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Antonio Sgobba / Immagine: Paola Pivi, Senza titolo, 2003
21.6.2017

Il paradosso dell’ignoranza

Dalla sindrome dell'impostore all'effetto Dunning Kruger: come facciamo a sapere cosa sappiamo veramente?
Antonio Sgobba è giornalista. Il suo ultimo libro è "La società della fiducia. Da Platone a WhatsApp" edito da Il Saggiatore. È stato il responsabile della sezione culturale di IL, ha collaborato con La lettura, Wired, Pagina 99 e altre testate. Dal 2016 lavora in Rai.

Mc Arthur Wheeler non poteva passare inosservato. Quarantacinque anni, alto poco meno di un metro e sessanta e pesante poco più di 120 chili, venne riconosciuto senza difficoltà dai testimoni come il responsabile di ben due colpi in pieno giorno a Pittsburgh. Le telecamere di sorveglianza lo mostravano a volto scoperto, la pistola in mano. Quando venne arrestato non ci poteva credere: “Ma io ero ricoperto di succo!” disse ai poliziotti. Succo di limone. Wheeler si era ricoperto il volto di succo di limone, convinto che questo potesse garantirgli l’invisibilità. Gli investigatori riferirono che il rapinatore non aveva improvvisato, ma si era preparato accuratamente. “Il succo di limone mi bruciava la faccia e gli occhi, facevo fatica a vedere” avrebbe detto poi ai poliziotti. Nel corso dei  preparativi si era persino scattato un selfie con una polaroid, per verificare che il metodo fosse davvero efficace. E nella foto lui effettivamente non c’era – probabilmente l’acidità  gli aveva impedito di prendere bene la mira. McArthur aveva ottenuto la prova che cercava. Il succo di limone funzionava: era diventato completamente invisibile.

David Dunning, professore di psicologia sociale alla Cornell University, lesse la notizia sul World Almanac del 1996, sezione Offbeat News Stories. Lo psicologo pensò: se Wheeler era troppo stupido per essere un rapinatore, forse era anche troppo stupido per sapere di essere troppo stupido per essere un rapinatore. “La sua stupidità gli nascondeva la sua stessa stupidità” pensò lo psicologo. Dunning si chiese poi se fosse possibile misurare il livello di competenza che ciascuno crede di avere confrontandolo con la reale competenza. Nelle settimane successive organizzò un progetto di ricerca con un suo laureando, Justin Kruger. Il loro paper Unskilled and Unaware of It: How Difficulties of Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-assessments venne pubblicato nel 1999 e da allora è un piccolo classico degli studi sull’ignoranza di sé. Il risultato delle ricerche dei due studiosi è conosciuto come “effetto Dunning-Kruger”.

Di che cosa si tratta? “Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto. Al contrario, come nel caso di Wheeler loro hanno l’impressione di cavarsela egregiamente”, spiega Dunning.

    Le persone pochissimo esperte hanno una scarsa consapevolezza della loro incompetenza. È l’effetto Dunning Kruger: fanno errori su errori ma tendono a credere di cavarsela.

Il più delle volte gli ignoranti non sanno di essere ignoranti, suggeriscono Dunning e Kruger. In effetti, se cerchiamo di capire che cosa non sappiamo attraverso l’introspezione potremmo non ottenere nulla. Possiamo continuare a chiederci “Che cosa non so?” fino allo sfinimento, e darci delle risposte, ma non esauriremmo mai il campo infinito della nostra ignoranza. Guardarsi dentro non sempre porta risultati soddisfacenti, l’unico modo per uscire dalla propria metaignoranza è chiedere agli altri.

Dunning spiega così il fenomeno: per ogni competenza, esistono persone molto esperte, esperte così così, poco esperte e pochissimo esperte. L’effetto Dunning Kruger consiste in questo: le persone pochissimo esperte hanno una scarsa consapevolezza della loro incompetenza. Fanno errori su errori ma tendono comunque a credere di cavarsela.

I risultati sono stati raggiunti attraverso una serie di  studi su senso dell’umorismo, abilità grammaticali e logiche, studi in seguito estesi anche ad altri campi. Prendendo in considerazione il 25 per cento del campione cha aveva ottenuto i risultati peggiori in ogni prova, si osservava che in media, in una scala da 1 a 100, i soggetti si davano un punteggio di 62, nonostante la loro valutazione effettiva non superasse i 12 punti. Questo accade perché in molti campi l’atto di valutare la correttezza della risposta di qualcuno richiede la stessa competenza necessaria a scegliere la risposta esatta. Sembrerebbe dunque che la tendenza alla sopravvalutazione di sé sia inevitabile.

Questo dovrebbe farci riflettere quando parliamo dell’ignoranza nei termini di una malattia dalla quale si può guarire: se tutti siamo malati, nessuno lo è. “La gente vive all’ombra della propria inevitabile ignoranza. Semplicemente non sappiamo tutto di tutto. Ci sono buchi nella nostra conoscenza, lacune nelle nostre competenze” scrive Dunning all’inizio del suo ultimo saggio. Possiamo consolarci pensando che l’ignoranza riguardi ambiti periferici della nostra esperienza, temi oscuri o irrilevanti, comunque privi di implicazioni nella nostra vita quotidiana. E gli economisti sostengono che gran parte dell’ignoranza è razionale: acquisire determinate competenze potrebbe non portare benefici che giustifichino la fatica fatta per acquisirle. Ma sappiamo anche che non tutta l’ignoranza è periferica o razionale. Parte della nostra ignoranza, forse la parte più importante, è centrale e misteriosa. La nostra ignoranza riguarda aspetti essenziali: riguarda noi stessi.

[…]

I peggiori si credono i migliori, abbiamo detto. Ma dagli studi di Dunning emerge un dato speculare: anche i migliori sbagliano, in senso opposto. I più competenti tendono a sottovalutare le proprie competenze. Arrivano facilmente alle risposte giuste e credono che anche gli altri siano in grado di giungere con altrettanta facilità allo stesse conclusioni. Di conseguenza, quando si tratta di dare una valutazione su di sé, non si collocano nella fascia alta. È colpa dell’effetto del falso consenso (la tendenza a pensare che gli altri agiscano in modo simile al proprio), ed è coerente con gli studi sull’attribuzione della conoscenza, i quali mostrano che le persone sovrastimano la quantità di persone in possesso della loro stessa conoscenza.

    Dagli studi di Dunning emerge un dato speculare: anche i migliori sbagliano, in senso opposto. I più competenti tendono a sottovalutare le proprie competenze.

Il fenomeno è anche conosciuto con il nome di “sindrome dell’impostore”. Chi soffre di questa sindrome – detta anche “impostorismo” – non direbbe mai esplicitamente “mi sento un impostore”, eppure si sente esattamente così. Anche nei casi in cui consegue successi e riconoscimenti, questa persona avverte che il suo successo è dovuto a qualche colpo di fortuna, a una misteriosa combinazione, oppure a un grande sforzo irripetibile; crede che i suoi risultati siano dovuti solo a un caso e non siano piuttosto il risultato delle sue abilità o delle sue competenze. La prossima volta fallirò di sicuro, pensa.

L’espressione “sindrome dell’impostore” fu coniata da Suzanne Imes e Pauline Rose Clance alla fine degli anni Settanta, quando le due psicoterapeute della Georgia State University analizzarono il comportamento di un gruppo di donne in ruoli di responsabilità. Riscontrarono una sensazione diffusa: le intervistate ritenevano di non essere così capaci come gli altri credevano. Confessa Clance:

“Provavo i sentimenti tipici della sindrome dell’impostore all’università. Dovevo fare un esame importante e temevo sarebbe andato male. Ricordavo solo le cose che non sapevo e non quelle su cui ero preparata. I miei amici incominciarono a preoccuparsi, così io tenevo i miei dubbi per me stessa. Credevo che le mie insicurezze fossero dovute alla mia istruzione. Quando poi ho incominciato a insegnare ho ascoltato timori simili negli studenti che venivano a chiedere consigli. Avevano note di merito e curriculum eccellenti. Uno di loro mi disse: ‘Mi sento un impostore qui, in mezzo a tutta questa gente così brillante’.”

La sindrome colpisce soprattutto le donne. La tendenza è confermata anche dagli studi più recenti. Due sociologhe americane, Jessica Collett e Jade Avelis, si sono chieste per esempio come mai così tante donne che intraprendono la carriera universitaria a un certo punto optano per il cosiddetto downshifting, ovvero perché rinunciano a un posto di alto livello e alle proprie ambizioni. Non accade perché vogliono “mettere su famiglia”, come spesso si pensa. La ricerca, svolta su 460 studentesse di dottorato, ha rivelato che la causa in realtà è proprio la sindrome dell’impostore. Se rinunciano alla carriera è perché credono di non essere all’altezza e di essere arrivate nella loro posizione per una qualche coincidenza, non per merito.

    La sindrome dell’impostore è frequente soprattutto in contesti in cui la competizione è alta e in cui ci sono poche figure di ‘mentori’ in grado di dare una valutazione realistica.

L’impostorismo però non è un’esclusiva del genere femminile. Due psicologhe della Purdue University, Shamala Kumar e Carolyn M. Jagacinski, hanno misurato le reazioni differenti in uomini e donne. Il risultato è che le donne che si considerano impostori spesso manifestano anche la volontà di dimostrare che possono impegnarsi e fare meglio degli altri, e quindi competono di più. Gli uomini, invece, mostrano il desiderio di evitare competizioni nelle aree in cui si sentono più vulnerabili. «Temono di fare una brutta figura, di apparire deboli» dice Jagacinski.

Gli esperti hanno osservato come la sindrome sia frequente soprattutto in contesti in cui la competizione è alta e in cui, per di più, ci sono poche figure di “mentori” in grado di dare una valutazione realistica. Proprio per questo le università americane spesso affiancano alle studentesse delle docenti che possano esercitare questa funzione di guida. L’effetto però non è sempre quello voluto. Spesso infatti l’impressione di sentirsi un impostore è acuita dal confronto con i docenti. “Credevo che la mia tutor fosse SuperWoman” ha riferito una studentessa. Secondo molti esperti, l’unica soluzione all’“impostorismo” è parlare di più delle proprie insicurezze. “Quando le persone vedono quelli che rispettano in difficoltà o li ascoltano mentre ammettono di non aver sempre saputo tutto, è più facile per tutti avere un’opinione realistica del proprio lavoro” scrive la Ada Initiative, consorzio a sostegno delle donne nella tecnologia.

In realtà, più espandiamo il perimetro delle nostre conoscenze più saremo esposti a ciò che non sappiamo. Per molte persone la sindrome dell’impostore è il sintomo naturale dell’acquisizione di competenze. Non è un caso che questa sindrome colpisca soprattutto chi lavora in ambito scientifico e tecnologico: aree in cui è difficile falsificare le proprie conoscenze. E una certa dose di insicurezza alle volte potrebbe anche essere salutare. Si può soffrire della sindrome dell’impostore in contesti come quelli vissuti da un insegnante alla prima lezione davanti a una vera classe, o alla prima prova di un professionista, un meccanico o un avvocato. Casi in cui questo tipo di insicurezza riflette un rispetto per i limiti delle proprie abilità – limiti che tutti hanno, anche i cosiddetti «migliori» – e mostra una benefica umiltà: solo un vero impostore può avere paura di chiedere aiuto.

Estratto e adattato dal capitolo 10 di ? – Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google, di Antonio Sgobba (il Saggiatore).

da iltascabile.com

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 inserito:: Ottobre 15, 2025, 06:03:57 pm 
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Gianni Gavioli
 
Condiviso con I tuoi amici Europei tutti ma con molte eccezioni.
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Elezioni in Moldavia, i risultati: europeisti ampiamente in testa con il 44%. I filo russi al 28%: «Lunedì manifesteremo»

Everyday Intelligence

⚠️⚠️uomo avvisato mezzo salvato⚠️⚠️

Update delle regole del buon costume da queste parti
Il weekend va verso il termine così i momenti trash vanno verso la loro conclusione, da domani voglio tornare sui temi seri e interessanti che ci accomunano.
In questi mesi di permanenza su Facebook ho ricevuto commenti e critiche da moltissime persone, commenti che credo abbiano arricchito culturalmente sia me stesso che gli iscritti alla pagina perciò vi invito a continuare così.
Ora si da il caso che una risicata % sul totale abbia avuto dei comportamenti molto meno graditi e per nulla costruittivi... Provenendo da ambienti diversi dai social sono abituato a discutere con tutti e presumere di default la buona fede degli interlocutori, nel mondo scientifico funziona così. Non ci sono principi di autorità, le buone idee possono provenire da chiunque, mentre presupporre la buona fede è il tassello necessario per poter intrattenere conversazioni. Se partissimo dal presupposto che gli altri sono in cattiva fede non avrebbe senso dialogare col prossimo...
Ripeto il concetto per ragioni di chiarezza: il 98% della gente passata qui sopra, a prescindere dal fatto che fosse d'accordo o meno con me, è composto da persone sveglie che sanno ragionare e hanno intenti costruttivi.
Per la restante coda della distribuzione, che mi sembra parte di un fenomeno fisiologico legato alla presenza sui social, ha importunato oltre misura...
Io non ho aperto questa pagina per fornire prestazioni da centro salute mentale o da recupero di idiozia grave. Capisco bene che a tutti in quanto umani, possa accadere di incappare in fallacie argomentative, bias cognitivi, ma il dialogo e il brainstorming servono proprio ad avere double check tra di noi al fine di mitigare il problema, in fondo quando un argomento è dimostrabilmente fallace o falso, perserverare in tale direzione non serve a niente ed è idiota. Posso anche spendere tempo a spiegare a tizio o caio che l'argomento x è privo di senso LOGICO un paio di volte, ma non ho aperto questa pagina per fare lo psicoterapeuta cognitivo, non è il mio lavoro, non ho la preparazione per farlo e nemmeno mi interessa fare lo psicologo, nonostante ho grande stima per le conoscenze e il lavoro fatto da amici psicologi, psicoterapeuti e psichiatri.
Alcuni fenomeni hanno ormai abusato di questa buona fede pertanto verrano bannati dalla pagina...
Ricordo che io non vado a fare spedizioni punitive a casa altrui, a volte mi capita di argomentare con qualcuno ma lo faccio in buona fede cercando di arricchire la conversazione...
Stranamente certi fenomeni invece vengono a cercarmi dicendo una serie di cavolate idiote sulla pagina... Seguendo gli insegnamenti del grande saggio chiamato Carlo Cipolla: la stupidità è più dannosa della cattiveria.
Detto questo elenco di modi per essere facilmente bannati da ora in poi:
insultare
muovere critiche senza fonti ad oltranza (una o due volte errore umano poi è dato statisticamente misurabile)
Fare i gradassi dicendo falsità
Affermare che io capisco, o un altro commentatore o persona esterna non capisce una mazza degli argomenti che tratto quando si è i primi a commettere errori madornali (dimostrabili dottrine alla mano) su tali argomenti. Questo comporta il ban immediato.
Clowns, Gradassi, Idioti funzionali non sono graditi qui sopra.
Per il restante 98-99% degi utenti invito a continuare così, anche a criticarmi o criticarvi tra voi in maniera educata e costruttiva.
Io in quanto umano non sono depositario dell'intera conoscenza umana pertanto quando non so oppure c'è incertezza o presumo lo faccio notare, sarebbe gradito anche lo stesso comportamento di umiltà siccome tale approccio è produttivo e benefico per tutti coloro che sono interessati a capire il mondo.
Per chi vuole potenziare o scoprire il mondo del ragionamento critico analitico (quello da metodo  scientifico e utilizzato nel mondo intelligence) ho avviato una serie di post per condividere queste metodologie TRATTE dalle DOTTRINE DI INTELLIGENCE.
Ora è giunta l'ora delle purghe staliniane.
Buona domenica a tutti, e anche ai nostri concittadini più simpatici e cialtroni. Dopodiché si ritorna su temi seri.

da - da facebook.com

 93 
 inserito:: Ottobre 15, 2025, 05:57:32 pm 
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Sergio Tomat

Da un tweed del prof. Michele Boldrin:

«Fa un amaro "piacere" notare come a molti osservatori italiani di orientamento "liberal-democratico" appaia ORA chiaro che #Limes e paraggi - generosamente finanziati da imprese italiane legate in vario modo al potere politico, e che il @pdnetwork ha controllato per anni ed ancora controlla in parte - sono strumenti di propaganda e non ambiti di ricerca. Parte di un progetto politico che ha nella ricostruzione dell'egemonia russa sull'Europa il suo fulcro.

Quando, poco meno di un decennio fa, lo sostenevo sulla pura base del fatto che le loro pseudo-analisi "geopolitiche" erano immondizia priva di rigore metodologico e obiettività (e scarso o nullo rispetto per storia, statistica, economia e logica) venivo redarguito per essere il solito invasato sapientone che discetta dall'estero per "invidia" verso la grande intellighenzia patriottica.

Avete trasformato quel circo e il suo complemento giornalistico (aka #Travaglio e compagni) in "grandi esperti" di politica internazionale? Occupano la TV di stato e girano l'Italia ad ammaestrare il popolo mentre le grandi imprese li invitano come esperti a "educare" i propri dirigenti? Vi siete resi conto che l'egemonia culturale russa è effettiva e l'avete costruita voi con i vostri finanziamenti di stato e la #RAI?

Ringraziate solo voi stessi cari lib-dem, specialmente se targati #PD o ex tali! Questa e' tutta farina del vostro sacco, frutto della vostra ignoranza di cosa sia un'analisi rigorosa e di cosa sia il serio lavoro di ricerca.

Mi sto togliendo a "chip on the shoulder"?
Certo che si'. L'arroganza dei politicanti ignoranti che si spacciano per intellettuali e' una delle offese peggiori all'intelligenza e allo studio serio.

P.S. Quando arriverete a capire che anche #Barbero fa parte dello stesso "progetto" e che chi lo finanzia siete voi, sarà di nuovo molto tardi ma divertente lo stesso».
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Sergio Tomat

Credo che solo in Italia abbia preso così piede la bufala del "golpe di Kyiv" e degli "ukronazi".

All'estero ci sono gruppi di sinistra radicale, dai verdi ai marxisti agli anarchici con tutte le sfumature in mezzo, che si organizzano e discutono su come aiutare la difesa (ANCHE) armata degli Ucraini.

Da noi impera il PPPS: Pacifismo Peloso Post-Staliniano, di fatto a senso unico e funzionale a tutti gli imperialismi purché "antiamericani".

Vi coesistono senza problemi, giudizio morale nei confronti delle nostre società e giustificazione su basi di realismo kissingeriano nei confronti degli imperialismi "altri"; odio nichilista nei confronti dell'Occidente (nichilista poiché non ha un progetto alternativo di società) e cinismo estremo nell'affarismo e nel maneggio politico al fine di lucrare tornaconti personali.

da FB

 94 
 inserito:: Ottobre 15, 2025, 05:47:52 pm 
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Ragazzi, pensate che il Piccolismo sia un modo errato di guardare alla filosofia della mente?

Stavo leggendo la pagina della filosofia di Platone a Stanford e menzionava il piccolismo e il modo in cui tendiamo a pensare che ciò che è fondamentale per l'esistenza di qualcosa è ciò che lo costituisce o le sue parti costitutive. Un po’ come guardiamo gli atomi e le particelle come se fossero gli elementi costitutivi fondamentali della realtà, quando non è necessariamente vero che siano fondamentali. Ciò significa che non sono ciò che costruisce la realtà ma sono qualcosa che si basa su qualcos'altro di più fondamentale che comprende tutte le scale.

Forse un approccio più olistico può alleviare alcuni dei problemi riscontrati quando si cerca di spiegare perché la coscienza non può essere o è difficile da ridurre alle parti costitutive della materia.


--------------


HotTakes4Free

1 anno fa

Le critiche al riduzionismo sono benvenute. Il problema è: cos'altro si può dire di qualcosa, senza "scompattarlo", suddividerlo nelle sue parti costituenti e scoprire come sembrano funzionare insieme per costituire il tutto? "Di cosa è fatto?"

Non appena ci allontaniamo da questo e cerchiamo di considerare la cosa nel suo complesso, allora quella prospettiva non si concentra necessariamente di più su ciò che la cosa significa per noi, e non crea un POV più soggettivo? Ciò che è il tutto è una storia della mia apprezzamento di esso, ciò che significa per me, piuttosto che una visione oggettiva di ciò che è realmente.
2
[eliminato]
OP •
1 anno fa

Sì, la riduzione ha le sue utilità quando si cerca di vedere i meccanismi interni di qualcosa, ma quando si cerca di comprendere la natura della cosa nel suo complesso, la riduzione potrebbe portare a trascurare o ignorare certi aspetti.
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OP •
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Sì, la riduzione ha le sue utilità quando si cerca di vedere i meccanismi interni di qualcosa, ma quando si cerca di comprendere la natura della cosa nel suo complesso, la riduzione potrebbe portare a trascurare o ignorare certi aspetti.
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OP •
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Sì, la riduzione ha le sue utilità quando si cerca di vedere i meccanismi interni di qualcosa, ma quando si cerca di comprendere la natura della cosa nel suo complesso, la riduzione potrebbe portare a trascurare o ignorare certi aspetti.
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HotTakes4Free

1 anno fa

Le critiche al riduzionismo sono benvenute. Il problema è: cos'altro si può dire di qualcosa, senza "scompattarlo", suddividerlo nelle sue parti costituenti e scoprire come sembrano funzionare insieme per costituire il tutto? "Di cosa è fatto?"

Non appena ci allontaniamo da questo e cerchiamo di considerare la cosa nel suo complesso, allora quella prospettiva non si concentra necessariamente di più su ciò che la cosa significa per noi, e non crea un POV più soggettivo? Ciò che è il tutto è una storia della mia apprezzamento di esso, ciò che significa per me, piuttosto che una visione oggettiva di ciò che è realmente.
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OP •
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Sì, la riduzione ha le sue utilità quando si cerca di vedere i meccanismi interni di qualcosa, ma quando si cerca di comprendere la natura della cosa nel suo complesso, la riduzione potrebbe portare a trascurare o ignorare certi aspetti.
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avatar di u/AnnaKournikovaLover
AnnaKournikovaLover

1 anno fa
• Modificato 1 anno fa

È qualcosa a cui penso molto e, onestamente, non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Pensateci come a un frattale. Tutte le sue parti sono fondamentali l'una per l'altra e il "smallism" o qualsiasi altra teoria filosofica o scientifica è solo una misura derivata dalla percezione umana naturalmente imperfetta. Siamo semplicemente troppo grandi per osservare ciò che è più piccolo delle particelle elementari, ma troppo piccoli per osservare ciò che è oltre l'universo osservabile (cioè qual è la struttura complessiva della nostra piccola sezione della rete di galassie).

Siamo abbastanza fortunati da essere nati su un pianeta con la giusta composizione chimica e al sicuro da eventi cosmici pericolosi. Siamo anche abbastanza fortunati da avere un sole delle dimensioni giuste per durare abbastanza a lungo e fornire abbastanza calore per permettere all'evoluzione della vita. Siamo abbastanza fortunati da aver avuto abbastanza tempo per evolvere e siamo anche abbastanza fortunati che la nostra Terra non sia stata distrutta da fenomeni cosmologici.

Siamo anche fortunati di trovarci in una posizione all'interno della nostra galassia dove c'è poca interferenza con il nostro sistema solare. Viviamo in una zona "tranquilla". Per esempio, immaginate se vivessimo vicino a un buco nero supermassiccio.

Onestamente, sembra che questo universo sia "fortuna" fino in fondo. Vi consiglio di guardare l'intervista di Brian Green con Joe Rogan. Entra nel dettaglio e parla di cosa c'era prima del Big Bang. Fondamentalmente, potrebbe anche essere solo un'altra cosa di "fortuna" e il campo dell'inflazione si è casualmente trovato a vibrare in un modo preciso tale da dare origine al nostro universo. Questo sarebbe stato qualcosa di estremamente improbabile, ma è comunque successo perché era trascorso abbastanza tempo perché accadesse.

Etichettare gli atomi come fondamentali è solo etichettare un'eccitazione di un campo di energia come fondamentale. Perché preoccuparsi di etichettare certe eccitazioni tridimensionali di determinate dimensioni come fondamentali? Perché non etichettare invece la teoria del Big Bang come fondamentale? Molti scienziati e filosofi lo fanno, ma è solo un modo per rimandare il problema e ci si ritrova con la domanda "cosa c'era prima della teoria del Big Bang?" e poi "cosa c'era prima del campo dell'inflazione?".

È come "cosa c'è di più piccolo di un atomo?". Ricordate, non c'è su, giù, sinistra o destra nello spazio esterno e in nessun altro luogo nell'universo. La gravità è una cosa localizzata dove usiamo termini ampi umani per descrivere la direzione in relazione alla forza di gravità. Questo vale anche per gli atomi e il Grande Muro Hercules-Corona Borealis. È semplicemente una misura basata sulla prospettiva derivata dalla nostra stessa coscienza, che è anche una cosa localizzata. Gli atomi fanno parte di eccitazioni complessive di campi di energia e il Grande Muro Hercules-Corona Borealis è solo un termine dato a parte di una grande rete cosmica di galassie che presentano un numero infinito meno uno di eccitazioni di campi di energia.

Credo davvero che il modo migliore e più semplice per interpretare l'universo sia quello di ignorare qualsiasi termine di costruzione filosofica o umana. Non sto dicendo di negare la scienza e di pensare che la Terra sia piatta, ma è importante pensare dalla prospettiva dell'universo invece che dalla propria. La vostra realtà è solo trilioni di misurazioni derivate dalla vostra coscienza e nient'altro. Che voi crediate che Dio abbia fatto tutto o che gli atomi siano la cosa fondamentale più piccola o che la teoria del Big Bang sia stata la vera prima cosa, andate avanti. Ma ricordate di considerare la prospettiva dell'universo.

Inoltre, cercherò l'intervista di Brian Green, mandate una risposta a questo commento se qualcuno la vuole, la cercherò e la linkerò. Grazie

TL:DR Anna Kournikova è l'universo.

Modifica: Ho trovato l'intervista di Brian Green. Molto interessante.
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333330000033333

1 anno fa

    È qualcosa a cui penso molto e onestamente non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Infatti, è possibile che questo sia il nostro limite e non quello dell'essere.

    Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Se è finito dovrebbe avere dei limiti. Ma cosa potrebbe limitare la totalità di ciò che esiste?
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1 anno fa

    È qualcosa a cui penso molto e onestamente non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Infatti, è possibile che questo sia il nostro limite e non quello dell'essere.

    Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Se è finito dovrebbe avere dei limiti. Ma cosa potrebbe limitare la totalità di ciò che esiste?
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    È qualcosa a cui penso molto e onestamente non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Infatti, è possibile che questo sia il nostro limite e non quello dell'essere.

    Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Se è finito dovrebbe avere dei limiti. Ma cosa potrebbe limitare la totalità di ciò che esiste?
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avatar di u/AnnaKournikovaLover
AnnaKournikovaLover

1 anno fa
• Modificato 1 anno fa

È qualcosa a cui penso molto e, onestamente, non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Pensateci come a un frattale. Tutte le sue parti sono fondamentali l'una per l'altra e il "smallism" o qualsiasi altra teoria filosofica o scientifica è solo una misura derivata dalla percezione umana naturalmente imperfetta. Siamo semplicemente troppo grandi per osservare ciò che è più piccolo delle particelle elementari, ma troppo piccoli per osservare ciò che è oltre l'universo osservabile (cioè qual è la struttura complessiva della nostra piccola sezione della rete di galassie).

Siamo abbastanza fortunati da essere nati su un pianeta con la giusta composizione chimica e al sicuro da eventi cosmici pericolosi. Siamo anche abbastanza fortunati da avere un sole delle dimensioni giuste per durare abbastanza a lungo e fornire abbastanza calore per permettere all'evoluzione della vita. Siamo abbastanza fortunati da aver avuto abbastanza tempo per evolvere e siamo anche abbastanza fortunati che la nostra Terra non sia stata distrutta da fenomeni cosmologici.

Siamo anche fortunati di trovarci in una posizione all'interno della nostra galassia dove c'è poca interferenza con il nostro sistema solare. Viviamo in una zona "tranquilla". Per esempio, immaginate se vivessimo vicino a un buco nero supermassiccio.

Onestamente, sembra che questo universo sia "fortuna" fino in fondo. Vi consiglio di guardare l'intervista di Brian Green con Joe Rogan. Entra nel dettaglio e parla di cosa c'era prima del Big Bang. Fondamentalmente, potrebbe anche essere solo un'altra cosa di "fortuna" e il campo dell'inflazione si è casualmente trovato a vibrare in un modo preciso tale da dare origine al nostro universo. Questo sarebbe stato qualcosa di estremamente improbabile, ma è comunque successo perché era trascorso abbastanza tempo perché accadesse.

Etichettare gli atomi come fondamentali è solo etichettare un'eccitazione di un campo di energia come fondamentale. Perché preoccuparsi di etichettare certe eccitazioni tridimensionali di determinate dimensioni come fondamentali? Perché non etichettare invece la teoria del Big Bang come fondamentale? Molti scienziati e filosofi lo fanno, ma è solo un modo per rimandare il problema e ci si ritrova con la domanda "cosa c'era prima della teoria del Big Bang?" e poi "cosa c'era prima del campo dell'inflazione?".

È come "cosa c'è di più piccolo di un atomo?". Ricordate, non c'è su, giù, sinistra o destra nello spazio esterno e in nessun altro luogo nell'universo. La gravità è una cosa localizzata dove usiamo termini ampi umani per descrivere la direzione in relazione alla forza di gravità. Questo vale anche per gli atomi e il Grande Muro Hercules-Corona Borealis. È semplicemente una misura basata sulla prospettiva derivata dalla nostra stessa coscienza, che è anche una cosa localizzata. Gli atomi fanno parte di eccitazioni complessive di campi di energia e il Grande Muro Hercules-Corona Borealis è solo un termine dato a parte di una grande rete cosmica di galassie che presentano un numero infinito meno uno di eccitazioni di campi di energia.

Credo davvero che il modo migliore e più semplice per interpretare l'universo sia quello di ignorare qualsiasi termine di costruzione filosofica o umana. Non sto dicendo di negare la scienza e di pensare che la Terra sia piatta, ma è importante pensare dalla prospettiva dell'universo invece che dalla propria. La vostra realtà è solo trilioni di misurazioni derivate dalla vostra coscienza e nient'altro. Che voi crediate che Dio abbia fatto tutto o che gli atomi siano la cosa fondamentale più piccola o che la teoria del Big Bang sia stata la vera prima cosa, andate avanti. Ma ricordate di considerare la prospettiva dell'universo.

Inoltre, cercherò l'intervista di Brian Green, mandate una risposta a questo commento se qualcuno la vuole, la cercherò e la linkerò. Grazie

TL:DR Anna Kournikova è l'universo.

Modifica: Ho trovato l'intervista di Brian Green. Molto interessante.
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    È qualcosa a cui penso molto e onestamente non sapremo mai cosa c'è oltre l'universo osservabile o cosa è più piccolo delle particelle osservabili.

Infatti, è possibile che questo sia il nostro limite e non quello dell'essere.

    Penso che l'universo sia infinito in un modo in cui è simultaneamente infinito e finito.

Se è finito dovrebbe avere dei limiti. Ma cosa potrebbe limitare la totalità di ciò che esiste?
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1 anno fa

Penso che tu abbia ragione, poiché la coscienza non risiede in nessuna delle parti, ma nel tutto, non solo del cervello, ma anche del corpo. Senza gli input dei sensi, di cosa sarebbe cosciente un cervello?

Tanto quanto devi guardare all'insieme, devi ricordare che la soggettività è essere una parte, non il tutto. Di ciò che la soggettività è consapevole è il mondo esterno, una mente non può diventare consapevole dei propri contenuti senza ciò che comprende come non sé.
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1 anno fa

Penso che tu abbia ragione, poiché la coscienza non risiede in nessuna delle parti, ma nel tutto, non solo del cervello, ma anche del corpo. Senza gli input dei sensi, di cosa sarebbe cosciente un cervello?

Tanto quanto devi guardare all'insieme, devi ricordare che la soggettività è essere una parte, non il tutto. Di ciò che la soggettività è consapevole è il mondo esterno, una mente non può diventare consapevole dei propri contenuti senza ciò che comprende come non sé.
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 inserito:: Ottobre 15, 2025, 05:43:14 pm 
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Alex Orsi

"Il problema che molti di coloro che parlano del conflitto Arabo-Israeliano ignorano è che le mentalità occidentale e araba sono completamente differenti.
Ci sono differenze inconciliabili tra occidentali, tra cui vi sono anche gli Israeliani e gli arabi levantini. Gli occidentali pensano che la vita sia la cosa più preziosa e che l’onore non sia così prezioso se c’è la vita, all’opposto gli arabi pensano che l’Onore sia la cosa più preziosa, mentre la vita non ha alcun valore se non c’è onore , un po’ tipo Klingon. Questa analogia spiega perché in un sistema in cui l’onore è ontologicamente superiore alla vita non si possono produrre risultati duraturi.
Il fallimento sistematico degli accordi non deriva da fattori politici o economici, ma da questa differenza ossia gli arabi sono nel paradigma che avevamo anche noi fino a quasi un secolo fa, quello dell’onore-vergogna, il medesimo paradigma che ha portato al fascismo e al nazismo. Il fallimento pertanto è dovuto da un "distorsione di lettura" sistematica da parte di israeliani e occidentali della cultura araba, radicata in un paradigma onore-vergogna, contrapposto al paradigma colpa–innocenza tipico dell’Occidente moderno. Per questo la sconfitta militare o l’umiliazione pubblica non sono solo eventi pragmatici o politici: sono ferite esistenziali che richiedono una risposta simbolica forte, anche a costo della vita.
Il fallimento di Oslo e di tutti gli accordi tra israeliani ed arabi non derivi solo da fattori politici o economici (come l'espansione degli insediamenti israeliani o la corruzione nella pubblica amministrazione), ma da un "distorsione di lettura" sistematica da parte di israeliani e occidentali della cultura araba, radicata in un paradigma onore-vergogna come mostrato da Landes (2019).
In questa prospettiva le vittorie israeliane (dal 1948 alla Guerra dei Sei Giorni alle varie operazioni a Gaza e in Cisgiordania) sono vissute come una catena di "umiliazioni" che l'Islam non tollera, richiedendo una "restaurazione dell'onore" attraverso la jihad.
Arafat e la leadership OLP hanno usato Oslo come una tattica hudaybiyyah ossia un trattato temporaneo per guadagnare forza, simile a quello di Maometto con i Quraysh nel 628, che fu violato due anni dopo per la conquista di Mecca. Arafat lo paragonò esplicitamente in un discorso del 1994 a Johannesburg, definendolo un "trattato di pace ingannevole" per mobilitare i fedeli.
Il piano di Trump che poi non è altro che il piano di Biden-Blinken messo in atto da Trump tenta di fare una soluzione di tipo win-win, per entrambi i popoli, non porta gli arabi ad avere alcun gain perché per l’ennesima volta sono stati umiliati, dopo aver aggredito quello del formaggio.
In sostanza, è come se gli occidentali parlassero il linguaggio dell’interesse come dei Ferengi, mentre gli arabi parlano il linguaggio dell’onore come i Klingon e due linguaggi diversi non producono mai un accordo stabile, perché ognuno crede che l’altro stia mentendo."
HT Davide Zampatti

da FB

 96 
 inserito:: Ottobre 15, 2025, 05:38:06 pm 
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Jack Daniel

Ecco appunto: occasione persa per le opposizioni.
Oggi il Governo, astutamente, ha presentato una mozione di appoggio al piano di Trump. Piano che, senza mi dilunghi (lo avevo fatto qui https://tinyurl.com/mpz7uvjy e qui https://tinyurl.com/3u52xzuy ), presenta alcuni aspetti critici riguardanti il futuro, aspetti, tra i tanti, che riguardano il ruolo di ONU e ANP, e il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Lo stesso Governo, però, aveva non solo appoggiato, ma collaborato fattivamente al piano noto come Dichiarazione di New York che, su molti punti si discosta parecchio, e proprio su quei punti, dal piano Trump. Oggi il Governo ha voluto stanare le opposizioni, quasi a dire "siete d'accordo con la pace o no?". Da quello che si legge nei resoconti (ancora parziali) le opposizioni sono entrate un po' in difficoltà e alla fine si sono astenute.
Quello che non hanno fatto le opposizioni, ma non da oggi, ma da quando si è parlato del piano di Trump, era incalzare il Governo chiedendogli se era d'accordo su quanto da lui firmato e sottoscritto (la Dichiarazione, appunto) o sul molto diverso piano Trump.
Non l'hanno fatto, nelle settimane precedenti, e quindi rimarremo senza risposta. Il Governo è favorevole al "suo" piano, preparato, proposto firmato e votato all'ONU, o a quello, assai differente, di Trump? Contraddizione non da poco, ma le opposizioni hanno perso l'occasione. La risposta, inutile dirlo, la conosciamo: il Governo si allinea a Trump, smentendo quanto da lui stesso fatto. Possibile che nessuno sia stato in grado di farlo notare?

Vittorio Vb Bertola
Come potrebbero le opposizioni farlo notare, se poi alla contro-domanda "ah sì, e allora qual è il vostro piano?" la risposta sarebbe scena muta e/o gridare "free free Palestain"?

 
Alex Orsi

"Negli anni ‘70  e ‘80 l’Unione Sovietica guardava all’Italia come a una cerniera fragile dell’Occidente. Il Paese era nel cuore della NATO, ma al tempo stesso ospitava il più potente Partito Comunista dell’Europa occidentale. Questo rendeva Roma un terreno ideale per la penetrazione politica, culturale e psicologica del blocco orientale.
Gli obiettivi sovietici erano chiari, come lo sono oggi
1) Indebolire la NATO dall’interno, logorando uno dei suoi alleati strategici.
2) Legittimare il PCI come interlocutore politico, senza però spingerlo verso la lotta armata (troppo rischiosa e controproducente).
3) Sfruttare il caos del terrorismo, ogni bomba, ogni rapimento, ogni funerale di Stato era una dimostrazione che la democrazia  italiana non garantiva stabilità.
4) Appoggiarsi ai Paesi satelliti (Germania Est, Cecoslovacchia) e a movimenti paralleli (gruppi palestinesi) per fornire copertura logistica e addestramento a militanti italiani senza sporcarsi le mani direttamente.
Il Cremlino giocava su due tavoli, ufficialmente prudente, ufficiosamente tollerante. Una guerra ibrida ante litteram, fatta di infiltrazioni culturali, propaganda, reti diplomatiche e sostegno occulto.
La Russia di Putin, erede diretta di quella tradizione, non ha più l’ideologia comunista da esportare, ma la logica resta intatta: minare dall’interno le democrazie occidentali.
Ieri il PCI, oggi i partiti populisti e sovranisti, Mosca non cerca più di imporre un modello unico, ma di appoggiare chiunque possa indebolire l’unità europea e l’alleanza atlantica.
Ieri il terrorismo, oggi la disinformazione, la bomba è stata sostituita dal tweet, la pistola dal troll digitale. L’obiettivo però è lo stesso, creare sfiducia nelle istituzioni, spaccare l’opinione pubblica, alimentare complotti e rancori.
Ieri i corridoi segreti a Berlino Est, oggi i canali opachi del gas e della finanza, la leva energetica e finanziaria sostituisce la logistica clandestina.
Ieri l’Italia come ventre molle della NATO, oggi l’Europa come continente diviso tra Est e Ovest, Mosca punta a impedire la costruzione di un’Europa unita e autonoma, sfruttando differenze nazionali, crisi economiche e paure migratorie.
C’è un filo rosso che lega l’URSS degli anni di Brežnev e la Russia di Putin ovvero l’arte di trasformare le contraddizioni interne dell’avversario in un’arma geopolitica. Allora fu il terrorismo a rendere l’Italia più fragile, oggi sono la propaganda digitale e i partiti amici a destabilizzare l’Unione Europea.
Cambiano gli strumenti, non l’obiettivo, Mosca non punta a conquistare con i cingolati ma a corrodere dall’interno, lentamente, fino a rendere l’avversario incapace di reagire.
E in italia, in questo momento, si sta vedendo lo stesso film, con la stessa regia.
Sarebbe interessante approfondire la questione dei 5 milioni prelevati in contanti da via Gaeta e vedere quanti di questi sono andati a finire nelle manine sante della Cgil."

Sabrina de Gaetano

 97 
 inserito:: Ottobre 14, 2025, 06:51:54 pm 
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Daniele Paparella

Suzuki Maruti dal Giappone: dopo quante sconfitte capiranno che il campo largo - e a monte l’idea che la politica coincida col sommare voti di sigle senza un programma comune credibile e senza contraddizioni - è un’idea stupida e perdente? Perché insistono? Sono scemi? Comincio a sospettarlo. Se proprio l’idea di rinunciare all’alleanza col M5S non passa (per ragioni aritmetiche, comunque per me indifendibili), che facciano le cose per bene e organizzino una conferenza programmatica congiunta di coalizione e vengano fuori con un programma senza equivoci. Segnalo giusto quei 3-4 macigni sul percorso programmatico.
1: le posizioni putiniane del M5S, impresentabili.
2: la vicinanza di Conte e soci alla destra sul tema dell’immigrazione.
3: la passione grillina per complotti e anti-scienza.
4: la cultura nimby del M5S Non sono cose su cui si può mediare. In gran parte non sono nemmeno negoziabili.
Quindi la vedo durissima, anzi diciamo pure impossibile. Talmente impossibile da essere stupido perfino provarci, dato che non è che si può essere “putiniani moderati” o “un po’ incinte”. Sia chiaro: non li voterei nemmeno se riuscissero ad appianare le distanze siderali tra PD e M5S. Questo perché considero un atto politico anche il solo fatto di considerare il M5S un interlocutore.
Magari altri hanno una memoria peggiore della mia e li votano. Io no. Aggiungo: davvero si aspettano che chi votava PD torni al voto per una coalizione fatta con chi ha insultato la sinistra, la sua storia, le sue figure, i suoi militanti per intero?
Sono ancora tutti lì: Taverna, Fico, Appendino. E non ho letto autocritiche, ripensamenti Qualcuno di loro ha chiesto scusa per la vergogna di Bibbiano? Per i notav e gli assalti alle sedi e ai politici e militanti del PD? Per gli insulti a Liliana Segre?
Dove si constata il cambiamento “civile” dei grillini, che si dà per scontato? Io non lo vedo. E il governo politico gialloverde con la Lega di Salvini? Credono di cavarsela avendo votato per abolire i sanguinari decreti Salvini che avevano approvato? Il tutto senza spiegare, come se fosse normale? Al PD, come una moglie menata che si riprende in casa il marito violento, fanno finta di niente e subiscono in silenzio sperando vada bene. Ma questa cosa offende prima di tutto gli elettori. La realpolitik ha un confine ed è la dignità della tua comunità. Credo che la cosa sia un problema, seppure minore (perché vicina parte dei criptofascisti inconsapevoli del M5S sono già passati a destra) anche per i grillini/contiani: passano anni a dire che il PD è il male e poi si alleano con loro ma malvolentieri. Non funziona Il fatto che non funzioni è chiaro perfino agli elettori del M5S, che notoriamente non brillano per acume, per usare un eufemismo. Ed è chiaro a molti ex elettori PD, che restano a casa.
Non è chiaro ai capi del PD. Personalmente fatico a vedere un’evidenza più grande.

da FB
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Gianni Gavioli
Gli errori sono molti agli occhi e alla sensibilità di coloro che "simpatizzano" ma non votano il PD. Il più grave è la Ignavia di non capire che liberarsi nettamente di una " % ", che giustamente la Gente non stima e considera indegni di "vicinanza", farebbe recuperare subito, tra noi non votanti per protesta, il poco che la complicità con i traditori della patria ci porta, vergognosamente. ggg

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 98 
 inserito:: Ottobre 14, 2025, 06:01:49 pm 
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Gianni Gavioli
Amministratore

Premessa:
Un solo Albero Sociale e Politico, una potatura a Vasi Policonici al posto delle parassitarie Correnti e Persone diverse dalle attuali il più lontano possibile dal fetore putiniano.

Presentazione alla Gente di veri progetti e non di chiacchiere e sorrisi.

Il Partito Democratico Socialisti Cristiani (PDSC) deve ripartire da solo, fosse anche da un 20% di consenso iniziale.
Dopo ci si può accordare con altre realtà del Centro della politica, su singoli temi o Progetti Nazionali. Ma dopo!

Il PDSC deve vivere di vita propria in simbiosi soltanto con i propri elettori!

È una IDEA RESILIENTE, già tradita una volta dalla cattiva politica adesso, noi elettori, non ci si cadrebbe una seconda volta.

ggiannig

 99 
 inserito:: Ottobre 14, 2025, 05:59:08 pm 
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Gianni Gavioli
Dai Liberali alla Sinistra Democratica, per tentare di riemergere dal fango. ciaooo

    Rispondi

Riccardo Enrico Dinucci
Gianni Gavioli fidati se ci sono io tanto a sinistra no di sicuro


    Rispondi

Gianni Gavioli
Riccardo Enrico Dinucci difficile capire dove cominciano e dove finiscono le Sinistre, io mi ci confronto da più di vent'anni e ci ho rinunciato. Ma penso meglio avere dubbi a Sinistra, che certezze a Destra.
La deculturazione, di cui molti sono vittime, nella Sinistra ha Ancore di Salvezza Sociale che a destra neppure si immaginano. ciaooo

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Post di Giampaolo Peroni

Giampaolo Peroni

EH, NO! Cavoli e merende
Io sono “PRO” nei confronti di tutte le sofferenze, anche quelle minori, quelle dimenticate, quelle che non riconducano a valenze politiche, ideologiche, economiche che interessino le varie fazioni politiche e/o, appunto, ideologiche. Sono “PRO” nei confronti dei 6 milioni di ebrei sterminati, nei confronti degli innocenti in Palestina, dei bambini rapiti e indottrinati dai criminali del Cremlino, delle vittime innocenti di tutte le guerre, vittime di qualsiasi prevaricazione. Sono dalla parte di chi rischia la vita e un’esistenza serena, a causa di coloro che ne vogliono l’annientamento, sia da una parte che dall’altra... Ci dovrebbe essere uno sciopero alla settimana, una flotilla al giorno, uno slogan UNICO che contempli un’unica parola: “BASTA”, senza aggiungere commenti; senza distinguo, senza “code” polemiche. Quando Iacchetti piange per i bambini morti, potrebbe risparmiarsi la frase ignorante: “Sono secoli che Israele ammazza i palestinesi”, perché questo evidenzia la rabbia e la posizione ideologica del personaggio; è come se affermasse: “Gli ebrei mi stanno sul ca**o”. E, infatti, è diventato l’idolo dei “Propal” (quelli solamente  “contro”…). Pertanto, ben vengano le manifestazioni e gli scioperi, se questi possano servire a risvegliare le coscienze e orientarle alla PACE, scevri da qualsiasi “inquinamento”. Ecco perché trovo inutile spendere ulteriori parole nei confronti delle povere vittime di Gaza: è talmente evidente l’ingiustizia che tutti hanno “gioco facile”. Più complicato, invece, accettare i deliri di Travaglio, Di Battista, Orsini… con i loro “distinguo” e con la loro tendenza a giustificare un criminale assoluto, dal momento che, un post che ne evidenzi la loro dabbenaggine spinga qualcuno a scrivere che: “C’entra come i cavoli a merenda”. Può essere, infatti, che anche i cavoli possano rappresentare una merenda “riflessiva”…

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 100 
 inserito:: Ottobre 14, 2025, 05:49:18 pm 
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Maurizio Molinari

"Questa guerra ibrida aggredisce la sicurezza degli ebrei della Diaspora". È questa la cornice per comprendere la dinamica dell’ottavo fronte di guerra che minaccia Israele dall’indomani del 7 ottobre.
In questi due anni la situazione sul fronte dell’antisemitismo è degenerata. Come si è giunti a questo?
"Il motivo è la natura dell’attacco lanciato da Hamas il 7 ottobre 2023. È un conflitto ibrido, ovvero si sviluppa su più fronti contemporaneamente: da una parte c’è la guerra vera e propria, combattuta con le armi in mano e con atti terroristici nella realtà fisica, mentre dall’altra c’è la guerra dell’informazione, il cui intento è delegittimare l’avversario e generare scompiglio nel suo campo. È questo secondo fronte che, facendo leva su fake news e social network, ha risvegliato nella realtà digitale il germe dell’odio antiebraico generando il clima più aggressivo degli ultimi 80 anni nei confronti degli ebrei in più Paesi e continenti. L’antisionismo è la narrazione su cui Hamas punta per delegittimare l’esistenza dello Stato ebraico e trasformare ogni 'sionista' in un avversario da discriminare, isolare, ghettizzare, punire ed anche aggredire. Siamo di fronte ad una campagna globale di disinformazione basata sull’equiparazione fra sionismo e razzismo coniata dall’Urss nel 1967". L'intervista su Shalom > bit.ly/431Y00s

Per altre notizie bit.ly/4mRREce
da FB

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