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Autore Topic: DIARIO VENETO (1)  (Letto 36623 volte)
Admin
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« il: Giugno 21, 2007, 10:12:55 »

GLI SPRECHI DELLA POLITICA

Il concorso di bellezza Miss Italia nel Mondo in scena a Jesolo il 24 e 25 giugno

La Regione spende 800 mila euro per le Miss

Claudio Baccarin

Tre quarti vanno alla Rai, il resto per il patrocinio

E per Maffucci aumento di stipendio principesco 

VENEZIA. Confermato. Mario Maffucci, ex-capostruttura di Raiuno, ha ottenuto da Luca Zaia, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo, il rinnovo dell’incarico di consulenza «per le iniziative in materia di promozione turistica tramite il servizio pubblico». E, per l’occasione, anche un discreto ritocco della parcella: dai 25 mila euro del 2006 si passa a 33 mila 600. Maffucci, che dal 1982 al 2000 è stato al timone del festival di Sanremo, si occuperà per un anno del piano di comunicazione che prevede la cessione di spazi dedicati al Veneto in alcune trasmissioni Rai.
In questi giorni, in particolare, Maffucci senior (suo figlio Matteo è uno dei due componenti della band degli «Zero Assoluto») offre alla Regione il «necessario supporto tecnico nella ideazione e realizzazione dei “girati” promozionali connessi alle finali di “Miss Italia nel Mondo”, in onda da Jesolo il 24-25 giugno, nonchè il supporto per rendere sinergica l’eventuale azione promozionale delle strutture associate nell’ambito delle iniziative in essere con la Rai o con altre emittenti televisive».

Per la prima fase del Piano di comunicazione sottoscritto con la Rai (che ha durata triennale) la giunta regionale ha già deliberato una spesa di 600 mila euro (Iva inclusa), ai quali vanno aggiunti i 198 mila euro che, come corrispettivo della concessione di patrocinio, saranno versati alla Miren International srl (società di cui è amministratore unico Eugenia Mirigliani) per la realizzazione a Jesolo della diciassettesima edizione di «Miss Italia nel Mondo», manifestazione-spettacolo «articolata a guisa di concorso di bellezza muliebre, a frequenza annuale, riservata alle ragazze italiane o d’origine italiana residenti all’estero».

L’allegato C/1 alla delibera di giunta del 29 maggio 2007 elenca dettagliatamente (con l’indicazione dello specifico contributo economico pattuito) i programmi «con elevati indici di ascolto» in cui, nelle prossime settimane, il Veneto promuoverà la propria immagine con proposte legate alla cultura, all’arte e all’enogastronomia. Dopo «Miss Italia nel Mondo» (condotto dalla padovana Eleonora Daniele e da Massimo Giletti), sono previsti sei interventi in «Unomattina», due in «Sabato domenica e... estate», uno in «Linea Verde», in «Italia che vai», in «Festa italiana», in «Linea blu», in «Sereno variabile», in «Geo&Geo», in «Bellitalia» e in «Gaia». La Regione Veneto sarà anche presente per quattro mesi sul portale Rai.

Tornando all’incarico assegnato a Maffucci, il vicegovernatore Zaia ne è semplicemente entusiasta. «Quello di Mario - afferma Zaia - è un nome che è tutto un programma. Certamente se avessimo affidato quest’incarico a un qualsiasi altro dirigente regionale, non avremmo raggiunto lo stesso risultato. Maffucci è più di qualsiasi altro padrone del linguaggio televisivo e sa interpretare al meglio le nostre esigenze. Insomma, saprà certamente indurre i conduttori di “Miss Italia nel Mondo“ a parlare delle bellezze della nostra terra. Tanto più che, parlando con lui, abbiamo scoperto che ha natali veneti: la mamma di Oderzo e il papà di Belluno. Ma soprattutto è un entusiasta e un gran lavoratore. Anche in questi giorni di vigilia di “Miss Italia nel Mondo” non va certo in spiaggia ma s’impegna al massimo per la riuscita della trasmissione».(20 giugno 2007)

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« Risposta #1 il: Luglio 27, 2007, 10:43:09 »

Venerdì, 27 Luglio 2007
 
La città nascosta, i fratelli Galla e i formaggi
 
 
Vicenza, 27 luglio
Cosa significa acquistare un monolocale in via Palemone? Sapere che quello schianto di ragazza abita dalle parti di strada Paradiso? Avere una vaga idea sul bar che fa bruschette da svenimento a due passi da piazzetta Gioia? Raro che un nativo di Vicenza abbia risposte per tutte e tre queste domande. «Infatti le pagine visual sono gradite a chi risiede nelle località messe in rete, oltre che ai forestieri» spiegaPietro Como, addetto alla promozione di"On the Road", nuovo servizio fornito sul web daSeat Pagine Gialle. Dietro la facciata letteraria prestata da Jack Kerouac, la sostanza sono i 120 chilometri di asfalto presi di peso dallo stradario vicentino, e consultabili su www.visual.paginegialle.it/on the road/Vicenza «Sono foto trasmesse in sequenza ravvicinata - continua Como - così da sembrare un video. Inoltre si può fermare il flusso su un determinato punto, per ruotare l'immagine di 360 gradi, ottenendo una simulazione dello sguardo dato sul posto». Operazione utile se, abitando lontano, si desidera comperare casa, o progettare un viaggio di piacere nella città del Palladio.

Vicenza vista e sognata da lontano offre prospettive singolari a quelli che la vivono tutti i giorni. Verità che vale anche per la provincia, consultando l'itinerario proposto dal Centro Turistico Giovanilea chi desidera sperimentare"Due giornate di natura, arte e spiritualità" spostandosi dal capoluogo alla Riviera Berica. Lungo un tragitto costellato da abbaglianti meraviglie come la tela attribuita alPiazzetta(1683 - 1754), e conservata nella chiesa diSant'Andrea Apostolo, a Campolongo di San Germano.

Alla domanda "Chi lo sapeva?" qui non si alza mano, mentre va meglio con le tradizioni gastronomiche dopo avere appreso del menù che Enrico e Giorgio Galla, titolari del negozio Gustosità al porton del Luzzo, offrono stasera agli invitati de "I formaggi sotto i cieli d'Asiago", alla malga Spill, territorio di Gallio. L'aperitivo alpino, un sidro di mele con genziana maggiore e menta piperita, introduce a gnocchi di ricotta con burro di malga, manzo con germogli di pissacan in agrodolce, e tavolozze di formaggi comprendenti acidino di capra al dragoncello e morlacco della sovrana mucca Burlina. Per non parlare della mousse di pera con scaglie di stravecchio. Poesia che non sazia, ma strega lo Spirito.

Stefano Ferrio
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« Ultima modifica: Settembre 02, 2007, 04:06:59 da Admin » Loggato
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« Risposta #2 il: Luglio 27, 2007, 10:44:42 »

Il sociologo Aldo Bonomi analizza i messaggi arrivati al nostro sito

«Ma questo è razzismo alla rovescia»

Anna Sandri


MESTRE. Infine, è accaduto l’inevitabile. Dopo le prime ore passate silenziosamente sotto attacco, i veneti hanno detto basta, hanno fatto irruzione in massa nel web e hanno fatto sentire, fortissima, la loro voce. «Non siamo come ci descrivete» hanno voluto dire, in varie forme, a chi li accusava di ignoranza, cinismo, razzismo per la vicenda del giovane bosniaco annegato. Dalla pietà, il confronto si è spostato sulla difesa delle proprie radici; un fenomeno che analizziamo con l’aiuto del professor Aldo Bonomi, sociologo esperto di fenomeni legati all’economia e all’immigrazione, presidente della Fondazione Venezia 2000.

Professor Bonomi, il dibattito che si è scatenato nel web non può lasciare indifferenti.
Per la vicenda del giovane Dragan, tutta Italia ci è venuta addosso.
«Il punto di partenza di questa discussione è legato alla migrazione, e il tema della migrazione, drammaticamente, oscilla sempre tra due polarità che muovono passione. Da un lato il rancore, che conosciamo bene e che è sempre presente da quando il fenomeno riguarda la società italiana, dall’altro l’accoglienza e i buoni sentimenti. Entrambe queste passioni sono vissute con forza».

In questa maniera, si scatena ogni volta il fenomeno.
«Certo, ed entrambe hanno le loro ragioni di essere. Il rancore, che si giustifica soprattutto con questioni legate alla sicurezza; i buoni sentimenti, che si manifestano con forza in casi come questi. Ma le cose non si conciliano: ci accaniamo contro un campo profughi e ci addoloriamo per la morte di questo giovane. Gli uni e gli altri vengono dalla stessa storia, ma noi accettiamo di vedere l’umanità del bosniaco solo quando c’è il sacrificio. In un caso e nell’altro, è il nostro giudizio sull’etnia a guidarci, e qui sta l’errore».

Sì, ma scusi: i veneti cosa c’entrano?
«C’entrano, in questo caso, in un modo esemplare, perché alla fine diventano anche loro vittime di una discriminazione etnica. Ma che senso ha attaccare gli abitanti di una parte d’Italia perché è accaduto un fatto? Eppure tutti gli danno addosso, li accomunano in un giudizio sprezzante. Quelli mossi dalla passione dei buoni sentimenti, sfogano senza rendersi conto un rancore che è l’opposta polarità del fenomeno. A chi si accanisce in questi giorni contro i veneti, dico che sta commettendo esattamente una forma di razzismo, che sta giudicando con il metro dell’etnia, e questo è sempre un gravissimo errore».

Mi spiega perché gli unici a difenderci, in rete, sono stati i siciliani? Molti sono entrati nel forum per riportare il dibattito sul tema centrale, e hanno avuto parole molto positive per i veneti.
«Ma chi, più dei siciliani, è marchiato nel mondo? Loro ci difendono perché loro sanno quanto sia difficile convivere con un pregiudizio: doverlo sopportare li ha fatti elevare».

Professore, ma dobbiamo offenderci o meditare?
«Dobbiamo renderci conto tutti, ma dico tutti, non il Veneto ma ogni singola regione di questo unico paese che l’Italia, che il fenomeno della migrazione è arrivato a un punto di svolta. E’ concluso il ciclo storico in cui lo straniero è semplicemente una forza lavoro. Lo straniero non viene più in Italia o non ci resta solo per lavorare, qui ha una famiglia, dei progetti di vita. Noi questo lo dobbiamo capire e dobbiamo passare a una visione cosmopolita della società».

Mi pare difficile, se dobbiamo partire dalla reintegrazione dei veneti.
«Non è così, è stato l’argomento a scatenare la passione e a portare il dibattito su binari così accesi. Noi andiamo verso la società cosmopolita e allora un buon punto di partenza può essere quello di darsi delle regole. Ma dobbiamo cominciare a pensarci seriamente e anche in fretta. L’integrazione completa, sociale, oltre che auspicabile è anche inevitabile, è solo questione di tempo. Non possiamo farci trovare impreparati».

Potremmo cominciare tagliando l’etnia.
«Nel bene, e nel male. Sarà un lavoro lungo, molto faranno le associazioni, il volontariato».

C’è una lezione che dobbiamo comunque imparare, da tutta questa vicenda.
«Il fatto che non esiste un sud più sud degli altri, e che ogni nord è il sud di qualcun altro».

(27 luglio 2007)

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« Risposta #3 il: Luglio 27, 2007, 10:46:02 »

Venerdì, 27 Luglio 2007
 
 
Ancora sangue nei campi dell’Afghanistan.

Un ferito. Morti quattro soldati Usa 

Oggi pomeriggio si terrà la cerimonia funebre alla caserma Ederle
 


Ancora morti in Afghanistan.

Quattro paracadutisti americani della 173. Airborne Brigade Combat Team di stanza a Vicenza sono stati uccisi durante un'azione il 23 luglio scorso.

Si tratta di Michael Curry, 37 anni, Travon Johnson, 29 anni, Adam Davis, 19 anni, e Jessy Rogers, 20 anni.

È rimasto ferito Mathew Taylor.

Per le quattro vittime, insieme al soldato Juan Restrepo, anche lui caduto in Afghanistan nei giorni scorsi, si terrà oggi alle 16 una cerimonia religiosa alla caserma Ederle.
 
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« Risposta #4 il: Luglio 27, 2007, 10:47:40 »

IL CASO.

L’iniziativa delle associazioni Sos Padova e Comres per contrastare le aggressioni degli spacciatori ai residenti

Guardie armate in via Cairoli

Elvira Scigliano


 Guardie armate per battere tappeto le nuove vie cittadine della delinquenza: via Cairoli e via Bixio, vicino alla Stazione. Guardie armate tutte le notti dalle 21 fino all’alba: quattro agenti, rigorosamente a piedi e possibilmente con i cani. L’iniziativa che dovrebbe partire nei prossimi giorni, almeno in una fase sperimentale, è stata presentata da Maurizio Meridi, presidente di SosPadova e da Massimiliano Pellizzari, presidente della Comres (commercianti centro storico) insieme agli stessi residenti delle vie. Promotori e finanziatori, soldi privati per polizia privata. E’ un’operazione molto costosa, e le associazioni hanno già raccolto un bel gruzzolo per avviare il progetto di controllo privato della città, ma cercano altri sostenitori.

La decisione è stata presa dopo l’ennesima aggressione notturna di un residente, Marco Trevisan. Alle 22 dell’altra sera Marco Trevisan è sceso nel suo garage per riaccompagnare un amico ma c’era qualcuno ad attenderlo. Un nero in bicicletta l’ha puntato pedalando a tutta velocità per scansarlo solo all’ultimo istante. Un atto intimidatorio esplicitato subito dopo: «Attento o ti ammazziamo» e dito al collo come un coltello, a scanso di equivoci. Racconta Trevisan: «Non era un balordo che bazzica qua intorno, era lucido, il rischio è stato oggettivo. Sanno chi sono, mi controllano e possono aggredirmi, ecco il messaggio. Mi dispiace vedere che la polizia sottovaluta questi episodi. La pattuglia è arrivata subito, ma per andarsene altrettanto velocemente». Spiega Maurizio Meridi: «La mancanza di organico delle forze dell’ordine e la miopia dei dirigenti mettono in pericolo i cittadini onesti».

Per questo Sos Padova oggi firmerà un accordo con una grossa agenzia di vigilanza. Continua Meridi: «Ci è arrivata la solidarietà degli agenti della polizia, alcuni mi hanno garantito che passeranno di qui anche senza riceverne l’ordine». Sono chiare le richieste degli abitanti, dice Meridi: «abbiamo pensato a guardie private perché la situazione è grave ma non vogliamo la giustizia fai da te, chiediamo un presidio fisso della polizia. Zanonato deve decidersi a difenderci. Già riaprire il Commissariato dell’Arcella sarebbe una buona idea». I residenti si sentono abbandonati dalle Istituzioni, come spiega Trevisan: «Grazie agli articoli del mattino qualcosa sta cambiando, lo spaccio è meno spavaldo. Però noi abitanti che ci siamo esposti adesso rischiamo ritorsioni pericolose. Non sono i giornali la soluzione».

Alcune scelte imprenditoriali coraggiose sono la speranza degli ultimi italiani di via Cairoli. Intanto l’acquisto da parte dell’Hotel Grand’Italia dei magazzini prima occupati dal supermarket nigeriano Ebony (ora trasferito pochi metri più avanti). Inoltre l’acquisto da parte di Banca Etica di due palazzine di proprietà dell’Arpav.

(27 luglio 2007)

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« Risposta #5 il: Luglio 28, 2007, 10:43:02 »

Sabato, 28 Luglio 2007
 
 
 
LA STORIA
 
 
Vicenza - (s.f.) Quadri, sculture, disegni, litografie, pergamene, miniature. Una casa museo che ancora sembra attendere il ritorno del suo padrone. Il quale si chiamava Attilio Veronese, era nato a Vicenza nel 1920, faceva il pittore e, quella mattina del 26 maggio 1996, uscì da qui per non rientrare più. Una volta arrivato dalle parti dell'istituto Rossi, il cuore gli disse basta, forse perchè troppo provato dalla perdita della figlia Michela, avvenuta due anni prima.
Così oggi le altre due figlie, Gabriella e Raffaella, oltre alla moglie Ellerina, inferma da tempo, non sanno più come gestire il patrimonio di tele, statue e bassorilievi disseminato fra il salotto, il corridoio, le camere da letto, e naturalmente lo studio tuttora segnato dal creativo disordine in cui l'artista lo lasciò, undici anni orsono. C'è all'orizzonte il problema dell'appartamento da lasciare, dato che la vedova deve essere ricoverata e curata altrove, e c'è soprattutto la percezione di un'eredità importante, che va però catalogata e indirizzata verso precise destinazioni. Pur riuscendo a vedere solo quanto è appeso alle pareti, si fa la conoscenza di un neoclassico dalle tendenze espressioniste, attirato soprattutto da una figura umana che amava trattare in grandi composizioni parietali, così come in singoli ritratti.

«Di Attilio Veronese possiamo certamente dire che era un artista d'altri tempi, animato da forti sentimenti e molteplici conoscenze. Una figura di pittore a tempo pieno ormai in via d'estinzione» racconta Mario Giulianati che, come presidente della Biblioteca Bertoliana e appassionato d'arte, è stato interpellato dai familiari. «È però fondamentale dare ordine a questa impressionante massa di manufatti - continua Giulianati - perchè solo distinguendo fra tecniche, epoche e filoni tematici, si potrà un domani esprimere delle quotazioni, capire cosa vale di più, interpellare eventualmente mercanti e case d'asta».

Confortati da questo obbiettivo, i tre nipoti del maestro - Elisabetta, Ludovico e Matteo - si stanno accingendo a fotografare le centinaia di pezzi lasciati dal nonno, per poi raggrupparli in un agevole catalogo informatico. A quel punto sarà molto più facile parlare anche di mostre e iniziative in grado di rievocare, in una Vicenza forse non troppo prodiga con lui, la figura di un autore che ha generosamente lasciato un po' ovunque tracce della propria opera. È successo a Folgaria, con gli affreschi della chiesetta di San Sebastiano, come a Venezia, con il Cristo dipinto in una cappella della Madonna dell'Orto. La firma è sempre quella di Attilio Veronese.
 
 
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« Risposta #6 il: Luglio 29, 2007, 07:01:52 »

Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
 
«La città deve essere vivibile» 
«Non basta il design accattivante ma serve un progetto funzionale»
 
La città sta cambiando: molte aree sono interessate da una forte presenza straniera; sono in arrivo nuovi poli culturali (teatro) e militari (base americana al Dal Molin). Come si dovrebbe rivedere questo modello a favore dei giovani e della vivibilità urbana?
«I giovani, come chiunque, vivranno e sapranno vivere tutto ciò che sapremo offrire loro se e solo se questo sarà accompagnato da un alto valore di analisi. L'evoluzione delle città passa per un certo grado di "involuzione" immobiliare e finanziaria, quanto culturale e sociale; le rivoluzioni nascono dal contrasto, dall'opposizione a determinate e stanziali posizioni, dalla ricerca di nuove risposte».

Il presidente dei Giovani Architetti vicentini dovrà dare un indirizzo ai crescenti professionisti, per sensibilizzarli a progettare con sempre maggiore attenzione. Quali sono gli aspetti più delicati, e spesso sottovalutati, nella progettazione?

«Non credo spetti a me dettare delle regole, ma partendo da alcune sensazioni, da alcune situazioni credo di poter dire che oggi ci si sia dimenticati dell'esistenza di un'etica e di valori, professionali e sociali. In ogni momento è necessario operare con coscienza. Oggi il mondo del lavoro sembra aver perso di qualità, compromettendo l'impegno, nel senso che non si è più abituati a riconoscere nel tempo dedicato alla ricerca un valore».

Design e funzionalità rappresentano due must della moderna società, anche nella progettazione urbanistica. Come è possibile fare in modo che questi due aspetti coesistano?

«Non possiamo permetterci di vivere in città dal solo design bello e accattivante, se queste non sono anche funzionali. Un disegno organico è possibile. Strutture antiche, rigide, geometricamente costruite, imposte, sono a noi giunte dimostrandoci come l'attenzione del governante, del progettista incaricato sia sempre mossa dalla necessità di rispondere, anche in prospettiva, a delle esigenza più ampie e comuni: la difesa dagli attacchi esterni, la necessità di portare l'acqua in città, rendere più ampie e luminose le strade, ottenere maggiore salubrità. Se la definizione dello zoning è destinato al solo interesse di singoli, ad esempio ad un certo tipo di mercato o di richieste, quando questo verrà a mancare, per cause non prevedibili o errate analisi, assisteremo al moltiplicarsi di ampie aree in futuro non facilmente riconvertibili, altri non-luoghi. Ecco dunque a mio avviso anteporre al design un disegno amministrativo, politico e sociale attento, moderno nel senso che non si possono anteporre determinate scelte all'analisi della storiografia urbana».

Rotatorie, piste ciclabili, attenzione a disabili, pedoni e ciclisti. Sono queste le priorità della progettazione delle città d'oggi?

«La mobilità, meccanica o pedonale, influisce sensibilmente sul nostro comportamento e stile di vita. Per costruire o reinventare la città moderna credo debbano a priori sapersi riconoscere i suoi difetti e i suoi problemi, ascoltando per quanto possibile tutti e, per chi chiamato a governare in primis le "opposizioni", quelle private (i cittadini), al fine di saper coglierne la quotidianità dei problemi. Ben venga tutto, e quanto sino a ora operato, ma occorre l'onestà di saper leggere: nelle sollecitazioni, nelle dichiarazioni, nelle affezionate richieste di aiuto di chi vive uno stato, un luogo, delle sole considerazioni personali o alienate percezioni di rischio emotive e spaziali».

Quali consigli si possono dare ai giovani professionisti vicentini, per maturare una capacità di progettazione che risponda ai bisogni del business, ma anche del cittadino?

«Nessuno è più abituato a vivere in comunità. "Famiglie felicemente distese in prati verdi, dimensioni 5x5, con pompeiane che diverranno box ermetici e sullo sfondo ampi parcheggi mai sufficienti a contenere le nostre individuali richieste di mobilità, campeggiano lungo le nostre strade e su ogni tipo di rivista". Sono queste le città che vogliamo vivere, esibire al futuro? E poi condizionatori e parabole all'esterno, colorate insegne e tende da sole, non saranno che le uniche speranze di cambiamento. Insomma tutto ciò che è prevedibile e/o diversamente progettazione è "pressappochismo" di scelte. Davvero rivoluzionario. Aldo Rossi, di cui quest'anno piangiamo i 10 anni della sua morte (speriamo qualcuno lo ricordi) descriveva in sintesi le "città un sedimentarsi nel tempo di storie". Oggi vediamo e seppur ignoranti sappiamo meglio riconoscere e considerare ben fatto un manufatto con almeno 200 anni di vita e allo stesso tempo concordi nel definire 2 metri e 70 pochi. Perché? Perché non credere che un altro modo di progettare è possibile? E non parlo di domotica, bioedilizia o casaclima, parlo di concreta attenzione alle forme e alle funzioni, all'uso dei materiali; allo spazio».

Quindi...

«Per questo mi sento di consigliare, anche se latente di una certa esperienza costruttiva diretta, di osare, leggere, ascoltare. Soprattutto studiare, documentandosi e anche sbagliare per quanto possibile, ammettendolo, perché alla fine, come abitudine in Italia, siamo tutti responsabili e nessuno mai colpevole. E poi rubare dal passato e dai maestri, riconoscendone legittimamente esempio, concetti, ordine e disegno, possibilmente partendo dalla mano».

Matteo Crestani
 
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« Risposta #7 il: Luglio 29, 2007, 07:03:40 »

Domenica, 29 Luglio 2007
 
 
ALTO VICENTINO
Il piano dell’Intesa programmatica d’aria della fondazione Palazzo Festari.

Il gruppo comprende anche associazioni di categoria, sindacati e comunità montane 

Patto fra 26 Comuni per lo sviluppo del territorio 

"Autotassazione" per ideare progetti da presentare alla Regione.

Il sindaco di Schio: «Un’intesa che ci porterà a grandi risultati» 

 
Alto Vicentino
Raggiungere la Regione: questo l'obiettivo principale dell'Intesa programmatica d'area (Ipa) guidata dalla Fondazione Palazzo Festari. La seconda seduta dell'Ipa, strumento attraverso il quale 26 comuni, nove associazioni di categoria con i loro mandamenti, tre organizzazioni sindacali e tre comunità montane dell'Alto Vicentino rafforzeranno lo sviluppo del proprio territorio, ha stretto ancor più il legame che unisce tra loro gli enti aderenti individuando e quantificando le risorse economiche che ciascuno di questi metterà a disposizione del gruppo di lavoro. Il finanziamento iniziale permetterà di analizzare l'area alto vicentina per proporre, poi, strategie di sviluppo socio-economico da presentare alla Regione.

Durante l'assemblea, che si è svolta nella sede di Palazzo Festari, sono state stabilite con precisione le spese a carico dei partecipanti all'IPA: i comuni verseranno 30 centesimi per ogni residente, le parti economiche e sociali interverranno con una quota fissa di tre mila euro ciascuna, mentre la Fondazione Palazzo Festari contribuirà con 20 mila euro.

La divisione degli oneri è stata suggerita collettivamente, approvata all'unanimità e accettata dal presidente di seduta Luigi Dalla Via e dai vertici della Fondazione.

La riunione è servita anche a sottoscrivere ufficialmente l'adesione di tutti gli enti, a cui si è aggiunta la comunità montana Astico-Posina, e a discutere il regolamento, stilato dall'agenzia Euris, del Tavolo di concertazione, ossia lo strumento operativo attorno al quale siederanno i membri delegati da ciascun partecipante all'Ipa per delineare le nuove azioni di sviluppo.Il lavoro compiuto durante la seconda seduta - sottolinea Luigi Dalla Via, sindaco di Schio e presidente dell'assemblea si è rivelato brillante e ha dimostrato come i comuni e le associazioni imprenditoriali e sindacali stiano partecipando con impegno e piena convinzione a quello che rappresenta un progetto fondamentale per lo sviluppo del territorio. Già in queste prime fasi stiamo vedendo un graduale affiatamento tra tutti i soggetti, che dimostra la compattezza d'intenti dell'Ipa dell'Alto Vicentino: un'intesa nel vero senso della parola, che siamo sicuri potrà portarci a grandi risultati.

Giorgio Zordan
 
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« Risposta #8 il: Luglio 30, 2007, 05:19:37 »

22/7/2007 (8:24) - REPORTAGE

"Ve le racconto io le corna di Treviso"
 
Treviso, motore economico del Nord-Est, ma anche simbolo della vita godereccia
 
Storie di contesse sedotte e mogli nei bordelli

BRUNO VENTAVOLI, INVIATO A TREVISO


SE ci fosse la legge islamica, non basterebbero tutte le pietre delle Dolomiti a lapidare le adultere di Treviso». Il prosindaco Giancarlo Gentilini è uno che ama la legge e l'ordine, e con il politically correct non è mai andato d’accordo. E stavolta ha passato un po' il segno a proposito delle sue concittadine. Lui ieri diceva di non aver mai pronunciato una frase del genere. Ma la battuta sulle mogli poco fedeli, vera o apocrifa che fosse, ha lo stesso dato un brivido alle afose giornate trevigiane. Ovunque si discute se g'ha rasòn, se la dottoressa o la locandiera di turno hanno piantato un corno. La verità, ovviamente, mai si saprà. Quel che è certo, invece, è che le trevigiane sono donne belle, eleganti, curate, e quando «strusciano» per le vie del centro non possono non essere ammirate. Quel che è altrettanto certo è che a Treviso tutto ciò che profuma di sesso fa subito notizia. Colpa - o merito - di «Signore & signori» il film di Germi che nel '65 fece della città il simbolo dei peccati e dell'ipocrisia di provincia.

«La fama godereccia delle nostre donne risale ad Attila. Si erano concesse agli unni per impedire la distruzione della città. E ci riuscirono. Vuol dire che in fatto di miracoli sono davvero brave». Parola di Bepi Zambon, gestore di un circolo di tennis e piscine dove si mangia un'ottima pizza. Ai tempi delle riprese del film di Germi, giocava benissimo a tennis, girava per le case di campagna dell'alta nobiltà con un gruppo di amici vitelloni squattrinati. Di storie di contesse sedotte, di fattori birichini, di geometri imbranati, di figli della colpa nascosti o addirittura affogati, ne ha da riempire intere notti d'estate, davanti a una birra fresca. D'accordo con la presunta frase del sindaco? «Una volta le corna erano segrete. C'era ipocrisia per salvare le apparenze, come nel film di Germi. Ricordo un amico che ha vissuto per anni con due mogli. Quella vera, e l’amante. Nessuna sapeva dell'altra, pur essendo in due paesi distanti poche decine di chilometri. Lui riusciva a mantenere la commedia. Nelle due case, sui due caminetti, teneva anche coppe di tennis. Ma erano fasulle anche quelle. Le corna oggi esistono ancora, ovviamente. Ma non durano più, c'è meno bisogno di nasconderle perché le coppie si disfano. Il 60% ormai divorzia».

Quando cala la sera il centro di Treviso, «città d'arte», si anima. Le vie sono pulite, ordinate, tranquille. C’è aria di operosità e opulenza. Nella piazza dei Signori o a Porta San Tommaso i bar sono pieni di gente, che chiacchiera, beve ombre e spritz. I giovani partono per le discoteche che pullulano nella zona. Gli altri per serate nelle case di amici. Un tempo sui giornali si è parlato anche di rave erotici, in stile eyes wide shut kubrickiano. «Magari sapessimo dove sono», scherzano uomini abbronzati non distanti da un nugolo di Suv; «cretini», commentano le giovani mogli (fedifraghe potenziali?). Pare siano una delle tante leggende urbane legate all'eros, che subito attecchiscono nei media.In fondo i gastronomi sostengono che qui sia nato anche il tiramisù, il dolce che avrebbe nell'etimo l'inconfondibile proprietà galante.

Anna «Boba» Bonamigo, avvocatessa matrimonialista, infaticabile protagonista di salotti, che cosa pensa delle sue concittadine? «Penso innanzitutto che il sindaco dovrebbe fare il sindaco e non giudicare le donne», risponde memore del suo ruolo politico, ovvero eurocandidata per An. Ma poi accetta di fare dello spirito: «C'è sempre da parte delle donne la vocazione della buona samaritana con i maschietti soli e fragili. Siamo altruiste, siamo disponibili, se ci sono degli uomini bisognosi di coccole, li soccorriamo». E se fermi per strada qualche signora a chiedere conferma di questa teoria, trovi soltanto sorrisi. Se non altro, qui a Treviso, alle donne non manca l’ironia. Perché no? In fondo mariti e morosi sono molto impegnati con il lavoro, a cercare mercati emergenti per le attività industriali. Non dobbiamo dimenticare che Treviso è una provincia operosa, che è stata la molla del successo del Nordest (proprio ai tempi di Germi Benetton aprì la prima azienda tessile). E non dobbiamo neanche dimenticare il grande girotondo di Schnitzler, dove nel sesso tutto è circolare, tutto ritorna, anche le corna.

Se sulla moralità delle mogli trevigiane urge interrogarsi meglio, è invece un dato di fatto l’amore dei maschi per il mercato del sesso. Le strade che portano fuori dalla città sono piene di prostitute. Un’abbondanza pari alla sessuofobia degli amministratori pubblici che cercano di combattere il meretricio in ogni modo. «Via le battone dal sacro suolo patrio», dicono in riva al Piave. Multe a chi passa nelle zone proibite, con tanto di fotografia spedita a casa. Il sindaco di Mogliano, Giovanni Azzolini, si è sposato ieri e ha annunciato segnali stradali con la silhouette di una ragazza in minigonna e la scritta «attenzione prostitute». E vuole proporre un referendum popolare per l'abrogazione della Merlin. E un sondaggio proposto da Domenico Basso direttore della tv Rete Veneta ha dimostrato che la gente sarebbe favorevole. Ai tempi di «Signore & Signori» le prostitute ufficiali e paesane erano poche. Le ricordano ancora per la loro rozzezza e scarsa avvenenza. C'era la Maria, «l'economica», che chiedeva qualche spicciolo per un aperitivo giusto per rifarsi la bocca. E quella con la gamba poliomielitica. Oggi per strada, invece, ci sono ragazze bellissime. Ovviamente tutte dell'est europeo.

Lungo le strade, insinuati tra fabbrichette, outlet e magazzini pullulano anche i paradisi del proibito, perché lavoro e trasgressione, sghei e sesso, vanno sempre d’accordo. Locali per lo scambio delle coppie («di partner trevigiani in realtà ce ne sono pochissimi») e la lap dance. Roberto Stello gestisce l'Havana, un locale di lap, dall’aria pulita e famigliare. Molto economico. Paghi sei euro una birra e chiacchieri con le ballerine. Nei privè le ragazze fanno anche qualcosa di più osè. Ma niente sesso. Tra i clienti ci sono ragazzi, operai, imprenditori. La lap, da queste parti, è una grande «livella» sociale.

Talvolta arrivano anche portatori di handicap. «Le ragazze sono come delle crocerossine, delle straordinarie psicologhe, ascoltano i clienti che vogliono parlare, e offrono bellezza. Un bel sorriso e qualche coccola». Anche ire funeste, tant'è che le trevigiane qualche tempo fa (le stesse che dovrebbero essere adultere disinibite) hanno firmato manifesti per far chiudere questi luoghi peccaminosi, perché i loro morosi tornavano a casa alle ore beate, con addosso l’odore di altre donne. «Ma qui gli uomini imparano soltanto a sognare - continua Stello -. Anzi, s'accendono di desiderio, e poi sono più affettuosi con le compagne. E le ragazze? In sei anni ne sono passate oltre cinquecento. La maggior parte, ballando, hanno imparato a conoscere l'Italia e gli italiani, hanno trovato lavori regolari. E si sono sposate».

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     Il Veneto si mobilita per aiutare la famiglia di Dragan (bello lo si faccia!!).
« Risposta #1 il: Luglio 24, 2007, 10:50:21 » Citazione Modifica Rimuovi Dividi il Topic 

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Martedì, 24 Luglio 2007

Il Governatore Galan annuncia un sostegno economico e propone il conferimento dell’onorificenza per il gesto di coraggio.

Stanziamento del Comune di Roncade, raccolta di fondi a Jesolo
 
Il Veneto si mobilita per aiutare la famiglia di Dragan 
 
 
Venezia

«Conferire alla memoria di Dragan l'onorificenza che spetta ad un uomo che ha compiuto un gesto tanto limpidamente eroico»: lo propone il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, commentando la morte di Dragan Cigan. «Quel gesto - afferma Galan - di totale amore verso il prossimo, appartiene per intero al limite estremo di ciò che dà un senso all'essere uomini: senza differenza alcuna di nazionalità, culture, fedi religiose. Di sicuro Dragan a tutto pensava, durante una serena giornata di riposo, tranne che di morire ed è questo che fa di un giovane uomo bosniaco un eroe, verso la cui memoria vanno le nostre lacrime e la promessa che la Regione del Veneto non dimenticherà la sua famiglia».

ZAIA Parole simili anche dal vice presidente della Regione, Luca Zaia: «il suo gesto di coraggio non dovrà essere dimenticato perché rappresenta la parte buona dell'immigrazione». Zaia ha annunciato che oggi proporrà alla giunta veneta di attivarsi «per ricordare questo uomo e per far giungere alla famiglia un concreto aiuto dal Veneto».

FISTAROL «Ora lo Stato faccia la sua parte nei confronti di questi eroici ragazzi extracomunitari» ha invece dichiarato il parlamentare veneto della Margherita Maurizio Fistarol. «Per i due protagonisti di questa drammatica vicenda - ha aggiunto - oltre ai riconoscimenti che ci auguriamo arrivino per il loro straordinario gesto di generosità, ci sia anche un impegno concreto da parte dello Stato: quello di farsi doverosamente carico degli studi dei figli di Dragan Cigan».

BOTTACIN «Il gesto di Dragan riscatta in qualche modo anche noi e ci dà speranza» ha quindi affermato il coordinatore veneto della Margherita, Diego Bottacin. «Il suo gesto - ha proseguito - riscatta l'immagine delle migliaia di immigrati per bene che lavorano qui da noi, troppo spesso oggetto di pregiudizi e costretti a subire umiliazioni, come quella di dover attendere tempi inaccettabili per vedersi rinnovare il permesso di soggiorno».

JESOLO Il sindaco Francesco Calzavara ieri ha voluto «ringraziare ufficialmente e tributare un riconoscimento pubblico a Dragan Cigan per il gesto eroico compiuto. Dragan non ha badato alla sua incolumità e ha donato la sua vita per salvare quella di due bambini, che stavano per annegare e che probabilmente in quel drammatico momento, aveva visto, paragonandoli per l'età, come i suoi, anche se non lo erano. Di fronte ad un gesto così eroico il Comune di Jesolo vuole assegnare ufficialmente a Dragan Cigan un riconoscimento pubblico. Inoltre l'Amministrazione Comunale promuoverà una raccolta fondi (il cui primo contributo sarà costituito da parte di quanto raccolto per la beneficenza dalla manifestazione Sculture di Sabbia 2007) al fine di garantire una tangibile forma di solidarietà nei confronti della sua famiglia, già in passato colpita dalla guerra dei Balcani, e che oggi, purtroppo, deve patire anche il sacrificio del padre-marito, che la priva, per il futuro, di ogni forma di sostegno».

RONCADE «Il comune di Roncade (il paese dove abita la famiglia dei bimbi salvati, ndr) deciderà nei prossimi giorni lo stanziamento di una somma da destinare alla famiglia di Dragan Cigan». Lo ha annunciato ieri il sindaco, Simonetta Rubinato. «Gli atti di eroismo non hanno etnia», ha aggiunto la Rubinato, mentre si accingeva a raggiungere il comune di San Martino di Lupari (Padova) dove abitava Cigan con la sorella, entrambi orfani a causa del conflitto nei Balcani del 1999. I funerali, ai quali parteciperà anche una delegazione del Comune di Roncade, secondo quanto si è appreso potrebbero svolgersi nel paese d'origine del giovane.
 
 
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« Risposta #9 il: Agosto 02, 2007, 12:23:58 »

Consiglio generale in programma il 18 ottobre ad Adria allargato a decine di imprenditori del Veneto.

Prime indiscrezioni sui concorrenti Riello pronto a lasciare


 VENEZIA. Correranno i bolidi sull’autodromo di Adria il prossimo 18 ottobre quando, officiante il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Riello, Luca Cordero di Montezemolo ed Emma Marcegaglia, presidente in scadenza della Confindustria e candidato in pectore a sostituirlo, terranno la riunione del Consiglio generale di Confindustria Veneto allargato a decine di imprenditori. Correranno automobili, ma scenderanno in pista anche i candidati di quella complessa corsa che intreccia i destini dei vertici della Confindustria del Veneto. Già, perché sarà per allora chiaro quali saranno le pedine sul tavolo di Viale dell’Astronomia, ma anche quelle disposte sulla scacchiera locale della Regione più manifatturiera d’Italia.

Nel breve giro di pochi mesi, infatti dovranno essere rinnovati i vertici delle territoriali più importanti e quelli dell’associazione regionale. In primis Treviso, guidata da Andrea Tomat, che «scade» nella primavera del 2008 insieme a Montezemolo. C’è poi la questione di Vicenza, in prorogatio per un anno da Massimo Calearo, che attende una soluzione definitiva. Verona, presieduta da Gianluca Rana e Venezia, guidata da Antonio Favrin, andranno a scadenza nella primavera del 2009, Padova e Rovigo, hanno tempi più lunghi. Riello, che non può essere più rieletto, ha fatto sapere che intende anticipare la chiusura del suo mandato a fine 2008, anziché arrivare alla scadenza in primavera, in modo da non intrecciare troppe designazioni. Dice di non essere interessato a proseguire il suo impegno confindustriale: «Dopo sei anni tra quelli di consigliere delegato e l’impegno per il Veneto credo che quel che c’era da dare è stato dato».

Nessuno sa se questo proposito potrebbe resistere alla tentazione di un incarico nazionale ai vertici. Ma è presto per saggiare la sua resistenza: un po’ perché non si sa che cosa il Veneto riuscirà a spuntare, se cioè una o due vicepresidenze. Un po’perché gli equilibri devono ancora essere composti. Del resto Riello non ha mai fatto mistero di preferire un’avventura nella politica, magari di buttarsi in una corsa per la presidenza della Regione, quando e se Giancarlo Galan lascerà. Il candidato in pectore alla sua successione è già pronto in pista. Non ha neanche bisogno di correre perché ha già vinto la gara dei consensi tra i suoi «colleghi» veneti. E’ il presidente dei trevigiani, Andrea Tomat, cui tutti riconoscono il cammino fatto in questi anni. Dice un «senatore» fuori ormai dalla mischia come Mario Carraro che ha un occhio lungo su queste vicende: «I veneti hanno bisogno di un forte presidente in loco, come era diventato a suo tempo Nicola Tognana.

E per questo ci vuole qualcuno che già abbia una certa visibilità. Inutile che si mettano ad inseguire vicepresidenze a livello nazionale: a noi servirebbe un vicepresidente ma nel governo, piuttosto che in Confidustria». Ma a Viale dell’Astronomia una vicepresidenza è scontata, nessuno scommettitore ci giocherebbe contro. E’ quella di Massimo Calearo che con la sua prorogatio a Vicenza deve chiudere proprio nella primavera dell’anno prossimo. La polemica per il suo mandato prolungato è ancora aperta e ha provocato uno strascico giudiziario con il ricorso del suo «avversario» Elio Marioni, presidente del Cuoa, al Tribunale civile, mossa però respinta decisamente da Riello. «Noi non siamo una società, siamo un’associazione, chi non accetta regole e decisioni prese di comune accordo può anche andarsene».

L’appoggio a Calearo in questa vicenda è netto apice di un lavoro paziente che in questi ultimi mesi ha rimesso d’accordo o con le nomine o con le mosse le varie anime delle territoriali. Così se ci dovesse essere una seconda vicepresidenza per i veneti la partita è aperta. I nomi che si fanno sono quelli delle seconde generazioni, quelle più giovani, del capitalismo familiare: da Federico Zoppas, che potrebbe anche una candidatura per la sostituzione di Tomat, agli uomini di Safilo e Luxottica. Mentre non si esclude che anche Favrin possa partire per un posto nel consiglio del Sole 24 ore dove una poltrona potrebbe essere riservata proprio ad un veneto. All’Autodromo di Adria farà bella mostra la Marcegaglia, ma non è l’unica a correre.

(31 luglio 2007)

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« Risposta #10 il: Agosto 02, 2007, 11:18:59 »

Candidato anti-Illy, Snaidero va da Berlusconi


 TRIESTE. La candidatura di Edi Snaidero prende quota nella rosa dei possibili anti-Illy alle regionali del 2008. Sarebbe stato Silvio Berlusconi in persona, in uno degli ultimi tradizionali «lunedì di Arcore», a incontrare l’imprenditore giunto in Lombardia assieme a una ristretta delegazione di forzisti del Friuli Venezia Giulia. Ufficialmente tutti gli azzurri smentiscono.

E il presidente dell’azienda produttrice di cucine sospende ogni giudizio e non commenta. Ma neppure esclude categoricamente, come aveva invece fatto in modo secco nel 2003 quando era già stato «corteggiato» dal centrodestra, una sua eventuale discesa in campo.

Il nome circolava da tempo negli ambienti forzisti. Ed è un nome pesante. Perché se da una parte l’ex presidente della Regione Renzo Tondo, oltre a essere stimato dal Cavaliere, è più attrezzato politicamente, e se Enzo Cainero è giudicato un valido ousider, Snaidero ha dalla sua due caratteristiche che lo rendono competitivo per affrontare una sfida con Riccardo Illy: il «brand» aziendale e il fatto di non essere un’espressione della politica e dei partiti. Inoltre Snaidero gode da tempo di una stima trasversale che va da Tondo a Enrico Bertossi, l’attuale assessore alle Attività produttive. Snaidero inoltre può giocare la carta del territorio: i friulani si identificano con l’immagine di una azienda udinese, da anni ai vertici nazionali e internazionali, e protagonista nel mondo dello sport con la squadra di basket.

LE SMENTITE La parola d’ordine in casa Forza Italia è che l’incontro di Arcore, due lunedì fa, non ci sia stato. Ma la notizia filtra attraverso le maglie, non sempre strettissime, della rete azzurra. «Non è vero, non c’è stato alcun incontro tra Snaidero e Berlusconi - dichiara il coordinatore Isidoro Gottardo -. È indubbio che il centrodestra, e Forza Italia per prima, abbia sempre guardato alla persona di Snaidero con grande stima. Tra i nomi che abbiamo preso in considerazione c’è anche quello dell’imprenditore. Ma lui ci ha sempre risposto che l’azienda viene prima di tutto. Ad Arcore negli ultimi tempi ci sono stato due o tre volte, ma sempre da solo». «La notizia non ha fondamento - dà man forte il senatore Ferruccio Saro - la candidatura si deciderà nelle prossime settimane». E Tondo: «Snaidero ad Arcore? Cado dalle nuvole». Ma qualche mal di pancia, nonostante le ultime dichiarazioni di pace, dentro Forza Italia permane. «Circa la notizia - fa sapere infatti Gottardo - è evidente che viene messa in giro pur di bruciare candidature».
 
L’IMPRENDITORE Nessuna conferma arriva da Snaidero. Il presidente e ad non si espone. Ma non dice nemmeno, come aveva fatto in altre circostanze, che l’affare non gli interessa. «So che su di me c’è stato un interessamento del centrodestra che non vale la pena commentare - spiega l’imprenditore - e so che su di me la Cdl ha commissionato dei sondaggi. Posso solo dire che sto partendo per le vacanze con una piena soddisfazione per i risultati ottenuti in azienda e per come siamo riusciti ad allestire la squadra di pallacanestro».

GLI ALLEATI Alleanza nazionale e Udc stanno alla finestra. Per il momento, dicono, la questione è tutta all’interno di Forza Italia. Ammesso che la notizia del summit di Arcore sia confermata. «Come ho avuto modo di ripetere in più circostanze - spiega il coordinatore regionale di Alleanza nazionale Roberto Menia - il candidato anti-Illy lo sceglieremo di comune accordo. Ci siamo dati l’obiettivo di rendere noto il programma e il nome entro la fine dell’estate. Comunque il candidato è meglio che lo cerchiamo in casa nostra senza dover scomodare nessuno a casa sua». «Preferisco non commentare una notizia il cui fondamento è incerto - sottolinea il segretario dell’Udc Angelo Compagno - ma posso dire che noi stiamo continuando a lavorare con intensità per stendere un programma condiviso entro settembre. Snaidero? L’Udc non ha pregiudiziali. L’importante è che la Casa delle libertà riesca a scegliere l’uomo giusto in grado di riportare il centrodestra al vertice della Regione».

(02 agosto 2007)

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« Risposta #11 il: Agosto 02, 2007, 11:21:53 »

Giovedì, 2 Agosto 2007
 
 
Dopo l’attacco all’oleodotto Nato la polizia analizza il rischio: avevano appoggi locali, il cocktail esplosivo era pericoloso, ma non sapevano farlo funzionare 

«La protesta contro la base Usa si radicalizza» 
Allarme del questore di Vicenza: c’è maggiore tensione, ci potranno anche essere problemi di ordine pubblico
 
Anche di questo si è parlato martedì in Prefettura nella riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Vicenza è dentro un incubo cominciato in modo blando un anno fa, proseguito con le manifestazioni pacifiste dell'inverno ed ora trasformatosi fino a conoscere la paura.
L'attacco all'oleodotto di Peseggia è solo l'ultimo episodio. Ma la notizia è finita perfino su Al Jazeera una delle tivù arabe viste in tutto il mondo. E adesso si comincia a prendere le misure con ciò che può accadere avvicinandosi al D-day, il giorno in cui le ruspe inizieranno a sbancare il Dal Molin per costruire case di militari, strutture logistiche e servizi (compresi edifici a prova di contaminazione chimico-nucleare).

Misura le parole il questore Dario Rotondi. Eppure quelle che pronuncia sono sufficienti: «Il fallito attentato è una radicalizzazione della protesta contro la base Usa in città che complessivamente può determinare una maggiore tensione e avere riflessi negativi sull'ordine pubblico». Conseguenze? «Questi episodi stanno frantumando la compattezza del movimento molto composito sorto contro la base Usa e stanno allontanando la frazione moderata della protesta». Sospetti sull'identità degli autori? «Sicuramente devono aver avuto appoggi locali, altrimenti sarebbe stato abbastanza difficile raggiungere i pozzetti dell'oleodotto». Piste concrete? «Crediamo che le indagini possano condurre a risultati positivi in tempi ragionevoli». Ma quale pericolosità stanno manifestando? Gli investigatori attendono i risultati della Scientifica e non si sbilanciano sulla paternità degli attentatori. Ma il questore dice: «Occorre riflettere sulla reale pericolosità di questi soggetti, perchè è vero che hanno portato sul luogo uncocktailesplosivo pericoloso, ma non sono stati in grado di farlo funzionare».

Cosa accadrà in autunno? Il questore non minimizza, non allarma. «Il caso Dal Molin è una vicenda complessa e lunga che può portare agli esiti più vari». Chi guarda le immagini del dvd diffuso da TV-A Vicenza si rende conto però che le fiamme c'erano. Dopo una veloce ispezione con una pila ai tubi, i bombaroli hanno dato fuoco agli ordigni. Le fiamme si sono alzate per alcuni metri, uscendo da un tombino. È sembrato anche che fossero alimentate da esalazioni di gas. Analizzando i rumori, gli investigatori della Digos, che hanno consegnato un rapporto al Pm Angela Barbaglio, hanno decifrato alcuni scoppi. Erano le bombolette da campeggio che sono esplose. L'inchiesta ipotizza (per il momento) il danneggiamento a seguito di incendio.

Si leggono i reperti ritrovati nel pozzetto, alla ricerca di tracce degli attentatori. E si analizzano i dvd-Verbatim di rivendicazione. Non c'è solo quello inviato a TV-A Vicenza (per la precisione a "La Domenica di Vicenza" e TV-A) che ha fatto lo "scoop". Un altro è stato inviato alla Rai di Venezia, non alla redazione, ma agli uffici amministrativi. E così la Digos ha ricevuto il dvd senza che i giornalisti ne fossero informati. Infatti, martedì hanno chiesto a TV-A le preziose immagini, per recuperare il "buco". Anche Canale 68 di Bassano ha ricevuto un dischetto, senza usarlo.

La rivendicazione è in inglese e annuncia l'attacco del «team antimperialista», mostra con le immagini digoogle l'attack area. Come prova esibisce le piastrine di identificazione dei due siti, con il numero. Caso unico in Italia, che allarma ancor di più e fa pensare a una sapiente regia mass-mediologica dell'evento. Di fronte alla tensione che sale, il movimento No-Dal Molin ha già condannato e preso le distanze. Il giorno dopo, Cinzia Bottene,leader e portavoce, replica così al questore: «Il movimento ha molte anime. Chi compie gli attentati ci vuole dividere in buoni e cattivi. Ma il movimento è così intelligente e maturo da capire e restare unito. Tutti assieme respingeremo le provocazioni fatte ad arte. Perchè noi abbiamo sempre manifestato il nostro dissenso alla luce del sole».

Allarmi dalle forze politiche. Mauro Fabris dell'Udeur: «Su Vicenza bisogna abbassare i toni». Marco Bonafede, di An, presidente della Circoscrizione 5, minacciato con una molotov lanciata vicino alla casa dei genitori: «Deve finire la fase del buonismo, della tolleranza verso ogni forma di occupazione, presidio, attentato, manifestazione». Il leghista Roberto Ciambetti: «Vicenza vuole anni colorati, di vita, il contrario di chi semina il terrore». Lalla Trupia, Laura Fincato e Luana Zanella, parlamentari del centrosinistra: «È l'ultimo tentativo per squalificare il movimento pacifico e non violento che si è opposto alla base». Il Dal Molin continua a dividere.

Giuseppe Pietrobelli
 
 
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« Risposta #12 il: Agosto 02, 2007, 11:22:41 »

Giovedì, 2 Agosto 2007
 
Prodi disse sì agli americani: da allora uno sciame di attentati
 
 
Vicenza

NOSTRO INVIATO

Quale fila lega il fuoco, le molotov e le minacce? La finalità di opporsi al raddoppio della base americana? O anche le responsabilità personali, l'apppartenenza a un gruppo estremista da aprte di chi ha messo in atto gli attentati? Se lo stanno chiedendo a Vicenza il questore Dario Rotondi e gli investigatori della Digos. Probabilmente la domanda se la pone in queste ore anche qualche personaggio dell'intelligenceUsa, visto che in gioco è la realizzazione di un'imponente struttura militare, capace di condizionare la presenza strategica nello scacchiere medio-orientale.

Si propende per una pista locale, al momento, ma si attendono i riscontri scientifici prima di affermare che dietro tutto questo ci sia la stessa mano. Eppure il video di rivendicazione (il primo del genere in Italia) è solo l'ultimo episodio di una serie che comincia ad allungarsi e che prelude a un autunno bollente.

Al momento sono sei i fascicoli d'indagine, distinti, ma destinati ad entrare nella stessa inchiesta. Il caso Dal Molin è scoppiato a fine estate. Poi è cresciuto, con risvolti politici, prese di distanza da parte del centro sinistra locale. Ma il governo è andato avanti per la propria strada fino a confermare, per bocca del presidente del consiglio Romano Prodi, che la nuova base si farà. A dicembre e febbraio Vicenza ha ospitato due imponenti manifestazioni pacifiste, senza scontri nè incidenti, nonostante i timori. Il 3 giugno ilpremier è stato vivacemente contestato dai Comitati e dai no-global a Trento. Dopo quella data, dopo l'ennesima conferma di Palazzo Chigi sul fatto che la base si farà, è cominciato lo sciame di attentati.

Il 12 giugno, vicino al Dal Molin, in strada Sant'Antonino, due molotov hanno bruciato i containers della ditta Costantini di Sandrigo che stava eseguendo la posa delle fibre ottiche. Replica una settimana dopo, il 19 giugno, in stazione, con il fuoco appiccato alle casse di legno utilizzate dalla ditta di spedizioni Gossellin per l'invio delle masserizie dei militari americani. Trascorre un'altra settimana e un grosso petardo esplode in piazzetta Gioia, dietro la caserma "Chinotto", sede del Coespu. Un ragazzo viene visto fuggire.

Il dvd recapitato lunedì si riferisce al quarto attentato, verificatosi il 5 luglio, in coincidenza con l'Indipendence Day, ai danni di un bunker di controllo dell'oleodotto della Nato che si trova a un chilometro dal Dal Molin, a 500 metri dalla sede dei Comitati per il No. Poi altri due episodi, rivolti a persone. Una lettera con un proiettile viene infilata nella buca delle lettere del cugino di Cinzia Bottene, leader del presidio No-Dal Molin. Il 24 luglio una molotov è lanciata nel giardino che si trova accanto a quello della famiglia (i genitori) del presidente della Circoscrizione 5, Marco Bonafede di An. Lunedì 30 luglio sono arrivate le rivendicazioni-video. Commenta Cinzia Bottene: «Colpiscono gli obiettivi, sbagliando sempre qualcosa. Una volta il mio indirizzo, un'altra volta il giardino, o il container. O ci troviamo di fronte a dilettanti allo sbaraglio, oppure c'è qualcuno che si muove soltanto per creare tensione. E dividerci tra buoni e cattivi».

G. P.
 
 
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« Risposta #13 il: Agosto 02, 2007, 11:23:27 »

Giovedì, 2 Agosto 2007
 
 
 
La «Gladio» dei carburanti per uso militare 
La «pipeline» rifornisce le strutture di Ghedi, Villafranca, Istrana, Aviano, Udine e Cervia e va da Lisbona alla Germania
 
Vicenza
NOSTRO INVIATO

Squilla a lungo lo 0521-994. Alla fine un militare risponde. «Pronto, Aeronautica Parma, dica pure...». Abbiamo agganciato il numero dell'emergenza, il telefono che sulla linea La Spezia-Aviano raccoglie le emergenze per l'oleodotto Nato che rifornisce di carburante strutture e aeroporti militari. Telefono da prima linea. Alla spiegazione che non ci sono anomalie, solo la curiosità di sapere a chi sia riconducibile lapipe-line, l'aviere risponde: «Chiami il comandante».

Batte mezzogiorno in riva al Bacchiglione. Sull'acqua limpida volano gli aironi. Pochi bagnanti sono distesi al sole della spiaggia dei vicentini, a due passi dal Livelon, a Polegge. Il dal Molin è a un chilometro, il presidio dei contestatori della base a 500 metri in linea d'aria. È un angolo di campagna strepitoso, con la vista del Pasubio e dell'Altopiano, che pare uscire da una pagina libro di Gigi Meneghello, quando i ragazzi d'estate andavano a pescare nei torrenti.

Ma c'è una realtà molto meno bucolica, il punto di partenza di un mistero. Si tratta dell'imboccatura del doppio pozzo siglato CAM 36-43 che serve per le ispezioni e i controlli dell'oleodotto della Nato. Il parallelepipedo in cemento è lungo 5 metri e largo due e mezzo. Le botole adesso sono state richiuse con lucchettoni. Il nastro della Scientifica ondeggia nel vento. Un camino di sfiato sembra far uscire qualche vapore, ma forse è solo un'illusione del caldo. Gli artificieri venuti a estrarre bombolette di gas butano, contenitori in plastica e pentole a pressione (con tracce di polvere da sparo oltre che di benzina), hanno lasciato un sacchetto "Conchiglia", la stessa dicitura di uno sfiatatoio.

È qui che si sono levate fiamme alte tre metri. Gli attentatori volevano far esplodere un pezzo di oleodotto, ma i sistemi di sicurezza hanno funzionato e solo il video recapitato tre settimane dopo ha fatto conoscere al mondo che a Vicenza è stato dato l'assalto a una struttura logistica Nato. Passare da qui a chi sovrintende la sicurezza è un gioco da ragazzi. Basta leggere il cartello, scrostato dalla pioggia, piantato sull'argine. "Amministrazione dello Stato... È fatto divieto di deteriorare o asportare la presente segnaletica». Si rischiano sanzioni penali. È anche vietato «fare escavazioni oltre 50 centimetri di profondità nella fascia di due metri così come indicato dal presente cartello». Ma una parte dell'indicazione è scomparsa e quindi l'informazione è monca. Seguono due numeri per eventuali emergenze. Il primo (045-545...) è di una struttura di appoggio dell'Aeronautica a Verona, il secondo è quello di Parma.

Così si svela una prima parte del mistero. L'oleodotto è stato costruito dalla struttura di difesa Atlantica quarant'anni fa. Ma i proprietari dei terreni sono informati di quanto scorre sotto terra. La conferma è venuta a febbraio quando il sindaco di Susegana, Gianni Montesel, aveva lanciato l'allarme dopo aver casualmente scoperto l'esistenza di Nato-Pol (Petroleum Oil e Lubrificanti) in un'operazione di sminamento sul Piave. Il Ministero della Difesa spiegò che gli aeroporti interessati all'approvvigionamento sono Ghedi (Brescia), Villafranca (Verona), Istrana (Treviso), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine) e Cervia. «Si sottolinea che l'aeroporto "Dal Molin" di Vicenza non è alimentato da tale rete» scrissero spiegando che la rete attraversa 6 regioni, 17 province e 136 comuni. Non è segreta, ma segnalata da un cartello ogni 200 metri e gestita da ditte civili. Ma basta leggere i siti di controinformazione per scoprire che lapipe-line (già nota al Kgb) porta 10 milioni di tonnellate all'anno. E da Lisbona arriva fino in Germania. L'hanno battezzata la «Gladio» degli idrocarburi.

da gazzettino.quinordest.it
 
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« Risposta #14 il: Agosto 04, 2007, 10:31:01 »

Qui base puzzle


Spostare le palazzine più alte. Cambiare l'ingresso. Anzi, no: ricollocare l'intero insediamento. Sul progetto definitivo i giochi sono ancora aperti 

È il nuovo sport popolare vicentino: di questo passo, per il Dal Molin ci sarano presto più progetti che soldati.

Il piano originale americano, capogruppo l'ingegnere di origine persiana Kambiz Razzaghi che dirige l'Ufficio per le trasformazioni strutturali, prevedeva a nord sei stecche di dormitori a quattro piani più uno, in mezzo l'area uffici, negozi, palestra, attività comuni, e a sud, più vicino a Vicenza, un'area officina grande abbastanza per riparare 700 veicoli. Il Comune lo boccia: gli edifici sono troppo vicini alle case e bloccano la visuale. Così, tra ottobre e novembre scorso, Razzaghi e i suoi sfornano il progetto numero due: a nord l'officina, a sud in faccia ai campi le due stecche abitative e 1,9 milioni di dollari per la strada d'accesso a sud.

Ma hanno fatto i conti senza Paolo Costa, il commissario straordinario nominato il 13 luglio dal governo per mediare un pacchetto di "mitigazioni e compensazioni" alla città, come lui stesso spiega nel gergo usato per far ingoiare il rospo a chi non vuole basi dietro casa. Costa esprime subito la sua contrarietà all'ingresso da sud, che intaserebbe ulteriormente la via Sant'Antonino. Meglio dalla parte opposta, anche se questo vuol dire costruire con altri soldi tutti italiani quella tangenziale nord che l'assessore comunale all'Urbanistica sogna dal 2004. Lo staff dei progettisti Usa prova prima a snocciolare dati: 800 auto di americani in più alle 6 di mattina e cento di impiegati italiani alle 8 non hanno poi un grande impatto. Alla fine si rassegna e comincia a stendere il progetto numero tre: è come il due, solo spostato in basso di 25 metri per far spazio alla palazzina d'entrata: accesso per ora a nordest, poi a nordovest via ponte o tunnel, "dipende da come faranno la tangenziale", dice Razzaghi.

Nel frattempo Costa ha un'altra idea: chi ha detto che la base debba sorgere per forza nell'area richiesta, cioè nella striscia est del Dal Molin, quella più vicina alle case? Perché non nella parte ovest? Con i suoi architetti stende anche lui il suo layout di massima; e a ciascuna delle ditte concorrenti alla gara europea per aggiudicarsi come general contractor entro ottobre l'appalto da 370 milioni di dollari per il solo Dal Molin (altri 190 sono per la Ederle e i Villaggi della Pace, più 30 per nuove strutture di supporto paracadutisti alla base di Aviano), il commissario straordinario chiede di elaborare due progetti alternativi, uno per l'area est e uno per l'area ovest: così si potranno confrontare tempi, costi e fattibilità. Problema: nella striscia ovest c'è la pista di decollo. "Se servirà, la sposteremo": con soldi nostri, par di capire. Lo spazio è occupato dai militari italiani. "Se ne vanno entro dicembre". L'area è più piccola. "Comunque sei ettari in più dei 46 necessari agli americani". Costerà di più. "È vero...".

Quanto di più?

Meglio: quanto sono disposti a sforare sui costi gli americani? "Neanche un dollaro oltre il budget stanziato e approvato dal Congresso: qualunque costo addizionale richiederebbe tempi tecnici fra i tre e i cinque anni", risponde Razzaghi. Insomma l'idea della base a ovest è una bufala? Nega, non si sa se per attendismo o diplomazia: "Qualche margine di ridislocazione delle risorse si può forse trovare. Magari rinviando la costruzione della palestra e del campo di calcio. Cercheremo seriamente una soluzione...". E i no-base? Su un punto concordano tutti: "Non ci interessano compensazioni. Noi la base qui non la vogliamo".

Roberto Di Caro

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