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Autore Topic: BANCOPOLI, GLI ANNI DELLE SCALATE  (Letto 1117 volte)
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« il: Giugno 19, 2007, 11:59:35 »

19/6/2007 (7:23) - BANCOPOLI, GLI ANNI DELLE SCALATE

Gloria e tramonto dei furbetti tra vip, gaffes, Opa contro Opa

Montagne di euro e abbordaggi ai potenti nell'assalto di Rucucci & C. ai salotti buoni

MATTIA FELTRI
ROMA

Fra gentiluomini, si finisce sempre lì. Angelo Rovati scopre le credenziali di Stefano Ricucci in un incontro estivo del 2005. «Lanzinechecco a me? Lanzinechecco uno che se tromba ‘a Falchi tutte le sere?», dice Ricucci travisando l’insulto di Diego Della Valle in un attacco alla sua virilità. Silvio Berlusconi non travisa. E’ la stessa estate, e rivolge parola a Ricucci nella sede trasteverina di Confcommercio: «Lo sa perché ce l’hanno tutti con lei? Perché io e lei ci accomuna una cosa, ci piacciono a tutti e due le belle donne». Ci piacciono a tutti le belle donne. E ci piacciono a tutti gli agi e i soldini. Soltanto che Ricucci adesso fa la figura di Gasperino il carbonaio, il sosia del marchese del Grillo, che si ritrova a tavola coi parenti e gli affini, e rutta mentre beve vino e chiama «cacarella» il soufflé, e i blasonati inorridiscono ma non si alzano.

Adesso si scorrono i verbali d’interrogatorio e si sghignazza. «Il patto dei sindacati», dice Ricucci riferendosi al patto di sindacato che governa la Rcs. Si sghignazza perché Ricucci teneva l’agenda e invece del compleanno della zia e del cugino si annotava quello di Berlusconi, di Romano Prodi, di Massimo D’Alema e di Piero Fassino. Mandava due righe d’augurio. «Cioè, se tu non hai un consenso politico non entri dentro Rcs... puoi avere pure un miliardo... tre miliardi di euro». Fa persino tenerezza, col biglietto d’auguri. Anche perché nessuno gli rispondeva al telefono e tantomeno nessuno lo chiamava. Al massimo se lo facevano passare. E’ Rovati che passa Ricucci a Prodi e il Prof si tiene in tema, si congratula per l’imminente matrimonio con la Falchi, rinvia l’abboccamento che non si farà mai. Così Berlusconi. A lui, Ricucci glielo passa Gianni Letta: «Mi sembra una cosa buona», dice Berlusconi sul piano di scalata a Rcs.

L’estate del 2005 è quella delle scalate. Ricucci vuole scalare Rcs. Gianpiero Fiorani vuole scalare Antonveneta. Unipol vuole scalare Bnl. Pare una trilogia di Krzysztof Kieslowski coi personaggi che all’apparenza s’incontrano soltanto alla fine. Ma «il compagno» Ricucci è quello che telefona a Nicola Latorre per sapere se Fassino ha saputo dell’aiuto che ha dato a Giovanni Consorte, il quale Consorte è quello che si sente dire da Fassino medesimo «allora, siamo padroni di una banca?». E Consorte è quello che Ricucci incontra insieme con Francesco Gaetano Caltagirone, perché Ricucci e Caltagirone hanno quote di Bnl, ed è lì che Ricucci è di nuovo Gasperino il carbonaio, estasiato e folgorato da tutti quei «ciao Massimo» e «ciao Piero» di Consorte, mentre Caltagirone chiama il genero, Pierferdinando Casini, per parlargli di assegni. Ora tutti smentiscono e querelano, e forse perché, come Gasperino, Ricucci non ci può credere, e poi agli amici all’osteria le spara grosse. «Lei non si rende conto di cosa significa stare dentro il carcere. Io gli direi pure l’inverosimile», spiega al pm prima di cominciare il racconto.

Ma, insomma, da D’Alema a Fassino a Caltagirone a Consorte a Ricucci, la catena non finisce mai in un’estate sacra e profana, di abbordaggi finanziari e feste billionairesche. Ecco, per esempio, è Fiorani che avverte Ricucci che Caltagirone tratta con Consorte. E Fiorani è quello che incoraggia Ricucci nell’operazione Rcs perché, un giorno, Ricucci potrà dargli una mano nell’operazione Antonveneta che sta conducendo con Chicco Gnutti. Ed è sempre Fiorani che telefona a Gnutti la sera che la scalata (ad Antonveneta) sembra realizzata. Gnutti è sulla crudité di pesce, a fianco di Berlusconi, ed è lì che Gnutti passa Fiorani a Berlusconi che si dichiara «commosso». Al centro di tutto c’è, per il capriccio del fato, Ricucci, che si sposa dopo aver litigato sul prezzo del banchetto col cuoco di D’Alema, Gianfranco Vissani. Che sulla barca di Caltagirone si incontra con Azzurra. Che assume Fabrizio Lombardo perché costui è sposato con Chiara Geronzi che è la figlia di Cesare e non si sa mai. E poi Cesare (Geronzi) è quello che gli consiglia di non andare mai oltre il 5 per cento in Rcs. Invece lui, Ricucci, oltrepassa il venti e non aveva tutti gli intenti ostili che si pensava - dirà poi al pm - lui voleva soltanto sedere a tavola coi blasonati, sempre.

I blasonati il naso però lo allungano. Rovati lo allunga a fianco di Claudio Costamagna, allora alla Goldman Sachs, lo stesso Costamagna che con Rovati stenderà poi il piano di riassetto Telecom che costerà il posto a Rovati medesimo. Berlusconi il naso lo allunga con Letta, che proprio ieri ha preso impiego alla Goldman Sachs in cui Costamagna eccetera. Per conto del patto di sindacato, il naso lo allunga Guido Rossi - successore di Marco Tronchetti Provera in Telecom - attraverso il giurista Natalino Irti. Poi ci sono Ubaldo Livolsi, che curò lo sbarco in Borsa di Fininvest. Alejandro Agag, di cui Berlusconi è stato testimone di nozze. Vito Bonsignore, l’eurodeputato dell’Udc e titolare di quote Bnl che D’Alema vanta di comandare a bacchetta. Arnaud Lagardère, l’editore francese amico di Berlusconi e di Nicholas Sarkozy. Stanno tutti addosso a Gasperino il carbonaio che traballa fra l’euforia e il cedimento: «No, guarda, io vado al manicomio. Ma che, uno ha rubbato? E’ ‘na robba incredibbile... No, dice er concerto... Ma che me frega a me de ‘sto concerto? Ma che è, ‘na cosa penale?», si sfoga con Gnutti.

«Si so’ creati dei malintesi forti», dice Ricucci al pm. In effetti. Arriva uno che si prende il venti per cento di Rcs, litiga con Della Valle e Tronchetti Provera, cerca la sponda sia di Prodi sia di Berlusconi, dà una mano alle cooperative rosse nell’assalto a Bnl, fa comunella con quelli del Nord nell’assalto ad Antonveneta, e in conclusione, unico nella storia giudiziaria italiana, riesce a finire in detenzione cautelare per aggiotaggio, pena punita con un massimo di tre anni. E quando snocciola le vicende al pm, si prende le furie di tutti i blasonati. Come Gasperino il carbonaio che si svegliò da una sbronza e, vedendo un valletto, gli disse: «Ma tu chi sei? Un pupazzo?». Il valletto lo fece ricondurre alla carbonaia.


da lastampa.it
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