre che tantissime imprese private e pubbliche. Vista la larga convergenza di opinioni favorevoli che ha accompagnato questo provvedimento nel suo iter nella scorsa legislatura, ci preoccupano oggi le più recenti prese di posizione del Governo Berlusconi che sembrano andare in direzione opposta su questa delicata materia”. L’appello lanciato da Damiano è stato sottoscritto tra gli altri da Pier Paolo Baretta, Sergio D’Antoni, Donata Gottardi, Enrico Letta, Giorgio Benvenuto, Franca Donaggio, Tiziano Treu. Sul nostro sito il testo integrale dell’appello.

Dopo vari tentativi andati a vuoto negli anni passati, il Governo Prodi ha varato nel mese di aprile la disciplina sui lavori usuranti, in attuazione del protocollo del Welfare, ora legge 247/07.
Il beneficio interessa quattro categorie di lavoratori:
a) Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti come da decreto Salvi (lavori in galleria, cave o miniere, in cassoni ad aria compressa, lavori svolti da palombari, lavori ad alte temperature, lavori di asportazione dell’amianto, ecc.)
b) Lavoratori notturni 1)lavoratori impegnati in lavori a turni 2) lavoratori impegnati per l’intero anno lavorativo;
c) Lavoratori addetti alle linee a catena;
d) Conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.
I lavoratori di cui alle lettere a), b) n.2, c), d) conseguono il diritto al trattamento pensionistico con un’età anagrafica inferiore di tre anni.
I lavoratori impegnati in lavoratori a turni conseguono il diritto al trattamento pensionistico con un anticipo di:
a) Dodici mesi per coloro che svolgono l’attività lavorativa nel periodo notturno per un numero di giorni all’anno compreso tra 64 e 71;
b) Ventiquattro mesi per coloro che svolgono l’attività lavorativa nel periodo notturno per un numero di giorni all’anno compreso tra 72 e 77;
c) Trentasei mesi per coloro che superano 77 giorni all’anno.
Per ottenere il beneficio che parte dal 1° luglio 2009, occorre presentare idonea documentazione.
Il decreto, varato in prima lettura dal Consiglio del Ministri del Governo Prodi, dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Commissione Lavoro della Camera, non ha ricevuto il via libera dalla Commissione Lavoro del Senato a causa della mancanza di numero legale.
Il Governo Prodi, in fase di conclusione del suo mandato, ha consegnato al futuro Governo questo importante provvedimento a vantaggio dei lavoratori e delle imprese, che è stato approvato e certificato sotto il profilo dei costi previsti dal protocollo sul Welfare (circa tre miliardi di euro nei prossimi dieci anni) dalla Ragioneria dello Stato.
Chiediamo che esso venga definitivamente approvato per non correre il rischio di vanificare un’importante conquista sociale.


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Vicenza  20-05-2008 16:00


Intervento di Claudio Rizzato all’Assemblea Provinciale del 17 Maggio 2008

Veltroni ha fatto un’ottima campagna elettorale che ci ha fatto recuperare buona parte del nostro elettorato deluso. Tuttavia abbiamo pagato l’impopolarità del Governo Prodi. Siamo un Paese nel quale i cittadini se ne fregano del debito pubblico o di Almunia se non arrivano alla fine del mese, e la cosiddetta sinistra radicale ha ostacolato Prodi persino nell’approvazione del protocollo sul Welfare che conteneva provvedimenti a favore delle famiglie che non arrivavano a fine mese e che non riescono tuttora ad arrivarci.

Alcuni temi non sono stati neppure affrontati in campagna elettorale: l’efficienza del sistema sanitario pubblico e la sostenibilità della spesa di fronte a forti processi di riorganizzazione che potrebbero metterne in discussione l’universalità sancita dall’articolo 32 della Costituzione; l’esigenza di avviare il fondo della non autosufficienza per aiutare centinaia di migliaia di famiglie con anziani non autosufficienti; i Diritti e i Servizi Sociali per un moderno Welfare. Cito queste materie perché hanno avuto centralità indiscussa, assieme ai temi economici, nella campagna elettorale del 2006 in contrapposizione alle volontà di privatizzazione e monetizzazione dei servizi e delle prestazioni manifestata dal centrodestra.

Abbiamo parlato di modifiche della legge elettorale solo con riferimento alla stabilità di governo e poco sottolineato che deve essere cambiata una legge che umilia la qualità della rappresentanza, la democrazia effettiva e la sovranità del popolo; accentua il distacco tra politica e società; viola l’essenza e il valore di un sistema elettorale rappresentato dal diritto degli elettori di scegliere direttamente gli eletti.

E’ palese nel risultato che è stato scarso l’allargamento dell’elettorato DS/Margherita e poco rilevante il nuovo voto giovanile . La maggioranza dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani hanno votato per la LEGA o per il Popolo delle Libertà ( ma questa non è una novità,piuttosto una realtà che abbiamo sempre nascosto a noi stessi). Avremmo dovuto attrarre il voto dei giovani e dei lavoratori autonomi ma ciò è avvenuto. La Lega e’ una forza popolare che si affronta non blandendola, ma sfidandola sul terreno dell’autonomia reale dei territori nelle decisioni e nell’utilizzo responsabile delle risorse da essi prodotte, continuando a sostenere l’attuazione del titolo quinto della Costituzione vigente che consente forme e condizioni particolari di autonomia,del quale ora la Lega si sta appropriando per fare quello che noi, per carenze culturali della classe dirigente del Vecchio Centrosinistra romano-centrico, non abbiamo avuto il coraggio di fare. La Lega ha prodotto e diffuso una ideologia,una visione del mondo un modo di essere.. Noi non possiamo contrastarla scimmiottandola o inseguendola sullo stesso terreno. Dobbiamo costruire una cultura diversa solida e solidale, mettere in campo competenze riconosciute e proposte credibili; praticare una politica concreta che recuperi il divario tra tempi delle decisioni ed i tempi di risposta ai cambiamenti sociali e alla forte competizione in atto tra sistemi sociali ed economici. Concordo con alcune osservazioni del Segretario Regionale circa l’esigenza di far diventare protagonisti i dirigenti territoriali che la credibilità se la sono conquistata nel campo. Per questo le categorie di vecchio e nuovo sono astratte e inadeguate e se applicate senza tenere conto dei meriti,delle capacità e delle competenze , persino dannose. Il rinnovamento dei gruppi dirigenti è fondamentale ma non è solo un fatto anagrafico; infatti in misura sostanziale esso consiste nel ricambio nelle istituzioni ponendo il limite dei mandati ai vari livelli istituzionali . Concordo anche con un’altra considerazione di Giaretta, che l’unico punto di crisi( certo fondamentale ma non l’unico) nella campagna elettorale è stata la formazione delle liste troppo centralizzata e distante dal territorio . Vi faccio altri due esempi di come alcune scelte o decisioni del Governo Prodi hanno dimostrato la distanza dai territori o dalle realtà economico-sociali del Nord. Con la finanziaria 2006 fu introdotto il ticket di 10 euro a visita specialistica. Come è stata accolta una simile scelta nel Veneto nel quale noi abbiamo condotto per anni una battaglia ( con uno slogan diventato nazionale: No Tagli,Tasse e Tickets) contro la Giunta Galan che aveva applicato le une e gli altri? L’altro esempio di demenza politica è stato il manifesto ‘anche i ricchi piangono’ di Rifondazione, il cui significato consisteva in questo. I poveri che ridevano erano i lavoratori dipendenti che beneficiavano di 3 euro al mese di riduzione delle tasse, bruciate dai tickets di cui parlavo prima ; i ricchi che piangevano erano gli altri lavoratori dipendenti con un reddito superiore a 40.000 euro che pagavano più tasse( pur avendole sempre pagate e magari avendo votato Prodi perché aveva promesso di ridurle) . Da aggiungere che a cancellare i difensori dei poveri sarebbero stati i poveri stessi, votando per i ricchi. Non illudiamoci di recuperare consenso e di diventare forza maggioritaria solo con scorciatoie organizzative e non agendo nel profondo della società italiana. La sconfitta ha ragioni che vanno ben più in là del giudizio sul Governo Prodi.

Noi siamo ancora dentro e siamo vittime dei ritardi culturali e politici della Sinistra, che hanno oscurato e minimizzato il grande cambiamento del sistema politico avviato con la nascita del PD e la decisione di presentarci senza alleanze pasticciate. Tuttavia non è il pragmatismo l’unica risposta; è necessario riuscire a mobilitare tutte le energie con una riscossa culturale , un nuovo pensiero politico, una politica rinnovata.

E’ a questo livello la sfida. Sbaglieremmo se nei confronti della Lega e del PDL pensassimo di mantenere la sfida e il confronto solo parlando alla pancia, perché per vincere dobbiamo costruire uno stile di vita, una visione del mondo, un sistema di valori alternativi a quelli della Lega e del Centro Destra. Prendiamo la questione sicurezza. La nostra battaglia deve comprendere tolleranza zero verso i clandestini e chi delinque,inclusione e solidarietà per gli stranieri. Cioè città sicure e aperte,non sicure in quanto chiuse e non solidali.

Dalla lezione delle urne deve venire una decisa volontà di rialzarci perché abbiamo tante potenzialità, persone che vogliono fare politica con passione, per dare il loro contributo e far crescere le nostre comunità; organizzare l’attività politica e amministrativa a partire dai nostri circoli, con spirito di servizio e competenza, per accrescere la qualità della vita in ogni territorio. Dobbiamo partire dalle esigenze delle persone e delle realtà locali e confrontarci con tutti per trovare le soluzioni migliori ai problemi.

Insomma bene internet, ma per avere consenso il dialogo va fatto con le persone in carne e ossa.

Un partito nuovo si afferma quando ha ideali e valori forti; quando è utile perché fa una politica che aiuta la gente a vivere meglio, a risolvere i suoi problemi materiali, quelli che la politica e l’amministrazione possono risolvere. Dopo la fase costituente un po’ convulsa , con una campagna elettorale concomitante, il nostro Statuto,il Manifesto dei Valori e il Codice Etico, costituiscono le basi sulle quali erigere la nostra organizzazione politica che trova nei circoli territoriali il fulcro fondamentale.

Ora dobbiamo proseguire nella costruzione del partito federale nella forma ,nazionale ed europeo per i valori e gli ideali che ne costituiscono l’identità. Costruire il partito come si coltiva una pianta, che si deve far crescere con cura in ogni territorio. Un partito nel quale non c’è chi è addetto solo alla semina e chi invece raccoglie quello che altri hanno seminato,ma un partito nel quale tutti possono seminare e tutti possono raccogliere.

Voler vincere non significa sapere perché si vuole vincere , per quale idea di società.

Forse Vicenza insegna questo: semplicemente che Variati,il PD,la lista Variati, la lista Giuliari e tutti noi siamo riusciti a spiegare perché volevamo vincere e gli elettori hanno capito.

La vittoria di Vicenza può diventare una pozione magica per le amministrazioni locali che si rinnoveranno nel 2009, se Vicenza diventerà finalmente il Capoluogo che non è mai stato e che può diventare con Variati Sindaco.

 
da www.claudiorizzato.eu


Titolo: A dodici anni vende le sue foto nuda "Volevo comprare vestiti alla moda"
Post di: Admin su Giugno 29, 2008, 06:41:56
SCUOLA & GIOVANI

Treviso, sorpresa nei bagni di una media a scattarsi immagini piccanti con il videofonino

Inviava mms ai compagni in cambio di 5-10 euro. Il provveditore: "Sono preoccupata"

A dodici anni vende le sue foto nuda "Volevo comprare vestiti alla moda"


 TREVISO - Si fotografava nuda nei bagni della scuola e vendeva le foto ai compagni per comprarsi abiti firmati. Ha appena 12 anni la studentessa di una scuola media di Treviso sorpresa da un professore mentre usava il videofonino per scattare piccanti immagini da vendere per 5 o 10 euro.

"Lo facevo per comprarmi i vestiti firmati che mamma e papà non mi vogliono regalare". Chiamata in direzione, la ragazzina ha confessato. Inviava le immagini con mms ai compagni di classe.

La direttrice dell'Ufficio Scolastico di Treviso Maria Giuliana Bigardi è preoccupata: "La crescente disattenzione delle famiglie nei confronti dei figli è allarmante". Possibile che in casa non si fossero accorti di quegli abiti costosi che indossava la ragazzina?

Dal prossimo anno, la dodicenne non frequenterà più quella scuola media: i genitori hanno preferito trasferirla in un altro istituto e affidarla ad uno psicologo.

(28 giugno 2008)

da repubblica.it


Titolo: Padova, lite tra due fratelli il più piccolo ucciso a coltellate
Post di: Admin su Giugno 29, 2008, 06:42:40
CRONACA


Il ragazzo,19 anni, ha cercato di fuggire, ma è stato raggiunto e colpito ancora

L'assassino, 27 anni, è scappato, ma i carabinieri l'hanno trovato e arrestato

Padova, lite tra due fratelli il più piccolo ucciso a coltellate



 PADOVA - Una lite tra fratelli degenerata nella maniera più tragica. Stasera a Padova un giovane è stato ucciso a coltellate dal proprio fratello. La vittima si chiamava Denis Daniele e aveva 19 anni. L'omicida, Francesco Daniele, 27 anni, subito dopo il delitto è fuggito, ma i carabinieri del Comando Provinciale di Padova l'hanno rintracciato e arrestato.

Il ragazzo è stato ferito a morte durante un litigio cominciato per strada, vicino alla sua abitazione di via Manara. Ancora non si sa nulla dei motivi che hanno portato allo scontro.

Secondo le prime ricostruzioni, Francesco ha colpito una prima volta il fratello con un coltello, ferendolo. Denis è scappato, urlando e chiedendo aiuto, verso il cortile dove aveva uno scooter con cui, forse, pensava di fuggire. Invece è stato raggiunto dal fratello nel giardino del condominio dove abitava. E' stato allora che Francesco avrebbe sferrato altre due coltellate, uccidendolo.

L'assassino è poi fuggito in una chiesa, dove avrebbe tentato di pulirsi e lavare le macchie di sangue. I carabinieri lo hanno rintracciato poco dopo nella zona della stazione di Padova. Ora stanno verificando se al momento del delitto fosse sotto l'effetto di alcool o di sostanze stupefacenti.

(28 giugno 2008)

da repubblica.it


Titolo: La speculazione della Curia veronese su Villa Francescatti
Post di: Admin su Luglio 03, 2008, 06:51:23

La speculazione della Curia veronese su Villa Francescatti

2 luglio 2008, 17.03.00

 Raffaele Carcano


Il vescovo Zenti, attraverso il suo ufficio stampa ha diffuso una nota sulla decisione «sofferta» di alienare Villa Francescatti, sede dell’ostello della gioventù. Dice don Fasani che Villa Francescatti, a suo tempo, non è stata acquisita con vincoli di destinazione d’uso. Chi ha competenza in merito deve fare chiarezza. A suo tempo, Villa Francescatti fu acquisita dalla Curia senza spendere una lira. La Curia la acquisì dalle suore che stanno di fronte alla Villa. Le suore la acquisirono per lascito testamentario dall’ultima discendente della famiglia Francescatti perché fosse destinata a favore di donne sventurate. Quando la Curia parla di destinazione d’uso si riferisce alla destinazione d’uso a livello urbanistico o a livello testamentario? Dice la Curia che l’alienazione di Villa Francescatti nasce dalla necessità di «coprire il debito che la Diocesi si porta appresso ormai da troppi anni e che sta ingigantendosi strada facendo, in ragione degli interessi che non lasciano scampo». Non è chiaro se questo debito sia stato incrementato anche dalla liquidazione ricevuta da don Fasani quando ha cessato la carica di direttore di Verona Fedele. Comune e Provincia, che hanno assessori al turismo, non hanno nulla da dire sulla prospettata chiusura dell’ostello della gioventù? I parlamentari veronesi sono al corrente che la Curia ricevette miliardi di lire dallo Stato, in occasione del giubileo, proprio per l’ostello della gioventù? Qualcuno ha intenzione di presentare almeno un’interrogazione parlamentare? Nella stessa dichiarazione dice don Fasani: “Quanto all’otto per mille, la distribuzione del gettito a favore di tutte le Diocesi italiane e di altre Chiese sparse nel mondo, meno fortunate di noi, consente la copertura del mantenimento del clero e di poche altre iniziative liturgico-pastorali”. Non vero, almeno per quanto riguarda la diocesi di Verona. Don Fasani, probabilmente, non ha letto il bilancio pubblicato sul Bollettino ufficiale della diocesi di Verona. La maggior parte dei soldi va nel mattone. E non ci dica che la pubblicità ingannevole che la Cei ci propina da settimane sull’otto per mille viene pagata con le ciaculatorie.

Dalla Newsletter del circolo UAAR di Verona (verona@uaar.it)



Titolo: Emiliano Fittipaldi Discarica illegale: accuse a Benetton.
Post di: Admin su Luglio 05, 2008, 09:21:54
Discarica illegale: accuse a Benetton

di Emiliano Fittipaldi


L'indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere su Andrea Benetton  I Benetton sotto accusa per avere gestito una discarica abusiva in Campania. Questo è il reato contestato dal pm Francesca De Renzis di Santa Maria Capua Vetere, che ha concluso le indagini preliminari e iscritto il giovane Andrea, figlio di Carlo e nipote di Gilberto e Luciano, nel registro degli indagati.

Secondo il capo di imputazione, insieme ad altri tre dirigenti della Cirio Agricola, Andrea avrebbe messo in piedi un'attività non autorizzata per gestire lo smaltimento di rifiuti. Nell'area del vecchio impianto Cirio di Piana di Monte Verna, vicino Caserta, gli inquirenti hanno trovato di tutto: eternit, batterie, pneumatici, oli esausti, provette di sangue, altri rifiuti speciali di varia natura, persino un feto di vitello.

L'accusa è pesante, e il giovane Benetton, amministratore unico dell'azienda proprietaria dell'area di 60 mila metri quadri dissequestrata solo pochi giorni fa, rischia fino a tre anni.

Dalla Procura e da Ponzano Veneto, quartier generale degli imprenditori veneti, non trapela nulla. Ma l'irritazione dei Benetton, dicono fonti vicino alla famiglia, è enorme. Se gli inquirenti ipotizzano l'uso sistematico del sito come discarica abusiva, per gli imputati i rifiuti sarebbero solo materiali veterinari e attrezzature di vecchi capannoni dismessi in cui si produceva latte.

Monnezza che la società avrebbe 'ereditato' dopo aver comprato Cirio Agricola dall'amministrazione controllata. In effetti l'asta ministeriale si basò anche su un piano industriale che prevedeva la bonifica ambientale.

Ma i magistrati hanno deciso, dopo le indagini della Guardia di Finanza di Caserta, di contestare il reato più grave e non applicare la norma, più blanda, che punisce chi abbandona rifiuti di sua proprietà

(03 luglio 2008)

da espresso.repubblica.it


Titolo: Rigoni Stern resta sull'altipiano
Post di: Admin su Luglio 27, 2008, 12:24:12
Elzeviro - Un parco letterario sui luoghi dello scrittore

Rigoni Stern resta sull'altipiano


«Il bosco sarà immerso in un tempo irreale e io andrò a camminarci dentro come in sogno. Molte cose mi appariranno chiare in quella luce che nasce da se stessa».


Con queste parole in cui tutto si tiene — la scomposizione delle cronologie tipica di quando uno chiude il periplo della vita, la fedeltà a un'esistenza regolata sui ritmi della natura, la speranza in una grazia che proprio nella natura trova rispecchiamento — Mario Rigoni Stern nove anni fa anticipava il suo congedo con un libro bellissimo, Inverni lontani. E così, impegnato nell'ultima e solitaria marcia descritta allora, i lettori che l'hanno amato potevano immaginarlo un mese fa, nel momento della scomparsa.

La gente di Asiago vuole ora trasformare l'intero altopiano in un «parco letterario» a lui dedicato. Un modo per proiettarne il ricordo nel futuro, con segni e riferimenti disseminati qua e là, e per trasformare la sua assenza in una «più acuta presenza», come diceva Attilio Bertolucci.

Un po' quel che hanno fatto gli abitanti di Malo, pochi chilometri a valle, i quali hanno dedicato a Luigi Meneghello contrade, vicoli e piazzette raccontati nella piccola epopea paesana di Libera nos... In realtà, qualsiasi foresta e uomo e animale la popoli evocheranno sempre, sotto ogni latitudine, l'opera di Rigoni Stern. Che «resterà» comunque, perché riassume un alfabeto di valori oggi più che mai necessari, un antidoto al generale smarrimento.

Lo sanno bene i giovani che hanno avuto la fortuna di parlargli, finché ha potuto accettare questo genere di contatti.

In un incontro avvenuto tre anni fa, un gruppo di liceali del suo paese, in bilico tra radici contadine e tentazioni urbane, gli domandò come si poteva contrastare, rimanendo sull'altopiano, il rischio di essere «prevaricati e marginali in quanto montanari» (con l'ansia che tale condizione implichi di per sé una sorta di indigenza sociale e retrocessione culturale). Lui rispose con la tenerezza di un nonno che si rivolge ai nipoti: «Anzitutto spegnete la tv, almeno ogni tanto, perché non vi lascia ragionare. Uscite di casa e imparate dal "libro del bosco", che è un'ottima pedagogia. Guardatevi intorno e fate il calcolo costi-benefici tra il restare e l'andarsene: qui, per esempio, si vedono ancora le stelle, giù in pianura c'è troppa luce per riuscirci. Parlate tra voi, innamoratevi. Non abbiate complessi e provate a ribellarvi. Io cerco di farlo ogni giorno, da quando avevo la vostra età e fui ingannato con milioni d'altri italiani».

Fu l'unico cenno alla guerra, sui fronti di Francia, Grecia, Albania e, da ultimo, della Russia. Un'esperienza da cui trasse le pagine del Sergente nella neve, pubblicato nel 1953, che lo consacrò subito scrittore. «Scrittore non di vocazione», precisò Elio Vittorini dopo aver letto il manoscritto, quasi a sottolineare che il diario della ritirata del Don era stato dettato da ragioni morali prima che intellettuali ed era dunque un'opera eminentemente politica. La profezia, con il sottinteso che il lavoro di Rigoni Stern si sarebbe per forza raggelato nella dimensione del neorealismo, e nel limite di quella stagione letteraria, fu poi smentita da molti romanzi e racconti. Gran parte dei quali ispirati al microcosmo della montagna, con infinite figure traghettate nell'arca delle sue storie. Tutte costruite su un linguaggio di concreta e casta semplicità, paragonabile al narrare contadino dei «filò», al caldo delle stalle. Basta pensare a come descrisse gli occhi «umidi e pietosi» dei caprioli che, in un inverno più freddo e difficile degli altri, uscivano dal folto degli abeti e venivano a morire vicino a casa, una macchia rosa contro la verde oscurità del bosco. O a come battezzò con nomignoli affettuosi gli scoiattoli, le volpi, le lepri, i fringuelli che, con comportamenti e canti particolari, annunciavano il disgelo e il ritorno della primavera.

L'ultima battaglia della sua vita Rigoni Stern l'ha «combattuta» al fianco degli amici Gigi Meneghello e Andrea Zanzotto, firmando assieme a loro denunce e appelli in difesa del poco che resta salvabile dei paesaggi veneti.

Paesaggi che furono da arcadia, selvatici o pettinati da un'agricoltura sana, prima che la logica di un soprasviluppo senza lungimiranza e senza regole li devastasse. Ora su quella trincea, dopo che il vecchio «sergente» se n'è andato, è Zanzotto la sentinella superstite.

Marzio Breda
15 luglio 2008

da corriere.it


Titolo: Vicenza. Maxievasione fiscale in 5 regioni
Post di: Admin su Luglio 29, 2008, 11:50:23
CRONACA

La 'mente' del gruppo, costituito per lo più da imprenditori del settore plastico è un vicentino, arrestato all'aeroporto Marco Polo mentre stava per partire per gli Usa

Maxievasione fiscale in 5 regioni

Undici arresti e 60 perquisizioni

Fra i destinatari dei provvedimenti c'è il fratello del presidente dell'Atalanta Calcio



VICENZA - Undici arresti e sessanta perquisizioni in cinque regioni per una presunta evasione fiscale da decine di milioni di euro. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza sta eseguendo i provvedimenti tra il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Trentino-Alto Adige.

La 'mente' del gruppo di evasori, un imprenditore vicentino, è stato arrestato poco prima che prendesse un aereo per gli Stati Uniti. I finanzieri, secondo quanto si è appreso, lo hanno bloccato all'aeroporto veneziano Marco Polo mentre era in attesa di imbarcarsi.

Fra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figura il fratello del presidente dell'Atalanta Calcio. Le misure cautelari, emesse dal gip Agatella Giuffrida su richiesta del pm Claudia Del Martello, sono l'epilogo di due anni di indagine che hanno visto i finanzieri svolgere accertamenti anche in Slovenia e Austria, facendo emergere una presunta evasione di decine di milioni di euro, secondo un meccanismo collaudato delle cosiddette frodi carosello.

Il meccanismo messo in piedi dagli indagati, secondo quanto accertato anche attraverso intercettazioni telefoniche, garantiva una predominanza delle aziende coinvolte nel loro settore, sbaragliando così i concorrenti grazie ad un prezzo decisamente favorevole. Coinvolte varie aziende del settore delle materie plastiche.

(29 luglio 2008)


da repubblica.it


Titolo: SITUAZIONE DELLE FALDE ACQUIFERE VICENTINE
Post di: Admin su Luglio 30, 2008, 10:51:41
SITUAZIONE DELLE FALDE ACQUIFERE VICENTINE

Le falde acquifere del vicentino, grandi serbatoi sotterranei di ottima acqua presenti nella fascia pedemontana che alimentano il sistema acquedottistico della nostra ed altre province, da qualche tempo manifestano problemi che abbisognano di soluzioni tempestive e condivise.
          Per molto tempo, come comunità vicentina e non solo, abbiamo potuto usare senza rilevanti impatti negativi sull’ambiente l’acqua di cui abbondantemente disponevamo, perché quanto abbiamo usato per le nostre attività economiche e la nostra vita quotidiana, è stato sostanzialmente recuperato con la piovosità , senza alcuna rottura dell’equilibrio idrico instaurato.
           Negli ultimi anni però (come risulta dai dati dell’Amministrazione Provinciale e di un convegno del 2003 dell’Accademia Olimpica), si registra una diminuizione permanente del livello della falda, stimabile nel 2004 in un calo di 2,5 metri rispetto ai valori del 1970; cioè si perdono ogni anno 7 – 8 centimetri di acqua.  Il fenomeno è immediatamente ed evidentemente percepibile osservando il prosciugarsi di alcune sorgenti e la diminuizione di portata di altre, ma si può anche misurare in modo preciso valutando la risalita naturale dei pozzi artesiani rispetto al piano campagna.

          Le motivazioni della rottura di questo equilibrio millenario possono essere ricondotte , in linea di massima, a tre aspetti, tutti dipendenti dall’azione dell’uomo o meglio dalla politica economico-sociale-territoriale adottata da noi in questi anni:

RIDUZIONE DELLA PIOVOSITA’
la pioggia è l’unica fonte di rialimentazione della falde idriche provinciali. I dati disponibili evidenziano una riduzione della piovosità dagli anni ’60 al 2000, percentualmente diversa nelle varie zone della provincia, ma comunque significativa e rapportabile ad una media dell’11,4% (un volume di circa 200 milioni di metri cubi di acqua in meno ogni anno). Le previsioni al 2010, secondo i ricercatori meno traumatici, indicano con i loro calcoli una riduzione attorno al 20%.

AUMENTO DELLA SUPERFICIE IMPERMEABILE
Tetti, piazze, strade ed altre coperture sono enormemente aumentate nella nostra provincia; evidente conseguenza è un trasferimento più veloce a valle delle acque meteoriche, e ciò oltre a provocare un maggior rischio di esondazioni, impedisce la graduale infiltrazioni nel terreno di acqua piovana; di fatto si impedisce così la ricarica della falda.

AUMENTO DEI CONSUMI IDRICI
Il consumo di acqua, nella nostra provincia, agli inizi del ‘900, era di 10 -15 litri al giorno per ciascuno per una popolazione inferiore alle 500.000 persone; oggi il fabbisogno medio totale, compresi i consumi delle attività produttive e le perdite di rete, supera i 350 litri per abitante per giorno e la popolazione è passata a circa 800.000 unità. Questi pochi dati, meglio di ogni altro indicatore, possono dare un’idea dello sviluppo enorme che si è verificato nel nostro territorio, ma contemporaneamente, quantificano chiaramente la pressione esercitata sulle riserve idriche ed il conseguente “dramma idrico” che ne è derivato.

Dall’esame dei tre fenomeni descritti, emerge chiaramente che stiamo usando più acqua di quanta ne renda disponibile la ricarica naturale, stiamo intaccando un patrimonio rimasto immutato per secoli ed unico in Italia, ci stiamo avviando verso una strada senza uscita, se non ci diamo da subito l’obiettivo di ristabilizzare l’equilibrio idrico prima, e recuperare la situazione perduta poi.

Anche il mantenimento della qualità delle acque è un obiettivo da perseguire costantemente; visto l’elevato grado di vulnerabilità delle falde stesse. La zona di ricarica, cioè la zona di natura ghiaiosa che si estende dalla pianura Nord alla fascia pedemontana,  può, per la sua stessa natura fisica, facilmente raccogliere gli scarichi inquinanti, diffusi o circoscritti, di qualsiasi attività si verifichi in superficie,  e provocare alterazioni o contaminazioni delle acque superficiali e profonde.



                             IL PROGETTO DAL MOLIN

A questa già precaria situazione si aggiunge nel 2006 un ulteriore elemento di pressione: il progetto per l’insediamento di una nuova base americana a Vicenza, nell’area dell’aereoporto Dal Molin.

                   Il primo fattore di pressione è rappresentato dai consumi ingenti richiesti per il funzionamento della base. I prelievi di acqua di questa nuova realtà, calcolati in base alle richieste di fornitura formulate ad Aim dal comando americano, sarebbero da 1,9 (ipotesi di minima) ad 8,2 (ipotesi di massima) milioni di metri cubi annui. Un consumo spropositato, sia se lo rapportiamo agli attuali consumi dei cittadini di Vicenza, ed ancor di più se lo mettiamo in relazione con quanto esposto precedentemente. 
          Come varieranno le tariffe del servizio acqua a seguito di questa improvvisa impennata nei consumi?  Ed in caso di probabile o periodica indisponibilità ai prelievi, quali saranno le esigenze e le attività che per prime saranno soddisfatte?

           Il secondo elemento negativo è costituito dall’elevato grado di rischio cui è sottoposta una sorgente d’acqua di per sé fragile ed estremamente vulnerabile. Già nella prima riunione del CO.MI.PA., nel giungo 2006, l’Amministrazione Provinciale formulava le sue perplessità in merito alla localizzazione della base, proprio sopra le falde acquifere della pianura a Nord di Vicenza, considerandola rischiosa per possibili inquinamenti in caso di perdite e sversamenti, sia pure occasionali od accidentali, di carburanti,  lubrificanti o altre sostanze similari, e/o più pericolose.


                         LA PROGRAMMAZIONE REGIONALE

           Il piano d’Ambito dell’ATO Bacchiglione,  cioè il documento di gestione e programmazione dell’ATO stesso, recepisce il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MOSAV), precedentemente approvato dalla Giunta Regionale con  delibera 1688 del 16 giungo 2002.  Obiettivo del MOSAV è assicurare ai cittadini dell’intero territorio regionale piena e sicura disponibilità di acqua potabile, attraverso la predisposizione delle necessarie strutture, ed inoltre “definire i criteri ed i metodi per la salvaguardia delle risorse idriche, la protezione e la ricarica della falda”.
           Alla delibera regionale sono allegati gli elenchi delle risorse da utilizzare per il prelievo dell’acqua e quelle da utilizzare con riserva. La gestione delle risorse è improntata a criteri di sostenibilità ambientale perché il documento citato prevede per l’utilizzo a fini idropotabili dell’acqua che “nelle zone di ricarica degli acquiferi le variazioni in aumento sono subordinate comunque alla realizzazione degli interventi di ricarica”. Per interventi di ricarica si intendono interventi artificiali atti a restituire in qualche modo alla falda il maggior quantitativo d’acqua richiesto. Il comune di Vicenza non è in zona di ricarica degli acquiferi, ma lo è il comune di Caldogno. Per pochi metri fisici si può sostenere con ragionevolezza che un maggior prelievo di acqua di falda non avrà ripercussioni negative sull’ambiente? Sulla falda? Sulla futura disponibilità idrica?
          Nell’elenco delle risorse da utilizzare con riserva figurano la falda artesiana di Abbadia Polegge nel territorio comunale di Vicenza ed i pozzi di Polegge Cavazzale in comune di Monticello Conte Otto e Dueville. L’utilizzo di quest’acqua, è specificato nel documento, “è subordinato all’acquisizione di uno studio che dimostri la fattibilità ambientale del prelievo”.  Tutto fa pensare che la Regione Veneto, a livello di programmazione, voglia fare il possibile per tutelare quella vera e propria banca dell’acqua che sta lungo la linea delle risorgive, nella fascia pedemontana, da dove viene erogata quasi tutta l’acqua potabile per le popolazioni di pianura limitrofe. Quali fonti idriche si intendono utilizzare per i rifornimenti richiesti dalla nuova base americana? Verrà effettuato lo studio di fattibilità ambientale previsto dalla programmazione regionale?

          Da ultimo, sappiamo che la regione Veneto ha recentemente (07/08/2007) adottato due provvedimenti: la costituzione della Cabina Tecnica di Regia avente come scopo "interventi per il contrasto della risalita del cuneo salino, per la costituzione di nuove riserve idriche,  per il recupero dei livelli di falda, per potenziamento e razionalizzazione degli acquedotti, per il contenimento dei consumi idrici in agricoltura, per attrezzature ed impianti per la fornitura idrica potabile, per il riuso di acque reflue...." e, con l'Assessore alla Protezione Civile, il Piano di Interventi per fronteggiare le crisi diriche. Ad ulteriore dimostrazione che i problemi prima rilevati sono ormai una realtà indiscussa nella nostra regione, ed ad ulteriore dimostrazione che ogni nuovo prelievo ingenererà nuove e drammatiche criticità, per cui va valutato correttamente e con ottica di lungo periodo. 

         I problemi evidenziati hanno bisogno di risposte urgenti, trasparenti e condivise da più volontà politiche e tecniche.

da files-meetup.com


Titolo: Le forbici intelligenti ... In Veneto vi sono sette conservatori...
Post di: Admin su Agosto 08, 2008, 05:33:36
COME RIDURRE LA SPESA

Le forbici intelligenti


di Francesco Giavazzi


In Veneto vi sono sette conservatori, una densità sconosciuta persino nella ricca Germania, paese con ben altra tradizione musicale.

I tagli alle spese dello Stato decisi nei giorni scorsi significano che verrà eliminato il corso di tromba a Castelfranco, quello di percussioni a Vicenza, e così via, ma ciascun conservatorio continuerà a funzionare. Risultato: musicisti più scadenti e qualche risparmio. Forse perché quei professori di tromba e percussioni non potranno essere licenziati. Perché, invece, non chiudere cinque conservatori e concentrare risorse e studenti nelle due sedi migliori? Le scuole chiuse potrebbero essere vendute, con un'entrata, questa sì certa per lo Stato.

Le Forze Armate svolgono compiti essenziali, ma godono anche di alcuni privilegi. L'arsenale di Venezia ha perduto la propria funzione strategica quando si è dissolta la ex Yugoslavia. E tuttavia continua ad ospitare un ammiraglio, un paio di motovedette e qualche decina di marinai. I tagli non impongono che l'arsenale venga chiuso: riducono solo il denaro a disposizione dell'ammiraglio. Ma egli prenderà esempio dalla Sanità su come si possono aggirare i limiti alla spesa: le sue motovedette continueranno a navigare e si riforniranno di nafta a debito. (D'altronde che altro potrebbe fare: finché il suo presidio non viene dismesso egli ha la responsabilità di farlo funzionare). Tagli indiscriminati alla Difesa colpiranno anche le nostre missioni all'estero: perché trattare i marinai in Libano come quelli all'arsenale?

Abbiamo cento università, ciascuna con i suoi corsi triennali, biennali e di dottorato. A Roma ad esempio vi sono quattro corsi di dottorato in economia. I tagli significano che anziché avere sei studenti ciascuno ne avranno solo tre. Il risparmio c'è: dodici borse di studio in meno, ma non è certo questo il modo efficiente per organizzare dei corsi di dottorato. Sono solo esempi di cattiva organizzazione, ma ve ne sono di ben più scandalosi e vergognosi.
Giulio Tremonti pensa che i suoi tagli imporranno la razionalizzazione della spesa. Può essere. In effetti se non si comincia le spese non scenderanno mai. Ma così come sono stati attuati, i tagli verranno applicati pro-quota e colpiranno in egual misura un po' tutti: sia le attività che sono puri sprechi e dovrebbero essere chiuse, non ridotte, sia quelle che invece dovrebbero essere potenziate. Il ministro dell'Economia non è responsabile solo per quanto si spende ma anche per come si spende. Sta a lui il compito, ingrato, di obbligare i ministri ad operare scelte incisive che assicurino l'efficacia dei tagli.
Perché tagliare senza riorganizzare, spesso equivale a non tagliare.

Si poteva, ad esempio, accompagnare al decreto sui tagli un provvedimento che impone l'applicazione delle misure identificate dalla Commissione Muraro.
Nominata dal precedente governo (che non la utilizzò) la commissione ha individuato, ministero per ministero, come riorganizzare le attività per ridurre la spesa, ma quelle indicazioni molti ministri neppure le conoscono. L'immagine che da qualche giorno Tremonti usa, la «gabbia di Faraday» che protegge il bilancio dello Stato, è suggestiva, ma non basta una bella immagine per riorganizzare la spesa. Quattro anni fa anche il ministro Domenico Siniscalco si affidò ad una bella immagine, la «regola di Gordon Brown»: il risultato fu che l'anno successivo la spesa crebbe due punti più dell'inflazione.


08 agosto 2008

da corriere.it


Titolo: Sindaco di Vicenza risponde a Berlusconi, Il referendum sulla base è legittimo..
Post di: Admin su Settembre 08, 2008, 10:25:03
Il sindaco di Vicenza risponde a Berlusconi: «Il referendum sulla base è legittimo e giusto»

 
VICENZA (8 settembre) - Achille Variati, sindaco di Vicenza, risponde al premier Silvio Berlusconi, che ieri gli aveva indirizzato una lettera nella quale definiva «gravemente inopportuna» la consultazione popolare sulla nuova base americana indetta dal consiglio comunale per il 5 ottobre.

«Per noi invece è opportuna, legittima e giusta», ha ribattuto Variati al preimer. Che poi ha aggiunto: «Abbiamo sempre spiegato, anche al governo, che il referendum non è su una materia sottratta al potere dell'ente locale. Ai cittadini, cioè, non chiediamo di esprimersi su scelte di politica estera o di difesa, e neppure sul "base sì, base no". I vicentini dovranno dire se vogliono o meno che il Comune avvii la procedura per chiedere la cessione di un'area delicatissima dal punto di vista ambientale, da destinarsi a usi collettivi.

Questo - ha sottolineato il sindaco - è nelle nostre facoltà: e credo che, se a chiederlo saranno in molti, avrà peso».

Una posizione, questa, che Achille Variati definisce: «non certo improntata all'anti-americanismo».

Spiegando: «Diciamo di no a questo progetto localizzato in quel sito particolare per le specifiche ragioni che abbiamo sempre addotto. E va detto che, nei fatti, fino a questo momento le autorità americane hanno agito con intelligenza, senza forzare la situazione pur avendo già la disponibilità materiale dell'area: non hanno avviato i lavori, contribuendo a non acuire le tensioni».

Per ricordare l'11 settembre, il Comune di Vicenza ha inoltre organizzato, insieme al comando americano della Ederle, una cerimonia di preghiera multi-confessionale in onore delle vittime. Questo «a ulteriore prova dell'amicizia tra Vicenza e la comunità americana», ha detto il sindaco. Per il quale esiste, con gli ospiti statunitensi, «un legame che ci unisce da oltre cinquanta anni».

da ilmessaggero.it


Titolo: Toni Fontana. Apartheid a Treviso: tolleranza doppio zero
Post di: Admin su Settembre 16, 2008, 03:54:56
Apartheid a Treviso: tolleranza doppio zero

Toni Fontana


«Se non ci fossi tu non saremmo mai venuti qui - dicono balbettando - non ci vogliono, non ci sopportano». Eppure nessuno ha gridato "arabo di merda". «Non lo dicono, ma lo pensano - ribatte Khalid - se portassimo qui i nostri figli a giocare - aggiunge indicando un gruppetto di bimbi che offre grano ai piccioni - si crerebbe il vuoto attorno a loro». Nessuno parla, nessuno offende, occorre osservare con discrezione per cogliere certi sguardi che solo i veneti sanno fare, occhi fulminei che sfiorano la barba di Khalid e tagliano l’aria. E dicono tutto.

A Treviso la partita si sta facendo pesante, qualcuno teme che prima o poi ci scapperà il morto, come a Milano. Ma non saranno i tranquilli ospiti del caffè in piazza dei Signori a sfoderare spranghe e coltelli. Dietro le quinte si preparano gli uomini di Klu Klux Klan e i mandanti hanno già impartito gli ordini: "tolleranza doppio zero". Sui telefonini degli amici di Khalid, giovani musulmani di seconda generazione, i bit annunciano messaggi con minacce di morte. Chi ha affittato loro i locali di un ex supermercato a San Liberale, popolosa periferia ad "alta intensità di stranieri", è stato avvertito: attento a te, potresti morire. Quasi tutte le notti partono i raid e sulla mura del locale affittato compaiono scritte come "Allah-Satana, il figlio di Satana è Maometto". Domenica a Venezia, dal palco leghista, il pro-sindaco Gentilini ha letto la nuova dichiarazione di guerra: «Macché moschee, gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel deserto». La cupola leghista ha deciso: Treviso sarà la capitale della nuova crociata contro l’Islam. L’odio dispensato a piene mani da anni ha attecchito e si annunciano tempi duri.

A Treviso vi sono 84mila immigrati, la maggior parte in regola, lavorano nelle fabbriche, pagano i contributi, producono ricchezza che serve per assicurare le pensioni dei nostri anziani (il 5% del pil in Veneto). La prima generazione ha sgobbato senza fiatare. Ora si affaccia la seconda, ragazze e ragazzi che hanno assorbito stili di vita occidentali e che vivono con angoscia "l’apartheid" imposto dai leghisti. Meryem ha 21 anni, studia economia internazionale all’università di Padova, parla cinque lingue, l’italiano con inflessione veneta: «Fin da bambini si impara che cos’è il razzismo, alcuni dio noi si abituano a subire, non reagiscono, io ho imparato a dare una sberla a chi mi insulta. Noi non vogliamo più essere cittadini di serie B, esclusi, emarginati, molti hanno il passaporto italiano, il lavoro non manca, ma la città è off limits, ci accettano solo quando lavoriamo, poi dovremmo rintanarci nelle nostra case di periferia». Moschea-banlieue, dicono i ragazzi dell’associazione presieduta da Meryem, sognando le rivolte di Parigi. Quando Meryem sale sull’autobus le parlano male degli immigrati credendola italiana, ma fanno un passo indietro quando scoprono che è nata in Marocco. In questura sono arrivate molte segnalazioni di pendolari. Dicono che quando un nero viene trovato senza biglietto viene scaricato in mezzo alla campagna. «O viene portato al commissariato - dice Yaguine, un ragazzo della Costa d’Avorio - molti sono stati fermati solo perché non avevano il biglietto. Ai bianchi non succede. Presto ci saranno gli autobus per i bianchi e quelli per i neri». E l’ispiratore è sempre lui: Putin-Gentilini. Non potendo farsi rieleggere per la terza volta alla carica di sindaco, ha trovato un sostituto di paglia , Gobbo, e continua a comandare lui. Tre i capisaldi della sua filosofia. 1) I negri? «Si vestano da leprotti così i cacciatori possono fare pin pin con il fucile. 2) L’Islam? un cancro che va estirpato prima che arrivi la matastasi. 3) Il fascismo? Ho nostalgia di una maschia gioventù che ubbidiva e lavorava». Tanti i discepoli. In una fabbrica hanno messo un cartello anonimo: «Aperta la stagione venatoria, sparate a negri e comunisti». La Cgil ha presentato una denuncia. «Queste non sono sparate - spiega lo scrittore Tiziano Scarpa - loro vogliono "rompere i coglioni" agli immigrati, far sapere che non saranno mai dei nostri, come noi, vogliono intimorire, infastidire». In un comune della provincia il sindaco ha riservato le borse di studio ai soli bambini "bianchi", quando un’altra amministrazione ha concesso la palestra di una scuola per il Ramadan i genitori di molti allievi hanno tenuto a casa i figli e preteso una "disinfestazione". Da 5 anni anni la comunità islamica cerca un luogo per la preghiera del venerdì. Gentilini ha usato tutti gli strumenti "urbanistici" e di polizia per vietare i raduni dei fedeli di Allah che pregano nei parcheggi dei supermercati, dentro edifici offerti per una sola volta da alcune amministrazioni. Da alcuni giorni una troupe di Al Jazeera sta firmando le preghere per il Ramadan e quello di Treviso sta diventando un caso internazionale. Vista l’assenza di risultati Meryem ed alcune ragazze della Seconda Generazione hanno promosso una spaccatura nella comunità islamica ed organizzato alcuni incontri di preghiera nel parcheggio dello stadio del rugby alla periferia di Treviso. Gentilini ha mandato i vigili ed ha chiesto e ottenuto l’intervento della polizia. I giovani musulmani hanno affittato l’ex supermercato di via Puglie: «Vogliamo promuovere corsi di italiano per i nostri immigrati, e corsi di arabo per gli italiani che ce l’hanno chiesto - dice Meryem - la gente del quartiere ci saluta e ci aiuta, loro, Gentilini e i suoi ci odiano, ma noi vogliamo solo aiutare la nostra gente». «Vadano a pisciare altrove» - tuona lo sceriffo. Il consigliere leghista Antonio Fanton, un pasdaran di Gentilini, si trovava "per caso nei paraggi" e lamenta un’aggressione. «Ci ha provocato - ribattono i giovani di Seconda generazione - sputava per terra e insultava». Poi sono comparse le scritte, quindi le minacce di morte. Gentilini ha trasformato il Ramadan in una guerra senza quartiere, totale: «Estremisti, terroristi, se dovessero realizzare un assembramento scatterà lo sgombero». I ragazzi vivono nell’angoscia, da un momento all’altro possono scattare le manette. Con loro si è schierato il parroco di Sal Liberale, don Paolo Zago e Gentilini ha attaccato anche lui: «boicottate la parrocchia» - ha urlato. Ma i fedeli non lo hanno ascoltato. Il presidente della Provincia, il leghista Muraro, ha avuto un’idea per risolvere il problema: «evangelizziamo i musulmani».

Pubblicato il: 16.09.08
Modificato il: 16.09.08 alle ore 9.13   
© l'Unità.


Titolo: Gigi Marcucci - Il Veneto tra razzismo e integrazione
Post di: Admin su Settembre 19, 2008, 05:47:27
Il Veneto tra razzismo e integrazione

Gigi Marcucci


«La prima volta ho pensato a un errore. La seconda a una coincidenza. La terza ho capito, stava succedendo proprio a me». Silvia Elena Ayon è nata 44 anni fa in Nicaragua, ha una laurea in economia urbana, un marito e un figlio italiani, due grandi occhi scuri che parlano della sua origine. Coordina progetti di sviluppo in due continenti, di fatto amministra circa 41 milioni di euro per conto dell’ Unione europea e di altri finanziatori pubblici.

Lavora nel volontariato ma è a tutti gli effetti una manager. Il 14 maggio è su un autobus della linea 12, diretto in zona stadio, periferia di Verona. Un signore anziano la avvicina e le dice: «Spostati, quel posto è mio». Lei crede di aver capito male, gli indica altri sedili liberi. Lui si mette a urlare: «Voi stranieri ve ne dovete andare, dovete smetterla di portare via il lavoro a noi italiani». Elena urla a sua volta, quasi si vergogna di provare rancore verso un anziano. Ma davanti al silenzio degli altri passeggeri le si accappona la pelle, il gelo le si infila tra le scapole, come il gomito di quella signora che, qualche giorno prima, su un autobus molto più affollato, le ha detto di andarsene. Era proprio così, quella gomitata non era «un errore». È lo stesso freddo nelle ossa che ha avvertito in treno, quando alcuni viaggiatori hanno indicato lei e suo figlio al controllore, chiamandoli "stranieri". Accade a Verona, dove Nicola Tommasoli, disegnatore non ancora trentenne, è stato ucciso a calci e pugni per aver rifiutato una sigaretta a una ronda di diciottenni con un debole per l’estrema destra. Nicola aveva i capelli lunghi, raccolti in una crocchia. Prima di picchiarlo, lo hanno chiamato "codino".

Accade, paradossalmente, nella stessa città che ospita il quartier generale dei padri comboniani e ha visto missionari partire verso i luoghi più poveri e disperati del pianeta. Nella città dove ogni giorno almeno un imprenditore bussa allo sportello "stranieri" della Cisl lamentando di non poter assumere lavoratori immigrati, causa intoppi burocratici e legislativi; dove i nuovi assunti di nazionalità straniera sono il 31%, la quota più elevata del Veneto (fonte: dossier Caritas 2007). Sempre a Verona, ogni anno, mille persone bussano alla porta di ProgettoMondo, l’Ong per cui lavora la signora Ayon, chiedendo di partecipare a questo o quel progetto di cooperazione oltre frontiera. Ma il sindaco di questa città è il leghista Flavio Tosi, eletto col 66% dei suffragi, e ha tagliato i finanziamenti al Festival del cinema africano, una manifestazione che ogni anno attira a Verona alcune migliaia di persone. «No, non vogliamo sentirci un corpo estraneo, ma di sicuro siamo una minoranza». Il comboniano padre Aurelio Boscaini è passato attraverso Ruanda, Burundi e Togo prima di approdare a Nigrizia, nella stessa stanza appartenuta ad Alex Zanotelli. In quegli uffici è in funzione da qualche mese Afriradio, la prima emittente web a occuparsi a tempo pieno di Africa con notiziari e spazi di approfondimento. Nasce da una costola di Nigrizia - nata sul finire dell’800 e traformata in rotocalco nel ’58, dal genio di Enrico Bartolucci -, che ora si sta lanciando nel multimediale. «Noi qui remiamo contro, la maggioranza della città è col sindaco Flavio Tosi, ma i veronesi non li definirei razzisti. Sono certamente di destra, rispondono sicuramente a un riflesso d’ordine, ma non sono razzisti».

Certi episodi rimangono di difficile classificazione, ammette Boscaini. «L’altro giorno, un fratello degli stimmatini (congregazione che prende il nome dalle stimmate di Gesù ndr), raccontava l’avventuroso approdo veronese di un frate della Costa d’Avorio. Ha chiesto a quattro passanti la strada per il convento, i primi tre non gli hanno nemmeno rivolto la parola». Strano a vedersi in una città che vanta 50 congregazioni religiose femminili e 30 maschili, dove quasi ogni famiglia a un parente che fa il sacerdote, è entrato in convento oppure fa il missionario. L’anima di Verona è profondamente divisa, spiega Boscaini. Tutte le famiglie, religiose e non, sono attraversate da una profonda lacerazione: «La morte di Tommasoli ci ha mostrato una società a cui appartengono sia l’assassino che la vittima», dice il padre comboniano. San Zeno, vescovo e patrono della città, era nero. Il suo successore, Giuseppe Zenti, dedica molta attenzione ai clandestini, sostenendo che il racket va sconfitto. Parole che ha visto e toccato con mano la povertà e l’ingiustizia del continente africano non commenta volentieri. «Credo che la Chiesa, anche a Verona, dovrebbe diffondere la voce del Profeta», dice padre Boscaini, e cita il Vangelo (Matteo,25): «Perché ero affamato e mi hai dato da mangiare...». Ivana (il nome è di fantasia) è arrivata un anno fa dall’Albania. E’ stata assunta grazie al decreto flussi, ma il primo datore di lavoro, a Udine, voleva metterla sul marciapiede. Lei non voleva tornare a Scutari, sua città natale, ed è scappata a Verona. Qui un imprenditore della plastica voleva assumerla, ma il vecchio padrone non aveva comunicato il licenziamento di Ivana all’Ufficio unico del lavoro. E il pacchetto sicurezza promette il carcere a chi dà lavoro in nero agli stranieri. Così il nuovo datore di lavoro si è messo in auto con Ivana e, dopo alcuni viaggi inutile, tra Udine e Verona, ha trovato con Jean Pierre Piessou, coordinatore dell’ufficio stranieri della Cisl ,una soluzione semplice: rivolgersi a un altro commercialista e firmare la lettera di assunzione. Sono tempi duri anche per chi dà lavoro a circa 2.500 immigrati dall’America latina che vantano parentele italiane. Hanno un permesso di soggiorno che non permette loro di lavorare, eppure li trovi nei cantieri. Regolari ma clandestini. Verona che maltratta gli stranieri sugli autobus è la stessa che si sbatte per trovare forza lavoro, senza preoccuparsi del passaporto dei dipendenti. Sono anime diverse della stessa città ma non comunicano tra loro. Lo dicono i bigliettini che tutt’ora ricoprono il luogo dove Nicola Tommasoli è stato assassinato, vicino a Porta Leoni. Lì qualcuno ha lasciato un verso di Nazim Hikmet: «Ho vissuto molto o poco?... Scrivo quel che mi attraversa, ma nessuno legge, nessuno ascolta»

Pubblicato il: 19.09.08
Modificato il: 19.09.08 alle ore 8.09   
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Titolo: Base Usa, Napolitano ai consiglieri di Vicenza: combinare ragioni cittadine...
Post di: Admin su Settembre 19, 2008, 05:57:20
Base Usa, Napolitano ai consiglieri di Vicenza: combinare ragioni cittadini con quelle nazionali

 
VICENZA (19 settembre) - «Gli interessi dei cittadini, possono e debbono combinarsi con le ragioni della collettività nazionale». Il Capo dello Stato Giorgio  Napolitano si è rivolto così ai consiglieri comunali di Vicenza che ha incontrato in mattinata. Nella dichiarazione un riferimento implicito alla vicenda dell'ampliamento della base militare Dal Molin, che divide la città. Fra l'altro, proprio sulla questione si svolgerà il 5 ottobre prossimo un referendum, che il presidente del Consiglio Berlusconi ha chiesto di non celebrare. Degli impegni presi dall'Italia con il governo americano per l'ampliamento della base, Napolitano ha parlato con George W.Bush il 12 dicembre dell'anno scorso alla Casa Bianca, assicurando che l'Italia avrebbe mantenuto gli impegni. Il Capo dello Stato Napolitano è in visita a Vicenza per inaugurare la mostra in occasione delle celebrazione del cinquecentesimo anniversario dalla nascita di Andrea Palladio.

Vessillo No Dal Molin da un consigliere. Il Capo dello Stao ha avuto un colloquio con il sindaco colloquio con il sindaco di Vicenza Achille Variati e poi ha incontrato il consiglio comunale. Durante la visita il consigliere comunale Cinzia Bottene di "Vicenza Libera" che si oppone alla "Ederle 2" ha consegnato a Napolitano una fotografia aerea dell'area dove sorgerà la base americana, un dossier sul nuovo progetto statunitense e il vessillo dei "No Dal Molin". «Guardi i miei occhi - ha detto Bottene al Presidente - sono quelli di una madre che sta difendendo la sua città. Si ricordi che siamo tutte persone come me. La ragion di stato è giusta quando sa coniugare le esigenze di tutti». «Ho visto i suoi occhi è ho capito» ha risposto Napolitano. Pochi minuti dopo la stessa Bottene si è rivolta alla moglie del presidente della Repubblica, signora Clio, pregandola di intercedere presso il marito per la causa del "No Dal Molin". «La signora mi ha risposto - ha riferito poi Cinzia Bottene - che come moglie del Presidente non può fare nulla e io le ho da parte mia risposto ancora che una moglie ha sempre influenza sul marito».

Un altro consigliere, Giovanni Rolando, della Lista "Variati Sindaco", si è presentato con in mano un foglio con su scritto «grazie, Presidente». Lo ho fatto - ha spiegato Rolando - perché Napolitano difende la Costituzione. Lo stesso consigliere si è fatto autografare dal Capo dello Stato li libro «Dal Pci al Socialismo Europeo» scritto dallo stesso Napolitano.

L'incontro con il sindaco. «Un sindaco ha il privilegio di parlare a nome della sua città - ha detto Variati nel suo saluto ufficiale a Napolitano -. Vicenza è una città che molto ha dato alla Patria e alla ragion di stato. Le parlo a nome della Vicenza laboriosa che ha creato ricchezza e benessere anche per tutto il Nordest». Il sindaco ha quindi consegnato la medaglia d'oro della città a Napolitano. «È una medaglia - ha concluso Variati - che passa dal primo cittadino di una piccola Patria al primo cittadino della grande Patria».

Tolti cartelli contro l'art. 11. Gli uomini della Digos hanno sequestrato lungo il perimetro del percorso presidenziale e le strade adiacenti decine di cartelli, che con caratteri a stampa ironizzavano su alcuni articoli della Costituzione. In particolare l'indice era rivolto contro l'articolo 11. Secondo gli estensori la norma che ripudia la guerra dovrebbe essere modificata, con le parole «la difesa del suolo americano è un dovere dei cittadini italiani».

Galan: grande Napolitano sul federalismo. Per Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto, l'intervento del Presidente della Repubblica sui 60 anni della Costituzione è stato «grande» e soprattutto «notevole» sul fronte del federalismo. Galan ne ha parlato, oggi a Palazzo Balbi, sede della Giunta Regionale, al termine dell'incontro con Napolitano. «Ieri il Presidente Napolitano con il suo intervento - ha detto Galan - ha fatto un riconoscimento al Veneto e del suo ruolo nell'introdurre il tema del federalismo». Poi per Galan il discorso del Presidente Napolitano è stato «alto» ben oltre la «capacità di convincermi» specie quando ha parlato di «solidarietà delle regioni del nord coniugata alla responsabilità di quelle del sud». Galan ha poi positivamente interpretato il passaggio dell'intervento del Presidente Napolitano in cui veniva evidenziata la mancanza di messa in discussione dell'unità nazionale che «ho interpretato, ma non solo io, come una messa in discussione dell'attualità delle Regioni e delle Province a statuto speciale». «Questa parte di settennato - ha concluso Galan - è per me al più alto livello di rappresentanza».

da ilmessaggero.it


Titolo: AGENZIA GIADA: LA SALUTE DELLA VALLE DEL CHIAMPO MIGLIORA (sicuri? ndr).
Post di: Admin su Settembre 22, 2008, 03:56:52


AGENZIA GIADA: LA SALUTE DELLA VALLE DEL CHIAMPO MIGLIORA

Presentati i risultati del monitoraggio dell’aria del distretto della concia e attestato EMAS

Vicenza – Grazie alle attività dell’Agenzia Giada la salute della Valle del Chiampo è in continuo miglioramento. Nelle zone produttive, nel decennio 1996-2006 il fattore di emissione generale di sostanze organiche volatili (solventi) è sceso da un valore di 146 all’attuale 44, circa 3 volte inferiore ai limiti di legge. Questi i dati che i responsabili dell’Agenzia, con l’assessore provinciale all’Ambiente Antonio Mondardo, hanno presentato ai sindaci dei comuni del distretto della concia gli ultimi risultati di un approfondito monitoraggio sull’inquinamento atmosferico che ha avuto inizio nel 2000. I dati confermano che i comuni dell’ovest vicentino sono sulla buona strada per quanto riguarda il sistema di gestione ambientale e le iniziative avviate per la tutela dell’ambiente. Questa mattina infatti è stato consegnato ai comuni che compongono l’Agenzia l’attestato EMAS per ambiti produttivi omogenei che certifica la qualità ambientale del territorio, rilasciato dal Comitato Ecolabel-Ecoaudit.

L’Agenzia Giada dispone di due sistemi di monitoraggio dell’aria nella vallata: uno fisso, con 50 punti di rilevamento e tre centraline fisse, e l’altro mobile, che effettua le rilevazioni in punti stabiliti. Questa serie di controlli delle sostanze presenti nell’aria è accompagnata da una verifica dei consumi dei solventi da parte delle aziende; è proprio in base all’incrocio tra i dati dei consumi della produzione e della qualità dell’aria che si può affermare che il miglioramento dell’atmosfera nel distretto conciario è ormai un dato consolidato.

Il campionamento è stato eseguito in base a quattro tipologie di punti di rilevamento: A – abitativi (in cui ci si aspetta un livello basso di inquinamento, B – bianchi (in cui non dovrebbe essere presente nessun tipo di inquinamento), C – caldi (zone produttive in cui ci si aspettano i livelli più alti) e AB – intermedi (sono punti a mezza costa che servono per monitorare particolari situazioni territoriali vista la conformazione geografica della valle). Nei punti A, B e AB la qualità dell’aria è di un buon livello, non si notano grandi variazioni rispetto agli anni precedenti e non sono attesi peggioramenti. Per quanto riguarda i punti caldi, quindi le zone produttive per eccellenza, la tendenza complessiva è di un netto ribasso. Si nota inoltre che la riduzione è avvenuta per tutte le tipologie di prodotti del distretto (arredamento, calzature, pelletteria ecc.).

«Il monitoraggio ci conforta – sottolinea Andrea Baldisseri, responsabile dell’Agenzia Giada – ma il livello di impegno e di attenzione va mantenuto costante al fine di proseguire in questa politica di continuo miglioramento».

da www.progettogiada.org


Titolo: don Marco Scattolon Cani trattati meglio dei cristiani e non come animali.
Post di: Admin su Settembre 26, 2008, 06:32:13
26/9/2008 - IL CASO
 
Il parroco: "Prima i cristiani dei cani!"
 
Un prete veneto in un editoriale: «Mi sono ripercorso la Bibbia e su 36 citazioni trovate, 32 erano di disprezzo»
 
 
VENEZIA

Cani trattati meglio dei cristiani e non come animali.
Questo pensiero di don Marco Scattolon espresso in un editoriale del bollettino della parrocchia di Spinea (Venezia) ha mandato su tutte le furie gli animalisti che annunciano iniziative, compresa quella di presentarsi in chiesa durante la messa con i migliori amici dell’uomo.

Il sacerdote fa pollice verso sul boom di negozi che abbinano veterinari al parrucchiere, contro coloro che sperperano il denaro per croccantini, abbigliamenti e acquistano «cani appena sposati e non "compra" figli» e spendono «più per il proprio cane che per la carità cristiana, che fa più carezze al cane che agli esseri umani».

Don Scattolon, come riferisce la stampa locale, ricorda che nella Bibbia questo animale su 36 citazioni, 32 erano di disprezzo e che solo Tobia ne ha parlato bene. «Si troveranno prima i soldi per un canile che per una casa per i fratelli del terzo mondo?» si chiede don Scattolon il quale ammonisce che, in caso di risposta affermativa, «suonerò le campane a morto perchè sarà morta la fraternità cristiana».


Qui di seguito pubblichiamo il testo integrale della cartolina del parroco di Spinea (Ve) Don Marco Scattolon

Caro cane,
mi sono ripercorso la Bibbia cercando appigli per parlare bene di te. Su 36 citazioni trovate, 32 erano di disprezzo, solo nel libro di Tobia si parla bene del cane oltre che nella creazione. Il cane è diventato, oggi, animale da compagnia; sappiamo che c'è la grande, triste, spietata solitudine dell'uomo ed il cane di qualsiasi tipo, razza, dimensione, colore e pedigree, la può dare rimpiazzando l'assenza dei parenti. Guai se a certe persone morisse il cane! I ragazzini al camposcuola, al memento dei defunti nella messa, intervengono: "Io ricordo, il nonno, io la nonna defunta,...io il mio cane"
Ormai gli animali sono equiparati agli umani: si parla col cane, si chiedono informazioni ai giardini su dove l'altro compera i croccantini, liscia il pelo o lima le unghie del suo cane.
A volte si stimano di più le persone che hanno un cane simile al proprio, perchè quelle persone a modo, educate e di buoni sentimenti più delle altre.
Ormai è il cane che scandisce l'orario del padrone.
Un amico mi raccontava: "Ieri sera, ho telefonato a mia mamma un po' più tardi e mi hanno rimproverato per l'ora perchè il cane già dormiva e non si poteva disturbare."

Aumentano i negozi che abbinano veterinario al parrucchiere per cani. Basta guardarsi attorno "Qua la zampa! - Fido ti lavo - Collare di stelle - Barba, baffi e pelo lucido" sono negozi per estetica canina. E così giovinastri senza studi e specializzazioni hanno trovato l'America con i cani.
"Ho smarrito cagnetta..." trovo scritto spesso sulla porta della Chiesa oppure "Vendo cuccioli di gran pregio...", c'è chi offre "Casa Pensione per cani (e gatti) aperto tutto l'anno, box riscaldati o con 5.000 mq di verde.
Dire BAU, salutandosi, sembra diventare una prospettiva per il domani. Anche a casa nostra avevamo il cane, ma per difendere il pollaio e la casa, viveva all'aperto nella cuccia e mangiava le briciole della nostra sobria tavola.
Ad un cane si può dare una carezza o un pizzicotto, ma... - c'è gente che spende più per il suo cane che per la sua carità cristiana;
- c'è gente che fa più carezze al cane che al suo anziano;
- c'è gente che appena sposata compra il cane e non "compra" un figlio;
- c'è gente che si scandalizza se il consorzio dei nostri comuni non ci provvede di un bel canile accessoriato.
Io spero che prima si provveda ad una casa di prima accoglienza per quei terzomondiali che dormono sulle panchine o dentro le case diroccate. Ne conosco più di uno.

Prima i cristiani dei cani!
Si troveranno i soldi per il canile zonale prima che per una casa per i fratelli terzomondiali? Se sì, giuro che suonerò campane a morto, per un buon tempo, perchè sarà morta la fraternità umana. Diceva Gesù: "Non date le cose sante ai cani, date loro le briciole".
I telegiornali finiscono sempre con notizie su animali, mai notizie dall'Africa: sulla siccità o le epidemie, sugli acquedotti e le scuole inaugurate. Parlino delle belle iniziative delle Associazioni: Mato Grosso, Amnesty, Emergency o altre ancora che chiedono sostegni e realizzano progetti!
E ai cani diamo gli avanzi dei nostri pasti, non le scatolette piene di sonniferi: un cane ama la libertà, la terra e le corse non il guinzaglio, il salotto e il passo lento come il nostro. Che "vita da cani" facciamo fare loro!
Se hai un cane: trattalo bene, ma non sostituisca i poveri o l'affetto tra familiari. Saranno belle anche le sfilate dei cani, perchè sono affettuosi e gioiosi, ma sono animali...e io i sacramenti a loro non li posso dare. Ci sarà un perchè!


da lastampa.it


Titolo: Bassano. - ...64° anniversario dell'Eccidio del Grappa.
Post di: Admin su Settembre 30, 2008, 05:50:51
Molti temi e motivi di riflessione nel discorso della storica Sonia Residori, tenuto in occasione del 64° anniversario dell'Eccidio del Grappa.


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Sonia Residori, Bassano del Grappa 26 settembre 2008

I.

Il rastrellamento del Grappa, contrariamente alla versione diffusa e accettata da decenni anche dalla storiografia ufficiale, non fu un’operazione militare, ma un massacro di uomini indifesi, in parte partigiani combattenti che si erano arresi o consegnati spontaneamente, in parte civili inermi, padri di famiglia e ragazzi.
Tra il 20 e il 27 settembre 1944, sul Grappa, quindi, non avvenne un combattimento sanguinoso tra tedeschi e partigiani, ma solo alcuni scontri armati, con un numero esiguo di perdite. Le forze della Resistenza, infatti, non disponevano di armi adeguate e neppure di munizioni sufficienti per fronteggiare un rastrellamento messo in atto da migliaia di uomini e, dopo un breve tentativo per contrastare il nemico, dovettero abbandonare il terreno. La maggior parte dei partigiani riuscì a sganciarsi e, superando i posti di blocco disposti attorno al massiccio, a trovare un nascondiglio o a tornare a casa.
I tedeschi intendevano “bonificare” la zona del Grappa dai “banditi”, per la costruzione della Blau Linie, una linea fortificata che doveva fermare l’avanzata delle truppe alleate sulle Prealpi, e a questo scopo, secondo i documenti, il generale Wilhelm Harster, comandante della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza per l’Italia (BdS), aveva ordinato di uccidere 30 uomini per ogni villaggio situato ai piedi del Grappa.
Dal momento che i partigiani erano sfuggiti attraverso le maglie dei rastrellatori, il tenente delle SS Herbert Andorfer, comandante di un’unità mobile, il Kommando Andorfer, ufficiale già esperto in pratiche di sterminio per aver “gasato” oltre 5000 ebrei a Belgrado nel 1941, mise in atto un piano crudele. Il Comando tedesco s’impegnò a condonare le pene previste per i renitenti: coloro che si fossero presentati spontaneamente sarebbero stati arruolati nella Flak Italien oppure mandati a lavorare per i tedeschi nell’Organizzazione Todt. Queste disposizioni furono diffuse con tutti i mezzi disponibili: i manifesti murali, il megafono, l’opera persuasiva di vicini e conoscenti di parte fascista, le visite dei brigatisti italiani di casa in casa.
La popolazione accolse il provvedimento come la liberazione da un incubo e i familiari dei partigiani e dei renitenti, sfuggiti alla caccia delle pattuglie dei rastrellatori, convinsero i ragazzi ad uscire dai nascondigli, scongiurandoli di presentarsi spontaneamente al comando tedesco, e in alcuni casi li accompagnarono essi stessi.
Si trattò di un progetto infame: nazisti e fascisti uccisero fisicamente i giovani o giovanissimi uomini e moralmente tutti quei padri, madri e sorelle che, avendo convinto i propri cari a presentarsi, vissero negli anni a venire con il senso di colpa di essere stati la causa della morte del proprio figlio o fratello (Cesare Longo, Armando Benacchio, Silvio Martinello, Pietro Bosa, Ferdinando Brian, Francesco Caron, Attilio Donazzan, Angelo Ferraro, Fiorenzo Puglierin, Gio Batta Romeo, Ferruccio Zen).
Per il massacro del Grappa le truppe tedesche non seguirono il modello di sterminio nazionalsocialista che coinvolgeva tutta la popolazione, donne, anziani e bambini. Fu applicato il criterio della matrice maschile della guerra, secondo l’interpretazione del conflitto come scontro militare tra maschi, e furono uccisi centinaia di uomini e di giovani atti alle armi, in quanto guerrieri potenziali, mediante il sistema dell’esecuzione ordinata con fucilazione o impiccagione (Ferruccio Toniazzo, Maurizio Bergamini, Annibale Biasion, Attilio Bernardi, Guerrino Ruini, ignoto carabiniere di Potenza).
Per alcuni giorni, in tutti i paesi della fascia pedemontana del Grappa, si susseguirono fucilazioni e impiccagioni di giovani uomini, secondo l’estro o le attitudini dei rastrellatori, mentre un numero rilevante veniva inviato nei campi di concentramento tedeschi dopo una sommaria selezione.
Alcune esecuzioni furono precedute da tormenti e bastonature, ma anche da torture o sevizie come nel campanile di Cavaso del Tomba (Ferruccio Silvi, Leo Menegozzo, Gino Ceccato) o nell’osteria di Arten trasformata in tribunale (Antonio Boschieri, Zuelo Benincasa, Bortolo Camonico, Luigi Campigotto, Rino Torresan, Guido Todesco). Le stesse uccisioni furono seguite o alternate dall’incendio delle abitazioni, anche di intere frazioni come Schievenin, e dal saccheggio di case che permetteva ai rastrellatori di riempire le tasche e lo stomaco.
Il massacro fu eseguito secondo una vena creativa della crudeltà umana, che non escludeva interamente pianificazione e razionalità. La messa in scena e l’ostentazione dei cadaveri dei nemici uccisi fucilati o impiccati non furono dettate dall’impulso di un momento, da una vendetta “spontanea”, anzi erano marcatamente intenzionali (Gilberto Carlesso, Marcello Zilio, Guerrino Dissegna, Matteo Scalco, Michele Ancona, Girolamo Binotto, Mirto Andrighetti, Ermenegildo Metti, Carmine D’Innocenzo, Giuseppe Ardito, marinaio sconosciuto, Alfredo Ballestin).
L’esibizione delle vittime, tesa a terrorizzare la popolazione che doveva considerare colpevoli i partigiani per aver provocato la “giusta reazione” dei nazisti, s’intrecciò con la prassi opposta della loro sparizione, della cancellazione di ogni traccia della loro morte, con esecuzioni quasi clandestine.
Il 22 settembre 1944 mentre Lodovico Todesco, comandante della brigata Italia Libera Campo Croce, cadeva in combattimento, la madre Paolina e la sorella Ester venivano arrestate e caricate a forza su un camion militare per essere deportate in Germania. Di loro non si ebbe più alcuna notizia, scomparse nel nulla. Secondo la testimonianza di un soldato austriaco le due donne non furono portate lontano, ma uccise e il loro corpo occultato nel cemento di una delle tante piramidi anticarro fatte costruire dai tedeschi della Todt a Cismon del Grappa.
Anna Giglioli, la moglie incinta del ten. Angelo Valle, proprio per il fatto di essere l’unica donna destinata all’esecuzione, fu giustiziata di notte e seppellita in fretta, in una bassa fossa acquitrinosa.
Anche le fucilazioni all’interno della caserma Reatto avvennero quasi di nascosto e rimasero occultate fino al novembre del 1945, quando le salme di tutti i caduti furono riesumate (Mario Gattoni, Pio Ricci, Manlio Chirco, Giuseppe Chirco, Guido Pinarello, Giuseppe Romeo, Arturo Zen, Giovanni Favero, Emilio Boaretto, sette ignoti).
Soltanto per la disperata tenacia dei padri degli uccisi fu possibile ricostruire nel dopoguerra quanto era successo quel mattino del 24 settembre 1944. Carlo Gattoni, il padre del quindicenne Mario, concludeva il suo atto di accusa contro Alfredo Perillo, con una formale denuncia «per vilipendio di cadavere e per tentato occultamento essendo risultato che ai fucilati […] vennero fatti indossare sopra i propri abiti borghesi dei pantaloni lunghi di tela da militari onde renderne più difficile il riconoscimento (infatti le salme si presentavano tutte con uguali caratteristiche di vestiario) ed inoltre essendo accertato che a fucilazione avvenuta le vittime vennero sepolte nella fogna della caserma “E. Reatto” ove rimasero per circa 10 giorni avanti di venire inumate nel cimitero di S. Croce di Bassano del Grappa, causando così una più rapida decomposizione delle salme che si poterono solo in parte riconoscere dopo accurati esami sulle misere spoglie e con indicibile strazio dei singoli congiunti […]».
Anche in questo caso il messaggio era diretto alla popolazione: seppellendo le vittime nella fogna per accelerarne la decomposizione e renderne difficile il riconoscimento, oppure, ancora, di notte, anonimamente, nelle fosse comuni, il nazismo dimostrava di essere capace di annullare fisicamente i nemici fino a farli svanire nel nulla.
Nel massacro la divisione del lavoro della violenza dà a molti la possibilità di abbandonarsi alle proprie inclinazioni. L’unico dovere di ognuno è quello di contribuire con tutte le proprie forze alla violenza, per questo i plotoni di esecuzione della caserma Reatto sono composti da italiani e tedeschi alternati e dello stesso plotone fanno parte le diverse specialità della Repubblica sociale. Una divisione del lavoro alla quale partecipano anche gli “altri” della truppa, coloro che oziano nei pressi della morte, spettatori indolenti o entusiasti, come le compagnie della Tagliamento dei giovanissimi volontari di Salò, quelli della Camilluccia che assistono alla fucilazione dei 20, tra partigiani e alleati, avvenuta a Carpané presso la stazione ferroviaria (Angelo Valle, Alfredo Tosin, Filippo Bianchi, Giuseppe Mocellin, Virgilio Versa, Matteo Gheno, Pietro Boaria, Federico Fiorese, Luigi Ferrarsi, Antonio Bellò, Angelo Bosio).
Solo alla fine, tutti gli assassini si raggruppano in un luogo «per festeggiare insieme il trionfo del lavoro eseguito». Domenico Martinello, padre di Silvio, uno dei ragazzi di Pove impiccati a Bassano, affermò nella sua deposizione che i fascisti del paese con quelli di Valdagno «banchettarono insieme la sera del martedì col pollame rapinato alla famiglia Bennacchio», il cui figlio era stato impiccato. Pietro Trevisan, durante il processo contro i maggiori responsabili italiani del rastrellamento, raccontò in aula che alla sera, dopo l’impiccagione dei 31 giovani di Bassano, si svolse un banchetto al quale parteciparono tedeschi e brigatisti. Festeggiarono nei loro soliti locali di ritrovo, il Caffè Centrale e il ristorante “al Cardellino”.




II.

Il massacro del Grappa ebbe termine martedì 26 settembre 1944 a Bassano, quando 31 tra partigiani e civili, furono impiccati agli alberi delle vie cittadine, con il cartello “Bandito” sul petto (Giovanni Cocco, Gastone Bragagnolo, Giuseppe Bizzotto, Luigi Stefanin, Albino Vedovotto).
L’esecuzione, allestita su tre vie alberate della cittadina trasformate in improvvisati patiboli, fu eseguita da giovani volontari di Salò, ex Fiamme bianche dislocate alla Flak Italien di Bassano del Grappa. I ragazzi, tutti sui 17 anni, addossavano il camion sotto le piante, afferravano il laccio, lo infilavano al collo della vittima che scaraventavano dal camion e andavano avanti (Leonida De Rossi, Ignoto, Francesco Cervellin, Giovanni Cervellin, Giuseppe Giuliani, Carlo Fila). Talvolta davano due violenti strappi alle gambe della vittima per affrettarne la morte (Mario Aliprandi, Girolamo Moretto, Ignoto)
Secondo la testimonianza del prof. Rino Borin, a dirigere l’impiccagione, vi era un componente del Kommando Andorfer, il vicebrigadiere SS cecoslovacco, Karl-Franz Tausch, nato a Olmuetz il 9 ottobre 1922.
Alcuni mesi fa, avuta notizia della possibile esistenza in vita sia di Andorfer che di Tausch, gli Istituti storici per lo studio della Resistenza e dell’età contemporanea di Vicenza e di Treviso hanno presentato formale richiesta alla Procura Militare perché finalmente, dopo oltre 60 anni, siano accertate le responsabilità degli esecutori del massacro avvenuto a Bassano del Grappa il 26 settembre del 1944.
Ora Herbert Andorfer ha 97 anni, Karl-Franz Tausch, invece, ne ha quasi 86 e vive tranquillamente nella sua villetta a Langen, in Germania. Ormai sono due anziani signori che fra non molto dovranno rendere conto del loro operato ad un’Autorità ben più grande di quella umana.
Questo era quanto avevo scritto nel preparare la relazione di oggi. Tre giorni fa ho ricevuto la comunicazione che Andorfer, dopo essere resuscitato varie volte, è ufficialmente deceduto nel 2003 e ieri pomeriggio ho avuto la conferma che Tausch si è suicidato con un colpo di rivoltella alla testa dopo aver letto il lungo articolo pubblicato da un giornalista tedesco sul Frankfurter Rundschau. Ieri sera avrei dovuto cambiare questa parte della relazione in rapporto alla mutata situazione, ma poiché la cerimonia di stamani è per ricordare le vittime, il patrimonio di valori di cui ci hanno lasciato eredi, e non i carnefici, Andorfer, Tausch e la morte violenta di quest’ultimo, ho voluto lasciare il testo inalterato.

Qualcuno potrebbe affermare che, data l’avanzata età, essi avevano il diritto di morire serenamente o, in ogni caso, di essere lasciati in pace: che senso aveva metterli davanti alle proprie responsabilità dopo 60 anni?
E poi, perché ancora ricordare uno dei circa 400 massacri compiuti da nazisti e fascisti, uno degli infiniti massacri di questo secolo appena trascorso?

Le risposte non sono e non possono essere semplici.
Il rastrellamento del Grappa non fu un’operazione militare, ma un massacro di inermi, che nel dopoguerra si trasformò in una gigantesca menzogna e in un’enorme ingiustizia. Gli esecutori negarono ogni loro responsabilità, alcuni reparti non furono neppure processati e, alla fine, nessuno scontò la pena per quanto aveva commesso. Le vittime, oltre al massacro, subirono l’ingiustizia dell’assenza di giustizia. Pertanto restituire alla verità ciò che accadde oltre sessant’anni fa, conferisce un po’ di giustizia a chi ha dovuto tanto soffrire per la sua mancanza.
Il nome di coloro che furono appesi ai lecci e lasciati penzolare per ore, pronunciato ad alta voce nelle aule dei tribunali, scritto a caratteri cubitali sulla carta stampata, ripetuto di bocca in bocca, può risarcire le vittime strappandole all'oblio e restituendole alla memoria della verità (Giuseppe Moretto, Bortolo Busnardo, Ignoto, Pietro Citton, Emilio Seghetto, Giacomo Bertapelle).
Come gli individui non possono costruirsi una specifica identità e autonomia senza fare i conti con la propria storia individuale, così la collettività non può rimuovere il proprio passato, la propria storia senza conseguenze assai gravi.
«Per quanto possa essere un’esperienza dolorosa» scriveva nel 1999 l’arcivescovo Desmond Tutu, presidente della Commissione sudafricana “Verità e riconciliazione”, «non possiamo permettere che le ferite del passato arrivino a suppurazione. Devono essere aperte. Devono essere pulite. Devono essere spalmate di balsamo perché possano guarire. Questo non significa essere ossessionati dal passato. Significa preoccuparsi che il passato sia affrontato in modo adeguato per il bene del futuro».
In questi ultimi anni si è parlato molto di pacificazione con il passato, ma pacificazione ed oblio non sono la stessa cosa, bensì due modi assolutamente opposti di rapportarsi al passato. L'oblio porta alla cancellazione di quanto è avvenuto, invece la riconciliazione parte necessariamente dalla memoria e non può prescindere dal riconoscimento della verità e delle responsabilità. L'oblio nega e rimuove le responsabilità; la riconciliazione si costruisce sull'accettazione e l'individuazione delle responsabilità.
Nel nostro Paese sotto la parola "riconciliazione" si nasconde spesso la tentazione dell'amnesia e dell’oblio, con la ricorrente proposta di "riconciliazione" tra partigiani e repubblichini, attraverso il riconoscimento della “buona fede” che tende a fare degli uni e degli altri un sol fascio, dimenticando responsabilità e colpe.
E’ possibile che la maggior parte dei giovani che nel periodo ‘43-‘45 si sono schierati, rischiando volontariamente la propria vita, fossero in buona fede, convinti gli uni e gli altri di difendere la causa più giusta. Ma la buona fede è una categoria morale, etica, utile per ricostruire la biografia dei singoli uomini. Quando si ricostruisce la biografia di una nazione, quando si fa la storia di un paese, si deve guardare ai progetti per i quali gli uomini hanno combattuto, non alle ragioni individuali delle scelte di campo. Nella seconda guerra mondiale si sono contrapposti due progetti: uno era quello nazista, che voleva ridisegnare il mondo secondo una gerarchia delle razze e stabilire quali popoli avevano diritto a detenere il potere nel mondo e quali no; l’altro era quello degli alleati, che perseguivano obiettivi sociali e politici diversi, ma che trovarono il denominatore comune nell’opposizione al progetto nazista. Al di là di qualsiasi considerazione sulle storie personali dei ragazzi di Salò e sulla pietà per i caduti di tutte le guerre, di qualsiasi guerra, non si può dimenticare che le formazioni partigiane, gli internati militari, le forze regolari del Regno del Sud, tutti i ragazzi impiccati e fucilati che oggi ricordiamo, stavano dalla parte degli alleati, dalla parte della democrazia e della libertà, mentre il fascismo di Salò stava dalla parte di Hitler, del nazismo, dei campi di concentramento: questo resta il dato storico di fondo che nessuno potrà mai cambiare.
E' tempo ormai di accettare coraggiosamente tutto il nostro passato, qualsiasi esso sia, per costruire ponti fra gli uomini invece di muri che dividono. È necessario che la memoria diventi strumento di coscienza civile nel presente, che ognuno si assuma la responsabilità della propria storia, anche di quella che ha preceduto la nostra vita.
Dopo oltre sessant’anni, ragazzi della Resistenza e ragazzi di Salò sono ancora pieni di rancore per quanto è accaduto nel passato. Dovremmo chiederci se non possa essere anche questo un’ultima vittoria del nazismo, quella di privarci del buon uso della memoria, quella di impedire l’elaborazione del lutto e la riconciliazione fra gli uomini.
Ognuno di noi deve tentare, per riprendere l'immagine del vescovo Tutu, di guarire le ferite invece di farle suppurare, lavorare per la verità e la memoria, non per esacerbare gli odi, ma pacificare l’uomo con se stesso.

Vorrei terminare questa mia esposizione con le parole di una grande donna, Etty Hillesum, tratte dal suo diario:
«Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo ... Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra». Etty è morta ad Auschwitz nel 1943.

Settembre 2008


da forumista.net/forum


Titolo: Sì amo Vicenza
Post di: Admin su Ottobre 01, 2008, 10:35:48
Sì amo Vicenza
 
Il 5 ottobre i vicentini sono chiamati a decidere del proprio territorio, della propria città, del proprio futuro. La vicenda Dal Molin è molto importante e alta è la posta in gioco; il no a Dal molin contiene in sé tanti significati: il no alla guerra e il rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione, la volontà che siano i cittadini a scegliere; significa anche opporsi a decisioni imposte dall’alto che non tengono conto né dell’impatto ambientale né della salute delle persone; significa non avere rispetto per il riconoscimento che l’Unesco ha conferito alla storia ed al patrimonio della città nota al mondo per l’urbanesimo e l’architettura.

Sono più di cento le basi e le installazioni militari statunitensi sul territorio italiano. Quale motivazione può giustificare una tale azione di forza sul popolo vicentino? Cosa potrebbe cambiare con l’allargamento della base della provincia veneta? Che cosa, se non una forzatura della realpolitik e un dazio che Berlusconi vuole e deve pagare all’amministrazione Bush, può rappresentare questa vicenda?

Forse sarebbe più utile utilizzare una superficie così ampia per il bene della collettività. 

Tante sono le proposte alternative per sfruttare quell’area e metterla a disposizione dei cittadini. Progetti a favore dell’ambiente che prevedono la costruzione di un grande parco cittadino con lo sviluppo di un parcheggio scambiatore e la partenza di linee di trasporto pubblico elettrico, il tutto alimentato da pannelli fotovoltaici; l’area può diventare un polo scientifico–tecnologico, finalizzato all’ innovazione dell’economia vicentina attraverso propedeutici nuovi corsi Universitari.

Dopo circa due anni dall’inizio di questa battaglia, la situazione non fa che complicarsi tra ricorsi al Tar, decisioni del Consiglio di Stato in senso contrario, e per ultimo l’ intervento del premier : “la consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna”, così ha scritto nei giorni scorsi Silvio Berlusconi al sindaco di Vicenza Achille Variati (Pd), per invitarlo a rinunciare al referendum sulla nuova base americana.

In una vicenda come quella di Vicenza, in cui sembra proprio che gli interessi delle persone, del popolo, siano stati schiacciati dalla prepotenza della solita ragion di stato, sarebbe bello che per una volta il referendum, la consultazione popolare per eccellenza, restituisse la voce e il potere di decidere ai vicentini.

Sperando che il Consiglio di Stato, a cui si è rivolto il comitato "Sì dal Molin", gruppo di commercianti e imprenditori favorevoli all'ampliamento della caserma Ederle2, non bocci la consultazione.


da sinistra-democratica.it


Titolo: Vicenza, il sindaco si rivolta allo stop del referendum
Post di: Admin su Ottobre 02, 2008, 01:49:49
Vicenza, il sindaco si rivolta allo stop del referendum


È arrivato in treno da Roma direttamente in piazza, nella piazza della protesta, a spron battuto, il sindaco di Vicenza Achille Variati. Proprio «da Roma» da dove è arrivato in mattinata lo stop al referendum sui destini delle aree che il progetto Dal Molin impegna per la costruzione della base militare Usa. E in piazza il sindaco contesta, anzi ribalta questo verdetto che viene «da Roma», cioè dal Consiglio di Stato.

Dice, arrivando: «Voglio parlare ai miei concittadini direttamente, in piazza, esercitando una volta di più quel diritto democratico e pacifico ad esprimere un punto di vista su materie decisive per il nostro futuro. Un diritto che le decisioni di Roma hanno cercato oggi, una volta di più, di negare».

In piazza Variati sfida l'ordinanza del Consiglio di stato e invita, domenica prossima, ad andare al voto lo stesso. Il referendum ci sarà, dice. Prendendo la parola nella centrale piazza dei Signori davanti a circa seimila manifestanti scesi in strada per protestare contro la decisione del massimo organo giudicante amministrativo, Variati, dopo aver indossato la fascia tricolore ha assicurato i presenti della sua partecipazione al voto referendario. «Questa fascia me l'avete data voi - ha urlato - e davanti a voi la indosso perché Vicenza non può essere imbavagliata». In ogni caso secondo il sindaco «chi ha bloccato la consultazione non è amico degli americani».

Stavolta però i dirigenti della Lega Nord non hanno gradito il richiamo del sindaco pd che paragona l'annullamento amministrativo della consultazione popolare a  una «violenta sopraffazione di uno stato sordo e lontano». No no, stavolta Variati viene ammonito dalla Lega al governo, impegnata nel federalismo e nelle compatibilità di Palazzo Chigi.

«È ora che il sindaco di Vicenza Variati ritorni sui suoi passi e ammetta gli errori commessi: il suo atteggiamento ostinato ha solo danneggiato la città - è la sgridata che arriva da il vicepresidente dei deputati della Lega Nord, la vicentina Manuela Dal Lago -. Ormai - continua -non ci sono più scusanti per nessuno. Come ha sancito il Consiglio di Stato, la consultazione è inutile avendo per oggetto un "auspicio  irrealizzabile", ossia fa parte del libro dei sogni di Variati, mentre un amministratore dovrebbe essere molto concreto e oculato». «Doveva ascoltare Berlusconi, ha sbagliato», fanno eco altri del Pdl.


Ma Variati tira a dritto. Dopo aver attaccato il presidente del Veneto Giancarlo Galan  («non rappresenta né il cuore né gli interessi dei veneti») e la Lega Nord («chi ha professato da sempre sentimenti d'autonomia giura a Pontida e tradisce a Vicenza») il sindaco ha ricordato che «53 erano i seggi previsti, 53 saranno i punti di raccolta davanti alle scuole dove si potrà votare dalle 8 alle 21». Sottolineando che in ogni gazebo sarà presente almeno un consigliere comunale Variati ha indicato che il voto «è riservato solo ai cittadini di Vicenza perchè per codardia - ha detto - altri comuni non hanno accettato questa sfida». Nonostante la decisione del Consiglio di Stato nelle tv private vicentine questa sera hanno proseguito la programmazione le pubblicità del Comune sul referendum. Inserzioni che invitano ad andare a votare «dove si vota abitualmente» e «a visitare il sito del Comune».


L'agenda del movimento No Dal Molin propone per giovedì la visione del film-documentario "Storia di pasticci e risvegli". Sottotitolo: "La città dei No Dal Molin", presso una sala delle Opere Parrocchiali San Carlo.

Proprio mercoledì il sindaco Variati era ad una manifestazione insieme ad altri sindaci e dirigenti del Pd come Calearo dal titolo «il nostro federalismo» in Emilia. E Massimo Calearo lo difende: «Proprio mentre  sono scesi a Roma centinaia di sindaci per chiedere più autonomia - dice Calearo - ai cittadini di Vicenza, della mia città, viene impedito di esprimere la loro opinione su un tema che li riguarda da vicino. Non è una questione di essere a favore o contro la base. È semplicemente, e drammaticamente - conclude 'esponente del Pd - una questione di democrazia». 


Pubblicato il: 02.10.08
Modificato il: 02.10.08 alle ore 10.09   
© l'Unità.


Titolo: Base Usa a Vicenza, il Consiglio di Stato boccia il referendum.
Post di: Admin su Ottobre 02, 2008, 01:54:43
Base Usa a Vicenza, il Consiglio di Stato boccia il referendum.

I No Dal Molin: lo faremo lo stesso

 
VICENZA (1 ottobre) - Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum sulla base Usa a Vicenza, previsto domenica prossima nella città veneta, per chiedere il parere dei cittadini sull'acquisto dell'area demaniale destinata alla base. Lo ha reso noto l'avvocato Pierantonio Zanettin, legale del comitato favorevole all'ampliamento della base statunitense.

Il referendum è stato bocciato perché «ha per oggetto un auspicio del comune di Vicenza al momento irrealizzabile», si legge nell'ordinanza, resa nota da Zanettin, nella quale il massimo organo della giustizia amministrativa spiega che «irrealizzabile» è il progetto «di acquisire un'area sulla cui sdemanializzazione si sono pronunciate in senso sfavorevole le autorità competenti».

Nessun trionfalismo ma «viva soddisfazione» tra gli attivisti del comitato Sì Dal Molin che si erano rivolti al Consiglio di Stato per bloccare il referendum. «Pensiamo di aver fatto una cosa giusta per la città - spiega Roberto Cattaneo, portavoce del comitato - per quelle migliaia di cittadini che ci sono vicini. Riteniamo che ora sia il momento per tutti di fare un passo indietro e discutere sulle compensazioni e sul ritorno economico che Vicenza si aspetta dalla nuova struttura». Sull'ordinanza del maggiore organo della giustizia amministrativa Cattaneo rileva che «si tratta di una sentenza chiara e limpida che stabilisce una volta per tutte che l'annunciata consultazione era falsa».

Gli attivisti del No Dal Molin, che questa sera scenderanno in piazza a Vicenza per protestare, non si arrendono, e sono intenzionati a dare ugualmente vita al referendum domenica prossima. «La campagna per il voto prosegue - spiega Francesco Pavin, uno dei portavoce del comitato - e domenica sarà comunque il giorno del voto. Una decisione ufficiale deve essere ancora presa, ma l'intenzione è di procedere lo stesso con la consultazione, con l'allestimento dei gazebo». Sulla manifestazione di questa sera Pavin sottolinea che ci sarà una «fiaccolata che si concluderà con un'assemblea davanti alla prefettura e con l'attivazione di un presidio con tende e sacchi a pelo per tutta la notte».

Agnoletto: «Atto di regime». «Siamo di fronte a un golpe con cui si cancella la democrazia»: duro il commento di Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc/Sinistra Unitaria Europea. Da Vicenza, dove si trova con una delegazione di eurodeputati su invito del presidio No Dal Molin, Agnoletto dichiara: «Il Consiglio di Stato rinuncia a svolgere il suo ruolo d'istituzione autonoma dall'esecutivo e si appiattisce sulla linea del governo. E anzi, ha fatto sue nelle motivazioni esattamente le stesse dichiarazioni rilasciate in questi giorni da Berlusconi e La Russa contro il referendum». «Ci troviamo di fronte a un vero e proprio atto di regime - prosegue il deputato europeo - con il quale si cancella un diritto previsto dalla Costituzione che garantisce alla popolazione di esprimere liberamente la propria opinione».

Ferrero: «Ci mobiliteremo». «La decisione di sospendere il referendum consultivo è gravissima. Con questo atto si impedisce di conoscere l'opinione e l'orientamento di una intera comunità. Dopo tanta retorica atlantista, si ha paura di sapere cosa pensano veramente i vicentini». È quanto afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. «Questa sospensione è un vulnus alla democrazia - prosegue - e considera i vicentini come sudditi e non come cittadini. Di fatto si avalla l'idea dell'extraterritorialità della base addirittura sottraendola alla discussione e al confronto democratico del popolo italiano. Siamo un Paese a sovranità limitata e le basi militari straniere sono lì proprio a ricordarcelo». «Da parte nostra continueremo la mobilitazione - prosegue Ferrero - al fianco dei comitati e del movimento pacifista non ci piegheremo certamente di fronte a questo atto antidemocratico. Il Dal Molin rientra dentro lo scenario di guerra permanente che gli Stati Uniti hanno dichiarato all'umanità. Nella manifestazione unitaria della sinistra e dei movimenti contro la politica di Berlusconi dell'11 di ottobre - conclude Ferrero - la contestazione alla base di Vicenza avrà ancora più centralità. È un motivo in più per scendere in tanti e tante a Roma per chiedere un'altra politica per un'altra Italia».

La soddisfazione di Galan. «Il Veneto del no è un Veneto minoritario, perdente e sfortunato. A questo Veneto piccolo piccolo appartiene la debolissima giunta del sindaco Variati», ha detto il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, commentando soddisfatto la bocciatura del referendum.


da ilmessaggero.it


Titolo: Toni Fontana. Vicenza la giunta si autotassa per il referendum sulla base
Post di: Admin su Ottobre 05, 2008, 12:42:17
Vicenza la giunta si autotassa per il referendum sulla base


Toni Fontana


I vicentini si recheranno domenica alla urne per partecipare al referendum autogestito. Si voterà dalle 8 alle 21 in 32 gazebi allestiti in città nei pressi delle scuole e degli edifici pubblici che avrebbero dovuto ospitare i seggi del referendum "ufficiale", promosso dall'amministrazione comunale.

Martedì scorso il Consiglio di Stato, con un tempismo sorprendente, ha bloccato la consulazione quando ormai le schede erano state stampate ed erano stati allestiti i seggi. Secondo i giudici amministrativi la consultazione sarebbe stata «inutile e sbagliata» perché avrebbe proposto ai cittadini un obiettivo «irrealizzabile». Il comune intende acquisire l'area del Dal Molin per realizzare un parco pubblico, piste ciclabili e parcheggi per bus ecologici. Di fronte al diktat del Consiglio di Stato, parlando mercoledì sera davanti a circa 10mila persone, il sindaco Achille Variati ha annunciato la decisione di tenere comunque la consultazione in forma autogestita.

I 25 consiglieri della maggioranza (Pd e liste civiche) e i 10 assessori si sono autotassati per permettere l'iniziativa che sarà finanziata anche dai cittadini con offerta libera ai gazebi. Parlando sabato con Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione Articolo 21, Variati ha detto che la città non accetta il bavaglio imposto dalla sentenza del Consiglio di Stato che mette in pericolo appunto l'articolo 21 della Costituzione che assicura a tutti il diritto di esprimersi.

La destra ha invitato gli elettori a disertare la consultazione popolare. Gli elettori vicentini sono 77mila, nel referendum ufficiale il quorum era stato fissato al 50% più uno. Domenica non sarà richiesto, perché il referendum non avrà - ha spiegato il sindaco - un valore istituzionale, ma fortemente politico sì. Berlusconi ha inviato a Variati, nelle scorse settimane, una lettera invitandolo a desistere dalla consultazione.


Pubblicato il: 04.10.08
Modificato il: 04.10.08 alle ore 20.51   
© l'Unità.


Titolo: Vicenza dice no alla base Usa "Dal Molin dev'essere della città"
Post di: Admin su Ottobre 06, 2008, 10:52:31
Vince il sì al referendum di protesta per l'acquisizione della zona dell'aeroporto

Oltre 17mila al voto. Il sindaco: "Straordinario esempio di democrazia"

Vicenza dice no alla base Usa "Dal Molin dev'essere della città"

 

VICENZA - La consultazione autogestita a Vicenza è per il sì all'acquisizione dell'area dell'aeroporto Dal Molin a uso della città anziché a base Usa. L'esito del voto - a spoglio in corso - secondo gli organizzatori appare scontato. La consultazione, del tutto priva di ufficialità, si è tenuta per protesta dopo che un referendum, indetto dalla giunta guidata dal sindaco Achille Variati, è stato bocciato dal Consiglio di Stato.

Al voto - secondo l'ultimo rilevamento del pomeriggio - si erano recati, degli 84.349 aventi diritto, in oltre 17.000. Le operazioni si sono tenute in 32 gazebo nei pressi di quelli che avrebbero dovuto essere i seggi ufficiali. I cittadini hanno trovato urne e schede del tutto uguali a quelle fatte stampare, inutilmente, dal comune. A controllare le operazioni di voto circa 500 volontari tra scrutatori e presidenti di seggio.

Alle 12 ai gazebo si erano presentati in 8.812 pari al 10,45%, saliti a 17.411 (20,64%) alle 17 con grande soddisfazione degli organizzatori. Tra i primi ad essere contenti Cinzia Bottene, consigliere comunale e leader dei "No Dal Molin", che ha detto che il voto è stata "un'ottima risposta di partecipazione e democrazia a chi voleva imporre con l'autoritarismo scelte che riguardano il futuro della comunità locale vicentina".

Per Variati, che si è presentato al gazebo di prima mattina, così come un'anziano da poco divenuto centenario, il voto è stato "uno straordinario esempio di democrazia". L'afflusso al voto, per il sindaco, ha dimostrato la volontà di esprimersi dei vicentini sui destini della propria città. E' un messaggio, per Variati, che è andato oltre Vicenza e si è rivolto "all'intero Paese" facendo capire "quanto sia sbagliato non permettere alla gente di esprimersi su ciò che li riguarda".

"Il quesito - ha sottolineato Variati - mette al centro non problemi di natura militare o legati a patti internazionali ma il destino di un'area verde che riguarda una città". "Uno spazio di pregio ambientale - conclude - a ridosso di Vicenza che è il più grande del genere in Italia".

Il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, ha criticato invece l'iniziativa e ha parlato di "scorrettezze politiche sostenute dal sindaco Variati e dal 'No dal Molin'" sottolineando che "dalla trappola dell'imbroglio referendario si è tenuta lontana la stragrande maggioranza della cittadinanza vicentina".

Pressoché in silenzio i favorevoli alla base Usa. A intervenire è stato solo Silvano Giometto, del Comitato "Si al Dal Molin" che, bocciato il "referendino fatto in casa", ha chiesto ai cittadini di attivarsi per sfiduciare il sindaco anche alla luce dei "costi inutili" e degli "sprechi della consultazione" bocciata dal Consiglio di Stato.

(5 ottobre 2008)

da repubblica.it


Titolo: CLAUDIO FAVA. ...a Vicenza una vittoria della democrazia...
Post di: Admin su Ottobre 06, 2008, 10:54:20
Vicenza, voto su Dal Molin: dichiarazione di Claudio Fava
 
VICENZA - VOTO SU BASE DAL MOLIN

DICHIARAZIONE ON. CLAUDIO FAVA
Coordinatore Nazionale Sinistra Democratica
 

Il  Referendum autogestito sull’ampliamento della base militare Usa,  è una vittoria della democrazia, contro un governo che pretende silenzi ed obbedienza.

Lo afferma l'on. Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Democratica, sul Referendum autogestito svoltosi a Vicenza sull'ampliamento della base Dal Molin.

Il voto di Vicenza  - prosegue il leader di SD -  dimostra che questo Paese conserva ancora il gusto delle proprie idee e dei propri valori, nonostante Berlusconi.
 
Roma, 6 ottobre 2008

da sinistra-democratica.it


Titolo: Svende i capolavori di famiglia e li sostituisce con delle copie
Post di: Admin su Ottobre 12, 2008, 09:55:05
LA PECORA NERA DELLA DINASTY


Svende i capolavori di famiglia e li sostituisce con delle copie


E' stato denunciato per furto aggravato un imprenditore di 65 anni di San Donà del Piave, accusato di aver rubato e svenduto i capolavori della collezione di famiglia, maestri del '900 italiano e appartenenti all'anziana madre malata. Per poter trafugare i quadri, sostituiti con delle copie, l'imprenditore aveva proposto ai suoi tre fratelli di "fare da badante" alla madre.

Durante le notti trascorse nella lussuosa villa di San Donà, l'uomo aveva fotografato tutti i 53 quadri, per poi farne eseguire delle copie in Ungheria e in Cecoslovacchia. Appese le copie sui muri, gli originali erano stati messi sul mercato dei ricchi collezionisti trevigiani e delle gallerie del nord Italia, grazie alla mediazione di due trevigiani esperti del settore. Svenduti, più che venduti, per un ricavato di 500 mila euro rispetto ai 4 milioni della valutazione ufficiale.

Soldi finiti sui tavoli da gioco del Casinò di Nova Gorica, di cui l'imprenditore - che già aveva ricevuto e dilapidato la sua parte di eredità, era un accanito frequentatore. I tre fratelli e la madre non avevano sospettato nulla. Fino a quando in villa non si era presentato uno storico d'arte, che stava organizzando una mostra sul '900 veneto. All'esperto era bastata un'occhiata per gelare i suoi ospiti: "Ma queste sono croste".

I sospetti, imbarazzanti e dolorosi, erano caduti subito sul fratello maggiore, il "badante" di mamma. Ma come fare? Solo dopo giorni di tormento uno dei fratelli, in partenza per Londra dall'areoporto di Treviso, incontrato un agente della Polaria suo conoscente, decise di raccontare tutta la storia. Da qui, era il luglio scorso, le indagini. Che ora hanno portato a recuperare 43 delle 53 opere scomparse e alla denuncia della "pecora nera". Difficile però dire se i quadri torneranno nella villa di san Donà.

Gli acquirenti erano infatti in buona fede. E attorno al futuro delle tele si annuncia una difficile partita legale. 

(11 ottobre 2008)
 
da tribunatreviso.repubblica.it
 


Titolo: Il VENETO sfigurato dai barbari... «Auto e fabbriche, così Palladio muore»
Post di: Admin su Novembre 01, 2008, 12:31:21
Vincoli per le ville ma non per l'ambiente circostante.

Interviene anche Bondi

«Auto e fabbriche, così Palladio muore»

La denuncia del Giornale dell'Arte: i capolavori del grande architetto soffocati da cemento e svincoli stradali



MILANO — «Così l'Italia ha massacrato Palladio» è il titolo senza sconti dell'inchiesta realizzata da Edek Osser per «The Art Newspaper» e per «Il giornale dell'Arte» in occasione delle celebrazioni in corso per i 500 anni dalla nascita dell'architetto più global della storia. La tesi dell'inchiesta è che il contesto in cui sorgono parte delle 4.270 ville sulle quali ha competenza l'Istituto regionale delle Ville venete, delle quali una trentina sono state progetta da Palladio, sia stato stravolto negli ultimi decenni e sia a tutt'oggi sottoposto a improprie trasformazioni del territorio.

Le ville sono soffocate da industrie, svincoli stradali, capannoni, cave e attività al limite del lecito. Duemila di queste ville non sono vincolate e, in assenza di piani paesistici, «restano in un cono d'ombra», scrive Osser. Le opere del Palladio sono criticamente incomprensibili al di fuori del contesto naturale nel quale l'architetto le ha realizzate. Ne sono convinti Mario Botta, che in un recente convegno ha definito Palladio «un contraltare degli attuali archistar che costruiscono con indifferenza al contesto» e ne è convinto anche Vittorio Sgarbi che nel recente libro «Palladio. La luce della ragione» parla di «opere chiaramente distinte dalla natura e dal paesaggio eppure ad essi legate da un rapporto indissolubile».

L'accusa di distruzione del contesto è sostenuta da varie testimonianze. Il geografo Francesco Vallerini parla di «disastro urbanistico che ha annullato il paesaggio». Lionello Puppi, storico dell'architettura, afferma che «villa Zeno a Cessalto è a rischio estremo, disabitata e chiusa e che la barchessa palladiana di Villafranca padovana non esiste nemmeno più: il colonnato cade a pezzi». Il problema, commenta Guido Beltramini, che con Howard Burns della Normale di Pisa è il curatore della mostra sui 500 anni dall'architetto vicentino (Palazzo Barbaran da Porto di Vicenza) è «che il paesaggio costruito intorno è stato consumato dallo sviluppo industriale».

Davanti alla Malcontenta c'è un guardrail; villa Onesti Magrin a Grisignano è strozzata dalle strade; intorno a villa Valmarana dei Nani (affrescata da Tiepolo) e a Villa Chiericati sono sorti capannoni che alterano il contesto ben più delle villette di Monticchiello denunciate, tempo fa, da Asor Rosa.

La fabbrica della Mira Lanza incombe da tempo minacciosa sulla villa di Mira mentre strutture industriali danneggiano il cono ottico di Villa Pesaro a Este (Collegio Manfredini) dell'altro grande maestro Baldassarre Longhena. Italia Nostra denuncia anche l'impatto della nuova autostrada A31 della Valdastico e altri l'impatto dell'ampliamento della caserma Dal Molin definito da Puppi, con una certa enfasi catastrofista, «cataclisma territoriale». Insomma, un brutto biglietto da visita sul quale è difficile intervenire.

Le ville sono quasi tutte private, nelle mani di grandi famiglie (Valmarana, Foscari, Dalle Ore, Innocenti, Piovene...); e sono anche ben conservate.

Ma sui contesti doveva, o dovrebbero, intervenire i comuni con i piani urbanistici. «Di tutte le ville in pericolo c'è quella di Cerato, per la quale è intervenuta anche la procura e la barchessa di villa Trissino di Meledo», afferma il presidente della Ville Venete Nadia Qualarsa. L'istituto ha concesso mutui per oltre 125 milioni di euro a favore di 1.750 ville. «Dal 2000 al 2008 siamo intervenuti su 9 ville tra le 24 protette dall'Unesco per totale di 4,5 milioni di euro». Insomma, lo sforzo sugli immobili è stato fatto dai proprietari e da chi li sostiene. Ma il territorio circostante non è stato tutelato.
Chiude Beltramini: «Qualche provincia ha iniziato a chiederci consulenze per la salvaguardia del contesto, ma prima degli anni Settanta la cultura del restauro considerava solo gli edifici e non l'insieme. Ora il ministro Bondi, all'inaugurazione della mostra su Palladio, ha dichiarato che si finanzieranno anche progetti di tutela del paesaggio ».

Ma salvo che si vogliano operare demolizioni, stando all'inchiesta siamo ormai fuori tempo massimo.

Pierluigi Panza
01 novembre 2008

da corriere.it


Titolo: Venezia tartassa i turisti last minute (io direi tutti ma non seleziona. ndr).
Post di: Admin su Novembre 16, 2008, 10:04:56
16/11/2008 (7:52) - I SINDACI SCERIFFI

Venezia tartassa i turisti last minute
 
Sconti a chi prenota, prezzi più alti nelle giornate di folla

ANNA SANDRI
VENEZIA


Febbre alta da turismo, e Venezia risponde con un termometro: quando la colonnina segnerà rosso, e accadrà spesso, meglio tenersi alla larga dalla laguna. Si chiama Venice connected ed è il nuovo progetto - forse anche l’ultima spiaggia - per cercare di contenere l’assalto di turisti che soffoca la città.

L’idea è del vicesindaco Michele Vianello: sarà che è un appassionato di tutto ciò che è web, sarà che non ne può più delle pressioni che arrivano da una parte e dall’altra, perché ci sono troppi turisti ma anche tanti periodi morti, ha messo a punto una strategia grazie alla quale la città non sarà a numero chiuso, ma quasi a prenotazione obbligatoria: chi si annuncia con largo anticipo godrà di sconti interessanti (ad esempio, sul biglietto del vaporetto, su mostre e musei) e in qualche caso anche curiosi (la pipì in saldo nelle pubbliche toilette). Chi arriva senza avvisare, pagherà tutto di più, e addirittura più del prezzo normale se avrà la sventura di incappare in una giornata da bollino rosso, una delle 54 all’anno in cui Venezia, con tutta la buona volontà, non regge l’assalto. Nessuno potrà sostenere che non lo sapeva: il termometrone campeggerà, a scanso di equivoci, sulla home page del sito.

Il contenitore web è pronto, da gennaio sarà operativo e nei primi mesi dell’anno sarà presentato in tutte le fiere internazionali del turismo. La macchina operativa sarà gestita da una società del Comune; il turista intelligente potrà connettersi al sito e prenotare il proprio viaggio a Venezia scegliendo il periodo migliore. Avrà un carrello, e ci potrà mettere dentro tutto quello che vuole fare a Venezia: la visita al museo o alla mostra, l’auto in garage, il passaggio in vaporetto, la toilette e perfino l’ingresso al Casinò se ritiene.

Già a gennaio sarà possibile prenotare per tutto il 2009 e per il 2010. Da evitare, per chi non ama il caos, 54 giorni che saranno chiaramente indicati nel sito: si va da Ferragosto al Redentore, dal Carnevale a San Valentino. Non che non ci possa venire, a Venezia, in quei giorni: ma è bene sapere che tutto costerà di più e, come nei voli low cost, solo chi prenota con larghissimo anticipo avrà qualche vantaggio. Gli altri pagheranno tutto a prezzo pieno, e chi arriva all’improvviso anche di più.

Il concetto di alta e bassa stagione è difficile da applicare a Venezia: a parte agosto e settembre, che hanno vistosi picchi, si va a giornate. Alcune sono talmente critiche che nelle calli serve il senso unico, e sui ponti si vedono i vigili dirigere a fatica il traffico dei turisti. Non sarà elegante applicare una discriminante economica, e far pagare di più chi vuole aggiungersi a quelle resse, ma avendo già provato tutto il resto Venezia adesso si gioca anche questa carta. E per godersi la città senza finire in bolletta? Ci sono gennaio, febbraio, in qualche misura anche dicembre; chi arriva allora, e prenotando, può godersi una Venezia con sconti sui costosissimi garage di Piazzale Roma e trovando il vaporetto addirittura a 4 euro e mezzo, cosa di cui si è persa la memoria (oggi una corsa costa 6,50 euro; chi arriva nei giorni da bollino rosso sappia che la pagherà addirittura 7 euro).

Il sistema, assicura il vicesindaco, è facilmente accessibile e può dare una svolta al problema dell’affollamento a Venezia. Ma resta il problema del turismo dei pendolari, che arrivano con i barconi, con i treni o con i pullman e che sono capaci di reggere per un’intera giornata solo con i panini portati da casa, senza nemmeno una sosta nelle toilette, senza mettere piede su un vaporetto, considerando del tutto irrilevante l’ingresso alla Basilica di San Marco, figurarsi al museo. Lo scorso anno, Venezia ha contato 21 milioni e 604 mila turisti e di questi 15 milioni erano escursionisti, i cosiddetti mordi e fuggi che arrivano al mattino e partono la sera: imbattibili artisti del low cost fai da te.

da lastampa.it


Titolo: ... furie del sindaco-filosofo.
Post di: Admin su Novembre 16, 2008, 10:07:05
16/11/2008
 
L'apologo del sindaco e i piccioni
 
 
 
 
 
LORENZO MONDO
 
Potrebbe risultarne il titolo di un apologo o di una favola animalista: «Il filosofo e i piccioni». I giornali hanno riportato con divertita sorpresa, condita da un pizzico di malizia, la sfuriata del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, contro un gruppo di turisti. Stava passeggiando in piazza San Marco, quando ha visto delle famigliole che sminuzzavano pezzi di mollica per gli ingordi piccioni. Va ricordato che il primo cittadino ha emesso un’ordinanza che vieta di fornire cibo ai pennuti: per impedire che invadano la piazza e, al prezzo di melense fotografie, corrodano quel fior di monumenti e spandano, con i loro svolazzi, polveri moleste e germi malsani. È stata una dura battaglia, la sua, contro i venditori di semi e gli animalisti più ottusi, contro l’inerzia delle passate amministrazioni.

Così irresolute, che da più parti si invocava sarcasticamente un Tassoni (quello della Secchia rapita) che cantasse la guerra infinita, e sempre persa, contro gli uccelli. Bene, vedendo disattesa la sua ordinanza, Cacciari si è scagliato contro «quei quattro deficienti», rammentando giudiziosamente che i piccioni «ci pensano da soli a riempirsi la pancia». Intimando con il cellulare al comandante dei vigili, di mandarne «almeno uno» a sorvegliare la zona e a sanzionare le trasgressioni.

Magari se l’è presa con persone inconsapevoli, arrivate da chissà dove e rimaste appese all’immagine cartolinesca di piazza San Marco ridotta a enorme voliera. Ma l’episodio lascia trasparire la sua frustrazione per una vittoria messa in forse da pigrizia, rassegnazione, sfregio al senso di autorità e allo spirito delle leggi. Sarà l’ultima risorsa, eppure mi piace l’immagine di Cacciari che, in veste di filosofo cinico (di «cane» che all’occasione ringhia) si aggira per la città a denunciare le sue magagne.

Certo, come dicono i fautori del tutto o niente, arrampicati sulle nuvole, non sono questi i «veri» problemi. Ma averne, di primi cittadini, che si accalorino, oltreché per il guano, davanti a muri deturpati dalle bombolette spray, all’immondizia versata sulle strade, a ogni sorta di disprezzo del vivere civile... Stando a Venezia, prediligo il leone rispetto ai piccioni di San Marco e plaudo, senza ombra d’ironia, alle furie del sindaco-filosofo.

da lastampa.it


Titolo: CONCIA: VICENZA SUPERA 40 IMPORT E ESPORT ITALIA (e l'ambiente? ndr)
Post di: Admin su Novembre 19, 2008, 12:36:25
CONCIA: VICENZA SUPERA 40 IMPORT E ESPORT ITALIA


(AGI) - Venezia, 18 nov. - La zona delimitata da Arzignano, Valle del Chiampo e Montebello (provincia di Vicenza) rappresenta l'enclave della concia delle pelli e detiene, ormai da anni, il primato mondiale del settore sia per la produzione sia per la qualita'. Il distretto vicentino della concia e' una complessa realta' produttiva fatta di 216 imprese che impiegano 8.737 addetti in una ventina di comuni, cinque nel veronese.

A gennaio del 2008 queste aziende incidevano sul totale delle attivita' manifatturiere vicentine per il 27,9 per cento. Il peso degli occupati del distretto conciario vicentino sul totale regionale e' del 91,1 per cento e rispetto al totale nazionale gli addetti di Vicenza risultavano essere il 34,6 per cento.

Sono solo alcune delle percentuali che l'assessore veneto all'Economia, Vendemiano Sartor, ha ricordato nel pomeriggio aprendo i lavori del convegno 'La concia, dati a confronto e strategie di sviluppo' a Villa Brusarosco di Arzignano. 'I primi dati derivanti dall'indagine Excelsior per il 2008 - ha anticipato l'assessore - evidenziano che il settore continuera' ad assumere, ma con percentuali che si spostano rispetto al passato: le piccole imprese che intendono espandere la propria base occupazionale diminuiscono, mentre sono soprattutto le grandi a programmare nuove assunzioni (75,5 per cento del totale delle imprese con piu' di 50 dipendenti)'.

Se si parla di concia, Arzignano e' la zona che presenta un volume di fatturato maggiore rispetto al resto della provincia: qui si raggiunge l'80 per centoá del fatturato prodotto nell'intera area vicentina. Per quanto riguarda il ciclo di lavorazione, le aziende impegnate nelle piu' tipiche lavorazioni conciarie, pur con una diversa struttura delle fasi produttive, rappresentano il 24 per cento del distretto, mentre oltre il 20 per cento si concentra sulle attivita' di rifinitura per la produzione finale. L'insieme, poi, delle aziende che svolgono lavorazioni funzionali alla realizzazione del ciclo rappresentano un altro 44 per cento delle imprese locali.

Infine, si rileva che quasi il 12 per cento delle aziende settoriali e' impegnato nello svolgimento prevalente di attivita' commerciali.

da - (AGI)



Titolo: Scuola, ad Arzignano la «Barbiana» del nord est
Post di: Admin su Novembre 25, 2008, 05:32:36
INTERNI

Scuola, ad Arzignano la «Barbiana» del nord est

Ad Arzignano, primo polo conciario europeo alle porte di Vicenza, gli immigrati sono il 20% della popolazione.

La scuola accoglie i loro figli. La preside: nessuna distinzione di razza come ci ha insegnato Don Milani, i nostri alunni saranno gli italiani di domani


di Toni Fontana


La piccola Devi, arrivata dall’India solo due settimane fa con i genitori, appare la più smarrita, e cela il volto quando la telecamera di Rai Educational entra nella classe. Ma anche lei sorride ai suoi compagni. Solo i bambini sanno comunicare così, con il sorriso, tenendosi per mano, giocando, anche senza parole, anche se ognuno di loro parla una lingua diversa dall’altro. «Nessuna barriera» - recita un cartellone sul quale sono dipinte mani colorate che si stringono sopra un mappamondo. Completano l'arredo alcune grandi carte geografiche che mostrano i confini dell'Asia, dell'Africa e dell’America Latina. Ciascun alunno potrebbe indicare il suo paese d'origine guardando quelle mappe.

Qui nel «corso di sostegno» della scuola media Motterle di Arzignano (Vicenza) gli alunni sono tutti stranieri. In seguito ad un accordo tra l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Fracasso (Pd, lista civica di centrosinistra) e le direzioni didattiche, i bambini stranieri presenti alle elementari e alle medie frequentano corsi di italiano durante gli orari di lezione al mattino e al pomeriggio. Non si tratta di classi separate per stranieri. Nel 2006 il professor Gianpiero Dalla Zuanna, demografo e analista della Fondazione Nord-Est, parlò per la prima volta ad Arzignano dei «nuovi ragazzi di Barbiana» leggendo una frase tratta dalla "lettera a una professoressa" di Don Lorenzo Milani: «...perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui..».

Ad Arzignano è in corso un'esperienza-pilota che molte amministrazioni di centrosinistra, a cominciare da quella di Vicenza, stanno esaminando con interesse. Grossomodo a metà strada tra Vicenza e Verona, Arzignano (25mila abitanti, 18,49% stranieri) è sede del più importante polo conciario europeo. Nelle fabbriche la percentuale di immigrati arriva al 38%. Ciò è dovuto, spiega un'indagine realizzata dal Distretto vicentino della Concia, al «processo di sostituzione» (lavoratori stranieri al posto di italiani).
In breve tempo, anche perché «i lavoratori più giovani (italiani Ndr) evidenziano una forte sensibilità per il tema della nocività ambientale» la percentuale di stranieri è raddoppiata. Le tensioni non mancano. Spiega l'indagine realizzata dal Distretto che «le opinioni dei lavoratori italiani sulla presenza degli immigrati in fabbrica e nel territorio rivelano sentimenti sociali che inclinano più verso l'avversione che verso l'apertura».
«Negli anni 90 il sistema conciario ha vissuto una fase espansiva che ora si è esaurita» - spiega il sindaco Stefano Fracasso mostrando alcuni dati. In città sono rappresentate 71 etnie. I gruppi più numerosi provengono dalla Serbia (1071) e dal Bangladesh (994). La natalità è del 100 per 1000 tra gli stranieri, del 38 tra gli italiani. Tra i nati nel 2008 il 47,88% è figlio di immigrati.

Nella scuola materna gli stranieri sono il 22,62%, il 20,69% alle elementari, il 23,02% alle superiori. «In alcuni quartieri - prosegue il primo cittadino di Arzignano - due terzi degli alunni è figlio di immigrati; per seguirli meglio e per ridurre il numero di bambini in ciascuna classe, abbiamo deciso, d'intesa anche con le scuole private cattoliche, di ridistribuire cioè di ripartire la presenza di bambini stranieri. Si tratta ovviamente di trasferimenti autorizzati e condivisi e abbiamo incontrato anche qualche rifiuto da parte delle famiglie. Molti bambini arrivano in Italia all'età di 11-13 anni e non parlano la nostra lingua. Per questo abbiamo raggiunto un accordo con le direzioni didattiche e le scuole paritarie per promuovere corsi di italiano». Nelle scuole elementari e medie vengono promossi «corsi di sostegno».

Quando arriviamo alla scuola media Motterle è l'ora della ricreazione. Si sentono lingue ed accenti di ogni parte del mondo. La Motterle è una vera e propria Babele nella quale prevale l'allegria. «Per prima cosa abbiamo puntato su un'equa distribuzione dei bambini stranieri, soprattutto per evitare ghetti - esordisce la preside Donata Albiero autrice del libro "una Barbiana per i nuovi italiani" - fin dalla scuola materna il nostro obiettivo è quello di favorire la convivenza senza distinzioni di razza.
Molti bambini arrivano in seguito ai ricongiungimenti familiari. Non potevamo e volevamo fare classi solo per loro. Questi bambini che non parlano italiano escono dalle loro classi durante le ore di italiano e matematica, ma restano invece quando si insegnano le altre materie».

«Quella che vede non è una classe differenziata - spiega Maria Pegoraro, maestra in pensione richiamata in servizio in seguito all'accordo tra Comune e Direzione didattica - nessuno tra questi bambini - aggiunge indicano la scolaresca - è nato in Italia. Alcuni sono arrivati da pochi giorni dal Brasile, dal Marocco, dalla Serbia. Alcuni parlano francese o portoghese, altri inglese, altri ancora solo arabo o un dialetto. Non sempre è possibile farli uscire mentre sono in corso le lezioni, quando si insegna francese escono quelli che già lo sanno e così con l'inglese».

Un gioco ad incastro insomma, che mette a dura prova una decina di maestre «recuperate» all'insegnamento che ricevono un compenso dall'amministrazione comunale. Quando i bambini arrivano nel corso dell'anno scolastico vengono «intervistati» - spiega la maestra Pegoraro - per saggiare la loro conoscenza della lingua italiana. Lo scorso anno, nelle scuole elementari di Arzignano, 108 bambini stranieri hanno frequentato, da ottobre a maggio, il «corso di sostegno pomeridiano». «La verità è - interviene l'assessore alla pubblica istruzione Antonio De Sanctis - che abbiamo affrontato problemi più grandi di noi e siamo stati lasciati soli. Non si può affrontare una questione come quella dell'integrazione solo con le risorse locali. Nel 2008 un bambino su 2 è figlio di stranieri...». «Non possono esistere politiche di integrazione solo comunali - conclude il sindaco Fracasso - si tratta di un tema di rilevanza nazionale, occorrono linee guida e risorse adeguate. Noi abbiamo lanciato una sfida, abbiamo deciso di coinvolgere gli insegnanti, la politica deve ascoltare la scuola e dare risposte urgenti».


25 Nov 2008   

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Titolo: Al rientro dalla tragedia di Mumbai "Vicenza E'"... cafona. (Ndr).
Post di: Admin su Novembre 28, 2008, 10:31:24
INDIA: TRE VICENTINE RIENTRATE IN ITALIA, SIAMO STATE FORTUNATE

ATTERRATE A VENEZIA


Vicenza, 28 nov. (Adnkronos)

- Sono riuscite a tornare in Italia le tre donne di Vicenza che erano rimaste coinvolte negli attentati di Mumbai in India.

Il loro volo e' atterrato poco dopo le 14 all'aeroporto Marco Polo di Venezia.

Le donne, Carla Padovan, 48 anni, Benedetta Padovan, 19enne, e Rossella Bergamo, di 29, sono scese dal velivolo e hanno subito abbracciato i parenti che hanno festeggiato il rientro stappando delle bottiglie: "siamo state fortunate" hanno detto, appena sbarcate.

Le tre erano andate in India per promuovere la loro citta' attraverso il consorzio "Vicenza E'".





Titolo: Svolta al Banco Popolare. Via Innocenzi, arriva Saviotti.
Post di: Admin su Dicembre 08, 2008, 11:40:56
Dimissioni a Verona

L'addio del giovane banchiere,

il primo a pagare in tempo di crisi

Svolta al Banco Popolare. Via Innocenzi, arriva Saviotti.

Perso in pochi giorni un terzo del valore di mercato


MILANO — Le dimissioni di Fabio Innocenzi segnano lo stop dell'ascesa di un giovane banchiere (47 anni) considerato fino a qualche tempo fa fra i più decisi e «rampanti», protagonista della fase aggregativa caratterizzata da fusioni e acquisizioni non sempre facili da realizzare e digerire.

Probabilmente la svolta in Banco Popolare non resterà un caso isolato e segna anche, con il significativo arrivo di Pierfrancesco Saviotti, 66 anni, banchiere di grande esperienza, direttore generale di Intesa fino al 2005 e di «scuola» Comit (la stessa di Lino Benassi, chiamato a capo di Italease dopo il dissesto), il ritorno di un «fare banca» più tradizionale e retail, più attento al rischio e ai risultati di lungo periodo. Il cammino di Innocenzi è già di per sé molto significativo e di «tendenza»: con lui hanno vissuto una più o meno rapida ascesa nel credito manager giovani e talvolta provenienti dal risparmio gestito. Lui la carriera la percorre quasi interamente in Unicredit: dai primi passi nell'ufficio studi fino (nel maggio 2000) alla carica di amministratore delegato di Pioneer sgr, appena acquisita negli Stati Uniti.

Quando nel luglio 2001 lo chiama Carlo Fratta Pasini, più o meno suo coetaneo (ha cinque anni in più), avvocato e presidente del gruppo Banca popolare di Verona, si è subito pensato si trattasse di una mossa pro-aggregazioni: Innocenzi, banchiere estraneo al mondo delle Popolari e ai loro «localismi» avrebbe forse favorito l'unione fra le cooperative auspicato da Banca d'Italia. E in effetti le rapide nozze fra la Verona (che ha per advisor Morgan Stanley) e la Novara («consigliata» da Mediobanca) sembra accreditare questa interpretazione. Si tratta del matrimonio che ha segnato l'affermazione di Innocenzi e, con il tempo, probabilmente quello che ne segnerà la fine. Perché con l'unione la nuova banca diventa l'azionista di riferimento (con il 30%) di Italease, istituto sul quale il giovane banchiere «investe» non poco, impegnandosi tra l'altro a fondo nella governance. Quando scoppia lo scandalo e Bankitalia, dopo una lunga ispezione, nel luglio 2007 azzera il board di Italease, esce anche Innocenzi, che comunque nell'ottobre di quest'anno è incluso fra gli indagati nell'ambito di una nuova indagine sul tracollo della società.

Ma il caso Italease, se è il più evidente, non è il solo ad aver alimentato malcontento nei confronti del top manager da parte di alcuni soci: la banca nel frattempo si unisce alla Popolare Lodi in un matrimonio che alcuni giudicano più forzato che perseguito con volontà fino in fondo. Fatto sta che Innocenzi «soffia» alla Bpm la banca che è stata di Gianpiero Fiorani. E nell'aprile di quest'anno, di fronte a una riduzione dell'utile atteso per il 2007, il presidente del consiglio di sorveglianza Carlo Fratta Pasini difende il consigliere delegato dicendo: non si tocca. Solo che i risultati dei nove mesi 2008 segnano ancora un punto pesante contro Innocenzi, perché il calo dell'utile del 6% è sottolineato da svalutazioni su Lehman e banche islandesi. I bassi coefficienti patrimoniali, il caso Italease e i tracolli in Borsa, le operazioni sulla finanza che non piacciono. E per il manager si chiudono le porte della banca.

Sergio Bocconi
08 dicembre 2008

da corriere.it


Titolo: Il rilancio dell'economia. Veneto, patto da 2,5 miliardi
Post di: Admin su Dicembre 18, 2008, 12:04:39
Il rilancio dell'economia.

Punti centrali saranno la formazione e la riqualificazione del personale

Veneto, patto da 2,5 miliardi

Marco Alfieri
MILANO


Non è la soluzione della crisi, certo: ma un buon viatico per garantire sostegno al reddito dei lavoratori, facendo sistema, sicuramente.
Si tratta dell'accordo siglato l'altro giorno tra Regione Veneto e parti sociali per anticipare e spendere subito la quota che spetta al Veneto, pari a 2,5 miliardi di euro 2008-2013, di fondi sociali europei e Fas. L'Ue, vista la crisi in corso, permette agli stati membri di anticiparli sul sostegno all'economia invece che spenderli "splittati" sui prossimi sei anni. Ma devono essere le regioni ad attivare la richiesta. Il Veneto lo ha fatto, appunto, d'intesa coi sindacati. I quali, ammette Franca Porto, segretario regionale della Cisl, si dicono «molto soddisfatti della condivisione che, per la prima volta, sta attuando la giunta Galan». In particolare, il protocollo impegna la Regione a concertare col sindacato un patto per lo sviluppo che dia valore al lavoro, alle imprese e all'innovazione. Sugli ammortizzatori sociali, Venezia s'impegna ad attivarsi nei confronti del ministero del Lavoro per ottenere l'estensione garantita a tutte le tipologie di lavoratori. Tramite gli enti bilaterali del Veneto saranno poi potenziate le risorse destinate al sostegno dei redditi. E sempre al ministero sarà richiesto di assegnare risorse per gli ammortizzatori proporzionate al peso delle attività economiche venete.
Su formazione/riqualificazione, invece, una parte delle risorse dei fondi per la formazione verranno orientati per i corsi di riqualificazione dei lavoratori in mobilità e sul re-impiego in chiave di workfare, più che di vecchio welfare. Insomma un accordo che incrocia, paradossalmente, un positivo pragmatismo dei sindacati locali. Sarà che vivono in contesti a capitalismo diffuso dove il lavorare e il produrre è un tutt'uno e se non sei flessibile diventi residuale: ma in queste settimane in Veneto è più facile trovare sindacalisti relativamente ottimisti che imprenditori. Spiega sempre Franca Porto «che per ora stiamo vivendo la somma di due passaggi: da un lato l'incapacità, esplosa nel 2000, di far crescere la produttività unitaria perché in fondo restiamo i cinesi d'Europa. Dall'altro siamo andati così bene nell'ultimo triennio, qui in Veneto, che adesso è arrivato un rallentamento, almeno in parte fisiologico».
«Certo è esplosa la Cig, i dati sono preoccupanti. Ma non ci sono ancora elementi tali da farci dire che stiamo entrando in una situazione catastrofica», ragiona Bruno Anastasia, direttore di Veneto Lavoro. «Non c'è dubbio che siamo davanti ad una crisi strutturale. Ma sull'estensione e la profondità non ci sono ancora evidenze, bisogna aspettare il primo trimestre 2009». Prendiamo i licenziamenti. Veneto Lavoro sta aggiornando gli ultimi dati. La stima è che nel 2008 ce ne sono stati circa 20mila. È un numero importante, ma nel 2007 ce ne sono stati comunque 13mila. Non si partiva da zero.
«Mentre mi sembra che, mediaticamente, ci sia quasi la necessità ad evocarla, la crisi, più che monitorarla», conclude Anastasia. «Attenzione a fare terrorismo psicologico, perché le aspettative sono parte delle dinamiche economiche».

da newsletterilsole24ore.com

http://www.newsletter.ilsole24ore.com/Biz24/Articoli/2008/2008_12_17/22_C.php?uuid=cc28ae7e-cc5a-11dd-b9db-0f80caa3e4f6&DocRulesView=Libero


Titolo: In tutta Italia «ras» di riferimento
Post di: Admin su Dicembre 23, 2008, 11:21:33
21/12/2008 (6:51) - IL RETROSCENA

Pd, pure Veltroni ha i suoi cacicchi

In tutta Italia «ras» di riferimento

FABIO MARTINI
ROMA


Accadde tutto una mattina di luglio del 2005 al Parco dei Principi, hotel per attrici e indossatrici, dove quel venerdì si stava svolgendo il Consiglio nazionale dei Ds. Inaspettatamente Fabio Mussi sfoderò un lessico crudissimo per denunciare «l’esistenza in Campania di veri e propri capibastone», avvertendo: «Su questi argomenti sono pronto a fare uno scandalo!». Cesare Salvi rincarò le dosi contro consulenze e commissioni speciali in terra di Campania («C’è una nuova questione morale!») e alfine il parlamentino della Quercia approvò un ordine del giorno Mussi-Salvi-Napolitano col quale si mettevano all’indice quelle regioni «governate dal centro-sinistra che moltiplicano gli incarichi amministrativi». Quattro giorni dopo il «capobastone» Antonio Bassolino, dicendosi «rattristato dal calderone», produsse questo contro-argomento: «In Campania si vince sempre dal 1993, altrove a volte si vince e si perde...».

Dunque, guai ai capibastone. Quell’invettiva deve essere rimasta nell’orecchio di Walter Veltroni e ieri mattina, tre anni dopo, il leader del Pd l’ha rilanciata con foga ed efficacia spettacolare davanti all’assemblea dei giovani democratici. E subito dopo, al cinema Capranica, si è acceso il gioco di società: a chi si riferiva Veltroni? A D’Alema? A qualche capobastone locale? A Bassolino, che da mesi ignora gli inviti mediatici del segretario a dimettersi? Certo, un eventuale allusione alla Campania rischia di diventare scivolosa. Lì già da tempo i capibastone che portano più voti e tessere non sono schierati né con Bassolino né con D’Alema, ma con Walter Veltroni. Nell’ultimo congresso provinciale di Napoli Andrea Cozzolino, il candidato di Bassolino, è stato battuto dal veltroniano Luigi Nicolais, docente universitario che insegna Tecnologie dei polimeri ed è stato eletto grazie ai voti decisivi dell’ex dc gavianeo Salvatore Piccolo («Gava ha segnato la storia politica del Paese») e di Pasquale Sommese, il «re delle preferenze» (record di 33.807 personali alle Regionali) e che - da quel che emerge nelle intercettazioni napoletane - è il consigliere regionale del Pd interpellato da Alfredo Romeo per aprire le porte della Regione Campania.

Certo, quando un leader come Veltroni platealmente annuncia piazza pulita dei porta-voti più disinvolti, difficile immaginare che possa mettersi col bilancino a discriminare tra amici e nemici. Ma cosa ha veramente in testa il segretario del Pd? In cima ai suoi pensieri, anche stavolta, c’è D’Alema e i suoi epigoni sul territorio? «Assolutamente no - sostiene il veltroniano Giorgio Tonini - è del tutto evidente che alla vigilia di una grande tornata amministrativa, il segretario intenda mettere in campo una profonda innovazione nelle candidature e nella qualità di governo». Il termine capobastone istintivamente evoca il Sud, dove alle Europee del 2004 Massimo D’Alema conquistò nientedimeno che 832.000 preferenze, anche grazie ad una rete di accordi locali con una miriade di «capibastoncini». Ma anche al Sud non mancano i sostenitori di Veltroni: due giorni fa Piero Fassino ha chiesto la fine dei «doppi incarichi» e tra questi c’è anche il capopopolo Michele Emiliano, sindaco di Bari e segretario regionale del Pd. E persino tra i giovani si fanno largo capibastone-bonsai.

Racconta Paolo Giaretta, segretario del Pd Veneto: «Dalle nostre parti non si era mai visto: alle Primarie dei giovani si sono «comprati» dei voti, offrendo una pizza o anche qualcosa in più».
da lastampa.it


Titolo: 2009 nasce Il Pensiero Democratico, la rivista dei Democratici veneti.
Post di: Admin su Gennaio 06, 2009, 11:39:23
5 gennaio 2009 RADIODEM - Dalle regioni

Al via la rivista del PD regionale, Il Pensiero Democratico Veneto

Con il 2009 nasce Il Pensiero Democratico, la rivista dei Democratici veneti.


Intervista a Michele Fiorillo, curatore.


«Un luogo di riflessione e dialogo con i cittadini, un laboratorio di cultura politica per analizzare la società veneta e avanzare proposte di cambiamento». Michele Fiorillo, curatore assieme a Paolo Giacon de Il Pensiero Democratico, spiega così il senso dell’ambiziosa iniziativa editoriale del PD veneto: una rivista-laboratorio per far crescere e diffondere la visione democratica nella nostra regione. Il numero zero, che sarà dato alle stampe nei prossimi giorni, è già disponibile on-line sul sito www.partitodemocraticoveneto.org (cliccare sul banner nella colonna di sinistra o digitare http://www.partitodemocraticoveneto.org/public/documenti/pensieri_dem/numero_0.pdf).

Fiorillo, cosa si propone di essere Il Pensiero Democratico?
La rivista dei Democratici veneti intesi come il blocco sociale che crede nelle possibilità di trasformazione positiva della società veneta. Non vuole essere una rivista di partito. Vi scriveranno non tanto personalità del mondo politico, quanto esperti nei vari campi della scienza dalla politologia alla giurisprudenza, dalla sociologia alle filosofia, a partire dai docenti universitari.
Ma vi contribuiranno anche professionisti, giornalisti, letterati e uomini di cultura, intellettuali, esponenti dell’associazionismo e del sindacato, e più in generale quei cittadini che vogliano mettere in campo idee creative e proposte approfondite.

Dunque si tratta di un vero e proprio laboratorio di cultura riformista?
Esatto. L’abbiamo immaginata come un centro studi e ricerche dei Democratici veneti che fornisca le strutture analitiche e le proposte per il cambiamento del Veneto. Un laboratorio intergenerazionale, dove a fianco dei contributi di persone autorevoli ed esperte ci saranno le riflessioni di giovani studiosi, di giovani ricercatori.

Come è articolata la rivista?
Ogni numero si aprirà con la sezione “Cultura democratica”, a cui seguirà la parte dedicata al “Veneto che verrà” e la sezione “Strumenti”, con le recensioni di libri da parte di giovani democratici.

Quali sono i temi del numero zero?
L’intervento del segretario Paolo Giaretta delinea nel trinomio mercato, eguaglianza e democrazia lo spirito della pratica della cultura democratica. Quindi ognuno di questi concetti vengono “esplosi” nelle relazioni degli esperti. Emilio Viafora, segretario della Cgil veneta, e Franca Porto, segretaria della Cisl, affrontano le questioni legate al mercato, alla produzione e al lavoro; Amedeo Levorato e Felice Casson si cimentano sul tema dell’eguaglianza, il primo affrontando la questione della povertà, il secondo dell’immigrazione; sulla democrazia c’è il mio intervento “Democratizzare la democrazia”. Offrono una riflessione sull’identità del PD Giorgio Tonini e Umberto Curi, quest’ultimo con un intervento critico che denuncia in questa fase insufficienze e mancanze.

Perché in copertina avete messo gli occhi di Barak Obama e la parola hope, speranza?
Perché Barak Obama incarna la speranza del cambiamento, una speranza che guida noi curatori della rivista e tutte le persone che afferiscono alla cultura democratica e riformista.

A chi si rivolge Il Pensiero Democratico?
È una rivista di approfondimento, per certi versi un po’ostica perché richiede pazienza di lettura, ma che ha uno sguardo e un pensiero lungo e complesso. Non si possono dare risposte semplici a problemi complessi, anche se la destra vuole farci credere questo. Si rivolge potenzialmente a tutti i cittadini, in particolare a quelli che si riconoscono nel campo progressista, ma è strumento per aprire un dialogo anche con chi non la pensa come noi.

Dove si potrà trovare?
Nel sedi del partito e sul sito internet www.partitodemocraticoveneto.org.
Stiamo pensando anche di fare delle presentazioni nelle librerie e ad altre forme di diffusione.

Una curiosità: perché l’avete battezzata Il Pensiero Democratico?
Perché crediamo che esista una visione democratica della società che ha percorso l’intera storia dell’uomo, visione che poggia su un’idea progressiva di libertà, di società aperta, plurale e di cittadini attivi, pienamente sovrani. Questa visione si contrappone a quella gerarchica e statica della società sottesa alla cultura della destra. La cultura democratica crede nella possibilità di emancipare l’uomo nella società a partire dagli individui e insieme dalla comunità.
Abbiamo deciso di usare il singolare e non il plurale – Il Pensiero Democratico e non Pensieri Democratici - per cercare di strutturare una visione comune a partire dal confronto ma anche dallo “scontro dialettico”.

La rivista è punteggiata da “glosse”, a margine degli articoli, di cosa si tratta?
Sono le “pillole democratiche” che contengono i pensieri di grandi pensatori e classici del pensiero filosofico-politico (ed economico) che proponiamo in particolare ai giovani lettori come “canone” del pensiero democratico.

Francesca Nicastro



Titolo: CORNEDO VICENTINO Polenta calda a domicilio paga il Comune
Post di: Admin su Gennaio 07, 2009, 04:53:00
7/1/2009 (7:44) - PERSONAGGIO - FACCE DA SINDACO

Polenta calda a domicilio paga il Comune
 
In Veneto primo caso di welfare locale. Targato Lega

FRANCESCO BONAZZI
CORNEDO VICENTINO (Vicenza)


Se ne infischia della riforma Gelmini, perché s’è comprato tutte le scuole. Non teme che il soffitto della classe cada sulla testa dei ragazzi, perché alla manutenzione pensano i suoi operai. Non aspetta le classi-ponte per gli immigrati, perché ha già un drappello di maestre pensionate che si dedica gratis all’«alfabetizzazione di sostegno». Non apposta i vigili sulla superstrada per campare di autovelox, perché li spedisce casa per casa a controllare le residenze. Non semina telecamere a ogni angolo, perché dispiega ovunque nonni socialmente utili. Non aspetta con ansia la social card, perché consegna ogni giorno decine di pasti caldi agli anziani poveri o soli. Dopo lo stato sociale, ecco il Comune sociale. Un modello di local welfare sperimentato a Cornedo Vicentino, comunità (è il caso di dirlo) di 12 mila anime nella valle dell’Agno, sulle colline che salgono dolcemente fino a Recoaro nella ex Marzotto-Valley.

Certo, in tempi di crisi e assistenza pubblica che arretra, sembra quasi un sogno un sindaco che manda a casa la polenta calda a chi non se la sente di uscire. O che offre lo scuolabus a tariffe super scontate e con nonnetto incorporato, seduto tra i bambini per controllare che tutto fili liscio. Già, ma chi paga? «Mai sforato il patto di stabilità, mai tartassato i cittadini di multe, mai toccata la nostra Ici al 5 per mille per tutti, mai abboccato ai derivati che ci offrivano le banche», racconta con fierezza Lucio Vigolo, 52 anni, professione farmacista («non titolare», ci tiene a precisare), figlio di operai, ex studente lavoratore, eletto sindaco nel 2004 dopo aver fatto l’assessore al bilancio per dieci anni.

All’appuntamento con il cronista «foresto» arriva in ritardo perché il giovedì è giorno di mercato, e la passeggiata tra quei cinquecento metri di bancarelle che si snodano tra la piazza della chiesa e il municipio sono il suo sondaggio settimanale. «Ascolto tutti, cerco di capire di che cosa ha bisogno la gente e provo a fabbricare la soluzione», racconta. E te lo immagini a fare il sindaco con il camice da farmacista. Ascolta e poi trova la soluzione con il bilancino, ovvero facendo bastare quei 14 milioni di entrate annuali sui quali può contare la sua Cornedo. Racconta che la prima cosa che ha fatto, nell’estate di quattro anni fa, è stata la rimozione a tempo di record dell’amianto dal tetto di una scuola. Ma di solito non ci deve pensare la Provincia? «No, qui pian piano ci siamo comprati tutte le scuole e adesso non dobbiamo chiedere niente a nessuno», spiega orgoglioso. E quante scuole potrà avere un paese di 12 mila abitanti, con tre frazioni e un capoluogo? Quattro materne, tre elementari, una media più un nido: totale nove, tre delle quali «private». Dove le virgolette sono d’obbligo perché, per non correre rischi, a Cornedo si sono comprati anche i muri delle scuole cosiddette paritarie (e le finanziano con 100 mila euro l’anno). Alla manutenzione ovviamente pensa il Comune, con una squadretta di suoi operai.

Negli ultimi cinque anni, l’edilizia scolastica ha richiesto interventi per oltre due milioni e mezzo di euro e altri tre milioni abbondanti sono serviti a deviare il traffico fuori dall’abitato. Poi c’è una bella pista ciclabile nuova di zecca che corre lungo l’Agno e fa parte di un percorso provinciale di 26 chilometri. Tutto finanziato con fondi europei, fondi comunali e mutui a tasso fisso con la Cassa depositi e prestiti. Insomma, gestione senza rischi e senza patemi. Eppure i piazzisti di derivati sono arrivati a bussare perfino qui, attirati da quei mutui per oltre 5 milioni. Racconta il sindaco: «Sono venuti a più riprese i funzionari di tre banche per propormi di passare al tasso variabile agganciato a prodotti derivati. Ma non ci ho visto chiaro e ho pensato che per casa mia o per la farmacia non avrei mai preso rischi del genere».

Dove invece le casse di Cornedo hanno davvero rischiato di saltare per aria è sugli Lsu, ovvero i lavoratori socialmente utili. Manco fossimo in Sicilia. In un municipio che ha solo 49 dipendenti, quella ventina di pensionati che per 400 euro al mese aiutano i bambini a traversare la strada, sorvegliano i parchi o recapitano i pasti ai malati, sono fondamentali. Esistono dal 1994, ovvero da quando una Finanziaria dello Stato li ha istituiti, e Cornedo è stato il primo municipio veneto a fare il bando. Ma nel 2007 l’ispettorato del lavoro, al termine di una lunga istruttoria e di minuziose audizioni dei nonnetti (ma non del sindaco), intima al Comune di assumere tutti gli Lsu e di pagare gli arretrati. Uno scherzo da milioni di euro. Il dottor Vigolo sospende i servizi affidati ai nonni-vigili, ma impugna il provvedimento attraverso l’Anci, l’associazione dei Comuni. E poco prima di Natale gli danno ragione: l’ispettorato fa marcia indietro e tutto viene ridimensionato a mero equivoco. Dunque, via libera allo sfruttamento del vecchietto? Manco per idea. Il sindaco ci tiene a mostrare alcune lettere di Lsu per i quali anche quei pochi euro erano importanti. E oggi sono tornati al lavoro 16 pensionati, ex insegnanti compresi.

E il profeta del Comune Sociale quanti soldi si prende? Lui esibisce orgoglioso la sua busta paga da 1.088 euro netti e poi, se deve proprio dirla tutta, «come farmacista dipendente, a fare il sindaco ci rimetto 600 euro al mese». E perché si è buttato in politica, prima come assessore e poi come primo cittadino? «Era il 1993, c’era Tangentopoli e tutti ci lamentavamo dello schifo dei partiti, così ho pensato che fosse giusto impegnarsi per il bene del proprio territorio e della propria gente». Prima, pare che si fosse dedicato solo all’atletica (è arrivato ai nazionali sui 400 metri) e al volontariato. Tra l’altro, se a Cornedo non c’è una barriera architettonica, forse è anche perché uno dei suoi figli è disabile. E non sembrano esserci neppure vere barriere contro lo straniero. Il paese è disseminato di tricolori, ricordi risorgimentali e monumenti della Grande Guerra. Bandierine bianche rosse e verdi con la scritta «Compra italiano» spuntano su molte bancarelle, ma nessuno litiga con gli ambulanti cinesi e qui ci sono perfino un negozio equosolidale e un localetto che fa i kebab. Gli immigrati sono il 9 per cento della popolazione, «dato reale». Il perché di tanta certezza lo spiega ancora il sindaco: «La nostra vera unica misura di sicurezza è il controllo continuo dell’effettiva residenza, perché molti stranieri non hanno la cultura dell’anagrafe e magari si dimenticano di segnalare i cambi».

Insomma, qui nel profondo Veneto, niente sindaco sceriffo. Alla faccia di mode e luoghi comuni. E questo farmacista figlio di operai non ha in tasca la tessera del Pd, ma quella della Lega Nord. Che qui, chissà perché, piglia quasi il 40 per cento dei voti.Il sindaco di Favignana Lucio Antinoro ha guidato ieri mattina l’occupazione simbolica del traghetto «Filippo Lippi», iniziando lo sciopero della fame contro il drastico taglio ai collegamenti marittimi assicurati dalla Siremar, gruppo Tirrenia. La riduzione dei collegamenti è prevista dal 14 gennaio e ciò si aggiunge alla sospensione della linea di collegamento dell’aliscafo Napoli-Ustica-Favignana. «Vista la situazione non si può più stare ad attendere - dice il primo cittadino - bisogna agire per chiedere interventi urgenti e per evitare che il nostro turismo venga distrutto da scelte incomprensibili». Gli abitanti di Favignana hanno inviato tantissimi sms per sensibilizzate tutti gli amanti delle isole e hanno appeso coccarde viola. Iniziative che si aggiungono a quelle che in questi giorni hanno coinvolto tutte le isole minori della regione con proteste e occupazioni dei traghetti. Antinoro continuerà il digiuno fino a domani, quando, alle 11,30, incontrerà il ministro ai Trasporti Altero Matteoli, insieme a una delegazione di amministratori delle isole.

da lastampa.it


Titolo: Violenze sessuali a un disabile quattro uomini in manette nel Trevigiano
Post di: Admin su Gennaio 21, 2009, 11:17:27
Un trentaduenne con disagi psichici, è stato attirato in una casa segregato e sottoposto alle più atroci sevizie per due settimane

Torture e violenze sessuali a un disabile quattro uomini in manette nel Trevigiano


TREVISO - Per due settimane hanno sottoposto ad atroci sevizie e violenze sessuali un uomo con forti disagi psichici. Quattro giostrai sono stati arrestati dai carabinieri di Montebelluna.

Agghiaccianti e raccapriccianti i supplizi inferti dai quattro alla vittima, un trentaduenne che vive con il fratello e il padre nel trevigiano, tutti e tre con problemi di alcolismo. Convinto dai quattro aguzzini a dare una mano nella ristrutturazione di una casa, una volta nello stabile l'uomo è stato segregato e sottoposto a terribili violenze, costretto anche a cibarsi di escrementi di cane.

E' stato il fratello della vittima a confidarsi con un avvocato che si è poi rivolto ai carabinieri anche se il trentaduenne, inizialmente, ha rifiutato di sporgere denuncia per paura di essere ucciso. I militari dell'arma hanno però proceduto d'ufficio dopo aver accertato, tra i reati, la violenza sessuale di gruppo. Alla fine la vittima ha collaborato con il pm trevigiano Valeria Sanzari, raccontando l'inferno in cui aveva vissuto per quelle due settimane.

In possesso degli investigatori ci sono 15 filmati delle violenze imposte al trentaduenne. Gli indagati sono accusati a vario titolo di violenza privata, violenza sessuale individuale, violenza di gruppo, sequestro di persona e lesioni personali gravi. Gli arresti sono stati compiuti uno a Ponzano (Treviso), due a Trevignano (Treviso) e l'ultimo all'aeroporto Canova di Treviso dal quale uno degli indagati stava tentando la fuga.

(21 gennaio 2009)
da repubblica.it


Titolo: Regione Veneto, i supermanager beffano Brunetta
Post di: Admin su Gennaio 23, 2009, 12:06:59
Regione Veneto, i supermanager beffano Brunetta


Hanno fatto infuriare persino Brunetta.
Proprio nel suo Veneto, proprio nella Regione amministrata dal suo centrodestra, hanno cercato di mettere i boiardi al riparo dalle leggi anti-fannulloni. Nel silenzio delle vacanze natalizie, una circolare ha esentato i top manager della Regione dalle nuove trattenute malattia. Da giugno infatti ai dipendenti pubblici che restano a letto nel periodo iniziale viene decurtato lo stipendio di ogni voce accessoria.

Ma il Veneto ha aspettato fine anno prima di varare la norma, con il risultato di dovere chiedere un semestre di tagli arretrati a chi era già caduto vittima dei malanni. Poi dall'inizio del 2008 sono diventati operative le sottrazioni: per ogni giorno di malattia, un usciere del livello più basso perderà otto euro, un funzionario da dieci a 20, un dirigente da 64 fino a 77.

Un salasso che dovrebbe dissuadere dalle assenze ingiustificate.

Il problema è che i top manager, quei 70 amministratori che siedono nella stanza dei bottoni della Regione guidata da Giancarlo Galan, si sono auto-esentati: per loro non sono previste sanzioni nè deterrenti. Il loro contratto garantisce stipendi da 100 mila euro l'anno  in su e non segue le regole della pubblica amministrazione. Una scelta che ha fatto infuriare i sindacati.

E che ha spinto Renato Brunetta a scrivere a Galan: «La legge vale per tutti».

Ora la Regione cercherà di trovare una soluzione. Sperando che i supermanager non si ammalino prima.


22/01/2009
da www.spreconi.it (espresso.repubblica.it)


Titolo: Blitz alla base Usa di Vicenza in 200 occupano l'aeroporto
Post di: Admin su Gennaio 31, 2009, 03:31:06
Blitz alla base Usa di Vicenza in 200 occupano l'aeroporto


VICENZA - Gli attivisti del movimento "No Dal Molin" sono entrati nei terreni dell'aeroporto vicentino dove deve sorgere la nuova base militare Usa, occupandoli. Lo hanno reno noto gli stessi rappresentanti del presidio anti-base.

I manifestanti, alcune centinaia, intendono protestare così contro l'avvio dei lavori nel Dal Molin, dove da alcuni giorni sono tornate in azione le ruspe per abbattere le vecchie strutture dell'aeroporto e preparare l'area per la Camp Ederle 2.

I dimostranti, ora controllati dalle forze dell'ordine, sono penetrati da un varco nella recinzione, e hanno occupato pacificamente la parte civile dell'aeroporto.

(31 gennaio 2009)
da repubblica.it


Titolo: All'armi siam leghisti
Post di: Admin su Febbraio 14, 2009, 03:20:17
All'armi siam leghisti

di Fabrizio Gatti


Nei comuni veneti tanta nebbia e pochissimi volontari anti-crimine. Ma ora la vigilanza delle ronde padane può diventare un affare. Persino a mano armata  Esci dall'autostrada Venezia-Trieste. E ti perdi. Chiarano, dove diavolo è Chiarano, capitale leghista delle ronde padane? Un cartello manda a sinistra. Arrivi a una rotonda e un altro cartello ti rimanda indietro. Eccolo finalmente il paese di Gianpaolo Vallardi, 47 anni, sindaco, sceriffo e anche onorevole. Fossati d'acqua, giardini ordinati, vie illuminate. Sicuramente ci sarà una pattuglia in giro stasera, volonterosi armati di fazzoletto verde e telefonino. Invece non si vede nessuno. Stesso deserto a Musile di Piave, qualche chilometro a Sud, dove la paura ha regalato l'elezione alla Camera a un altro borgomastro a tolleranza zero, Gianluca Forcolin, 41 anni. Strade vuote anche lì, come in tutti questi comuni della campagna veneta dove d'inverno, se ti perdi al buio, prima d'incontrare qualcuno per chiedere informazioni devi aspettare l'alba. Ma non era la provincia assediata dalla criminalità, questa? La terra dove la gente perbene è costretta a sostituirsi a polizia e carabinieri nei turni di vigilanza? La regione per la quale il Senato ha forzato la Costituzione e legalizzato le associazioni di cittadini per la sicurezza? Deserto ovunque.

L'affare infatti comincia adesso. In palio i cento milioni che il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha sottratto all'attività di polizia e carabinieri. Soldi che, grazie alle future convenzioni con i Comuni, finiranno anche alle ronde. L'ha promesso il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, spiegando che verranno premiati i sindaci più fantasiosi e creativi nel contrasto alla criminalità. Ecco cioè come il governo sta finanziando la sua pancia elettorale leghista. In piena crisi economica, con i soldi dello Stato e una legge presentata a difesa di tutti i cittadini che però non aggiunge nulla alla sicurezza. Ma chi difenderà i cittadini dagli eccessi delle ronde? La Questura di Padova ha revocato il porto d'armi sportivo ad alcuni imprenditori che la sera uscivano di pattuglia e nei fine settimana andavano ad addestrarsi al poligono con armi da guerra: Kalashnikov, fucili d'assalto e pistole. In provincia di Vicenza i carabinieri hanno invece denunciato per rapina uno dei sostenitori delle ronde dell'associazione leghista Veneto sicuro, di cui è stato testimonial il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia. Ora è sotto processo con altri due amici con l'accusa di aver aggredito un gay.

Da anni i promotori della tolleranza zero armano le loro parole guadagnandosi seggi in Parlamento. Come il senatore leghista di Treviso Piergiorgio Stiffoni, 61 anni, indagato e prosciolto dalla Procura della sua città per questa frase: "Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto". E la base li segue, in qualche caso armandosi davvero. Grazie a un emendamento del Pd all'articolo 46 del pacchetto sicurezza, le ronde dovranno essere disarmate. Ma il disegno di legge non esclude i volontari titolari di un porto d'arma. E la questione non è quello che succede durante i pattugliamenti. Ma quanto accade prima e dopo. Proprio per questo la questura di Padova ha revocato le licenze ad alcuni volontari della sicurezza.

L'inchiesta amministrativa della polizia padovana parte da un drammatico documentario, 'Stato di paura' (GUARDA)di Roberto Burchielli e Mauro Parissone, prodotto da La7 e vincitore nel 2007 del premio Ilaria Alpi. Sono i mesi in cui in via Anelli a Padova la presenza di spacciatori tra gli immigrati scatena la protesta degli abitanti esasperati. Una protesta sempre pacifica. Ma quella è l'occasione per la rottura del patto sociale tra cittadini e organi dello Stato accusati di inefficienza. Un solco che la legge voluta dal governo e in particolare dalla Lega rischia di allargare, togliendo finanziamenti a polizia e carabinieri e riducendo così la loro capacità operativa.

Il documentario di Burchielli e Parissone filma alcuni volontari delle ronde padovane durante i tiri al poligono. Sono soprattutto le loro parole a provocare l'intervento della polizia. "Pensate sempre che quando voi estraete l'arma , la estraete per usarla", ricorda un volontario, tra uno sparo e l'altro, "perché quello dall'altra parte... anche lui fa lo stesso ragionamento". Scherzano e, a ogni centro, fingono di aver colpito gli spacciatori: "Quando violenteranno qualche figlia di Prodi, Rutelli, Fassino, D'Alema, allora forse qualcosa cambierà". Un altro, che non partecipa ai tiri al poligono, racconta: "Mi son difeso una volta che ci hanno attaccato. Si erano attaccati alla rete per venire di qua. Ho preso la balestra. Ma senza mirarlo, perché aveva anche il mirino e se lo miravo... Già l'ho preso vicino alla giugulare. Per quello mi han dato tentato omicidio. Mi han fatto fare quattro mesi e mezzo di arresti domiciliari". E un altro ancora: "L'anno scorso c'è stata una fucilata... Mi venivano avanti e indietro, avanti e indietro... Gli ho sparato davanti ai piedi. Dopo due giorni sono uscito di giorno con la carabina, erano in cinque. Oh, scappavano da tutte le parti, bellissimo". Uno dei volontari che si allenano al poligono rivela il suo sogno: "Portarli tutti qua con i blindati e passarci sopra".

Il suo amico: "Non mi meraviglierei se un giorno qualche abitante della zona prendesse il fucile e tirasse due fucilate a qualcuno". Un altro: "Se ci fosse una legge che mi garantisce la mia... che io posso difendermi dentro casa come in America, cioè questa è proprietà privata tu entri, io non ti devo dire niente. Ti sparo addosso".

I palazzi occupati in via Anelli sono stati sgomberati, gli appartamenti murati. E gli spacciatori sono finiti in carcere o se ne sono andati. Delle decine che erano, l'unico rimasto appare il sabato sera. Pedala avanti e indietro in bicicletta con una borsa a tracolla. Prende gli ordini lungo la strada che porta alla tangenziale, sparisce, ritorna con eroina o cocaina. Il quartiere ora ha il tipico aspetto delle zone semindustriali delle città: una ragnatela di case, centri commerciali, fabbriche e strade che la sera si svuotano. Il risanamento non è merito delle ronde ma della collaborazione tra Comune, prefettura, polizia e carabinieri che hanno unito sforzi e obiettivi. Ed ecco adesso i soldati mandati dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Trascorrono la serata ad annoiarsi sulla jeep, ferma al piazzale della Stanga.

Ottantadue chilometri a Est, si perde tra le campagne Mareno di Piave, provincia di Treviso. Una sera del novembre 2007 Eugenio B., 29 anni, operaio, va in auto con il padre per la prima ronda in paese di 'Veneto Sicuro', l'associazione con base a Villorba in provincia di Treviso che unisce le ronde e il bacino elettorale della Lega. L'impegno per i volontari non è faticoso. Sono sempre gli stessi trenta leghisti a muoversi di paese in paese. Basta una mezz'ora all'aperto ogni due mesi. Una passeggiata davanti a fotografi e tv locali giusto per mantenere alti la paura e il consenso. Quella sera, racconta chi c'era, erano arrivati anche attivisti della Guardia nazionale padana. Per partecipare alle pattuglie, però, non è necessario mostrare la fedina penale. Così nessuno si preoccupa di avere accanto un volontario denunciato dai carabinieri e accusato di quello stesso tipo di reato che le ronde vogliono contrastare. Eugenio B. è sotto processo a Vicenza con l'accusa di aver picchiato un uomo di 43 anni e di avergli rapinato 500 euro e il telefono. Il ragazzo e i suoi due complici, sempre secondo l'accusa, l'hanno aggredito e minacciato con un coltello.

Il processo è ancora in corso. "Non è stata colpa mia", racconta Eugenio B. nella casa dei genitori con cui abita, "io non ho fatto nulla. C'è stata una lite con quel tale. Ci ha portati in discoteca a Milano e lì abbiamo scoperto che era gay. Al ritorno si è picchiato con i miei amici. Io non ho partecipato alla rapina". Il volontario delle ronde, portate a Mareno di Piave dal padre, per il momento ha lasciato la Lega. Adesso sta cercando di organizzare pattuglie per il partito della Fiamma Tricolore. Tutto ruota intorno a una palestra di pugilato e ad altre teste calde della zona. "Siamo fermi", dice Eugenio, "ma qualcosa stiamo organizzando. L'ultima ronda? A Conegliano, qui vicino, due mesi fa". L'ossessione di questi ragazzi sono gli immigrati. "Ma non siamo razzisti", precisa. Eppure non è chiaro di cosa si debba avere paura a Mareno di Piave. Secondo l'archivio dell'agenzia 'Ansa', negli ultimi nove anni la cronaca registra un uomo ucciso nel 2000 sul sagrato della chiesa dal figlio vittima di disturbi psichici, un ragazzo suicida nel 2001 per disturbi psichici, un morto per i botti di Capodanno nel 2002, il sequestro di 160 chili di fuochi artificiali illegali nel 2004. E i protagonisti non sono stranieri, ma italianissimi veneti. Qual è l'ultimo fatto di cronaca grave? Eugenio ci pensa su: "Mah, ieri sera la moglie di un mio collega pensava di essere inseguita da un extracomunitario mentre tornava dalla spesa. Lei ha telefonato al marito. Siamo andati. Abbiamo fermato un extracomunitario. Ma ci ha detto che stava tornando a casa".

Ormai è un fatto di cronaca grave anche il semplice pensare di essere inseguiti. Un mondo prigioniero dei fantasmi che si è creato e che hanno promosso la carriera e i guadagni pubblici di una squadra di amministratori leghisti che, proprio grazie a quei fantasmi, sono arrivati al governo e al Parlamento: il ministro Zaia, Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella (Padova), oltre a Piergiorgio Stiffoni, Gianluca Forcolin e Gianpaolo Vallardi, l'inventore di tutto questo, il borgomastro di Chiarano che nel 2007, per la festa comunale degli anziani, ha regalato a trecento pensionati un coltellino serramanico. I leghisti si danno la carica così.

I funzionari di polizia sono preoccupati non solo per il Nord Est, anche per quello che succederà al Sud. E si sono uniti nella protesta con il sindacato Siap: "Oltre a mandare dei dilettanti in una corrida", spiega il segretario nazionale Siap, Giuseppe Tiani, "la norma corre il rischio di essere un vero e proprio cavallo di Troia per legittimare sul territorio azioni incontrollabili e disgreganti di associazioni mafiose e camorriste, come di squadracce di esaltati. La paura ha cominciato a prender corpo dai tagli ai fondi della sicurezza nel 2002. Diminuiscono volanti e gazzelle: chi risponderà alle chiamate di aiuto delle ronde armate di telefonino?". Ma cento milioni da incassare sono cento milioni. Così, dopo Lega e Fiamma tricolore, anche l'ala berlusconiana del Pdl in Veneto vuole adesso le sue ronde.

(12 febbraio 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: Vicenza, settemila in corteo: «Non siamo un'associazione a delinquere»
Post di: Admin su Febbraio 15, 2009, 12:43:08
Vicenza, settemila in corteo: «Non siamo un'associazione a delinquere»

di Paola Zanca


Giovanni Rolando, a Vicenza, fa il consigliere comunale, capogruppo della lista civica che sostiene il sindaco Variati. Un uomo delle istituzioni, non certo un ribelle scalmanato, come vorrebbero dipingere i No Dal Molin. Oggi è lì, in corteo, insieme ad altre settemila persone. In mano stringe uno striscione: «No alla base Usa – si legge – Per il bene di Vicenza: VIA subito». Al suo fianco, da una parte c’è una professoressa di liceo, dall’altra uno dei più importanti imprenditori vicentini, il titolare della Lowara, che oggi è entrata a far parte di una multinazionale statunitense. Poco più in là, c’è il segretario cittadino del Pd, Claudio Veltroni. Il sindaco Achille Variati non partecipa al corteo, ma da piazza dei Signori, dove la manifestazione è partita alle 14.30, «per salvaguardare la giornata dei commercianti», ha ricordato che il diritto a esprimere le proprie idee non può essere messo in discussione da nessuno.

Già, perché a Vicenza, nel cuore del produttivo nordest, c’è un’emergenza democratica. Senza esagerare. C’è una città che da due anni lotta per il diritto a decidere che fare del suo territorio. C’è da perdersi nella catena infinita di sentenze, ricorsi, referendum. Ai vicentini resta un’unica certezza: gli americani possono decidere per loro. O almeno, c’è chi glielo lascia fare. Nomi e cognomi: Paolo Costa, il commissario governativo che segue l'iter per la realizzazione della nuova base americana, ma anche presidente della commissione Ue ai Trasporti, e presidente dell’Autorità portuale di Venezia.

A Vicenza, nominarlo, è soffiare fumo negli occhi: in consiglio comunale lo aspettano da mesi, anni oramai. Ma lui non si è mai presentato. Viene, va in prefettura, rilascia qualche dichiarazione alla stampa e se ne va. Per l’ennesima volta, una settimana fa, tre capogruppo della maggioranza e due della minoranza, gli hanno formalmente chiesto di poter visitare il cantiere. Lui ha risposto che dal luglio 2008 sono le autorità americane a dare l’autorizzazione. Non un nome a cui rivolgersi, sull’area del Dal Molin la democrazia è sospesa. La chiamano ormai un’«illegalità legalizzata». Perché lì non c’è una Valutazione di Impatto Ambientale: quasi quasi te la chiedono per aprire una finestra, esageriamo, figuriamoci per un’opera mastodontica, le cui fondamenta affonderanno nel terreno per venticinque metri. Alla commissione regionale è bastata la Valutazione paesaggistica: una pratica spicciata in un’ora, che lo stesso sindaco ha definito una buffonata.

Alla linea di Costa, quella della democrazia sospesa, sembra che ora si stiano adeguando anche questore e prefetto. L’ultimo episodio di tensione si è verificato martedì, quando gli attivisti del No Dal Molin hanno deciso di provare a bloccare lo stesso la strada verso l’area della base, nonostante la questura non avesse autorizzato la manifestazione. La polizia li ha accolti in assetto antisommossa. E sedici di loro hanno dovuto lasciare i documenti in questura. Tra le ipotesi di reato, c’è quella di associazione a delinquere. Chi si oppone alla base, insomma, farebbe parte di una vera e propria attività di criminalità organizzata. Facinorosi, direbbe qualcuno. Un’ipotesi che un lungo elenco di amministratori locali ha voluto respingere con forza. «La partecipazione ed il dissenso – dicono – non sono forme delinquenziali, bensì il sale della democrazia».

Per questo a Vicenza è emergenza democratica. Senza esagerare. Pensavano che prima poi sarebbe finita, che si sarebbero stancati, che non poteva durare due anni. Non qui, non finché esistono settemila cittadini che nella loro città vogliono ancora contare qualcosa.

14 febbraio 2009
da unita.it


Titolo: Silvio partorisce topolini (ma non per lui).
Post di: Admin su Marzo 10, 2009, 11:48:04
9 marzo 2009 PRIMO PIANO - Dalle regioni

Piano casa: Giacon, "L’impatto nel Veneto sarà minimo: solo 300 alloggi in tutta la regione".


Per il PD sarebbe preferibile un piano affitti e l’allentamento del patto di stabilità.

Quale sarà l’impatto veneto del faraonico piano casa proposto dal Governo Berlusconi? A domanda risponde Paolo Giacon, dell’esecutivo regionale del PD veneto, "Purtroppo sarà un impatto molto limitato. E come sempre la montagna partorisce alla fine dei topolini".

"Dai dati riportati sulla stampa - spiega Giacon - sembra che la prima tranche di interventi preveda la costruzione di 5000-6000 alloggi e che questi non saranno pronti prima di qualche anno. Questo significa che il Veneto, regione di circa 4 milioni e mezzo di abitanti, avrà in dote circa 300 alloggi. Saranno dunque una cinquantina gli alloggi costruiti per le province più grandi, una quarantina per le province con un minor numero di abitanti. I dati rivelano come l’impatto del grande piano casa sarà in fin dei conti, minimo: bisogna ricordare inoltre che, a causa delle lungaggini burocratiche del nostro Paese, prima di quattro o cinque anni gli alloggi non saranno a disposizione dei possibili utenti".

Il PD Veneto parte al contrattacco con una proposta condivisa da molti amministratori locali, "Se il Governo avesse voluto prendere dei provvedimenti seri a favore delle famiglie avrebbe lanciato un grande piano di sgravi sugli affitti – continua il dirigente del PD veneto - i soldi risparmiati e le agevolazioni si sarebbero immediatamente tramutati in consumi da parte di anziani e di giovani coppie".

"L’aspetto che più ci preoccupa per quanto riguarda il piano del Governo – denuncia Giacon - non risiede tanto nella nuova edilizia quanto nell’insidioso aumento di cubatura delle costruzioni già esistenti. In base alle intenzioni del Governo sarà possibile infatti aumentare del 20% la cubatura per gli immobili residenziali, mentre per quelli abbattuti e poi ricostruiti vi sarà un bonus di aumento della cubatura del 30%. Il PD è contrario a queste misure perchè hanno una scarsa utilità nel ridurre l’impatto della crisi economica. La richiesta del PD del Veneto, come di molti sindaci, indipendentemente dal loro colore politico è quella di allentare i vincoli del patto di stabilità. Piuttosto che focalizzare tutte le risorse nelle grandi opere è necessario investire anche nelle "piccole opere” che i nostri Comuni possono programmare e realizzare. Queste infatti hanno un impatto immediato nella vita dei cittadini (si pensi ad esempio ad un marciapiede, alla realizzazione di un parco, alla ristrutturazione di una sala culturale o di aggregazione) e contribuiscono alla sopravvivenza delle piccole e medie imprese locali".

da www.partitodemocratico.it


Titolo: Lo scandalo della vagina "artistica": Comune contro Provincia
Post di: Admin su Marzo 12, 2009, 05:12:30
Belluno.

Lo scandalo della vagina "artistica": Comune contro Provincia

Opera d'arte censurata dall'ente provinciale.

Il sindaco Prade: «Non sono loro a decidere cosa il cittadino può vedere»

di Beatrice Mani


BELLUNO (11 marzo) - "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?". L'ironica domanda di Nanni Moretti in "Ecce Bombo" ha finalmente trovato risposta nello "Scandalo della vagina" che sta scombussolando Comune e Provincia di Belluno: Ti si nota di più se proprio non vieni. Pomo della discordia un'opera d'arte che non è stata esposta da GaBls in occasione dell’8 marzo perché considerata eccessiva, di troppo impatto: si tratta di "Piatto, posate, vagina in cera d’api", dell'artista Mario Padovani.

L'arte ha mille forme espressive, una miriade infinita di soggetti, il gusto e la sensibilità del pubblico si comporta parimenti, muta con il passare del tempo, con lo sviluppo della società. E, arrivati al giorno d'oggi, parlare di scandalo intorno alle forme, anche quelle più intime, di un corpo femminile riesce a strappare quasi un sorriso. Insomma, su tv, giornali e web se ne vedono di tutti i colori. E invece, nonostante l'assuefazione all'eros dei nostri tempi, un'opera d'arte ha creato un vero putiferio, spaccando in due il mondo politico bellunese: Comune contro Provincia.

Occorre fare un passo indietro, per meglio capire l'inizio dei dissapori. "Piatto, posate, vagina in cera d’api", questo il nome della famigerata opera, era stata inserita fra i pezzi in esposizione nella collettiva organizzata in città da GaBls, l'8 marzo scorso per la Festa della donna. Si tratta, come ha spiegato lo stesso autore Mario Padovani, di «un'opera contro la retorica che sulla donna si fa in occasione della festa della donna; e non solo. Perché sul corpo femminile, ogni giorno, tutti ci mangiano: basta guardare la televisione ed aprire i giornali».

Peccato che il prodotto dell'estro di Padovani non l'abbia mai visto nessuno cittadino, o almeno l'abbiano visto in pochi: nella mostra non è mai stato esposto. Perché? Troppo d'impatto. La critica è arrivata dai piani alti della politica, non si è ancora ben capito da chi in particolare, tuttavia ha creato una frattura che sembra insanabile fra la Provincia, sostenitrice del diniego verso il "Piatto, posate" e quant'altro, e Comune, paladino della libera espressione.

Don Chisciotte in questo senso è stato proprio il sindaco Antonio Prade che ha tuonato contro la censura: «Certa politica pensa ancora di poter stabilire cosa un cittadino possa vedere o meno e che cosa deve pensare. Ed ecco la giunta Reolon che, coerente con questa vecchia impostazione, stabilisce cosa vada esposto in mostra, decidendo se un’opera è corretta o meno, se urta il pudore o altro. Ma quarda: le posizioni si sono rovesciate: una volta non erano loro, i progressisti, a stracciarsi le vesti nei confronti della censura? Oggi avviene il contrario». Il sindaco ha poi invitato l'artista ad esporre la sua opera a mostra conclusa "ovunque" negli spazi comunali.

Una dichiarazione che non è passata inosservata, anzi, la replica non ha tardato ad arrivare: «Collochi quell’opera dove vuole - ha sentenziato Claudia Bettiol, vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia -, magari anche all’entrata della mostra del Brustolon!». Infuriata, la vice di Reolon non ha risparmiato parole verso il sindaco: «Prade si diverte a invocare una caccia alle streghe come un nuovo gioco cui invita i cittadini. In realtà noi non siamo entrati nel merito della qualità dell’opera in questione. Il curatore di GaBls ci ha interpellati sull’opportunità di esporre o meno quel lavoro e noi abbiamo concluso che nell’occasione dell’8 marzo, con tutti i casi di stupro che si verificano, quell’immagine era assolutamente improponibile». Insomma, si tratterebbe di un caso di "opportunità", con tutte le violenze che si sono in giro, un'opera del genere avrebbe, nella peggiore delle ipotesi, potuto perfino istigare qualcuno a commettere atti condannabili contro le donne, o semplicemente trasmettere un messaggio negativo ai visitatori.

Tinto Brass. E chi, meglio del famoso regista erotico, poteva dire la sua in merito a questa dilaniante querelle? Nessuno, ovviamente. Tinto Brass ha espresso le sue critiche ai censori senza mezzi termini: «Fanno la figura dei retrogradi». Di tabù Brass ne sa qualcosa e ha commentato, facendo un parallelismo con l’"Origine du monde" di Gustave Courbet, del 1866: «Anche quella grande vaginaè stata oggetto di strali».

Ma Brass ha fatto di più, ha liquidato la questione citando Picasso: «L’arte non è mai casta. Se lo è non è arte».

Ora bisognerà capire se e quando verrà esposta la tanto contestata e censurata "vagina" in cera, anche perché, nel frattempo, la curiosità degli appassionati è montata a dismisura. E chissà che questo scandalo tutto provinciale non determini la fortuna del giovane artista che, in futuro, potrebbe trovarsi a ricordare con nostalgia quell'episodio tanto discusso, senza il quale nessuno lo avrebbe notato. 

da ilgazzettino.it


Titolo: Crisi del turismo a Venezia, le responsabilità degli albergatori
Post di: Admin su Marzo 12, 2009, 05:13:40
Crisi del turismo a Venezia, le responsabilità degli albergatori
 
 
 
Lavoro dal '79 nel turismo e da anni negli alberghi; ho visto e vissuto situazioni varie e crisi più o meno gravi nel trasporto aereo, nei tour operator e nelle agenzie di viaggi, ma rimango "basito" nel leggere le quotidiane lamentele degli albergatori veneziani sulla crisi del turismo a Venezia.

Ci sono alcune cose che con tutta la mia buona volontà mi rimangono oscure, per esempio: Com'è possibile che bastino 3 mesi di incassi diminuiti (perché non mi vengano a raccontare la storia dell'orso, fino a settembre il turismo a Venezia è stato pressoché uguale all'anno precedente) per mandare in crisi aziende grandi e piccole che venivano da decenni di lauti guadagni? Contratti in scadenza non rinnovati, riduzione di orari, diminuzione di personale... una Caporetto.

In tutto questo lamentarsi però non ho sentito neppure una voce dai vari dirigenti dei vari organi preposti al controllo del turismo veneziano che ammettesse una qualche responsabilità per una situazione che chiunque dotato di un minimo di buon senso avrebbe potuto prevedere... Allora provo io, semplice addetto ai lavori, a metter lì qualche considerazione buona per riflettere: 20 anni fa esisteva la classificazione degli alberghi: serviva a garantire un minimo di standard qualitativo per il cliente, che sapeva che se prenotava un hotel 3 stelle aveva un servizio da 3 stelle, se prenotava un quattro stelle pagava di più ma aveva un servizio migliore.

Ogni anno venivano fatti controlli accurati e se l'albergo non rispettava gli standard o si adeguava alla svelta o veniva declassato... quando si apriva un albergo si dovevano rispettare delle regolamentazioni ferree a seconda delle quali veniva data la classificazione in stelle. Però questo evidentemente non andava bene, perché obbligava i proprietari degli alberghi ad investire soldini sulle strutture, per mantenerle in linea con gli standard richiesti, sul personale che doveva avere certe qualifiche (i quattro stelle dovevano avere obbligatoriamente un direttore, una governante ed un concierge).

Allora hanno (ribadisco hanno) deciso di abolire i controlli e la classificazione. Risultato? Proliferazione di alberghi sopravvalutati, 4 stelle con servizio da 2 stelle, personale non qualificato mandato allo sbaraglio per risparmiare, qualità inesistente. Oggi chiunque può classificare il suo albergo come gli pare, rispettando solo i vincoli di metratura, infischiandosene di standard di qualità e professionalità (andate a fare un giro per le portinerie degli alberghi di Venezia dopo le 21, il 95% del personale non parla non dico le lingue ma nemmeno l'italiano!!).
 
Vent'anni fa esistevano le tabelle con i prezzi minimi e massimi divisi per categoria: significava che un albergo a 4 stelle aveva un prezzo minimo e uno massimo per la bassa e l'alta stagione così come i 3, i 2 stelle. Era obbligatorio applicare quei prezzi, se si sgarrava erano multe salate. E così chi prenotava un 4 stelle sapeva che pagava di più e se voleva risparmiare prenotava un 3 stelle. Però nemmeno questo andava bene: via la differenziazione dei prezzi. Risultato? una babele di tariffe... hotel 4 stelle che vendono a prezzi di 3 stelle, 3 stelle che vendono al prezzo dei B&B sia in bassa che in alta stagione (che ormai non esiste più, si vende un tanto al chilo a seconda della disponibilità, tanto nessuno dice niente), forbici di prezzi fra minimo e massimo che possono arrivare anche al 300%!!

I clienti non ci capiscono più niente, non esiste più la differenziazione di prezzo e qualità che faceva scegliere al cliente un 4 stelle piuttosto che un 3 stelle... Vogliamo parlare poi della qualità del servizio negli alberghi, anche quelli di lusso? personale ridotto all'osso, senza formazione, molto spesso nemmeno in grado di esprimersi in italiano figuriamoci altre lingue, investimenti per la qualificazione professionale zero, salvo quella obbligatoria per legge ( 626, HCCP, antincendio, ecc...)

In conclusione: la deregulation selvaggia voluta dagli albergatori veneziani che negli anni di vacche grasse guadagnavano bei soldini si è loro ritorta contro.
Il problema è che come sempre l'hanno scaricata sull'anello debole della catena, i lavoratori, quelli che hanno bisogno dello stipendio di fine mese per pagarsi il mutuo e ai quali anche una riduzione di orari causa gravi problemi.

Lettera firmata 
da gazzettino.it


Titolo: Veneto, maxi bonus agli amministratori.
Post di: Admin su Marzo 13, 2009, 12:34:46
Veneto, maxi bonus agli amministratori.

Il Pd: «Brunetta intervenga»


«Il ministro Brunetta, che ogni giorno parla di rinnovamento, di maggiore produttività e di meritocrazia nella pubblica amministrazione, ha pieno titolo per dire qualcosa». È quanto sottolinea il deputato del Pd Andrea Martella, che ha presentato un'interrogazione al ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta sul premio di risultato assegnato ieri dalla Giunta veneta ai 13 massimi dirigenti della Regione, un maxi bonus di 15 mila euro in media ciascuno che equivale al 10% dello stipendio.

Martella chiede quali siano le valutazioni di merito da parte del ministro e quali le iniziative che intende assumere: «Sono certo che il ministro ora dirà di non avere alcun potere di intervento sulle scelte della Giunta regionale», afferma il parlamentare del Pd, secondo il quale invece Brunetta non solo ha «pieno titolo» per dire qualcosa ma è «costretto a dirla dopo quanto ha dichiarato il vicepresidente del Veneto Franco Manzato, che ha ammesso come il riconoscimento dei premi è una scelta politica, che premia i dirigenti di nomina politica senza distinzioni e senza alcuna valutazione di merito».

«Questa è la peggiore politica - conclude Martella - e mi auguro che il ministro, che è veneto come me, prenda posizione su una vicenda che cade nel pieno di un momento di crisi e di grandi sacrifici anche per i cittadini della nostra regione.  Sono certo che Brunetta la pensa come me, però non so se potrà dirlo».

12 marzo 2009
da unita.it


Titolo: Galan difende la scelta: «I nostri manager sono i migliori»
Post di: Admin su Marzo 15, 2009, 10:06:18
POLITICA NODI E LITIGI

La Regione non si ferma: pronti altri 55 bonus

Nuova delibera in arrivo.

Galan difende la scelta: «I nostri manager sono i migliori»


VENEZIA — Il fronte è destinato ad allargarsi. E dopo i tredici top manager a breve toccherà ai cinquantacinque dirigenti che stanno sotto di loro: la delibera con l'indennità di risultato è allo studio dell'assessorato al Personale. Non le cifre dei top manager — per loro circa 15mila euro di premio, il 10% della retribuzione — ma comunque il 15% della retribuzione di un dirigente regionale. Poi, a cascata, toccherà a tutti gli altri dipendenti regionali, circa tremila. Davanti alla platea di Confindustria, ieri pomeriggio, il presidente Giancarlo Galan ha difeso la scelta della giunta: «Sono stati premiati perché sono i migliori del Paese. La Regione è la migliore d'Italia, ha realizzato opere che tutto il Paese ci invidia.

I dirigenti veneti hanno fatto meglio di tutti e vanno incentivati perché abbiano voglia di fare ancora meglio nonostante tutte le difficoltà che ci vengono frapposte e perché abbiano voglia di andare avanti anche quando tutto il resto del Paese funziona e marcia a un livello inferiore del nostro. Sono convinto di quello che ho fatto anche se può urtare la sensibilità di qualcuno. Ci vorrebbero gli strumenti per poter essere meritocratici ma nella pubblica amministrazione mancano i parametri per poterlo fare. Fosse per me il premio sarebbe rimanere al loro posto, ma dovrebbero essere pagati molto di più. Non ci sono criteri oggettivi per distinguere gli uni dagli altri. Come facevo a dare a loro meno del 10% quando qualche mese fa Finozzi ha dato al suo capo di Gabinetto, Max Siron, un premio del 10 per cento? Era come dire loro: valete meno di lui...».

 
Flavio Silvestrin (foto Balanza)
L'assessore competente, Flavio Silvestrin, si sente che non ne può più: «Non è mai successo che non sia stato dato un premio — sbuffa — quest'anno, però, ho dato disposizioni che venga assegnato dopo un'attenta valutazione. Non saranno tutti ottimi, insomma, ci sarà una verifica puntuale del merito. Gobbo ci attacca e dice che dovrebbero restituire i soldi? Ci dica quanto prende il massimo dirigente del Comune di Treviso». Ma le polemiche non si fermano. Per Ugo Agiollo, segretario Cgil Fp Veneto, il premio ai top manager e quello ai dirigenti «sembra un contentino ai dirigenti regionali. Visto che a gennaio hanno dovuto fare anche a loro la decurtazione per la malattia, hanno concesso e concederanno i premi. È una scelta sbagliata, profondamente immorale».

Dopo lo scontro tra l'assessore Donazzan e il vicepresidente della giunta, Franco Manzato, ieri il governatore Galan è intevenuto per stemperare i toni. Nel frattempo, sempre in tema di soldi ai dirigenti, ieri i sindacati hanno dichiarato guerra al sindaco di Cittadella, deputato della Lega, Massimo Bitonci, reo di aver gestito «ad personam» i premi ai dipendenti e di aver assunto un dirigente in più. «È pura violazione della legge, agiremo per vie legali con un esposto alla Corte dei Conti», tuonano i sindacati della funzione pubblica di Cgil e Cisl. Ieri il tavolo di conciliazione tra la prefettura di Padova e i sindacati, per la contrattazione dei premi ai dipendenti del Comune di Cittadella è saltato, perché il primo cittadino non si è presentato lo scorso lunedì.

I sindacati ieri hanno divulgato i documenti pubblici che testimoniano le cifre spese per i dipendenti del Comune, un centiaio in totale. Per due dipendenti è stato stabilito un premio di seimila euro: «La determina del 15 marzo scorso assegna seimila euro a dei dipendenti ma non è mai passata per alcun tavolo di trattative sindacali — attacca Christian Ferrari, della Cgil —. Inoltre il sindaco ha nominato un dirigente in più oltre il consentito. Sono violazioni gravissime della legge per cui agiremo per vie legali e con un'azione sindacale che potrebbe tradursi in uno sciopero ». L'opposizione spalleggia la causa del sindacato: «I dipendenti a contratto prendono 50mila euro in più all'anno come compenso per il lavoro aggiuntivo», chiarisce Francesco Rebellato, del Pd. Da Roma Bitonci replica deciso che non ha nessuna intenzione di sedersi al tavolo: «I sindacati vogliono fondi a pioggia, noi abbiamo scelto il criterio di meritocrazia per decidere in giunta i premi ai dipendenti più meritevoli. Avevo scritto al prefetto della mia assenza dal tavolo per questo motivo. C'è un fondo di 140mila euro all'anno da spartire tra i dipendenti a Cittadella, che fanno invidia a tutti gli altri Comuni».

Sara D'Ascenzo
Martino Galliolo

14 marzo 2009
da corrieredelveneto.corriere.it


Titolo: I falsi poveri di una Usl trevigiana
Post di: Admin su Marzo 15, 2009, 10:07:09
l'editoriale

Ticket e furbetti

I falsi poveri di una Usl trevigiana


E facciamoli questi benedetti nomi. Centocinquantasette. I nomi di tutti gli italici cittadini che con redditi elevati si sono esentati dal pagamento del ticket sanitario all'Usl 7 di Pieve di Soligo — la Toscana del Veneto accarezzata dalla poesia di Andrea Zanzotto che predica il ritorno alla sobrietà del paesaggio e dell'anima — autocertificando la propria indigenza. E facciamoli i nomi di questi travestiti da falsi poveri e magari offriamogli una social card per colmare il disavanzo che nella loro dichiarazione dei redditi (a proposito, chissà cosa troveremmo se ci guardassimo dentro) si creerà senza quei 20-30 euro truffati alla società per non pagare il dovuto dopo una visita medica o un esame del sangue.

E facciamoli i nomi di questi 157 cittadini veneti che al tempo della grande crisi, del welfare sofferente, delle fabbriche che chiudono, delle famiglie che lacrimano sangue, dei governi che impazziscono nel tagliare e cucire i bilanci, si sono autocertificati così: 121 disoccupati, 17 titolari di una pensione minima, 19 di un assegno sociale. E perchè non dovremmo farli questi nomi quando ogni giorno noi giornali e televisioni facciamo nomi e cognomi di ladri di biciclette e rapinatori di metadone, di chi commette piccoli- grandi crimini per avidità e profitto? Perchè dobbiamo bollare due romeni radiografando la loro identità fino alla quinta generazione per scoprire che poi magari non c'entrano e non dobbiamo censire le lazzaronate di chi nella in-civiltà della propria opulenza lucra i soldi che Comuni, Province e Regioni devono poi tagliare mettendo a rischio i servizi per chi è povero per davvero? Loro, i furbetti del ticket, si scopre che una volta scoperti hanno tentato l'altra nobile «italianata» e cioè quella di contattare i vertici dell'Usl per patteggiare in qualche modo il peccatuccio. Il direttore sanitario li ha respinti, dicendosi pronto invece a fornire gli elenchi per la pubblicazione, mentre i sindacati hanno chiesto la gogna pubblica.

Certo non è nemmeno facile decidere berline medievali per chi informa, stretto fra il diritto-dovere di cronaca e il rischio (più di qualche volta divenuto censurabile danno) di infangare e spettacolarizzare al di là del bene e del male. Non è facile perchè la gogna sa sempre un po' di demagogia e giustizialismo. Ma se ci devono essere regole e deontologia, senza prescindere dal loro rispetto non si può rinunciare almeno a quell'indignazione basica nei confronti di chi umilia il senso civico della collettività e fa dire al vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato che «la vicenda costituisce un'offesa a chi non può difendersi » e che «solidarietà significa anche andare contro certe furbizie». D'altra parte, non illudiamoci troppo. Se anche alla fine questi nomi (ma non sarà così) dovessero essere divulgati, noi che ci indigniamo potremmo essere nuovamente gabbati da quei 157 furbetti o da una parte di essi perchè chi arriva a truffare il compagno di banco per venti euro è capacissimo di mettere in calce, sulla propria autocertificazione, perfino un nome falso.

Alessandro Russello

14 marzo 2009
da corrieredelveneto.it


Titolo: Berlusconi e Bossi - Ciao Galan... il Veneto sarà leghista
Post di: Admin su Marzo 17, 2009, 06:33:54
Patto segreto tra Berlusconi e Bossi

Ciao Galan... il Veneto sarà leghista


Martedí 17.03.2009 15:15


Giancarlo Galan è impegnatissimo. Non soltanto nel "suo" Veneto ma anche a livello nazionale. E' pronto a candidarsi alle elezioni europee per far conquistare voti al Popolo della Libertà ed è alla testa dei sindaci del Nord-Est nel chiedere un federalismo fiscale più "spinto" e più "aggressivo". L'obiettivo di fondo è la riconferma alla presidenza della Regione l'anno prossimo. D'accordo con lui anche il futuro coordinatore del Pdl in Veneto, che sarà Alberto Giorgetti, dal luglio 2002 numero uno di Alleanza Nazionale a Venezia e dintorni.

L'indicazione era nell'aria ormai da un mesetto, ma la conferma è arrivata sabato alla conclusione di un affollato pranzo organizzato dall'avvocato Niccolò Ghedini nella sua villa di Santa Maria di Sala, nelle campagne tra Padova e Venezia. Il coordinatore veneto di Forza Italia aveva invitato ministri, parlamentari, eurodeputati e consiglieri regionali del Pdl per "discutere di politica in previsione del congresso". Mancava soltanto il ministro Maurizio Sacconi, impegnato in una tavola rotonda a Cernobbio; pur di non mancare, il suo collega Renato Brunetta è invece arrivato e ripartito in elicottero.

Il Pdl quindi ha deciso di puntare con forza sul Veneto, anche perché i sondaggi dell'istituto Crespi Ricerche danno la Lega Nord primo partito in Regione. Il sorpasso di cui si è tanto discusso è ormai avvenuto: il Carroccio è sopra il 30 per cento e avrebbe un vantaggio di ben cinque punti sugli alleati. Soltanto terzo il Partito Democratico. Galan, però, è destinato alla sconfitta. Un accordo "segreto" siglato mesi fa tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi assegna il Veneto ai padani.

I quali non hanno nemmeno un presidente di Regione e hanno deciso di non fare la guerra a Roberto Formigoni in Lombardia proprio per concentrarsi sulla terra dove raccolgono il più alto numero di consensi. Il via libera del premier c'è già stato e salvo colpi di scena o terremoti nella maggioranza a Roma, il candidato alla guida del Veneto l'anno prossimo sarà un leghista. Chi? Sono tre nomi in corsa, spiegano da Via Bellerio. Il primo è ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, molto apprezzato dal Senatùr per la sua azione di governo. Ma crescono anche le quotazione del popolarissimo sindaco di Verona Flavio Tosi, volto televisivo del Carroccio. Infine una donna, Manuela Dal Lago, ex presidente della provincia di Vicenza.

da affaritaliani.it


Titolo: ... industriali e professionisti del nord-est. Che hanno gabbato l'erario...
Post di: Admin su Marzo 26, 2009, 06:38:15
Caccia grossa all'evasore

di Paolo Biondani e Vittorio Malagutti


Un lista misteriosa. Con 552 "nomi grossi".

Sono tutti noti industriali e professionisti del nord-est. Che hanno gabbato l'erario italiano. Grazie a un avvocato svizzero. Finito a San Vittore 


Kerrville è una cittadina del Texas. Poche case, poca gente e poche strade in un paesaggio desolato. Bisogna partire da qui, dal Far West americano, per raccontare una storia di malaffare molto italiana. Ci sono centinaia di milioni di euro in fuga dal fisco e un codazzo eterogeneo di protagonisti: un avvocato svizzero specializzato in società off shore, un commercialista d'alto bordo con frequentazioni vip e un plotone di imprenditori in cerca di una scorciatoia per risparmiare sulle tasse. Serve un indirizzo fuori mano dove parcheggiare il denaro? Ecco Kerville, Texas, dove ha sede la finanziaria Wmk group, la cassaforte dell'organizzazione.

Per anni il sistema ha funzionato a meraviglia: riservatezza assoluta e soldi a palate per tutti. Poi, l'imprevisto. Nel primo weekend dello scorso febbraio, entra in scena la Guardia di finanza. Con un'operazione preparata da mesi, la squadra di polizia giudiziaria delle Fiamme gialle di Milano mette le mani su una lista di oltre 500 nomi, per l'esattezza 552. Ci sono imprenditori e aziende, con tanto di coordinate bancarie, società di copertura e una serie infinita di fatture emesse dall'Italia verso l'estero. Soldi che lasciano la Penisola e approdano nei paradisi fiscali. Per la procura di Milano, è una miniera di informazioni di straordinario valore.

La lista dei 552 era custodita in un file del computer portatile dell'avvocato svizzero Fabrizio Pessina, classe 1946. Un professionista di lungo corso con base a Chiasso, pochi metri oltre il confine. Sbarcato a Malpensa di ritorno da una breve vacanza a Marbella, Pessina viene arrestato con l'accusa di riciclaggio. Nell'inchiesta è coinvolto un suo cliente importante, l'imprenditore milanese Giuseppe Grossi. Ma l'analisi dei dati memorizzati per anni in quel computer mostra agli investigatori che Grossi in realtà è solo un nome tra i tanti. In tre decenni di onorata carriera l'avvocato svizzero specializzato in paradisi fiscali si è costruito un network di contatti molto ramificato. Fanno riferimento a lui un gran numero di industriali e professionisti, concentrati soprattutto nell'area del Nord-Est, in quella fascia ad alta densità di piccole e medie aziende che va da Brescia fino a Treviso. Clienti come il gruppo Greggio, griffe dell'argento con base in provincia di Padova. Oppure la famiglia veronese Cordioli, che produce e lavora alluminio, zinco e rame. E ancora, sempre a titolo di esempio, il bresciano Innocente Aderenti. Decine e decine di personaggi, per lo più poco noti al grande pubblico, che però, nell'insieme, riescono a muovere centinaia di milioni di euro.

I principali referenti bancari di Pessina sono ovviamente i giganti del credito svizzero, a cominciare dall'Ubs. In Italia, invece, in molte operazioni registrate nella lista dell'avvocato di Chiasso viene citato il nome della Banca Mb, un piccolo istituto nato da poco a Milano per iniziativa di alcune decine di imprenditori di seconda fila. Tra i promotori spicca un nome storico della finanza nazionale come Giuseppe Garofano, il manager, presidente Montedison ai tempi dei Ferruzzi, da sempre vicino all'Opus Dei. Clienti di Pessina sono i primi azionisti della banca. E come amministratore della Mb, dal 2003 fino al marzo 2006, spunta il commercialista Siro Zanoni, storico collaboratore dello stesso Pessina.

Ma non è solo questione di banche. Da almeno dieci anni l'avvocato di Chiasso ora agli arresti fa coppia fissa con Mario Merello, un professionista di gran successo, almeno a giudicare dal patrimonio personale. Residenza a Sankt Moritz, ma di casa anche a Montecarlo, Merello l'estate scorsa ha inaugurato il suo nuovo yacht da 50 metri battezzato Marcelita in onore della moglie, la cantante Marcella Bella. Il suo tesoro, quello vero, è però un patrimonio smisurato di contatti e relazioni, alcuni ad altissimo livello, famiglie e imprenditori di cui gestisce i capitali. Il socio di Pessina naviga da anni nel mondo dello spettacolo, tra i vip veri o presunti frequentati nelle occasioni mondane insieme alla consorte Marcella. A Milano, invece, l'attivissimo Merello è ben introdotto nel giro della Borsa e dell'alta finanza. Conosce da tempo, per esempio, la famiglia Ligresti. E si racconta che il suo maestro fu Silvano Pontello, il banchiere, morto nel 2002, a sua volta cresciuto allo scuola del bancarottiere Michele Sindona e in seguito salito al vertice della Banca Antonveneta. Tempi lontani, quelli. Da allora Merello ha fatto molta strada, giostrando con grande abilità capitali e amicizie tra Lugano, Milano e Montecarlo. In una carriera tanto fortunata va registrato un solo incidente di percorso. Nel 1998 la Sec americana lo pizzicò per una storia di insider trading (abuso di informazioni riservate in Borsa) a Wall Street. Tutto si chiuse con una semplice multa. Poca cosa per un tipo come Merello, che ormai viaggiava a tutta velocità. E infatti, tempo qualche anno, eccolo al volante della Wmk del Texas. Questa holding statunitense tira le fila di una struttura più complessa. C'è una Wmk con base in Lussemburgo, che a sua volta ha aperto un ufficio a Lugano. Alla consociata lussemburghese, secondo l'ultimo bilancio reso pubblico (datato 2007), fa capo un patrimonio di circa 300 milioni di euro. Investito, come recita la documentazione ufficiale, in non meglio precisati "valori mobiliari".

Ora, dopo l'arresto dell'avvocato-contabile Pessina, tutti gli affari del gruppo Wmk verranno passati al setaccio dalla Guardia di finanza, come quelli del suo partner Merello. L'inchiesta penale della Procura di Milano, affidata ai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, è solo al primo capitolo, ma promette sorprese clamorose. L'unico cliente di Pessina per cui sia già possibile tirare le somme è proprio Grossi, che con la sua Green Holding spa ha gestito la bonifica ambientale di Montecity, l'area milanese dove l'immobiliarista Luigi Zunino sta costruendo il nuovo quartiere di Santa Giulia. L'avvocato svizzero è stato arrestato con l'accusa di aver riciclato 14 milioni e mezzo di euro creati proprio gonfiando i costi di quella bonifica. Ma ora i documenti sequestrati nelle perquisizioni hanno già fatto lievitare i fondi neri a 25 milioni. E negli ultimi interrogatori in carcere, Pessina ha dichiarato di aver versato quei soldi su una rete di conti esteri intestati a familiari, dirigenti e prestanome dello stesso Grossi, che a questo punto è a sua volta indagato per frode fiscale.

Ma ora le indagini della Procura vanno molto al di là del caso Grossi. Nel mirino della Guardia di finanza c'è l'interminabile lista di clienti e società scoperta nel computer di Pessina. Questo elenco di 552 nominativi può essere paragonato, come ordine di grandezza, all'ormai famosa lista degli italiani con il conto a Vaduz. Con alcune importanti differenze. La lista di Vaduz, resa pubblica nel marzo scorso dai vertici dell'Agenzia delle Entrate (quelli nominati dal governo Prodi e poi rimossi), era stata comprata dai servizi segreti tedeschi pagando un anonimo funzionario che, nel 2002, aveva copiato di nascosto gli archivi informatici della banca del Liechtenstein in cui lavorava. Quei depositi esteri, quindi, erano datati e in molti casi erano già stati regolarizzati sfruttando i due scudi fiscali varati tra il 2001 e il 2003 dal ministro Tremonti. Il computer di Pessina, invece, contiene dati recentissimi, aggiornati fino a venerdì 31 gennaio 2009, anzi probabilmente anche nel weekend dell'arresto. La lista di Vaduz, inoltre, conteneva 390 nomi, quasi tutti del Centro-Nord, che però erano in gran parte riuniti in gruppi familiari o societari, per cui corrispondevano solo a 157 posizioni bancarie: il totale dei depositi era di 1 miliardo e 337 milioni di euro. I clienti del fiduciario svizzero che ora è a San Vittore sono invece concentrati tra la Lombardia e il Veneto. I loro identikit professionali sono equivalenti a quelli dei soggetti comparsi nella lista di Vaduz. Ma questa volta il numero sembra calcolato per difetto. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', infatti, a molti dei 552 nominativi corrisponde più di un conto estero e più di una società schermo. Alcuni nomi e cognomi coincidono con familiari di banchieri di rango, finanzieri d'assalto, dirigenti di aziende lombarde, imprenditori soprattutto del Nord-Est, ma ogni conclusione è prematura: le indagini sono alle primissime battute e la polizia giudiziaria sta ancora lavorando per ricostruire l'effettiva identità dei clienti, evitando errori o casi di omonimia.

Le operazioni annotate nel computer di Pessina sono migliaia. Ci sono accrediti registrati a partire dal 1996. Per altri clienti le informazioni coprono solo gli anni più recenti. Ma il dato più interessante forse è un altro: in quel laptop compaiono anche i nomi di altri fiduciari. Che potrebbero quindi rimandare a ulteriori piramidi e sotto-piramidi di clienti italiani con i conti all'estero. In questo quadro, è l'altissimo livello dei contatti personali e professionali di Merello, il socio forte di Pessina, a far ipotizzare sviluppi eccellenti. I conti esteri per cui la Procura di Milano ha già contestato l'accusa di frode fiscale sono intestati a società off shore dei più vari paradisi fiscali, da Madeira al Delaware, che di fatto però servono solo a gestire depositi in banche svizzere. L'arresto di Pessina ha creato grande imbarazzo nella Confederazione, già scossa dalle recenti polemiche internazionali sul segreto bancario. Pessina è stato per due anni, dal 1991 al 1993, presidente dell'ordine degli avvocati del Canton Ticino. E a San Vittore, ha da poco ricevuto la visita ufficiale di un diplomatico: il console svizzero.

(26 marzo 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: NAZISTI VENETI violenti, ipocriti... stupidi.
Post di: Admin su Aprile 11, 2009, 04:10:04
Bassano, molotov contro casolare degli immigrati: «Ci annoiavamo»

I quattro ventenni vicini agli ambienti dell'estrema destra sostengono di non sapere che l'edificio fosse abitato

 
 ROMA (11 aprile) - «Lo abbiamo fatto per noia». Michael Zanchetta, 18 anni, Denis Bordignon, 19, Mattia Zen, 20, e Mattia Tugnoli, 20 anni, i quattro giovani fermati dalla Polizia per l’attentato contro un casolare abbandonato ma abitato da alcuni nordafricani, sono comparsi ieri davanti al gip Massimo Morandini per l’interrogatorio di garanzia.

Assistiti i primi tre dall’avv. Alberto Gnoato, il quarto dall’avv. Elisabetta Cardello, i quattro hanno ammesso di aver ideato e realizzato il lancio di una molotov contro una costruzione di Fellette, ma hanno indicato (per la verità non in maniera concorde) di non sapere che nell’edificio diroccato vi fosse qualcuno e di non avere contatti con formazioni politiche (ma in casa del Tugnoli è stato rinvenuto materiale propagandistico di estrema destra).

Soprattutto hanno tenuto a precisare di non aver agito per motivi etnici. «Perché, allora?», ha chiesto il magistrato. «Perché ci annoiavamo» - è stata la disarmante risposta. I primi tre sono stati rimandati ai "domiciliari", il quarto in cella, a Vicenza.

Lo Zanchetta di Mussolente, il Bordignon e lo Zen di Romano e il Tugnoli, residente a Loria (Tv), sono stati bloccati all’alba di giovedì con l’accusa di confezione di ordigni e di incendio, con l’aggravante dell’istigazione all’odio razziale. Nella notte tra il 18 e il 19 febbraio scorsi i quattro fabbricarono due molotov, salirono sulla Renault Clio dello Zen, si avvicinarono a fari spenti al casolare che fronteggia il civico 8, in via Albere, a Fellette, dove da tempo trovano riparo degli immigrati. Tugnoli (sempre secondo la ricostruzione della Polizia, peraltro confermata dal 20enne) gettò una bottiglia sul tetto della catapecchia; uno dei compagni doveva fare lo stesso ma poi buttò il flacone dentro una rosta. Si alzarono delle fiamme che in parte si esaurirono autonomamente, in parte furono spente dai pompieri. Nell’edificio c’erano quattro tunisini, "regolari" e occupati in aziende del territorio: i quattro stranieri non rimasero feriti ma la paura fu notevole.

La polizia raccolse le testimonianze di alcuni abitanti che avevano visto aggirarsi in zona un’auto sospetta. Un paio d’ore più tardi una pattuglia individuò Michael, Denis e i due Mattia in un locale. I quattro furono identificati e lasciati andare. In realtà da quel momento uomini del Commissariato di Bassano e della Digos di Vicenza hanno controllato ogni loro spostamento e intercettato molte loro comunicazioni fino a capire che erano stati gli autori dell’attentato. Del resto erano soliti vantarsi del gesto con amici e conoscenti, spingendoli addirittura a fare altrettanto, perchè "bisogna svegliarsi". Di più, secondo gli inquirenti, si apprestavano a festeggiare l’anniversario della bravata e probabilmente a organizzare un’altra, violenta intimidazione.

Davanti al gip, ieri, sono stati molto meno spavaldi. Da quanto è trapelato Zen, Zanchetta e Bordignon hanno ammesso subito il fatto e si sono dichiarati disponibili a sostenere un corso di recupero e a riparare i danni; (in due su tre) hanno riferito di non sapere che la casupola era abitata e hanno rigettato ogni intento di natura razziale. Per loro l’avv. Gnoato chiederà un’attenuazione della misura di custodia e, per colui che è occupato, il permesso di recarsi al lavoro. Il Tugnoli è apparso più deciso e si è assunto la paternità dell’ideazione e della conduzione del raid. Per lui l’avv. Cardello domanderà i "domiciliari".

«Questi ragazzi - ha osservato, ieri, il vicequestore Alessandro Campagnolo - non si sono e forse non si rendono conto nemmeno ora della gravità delle loro azioni (rischiano fino a 10 anni, ndr.). Anche in famiglia nessuno aveva colto cosa stava succedendo. Questa vicenda è spia di un serio disagio sociale, evidentemente più diffuso di quanto non crediamo». 
 
da ilmessaggero.i


Titolo: Fiorenzo Sartor Il cavaliere bianco della laguna
Post di: Admin su Aprile 14, 2009, 10:54:06
Il cavaliere bianco della laguna

di Maurizio Maggi


Gli affari tra Brasile e Kenya. Le denunce per sfruttamento del lavoro e mancati pagamenti. E un impero multinazionale dai contorni misteriosi. Chi è Fiorenzo Sartor, l'uomo che si prenderà la chimica veneta  Come fa un signore che fattura 9 milioni di euro con i ponteggi meccanici a salvare Porto Marghera, ex santuario della chimica italiana, con una operazione da almeno 200 milioni? È un quesito che in tanti si pongono, tra gli esperti di chimica e di finanza e pure nel sindacato, e al quale il diretto interessato non aiuta a fornire una risposta. "Quanto devo tirar fuori? Lei lo sa? Io non l'ho mai saputo. Tutti dicono... Tutti scrivono... Che facciano un po' quello che vogliono", è la risposta telefonica a 'L'espresso' del cavaliere del lavoro Fiorenzo Sartor, nato a Cornuda, Treviso, classe 1944. Ma un'idea ce l'avrà... "E va ben, è un'idea mia. Però non vi dico niente". Okay, ma avrà dei soci finanziari, delle banche che la aiutano... "Sono io e soltanto io". Il catenaccio dell'ex apprendista fabbro è duro come la roccia. I contenuti economici dell'affare e il modello di business necessario a fare utili da un grosso investimento su un comparto maturo e con una concorrenza asiatica agguerrita sono davvero difficili da comprendere.

Alla fine di marzo, dopo nove mesi di tira e molla, Sartor s'è impegnato a rilevare la Ineos Vinyls, che all'interno del petrolchimico utilizza il clorosoda per produrre il Pvc, la plastica rigida che serve soprattutto per le fognature e le infrastrutture. Sartor deve mettere sul piatto 77 milioni per onorare il debito che la Ineos ha contratto con l'Eni, visto che per mesi non ha pagato le forniture di cloro. Quindi deve ricapitalizzare per 30-40 milioni la Ineos e investire una cinquantina di milioni per modernizzare l'impianto di Marghera, come previsto dall'accordo di programma del 2006. Infine, dovrà trovare qualcuno interessato a puntare 100-120 milioni di euro sulla nuova centrale elettrica.

Per la politica, è il salvatore di Porto Marghera, o quantomeno di un bel pezzo del celebre impianto, che senza il suo intervento rischia di chiudere provocando guai a catena. Gli impianti della Ineos in Veneto e in Sardegna (a Porto Torres e ad Assemini) occupano direttamente 1.100 dipendenti, più 800 dell'indotto.

Fiorenzo Sartor e Massimo CacciariIperattivo self made man, grazie alla poco gloriosa fuga della multinazionale britannica e all'assenza di altri candidati interessati alla cosiddetta filiera del cloro, Sartor è diventato il cavaliere bianco della chimica. Per il governo nazionale e quello regionale, di centrodestra. Ma pure per la giunta di Venezia guidata da Massimo Cacciari, di centrosinistra. "Sembra sincero, ma lo aspettiamo al varco. E comunque, anche se non è del settore, è l'unico che si sia fatto avanti: quindi fino a prova contraria dobbiamo aver fiducia in lui", dice Franco Baldan, segretario della Filcem-Cgil di Venezia.

Chi è Sartor? Uno che dopo le elementari va a lavorare in una bottega artigiana del paese natìo ("Facevamo anche le casse da morto in zinco", ricorda) e a 17 anni ha la felice intuizione che gli darà la ricchezza: il primo meccanismo autosollevante che fa salire e scendere in verticale ponteggi, montacarichi e ascensori da cantiere. Si mette in proprio nel 1967, fondando la Safi, e s'allarga: apre filiali all'estero e noleggia i suoi moderni apparati alle imprese di mezzo mondo, che li impiegano negli interventi per sistemare il tetto della Mole Antonelliana a Torino, per rifare la facciata dell'hotel Oberoy a Mumbai, per tirare su grattacieli a Singapore e restaurare il museo della Scienza di Valencia. Dopo 42 anni, la Safi è ancora la principale impresa italiana dell'imprenditore, eppure non arriva a 10 milioni di fatturato. Nel frattempo, però, l'industriale veneto ha diversificato i suoi interessi, svariando tra pesca e autotrasporto, calzature e compravendita immobiliare, piantagioni di canna da zucchero ed energia. Impossibile sapere con precisione il giro d'affari aggregato e il numero di persone alle sue dipendenze. Sartor dichiara: "Dipendenti? Qualche migliaio. L'azienda più grossa? In Brasile". Per anni, il piccolo impero dell'uomo che indossa sempre i gilet, non mette mai la cravatta e si alza non più tardi delle quattro del mattino, si articola attraverso una serie di piccole Srl dal modesto capitale sociale. La Sartor Holding, che ora sta in cima al gruppo e che ha come unico azionista lo stesso Sartor, viene fondata solo nel novembre scorso. La somma di tutte le attività dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro di ricavi.

Il sessantacinquenne trevigiano è di fatto alla testa di un gruppo multinazionale, anche se dai contorni non precisabili. A chi gli chiede se possiede società in determinati paesi, Sartor risponde così: "Proprio nei posti che dice lei". Di sicuro, Sartor controlla aziende in Kenya e Somalia (stato del quale è console onorario per il Veneto), in Romania e Brasile. In questi due paesi, le società che fanno o facevano capo a Sartor sono state spesso bersaglio di polemiche. In Romania, in seguito a una serie di compravendite che hanno al centro la Sevam e la Metalrom International e infine la Euroboiler, le autorità finanziarie locali lo hanno inquadrato nel mirino per sospette frodi sull'Iva, ma senza arrivare al processo. E la stampa del luogo si è spesso interrogata sulle origini del patrimonio di Sartor. Con ancora maggior enfasi i giornali e parecchi uomini politici brasiliani si sono interessati alle vicende della ex Novagro, ribattezzata Usina Santa Fé, grossa impresa agricola del Mato Grosso, che produce 900 mila tonnellate annue di canna da zucchero da cui si ricavano 7,2 milioni di litri di alcol (che nella nazione sudamericana è abbondantemente utilizzato come carburante). Quando ha rilevato la Novagro in agonia, sulla società gravavano debiti per circa sessanta milioni di euro: rinegoziando abilmente il debito con il Banco do Brasil, Sartor ha pagato meno di 1,5 milioni di euro, suscitando le critiche e le invidie dei concorrenti e spingendo alcuni parlamentari del Mato Grosso a chiedere la creazione di un'apposita commissione d'inchiesta.

Più recente è l'ondata di protesti inoltrata dai fornitori alla Safi Brasil Energia di Nova Aldorada, probabilmente per i ritardi nei pagamenti: cinque sono arrivati nella sola giornata del 23 marzo scorso. In passato, una società brasiliana del gruppo è stata anche investigata per gravi irregolarità connesse allo sfruttamento di lavoro indigeno

Andreina Zitelli, che insegna Analisi e valutazione ambientale all'Università di Venezia ed è l'esperto del Comune lagunare nella Commissione Aia (Autorità integrata ambientale), Sartor non lo conosce. Però conosce bene il nuovo campo di gioco che il trevigiano si è scelto per la sua sfida più ardita. E commenta: "Il Pvc è un prodotto maturo, che l'Unione europea invita a sostituire con soluzioni più moderne e pulite. E meno pericolose durante la fase produttiva. Quello del Pvc era un mercato difficile e competitivo anche quando l'economia andava bene, perché la Cina e l'India hanno una enorme capacità produttiva installata in megaimpianti totalmente fuori norma. È davvero difficile immaginare come un operatore che non s'è mai occupato di chimica possa rendere redditizio un cospicuo investimento in un settore come questo. Si vede che Sartor avrà fatto bene i suoi conti".

Conti che, per ora, l'ex fabbro di Cornuda si guarda bene dal rivelare.

(13 aprile 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: Le nostre colpe scaricate su altri... (capirsi su ciò che attrae il turista)
Post di: Admin su Maggio 06, 2009, 11:45:49
Turismo - Conti in Rosso

Le presenze fanno flop «Se Padova non attrae più è anche colpa di Santoro»


Massimo Nardin


LE CIFRE Nell’ultimo anno gli arrivi sono calati dell’1,55% nonostante l’aumento dei posti letto  PADOVA. Padova avrebbe tutte le carte in regola per essere il secondo polo attrattore di turismo del Veneto, dopo Venezia. Invece arranca, come rimarcano gli indigesti numeri sull’andamento del turismo cittadino e provinciale del 2008. E attenzione a dire che è tutta colpa della crisi internazionale, visto che in altre città d’arte i flussi in entrata parlano positivo. Secondo Ivo Rossi, infatti, c’è da tenere presente anche dell’effetto boomerang di trasmissioni come Anno Zero di Michele Santoro (Rai Due), quando dipingono a tinte fosche la città del Santo. Ma non solo. Per Ubaldo Lonardi, presidente del Consorzio Turismo Padova Terme Euganee esiste una «necessità di impostare strategie efficaci di riposizionamento» dell’offerta padovana sul mercato turistico nazionale ed internazionale. Per Fernando Zilio, vicepresidente della Camera di Commercio di Padova, invece, la colpa è «della cronica incapacità del Sistema Padova a sfruttare al top i propri gioielli artistici, culturali e paesaggistici come ad esempio fa Verona con Giulietta e Romeo». Insomma, da qualunque parte la si guardi, l’offerta turistica «made in Padova» sembra poco attraente nonostante l’imponente e mirata campagna promozionale messa in atto da qualche anno. Sono i numeri a parlare. Il report annuale 2008 elaborato dall’Osservatorio sul Turismo provinciale sottolinea, infatti, questo stato di insofferenza. Attraverso il monitoraggio di ben 58 eventi, con 33 soggetti territoriali integrati come fonti nella banca dati l’Osservatorio fotografa questo trend: l’analisi su 14 anni di arrivi turistici in provincia di Padova (1995-2008) evidenzia, da un lato, la crescita ininterrotta degli arrivi dal 2004 al 2007, con un -0,72% nel 2008 rispetto al 2007; dall’altro un andamento altalenante per le presenze, che dopo una risalita nel 2006 e 2007, chiudono nel 2008 con un corposo -3,18% su base annua. Questi dati vanno correlati con il trend di crescita delle strutture ricettive a livello provinciale, che vede il continuo aumento dei posti letto negli alberghi (+4,5% tra il 2005 e il 2008 e +1,9% tra il 2007 e il 2008), ma anche nelle strutture extra alberghiere. In città, se gli arrivi dal 1995 al 2008 registrano un incremento costante soprattutto dal 2005 al 2007, con un +10,71% tra il 2006 e il 2008 per attestarsi a -1,55% lo scorso anno, anche le presenze nell’ultimo anno hanno segnato il passo (-0,37%) dopo il +14,46% del triennio 2005-2008. A illustrare questi numeri, ieri ci hanno pensato oltre a Lonardi, Rossi e Zilio, il direttore di Turismo Padova Terme Euganee Stefan Marchioro, il presidente della Provincia Vittorio Casarin, il presidente della Fondazione Cariparo Antonio Finotti. Tutti concordi nel sottolineare l’importanza di capire con che tipo di turista si ha a che fare e di mirare a «monitorare sempre più in profondità i fenomeni turistici per incrementare le performance degli operatori». Attenzione però a non sganciarsi dall’apporto degli stranieri, visto che per arrivi e presenze, soprattutto in città, c’è un ridimensionamento dei visitatori esteri. Il motivo? «E’ la forte sofferenza per le città d’arte», dice Lonardi. E’ invece débacle per il bacino termale per quanto riguarda arrivi (-0,41%) e presenze (-3,59%): qui sono i tedeschi in testa, a dare la mazzata (-7,30% nel 2008) con un’incidenza delle cure sulle presenze passata dal 73,4% del 2005 al 56,36% del 2008.

(06 maggio 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: GALAN: ovvero la raffinatezza fatta uomo politico...
Post di: Admin su Maggio 10, 2009, 11:37:44
Verso le elezioni - Il centrodestra

Galan benedice i «campioni» di Marin

«Zanonato? E’ un sindaco da Jugoslavia»

Ernesto Milanesi


 Tutti in piazza Cavour, di nuovo a viso aperto. Con i «campioni» della Padova di Marco Marin. Manca soltanto Romi Osti, che aveva anticipato la sua candidatura con un’intervista al nostro giornale. E’ stato escluso all’ultimo momento (forse anche a causa delle recenti «verifiche» sulle sue televisioni).
 Il candidato sindaco del centrodestra ha appena finito di presentare i «suoi» candidati, quando un applauso annuncia l’arrivo (a sorpresa?) di Giancarlo Galan. Il governatore si “tuffa” subito nel gruppo, con cui poi condividerà un brindisi sotto la veranda del Caffè Cavour. Ma Galan, con a fianco Marin, spara a palle incatenate e senza tanti complimenti su Flavio Zanonato e compagni.
 «Qui sento un’aria buona. Meglio di così non si poteva partire. Marco è il candidato giusto per vincere. Sono sicuro che farà bene» scandisce Galan. Un sorriso, una stretta di mano, una foto. E poi, da padovano più che da leader del PdL, Galan fa capire cosa aspetta Zanonato fino al giorno del voto: «Il sindaco uscente è solo un funzionario di partito, a capo di un’Amministrazione modesta. Nonostante tutti gli sforzi dell’ufficio stampa di Zanonato e le sue continue comparsate televisive, la realtà è che l’ultimo progetto buono è la porta di Padova Est».
 Presidente, non le pare un po’ eccessivo?
 Cos’ha fatto Zanonato? L’ordinanza anti-lucciole è fumo negli occhi. In via Anelli è stato solo capace di rifare quel che a Berlino i suoi compagni avevano fatto alzando il muro. Si agita, scalpita, proclama. Dategli del bromuro, per carità.
 Addirittura?
 Zanonato è quello che si permette di scrivere che ha recuperato i 6 milioni di euro investiti dal Comune in Lehman Bros. Cosa dici, cretino? Chiedi scusa ai padovani: erano soldi loro. Non pago sbandiera la class action. La dovranno fare i cittadini di Padova contro la sua Amministrazione, se mai, la class action.
 Presidente, quali sono i maggiori problemi da affrontare a Padova?
 Prima di tutto la sicurezza, ovviamente. E’ arrivata a livelli bassissimi. Ma occorre soprattutto intervenire sulla qualità delle offerte per una città che, fra l’altro, gode dell’attrattiva turistica. Ebbene, cos’è stato fatto? Posso concedere a Zanonato, quello degli anni ’90, il merito di aver recuperato davvero bene il Teatro Verdi.
 Di questi cinque anni non salva nulla?
 Le aiuole, ecco. Sì, l’assessore alla propaganda Ivo Rossi sta cominciando ad imparare ad utilizzare i bulbi.
 Presidente, come le sembra la sua città?
 Sinceramente? Il regno del grigiore. Sembra una città della Jugoslavia.
 Ma Zanonato si è speso anche tanto nella «concertazione istituzionale» con Università, Provincia e Camera di commercio.
 Sì, è vero. Per spartirsi le nomine (E ridono anche gli occhi, di gusto).
 Povero sindaco.
 Me lo ricordo bene, arrogante e sprezzante, negare il referendum sul tram dieci anni fa. Oggi non sa nemmeno prendersi la responsabilità di costruire un palazzo, prigioniero del referendum sulle Torri Gregotti.
 Ogni volta che vi incontrate faccia a faccia sono scintille.
 Per una mia critica alla Cgil, si è scatenato in modo inquietante. Sono rimasto annichilito. Era da visita immediata. Per fortuna, intervenne l’assessore alla propaganda. Poi alla conferenza di monsignor Fischella, pretendeva di intervenire solo dopo di me. Aveva una paura matta che potessi mettere in risalto tutta la sua modestia.
 Però Zanonato brilla sempre su Facebook.
 Bravo. Un leghista è stato cancellato per uso improprio. E Zanonato allora? Perché non fanno fuori anche lui?
 E’ la missione di Marco Marin, giusto?
 Lo invidio tanto. E’ bello, giovane, piace alle donne. Ed è il nostro campione.

(08 maggio 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: ... Lega, Pd e Ps sotto un unico simbolo
Post di: Admin su Maggio 14, 2009, 04:30:58
Hanno deciso di mettersi insieme per tentare la conquista del Municipio

Il candidato sindaco: "La mia è una lista civica, l'ideologia la lasciamo da parte"

Recoaro Terme, la lista dello scandalo Lega, Pd e Ps sotto un unico simbolo

Insorge Rifondazione: "Come si fa ad allearsi con chi in sede nazionale vuole trasformare l'Italia nell'Alabama degli anni Cinquanta?"

di ENRICO BONERANDI

 

RECOARO - Dopo dieci anni di opposizione alla lista civica rocciosa e inespugnabile del sindaco Franco Viero (ex socialista, ora vicino al centrodestra), hanno deciso di mettersi insieme per tentare la conquista del Municipio. Lega, Pd e socialisti sotto un unico simbolo: il Carroccio di Alberto da Giussano col ramoscello d'ulivo. E c'è mancato poco che a loro si unisse anche Rifondazione Comunista, magari con una piccola falce e martello.

Succede a Recoaro Terme, paesino delle montagne sopra Vicenza di 6mila abitanti, noto per le sue terme e il marchio di bibite. Dopo qualche tentennamento, Rifondazione è ora scesa sul piede di guerra, e il suo quotidiano Liberazione martedì al "caso Recoaro" ci ha dedicato la copertina: "Razzismo a liste unificate".

Dice Giuliano Ezelini, che di Prc è il coordinatore: "Non si può rinunciare alle proprie idee pur di conquistare il Comune. Come si fa ad allearsi con chi in sede nazionale lancia parole d'ordine per trasformare l'Italia nell'Alabama degli anni Cinquanta?".

Qualche maldipancia nel Pd e nella Lega c'è stato, ma la convergenza sul nome del candidato sindaco Franco Perlotto, noto alpinista ed esperto di sviluppo sostenibile, ha convinto i due partiti al via libera. "La mia è una lista civica, non un'alleanza politica tra partiti - precisa Perlotto - l'ideologia la lasciamo da parte e ci concentriamo su quello che nel paese c'è da fare, che è molto, prima che la crisi ci travolga".

Damiano Piccoli, del Pd, è d'accordo: "Ogni anno cento recoaresi se ne vanno di qui. Viviamo sul turismo, ma la gestione delle terme è pessima, gli alberghi chiudono. Il marchio Recoaro è umiliato dalla San Pellegrino, che l'ha assorbito. E c'è un progetto per spostare a Vicenza l'Istituto Artusi, una nostra gloria". E allora? "Facendo opposizione si sono anche elaborati progetti che vogliamo portare avanti". Franco Vesco, del Carroccio: "Convergenza e basta. I vertici della Lega, una volta che gliel'abbiamo spiegato bene, non hanno avuto obiezioni".

E così il 6 e 7 giugno a Recoaro ci saranno tre liste. Una civica di centro-destra, una civica di sinistra-centro-destra e una civica di centrosinistra- sinistra, promossa da Rifondazione e un pezzo di Pd. "Ma guarda che casino solo per andare contro di me", è il commento del sindaco uscente.

(13 maggio 2009)
da repubblica.it


Titolo: Cassa integrazione: record negativo in Veneto
Post di: Admin su Maggio 14, 2009, 04:40:13
IL PESO DELLA CRISI MONDIALE

Cassa integrazione: record negativo in Veneto


Cristina Contento

L’economia provinciale in soli quattro mesi ha consumato 2,9 milioni di ore  BELLUNO. Quasi tre milioni di ore di cassa integrazione in quattro mesi: dati sconcertanti quelli forniti dalla Cisl regionale per la provincia. E record anche di licenziati. Con questi numeri la provincia si colloca al primo posto in Veneto: un primato negativo che fa capire come la crisi venga subita con tutto il suo peso. Record di cassa che investe tutti i settori, in questo periodo si aggiunge anche quello delle costruzioni: dopo la stagionalità, i cantieri stentano ad aprirsi. Il ricorso della Cig (ordinaria, straordinaria e speciale edilizia) in Veneto ha raggiunto numeri record. Con oltre 5 milioni e mezzo di ore autorizzate il mese di aprile batte alla grande tutti mesi dal 2000 ad oggi. E alla fine del tunnel bisognerà capire quanti colossi sono in crisi per conto loro.
Bisognerà capire, cioè, quanto colossi come Acc, Ceramica Dolomite e Safilo hanno chiesto Cig perchè effettivamente soffrono la congiuntura mondiale oppure hanno problemi strutturali, come molti del settore ritengono.
 Primo Torresin, segretario della Cisl provinciale, davanti a questi dati chiede una cosa: «Ribadisco che qualcuno dovrebbe costringere il ministero, e di conseguenza le Inps territoriali, a consegnare i dati delle ore effettive di cassa integrazione: altrimenti continuiamo nella polemica di chi dice che la Cig è al 5% o al 50%. L’Inps, che è un ente di emanazione del mondo del lavoro, dovrebbe consegnare i dati precisi delle ore: può essere che sia complicato il calcolo, ma qui abbiamo 2,9 milioni di ore consumate di Cig».
Ma Torresin punta anche su un altro aspetto: «All’interno di queste ore di Cig, quali sono quelle causate dalla crisi economica? E quali quelle effettuate per una crisi legata a quella strutturale delle aziende stesse? La preoccupazione c’è ed è grande per chi è in cassa, ma sapere che al termine della crisi si riprende è una cosa, altro è invece sapere che la propria azienda non lo farà. Io sono convinto che in provincia di Belluno la cassa è altissima, ma è qualcosa di diverso preoccuparsi per la Cig che deriva dalla crisi economica mondiale o da quella strutturale. E bisogna saperlo, perchè vanno studiate le strategie».
Fra quattro o cinque mesi ci si renderà conto che ci saranno colossi industriali che saranno in crisi strutturale conclamata: Ceramica Dolomite, ma anche Acc e Safilo e altri possono aver fatto ricorso alla Cig per altri motivi, non solo per crisi mondiale.
Terzo: aiuti e contributi a chi perde il posto di lavoro. Anche su questo Torresin pone l’accento: «I sostegni vanno avanti sui tavoli istituzionali, per gli accordi che abbiamo stabilito. Il fondo sta per essere completato, si stanno sentendo le associazioni e la cosa sta per essere conclusa in modo definitivo. Tra pochi giorni ci sarà la possibilità di accedere a questi fondi».
Ma il concetto fondamentale per Torresin resta uno: «I dati sono altissimi: preoccupano moltissimo le aziende che con la crisi non c’entrano: aziende che vedono il futuro aziendale da altre parti. E da tempo sostengo che bisogna che le aziende pensino a ristrutturarsi: il fatto che in provincia abbiamo un manifatturiero elevato, farà sì che la ripresa tornerà con un livello di industrializzazione lasciato nel 2008: oggi, però, guai a noi se pensassimo che per colpa della crisi nessuno deve sentirsi in obbligo di investire in termini di innovazione e tecnologie. Quando arriverà il treno della ripresa, solo chi avrà puntato sull’innovazione andrà avanti, le altre ditte saranno disarmate».
Una crisi che investe tutti i settori e che lascia un record anche di licenziamenti, proprio in provincia.
Tutti i settori sono stati colpiti, anche le costruzioni: finora qui la Cig era legata alla stagionalità. Ora che si apre la stagione «aggiungiamo la difficoltà di un settore che era rimasto da parte in questi mesi. Rivendico alla Cisl questa pressione per orientare tutti a non fermarsi solo all’elencazione dei problemi e al commento puro dei dati che ci vengono trasmessi: bisogna ipotizzare scenari futuri, pretendere che anche le associazioni di categoria non si limitino a gestire l’attuale, ma abbiano strategie per il futuro». Intanto il 22 maggio Cisl e artigiani incontreranno i candidati alla Provincia.

(13 maggio 2009)
da espresso.repubblica.it


Titolo: Senza acqua non c'è vita (che ipocrisie prima sottraggono poi... ndam)
Post di: Admin su Agosto 20, 2009, 05:29:53

Senza acqua non c'è vita

giovedì 6 agosto 2009,



L'Assessore alle Risorse Idriche della Provincia di Vicenza, Paolo Pellizzari, lancia una campagna per il risparmio idrico. Negli ultimi 30-40 anni, a seguito di un utilizzo non sempre corretto della risorsa idrica e di una gestione del territorio poco attenta ai naturali e delicati equilibri che regolano la ricarica delle falde vicentine, il nostro sistema idrologico si sta sbilanciando. E i disagi prodotti sono evidenti in molte occasioni.  FALDE Le falde hanno cominciato a mostrare situazioni di criticità sempre più frequenti, quali il marcato abbassamento dei livelli delle falde e il prosciugamento di molte risorgive. Gli effetti del progressivo abbassamento della falda sono gravi e documentati: sensibile depressurizzazione delle falde artesiane della media pianura; forte riduzione di risorse idriche per l'irrigazione e a fini potabili e civili; la compromissione del sistema delle risorgive con la scomparsa di molti fontanili; la drastica diminuzione della portata totale dei fiumi e conseguente riduzione dell'habitat di specie vegetali e animali; senza contare la perdita del valore culturale e ricreativo del territorio. Un esempio per tutti: misure effettuate sul pozzo numero 27 di Caldogno dimostrano che il livello della falda è diminuito di 1,30 m in 37 anni, pari a 3,8 cm all'anno.CAUSE La cause di tali fenomeni si possono identificare in: minori afflussi e maggiori prelievi. Il sistema idrologico sotterraneo è infatti caratterizzato da afflussi in entrata (nella zona di ricarica) e deflussi in uscita. I principali deflussi, in uscita dal sistema, sono: le portate che defluiscono naturalmente dalle risorgive e i prelievi artificiali ad uso: acquedottistico (100 milioni di mq/anno), irriguo (7 milioni di mq/anno), industriale (42 milioni di mq/anno), privato (ca. 30 milioni di mq/anno). Ovviamente il sistema si mantiene in equilibrio quando afflussi e deflussi assumono dimensioni simili. Il bilancio idrologico del Bacino del Bacchiglione, dagli anni '80, mostra uno squilibrio tra gli afflussi (che sono diminuiti di 1,8 m3/s) e i deflussi (aumentati di 0,4 m3/s). Ne consegue che il bilancio è negativo e si attesta sui - 2,2 m3/s, che corrispondono ad una perdita di risorsa idrica, in una ventina d'anni, di circa 70 milioni di m3. Le cause della diminuzione degli afflussi si possono individuare in: - Diminuzione delle precipitazioni (10-15% in 70 anni) - Aumento delle superfici impermeabilizzate (superfici permeabili diminuite del 25-30% in 100 anni) - Trasformazione dei sistemi irrigui da scorrimento a pioggia Le cause dell'aumento dei deflussi è invece sostanzialmente attribuibile all' aumento dei consumi ad uso idropotabile (+ 400% in 40 anni).POPOLAZIONE Negli ultimi 20 anni la popolazione della provincia di Vicenza è aumentata del 10% circa e conseguentemente si è registrato un significativo aumento dei prelievi idrici per uso acquedottistico, aumento che è però risultato superiore al tasso di crescita della popolazione. La grande facilità di reperimento di acqua nel sottosuolo ha infatti favorito lo sfruttamento ad uso privato delle acque sotterranee. In una decina di comuni a nord di Vicenza, compreso il capoluogo, sono stati censiti oltre 8.000 pozzi, di cui circa 2.500 ad efflusso libero, con acqua "a perdere".ACQUEDOTTO Il quantitativo di acqua estratto corrisponde a quello di un "acquedotto occulto" per una città di oltre 150 mila abitanti (30 milioni di mc/anno). Da questa sintetica esposizione appare evidente che il sistema idrologico vicentino non è più in equilibrio ed è necessario intraprendere al più presto degli interventi per invertire questa pericolosa tendenza, eliminando gli sprechi e avviando iniziative di ricarica della falda. La Provincia in questo senso ha già iniziato un'opera di informazione e sensibilizzazione, ma la sensazione è che servano interventi strutturali con la partecipazione di tutti gli enti preposti.  Mai come in questo caso è quindi necessaria una stretta e convinta collaborazione tra una corretta politica amministrativa e più virtuose abitudini personali.

da www.provincia.vicenza.it


Titolo: Tosi attacca l'inciucio: «Non siamo barbari, cambieremo il Veneto» (in peggio?).
Post di: Admin su Agosto 22, 2009, 11:26:42
Uomini e partiti

Tosi attacca l'inciucio: «Non siamo barbari, cambieremo il Veneto»

Il sindaco di Verona smonta il progetto Costa. «Certo, un presidente leghista spingerà sull’autonomia molto più di uno del Pdl»

Galan: «C’è anche un Pd che mi piace»
Fassino: «La Lega? Non è leale. Galan autonomo, con lui si può dialogare»

PADOVA — Lui sarebbe uno di quelli che, secondo l’incendia­rio della politica veneta Paolo Costa (Pd), se mai si insediasse da governatore a palazzo Balbi realizzerebbe la secessione di fat­to del Veneto dal resto d’Italia. Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona e papabile per il salto al­la guida della Regione nel 2010, un po’ se la ride - «I veneti san­no che possono stare tranquilli, non siamo i barbari alle porte di Venezia» - e un po’ riconosce al professore veneziano di avere af­fermato una verità di fondo. Questa verità: «Secondo me, Co­sta trae spunto da una situazio­ne che potrebbe effettivamente verificarsi. Non ho dubbi, infatti - sottolinea Tosi - che la spinta propulsiva impressa alla Regio­ne da un governatore leghista sa­rebbe molto superiore a quella di un governatore del Pdl. Mi spiego con un esempio concre­to: ora che si dovranno definire, con i decreti attuativi, i contenu­ti pratici del federalismo fiscale, il ruolo delle Regioni sarà fonda­mentale. E sono sicuro - calca Tosi - che una Regione come il Veneto, guidata da un leghista, spingerebbe fortissimo sull’acce­leratore».

Questo, in qualche modo, spa­venta. E spinge a studiare formu­le politiche alternative - un’alle­anza sperimentale tra Pd, Pdl e Udc, nel progetto di Costa - per arginare l’avanzata del Carroc­cio. «Può darsi che spaventi i conservatori come Costa», ta­glia corto il sindaco di Verona. Che non rinuncia a piazzare una stoccata velenosa: «Per uno co­me l’ex sindaco di Venezia, già abituato a inciuciare con il Pdl ( il riferimento è alla nomina di Costa alla presidenza del porto di Venezia, ndr), è evidente che un governatore leghista distur­ba. Con la Lega, infatti, inciucia­re è difficile». Quanto al merito dell’eresia politica propugnata da Costa, Tosi è tagliente: «Quel­la è una barzelletta, non una nuova alleanza. Primo, perché a livello nazionale non lo permet­terebbero mai. E secondo, per­ché sarebbero gli stessi elettori del centrodestra a rivoltarsi con­tro». Però il «piromane» Costa fa anche un’altra affermazione: la Lega porta avanti una politica lo­calistica e protezionistica, inade­guata a traghettare il Veneto e l’Italia fuori dalla crisi economi­ca globale. «Ma davvero? - repli­ca Tosi - Questa è proprio para­dossale: se c’è una forza politica che sta cambiando il Paese è pro­prio la Lega. Se fosse stato per Costa e quelli come lui, sarem­mo ancora in piena Prima Re­pubblica». È un po’ il bello di essere le­ghisti: tanti nemici, tanto onore. Lo dice anche il condottiero del Carroccio veneto, Gian Paolo Gobbo: «Solo in Veneto assistia­mo a questa prospettiva di stra­na alleanza Pd–Pdl–Udc, ma è perché hanno paura del cambia­mento. Abbiamo sempre fatto politica - continua Gobbo - ­avendo qualcuno contro, non è certo la prima volta. Anzi, un’al­leanza Pd-Pdl-Udc per noi sareb­be un onore: siamo sempre di­sposti a correre da soli». Come dire: se ci sfidate, non ci tirere­mo indietro.

Con antica saggezza, dal fron­te di centrosinistra Paolo Giaret­ta, segretario regionale uscente del Pd, mette in chiaro un paio di cosette, nel caso fossero sfug­gite alla platea. «É indubbio - ri­conosce Giaretta - che Paolo Co­sta pone un problema vero: co­me aiutare il Veneto ad affronta­re il cambiamento epocale che la crisi in atto porterà con sé. Questa è la questione cruciale: i nuovi scenari potranno essere governati in modo adeguato con le politiche separatiste, pro­tezioniste, localistiche e illibera­li della Lega Nord? Noi crediamo di no». Detto questo, il senatore padovano segnala la presenza di due macigni (la definizione è sua) sulla strada indicata da Co­sta. Il primo: «Che il Pd possa contribuire a far raggiungere il traguardo del ventennio al grup­po di potere allestito da Galan, distintosi per un considerevole attivismo affaristico, mi sembra un po’ improbabile e non sareb­be compreso dai nostri eletto­ri». Il secondo macigno, se possi­bile ancor più grosso: «Davvero si pensa possibile una rottura politica tra Pdl e Lega in una grande regione del Nord? Ne an­drebbe della tenuta del governo nazionale. Resta - avverte Giaret­ta - un’ipotesi di scuola: Galan che esce dal Pdl e fonda un movi­mento civico veneto. Interessan­te, ma Galan non è Pujol e il Ve­neto non è la Catalogna. Oppu­re: Galan ce la fa a rimanere in sella e la Lega si accontenta del Piemonte: improbabile, e in ogni caso che c’entra il Pd?». Il Pd può entrarci, secondo Giaretta, soltanto se una parte di maggioranza regionale (settori del Pdl e Udc) dovesse strappare con la Lega e decidersi ad aprire un percorso innovativo per il Ve­neto: «Allora, se la strada sarà limpida e netta, il Pd farà la sua parte».

Alessandro Zuin
20 agosto 2009(ultima modifica: 21 agosto 2009)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

da corrieredelveneto.corriere.it


Titolo: Filippin, Causin e Casson: tre nomi per il Pd
Post di: Admin su Settembre 08, 2009, 06:57:34
Politica

Filippin, Causin e Casson: tre nomi per il Pd

Venezia, depositate le candidature per la segreteria regionale del partito.

Primarie il 25 ottobre


VENEZIA - Sono tre le candidature alla segreteria regionale del Partito Democratico del Veneto presentate entro il termine delle ore 20 di venerdì sera. Sono quella di Rosanna Filippin, 47 anni, assessore all’Urbanistica di Bassano del Grappa (Vicenza) e coordinatrice del Pd vicentino, per l’area di Pier Luigi Bersani; quella di Andrea Causin, 36 anni, consigliere regionale, per la mozione di Dario Franceschini; e quella di Felice Casson, 56 anni, senatore, per la mozione di Ignazio Marino.

L'iter I candidati saranno sottoposti al doppio voto, prima degli iscritti al partito nelle assemblee di circolo che si terranno dall'1 al 30 settembre e quindi il 25 ottobre nelle primarie aperte a tutti gli elettori del PD. Il candidato che alle primarie avrà raccolto il 50 per cento più 1 dei voti sarà acclamato segretario regionale. Se nessuno dei avrà raggiunto la maggioranza assoluta, saranno i componenti della nuova assemblea regionale a scegliere tra i due più votati.

Il curriculum Filippin è nata l’8 febbraio del 1962 a Bassano del Grappa, dove tuttora risiede e lavora. Laureata in giurisprudenza, dal 1992 svolge la professione di avvocato, da un paio d’anni con uno studio in proprio. Formatasi nell’associazionismo cattolico, è stata presidente della Azione Cattolica. Nel 1995 è stata eletta consigliere comunale a Bassano del Grappa per il Partito Popolare di cui è stata anche capogruppo in Consiglio. Dal 1999 al 2001 ha svolto l’incarico di segretario del collegio di Bassano e ha partecipato alla costruzione del movimento «Insieme per il Veneto». Dal 2007 è coordinatrice provinciale del PD vicentino. A maggio 2009 è stata nominata assessore all’Urbanistica del Comune di Bassano.
Causin è nato il 13 settembre del 1972, è sposato con Claudia e papà di Giovanni, 3 anni. Vive con la famiglia a Martellago (Venezia). Eletto consigliere regionale nel 2005, segue in particolare i temi legati al welfare, alle politiche del lavoro e alle attività produttive. Nel novembre 2007 è stato chiamato da Walter Veltroni a far parte dell’Esecutivo nazionale del Partito Democratico. Dal 1999 al 2002 è stato segretario nazionale dei Giovani delle ACLI, facendo così parte anche della Presidenza nazionale dell’associazione, che conta oltre 900.000 iscritti in tutta Italia. Dal 2003 è stato presidente delle ACLI provinciali di Venezia, carica che ha dovuto lasciare nel con l’elezione a Consigliere Regionale. Nell’ambito professionale, dal ’94 al ’99 è stato responsabile commerciale di una società operante nel settore dell’intermediazione finanziaria del leasing strumentale alle imprese e dal 2002 al 2006 amministratore delegato di due società municipalizzate operanti nel settore dell’energia e dell’ambiente. È attivo nella cooperazione internazionale.
Casson è nato a Chioggia (Venezia) il 5 agosto 1953. Si è laureato in giurisprudenza all’Università di Padova. Ha lasciato la magistratura nel marzo del 2005. Alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto Senatore, come indipendente, tra le fila dei Democratici di Sinistra. Attualmente è senatore della Repubblica nel gruppo del Partito Democratico.


31 luglio 2009
da corriereveneto.corriere.it


Titolo: E Cacciari: frattura seria «Nel Veneto teniamoci Galan»
Post di: Admin su Settembre 14, 2009, 11:55:23
E Cacciari: frattura seria «Nel Veneto teniamoci Galan»

la trincea dei «resistenti» pdl

Lettera di 250 amministratori azzurri al governatore.

Tosi: la Lega può correre da sola

DAL NOSTRO INVIATO


VENEZIA — In laguna si scommette: l’atteso faccia a faccia tra il premier e il governatore sarà proprio oggi. Silvio Ber­lusconi e Giancarlo Galan, in effetti, han­no parecchio di cui parlare. Circa 250 esponenti del Pdl, tra cui oltre 80 sindaci, hanno infatti scritto una lettera al presi­dente della Regione per dire che loro non hanno alcuna intenzione di «consegnarsi agli intrighi e agli interessi di superiori autorità che poco o nulla hanno a che ve­dere con il presente e il futuro della no­stra terra». Musica per le orecchie del go­vernatore. Anzi, una vera e propria chiamata alle armi, con l’invito a non farsi da parte per accondiscendere alla richiesta leghista di designare il prossimo candidato presiden­te: i firmatari parlano di «impossibilità a comprendere la convenienza per il Vene­to nell’accettare cambiamenti così radica­li nella guida della Regione, che a noi e a molti altri assieme a noi, apparirebbero imposizioni del tutto estranee ai principi di moderazione ed equilibrio cui si ispira­no i nostri ideali di cultura politica».

Il Carroccio non resta a guardare. An­zi. Il sindaco di Verona Flavio Tosi sostie­ne che «ormai è scontato. Il Veneto spet­ta alla Lega. Nei colloqui riservati tra noi e il Pdl non è mai stato messo in discus­sione ». E arriva a dire: «Magari corressi­mo da soli, sarebbe la soluzione miglio­re ». Dunque, «Galan può parlare quanto gli pare, ma alla fine dovrà rimettersi alle decisioni di Bossi e Berlusconi». Gli ha ri­sposto il finora silenzioso coordinatore pdl Alberto Giorgetti. A Tosi dice che «questi sono toni da tifoseria, mentre è importante che i toni restino bassi e re­sponsabili ». Comunque, «noi pensiamo che l’alleanza con la Lega resti un valore, ma se qualcuno non la pensa così siamo pronti a correre da soli». Insomma, i toni si fanno incandescen­ti. Certo, lo scenario di un «laboratorio Veneto» con un’alleanza tra Pdl, Udc e magari i centristi del Pd resta del tutto ipotetico. Però, l’ex sindaco di Venezia Pa­olo Costa, tra i primi a proporre per la Re­gione Serenissima un’alleanza alternati­va alla Lega, non si tira indietro. «La Lega — esordisce — dice di essere il motore della coalizione. Si autorappresentano co­me il partito qualificante della coalizio­ne. E poi che cosa dicono? Dialetti, inni, e quant’altro». Insomma: «Non è certo quel che è necessario a questa Regione e questo paese. E in un momento difficile come questo, un governo prigioniero di queste istanze non aiuterebbe nessuno». Conclude Costa: «Il Veneto li ha seguiti nei momenti di rabbia, ma il fondo del Veneto non può essere questo».

Ma ieri è tornato sull’argomento an­che il sindaco di Venezia Massimo Caccia­ri. Per dire che la frattura nel Pdl «è una cosa seria, al di là dei giochi di puro pote­re ».
Ma avvertendo: «Guai se il Pd inse­gue semplicemente le contraddizioni e le lacerazioni del centrodestra. Deve dire la sua, proporre la sua strategia e il suo pro­gramma.
È chiaro che sarà su quel pro­gramma che gli altri dovranno misurar­si ». Insomma, la partita resta aperta. Né oggi farà passi avanti decisivi: secondo fonti leghiste, la prevista cena di Arcore tra Berlusconi e Bossi questa sera non ci sarà.

Marco Cremonesi
14 settembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA
da corriere.it


Titolo: Conciari: prima inquinatori, poi evasori (vedi il commento su cui riflettere).
Post di: Admin su Ottobre 09, 2009, 12:06:58
Vicenza. La maxi-evasione dei conciatori 21 in carcere, un miliardo in fumo

178 persone denunciate, 128 imprese del distretto di Arzignano coinvolte nell'inchiesta della Guardia di finanza

 
                       
 
 VICENZA (9 ottobre) - Sono 128 le imprese del settore della concia coinvolte in un giro di evasione fiscale internazionale che ha portato in carcere 21 imprenditori della concia di Arzignano con l'accusa di associazione a delinquere, grazie ad un indagine della Guardia di Finanza di Vicenza. Le persone denunciate sono 178; oltre 1 miliardo di euro l'imponibile sottratto all'Erario, con un'evasione, solo ai fini iva, pari a circa 245 milioni di euro.

Le Fiamme gialle hanno accertato inoltre movimenti di denaro contante verso società fiduciarie di San Marino per oltre 17,3 milioni di euro con il coinvolgimento di società fittizie costituite all'estero.

da ilgazzettino.it



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COMMENTI     

 
legittima difesa

I teoremi o tesi costruite dalla guardia di finanza per depredare risorse alle ditte e cittadini veneti, vedi Pordenone, Padova, Vicenza, sono elementi che mostrano la vera faccia dello Stato Italiano del colonizatore delle terre Venete.
Di sicuro quella cifra dichiarata come evasione dalla guardia di finanza è già stata spesa per tenere in piedi le aziende per pagare gli operai e ridurre i prezi per essere concorenziali nei mercati globali.
Come può un'azienda essere concorenziale col 70% di prelievo fiscale quando la media delle tasazioni nel mondo è del 20%?
Lo stato repressivo militare adottato dalla guardia di finanza sta ucidendo la gallina dalle uova d'oro, prevedo fra pochi mesi che anche i finanzieri non avranno più la loro busta paga di fine mese, grazie al loro zelo!!!!!!!!!!!!! 

commento inviato il 09-10-2009 alle 09:48  da l. f. (sul gazzettino.it la firma per esteso).
 


 da ilgazzettino.it


Titolo: Padova. Nonnetti "capitani d'industria" paravento per un'evasione da 1 miliardo
Post di: Admin su Ottobre 09, 2009, 12:08:41
Padova.

Nonnetti “capitani d'industria” paravento per un'evasione da 1 miliardo

Società fasulle italiane e straniere per sottarrarre un vero tesoro allo Stato: undici arresti e 37 denunce

 
                       
 
 PADOVA (8 ottobre) - Undici arresti e trentasette denunce della Guardia di Finanza a Padova che ha scoperto evasione per 1 miliardo di euro. È questo il bilancio delle Fiamme Gialle del Veneto nei confronti di professionisti dell'evasione
che, attraverso un “carosello” di società fasulle italiane e straniere gestite da “nonnetti” improvvisati capitani di industria, hanno sottratto allo Stato un vero e proprio tesoro.

Quarantotto sono in tutto i denunciati dai militari di Padova e Venezia nel corso di indagini coordinate dall'Autorità giudiziaria di Padova che ha fatto eseguire 11 ordinanze di custodia cautelare. L'associazione a delinquere - spiega la Gdf - era costituita da imprenditori veneti e lombardi, da faccendieri napoletani e da cittadini stranieri, una vera e propria holding di “carta” del crimine transnazionale che ha portato gli 007 delle Fiamme Gialle ad indagare in tutta Europa, dalla Germania alla Grecia, dall'Inghilterra all'Austria.

«Attraverso una serie infinita di società gestite solo apparentemente da anziani, extracomunitari e nullatenenti, questi professionisti e menti raffinate della frode fiscale hanno occultato redditi, dichiarato costi inesistenti ed incassato l'Iva, complessivamente, per oltre un miliardo di euro» riferisce ancora la Guardia di Finanza che ha scoperto la creazione di «veri e propri “castelli” di società con sede operativa in stanze deserte dotate solo di un fax, di una scrivania e di una sedia per un'unica impiegata, solitamente estranea alla frode, che si trovava a gestire l'emissione di fatture dagli importi incredibili che arrivavano addirittura a 4 milioni di euro l'una».

«Cartaccia», la definisce la Gdf, che avrebbe dovuto giustificare trasporti effettuati da camion “fantasma” carichi di telefoni cellulari che partivano da Padova, giravano mezza Europa con merce inesistente, per poi comparire, dopo al massimo due giorni, nuovamente a Padova.
Il guadagno consisteva nell'evasione dell'Iva e nella sottrazione di importanti fette di mercato con l'offerta dello stesso prodotto ad un prezzo altamente concorrenziale.

La metodologia fraudolenta utilizzata si basava sulla costituzione “galassie” di imprese fantasma, le cosiddette “cartiere” che, dopo brevi periodi di attività, un paio d'anni al massimo, venivano messe in liquidazione o trasferite all'estero e lasciate quindi morire senza assolvere ad alcun debito con il Fisco. Nell'associazione a delinquere smantellata dalle Fiamme Gialle vi sono anche pregiudicati napoletani, alcuni dei quali già noti alla giustizia per reati di pirateria audiovisiva e bagarinaggio.

Tra gli articoli commercializzati, oltre ai telefoni cellulari, c'erano anche cd rom vergini destinati al mercato campano: da qui il sospetto degli inquirenti che tali prodotti finissero nel lucroso mercato clandestino della pirateria audiovisiva. Nel corso dell'intera operazione, spiega ancora la Gdf, oltre alle intercettazioni telefoniche, agli accertamenti bancari e alle perquisizioni, sono state svolte indagini in tutta Europa con la collaborazione delle polizie e delle amministrazioni finanziarie di Austria, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Grecia ed Ungheria.

Indagine lunga quattro anni. «Abbiamo lavorato con una squadra ad hoc per quattro anni - ha sottolineato il capitano Samuel Bolis del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza - utilizzando intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltreai consueti metodi di indagine documentale».
 
da ilgazzettino.it


Titolo: La maxi-evasione dei conciatori 21 in carcere, un miliardo in fumo
Post di: Admin su Ottobre 11, 2009, 10:17:44
Vicenza.

La maxi-evasione dei conciatori 21 in carcere, un miliardo in fumo

178 persone denunciate, quaranta imprese del distretto di Arzignano coinvolte nell'inchiesta della Guardia di finanza

 
                   
 VICENZA (9 ottobre) - Sono 128 le imprese del settore della concia coinvolte in un giro di evasione fiscale internazionale che ha portato in carcere 21 imprenditori della concia di Arzignano con l'accusa di associazione a delinquere, grazie ad un indagine della Guardia di Finanza di Vicenza. Le persone denunciate sono 178. Finora la Gdf ha accertato movimenti di denaro contante verso gli istituti di credito e società fiduciarie di San Marino per oltre 17,3 milioni di euro. Oltre 1 miliardo di euro l'imponibile sottratto all'erario, con un'evasione solo ai fini Iva di circa 245 milioni di euro.

Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale è stata smascherata dalla Guardia di Finanza di Vicenza in un'operazione che ha portato all'emissione di 13 ordinanze di custodia cautelare (9 delle quali già eseguite) nei riguardi di altrettanti imprenditori del conciario.

Sommate a precedenti 8 arresti, le ordinanze portano a 21 il numero degli imprenditori destinatari di provvedimenti restrittivi e a 178 numero complessivo degli indagati.

Sono 128 le società filtro e "cartiere" coinvolte in Veneto, Lombardia, Emilia, Marche, Umbria, Caserta, Lazio e 38 le perquisizioni eseguite.

Dall'inchiesta sono emersi con chiarezza i ruoli dei vari indagati: dal reclutamento dei prestanome alla contabilità delle false operazioni commerciali, ai rapporti con gli istituti di credito, alla documentazione extracontabile, ai viaggi all'estero per compilare documenti doganali fittizi. Le indagini delle Fiamme Gialle si sono focalizzate su una serie di srl nate per l'importazione di pelli gregge e semilavorate di provenienza extracomunitaria (sudamericana, australiana, neozelandese, russa ed ucraina) che godevano di particolari agevolazioni fiscali.

Merce rivenduta a quaranta aziende del vicentino. Le società non versavano i tributi doganali all'atto dell'importazione delle merci e le rivendevano ad una quarantina di imprese conciarie del vicentino, fatturando regolarmente, ma senza versare l'Iva dovuta. Tra le società estere che cedevano il pellame e le imprese italiane che lo compravano era stata creata una fitta serie di società filtro e "cartiere", intestate a prestanome con un vorticoso giro di denaro contante.

da ilgazzettino.it
 


Titolo: SANDRO CAPPELLETTO Il nostro muro di legno
Post di: Admin su Ottobre 22, 2009, 10:33:40
22/10/2009

Il nostro muro di legno
   
SANDRO CAPPELLETTO


Accadrà come col Muro di Berlino: per ricordo, ognuno vorrà portarne via un pezzo. Questa volta, però, sarà di legno. Dopo seicento anni, spariscono dalla Laguna le 6170 bricole e le 90 mila paline in tronchi di robinia, conficcati a forza di colpi di maglio sul fondo melmoso dei canali. Verranno sostituite da pali di «plastica eterogenea proveniente da riciclaggio di materiale plastico generato dalla raccolta di rifiuti». Meno costosa la messa in opera, molto più lunga la sopravvivenza nelle acque salmastre invase da alghe e parassiti, che in pochi anni sbriciolano anche quel legno resistentissimo.

Il Comune ha deciso: la sostituzione comincerà dal Tronchetto, il grande piazzale-garage che divide e unisce Venezia dalla terraferma, dove macchine, treni, autobus sono costretti a fermarsi. Per i veneziani, bricole (tre grossi pali uniti tra loro da una catena di ferro) e paline (un palo solitario) sono il più sicuro navigatore satellitare lungo i rii, le secche, i sensi di marcia della grande Laguna, oggi impazzita di traffico acqueo come un'autostrada d'agosto. Se la nebbia ti inghiotte e non vedi più nulla, se il fanale di prua della barca si fulmina, se di notte ti perdi, puoi comunque sentirti tranquillo: ti ormeggi lì e prima o poi qualcuno passerà ad aiutarti. Meno alberi tagliati, risparmio economico e ambientale: come dar torto alla decisione della Giunta. Mentre Cacciari già si prepara a fronteggiare le obiezioni dei nostalgici della tradizione («dopo verranno anche remi e gondole di plastica!») e le interpellanze di chi vuole vederci chiaro in un affare da cinquanta milioni di euro?

In una città che per mantenere il proprio fragile splendore ha bisogno di quattrini più ancora che dell'ossigeno, sarà utile un passo ulteriore: mettere all'asta tra gli sponsor le nuove bricole, a prezzi naturalmente differenziati. Quelle in Bacino San Marco, dove transitano ogni anno venti milioni di turisti, varranno di più dei pali di San Francesco del Deserto, sperduta isoletta abitata da quattro monaci. E i vecchi tronchi corrosi? Trionferanno come arte povera all'ingresso del Padiglione Italia della prossima Biennale e nei saloni dei palazzi affacciati sul Canal Grande, tra un Canaletto e un Vedova.

da lastampa.it


Titolo: Vicenza. Scoperto traffico illegale di cacciagione e uccelli da richiamo
Post di: Admin su Novembre 08, 2009, 02:55:14
Vicenza.

Scoperto traffico illegale di cacciagione e uccelli da richiamo

Migliaia di volatili erano conservati in celle frigorifere pronti per essere venduti.

Si indaga sulla destinazione

 
                   
 VICENZA (6 novembre) - Un sequestro di cacciagione e di uccelli vivi da richiamo è stato effettuato dalla polizia provinciale di Vicenza.

Si tratta di un'operazione compiuta sulla base di informazioni raccolte dagli agenti che indicavano nell'alto vicentino la presenza di un commercio illegale di volatili e di carni bianche.

La Polizia provinciale ha complessivamente sequestrato 3000 beccacce, 2000 allodole, 117 storni, 123 merli, 150 tordi bottacci e sosselli, 250 fringuelli, 33 peppole e 58 cesarie che erano conservate in celle frigorifere pronte per essere vendute. Si tratta in parte di specie che possono essere cacciate ma che non possono essere commerciate.

Tra gli animali scoperto anche 139 fra pettirossi, cince fringuelli, lui, fenelli strillacci e passere scopaiole da usare come richiami.
Uccelli peraltro sottoposti a sevizie.

Ulteriori indagini sono in corso per stabilire la provenienza della cacciagione non abbattuta tutta in Veneto e la sua destinazione finale.

da ilgazzettino.it
 


Titolo: Venezia: evasione fiscale da 600 milioni per il Gruppo Pam, indagati i vertici
Post di: Admin su Novembre 11, 2009, 04:39:20
Ai responsabili dell'azienda contestata la frode fiscale

Venezia: evasione fiscale da 600 milioni per il Gruppo Pam, indagati i vertici

La nota società proprietaria di ipermercati secondo le Fiamme Gialle avrebbe evaso Iva per 120 milioni


VENEZIA - Un'evasione fiscale di circa 600 milioni di euro è stata accertata dalla Guardia di finanza di Venezia nei confronti del Gruppo Pam, la nota società proprietaria, tra l'altro, degli ipermercati Panorama.

Il vertice dell'azienda, secondo quanto si è appreso, è indagato per frode fiscale.

Alla società è stata inoltre contestata un'evasione dell'Iva per 120 milioni di euro. Sulla vicenda gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo.


11 novembre 2009
da corriere.it


Titolo: Truffe allo Stato, il rapporto Brunetta rivela che il Veneto è peggio di Napoli
Post di: Admin su Novembre 18, 2009, 10:21:22
Truffe allo Stato, il rapporto Brunetta rivela che il Veneto è peggio di Napoli
 
             

Che la Sicilia sia al primo posto per il numero di truffe ai danni dello Stato uno se lo può anche aspettare.

Ma che subito dopo ci sia il Veneto, ben davanti alla Campania, è davvero sorprendente.

Eppure, sono questi i dati del rapporto sulla trasparenza presentato ieri dal venezianissimo ministro Renato Brunetta.

da ilgazzettino.it



 


Titolo: Vicenza, libro sul Muro copiato dal web distribuito a scuola sponsor l'assessore
Post di: Admin su Novembre 22, 2009, 10:44:57
La pubblicazione sostenuta e finanziata dal responsabile regionale all'Istruzione

Le accuse dell'opposizione e lo stupore dei docenti.

La difesa: "Non parla di storia"

Vicenza, libro sul Muro copiato dal web distribuito a scuola, sponsor l'assessore

di CLAUDIO MALFITANO


VICENZA - Quattro clic di mouse e un po' di ideologia di destra: ecco com'è nato il libretto sul ventennale dalla caduta del muro di Berlino che la Provincia di Vicenza e l'assessore regionale all'Istruzione Elena Donazzan hanno fatto distribuire in tutte le scuole della provincia. E' l'accusa dell'esponente del Pd vicentino Matteo Quero.

Le contestazioni. Sotto accusa sono l'associazione Strade d'Europa, presieduta da Michele Bonanno, l'autore del libretto, il 22enne Andrea Guglielmi ed Elena Donazzan, l'assessore regionale che ha promosso e sostenuto (con 15 mila euro) tutta l'operazione. Accuse circostanziate e anche documentate: una buona parte del libro è stata copiata da diversi siti web. A partire ovviamente da Wikipedia, l'enciclopedia on line in cui tutti possono aggiungere e condividere informazioni. Ma non solo: il giudizio su un'Europa diventata dopo la seconda guerra mondiale il "protettorato condominiale di due potenze" è tratto pari pari dalla recensione di un libro di Sergio Romano scritta dal maggiore Rosario Castelli e pubblicata sul sito Carabinieri. it. E poi via via scopiazzando, ha spiegato il consigliere provinciale del Pd Matteo Quero: "Quel libro è un raffazzonato centone, un collage raccogliticcio da fonti eterogenee, compreso un sito turistico sulla Germania e gli interventi di un parlamentare del Pdl ai convegni di Azione Giovani. Il tutto condito con un corredo fotografico in cui le croci celtiche vengono presentate come simbolo di spiritualità irlandese".

I docenti. Il fatto che il libretto promosso dalla Regione fosse arrivato sui banchi di tutti i ragazzi vicentini non è andato giù agli insegnanti dell'Itis Rossi, che hanno scritto una lettera aperta alla Donazzan: "E' una silloge priva di organicità e soprattutto non accompagnata da alcun apparato critico. Anche la più modesta delle tesine dei nostri studenti non manca mai almeno di riferimenti bibliografici", spiegano i prof, segnalando malignamente anche un errore ortografico nella prefazione scritta dall'assessore. Una pubblicazione bocciata anche dai consiglieri regionali del Pd, che l'hanno bollata come "iniziativa da MinCulPop", ricordando la propaganda fascista.

La replica. "Non accetto lezioni di stile da un signore che è stato trovato ubriaco alla guida in una rotonda frequentata da prostitute. Direi che proprio non può parlare", è la reazione stizzita dell'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan, che poi accetta di entrare nel merito delle accuse: "L'associazione Strade d'Europa è stata l'unica a fare una proposta sul tema della caduta del muro di Berlino. Per questo ho deciso di patrocinarla e finanziarla - spiega -. Ma si tratta di un elaborato, non di un trattato. Scritto da giovani per i giovani. E tratta marginalmente di storia, si parla più dell'Europa di oggi". Nessuno scandalo nel copia e incolla? "E' una ricerca su testi: ovvio che dei giovani navighino su Internet - risponde l'assessore - e i professori dell'Itis Rossi si vergognino del loro livore politico.
(da Il Mattino di Padova)

© Riproduzione riservata (21 novembre 2009)
da repubblica.it


Titolo: Con la Puppato l'ex rettore di Ca' Foscari e molti amministratori locali
Post di: Admin su Dicembre 29, 2009, 11:04:22
Con la Puppato l'ex rettore di Ca' Foscari e molti amministratori locali
 

TREVISO (28 dicembre) - Sono già una cinquantina i comitati elettorali per Laura Puppato presidente del Veneto. Dopo appena due giorni di lavoro, sono centinaia i cittadini che hanno aderito attraverso Facebook e hanno sottoscritto l’appello di Marco Paolini e Andrea Zanzotto sul sito petizionionline.it.

Al sindaco di Montebelluna in queste ore è giunto l’appoggio dell’ex rettore di Ca’ Foscari Pierfrancesco Ghetti, di Giuseppe Civati e di Ivan Scalfarotto, vicepresidente nazionale del Partito democratico. Oltre a quello di Montebelluna (comitato regionale), sono sorti i comitati provinciali in ognuna delle altre sei province del Veneto. Si stanno strutturando in queste ore numerosi comitati comunali, ciascuno con un referente locale.

Dal Bellunese hanno dato il loro appoggioil segretario provinciale Lidia Maoret e numerosi amministratori; tra gli altri i sindaci di Ponte nelle Alpi, Pieve di Cadore e Pieve D’Alpago, il consigliere regionale del Pd Guido Trento, la vicepresidente dell’assemblea regionale del Pd Claudia Bettiol e Valerio Tabacchi, membro dell’esecutivo regionale del Pd. In provincia di Padova hanno aderito l’assessore comunale di Cadoneghe Silvio Cecchinato (Italia dei Valori), Marcello Volpato, ex sindaco di Camposampiero, Maurizio Osti, componente della Direzione regionale del Pd e alcuni coordinatori di circolo, tra gli altri quello di Camposampiero e Trebaseleghe.

In provincia di Venezia hanno aderito Stefania Busatta, vicesindaco di Spinea e consigliere provinciale. A Rovigo l’assessore provinciale alle politiche giovanili Leonardo Raito – che sta lavorando alle costituzione della rete di comitati comunali – e il consigliere comunale Claudio Curina. A Vicenza il consigliere comunale Giovanni Diamanti e in provincia di Verona Silvio Gandini, ex sindaco di Legnago, e Fosco Frapporti.

Nel Trevigiano pronti i comitati di Treviso, Mogliano, Valdobbiadene, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Cison, Follina, Vittorio Veneto, Asolo, S. Zenone degli Ezzelini, Maserada, Povegliano. Altri venti comitati sono stati finora costituiti nelle altre province: tra gli altri Belluno, Asiago, Rovigo, Spinea, Camponogara, Vigonza, Cadoneghe, Camposampiero, Verona. Hanno sottoscritto l'appello molti sindaci e amministratori locali. Tra questi, Floriana Casellato di Maserada, Renzo Tonin di Follina, Mauro Furlanetto di Monfumo, Fausto Gottardo di Giavera del Montello Giuseppe Scriminich di Cavaso del Tomba, Sergio Zappalorto di Povegliano, Angelo Ceccato di Caerano San Marco, Daniela Marzullo di Casier, Bruna Battaglion di Casale sul Sile.

da ilgazzettino.it
 


Titolo: ZONIN, nega tutto e si lamenta di aver perso soldi. (VERGOGNA del VENETO).
Post di: Arlecchino su Dicembre 16, 2017, 11:17:06
Zonin, nega tutto e si lamenta di aver perso soldi

L'ex presidente e numero uno della Popolare di Vicenza si difende su tutti i fronti davanti alla Commissione d'inchiesta e nega anche di essere stato a conoscenza dei finanziamenti baciati

13 Dicembre 2017

ROMA - "Purtroppo ho perso anche io dei soldi", così l'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin ha risposto, entrando a San Macuto per l'audizione presso la commissione di inchiesta sulle banche, a chi gli chiedeva delle perdite subite da migliaia di risparmiatori a causa del crac della banca. Zonin, loden verde e valigetta di pelle marrone, era accompagnato dal suo avvocato e si è detto "tranquillo". L'audizione dell'ex patron della Vicenza è stata anticipata a oggi perché venerdì 15 (data in cui era stata in un primo tempo fissata) è prevista l'udienza preliminare del processo che lo vede imputato a Vicenza. (ANSA).

"Inviterei l'audito a non soffermarsi su aspetti processuali o a svolgere la propria difesa, questo non è un tribunale né un organo inquirente, non è un quarto grado di giudizio". Così il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini ha aperto l'audizione dell'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin. Casini ha ricordato come Zonin viene audito "in libera audizione con la facoltà farsi assistere da avvocato. Tale disposizione è analoga al regolamento della Commissione Antimafia". Non è quindi un'audizione testimoniale ma "il presidente si riserva la facoltà di trasmettere il resoconto stenografico all'autorità giudiziaria". "Le finalità politiche e istituzionali della commissione inchiesta non coincidono con quelle dell’Autorità giudiziaria, solo a essa spetta il compito di individuare delle responsabilità penali. Questa non è una sede processuale parallela e una duplicazione del processo".

"I rapporti con le istituzioni sono sempre stati improntati alla massima trasparenza e disponibilità perché questa era la filosofia del nostro cda" lo ha detto l'ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, in audizione alla commissione banche rispondendo al senatore Augello che gli chiedeva dei rapporti con la Banca d'Italia e Consob.

Zonin, nessuna pressione Bankitalia fusione con Veneto Banca. Era nostra idea ma non ci fu volontà dall'altra parte. "Non c'è stata nessuna pressione da nessuno e in nessun modo, era una idea del cda e del sottoscritto di avviare un processo" con Veneto Banca". Zonin ha confermato l'incontro del 27 dicembre 2013 con il presidente di Veneto Banca Trinca in "una mia azienda agricola nel Friuli". Zonin ha ribadito la validità di quella fusione che avrebbe creato "un grande gruppo veneto" ma "non c'era la volontà dall'altra parte".

Banca Popolare di Vicenza predispose un'Opa su Etruria ma la banca toscana diede risposta negativa e quindi "abbiamo accantonato".  "Su Etruria - ha detto - c'è stato un dossier di Lazard che diceva che sul mercato c'era qualche opportunità e Rothschild ci aveva indicato che era possibile acquisire Etruria". Quest'ultima aveva infatti due vantaggi per la Vicenza, ha spiegato, "noi eravamo già presenti in Toscana attraverso Cariprato e con Etruria saremmo diventati secondo istituto in Toscana dopo Mps. Ci siamo rivolti a Mediobanca come advisor per vedere il range in cui era possibile trattare sul prezzo". Zonin ha quindi spiegato che "siamo arrivati anche a predisporre un'Opa" valutando da 0,90 a 1 euro le azioni, "abbiamo fatto un'Opa da 212 milioni e 500 mila euro. La loro risposta fu negativa e quindi abbiamo accantonato". Zonin ha quindi ribadito che "avevamo fatto un'offerta con Mediobanca e loro non ritenevano di accettare e quindi abbiamo chiuso il capitolo".

"In 19 anni non ho mai partecipato ai comitati esecutivi, non c'era l'intromissione della presidenza", ha detto Zonin, ricordando come il "presidente non aveva deleghe né poteri se non quelli riservati al presidente e a salvaguardare l'immagine dell'istituto" e per questo le delibere sui finanziamenti erano di competenza dei rispettivi organi. Il consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza non ebbe mai la conferma da parte degli organi di controllo interno, audit e consiglio sindacale, della presenza di finanziamenti baciati. Zonin ha ricordato che "nel 2014 un dipendente che aveva cambiato banca aveva scritto una lettera dicendo che in qualche filiale venivano fatti finanziamenti baciati. La lettera data al direttore generale e a diversi uffici e alla fine l'organo di controllo ha guardato, ma non ha trovato nulla". Zonin ha quindi aggiunto che poi nella primavera 2014 durante l'assemblea un socio rivolgendosi al presidente del collegio sindacale aveva parlato dell'esistenza di baciate. " Il collegio sindacale ha fatto verifiche e dopo due o tre mesi ha verbalizzato che non aveva trovato nessun finanziamento baciato. Il cda ha sentito queste parole ma anche conferma di uffici preposti che non c'era niente".

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Bpvi: Zonin, ambasciatore Washington mi presentò Falchi Ex capo segreteria Bankitalia curava rapporti internazionali (ANSA) - ROMA, 13 DIC - Gian Andrea Falchi "mi fu presentato dall' ambasciatore italiano a Washington che mi disse che questa persona stava per andare in pensione e che poteva darci una mano in un momento di cambiamento anche delle leggi sul mondo bancario" e nei rapporti con la Bce. E' quanto afferma l'ex presidente di Bpvi Gianni Zonin alla domanda del deputato Dal Moro (Pd) sull'assunzione come consulente di Falchi, già a capo della segreteria particolare di Banca d'Italia. "Io mi aspettavo - replica Zonin a Dal Moro - mi dicesse grazie di andare a prendere una persona di elevato standing. Noi eravamo una una banca di provincia" e servivano quindi una persona che "poteva essere di aiuto come consulente" per i "rapporti internazionali". "Io ragiono da imprenditore. Se poi su ogni scelta si vede il lato negativo..." conclude Zonin. (ANSA).

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Bpvi: Zonin, porte girevoli? Unicredit ha preso top Bankitalia Ex presidente, istituto ha fatto benissimo (ANSA) - ROMA, 13 DIC - "Anche ora Unicredit ha preso il top della Banca d'Italia (Fabrizio Saccomanni ndr) e dico che ha fatto benissimo": così l'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin risponde al deputato Dal Moro (Pd) che, in commissione d'inchiesta sulle banche, gli chiede del fenomeno delle 'porte girevoli' di ex funzionari pubblici assunti dalla banca. Zonin dopo che Dal Moro ha elencato una lista di varie persone assunte nel corso degli anni e provenienti da organi di vigilanza e Gdf, ha replicato come "non era compito del presidente assumere personale, veniva assunto dal dg che faceva le sue scelte e, se si trattava di dirigenti, portava il nome in consiglio. Le cose le ho viste dopo quando arrivavano in consiglio. Io comunque guardo se le persone sono brave serie e se sanno portare avanti la banca, il resto non è compito mio".(ANSA).

DOA
Bpvi: Zonin, seppi di baciate da Bce il 7 maggio 2015

(ANSA) - Roma, 13 dic - Dell'esistenza di finanziamenti baciati "io l'ho saputo il 7 maggio 2015 dal capo ispettore Bce che mi ha convocato d'urgenza a Milano". E' quanto ha detto l'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin in audizione alla commissione di inchiesta sulle banche, riferendo di averne subito chiesto conto telefonicamente al direttore generale. (ANSA).

FOL-DOA
Bpvi: segretata audizione Zonin dopo circa un’ora lavori

(ANSA) - ROMA, 13 DIC - L'audizione dell'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin, in Commissione d'inchiesta sulle banche, è stata segretata dopo circa un'ora dall'inizio dei lavori. La decisione, disposta dal presidente Pier Ferdinando Casini, è stata richiesta dal deputato Dal Moro (Pd) che stava formulando a Zonin diverse domande sui rapporti con gli organi di vigilanza interni ed esterni. (ANSA).

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Titolo: Il Consolato giapponese avvisa i propri connazionali: "A Venezia vi truffano"
Post di: Arlecchino su Gennaio 30, 2018, 01:40:33
25 GENNAIO 2018

Il Consolato giapponese avvisa i propri connazionali: "A Venezia vi truffano"

Da Fb del 25/01/2018