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Autore Topic: PAPA FRANCESCO.  (Letto 15671 volte)
Arlecchino
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« Risposta #75 il: Settembre 11, 2015, 11:07:16 »

Vaticano, per il Washington Post sempre più cattolici conservatori schierati contro il Papa

L'Huffington Post
Pubblicato: 08/09/2015 14:48 CEST Aggiornato: 2 ore fa

La rivolta dei cattolici conservatori contro le scelte sempre più "aperte", progressiste e liberali del Papa. A due settimane dalla visita di Papa Bergoglio negli Stati Uniti (a Washington, New York e Philadelphia), e a pochi mesi dai cruciali appuntamenti di Sinodo e Giubileo, il quotidiano americano Washington Post racconta - con interviste e retroscena - i sintomi della "ribellione" in Vaticano.

Una ribellione di cui è difficile capire le proporzioni: è una minoranza o una maggioranza quella che storce il naso davanti alle scelte del Papa su temi cruciali quali divorzio, matrimoni gay e aborto? Anche oggi, con una decisione storica, il Papa ha annunciato le nuove possibilità sull'annullamento del matrimonio: la Sacra Rota rapida e gratuita di Francesco.

Nell'articolo, a firma di Anthony Faiola, parlano i protagonisti - vescovi, cardinali e funzionari del Vaticano - che maldigeriscono la dottrina professata dal Papa. Uno di quelli citati è il cardinale del Wisconsin Raymond Burke. Che, scrive il giornalista, sembra mandare "un avviso al pontefice". Conservatore convinto Burke racconta la resistenza ai cambiamenti liberali e mette in guardia Francesco sui limiti della sua autorità: "Bisogna essere molto attenti su quali sono i poteri del Papa". Poteri che non sono "assoluti " e che non permettono di cambiare "la dottrina".

La nuova cultura progressista del Papa sembra infatti molto lontana dalle idee dei cattolici più rigorosi: una ribellione - quella raccontata da "almeno 7 alti funzionari del Vaticano" che sta "assumendo forme diverse, si va dai commenti pubblici dei vescovi a quelli in rete nei siti cattolici conservatori", creando così un gruppo di "dissidenti di Francesco che cercano di contrastare la tendenza liberale". Lo stesso Burke parla di una dottrina, quella della chiesa, che è come una costituzione, e dunque difficile da "cambiare", soprattutto da parte di un solo uomo.

Ma il Papa, dicono i cattolici conservatori, "ha un atteggiamento tale (liberale, ndr)" in cui chi segue la dottrina classica della Chiesa e i suoi "veri insegnamenti" finisce per "apparire come un nemico dello stesso Papa".

"Abbiamo un problema molto serio in questo momento, una situazione allarmante in cui preti e vescovi cattolici dicono e fanno cose che sono contro ciò che la Chiesa insegna, si parla di unioni tra persone dello stesso sesso e di comunione per coloro che vivono in adulterio eppure il Papa non fa nulla per farli tacere. Quindi la conclusione è che questo è ciò che il Papa vuole " chiosano i dissidenti.

DA - http://www.huffingtonpost.it/2015/09/08/papa-vaticano-dissidenti_n_8102622.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #76 il: Settembre 15, 2015, 04:37:47 »


VATICANO
Il Papa sugli immobili religiosi: se lavorano come alberghi è giusto che paghino le tasse
Svolta di Francesco su una delle questioni che in passato ha creato tensioni fra il Tesoro e gli ordini religiosi


Di Redazione Roma Online

«Un convento religioso è esentato dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l’impresa non è molto sana»: Papa Francesco affronta senza ipocrisia una delle questioni che hanno creato non poche tensioni negli anni scorsi fra Vaticano e Tesoro. E lo fa in un’intervista all’emittente portoghese Radio Renascenca, con una posizione sicuramente di buon senso, ma che finora non era mai stata espressa, almeno in questi termini.

La svolta del Papa
«Ci sono conventi che sono quasi vuoti - ricorda il Papa - e anche lì può esserci la tentazione del dio denaro. Alcune congregazioni dicono: ora il convento è vuoto, facciamolo diventare un albergo e possiamo ospitare persone, mantenerci e guadagnare denaro. Bene, se desideri questo paga le tasse. Un collegio religioso è esente dalle imposte, ma se lavora come un hotel è giusto che paghi le imposte». La questione è stata regolamentata nel 2014 dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con un decreto secondo il quale gli spazi organizzati «non in forma imprenditoriale» per la ricettività, come appunto le stanze affittate nei conventi o collegi, possono essere esenti dalle tasse sugli immobili, a condizione che ci sia «discontinuità» nell’apertura. Dunque, che l’attività ricettiva non copra l’intero anno solare. Soprattutto, a condizione che quegli alloggi accolgano «destinatari propri delle attività istituzionali», quindi alunni e famiglie degli istituti scolastici, iscritti al catechismo, appartenenti alla parrocchia, membri di associazioni, e tutti coloro desiderosi di compiere ritiri spirituali. In realtà, secondo le frequenti segnalazioni di operatori del settore turistico, a Roma molti di questi spazi svolgono attività ricettiva full time, anche se mascherata e sfrutterebbero l’escamotage per non pagare l’Imu. Almeno fino all’intervento di oggi del Papa.

14 settembre 2015 | 18:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://roma.corriere.it/notizie/politica/15_settembre_14/papa-detta-linea-sull-imu-se-conventi-sono-alberghi-giusto-che-paghino-tasse-d7650912-5afc-11e5-8668-49f4f9e155ef.shtml
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« Risposta #77 il: Settembre 22, 2015, 06:23:18 »

Papa a Cuba, messa a Holguín
«Non si abusa dei propri cittadini»
Anche Raul Castro tra la folla
Folla per Bergoglio nella città dell'estremo est dell’isola. Anche il presidente cubano partecipa alla liturgia
Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato a Holguín (Cuba)

Gente lungo le strade, raccolta nei bar davanti alla diretta della tv di Stato, a riempire un'altra Plaza de la Revolucion, dall'altra parte dell'isola. Francesco è decollato dall'Avana per raggiungere Holguin, all'estremo orientale di Cuba, prima di raggiungere Santiago in serata. È la prima volta che un Papa passa da queste parti, nella "città dei parchi", immersa nel verde e considerata la capitale della musica cubana che accompagna anche la messa.

Dall'Avana è arrivato anche il presidente Raúl Castro. E l'omelia del Papa, nel giorno di San Matteo, è dedicata alla chiamata dell'evangelista, il pubblicano al quale Gesù dice «seguimi», un richiamo alla conversione che tra le righe si riferisce anche alla situazione presente dell'isola: «Per Matteo e per tutti coloro che hanno percepito lo sguardo di Gesù, i concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa. Lo sguardo di Gesù genera un’attività missionaria, di servizio, di dedizione. Il suo amore guarisce le nostre miopie e ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto».

Le parole del Papa
La riflessione di Francesco si sofferma sul tema della misericordia, al centro del prossimo sinodo dei vescovi prima ancora che del Giubileo: «L'amore di Gesù ci precede, il suo sguardo anticipa le nostre necessità. Egli sa vedere oltre le apparenze, al di là del peccato, del fallimento o dell’indegnità. Sa vedere oltre la categoria sociale a cui apparteniamo. Egli, andando oltre, vede quella dignità di figlio, a volte sporcata dal peccato, ma sempre presente nel profondo della nostra anima. Egli è venuto proprio a cercare tutti coloro che si sentono indegni di Dio, indegni degli altri», dice. «Impariamo a guardare come Lui guarda noi. Condividiamo la sua tenerezza e la sua misericordia con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà».

Il riferimento ai cattolici cubani
Nelle parole del Papa c'è anche un riferimento alla condizione dei cattolici cubani: «So con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo. Una menzione speciale meritano le cosiddette “case di missione”, che, data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria. Sono piccoli segni della presenza di Dio nei nostri quartieri...». L'ultima preghiera è rivolta alla Vergine del Cobre, patrona dell'isola, «che Cuba ha accolto tra le sue braccia aprendole le sue porte per sempre», sillaba Francesco: «Le chiedo di mantenere su ciascuno dei figli di questa nobile nazione il suo sguardo materno, e che quei suoi occhi misericordiosi siano sempre attenti a ciascuno di voi, alle vostre case, alle famiglie e alle persone che possono avere l’impressione che per loro non c’è posto».

21 settembre 2015 (modifica il 21 settembre 2015 | 18:33)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_21/papa-cuba-messa-holguin-anche-raul-castro-la-folla-d5162fbc-606d-11e5-9acb-71d039ed2d70.shtml
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« Risposta #78 il: Settembre 23, 2015, 04:11:55 »

Bergoglio: "Io comunista o antipapa? Se necessario recito il Credo..."
Papa Francesco replica alle accuse di settori della società americana che lo critica per le sue aperture sociali e politiche e per essere "di sinistra"

Dal nostro inviato MARCO ANSALDO
23 settembre 2015

WASHINGTON - "Non sono l'Antipapa. Né sono comunista. A chi mi chiede se sono cattolico, se è necessario posso recitare il Credo...". Papa Francesco è atterrato a Washington accolto sotto la scaletta del suo aereo dal presidente Barack Obama e dalla moglie Michelle, cominciando una visita di sei giorni - la più lunga del suo pontificato in un solo Paese - negli Stati Uniti. E subito ha stupito i media americani infilandosi a bordo di un'utilitaria Fiat. Ma sul volo da Santiago, primo Pontefice ad arrivare in America direttamente da Cuba, ha incontrato i giornalisti al seguito.

Gli inviati gli hanno chiesto che cosa pensasse dell'embargo Usa verso Cuba. "Il problema dell'embargo - ha risposto Jorge Bergoglio - è parte del negoziato tra Stati Uniti e Cuba. Spero che si arrivi a un accordo che soddisfi le parti. Rispetto alla posizione della Santa Sede sugli embarghi, i Papi precedenti ne hanno parlato, non solo di questo caso. Ne parla la dottrina sociale della Chiesa. Al Congresso non parlerò in modo specifico di questo tema, ma accennerò in generale agli accordi come segno del progresso nella convivenza".

L'attenzione di molti media in questi giorni si è concentrata sulla dissidenza cubana, che all'Avana non è riuscita a incontrare il Papa. "Non ho notizie degli arresti - ha detto in proposito Francesco -. Che sia accaduto questo, non ho notizie. A me piace incontrare tutti, tutti sono figli di Dio, ogni incontro arricchisce. Era chiaro che io non avrei avuto udienze, non solo con i dissidenti, ma anche con altri, compresi alcuni capi di Stato. Ero in visita in un Paese, non era prevista alcuna udienza. Dalla nunziatura sono state fatte delle telefonate ad alcune persone che sono in questo gruppo di dissidenti, per dire loro che al momento del mio arrivo alla cattedrale, con piacere le avrei salutate. Nessuno però si è identificato come dissidente nel saluto, non lo so se c'erano o non c'erano, ho salutato tutti quelli che erano lì".

Ma perché - è stata l'obiezione - ha deciso di non riceverli? "Non ho ricevuto nessuno in udienza privata - ha osservato Bergoglio - e c'era anche un capo di Stato che la chiedeva. La Chiesa cubana ha lavorato per compilare liste di prigionieri a cui concedere l'indulto, ed è stato concesso a più di tremila. Ci sono ancora altri casi allo studio, me l'ha detto il presidente della Conferenza episcopale. Qualcuno mi ha detto: sarebbe bello eliminare l'ergastolo! È quasi una pena di morte nascosta, tu stai lì morendo tutti i giorni senza la speranza di liberazione. Un'altra ipotesi è che si facciano indulti generali ogni uno o due anni. Ma la Chiesa sta lavorando e ha lavorato, ha compilato delle liste, ha chiesto indulti e continuerà a farlo".
 
Molte poi le curiosità sul suo incontro con il Lider maximo Fidel Castro. Ha avuto la percezione che fosse un po' pentito? "Il pentimento è una cosa molto intima - ha detto il Pontefice - una cosa di coscienza. Nell'incontro con Fidel abbiamo parlato dei gesuiti che lui ha conosciuto, perché gli ho portato come regalo un libro e un cd del padre Llorente, e due libri di don Alessandro Pronzato, che sicuramente lui apprezzerà. Abbiamo parlato molto dell'enciclica 'Laudato sì', lui è molto interessato al tema dell'ecologia. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo, c'era la sua famiglia presente, c'erano anche i miei accompagnatori, il mio autista, ma noi eravamo un po' separati, loro non potevano sentire. Abbiamo parlato tanto sull'enciclica, lui è molto preoccupato per l'ambiente".
 
La visita a Cuba è stata naturalmente oggetto di forte attenzione da parte dei media di tutto il mondo. Così i giornalisti gli hanno domandato del perché in pochi anni l'isola caraibica sia stata visitata per ben 3 volte dagli ultimi Pontefici, Wojtyla nel 1998, Ratzinger nel 2012, e ora Bergoglio. Forse perché Cuba è 'malata'? "No ha risposto il Papa -. Il primo viaggio di Giovanni Paolo II fu storico, ma normale: ha visitato tanti Paesi aggressivi contro la Chiesa. La seconda visita è stata quella di Benedetto XVI, e pure quella era normale. E la mia è stata un po' casuale, perché inizialmente avevo pensato di arrivare negli Stati Uniti arrivando dalla frontiera del Messico. Poi c'è stato l'annuncio del 17 dicembre (il disgelo tra Cuba e Usa, ndr), dopo un processo di quasi un anno. E ho detto: andiamo negli Usa attraverso Cuba. Non perché abbia dei mali speciali che non hanno altri Paesi. Non interpreterei così le tre visite. Io per esempio ho visitato Brasile, Giovanni Paolo II l'ha visitato tre o quattro volte e non aveva una 'malattia' speciale. Sono contento di aver visitato Cuba".

Infine Bergoglio ha risposto alle critiche che gli arrivano da settori della società americana che si chiedono se il Papa sia cattolico. E ha replicato così: "Un amico cardinale mi ha raccontato che è andata da lui una signora, molto preoccupata, molto cattolica, un po' rigida, ma buona. E gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia si parlava di un Anticristo. Lui ha spiegato che se ne parla nell'Apocalisse. Poi la signora ha chiesto se si parlava di un Antipapa. E lui le ha domandato: perché me lo chiede? Ha risposto: 'Io sono sicura che Francesco è l'Antipapa'. E perché? 'Perché non usa le scarpe rosse', è stata la risposta. Sull'essere comunista o non comunista: io sono certo di non aver detto una cosa in più rispetto a ciò che c'è nella Dottrina sociale della Chiesa. Le cose si possono spiegare, forse qualcosa ha dato un'impressione un po' più 'sinistrina', ma sarebbe un errore di interpretazione. La mia dottrina su tutto questo, la Laudato sì e sull'imperialismo economico, è nell'insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo...".

© Riproduzione riservata
23 settembre 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/09/23/news/bergoglio_io_comunista_o_antipapa_se_necessario_recito_il_credo_-123468983/?ref=HREC1-1
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« Risposta #79 il: Settembre 27, 2015, 11:41:10 »

Papa Francesco, il giallo delle frasi "tagliate"
Pena di morte, commercio delle armi, immigrazione, Bergoglio non fa sconti e conquista il Congresso Usa.
Ma salta una parte del suo discorso


25 settembre 2015

Parlo da “americano”, anch’io sono figlio di questo continente. Ha esordito così Papa Francesco per il suo “esame” più difficile nel viaggio negli Stati Uniti, il discorso al Congresso riunito. Mai un Papa aveva preso la parola a Capitol Hill, la “San Pietro” di quella che ama definirsi la prima democrazia del mondo.

Un discorso equilibrato e attento, volto a unire e a dialogare, senza strappi ma senza sconti. Così ha parlato Bergoglio, rivolgendosi non solo ai politici e ai potenti, riuniti di fronte a lui, ma a tutta l’America. Ma c'è un giallo: Francesco non ha pronunciato una parte importante del discorso, che è stato consegnato ai giornalisti. Era un duro atto di accusa sulla politica asservita all'economia e alla finanza. Una scelta dettata forse dalla volontà di non irritare una parte del Congresso.

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”, ha detto il pontefice rivolto al vice presidente Joe Biden, allo speaker Joe Boehner, ai membri della Corte Suprema, al Segretario di Stato John Kerry e ai deputati dei due rami del Congresso riuniti. “Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un’onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano, di risparmiare qualche soldo e – un passo alla volta – di costruire una vita migliore per le proprie famiglie”, ha proseguito il pontefice. “Sono uomini e donne che non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse, ma, nel modo discreto che li caratterizza, sostengono la vita della società. Generano solidarietà con le loro attività e creano organizzazioni che danno una mano a chi ha più bisogno”. Non a caso è stata invitata a essere presente al discorso del Papa anche la piccola Sophie Cruz, la bambina messicana di cinque anni, che ieri, rompendo i cordoni di sicurezza è riuscita a portare al Papa una lettera, in cui esprimeva la sua preoccupazione di essere divisa dai suoi genitori, immigrati messicani illegali.

Il giallo delle frasi saltate
A un certo punto del suo intervento, il Papa, secondo il discorso ufficiale consegnato ai giornalisti, avrebbe dovuto pronunciare un duro atto di accusa sulla politica asservita ai poteri economici e finanziari. Era uno dei temi più caldi. Perché rappresentava uno dei punti di maggior frizione con una parte del Congresso e dell'opinione pubblica americana. Francesco ha scelto di non pronunciarlo ma di consegnarlo lo stesso alla stampa. Una scelta diplomatica, che farà certo discutere. Ecco il delicato passaggio che il pontefice non ha mai detto ma che ugualmente è stato citato dalle agenzie di stampa di tutto il mondo: "Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. 'Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità'. Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza".

Anche la piccola Sophie Cruz invitata al Congresso
Il pontefice, di fronte alla piccola Sophie Cruz e agli altri membri del Congresso è tornato a parlare del problema dell’immigrazione. “Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo decidere ora di vivere il più nobilmente e giustamente possibile, così come educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro ‘prossimo’ e a tutto quanto ci circonda”. Francesco ha fatto un forte appello ad accogliere i profughi: “Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico”.

Abolire la pena di morte
Il Papa ha chiesto quindi “l’abolizione globale della pena di morte”: “Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.

Stop al commercio delle armi
E non si è neppure sottratto a un tema che divide l’America, democratici e repubblicani, ancor più in vista delle elezioni presidenziali: il commercio delle armi. “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Quattro grandi rappresentanti del popolo americano
Il Papa ha parlato guardando davanti a sé l’immagine di Mose, rappresentata nell’emiciclo di Capitol Hill tra i grandi legislatori della storia. E ha voluto riferirsi a quattro grandi rappresentanti del popolo americano dei quali, a vario titolo, quest’anno ricorre un anniversario: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton. “Tre figli e una figlia di questa terra, quattro individui e quattro sogni: Lincoln, libertà; Martin Luther King, libertà nella pluralità e non-esclusione; Dorothy Day, giustizia sociale e diritti delle persone; e Thomas Merton, capacità di dialogo e di apertura a Dio”.

L’importanza del dialogo contro i fondamentalismi
“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere”, ha raccomandato Bergoglio. “È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali. Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori. Il mondo contemporaneo, con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”.

Lotta alla povertà
Citando Dorothy Day e il suo impegno per le donne lavoratrici, il Papa ha toccato poi il delicato argomento delle ingiustizie prodotte dai sistemi economici. “So che voi condividete la mia convinzione che va fatto ancora molto di più, e che in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale. Allo stesso tempo desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà. Anche a loro c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause”. La tecnologia deve essere messa al servizio di un progresso più umano: “Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia, per individuare modi intelligenti di ‘orientare, coltivare e limitare il nostro potere’ e mettere la tecnologia ‘al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale’”.

Sconfiggere le nuove schiavitù
Francesco ha citato la testimonianza di Abramo Lincoln come ispirazione per sconfiggere le nuove schiavitù di oggi. “Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune”. E ha chiesto di ascoltare la voce della fede: “È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società. Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”

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Da - http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/papa-francesco-lamerica-e-grande-se-difende-la-vera-liberta/
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« Risposta #80 il: Settembre 27, 2015, 11:42:28 »

Papa all’Onu: la crisi ecologica minaccia l’esistenza dell'umanità
Per Francesco difesa dell'ambiente e lotta all'esclusione sono collegate. Cristiani perseguitati, Iran e nucleare, narcotraffico, difesa della vita, diritto all’educazione, alla casa e al lavoro gli altri temi del suo storico discorso.
New York, USA, 25 settembre 2015. Papa Francesco pronuncia il suo discorso nell'aula dell'Assemblea generale ONU.

25 settembre 2015

Francesco tira le orecchie alle Nazioni Unite. Arriva al Palazzo di Vetro, dopo il successo di ieri al Congresso degli Stati Uniti. Porta con sé l’apprezzamento mondiale per l’esito delle innumerevoli mediazioni diplomatiche che hanno visto la Santa Sede protagonista: la riapertura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba, l’annuncio della pace tra il governo colombiano e le Farc, un possibile intervento tra Bolivia e Cile per la questione dell’accesso al mare. Ma soprattutto nel Palazzo di Vetro risuona forte l’eco degli appelli delle scorse settimane del pontefice per l’accoglienza di profughi e rifugiati e la sua accorata difesa dell’ambiente nell’encilica “Laudato si’”. Per la prima volta, accanto alle 193 bandiere dei Paesi membri, sventola anche quella della Santa Sede.

Il Papa coglie l’occasione del discorso alle Nazioni Unite (è il quinto pontefice a prendere la parola di fronte all’assemblea generale) per offrire una riflessione sistematica su quelle che a suo avviso sono le priorità nell’attuale contesto mondiale, sul ruolo della comunità internazionale e sull’impegno della Chiesa. Ma anche per richiamare ai suoi doveri la principale organizzazione internazionale del pianeta.

Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione
Due sono i pilastri del discorso di Bergoglio all’Onu: difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione. E, nella prospettiva di Francesco, sono intimamente connessi. Perché è proprio la distruzione e il mancato rispetto dell’ambiente ad alimentare la “cultura dello scarto”. Da qui discende un grande richiamo etico a preoccuparsi per le generazioni future cominciando a prendersi cura di quanti oggi sono gli ultimi. “Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi”.
Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione diventano il paradigma su cui impostare un sistema delle relazioni internazionali autenticamente ispirato ai principi della giustizia sociale e della difesa della persona. “Qualsiasi danno all’ambiente è un danno all’umanità. Ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature”. Inoltre l’abuso e la distruzione dell’ambiente, per il Papa, “sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica”.

Le nuove schiavitù e la cultura dello scarto
Durissimo il giudizio del pontefice: “L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente”. I più poveri soffrono le conseguenze più gravi: “Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata ‘cultura dello scarto’” con le sue “tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”. A questo riguardo il Papa ha fatto riferimento alla “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e si è augurato che l’imminente conferenza di Parigi sul clima porti dei risultati in questo senso.

Promuovere lo sviluppo umano integrale
Lo “sviluppo umano integrale”, questo è ciò che sta a cuore a Papa Francesco in linea con quanto proclamato dai suoi predecessori da quella stessa tribuna.
Da qui discende anche l’appello a tutelare una serie di altri diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà religiosa, pilastro di tutte le altre libertà, chiedendo di proteggere i cristiani e le minoranze religiose perseguitate. La libertà di educazione, con particolare attenzione alle bambine e alle donne. La difesa della vita, anche quella non ancora nata. Il diritto alla casa e al lavoro.
“La misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita”. Più avanti il Santo Padre torna sulla sacralità della vita umana: “La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica”.

Il Papa cita la condanna della finanza che ieri aveva omesso
Il Papa ha messo in relazione crisi ecologia e predominio della finanza: “La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo”. Bergoglio ha denunciato perciò un problema che gli sta a cuore ma che ieri aveva tralasciato nel discorso al Congresso degli Stati Uniti (nonostante fosse scritto nel testo ufficiale del discorso) probabilmente per non irritare i presenti: la politica asservita alla finanza. “Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”.

No alla guerra
Francesco naturalmente ribadisce il no alla guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti: “La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli. A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato”. Per Francesco, “un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero ‘Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia’”.

Apprezzamento per l’accordo con l’Iran
E loda il trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto con l’Iran: “Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza. Formulo i miei voti perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte”.
Nel discorso però ci sono anche delle ombre o comunque dei temi sui cui il pontefice preferisce non entrare direttamente: in particolare la questione del Medio Oriente e le cosiddette primavere arabe così come il conflitto in Siria. Un versante su cui anche la Santa Sede ha subito un duro scacco, basti pensare agli scarsi effetti diplomatici della preghiera in Vaticano, nel giugno 2014, voluta dal Papa con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen. Francesco si limita a chiedere una maggiore incisività dell’Onu su questo fronte ma preferisce non toccare la delicata questione dei “due popoli, due Stati”. Il pontefice ribadisce perciò la richiesta della protezione dei cristiani e di tutte le minoranze perseguitate: “Non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù. Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”.

La piaga del narcotraffico
Tra i conflitti Francesco cita anche il narcotraffico: “Una guerra ‘sopportata’ e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni”.

La riforma dell’Onu non è più rinviabile
Infine domanda una riforma delle Nazioni Unite, in linea con la proposta della Santa sede di ripensare il Consiglio di Sicurezza e coinvolgere maggiormente i Paesi del Sud del mondo nel governo della principale organizzazione internazionale del pianeta. Il pontefice ha concluso il suo storico discorso con un invito a non perdere tempo prezioso: “Non possiamo permetterci di rimandare ‘alcune agende’ al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi”.

© Riproduzione Riservata

Da - http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/papa-allonu-la-crisi-ecologica-minaccia-lesistenza-dellumanita/
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« Risposta #81 il: Novembre 24, 2015, 06:23:24 »

Papa Francesco: l'anatema di Bergoglio sulla guerra dei ricchi contro i poveri

Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 19/11/2015 11:33 CET Aggiornato: 20 minuti fa

"Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo?", si è chiesto il Papa nella messa a Santa Marta. "Rovine, - ha detto - migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi". "La guerra - ha detto ancora Bergoglio - è proprio la scelta per le ricchezze: 'Facciamo armi, così l'economia si bilancia un po', e andiamo avanti con il nostro interesse".

"Ma anche oggi - ha affermato il Papa nella messa a Santa Marta - Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell'odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi; tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace".

Papa Francesco ha aggiunto: "E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un'altra, un'altra, un'altra, danno la vita". Come fece "un'icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta". Contro la quale pure, "con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: 'Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2015/11/19/papa-contro-guerra-ricchi_n_8598084.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #82 il: Dicembre 10, 2015, 07:10:16 »

ROMA BLINDATA
Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce
Il numero dei fedeli in piazza? Non straordinario né deludente. Ma San Pietro, per i grandi eventi, è stata molto più affollata

Di Luigi Accattoli

Cinquantamila persone in piazza San Pietro all’inizio della messa, secondo la stima della Prefettura, un totale di centomila presenze – in piazza e in Basilica –nell’insieme della mattinata: è un risultato medio, non straordinario né deludente, che è di buon auspicio per lo svolgimento di questo Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce. Centomila presenze vere a San Pietro sono un buon numero. In altre occasioni le presenze sono state di più, fino alle trecentomila che furono stimate per grandi eventi degli ultimi vent’anni: per i funerali di Papa Wojtyla, quando sono stati fatti santi Padre Pio ed Escrivà de Balaguer, Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Quando è stata fatta beata Madre Teresa di Calcutta, nel 2002.

Il prossimo 4 settembre Madre Teresa sarà proclamata santa e forse in quell’occasione la folla traboccherà di nuovo oltre la piazza. Va segnalato che ai centomila di oggi si è arrivati senza sforzo, anzi si direbbe senza impegno. Gli organizzatori hanno continuato a ripetere che non si puntava sul numero, stante anche il fatto che il Papa aveva scelto una modalità di svolgimento del Giubileo meno romana e più diffusa rispetto a ogni precedente. Una volta per attirare gente a Roma in occasione dei “Giubilei universali” venivano sospese le “concessioni” delle indulgenze legate ad altri pellegrinaggi e a pratiche devote che ognuno poteva compiere nella sua terra: era un modo per raccomandare il pellegrinaggio alle “porte sante” delle basiliche papali. Stavolta invece Francesco ha voluto che porte sante venissero aperte in tutto il mondo, presso ogni cattedrale e santuario: gli esperti stimano che in totale ve ne saranno da cinquemila a diecimila.

Egli stesso è andato ad aprirne una a Bangui, nel centro dell’Africa, il 29 novembre, dando la precedenza alla periferia rispetto al centro romano. Non si direbbe che l’allerta per il terrorismo abbia scoraggiato l’affluenza: le presenze sono state quelle previste alla vigilia e una previsione media era formulata già prima degli attentati di Parigi. Il prefetto di Roma Gabrielli stima che gli “arrivi” a Roma per il Giubileo, in aggiunta ai normali turisti, saranno dieci milioni. Ci si arriverà gradualmente, se non vi saranno incidenti di percorso: le folle ingrosseranno a partire da Pasqua e dureranno fino alla chiusura, che sarà il 20 novembre.

8 dicembre 2015 (modifica il 8 dicembre 2015 | 13:28)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://roma.corriere.it/giubileo-2015/notizie/giubileo-numero-fedeli-piazza-accattoli-a5d26344-9da6-11e5-9331-45d14c090e9b.shtml
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« Risposta #83 il: Maggio 08, 2016, 11:28:12 »

Papa Francesco, l’Europa premia chi la mette a nudo

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

La consegna del premio Carlo Magno a papa Francesco è segnata da un paradosso. Al di là delle motivazioni ufficiali Francesco appare premiato non tanto per un suo rapporto speciale con il Vecchio Continente (Giovani Paolo II e Benedetto XVI erano molto più angosciati di lui per il suo futuro) quanto perché le sue parole e i suoi moniti sulla scena internazionale mettono a nudo la perdurante impotenza dell’Unione europea.

Il Papa Globale è stato il primo a definire i multiformi focolai del terrorismo islamico una “Terza guerra mondiale… a pezzi”. E’ un’espressione forte, che comporta molte conseguenze. La prima l’ha indicata lo stesso pontefice: è giusto fermare l’aggressore. Ma la parola “guerra” implica anche la necessità di uno sforzo coerente, duraturo, lungimirante per debellarla. La stessa mobilitazione di lungo respiro (si può dire in controluce) che il mondo mise in campo contro il nazismo.

Il paragone non disorienti. Se esplodono bombe in Spagna, Inghilterra, Francia e Danimarca, se si susseguono massacri in Iraq, Siria, Turchia, Pakistan, Corno d’Africa, Libia, Tunisia, Mali e Nigeria e la lista si allunga di giorno in giorno… se l’ideologia totalitaria del Califfato (che stermina egualmente musulmani di ogni denominazione, cristiani, ebrei, yazidi e altre minoranze) estende la sua ombra minacciosamente su Asia, Europa ed Africa, non ha senso pensare di affrontare l’incendio solamente di volta in volta su base locale.

E’ questo il senso profondo dell’espressione di Francesco, che da subito già nel 2014 – memore dei disastri americani in Afghanistan e Iraq contro cui si era battuto Giovanni Paolo II) ha ammonito che era illusorio e sbagliato pensare di agire in modo unilaterale con coalizioni di volonterosi. Perché iniziative mal mascherate di conquista egemonica non portano da nessuna parte. Soltanto un intervento multilaterale internazionale sotto l’egida dell’Onu può funzionare. Soltanto azioni “comuni, congiunte e coordinate” – come è detto nella dichiarazione congiunta di Francesco con il patriarca russo Kirill – possono contrastare il terrorismo internazionale. L’esempio della Siria sta lì a dimostrarlo: qualche progresso (ancora drammaticamente insufficiente) si ottiene unicamente se Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia, Arabia saudita si muovo congiuntamente.

Francesco ha anche esortato da sempre ad aprire gli occhi sulla pista dei soldi: chi fornisce le armi, chi fa affari, chi finanzia l’Isis?
La terza guerra mondiale a pezzi: ecco la prima sfida che Francesco ha posto davanti agli occhi dell’Europa. Il risultato? L’Unione europea si è mostrata incapace di agire e reagire compattamente, paralizzata dall’esistenza di 28 capitali scoordinate. L’Unione europea in quanto tale in questa partita mondiale semplicemente non c’è.
La seconda sfida cruciale che Francesco ha posto all’Europa, dal suo primo viaggio a Lampedusa sino alla recente visita ai campi profughi di Lesbo, riguarda la “più grande catastrofe” umanitaria dopo l’ultimo conflitto mondiale: la migrazione di milioni di esseri umani dell’Asia e dell’Africa, che fuggono da guerre, violenze e fame. Francesco ha esortato a guardare alle ragioni economico-sociali, che causano il fenomeno, ha auspicato un’integrazione intelligente.

Cosa è riuscita a fare l’Unione europea? A parte l’accordo in extremis con la Turchia – sostenuto fortemente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – il programma di redistribuzione degli immigrati in Europa è fallito clamorosamente. Un’Unione di oltre 500 milioni di abitanti non riesce a stabilire una ragionevole programmazione di ammissione di profughi e immigrati. Il piano Juncker, che doveva ricollocare 40.000 richiedenti asilo arrivati in Italia, è sfociato in un fiasco per gli egoismi nazionali: a tutt’oggi soltanto 564 hanno lasciato il suolo italiano. Al confronto la Chiesa italiana, che tra diocesi, parrocchie, famiglie e comunità religiose ha accolto e sistemato ventiduemila profughi, fa arrossire più di un governo europeo.

Anche nella gestione del grande esodo l’Unione dei 28 si mostra drammaticamente incapace.

E’ facile consegnare un premio a papa Bergoglio, la bella figura di chi lo offre non nasconde l’inerzia di chi non riesce ad “essere Europa”. Anzi, la retorica di questa giornata finisce per fare risaltare il processo sottaciuto di morbida disgregazione in atto.

Angela Merkel qualche anno fa lo aveva detto: si rischia di andare come sonnambuli verso il disfacimento dell’Unione. Di fatto l’arresto cardiaco è già iniziato. L’accordo speciale strappato dalla Gran Bretagna, a prescindere dall’esito del prossimo referendum, è di per se disgregante: certifica e autorizza che si può essere membri di un club a pieno titolo, pur respingendone l’obiettivo primario e alcune regole fin qui condivise. In ogni momento altri stati potranno chiedere le stesse eccezioni. La linea neonazionalista dei paesi del gruppo di Vysegrad (Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia) ignora e sabota gli ideali dell’Unione. L’adesione della Turchia alla Ue, darebbe il colpo finale. L’Unione non sarebbe più un percorso verso la Federazione d’Europa, ma si trasformerebbe in una specie di zona di libero scambio.

Senza una ripartenza con un nucleo convinto, più ristretto, l’Unione non ripartirà.

Davvero, come disse Francesco, questa Europa che annaspa è diventata una vecchia “non più fertile”. Inerte di fronte all’obiettivo alto (e degno dei tratti cristiani e illuministi del Continente) che il pontefice nel 2014 aveva indicato ai politici europei nel suo discorso a Strasburgo: “prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone”.

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-leuropa-premia-chi-la-mette-a-nudo/2701981/
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« Risposta #84 il: Maggio 08, 2016, 11:30:10 »

Papa Francesco demolisce l’Ue davanti ai suoi vertici: “Europa decaduta: tuteli la dignità dei migranti, dia lavoro a giovani”
È l’appello che il pontefice ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 alla presenza di Matteo Renzi, della cancelliera tedesca Angela Merkel e dei tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk: "Quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi e costruire recinti particolari".
Ma "chi fugge da Isis e Assad non si fermerà davanti a muri o fili spinati”

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

“Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 per “il suo straordinario impegno – come si legge nella motivazione – in favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori”. Prima di lui soltanto un altro Pontefice, san Giovanni Paolo II nel 2004, aveva ricevuto il prestigioso riconoscimento della città di Aquisgrana. Bergoglio, che già da cardinale rifiutava tutti i premi, ha deciso di fare un’eccezione per offrire il riconoscimento per l’Europa con un omaggio ai padri fondatori e in particolare a Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Alla cerimonia in Vaticano sono intervenuti, tra gli altri, i tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, tra i vincitori dell’edizioni precedenti, insieme ad Angela Merkel, Matteo Renzi e Felipe IV.

Migranti – Al centro del discorso del Papa il dramma dei profughi, cuore del suo pontificato con i viaggi a Lampedusa e a Lesbo. “I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, – ha affermato Bergoglio – non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri”. Per Francesco, infatti, l’Europa, “famiglia di popoli, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia, sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. Per Bergoglio “in questo nostro mondo dilaniato e ferito, occorre ritornare a quella solidarietà di fatto”. “Una solidarietà – ha precisato il Papa – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città, e di tante altre città, possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale. In questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in ‘colonizzazioni ideologiche’; riscoprirà piuttosto l’ampiezza dell’anima europea, nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione e chiamata a diventare modello di nuove sintesi e di dialogo. Il volto dell’Europa non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure”.

Terra, tetto e lavoro per tutti – L’invito di Francesco è chiaro: “Dobbiamo passare da un’economia liquida, che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti, a un’economia sociale che garantisce l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro”. Per il Papa “si deve continuare a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti”. Bergoglio ha sottolineato che “ciò richiede la ricerca di nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società. E questo ci chiede il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale. Penso ad esempio all’economia sociale di mercato, incoraggiata anche dai miei predecessori. Passare da un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse ad un’economia sociale che investa sulle persone creando posti di lavoro e qualificazione”.

Giovani e disoccupazione – Affrontando il tema della mancanza del lavoro, il Papa ha guardato in particolare ai giovani: “Come possiamo fare partecipi i nostri giovani di questa costruzione quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? Come pretendiamo di riconoscere a essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei sono in aumento? Come evitare di perdere i nostri giovani, che finiscono per andarsene altrove in cerca di ideali e senso di appartenenza perché qui, nella loro terra, non sappiamo offrire loro opportunità e valori? La giusta distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è mera filantropia. È un dovere morale”. Per questo “se vogliamo pensare le nostre società in un modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani”. Per Francesco, infatti, “oggi ci urge poter realizzare ‘coalizioni’ non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose. Coalizioni che mettano in evidenza che, dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici. Coalizioni capaci di difendere il popolo dall’essere utilizzato per fini impropri”.

L’Europa invecchia – Come aveva fatto a Strasburgo, Bergoglio non ha risparmiato una severa critica alle politiche attuali del Vecchio continente indicando come strada “la sfida di ‘aggiornare’ l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”. “Nel Parlamento europeo – ha ricordato Francesco – mi sono permesso di parlare di Europa nonna. Dicevo agli eurodeputati che da diverse parti cresceva l’impressione generale di un’Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale, dove i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva; un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice. Un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si va ‘trincerando’ invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società; dinamismi capaci di coinvolgere e mettere in movimento tutti gli attori sociali (gruppi e persone) nella ricerca di nuove soluzioni ai problemi attuali, che portino frutto in importanti avvenimenti storici; un’Europa che lungi dal proteggere spazi si renda madre generatrice di processi. Che cosa ti è successo, – si è domandato Bergoglio – Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”.

Nuovo umanesimo europeo – Il “sogno” di Francesco è “un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”. “Sogno un’Europa giovane, – ha concluso il suo discorso il Papa – capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni”.

Schulz e Juncker – Nel suo intervento il presidente del Parlamento europeo Schulz non ha nascosto che “l’Europa sta attraversando una crisi di solidarietà e i valori comuni su cui si fonda stanno vacillando. È pertanto giunto il momento di lottare per l’Europa. Tutti gli europei sono chiamati a mobilitarsi a favore dell’Europa”. Per Schulz “le forze centrifughe delle crisi tendono a dividerci piuttosto che a unirci più strettamente. Gli egoismi nazionali, la rinazionalizzazione e il particolarismo nazionale si stanno espandendo. Non vi è dubbio che per quanto riguarda la questione dei profughi l’Europa si trovi di fronte a una sfida epocale. Era dalla Seconda guerra mondiale che non vedevamo così tante persone in fuga in tutto il mondo. Eppure i populisti approfittano della situazione fomentando le paure invece di cercare una soluzione. La paura è comprensibile ma, in politica, è cattiva consigliera. Dimenticando completamente la storia, 25 anni dopo la caduta della cortina di ferro alcuni vogliono costruire in Europa nuovi muri e recinzioni, mettendo quindi a repentaglio una delle più grandi conquiste europee, la libertà di circolazione. Le persone che fuggono dalla brutalità dello Stato islamico o dalle bombe di Assad non si fermeranno certo di fronte a muri o fili spinati. Chi afferma che gli Stati nazionali riuscirebbero a risolvere meglio da soli il problema nega la realtà”. Per il presidente della Commissione europea Juncker bisogna continuare a lavorare perché l’Unione sia “un’opera di pacificazione per l’Europa stessa e oltre i suoi confini. Perché le sventure del mondo riguardano anche noi. Perché un mondo più stabile significa un’Europa più forte. Il compito non fu mai facile né lo sarà mai. Ma la soluzione non è rinchiudersi nel proprio piccolo bozzolo”.

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-a-merkel-juncker-e-tusk-europa-vecchia-e-decaduta-tuteli-la-dignita-dei-migranti/2701633/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-2016-05-06
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« Risposta #85 il: Ottobre 05, 2016, 12:19:01 »

L’INTERVISTA A FRANCESCO

«Oggi Gesù accoglierebbe gli omosessuali e i trans»
Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay

Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato

DAL VOLO PAPALE — Bisogna «accogliere e accompagnare» omosessuali e trans, «questo è quello che farebbe Gesù oggi», dice Francesco. Il Papa ha condannato la teoria gender, ma le persone sono un’altra cosa. Spiega di avere accompagnato, da Papa, persone «con tendenze e anche pratiche omosessuali». Poi racconta la storia di una ragazza divenuta uomo e lo fa sempre al maschile, dice: «Lui che era lei ma è lui». Sorride: «Adesso però non dite che santificherò i trans, eh? Già mi vedo le prime pagine...». Si vola sul Mar Caspio verso Roma. Bergoglio raggiunge i giornalisti ed esordisce tranquillo: «Sono a vostra disposizione, domandate quello che volete». Risponde per 51 minuti.

Santità, in Georgia ha detto che la teoria gender «è un grande nemico del matrimonio», parlato di «guerra mondiale». Cosa direbbe a chi sente che il suo aspetto non corrisponde alla propria identità sessuale?
«Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali, li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare come fa Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale. No. Io ho parlato di quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria gender. Un papà francese mi raccontava del figlio di dieci anni, alla domanda “cosa vuoi fare da grande” ha risposto: la ragazza! Il padre si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è una persona che ha questa tendenza, o anche che cambia sesso. Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: lo chiamo colonizzazione ideologica».

Come accompagnare?
«L’anno scorso ho ricevuto la lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina e una ragazza, e ha sofferto tanto perché lui si sentiva un ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Ha raccontato alla mamma che avrebbe voluto operarsi e lei gli ha chiesto di non farlo finché era viva. Era anziana, è morta, si è fatto l’intervento. È andato dal vescovo che lo ha accompagnato tanto, era un bravo vescovo. Poi ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto che per lui sarebbe stata una consolazione venire da me con la sua sposa. Lui che era lei ma è lui. Li ho ricevuti, erano contenti. Nel quartiere dove abitava c’era un sacerdote nuovo che appena lo vedeva lo sgridava: andrai all’inferno! Il vecchio sacerdote ottantenne invece gli diceva: da quant’è che non ti confessi? Vieni e potrai fare la comunione. Capito? La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi e dobbiamo essere attenti non dire “è tutto lo stesso, facciamo festa”. Ma ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, discernerlo e integrarlo. È un problema di morale, umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità ma sempre col cuore aperto».

Ha detto che il divorzio che «sporca l’immagine di Dio», ma si era parlato di accoglienza dei divorziati. Come si concilia?
«Tutto ciò che ho detto — l’immagine di Dio che è l’uomo e la donna assieme uniti in matrimonio — è contenuto nell’esortazione Amoris Laetitia, dove poi si parla delle coppie ferite. Il principio è quello ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, e sempre l’ultima parola ce l’ha la misericordia».

I cattolici Usa dovrebbero scegliere tra un candidato lontano per molti aspetti dall’insegnamento della Chiesa e un altro che ha fatto dichiarazioni contro i migranti...
«In campagna elettorale io non dico mai dico una parola: il popolo è sovrano, dirò solo: studia bene le proposte, prega e scegli in coscienza. Ma al di là del caso specifico, quando in un Paese qualsiasi ci sono candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel Paese è forse troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica».

Come arrivare alla pace tra Armenia e Azerbaigian?
«L’unico cammino è il dialogo sincero, senza cose sotto il tavolo, faccia a faccia. Se non si può, avere il coraggio di rivolgersi a un tribunale internazionale, all’Aja per esempio. La guerra distrugge sempre, con la guerra si perde tutto».

Perché tra i tuoi viaggi prossimi non c’è la Cina?
«Si studia, si parla, ci sono commissioni di lavoro. Mi piacerebbe molto andare, ma non penso ancora. Sono ottimista. Le cose lente vanno bene sempre, le cose in fretta no. L’altro ieri a un convegno in Vaticano sulla Laudato si’ c’era una delegazione cinese che mi ha portato un regalo del presidente».

L’arcivescovo di Rouen ha detto che lei ha autorizzato il processo di beatificazione di padre Hamel senza aspettare i cinque anni...
«Faremo degli studi, ma l’intenzione è andare su questa linea. Comunque si devono cercare testimonianze fresche per aprire il processo».

Quando i nuovi cardinali, e a quali criteri si ispira?
«A fine anno, o all’inizio del prossimo. La lista è lunga ma ci sono solo 13 posti. Bisogna cercare un equilibrio. Mi piace che si veda nel Collegio cardinalizio l’universalità della Chiesa, i cinque continenti, e non solo il centro europeo».

Quando andrà a trovare i terremotati?
«Sono state proposte tre date possibili, la terza è la prima domenica di Avvento. Ma lo farò privatamente, da solo. Come sacerdote, vescovo e Papa ma da solo. Vorrei essere vicino alla gente».

Quali saranno i suoi viaggi internazionali l’anno prossimo?
«Di certo andrò in Portogallo, soltanto a Fatima. Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e dalle guerre. In Colombia ho detto che potrei andare se il processo di pace riesce, quando tutto sarà blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si può tornare indietro».

Per il premio Nobel per la pace ci sono vari candidati. Lei chi spera che vinca?
«C’è tanta gente che vive per fare la guerra, per fare la vendita delle armi, per uccidere. Ma anche c’è tanta gente, tanta, che lavora per la pace. Non saprei dire quale persona scegliere, è difficile. Mi auguro, al di là del premio, che a livello internazionale ci sia un ricordo, una dichiarazione sui bambini, sugli invalidi, sui minorenni, sui civili morti sotto le bombe delle guerre. Credo che quello sia un peccato contro Gesù Cristo, perché la carne di quei bambini, di quella gente ammalata, di quegli anziani indifesi, è la carne di Gesù Cristo. Bisognerebbe che l’umanità dicesse qualcosa sulle vittime delle guerre».

Dopo l’incontro con il patriarca ortodosso della Georgia, Ilia II, vede possibilità di collaborazione?
«Il patriarca è un uomo di Dio, quest’uomo mi ha commosso. Sulle cose che ci uniscono e separano, io dirò: non mettersi a discutere le cose di dottrina, lasciatele ai teologi, sanno farlo meglio di noi, sono bravi e hanno buona volontà; noi, popolo, dobbiamo pregare gli uni per gli altri, questo è importantissimo. Bisogna fare cose insieme, i poveri, i migranti: facciamo il bene agli altri insieme. Questo è il cammino dell’ecumenismo, non solo la dottrina, questa è l’ultima cosa, si arriverà alla fine, ma cominciamo a camminare insieme, oggi l’ecumenismo si deve fare camminando insieme e pregando gli uni per gli altri».

2 ottobre 2016 (modifica il 3 ottobre 2016 | 10:04)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/…/intervista-papa-oggi-gesu-accoglie…
www.corriere.it

Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay
corriere.it|Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato
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« Risposta #86 il: Ottobre 30, 2016, 11:46:46 »

Papa Francesco verso la Svezia. "Riforma e scrittura, cattolici imparino da Lutero “
Il nuovo viaggio del Pontefice, dal 31 ottobre al primo novembre, preceduto da aperture al messaggio protestante e slanci ecumenici.
"Al di là di tante questioni aperte, siamo già uniti".
E la purificazione luterana ricorda molto il rinnovamento che Bergoglio sta portando avanti all'interno della Chiesa

28 ottobre 2016

CITTÀ DEL VATICANO - "Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore", ha detto Francesco tornando lo scorso giugno dal viaggio in Armenia. E, nella sostanza, l’ha ripetuto anche pochi giorni fa in Vaticano davanti a una statua dello stesso Lutero che, con scandalo di alcune frange cattoliche più conservatrici, faceva mostra di sé nell’Aula Paolo VI durante un’udienza con gli evangelici: "Al di là di tante questioni aperte che ancora ci separano, siamo già uniti", ha detto il Papa. E così ancora quest’oggi, in una lunga intervista concessa alla Civiltà Cattolica. "Riforma e Scrittura", ha detto Francesco, sono le due parole che vengono in mente al Papa "su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana". E ancora: "All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa". Ma "Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo". Ha, in sostanza, portato avanti una riforma di cui si è parlato anche recentemente, prima dello scorso conclave. "Nelle Congregazioni prima del conclave – ha ricordato Bergoglio - la richiesta di una riforma" è stata "sempre viva e presente".

È questa la chiave di lettura del viaggio che Bergoglio si appresta a fare (dal 31 ottobre al primo novembre) in Svezia, con tappe a Lund per una preghiera ecumenica e poi a Malmö: fare memoria della riforma di Lutero, una riforma che non ha causato soltanto divisioni, ma anche una purificazione che, piaccia o no, ricorda molto il rinnovamento che il Papa sta cercando di portare all’interno della Chiesa: la lotta contro i privilegi, il carrierismo, la mondanizzazione, e anche contro le piaghe che ancora attanagliano - memorabile in questo senso il suo discorso alla curia romana del dicembre del 2014 - il clero e le gerarchie.

E non è un caso che proprio pochi giorni prima della partenza del Papa, sia stata Civiltà Cattolica, la rivista di gesuiti vicinissima al Pontefice, a scrivere della buona riforma di Lutero: la sua intenzione era di riformare la Chiesa in senso evangelico, insomma la medesima intenzione che muove Bergoglio. Giancarlo Pani riporta la tesi dello storico Erwin Iserloh secondo cui l’affissione delle 95 tesi sulle indulgenze sarebbe pura leggenda e per di più contraddirebbe le stesse intenzioni del riformatore. Lutero scrisse semplicemente ai vescovi interessati "per un problema di coscienza e di pastorale" in quanto "la predicazione delle indulgenze per la fabbrica di San Pietro è ingannevole perché garantisce la salvezza". Mentre "nessuno è sicuro della propria salvezza. Il vescovo deve predicare non le indulgenze, ma il Vangelo e le opere di carità".

Certo, la strada della “riabilitazione” di Lutero non muove semplicemente da Francesco. Già Ratzinger si mosse in questo senso, addirittura entrando da Papa nel 2011 nell’ex convento di Erfurt, lì dove Lutero maturò - secondo le parole dello stesso Benedetto XVI - "le sue ineludibili domande su Dio, quelle che in forma nuova dovrebbero diventare anche le nostre di oggi". Come a dire: il Dio di Lutero è il nostro Dio, il suo fuoco riformatore è anche il nostro. E così, del resto, recita anche il documento congiunto cattolico-luterano pubblicato nel 2013: "Oggi i cattolici sono in grado di comprendere le preoccupazioni riformatrici di Martin Lutero e di considerarle con un’apertura mentale maggiore di quanto sembrasse possibile in precedenza". In sostanza, "la sua intenzione era quella di riformare, e non di dividere, la Chiesa".

Ma è chiaro che è con Francesco che la riabilitazione del monaco tedesco e di tutto ciò che da lui è nato potrebbe incanalarsi su una strada definitiva. Anche perché, come sostiene la vescova luterana Margot Kässmann, ambasciatrice per l’Anno luterano della Chiesa evangelica di Germania, c’è molto in Francesco del fuoco riformatore di Lutero. Dice: "Anche Lutero voleva riformare la sua Chiesa, la Chiesa romana cattolica. Tutti noi sappiamo che la Chiesa ma anche la società hanno continuamente bisogno di essere riformate. E se guardiamo a Francesco, lui oggi sta riformando la Chiesa cattolica. Lutero ha cominciato la sua riforma partendo dalla Bibbia. Penso che ancora oggi sia importante che ogni riforma riparta dalla Bibbia".

Così anche Jürgen Moltmann, fondatore della teologia della speranza, che in un dialogo con il cardinale Kasper apparso su Vita e Pensiero, oltre a proporre la suggestiva idea di "un Concilio mondiale di tutte le Chiese cristiane", ha detto senza mezzi termini che "un ritorno al papato del periodo precedente a Costantino non solo è desiderabile come riformati, ma penso anche come cattolici. Necessitiamo di un ministero petrino 'rinnovato' e comune alla luce del Vangelo. Già Benedetto XVI durante la sua visita in Germania nel 2011 chiese ai cattolici 'un nuovo incontro' con Martin Lutero". In effetti, ha chiosato Kasper, "possiamo condividere molte delle preoccupazioni di Lutero, nonostante le differenze esistenti, in modo da imparare da lui".

© Riproduzione riservata 28 ottobre 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/10/28/news/papa_francesco_viaggio_in_svezia-150792108/?ref=HREC1-25
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« Risposta #87 il: Gennaio 02, 2017, 06:56:27 »


Il docufilm
Il Papa confessa: «La Corte pontificia deve cambiare»
Di Carlo Marroni 10 dicembre 2016

«La Corte pontificia mantiene una tradizione un po' atavica, non lo dico in senso negativo, ma questo deve cambiare». Lo dice il Papa nel docufilm “Papa Francesco: come Dio comanda” che andrà in onda domenica sera su Sky Atlantic e prodotto da 42/o Parallelo, che l’Ansa ha visionato. Il Papa parla dei «problemi morali gravi e di temi legati alle una questioni finanziarie, agli scandali morali»; «bisogna sanare queste cose con la conversione a partire dal Papa che è il primo a doversi convertire». Papa Francesco tra un settimana compirà 80 anni, data-simbolo per la Chiesa, quando un vescovo o cardinale lascia ogni incarico residuo. Naturalmente non per il Papa.
   
    03 dicembre 2016

Francesco poi affronta altri argomenti, che riguardano la sua vita quotidiana di Pontefice: «Quando viene un Capo di Stato io devo riceverlo con la dignità del protocollo che si merita. È vero che col protocollo ho mille problemi, però devo rispettarlo. Sai la differenza tra il terrorismo e il protocollo? Che con il terrorismo si può negoziare». La giornata di sabato ha visto Bergoglio affrontare molti impegni pubblici, tra cui l'udienza dell’Associazione Rurale Cattolica Internazionale. Nel suo discorso ha detto che bisogna sostenere l’agricoltura, e dire basta con «ingiusti metodi speculativi. Viviamo il paradosso di un'agricoltura non più considerata settore primario dell'economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo, negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali».

E ancora: «In alcune aree geografiche, infatti, lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo. Questo però significa rimediare alla carenza degli apparati istituzionali, all'iniqua acquisizione di terre la cui produzione - denuncia il Pontefice - è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali».

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-12-10/il-papa-confessa-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve--140507.shtml?uuid=ADXnTMBC
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« Risposta #88 il: Gennaio 12, 2017, 11:38:09 »

   Opinioni
Carlo Troilo   
· 11 gennaio 2017

Dove va Papa Francesco
Vaticano      
Troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione di Papa Bergoglio

Approfitto della ospitalità de l’Unità per fare alcune osservazioni critiche su Papa Bergoglio, per il quale troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione. Con l’aiuto delle tv italiane, pubbliche e private, trasformate tutte in succursali di “Radio Maria”, ma anche di giornali laici e di sinistra. Valga per tutti l’intervista a Dario Viganò, prefetto per la Comunicazione del Vaticano, pubblicata con grande risalto e senza commenti da Il Fatto Quotidiano per gli ottanta anni del Pontefice: «Dal divorzio all’aborto alle coppie omosessuali, il Papa incontra tutti… Il Papa ha vinto. Il suo stile ha destabilizzato la Curia».

E preoccupa un sondaggio secondo cui l’82% degli Italiani avrebbe “fiducia” nel Papa (e non – ovviamente – nelle istituzioni e nella politica). Anche se non mi convince del tutto, visti i molti giudizi critici che sento fra amici e conoscenti, anche credenti e osservanti.

In effetti, quando diventa Papa, Bergoglio porta aria nuova. Appare deciso a riportare moralità in un Vaticano travolto dagli scandali ed assume posizioni coraggiose sui mali del mondo, la miseria, il dramma degli immigrati. Oltre tutto, è un uomo simpatico e vive senza sfarzo. Anche sui temi “eticamente sensibili” – come rimarca Viganò – Bergoglio sembra voler innovare (famoso il «chi sono io per giudicare?» a proposito degli omosessuali).

Il problema è che il Papa – forse perché più interessato ai problemi del mondo che a quelli dell’Italia – non sembra avere la capacità (o la volontà) di dare concreto seguito ai suoi clamorosi annunci. Così, egli dichiara solennemente di voler riportare ordine e onestà nella Curia e nelle questioni finanziarie del Vaticano, ripulendo – se non eliminando – lo IOR. Ma dopo tre anni la riforma della Curia va avanti a rilento, mentre lo IOR è ancora al suo posto.

Bergoglio denuncia il lusso eccessivo in cui vive la Curia, ma il Cardinale Bertone continua ad abitare nel suo sfarzoso attico, di proprietà del Vaticano e ristrutturato in parte con i soldi del Bambin Gesù. Sui diritti, il teologo Walter Kasper definisce «urgentissima» una nuova “Dichiarazione” papale su matrimoni e famiglie miste, ma i vaticanisti stimano che ci vorranno ancora 2 o 3 anni. Sui migranti, Bergoglio condanna giustamente gli egoismi ed invita ad accogliere tutti. In questo caso prende anche un impegno preciso: ogni parrocchia italiana, promette, ospiterà almeno una famiglia di migranti. Ma i numeri che filtrano dalla Caritas dicono che l’appello del Papa è stato accolto da pochissime delle 25mila parrocchie italiane (ad esempio, le 334 parrocchie di Roma ospiteranno un totale di 170 immigrati).

Nei rapporti con lo Stato italiano, Bergoglio si impegna a non intervenire di persona ma poi lascia che i Cardinali parlino e contrastino con forza le leggi non gradite, in particolare quella sulle unioni civili. E i Cardinali non si fanno pregare e perseverano in una linea di totale chiusura sui diritti e sovente di disprezzo che chi si batte per conquistarli. Valga per tutti l’esempio del Cardinale Paglia che, appena nominato presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, attacca in modo volgare i sostenitori della eutanasia: vogliono soltanto la possibilità di liberarsi dei vecchi poveri e malati. Ovviamente, le citazioni potrebbero essere assai numerose. Qualche volta, tuttavia, il Papa non si trattiene. Cito solo alcuni suoi interventi dell’ultimo anno.

Novembre 2015. Rivolgendosi ai medici: «Siate coraggiosi, capaci di scelte controcorrente, fino ad arrivare, in casi particolari, alla obiezione di coscienza»; «non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema». Giugno 2016. A proposito delle unioni civili: l’obiezione di coscienza deve essere garantita perché è un diritto, e questo vale anche per il funzionario pubblico, che è «una persona umana».

Ottobre 2016. Parlando a Tbilisi, Papa Francesco si scaglia contro la teoria del gender e il divorzio. Alcune frasi salienti: il gender «è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio»; «Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono»; il divorzio «sporca l’immagine di Dio, perché Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio»; «Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio, la cosa più bella che Dio ha creato»; «Chi paga le spese del divorzio? Pagano i due, paga Dio e pagano i figli, non sapete quanto i bambini soffrono».

L’intervento più clamoroso di Bergoglio è stato, a mio avviso, quello contro Ignazio Marino (18 settembre 2015). Il Papa è infastidito dai tentativi del sindaco di Roma di ottenere la sua “protezione”. Ma soprattutto non può perdonare a Marino di avere istituito a Roma i registri dei testamenti biologici e delle unioni civili, spingendosi fino a celebrare “le nozze” di due omosessuali: nella capitale del Cattolicesimo mondiale! Così, quando Marino commette l’imprudenza di farsi trovare in prima fila fra quanti accolgono il Papa a Filadelfia, il Papa decide di “affondarlo”. Sull’aereo che lo riporta a Roma “si fa chiedere” da un giornalista (uso le virgolette per descrivere un espediente ben noto per chi, come me, si è occupato a lungo di uffici stampa) se aveva invitato il sindaco di Roma. E risponde quasi con rabbia: «Io non l’ho invitato. È chiaro?». Un colpo mortale per un sindaco già molto traballante per altre e complicate ragioni; una vicenda deplorevole con un Papa che “si vendica”.

Ma la scelta più grave e imperdonabile di Bergoglio è quella di nominare alla Segreteria vaticana per l’Economia il Cardinale australiano George Pell. Toccano a Pell i compiti di preparare il budget annuale e di organizzare i controlli. Il Prefetto riferisce direttamente al Papa ed ha un ruolo equivalente a quello del Segretario di Stato. La nomina avviene nel febbraio del 2014, quando ormai è noto a tutti che Pell è sotto inchiesta, in Australia, per aver protetto una serie di preti pedofili e in particolare un suo intimo amico, Gerald Risdale, condannato fin dal 1994 a 19 anni di carcere per aver abusato di 54 bambini.

Una situazione che si fa insostenibile quando la commissione, nominata dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali da parte di ecclesiastici, chiede di ascoltare il Cardinale Pell. Questi adduce motivi di salute, per cui le due successive audizioni (ciascuna di 4 ore, nel cuore della notte per Pell a causa dei fusi orari) si svolgono per teleconferenza: la commissione a Sidney, Pell nel suo appartamento a Roma, situato in un complesso (la “Casa Australia”) che comprende un albergo e un ristorante (ma anche una chiesa, per cui presumibilmente non paga l’IMU). Più di recente, due australiani hanno accusato lo stesso Pell di avere abusato di loro quando era un giovane prete.

E in questo caso la polizia australiana è venuta a Roma per interrogare personalmente il Cardinale. Una vicenda dinanzi alla quale il Papa avrebbe dovuto destituire Pell dal suo incarico, magari utilizzando quelle stesse “ragioni di salute” per le quali il Cardinale rifiuta di tornare in Australia. Del resto, Bergoglio era stato preceduto, nel 2002, da papa Wojtyla, che sottrasse alla giustizia americana il cardinale Bernard Francis Law, al centro del colossale scandalo dei preti pedofili nella sua ex diocesi di Boston, drammaticamente ricostruito dal film Spotlight, vincitore dell’Oscar 2016.

Law fu destituito dal Vaticano dalla diocesi di Boston (costretta nel frattempo a dichiarare bancarotta per i salati risarcimenti pagati alle vittime degli stupri) ed “elevato” alla dignità di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Compiuti gli 80 anni e andato in pensione, Law vive riservatamente a Roma, in un appartamento prudentemente situato all’interno della Città del Vaticano.

Da - http://www.unita.tv/opinioni/dove-va-papa-francesco/
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« Risposta #89 il: Febbraio 11, 2017, 11:58:39 »

"Questa economia uccide". Michele e le parole di Papa Francesco

Pubblicato: 09/02/2017 10:25 CET Aggiornato: 1 ora fa

Michele, trent'anni, suicida, è il caso emblematico di "un'economia che uccide", di un'economia che genera scarti, come sostiene sempre più spesso e con accorato dettaglio di analisi Papa Francesco. "Scarti", ma proprio "scarti", roba da buttare.

Anzi scarti che - come nel caso di Michele - tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da gettare se stessi direttamente nella spazzatura del nulla. Diventando vittime due volte dell'economia che uccide, dato che - come spiega ancora il Papa - non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità.

Come i minori abusati o le donne vittime della tratta finiscono per ritenere di essere loro il problema, di essere loro quelli sporchi, così forse è accaduto a Michele. La sua lettera è il suo ultimo atto di lucidità, ma di una lucidità tanto disperata da essere costretto all'ultimo passo.

Gli scarti produttivi di oggi sono ben diversi dall'esercito industriale di riserva di marxiana memoria. Quell'esercito costituiva il meccanismo secondo il quale il lavoro che si era ormai trasformato da variabile indipendente a funzione dipendente del Capitale, regolava il valore di mercato della forza lavoro, e quindi il salario.

Sembra che adesso almeno in Italia, i non occupati non svolgano più nemmeno questa funzione: sono scarti e basta, talmente sono stati messi alla porta. Fuori. Quando Papa Francesco scrisse nella sua prima lettera enciclica "La Gioia del Vangelo" che l'economia attuale è "un'economia che uccide", è stato subito etichettato come marxista. Le critiche sono state furiose non solo negli ambienti finanziari, ma anche tra i commentatori cattolici, soprattutto negli Stati Uniti.

E invece il Papa riproponeva in sostanza il racconto biblico della Genesi dove la "regalità" dell'uomo (e della donna), il loro essere - per i credenti - figli di Dio, consiste proprio nel lavoro. Dio non vuole l'uomo "schiavo" bensì "signore", "re", con un compito. E questo compito è proprio il lavoro. Ecco perché se l'uomo non ha un lavoro e un compito, viene letteralmente ucciso.

E ha aggiunto due giorni fa nell'Omelia del mattino a Casa Santa Marta: "Come Lui ha lavorato nella Creazione, ha dato a noi il lavoro, ha dato il lavoro di portare avanti il Creato. Non di distruggerlo; ma di farlo crescere, di curarlo, di custodirlo e farlo portare avanti. Ha dato tutto. È curioso, penso io: ma non ci ha dato i soldi. Abbiamo tutto. I soldi chi li ha dati? Non lo so. Dicono le nonne, che il diavolo entra dalle tasche: può essere... possiamo pensare a chi ha dato i soldi...".

Sabato scorso, parlando a un convegno dei rappresentanti dell'economia di comunione del movimento dei Focolari, il Papa ha detto ancora: "Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l'unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto". "Non a caso - ha ricordato il Papa - la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio".

I "mercanti" di oggi sono però più astuti e cinici. "Il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare, il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere", ha detto Francesco. "Gli aerei inquinano l'atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell'azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l'ipocrisia!".

Non è uno scenario futuribile quello delineato dal papa, ma già in atto da tempo. Non si tratta, secondo Francesco, di "curare le vittime", ma di "costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più". Come? Puntando a "cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale", perché "imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente".

Certo, ha aggiunto il Papa, "quando l'imprenditore o una qualsiasi persona si imbatte in una vittima, è chiamato a prendersene cura, e magari, come il buon samaritano, associare anche il mercato (l'albergatore) alla sua azione", ma "occorre agire soprattutto prima che l'uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime".

Il sistema è riformabile? Qualche dubbio il Papa pare averlo: "Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle "briciole"", ha detto alla fine del suo discorso, indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e politiche: "Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani"

Sembrano parole dirette proprio a Michele.

Da - http://www.huffingtonpost.it/maria-antonietta-calabra/questa-economia-uccide-michele-e-le-parole-di-papa-francesco_b_14652168.html?utm_hp_ref=italy
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