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Autore Discussione: NON E' IL RIARMO DELL'EUROPA. MA UN RECUPERO DEL RITARDO ASSURDO E VILE!  (Letto 859 volte)
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« inserito:: Febbraio 23, 2025, 05:15:43 pm »

Enrico Borghi
LA MATERIA DEI NOSTRI INCUBI

Il signore nella fotografia non è un passante, né un opinionista di quelli che affollano i nostri talk show per tranciare giudizi basati su pregiudizi, quando non su palese intento disinformativo.
No. La persona in questione è sir Alex Younger, ed è stato il capo dell’MI6 (il servizio segreto inglese) dal 2014 al 2020. È una autorità in materia, insomma. E intervenendo dagli schermi di una tv inglese, ha tratteggiato il quadro della attuale situazione geopolitica (“siamo al ritorno alle sfere di influenza”) ha avanzato il rischio che l’Occidente compia in Ucraina lo stesso errore fatto in Afghanistan (deciso da Trump, gestito da Biden), ha capito che mentre per Trump si parla di territorio e-business per Putin la base dell’accordo è la sovranità e quindi lo zar “non si fermerà finché l’Ucraina non sarà più un paese”. E poi ha lanciato un monito per tutti noi: “L’Ucraina è per noi Europei un enorme campanello d’allarme. I russi aumenteranno la loro capacità militare. Abbiamo assolutamente la capacità di costruire le forze militari per resistere, ma se non lo facciamo questa è assolutamente una materia per i nostri incubi”.
Ci sono paesi, in Europa, che hanno preso dannatamente sul serio le parole di sir Younger. In Danimarca, dove vedono scorrazzare davanti a Copenaghen i sommergibili nucleari russi, il governo -con il consenso e addirittura la richiesta dei sindacati che hanno proposto l’introduzione di una specifica tassa- ha portato la spesa per la difesa al 4% del PIL.
La Lituania teme che il prossimo colpo di Putin sia il “valico di Suwalki”, moderna riedizione del corridoio di Danzica, che attraversa il suo territorio fino all’enclave russa di Kaliningrad (da dove partono i sommergibili di cui sopra). E quindi punta a raggiungere il 6% del PIL, sulla scorta degli allarmi lanciati dalla sua intelligence interna.
La Polonia ha portato al 4,7% il proprio bilancio militare, e dopo la Conferenza di Monaco della scorsa settimana il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski è stato lapidario: “abbiamo così tanta paura”. Dell’orso russo, sottinteso.
Dentro questo quadro, giocare a fare gli amiconi di questo o quello o riempirsi la bocca di facili demagogie sperando che resteremo indenni da ciò che accadendo semplicemente attuando la politica dello struzzo, è irresponsabile.
Ed è per questo, perché serve realismo e capacità di azione politica al posto degli ammiccamenti e delle furbizie, abbiamo proposto come gruppo di ITALIA VIVA al Senato il disegno di legge per la ratifica del trattato di istituzione della Comunità Europea di Difesa.
Perché è arrivato il momento di fare sul serio con l’integrazione della difesa europea di fronte al bivio -per molti versi drammatico- in cui l’Europa si trova.
L’aggressione della Russia in Ucraina, la crescente instabilità del Medio Oriente con il dramma del 7 ottobre dapprima e quello di Gaza poi, il ribollire del Nord Africa e l’impatto della seconda presidenza Trump hanno cambiato tutto lo scenario.
E quello che sarà dopo non sarà più uguale a prima. Noi Europei non abbiamo scelta: dobbiamo diventare meno dipendenti dalla garanzia di sicurezza degli Stati Uniti (che non significa uscire dalla NATO, ma rafforzare il pilastro europeo del Trattato Atlantico) e dobbiamo assumere una maggiore responsabilità condivisa per la nostra difesa.

Se vogliamo avere sicurezza, autonomia strategica e soggettività nel futuro, non abbiamo altre strade.
Se vogliamo evitare di fare la fine degli staterelli della penisola italiana del Rinascimento, impegnati a farsi i dispetti tra loro per andare alla ricerca della protezione interessata dei grandi imperi, non abbiamo altre strade.
Se vogliamo continuare ad essere indipendenti, sovrani e liberi, non abbiamo altre strade.
E allora discutiamone. In Parlamento e nel Paese


da FB del 23 febbraio 2025
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« Risposta #1 inserito:: Marzo 07, 2025, 12:35:12 am »

Difesa, il ministro Giorgetti frena il piano di riarmo Ue: non si facciano gli stessi errori di vaccini e gas

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Leggilo in esclusiva su https://www.milanofinanza.it/news/difesa-il-ministro-giorgetti-invita-alla-cautela-non-si-ripetano-gli-errori-fatti-su-vaccini-e-gas-202503051736064829
   

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« Risposta #2 inserito:: Marzo 13, 2025, 12:21:40 pm »


LA NOTIZIA

13/03/2025
08:36

Redazione
L'Editoriale

A rischio la sovranità militare

Non solo Elon Musk può decidere, da remoto, di spegnere Starlink quando vuole. Anche Donald Trump, o chiunque sieda alla Casa Bianca, potrebbe fare lo stesso con gli F-35 italiani. Il Parlamento è chiamato a discutere l’acquisto di altri 25 caccia Lockheed Martin, ma il vero punto non è la spesa: è la sovranità.
Un caccia sotto controllo americano

Secondo i servizi d’intelligence francesi, il controllo sugli F-35 rimane saldamente nelle mani di Washington. Il software, la logistica, la manutenzione: tutto passa per gli Stati Uniti. In altre parole, questi caccia possono essere disattivati da remoto o resi inutilizzabili se il Pentagono decidesse di farlo.

L’Italia ha già investito oltre 7 miliardi di euro in questi velivoli, un programma che si somma ai 7,4 miliardi per 24 Eurofighter e ai 7,5 miliardi destinati al caccia di sesta generazione Tempest. In tutto, quasi 22 miliardi di spesa in armamenti aerei solo nell’ultimo anno. Eppure, nel caso degli F-35, la nostra flotta dipende ancora da un’interfaccia digitale che risponde esclusivamente agli ordini di Washington.

La situazione non riguarda solo l’Italia. Anche la Danimarca, ad esempio, ha scoperto che i propri F-35 non potrebbero decollare senza l’autorizzazione degli Stati Uniti. Se gli Usa decidessero di attaccare la Groenlandia, la Danimarca non potrebbe difendersi con i propri aerei. Per Christophe Gomart, ex capo dell’intelligence militare francese, questa dipendenza rende l’F-35 un “cavallo di Troia” americano dentro la difesa europea.

Il Financial Times ha sollevato lo stesso problema: il Pentagono potrebbe “spegnere” gli F-35 europei con un aggiornamento software o bloccandone la logistica. Anche senza un ipotetico “kill switch”, i pezzi di ricambio e gli aggiornamenti dei sistemi sono tutti controllati da Washington. Justin Bronk, analista del Royal United Services Institute, ha dichiarato che “la maggior parte delle forze armate europee dipende dagli Stati Uniti per supporto alle comunicazioni, guerra elettronica e rifornimento di munizioni”.

Questa sottomissione tecnologica è stata costruita negli anni, con la complicità di governi di ogni colore. Nel 2019 fu il governo Conte a dare il via libera all’acquisto di 27 F-35. Oggi il governo Meloni porta avanti il programma con l’acquisto di altri 25, completando un percorso che ha visto tutti i principali partiti accettare senza fiatare questa dipendenza militare.
La difesa italiana senza sovranità

Il Parlamento discuterà presto questa nuova spesa, ma la questione è più ampia. Il controllo sulla difesa nazionale non è più nelle mani dell’Italia. L’F-35 non è solo un caccia, ma un dispositivo di sorveglianza permanente con un accesso privilegiato riservato agli Stati Uniti. E se domani Washington decidesse che l’Italia non può impiegarli in un’operazione autonoma? Se decidesse di limitarne le capacità con un semplice aggiornamento software?

A opporsi a questa cessione di sovranità non è solo una ristretta minoranza. Anche a livello europeo crescono le voci che chiedono alternative all’F-35 e una difesa realmente indipendente. Il nodo non è solo tecnico o economico: è politico. L’Italia, come altri paesi europei, sta delegando a Washington il potere ultimo di decidere quando e come difendersi. E questa, prima ancora che una scelta strategica, è una resa.

Per anni la retorica della sovranità nazionale è stata sbandierata come una bandiera da chi oggi accetta che il nostro esercito sia vincolato alle decisioni di un alleato che non garantisce più certezze. L’illusione di una difesa forte si scontra con la realtà di una tecnologia che non controlliamo. E se un giorno gli interessi statunitensi dovessero divergere da quelli italiani? La risposta è già scritta nel codice sorgente dei nostri F-35.

Giulio Cavalli di Giulio Cavalli
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« Risposta #3 inserito:: Marzo 15, 2025, 05:57:38 pm »


LETTORI DI LUCIANO CANFORA
Piero Bonfiglioli  ·

COME SALVARE L'UCRAINA SCONFITTA.

L'EUROPA, ALTRETTANTO SCONFITTA, PROSEGUE TESTARDAMENTE NEI PROPRI ERRORI.

Articolo di Barbara Spinelli
23 Febbraio 2025, FQ

"Prima di accusare Giuseppe Conte di tradimento dei valori occidentali, e di sottomissione a Trump e alle estreme destre, converrebbe analizzare l’andamento della guerra in Ucraina negli ultimi tre anni e chiedersi come mai l’illusione di una vittoria di Kiev sia durata così a lungo e apparentemente duri ancora.
Come mai non ci sia alcun ripensamento, nella Commissione UE e nel Parlamento europeo, sulla strategia di Zelensky e sull’efficacia del sostegno militare a Kiev. La prossima consegna di armi, scrive il Financial Times, dovrebbe ammontare a 20 miliardi di dollari.
Non è solo Conte a dire che Trump e i suoi ministri smascherano un’illusione costata centinaia di migliaia di morti ucraini oltre che russi: l’illusione che Kiev potesse vincere la guerra, e che per vincerla bastasse bloccare ogni negoziato con Putin e addirittura vietarlo, come decretato da Zelensky il 4 ottobre 2022, otto mesi dopo l’invasione russa e sette dopo un accordo russo-ucraino silurato da Londra e Washington.
Smascherando illusioni e propaganda, Trump prende atto dell’unica cosa che conta: non la politica del più forte, come affermano tanti commentatori, ma la realtà ineluttabile dei rapporti di forza. Realtà dolorosa, ma meno dolorosa di una guerra che protraendosi metterebbe fine all’Ucraina. Trump agisce senza cultura diplomatica e alla stregua di un affarista senza scrupoli: come già a Gaza dove si è atteggiato a immobiliarista che spopola terre non sue immaginando di costruire alberghi sopra le ossa dei Palestinesi, oggi specula sulle rovine ucraine e reclama minerali preziosi in cambio degli aiuti sborsati dagli Usa. Ma al tempo stesso dice quel che nessuno osa neanche sussurrare: Mosca ha vinto questa guerra, e Kiev l’ha perduta. La resistenza ucraina non è vittoriosa perché l’Occidente pur spendendo miliardi non voleva che lo fosse.
Fingere che la realtà sia diversa, che non sia grottesco l’ennesimo pellegrinaggio di Ursula von der Leyen a Kiev, in sostegno di Zelensky, è pensiero magico allo stato puro, invenzione di ologrammi paralleli. I vertici dell’Ue fingono di rappresentare l’intera Unione e giungono sino a reinserire nella propria cabina di comando la Gran Bretagna che dall’Unione pareva uscita.
Riconoscere la sconfitta di Kiev e Zelensky non è sacrificare l’Ucraina. Trump sacrifica il patto bellicoso con Zelensky – nella tradizione statunitense molla spudoratamente l’alleato – ma salva quel che resta dello Stato ucraino prima che cessi di esistere del tutto (i Russi hanno riconquistato il 20, non il 100% del Paese).
Così come stanno le cose militarmente, l’indignazione dei principali governi europei contro la tregua di Trump non implica la pace giusta, ma l’estinzione dell’Ucraina. Questa è la verità dei fatti tenuta nascosta durante la presidenza Biden: una bolla che Trump ha bucato con inaudita violenza verbale. Non si capisce come mai l’establishment giornalistico e politico in Europa parli di valori occidentali violati, di resistenza ucraina tradita, di Occidente sotto ricatto e attacco russo. L’Europa si è sfasciata, la Germania che va oggi al voto è il secondo grande perdente di questa guerra dopo l’Ucraina, e la bugia secondo cui Mosca può aggredire l’Europa se vince in Ucraina è irreale e antistorica.
A ciò si aggiunga che non sono i francesi, né i tedeschi, né gli italiani, né gli inglesi, a morire sul fronte. È un’intera generazione di ucraini che è perduta. Anche questo viene occultato: i giovani ucraini da tempo disertano in massa il campo di battaglia. Fuggono come possono. Il sociologo ucraino Volodymyr Ishchenko narra di giovani ripetutamente “bussificati”, spediti senza formazione a morire: il termine fa riferimento ai minibus che con violenza prelevano per strada i riluttanti. “Ogni mese si registrano casi di coscritti forzati che nelle stazioni di mobilitazione vengono picchiati a morte”. Sono soprattutto i poveri a disertare, subire violenze e morire: non hanno soldi per corrompere le autorità e strappare l’esonero dal servizio militare. “In dicembre, inchieste giornalistiche hanno rivelato torture sistematiche ed estorsioni nei ranghi dell’esercito” (Peter Korotaev e Volodymyr Ishchenko, Al Jazeera 23.1.2025).
Non meno occultata, perché incompatibile col pensiero magico: la destra estrema ucraina, i neonazisti che dal 2014 ispirano la guerra di Kiev contro i separatisti del Donbass. Si parla molto di neonazisti putiniani a Ovest. Di quelli ucraini non si parla più, eppure Zelensky è diventato il loro prigioniero. Anche il suo predecessore Porošenko lo era, quando nel 2012 declassò per legge la lingua russa e boicottò gli accordi di Minsk che garantivano autonomia al Donbass e ai russofoni. Preferì la guerra civile fra il 2014 e il 2022, prima del massiccio intervento dell’esercito russo. Di questa guerra si parla poco. Fu cruenta (più di 14 mila morti) e andrebbe anch’essa condannata. Cosa diremmo se Parigi bombardasse i separatisti della Corsica?
Anche se non parla da statista, Trump ha in mente soluzioni sensate: ritornare alla promessa fatta a Gorbacëv di non allargare la Nato fino alle porte russe; riammettere Mosca nel Gruppo degli Otto (oggi Gruppo dei Sette) come era usanza alla fine della guerra fredda, prima che Obama facilitasse lo spodestamento di un governo ucraino troppo filorusso e Mosca reagisse riprendendosi la Crimea. Trump annuncia infine che europei e non europei potranno garantire militarmente l’Ucraina, ma senza gli Stati Uniti.
La Nato sopravviverà forse per qualche tempo, ma è un meccanismo spezzato. Quanto agli europei, mentono sapendo di mentire. Dicono che spenderanno molto più per la difesa, ma che per custodire la tregua invieranno truppe in Ucraina a condizione che si impegnino pure gli Stati Uniti, cosa rifiutata appunto da Trump. Non potranno inoltre riarmarsi senza tagliare lo stato sociale, e anche questo è un freno.
L’unica cosa che gli europei potrebbero fare, ma non fanno, è concepire una politica estera che ricominci da zero: cioè da quando è finita la guerra fredda, e Gorbacëv propose un sistema di sicurezza comune (la “Casa comune europea”). Forse è troppo tardi: tanto grande è il fossato che si è aperto tra Europa e Russia. Tanto forte è ancora l’ideologia neoconservatrice, che sembra spegnersi a Washington (non si sa per quanto tempo) ma persiste immutata nelle élite europee. È neocon il Presidente Mattarella, quando paragona Putin a Hitler nel momento in cui si negozia una tregua. Quando mai la Russia ha assaltato Germania, Francia, Italia, Inghilterra?
Particolarmente rattristanti sono i partiti come il Pd, che si dicono di sinistra. Oggi si ritrovano a destra di Trump, a difendere un’Europa fortino e a dimenticare la distensione di Willy Brandt negli anni 60 del secolo scorso. Al posto della Ostpolitik si piangono oggi nebbiosi valori occidentali, euroatlantici. Si auspicano negoziati, ma senza mai ammettere la sconfitta di Kiev e la necessaria sua neutralità. Forse nel pensiero magico Trump passerà presto."
(Barbara Spinelli)

da FB del 24 febbraio 2025
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« Risposta #4 inserito:: Marzo 16, 2025, 07:28:53 pm »

Jack Daniel

Era inevitabile la figuraccia del PD al Parlamento Europeo, e per due motivi principali: per il quadro politico e per la proposta.
Quadro politico.  Pensare che i parlamentari PD possano votare compatti in disaccordo al Gruppo socialista, del quale fanno parte era piuttosto illusorio. E il Gruppo socialista ha votato per il sì.
Per la debolezza in sé della proposta che più o meno era un "Saremmo d'accordo, se fossero spese per la difesa comune". Cerchiamo di capirci: cosa ha in mente Schlein? Il fatto che un giorno Bruxelles decida il varo di una portaerei europea, che batta la  bandiera azzurra con le stelle invece che una nazionale? O l'acquisto di 300 carrarmati europei guidati da equipaggi NON appartenenti a Forze Armate nazionali ma a quelle Europee (non esistenti)? Questo è ciò che si ha in mente? Se sì, si tratta di un modello assai curioso, anche perché non esiste.
I modelli esistenti, infatti, vedi NATO, si basano sulle Forze Armate nazionali: la NATO non ha una Forza Armata propria, ma è un coordinamento tra 32 Forze Armate. In chiave difesa europea bisognerebbe lavorare (da ieri, non da oggi) per arrivare ad una soluzione simile, ad un coordinamento tra Forze Armate europee, comandi e operatività comuni, ma non ha senso dire: si spenda per la difesa comune ma NON per quella nazionale. Quella comune è data dall'insieme delle nazionali. Il lavoro da fare, partendo da oggi, è quindi dar vita a questa difesa comune, che non potrà mai essere alternativa a quella nazionale, con una spesa alternativa a quelle nazionali. Vanno integrate e armonizzate, lavoro di anni, e prima si comincia meglio è.
La posizione di Schlein pareva quindi debolissima nel merito (no a spese nazionali, sì a spese comuni) e fallimentare dal punto di vista politico: chiedeva ai suoi parlamentari di votare in disaccordo col proprio Gruppo e coi propri colleghi. Il voto di oggi, insomma, non è un fulmine a ciel sereno.
Il sospetto è che l'astensione sia anche sembrata una soluzione intermedia per non segnare una rottura troppo drastica col Movimento 5 stelle (per il no), da un lato, e coi Socialisti europei (per il sì), dall'altro. Se così, il risultato è stato la rottura completa del PD al Parlamento europeo.

da FB del 15 marzo 2025
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« Risposta #5 inserito:: Marzo 22, 2025, 11:48:13 am »

Il generale Brieger: «La difesa europea non può fare a meno degli Stati Uniti. Russia avversario anche per il futuro»
Corriere.it
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https://www.corriere.it/esteri/25_marzo_21/il-generale-brieger-la-difesa-europea-non-puo-fare-a-meno-degli-stati-uniti-russia-avversario-anche-per-il-futuro-b89a82f5-24c1-4053-900e-d716aa7f1xlk.shtml
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« Risposta #6 inserito:: Marzo 23, 2025, 11:02:25 am »

La Russia è ormai un’economia di guerra, ecco perché Putin non firmerà mai la pace - La Stampa

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
sab 22 mar, 12:21
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leggi tutto: https://www.lastampa.it/esteri/2025/03/22/news/russia_economia_guerra_putin_non_firmera_pace-15066273/
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