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Autore Discussione: Draghi spiega che servono più di 800 miliardi, ma il Pd finge di non capire  (Letto 307 volte)
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« inserito:: Marzo 19, 2025, 04:55:09 pm »

   
Politica
19 Marzo 2025

Lo statista, e gli ipocriti
Draghi spiega che servono più di 800 miliardi, ma il Pd finge di non capire

Mario Lavia
L’ex premier ha proposto maggiori investimenti pubblici e decisioni centralizzate sulla sicurezza, ma il Partito democratico, impegnato a cercare una sintesi sul piano di riarmo europeo, ha adottato una posizione ambigua e, attraverso alcuni mattacchioni, ha provato in modo grottesco ad arruolare Super Mario tra gli anti von der Leyen
Unsplash
A cospetto del profluvio di parole del Partito democratico per salvare capre e cavoli, è stato mille volte più concreto Mario Draghi che ha parlato in audizione alle commissioni Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato. L’ex presidente del Consiglio ha detto che con le esigenze poste dalla nuova situazione internazionale serviranno «più degli ottocento miliardi». Un fabbisogno che presumibilmente può essere «soddisfatto dal settore pubblico a regole invariate». Una lezione precisa, quella di Draghi, mentre la politica annaspa fra chiacchiere e compromessi al ribasso.
Facendo finta di non capire il suo discorso, chiarissimo, («La nostra sicurezza è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Unione europea»), ieri c’è stato pure qualche dem come Andrea Orlando che ha tentato di portare Draghi tra i contrari al ReArmEu. Figurarsi.
L’ex presidente del Consiglio ha spiegato come si deve procedere – con la centralizzazione delle decisioni e il debito comune –, non se procedere. Ma alla fiera dell’ipocrisia ieri sono andati quasi tutti i partiti dicendo sul riarmo una cosa e pensandone un’altra: ipocriti proprio come li racconta Dante, dorati fuori e con pesanti cappe da monaci sotto, segno del contrasto tra l’apparenza e la realtà.
Se le mediazioni comportano una certa dose di ambiguità, allora ambigue sono emerse entrambe le anime del Pd che dopo giorni di discussioni hanno trovato un accordo su una risoluzione che da una parte non dice un no secco al ReArmEu – come pensa Elly Schlein – e dall’altra non dice nemmeno che esso va nella direzione giusta – come pensano i riformisti.
Il risultato è che va «radicalmente cambiato», dove l’avverbio si attaglia forse meglio all’opinione della segretaria che a quella della minoranza, sicché quel «radicalmente» colloca il Pd più dalle parti degli anti-Ue Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni che da quella di Azione e Forza Italia (che obiettivamente, comunque la si pensi nel merito, sono le due forze politiche più limpide nell’appoggio al Piano dell’Unione europea). La trattativa tra gli sherpa delle due componenti dem è stata defatigante, lunga, tesa. Virgola dopo virgola si è giunti a un testo che in Aula voteranno tutti scongiurando l’effetto-Strasburgo.
In ballo c’era qualcosa di più grosso del pur importantissimo merito del problema del riarmo, e cioè la tenuta del partito. Un’altra spaccatura sarebbe stata ingestibile. Gli schleiniani al tavolo lo hanno fatto capire subito: se votate contro si va al congresso. Una pistola sul tavolo che i riformisti non potevano fare finta di non vedere, loro che il congresso non lo vogliono anche (ma non solo) perché non hanno un/a candidato/a pronto/a per reggere la conta contro Elly Schlein che si è in questi anni rafforzata forse più nel partito che nell’opinione pubblica (mentre due anni fa avvenne il contrario, perse nei circoli e vinse alle primarie).
Il risultato della mediazione va a incastonarsi nel solco dell’antica linea dei socialisti di un secolo fa, quella del «non aderire né sabotare», infilandosi nella sulfurea tiritera che «va fatto di più», massima sempre vera ma appunto buona per tutte le stagioni, e nel puntiglioso almanaccare del «sì, ma».
Alla fine, si è scoperta l’acqua calda, cioè che il piano RearmUe è un percorso e non un traguardo, e quindi c’è gloria per tutti gli approfondimenti e le correzioni. Schlein si gode un risultato più retorico che politico laddove nella risoluzione si esalta il ruolo di direzione di tutto il meccanismo da parte dell’Europa, un concetto espresso in vario modo anche da Giorgia Meloni, per dire.
Il suo massimalismo, quello che si cala nel sentimento della sua gente invece di correggerlo, è stato smorzato perché nel testo il piano non viene rigettato seppure innaffiato da fiumi di parole. Esempio, la frase chiave del documento del Pd, in cui si chiede al governo di «promuovere una radicale revisione del piano di riarmo proposto dalla presidente von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l’acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un’unione della difesa».
Alla fine, tutti soddisfatti. Schlein: «Le critiche sono puntuali, chiediamo di cambiare le proposte che non vanno nella direzione di creare le basi di una vera difesa comune». Il capo dei riformisti Alessandro Alfieri: «C’è il via libera agli investimenti in difesa e il fatto di negoziare nell’ambito del libro bianco perché gli aumenti di risorse siano condizionati alla costruzione della difesa comune».
Ma la domanda è questa: il percorso delineato dal ReArmEu va nella direzione giusta, come aveva detto Paolo Gentiloni, o è «fuffa» come lo ha bollato Andrea Orlando? Ecco, una risposta secca, nella risoluzione del Pd, non c’è. E questo non è un risultato cattivo per la segretaria sempre più avvolta nella bandiera arcobaleno più che in quella europea. I riformisti, sacrificando la nettezza, respirano, e non era scontato con i nuovi mazzieri del Nazareno. La partita tra schleiniani e riformisti continua. Anche senza congresso.

da - https://www.linkiesta.it/2025/03/draghi-spiega-che-servono-piu-di-800-miliardi-ma-il-pd-fa-finta-di-non-capire/
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