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Autore Discussione: Luigi Cancrini - Allarme minorenni  (Letto 2700 volte)
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« inserito:: Novembre 11, 2007, 04:44:13 pm »

Allarme minorenni

Luigi Cancrini


Il rapporto pubblicato dal ministero della Salute propone alcune notizie interessanti. Il numero degli assistiti aumenta ancora toccando quota 171mila con una percentuale del 21% di nuovi casi.

L´invecchiamento continuo di questa particolare popolazione costituita in gran parte ormai da pazienti cronici di una certa età in trattamento da anni con metadone o con altri sostitutivi. L´ascesa continua, sempre più evidente fra i nuovi ingressi, della dipendenza da cocaina e la diminuzione corrispondente, ugualmente più marcata fra i nuovi, di quelle da eroina. L´aumento, modesto numericamente ma significativo dal punto di vista statistico, degli adolescenti in cura presso i servizi pubblici. L´assenza sostanziale di dati relativi all´alcool e all´alcolismo che continuano ad essere considerati, in molte regioni italiane un problema che non è di competenza di questi servizi.

Si tratta di dati che meritano una riflessione attenta nel momento in cui sta iniziando, alla Camera, l´iter di una legge che dovrebbe riordinare tutto questo settore. Uscendo, io almeno lo spero, dalla fase delle polemiche ideologiche fra chi considera lecito e chi vuole proibire l´uso degli spinelli. Occupandosi sul serio, in termini di prevenzione e terapia, dei problemi proposti dal nuovo mercato della droga. Rendendosi conto con chiarezza, a questo scopo, che le statistiche sui tossicodipendenti assistiti dai Sert riproposte oggi dal ministero della Sanità sono statistiche estremamente parziali, immediatamente e naturalmente collegate al tipo di risposte che in questi servizi si è in grado di dare.

Si rifletta, per rendersene conto, sul dato relativo agli adolescenti. Quelli curati presso i Sert nel 2006 sono stati in tutta Italia 327. Quello che io so e che tutti quelli che di questi problemi si occupano sanno, tuttavia, è che la gran parte dei ragazzi che abusano pesantemente di cocaina oggi (o di cocaina e di ecstasy e di ketamina) non arrivano alle strutture di terapia perché non ritengono di avere bisogno di aiuto. Anche nei casi, rari, in cui le famiglie vengono a sapere della loro abitudine i loro genitori non vanno nelle strutture pubbliche percepite come luoghi in cui i figli incontrerebbero dei tossicomani «veri». Chiedono aiuto ai privati, dunque, medici o psicologi.

Una statistica vera, capace di tenere conto di tutti questi dati porterebbe a moltiplicare almeno per cento il numero delle situazioni per cui è necessario ed opportuno un intervento terapeutico. Proponendo la necessità di affiancare agli attuali servizi per i tossicodipendenti centri di ascolto aperti in prima battuta alle famiglie oltre che agli individui in difficoltà. Come accade per esempio in Messico dove il centro cosiddetto di integrazione giovanile, un´agenzia nazionale finanziata dal governo e dai singoli Stati ha messo in opera più di 200 strutture, ben collegatei con le istituzioni locali di volontariato, la cui attività è incentrata soprattutto sulla prevenzione e sull´appoggio ai ragazzi e ai giovani a rischio. Sono strutture di questo tipo quelle che permetterebbero di dare numeri più reali e risposte più adeguate di quelli che riusciamo a dare oggi in tema di diffusione della droga tra i giovani ed i giovanissimi. Affrontando in modo corretto quella che si sta proponendo sempre di pù come una vera e propria emergenza.

Un secondo punto su cui mi sembra importante insistere riguarda la percentuale dei casi di dipendenza da cocaina. L´aumento che viene segnalato dal ministero (dall´1,3% del 1991 al 14% del 2006) è molto più basso di quello suggerito dall´esperienza clinica e dei ricercatori. Frequenti in persone che non si considerano malate o drogate e diffuse in ceti sociali in cui anche i più gravi non ricorrono al servizio pubblico, le dipendenze da cocaina sono oggi più numerose di quelle legate all´eroina.

Quello che negativamente incide anche qui, sulle statistiche rese note ieri è il fatto che la gran parte dei Sert sono servizi sintonizzati soprattutto sulle esigenze di cura degli eroinomani. Il che vuol dire, in buona sostanza, che quella di cui c´è bisogno, se vogliamo affrontare il problema cocaina, è una politica dei servizi centrata sull´esigenza di intercettare, dando loro risposte adeguate, questo nuovo tipo di utenti. Sapendo che i loro bisogni sono abitualmente di ordine più psicoterapeutico che medico ed attrezzando opportunamente, a tal fine i centri di cura. Utilizzando magari, se si riuscirà ad approvarla, la legge sulle psicoterapie oggi in discussione alla Camera. Ma affrontando nello stesso tempo il problema costituito dalla necessità di una riorganizzazione profonda dei nostri servizi di cura.

Riportare questo tema fra le grandi priorità di un paese che vuole garantirsi i livelli maggiori di sicurezza e di civiltà è, in effetti, uno dei compiti più importanti che abbiamo oggi davanti a noi. I pacchetti legislativi sulla sicurezza e gli inasprimenti delle pene a chi ne vìola le norme serviranno a poco se non riusciremo a dare risposte adeguate a chi sta male ed ha bisogno di aiuto. Perché è questo il modo più efficace a nostra disposizione per evitare tanti scivolamenti delinquenziali. Che l´opinione pubblica se ne renda conto o no, che i sondaggi lo indichino o meno in modo chiaro, le cose oggi, nelle strade d´Italia, stanno così. Anche se i politici di questo Paese sembrano averlo dimenticato, a differenza di quanto avviene in tanti altre parti del mondo dove su questo si lavora e si discute molto di più che da noi.

Pubblicato il: 11.11.07
Modificato il: 11.11.07 alle ore 15.04   
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