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Autore Topic: FRANCESCHINI  (Letto 11102 volte)
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« Risposta #45 il: Settembre 06, 2010, 06:05:40 »

L'INTERVISTA

"Prepariamoci in fretta alle urne Destra spaccata, il Pd può batterla"

Franceschini, capogruppo alla Camera: "Il governo è ormai in agonia".

"Da Fini non mi aspettavo di più. Ha preso le distanze da Berlusconi in modo netto. Appena riaprono le Camere, sarà un altro mondo"


di GIOVANNA CASADIO


ROMA - "Da oggi il governo Berlusconi è in agonia, è un governicchio che dovrà conquistarsi faticosamente provvedimento per provvedimento, emendamento per emendamento, una maggioranza". Dario Franceschini ritiene perciò che il suo partito, il Pd, e il centrosinistra tutto, debbano prepararsi, "e in fretta", allo showdown del berlusconismo.

Fini ha chiesto a Berlusconi un nuovo patto di legislatura. Il Pd al contrario si aspettava da Fini una spallata al governo, onorevole Franceschini?
"Quella di Fini è una svolta. Certo sarebbe troppo facile dire: ma dov'era Fini in questi quindici anni e in questi due anni di governo? C'è stato bisogno che toccasse direttamente la violenza del sistema di potere e il controllo della comunicazione di Berlusconi per capire fino in fondo cos'è il berlusconismo. Al di là di questa premessa, è la fine del berlusconismo in Italia. Il leader di "Futuro e libertà" ha adoperato parole ovvie e rassicuranti, di sostegno al governo e di impegno nel centrodestra: il suo popolo è di destra".

Quindi il discorso di Fini non segna la fine del centrodestra?
"No, è la fine del modello berlusconiano di centrodestra che per sua natura non può accettare la dialettica, il confronto, la democrazia interna senza esplodere. L'anomalia del berlusconismo rispetto a tutti i partiti della destra europea sta in questo: le destre europee normali hanno una dialettica
interna, hanno la contendibilità della leadership. Queste due cose non possono convivere con Berlusconi che ha costruito tutto su una visione proprietaria. Che Fini ha smontato".

Però si aspettava di più da Fini?
"Non mi aspettavo che questo. L'operazione di Fini - lo dico anche per chi si è illuso nel centrosinistra - è nel campo della destra e lui resta un nostro avversario. Ma ha in mente una destra normale ed europea, con cui si può discutere e a cui contendere le leadership. Giudico insanabile la frattura con Berlusconi che non potrà mai accettare lo schema offertogli da Fini a meno di non arrendersi".

Non prevede retromarce?
"Fini ha fatto riferimento alla magistratura, al ruolo del capo dello Stato, alla Costituzione, alle regole. Ha preso le distanze da Berlusconi in modo sostanziale, anche sulle politiche di governo, su scuola, federalismo, sicurezza e politica estera, da Gheddafi alle quote latte. Se questo è l'antipasto è chiaro che appena riaprono le Camere per il governo Berlusconi sarà un altro mondo".

Ha anche parlato degli "anni che ci separano dal momento che si andrà a votare".
"Questa cosa può averla detta non solo per rassicurare il suo elettorato, ma anche convintamente. Quando i nodi però sono di questo tipo, vengono al pettine. Il Pd e il centrosinistra devono essere pronti: prepariamoci, e in fretta. Non possiamo immaginare di affrontare le sfide dei prossimi mesi di questa legislatura, confidando solo sulle fratture del centrodestra. Ho poi intravisto una perfidia nell'affermazione di Fini, che è pronto a sostenere il lodo Alfano o una norma che protegga le alte cariche dello Stato, perché ha capito quello che abbiamo capito noi e cioè che da qualche settimana a Berlusconi interessa sempre meno una norma di "copertura" per il presidente del Consiglio e sempre più un provvedimento che, agendo magari sulla prescrizione, gli faccia scudo anche quando non sarà più premier. Né gli importa se così devasta la giustizia".

Un'alleanza ampia, di salute pubblica, la offrirete a Fini o no?
"Di fronte a un'emergenza democratica, a una forzatura costituzionale di Berlusconi, si fa appello a tutti quelli che vogliono fermare quel colpo di mano. A emergenza si risponde con emergenza. Punto. Dobbiamo essere una credibile alternativa e costruire un campo che dica con chiarezza quali sono le nostre priorità rispetto alla destra e le nostre battaglie di autunno: la scuola pubblica e il welfare universale, ovvero la protezione per tutti quelli che perdono il lavoro anche precari e autonomi. Faccio un appello: basta con le rottamazioni, con le autocandidature, con i rancori del passato. Non regaliamo a una destra spaccata la nostra litigiosità".

(06 settembre 2010) © Riproduzione riservata
http://www.repubblica.it/politica/2010/09/06/news/intervista_franceschini-6790404/
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« Risposta #46 il: Settembre 17, 2010, 02:23:31 »

Franceschini: ''Un errore spaccarci basta col virus autodistruttivo''

16 Settembre 2010

Fonte:La Repubblica

ROMA - Una giornata di riunioni e colloqui per Dario Franceschini, il leader della minoranza Pd che questa volta non è d'accordo con Veltroni, di cui è stato vice e poi successore alla segreteria del partito.
 
Onorevole Franceschini, dopo tanta stima e amicizia tra lei e Veltroni è sceso il gelo?
"L'amicizia e la stima sono un'altra cosa e restano intatte. Io faccio una valutazione politica. Ci troviamo in modo imprevisto in una crisi profonda e irreversibile del centrodestra e del modello berlusconiano della destra. Una frattura che potrà essere accompagnata nelle prossime settimane da alti e bassi ma che è irrecuperabile. Siamo in un paese pieno di tensioni sociali, coperte da un sistema d'informazione che appunto le occulta, ma sono drammatiche. In un quadro di questo tipo, nei sistemi che hanno tentazioni autoritarie i rischi per la democrazia aumentano quando si entra nella fase del declino. Perciò c'è il bisogno assoluto di un Pd unito e non attraversato da divisioni.  Non rinuncio a nessuna delle idee su cui alle primarie sono andati un milione di voti a sostegno della mia candidatura. Però penso che quelle idee vadano utilizzate in positivo".

Ci vuole più lealtà, insomma?
"Non si tratta qui di lealtà. Ma va debellato quel virus che ha fatto tanto male prima all'Ulivo, poi all'Unione quindi al Pd, cioè di scegliere un leader per guidare il governo o il partito e, dal giorno dopo, iniziare il lavoro di indebolimento. È una cosa che dal 1996 ha riguardato tutti: Prodi, D'Alema, Amato, Rutelli, Fassino, Veltroni e, buon ultimo, me. Basta".

Il documento di Veltroni, Gentiloni e Fioroni che chiede un  ritorno allo spirito originario del Pd, e a Bersani di cambiare strada, è dunque un errore?
"Non ho mai conosciuto ragioni o leader senza limiti. Ma in questo momento preferisco lavorare per correggerli piuttosto che denunciarli sui giornali. Un documento ora - al di là della volontà dei promotori che non ho dubbi sia costruttiva - finisce per contare solo per il numero di firme che avrà sotto e inesorabilmente divide. Quando c'è una conta, c'è una divisione".

Lei non lo firma quel documento?
"Ci mancherebbe altro. Peraltro non mi pare ci siano sul nostro tavolo argomenti tali da giustificare una spaccatura. Né mi presto alla caricatura per cui chi parla di vocazione maggioritaria pensa a un Pd che arriva da solo al 51% , e dall'altra parte chi parla di alleanze pensa di tornare all'Unione a undici partiti. Se ci sarà un colpo di mano di Berlusconi, si proverà a costituire un governo per cambiare la legge elettorale facendo appello in Parlamento a chi ci sta. Se invece la legislatura fa il suo corso naturale, allora occorre preparare un'alleanza - completamente diversa dall'Unione - attorno a un programma vincolante, riformista e condiviso. I percorsi per arrivare a quest'approdo possono essere elementi di discussione non di divisione".

Non si può non vedere la difficoltà del Pd, che è senza appeal nonostante la crisi della destra.
"È vero che alle regionali non c'è stato alcun recupero rispetto alle europee. Ma ci sono tanti luoghi, negli organismi di  partito, in cui discutere e chi guida il Pd deve ascoltare e trovare la sintesi. Tutti quelli che hanno responsabilità, per primo io, diano prova di altruismo e generosità. Areadem - che rappresenta la minoranza - si riunirà prima della direzione del Pd e là si discute".

Di fatto ci sarà una conta dentro Areadem?
"Spero di no. Nei momenti difficili bisogna far prevalere gli interessi generali su quelli personali".

Veltroni potrebbe essere candidato premier alle primarie?
"Se la legislatura va a scadenza naturale, le primarie saranno nel 2012: direi che c'è tempo per parlare di candidati. Adesso è un altro modo per farsi del male da soli".

http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=6486
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« Risposta #47 il: Marzo 24, 2014, 05:18:21 »

Franceschini: «L’infarto? Mi ha fatto capire i valori»
Il ministro: mi è arrivato il conto degli anni passati, ora rientrerò. E poi: «Coinvolgerò i privati nella Cultura: voglio salvare e valorizzare il patrimonio, non svenderlo

di Aldo Cazzullo
L'Intervista

Dario Franceschini, 55 anni, nel governo Renzi è ministro dei Beni culturali (Ansa) Dario Franceschini, 55 anni, nel governo Renzi è ministro dei Beni culturali (Ansa)

Dario Franceschini, che cosa le è successo?
«Sabato 8 marzo ero a Palmanova, a salutare i volontari che puliscono le mura. È una città per me fortemente simbolica: Zaccagnini tenne qui il suo più grande comizio da segretario della Dc, davanti a centomila giovani. Tutto andava per il meglio: ero stato a Ferrara per la mostra di Matisse, poi a Venezia alla sede della Biennale. D’un tratto ho sentito un forte dolore alla schiena. Mi hanno portato in ospedale, prima a Palmanova, poi a Udine».

Infarto?
«Sì. Sono stato ricoverato una settimana. Poi una settimana di riposo. Ora sono pronto, gradualmente, a rientrare. Ho avuto modo di pensare, di riflettere, di rileggere la gerarchia della vita. Mi sono reso conto che spesso mettiamo in coda i valori più importanti: gli affetti; il tempo per sé. La cosa paradossale è che nella mia vita politica ho fatto cose diverse da quelle che avrei scelto. Ora mi è capitata un’esperienza che mi appassiona molto: fare il ministro della Cultura e del Turismo. Si vede che proprio adesso mi è arrivato il conto degli anni passati».

Le avevano offerto altri ministeri, come la Giustizia?
«Io volevo il più importante: la Cultura. Qualcuno ha ironizzato: “Vuoi andare a divertirti”. In passato questo è stato considerato un ministero di serie B. Grave errore».

Lei ha detto che la Cultura in Italia è il primo ministero economico. Cosa intende?
«Nel mondo globalizzato ogni Paese investe su ciò che lo rende competitivo: le materie prime, la manodopera a basso costo. Noi dobbiamo puntare sulla storia, l’arte, il talento, la bellezza, l’intelligenza, la creatività».

In passato l’Italia ha oscillato tra una destra che diceva “con la cultura non si mangia”, e una sinistra che diceva “giù le mani” di fronte all’ipotesi che il patrimonio potesse creare reddito, anche grazie all’intervento dei privati. Lei come si muoverà?
«La bussola è l’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo
«Ho avuto modo di pensare, di riflettere, di rileggere la gerarchia della vita»

della cultura. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. In due righe i padri costituenti hanno previsto sia la tutela sia la valorizzazione. Usciamo dalla semplificazione per cui da una parte ci si vorrebbe occupare solo della tutela, e dall’altra parte si vorrebbe privatizzare il patrimonio pubblico. Troviamo un meccanismo condiviso. La bellezza deve essere una condizione di crescita del Paese: non solo con il turismo, ma anche con la capacità di attrarre investimenti».

Che cosa intende?
«La parte alta della filiera produttiva, in cui conta di più l’intelligenza, si stabilisce volentieri là dov’è maggiore l’offerta culturale e la qualità della vita. L’Italia ha le caratteristiche per diventare il Paese più attraente al mondo».

Quale dovrebbe essere il ruolo dei privati?
«Dobbiamo aprire ai privati. Sia nella forma del mecenatismo, sia in quella della sponsorizzazione. Prendiamo Ercolano, che è a pochi chilometri da Pompei. La convenzione con la Packard ha creato un modello di integrazione pubblico-privato che ha avuto un grande successo. Sto lavorando perché diventi una convenzione-tipo. Individueremo venti siti, piccoli, medi e grandi, e chiederò a venti aziende, italiane e straniere, di farsene carico con un atto di liberalità, secondo le linee sperimentate della convenzione Ercolano. Non credo proprio che rifiuteranno».

La liberalità è nobile. Ma di solito i privati vogliono utili.
«Sia il mecenatismo, sia le sponsorizzazioni hanno un ritorno. Non sempre le aziende hanno trovato l’attenzione che meritavano. Impregilo dice di aver messo venti milioni per Pompei e di non aver mai avuto risposta. Anche il Kuwait ha fatto un’offerta ed è rimasta lì. Si può anche riflettere sulla possibilità di coinvolgere i privati nella gestione di un museo o di un monumento. Qui però occorre cautela: bisogna evitare che si speculi su un bene che appartiene a tutti. Non illudiamoci: il nostro patrimonio è talmente vasto che il ruolo pubblico sarà sempre insostituibile. Ma i privati devono essere coinvolti più di ora».

Non teme una reazione negativa dal vostro stesso mondo, dagli intellettuali della sinistra più intransigente?
«Ma noi non vogliamo svendere il nostro patrimonio; vogliamo salvarlo e valorizzarlo. Ad esempio, le stesse operazioni di marketing pensate per le mostre si devono fare anche per rilanciare musei, aree archeologiche, beni monumentali poco conosciuti. A Ferrara il museo Boldini ha diecimila visitatori l’anno. Il Comune ha avuto l’idea di fare a cento metri di distanza, a Palazzo dei Diamanti, una mostra su Boldini: centomila visitatori in tre mesi».

Franco Tatò, intervistato da Paolo Conti, ha indicato nei sovrintendenti un fattore di conservazione.
«Non generalizziamo. Nell’ambito della spending review dovrò ridurre 32 posti di dirigenti di seconda fascia. Quella sarà la prima occasione per iniziare una riorganizzazione e razionalizzazione del sistema delle sovrintendenze; che però, non dimentichiamolo, applicano l’articolo 9. Penso anche a una nuova direzione generale per l’educazione alla cultura. Dobbiamo occuparci di più anche di arte contemporanea e architettura, in vista di un grande progetto di riqualificazione delle periferie urbane».

Pompei è una vergogna nazionale. Come conta di porre rimedio?
«A Pompei vengono al pettine nodi irrisolti da decenni. Il mio predecessore Bray ha fatto due nomine che condivido: il generale Nistri e il sovrintendente Osanna. Vedremo di spendere bene i fondi europei, sapendo che su Pompei sono puntati i riflettori di tutto il mondo, con il rischio anche di esagerazioni: l’altro giorno è stato scoperto il cedimento di un tetto di calcestruzzo costruito negli Anni 80, e pure questo rischia di diventare uno scandalo...».

Il Louvre ha più visitatori di tutti i nostri musei statali messi assieme. Eravamo il Paese con più turisti al mondo; siamo solo quinti, dietro Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina.
«Ma siamo il Paese più “desiderato”. Digitalizzeremo l’offerta: l’80% delle prenotazioni si fa online; siamo in grave ritardo. Lavoreremo di più con la Cina, l’India, il Brasile, gli altri Paesi emergenti. E riporteremo al governo e a un Enit riformato la promozione da fare all’estero, cambiando il titolo V. Affidarla alle Regioni è stato un errore».

Anche lei ha parlato di cultura come petrolio d’Italia...
«È vero. Ma è un’espressione che non userò più. Il petrolio è un bene che si consuma. La cultura semmai è il nostro ossigeno. Per le menti, e per la crescita dell’economia».

Come valuta l’esordio di Renzi a Palazzo Chigi?
«Siamo un Paese conservatore, pigro, spaventato dai cambiamenti. A parole tutti vogliono cambiare, ma poi hanno paura di farlo davvero. Matteo è uomo di rottura, per età e per carattere. Il suo governo è il punto di rottura di incrostazioni e timori antichi. Dobbiamo dargli tutti sostegno convinto e tempo per lavorare».
22 marzo 2014 | 07:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/politica/14_marzo_22/franceschini-l-infarto-mi-ha-fatto-capire-valori-45046f26-b18a-11e3-a9ed-41701ef78e4b.shtml
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« Risposta #48 il: Dicembre 07, 2015, 10:51:16 »

1 dicembre 2015

Franceschini: "Sì al Ponte sullo Stretto, sono d'accordo con Renzi"

Il Ponte sullo Stretto "in passato era un simbolo, non collegato a un disegno strategico. La volontà che il presidente del Consiglio ha espresso, e che io condivido assolutamente, di portare l'alta velocità nel Sud, farla arrivare in Sicilia e recuperarla anche sul versante adriatico comporta, come conseguenza di questa scelta, anche il Ponte sullo Stretto".

A dirlo, il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, intervenuto al convegno 'orizzonte 2020: quali risorse per il turismo', promosso dall'osservatorio parlamentare per il turismo e in corso a Roma a palazzo Giustiniani.

Da - http://video.huffingtonpost.it/politica/francschini-si-al-ponte-sullo-stretto-sono-d-accordo-con-renzi/6082/6074
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« Risposta #49 il: Febbraio 03, 2017, 08:40:47 »

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Unità.tv   
@unitaonline
· 3 febbraio 2017

La ricetta di Dario Franceschini: “Primarie di coalizione per un nuovo centrosinistra”
“E’ lo stesso percorso che portò alla sfida per la premiership tra Bersani e Renzi. Il 13 febbraio la direzione del Pd non avrebbe che da applicare quelle regole”

Primarie di coalizione per evitare la scissione nel Pd, e “premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista” come punto di mediazione con Forza Italia e Ncd sulla legge elettorale, “che potrebbe essere l’ultimo atto della legislatura”.

E’ quanto propone Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, in un’intervista al Corriere della Sera. “Quando sento parlare di scissione penso che la sciagura vada evitata”, dice Franceschini. “Un conto è il giusto ricambio dei gruppi dirigenti, altra cosa è la capacità di essere inclusivi, specie davanti ai rischi che stiamo correndo. Abbiamo impiegato vent’anni per fare il Pd: si può disperdere un simile patrimonio?”. Per l’esponente democratico “c’è un percorso che può scongiurare la scissione. Rispetto agli anni in cui il bipolarismo tendeva al bipartitismo, ora, con un sistema proporzionale, bisogna perimetrare il campo riformista per non disperderlo”, osserva. “Lo si può fare con l’azione politica e anche modificando in pochi punti la legge elettorale emersa dalla sentenza della Consulta. A mio avviso il premio di maggioranza andrebbe assegnato alla coalizione, alla Camera e al Senato, rispettando i dettami costituzionali“.

“L’accordo in Parlamento deve essere il più largo possibile e deve contemplare la collaborazione delle forze di opposizione”, prosegue Franceschini. “Nel centrodestra è interesse di tutto il Paese che ci sia un’area moderata non vincolata alle posizioni estreme di Salvini. Nel campo riformista c’è un’area di centro che ha collaborato con i governi di Letta e Renzi, e ora collabora con quello di Gentiloni: sarebbe strano se dopo cinque anni ci candidassimo su fronti contrapposti. C’è infine uno spazio a sinistra del Pd che può essere parte del processo: penso all’operazione di Pisapia. Per tenere insieme questa aggregazione, servirebbero le primarie di coalizione. Peraltro non bisognerebbe inventarsi nulla: è lo stesso percorso che portò alla sfida per la premiership tra Bersani e Renzi. Il 13 febbraio la direzione del Pd non avrebbe che da applicare quelle regole”.

Quanto alla data delle elezioni Franceschini osserva: “In corso d’opera bisognerà verificare le condizioni politiche. È chiaro che se ci fosse un accordo sulla legge elettorale non ci sarebbe il rischio di perdite di tempo in Parlamento. A quel punto l’approvazione della riforma potrebbe anche essere l’ultimo atto della legislatura. Ma questa scelta sarà nelle mani del capo dello Stato, che sentiti i partiti saprà scegliere il momento migliore per il Paese”.

Da - http://www.unita.tv/focus/la-ricetta-di-dario-franceschini-primarie-di-coalizione-per-un-nuovo-centrosinistra/
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