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Autore Discussione: CARLO BONINI - Il diktat di Manganelli al calcio "Tutti in campo o sarà peggio"  (Letto 5556 volte)
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« inserito:: Novembre 12, 2007, 02:37:17 pm »

CRONACA

IL RETROSCENA.

Il duro confronto con i dirigenti sportivi: "Non voglio poliziotti a fare da bersaglio nelle strade"

Il diktat di Manganelli al calcio "Tutti in campo o sarà peggio"

di CARLO BONINI

 
ROMA - Quando è sera e a Roma salta la polveriera, l'esito di una domenica da cani resuscita la domanda fantasma che l'ha inseguita per un giorno intero. Perché non chiudere al mattino l'intera baracca del calcio? Perché non rinviare subito e sine die questa maledetta dodicesima giornata del campionato di calcio di serie A?

La risposta è nella cronaca di quel che accade al Viminale tra le 11 le 13.20 di ieri, quando il capo della polizia, Antonio Manganelli, ottiene dall'autorità di governo - il ministro dell'Interno Giuliano Amato, il viceministro Marco Minniti - l'assenso a piegare le ragioni dell'opportunità politica a quelle dell'ordine pubblico. È nelle ragioni - per come vengono riferite - che l'hanno sollecitata.

Domenica, 11 del mattino, dunque. Mancano ancora quattro ore all'inizio delle partite del pomeriggio e Manganelli conosce il dettaglio di ciò che il Paese ancora ignora sia accaduto nella stazione di servizio Badia al Pino ovest. Ne ha perfettamente chiara la dinamica e le responsabilità. "Non tace, né dissimula, né l'una, né l'altra - riferisce una qualificata fonte di governo - Al contrario, è netto nel riconoscere il drammatico, grave errore commesso dall'agente della polstrada. E proprio per questo, ne trae una conseguenza tecnica". Il campionato non va fermato.

Sospendere le partite - è il ragionamento del capo della polizia - presenta un doppio rischio. Doversi preparare a una domenica impossibile e lunghissima nella gestione della piazza in almeno otto città. A Milano, dove si gioca Inter-Lazio, a Bergamo (Atalanta-Milan), Firenze (Fiorentina-Udinese), Parma (Parma-Juventus), Reggio Calabria (Reggina-Genoa), Siena (Siena-Livorno), Torino (Torino-Catania) e Roma (dove è fissato il posticipo notturno Roma-Cagliari).

Chiudere gli stadi con quell'esiguo margine di tempo significa ritrovarsi con migliaia di tifosi in giro per le strade, potenzialmente incontrollabili. Soprattutto - ed è questo il secondo timore - significa caricare la morte del giovane tifoso laziale di un significato che nessuno, al Viminale, intende attribuirgli: consegnarlo ai "morti del calcio", allungando così di un altro anello la catena del rancore e della vendetta. Mentre così non è stato. Perché chi ha ucciso Sandri non ha verosimilmente avuto neppure il tempo di comprendere che fosse un tifoso.

Il palazzo del Pallone (non è la prima volta) la pensa diversamente. La Federcalcio, con il suo presidente Giancarlo Abete, e il Coni, con Gianni Petrucci, vogliono l'immediato rinvio delle partite in calendario, invocando il "precedente Raciti" (l'ispettore di polizia ucciso a Catania lo scorso campionato nel corso degli scontri tra tifosi catanesi e palermitani). L'equazione "Raciti-Sandri" è esattamente quel che il Viminale - per le ragioni che si è detto - non solo non vuole e contesta, ma teme come una iattura. La telefonata tra Abete e Manganelli non è dunque di quelle semplici. E si chiude con una battuta del capo della polizia: "Caro Abete, qui ne va dei nostri rapporti. Bisogna giocare".

Alle 13,20, il compromesso è raggiunto. Si giocherà. Ma con inizio alle 15.10. Dieci minuti che segnalino un lutto, certo, ma "incidentale". Che mettano al riparo Federcalcio e Coni dall'accusa di cinismo, ma al contempo non provochino la rottura con il Viminale. E così, alle 13,20, Manganelli può impartire ai suoi questori un ordine che verrà ripetuto sino a notte come un mantra. "Si gioca. Ma di qui alle prossime ore, non voglio poliziotti a fare da bersaglio nelle strade. Ridurre ogni possibilità di contatto con le tifoserie. Non rispondere a nessun tipo di provocazione".

Come è noto, a Milano e Bergamo le cose prendono un'altra piega. Sotto il peso di curve impazzite, Atalanta-Milan non dura neppure dieci minuti. I presidenti di Inter e Lazio chiedono e ottengono dalla Federcalcio di non giocare. Negli spogliatoi di San Siro - dicono - la morte di Sandri ha precipitato nella disperazione molti dei giocatori laziali di cui era amico.
Nessuno se la sente di prendere a calci un pallone. Lotito convince Moratti. Per i tifosi già allo stadio comincia un altro pomeriggio. Di sassi, bottiglie, assalti ai commissariati, violenza sulle cose e le persone.

Dovrebbe e potrebbe finire qui. Ma qui non finisce. La partita notturna Roma-Cagliari, nella logica del Viminale, dovrebbe giocarsi. O, quantomeno, se non si deve giocare, dovrebbe essere cancellata prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che a Roma arrivi il buio e allo stadio cominci l'afflusso dei tifosi. Le cose non vanno così. Su sollecitazione del sindaco Walter Veltroni e del presidente della Roma, Rossella Sensi, proprio l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive del Viminale si riunisce nel pomeriggio e cambia idea sul destino della partita. Chiede e ottiene dal prefetto Carlo Mosca di chiudere lo stadio. Sono le 6 del pomeriggio di domenica e l'intero dispositivo di ordine pubblico è già intorno all'Olimpico.

Quel che accade di lì in avanti sembra confermare l'intuizione di Manganelli del mattino. Si picchia e si distrugge lì dove non è rotolato un pallone sull'erba. Anche se forse, all'Olimpico, partita o no, sarebbe finita lo stesso così. Il Foro italico e l'intera zona sulle due rive del Tevere - da Ponte Milvio al quartiere Flaminio - diventa un campo di battaglia. Il Viminale ordina ai reparti intorno alla stadio di rifugiarsi all'interno per evitare di lasciare singole unità in balia della caccia allo sbirro. Caserme e commissariati di zona si trasformano in fortini assediati. La domenica da cani conosce il suo epilogo. Polizia e carabinieri contano i loro feriti.


(12 novembre 2007)

da repubblica.it
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« Risposta #1 inserito:: Novembre 12, 2007, 02:38:17 pm »

CRONACA

LA SCHEDA

Cosa rischia il poliziotto

Da 5 anni alla "non punibilità"


ROMA - Le indagini sulla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri dovranno innanzitutto accertare se il poliziotto che ha sparato ha fatto un uso legittimo delle armi, cioè ha usato la pistola costretto dalla necessità di respingere una violenza o perchè ricorreva un'altra delle ipotesi tassative previste dal codice penale. Diversamente per l'agente potrebbe scattare l'accusa di omicidio colposo o addirittura quella di omicidio volontario con dolo eventuale.
Una differenza non da poco anche sul piano delle relative sanzioni, visto che l'omicidio colposo è punito con la reclusione sino a 5 anni, mentre per quello volontario si può arrivare sino a 21 anni.

Prioritaria sarà dunque la verifica se per l'agente ricorrono le condizioni previste dall'articolo 53 del codice penale, che esclude la punibilità del pubblico ufficiale se ha fatto un uso legittimo delle armi. Tra queste - ma non è questo il caso - c'è la necessità di impedire che vengano compiuti gravi reati; ma giustificano l'uso delle armi anche l'esigenza di respingere una violenza o di vincere una resistenza.

Se il poliziotto fosse andato al di là di questi limiti, si tratterebbe di un eccesso colposo nell'uso delle armi, che farebbe scattare per lui l'accusa di omicidio colposo; omicidio commesso dunque non volontariamente, ma per imprudenza, imperizia o negligenza.

La terza possibilità in astratto è che si possa contestare l'omicidio volontario con dolo eventuale: ma in questo caso il poliziotto dovrebbe aver sparato deliberatamente ad altezza d'uomo e su un assembramento, mettendo in conto che poteva colpire qualcuno.

Se non sarà esclusa la punibilità dell'agente e dunque se gli si contesterà l'omicidio, comunque sembra difficile che possa essere sottoposto a misure di custodia cautelare, per le quali il codice richiede che vi sia il pericolo di fuga, o di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato.

(11 novembre 2007)

da repubblica.it
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« Risposta #2 inserito:: Novembre 12, 2007, 02:40:08 pm »

Diretta -  CRONACA


L'agente: "Mentre correvo è partito un colpo"

Bertinotti: "Inammissibile. Limitare l'uso delle armi"

Oggi l'autopsia del tifoso laziale

L'agente della Stradale si giustifica davanti al magistrato: "Non ho mirato a nessuno".

Bertinotti: "Fatto inammissibile. Per lutto, avrei sospeso tutte le partite".

Dopo gli scontri e le devastazioni degli ultrà, notte tranquilla a Roma. Bilancio: 40 feriti e contusi (nessuno grave) e tre arresti.

Ingenti i danni. Sulla vicenda il ministro dell'Interno Amato riferirà domani alla Camera


11:32  Gasparri accusa Amato: "Incapace di gestire ordine pubblico"
"Il ministro Amato si è mostrato ieri incapace di gestire l'ordine pubblico. Non si può decidere di annullare la partita di Roma praticamente a pochi minuti dal suo avvio, creando scompiglio e confusione e offrendo occasioni irripetibili ai teppisti che hanno messo a ferro e fuoco la città". E' duro il commento di Maurizio Gasparri dell'ufficio politico di Alleanza Nazionale.


11:22  Amato riferirà domani in Aula alla Camera
Il ministro dell'Interno Giuliano Amato riferirà domani alle 10:30 in aula alla Camera sulla vicenda dell'uccisione di Gabriele Sandri e sugli incidenti che ne sono seguiti. E' quanto si apprende da fonti di Montecitorio.


11:17  Anche La Russa chiede che Amato riferisca in Aula
"Questa mattina, nel corso di una telefonata con il presidente Bertinotti, ho ribadito la necessità che il ministro dell'Interno Giuliano Amato riferisca in Aula sui gravi incidenti avvenuti ieri". Lo afferma il capogruppo di An alla Camera Ignazio La Russa.


11:16  Cominciato il vertice al Viminale
E' iniziato da pochi minuti il vertice al Viminale dopo i tragici fatti di ieri, con l'uccisione di un tifoso laziale e le scene di guerriglia urbana in varie città. Sono presenti i membri dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, il presidente di Lega, Antonio Matarrese e Marco Brunelli, segretario della Lega Calcio . Tra le ipotesi su cui si discutera' oggi, c'e' quella del divieto totale ai tifosi di andare in trasferta.


11:11  Pancalli: "Il canagliume attendeva solo un pretesto"
"Probabilmente io avrei fermato il campionato ma forse sarebbero accaduti gli stessi incidenti e oggi avremmo avuto le polemiche sul fatto che si era sbagliato a fermare tutto". Lo ha detto Luca Pancalli, vicepresidente del Coni ed ex commissario straordinario della federcalcio, intervenendo nella trasmissione 'Viva Voce', su Radio 24 sulla vicenda della morte di Gabriele Sandri e sulle violenze successive. "Sono convinto - ha aggiunto Pancalli - che il canagliume attendeva solo un pretesto per scatenare lo scempio e la bestialità che abbiamo visto".


11:09  Padre Sandri: "Ieri un bastardo ha ucciso mio figlio"
"Ieri un bastardo ha ucciso mio figlio, sia maledetto per sempre": è il testo, vergato su un foglio dal padre del tifoso ucciso dal colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada ad Arezzo, che appare stamane sulla serranda del negozio di abbigliamento della famiglia Sandri, alla Balduina, chiuso per lutto.

11:09  Pescante: "Amato riferisca in Parlamento"
"Chiediamo che Amato venga a spiegare al Parlamento se questa sinistra radicale sarà quella che detterà l'agenda e i provvedimenti a seguito di questa vicenda, come già sta succedendo per la violenza che c'è nel Paese". La richiesta è dell'onorevole di Forza Italia Mario Pescante, ex presidente del Coni.

10:57  Mosca: "Non possiamo accetttare di essere sconfitti da facinorosi"
"Noi non possiamo accettare che Roma e le altre città d'Italia siano luoghi di scontro, che ci possano essere dei pretesti per attaccare le istituzioni e le forze dell'ordine. Queste sono sul territorio per difendere la libertà di tutti e pochi facinorosi non possono immaginare di mettere in difficoltà le istituzioni dello stato". Lo ha detto il prefetto di Roma, Carlo Mosca, commentando con i giornalisti gli incidenti di ieri.


10:56  Cento: "Non si può manipolare informazione"
"Non si può cercare di manipolare l'informazione, come si è fatto ieri o come si è fatto per il G8 di Genova". Lo afferma il sottosegretario all'Economia Paolo Cento durante il dibattito di 'Omnibus' su LA7. "In questo Paese - prosegue l'esponente dei Verdi - è giunto il momento di riaprire una discussione seria sulla formazione professionale e sul modo in cui le forze dell'ordine vengono mandate allo sbaraglio nella gestione dell'ordine pubblico, provocando a volte più danni di quelli che si vogliono evitare".

10:40  Il prefetto di Roma avrebbe comunque rinviato partita
Il prefetto della capitale Carlo Mosca avrebbe "comunque" rinviato la partita di ieri Roma-Cagliari, come deciso da Lega e Federazione, perchè già nel pomeriggio vi erano segnalazioni di possibili scontri. Lo ha affermato lo stesso prefetto, aggiungendo che le forze di polizia erano preparate a quello che poi è accaduto.


10:38  Il vicequestore: "Nessuno intende coprire l'agente"
"Nessuno ha intenzione di coprire l'agente". Lo ha detto il vicequestore vicario di Arezzo, Giuseppe Priore, parlando con i giornalisti davanti alla Questura aretina della morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale rimasto ucciso ieri in un'area di servizio sulla A1. Priore ha parlato di "atto deprecabile, ma che non ha niente a che vedere con il calcio e con il tifo".


10:15  Il prefetto di Roma: "Esagitati subiranno conseguenze"
Il prefetto di Roma Carlo Mosca ha detto: "Sono stati operati alcuni arresti e questi esagitati, gente che non ha il senso della democrazia. Subiranno le conseguenze di questa loro cattiva visione dello sport e della democrazia"

10:03  Bertinotti: "Avrei sospeso tutte le partite"
Bertinotti al Gr Parlamento: "Personalmente ieri io avrei sospeso le partite, ma non saprei dire se dal punto di vista dell'ordine pubblico sarebbe stata una scelta efficace. Avrei sospeso le partite semplicemente per lutto: per dire che ci si ferma per un atto di rispetto per una tragedia"

09:57  Bertinotti: "Un fatto inammissibile"
Bertinotti: "Non è ammissibile che avvenga un fatto come questo, pur con tutta la partecipazione umana alla vicenda del poliziotto"

09:54  Bertinotti: "Verità senza reticenze"
Bertinotti: "Non bisogna criminalizzare ma appurare le responsabilità. Servono verità senza reticenze"

09:48  Bertinotti: "Bisogna limitare l'uso delle armi"
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti al Gr Parlamento ha detto: "Bisogna limitare l'uso delle armi solo alle circostanze estreme"

09:42  Bergamo, il comune parte civile contro gli ultrà
Nel pomeriggio riunione straordinaria della giunta comunale di Bergamo: sarà deciso se l'amministrazione si costituirà parte civile nel procedimento contro contro i responsabili delle violenze di ieri allo stadio della città

09:27  Quaranta agenti feriti, danni ingenti
Quaranta agenti feriti della guerriglia urbana di ieri sera a Roma. Un dirigente di polizia, colpito al fegato da una spranga di ferro, ha avuto una prognosi di 20 giorni. Gli altri poliziotti feriti dal lancio di oggetti, contusi nel tentare di respingere gli ultrà, hanno avuto prognosi che variano dai 3 agli 8 giorni. Tre le persone fermate: due ragazzi e una ragazza. I reati ipotizzati sono devastazione, saccheggio, danneggiamento, lesioni e incendio doloso. Ancora non quantificabili i danni. Rubati i computer al Coni. Incendiati auto, motorini e cassonetti

09:15  L'agente: "Mentre correvo, mi è partito un altro colpo"
"Mentre correvo, mi è partito un altro colpo. Non ho mirato a nessuno, accidenti a me". Così l'agente della polizia stradale che ieri ha sparato il colpo mortale che ha ucciso Gabriele Sandri, in lacrime, si è giustificato davanti al magistrato che lo interrogava. "Ho sparato un colpo in aria e poi, mentre correvo, mi è partito un altro colpo"

08:58  Non ancora trovato il bossolo che ha ucciso Sandri
L'autorità giudiziaria ad Arezzo ha nominato un perito balistico e un medico legale per gli accertamenti di rispettiva competenza. La vicenda deve essere ancora ricostruita. Il bossolo che ha ucciso il tifoso laziale non è stato ancora trovato.

08:56  Oggi le decisioni dell'Osservatorio del Viminale
Per stamane si attendono le prime decisioni dell'Osservatorio sugli eventi sportivi insediato al Viminale. Una riunione, infatti, dello stesso organismo è prevista per le ore 11.


08:24  Il poliziotto che ha sparato ascoltato ieri tutto il giorno
Ieri l'agente di polizia che ha sparato il colpo che ha ucciso Sandri è stato ascoltato per tutto il giorno dal pm che conduce le indagini, Giuseppe Ledda. Ascoltati anche i quattro tifosi laziali che si trovavano in auto con la vittima.

08:20  Oggi pomeriggio l'autopsia sul corpo di Sandri
E' prevista per oggi pomeriggio l'autopsia sul corpo di Gabriele Sandri. Nell'arco della giornata proseguirà la ricostruzione della vicenda da parte degli investigatori, in attesa anche degli esiti delle perizie balistiche e dei rilievi svolti dalla polizia scientifica nell'area di servizio.


08:18  Notte tranquilla, ieri decine di feriti e tre arresti
Notte tranquilla a Roma dopo la giornata di guerriglia urbana scatenata dall'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri in un'area di ristoro dell'A1, vicino ad Arezzo. Il bilancio a fine serata di domenica è stato di "decine" di feriti secondo fonti delle forze dell'ordine che segnalano almeno quattro funzionari addetti all'ordine pubblico medicati in ospedale. Tre persone sono state arrestate.

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« Risposta #3 inserito:: Novembre 12, 2007, 02:41:13 pm »

Il capo della Polizia Manganelli: sapremo prendere le nostre responsabilità


«Quanto accaduto oggi mi inquieta. Da un lato una morte assurda che i nostri cuori e le nostre menti non riescono ad accettare: un giovane ha perso la vita per mano di un poliziotto giovane come lui che era lì per portare legalità e non certo lutti. Dall'altro l'amara constatazione che ancora una volta opposte tifoserie si sono affrontate in nome del fanatismo più bieco e becero». È quanto afferma il capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, prefetto Antonio Manganelli, sulla morte del giovane tifoso, Gabriele Sandri, avvenuta questa mattina in nell'autogrill di Badia Al Pino, nell'aretino.

«Nell'esprimere tanto dolore alla famiglia del giovane ucciso - ha aggiunto il capo della Polizia - mi sento di assicurare che la polizia saprà assumersi le proprie responsabilità e senza reticenze fornirà massima collaborazione alla magistratura incaricata dell'accertamento dei fatti».

«Peraltro - conclude Manganelli - è evidente che il protrarsi di manifestazioni di violenza comunque legate a vicenda calcistiche impone per il futuro ancora maggiore intransigenza e rinnovato fermo rigore nel difficile cammino che mondo della sicurezza e mondo dello sport hanno intrapreso per restituire al gioco del calcio la sua corretta dimensione».


Pubblicato il: 12.11.07
Modificato il: 12.11.07 alle ore 8.55   
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« Risposta #4 inserito:: Novembre 12, 2007, 02:42:40 pm »

12/11/2007
 
Il calcio non c'entra più 
 
 
ROBERTO BECCANTINI
 
Ci si aggrappa a tutto, per tenere legato il calcio al colpo di pistola che, sparato «in aria» da un agente di polizia, ha ucciso Gabriele Sandri. Adesso che negli stadi sono arrivati i tornelli, e i treni hanno espulso i teppisti, si può morire anche così, a 28 anni, per il tragico e folle errore di un uomo in divisa, dopo una rissa fra automobilisti trasformata in zuffa fra laziali e juventini.

Il dolore è straziante. Non esistono cadaveri di serie A e serie B, anche se non siamo di fronte alla guerriglia organizzata che in Catania-Palermo del 2 febbraio determinò l’assassinio dell’ispettore Raciti. Il calcio c’entra di striscio. Tanto che Seedorf si è rifiutato di portare il lutto al braccio. Proprio lui, uno dei giocatori più sensibili. Nella speranza che le autorità facciano luce senza nascondersi dietro il corporativismo più bieco, è stato molto italiano, molto calcistico, tutto il «dopo», con Inter-Lazio rinviata, Atalanta-Milan sospesa per incidenti e Roma-Cagliari bloccata per paura dell’inferno, puntualmente scatenatosi fuori dell’Olimpico.

Dove si è giocato, con il simbolico cordoglio di 10’ di ritardo, gli ultras hanno manifestato non «per» (Sandri), ma «contro» (le forze dell’ordine). Hanno vinto - o, pensando a Lazio-Roma del marzo 2004, hanno rivinto e stravinto - i delinquenti di Bergamo, i vandali della capitale. E un Paese che alimenta simili mostri e non riesce a garantire la sicurezza delle maggioranze normali, non può dirsi civile. Quando il collante è l’odio - fra tifosi, dirigenti, estremisti e polizia/carabinieri - tutto diventa drammaticamente possibile. Anche che scappi un colpo di troppo. E così l’appartenenza di un lutto al suo ambiente può geograficamente sembrare un caso isolato, un eccesso demagogico, non però, viste le conseguenze apocalittiche, un episodio piovuto da un altro mondo. Siamo malati. Potremo fermarci mille volte, e varare centomila decreti, ma se non cambiamo Stato e senso dello Stato dovremo sempre affidarci agli umori del destino. Che ieri non era in forma.

E volevamo gli Europei del 2012.
 
da lastampa.it
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« Risposta #5 inserito:: Novembre 13, 2007, 06:43:12 pm »

IN PRIMO PIANO - L'INCHIESTA

E Manganelli scelse la tattica dei «due tagli»


ROMA — Per spezzare la spirale di rabbia e violenza che s'è innescata domenica sera, un taglio soltanto non basta. Ne occorrono almeno due.

Uno su ciò che ha provocato la tragedia — l'uccisione al mattino di Gabriele Sandri per mano di un poliziotto — e l'altro sulla guerriglia che in serata s'è abbattuta sulle strade di Roma. Al Viminale ne sono convinti e consapevoli, e oggi il ministro Amato lo ripeterà in Parlamento. Ma prima ancora, le mosse investigative della stessa polizia sui due «punti critici» di una giornata di sangue e di guerriglia sembrano perseguire proprio questi obiettivi. I due tagli.

Non è usuale che un questore, spiegando pubblicamente le dinamiche di un episodio, precisi che «ci potrebbe essere un ulteriore passaggio peggiorativo per l'indagato», cioè l'agente che ha sparato il colpo che ha ucciso Sandri. È stato il magistrato a insistere perché il reato contestato sia, al momento, l'omicidio colposo, il più lieve tra quelli ipotizzabili, in attesa dei risultati delle perizie balistiche. Ma mentre lui conteneva l'accusa «al minimo», la polizia raccoglieva e trasmetteva in tutta fretta la testimonianza del conducente di un'auto che dice di aver visto l'agente sparare a braccia tese e unite. Ad altezza d'uomo.
A questo (ed altro, probabilmente) si riferiva il questore, in una conferenza stampa che è stata perfino criticata da un sindacato di polizia, ma indetta proprio per far intendere che si sta facendo il massimo sforzo per accertare la verità. Come ha voluto ribadire il capo della polizia Manganelli presentandosi nei telegiornali.

Attribuire con certezza e chiarezza le responsabilità dell'omicidio in autostrada è il presupposto — nelle intenzioni del Viminale — per intervenire sull'altra faccia della medaglia, le violenze degli ultras scatenate da quel fatto. Un pretesto, secondo gli investigatori che da anni controllano ciò che avviene nelle curve degli stadi, per far esplodere una rivolta che covava da tempo, contro le forze dell'ordine che coalizzano anche le tifoserie rivali. Il timore è che non sia finita con gli incidenti di domenica. E che gli assalti alle caserme di polizia e carabinieri siano il frutto di una precisa strategia pianificata a tavolino con l'obiettivo di «stanare» gli agenti e i militari che non avevano risposto agli assalti in strada, farli uscire dalle loro sedi e aggravare il bilancio della giornata. È lì che i responsabili della sicurezza vogliono intervenire col secondo taglio.

 Dietro alla decisione di attaccare alcuni luoghi simbolo del potere costituito, c'è chi ha parlato di «eversione», e la Procura di Roma s'è spinta a ipotizzare l'aggravante del terrorismo per le quattro persone arrestate. Ipotesi che al di là del senso «politico» che si può dare alla decisione di scagliarsi contro un posto di polizia, appare un po' azzardata. Di sicuro le curve e i gruppi ultras sono divenuti terreno di reclutamento dell'estremismo politico, in particolare quello neofascista, come ha ripetuto ancora Manganelli. Ed è probabile che dal lavoro degli investigatori che prosegue per identificare il maggior numero possibile di «assalitori» venga fuori qualche volto noto di quell'area. Ma, ad esempio, i quattro fermati a Roma non hanno precedenti specifici, nemmeno per incidenti «da stadio»; non sono conosciuti come estremisti né sarebbero aderenti a organizzazioni politiche. C'è dunque qualcosa di più e di diverso dietro quanto è successo e potrebbe succedere. Difficilmente catalogabile sotto la voce «terrorismo», ma ugualmente pericoloso e preoccupante.


Giovanni Bianconi
13 novembre 2007

da corriere.it
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