LA-U dell'ulivo
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Autore Discussione: EUROPA.  (Letto 6069 volte)
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« Risposta #30 inserito:: Ottobre 08, 2020, 12:32:57 pm »

Siamo ancora a Dublino | Rep

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Arlecchino Euristico
sab 3 ott, 11:43 (5 giorni fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/10/02/news/siamo_ancora_a_dublino-269262788/

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« Risposta #31 inserito:: Ottobre 12, 2020, 04:54:09 pm »

UK planning to use nets to stop migrant boats in Channel

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
09:12 (7 ore fa)
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https://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/channel-crossing-migrant-nets-boats-asylum-seekers-border-force-b958984.html
 
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« Risposta #32 inserito:: Ottobre 14, 2020, 08:20:11 am »

Scotland's whisky islands are dealing with a major Covid hangover

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 11 ott, 16:58 (3 giorni fa)
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https://edition.cnn.com/travel/article/scotland-whisky-islands-covid/index.html
 
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« Risposta #33 inserito:: Ottobre 14, 2020, 01:05:29 pm »

Le Monde - à lire : Le décolleté de la première ministre de Finlande, la polémique et les « doubles standards »

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
09:23 (3 ore fa)
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Le décolleté de la première ministre de Finlande, la polémique et les « doubles standards »
Par <font style="vertical-align: inherit;"><font style="vertical-align: inherit;">Anne-Françoise Hivert</font></font> - Le Monde

Accusate di "fare le modelle", nel pieno della crisi del Covid-19, Sanna Marin, e centinaia di donne, hanno denunciato la "misoginia" della critica.

https://www.lemonde.fr/international/article/2020/10/13/en-finlande-polemique-sur-le-decollete-de-la-premiere-ministre_6055871_3210.html
 
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« Risposta #34 inserito:: Ottobre 14, 2020, 05:33:13 pm »

Sassoli: “Una proposta Merkel per trovare subito l’accordo sul Recovery fund. Ma non si barattano i diritti” | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 11 ott, 16:50 (3 giorni fa)
a me

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/10/10/news/sassoli_una_proposta_merkel_per_trovare_subito_l_accordo_ma_non_si_barattano_i_diritti_-270159250/
 
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« Risposta #35 inserito:: Ottobre 25, 2020, 07:08:29 pm »

Le Monde - à lire : Un site préhistorique de Néandertal mis au jour sur les rives de la Seine, une première près de Paris depuis le XIXe siècle

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
ven 16 ott, 10:44 (9 giorni fa)
a me

Un site préhistorique de Néandertal mis au jour sur les rives de la Seine, une première près de Paris depuis le XIXe siècle
<font style="vertical-align: inherit;"><font style="vertical-align: inherit;">Le Monde con AFP </font></font> - Le Monde

I primi scavi che hanno rivelato l'esistenza della tecnica di taglio della pietra nota come "metodo Levallois" risalgono alla pianificazione della Parigi haussmanniana, tra il 1860 e il 1870.

https://www.lemonde.fr/sciences/article/2020/10/15/un-site-prehistorique-de-neandertal-mis-au-jour-sur-les-rives-de-la-seine-une-premiere-pres-de-paris-depuis-le-xixe-siecle_6056189_1650684.html
 
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« Risposta #36 inserito:: Dicembre 12, 2020, 08:27:58 pm »

Polonia, governo e opposizione alla guerra dei media

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
19:11 (1 ora fa)
a me

Il gigante petrolifero Pkn Orlen compra l'editore Polska Press, uno dei maggiori gruppi editoriali del Paese: per la società civile è un tent…

https://www.repubblica.it/esteri/2020/12/11/news/polonia_il_gigante_dell_energia_compra_tutti_i_giornali_locali_l_opposizione_tentativo_di_polonizzare_i_media_-277994178/
 
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« Risposta #37 inserito:: Dicembre 15, 2020, 03:51:00 pm »

Brexit, col no deal gli inglesi rischiano di mangiare ancora peggio | L&#039;HuffPost

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
07:56 (7 ore fa)
a me

Article:

https://www.huffingtonpost.it/entry/cibo-meno-fresco-e-piu-costoso-per-i-britannici-il-no-deal-e-anche-un-problema-alimentare_it_5fd75df8c5b690d5d305b93a?ncid=other_email_o63gt2jcad4&utm_campaign=share_email
 
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« Risposta #38 inserito:: Dicembre 15, 2020, 03:54:51 pm »

Ai francesi ho detto che Al Sisi è complice dei killer di Regeni | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
07:40 (8 ore fa)
a me

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/12/14/news/ai_francesi_ho_detto_che_al_sisi_e_complice_dei_killer_di_regeni-278386317/
 
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« Risposta #39 inserito:: Gennaio 02, 2021, 06:44:56 pm »

Polonia, nel Paese di Papa Wojtyla i giovani voltano le spalle alla Chiesa

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
10:02 (8 ore fa)
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Solo il 9 per cento dice di avere fiducia nella gerarchia cattolica.
Il partito di sinistra polacco Wiosna (Primavera) ha aperto uffici e siti che aiutano chi …

https://www.repubblica.it/esteri/2021/01/02/news/polonia_cresce_la_distanza_tra_i_giovani_e_la_chiesa_in_dieci_anni_aumento_delle_richieste_di_apostasia-280762530/
 
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« Risposta #40 inserito:: Febbraio 12, 2021, 05:41:37 pm »

Anaïs Ginori  -  12 febbraio 2020

Buongiorno da Parigi,

Mentre a Roma Beppe Grillo citava l'esempio francese per il nuovo ministero della Transizione ecologica, a Parigi Barbara Pompili - titolare del dicastero - presentava il pacchetto "Clima e resilienza", testo cardine sulla transizione ecologica composto di 69 articoli.
Le Ong considerano che il governo è ancora troppo timoroso nella svolta verde, e molte associazioni chiedono da tempo che il dicastero dell’Agricoltura finisca dentro il maxi-ministero per poter lavorare meglio ad esempio sul bando di pesticidi.

Quando è nato, nel 2017, si chiamava “Ministero della Transizione ecologica e solidale”, come aveva chiesto l'attivista Nicolas Hulot prima di accettare di guidarlo. Non solo Ambiente, ma anche Energia, Infrastrutture, Trasporti, Edilizia. L'avventura da ministro del bretone simbolo di tante battaglie ecologiche è durata poco. Un anno dopo, Hulot se n'è andato in polemica con Macron, sostenendo che il peso delle lobby era troppo forte per varare misure coraggiose.
Con ben quattro ministri in poco più di tre anni di vita politica, il maxi-ministero ha una storia tormentata ma continua a essere un punto di forza del governo francese soprattutto adesso che la sfida green è al centro del Recovery Plan. E' nella cabina di regia che, con il responsabile dell'Economia Bruno Le Maire, gestisce il piano di rilancio approvato quest'estate: 100 miliardi di euro, di cui 30 miliardi per decarbonizzare i settori dell'economia che emettono più gas a effetto serra, tra cui 11,5 miliardi per lo sviluppo di trasporti meno inquinanti e 6,7 miliardi per la ristrutturazione ecologica degli immobili.


Pompili ha anche annunciato nelle ultime ore la rinuncia al progetto di allargamento dell'aeroporto Roissy Charles de Gaulle: faraonico progetto con un costo previsto tra i 7 e i 9 miliardi di euro che avrebbe dato allo scalo parigino una capacità supplementare pari a 40 milioni di passeggeri.

Non ho l'età
La Francia sta cambiando. Il paese della rivoluzione sessuale e del Sessantotto ha finalmente deciso di introdurre nel codice penale un età del consenso che sarà fissata a 15 anni. “E' la società ci chiede di farlo” ha spiegato il ministro della Giustizia, Éric Dupond-Moretti. E' l'effetto delle denunce di violenze sessuali su minorenni e di incesto che si moltiplicano.
Un movimento inedito diventato ancora più forte e variegato del MeToo americano. Secondo la nuova legge un adulto che farà violenza o abuserà sessualmente di una persona di meno di 15 anni potrà essere condannato fino a 20 anni di carcere senza che la vittima debba dimostrare che non era consenziente. Già nel 2018 il governo aveva provato a fare la riforma ma si era dovuto fermare per il rischio di incostituzionalità sollevato dal Consiglio di Stato. La normativa è stata adesso rilavorata da giuristi per non subire intoppi.

Terremoto a Sciences Po
Un altro effetto del libro di Camille Kouchner sono le dimissioni di Frédéric Mion, direttore della prestigiosa università parigina Sciences Po. Nel libro “La familia grande” Kouchner racconta gli abusi sul fratello gemello, avvenuti negli anni Ottanta, quando il ragazzo aveva 13 anni, da parte del loro patrigno Olivier Duhamel.
Secondo l'avvocata e autrice della denuncia, le accuse di incesto che pesavano su Duhamel erano note da tempo a molte persone nell'entourage della famiglia e negli ambienti di Sciences Po. Mion aveva prima negato di aver saputo qualcosa, ma poi è stato contraddetto dall'ex ministra Aurélie Filippetti con la quale ne aveva parlato. Ora si apre la difficile successione in una delle più famose fabbriche dell'élite francese.

La guerra dell'acqua
E' guerra totale sul progetto del gigante francese dell’acqua e dei rifiuti. Il gruppo Veolia ha annunciato un'Opa ostile sul suo diretto concorrente Suez, di cui è già primo azionista con il 29,9%. Da mesi la società guidata da Antoine Frérot cerca di portare a termine l'aggregazione per creare quello che ha definito “campione mondiale della trasformazione ecologica”.
Sulla carta poteva essere una buona notizia per la Francia, e invece il progetto è fortemente osteggiato dal management di Suez e da una parte dei sindacati che negli ultimi giorni hanno comprato pagine di giornali per pubblicare comunicati durissimi contro Veolia rappresentato come un immenso Pinocchio. Lo stesso governo, inizialmente favorevole, ha cambiato idea e chiede una soluzione amichevole. E ora nessuno è in grado di prevedere come andrà a finire.

Elogio della lettura
“Leggete, staccatevi dagli schermi”. L'accorato appello non viene dal solito editore o intellettuale preoccupato per il crollo della lettura tra i giovani. E' Bruno Le Maire, ministro francese dell’Economia, che si è lanciato in un'appassionata difesa della cultura letteraria in un mondo in cui le nuove generazioni passano spesso più tempo davanti al telefono o al computer che dentro a un libro. “Gli schermi vi divorano, la lettura vi nutre. Gli schermi vi svuotano, i libri vi riempiono. Fa tutta la differenza” dice Le Maire nel suo discorso rivolto ai giovani ripreso in un video.

Luci da Parigi torna venerdì prossimo. Mi potete mandare messaggi e segnalazioni sulla mia email (a.ginori@repubblica.it).
Buon weekend.
Anaïs Ginori


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« Risposta #41 inserito:: Marzo 06, 2021, 07:48:52 pm »

Il patto Draghi-Macron

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Rep: | Luci da Parigi
ven 5 mar, 19:49 (23 ore fa)
a me


Rep: Luci da Parigi di Anais Ginori
 
5 marzo 2020

 

Buongiorno da Parigi,

la corsa del Covid continua a preoccupare il governo. Il 60% dei nuovi contagi è ormai composta da varianti, ma “per adesso non c'è la crescita esponenziale che temevamo” dice il premier Jean Castex. La curva si attesta su un livello alto, in una forchetta tra 20 e 30mila nuovi contagi al giorno, un tasso di positività al 7% e un tasso di incidenza medio a 22.

Le autorità francesi hanno varato il lockdown nei weekend ora anche nel Pas-de-Calais, dopo averlo già dichiarato nelle province di Nizza e Dunkerque. I dipartimenti sotto “sorveglianza rafforzata” sono aumentati a 23 (con l'ingresso Hautes-Alpes, Aisne e Aube) ma tra questi ci sono piccoli segni di speranza. In Mosella e nelle Bouches-du-Rhône, infatti, è cominciata una diminuzione dei casi. Qui sotto l'ultimo bollettino di giovedì e la curva su due mesi.

 
Il calo dei ricoveri di anziani

Il dato più incoraggiante è la diminuzione dei ricoveri in ospedale di pazienti con più di 85 anni: un calo del 17,5% nelle ultime settimane, grazie all'effetto della campagna di vaccinazione. “La Francia è il primo paese in Europa per la vaccinazione delle persone più vulnerabili” dice Castex, dato contestato da alcuni ma è indubbio che da gennaio il governo ha scelto di dare una netta priorità ai più anziani. Negli Ephad, l'equivalente delle nostre Rsa, la percentuale dei vaccinati è pari all'85%.

Al livello totale, il numero delle persone che hanno ricevuto almeno una dose è di 3,2 milioni di persone (di cui 1,7 milioni con due dosi). Entro metà aprile il governo conta di aver vaccinato 10 milioni di persone, 20 milioni a maggio e 30 milioni entro l'estate. Anche se sono dati che sfigurano rispetto allo sprint dei britannici, la Francia ha accelerato, tanto che il portavoce del governo ha promesso che a metà aprile si potrà cominciare a pensare ad allentare le restrizioni e “ritrovare una certa normalità”.

L'altro punto della strategia francese confermato è la tutela dell'istruzione in presenza. Dopo le due settimane di vacanze d'inverno le scuole hanno riaperto anche nella Capitale. Secondo uno studio Unesco, la Francia è uno dei paesi dove bambini e ragazzi hanno perso meno lezioni in presenza: 41 giorni contro 93 dell'Italia.

 
Il patto Draghi-Macron

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebbe essere il primo leader europeo a incontrare di persona il nuovo premier italiano, suggellando così l’intesa con Super Mario. Niente di ancora definito, la crisi del Covid che torna a mordere da un lato e l’altro della Alpi rende tutto complicato. Ma proprio per questo c’è una sensazione di urgenza.

Draghi deve correre per la stesura del Recovery Plan, mentre Macron si è portato avanti e potrebbe offrire preziosi consigli. Draghi ha una solida "french connection" che risale a quando fu candidato dalla Francia alla Bce. Il Presidente era allora Nicolas Sarkozy. È presto per parlare di asse Roma-Parigi, ma una cosa è già chiara: la coppia Draghi-Macron guiderà l’Europa nella transizione post-Merkel.
 

La battaglia di Sarkò

“Sono innocente, combatterò fino alla fine”. Così Sarkozy commenta la condanna a 3 anni (di cui due con la condizionale) per corruzione di magistrato e traffico di infuenze. Sarkozy ha fatto appello, quindi la pena è sospesa, ma intanto il 17 marzo lo aspetta un nuovo processo.

"È un doppio shock, per la politica francese nel suo insieme e per la destra in particolare" commenta il politologo Pascal Perrineau, convinto però che l'ex leader della destra "non sia politicamente morto".

Non ci poteva essere momento migliore, o peggiore. A poche ore dalla sentenza di condanna di Sarkozy, con l’ex ministro che va in tv per denunciare l'“accanimento” dei giudici, il Guardasigilli Eric Dupond-Moretti lancia una riforma della Giustizia in cui tra l’altro vengono messi nuovi paletti per intercettazioni e indagini segretate. Nel mirino c'è anche il ruolo del Parquet Nationale Financier (Pnf), la Superprocura creata dal governo di sinistra nel 2013, che ha scoperchiato molti scandali politici e considerata dalla destra come un covo di "toghe rosse". Lo stesso Guardasigilli si è scagliato contro il Pnf.


Turbolenze per il caccia del futuro
 
Non decolla il faraonico progetto per il sistema integrato del caccia del futuro battezzato da Emmanuel Macron e Angela Merkel. Proprio nei giorni in cui l'autonomia strategica dell'Europa viene invocata dai leader nel Consiglio Europeo di Bruxelles, viaggia in mezzo a turbolenze uno dei simboli della cooperazione militare franco-tedesca, inserita nel trattato bilaterale di Aix-la-Chapelle due anni fa. Anche se è un cantiere di lungo periodo, proiettato nel 2045, i lavori preliminari procedono a rilento. Il progetto, che vale oltre 100 miliardi di euro, finora non ha neppure un nome condiviso. I tedeschi usano l'acronimo inglese Fcas (Future Combat Air System), i francesi parlano invece di Scaf (Système de combat aerien du futur).

Intanto i negoziati diplomatici sull'Iran passano anche da una scuola parigina. Nell'istituto internazionale del quindicesimo arrondissement Jeannine Manuel hanno studiato sia il nuovo Segretario di Stato Anthony Blinken, che l'inviato speciale Robert Malley, entrambi diplomati nel 1980. Il dato biografico potrebbe sembrare marginale se non fosse che i contatti tra Washington e Parigi sono sempre più intensi, facilitati anche da una french connection.


Il nuovo Medio Oriente

"La combinazione tra pandemia e crollo del petrolio ha provocato un cataclisma in Medio Oriente". Il 2020 è stato un anno di svolta nella regione più tormentata del pianeta come racconta l'intellettuale Gilles Kepel nel nuovo saggio "Il Profeta e la pandemia" appena pubblicato da Gallimard e in corso di traduzione da Feltrinelli. Rispetto al suo precedente libro, "Uscire dal caos", nel quale tornava su mezzo secolo di storia della regione, Kepel firma adesso quasi un instant book, presentando la cronologia degli eventi del 2020 - dagli Accordi di Abramo alle nuove tensioni nel Mediterraneo - in una documentata analisi e una vasta cartografia. Docente all'École Normale Supérieure e all'università italiana di Lugano, Kepel è ormai un punto di riferimento fisso nel dibattito francese sull'Islam.


L'ultimo strillone

L'ultimo strillone di Parigi va in pensione. Alì Akbar, il pachistano che da 40 anni vendeva Le Monde e altri giornali nelle strade del quartiere latino, abbandona il suo storico lavoro. I suoi finti titoli sensazionalistici e presunti scoop urlati nelle strade facevano parte del folklore di Saint-Germain-des-Prés, dove Alì appariva sempre verso ora di pranzo con le copie fresche del quotidiano della sera.

La crisi del Covid ha aggravato le difficoltà dello strillone che senza café e ristoranti ha perso gran parte della sua clientela. Alì ha dovuto rassegnarsi ad abbandonare il suo lavoro che ha sempre considerato come una "vocazione". Grazie a una colletta in Rete è riuscito a ricomprarsi un piccolo chiosco davanti ai giardini del Luxembourg. Potrà vendere a famiglie e turisti (quando torneranno) bibite e gelati. Ma non è detto che sul bancone non ci sia anche qualche copia di giornale.

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« Risposta #42 inserito:: Aprile 19, 2021, 11:37:23 pm »

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Care abbonate e cari abbonati,

"Trent’anni dopo la sua festosa abolizione, la cortina di ferro torna a surriscaldarsi.

Solo, molto più a Est di quanto fosse durante la Guerra fredda. Ben dentro quel che era all’epoca territorio sovietico. Epicentro: Ucraina orientale.
Quando nel 1994 gli ultimi soldati dell’Armata Rossa lasciarono Berlino, pochi immaginavano che la Nato avrebbe non solo integrato gli ex satelliti di Mosca ma ampi e strategici spazi già sovietici, quali Estonia, Lettonia, Lituania. E meno ancora si concepiva il cambio di campo di Kiev dal mondo russo a quello occidentale. O che le avanguardie russe sul fianco Sud della Nato si sarebbero installate a Sebastopoli, 1717 chilometri a oriente di Berlino Est.
È precisamente qui, fra Crimea e Donbas – visti da Mosca quali ultimi ridotti di contenimento dell’avanzata occidentale – che russi e ucraini stanno mostrando i muscoli, assemblando truppe, lanciando minacce.
Oltre a decine di migliaia di uomini a ridosso della frontiera ucraina, Putin ha financo esibito a Voronezh lanciatori per missili Iskander, capaci di scaricare una bomba atomica tattica a oltre 500 chilometri di distanza. A protezione degli ucraini, che ovviamente non avrebbero scampo in un solitario scontro diretto con i russi, Washington sta inviando mezzi navali e aerei nella regione del Mar Nero, oltre a supportare le truppe di Kiev.
 Due cacciatorpediniere Usa si faranno vedere non lontano da Sebastopoli in questi giorni. Approccio simile adottano i russi con i ribelli del Donbass, che dopo sette anni di guerra “a bassa intensità” (gergo ingannevole: sono censite 14 mila vittime) non intendono lasciare il campo all’esercito regolare ucraino.
Nessuna delle parti in causa dichiara di volere la guerra aperta, ed è probabilmente sincera. Ma si ostenta pronta a reagire facendo fuoco e fiamme in caso di aggressione altrui. Uno schema che nella storia ha già preceduto infinite volte lo scoppio delle ostilità, fosse solo per accidente..."

#IdeaLimes di oggi è l'editoriale di Lucio Caracciolo sul rischio di una nuova guerra in Ucraina.

Buona lettura
Niccolò Locatelli
Coordinatore di Limesonline

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« Risposta #43 inserito:: Giugno 17, 2021, 03:50:00 pm »

"E' l'Alleanza più forte della storia", Draghi rilancia sulla Nato

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Arlecchino Euristico
15 giu 2021, 12:49 (2 giorni fa)
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Serrata l'agenda di missioni in ambito Ue del presidente del Consiglio -

https://www.agi.it/politica/news/2021-06-14/draghi-vertice-nato-alleanza-forte-storia-12915264/

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« Risposta #44 inserito:: Ottobre 25, 2021, 02:59:08 pm »


Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di venerdì 22 ottobre,
realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.

In quello che probabilmente è il suo ultimo Consiglio europeo, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è riuscita ad evitare una resa dei conti sullo stato di diritto con la Polonia, frenando l'azione della Commissione di Ursula von der Leyen nonostante la richiesta esplicita del premier olandese, Mark Rutte, di non dare il via libera al piano di Recovery di Varsavia. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha tratto la conclusione che "il dialogo politico deve continuare per trovare soluzioni", ha spiegato una fonte dell'Ue. Anche se una maggioranza di leader ha espresso sostegno alla Commissione, dal Vertice non è arrivato un mandato esplicito a von der Leyen per aprire procedure di infrazioni, attivare il meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto, aggiornare la procedura dell'articolo 7 del trattato o bloccare i fondi del Recovery fund per la Polonia. In fondo è stata una delle molte caratteristiche dei sedici anni di regno di Merkel sull'Ue: “Kick the can down the road”. Rinviare all'infinito un problema, anche se è un problema esistenziale come lo Stato di diritto.

Il dibattito tra i capi di stato e di governo sulla sentenza del Tribunale costituzionale polacco che ha dichiarato incostituzionali due articoli del trattato è durato un paio d'ore. Il primo a prendere la parola è stato il premier polacco, Mateusz Morawiecki, che ha sostanzialmente ribadito quanto detto martedì al Parlamento europeo: la Polonia rispetta lo stato di diritto, la Corte di giustizia dell'Ue è uscita dalle sue competenze, c'è un attacco contro Varsavia per ragioni politiche. Morawiecki ha trovato solo due alleati: il premier ungherese, Viktor Orbán, e quello sloveno, Janez Jansa.

"La Polonia è il migliore paese in Europa", ha detto Orbán, secondo il quale "non c'è alcuna necessità di avere sanzioni. E' ridicolo". Jansa si è lamentato della magistratura nel suo paese, accusandola di essere politicizzata e ostile al suo governo. L'intervento di von der Leyen è stato breve. Morawiecki, la presidente della Commissione ha ribadito quel che aveva detto al Parlamento europeo: la sentenza del Tribunale costituzionale polacco è senza precedenti e l'esecutivo comunitario sta valutando le varie opzioni per rispondere. Durante il dibattito "il più duro è stato Mark Rutte", ci ha spiegato un'altra fonte dell'Ue. Ma le critiche del premier olandese sono state frenate da Merkel che, con Emmanuel Macron e Mario Draghi, ha sostenuto la linea del dialogo.

"Dobbiamo essere duri", ha spiegato Rutte. "L'indipendenza della giustizia polacca è la questione chiave che dobbiamo discutere e risolvere". Per il premier olandese, l'indipendenza della giustizia "ha a che fare con le fondamenta della nostra democrazia in questa parte del mondo. Non è negoziabile".

È "difficile immaginare come un grande quantità di denaro del Recovery fund possa essere reso disponibile alla Polonia fino a quando questo non è risolto", ha spiegato Rutte, chiedendo anche al Consiglio europeo di giocare il suo ruolo, per esempio continuando a lavorare sull'articolo 7 del trattato. "Spero che nel frattempo la Polonia prenda le misure necessarie per salvaguardare l'indipendenza della giustizia", ha spiegato Rutte.

Una decina di leader hanno detto di condividere la riflessione di Rutte, ma senza esporsi elencando le misure da adottare contro la Polonia. “La mia prima domanda al mio collega polacco è: dove vuoi arrivare? Che futuro vedi in Europa?”, ha detto il premier belga Alexander De Croo: “Se si vuole far parte di un club e approfittare dei suoi vantaggi, bisogna rispettarne le regole”. Il primo ministro irlandese, Michael Martin, ha denunciato “uno schiaffo in faccia” agli altri stati membri da parte della Polonia.
 
A parte Orbán e Jansa, nella discussione Merkel è stata la più cauta sulla Polonia. “Lo stato di diritto è una parte chiave dell'Ue, ma dobbiamo trovare possibilità per ritornare a essere uniti, perché una cascata di dispute legali davanti alla Corte europea di giustizia non è la soluzione”, ha spiegato la cancelliera in pubblico. Per Merkel, “un buon posto per discutere” di Stato di diritto, competenze nazionali, unione sempre più stretta e il modo di concepire l'Ue è “la Conferenza sul futuro dell'Europa”.

Dentro al Consiglio europeo, Merkel ha spiegato che c'è il rischio di arrivare a una rottura con i paesi dell'est con “conseguenze irreversibili”, ci ha raccontato la nostra seconda fonte. Macron e Draghi hanno espresso sostegno alla Commissione ma – secondo altri diplomatici – si sono schierati nel campo dei reticenti alla linea dura sulla Polonia. Risultato: von der Leyen potrebbe decidere di rinviare l'attivazione del meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto.

A proposito di Polonia, ieri il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione dopo il dibattito in plenaria di martedì con Morawiecki. I deputati europei hanno definito il tribunale costituzionale illegittimo e inadatto a interpretare la Costituzione, perché per le interferenze del governo è diventato "uno strumento per legalizzare le attività illegali delle autorità".

Il Parlamento ha chiesto di bloccare i fondi comunitari ai governi che minano in modo flagrante, mirato e sistematico i valori dell'Ue e di proteggere il popolo polacco che rimane pro-europeo per la stragrande maggioranza. Secondo i deputati, la Commissione deve astenersi dall'approvare il piano di Recovery della Polonia. La risoluzione è stata approvata 502 voti favorevoli, 153 contrari e 16 astensioni.

Lega e Fratelli d'Italia hanno votato contro, prendendo le difese del PiS polacco. In un editoriale il Foglio spiega che il voto di Lega e Fratelli d'Italia è contro gli interessi dell'Italia e mostra la pavidità dei partiti anti-europeisti che hanno smesso di promuovere le “exit” ma si nascondono dietro al nazionalismo giuridico polacco.

Più di quattro ore di negoziati al Vertice sull'energia - Ci sono volute più di quattro ore di discussioni e un altro paio di negoziati per arrivare ad un accordo sulle conclusioni del Consiglio europeo sull'aumento del prezzo dell'energia. Andrej Babis, il primo ministro uscente della Repubblica ceca, ha insistito su una richiesta di introdurre delle misure per limitare il prezzo delle quote di emissioni nell'ambito del sistema Ets. Il pretesto? L'accusa lanciata dalla Spagna di speculatori che fanno salire il prezzo del carbonio. In realtà la Commissione ha già spiegato che non ci sono prove di speculazione sul mercato degli Ets. Il Consiglio europeo ha dato il suo avallo alla proposta della Commissione di affidare uno studio all'Esma e deciso di tornare sulla questione a dicembre.

Orbán accusa Timmermans di voler uccidere la classe media - Il tema degli Ets è comunque caldissimo, in particolare dopo la proposta della Commissione nel pacchetto “Fit for 55” di allargare il sistema a famiglie e consumatori introducendo quote di emissioni per riscaldamento domestico e trasporti su strada. Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha lanciato un attacco frontale contro il vicepresidente responsabile del Green deal, Frans Timmermans. “Ciò che propongono Timmermans e altri ucciderà la classe media in Europa. E la chiave per la democrazia europea è la classe media”, ha detto Orbán: “Utopie e fantasie ci uccidono”. Secondo il premier ungherese “includere le auto, il traffico su strada e gli appartamenti nel sistema Ets” significa mettere “le famiglie in ginocchio. Non fatelo”.

Al Vertice Draghi sotto pressione sui movimenti secondari dei migranti - Il Consiglio europeo oggi dibatterà di migrazione e digitale. Nei piani di Charles Michel, il dibattito sui migranti dovrebbe essere consensuale: i leader erano stati invitati a concentrarsi sull'uso dei migranti da parte del presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenka, contro l'Ue e sulla dimensione esterna con la richiesta alla Commissione di concretizzare (finanziariamente) i piani di azione per i paesi di origine e transito. Ma, come spieghiamo sul Foglio, potrebbe esserci una sorpresa sgradevole per l'Italia: Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia e forse Germania vogliono mettere pressione su Mario Draghi di fermare i movimenti secondari.

Il Parlamento congela i fondi di Frontex - Il Parlamento europeo ha chiesto di congelare una parte del bilancio di Frontex per il 2022 a causa del presunto coinvolgimento dell'agenzia dei guardia-frontiera dell'Ue in respingimenti e altre violazioni dei diritti fondamentali. La raccomandazione di concedere il discarico (la procedura di verifica dei deputati sulle spese del bilancio dell'Ue) a Frontex per la gestione del bilancio 2019 è stata approvata con 558 voti favorevoli, 82 contrari e 46 astensioni. Nel testo della risoluzione di accompagnamento, i deputati riconoscono gli sforzi in corso di Frontex per porre rimedio ad alcune carenze, ma chiedono che parte del bilancio del 2022 sia congelato e reso disponibile solo quando l'agenzia avrà soddisfatto una serie di condizioni specifiche. Tra queste, l'assunzione dei restanti 20 osservatori dei diritti fondamentali e di tre vice-direttori esecutivi, la creazione di un meccanismo per la segnalazione di incidenti gravi alle frontiere esterne dell'Ue e un sistema di monitoraggio dei diritti fondamentali pienamente funzionante. Durante l’adozione della posizione sul bilancio dell'Ue per il 2022, i deputati hanno messo in riserva 90 milioni di euro (il 12 per cento degli oltre 750 milioni allocati all'agenzia) del budget di Frontex per il prossimo anno.

Nel 2022 il Parlamento vuole un bilancio focalizzato sulla ripresa - Il Parlamento europeo ieri ha votato la sua posizione per i negoziati con i governi sul bilancio dell'Ue del 2022. I deputati hanno annullato la maggior parte dei tagli effettuati dal Consiglio (1,43 miliardi di euro in totale), riportando il progetto di bilancio al livello originariamente proposto dalla Commissione (172,5 miliardi di pagamenti e 171,8 miliardi di impegni). I deputati hanno proposto di aumentare i finanziamenti per diversi programmi e politiche legati alla ripresa post-pandemia. Tra questi, il programma di ricerca Horizon Europe (+305 milioni rispetto alla proposta della Commissione), la Connecting Europe Facility (+207 milioni), e il programma LIFE per l'ambiente e l'azione per il clima (+171 milioni). Il voto di ieri dà il via a tre settimane di negoziati di "conciliazione" con il Consiglio, con l'obiettivo di raggiungere un accordo per il bilancio del prossimo anno.

Il Parlamento chiede un accordo sugli investimenti con Taiwan - Il Parlamento europeo ieri ha chiesto alla Commissione e agli stati membri di lanciare i negoziati per un accordo bilaterale sugli investimenti con Taiwan, provocando una dura reazione da parte della Cina. In una risoluzione approvata con 580 voti favorevoli, 26 contrari e 66 astensioni, i deputati hanno definito Taiwan come un partner chiave dell'Ue e un alleato democratico nell'Indo-pacifico ed espresso le loro preoccupazioni per le pressioni militari della Cina sull'isola. Il Parlamento europeo vuole relazioni più strette con Taiwan, anche se guidate dalla politica “Una Cina”. Ma per rafforzare la cooperazione, i deputati ritengono urgente lanciare una valutazione di impatto e una consultazione pubblica per un accordo sugli investimenti. I deputati hanno sottolineato l'importanza delle relazioni commerciali tra Ue e Taiwan, incluso su tecnologie come il 5G, la sanità pubblica e le forniture di semiconduttori. Il Parlamento europeo ha chiesto ai governi di fare di più per proteggere la democrazia di Taiwan dalla belligeranza militare cinese. Un'altra proposta che fa infuriare Pechino è quella di cambiare il nome dell'ufficio economico e commerciale europeo a Taiwan in “Ufficio dell'Unione europea a Taiwan”.

La Cina condanna il Parlamento su Taiwan - Pechino ha condannato la risoluzione adottata ieri dal Parlamento europeo voluta a rafforzare i legami con Taiwan, lanciando un avvertimento di “non sottovalutare la determinazione” della Cina di difendere le questioni legate alla propria sovranità. “La risoluzione (…) viola gravemente le norme fondamentali delle relazioni internazionali, il principio di “Una Cina” e gli impegni assunti da Bruxelles sulla questione di Taiwan”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin: “il suo impatto è negativo”.

La Conferenza sul futuro dell'Europa si riunisce in plenaria - A partire da oggi si riunisce a Strasburgo la plenaria della Conferenza sul futuro dell'Europa per discutere delle relazioni dei panel di cittadini che si sono tenuti nelle scorse settimane. Con la plenaria della Conferenza si insedieranno gli 80 rappresentanti dei panel europei selezionati tra un gruppo di 800 cittadini riunitisi a Strasburgo a settembre e ottobre. Inoltre, per la prima volta la plenaria discuterà dei contributi dei cittadini provenienti dalle diverse componenti della Conferenza, mentre proseguono le deliberazioni, gli eventi e il dibattito online.

Gli insegnanti italiani con i salari più bassi dell'Europa occidentale - Gli stipendi di ingresso lordi degli insegnanti in Italia sono i più bassi dell'Europa occidentale dopo Grecia e Portogallo, secondo un rapporto pubblicato ieri dalla rete Eurydice della Commissione europea. Il rapporto mostra che i redditi degli insegnanti variano in modo considerevole da un paese all'altro dell'Ue, in generale in funzione del loro livello del costo della vita. Le differenze riguardano non solo i salari di partenza, ma anche la loro evoluzione durante la carriera.

Eurostat certifica deficit e debito del 2020 - Nel 2020 il deficit pubblico dell’area euro e dell'Ue è salito rispettivamente al 7,2 e del 6,9 per cento del pil, secondo la seconda notifica dei dati provvisori per il 2020 pubblicata ieri da Eurostat. Il debito pubblico è salito al 97,3 per cento del pil per l'area euro e al 90,1 per cento dell'Ue. I livelli più alti di deficit sono stati registrati in Spagna (-11,0 per cento), Grecia (-10,1), Malta (-9,7) e Italia (-9,6). I livelli più bassi sono stati registrati in Danimarca (-0,2) e Svezia (-2,8). La ratio più alta di debito sul pil è stata registrata in Grecia (206.3 per cento), Italia (155,6), Portogallo (135,2) e Spagna (120,0). Anche Francia e Belgio hanno un debito considerevolmente superiore al 100 per cento del Pil rispettivamente con il 115,0 per cento e il 112,8 per cento. I livelli più bassi di debito sono stati registrati in Estonia (19,0 per cento) Bulgaria (24,7), Lussemburgo (24,8) e Repubblica ceca (39,7). Complessivamente 13 stati membri dell’Ue hanno un debito più alto del valore di riferimento del 60 per cento previsto dal Patto di stabilità e crescita. Nel 2020 la spesa pubblica nell'area euro è stata del 53,8 per cento del Pil, mentre le entrate sono state pari al 46,6 per cento del pil.

La fiducia dei consumatori in calo - L'indice della fiducia dei consumatori a ottobre ha registrato un calo di 0,8 punti nella zona euro collocandosi a quota -4,8, secondo la stima flash pubblicata ieri dalla Commissione. Nell'Ue a 27, l'indice della fiducia dei consumatori è sceso di 0,9 punti a quota -6,1. Per entrambe le aree l'indice rimane vicino o al di sopra dei suoi livelli pre pandemia e della media di lungo periodo.


Accade oggi in Europa
•   Consiglio europeo
•   Conferenza sul futuro dell'Europa: plenaria a Strasburgo (fino a sabato)
•   Commissione: la commissaria Ferreira a Roma interviene alla "Centesimus Annus Pro Pontifice International Conference"
•   Eurostat: statistiche sulle finanze pubbliche nel secondo trimestre del 2021; dati su debito e deficit nel secondo trimestre del 2021; conti annuali di famiglie e imprese non finanziarie nel 2020; dati su Ricerca e Sviluppo nel 2019
•   Nato: riunione dei ministri della Difesa

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