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Autore Topic: FABIO MARTINI.  (Letto 27655 volte)
Arlecchino
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« Risposta #195 il: Novembre 12, 2017, 12:17:59 »

Lista Pisapia-Bonino, prove generali in casa socialista nel nome dei “meriti e dei bisogni”
Psi, Radicali e l’ex sindaco di Milano, possibili animatori di una Lista alternativa al Pd alle prossime elezioni politiche, si ritrovano 35 anni dopo la Conferenza di Rimini del partito socialista, che fu un evento innovativo nella fase finale della Prima Repubblica

Pubblicato il 10/11/2017 - Ultima modifica il 10/11/2017 alle ore 16:14

FABIO MARTINI
ROMA
Nel moltiplicarsi di iniziative, contatti più o meno riservati per realizzare liste elettorali in occasione delle prossime elezioni politiche, si muove anche il Psi di Riccardo Nencini: in un convegno a Milano che rievoca uno dei momenti più felici del “nuovo corso” socialista negli anni Ottanta, prenderanno la parola anche Giuliano Pisapia e il segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi, che assieme ai socialisti, a personalità del mondo prodiano, ai Verdi, potrebbero diventare presto i protagonisti di una Lista progressista limitrofa al Pd, ma al tempo stesso concorrente del partito di Renzi.
 
Il convegno celebra il trentacinquennale anniversario di uno degli eventi più felici di quel che fu il “nuovo corso” socialista e craxiano, tra il 1976 e il 1993: la Conferenza di Rimini del Psi. Passata alla storia come quella del “merito e del bisogno”, titolo della relazione introduttiva di Claudio Martelli, allora vicesegretario del Psi. Nella sua specificità di conferenza programmatica si trattò di un evento da allora mai più superato in termini qualitativi. 
 
Oltre alla relazione di Martelli, centrata sulla possibile alleanza tra soggetti sociali diversi (i “bisognosi” e i protagonisti del “merito”) e salutata da cinque minuti di ovazioni (ma Bettino Craxi restò seduto), vide la partecipazione di numerosi e non inquadrati intellettuali, come Luciano Gallino, Massimo Severo Giannini, Umberto Veronesi, Federico Stame, Francesco Alberoni, Stefano Silvestri, Aldo Visalberghi, Valerio Castronovo, Gianni Statera, Federico Mancini, Francesco Forte e altri più organici al Psi come Franco Reviglio, Giuliano Amato, Giorgio Ruffolo. Certo, la profetica relazione di Martelli non trovò traduzioni politiche immediate, ma nulla del genere si sarebbe ripetuto anche in altri partiti, né allora né in anni più recenti, come ha confermato, in termini di partecipazione intellettuale, anche la Conferenza programmatica del Pd di Portici.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/11/10/italia/politica/lista-pisapiabonino-prove-generali-in-casa-socialista-nel-nome-dei-meriti-e-dei-bisogni-UjChuKBRAAmbSFWOnyuFGK/pagina.html
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« Risposta #196 il: Dicembre 29, 2017, 11:35:49 »

Il premier si smarca da Renzi e sottolinea tutte le differenze

Una metamorfosi che era in corso da giorni. Alla fine il primo ministro riabilita anche il lavoro di Letta

Pubblicato il 29/12/2017
FABIO MARTINI
ROMA

L’ultimo giorno, proprio l’ultimo, Paolo Gentiloni si è sbloccato. Sciorinando inaspettatamente una raffica di battute “fuori linea”, il presidente del Consiglio ha lanciato un messaggio, un messaggio inatteso: io resto leale con Matteo Renzi, ma su diverse questioni importanti non la penso come lui. Un messaggio politico che, durante la lunga conferenza stampa di fine anno non si è mai concretizzato in una battuta direttamente ostile all’ex premier, ma si è dispiegato in diverse punzecchiature in codice. Scandite con uno stile brillante, auto-ironico, più rilassato del solito. 

Come la battuta sullo scioglimento anticipato delle Camere. Nei giorni scorsi Matteo Renzi aveva detto che per il Pd sarebbe stato meglio se la legislatura si fosse conclusa a giugno e Gentiloni, senza fare riferimento all’esternazione renziana, ha testualmente detto: «Sarebbe stato grave e devastante arrivare a interruzioni traumatiche della legislatura». Proprio così ha detto: devastante. Una specie di urlo nel placido lessico gentiloniano. Parlando invece della Commissione Banche, fortemente voluta da Renzi, il presidente del Consiglio ha fatto ricorso al suo proverbiale humour: «Vi devo dire che con sollievo ho registrato la fine delle audizioni...».

Nei centotrentacinque minuti della conferenza stampa di fine anno è dunque proseguita una metamorfosi del personaggio Gentiloni che era in corso da diverse settimane. Certo, lo stile dell’uomo resta quello di sempre e difatti durante l’incontro con i giornalisti il presidente del Consiglio ha dispiegato il consueto garbo, è stato attentissimo a non attaccar briga. Mostrandosi anti-retorico e minimalista: «Siamo fra i quattro o cinque giganti mondiali dell’export. A volte, come si dice a Roma, `nun ce se crede´, però è così; dovremmo tutti esserne più consapevoli». Come dire: con questo boom il governo c’entra poco e niente.

Uno stile da anti-eroe che ad un certo punto si è concretizzato in una battuta che di solito nessun presidente del Consiglio ha il coraggio di pronunciare: «La politica deve avere un certo ritegno nel considerare la ripresa economica del Paese come frutto di questa o quella iniziativa. L’Italia si è rimessa in piedi grazie soprattutto all’impegno degli italiani».

Ma in questa orgia di understatement, proprio nell’ultimo giorno della legislatura, Paolo Gentiloni ha liberato una striscia di battute che marcano la differenza tra lui e Matteo Renzi. Oltre a quelle sulla Commissione Banche e sulla gestione del caso-Visco da parte del Pd, durante la conferenza stampa Gentiloni ha dato la sua lettura sulla scissione dal Pd: «Credo ci sia stato un processo di deterioramento dei rapporti e per quanto si dica che in politica contano solo i programmi e le idee, contano molto anche i rapporti tra le persone». Una lettura che equipara i protagonisti delle due barricate e li “inchioda” a motivazioni prevalentemente personali. 
 

E sul futuro? Al riguardo il presidente del Consiglio ha pronunciato una delle sue espressioni anodine, che infatti non ha fatto titolo, ma che in bocca ad un uomo “parsimonioso” come lui, è parsa osè: «Per il momento c’è un premier c’è, che sono io!». Oltretutto il presidente del Consiglio non ha aggiunto la frasetta che al Pd qualcuno poteva aspettarsi: oggi ci sono ma nel futuro torno in “riserva”.

Eppure, la battuta più “discontinua” di tutte, Gentiloni l’ha dedicata ad Enrico Letta: «La legislatura ha dimostrato che in Italia c’è una sinistra di governo a servizio del Paese e questo si è visto nel governo Letta, in quello Renzi e in quello che io ho presieduto». Nel suo racconto, Renzi aveva puntualmente cancellato il governo Letta, quasi che la “rinascita” dell’Italia avesse avuto inizio con l’ascesa a palazzo Chigi dell’ex sindaco di Firenze. Quella di Gentiloni è una prima “riabilitazione”.

Eppure, anche se il presidente del Consiglio non può dirlo, sa bene che il suo futuro dipenderà dalle fortune elettorali del Pd. Ecco perché Gentiloni si è più volte speso per caldeggiare un successo elettorale della «sinistra di governo». Lo sa pure Renzi che ieri sera ha fatto sapere di aver apprezzato le parole di Gentiloni e la sua «forza tranquilla», di non considerarlo un rivale e chiedendogli di esporsi in tv in campagna elettorale. Un impegno che il premier prenderà con le molle.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/12/29/italia/politica/il-premier-si-smarca-da-renzi-e-sottolinea-tutte-le-differenze-VWzkRNrRvMzFHsQ2sGpMPP/pagina.html
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« Risposta #197 il: Dicembre 29, 2017, 11:38:54 »

D’Alema inizia in Puglia il tour elettorale: “Legislatura costituente”
Prima tappa nel suo Salento, dove partì anche Prodi: «Non credete a Renzi, il nostro vero leader è Grasso»

Diverse le tappe fatte da D’Alema nella sua giornata in Puglia: Nardò, poi Ruffano, Patù, Tricase e infine Marina di San Gregorio.
Prima di una cena con gli elettori, la visita in una fabbrica di scarpe

Pubblicato il 28/12/2017

FABIO MARTINI
ROMA

C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico negli umori dell’opinione pubblica alla vigilia della campagna elettorale e se ne sta accorgendo Massimo D’Alema ogni volta che pronuncia questa battuta: «Vedete, io me ne sono andato per fare largo alle nuove leve, ma visti i risultati ho fatto male…». Puntualmente scatta l’applauso. Un battimani non solo politico: accanto ad un diffuso rancore, in giro sta cominciando ad affiorare anche una certa nostalgia per quelli di prima. Massimo D’Alema, tornando in campo, non immaginava di ritrovarsi in favore di vento. Per ora solo un venticello, ma vai a sapere. Ma è altrettanto vero che per D’Alema ci voleva un certo coraggio nel riproporsi una volta ancora, lui che nella vita ha fatto tutto: dal presidente del Consiglio al segretario del Pds, dal ministro degli Esteri al presidente della Bicamerale. 

E tornando, trent’anni dopo la prima volta, D’Alema ha deciso di ricominciare esattamente dove, nel 1987, tutto era cominciato: in Puglia. Eccolo a Tricase, nel tacco salentino: «Un tempo questo era un comune cattolico-democristiano: il Pci aveva due consiglieri comunali, la Dc 22…. Ricordo la prima volta che venni qui, negli anni Ottanta: mettemmo il palco fuori quella bellissima chiesa e quando i cittadini uscirono alla fine della messa, appena videro la falce e martello, scapparono. Sul sagrato della chiesa, l’unico che mi rimase ad ascoltare, era il parroco. Si chiamava don Tonino Bello. Stavolta mi ha invitato un gruppo cattolico e parlerò nel teatro parrocchiale».

Dalla bianchissima Tricase è partita la campagna elettorale del “candidato” D’Alema e proprio qui, ricorda lui, «iniziò il viaggio del pullman dell’Ulivo di Prodi» e dunque «si tratta di un luogo ad altissimo contenuto simbolico». Un mese prima della formazione delle liste, con grande anticipo su tutti gli altri, è partita la campagna dalemiana. Con un programma di appuntamenti che sembra tirato fuori dall’album dei ricordi: ore 11, Nardò, sala Cream&Caramel, incontro col mondo agricolo salentino; ore 14,30, Ruffano, Calzaturificio Mariapia, visita azienda e incontro con i lavoratori; ore 15, Patù, riunione con i volontari della campagna elettorale; ore 18,30 Teatro Tricase, apertura campagna elettorale; ore 21, Marina di San Gregorio, cena con gli elettori. 

Un porta a porta all’antica, che prelude ad un ritrarsi del D’Alema “nazionale”? Un suo auto-confinamento nel Salento, per lasciare spazio a Pietro Grasso? «Non presterò il fianco ai giochetti di Renzi, che continua a ripetere che il “vero capo” è D’Alema. Questo gioco se lo era inventato Berlusconi nel 2001, quando il candidato del centrosinistra era Rutelli. Renzi ripete stancamente, ma anche in questo è un imitatore. No, il leader è Grasso e presto si affiancheranno altre personalità importanti». Nella campagna di D’Alema sembra ben celata anche un’ambizione al momento inconfessabile: quella di riuscire a conquistare un collegio sulla carta impossibile per un piccolo partito come il suo. 

E magari di risultare l’unico, tra i Liberi ed eguali, capace di questo exploit in tutta Italia? «È molto difficile fare queste valutazioni, soprattutto con questa legge elettorale, sgangherata ed inefficace, che si presenta come uninominale maggioritaria, anche se poi gran parte degli eletti saranno votati di “risulta”. Certo, potrebbe contare il fatto che quando sono stato deputato del Salento, ho fatto tante cose per questa terra; che nel collegio di Gallipoli il centrosinistra perdeva e io vincevo. Però l’ultima volta che si è votato con i collegi era il 2001 e ora qui la squadra da battere è il centrodestra, che può mettere in campo uno squadrone».

E sul dopo-elezioni? Lo scenario proposto da D’Alema non segue la corrente di chi dà per scontata l’ingovernabilità: «Nessuno sarà in grado di disporre di una maggioranza per governare. Per questo penso che si aprirà una legislatura inevitabilmente costituente e si dovrà mettere mano ad alcune regole istituzionali e ad una legge elettorale, con un metodo – spero – meno arrogante e fallimentare di quello sinora dispiegato da Renzi». Un contesto – ecco la novità – dentro il quale Massimo D’Alema pensa che la sua lista farà la sua partita: «Si era sbagliato chi ci aveva immaginato come un gruppetto di vecchi comunisti. Noi avremo molte carte da giocare, non saremo una forza marginale». Anche se i Cinque stelle, dopo le elezioni, proponessero un governo col Pd («purché Renzi sia out», fanno sapere) e con Liberi ed eguali? «Per noi le discriminanti programmatiche e dei valori sono fondamentali e quindi molto dipenderà dagli orientamenti che preverranno nei Cinque Stelle…», dice un D’Alema che non scarta scenari. E già pregusta il ritorno in “serie A”.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/12/28/italia/politica/dalema-inizia-in-puglia-il-tour-elettorale-legislatura-costituente-BWS95Sdf10qUoQKM2TIpKO/pagina.html


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