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Autore Topic: ADINOLFI -  (Letto 29090 volte)
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« Risposta #90 il: Febbraio 19, 2009, 06:35:26 »

19 febbraio 2009,

Non è solo un momento triste

E ORA, RIVOLUZIONARE IL PD

di Mario Adinolfi per il Tempo
 

Non è solo un momento triste e difficile per il Pd. E' anche il momento della grande opportunità. Siamo messi così male che è difficile pensare che andrà mai peggio: risultati elettorali disastrosi, morale della truppa sotto i tacchi, generali che mollano, colonnelli che si guardano impauriti. L'uno-due del tracollo sardo e delle dimissioni di Walter Veltroni ha dato l'impressione di un esercito ormai in rotta. Eppure è nei frangenti di massima crisi che si possono cogliere le decisive possibilità di riscatto. E noi democratici, adesso, abbiamo il dovere di farlo.

Il paese non può fare a meno del Partito democratico, di un grande rassemblement (perché di questo si tratta) riformista che ambisca al governo dell'Italia da posizioni avanzate, moderne, progressiste. E' per il bene del paese, dunque, non solo per il bene del Pd che ora non dobbiamo farci afferrare dal clima da 8 settembre che ci ha pervaso tutti anche dopo aver ascoltato il discorso di Walter Veltroni a piazza di Pietra. Non un gran discorso, a mio modesto avviso: Troppo indulgente con se stesso, il segretario dimissionario; troppo rivendicativo con gli altri dirigenti, colpevoli di non avergli garantito la necessaria "solidarietà". Ma siamo sicuri che un leader debba invocare sostegno solidale? Un leader deve esercitare la leadership e Veltroni l'ha fatto bene dal discorso del Lingotto fino a tutta la campagna elettorale dello scorso anno, con l'intuizione di portare il Pd da solo alle elezioni che ha avuto il merito di modificare in meglio il sistema politico italiano, conducendolo all'anticamera del confronto bipartitico di stampo anglosassone e riducendo finalmente la frammentazione che stava asfissiando il Parlamento italiano. Da allora in poi, le esitazioni che hanno fatto seguito ai disastrosi risultati elettorali, non solo delle politiche, ma soprattutto delle amministrative a Roma e in Sicilia, hanno condotto il Pd alle condizione pessime in cui si trova ora. Se le dimissioni confermate ieri fossero state date prima dell'estate, il Pd avrebbe avuto il tempo per ricostruire una propria identità e una propria classe dirigente completamente rinnovata. E siamo al punto.

Ora, con una tempistica francamente complicata, stretti tra un'assemblea costituente convocata tra quarantotto ore e una campagna elettorale per le europee che si aprirà tra cento giorni, dobbiamo provare il colpo d'ala. Io sono contrario a soluzioni raffazzonate, la segreteria dimezzata di un reggente non mi convince, preferirei votare sabato per Dario Franceschini assegnandogli un mandato pieno. Ma quel che più conta, vorrei che il nuovo segretario cogliesse l'occasione di questa condizione disperata per rivoluzionare davvero il partito. Non ha bisogno di partire dal nulla, la rivoluzione l'hanno cominciata già in molti. Penso alle esperienze degli under 40 di Generazione U, dei Mille, degli Autoconvocati, della Fondazione Daje, di Matteo Renzi a Firenze, dei firmatari della mozione per le primarie alla direzione del 19 dicembre scorso, di tantissimi che sono stati in posizione critica rispetto a una segreteria che è stata ingessata: sembravano tutti covi di pericolosi rivoluzionari, irrispettosi dei rituali interni. Ora sono le sacche di sangue fresco utili a rimettere in sesto un corpo martoriato come quello del Pd.

Possiamo davvero far ripartire con entusiasmo il Partito democratico, dopo questo frangente di cupa depressione. Dobbiamo però essere disposti a rimetterci davvero tutti in gioco e i soliti noti devono avere la generosità di cedere il passo. Comincia un tempo nuovo, servono idee nuove che camminino su gambe nuove. Come è avvenuto al New Labour di Blair, al Psoe di Zapatero, al Partito democratico di Obama, si può costruire la sconfitta di destre forti e radicate avviando una lunga marcia che reinventi una classe dirigente capace di essere faccia di un partito nuovo. Questa rivoluzione è necessaria ora anche per il Pd.

dal blog di Mario Adinolfi
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« Risposta #91 il: Giugno 24, 2009, 10:37:21 »

Oggi 24 giugno 2009, 9 ore fa

Noi partiamo dal territorio


No, per noi niente "spirito del Lingotto" (qualcuno mi spiega cosa disse di decisivo Walter Veltroni a Torino due anni fa?), niente riunioni di corrente, persino niente mobilitazione via Facebook e blog.

Noi domani presentiamo la mozione congressuale e la mia candidatura alla segreteria nazionale del Partito democratico in un circolo di periferia della Capitale, dove Roma non è splendore e storia, ma persone che faticano.

La mozione si intitola "Tutti dentro" e fa riferimento alla necessità di costruire un nuovo Pd grande e accogliente, con i confini aperti a quel 10% di elettorato che tra astensione, radicali pannelliani, verdi, ex comunisti, socialisti, cattolici impegnati, rappresenta la potenzialità immediata di crescita verso il traguardo di un grande partito di stampo anglosassone, capace di essere il primo partito del paese e, con un sistema di alleanze che dialoghi con Idv e Udc senza preconcetti, punti prima a battere la peggiore destra populista d'Europa e poi a governare l'Italia con un programma riformista solidamente concordato.

Il sottotitolo della mozione è: "Per un Pd aperto e accogliente, radicalmente rinnovato, imperniato sulla democrazia diretta, con gli iscritti protagonisti". Il testo, aggiornabile da chi rappresenterà la mozione sul territorio (per farlo inviare una email a adinolfi2009@gmail.com), lo presenteremo domani quindi non fatemi dire di più.

L'appuntamento è per domani alle 18.30 al circolo Pd della Muratella, via Crocco 9, dove via della Magliana incrocia il raccordo, ai piedi di un hotel di lusso (il Marriot) che pare una cattedrale nel deserto e non lontano dal bar Tornatora. Un signor bar.

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« Risposta #92 il: Giugno 27, 2009, 10:33:29 »

Ieri 26 giugno 2009, 2.08.32

Non vado in direzione


Splendida serata ieri al circolo Pd della Muratella, grazie a tutti. Quanto alla direzione nazionale di oggi, ho scritto qualche riga su Europa.

Per quanto riguarda la direzione nazionale, oggi doveva servire a ragionare sull'esito delle elezioni. Invece si discuterà di rinvio del congresso, regolamento congressuale e altre amenità. Come dopo la sconfitta del 2008, niente analisi delle ragioni di un tracollo. In più, il regolamento congressuale è stato scritto e recapitato a noi membri di direzione già impacchettato. Su altre questioni ha discusso il cosiddetto "caminetto", organo statutariamente non previsto. Allora: niente analisi del voto, regolamento fasullo, discussione politica precotta. Una direzione inutile, direi. Non vado a ratificare decisioni prese altrove. Anzi, non vado e basta.

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« Risposta #93 il: Giugno 27, 2009, 10:15:40 »

Oggi 27 giugno 2009, 5 ore fa

Una domanda a quelli del Lingotto


Sì, vabbè, giovani (oddio, mica tutti), carini (idem) e simpatici (non ne parliamo). Tutto bene, anche gli applausi lì a Franceschini e Bersani, che si sa che questi in teoria vogliono uccidere il padre ma è meglio se papà fa finta di essere distratto e lascia le chiavi della macchina nuova attaccate e allora gli si dà pure un bacino, che quelli del Lingotto non sono tipi da farsela a piedi.

In realtà noi direttisti di Generazione U siamo un po' invidiosi, non c'è mai riuscito troppo di star nel cuore dei potenti, di farci venire a trovare ai nostri convegni, di dire rinnovamento sì ma-mica-facendo-la-guerra, noi siamo quelli con la faccia sporca. A noi riescono le cose semplici e pure un po' grevi, poco milanesi, poco piemontesi, robe tipo: così non va, i capi non capiscono un cazzo, ci candidiamo contro di loro (18 luglio 2007, candidatura di Generazione U alle primarie). Oppure: avete perso  consegnato il paese a Berlusconi e Roma a Alemanno? Ve ne dovete andare (3 maggio 2008, direzione nazionale Pd dopo le elezioni politiche e amministrative).

A me, poi, personalmente, i simpatici stanno antipatici. Quelli tipo Pippo Civati. Tre frasi e una battuta, lo stile è: "No, non mi candido, preferisco passare l'estate al mare con una bella donna". Poi cero acceso alla Madonna tutte le mattine sperando che gli amici glielo chiedano, come ai vecchi tempi: "Pippo, solo tu puoi salvarci".

Allora, ci sono vecchie ruggini: due anni fa facemmo una riunione tipo Lingotto, ma più ristretta, e decidemmo di andare alla guerra contro i potenti alle primarie del Pd. Due giorni dopo, quelli che oggi ancora una volta dicono di voler andare alla guerra, optarono per reggere il moccolo a Veltroni (alcuni di loro hanno imparato a chiamarlo "disastro" recentemente) e fare la lista Innovazione (ancora rido) alle primarie insieme a, udite udite, Giovanna Melandri e Antonio Bassolino. Generazione U rimase coerente e disse: volevamo andare contro, andremo contro, solo con il conflitto politico di una generazione si cambia il partito. Candidatura e liste autonome: un eletto in costituente noi, un eletto in costituente loro.

Abbiamo fatto lo stesso anche questa volta, presentando mozione e candidatura alle primarie in un circolo di periferia, non nel luogo ideologico che fa continuità con il veltronismo (a proposito, avete letto l'intervista vittimista e un filino delirante di Walter a Repubblica oggi?).

Io non sono andato al Lingotto. Non m'è arrivato l'invito. Le vecchie ruggini potevano essere superate. A questo punto, devono esserlo. E allora fatemi fare una domanda a quelli del Lingotto: dopo due anni di chiacchiere e giri di parole, avete trovato il coraggio di esprimere una candidatura alla segreteria nazionale del Pd?

Se quel pizzico di coraggio lo trovate, superando anche le divisioni e sotterranee gelosie tra voi, fate un fischio e vediamo di non andare separati a questo congresso. Andiamo oltre le vecchie ruggini. Però, parliamo di politica. Che oggi a Torino non avete detto praticamente nulla ed è stato molto più utile sorbirsi il Pannella di Chianciano, dove invece qualche idea nuova è davvero emersa.

Se invece il coraggio non lo trovate, fate una cortesia, smettete la vostra consueta spocchia e le lezioncine lasciatele nel cassetto. Se il candidato lo trovate, invece, la spocchia la smetto io e magari la lezioncina me la sorbisco pure.

Scegliete, insomma, per una volta, senza chiacchierare e basta per trovarsi così tutti d'accordo sull'ovvio. Scegliete e dunque discutete e magari scannatevi un po' tra voi. Può essere liberatorio.

Poi, tutti uniti, andiamo alla battaglia vera.

(a seguito della presentazione della candidatura al circolo Pd della Muratella sono uscite alcune segnalazioni sul Corriere della Sera e sul Messaggero - grazie a Alessandro Trocino e Mario Ajello - oltre a un'intervista su l'Opinione e qualche spazio su Europa e Manifesto, più un articolo sul Clandestino Web relativo a una mia dichiarazione sulla direzione "iraniana" del partito ieri...su Blogosfere trovate poi una mia intervista e un'analisi puntuale di Tiziano Scolari della battaglia interna al Pd...su Facebook c'è la gara tra i tre gruppi dei vari candidati segretario, vince Dario e io sono al 5.5%)


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« Risposta #94 il: Giugno 29, 2009, 06:37:22 »

Oggi 29 giugno 2009, 50 minuti fa

Civati, commenti e telefonate


Caro Mario,
mi dispiace non ti sia arrivato l'invito.
L'assemblea era aperta a tutti, ma hai ragione: avremmo dovuto coinvolgerti con più attenzione e cortesia. Ti posso dire che anche chi è venuto condivide le critiche che tu esponi nei riguardi di precedenti iniziative che insieme avevamo tentato. Ora spero che possa iniziare un nuovo percorso, anche se sei antipatico pure tu, ma solo a volte...
Le parole che mi vengono, però, sono molto simili alle vostre, e lo sai. E le cose che diciamo fanno parte di una riflessione politica condotta a tutto campo, città per città, circolo per circolo. Crediamo insomma di essere meno stronzi di come ci rappresenti.

A presto,
pippo

--

E' arrivato un commento gentile e operativo di Pippo Civati, proprio qui sul blog e voglio segnalarlo come un elemento positivo per andare oltre le "vecchie ruggini" dopo il Lingotto. Lo cito integralmente qui sopra. Un passo avanti, senza dubbio.

Oltre a questo commento sono arrivate anche molte telefonate, alcune particolarmente autorevoli. A tutti ho risposto nella stessa maniera: abbiamo una mozione, una proposta politica, un gruppo, un candidato segretario. Siamo disposti a sacrificare solo l'ultimo di questi elementi, se saranno pienamente valorizzati gli altri tre. Altrimenti andremo fino in fondo e comunque ci andremo se non emergeranno novità rispetto alle candidature attuali. Oggi variamo anche la prima parte della nostra squadra sul territorio.

Stiamo raccogliendo i nomi degli iscritti interessati a rappresentare la nostra battaglia sul territorio. Il coordinamento nazionale è, come sempre, affidato a Marco De Amicis che gestisce il centro raccolta via email tramite adinolfi2009@gmail.com. Oltre al gruppo, da me personalmente guidato, che si occupa dell'organizzazione sul territorio di Roma e del Lazio, abbiamo attivato anche dei coordinamenti regionali, visto che dovremo presentare tessere provenienti da 5 regioni di tre differenti circoscrizione elettorali europee. I responsabili circoscrizionali sono Natalia Ceravolo per il Nord Ovest, Luisa Zaccarelli per il Nord Est, Filippo Giovagnoli per il Centro, Lucio Iacono per il Sud e Laura Collura per le Isole. Prevalenza di donne, in una campagna congressuale in cui se ne sente maledettamente la mancanza. In settimana completeremo la rete delle nostre presenze sul territorio con dei responsabili anche a livello regionale e provinciale.

Grazie a Marco De Amicisi abbiamo provveduto a inviare il testo della nostro mozione a tutti i circoli d'Italia. Ora siamo disponibili ad andare ovunque ad illustrarne i contenuti.

Noi facciamo sul serio e saremo felici di dialogare con tutti. Ma parliamo solo di politica, di modello di partito, di alleanze, di programmi e di rinnovamento radicale. Le trattative di altro genere, non sono roba per noi.

dal blog di Mario Adinolfi
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« Risposta #95 il: Agosto 02, 2009, 03:50:34 »

Oggi 2 agosto 2009,

Il 2 agosto con Mambro in libertà

Ogni 2 agosto, lo sapete, questo blog pubblica i crimini commessi da Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, liberi di camminare per strada nonostante siano stati riconosciuti colpevoli per il più terribile, ingiusto, criminale, indiscriminato e sanguinoso atto terroristico della storia italiana: la strage di Bologna.

Francesca Mambro, in particolare, è in semilibertà dal 1998: ha trascorso in carcere meno di quindici anni. Da quest'anno è praticamente completamente libera e nel 2013 la sua pena sarà considerata estinta.

Ottantacinque morti, duecento feriti, sentenza di colpevolezza passata in giudicato: quindici anni di carcere. Conosco poveracci responsabili di banali fatti di cronaca che hanno trascorso in galera decenni.

Questi gli omicidi per i quali, strage di Bologna a parte (85 morti, 200 feriti, ricordiamolo sempre), Francesca Mambro è stata condannata a nove ergastoli.
28 maggio 1980. Partecipa all’attentato compiuto davanti al liceo romano Giulio Cesare in cui viene assalita la pattuglia di vigilanza e ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista (detto “Serpico”), e ferito il suo collega Giuseppe Manfreda. Per aver ucciso Francesco Evangelista, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. Mambro e Fioravanti la sera dell’omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. Per essere la mandante dell’omicidio di Mario Amato, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. Per aver ucciso Francesco Mangiameli, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”. Per aver ucciso Enea Codotto e Luigi Maronese, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro. Per aver ucciso Marco Pizzari, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

31 luglio 1981. Nell’ambito del regolamento di conti all’interno della destra eversiva, viene ucciso Giuseppe De Luca. Per aver ucciso Giuseppe De Luca, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. Per aver ucciso Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Per aver ucciso Alessandro Caravillani, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

Di Alessandro Caravillani nessuno ricorda neanche il nome. Su Mambro e Fioravanti si scrivono libri agiografici, ci sono giornalisti che ne vantano l'amicizia e guai a toccarli, che il terrorista amico fa tanto chic in salotto.

Mambro e Fioravanti sono stati all'incrocio tra la destra eversiva e lo Stato deviato, sono stati le braccia di un terrore commissionato e non hanno mai raccontato la verità. Per l'omicidio di Piersanti Mattarella, Giusva Fioravanti è stato riconosciuto dall'unico testimone oculare, la moglie di Mattarella, ma è stato mandato assolto. Mambro e Fioravanti hanno goduto di un trattamento di favore perché sono stati silenziosi e al momento giusto, nel 1994, diedero un'intervista dal tono estorsivo: "Loro al governo e noi all'ergastolo", rivolgendosi agli amici ex missini. Pochi anni dopo è arrivata per loro la più ingiusta delle libertà.

Tutto il dolore da loro provocato non è stato redento neanche dal minimo accenno di verità. Vogliamo saperla tutta, poi continuino pure ad insozzare i salotti di giornalisti con la necessità del brivido.

Oggi è il giorno del lutto di una nazione, per i morti, per la giustizia loro negata, per la verità mancante.


Il 2 agosto con Mambro in libertà
Oggi 2 agosto 2009, 8 ore fa
Ogni 2 agosto, lo sapete, questo blog pubblica i crimini commessi da Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, liberi di camminare per strada nonostante siano stati riconosciuti colpevoli per il più terribile, ingiusto, criminale, indiscriminato e sanguinoso atto terroristico della storia italiana: la strage di Bologna.

Francesca Mambro, in particolare, è in semilibertà dal 1998: ha trascorso in carcere meno di quindici anni. Da quest'anno è praticamente completamente libera e nel 2013 la sua pena sarà considerata estinta.

Ottantacinque morti, duecento feriti, sentenza di colpevolezza passata in giudicato: quindici anni di carcere. Conosco poveracci responsabili di banali fatti di cronaca che hanno trascorso in galera decenni.

Questi gli omicidi per i quali, strage di Bologna a parte (85 morti, 200 feriti, ricordiamolo sempre), Francesca Mambro è stata condannata a nove ergastoli.
28 maggio 1980. Partecipa all’attentato compiuto davanti al liceo romano Giulio Cesare in cui viene assalita la pattuglia di vigilanza e ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista (detto “Serpico”), e ferito il suo collega Giuseppe Manfreda. Per aver ucciso Francesco Evangelista, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. Mambro e Fioravanti la sera dell’omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. Per essere la mandante dell’omicidio di Mario Amato, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. Per aver ucciso Francesco Mangiameli, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”. Per aver ucciso Enea Codotto e Luigi Maronese, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro. Per aver ucciso Marco Pizzari, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

31 luglio 1981. Nell’ambito del regolamento di conti all’interno della destra eversiva, viene ucciso Giuseppe De Luca. Per aver ucciso Giuseppe De Luca, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. Per aver ucciso Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Per aver ucciso Alessandro Caravillani, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

Di Alessandro Caravillani nessuno ricorda neanche il nome. Su Mambro e Fioravanti si scrivono libri agiografici, ci sono giornalisti che ne vantano l'amicizia e guai a toccarli, che il terrorista amico fa tanto chic in salotto.

Mambro e Fioravanti sono stati all'incrocio tra la destra eversiva e lo Stato deviato, sono stati le braccia di un terrore commissionato e non hanno mai raccontato la verità. Per l'omicidio di Piersanti Mattarella, Giusva Fioravanti è stato riconosciuto dall'unico testimone oculare, la moglie di Mattarella, ma è stato mandato assolto. Mambro e Fioravanti hanno goduto di un trattamento di favore perché sono stati silenziosi e al momento giusto, nel 1994, diedero un'intervista dal tono estorsivo: "Loro al governo e noi all'ergastolo", rivolgendosi agli amici ex missini. Pochi anni dopo è arrivata per loro la più ingiusta delle libertà.

Tutto il dolore da loro provocato non è stato redento neanche dal minimo accenno di verità. Vogliamo saperla tutta, poi continuino pure ad insozzare i salotti di giornalisti con la necessità del brivido.

Oggi è il giorno del lutto di una nazione, per i morti, per la giustizia loro negata, per la verità mancante.

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Un attacco
Ieri 1 agosto 2009, 19.39.00
Hanno inventato una email e hanno provato a metterci in difficoltà. Il comitato Dario Franceschini ha subito un attacco informatico, con la creazione di una mailing list e di uno spam che ci ha danneggiato e non è una nostra iniziativa.

La novità è che la battaglia congressuale si combatte anche sul web. Ma invito tutti a non inventarsi colpi proibiti.

dal blog di Mario Adinolfi
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« Risposta #96 il: Agosto 04, 2009, 03:47:57 »



Il 3 agosto con Fioravanti in libertà


"Dico che non si va lontano con il gioco delle teorie senza le prove".

Oggi, improvvisamente, Giusva Fioravanti appare assai poco interessato a nuove piste sulla strage di Bologna, lo scrive Francesco Grignetti su La Stampa. Già, perché oggi Fioravanti è un uomo libero. Niente semilibertà come dal 1998, niente libertà condizionale come dal 2004. No, uomo completamente libero. Ha ottenuto l'impensabile: tutti i benifici di legge. Non ha più interesse a trovare altre verità per Bologna. Quella giudiziaria non gli è più di nessun peso, Capezzone non si sbracci a chiedere la revisione del processo, a Fioravanti non interessa. A lui può andar bene così. E' libera anche Francesca Mambro. Luigi Ciavardini, condannato all'ergastolo nel 2007, è in semilibertà dal marzo scorso. Provate a raccontarlo all'estero.

Il peggiore assassino della storia italiana, l'uomo responsabile per sentenze passate in giudicato della morte di novantadue persone e del ferimento di altre duecentoventicinque, non ha mai trovato un magistrato che avesse un dubbio d'opportunità sull'aprire o meno le porte del carcere per lui. Oggi, in un articolo vergognoso scritto sul principale quotidiano italiano dal giornalista che sulla mitizzazione di Mambro e Fioravanti ha costruito denari e carriera, ci viene spiegato che il terrorista è libero per normali meccanismi di legge. Non c'è una riga che spieghi che quei meccanismi sono discrezionali, non automatici. Non c'è una riga che spieghi che Mambro e Fioravanti hanno trascorso realmente in carcere poco più di quindici anni, un paio di mesi per ogni morto ammazzato e da tutti dimenticato. Tutti, tranne i familiari delle vittime, di tutte le vittime, nessuna delle quali mette in dubbio la colpevolezza di Mambro e Fioravanti. A loro il giornalista riserva una concessione sulla libertà improvvisa del terrorista: "Possono legittimamente rammaricarsene, però...". Possono. Grazie.

Giusva Fioravanti ha ucciso Roberto Scialabba, ventiquatto anni, con un colpo di pistola alla testa a freddo, senza alcuna provocazione o alterco precedente, mentre era seduto su una panchina con la ragazza, solo perché aveva i capelli lunghi e sembrava di sinistra. Ha sparato anche a lei, poi, mancandola. Roberto Scialabba. Qualcuno di voi ne ricorda il nome?

Giusva Fioravanti ha assaltato la sede di Radio Città Futura nel giorno di conduzione delle donne, le ha fatte stendere a terra, le ha colpite con una sventagliata di mitra e poi ha dato fuoco ai locali. Quattro ferite, di cui due gravi. Poi ha dato attaccato la sede del Pci dell'Esquilino, con bombe a mano e revolver, ferendo venticinque persone e rammaricandosi perché non c'erano stati morti. Qualcuno di voi conosceva queste prove di strage?

Giusva Fioravanti ha ucciso Antonio Leandri, ventiquattro anni, la cui unica colpa è stato voltarsi al saluto "avvocato" lanciatogli addosso insieme alle pallottole, che erano riservate in realtà all'avvocato Giorgio Arcangeli che aveva fatto arrestare il terrorista nero Pierluigi Concutelli, di cui però Fioravanti non conosceva se non sommariamente la fisionomia. Antonio Leandri. Qualcuno di voi ne ricorda il nome?

Giusva Fioravanti ha ucciso Maurizio Arnesano, un poliziotto di appena diciannove anni, per il solo gusto di rubragli il mitra M12. Maurizio Arnesano. Qualcuno di voi ne ricorda il nome? O quelli di Enea Cadotto e Luigi Maronese, carabinieri di venticinque e ventitre anni? Li ha uccisi Giusva Fioravanti, così come Francesco Mangiameli, camerata dei Nar e testimone scomodo per i fatti della strage di Bologna.

Giusva Fioravanti ha ordinato di uccidere Mario Amato, un giovane magistrato trentaseienne che stava dimostrando gli intrecci tra terrorismo di destra e settori deviati dello Stato. Fioravanti ha mandato Gilberto Cavallini a eseguire l'omicidio e la sera ha festeggiato a ostriche e champagne con Francesca Mambro. Mario Amato. Qualcuno ne ricorda il nome?

E degli ottantacinque morti e duecento feriti della stazione di Bologna?

No, nessun articolo di Giovanni Bianconi o del Corriere della Sera per il coraggioso giudice Mario Amato o per il povero Roberto Scialabba colpevole di portare i capelli troppo lunghi. Loro non meritano il nome stampato nel titolo d'apertura del principale quotidiano italiano a celebrare un terrorista che a cinquantuno anni si rifarà una vita grazie a un sistema mediatico che l'ha sempre coccolato, salvo diventare ferocemente giustizialista contro il primo poveraccio extracomunitario che da ubriaco falcia inconsapevolmente un altro poverocristo come lui.

Ieri sera, intanto, mi ha scritto Gabriele Mastrodonato, esponente di Blocco Studentesco e CasaPound. Dopo avermi definito "abbacchio ripieno di merda" e aver assicurato: "Io se voglio ti occupo la tua sede e ci bivacco dentro x 1 mese" ha pensato bene di aggiungere: "Dopo Terrinoni devo aggiungere anche te alla lista dei cattivoni, che gira gira la pijano, ma nn ti preoccupare, prima o poi capita, di incontrarci cosi' x caso".

Che lista è quella in cui siamo io e Terrinoni, cosa prenderemo "gira gira"?

Io so che il fenomeno neofascista è preoccupante, in particolare tra giovani e giovanissimi dilaga, la mitologia di Mambro e Fioravanti è estremamente pericolosa, la loro sostanziale impunità è un esempio pessimo.

E comunque io spero che, camminando per strada, Giusva Fioravanti si vergogni di questa sua libertà così ingiusta e cammini a occhi bassi pensando alle centinaia di vite a cui ha inflitto il più pesante dei dolori.

Spero che trovi il coraggio, prima o poi, di raccontare tutta la verità. Solo allora potrà dirsi libero anche se comunque colpevole, sapendo che i cittadini che vorrebbero un'Italia finalmente giusta e pacificata non tollerano le sue scorciatoie e considerano la sua persona un simbolo della vergogna di cui è capace di coprirsi questo paese.

dal blog di Mario Adinolfi
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