LA-U dell'ulivo
Dicembre 10, 2018, 07:24:48 am *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
   Home   Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
Pagine: 1 ... 5 6 [7] 8
  Stampa  
Autore Discussione: PAOLO RODARI.  (Letto 25252 volte)
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #90 inserito:: Ottobre 30, 2016, 11:46:46 am »

Papa Francesco verso la Svezia. "Riforma e scrittura, cattolici imparino da Lutero “
Il nuovo viaggio del Pontefice, dal 31 ottobre al primo novembre, preceduto da aperture al messaggio protestante e slanci ecumenici.
"Al di là di tante questioni aperte, siamo già uniti".
E la purificazione luterana ricorda molto il rinnovamento che Bergoglio sta portando avanti all'interno della Chiesa

28 ottobre 2016

CITTÀ DEL VATICANO - "Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore", ha detto Francesco tornando lo scorso giugno dal viaggio in Armenia. E, nella sostanza, l’ha ripetuto anche pochi giorni fa in Vaticano davanti a una statua dello stesso Lutero che, con scandalo di alcune frange cattoliche più conservatrici, faceva mostra di sé nell’Aula Paolo VI durante un’udienza con gli evangelici: "Al di là di tante questioni aperte che ancora ci separano, siamo già uniti", ha detto il Papa. E così ancora quest’oggi, in una lunga intervista concessa alla Civiltà Cattolica. "Riforma e Scrittura", ha detto Francesco, sono le due parole che vengono in mente al Papa "su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana". E ancora: "All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa". Ma "Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo". Ha, in sostanza, portato avanti una riforma di cui si è parlato anche recentemente, prima dello scorso conclave. "Nelle Congregazioni prima del conclave – ha ricordato Bergoglio - la richiesta di una riforma" è stata "sempre viva e presente".

È questa la chiave di lettura del viaggio che Bergoglio si appresta a fare (dal 31 ottobre al primo novembre) in Svezia, con tappe a Lund per una preghiera ecumenica e poi a Malmö: fare memoria della riforma di Lutero, una riforma che non ha causato soltanto divisioni, ma anche una purificazione che, piaccia o no, ricorda molto il rinnovamento che il Papa sta cercando di portare all’interno della Chiesa: la lotta contro i privilegi, il carrierismo, la mondanizzazione, e anche contro le piaghe che ancora attanagliano - memorabile in questo senso il suo discorso alla curia romana del dicembre del 2014 - il clero e le gerarchie.

E non è un caso che proprio pochi giorni prima della partenza del Papa, sia stata Civiltà Cattolica, la rivista di gesuiti vicinissima al Pontefice, a scrivere della buona riforma di Lutero: la sua intenzione era di riformare la Chiesa in senso evangelico, insomma la medesima intenzione che muove Bergoglio. Giancarlo Pani riporta la tesi dello storico Erwin Iserloh secondo cui l’affissione delle 95 tesi sulle indulgenze sarebbe pura leggenda e per di più contraddirebbe le stesse intenzioni del riformatore. Lutero scrisse semplicemente ai vescovi interessati "per un problema di coscienza e di pastorale" in quanto "la predicazione delle indulgenze per la fabbrica di San Pietro è ingannevole perché garantisce la salvezza". Mentre "nessuno è sicuro della propria salvezza. Il vescovo deve predicare non le indulgenze, ma il Vangelo e le opere di carità".

Certo, la strada della “riabilitazione” di Lutero non muove semplicemente da Francesco. Già Ratzinger si mosse in questo senso, addirittura entrando da Papa nel 2011 nell’ex convento di Erfurt, lì dove Lutero maturò - secondo le parole dello stesso Benedetto XVI - "le sue ineludibili domande su Dio, quelle che in forma nuova dovrebbero diventare anche le nostre di oggi". Come a dire: il Dio di Lutero è il nostro Dio, il suo fuoco riformatore è anche il nostro. E così, del resto, recita anche il documento congiunto cattolico-luterano pubblicato nel 2013: "Oggi i cattolici sono in grado di comprendere le preoccupazioni riformatrici di Martin Lutero e di considerarle con un’apertura mentale maggiore di quanto sembrasse possibile in precedenza". In sostanza, "la sua intenzione era quella di riformare, e non di dividere, la Chiesa".

Ma è chiaro che è con Francesco che la riabilitazione del monaco tedesco e di tutto ciò che da lui è nato potrebbe incanalarsi su una strada definitiva. Anche perché, come sostiene la vescova luterana Margot Kässmann, ambasciatrice per l’Anno luterano della Chiesa evangelica di Germania, c’è molto in Francesco del fuoco riformatore di Lutero. Dice: "Anche Lutero voleva riformare la sua Chiesa, la Chiesa romana cattolica. Tutti noi sappiamo che la Chiesa ma anche la società hanno continuamente bisogno di essere riformate. E se guardiamo a Francesco, lui oggi sta riformando la Chiesa cattolica. Lutero ha cominciato la sua riforma partendo dalla Bibbia. Penso che ancora oggi sia importante che ogni riforma riparta dalla Bibbia".

Così anche Jürgen Moltmann, fondatore della teologia della speranza, che in un dialogo con il cardinale Kasper apparso su Vita e Pensiero, oltre a proporre la suggestiva idea di "un Concilio mondiale di tutte le Chiese cristiane", ha detto senza mezzi termini che "un ritorno al papato del periodo precedente a Costantino non solo è desiderabile come riformati, ma penso anche come cattolici. Necessitiamo di un ministero petrino 'rinnovato' e comune alla luce del Vangelo. Già Benedetto XVI durante la sua visita in Germania nel 2011 chiese ai cattolici 'un nuovo incontro' con Martin Lutero". In effetti, ha chiosato Kasper, "possiamo condividere molte delle preoccupazioni di Lutero, nonostante le differenze esistenti, in modo da imparare da lui".

© Riproduzione riservata 28 ottobre 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/10/28/news/papa_francesco_viaggio_in_svezia-150792108/?ref=HREC1-25
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #91 inserito:: Dicembre 22, 2016, 04:47:50 pm »

Papa Francesco alla curia vaticana: "Da tradizionalisti resistenze malevole alla riforma"
Nell'incontro per gli auguri natalizi il pontefice elenca le novità introdotte e mette in guardia dall'opposizione di "menti distorte" che sono "ispirate dal demonio".
E avverte: "Cambiamento non è un lifting, Chiesa tema le macchie, non le rughe"

Di PAOLO RODARI
22 dicembre 2016

CITTA' DEL VATICANO - Il cammino della riforma della Curia romana che papa Francesco sta portando avanti incontra "anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive, spesso in veste di agnelli". È la dura denuncia pronunciata questa mattina dallo Francesco nel discorso a cardinale e vescovi della Curia Romana riuniti nella Sala Clementina per lo scambio degli auguri natalizi. Un tipo di resistenza, ha osservato, che "si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l'atto, l'attore e l'azione". Dice Francesco anche che ci sono "resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del 'gattopardismo' spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima". e aggiunge: "Non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie".

Nel giorno in cui chiama in diretta Uno Mattina per complimentarsi per i 30 anni della trasmissione Rai e per rivolgere i propri auguri natalizi, Francesco usa il consueto appuntamento pre natalizio con la curia per entrare nel cuore di uno dei significati più profondi del suo pontificato: la riforma di una Chiesa che in alcuni suoi esponenti vuole "che tutto resti come prima". Ci sono, dice senza citare i quattro porporati che gli hanno avanzato per lettera i propri dubbi sul testo sinodale Amoris Laetitia dedicato anche alle ferite della famiglia, delle "resistenze aperte che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero". Poi le "resistenze nascoste" e le "resistenze malevole che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso in veste di agnelli). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione".

Francesco indica anche alcuni criteri attraverso i quali metter in campo la riforma: anzitutto l’importanza della conversione individuale senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti nelle strutture. "La vera anima della riforma – dice - sono gli uomini che ne fanno parte e la rendono possibile. Infatti, la conversione personale supporta e rafforza quella comunitaria".

Quindi la pastoralità: "Essendo la Curia una comunità di servizio fa bene anche a noi, chiamati ad essere Pastori nella Chiesa, lasciare che il volto di Dio Buon Pastore illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione". Francesco ricorda Paolo VI che ammonì: "Non sia pertanto la Curia romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonistica e ritualistica, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione; di fratelli e di figli del Papa, che tutto fanno, ciascuno con rispetto all’altrui competenza e con senso di collaborazione, per servirlo nel suo servizio ai fratelli ed ai figli della Chiesa universale e della terra intera".

Poi la missionarietà: "È il fine principale di ogni servizio ecclesiastico ossia quello di portare il lieto annuncio a tutti i confini della terra", come ci ricorda il magistero conciliare, perché "ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza fedeltà della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo".

Quindi la razionalità: "Sulla base del principio che tutti i Dicasteri sono giuridicamente pari tra loro, risultava necessaria una razionalizzazione degli organismi della Curia Romana24, per evidenziare che ogni Dicastero ha competenze proprie. Tali competenze devono essere rispettate ma anche distribuite con razionalità, con efficacia ed efficienza. Nessun Dicastero, dunque, può attribuirsi la competenza di un altro Dicastero, secondo quanto fissato dal diritto, e d’altra parte tutti i Dicasteri fanno riferimento diretto al Papa".

E ancora la funzionalità: "L’eventuale accorpamento di due o più Dicasteri competenti su materie affini o in stretta relazione in un unico Dicastero serve per un verso a dare al medesimo Dicastero una rilevanza maggiore (anche esterna); per altro verso la contiguità e l’interazione di singole realtà all’interno di un unico Dicastero aiuta ad avere una maggiore funzionalità (ne sono esempio i due attuali nuovi Dicasteri di recente istituzione)".

La modernità: "Ossia la capacità di leggere e di ascoltare i segni dei tempi". In questo senso, "provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale". Ciò era richiesto dal Concilio Vaticano II: "I dicasteri della Curia romana siano organizzati in modo conforme alle necessità dei tempi, dei paesi e dei riti, specialmente per quanto riguarda il loro numero, il loro nome, le loro competenze, i loro metodi di lavoro ed il coordinamento delle loro attività".

La sobrietà: "In questa prospettiva sono necessari una semplificazione e uno snellimento della Curia: accorpamento o fusione di Dicasteri secondo materie di competenza e semplificazione interna di singoli Dicasteri; eventuali soppressioni di Uffici che non risultano più rispondenti alle necessità contingenti. Inserimento nei Dicasteri o riduzione delle commissioni, accademie, comitati ecc., tutto in vista della indispensabile sobrietà necessaria per una corretta e autentica testimonianza".

La sussidiarietà: "Riordinamento di competenze specifiche dei diversi Dicasteri, spostandole, se necessario, da un Dicastero ad un altro, per raggiungere l’autonomia, il coordinamento e la sussidiarietà nelle competenze e l’interconnessione nel servizio". La sinodalità: "Il lavoro della Curia dev’essere sinodale: abituali le riunioni dei Capi Dicastero, presiedute dal Romano Pontefice29; regolari udienze “di tabella” dei Capi Dicastero; consuete riunioni interdicasteriali. La riduzione del numero dei Dicasteri permetterà incontri più frequenti e sistematici dei singoli Prefetti con il Papa ed efficaci riunioni dei Capi dei Dicasteri, visto che non possono essere tali quelle di un gruppo troppo numeroso".

La cattolicità: "Tra i collaboratori, oltre ai sacerdoti e consacrati/e, la Curia deve rispecchiare la cattolicità della Chiesa con l’assunzione di personale proveniente da tutto il mondo, di diaconi permanenti e fedeli laici e laiche, la cui scelta dev’essere attentamente effettuata sulla base della loro ineccepibile vita spirituale e morale e della loro competenza professionale. È opportuno prevedere l’accesso a un numero maggiore di fedeli laici specialmente in quei Dicasteri dove possono essere più competenti dei chierici o dei consacrati".

La professionalità: «"È indispensabile che ogni dicastero adotti una politica di formazione permanente del personale, per evitare l’arrugginirsi e il cadere nella routine del funzionalismo". La gradualità: "La gradualità è il frutto dell’indispensabile discernimento che implica processo storico, scansione di tempi e di tappe, verifica, correzioni, sperimentazione".

© Riproduzione riservata
22 dicembre 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/12/22/news/papa_francesco_alla_curia_vaticana_da_tradizionalisti_resistenze_malevole_alla_riforma_-154645227/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_22-12-2016
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #92 inserito:: Gennaio 02, 2017, 06:56:27 pm »


Il docufilm
Il Papa confessa: «La Corte pontificia deve cambiare»
Di Carlo Marroni 10 dicembre 2016

«La Corte pontificia mantiene una tradizione un po' atavica, non lo dico in senso negativo, ma questo deve cambiare». Lo dice il Papa nel docufilm “Papa Francesco: come Dio comanda” che andrà in onda domenica sera su Sky Atlantic e prodotto da 42/o Parallelo, che l’Ansa ha visionato. Il Papa parla dei «problemi morali gravi e di temi legati alle una questioni finanziarie, agli scandali morali»; «bisogna sanare queste cose con la conversione a partire dal Papa che è il primo a doversi convertire». Papa Francesco tra un settimana compirà 80 anni, data-simbolo per la Chiesa, quando un vescovo o cardinale lascia ogni incarico residuo. Naturalmente non per il Papa.
   
    03 dicembre 2016

Francesco poi affronta altri argomenti, che riguardano la sua vita quotidiana di Pontefice: «Quando viene un Capo di Stato io devo riceverlo con la dignità del protocollo che si merita. È vero che col protocollo ho mille problemi, però devo rispettarlo. Sai la differenza tra il terrorismo e il protocollo? Che con il terrorismo si può negoziare». La giornata di sabato ha visto Bergoglio affrontare molti impegni pubblici, tra cui l'udienza dell’Associazione Rurale Cattolica Internazionale. Nel suo discorso ha detto che bisogna sostenere l’agricoltura, e dire basta con «ingiusti metodi speculativi. Viviamo il paradosso di un'agricoltura non più considerata settore primario dell'economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo, negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali».

E ancora: «In alcune aree geografiche, infatti, lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo. Questo però significa rimediare alla carenza degli apparati istituzionali, all'iniqua acquisizione di terre la cui produzione - denuncia il Pontefice - è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali».

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-12-10/il-papa-confessa-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve--140507.shtml?uuid=ADXnTMBC
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #93 inserito:: Gennaio 12, 2017, 11:38:09 pm »

   Opinioni
Carlo Troilo   
· 11 gennaio 2017

Dove va Papa Francesco
Vaticano      
Troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione di Papa Bergoglio

Approfitto della ospitalità de l’Unità per fare alcune osservazioni critiche su Papa Bergoglio, per il quale troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione. Con l’aiuto delle tv italiane, pubbliche e private, trasformate tutte in succursali di “Radio Maria”, ma anche di giornali laici e di sinistra. Valga per tutti l’intervista a Dario Viganò, prefetto per la Comunicazione del Vaticano, pubblicata con grande risalto e senza commenti da Il Fatto Quotidiano per gli ottanta anni del Pontefice: «Dal divorzio all’aborto alle coppie omosessuali, il Papa incontra tutti… Il Papa ha vinto. Il suo stile ha destabilizzato la Curia».

E preoccupa un sondaggio secondo cui l’82% degli Italiani avrebbe “fiducia” nel Papa (e non – ovviamente – nelle istituzioni e nella politica). Anche se non mi convince del tutto, visti i molti giudizi critici che sento fra amici e conoscenti, anche credenti e osservanti.

In effetti, quando diventa Papa, Bergoglio porta aria nuova. Appare deciso a riportare moralità in un Vaticano travolto dagli scandali ed assume posizioni coraggiose sui mali del mondo, la miseria, il dramma degli immigrati. Oltre tutto, è un uomo simpatico e vive senza sfarzo. Anche sui temi “eticamente sensibili” – come rimarca Viganò – Bergoglio sembra voler innovare (famoso il «chi sono io per giudicare?» a proposito degli omosessuali).

Il problema è che il Papa – forse perché più interessato ai problemi del mondo che a quelli dell’Italia – non sembra avere la capacità (o la volontà) di dare concreto seguito ai suoi clamorosi annunci. Così, egli dichiara solennemente di voler riportare ordine e onestà nella Curia e nelle questioni finanziarie del Vaticano, ripulendo – se non eliminando – lo IOR. Ma dopo tre anni la riforma della Curia va avanti a rilento, mentre lo IOR è ancora al suo posto.

Bergoglio denuncia il lusso eccessivo in cui vive la Curia, ma il Cardinale Bertone continua ad abitare nel suo sfarzoso attico, di proprietà del Vaticano e ristrutturato in parte con i soldi del Bambin Gesù. Sui diritti, il teologo Walter Kasper definisce «urgentissima» una nuova “Dichiarazione” papale su matrimoni e famiglie miste, ma i vaticanisti stimano che ci vorranno ancora 2 o 3 anni. Sui migranti, Bergoglio condanna giustamente gli egoismi ed invita ad accogliere tutti. In questo caso prende anche un impegno preciso: ogni parrocchia italiana, promette, ospiterà almeno una famiglia di migranti. Ma i numeri che filtrano dalla Caritas dicono che l’appello del Papa è stato accolto da pochissime delle 25mila parrocchie italiane (ad esempio, le 334 parrocchie di Roma ospiteranno un totale di 170 immigrati).

Nei rapporti con lo Stato italiano, Bergoglio si impegna a non intervenire di persona ma poi lascia che i Cardinali parlino e contrastino con forza le leggi non gradite, in particolare quella sulle unioni civili. E i Cardinali non si fanno pregare e perseverano in una linea di totale chiusura sui diritti e sovente di disprezzo che chi si batte per conquistarli. Valga per tutti l’esempio del Cardinale Paglia che, appena nominato presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, attacca in modo volgare i sostenitori della eutanasia: vogliono soltanto la possibilità di liberarsi dei vecchi poveri e malati. Ovviamente, le citazioni potrebbero essere assai numerose. Qualche volta, tuttavia, il Papa non si trattiene. Cito solo alcuni suoi interventi dell’ultimo anno.

Novembre 2015. Rivolgendosi ai medici: «Siate coraggiosi, capaci di scelte controcorrente, fino ad arrivare, in casi particolari, alla obiezione di coscienza»; «non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema». Giugno 2016. A proposito delle unioni civili: l’obiezione di coscienza deve essere garantita perché è un diritto, e questo vale anche per il funzionario pubblico, che è «una persona umana».

Ottobre 2016. Parlando a Tbilisi, Papa Francesco si scaglia contro la teoria del gender e il divorzio. Alcune frasi salienti: il gender «è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio»; «Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono»; il divorzio «sporca l’immagine di Dio, perché Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio»; «Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio, la cosa più bella che Dio ha creato»; «Chi paga le spese del divorzio? Pagano i due, paga Dio e pagano i figli, non sapete quanto i bambini soffrono».

L’intervento più clamoroso di Bergoglio è stato, a mio avviso, quello contro Ignazio Marino (18 settembre 2015). Il Papa è infastidito dai tentativi del sindaco di Roma di ottenere la sua “protezione”. Ma soprattutto non può perdonare a Marino di avere istituito a Roma i registri dei testamenti biologici e delle unioni civili, spingendosi fino a celebrare “le nozze” di due omosessuali: nella capitale del Cattolicesimo mondiale! Così, quando Marino commette l’imprudenza di farsi trovare in prima fila fra quanti accolgono il Papa a Filadelfia, il Papa decide di “affondarlo”. Sull’aereo che lo riporta a Roma “si fa chiedere” da un giornalista (uso le virgolette per descrivere un espediente ben noto per chi, come me, si è occupato a lungo di uffici stampa) se aveva invitato il sindaco di Roma. E risponde quasi con rabbia: «Io non l’ho invitato. È chiaro?». Un colpo mortale per un sindaco già molto traballante per altre e complicate ragioni; una vicenda deplorevole con un Papa che “si vendica”.

Ma la scelta più grave e imperdonabile di Bergoglio è quella di nominare alla Segreteria vaticana per l’Economia il Cardinale australiano George Pell. Toccano a Pell i compiti di preparare il budget annuale e di organizzare i controlli. Il Prefetto riferisce direttamente al Papa ed ha un ruolo equivalente a quello del Segretario di Stato. La nomina avviene nel febbraio del 2014, quando ormai è noto a tutti che Pell è sotto inchiesta, in Australia, per aver protetto una serie di preti pedofili e in particolare un suo intimo amico, Gerald Risdale, condannato fin dal 1994 a 19 anni di carcere per aver abusato di 54 bambini.

Una situazione che si fa insostenibile quando la commissione, nominata dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali da parte di ecclesiastici, chiede di ascoltare il Cardinale Pell. Questi adduce motivi di salute, per cui le due successive audizioni (ciascuna di 4 ore, nel cuore della notte per Pell a causa dei fusi orari) si svolgono per teleconferenza: la commissione a Sidney, Pell nel suo appartamento a Roma, situato in un complesso (la “Casa Australia”) che comprende un albergo e un ristorante (ma anche una chiesa, per cui presumibilmente non paga l’IMU). Più di recente, due australiani hanno accusato lo stesso Pell di avere abusato di loro quando era un giovane prete.

E in questo caso la polizia australiana è venuta a Roma per interrogare personalmente il Cardinale. Una vicenda dinanzi alla quale il Papa avrebbe dovuto destituire Pell dal suo incarico, magari utilizzando quelle stesse “ragioni di salute” per le quali il Cardinale rifiuta di tornare in Australia. Del resto, Bergoglio era stato preceduto, nel 2002, da papa Wojtyla, che sottrasse alla giustizia americana il cardinale Bernard Francis Law, al centro del colossale scandalo dei preti pedofili nella sua ex diocesi di Boston, drammaticamente ricostruito dal film Spotlight, vincitore dell’Oscar 2016.

Law fu destituito dal Vaticano dalla diocesi di Boston (costretta nel frattempo a dichiarare bancarotta per i salati risarcimenti pagati alle vittime degli stupri) ed “elevato” alla dignità di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Compiuti gli 80 anni e andato in pensione, Law vive riservatamente a Roma, in un appartamento prudentemente situato all’interno della Città del Vaticano.

Da - http://www.unita.tv/opinioni/dove-va-papa-francesco/
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #94 inserito:: Febbraio 11, 2017, 11:58:39 am »

"Questa economia uccide". Michele e le parole di Papa Francesco

Pubblicato: 09/02/2017 10:25 CET Aggiornato: 1 ora fa

Michele, trent'anni, suicida, è il caso emblematico di "un'economia che uccide", di un'economia che genera scarti, come sostiene sempre più spesso e con accorato dettaglio di analisi Papa Francesco. "Scarti", ma proprio "scarti", roba da buttare.

Anzi scarti che - come nel caso di Michele - tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da gettare se stessi direttamente nella spazzatura del nulla. Diventando vittime due volte dell'economia che uccide, dato che - come spiega ancora il Papa - non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità.

Come i minori abusati o le donne vittime della tratta finiscono per ritenere di essere loro il problema, di essere loro quelli sporchi, così forse è accaduto a Michele. La sua lettera è il suo ultimo atto di lucidità, ma di una lucidità tanto disperata da essere costretto all'ultimo passo.

Gli scarti produttivi di oggi sono ben diversi dall'esercito industriale di riserva di marxiana memoria. Quell'esercito costituiva il meccanismo secondo il quale il lavoro che si era ormai trasformato da variabile indipendente a funzione dipendente del Capitale, regolava il valore di mercato della forza lavoro, e quindi il salario.

Sembra che adesso almeno in Italia, i non occupati non svolgano più nemmeno questa funzione: sono scarti e basta, talmente sono stati messi alla porta. Fuori. Quando Papa Francesco scrisse nella sua prima lettera enciclica "La Gioia del Vangelo" che l'economia attuale è "un'economia che uccide", è stato subito etichettato come marxista. Le critiche sono state furiose non solo negli ambienti finanziari, ma anche tra i commentatori cattolici, soprattutto negli Stati Uniti.

E invece il Papa riproponeva in sostanza il racconto biblico della Genesi dove la "regalità" dell'uomo (e della donna), il loro essere - per i credenti - figli di Dio, consiste proprio nel lavoro. Dio non vuole l'uomo "schiavo" bensì "signore", "re", con un compito. E questo compito è proprio il lavoro. Ecco perché se l'uomo non ha un lavoro e un compito, viene letteralmente ucciso.

E ha aggiunto due giorni fa nell'Omelia del mattino a Casa Santa Marta: "Come Lui ha lavorato nella Creazione, ha dato a noi il lavoro, ha dato il lavoro di portare avanti il Creato. Non di distruggerlo; ma di farlo crescere, di curarlo, di custodirlo e farlo portare avanti. Ha dato tutto. È curioso, penso io: ma non ci ha dato i soldi. Abbiamo tutto. I soldi chi li ha dati? Non lo so. Dicono le nonne, che il diavolo entra dalle tasche: può essere... possiamo pensare a chi ha dato i soldi...".

Sabato scorso, parlando a un convegno dei rappresentanti dell'economia di comunione del movimento dei Focolari, il Papa ha detto ancora: "Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l'unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto". "Non a caso - ha ricordato il Papa - la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio".

I "mercanti" di oggi sono però più astuti e cinici. "Il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare, il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere", ha detto Francesco. "Gli aerei inquinano l'atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell'azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l'ipocrisia!".

Non è uno scenario futuribile quello delineato dal papa, ma già in atto da tempo. Non si tratta, secondo Francesco, di "curare le vittime", ma di "costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più". Come? Puntando a "cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale", perché "imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente".

Certo, ha aggiunto il Papa, "quando l'imprenditore o una qualsiasi persona si imbatte in una vittima, è chiamato a prendersene cura, e magari, come il buon samaritano, associare anche il mercato (l'albergatore) alla sua azione", ma "occorre agire soprattutto prima che l'uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime".

Il sistema è riformabile? Qualche dubbio il Papa pare averlo: "Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle "briciole"", ha detto alla fine del suo discorso, indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e politiche: "Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani"

Sembrano parole dirette proprio a Michele.

Da - http://www.huffingtonpost.it/maria-antonietta-calabra/questa-economia-uccide-michele-e-le-parole-di-papa-francesco_b_14652168.html?utm_hp_ref=italy
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #95 inserito:: Maggio 06, 2017, 05:36:28 pm »

03 mag I

Massoni tifano per Bergoglio. Ma lui li vede come la peste

Due sole volte papa Francesco ha parlato in pubblico dei massoni e della massoneria. E sempre contro.

La prima volta sull'aereo di ritorno dal viaggio in Brasile, il 28 luglio 2013. Interpellato sul caso di monsignor Battista Ricca e sulla "lobby gay", ha detto:

"Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il problema non è avere questa tendenza, no. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me".

La seconda volta a Torino il 21 giugno 2015. Incontrando dei giovani e rispondendo a braccio ad alcune loro domande a un certo punto ha detto:

"In questa terra alla fine dell’Ottocento c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia. Ma andate a cercare quanti santi e quante sante sono nati in quel tempo! Perché? Perché si sono accorti che dovevano andare controcorrente rispetto a quella cultura, a quel modo di vivere".

In privato, però, Francesco è tornato molto più spesso sull'argomento. La massoneria è la sua bestia nera, già da quando viveva in Argentina. Non tollera che si infiltri nella Chiesa ed è arciconvinto che essa sia presente nell'Ordine dei Cavalieri di Malta e che da lì vada estirpata.

Nella lettera del 1 dicembre scorso del papa al cardinale Raymond L. Burke, patrono dell'Ordine, c'è un passaggio che a un occhio esperto chiaramente allude alla massoneria. Ed è il primo dei punti sui quali Francesco esige una riforma dell'Ordine:

"In particolare, si dovrà evitare che nell'Ordine si introducano manifestazioni di spirito mondano, come pure appartenenze ad associazioni, movimenti e organizzazioni contrari alla fede cattolica o di stampo relativista. Qualora ciò dovesse verificarsi, si inviteranno i Cavalieri che eventualmente fossero membri di tali associazioni, movimenti ed organizzazioni a ritirare la loro adesione, essendo essa incompatibile con al fede cattolica e l'appartenenza all'Ordine".

Ma già il 9 settembre del 2014, nell'udienza in cui il papa rimosse il cardinale Burke da prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica per nominarlo patrono dell'Ordine, gli assegnò come compito prioritario proprio "la necessaria eliminazione di uno spirito secolare e specificamente della massoneria dall'Ordine di Malta".

È quanto ha riferito lo stesso cardinale Burke in un rapporto sulle recenti traversie dell'Ordine, da lui autorizzato a circolare riservatamente tra i Cavalieri di Germania, ma in seguito trapelato a un più largo pubblico.

In quella stessa udienza, il papa disse che non aveva una "esatta informazione" sulla presenza di massoni tra i Cavalieri, ma che "era certo della loro esistenza".

E anche in seguito Francesco è tornato a picchiare forte su questo chiodo. Nell'udienza data a Burke lo scorso 10 novembre, al cardinale che gli diceva di non essere riuscito a individuare nessun massone tra i Cavalieri il papa ordinò di continuare a cercare quelle "liste di massoni, che devono per forza esistere", e aggiunse che avrebbe incluso questo mandato in una lettera ufficiale, che in effetti fu quella del 1 dicembre sopra citata.

Papa Francesco ha insistito su questo punto non solo con il cardinale patrono, ma anche con i massimi dirigenti dell'Ordine.

Il 23 giugno del 2016, vigilia della festa di san Giovanni che è il patrono dei Cavalieri di Malta, ricevendo in udienza l'allora Gran Maestro Fra' Matthew Festing e il Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager – cioè proprio i due avversari nel conflitto che stava per scoppiare dentro l'Ordine – Francesco domandò loro a bruciapelo che cosa sapessero "dei progressi fatti dal cardinale Burke nel ripulire l'Ordine dai massoni". Al che entrambi si resero conto che questa era davvero la "principale preoccupazione" del papa.

Nella lettera con cui il papa si è rivolto ai grandi elettori che si apprestavano lo scorso 29 aprile ad eleggere il Luogotenente del Gran Maestro nella persona di Fra' Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, manca un nuovo esplicito comando a "ripulire l'Ordine dai massoni".

Ma c'è più di un motivo per credere che anche a questo il papa continui a pensare, quando raccomanda di provvedere alle "riforme necessarie" per il "rinnovamento spirituale" dell'Ordine.

Nessun dubbio, insomma, che Jorge Mario Bergoglio sia profondamente ostile alla massoneria e tema come la peste una sua infiltrazione nella Chiesa, al punto da vedere massoni anche là dove forse non ce ne sono.

Ciò che è strano è invece l'entusiasmo che la massoneria manifesta verso questo papa. È un tifo che mai c'è stato per nessuno dei papi suoi predecessori.

Una sterminata antologia delle lodi che massoni di tutto il mondo elevano a Bergoglio da quando è stato eletto papa è in corso di pubblicazione on line. Ne sono uscite finora due puntate su tre:

 03 maggio 2017 

Da - http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/03/i-massoni-tifano-per-bergoglio-ma-lui-li-vede-come-la-peste/?ref=HEF_RULLO
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #96 inserito:: Maggio 27, 2017, 04:10:09 pm »

Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"

Accolto da applausi e cori da stadio nel magazzino rotoli, "Non reddito per tutti, ma lavoro per tutti"

Di NADIA CAMPINI
27 maggio 2017

Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"
"Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe". E anche: "A volte si pensa che lavoratore lavora bene solo perchè è pagato, ma questa è grave disistima dei lavoratori, il lavoratore inizia a lavorare bene per dignità, il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori perché lavora con loro, l'imprenditore prima di tutto deve essere un lavoratore, nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore". Sono parole forti quelle che papa Francesco rivolge ai lavoratori genovesi nel capannoni dell'Ilva, la sua prima sosta nella giornata genovese e i lavoratori lo ripagano con applausi e 'bravo, bravo'.

In fabbrica è arrivato accolto da cori da stadio 'Francesco, Francesco', appena sceso dall'auto si è soffermato davanti alla mostra di Massimo Minella poi è entrato nel capannone. "E' la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà" sono le prime parole al suo ingresso,
 Il cardinale Angelo Bagnasco nel benvenuto ha ricordato che l'attenzione al mondo del lavoro genovese risale addirittura al 1943. Poi tocca alle parole dei rappresentanti del mondo del lavoro. Papa Francesco parla delle "tipiche proprietà dell'imprenditore, la creatività, la passione per le opere delle proprie mani e dell'impresa. Non c'è buona economia senza buoni imprenditori"".

Gli applausi scrosciano anche quando il Papa cita l'articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una repubblica fondata su...” e fa una pausa per dare il tempo ai lavoratori di completare urlando "sul lavoro", poi ancora più applausi scrosciano quando Francesco dice che l'obiettivo deve essere "non il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti" e neanche la pensione anticipata.
Il Papa accolto all'Ilva da applausi e cori da stadio

Alle sette ll magazzino-capannone dell'Ilva è già affollato, in prima fila gli uomini dell'Ilva, elmetti gialli e tute arancioni e blu, in mano la bandierina bianca e gialla con la scritta 'viva il Papa' distribuita all'ingresso, i pullman hanno continuato ad affluire in modo ininterrotto per oltre un'ora, portando i tanti lavoratori che vogliono vedere Francesco, 3500 sono quelli ammessi, ma le richieste sono state molte di più. Il palco è coperto di sagome di lamiera a forma di mezzi rotoli, il simbolo dei laminati che qui ancora si producono e mezzi rotoli fanno da sfondo al magazzino che si estende dietro al palco quasi a perdita d'occhio. Non è la prima volta che questo stabilimento, che allora si chiamava Italsider, oggi Ilva, accoglie un Papa, ma l'attesa di Francesco ha qualcosa di diverso.

In fabbrica in rappresentanza del mondo del lavoro sono arrivati anche il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco, il segretario della Fim Alessandro Vella, Edoardo Garrone, Giampiero Mondini, il presidente dell'Autorità Portuale Paolo Signorini, l'assessore regionale Gianni Berrino e tanti altri ancora. Su un grande schermo alle spalle del palco scorrono le immagini del filmato che racconta come lo stabilimento si è preparato all'arrivo del Papa.
 Quattro le domande preparate per l'incontro, a rivolgerle sono stati Ferdinando Garrè, imprenditore del distretto riparazioni navali, Micaela, rappresentante sindacale, Sergio, un lavoratore in formazione, Vittoria, disoccupata, al centro il tema del lavoro che non c'è, che è intralciato da burocrazia e ostacoli, che fatica ad affermarsi come valore.

In risposta alle sollecitazioni delle domande papa Francesco sottolinea che non tutti i lavori sono buoni, non sono buoni quelli che si occupano di traffico d'armi, di malavita e dalla parte dei lavori cattivi mette anche il gioco d'azzardo, poi aggiunge che "cattivo è anche il lavoro di chi è pagato per non avere orari", e critica anche 'i culti di puro consumo e piacere', come la scelta di negozi aperti 24 ore su 24, che favoriscono il culto del consumo, mentre "il lavoro è fatica, ma una società edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro”.

 Poi termina con una preghiera sul lavoro, la benedizione a "lavoratori, imprenditori, disoccupati' in tanti rispondono con il segno della croce e poi di nuovo parte l'applauso e il coro "Francesco, Francesco"

 Riproduzione riservata 27 maggio 2017

Da - http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/05/27/news/papa_all_ilva-166522831/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #97 inserito:: Maggio 27, 2017, 04:13:40 pm »


Papa all'Ilva: il buon imprenditore non pensa di risolvere i problemi licenziando

    Di Carlo Marroni 27 maggio 2017

«Chi pensa di risolvere i problema della sua impresa licenziando gente non è un buon imprenditore».
Parole del Papa, che questa mattina ha iniziato la sua visita a Genova nello stabilimento dell'Ilva di Genova-Cornigliano.
Davanti a 3500 tra operai e imprenditori, Bergoglio ha parlato a lungo dei temi del lavoro e dell'economia, ricordando la sua pastorale su questi temi.

«Economia nelle mani degli speculatori è senza volto»
«Quando l'economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina, l'economia perde il volto e i volti e una economia senza volti è astratta. Dietro delle decisioni dello speculatore non ci sono persone. Diventa un'economia senza volto e quindi un'economia spietata» aggiungendo che «bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori». E una critica alla politica. «Qualche volta il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Perché? Perché crea burocrazia e controlli partendo dall'ipotesi che gli attori dell'economia siano speculatori, e così chi non lo è, è svantaggiato, chi invece lo è, trova i mezzi per eludere i controlli. Si sa che i regolamenti e le leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti».

«Sfruttare i lavoratori è anticostituzionale»
Per Bergoglio – che ha ascoltato le domande di un imprenditore, di una lavoratrice interinale e di una disoccupata- «attorno al lavoro si edifica l'intero patto sociale: quando non si lavora, si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia ad entrare in crisi» ha detto citando anche il primo articolo della Costituzione italiana. «Possiamo dire che togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente con un lavoro indegno e malpagato è anticostituzionale. E allora se non fosse fondata sul lavoro la Repubblica italiana - ha rilevato Bergoglio – non sarebbe una democrazia. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro perché nega la dignità del lavoro».

«Pensione all'età giusta»
Le persone lavorano bene innanzitutto «per la dignità e per l'onore». Poi il tema dell'età pensionabile: «Si deve andare in pensione all'età giusta». Mettendosi nei panni di un prepensionato ha detto: «Ho per mangiare? Sì. Ho la dignità? No, perché non ho il lavoro». E comunque «non tutti i lavori sono buoni, ce ne sono anche di cattivi» ha aggiunto citando «il traffico di armi, la pornografia, il gioco d'azzardo» ma anche «il lavoro chi non rispetta i diritti dei lavoratori, la natura o che non mette limite agli orari». Il Papa ha detto che il lavoro è buono ma può anche essere «molto cattivo».

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-27/papa-ilva-buon-imprenditore-non-pensa-risolvere-problemi-licenziando-102053.shtml?uuid=AEVP0HUB
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #98 inserito:: Luglio 11, 2017, 12:12:53 pm »

Il Papa: "Stolto far lavorare a lungo gli anziani mentre i giovani sono disoccupati"

Nel suo discorso alla Cisl il pontefice chiede ai sindacati di "trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari", occuparsi delle lavoratrici e non trascurare la "sana cultura dell'ozio"

28 giugno 2017

"E' una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti". Questa la forte denuncia di Papa Francesco nel discorso ai delegati al Congresso nazionale della Cisl, che ha ricevuto questa mattina in Aula Nervi prima dell'Udienza Generale.

Il monito di Bergoglio è per "un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare" ricordando che "le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni".

Francesco ha poi sottolineato che "Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè 'giustizia insieme'. Non c'è giustizia insieme - ha scandito - se non è insieme agli esclusi. Il buon sindacato rinasce ogni giorno nelle periferie, trasforma le pietre scartate dell'economia in pietre angolari".

"Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato - ha continuato il Papa - perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, oppure perchè la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti".

"Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero 'venduto per un paio di sandali'."

"Ma - denuncia il pontefice - col passare del tempo ha finito per somigliare troppo ai partiti politici, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia."

Il Papa si è soffermato poi sulla condizione della donna: "E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: 'no, ma c'è quell'imprenditrice, quell'altra...'. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata... Vi incoraggio a continuare e a fare di più.

Bergoglio ha ricordato anche l'importanza della dignità umana oltre la dimensione del lavoro: "Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perchè la persona non è solo lavoro. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi."

Le parole del papa descrivono poi il dovere dei buoni cristiani: “Mai persecutori né uomini o donne arroganti, onesti e mai venditori di fumo. Questa fedeltà allo stile di Gesù verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: 'martirio', testimonianza. Ma il martirio non è nemmeno l'ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità".

"Ripugna ai cristiani l'idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati 'martiri'. No, questi non sono martiri! Non c'è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all'atteggiamento dei figli di Dio".

© Riproduzione riservata 28 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/06/28/news/il_papa_stolto_far_lavorare_a_lungo_gli_anziani_mentre_i_giovani_sono_disoccupati_-169358075/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_28-06-2017
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #99 inserito:: Novembre 07, 2017, 12:01:12 pm »

Papa Luciani, le sue ultime ore di vita: un libro svela le cause della morte improvvisa
Albino Luciani, fu papa per 34 giorni

Pubblicata la prima ricostruzione storica di ciò che avvenne il 28 settembre 1978.

A firmarla è Stefania Falasca.
Raccoglie deposizioni inedite della suora che assisteva il pontefice

Di PAOLO RODARI
04 novembre 2017

CITTÀ DEL VATICANO - È la prima e unica ricostruzione storica delle ultime ore di vita Giovanni Paolo I, il Papa scomparso improvvisamente nella tarda serata del 28 settembre 1978 dopo appena 34 giorni dall'elezione e le cui virtù eroiche saranno a breve riconosciute dalla Santa Sede. Un lavoro poderoso che smonta - pur senza averne intento diretto - le tesi complottistiche che in questi anni hanno proliferato, senza basarsi su riscontri oggettivi, su Albino Luciani. Un filone fanta-giallistico che ha avuto il suo apice di vendite con 'In God's Name' di David Yallop. Il lavoro è di Stefania Falasca, editorialista di Avvenire e vicepostulatrice della causa di canonizzazione del predecessore di Wojtyla, che per la prima volta offre al pubblico gli atti della stessa causa, con le descrizioni di coloro che per primi hanno visto il corpo senza vita del Papa. S'intitola 'Papa Luciani. Cronaca di una morte' (Piemme): "Vengono chiariti quei punti rimasti nel limbo, amplificati e travisati nella ricostruzione noir e anche da parte di chi ha smentito l'ipotesi del complotto", scrive il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin.

Fra gli atti ci sono le deposizioni anch'esse inedite di suor Margherita Marin, l'unica ancora in vita delle quattro religiose che assistevano Luciani. Di quel gruppo era la più giovane, aveva 37 anni. Da allora ha mantenuto un totale riserbo. Oggi il suo racconto è un punto di riferimento imprescindibile per fare chiarezza. Il mattino del 29 settembre il corpo esanime fu rinvenuto dal segretario John Magee. La scoperta del decesso è da ascrivere a suor Vincenza Taffarel, accompagnata dalla consorella Marin.

La religiosa racconta particolari che dicono come dalla sera al momento della morte il Papa sia rimasto solo nella sua stanza: "Era nel suo letto, la luce per leggere sopra la spalliera accesa. Stava con i suoi due cuscini dietro la schiena che lo tenevano un po' sollevato, le gambe distese, le braccia sopra le lenzuola, in pigiama, e tra le mani, appoggiate sul petto, stringeva alcuni fogli dattiloscritti, la testa era girata un po' verso destra con un leggero sorriso, gli occhiali messi sul naso, gli occhi semichiusi... sembrava proprio che dormisse". Luciani aveva dei fogli dattiloscritti inerenti una sua omelia e non, come la Radio Vaticana erroneamente disse, una copia de 'L'imitazione di Cristo'. A constatare il decesso fu il medico Renato Buzzonetti: "Si è trattato di morte improvvisa" e questa "per definizione, è sempre naturale", scrisse nel referto. In particolare secondo il medico Luciani è morto per una "cardiopatia ischemica", di cui "l'infarto miocardico è la più grave espressione".

© Riproduzione riservata 04 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/04/news/papa_luciani_le_sue_ultime_ore_di_vita_un_libro_svela_le_cause_della_morte_improvvisa-180200772/?ref=fbpr
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #100 inserito:: Novembre 30, 2017, 10:14:48 am »

Myanmar, il Papa con i buddisti: "San Francesco e Buddha sono le nostre guide, basta pregiudizi"

Prima di visitare un tempio Bergoglio ha detto messa davanti a 150 mila persone della piccola comunità cattolica del Paese.

Nuovo appello per le minoranze: "Religioni unite per il rispetto della dignità umana"


Dal nostro inviato PAOLO RODARI
29 novembre 2017

RANGOON - "So che molti in Myanmar portano le ferite della violenza, sia visibili che invisibili. La tentazione è di rispondere a queste lesioni con una sapienza mondana" che "è profondamente viziata. Pensiamo che la cura possa venire dalla rabbia e dalla vendetta. Tuttavia la via della vendetta non è la via di Gesù".

Dopo l'incontro con San Suu Kyi e il discorso alle autorità, nel quale ha invocato il rispetto di ogni gruppo etnico" ma senza citare esplicitamente i rohingya, il Papa è tornato ancora indirettamente sul tema più sentito non solo in Myanmar, ma anche nella comunità internazionale fuori dal Paese e cioè la sofferenza di migliaia di persone appartenenti alle minoranze.

Lo ha fatto questa mattina, durante l'omelia nella messa celebrata nel Kyaikkasan Ground di Rangoon. Francesco ha parlato in italiano, con traduzione simultanea in birmano. Ha celebrato con un pastorale artigianale di legno donatogli dai Kachin, ospiti dei campi profughi della città di Winemaw, nello stato Kachin, nella parte settentrionale del Paese.

Ad ascoltarlo c'erano 150mila persone, riunite in una grande area che ospita gli eventi sportivi nel centro dell'ex capitale birmana. Al suo arrivo dall'arcivescovado, dove risiede in questi giorni, Francesco ha compiuto un giro in papamobile tra i fedeli.

Papa Bergoglio, reduce dalla visita nella capitale, la città fantasma di Nay Pyi Daw, ha ricordato il fatto che Cristo non ha insegnato "con lunghi discorsi o mediante grandi dimostrazioni di potere politico e terreno, ma dando la vita sulla croce".

Myanmar, il Papa con i buddisti: "San Francesco e Buddha sono le nostre guide, basta pregiudizi"
La Chiesa in Myanmar è una realtà piccola, poche centinaia di migliaia di persone. È, insomma, anch'essa minoranza. Eppure viva. E Francesco rimarca la sua instancabile attività: "Vi sono - dice - chiari segni che anche con mezzi limitati molte comunità proclamano il Vangelo ad altre minoranze tribali, senza mai forzare o costringere, ma sempre invitando e accogliendo".

Presente e attiva è la Karuna, la Caritas del Myanmar, che lavora nell'assistenza ai profughi interni e a quelli emigrati in Bangladesh. Fra loro anche i Rohingya. Bergoglio ha definito l'amore di Cristo come un "gps spirituale".

• LA VISITA AL TEMPIO BUDDISTA
Francesco si è poi recato al Kaba Aye Center di Rangoon, uno dei templi buddisti più venerati dell'Asia sud-orientale. È entrato con le sole calze nere ai piedi, insieme al presidente del Comitato Statale "Sangha" Bhaddanta Kumarabhivamsa. Hanno tracciato la strada per superare odio, terrorismo ed estremismo nel nome della religione.

Il Myanmar è scosso dalle violenze perpetrate contro le minoranze etniche e religiose e l'argomento resta indirettamente presente in questo incontro. Buddisti e cristiani possono trovare questa strada comune nei propri padri o figure spirituali di riferimento, Buddha per i primi, san Francesco per i secondi. Due figure le cui parole esprimono "sentimenti simili".
 
Papa Bergoglio ha citato significativamente per primo Buddha, che nel Dhammapada (XVII, 223) dice: "Sconfiggi la rabbia con la non-rabbia, sconfiggi il malvagio con la bontà, sconfiggi l'avaro con la generosità, sconfiggi il menzognero con la verità". Parole simili, ha detto, a quelle del santo di Assisi: "Signore, fammi strumento della tua pace. Dov'è odio che io porti l'amore, dov'è offesa che io porti il perdono, [...] dove ci sono le tenebre che io porti la luce, dov'è tristezza che io porti la gioia".
 
Bhaddanta Kumarabhivamsa gli ha fatto eco affermando che "è deplorevole vedere terrorismo ed estremismo messi in atto in nome di credi religiosi. Poiché tutte le dottrine religiose insegnano solo il bene dell'umanità, non possiamo accettare che terrorismo ed estremismo possano nascere da una certa fede religiosa".
 
Il Papa ha chiesto che questa sapienza comune possa "continuare a ispirare ogni sforzo per promuovere la pazienza e la comprensione, e per guarire le ferite dei conflitti che nel corso degli anni hanno diviso genti di diverse culture, etnie e convinzioni religiose. Tali sforzi non sono mai solo prerogative di leader religiosi, né sono di esclusiva competenza dello Stato.

Piuttosto, è l'intera società, tutti coloro che sono presenti all'interno della comunità, che devono condividere il lavoro di superamento del conflitto e dell'ingiustizia. Tuttavia è responsabilità particolare dei leader civili e religiosi assicurare che ogni voce venga ascoltata, cosicché le sfide e i bisogni di questo momento possano essere chiaramente compresi e messi a confronto in uno spirito di imparzialità e di reciproca solidarietà".
 
Il Kaba Aye Centre venne eretto durante il governo del primo ministro birmano U Nu, nel 1952, per ospitare il sesto Consiglio buddista svoltosi dal '54 al '56. La Pagoda è alta 36 metri, con una circonferenza alla base di 34, ed è caratterizzata da un'imponente cupola d'oro realizzata a strati e sorretta sei grandi pilastri, simbolo dei sei Consigli.

La sala riunioni fu costruita in una grotta poiché il primo Consiglio buddista si tenne all'interno di una grotta in India poco dopo il passaggio del Buddha in Nirvana finale circa 2500 anni fa.
 
L'incontro, ha detto ancora il Papa, "è un'importante occasione per rinnovare e rafforzare i legami di amicizia e rispetto tra buddisti e cattolici". "È anche - ha spiegato - un'opportunità per affermare il nostro impegno per la pace, il rispetto della dignità umana e la giustizia per ogni uomo e donna. Non solo in Myanmar, ma in tutto il mondo le persone hanno bisogno di questa comune testimonianza da parte dei leader religiosi. Perché, quando noi parliamo con una sola voce affermando i valori perenni della giustizia, della pace e della dignità fondamentale di ogni essere umano, noi offriamo una parola di speranza. Aiutiamo i buddisti, i cattolici e tutte le persone a lottare per una maggiore armonia nelle loro comunità".
 
Francesco ha ricordato le ingiustizie e le diseguaglianze sempre presenti ma che "nel nostro tempo" sembrano essere "particolarmente gravi". Permangono "le ferite dei conflitti, della povertà e dell'oppressione" che "creano nuove divisioni". Ma di fronte a queste sfide "non dobbiamo mai rassegnarci. Sulla base delle nostre rispettive tradizioni spirituali, sappiamo infatti che esiste una via per andare avanti, una via che porta alla guarigione, alla mutua comprensione e al rispetto. Una via basata sulla compassione e sull'amore".

© Riproduzione riservata 29 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/29/news/myanmar_papa_francesco_tra_la_gente_molti_feriti_dalla_violenza_ma_la_vendetta_non_e_la_via_giusta_-182482989/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P5-S1.4-T1
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #101 inserito:: Dicembre 03, 2017, 01:39:37 pm »

Papa Francesco: "Ho pianto per i rohingya. Volevano cacciarli dal palco, ma mi sono arrabbiato

Intervista con il pontefice sul volo di ritorno dalla visita in Asia.
"San Suu Kyi? Bisogna valutare sapendo che il Myanmar è in piena transizione".
"Dal Bangladesh un grande esempio di accoglienza; un paese piccolo ha ricevuto 700 mila profughi. E ci sono paesi che chiudono le porte!".
"Viaggio in Cina? Mi piacerebbe, ma non è in programma".
E sul nucleare: "Vedo irrazionalità, c'è il rischio che l'umanità finisca"

Dal nostro inviato PAOLO RODARI
02 dicembre 2017

Dice che "con le armi nucleari non è lecito spingersi oltre. Siamo al limite. Il rischio è che l'umanità finisca". Sul volo di ritorno dal viaggio in Myanmar e Bangladesh il Papa risponde ad alcune domande dei giornalisti chiedendo che siano incentrate solo sulla sua permanenza nei due Paesi asiatici. Unica eccezione, una domanda sul tema degli armamenti nucleari. Sui Rohingya racconta come è arrivato a pronunciare il loro nome. "Volevano cacciarli dal palco" alla fine dell'incontro interreligioso di Dhaka "e anche che non parlassero con me", dice. "Non l'ho permesso. Ho pianto per loro cercando di non farlo vedere e, dopo averli ascoltati, ho sentito crescere cose dentro di me e ho pronunciato il loro nome". E spiega che nell'incontro col generale Ming Aung Hlaing di lunedì non ha "negoziato la verità".
 
Durante la Guerra fredda Giovanni Paolo II disse che la deterrenza nucleare era moralmente accettabile. Lei ha detto di recente che anche il possesso di armi nucleari è da condannare. Perché questo cambiamento? Hanno influito le tensioni tra il presidente Trump e Kim Jong-un?
 "Cosa è cambiato? L'irrazionalità. Penso all'enciclica 'Laudato Si' sulla custodia del creato. Dal tempo in cui Giovanni Paolo II nel 1982 ha detto queste cose sono passati tanti anni. Oggi siamo al limite, è la mia opinione convinta, della liceità di avere e usare le armi nucleari. Perché oggi con un arsenale nucleare così sofisticato si rischia la distruzione dell'umanità o almeno di gran parte di essa. È cambiato questo: la crescita dell'armamento nucleare, le armi sono capaci di distruggere le persone senza toccare le strutture. Da Papa mi faccio questa domanda: è lecito mantenere gli arsenali nucleari così come stanno o per salvare il creato e l'umanità non è forse necessario tornare indietro? Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, settant'anni fa. E pensiamo a ciò che succede quando dell'energia atomica non si riesce ad avere tutto il controllo. Pensate all'incidente in Ucraina. Per questo, tornando alle armi che servono per vincere distruggendo dico che siamo al limite della liceità".
 
La crisi del Rohingya ha catturato l'attenzione del viaggio. L'altro ieri lei ha pronunciato il loro nome. Voleva parlarne anche in Myanmar?
 "Non è la prima volta che ne ho parlato. Già in piazza di San Pietro lo feci. Per me la cosa più importante è che il messaggio arrivi. Se nel discorso ufficiale avessi detto quella parola, sarebbe stato come sbattere la porta in faccia ai miei interlocutori. Così a volte fanno certe denunce nei media: dette con aggressività chiudono il dialogo, chiudono la porta, e il messaggio non arriva. Allora ho descritto la situazione, ho parlato dei diritti delle minoranze, per permettermi poi nei colloqui privati di andare oltre. Sono rimasto soddisfatto dei colloqui: è vero, non ho avuto il piacere di sbattere la porta in faccia pubblicamente a nessuno, ma ho avuto la soddisfazione di dialogare, di dire la mia".
 
Bangladesh, Francesco: "La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya"
Cosa ha sentito quando ha chiesto perdono?
 "Non era programmato. Sapevo che avrei incontrato i Rohingya, non sapevo dove e come. Dopo contatti col governo e con la Caritas, il governo ha permesso ai Rohingya di viaggiare: quello che fa il Bangladesh per loro è grande, è un esempio di accoglienza. Un Paese piccolo, povero, che ha ricevuto 700mila persone... Penso ai Paesi che chiudono le porte! Dobbiamo essere grati per l'esempio. Il momento del dialogo interreligioso ha preparato il cuore di tutti noi. Eravamo religiosamente aperti, io mi sentivo così. È arrivato il momento del saluto. Qualcuno ha detto loro che non potevano dirmi nulla. Volevano alla fine anche cacciarli via dal palco. Io mi sono arrabbiato e ho chiesto rispetto. Così sono rimasti lì. Dopo averli ascoltati uno a uno ho cominciato a sentire crescere cose dentro di me: 'Non posso farli andare senza dire una parola'. E ho chiesto il microfono. Non ricordo cosa ho detto, so che a un certo punto ho chiesto perdono, perdono due volte. Io piangevo, cercavo che non si vedesse. Loro piangevano pure".
 
Il primo giorno in Myanmar ha incontrato a sorpresa il generale Ming Aung Hlaing. Che incontro è stato?
 "Ci sono incontri nei quali vado a trovare la gente e incontri nei quali ricevo gente. Il generale ha chiesto di parlare e l'ho ricevuto. Mai chiudo la porta. È stata una bella conversazione. Non dico il contenuto perché è stata privata. Non ho negoziato la verità. Ma ho fatto in modo che capisse perché una strada come quella dei brutti tempi passati oggi non è perseguibile. È stato un incontro civile".
 
Perché il generale ha chiesto di vederla prima del previsto? Si è sentito che voleva manipolarla?
 "È arrivata la richiesta perché doveva poi partire per la Cina. Se posso spostare un appuntamento lo faccio. A me interessava il dialogo chiesto da loro. Il dialogo è più importante del sospetto che volessero dire: noi qui comandiamo. Io ho usato con lui le parole per arrivare al messaggio e quando ho visto che il messaggio veniva accettato ho osato dire tutto quello che volevo dire. Intelligenti pauca".
 
Le ha incontrato Aung San Suu Kyi e poi in Bangladesh il primo ministro. Cosa porta via da tutti questi incontri?
 "Non sarà facile andare avanti in uno sviluppo costruttivo, non sarà facile per chi volesse tornare indietro. L'Onu ha detto che i Rohingya sono oggi la minoranza etnico-religiosa più perseguitata del mondo, è un punto che pesa per chi vuole tornare indietro. La speranza io non la perdo".
 
Aung San Suu Kyi è stata criticata per il silenzio sui Roihngya. Cosa pensa?
 "Nel Myanmar è difficile valutare una critica senza prima chiedersi: è possibile fare questo? Sarà possibile farlo? Il Paese è in transizione e le possibilità sono da valutare in quest'ottica".
 
Perché non è andato nel campo profughi dei Rohingya?
 "Mi sarebbe piaciuto ma non è stato possibile. Si sono studiate le cose e non è stato possibile per vari fattori, anche il tempo, la distanza".
 
Bangladesh: papa Francesco si inchina davanti ai profughi rohingya

Gruppi jihadisti volevano farsi tutori dei Rohingya?
 "Ci sono gruppi di terroristi che cercano di approfittare dei Rohingya che è gente di pace. C'è sempre un gruppo fondamentalista, e anche noi cattolici ne abbiamo. I militari giustificano il loro intervento a motivo di questi gruppi. Io non ho scelto di parlare con questa gente, ma con le vittime di questa gente che è il popolo Rohingya che soffre per le discriminazione ed è difeso dall'altra parte dai terroristi. Il governo del Bangladesh fa una campagna molto forte di tolleranza zero al terrorismo anche per evitare altri punti".
 
C'è opposizione fra evangelizzare e dialogo interreligioso? Qual è la priorità, evangelizzare o dialogare per la pace?
 "Prima distinzione. Evangelizzare non è fare proselitismo. La Chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione, cioè per testimonianza, lo ha detto Benedetto XVI. Evangelizzare è testimoniare come vivere il Vangelo e in questa testimonianza ci sono conversioni. Ma noi non siamo entusiasti di fare subito le conversioni. Se vengono, si parla, per cercare che sia la risposta a qualcosa che lo Spirito ha mosso nel cuore davanti alla testimonianza del cristiano. Nel pranzo coi giovani a Cracovia uno mi ha chiesto: cosa devo dire a un compagno di università amico bravo ma che è anche ateo? Cosa devo dirgli per cambiarlo, per convertirlo? La risposta è stata questa: l'ultima cosa che devi fare è dire qualcosa. Tu vivi il tuo Vangelo e se lui ti domanda perché gli puoi spiegare perché lo fai e lascia che lo Spirito Santo lo attiri. Questa è la forza: la mitezza dello Spirito Santo. Non è un convincere mentalmente con spiegazioni apologetiche. Noi siamo testimoni del Vangelo. Il proselitismo non è Vangelo".
 
È in preparazione un viaggio in Cina?
 "Il viaggio in Cina non è in preparazione. Ma mi piacerebbe tanto visitarla. Non è una cosa nascosta. Le trattive con la Cina sono ad alti livelli, culturali, in questi giorni c'è una mostra dei musei in Cina e una dei musei cinesi in Vaticano. Ci sono i rapporti culturali e scientifici. Poi c'è il dialogo politico. Si deve andare avanti passo-passo con delicatezza, lentamente. Le porte del cuore sono aperte. E credo che farà bene a tutti un viaggio in Cina. A me piacerebbe farlo".
 
I preti che ha ordinato avevano paura di diventare sacerdoti in un Paese musulmano?
 "Ho l'abitudine cinque minuti prima dell'ordinazione di parlare con loro in privato. Sono sembrati sereni, tranquilli, coscienti della missione, normali. "Giocate a calcio?", ho chiesto loro. Si, mi hanno detto, e questo è importante. La paura non l'ho percepita".
 
Sappiamo che vuole andare in India. Quando esattamente? Perché in questo viaggio non ha potuto?
 "Il primo piano era di andare in India e Bangladesh. Ma poi le trattative per andare in India si sono ritardate, il tempo premeva e ho scelto questi due Paesi. È stato provvidenziale perché per visitare l'India ci vuole un solo viaggio. Devi andare al Sud, al Centro, all'Est, al Nord... per le diverse culture dell'India. Spero di farlo nel 2018 se vivo, ma l'idea era India e Bangladesh".

© Riproduzione riservata 02 dicembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/12/02/news/papa_francesco_intervista_al_ritorno_dal_viaggio_in_asia-182847591/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #102 inserito:: Dicembre 03, 2017, 06:29:53 pm »

Papa Francesco in Bangladesh incontra i Rohingya: “Vi chiedo perdono per l’indifferenza del mondo”

Bergoglio ha visitato uno dei più grandi campi profughi del paese asiatico e al termine della preghiera ha ricevuto sul palco 16 appartenenti all'etnia musulmana perseguitata

Di F. Q. | 1 dicembre 2017

“Vi chiedo perdono per l’indifferenza del mondo”. Così Papa Francesco durante il suo incontro in Bangladesh con 16 Rohingya, la minoranza musulmana perseguitata e a cui è negata la cittadinanza. “Vi sono vicino, la situazione è molto grave e non dobbiamo girarci dall’altra parte”. Bergoglio ha incontrato le tre famiglie ospitate nel campo profughi di Cox Bazar, uno dei più grandi del Paese. Al termine della preghiera, le famiglie sono salite sul palco e hanno salutato papa Francesco, scoppiando in lacrime. I 16 erano 12 tra uomini e ragazzi, con due donne con il velo e due bambine. Bergoglio, aiutato da alcuni interpreti, ha ascoltato quello che ognuno aveva da dirgli, tenendo poi un discorso a braccio: “La presenza di Dio oggi si dice anche Rohingya”. Nei giorni scorsi, Bergoglio non aveva mai nominato il popolo perseguitato ma aveva lanciato un chiaro messaggio di pace e distensione durante il suo incontro con la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace: “Il futuro del Myanmar deve essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune”. In mattinata il Papa aveva tenuto una messa durante la quale aveva nominato 16 nuovi sacerdoti. “Grazie per la vostra fedeltà – aveva detto Francesco agli oltre 100mila presenti – Continuate avanti con lo spirito delle beatitudini, pregate sempre per i vostri sacerdoti, specialmente per quelli che oggi riceveranno il sacramento dell’ordine sacro”.

La comunità dei Rohingya conta circa 2 milioni di persone di cui 300mila emigrati in Bangladesh, dove si sono rifugiati dopo le persecuzione subite da parte della dittatura della Birmania dal 1978.

Di F. Q. | 1 dicembre 2017

Da - https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/01/papa-francesco-bangladesh-incontra-rohingya-vi-chiedo-perdono-per-lindifferenza-del-mondo/4012888/#_=_
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #103 inserito:: Dicembre 17, 2017, 08:39:07 pm »

Compleanno Papa Francesco, auguri da tutto il mondo

Redazione ANSA
17 dicembre 2017

Papa Francesco compie 81 anni, e da tutto il mondo al pontefice giungono gli auguri di buon compleanno

"In questo giorno di festa la prego di accogliere i più sentiti auguri, degli italiani tutti e miei personali, per la felice ricorrenza del suo compleanno” scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al Papa. "Conservo vivido nella memoria - scrive Mattarella - il lieto ricordo della sua visita al Quirinale del 10 giugno scorso. In tale occasione vostra Santità ha confermato al più alto livello che le relazioni tra la Santa sede e l'Italia sono uniche per intensità ed eccellenza e ha riconosciuto al nostro Paese l'impegno profuso nel trasformare le grandi sfide del nostro tempo in occasioni per una crescita più equa e in nuove opportunità di progresso sociale e culturale. Inoltre, visitando nel corso del 2017 diverse città d'Italia, vostra Santità ha riaffermato l'importanza di mettere al centro della politica la persona e la famiglia, sottolineando quanto sia importante per la tutela della loro dignità l'accesso al lavoro in condizioni di sicurezza e stabilità".

A Papa Francesco è arrivato anche un regalo speciale: gli studenti dell'Ipseoa (Istituto professionale di stato per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera) "Tor Carbone" di Roma, hanno donato idealmente al Pontefice un pranzo che hanno preparato e servito per chi è più fragile. Tutte le materie prime per preparare il pranzo sono state fornite dal CAR, mentre il pane servito a tavola è stato fornito dalla Acli di Roma grazie al progetto "Il Pane a chi serve 2.0". Gli oltre 40 ospiti provenivano dal CAS di Via Porrino, dall'Isola Solidale, da Medicina Solidale e dalle parrocchie della zona. L'iniziativa è stata promossa dall'Ipseoa in collaborazione con la Diocesi di Roma - Settore Sud, il Centro Agroalimentare di Roma e con le Acli di Roma e provincia. "Un'iniziativa - spiega Monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma settore Sud - che ha un grande significato perché organizzata dai ragazzi e dalle ragazze dell'Ipseoa di Tor Carbone dimostrando una grande attenzione a chi è meno fortunato ed anche un affetto speciale nei confronti di un Papa che ci spinge sempre ad andare verso chi è meno fortunato e con i suoi insegnamenti ha ispirato l'organizzazione di questo momento. Un segno positivo che arriva dai più giovani che deve essere preso come esempio".

Antonio Diella, presidente nazionale dell'Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), porge "i più devoti ed affettuosi auguri a Papa Francesco. Una vicinanza, la nostra, al Pontefice che vogliamo ribadire dalla Terra Santa dove ci troviamo in pellegrinaggio che abbiamo organizzato nonostante tutto quello che sta accadendo per dare un segno di speranza e di pace".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Da - http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/12/17/compleanno-papa-francesco-auguri-da-tutto-il-mondo_712a7e20-a2bd-4c31-bcc3-ce97c11c6914.html
Registrato
Arlecchino
Global Moderator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 5.212


Mostra profilo
« Risposta #104 inserito:: Dicembre 22, 2017, 04:07:10 pm »

Papa alla Curia: "Complotti, piccole cerchie, traditori e approfittatori sono un cancro che s'infiltra anche negli ambienti ecclesiastici"

Nei tradizionali auguri natalizi ai membri del governo della Chiesa, Francesco torna ancora una volta sui pericoli e i mali che caratterizzano il lavoro dei suoi più stretti collaboratori e invita a superarli

Di PAOLO RODARI
21 dicembre 2017

Papa alla Curia: "Complotti, piccole cerchie, traditori e approfittatori sono un cancro che s'infiltra anche negli ambienti ecclesiastici"
CITTÀ DEL VATICANO - “Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”, disse Mons. Frédéric-François-Xavier De Mérode. Sono parole riprese questa mattina da Papa Francesco che, nei tradizionali auguri natalizi rivolti ai membri della Curia romana, ricorda come sia difficile riformare un’istituzione variegata e complessa come è la Santa Sede. Solo la comunione filiale fra i componenti del governo della Chiesa, dice, può aiutare a “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.
 
Francesco conosce gli uomini che lavorano al suo fianco. I loro limiti e debolezze. E dopo il famoso discorso alla Curia nel quale (era il 2014) elencò le malattie da cui guarire, ancora una volta decide di tornare sui “pericoli” presenti dentro l’apparato di governo della Chiesa di Roma. Fra questi il pericolo “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”.
 
Per Francesco “è opportuno” che i dicasteri romani operino “in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice e sempre per il bene e al servizio delle Chiese. Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi”.
 
Il discorso alla Curia è per larga parte incentrato sulla necessità di un organismo di governo che non sia “chiuso in sé stesso”. Se così fosse esso “tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”. Mentre esiste un “primato diaconale” e cioè
di servizio al quale chi lavora in Curia deve ispirarsi. E lo deve fare non solo nel servizio ad intra ma anche in quello ad extra, nel suo rapporto con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, nel dialogo ecumenico, con l’Ebraismo, l’Islam e le altre religioni.

© Riproduzione riservata 21 dicembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/21/news/papa_alla_curia_complotti_piccole_cerchie_traditori_e_approfittatori_sono_un_cancro_che_s_infiltra_anche_negli_ambienti_-184772255/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
Registrato
Pagine: 1 ... 5 6 [7] 8
  Stampa  
 
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!