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Autore Discussione: Il costituzionalista Lawrence Douglas: "Così la contesa sul voto può dividere...  (Letto 16 volte)
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« inserito:: Agosto 02, 2020, 06:38:56 pm »

Il presidente Usa Donald Trump

Intervista Stati Uniti - Usa

Il costituzionalista Lawrence Douglas: "Così la contesa sul voto può dividere l’America fra due presidenti”

31 LUGLIO 2020

Con i due fronti spaccati c’è anche uno scenario in cui l’ordine pubblico può essere a rischio

DI ANNA LOMBARDI

«Il sistema elettorale americano si basa sulla fiducia reciproca. Finora nessun candidato ha contestato il risultato al punto di scatenare una crisi: e non c’è un meccanismo per arginare una eventuale situazione del genere. Nel 2000 Al Gore, criticò ma accettò la decisione della Corte Suprema di non ricontare i voti della Florida, concendendo la vittoria a George W. Bush, per non spaccare il Paese. Se Joe Biden dovesse vincere di misura, Donald Trump non farà nulla del genere».

Lawrence Douglas è il professore di diritto dell’Amherst College, in Massachusetts, specializzato in risposte legali a crimini di stato. Nei suoi saggi, spesso nella lista dei migliori del New York Times, finora si è occupato soprattutto di nazisti e negazionisti. Il suo ultimo libro, appena pubblicato in America s’intitola invece “Will He Go? Trump and the Looming Election Meltdown in 2020”, ovvero: “Se ne andrà? Trump e l’imminente tracollo elettorale del 2020”.

Giovedì il presidente ha scritto su Twitter che non ci sono le condizioni per assicurare lo svolgimento corretto delle elezioni e sarebbe meglio slittarle, pur sapendo di non avere il potere per farlo. Che cosa lo ha spinto?
«In un tweet successivo, che ha avuto meno attenzione, rivela la sua strategia: “Dobbiamo avere il risultato la notte delle elezioni. Non giorni, mesi, perfino anni dopo”. In pratica dice di essere pronto ad accettare solo i risultati della notte del 3 novembre. Proiezioni dove potrebbe essere in vantaggio: ma non includerebbero milioni di voti postali che invece, una volta contati, potrebbero assegnare la vittoria a Joe Biden. Denigrando quel sistema, definendolo non è sicuro, mette le mani avanti per contestarlo, in caso di sconfitta».

Potremmo insomma trovarci con due presidenti che si proclamano vincitori?
«Se Trump dovesse perdere le elezioni, augurariamoci che i numeri siano tali da stabilirlo subito. Intendiamoci: non accetterà la sconfitta nemmeno in caso di vittoria eclatante di Biden. In ogni caso dirà di aver vinto lui. Ma se la distanza numerica sarà grande, i suoi compagni di partito non insisteranno. Se invece ci saranno stati in bilico e il conteggio del voto postale dovesse prendere giorni, perfino settimane, i governatori repubblicani di quegli stati si schiereranno con lui: facendo ricorsi, chiedendo riconteggi, facendo passare altro tempo. A quel punto i sostenitori dei due schieramenti potrebbero innervosirsi e scendere in piazza, anche armati. L’ordine pubblico non sarebbe garantito».

Perché è così certo che Trump non accetterà una eventuale sconfitta?
«Lo ha sempre fatto. Nel 2016 accusò il compagno di partito Ted Cruz di avergli rubato le primarie nello stato dove pure quello era più forte, il Texas. E perfino dopo aver vinto le elezioni ha continuato a ripetere di aver vinto pure il voto popolare: ma che Hillary Clinton glielo ha rubato. Purtroppo questi attacchi all’integrità del sistema americano sono il messaggio peggiore che un presidente possa lanciare. Se non puoi fidarti del sistema democratico, beh: allora non vivi in democrazia».

E se la crisi non si risolve?
«Se per qualche motivo il Congresso non riuscisse a stabilire chi ha vinto il voto dei collegi elettorali e dunque decidere fra due presunti presidenti, secondo il Presidential Succession Act del 1947, alla Casa Bianca andrebbe la terza carica dello Stato, Nancy Pelosi. Se Trump contestasse la decisione, interverrebbe la Corte Suprema: riconoscendo senz’altro la Speaker come “Acting President”. A quel punto dipenderebbe dal Congresso decidere se votare di nuovo per la presidenza nel 2022 o attendere il 2024».

Nel libro lei affronta diversi, inquietanti, scenari. Ma di una cosa si dice certo: la leadership di Trump può sfociare nel caos, non diventerà una dittatura...
«Un leader che vuole governare in maniera più autoritaria si prepara la strada: portando dalla sua parte l’esercito. I giudici. Trump ha fatto il contrario: e non ha il sostegno dei militari né dell’intelligenze, dove è visto, semmai, con sospetto. Non per questo è meno pericoloso. Il suo disinteresse verso legalità e istituzioni ci trova impreparati. Se contesterà le elezioni, e lo farà, non abbiamo strumenti per fermarlo subito: sarà il caos. Una eventuale sconfitta, per lui, sarà solo la conferma che il sistema è corrotto e non si arrenderà. L’unico voto legittimo che è pronto a riconoscere, è quello che gli assegnerà la vittoria».

da repubblica.it
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