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« inserito:: Marzo 24, 2025, 05:09:18 pm » |
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Gianni Gavioli Amministratore Esperto del gruppo in Realtà virtuale
Draghi è Draghi e gli altri, . . . sono dopo, ma molto dopo! ciaooo
Sergio Tomat Sto ascoltando tutte le due ore e passa del discorso di Draghi (in realtà breve ed esaustivo) e del successivo dibattito (con i politici che non riescono a fare una domanda senza fare un piccolo comizio). Mi sono assunto anche la sofferenza di ascoltare Gasparri, Fratoianni, un 5Stelle, Claudio Borghi... Vedo che molti nei social sono diventati draghiani e utilizzano il discorso di Draghi come se fosse in opposizione al rearm EU e una conferma della giustezza della linea di Schlein. Intanto Fratoianni ha giustamente ricordato che quei volumi di denaro cui ha accennato la von der Leyen provengono proprio dal rapporto Draghi, il quale a sua volta ricordava che già prima la Commissione Europea prevedeva di aumentare di 500 miliardi le spese militari europee. Poi, Draghi ha una visione coerente e strutturata (giusta o sbagliata che sia), non possiamo prendere solo il pezzo che ci fa comodo. Draghi lo dobbiamo ascoltare tutto. E che dice Draghi? Che abbiamo, l'Italia in particolare, una pressione fiscale troppo alta. Che gli investimenti (e chi ha idee innovative di impresa), scappano dall'Europa verso gli USA, perché a parità di rischio hanno rendimenti più alti. Che le la bolletta energetica è troppo alta e ha criticato le politiche per ridurre l'impronta del carbonio. Che servono più rinnovabili e più nucleare. Che siamo troppo regolamentati e servono meno regole, che si dovrebbe fare una legislazione contabile, fiscale, fallimentare ecc. a parte per le imprese innovative, che dovrebbe valere per tutti i Paesi dell'Unione Europea. Infine non dimentichiamo che Draghi era fortemente contrario al superbonus... Riguardo alla supposta differenza rispetto al Rearm EU, invito a leggere la risoluzione del parlamento europeo sul libro bianco sul futuro della difesa europea (quella che ha diviso gli schieramenti italiani). Sono 18 pagine A4 fitte di constatazioni e di proposte, in cui il rapporto Draghi è citato espressamente, e molti punti sono "draghiani" (link nei commenti).
su facebook del 24 marzo 2025 ----------------------------------------------
Benigni e “gli eroi di Ventotene”: il tempismo magico del piccolo diavolo
Benigni e “gli eroi di Ventotene”: il tempismo magico del piccolo diavolo L’attore premio Oscar è tornato su Rai Uno con lo show “Il sogno”. Una dichiarazione d’amore per l’Unione europea. Nel giorno in cui la premier Meloni ha preso le distanze dal Manifesto di Spinelli
Giorgia Meloni aveva appena finito di rinnegare Ventotene davanti alla platea della Camera quando Roberto Benigni apriva le danze del suo show europeista sul palco di Rai Uno. Nessun autore per quanto di genio sarebbe riuscito a tavolino a creare un tempismo tanto perfetto. Per farlo ci voleva proprio lo zampino del piccolo diavolo, che arriva in diretta (e in Eurovisione) con “Il sogno”, una dichiarazione d'amore per l'Unione, «L'esperimento democratico più emozionante che ci sia».
Saluta, ringrazia, lancia battute varie («Lo sciopero dei treni è una tradizione italiana come la cucina», «I potenti del mondo sono personcine per bene, sapere che loro hanno in mano la bomba nucleare ci fa stare tranquilli») e intanto scalda i motori. Perché non è lì per far ridere, non è cabaret, è una lectio magistralis di cui si sentiva il bisogno, in un Paese dove la politica dice cose spesso ridicole e i giullari sono costretti a farsi seri per il bene comune.
Una lezione quella di Benigni, intrisa di citazioni, aneddoti, libri letti, storia digerita al punto da poter essere trasmessa a un pubblico che di questi tempi ha la memoria corta. «L'Europa è il continente più piccolo del mondo che ha acceso la miccia di tutte le rivoluzioni, ha trasformato il pianeta, da tremila anni è la fucina dove sono stati forgiati alcuni fra i più grandi pensieri dell’umanità, inventando la logica, la ragione, il dubbio, la libertà, la democrazia, il teatro lo sport, la chimica moderna, la coscienza di classe, spaccando l'atomo, dipingendo la Sistina. Un patrimonio comune, un tesoro immenso in tutti i campi".
E poi cita De Gasperi («Il più grande presidente del consiglio che abbiamo avuto»), spiega la differenza tra patriottismo e nazionalismo: («Amo l’Italia come la mia mamma, sono patriota. Ma si può essere patrioti senza essere nazionalisti. Il nazionalismo non è un’ideologia politica, è una ossessione, una fede integralista, addirittura al di sopra di Dio»).
E volteggia sul palco di legno, tra timidi applausi, per arrivare al Manifesto di Ventotene. Su cui dice tutto, nel dettaglio, come un racconto necessario in cui l'assunto è «Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni sono eroi della nostra storia». Il pubblico si scalda, gli applausi si infittiscono, scende nei dettagli, gli aneddoti, il pollo dentro cui Ursula Hirschmann e Ada Rossi portarono il Manifesto fuori dall'isola, e poi le digressioni, in un monologo senza pause mentre avanza la fiaba dell'Unione, la Ceca, la Cee, la moneta unica, la generazione Erasmus. Una fiaba animata, tutta a braccio, pagine da sfogliare avvincenti come la Commedia o la Costituzione, in un flusso gioioso di coscienza consapevole, commovente. E ottimista, come un sogno.
da l'Espresso
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