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Autore Discussione: Per un socialismo del XXI secolo. - Di Thomas Fazi  (Letto 22492 volte)
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« inserito:: Aprile 19, 2019, 06:19:37 pm »

Per un socialismo del XXI secolo

Di Thomas Fazi

Note a margine del libro di Carlo Formenti “Il socialismo è morto, viva il socialismo!”

Ringrazio Carlo Formenti per aver scritto questo libro perché ritengo che sia un libro fondamentale per capire quello che sta succedendo: in Italia, in Europa e più in generale in Occidente (e non solo, visto che uno dei meriti dell’autore è quello di adottare una prospettiva globale). Partirei da una delle frasi che apre il testo. Formenti scrive:

l potere performativo del linguaggio, se non crea né modifica le relazioni sociali, certamente ne influenza la percezione, ma soprattutto rende difficile la contestazione delle idee politicamente corrette, mettendo in atto un dispositivo che alcuni hanno definito spirale del silenzio: si esita a criticare i “regimi di verità” egemoni per paura di essere sanzionati socialmente e di essere categorizzati come fascisti, razzisti, sessisti, nazionalisti, populisti, conservatori ecc. … Chi si oppone al liberalismo, nella misura in cui tale ideologia si proclama contraria a qualsiasi limitazione della libertà individuale da parte di comunità sociali e istituzioni politiche, è per definizione reazionario. Lo stesso capita a chi rivendica la sovranità nazionale del proprio paese: le élite politiche ed economiche che governano la società capitalista globalizzata rivendicano la superiorità delle idee cosmopolite e multiculturaliste nei confronti del rozzo localismo delle classi subalterne. I proletari che votano per Trump, per la Brexit, per la Lega e il M5S, e in generale per le forze politiche “sovraniste”, non sono lavoratori ma feccia reazionaria, “sdentati” (Hollande), “popolo demente” (Bifo). Vengono presentati come classi pericolose pronte a sostenere forze politiche neofasciste. Attraverso la neolingua politicamente corretta imposta dal liberalismo cosmopolita e autoritario si intravede l’immagine d’un futuro “liberato” dalle identità nazionali come da quelle di classe, genere ed etnia, un futuro postnazionale e postdemocratico che Antonio Negri e Michael Hardt rappresentano ed esaltano in Impero».

«La verità – scrive Formenti – è che, mentre il capitalismo di ieri si serviva di forze politiche conservatrici – espressione di interessi e culture di classe residuali – per reprimere le lotte del proletariato, quello odierno affida la propria rappresentanza soprattutto a forze politiche progressiste».

Al punto che ormai possiamo dire che il pensiero socialista contemporaneo – o meglio, il pensiero socialista occidentale, come sottolinea Formenti, riprendendo una felice formula di Domenico Losurdo, che distingue appunto il marxismo occidentale (che si è andato progressivamente snaturando rispetto alle origini) dal marxismo orientale –, o ciò che ne rimane, in tutte le sue varianti, è diventato a tutti gli effetti un’ideologia reazionaria, cioè contraria agli interessi della stragrande maggioranza dei lavoratori, degli sfruttati, dei subalterni, tanto in Occidente quanto nei paesi non occidentali (basti pensare al sostegno delle sinistre alle varie “guerre umanitarie” dell’ultimo decennio).

Come altro dovremmo interpretare – giusto per fare l’esempio più recente – l’appello congiunto a favore dell’Unione europea sottoscritto giustappunto l’altro giorno dalle tre più grandi sigle sindacali del paese insieme a Confidustria. Prendiamoci un attimo per riflettere sul fatto: i sindacati che firmano insieme al loro nemico di classe un appello a favore del più diabolico dispositivo di sfruttamento e di disciplinamento dei lavoratori che sia visto in Occidente dal dopoguerra da oggi, cioè l’Unione europea e più specificatamente la moneta unica. È chiaro che siamo di fronte a un’aberrazione tale da permetterci di poter parlare di una vera e propria mutazione antropologica, genetica della sinistra. Qui non si tratta di mettere in discussione la buona fede di questo o di quel personaggio, ma di comprendere che in virtù proprio della succitata quarantennale degenerazione del pensiero socialista, questi si ritrovano ormai privi degli strumenti necessari per comprendere q]ualsiasi progetto di democratizzazione implica oggi ricostruire istituzioni capaci di sottomettere i mercati al controllo politico e sociale, un’impresa possibile solo in un contesto di riconquistata sovranità nazionale, a partire dalla sovranità monetaria».

Con una precisazione:

l]’Europa non è mai esistita come entità politica e culturale unitaria, e l’utopia di farne un unico Stato (utopia che tanto Marx quanto Lenin denunciarono come il sogno reazionario del capitalismo occidentale, il quale aspirava così a rafforzare il proprio dominio sul resto del mondo) si scontra con barriere sociali, linguistiche e culturali che nemmeno l’istituzione di un sistema fiscale, di un esercito e di una polizia comuni sarebbe in grado di superare».

Proprio per questo motivo, scrive Formenti, «il principio di delinking teorizzato da Samir Amin a proposito della relazione fra potenze imperiali e paesi ex coloniali può e deve essere fatto proprio anche dai paesi euromediterranei». D’altronde, fu lo stesso Amin a riconoscere che le relazioni fra nazioni imperialiste e nazioni periferiche non riguardano solo i rapporti fra ex imperi coloniali ed ex colonie, ma può riguardare anche quelli fra paesi industrializzati (per esempio, Amin considera la relazione fra la Germania e i paesi del sud e dell’est Europa come un rapporto centro-periferia). È in contesti come questo che «la lotta di classe assume anche l’aspetto di conflitto fra nazioni, così come chiama in causa il ruolo dello Stato-nazione quale unica cornice possibile di una lotta democratica e, in prospettiva, anticapitalista». In conclusione: «senza Stato-nazione e senza sovranità niente democrazia, e nessuna possibilità di compiere qualsiasi passo verso il socialismo», tanto nel nord quanto nel sud del mondo.

Il quarto punto: oggi la transizione verso il socialismo non può che passare per una fase intermedia basata sul recupero di strumenti che potremmo definire keynesiani o socialdemocratici, che non a caso sono quelli che definiscono i programmi dei populismi di sinistra (da Sanders a Corbyn, da Podemos a Mélenchon). Scrive Formenti:
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« Risposta #1 inserito:: Aprile 19, 2019, 06:24:32 pm »

Manifesto per la sovranità costituzionale

Di Carlo Formenti

Il riuscitissimo evento di ieri ha raccolto centinaia di persone al Teatro dei Servi di Roma per la presentazione del Manifesto per la sovranità costituzionale lanciato da Patria e Costituzione, Rinascita e Senso Comune. E' così iniziato un percorso che dovrà condurre alla formazione di un nuovo soggetto politico all'altezza delle sfide che l'attuale crisi del capitalismo globale e delle sue istituzioni impongono di affrontare. Qui di seguito pubblico il testo integrale del mio intervento introduttivo.

* * * *
Compagni e compagne, penso che chi oggi è qui, avendo letto il Manifesto sottoscritto da Patria e Costituzione, Rinascita e Senso Comune, sia consapevole dell’ambizione che ispira il percorso politico di cui l’incontro odierno costituisce un primo passo: si tratta di farsi annunciatori di un’alternativa di sistema, nella speranza di poter essere, in un futuro non troppo lontano, parte attiva nella sua realizzazione. Non ci interessa rianimare né riscattare una sinistra che si è fatta destra, abdicando al ruolo di rappresentante degli interessi delle masse popolari per sposare l’ideologia liberista. Non vogliamo “rifare” la sinistra, non solo per motivi di opportunità linguistica, visto che la maggioranza del popolo disprezza ormai questa parola, ma perché riteniamo che il binomio destra/sinistra, da quando essere di sinistra non significa più nutrire la speranza in un cambio di civiltà, rappresenti unicamente un gioco delle parti fra le caste politiche che gestiscono gli affari correnti del capitale.

Andare oltre la dicotomia destra/sinistra significa andare oltre il paradigma politico, sociale, economico e culturale di cui questi termini sono espressione. Un paradigma che ha perso ogni legittimità dopo quella crisi del 2008 che ha segnato il culmine degli sconvolgimenti epocali iniziati negli anni Settanta del secolo scorso.

Mezzo secolo di guerra di classe dall’alto ha consentito alle élite mondiali di distruggere le conquiste che le masse popolari avevano strappato nei decenni seguiti alla fine del secondo conflitto mondiale. Globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, demolizione dello stato sociale, drastico peggioramento dei livelli di occupazione e di reddito nonché delle condizioni generali di vita delle classi lavoratrici, osceno aumento delle disuguaglianze: tutto ciò ha messo in crisi il consenso che il sistema liberista aveva acquisito dopo il crollo del socialismo reale. Come certificano i successi dei movimenti populisti negli Stati Uniti e in Europa, l’esito del referendum inglese sulla Brexit, la vittoria del no al referendum italiano sulle riforme costituzionali, il fenomeno dei gilet gialli in Francia, nemmeno il ferreo controllo sui media e sull’industria culturale riesce più a restaurare quel consenso.

Nel mondo è in corso una guerra fra centri e periferie sia a livello nazionale che a livello globale. Sul piano nazionale il conflitto oppone, da un lato, l’élite dei super ricchi sostenuta dagli strati neoborghesi che gestiscono i settori del terziario avanzato (comunicazione, finanza, industrie digitali, spettacolo, ecc.) i quali occupano il centro delle grandi concentrazioni urbane ad alto tasso di gentrificazione, dall’altro, un popolo delle periferie (territoriali e sociali) che riunisce categorie fino a ieri contrapposte (giovani, lavoratori, pensionati, impiegati , disoccupati e sottoccupati, dipendenti pubblici, agricoltori, piccoli imprenditori, ecc.) accomunate dalla percezione degli effetti negativi della mondializzazione, più che da una coscienza di classe tradizionalmente intesa. A livello globale assistiamo alle guerre scatenate dalle potenze occidentali per conservare il dominio neocoloniale sui popoli del Medioriente, dell’Africa e dell’America Latina (dalle guerre in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia al tentativo di provocare la guerra civile in Venezuela). Il tutto sullo sfondo dell’inedito scenario geopolitico succeduto al crollo del socialismo reale, in cui l’impero americano deve proteggere la sua traballante egemonia dall’emergente potenza cinese, dalla riscossa russa e dal proliferare di potenze regionali come l’India, l’Iran e la Turchia. In tale contesto riemerge il ruolo dello Stato-nazione, sia come agente dei conflitti intercapitalistici, sia come terreno strategico del conflitto sociale, e quindi come cornice in cui popoli possono far valere i propri interessi e riconquistare spazi di democrazia.

Chi ambisce a restituire voce a tali interessi, dunque, deve necessariamente fondare la propria pratica politica su un rinnovato sentimento patriottico, è chiamato a lottare per la riconquista di una sovranità popolare che non può essere dissociata dalla sovranità nazionale. Se la sinistra ha regalato alle destre il monopolio del linguaggio patriottico, a noi spetta rivendicare un amor di patria che coincide con il sentimento di fratellanza fra cittadini che amano il proprio Paese e quelle istituzioni che garantiscono di vivere da liberi e uguali, in pace e sicurezza. Un sentimento condiviso da tutti gli appartenenti a una comunità territoriale, a prescindere dalle origini etniche e dalle identità religiose, culturali e di genere, un sentimento di protezione data e ricevuta che riconosce pari diritti e dignità alle altre patrie. Un sentimento che si incarna in un luogo, in una lingua, in una cultura, cioè in un popolo e nelle sue istituzioni. La patria è, al tempo stesso, popolo, Stato e nazione: un’unità frutto di costruzione politica e non di un ancestrale retaggio di sangue. Un patriottismo la cui parola d’ordine non è prima l’Italia ma prima il popolo e la Costituzione italiani. La sovranità nazionale non è infatti per noi fine a se stessa bensì il mezzo per realizzare i valori e i principi di quella Costituzione del 48 tuttora in larga parte inattuati e che le élite mondiali e la nostra borghesia nazionale vorrebbero affossare.

La nostra Costituzione non piace a questa gente perché si propone di riequilibrare i rapporti di forza fra le classi in favore dei più deboli, perché statuisce che la dignità delle persone si afferma attraverso il lavoro, perché legittima politiche di piena occupazione, perché riconosce al conflitto fra capitale e lavoro il ruolo di strumento di emancipazione personale e collettiva nonché di motore di democrazia politica e economica. Ecco perché è stata sconciata dalle “riforme” neoliberiste attuate dai nostri partiti di destra, centro e sinistra (come il famigerato articolo 81). Ecco perché è incompatibile con i Trattati europei centrati sul principio della concorrenza e della stabilità dei prezzi. Patriottismo costituzionale vuol dire affermare che i principi fondamentali della Costituzione prevalgono sui Trattati europei e internazionali; vuol dire che la sola Europa coerente con la nostra Costituzione non è la Ue, che si ispira ai principi dell’ordoliberismo ed è costruita in modo da escluderne apriori la riformabilità in senso democratico, ma una confederazione di democrazie nazionali sovrane che affrontino assieme le sfide della pace, della tutela ambientale e della giustizia sociale Tale obiettivo è raggiungibile solo da chi si dimostri capace di progettare anche un exit unilaterale, nella misura in cui attuare la Costituzione implica inevitabilmente rompere con la Ue per costruire un altro progetto di unità europea.

Il richiamo ai principi fondativi del nostro Stato nazione non è nostalgia del passato, è “ritorno al futuro”: solo riconquistando la sovranità nazionale potremo promuovere la piena occupazione, anche attraverso la riduzione di orario a parità di retribuzione, in base al principio lavorare meno e lavorare tutti, e istituendo programmi di “Lavoro di cittadinanza” realizzati dalla mano pubblica; limitare e governare il mercato, garantire la funzione sociale della proprietà privata; abolire la tirannia del principio della libera concorrenza, subordinandolo all’utilità sociale e alla dignità della persona; riacquisire il controllo sulla moneta per rimetterla al servizio del welfare e della democrazia. Per rivitalizzare le funzioni sociali dello Stato nazione occorre difenderne l’unità. Dietro la retorica sull’ “Europa delle regioni”, utilizzata per motivare la riforma costituzionale del 2001, si cela la volontà di concentrare il potere nelle istituzioni sovranazionali delegando alle regioni, prive di reale capacità di programmazione macroeconomica, la gestione amministrativa di indirizzi assunti in sede tecnica, secondo il principio della governance. Il principio di sussidiarietà verso le autonomie territoriali è giustificato solo se e quando promuove la coesione sociale di tutta la nazione, contrariamente a quanto accadrebbe se passasse il progetto di estendere l’autonomia delle regioni ricche del Nord, il che aggraverebbe l’attribuzione squilibrata di risorse e funzioni a spese del Sud, provocando una rottura sostanziale dell’unità economica e sociale della Repubblica.

Uno Stato nazionale forte, in grado di centralizzare e gestire liberamente e autonomamente le scelte di politica economica è strumento indispensabile per regolare e limitare la mobilità internazionale di capitali merci, servizi onde garantire la protezione del lavoro, della giustizia sociale e ambientale. Ma anche per regolare e limitare la mobilità internazionale delle persone. Se milioni di esseri umani sono costretti a lasciare i loro Paesi è perché il neocolonialismo ne depreda le risorse e scatena guerre per spartirsi materie prime e mercati, mentre le politiche del debito imposte da Fmi e Banca Mondiale ne aggravano la miseria. Il fenomeno migratorio dev’essere regolato in primo luogo per affermare il diritto a non emigrare, il principio secondo cui ciascuno ha il diritto a vivere e lavorare in condizioni dignitose nel proprio Paese, un principio da difendere con la solidarietà internazionalista fra le classi popolari dei Paesi ricchi e i Paesi poveri, chiamati a lottare assieme per promuovere lo sviluppo integrale di tutte le nazioni. Questo è il vero internazionalismo, non il cosmopolitismo no border di una sinistra negazionista nei confronti dell’impatto che flussi migratori incontrollati hanno sulle condizioni di lavoro e di vita delle masse popolari autoctone. Il diritto d’asilo nei confronti di chi è privato delle libertà democratiche, come il dovere di umana solidarietà nei confronti delle vittime di guerre e catastrofi naturali non sono in discussione, ma la regolazione degli ingressi in relazione alle effettive capacità di integrazione è condizione essenziale per garantire a chi arriva condizioni di vita e di lavoro analoghe a quelle dei cittadini autoctoni, evitando quella guerra fra poveri che permette di abbassare oltremisura le retribuzioni e provoca un peggioramento generale delle condizioni di vita.

Politiche di piena occupazione, riconoscimento del ruolo progressivo del conflitto di classe, riattivazione delle funzioni sociali dello Stato, inevitabilmente associata a investimenti pubblici e dunque a un’economia mista che preveda la nazionalizzazione dei servizi essenziali e dei settori economici strategici, controllo sui movimenti di merci, capitali servizi e persone, controllo sulla moneta nazionale e sulle banche per sfuggire ai ricatti della politica del debito: tutto ciò allude esplicitamente alla realizzazione di un socialismo del XXI secolo che certo non è il socialismo novecentesco (del quale sarebbe tuttavia ora di tracciare un bilancio critico scevro di pregiudizi e demonizzazioni): un socialismo ispirato ai principi costituzionali sopra richiamati, senza nostalgie per esperienze passate. Parliamo di principi e valori di uguaglianza, equità, solidarietà e giustizia che un tempo avremmo definito “riformisti” ma che nel contesto storico attuale assumono valenza “sovversiva”. Infine il socialismo del XXI secolo non può essere disgiunto da una vocazione ecologista: di fronte alle catastrofi generate da una crescita orientata esclusivamente al profitto privato, lo slogan “socialismo o barbarie” dovrebbe essere oggi attualizzato in “socialismo o collasso del pianeta”.

Nessuna delle forze politiche che operano oggi nel nostro Paese è in grado – né si propone – di attuare un simile progetto politico. Il governo gialloverde, pur con i suoi evidenti limiti e contraddizioni, è tuttavia espressione del rigetto delle politiche liberiste da parte di quel composito blocco sociale che, lo si è detto in precedenza, è accomunato dalla consapevolezza dei disastri provocati dalla globalizzazione ma non da una coscienza di classe condivisa. Se ciò è vero occorre dissociarsi nel modo più radicale dagli appelli alla costruzione di un fronte comune antipopulista che vengono da tutti i settori della vecchia politica, compresa buona parte delle cosiddette sinistre radicali. Questo frontismo che asserisce di ispirarsi ai valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo, che brandisce l’arma del linguaggio politicamente corretto contro la rozzezza dei subalterni, non è antipopulista bensì antipopolare, come appare evidente dal palese disprezzo che manifesta nei confronti dell’incultura delle classi inferiori. Viceversa è nostro compito farci rappresentanti del “populismo del popolo”, come qualcuno ha definito il movimento francese dei gilet gialli, il che implica incalzare i limiti e le contraddizioni del populismo ideologico, svelare l’infondatezza delle sue velleità antisistema e indicare gli obiettivi, le forme e i mezzi per costruire una vera alternativa di sistema che non può non assumere il carattere di un’alternativa di civiltà. Un’impresa difficile che richiede l’invenzione di un linguaggio del tutto nuovo, capace di suscitare entusiasmo e speranza e di trasmettere con chiarezza e semplicità la novità e la diversità di un progetto politico che si impegni realmente a rappresentare i bisogni e gli interessi popolari. Concludo qui senza toccare, per ragioni di spazio, altri temi fondamentali che confido saranno trattati nei prossimi interventi.
Da - https://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/14541-carlo-formenti-manifesto-per-la-sovranita-costituzionale.html

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Premessa, per rammentare a coloro che il comunismo è un ideale, da K.M. prefazione del 1959 “Ecco perchè l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perchè, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione”.

1, il contesto internazionale, domanda nella situazione internazionale siamo forse in presenza stati nazionali che si rapportano con relazioni di pari grado in diplomazia, finanza, economia? Certamente no, in quanto da almeno un secolo, le relazioni avvengono in un sistema di tipo imperialistico, in cui vi sono entità statali con vari gradi dominanza. Perciò affermare che abbiamo una sovranità nazionale che senso ha a fronte di un sistema che in base alla divisione internazionale del lavoro, al nostro attuale potenziale produttivo e al nostro livello di competitività, siamo tutt’altro che un paese forte.
2, il contesto interno, come sappiamo il nostro problema è la mancanza dì disponibilità finanziarie non solo per esigenze contingenti far ripartire la ripresa, ma anche far ripartire l’occupazione, la creazione di occupazione. Alcuni premettono che sarebbe sufficiente una riduzione del l’orario di lavoro, a parità di salario, ma questo abbisogna preliminarmente un adeguamento della competivita’. Anzi è proprio il raggiungimento di un determinato livello competitivo che permette una riduzione di orario. Ma a fronte di questo è necessaria un notevole di investimenti mirati ad elevare il livello tecnologico delle produzioni. E qui emergono stranissime proposte perché si afferma che avendo la sovranità sarà sufficiente stampare moneta. E bravi e con il livello inflazionistico come la mettiamo, e con i rapporti di cambio come la mettiamo?
3, lo scoglio interno reperire capitali, i capitali hanno una residenza, sono nelle banche, quindi uno stato deve avere banche che finanzino la produzione.
4, lo scoglio interno chi gestisce la politica monetaria e l’emissione di moneta, l’attuale autorità indipendente del Governatore?
5, considerazione l’attuale destra estrema e consimile non si limita a richiamarsi ai valori nazionali ma li propaganda verso i cittadini europeisti!
6, l’errore più grande è mirare all’istituzione, che sia UE o Euro, proporre di restare dentro e modificare o di uscire in quanto non istituti non modificabili.
7, bisogna puntare ai popoli europei, ai cittadini, e allacciando rapporti, alleanze, unità d’azione, mobilitazioni, con altri gruppi, movimenti, partiti europei, per un’azione corale duratura determinata, su orario di lavoro, salario minimo, ...

Citazione: “Ecco perché è incompatibile con i Trattati europei centrati sul principio della concorrenza e della stabilità dei prezzi”.

Falso! Carlo Formenti ha la testa dura. Somiglia al suo compagno Fassina.
  • Glielo avrò segnalato almeno una decina di volte. Ma forse, come Di Maio, non leggono le email, e neppure i commenti sui loro blog.
  • Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”
http://vincesko.blogspot.com/2018/06/osservazioni-al-documento-dalla-parte.html
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#1 Franco 2019-03-12 00:05
Rivendicare e' un fatto negativo. Significa dare valenza positiva alla negativita' data. Quanto proposto e' gia' stato tutto fatto dal 68' in poi. Rifacciamo i cortei anonimi e impersonali gridando contro il capitale ?. Anzi contro la Finanza ?. No, il mondo e' cambiato. Non funziona piu' come e' sotteso nell'articolo. Non metto in dubbio le buone intenzioni. Ma il dramma o tragedia o tutte e due, e' che il capitalismo e' un processo anonimo e impersonale. Che "macina" tutto e tutti. Capitale e lavoro sono facce della stessa medaglia. Sara' un processo lungo quello del "feticismo della merce". Uscire dalla forma di merce non e' un fatto reale creabile a tavolino. Non e' come il denaro che universalizza immediatamente il rapporto di capitale senza differenza di spazio e tempo. Non si sa' cosa e' il comunismo. Nessuno lo puo' sapere. E' e sara' un divenire del divenire. Si vuole proporre una uscita pratica dal capitalismo ?, vediamo chi e' buono a proporre una "economia" che produca beni o attività utili alla persone "fuori dalla forma di merce". Questa e' la domanda pratica da porsi. Fare cose che non abbiano a che fare con il denaro come equivalente di accumulazione. Denaro a perdere, valido fino a che non si scambi con una quantita' di beni definiti. Questa cosa è fattibile entro dei confini fisici ?. Se non vengono abolite merce, denaro, lavoro, valore e mercato non c’è "comunismo". Esso è solo una possibilità, una sola, e non una certezza. Ed in questi tempi non ci sono indizi che indichino che le persone abbiano voglia di cercarla. Ma naturalmente spero di sbagliarmi. Ma i voti la" sinistra" che vuole "superare" il capitalismo non li ha presi e mai li prendera'. La "democrazia del capitale”, ammesso che esista, non prevede una critica del capitale stesso. Scusate. Grazie. Cordiali Saluti a tutte/i.

Da - https://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/14541-carlo-formenti-manifesto-per-la-sovranita-costituzionale.html
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« Risposta #2 inserito:: Febbraio 20, 2022, 04:14:49 pm »

Gianni Gavioli

SOCIALESIMO, ovvero Mistica della Nuova Umanità Socialista.

L'IDEA che prevale sull'IDEOLOGIA.

Cambiamento non deve essere la Negazione dell'Esistente, ma la sua Rielaborazione.

Le radici del Socialismo, intese come Valorizzazione dell'Umanità, devono essere il Nutrimento non il Degrado dell'Idea Socialista.

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« Ultima modifica: Febbraio 20, 2022, 04:48:00 pm da Admin » Registrato

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« Risposta #3 inserito:: Febbraio 23, 2022, 01:21:22 pm »

Gianni Gavioli
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   22 02 2022

SOCIALESIMO, ovvero Mistica della Nuova Umanità Socialista.

L'IDEA che prevale sull'IDEOLOGIA.

Cambiamento non deve essere la Negazione dell'Esistente, ma la sua Rielaborazione.
Le radici del Socialismo, intese come Valorizzazione dell'Umanità, devono essere il Nutrimento non il Degrado dell'Idea Socialista.

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Inizia in questi giorni, lo studio e l'elaborazione della DOTTRINA del Socialesimo per una Democrazia Socialista.

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« Risposta #4 inserito:: Marzo 11, 2022, 11:26:16 pm »

Gianni Gavioli

Federico R. ... "tirata" in che senso?
Poi Ismo, scrivi, nel senso dell'effimero?
Ma sono 200 anni che quel sostantivo, in coda a Social – ismo, ce lo portiamo dietro.

Io mi invento le parole a volte, altre volte mi capita di trovarle (l’euristica), a me piace Socialesimo ma lo vedo più come suffisso del contenitore Social – esimo, come luogo di elaborazione, di studio, non altro.
Socialismo, invece, è il Contenuto, l’Idea, i Valori, l’Umanità che si riconosce nel Singolo, la Persona.

Chi la pensa come noi, non può rinunciare a questo termine tremendo, tutto da RISCRIVERE, stando seduti a chiappe nude sul passato, ma con il cervello e il cuore che immaginano il futuro di una Società Cambiata in Comunità.
Sentirsi Progressisti, con la “aggravante” del Riformismo, e non chiamarsi Socialisti come sarebbe possibile.

Per tutto ciò che il Socialismo ha permesso che, gli umani, gli combinassero per sfasciarlo (in diverse occasioni e per ben oltre un secolo) nella mia Idea/Progetto d’oggi, l’ho Incatenato.

L’ho mantenuto, ma Incatenato dietro quella Roccia, chiamata Democrazia Completa (oggi non lo è).
Da rivedere e completare anch’essa, ma è ROCCIA perché formata dopo secoli di sofferenze e solidificata, dopo la RESISTENZA, come la nostra Costituzione l’ha voluta.

Se riuscirò/riusciremo a terminare questo studio di fattibilità, una cosa dovrà essere vincolante: DEMOCRAZIA SOCIALISTA
Prima di tutto Democrazia, senza di Lei nessun Socialismo entrerà nel titolo del nostro Canovaccio.


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« Ultima modifica: Aprile 16, 2022, 06:54:57 pm da Admin » Registrato

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« Risposta #5 inserito:: Aprile 12, 2022, 12:10:02 pm »

 Il SOCIALESIMO PROLEGOMENI verso la DEMOCRAZIA SOCIALISTA. 12/04/2022 > Democrazia Socialista.


La Repubblica degli Italiani sarà una Democrazia Autorevole.

Il “popolo” (Cittadinanza e Popolazione) non deve delegare più, ma scegliere tra due progetti sociali!

Con la Repubblica degli Italiani: cessa, si chiude l’inganno del “Potere al popolo”, il popolo non ha mai avuto nessun potere ha sempre subìto, è sempre stato condotto, usato, manipolato. Con la fine della delega alla politica e la possibilità di “scegliere il Governo” termina la falsità storica che è l’anima del populismo.

Il Popolo: non è una unità compatta di Umanità, ma un insieme di individui differenti che decidono di riconoscersi in una terra (Patria/Matria) comune ... chiamandola Nazione. Il modo simile, ma non uguale d’essere Patrioti distingue la Cittadinanza nella Popolazione.

La Democrazia Autorevole: riconosce alla Cittadinanza attiva i meriti a chi si dedica, in modi propri e indipendenti, al bene comune (P.e.: il volontariato sociale).
Questo avverrà senza discriminare la parte di Popolazione non impegnata attivamente, ma non inerte, che intende limitarsi ad esercitare il diritto al voto.
Il rispetto delle leggi e un giusto modo di agire con civismo, consentirà di mantenere ad ognuno il diritto al voto e al godimento dei servizi che lo Stato, riconosce al Paese Reale e al Paese Legale, che sono identici tra le due realtà.

Il Progetto: è un documento programmatico di Governo che i Partiti e le diverse Realtà sociali accettano di sottoscrivere e si impegnano a realizzare, nei 5 anni della legislatura dopo la sua approvazione da parte dei Cittadini Elettori, in regolari e democratiche elezioni politiche.

Il Governo: così formato e di fatto approvato dalla maggioranza della Popolazione entra in carica con il preciso compito di attuare il Progetto votato. Il Governo è l’espressione del Progetto e come tale deve essere approvato a maggioranza di 50 + 1, dal Parlamento.
Il Governo diventa in tal modo uno strumento del Popolo e della Politica e come tale deve impegnarsi soltanto nell'esecuzione del Progetto votato nelle Elezioni Politiche.
La quotidianità della vita sociale e delle diatribe politiche non devono in nessun modo intralciare o condizionare il lavoro del Governo.
La Centuria dei Giusti provvederà a continui aggiornamenti, contributi tecnici, consigli, portati al Governo per mantenerlo inserito nell'attualità, sia della politica e dell’evoluzione degli individui, sia delle trasformazioni a livello globale, sempre in movimento).

La Centuria dei Giusti: è composta da Cento Professionisti attivi nella società e nella cultura con esperienze e conoscenze di alto livello e su tali considerazioni, saranno scelti dal Governo del Progetto.
Dovranno dare costante assistenza al governo nel realizzare il Progetto, dal punto di vista tecnico, sociale e umano, con contributi concreti di scienza e di esperienza, non vincolanti per le decisioni di Governo, ma sempre attentamente valutati.
Il Governo, prenderà decisioni autonome e coerenti al Progetto, solo dopo aver preso atto dei loro contributi alla Repubblica degli Italiani.
La Centuria dei Giusti avrà compito consultivi, fornirà contributi tecnico specialistici, che nella vecchia repubblica venivano consultati ma più spesso manipolati dalla politica incompetente nello specifico. (Seguono precisazioni e chiarimenti).

I Partiti e il Parlamento: continueranno ad esistere, sono indispensabili per il collegamento della Politica con il Paese Reale; come avrebbe dovuto essere già oggi, se non fossero stati distratti da interessi terzi non sempre onesti ma spesso – “dispersivi, improduttivi e controproducenti” (per l’intera comunità/popolazione)

ggiannig


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Democrazia Socialista. - Socialesimo.

L'Italia in Europa e nelle sue Realtà future.
Società, Politica, Studio, Umanismo, Ambiente.

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Societas di Stati Differenti, Insieme in un Solo Regime Democratico.

Democrazia Socialista.
Una priorità sociopolitica da realizzare, finalmente, in una Democrazia Completa, basata sulla Costituzione Repubblicana rivisitata e realizzata.

Socialesimo.
Insieme di tesi, regole, autonomie e organizzazioni di Stati Nazionali Europei da formare contemporaneamente, ma con spessore futuribile meno definitivo, nei tempi, nelle regole e nei comandamenti.
Mettere ordine, con pragmatismo strategico e operativo, nel Centro Sinistra Democratico e Riformista, recuperando ritardi politici daltonici, causa della serie di errori commessi dal Socialismo dagli anni Venti del 1900 sino ad oggi.

Mi sono convinto che, pur non rinnegando le passate convinzioni, molto nel Centro e nella Sinistra, logorate dall’improduttivo passare del tempo, si debba revisionare profondamente, per cambiare modo di pensare e di agire, sia nel tipo di Democrazia, sia nel tipo di Socialismo.

In un mio Gruppo in Fb e ne LAU propongo considerazioni in cui scrivo del mio “Domanismo” soltanto come invito a riflettere, su quanto e cosa portiamo con noi dal nostro “Ieri”, sulla realtà che stiamo Vivendo Male nel nostro “Oggi” e come il Cambiamento lo si debba organizzare, progettando e pianificando la società del “Domani” per i nostri Giovani.

Come vogliamo siano e quali in concreto possono diventare le Realtà future delle nostre Società, Comunità, Famiglie e la Vita delle singole Persone, in Italia, in Europa e nel Mondo? Di quale Civiltà, di quale Cultura stiamo parlando, o meglio, dovremo presto cominciare a parlare, tra noi popoli Occidentali e Atlantici?

ggiannig

P.s.: la mia iniziativa e le ragioni che hanno motivato il chiamare Il DOMANISMO (oggi DOMANESIMO), una tesi, un Gruppo Fb e una sezione della mia LAU, non hanno nulla a che vedere con il "Domani" quotidiano lanciato successivamente e recentemente sul mercato dell'informazione.
Simpatico e piacevole, vista anche la differenza di potenziale economico e progettuale, se si fossero ispirati al nostro Domanismo (OGGI Domanesimo).
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« Ultima modifica: Aprile 12, 2022, 12:13:06 pm da Admin » Registrato

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« Risposta #6 inserito:: Luglio 09, 2022, 11:44:34 am »

Arturo I., il potere dei politici, gestori del consenso popolare deve essere ridimensionato.

Un maggior peso sociale deve essere congegnato a favore degli scienziati, degli addetti al mondo culturale libero, dei militari democratici, delle realtà che producono beni, lavoro e benessere.

Anche i sindacati evoluti, ma solo quelli non settari o non ideologici, devono contare di più.

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« Risposta #7 inserito:: Luglio 13, 2022, 03:37:04 pm »

Stesura prima Bozza da completare …

La Repubblica degli Italiani è una Democrazia Autorevole.

Il “popolo” (Cittadinanza e Popolazione) non delega più, sceglie!

Con la Repubblica degli Italiani: cessa, si chiude l’inganno del “Potere al popolo”, il popolo non ha mai avuto nessun potere ha sempre subìto, è sempre stato condotto, usato, manipolato. Con la fine della delega alla politica e la possibilità di “scegliere il Governo” termina la falsità storica che è l’anima del populismo.

Il Popolo: non è una unità compatta di Umanità, ma un insieme di individui differenti che decidono di riconoscersi in una terra (Patria/Matria) comune ... chiamandola Nazione. Il modo simile, ma non uguale d’essere Patrioti distingue la Cittadinanza nella Popolazione.

La Democrazia Autorevole: riconosce alla Cittadinanza attiva i meriti a chi si dedica, in modi propri e indipendenti, al bene comune (P.e.: il volontariato sociale).
Questo avverrà senza discriminare la parte di Popolazione non impegnata attivamente, ma non inerte, che intende limitarsi ad esercitare il diritto al voto.
Il rispetto delle leggi e un giusto modo di agire con civismo, consentirà di mantenere ad ognuno il diritto al voto e al godimento dei servizi che lo Stato, riconosce al Paese Reale e al Paese Legale, che sono identici tra le due realtà.

Il Progetto: è un documento programmatico di Governo che i Partiti e le diverse Realtà sociali accettano di sottoscrivere e si impegnano a realizzare, nei 5 anni della legislatura dopo la sua approvazione da parte dei Cittadini Elettori, in regolari e democratiche elezioni politiche.

Il Governo: così formato e di fatto approvato dalla maggioranza della Popolazione entra in carica con il preciso compito di attuare il Progetto votato. Il Governo è l’espressione del Progetto e come tale deve essere approvato a maggioranza di 50 + 1, dal Parlamento.
Il Governo diventa in tal modo uno strumento del Popolo e della Politica e come tale deve impegnarsi soltanto nell'esecuzione del Progetto votato nelle Elezioni Politiche.
La quotidianità della vita sociale e delle diatribe politiche non devono in nessun modo intralciare o condizionare il lavoro del Governo.
La Centuria dei Giusti provvederà a continui aggiornamenti, contributi tecnici, consigli, portati al Governo per mantenerlo inserito nell'attualità, sia della politica e dell’evoluzione degli individui, sia delle trasformazioni a livello globale, sempre in movimento).

La Centuria dei Giusti: è composta da Cento Professionisti attivi nella società e nella cultura con esperienze e conoscenze di alto livello e su tali considerazioni, saranno scelti dal Governo del Progetto.
Dovranno dare costante assistenza al governo nel realizzare il Progetto, dal punto di vista tecnico, sociale e umano, con contributi concreti di scienza e di esperienza, non vincolanti per le decisioni di Governo, ma sempre attentamente valutati.
Il Governo, prenderà decisioni autonome e coerenti al Progetto, solo dopo aver preso atto dei loro contributi alla Repubblica degli Italiani.
La Centuria dei Giusti avrà compito consultivi, fornirà contributi tecnico specialistici, che nella vecchia repubblica venivano consultati ma più spesso manipolati dalla politica incompetente nello specifico. (Seguono precisazioni e chiarimenti).

I Partiti e il Parlamento: continueranno ad esistere, sono indispensabili per il collegamento della Politica con il Paese Reale; come avrebbe dovuto essere già oggi, se non fossero stati distratti da interessi terzi non sempre onesti ma spesso – “dispersivi, improduttivi e controproducenti” (per l’intera comunità/popolazione)
...
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           Democrazia Socialista. - Socialesimo.
« Risposta #1 inserito:: Agosto 21, 2021, 11:53:40 pm »    Citazione  Modifica  Elimina  Dividi discussione

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Mi sono convinto che, pur non rinnegando le passate convinzioni, molto nel Centro e nella Sinistra, logorate dall’improduttivo passare del tempo, si debba revisionare profondamente, per cambiare modo di pensare e di agire, sia nel tipo di Democrazia, sia nel tipo di Socialismo.

In un mio Gruppo in Fb e ne LAU propongo considerazioni in cui scrivo del mio “Domanismo” soltanto come invito a riflettere, su quanto e cosa portiamo con noi dal nostro “Ieri”, sulla realtà che stiamo Vivendo Male nel nostro “Oggi” e come il Cambiamento lo si debba organizzare, progettando e pianificando la società del “Domani” per i nostri Giovani.

Come vogliamo siano e quali in concreto possono diventare le Realtà future delle nostre Società, Comunità, Famiglie e la Vita delle singole Persone, in Italia, in Europa e nel Mondo? Di quale Civiltà, di quale Cultura stiamo parlando, o meglio, dovremo presto cominciare a parlare, tra noi popoli Occidentali e Atlantici?

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P.s.: la mia iniziativa e le ragioni che hanno motivato il chiamare Il DOMANISMO, una tesi, un Gruppo Fb e una sezione della mia LAU, non hanno nulla a che vedere con il "Domani" quotidiano lanciato successivamente e recentemente sul mercato dell'informazione.
Simpatico e piacevole, vista anche la differenza di potenziale economico e progettuale, se si fossero ispirati al nostro Domanismo (e futuro Domanesimo).
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           Mario Draghi risponde con dei bei sì alle domande con cui lo si vorrebbe ...
« Risposta #2 inserito:: Settembre 03, 2021, 03:21:28 pm »    Citazione  Modifica  Elimina  Dividi discussione

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I bei "Sì" di Draghi e il Tar contro i No vax

Da - Il Foglio <newsletter@ilfoglio.it>
   18:44 (23 minuti fa)       
 
a me
   
Mario Draghi risponde con dei bei sì alle domande con cui lo si vorrebbe mettere in imbarazzo. Lo fa, ad esempio, per la possibilità di arrivare a casi di obbligo vaccinale e, restando nello stesso ambito, per la distribuzione, sempre per casi specifici, di una terza dose di vaccino. E dice un sì alle domande sulla riapertura delle scuole in presenza. E lo fa per l’agenda delle riforme, dicendo che, sì, sono in arrivo quelle di concorrenza e fisco e che subito dopo toccherà ai temi previdenziali, quindi all’uscita da quota 100.
E dice sì, chiaro e tondo, anche riguardo alla tenuta del G20 sull’Afghanistan, rispondendo alle critiche sull’inconcludenza delle istituzioni europee con un’osservazione ironica e cioè chiedendo chi, in questa vicenda, è stato concludente (vorremmo aggiungere che di concludente c’è stata solo la scelta, appunto, di concludere di botto la missione afgana).
C’è un bel sì anche sulla disponibilità dell’Italia all’accoglienza dei profughi afgani individuati. A proposito, sono già stati vaccinati, ci fa sapere, come avverrà a tutti i migranti in arrivo nel nostro paese. E dice un sì anche quando gli viene chiesto se crede nella stabilità del governo.
Non parla proprio di stabilità ma di qualcosa di più, cioè della capacità di prendere decisioni e di fare riforme. Anche se la Lega fa le bizze e un suo esponente, noto alle cronache come contrario al green pass, viene a trovarsi nella commissione giusta per piazzare un voto contrario. Draghi non dà a questa vicenda troppo peso e inchioda Matteo Salvini alle sue responsabilità e mettendo in evidenza, si potrebbe dire, una contrapposizione interna alla Lega, una questione con la quale è Salvini a dover fare i conti.
Parla chiaro, per quanto è possibile, anche sul Quirinale. Dicendo che non è, per lui, una soluzione alternativa all’incarico attuale, una specie di ripiego dorato.
Parlar chiaro e dire sì quando serve un sì è un’arma molto forte ed è un modo per scompaginare davvero il politichese. Non con l’insulto o con la volgarità, ma con l’esposizione dei progetti, delle scelte e delle loro ragioni.


   
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          Ci sono regioni nordiche fortissime in Populismo Deteriore
« Risposta #3 inserito:: Ottobre 08, 2021, 09:31:50 pm »    Citazione  Modifica  Elimina  Dividi discussione

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I Populismi sono diffusissimi perché è la strategia più facile per "fottere" chi ci crede.

Ci sono regioni nordiche fortissime in Populismo Deteriore.

Nel cambiamento in atto il CentroSinistra è facilitato, nel NON copiare.

Dato che in concreto nell’Ulivo non ci crede nessuno, se non una minoranza cocciuta, farlo rinascere senza sporcarsi l’anima con la politica Populista sarà la normalità.

ggiannig ciaooo


   
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          Una panoramica qualificata ma molto di parte. (sfascismo di sinistra?)
« Risposta #4 inserito:: Ottobre 19, 2021, 09:46:13 pm »    Citazione  Modifica  Elimina  Dividi discussione

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Corradino Mineo
 
Tra primo e secondo turno, candidati designati dal Pd hanno vinto a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Varese, Savona, Latina. Questo significa che il Pd è tornato, che ora può già sfidare il “centro destra” alle politiche. No. Perché Enrico Letta deve il suo evidente successo odierno in parte alla scelta di muoversi nell’ombra di Draghi e di Mattarella, in parte agli errori clamorosi commessi da Meloni e Salvini
L’anomalia Draghi, però, può durare al massimo altri 16 mesi, poi che farà il Pd? Lo candiderà ancora a Palazzo Chigi, irritando quella parte dell'elettorato che (a torto o a ragione) considera Draghi poco attento a Partite Iva, precari e salari?
E facendosi dire che il Pd ha bisogno di un “vincolo esterno” per governare? Letta ha dichiarato: “gli elettori sono più avanti di noi”.
Per sostenere che la grande coalizione, con 5Stelle, ecologisti, sinistra, e partitini di centro, sarebbe cosa fatta.
A me pare ancora irta la strada per metterla in vista delle politiche.

Chi ha perso queste elezioni Sicuramente Meloni e Salvini. Avevano scelto loro i candidati sindaci dopo un braccio di ferro estenuante. Si erano presentati, l’una come la sola opposizione parlamentare al governo, l’altro come chi punta i piedi, nel governo, quasi su tutto. No Green Pass, no superamento di Quota 100, no finanziamento del reddito di cittadinanza, attacchi alla Lamorgese che Salvini vuole cacciare perché la ritiene una imbecille pericolosa e Meloni accusa, nientemeno, di aver montato una “strategia della tensione”.
Non ha funzionato.

La maggioranza degli italiani ha scelto di non votare. Vero, ed è una cosa grave. Dipende, secondo il Caffè, da una crisi che coinvolge, ormai da tempo e ovunque, la democrazia liberale. Gli elettori comprendono meglio la complessità delle scelte, ma hanno l’impressione di non poter contare con il loro voto.
Le proposte dei partiti, poi, e soprattutto quelle dei leader, sempre in televisione e sui social, dunque costretti a passare di battuta in battuta, non li convincono per nulla.
In maggioranza ripongono più fiducia – questo dicono i sondaggi – su personalità non elette dal popolo e più discrete nel comunicare.
Draghi e Mattarella.

Come escono dallo scrutinio Movimento 5Stelle e Giuseppe Conte, chiamato a rifondarlo? Hanno perso le sindache a Roma e Torino.
E in nessuna delle due città se la sono sentita di appoggiare al secondo turno i candidati del Pd, che hanno stravinto.
Però hanno contribuito alle coalizioni vittoriose di Napoli e Bologna.
La manifestazione antifascista della Cgil ha avvicinato Conte e Letta.
I rapporti tra capo e fondatore sembrano meno tesi. C’è la spina Di Battista.
E forse Travaglio. La critica, legittima di chi vuole il Movimento lontano dal governo. Il voto non risolve i problemi. Forse non li aggrava.

E Berlusconi? Il suo candidato ha vinto in Calabria. A Trieste, ha confermato, di misura, il "suo" Di Piazza. La posizione che ha preso sul Green Pass è diversa da quella degli alleati. Può forse provare, rimettendo in riga Salvini e Meloni, a riesumare la gloriosa “corazzata” detta “centro destra”.
Ma per candidare chi a Palazzo Chigi? Oppure può provare a riunire il centro: Forza Italia con Renzi, Bonino, Calenda, Bonelli. Strappare una legge proporzionale e proporsi come ago della bilancia. A 85 anni!!

Tirando le somme. Mi pare si confermi il declino di Salvini, colpito dalla sindrome dell’altro Matteo. Per (sua) fortuna non è uscito dalla Lega, che non ha un altro leader, potrebbe ancora servire da gregario.
Meloni ha preso una botta durissima. A Roma non ha avuto la prontezza di prendere, prima e meglio, le distanze dai fascisti e dall’assalto alla Cgil.
È vero, Fratelli d'Italia è ancora il primo partito nei sondaggi ma non è un partito, per questo qua e là ricorre a fascisti concorrenti.
Meloni dovrebbe ormai aver capito di non poter governare l'Italia senza unire il centro destra, convincere l’Europa e farsi adottare dal Partito Popolare.

Letta ha vinto oltre ogni (anche sua) più ottimistica speranza. Nella conferenza stampa dopo il successo, mi è parso che non si sia montata la testa. Però gli basteranno né il metodo per unire, di cui si vanta, né un programma meno vago. Gli servirebbe anche un minimo di capacità di far sognare. Una prospettiva da offrire agli elettori che non sia soltanto la promessa di governare.

Da Fb del 19 ottobre 2021


   
   





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