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Autore Topic: Notizie dal PAESE dei berluschini...  (Letto 20106 volte)
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« Risposta #45 il: Novembre 07, 2008, 12:21:37 »

Che vergogna, per Berlusconi Obama è bello e abbronzato

Finocchiaro: che altro aspettarsi da lui?


È bello, giovane e abbronzato». Di chi parla Berlusconi? Non di suo figlio, né dell’ultima star arruolata per Mediaset. Parla di Baraci Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti. E anche stavolta ci siamo fatti riconoscere. Il premier fa l’ennesima gaffe e come al solito finge di non rendersene conto. Dare dell’abbronzato a Obama? «È una carineria assoluta, un grande complimento». E quelli che non capiscono le battute, aggiunge, «vadano a...».

L’opposizione tenta di riparare all’irreparabile. «La migliore delle ipotesi è che Berlusconi non riesca più a controllarsi» dice Dario Franceschini, vicesegretario del Pd. Il premier «dimentica che le sue parole coinvolgono l’immagine del nostro Paese nel mondo. Dire che il presidente degli Stati Uniti è “giovane, bello e anche abbronzato” - sottolinea Franceschini - suonerà alle orecchie di tutto il mondo come una offesa carica di pericolose ambiguità. Chieda subito scusa e non coinvolga più l’Italia nelle sue affermazioni quantomeno di pessimo gusto».

Poco dopo interviene anche il segretario Veltroni, secondo il quale l’uscita di Berlusconi colpisce «gravemente l'immagine e la dignità del nostro Paese sulla scena internazionale e rischiano di provocare – aggiunge – una incrinatura nei rapporti di amicizia con quel Paese e quel popolo che ha dato al mondo un grande segnale di speranza e cambiamento. Un uomo di Stato – prosegue Veltroni - non può consentirsi, con battute da cabaret, questa mancanza di rispetto che caratterizza spesso i comportamenti pubblici del Presidente del Consiglio. Auspichiamo che al nuovo presidente americano vengano al più presto rivolte scuse ufficiali e che da parte di tante persone serie presenti all'interno del centro-destra italiano possano venire prese di distanza da questi intollerabili comportamenti».

Della stessa opinione anche l’Italia dei Valori. Il capogruppo alla Camera Massimo Donadi sostiene che «con le sue battute infelici e grevi Berlusconi scredita l'Italia sullo scenario internazionale. Mai un presidente del Consiglio era caduto così in basso, lasciandosi andare a battute d'avanspettacolo che tradiscono un razzismo strisciante».

Il problema è che, ora che “l’amico Bush” se n’è andato, a Berlusconi interessa mantenere buoni rapporti almeno con “l’amico Putin”: e così, da Mosca, in conferenza stampa con il presidente russo Medvedev, fa la sua battutaccia su Obama, che secondo lui è stato «presentato quasi come un messia e quindi carico di speranze che ci auguriamo veramente che non vadano deluse». Di certo, Berlusconi non ci delude mai, e riesce sempre a superarsi in peggio. Anche a Mosca ha spiegato che per avere buoni rapporti tra Russia e Italia, «anche gli spaghetti e la pizza possono aiutare».

«Il povero Gasparri - è l’opinione di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 – è stato giustamente crocifisso per la sue battute su Obama, ma Berlusconi non ha voluto perdere l'occasione per riprendersi il primato. Le sue dichiarazioni sull'Obama “giovane bello e abbronzato” – ricorda Giulietti – espressione quanto mai infelice utilizzata qualche anno fa da Calderoli per insolentire la giornalista Rula Jebreal non solo non fanno neanche ridere, ma dal punto di vista delle gaffe istituzionali – conclude – forse sono alla pari col gesto delle corna che fece ridere il mondo intero sulle spalle dell'Italia».


Pubblicato il: 06.11.08
Modificato il: 06.11.08 alle ore 21.47   
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« Risposta #46 il: Novembre 09, 2008, 04:50:54 »

Milano: il sindaco leghista di Verona

Tosi e la paletta per il parcheggio

Usata quella della scorta, niente multa


MILANO — L’allarme nel centro di Milano scatta intorno alle 18,30. C’è un’Audi A6 parcheggiata in sosta vietata, tra via Verri e via Montenapoleone. Ha i finestrini oscurati. E sul parabrezza una paletta del ministero dell’Interno. È una «zona sensibile», la macchina è sospetta. Arrivano le moto della polizia che pattugliano la zona, agenti in divisa e in borghese. Scattano tutte le verifiche, finché, una ventina di minuti dopo, spunta il proprietario dell’auto: il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi. «Mi dispiace— si scusa— è stata solo una leggerezza».

Tosi è sotto tutela, significa che ha la scorta, per quello nella sua auto c’è la paletta. Alla scena assistono decine di persone che passeggiano in centro. Il sindaco continua a scusarsi, poi al telefonino fa qualche chiamata sull’asse Milano-Verona-Roma. A quel punto la tensione si è già sciolta. Il centro di Milano è costantemente sotto controllo per il rischio terrorismo e rapine. Un contrassegno del Viminale (in questo caso prefettura di Verona) va controllato per accertarsi che sia vero. Per tutta la durata della discussione, l’uomo della scorta non si vede. E il sindaco si allontanerà poi da solo, al volante della sua auto. Un vigile aveva già scritto la multa, ma dopo gli accertamenti Tosi è stato «perdonato».


09 novembre 2008

da corriere.it
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« Risposta #47 il: Novembre 26, 2008, 03:56:15 »

IL CASO/ Montecitorio ha già speso mezzo milione per il rilevatore

Ma l'Avvocatura sostiene che la procedura può avvenire solo su base volontaria

I peones si ribellano alle impronte

Camera, salta il blitz anti-pianisti

di CARMELO LOPAPA


 ROMA - Impronte digitali alla Camera? Ai bimbi rom non sono state rilevate, non si penserà davvero di prenderle adesso ai deputati? La rivolta è partita col tam-tam sotto traccia, giusto un insofferente chiacchiericcio in Transatlantico, per approdare poi alle carte bollate che infine hanno sancito il successo contro l'operazione che, appena due settimane fa, era stata battezzata con una certa enfasi come "rivoluzione elettronica". Troppo invasivo quel meccanismo pensato per costringere ogni onorevole a votare per sé e non per il collega: violerebbe la privacy, sentenzia l'Avvocatura della Camera con un parere sollecitato dai malpancisti e prontamente servito. Le impronte saranno sì registrate, ma solo su base volontaria, a chi accetterà di sottoporsi alla rilevazione. E a Montecitorio ieri c'era già chi festeggiava.

L'intento, si ricorderà, è quello di bandire lo spettacolo poco decoroso dei deputati pianisti, sempre lì a sbracciarsi per votare al posto del vicino assente così da non fargli perdere la diaria. Il 6 novembre l'ufficio di presidenza della Camera ha approvato all'unanimità il via libera all'operazione, fortemente voluta dal presidente Gianfranco Fini: installazione dell'impianto, sperimentazione nelle prossime settimane, partenza ufficiale il primo febbraio. Costo della sofisticata macchina per la rilevazione delle impronte in ciascuno dei 630 scranni: 450 mila euro (390 mila più iva, per l'esattezza). Ma ogni rivoluzione, si sa, deve fare i conti con il riflusso e alla Camera dei deputati è arrivato prima che la rivoluzione esplicasse i suoi effetti.

"Da più parti erano state sollevate perplessità legate alla tutela della privacy - spiega il vicepresidente centrista Rocco Buttiglione - La creazione di un registro delle impronte, in effetti, costituisce un problema oggettivo, al di là delle lamentele dei singoli. Abbiamo chiesto perciò un parere all'Avvocatura (ufficio legale della Camera, ndr) che ha confermato quelle perplessità". Tutto lecito e opportuno, sostengono i "giuristi" di Montecitorio nel documento, ma la rilevazione andrebbe fatta "solo su base volontaria", è il suggerimento.

E così avverrà. Le proteste più veementi sembra che siano piovute sulla presidenza Fini proprio dai banchi della maggioranza, Carroccio in testa. "L'esito non poteva che essere quello - se la ride soddisfatto il baffuto leghista Matteo Brigandì, avvocato di mestiere - La registrazione delle impronte, come abbiamo fatto notare in tanti, non potevano certo imporla. E poi, politicamente parlando, non l'hanno voluta per i rom, non vedo perché dovremmo farla noi. Io non concederò la rilevazione delle mie e così molti miei colleghi. Altri facciano quello che vogliono". E siccome a pensarla così non saranno in pochi, alla presidenza della Camera stanno pensando alle contromisure.

"Tra le ipotesi in cantiere c'è anche quella di istituire forme di pubblicità degli elenchi di chi si sottoporrà e chi non si sottoporrà alla rilevazione delle impronte, in rispetto al dovere di trasparenza" spiega Buttiglione. Un po' come da qualche giorno avviene col registro delle presenze alle votazioni, pubblicato sul sito della Camera. Ma basterà a convincere i più riottosi?

"La verità è che tutto si risolverà ancora una volta in una presa in giro per i cittadini - protesta la dipietrista Silvana Mura, tra i big sponsor dell'operazione anti pianisti dentro l'ufficio di presidenza - È stato speso mezzo milione di euro per conseguire ora un risultato che certo non è quello che il presidente Fini intendeva perseguire. La furbizia di pochi vanificherà il risultato, i pianisti non scompariranno e il Parlamento farà la solita figuraccia".


(26 novembre 2008)
da repubblica.it
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« Risposta #48 il: Dicembre 02, 2008, 08:40:22 »

2/12/2008
 
Quant'è maleducata Milano
 
ALFIO CARUSO

 
Nel 1971 arrivando da Catania a Milano il disorientamento poteva durare settimane. Non era dovuto al semplice rispetto del codice stradale, ai marciapiedi liberi da auto in sosta, alla possibilità di attraversare la strada senza essere travolti, agli uomini che cedevano il passo alle donne al momento di salire sui mezzi pubblici, all’abitudine di far sedere le persone anziane e le signore incinte; il disorientamento era dovuto al prevalere della creanza, dalla quale discendevano i piccoli comportamenti virtuosi che stupivano l’aspirante meteco appena sfuggito all’eccessivo calore del Meridione. Prima di essere la capitale dell’economia, della stampa, della moda, benché i futuri stilisti venissero chiamati sarti, Milano era la capitale dell’educazione elargita e pretesa. A simbolo assurgeva l’anziana signora pronta a sbattere l’ombrellino sul cofano dell’auto colpevole, sulle strisce pedonali in via Senato, di aver frenato troppo vicina. E il consenso dei passanti sottolineava che quell’ombrellino veniva sostenuto da cento mani. Proteste, rabbia, odi segnavano vie e piazze, tuttavia la cortesia del vivere, il regalo di un sorriso, la spontaneità del saluto rappresentavano la regola, non l’eccezione. Nelle pieghe degli affari e sui divani dei salotti si esibivano farabutti, pescecani e maliarde in numero identico a quello attuale, ma almeno - Arbasino docet - non portavano i pantaloni con la vita bassa. E il dialetto, dolce e sincopato, delle mercerie e dei panifici, degli artigiani e dei tassisti fungeva da colonna sonora, costituiva il veicolo di trasmissione delle buone maniere: ai meteci era concesso di non saperlo pronunciare, non di sconoscerlo.

Oggi Milano ha perso le sue botteghe, ha perso il dialetto, soprattutto ha perso l’educazione. Le macchine posteggiate in seconda fila, davanti agli scivoli degli handicappati, sulle rare piste ciclabili; gli epiteti truculenti che si scambiano guidatori di auto e di moto; l’assalto tracotante ai sedili della metropolitana, degli autobus, dei tram; le dieci soperchierie alle quali si può assistere percorrendo a mezzogiorno via Manzoni non esprimono il malessere della nostra epoca, bensì l’imbarbarimento della città. Da esso deriva la rottura del patto di grande tolleranza fra le diverse anime, che ne ha scandito la crescita. Neppure la Milano delle tangenti avrebbe sconvolto il tessuto urbano e l’esistenza degli abitanti con l’imposizione di smisurati cantieri per parcheggi il più delle volte inutili. Fino ad Albertini nessun sindaco, ladro o perbene che fosse, avrebbe compiuto un simile sopruso non venendo per altro chiamato a renderne conto. La Milano resa illustre dal fucecchiese Montanelli, dal triestino Strehler, dal pugliese Grassi, dall’alessandrino Eco, dal piacentino Armani, avrebbe concesso a occhi chiusi l’Ambrogino d’oro al bolognese Enzo Biagi senza questionare sui riconoscimenti già attribuitigli. Nell’educazione di Milano, che durante gli anni di feroce contrapposizione ideologica menò vanto delle scudisciate di Dario Fo, rientrava la deferenza verso chi compiva al meglio il proprio lavoro. Da ambo i lati della barricata si praticava la religione del dovere: allora si prediligeva la politica del fare e non c’era motivo di annunciarla; adesso, malgrado gli annunci, pare che al fare vengano anteposti atti di fede, dichiarazioni d’appartenenza. Viceversa l’appartenenza si dimostrava ricostruendo la Scala, distrutta dai bombardamenti, prima ancora delle case. I suoi musicisti mai avrebbero privato i concittadini dell’orgoglio della prima per una rivendicazione sindacale. D’altronde perché i soli orchestrali della Scala dovrebbero avere a cuore le sorti di una città che, otto mesi dopo essersi aggiudicata l’Expo, continua a litigare per le competenze d’un amministratore? Al confronto sostituire Mattei e Cuccia fu un esercizio accademico. Purtroppo Milan non l’è più un gran Milan.

da lastampa.it
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« Risposta #49 il: Dicembre 09, 2008, 11:10:38 »

Incontro con Piersilvio Berlusconi

Dicembre 5, 2008 on 2:37 am | In Politica



La sede del circolo Arci di via Bellezza a Milano ha cent’anni.
Ma i tempi cambiano, e nonostante l’aspetto frugale, a qualcuno è sembrata la location ideale per la conferenza stampa per il nuovo programma di Piero Chiambretti su Italia1. A benedire la circostanza il figlio del capo, Piersilvio Berlusconi.
Con Elia e Diego decidiamo che l’occasione è ghiotta.

Nell’attesa dei vip, gli impiegati del biscione scherzano tra loro: si danno del compagno, del comunista. Trovarsi in un circolo Arci li diverte, ridanciani sudditi di un’ideologia che ha sbaragliato tutte le altre: quella dello spot, dell’audience, dei soldi.
Alla parete gli occhi di Antonio Gramsci con un monito per le nuove generazioni: “Agitatevi, Organizzatevi, Studiate”. Compiaciuti, i compagni di Mediaset sfoggiano copie del Foglio, del Giornale. Fedeli alla linea.

Fotografi e cameramen prendono posto, i giornalisti sguainano i taccuini, le penne pungenti. Dobbiamo accreditarci anche noi: Qui Milano Libera, grazie. Lascio nome, numero di telefono, e ci fanno accomodare tra gli operatori dell’informazione.
Dal fondo della sala un olezzo di pane e salame solletica le narici: è il buffet preparato dal circolo per i compagni di Cologno Monzese.
Si va in scena. Dopo un breve monologo in cui non rinuncia a citare Gramsci, Chiambretti definisce la scelta del circolo Arci un “compromesso storico”. Vi risparmio il resto del repertorio.

Chiude Piersilvio Berlusconi che, espletati i convenevoli, si concede alle domande dei giornalisti. Un suo collaboratore, mimetizzato tra i microfoni, suggerisce qualche parola, qualche via di fuga. Deve trattarsi del famoso ‘aiuto del pubblico’! Pare un genitore alla recita scolastica del figlio. Fanno quasi tenerezza.

Manco a dirlo, la nostra domanda è fuori copione. A giorni il Consiglio di Stato ci dirà quanto lo Stato deve a Francesco Di Stefano (Europa7) per mancati guadagni in nove anni di forzata inattività e connessa odissea giudiziaria. Preso atto del parere della Corte Europea, il Consiglio di Stato ha deciso di attendere che il governo si “rideterminasse” nel merito per quantificare l’eventuale risarcimento.

Piersilvio afferma di non capire la domanda e di non voler rispondere. Il camaleontico suggeritore, visibilmente preoccupato, avanza. Provo a ricordare che diverse autorità giudiziarie si sono espresse a favore di Europa7. Piersilvio fa il vago, dice che la Corte Europea ha dichiarato chiusa la faccenda. Che lo hanno detto addirittura a ‘Porta a Porta’. Una garanzia! Obietto ricordandogli lo scandalo ‘Raiset’. Piersilvio inizia a toccarsi la cravatta. Domando se non provino vergogna, ma ‘il gobbo’ mi è addosso. Mi allontana e mi spiega che devo capire da solo qual è il limite oltre il quale è meglio non avventurarsi. Velate minacce dal mondo in cui tutti hanno un prezzo?

Il secondo round è all’esterno. Domando al sempre sorridente Piersilvio se Vittorio Mangano fosse già un eroe quando lo accompagnava a scuola.
Nessuna risposta. Il delfino preferisce regalarmi una stretta di mano, bontà sua. Mentre lo accompagnano alla macchina, il compagno suggeritore prova a trattare: vi va di parlarne davvero? Niet!

Quando ricordammo a Silvio chi fosse Mangano lui mi liquidò con un “vergognati!”. Il figlio è miseramente più loquace. Si farà!

Buona visione, Franz


da www.pieromicca.org
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« Risposta #50 il: Dicembre 21, 2008, 11:52:32 »

IL PERSONAGGIO

L'ossessione del Cavaliere tra statue, cipressi e fontane


di FILIPPO CECCARELLI


E' una monarchia presidenziale, prima che una Repubblica, quella che Silvio Berlusconi ha delineato al termine dell'interminabile conferenza stampa di fine anno. Un principato elettivo, ha lasciato capire l'aspirante unico sventolando un paio di volte il 72 per cento dei consensi di cui già disporrebbe

O meglio, considerata la necessaria unanimità che pure ha voluto evocare, si tratterebbe di una signoria plebiscitaria: questo è l'esito dichiarato del prossimo quadriennio che del resto era ben inscritto, visioni e simboli, nella maestosa ambientazione di villa Madama, fra statue, cipressi, fontane e amorini, scenografia affidata a Raffaello Sanzio, Sangallo, Giulio Romano e Baldassarre Peruzzi, oltre s'intende al fidatissimo Gasparotti, regista d'ogni prestazione scenica del Cavaliere.

Certo faceva impressione veder questo imminente (forse) sovrano presidenziale, collocato comunque in quello scenario di magnificenza; e non per accarezzare profezie o indulgere a vetero catastrofismi penitenziali, ma un po' veniva anche da pensare al vecchio Giuseppe Dossetti, il professorino democristiano della Costituente poi divenuto monaco, che nel 1994 fece a tempo a prevedere, "verificandosi certe condizioni oggettive e attraverso una manipolazione mediatica dell'opinione", come il berlusconismo, che traeva origine da "una grande casa economica finanziaria fattasi Signoria politica", ecco, il berlusconismo si sarebbe potuto evolvere per l'appunto "in un principato più o meno illuminato, con coreografia medicea" aggiungeva preziosamente don Pippo Dossetti.

E il fatto, guarda caso, è che quel gioiello rinascimentale di villa Madama fu commissionato da Giulio dè Medici, il futuro papa Clemente VII. Come un papa, comunque, Berlusconi sembrava felice. A proposito: i rapporti con la Santa Sede non sono mai stati migliori. Anche con i giornalisti, che pure ha paternalisticamente designati come "birichini", non va male. Nessuno scontro, nessuno sgarbo, il buffet era rimarchevole, e lì si sono viste un sacco di belle ragazze che giornaliste in verità non erano, o almeno non sembravano per audace eleganza, ma di sicuro facevano effetto, e poi lui era contento. Nel potere è sempre successo. E comunque.

L'Italia ha riacquistato il suo prestigio nel mondo. Lo Stato, vedi Napoli, è tornato a essere e a fare lo Stato.
L'Alitalia eccola qui: salva e tutta nazionale - giacché l'Air France avrebbe dirottato i turisti sui castelli della Loira anziché sulle nostre città d'arte. I problemi energetici si risolveranno con le centrali nucleari. Le infrastrutture - non più dette "grandi opere" - finalmente si faranno. La giustizia verrà riformata, sia quella civile che quella penale; l'evasione fiscale sarà combattuta, sta per partire una campagna; la pubblica amministrazione sarà digitalizzata - e anche questa è parso di averla già sentita. La formula in uso, nelle sue varie articolazioni: "Abbiamo avviato un grande lavoro".

L'introduzione, che lo stesso presidente ha avuto il cuore di definire "prolissa", è durata tre quarti d'ora. Berlusconi ha parlato dietro un tavolo marrone chiaro e posticcio che decisamente, almeno dal vivo, stonava con il resto. Pure il tele-padellone grigiastro con il simbolo della Presidenza del Consiglio faceva a pugni con il tabernacolo d'avorio intarsiato e le sue figurine nude. Mentre sulla testa del Cavaliere gravava l'affresco di un gigante, ebbro e debitamente discinto, con mega-zufolo e clava. Senza farla troppo lunga, né troppo complicata, è stata la sagra dell'ottimismo necessitato.

Tutto va bene, madama la marchesa. A dire il vero, in tutta onestà, non c'è politico, non c'è potente, non c'è presidente che in occasioni del genere non reciti questa parte. Ma Berlusconi, che viene dalla cultura della pubblicità, è meglio di chiunque altro. Quello che non va bene è sempre colpa di qualche altro (sinistra e ambientalisti); le difficoltà riguardano sempre il passato; le magagne sono sempre ereditarie. La crisi c'è, ma proprio per questo bisogna essere ottimisti, invece la tv a volte mette ansia, e allora è peggio. In questa indispensabile dissimulazione l'uomo si conferma un prodigio di maestria. Lo tradisce appena qualche segno, qualche gesto, qualche spia del linguaggio extra-verbale, il piede che batte il nervosismo, la mano dell'insincerità che s'infila nella tasca interna, tipo Napoleone.

L'altro ieri ha raccontato ai dipendenti di Palazzo Chigi, con cui ha anche cantato, di aver appeso a un elicottero un pupazzo di Superman con la sua faccia di Superman. Ieri invece è apparso sobrio, misurato, al massimo intermittente, cioè ora benevolo e ora più freddo, ora larvatamente populista e ora istituzionale. Solo che Berlusconi è Berlusconi e quindi a volte esagera.

Così ha spiegato che a fare quel mestiere lui non si "diverte", come diceva l'Avvocato Agnelli, ma lo fa "per spirito di sacrificio" - però mentre lo diceva si torceva le mani. Ha accennato al tema dei successori. Ha rivelato di sfuggita che con Veltroni, a suo tempo, volevano fare insieme la legge per le europee, con clausola ed eurodeputati nominati dall'alto. A proposito di questi ultimi, quelli davvero preparati, se n'è uscito con una sorprendente citazione virgiliana: "Apparent rari Nantes in gurgite vasto". A un certo punto gli è scappato: "In una precedente fase del nostro governo", e si è capito che era un plurale majestatis.

Per il resto l'egolatria si è declinata su tutti i campi dell'attività di governo. Io, io, io, me, mi, eccetera. Ha candidamente ammesso che sarebbe felice di avere "un'opposizione, come si dice, di Sua Maestà".

La monarchia presidenziale comunque la prescrive, e non è detto che Berlusconi prima o poi non la ottenga.

(21 dicembre 2008)
da repubblica.it
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« Risposta #51 il: Dicembre 23, 2008, 06:44:54 »

Scandalo Formato G8

di Fabrizio Gatti


Per il summit dei grandi della terra alla Maddalena lavori da 300 milioni di euro. E l'appalto più ricco va a una società vicina alla moglie del dirigente della Protezione civile che sovrintendeva all'intera opera  Prende forma il palazzo del vertice
In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117 milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna di soldi pubblici che l'Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull'isola della Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa. Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società. Una spesa da nababbi con l'aria che tira, le famiglie in crisi, la Fiat in gravi difficoltà e l'Alitalia ko. Inutile tentare di sapere perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare d'appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato: provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della riservatezza si incontra ben altro. 'L'espresso' è entrato di nascosto nei cantieri sull'isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate. Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro. Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce del caporalato (vedi l'articolo a pag. 38). E un curioso legame d'affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione della Protezione civile,
Angelo Balducci, e l'impresa che a fine lavori guadagnerà di più. L'Anemone, appunto.

Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la costruzione dell'albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni, cavaliere della Repubblica, l'imprenditore fiorentino coinvolto nell'inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.

Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie che contano con l'imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il conferimento degli appalti, l'ingegnere è il soggetto attuatore di tutte le opere per il G8, cioè l'uomo dalle mani d'oro: provvede alle procedure necessarie per l'affidamento degli incarichi, alla stipula dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della famiglia Anemone.

Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d'urgenza dalla Protezione civile, senza gare d'appalto. Segue per mesi i lavori per i Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel 2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un'ordinanza di Berlusconi lo rimuove dall'incarico di soggetto attuatore per il G8 e i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene sostituito da un ingegnere dello staff, Fabio De Santis. Ma continua a occuparsene con "funzioni di raccordo tra la struttura di missione", cioè la Protezione civile, e i "soggetti coinvolti dagli interventi infrastrutturali". In quell'ordinanza, c'è però un passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario. Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca "una commissione di garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione". Una spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione: "Assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori... in termini di congruità dei relativi atti negoziali".

Filo spinato intorno al cantiereQualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il segreto di Stato mette tutto a tacere. Così la squadra della Protezione civile in missione in Sardegna può raccontare, senza essere smentita, che Balducci è stato promosso. Anche se per lui, che era già stato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, è un ritorno al passato. Il 31 ottobre tocca a De Santis. Sostituito per decreto, come Balducci. Berlusconi ora nomina un esterno alla pubblica amministrazione, Gian Michele Calvi, professore di ingegneria all'Università di Pavia. Il caso è archiviato.

Eppure non è solo una questione di nomine tra il governo e la Protezione civile. Tutte le ditte per lavorare ai progetti del G8 devono ottenere il nulla osta di segretezza. E il nulla osta dovrebbe essere rilasciato dal ministero dell'Interno soltanto dopo accurate indagini sulla trasparenza delle imprese. Invece troppi particolari sono sfuggiti a chi avrebbe dovuto controllare. Bisogna lasciare la Maddalena, volare a Fiumicino e salire a Grottaferrata, alle porte di Roma. Via 4 novembre 32, nel mezzo di un quartiere di viali alberati, è l'indirizzo dichiarato da Luciano Anemone come sua residenza o come sede legale dell'Anemone Costruzioni. Ed è anche, come ha scoperto 'L'espresso', l'indirizzo di una casa di produzioni cinematografica, la Erretifilm srl. Di chi è? Amministratore unico e proprietaria al 50 per cento è Rosanna Thau, 62 anni, moglie di Angelo Balducci. Venticinquemila euro per costituire la srl della signora Balducci li ha messi però Vanessa Pascucci, 37 anni, amministratore unico e socia a metà di un'altra impresa edile legata alla famiglia Anemone, la Redim 2002 di Grottaferrata. E attraverso la Redim 2002, Vanessa Pascucci è anche socia dell'Arsenale scarl: società costituita apposta per il cantiere nell'ex Arsenale della Maddalena. Così il cerchio si chiude. Protetto dal segreto di Stato, l'appalto più ricco del G8 è finito a società amiche di chi aveva in mano la cassa. Con il suo seguito di domande. A cominciare da questa: chi ha scelto di affidare a Balducci l'incarico più delicato?

I guadagni in gioco sono spaventosi. L'opera su cui è già possibile fare qualche conto è l'albergo che ospiterà i presidenti. Capocommessa del cantiere, la Gia.Fi. di Valerio Carducci. Le poche notizie uscite dagli uffici della Regione Sardegna parlano di 57 mila metri cubi per un costo d'opera salito da 59 a 73 milioni di euro. Considerando un'altezza media delle stanze di 3 metri, sono 19 mila metri quadri coperti. Dunque un costo di costruzione al metro quadro di 3.842 euro, escluso il valore dell'area. Una cifra pazzesca se paragonata al valore di costruzione che per le case di lusso, secondo un capomastro della Maddalena, non supera i 1.200 euro al metro. Polverizzati anche i valori di vendita pubblicati dal sito dell'Agenzia del territorio: un massimo di 3.100 euro al metro quadro per le ville e di 2.000-2.300 per le attività commerciali. Così un ente dello Stato, la Protezione civile, sta finanziando un'opera ignorando le quotazioni pubblicate da un altro ente statale, l'Agenzia del territorio. L'esubero potrebbe essere giustificato con le spese per l'arredamento, il centro benessere e i letti su cui dormiranno Nicolas Sarkozy, Carla Bruni e Angela Merkel. Ma è difficile crederlo. Ammettendo un costo di costruzione molto vantaggioso per le imprese di 2000 euro al metro quadro (38 milioni in totale), per l'arredamento avanzerebbero 35 milioni. Cioè il costo di un altro albergo.

(23 dicembre 2008)
da espresso.repubblica.it
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« Risposta #52 il: Gennaio 24, 2009, 05:06:12 »

23/1/2009 (18:50)

Lampedusa in rivolta contro Maroni

L'Onu: preoccupa il sovraffollamento
 

LAMPEDUSA

Non si placano le proteste a Lampedusa contro la decisione del ministro Maroni di realizzare nell’isola un nuovo centro per gli immigrati. L'ira dei cittadini è esplosa oggi con proteste e tensioni nel giorno dello sciopero generale che ha visto negozi chiusi e abitanti in corteo.

La mobilitazione è stata indetta dal consiglio comunale e dal sindaco Bernardino De Rubeis. Altissima l’adesione dei commercianti, la quasi totalità non ha nemmeno aperto prima dello sciopero. La cittadinanza si è riunita in piazza Martiri d’Italia, davanti al municipio, per sfilare poi in corteo verso le scuole cittadine fino al Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, dove si trovano circa 1.800 immigrati a fronte di una capienza di 800 posti. Nel mirino la decisione di Maroni che ha deciso di non tarsferire più in altre strutture i migranti che sbarcano a Lampedusa, ma di ricondurli in patri direttamente dall’isola. I tempi lunghi necessari ad accertare la nazionalità, presupposto indispensabile per il rimpatrio, comporta però l’esigenza di creare nuovi alloggi per gli stranieri.

Gli abitanti di Lampedusa sostengono che questo trasformerebbe l’isola in «una nuova Alcatraz» e si oppongono decisamente al progetto. La vicenda ha causato anche frizioni in seno alla giunta comunale, da cui il sindaco Bernardino De Rubeis ha estromesso la sua vice, la senatrice della Lega, Angela Maraventano, all’indomani della visita di Maroni a Lampedusa e dei nuovo maxi sbarchi di migranti poche ore dopo le rassicurazioni del ministro. Il clima tra i lampedusani è di forte tensione. A Lampedusa oggi è arrivata anche una delegazione del Pd, guidata dal vicesegretario Dario Franceschini. Il corteo degli abitanti ha impedito questa mattina il traferimento di due pulman di immigrati dal Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola alla ex base Loran della Nato dove è prevista la nuova struttura.

Intanto interviene anche ò’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) che in una nota esprime «crescente preoccupazione per la situazione umanitaria dei quasi 2.000 migranti, fra i quali molti richiedenti asilo, attualmente ospitati nel Centro di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa in condizioni di estremo sovraffollamento». La struttura, ricorda la nota, «ha una capienza massima di 850 posti e non è in grado di ospitare un così alto numero di persone. Pertanto, centinaia di soggiornanti sono costretti a dormire all’addiaccio sotto teli di plastica come unico riparo. In queste condizioni -prosegue la nota dell’UNHCR- non possono essere garantiti adeguati standard di accoglienza. «Il sovraffollamento che si è venuto a creare sta dando origine ad una situazione umanitaria molto preoccupante che oltretutto ostacola il lavoro dell’UNHCR e delle altre organizzazioni che operano nel centro».


da lastampa.it
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« Risposta #53 il: Gennaio 25, 2009, 04:50:24 »

DE RUBEIS: «IO HO GESTITO BENE IL FENOMENO. GLI IMMIGRATI FATTI USCIRE DA POLIZIA»

Lampedusa, Maraventano contestata: «Bastarda, venduta: ci hai tradito»

Comizio su un palco improvvisato: «Non merito di essere condannata in questo modo, siete fomentati dal sindaco»


LAMPEDUSA - Il giorno dopo la fuga in massa degli immigrati dal Centro di prima accoglienza, il popolo di Lampedusa si rivolta contro la senatrice della Lega Angela Maraventano, ex vice del sindaco Dino De Rubeis destituita dall'incarico qualche giorno fa, dopo l'ennesimo sbarco di clandestini.

«VENDUTA, CI HAI TRADITO» - Ci sono stati momenti di tensione durante il comizio della senatrice, duramente contestata dalla popolazione che l'ha accolta con un coro di fischi gridando: «Venduta, venduta», «Bastarda, ci hai tradito», «Vergogna, torna al Senato». Alcuni cittadini hanno cercato di avvicinarsi al palco improvvisato nella piazza del municipio, dove la Maraventano ha cercato di spiegare perché il governo vuole aprire a Lampedusa un centro di identificazione e di espulsione per i clandestini. Sono intervenuti i carabinieri ma a riportare la calma sono stati gli stessi cittadini presenti. La senatrice, con il fazzoletto verde al collo, ha continuato a parlare: «Non merito di essere condannata in questo modo, vi spiegherò cosa sta succedendo a Lampedusa. Siete in cattive mani in questo momento ma io ho il coraggio di dire le cose come stanno, però fatemi parlare».

«FOMENTATI DAL SINDACO» - Il sindaco De Rubeis è intervenuto per tentare di riportare la calma ma poi ha abbandonato il palco. E proprio con lui se l'è presa l'esponente leghista: «Io non ho paura. Voi, che siete stati istigati dal sindaco e per questo sarà denunciato, siete un popolo pacifico. Non fatevi istigare, non mi condannate, ho lavorato per voi al governo e qualcuno ha approfittato della mia assenza. Non importa se non ho più le deleghe di assessore e vicesindaco perché io continuerò lo stesso a lavorare per il mio popolo e vigilerò 24 ore su 24 sull'operato di questo sindaco, ammesso che rimanga sindaco perché troveremo il modo, con il Consiglio comunale, di mandarlo a casa». Angela Maraventano è arrivata sabato sera a Lampedusa dopo i lavori al Senato. Ad attenderla ha trovato un cordone di forze dell'ordine. «So che le persone sono arrabbiate - spiega -, ma io non le ho abbandonate e comunque non credo che mi possano fare del male. È dal palazzo comunale che sono stati fomentati, tanto che per mettermi i bastoni fra le ruote mi hanno comunicato che non ho il permesso di fare il comizio sul palco in piazza Municipio. Ma io non mi fermo, sono abituata a parlare per strada con la gente e lo farò su un furgoncino».

DE RUBEIS: «LAMPEDUSA NON È IN VENDITA» - «Sono un sindaco scomodo che lotta per risolvere i problemi. Avrei potuto accontentarmi dei soldi offerti dal governo, delle tante promesse. Invece non starò zitto. Lampedusa non è in vendita». Con queste parole il sindaco Dino De Rubeis, ha aperto il comizio nella piazza del municipio, prendendo la parola dopo la Maraventano. «Siamo davanti a uno Stato prepotente che vuole imporci le sue scelte e vuole trasformare quest'isola in un carcere a cielo aperto - ha aggiunto -. Pensano a creare centri di identificazione ed espulsione per far fronte a una politica che, finora, si è rivelata fallimentare». De Rubeis, tra gli applausi della folla, ha annunciato che al termine del comizio denuncerà la senatrice Maraventano per avere «istigato i lampedusani contro l'amministrazione comunale».

«IMMIGRATI FATTI USCIRE DALLA POLIZIA» - De Rubeis nega invece di aver fomentato il popolo, come denunciato dalla stessa Maraventano: «Io l'istigatore del popolo? Affatto. Ho soltanto dimostrato di sapere gestire bene il fenomeno». E sulla "fuga" degli immigrati dal Cpa: «Ma quale fuga? Quegli immigrati qualcuno li ha fatti uscire dal Centro di accoglienza... cosa hanno fatto i mille e passa poliziotti che sono qui sul territorio? Dovevano garantire che gli immigrati stessero nel Centro e non l'hanno fatto. Vergogna per quegli uomini di legge che hanno permesso che gli immigrati si trovassero in massa in mezzo alla strada». Infine De Rubeis ha annunciato che per martedì è stato indetto un nuovo sciopero generale e organizzata una manifestazione a cui «parteciperanno parlamentari nazionali e il presidente siciliano Raffaele Lombardo».


25 gennaio 2009
da corriere.it
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« Risposta #54 il: Febbraio 03, 2009, 10:42:14 »

2/2/2009 (17:45) - LA GRANDE CRISI - I PROVVEDIMENTI

Berlusconi: già stanziati 40 miliardi
Il premier: possono salire a ottanta.
Il Pd: «Solo chiacchere, dà i numeri»

ROMA


Quaranta miliardi in tre anni, che potrebbero diventare il doppio con il sostegno dei contributi europei. Il premier Silvio Berlusconi rilancia il piano messo a punto per fronteggiare l’emergenza finanziaria e economica ma le opposizioni non ci stanno a ascoltare ancora una volta cifre e vanno all’attacco del Cavaliere.

Il premier sceglie la platea di "Governincontra" e in collegamento telefonico da Milano, rivendica di aver mantenuto gli impegni assunti in campagna elettorale. Certo, dice, «non avevamo promesso la luna», ma quelle gli impegni «sono stati realizzati». Il presidente del Consiglio indica anzitutto gli interventi messi in campo per far fronte alla crisi economica. E si dice «fiducioso» che l’Italia possa uscirne «meglio di altri Paesi, grazie a banche che non sono avvelenate da titoli tossici e alle famiglie che hanno un debito privato contenuto».

Quanto alle risorse da mettere in moto, il Cavaliere ripete i dati indicati al vertice del G20 di Washington a metà novembre: «40 miliardi di euro in tre anni per l’economia, una cifra che salirà a 80 miliardi con gli aiuti europei». Un altro passo riguarderà il sostegno all’industria dell’auto e il credito al consumo, con interventi che saranno «varati già al prossimo Consiglio dei ministri». Ma la crisi non è l’unico argomento su cui si sofferma il presidente del Consiglio. Approfittando della presenza di alcuni ministri ospiti della manifestazione, Berlusconi ricorda le altre misure varate dall’esecutivo, dalle misure per lo smaltimento dei rifiuti ai progetti per le grandi opere agli interventi in campo energetico.

Le opposizioni nel frattempo incalzano e se la prendono in particolare con i numeri forniti dal premier. «Le chiacchiere sono sempre più consistenti - attacca Pier Luigi Bersani, ministro dell’Economia nel governo ombra del Pd - e i fatti sempre meno reali». «Gli 80 miliardi di euro strombazzati anche oggi dal premier - afferma Stefano Fassina consigliere economico del governo ombra del Pd - sono risorse interamente previste in Bilancio ben prima della crisi». Quelli lanciati dal presidente del Consiglio sono «messaggi pubblicitari», dice il deputato dell’Italia dei Valori Antonio Borghesi. «Parla di 80 miliardi di euro reali - aggiunge - ma non dice nè dove, nè come trovarli. Lo aveva fatto già più di due mesi fa e alla resa dei conti sono meno di cinque». Duro anche l’Udc: «Le bugie hanno le gambe corte - sottolinea il deputato centrista Luca Volontè - sul fisco familiare stiamo all’anno zero».

da lastampa.it
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« Risposta #55 il: Febbraio 03, 2009, 10:43:26 »

24ore - POLITICA

Roma, 19:57

CRISI: BERSANI (PD), DA GOVERNO CHIACCHIERE E NON FATTI


Pier Luigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra, in una nota afferma: "Dopo gli 80 miliardi promessi a luglio dal governo, eccone altri 40, e altri 40 ancora.

Le chiacchiere sono sempre piu' consistenti e i fatti sempre meno reali.

Per stare a un 'piccolo' fatto, le immatricolazioni di gennaio delle auto sono dicembre ed essersi messi a chiacchierare dal 1' gennaio senza concludere nulla ha affossato un mercato gia' debole.

Questi sono i risultati".


(02 febbraio 2009)
da repubblica.it
 
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« Risposta #56 il: Febbraio 10, 2009, 05:21:21 »

Il direttore editoriale dà le dimissioni dopo che Mediaset manda in onda il Grande Fratello e non lascia spazi all'informazione sulla morte di Eluana

Canale5 non cambia programmazione Mentana lascia: "Qui solo business"

di ANTONIO DIPOLLINA

 
ROMA - "Mi dimetto dal mio incarico di direttore editoriale, Canale 5 non fa informazione". Con poche parole rabbiose Enrico Mentana reagisce in serata alla scelta di Mediaset di fronte alla morte di Eluana. C'è Vespa in onda su Raiuno in prima serata, da Mediaset gli si contrappone il solo Emilio Fede.

Mentana e il Tg5 restano al palo, devono lasciare spazio alla seratona del Grande Fratello, tutto è rimandato alla puntata di Matrix prevista a mezzanotte e poi cancellata in favore di uno speciale del Tg5. Mentana ci ha provato fino all'ultimo ad andare in onda in prima serata, senza risultato, dall'azienda è arrivato il niet: il Grande Fratello non si tocca. Il reality prende infatti regolarmente il via con una ventina di secondi di frasi di circostanza della conduttrice Alessia Marcuzzi, l'abbraccio virtuale alla famiglia di Eluana e via con i giochi.

Il punto è che la prima ora consiste in questo: il pianto continuo e straziante di una delle concorrenti che si vorrebbe cacciare dalla Casa per una storia di bicchieri lanciati o qualche simile stupidaggine di quelle che intrigano gli snobboni all'incontrario, eccitati dal trash tv. Quelle scene fanno definitivamente saltare la pazienza a Mentana che intorno alle 22 annuncia le sue dimissioni.

Dall'azienda arriva in tarda serata una risposta altrettanto decisa: Matrix non va in onda e le dimissioni di Mentana sono accettate. È rottura totale. Mentana è una furia.


Perché l'azienda non le ha lasciato spazio?
"Business as usual. O, se preferisce, the show must go on".

E in italiano?
"Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale, non esiste solo l'audience. Eravamo pronti ad andare in onda, il Tg5 era pronto ad aprire finestre informative".

Forse le finestre informative a interrompere la bionda che piange sconsolata sarebbero state peggio.
"Ma sarebbe stata una presenza doverosa. Oppure è stato meglio ascoltare tutta la sera al Grande Fratello gli slogan su chi viene eliminato?".

A Striscia la Notizia hanno fatto un breve saluto finale.
"Era un programma registrato, e comunque era in onda a pochissimi minuti dalla notizia della morte di Eluana. Non si sarebbe fatto in tempo a cambiare.
Per noi il tempo c'era, la Rai ha cambiato programmazione, era doveroso andare in onda. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie".

Quindi dimissioni.
"Ho un ruolo da direttore editoriale, non è stato possibile farlo valere. E quindi per un minimo di coerenza devo agire in questo modo: non posso avallare questa scelta, dev'essere chiaro che non ho deciso io e soprattutto che non ero d'accordo. E che anzi ritengo incredibile quanto successo".

Incredibile ma forse prevedibile.
"Di prevedibile c'era la puntata del Grande Fratello, dove si sa quello che va a succedere. La realtà è un'altra cosa, quella che irrompe improvvisa e riguarda un dramma che nelle ultime settimane ha scosso il Paese intero e di fronte al quale la mia azienda decide di non cambiare di una virgola la programmazione".

Chi l'ha bloccata, PierSilvio o Confalonieri?
"Non mi sembra così decisivo".

(10 febbraio 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #57 il: Febbraio 27, 2009, 06:38:55 »

    INTERVISTE


 Intervista realizzata da Claudio Sabelli Fioretti  
 
 

Marcello Dell’Utri - Corsera Magazine

(Pubblicata il 23/02/2006 - letta 2421 volte**)


È amico di Berlusconi da 35 anni. Fu il suo primo assistente personale. Per lui ha creato una macchina da soldi, Publitalia. Lo ha appoggiato contro tutti nella decisione di fondare Forza Italia. Ha conosciuto la galera e la condanna. La più pesante, ancora in primo grado: nove anni per «concorso esterno in associazione mafiosa».

Oggi Marcello Dell’Utri è di nuovo in pista: sta selezionando i candidati berlusconiani per le prossime politiche.


Sto parlando con l’amico di Napoleone e di Gesù Cristo?
«Cominciamo bene…».
Però il suo amico sulle gaffe non conosce sosta.
«Chi non lo conosce immagina che sia presuntuoso. Invece Berlusconi ha un senso dell’ironia e dell’autoironia straordinario. Quando dice quelle cose ci ride anche lui».
Anche quando dice che Mussolini mandava in vacanza i suoi avversari politici? E quando dà del kapò a Schulz? Ironia e autoironia? Ridere?
«Qualche difetto l’avrà pure lui, no? Qualche gaffe ogni tanto gliela vogliamo concedere? Berlusconi è più grande anche delle sue gaffe».
La mafia fa schifo. Lo dice anche lei come Totò Cuffaro?
«La mafia fa schifo e bisogna fare tutto quello che si può per combattere la mafia. La mafia fa schifo ma l’antimafia, invece di combattere la mafia, combatte me. L’antimafia a volte si comporta come la mafia».
Lei va ai matrimoni dei mafiosi, frequenta mafiosi, pranza con mafiosi, assume mafiosi. Come minimo lei è molto sfortunato.
«Io non mi sento sfortunato. Può succedere di frequentare persone senza sapere che sono della mafia. Come è successo quando ho portato a Berlusconi il famoso fattore».
Mangano, la vostra palla al piede.
«Non aveva mai avuto condanne per mafia».
I giudici sostengono che lei sapeva che era sospetto di mafia.
Ma è falso
Vi siete frequentati anche dopo le sue condanne…
«No, non ci siamo mai frequentati».
Appena uscito di galera è venuto da lei…
«È venuto a trovarmi ed io l’ho ricevuto. Lei non riceverebbe uno che conosce e che esce di galera?».
Vede? Lei è sfortunato.
«Era giusto riceverlo».
Fra tutti gli stallieri d’Italia è andato a beccare il mafioso…
«Se si fosse saputo che era mafioso pensa che Berlusconi lo avrebbe assunto?».
I giudici sostengono che «doveva» assumerlo perché la mafia voleva così.
«E qui sta la falsità. Ci voleva una persona esperta e tra le tante viste, perché abbiamo fatto una selezione, abbiamo preso quella che sembrava migliore».
Sono stati intercettate le telefonate di mafiosi che dicono: «Bisogna votare Dell’Utri altrimenti lo fottono». Pesante no?
«Pesante, certo. Ma come posso impedire che qualcuno pensi una cosa del genere? I mafiosi leggono i giornali. E leggono che qualcuno dice che Dell’Utri è mafioso. E allora dicono: aiutiamolo».
Sta dicendo che i giudici sono riusciti a convincere anche i mafiosi che Dell’Utri è mafioso?
«Mi accusano solo di concorso esterno».
Ci sono 35 pentiti.
«35 pentiti che hanno letto i giornali e capito come ci si comporta per ottenere prebende e vantaggi».
Ma Mangano…
«Sa come l’ho conosciuto Mangano? Frequentando i campi di calcio».
Lei aveva una società di calcio, la Bacigalupo.
«Ci giocava anche Pietro Grasso, l’attuale capo dell’antimafia. Era bravo, giocava tecnicamente bene. Non gli piaceva sporcarsi di fango. Era sempre pulito e pettinato.
C’erano anche i quattro figli del ministro Restivo, il barone Planeta, i principi Lanza di Trabìa, tra i quali Giuseppe, l’attuale fidanzato di Alba Parietti. Li allenava Zeman. Fui io a fargli scoprire il calcio. Lui era un ottimo giocatore di pallavolo. Suo zio, Vicpalek, giocatore del Palermo, mi aveva chiesto di fargli guadagnare qualche lira e così lo avevo assunto come preparatore atletico dei ragazzi. Avevamo un bel vivaio e 12 squadre giovanili. Ci finanziava Vittorio Caronia, un grosso imprenditore di articoli sanitari».
Lei come andava a scuola?
«Primo della classe alle medie. Poi aurea mediocrità».
Università?
«Legge. Pensavo di fare il magistrato, pensi un po’. Non l’ho fatto ma come vede sono rimasto nell’ambiente dei tribunali. Il mio vero sogno era fare l’allenatore. Ho preso il tesserino a Coverciano. Sono stato forse il più giovane allenatore dilettante d’Italia. Ho allenato anche l’Edilnord di Berlusconi. Ci giocava il fratello Paolo, centravanti».
Chi decideva la formazione, lei o Silvio?
«Silvio si interessava molto e discuteva la formazione. Lui era offensivista. Io catenacciaro. Volevo il risultato. Lui anche il bel gioco».
Nella intercettazione di una telefonata fra lei e Berlusconi, dopo che era scoppiata una bomba sul cancello degli uffici di via Rovani, voi, credendo che fosse stato Mangano a metterla, la definiste «affettuosa». Mi può spiegare che cosa intende per bomba affettuosa?
«Mangano era stato in villa e si era comportato benissimo! I suoi figli erano amici dei figli di Berlusconi, lui accompagnava Piersilvio e Marina a scuola. Se ci limitiamo alla persona che abbiamo conosciuto in quel periodo il termine giusto per definirlo è disponibile, affettuoso».
Berlusconi le ha mai rimproverato di avergli portato in casa un mafioso?
«Sarebbe stato crudele. Sapeva che non l’avevo fatto apposta».
Queste elezioni sembra proprio che le perderete.
«No, le vinceremo».
E se perderete?
«Come ha detto Confalonieri, la voglia di piazzale Loreto trasuda da ogni poro del centro-sinistra».
Dove lo vede?
«Nella cattiveria che c’è in giro. Nella crudeltà che la sinistra mostra contro di me».
Fu Cesare Previti che disse: «Non faremo prigionieri».
«Una gaffe, ovviamente. Nella nostra mentalità non c’è l’idea di non fare prigionieri. Berlusconi è buono. Non sarebbe mai capace di fare quello che farebbe la sinistra se andasse al potere».
Che cosa farà la sinistra?
«Tenterà di far fuori Berlusconi. Sono i comunisti che non fanno prigionieri».
I comunisti non ci sono più.
«Berlusconi dice che ci sono e io la penso come lui».
Chi sono i comunisti?
«Tutti quelli che lo erano prima. Si chiamano in maniera diversa ma sono rimasti con la mentalità comunista. I comunisti sono come i tifosi. Non cambiano squadra».
Ci sono più comunisti da voi che a sinistra: Bondi, Ferrara, Adornato.
«Sono dei convertiti. Erano comunisti e hanno visto che cosa succedeva di là. Per questo oggi sono contrari».
Quindi ci sono comunisti convertiti, i vostri, e finti convertiti, i loro.
«Hanno cambiato il nome della ditta, ma la ditta è sempre quella».
Le piace qualcuno a sinistra?
«D’Alema. È attrezzato dal punto di vista del pensiero politico. Però è un po’ supponente».
Oliviero Diliberto?
«Con Diliberto sono pure amico».
Lui dice di no.
«Lo capisco. Comunista era e comunista rimane. Ma a me non dispiace. Ama come me i libri antichi».
Mi ha detto: «Io sono uno studioso di libri antichi, Dell’Utri è un collezionista».
«Non rispondo a queste provocazioni. Che ne sa lui? Io odio il collezionismo. Io compro i libri che mi interessano e che leggo. Diliberto ha detto a Cossiga, che me l’ha riferito: “Quando ho visto i libri di Dell’Utri a Milano ho provato l’odio sociale”».
Cossiga è uno spione.
«Cossiga è una persona che adoro. Parlare con lui arricchisce».
Lei ha mai litigato con Berlusconi?
«Discusso spesso, litigato mai».
Almeno un litigio c’è stato.
«Quando?».
Dopo la puntata «riparatoria» di Santoro.
«Ha ragione. È stato l’unico litigio. Ero stato molto pacato in trasmissione. Berlusconi mi avrebbe voluto più aggressivo e potente. Mi disse: “Sei andato malissimo!”. Litigammo di brutto. C’era anche Letta e litigai anche con lui. Io abitavo nella casa di Berlusconi in via del Plebiscito. Ero talmente incazzato che feci la valigia e me ne andai la sera stessa».
Lei è uno dei responsabili della nascita di Forza Italia. Confalonieri era contro, Letta e Costanzo pure.
«Tutti erano contrari. Confalonieri pensava che fosse pericoloso scendere in campo e che per risolvere il problema bastasse dare una rete ai comunisti. Solo Doris e Galliani erano tiepidi, in attesa di vedere come andavano le cose. Io invece mi schierai subito per la discesa in campo di Silvio. Quando mi disse che bisognava fare un partito chiesi: “Come si fa?”. E lui: “Mah, non so, vedi tu, in Publitalia ci sono mille persone…”. Io andai in Publitalia e ne scelsi 27».
Galan, Ghigo, Micciché… Chi ha mollato di quei 27 iniziali?
«Roberto Cipriani, Marco Seniga, Roberto Spingardi, Giovanni Schiaffino, Nicola Odone…».
Chi ha inventato il nome Forza Italia?
«Berlusconi. Quando ce lo comunicò noi restammo perplessi. C’erano altri nomi. Tanti. Forza Italia ci sembrava troppo calcistico. Ma lui è sempre davanti a tutti. Insieme a Guido Dall’Oglio ha scritto anche l’inno di Forza Italia. Il colore azzurro l’ha inventato lui. Anche lo slogan: “L’Italia è il Paese che amo”. Anche il kit del candidato».
Voi non avete fatto niente?
«Siamo stati dietro a Berlusconi, è la verità, non lo dico per falsa modestia».
È vero che in Mediaset sono tutti comunisti?
«Non tutti».
Ci sono più comunisti in Mediaset o in Rai?
«In Rai ce ne sono meno se si esclude Rete Tre».
Lei pensa seriamente che in Mediaset ci siano comunisti?
«Non sono comunisti, la pensano in maniera diversa, sono di sinistra…».
Berlusconi è sempre stato molto munifico con lei. Le regalava e le prestava molti soldi. Il suo tenore di vita è così dispendioso?
«A parte il tenore di vita, in quei tempi avevo comprato una casa sul lago di Como che dovevo anche ristrutturare».
Lei quanto guadagna?
«Il mio 740 depositato in Parlamento è di un milione di euro. L’anno scorso».
È uno spendaccione.
«Lei sa quanto costa ristrutturare una casa? Non lo faccia perché si rovina».
Berlusconi era iscritto alla P2. Lei no.
«Io mica ero Berlusconi. Lui imprenditore, io impiegato».
Però è dell’Opus Dei…
«Sono amico dell’Opus Dei. Grande ammiratore…».
È vero che doveva essere il ministro dell’Interno del primo governo Berlusconi?
«È una balla. Nel ’94 non mi sono neppure candidato. Avrei dovuto farlo. Se avessi saputo che mi stava per piovere addosso il mondo intero, per proteggermi mi sarei candidato».
Partecipava alle trattative di governo.
«Altra balla. Anche perché dopo la vittoria del ’94 sono stato immediatamente perseguitato…».
Perseguitato mi sembra una parola grossa.
«È stata una persecuzione. Ho dovuto anche abbandonare l’attività di organizzazione di Forza Italia per dedicarmi ai processi, che sono stati tanti, pesanti e costosi».
Continua a chiedere prestiti?
«Senza l’aiuto di Berlusconi non avrei potuto difendermi. Non potevo permettermi avvocati di livello. Se non avessi avuto l’aiuto di Berlusconi avrei chiesto l’avvocato d’ufficio. Solo di fotocopie degli atti ho speso centinaia di milioni».
Lei ha fatto 21 giorni di galera.
«Lei non ci crederà, ma nel carcere di Ivrea ho provato un incredibile senso di libertà. Finalmente ero solo, senza telefonate, segretarie, riunioni. In quel carcere c’è la biblioteca dell’Olivetti, straordinaria, ho letto libri e ho risposto a tutte le tremila lettere che mi sono arrivate».
Perché invece i ricchi e i potenti patiscono così tanto la galera?
«Sono persone abituate a comandare e lì si sentono dei poveri disgraziati. Mancanza di cultura e molte volte anche di umanità».
Anche lei era abituato a comandare…
«Ma io ho un’educazione diversa. Sono stato in collegio da ragazzo».
Forza Italia viene da una serie di sconfitte elettorali. Come le spiega?
«Errori nella scelta degli uomini. Nelle amministrative prevalgono interessi locali. In Forza Italia, a livello locale, non ci sono persone di rilievo».
Colpa di Bondi e di Cicchitto?
«Non penso proprio. Non possono far perdere voti. Magari non ne hanno fatti conquistare».
Briatore mi ha detto che quelli di Forza Italia come comunicazione sono pessimi e che li licenzierebbe tutti.
«Ha ragione. Conoscono la comunicazione commerciale ma ignorano quella politica».
Adesso è lei che seleziona i candidati. Considera la moralità pubblica dei candidati. Che non siano condannati, che non siano indagati…
«Io sono uno di questi…».
Lei dovrebbe essere uno non candidabile. Eppure addirittura li sceglie.
«Ma io sono candidabilissimo finché non c’è una sentenza definitiva…».
C’è, falso in bilancio.
«Io la contesto e sto preparando il processo di revisione. L’importante è che non mi condanni Berlusconi Qualsiasi cosa abbia fatto, l’ho fatta per lui».
Prescrizioni, amnistie, patteggiamenti… è imbarazzante oppure va bene lo stesso?
«È imbarazzante per i colpevoli. Va bene lo stesso per gli innocenti».
In questi giorni Berlusconi fa più comparsate in tv che Vespa col suo libro. Non è una esagerazione?
«Sicuramente, ma è molto efficace. Grazie a questa sua azione stiamo recuperando molte persone che erano indecise se andare via».
E la sparata di Berlusconi contro Floris?
«Floris è un fanatico come Santoro».
Chi è il più grande voltagabbana in Italia?
«Sono tanti…».
Cirino Pomicino?
«Non è un voltagabbana. È uno che cerca, senza trovarla, neppure la gabbana».
Chi altri?
«Fisichella è un caso clamoroso. Da An alla Margherita senza nemmeno passare per Mastella».
Gioco della torre. Caselli o Ingroia?
«Butto Ingroia. I pm che si sono occupati di me sono tutti dei fanatici. Ma Ingroia è il peggiore».
Travaglio o Biagi?
«Travaglio, non c’è lotta. Mi cita anche quando non c’entro. Qualunque cosa scriva ci aggiunge sempre il mio nome».
Costanzo o Mentana?
«Dal punto di vista di Forza Italia è da buttare Costanzo. È dichiaratamente dall’altra parte…».
E Mentana?
«Mentana è più attento...».
Dotti o Ariosto?
«Il vero colpevole è Dotti. Aveva una grande invidia per Previti. L’Ariosto è stata solo il suo strumento».
Casini o Pera?
«Come faccio a buttare Casini?».
Quando i giudici erano in camera di consiglio fece quella dichiarazione a suo favore…
«Casini mi conosce bene è si è ricordato di me. Un vero amico».
Era il presidente della Camera.
«Ha fatto una cosa che poteva solo danneggiarlo. Si è comportato da uomo e io l’ho gradito molto».
Non le è parso inopportuno?
«A maggior ragione apprezzo il suo coraggio».
Annunziata o Bignardi?
«Tutte e due mi piacciono».
Lei è un adulatore?
«Direi proprio di no».
Quando la Bignardi le ha chiesto chi è il miglior giornalista d’Italia lei ha risposto Luca Sofri, suo marito.
«Non sapevo che fosse suo marito».
Poi si lamenta che i giudici non le credono.
«Lo ignoravo, veramente».
È proprio sfortunato. Tra tutti i giornalisti italiani va a scegliere proprio il marito della Bignardi. Non è credibile…
«Eppure è così».
Se Berlusconi perde…
«Ipotesi dell’irrealtà…».
C’è un erede di Berlusconi?
«Dentro Forza Italia? Ne vedo almeno tre: Pisanu, Formigoni e Tremonti».
E la leadership della Casa delle Libertà?
«Per adesso sgomitano Casini e Fini. Non vedo altri».
Un difetto di Berlusconi?
«Concede troppo alla sinistra».
Sta scherzando?
«Certe nomine…».
Un esempio…
«Capo della polizia è Giovanni De Gennaro, il compilatore del rapporto contro Dell’Utri e Berlusconi. Berlusconi non l’ha mai rimosso».
Ricorda la famosa fotografia delle Bermuda?
«Certamente».
Tutti in fila agli ordini di Berlusconi.
«Era una cosa normale per correre in quelle stradette».
Tutti vestiti uguali.
«A Berlusconi piaceva la maglietta bianca e ci siamo vestiti tutti da tennis».
Sembravate una scolaresca.
«Un po’ lo eravamo. C’era l’ora di lettura collettiva del libro. Abbiamo letto Machiavelli, Erasmo da Rotterdam, Platone».
E le altre ore?
«Fisioterapia».
I massaggi.
«Elioterapia».
Prendevate il sole.
«Talassoterapia».
Facevate il bagno.
«E poi la dieta. Pesce, insalate e frutta esotica».

 da www.melba.it
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« Risposta #58 il: Marzo 18, 2009, 10:30:25 »

Il presidente del Consiglio: "Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo"

"Lo faccio soltanto per senso di responsabilità. Ma sono disperato..."

Napoli, lo sfogo di Berlusconi "Fare il premier mi fa schifo"

 
NAPOLI - Si dice "disperato". E torna a ripetere quanto il lavoro del politico gli "faccia schifo". Serata di svago per Silvio Berlusconi al teatro Quirino di Napoli. Ieri sera tra il primo e il secondo atto il premier si concede un bagno di folla. "Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo" scherza nel foier con il pubblico. "Ma lei si diverte", lo punzecchia una signora. "No, a me non piace quello che faccio - replica il Cavaliere - lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato...".

"Sono abituato a lavorare - riprende Berlusconi sorridendo - pensi che per 21 giorni non ho mai dormito due notti consecutive nello stesso letto". "E' stata una tourneè", ribatte un signore. "No - risponde il Cavaliere - perché in tourneè si recita sempre la stessa parte. Io ogni giorno devo invece cambiarla".

Non è la prima volta che Berlusconi tocca il tasto del "sacrificio" che gli costerebbe fare il lavoro del politico. Quello stesso che più volte ha sbeffeggiato pubblicamente, attaccando "i politici di professione", quelli "solo chiacchiere" e "niente fatti". Opponendoli a quelli come lui, gli uomini "del fare". Ricordando, con orgoglio, la sua ascesa imprenditoriale.

Sospirando quando, elenca le sue innumerevoli case al mare, dalla Sardegna ai Caraibi, che non si può "godere". Elencando minuziosamente i tempi sempre più stretti della sua giornata. "Dormo poche ore al giorno e il resto lavoro" ha ripetuto più volte. "Sono uno di voi" non perde occasione per dire ogni volta che si presenta davanti ad una platea di industriali. Uno di loro che però da 15 anni resta tenacemente attaccato a quel lavoro che, di tanto in tanto, dice di detestare. Ma di cui, evidentemente, non può fare a meno. "Ma solo per il bene degli altri". Ovviamente.

(18 marzo 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #59 il: Marzo 19, 2009, 11:11:11 »

Verano: tombe aperte e teschi profanati

Tra lapidi rotte e spazzatura, anche cumuli di ossa umane gettate negli sgabuzzini

 
 di Elena Panarella


ROMA (19 marzo) - Tombe pericolanti, transenne abbattute, ripostigli usati come deposito di resti umani, teschi e ossa abbandonati tra rifiuti e calcinacci; dietro altre porte, proprio accanto ai loculi, cumuli di escrementi umani, impossibile passare per l’odore nauseabondo.  Eccolo, di nuovo e sempre, il vergognoso degrado del Verano, che era emerso in tutto il suo orrore già lo scorso anno. Tombe storiche trasformate in spogliatoi, cappelle gentilizie abbandonate a se stesse, trasformate in alloggi di fortuna da sbandati e senzatetto con tanto di sdraio e materassi, riempite di immondizia e usate come alcove. Con tanto di inchieste che hanno portato alla spsensione di alcuni dipendenti dell’Ama. Poi tutto è tornato nel silenzio.
«Un cimitero monumentale che cade a pezzi ormai da troppo tempo - si sfoga Giorgia Bellini, che da anni viene a pregare sulla tomba di un suo caro - e non si tratta solo della parte monumentale. Erano settimane che sentivo un cattivo odore, all’inizio pensavo che arrivasse da uno dei loculi del piano, e invece l’altro giorno ho visto la porta di quella specie di sgabuzzino socchiusa, l’ho aperta e mi sono trovata in una specie di latrina. Uno schifo, mi chiedo come sia possibile arrivare a questo. Per non parlare delle condizioni in cui si trovano i vialetti, Non i viali vicino alle entrate, ma tutti gli altri coperti di foglie su cui si scivola, di un tappeto di aghi di pino e di ferri arrugginiti che spuntano da ogni dove».

Sul vialetto che porta alla tomba di sua sorella, la signora Antonia getta lo sguardo verso una porticina. Non crede a quello che vede: «tra i calcinacci, porte e altro ho visto sbucare quel teschio; pensavo di averlo immaginato, pensavo si trattasse di un pallone sgonfio annerito dal tempo, e invece no. Di chi sono quelle ossa buttate lì?». E poi aggiunge: «Non c’è pace per i nostri cari. Mi viene una grande tristezza a parlare con mia sorella, a pregare per lei circondata da questo degrado. Certe volte prego Dio di non farmi morire in questa città, per non diventare anch’io vittima della strafottenza e dell’incuria che regnano qua dentro».

Accanto ad alcune cappelle “non storiche” come quelle del Pincetto che cadono a pezzi, ce n’è una sequestrata l’anno scorso dai carabinieri: l’unica protezione è offerta da una selva di ferri arrugginiti. Dentro, una vera e propria piscina: tre metri d’acqua cresciuti durante tutto l’inverno. «Praticamente bisognerebbe tenere i bambini stretti per mano per non farli precipitare in trappole pericolose come questa - si sfoga Angelo Carvone - E ce ne sono a decine. Lo scorso anno hanno messo le catene ad alcune cappelle, quelle antiche, ma ce ne sono talmente tante che il lavoro non può finire solo con una ventina di tombe chiuse alla meglio». Basta spostarsi in un’altra zona del cimitero per scoprire che la situazione non cambia. Ecco un cancello spalancato, il pavimento sfondato mostra le bare antiche di una antica cappella. C’è anche la scaletta per scendere. Chi scende in quella tomba? E perché?

Lungo i vialetti, cumuli di mattoni lapidi spezzate buttate dove capita. «Ormai siamo abituati a tutto - commenta a gran voce Rosa Sorrento - Ormai è diventato pericoloso persino venire a far visita ai propri cari, soprattutto per gli anziani. C’è il rischio concreto di rompersi una gamba, si inciampa ovunque, si cade. Dove ti giri trovi solo strade e stradine sconquassate, buche, spuntoni che escono dal terreno, radici che spaccano i marmi delle tombe. E non vengano a dirci che non è così, basta guardarsi intorno. Qui qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità». Qualcuno tenta di dare consigli su come gestire lo storico cimitero: «Basterebbe dividerlo per quadranti, assegnare le aree a piccole squadre e a qualcuno che controlli almeno una volta alla settimana con una macchinina elettrica, come quelle che si usano nei campi da golf, il lavoro svolto. Insomma di idee ce ne sarebbero. Per ora l’unica cosa certa, è che se ti allontani dai viali, dall’apparenza, si vede solo tanta desolazione. Vorrei che le istituzioni si fermassero a riflettere, perché se non c’è rispetto per i morti e per i parenti che li amano, che esseri umani siamo?».

Le croci distrutte e gettate tra i rifiuti, così come le bare ultracentenarie sventrate dentro le cappelle, sono sempre lì. Tra i resti, biancheggiano ancora le ossa dei defunti oltraggiati, probabilmente anche depredati nella tomba. E intanto la direzione del cimitero, interpellata, oggi come l’anno scorso rifiuta di rispondere di uno scandalo sotto gli occhi di tutti.
 
da ilmessaggero.it
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