LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: PAPA FRANCESCO.  (Letto 12982 volte)
Arlecchino
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« Risposta #90 il: Maggio 06, 2017, 05:36:28 »

03 mag I

Massoni tifano per Bergoglio. Ma lui li vede come la peste

Due sole volte papa Francesco ha parlato in pubblico dei massoni e della massoneria. E sempre contro.

La prima volta sull'aereo di ritorno dal viaggio in Brasile, il 28 luglio 2013. Interpellato sul caso di monsignor Battista Ricca e sulla "lobby gay", ha detto:

"Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il problema non è avere questa tendenza, no. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me".

La seconda volta a Torino il 21 giugno 2015. Incontrando dei giovani e rispondendo a braccio ad alcune loro domande a un certo punto ha detto:

"In questa terra alla fine dell’Ottocento c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia. Ma andate a cercare quanti santi e quante sante sono nati in quel tempo! Perché? Perché si sono accorti che dovevano andare controcorrente rispetto a quella cultura, a quel modo di vivere".

In privato, però, Francesco è tornato molto più spesso sull'argomento. La massoneria è la sua bestia nera, già da quando viveva in Argentina. Non tollera che si infiltri nella Chiesa ed è arciconvinto che essa sia presente nell'Ordine dei Cavalieri di Malta e che da lì vada estirpata.

Nella lettera del 1 dicembre scorso del papa al cardinale Raymond L. Burke, patrono dell'Ordine, c'è un passaggio che a un occhio esperto chiaramente allude alla massoneria. Ed è il primo dei punti sui quali Francesco esige una riforma dell'Ordine:

"In particolare, si dovrà evitare che nell'Ordine si introducano manifestazioni di spirito mondano, come pure appartenenze ad associazioni, movimenti e organizzazioni contrari alla fede cattolica o di stampo relativista. Qualora ciò dovesse verificarsi, si inviteranno i Cavalieri che eventualmente fossero membri di tali associazioni, movimenti ed organizzazioni a ritirare la loro adesione, essendo essa incompatibile con al fede cattolica e l'appartenenza all'Ordine".

Ma già il 9 settembre del 2014, nell'udienza in cui il papa rimosse il cardinale Burke da prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica per nominarlo patrono dell'Ordine, gli assegnò come compito prioritario proprio "la necessaria eliminazione di uno spirito secolare e specificamente della massoneria dall'Ordine di Malta".

È quanto ha riferito lo stesso cardinale Burke in un rapporto sulle recenti traversie dell'Ordine, da lui autorizzato a circolare riservatamente tra i Cavalieri di Germania, ma in seguito trapelato a un più largo pubblico.

In quella stessa udienza, il papa disse che non aveva una "esatta informazione" sulla presenza di massoni tra i Cavalieri, ma che "era certo della loro esistenza".

E anche in seguito Francesco è tornato a picchiare forte su questo chiodo. Nell'udienza data a Burke lo scorso 10 novembre, al cardinale che gli diceva di non essere riuscito a individuare nessun massone tra i Cavalieri il papa ordinò di continuare a cercare quelle "liste di massoni, che devono per forza esistere", e aggiunse che avrebbe incluso questo mandato in una lettera ufficiale, che in effetti fu quella del 1 dicembre sopra citata.

Papa Francesco ha insistito su questo punto non solo con il cardinale patrono, ma anche con i massimi dirigenti dell'Ordine.

Il 23 giugno del 2016, vigilia della festa di san Giovanni che è il patrono dei Cavalieri di Malta, ricevendo in udienza l'allora Gran Maestro Fra' Matthew Festing e il Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager – cioè proprio i due avversari nel conflitto che stava per scoppiare dentro l'Ordine – Francesco domandò loro a bruciapelo che cosa sapessero "dei progressi fatti dal cardinale Burke nel ripulire l'Ordine dai massoni". Al che entrambi si resero conto che questa era davvero la "principale preoccupazione" del papa.

Nella lettera con cui il papa si è rivolto ai grandi elettori che si apprestavano lo scorso 29 aprile ad eleggere il Luogotenente del Gran Maestro nella persona di Fra' Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, manca un nuovo esplicito comando a "ripulire l'Ordine dai massoni".

Ma c'è più di un motivo per credere che anche a questo il papa continui a pensare, quando raccomanda di provvedere alle "riforme necessarie" per il "rinnovamento spirituale" dell'Ordine.

Nessun dubbio, insomma, che Jorge Mario Bergoglio sia profondamente ostile alla massoneria e tema come la peste una sua infiltrazione nella Chiesa, al punto da vedere massoni anche là dove forse non ce ne sono.

Ciò che è strano è invece l'entusiasmo che la massoneria manifesta verso questo papa. È un tifo che mai c'è stato per nessuno dei papi suoi predecessori.

Una sterminata antologia delle lodi che massoni di tutto il mondo elevano a Bergoglio da quando è stato eletto papa è in corso di pubblicazione on line. Ne sono uscite finora due puntate su tre:

 03 maggio 2017 

Da - http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/03/i-massoni-tifano-per-bergoglio-ma-lui-li-vede-come-la-peste/?ref=HEF_RULLO
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« Risposta #91 il: Maggio 27, 2017, 04:10:09 »

Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"

Accolto da applausi e cori da stadio nel magazzino rotoli, "Non reddito per tutti, ma lavoro per tutti"

Di NADIA CAMPINI
27 maggio 2017

Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"
"Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe". E anche: "A volte si pensa che lavoratore lavora bene solo perchè è pagato, ma questa è grave disistima dei lavoratori, il lavoratore inizia a lavorare bene per dignità, il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori perché lavora con loro, l'imprenditore prima di tutto deve essere un lavoratore, nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore". Sono parole forti quelle che papa Francesco rivolge ai lavoratori genovesi nel capannoni dell'Ilva, la sua prima sosta nella giornata genovese e i lavoratori lo ripagano con applausi e 'bravo, bravo'.

In fabbrica è arrivato accolto da cori da stadio 'Francesco, Francesco', appena sceso dall'auto si è soffermato davanti alla mostra di Massimo Minella poi è entrato nel capannone. "E' la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà" sono le prime parole al suo ingresso,
 Il cardinale Angelo Bagnasco nel benvenuto ha ricordato che l'attenzione al mondo del lavoro genovese risale addirittura al 1943. Poi tocca alle parole dei rappresentanti del mondo del lavoro. Papa Francesco parla delle "tipiche proprietà dell'imprenditore, la creatività, la passione per le opere delle proprie mani e dell'impresa. Non c'è buona economia senza buoni imprenditori"".

Gli applausi scrosciano anche quando il Papa cita l'articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una repubblica fondata su...” e fa una pausa per dare il tempo ai lavoratori di completare urlando "sul lavoro", poi ancora più applausi scrosciano quando Francesco dice che l'obiettivo deve essere "non il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti" e neanche la pensione anticipata.
Il Papa accolto all'Ilva da applausi e cori da stadio

Alle sette ll magazzino-capannone dell'Ilva è già affollato, in prima fila gli uomini dell'Ilva, elmetti gialli e tute arancioni e blu, in mano la bandierina bianca e gialla con la scritta 'viva il Papa' distribuita all'ingresso, i pullman hanno continuato ad affluire in modo ininterrotto per oltre un'ora, portando i tanti lavoratori che vogliono vedere Francesco, 3500 sono quelli ammessi, ma le richieste sono state molte di più. Il palco è coperto di sagome di lamiera a forma di mezzi rotoli, il simbolo dei laminati che qui ancora si producono e mezzi rotoli fanno da sfondo al magazzino che si estende dietro al palco quasi a perdita d'occhio. Non è la prima volta che questo stabilimento, che allora si chiamava Italsider, oggi Ilva, accoglie un Papa, ma l'attesa di Francesco ha qualcosa di diverso.

In fabbrica in rappresentanza del mondo del lavoro sono arrivati anche il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco, il segretario della Fim Alessandro Vella, Edoardo Garrone, Giampiero Mondini, il presidente dell'Autorità Portuale Paolo Signorini, l'assessore regionale Gianni Berrino e tanti altri ancora. Su un grande schermo alle spalle del palco scorrono le immagini del filmato che racconta come lo stabilimento si è preparato all'arrivo del Papa.
 Quattro le domande preparate per l'incontro, a rivolgerle sono stati Ferdinando Garrè, imprenditore del distretto riparazioni navali, Micaela, rappresentante sindacale, Sergio, un lavoratore in formazione, Vittoria, disoccupata, al centro il tema del lavoro che non c'è, che è intralciato da burocrazia e ostacoli, che fatica ad affermarsi come valore.

In risposta alle sollecitazioni delle domande papa Francesco sottolinea che non tutti i lavori sono buoni, non sono buoni quelli che si occupano di traffico d'armi, di malavita e dalla parte dei lavori cattivi mette anche il gioco d'azzardo, poi aggiunge che "cattivo è anche il lavoro di chi è pagato per non avere orari", e critica anche 'i culti di puro consumo e piacere', come la scelta di negozi aperti 24 ore su 24, che favoriscono il culto del consumo, mentre "il lavoro è fatica, ma una società edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro”.

 Poi termina con una preghiera sul lavoro, la benedizione a "lavoratori, imprenditori, disoccupati' in tanti rispondono con il segno della croce e poi di nuovo parte l'applauso e il coro "Francesco, Francesco"

 Riproduzione riservata 27 maggio 2017

Da - http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/05/27/news/papa_all_ilva-166522831/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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« Risposta #92 il: Maggio 27, 2017, 04:13:40 »


Papa all'Ilva: il buon imprenditore non pensa di risolvere i problemi licenziando

    Di Carlo Marroni 27 maggio 2017

«Chi pensa di risolvere i problema della sua impresa licenziando gente non è un buon imprenditore».
Parole del Papa, che questa mattina ha iniziato la sua visita a Genova nello stabilimento dell'Ilva di Genova-Cornigliano.
Davanti a 3500 tra operai e imprenditori, Bergoglio ha parlato a lungo dei temi del lavoro e dell'economia, ricordando la sua pastorale su questi temi.

«Economia nelle mani degli speculatori è senza volto»
«Quando l'economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina, l'economia perde il volto e i volti e una economia senza volti è astratta. Dietro delle decisioni dello speculatore non ci sono persone. Diventa un'economia senza volto e quindi un'economia spietata» aggiungendo che «bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori». E una critica alla politica. «Qualche volta il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Perché? Perché crea burocrazia e controlli partendo dall'ipotesi che gli attori dell'economia siano speculatori, e così chi non lo è, è svantaggiato, chi invece lo è, trova i mezzi per eludere i controlli. Si sa che i regolamenti e le leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti».

«Sfruttare i lavoratori è anticostituzionale»
Per Bergoglio – che ha ascoltato le domande di un imprenditore, di una lavoratrice interinale e di una disoccupata- «attorno al lavoro si edifica l'intero patto sociale: quando non si lavora, si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia ad entrare in crisi» ha detto citando anche il primo articolo della Costituzione italiana. «Possiamo dire che togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente con un lavoro indegno e malpagato è anticostituzionale. E allora se non fosse fondata sul lavoro la Repubblica italiana - ha rilevato Bergoglio – non sarebbe una democrazia. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro perché nega la dignità del lavoro».

«Pensione all'età giusta»
Le persone lavorano bene innanzitutto «per la dignità e per l'onore». Poi il tema dell'età pensionabile: «Si deve andare in pensione all'età giusta». Mettendosi nei panni di un prepensionato ha detto: «Ho per mangiare? Sì. Ho la dignità? No, perché non ho il lavoro». E comunque «non tutti i lavori sono buoni, ce ne sono anche di cattivi» ha aggiunto citando «il traffico di armi, la pornografia, il gioco d'azzardo» ma anche «il lavoro chi non rispetta i diritti dei lavoratori, la natura o che non mette limite agli orari». Il Papa ha detto che il lavoro è buono ma può anche essere «molto cattivo».

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-27/papa-ilva-buon-imprenditore-non-pensa-risolvere-problemi-licenziando-102053.shtml?uuid=AEVP0HUB
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« Risposta #93 il: Luglio 11, 2017, 12:12:53 »

Il Papa: "Stolto far lavorare a lungo gli anziani mentre i giovani sono disoccupati"

Nel suo discorso alla Cisl il pontefice chiede ai sindacati di "trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari", occuparsi delle lavoratrici e non trascurare la "sana cultura dell'ozio"

28 giugno 2017

"E' una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti". Questa la forte denuncia di Papa Francesco nel discorso ai delegati al Congresso nazionale della Cisl, che ha ricevuto questa mattina in Aula Nervi prima dell'Udienza Generale.

Il monito di Bergoglio è per "un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare" ricordando che "le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni".

Francesco ha poi sottolineato che "Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè 'giustizia insieme'. Non c'è giustizia insieme - ha scandito - se non è insieme agli esclusi. Il buon sindacato rinasce ogni giorno nelle periferie, trasforma le pietre scartate dell'economia in pietre angolari".

"Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato - ha continuato il Papa - perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, oppure perchè la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti".

"Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero 'venduto per un paio di sandali'."

"Ma - denuncia il pontefice - col passare del tempo ha finito per somigliare troppo ai partiti politici, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia."

Il Papa si è soffermato poi sulla condizione della donna: "E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: 'no, ma c'è quell'imprenditrice, quell'altra...'. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata... Vi incoraggio a continuare e a fare di più.

Bergoglio ha ricordato anche l'importanza della dignità umana oltre la dimensione del lavoro: "Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perchè la persona non è solo lavoro. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi."

Le parole del papa descrivono poi il dovere dei buoni cristiani: “Mai persecutori né uomini o donne arroganti, onesti e mai venditori di fumo. Questa fedeltà allo stile di Gesù verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: 'martirio', testimonianza. Ma il martirio non è nemmeno l'ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità".

"Ripugna ai cristiani l'idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati 'martiri'. No, questi non sono martiri! Non c'è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all'atteggiamento dei figli di Dio".

© Riproduzione riservata 28 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/06/28/news/il_papa_stolto_far_lavorare_a_lungo_gli_anziani_mentre_i_giovani_sono_disoccupati_-169358075/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_28-06-2017
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