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Autore Discussione: PAOLO RODARI.  (Letto 25255 volte)
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« Risposta #75 inserito:: Settembre 06, 2015, 09:20:17 am »

FRANCESCO spiega la parabola delle zizzanie

25 LUGLIO 2014
Roma oggi è afosa, bollente. Ai tantissimi turisti che la affollano si mostra più che luminosa: è accecante. Sembrano più lucenti del solito anche i marmi del colonnato di piazza San Pietro, in contrasto con il nero dei “sampietrini”, i sassi del selciato di via della Conciliazione.

A mezzogiorno, puntualissimo e sorridente come sempre, papa Francesco si affaccia dal palazzo Apostolico. Il tema “religioso” dell’Angelus di oggi è, com’è quasi consuetudine, ispirato da un brano del Vangelo letto questa mattina nelle chiese. Viene dal Vangelo di Matteo ed è il passo in cui Gesù racconta la parabola del buon grano e della zizzania. «Una parabola piuttosto complessa», ammette il Santo Padre, «che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio».

Francesco racconta ai pellegrini che lo osservano dalla piazza, la scena che «si svolge in un campo dove il padrone semina il grano; ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome Satana, e richiama il concetto di divisione».

Lo sporco lavoro dello zizzaniatore
Il Papa ricorda che il demonio è uno «zizzaniatore». Questa parola insolita fissa ancora di più l’attenzione dei fedeli. Chi è lo zizzaniatore? È «colui che cerca sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli». I servitori del padrone del campo gli chiedono se devono sradicare l’erba cattiva, ma lui li mette in guardia dal pericolo di strappar via anche il grano, tanto simile alla zizzania. Nel racconto, evidenzia Francesco, c’è un doppio insegnamento. Ecco il primo: «Il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno».

La pazienza non sia mai indifferenza
E qui Francesco lascia il testo scritto e procede a braccio: «È curioso: il maligno va di notte a seminare la zizzania, nel buio, nella confusione; lui va dove non c’è luce per seminare la zizzania. Questo nemico è astuto: ha seminato il male in mezzo al bene, così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo».

Il secondo insegnamento nasce dalla contrapposizione tra l’impazienza dei servi e la paziente attesa del proprietario del campo, che naturalmente rappresenta Dio. «Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi», ammonisce il Pontefice: il Signore, invece, sa aspettare. «Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino». E poi, come accade spesso, Bergoglio dice che «è bello» che Dio ci aspetti, ci perdoni.

Infine mette in luce l’atteggiamento speranzoso del padrone fondato «sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola». E sottolinea: «Attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio».

Saremo giudicati sulla misericordia
Alla fine, rassicura il Papa, il male sarà tolto, eliminato, e «saremo tutti giudicati con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato». Con quale metro? «La misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi». Misericordia: la parola chiave del magistero di Francesco…

La zizzania un pianta che fa solo danni
“Mettere zizzania” è un modo di dire comune quando si vuole indicare l’azione di chi cerca di dividere, separare, gettare fango su altri. Questo modo di dire deriva dal Vangelo di Matteo, e in particolare dal suo capitolo 13. Qui Gesù parla del Regno dei Cieli e dell’opera del Signore alla folla attraverso alcune parabole. Tre fra esse, in particolare, si rifanno alla quotidianità dell’attività agricola: la parabola del Seminatore, quella del granello di senape e, appunto, quella delle zizzanie (versetti 24-30).

In questa parabola viene citata la zizzania una specie di gramigna, detta anche “loglio cattivo”, molto simile al grano, che nuoce alle piante vicine e proprio per questo è stata presa a simbolo della discordia” : essa si confonde con i cereali buoni ottenendo il risultato di danneggiarli. La radice ebraica della parola zizzania è “znh” che significa “mettersi in vendita” pertanto il grano è “degenerato” mutato in peggio, traviato e guastato. Chi separa, però, è anche Satana, un nome che viene dall’ebraico e significa “avversario” (tsar)” : la radice di questa parola richiama il verbo “osteggiare, mostrare ostilità”.

È interessante ricordare poi che di zizzania si parla anche nel Vangelo di Tommaso apostolo. Questo Vangelo non è uno dei quattro vangeli canonici (scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni), ma uno dei cosiddetti” Vangeli apocrifi” (letteralmente: da nascondere, riservati a pochi), un gruppo di testi riguardanti la vita di Gesù, che nel tempo sono stati esclusi (magari perché portatori di informazioni giudicate scorrette) dall’insieme dei Libri che compongono il Nuovo Testamento nella Bibbia. Il ” Vangelo di Tommaso” è una raccolta di 114 detti di Gesù, uno dei quali è una sintesi della parabola delle zizzanie.

Di Benedetta Capelli

Da - http://www.miopapa.it/zizzania-cosi-francesco-spiega-la-parabola/
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« Risposta #76 inserito:: Settembre 06, 2015, 09:32:11 am »

Testo della parabola
«Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.»   (Matteo 13,24-30)
      
E poco più avanti Gesù ne fornisce la spiegazione ai discepoli che ne hanno fatto esplicita richiesta:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del diavolo, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»   (Matteo 13,37-42)   
   
«Gesù disse: Il regno del Padre è come un uomo che aveva [buon] seme. Il suo nemico venne di notte e piantò zizzania in mezzo al buon seme. L'uomo non permise che togliessero la zizzania. Disse loro: Che non andiate a togliere la zizzania, e togliate con essa il grano. Poiché il giorno del raccolto la zizzania sarà palese; saranno presi e bruciati. »

Da - https://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_della_zizzania
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« Risposta #77 inserito:: Settembre 11, 2015, 11:07:16 am »

Vaticano, per il Washington Post sempre più cattolici conservatori schierati contro il Papa

L'Huffington Post
Pubblicato: 08/09/2015 14:48 CEST Aggiornato: 2 ore fa

La rivolta dei cattolici conservatori contro le scelte sempre più "aperte", progressiste e liberali del Papa. A due settimane dalla visita di Papa Bergoglio negli Stati Uniti (a Washington, New York e Philadelphia), e a pochi mesi dai cruciali appuntamenti di Sinodo e Giubileo, il quotidiano americano Washington Post racconta - con interviste e retroscena - i sintomi della "ribellione" in Vaticano.

Una ribellione di cui è difficile capire le proporzioni: è una minoranza o una maggioranza quella che storce il naso davanti alle scelte del Papa su temi cruciali quali divorzio, matrimoni gay e aborto? Anche oggi, con una decisione storica, il Papa ha annunciato le nuove possibilità sull'annullamento del matrimonio: la Sacra Rota rapida e gratuita di Francesco.

Nell'articolo, a firma di Anthony Faiola, parlano i protagonisti - vescovi, cardinali e funzionari del Vaticano - che maldigeriscono la dottrina professata dal Papa. Uno di quelli citati è il cardinale del Wisconsin Raymond Burke. Che, scrive il giornalista, sembra mandare "un avviso al pontefice". Conservatore convinto Burke racconta la resistenza ai cambiamenti liberali e mette in guardia Francesco sui limiti della sua autorità: "Bisogna essere molto attenti su quali sono i poteri del Papa". Poteri che non sono "assoluti " e che non permettono di cambiare "la dottrina".

La nuova cultura progressista del Papa sembra infatti molto lontana dalle idee dei cattolici più rigorosi: una ribellione - quella raccontata da "almeno 7 alti funzionari del Vaticano" che sta "assumendo forme diverse, si va dai commenti pubblici dei vescovi a quelli in rete nei siti cattolici conservatori", creando così un gruppo di "dissidenti di Francesco che cercano di contrastare la tendenza liberale". Lo stesso Burke parla di una dottrina, quella della chiesa, che è come una costituzione, e dunque difficile da "cambiare", soprattutto da parte di un solo uomo.

Ma il Papa, dicono i cattolici conservatori, "ha un atteggiamento tale (liberale, ndr)" in cui chi segue la dottrina classica della Chiesa e i suoi "veri insegnamenti" finisce per "apparire come un nemico dello stesso Papa".

"Abbiamo un problema molto serio in questo momento, una situazione allarmante in cui preti e vescovi cattolici dicono e fanno cose che sono contro ciò che la Chiesa insegna, si parla di unioni tra persone dello stesso sesso e di comunione per coloro che vivono in adulterio eppure il Papa non fa nulla per farli tacere. Quindi la conclusione è che questo è ciò che il Papa vuole " chiosano i dissidenti.

DA - http://www.huffingtonpost.it/2015/09/08/papa-vaticano-dissidenti_n_8102622.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #78 inserito:: Settembre 15, 2015, 04:37:47 pm »


VATICANO
Il Papa sugli immobili religiosi: se lavorano come alberghi è giusto che paghino le tasse
Svolta di Francesco su una delle questioni che in passato ha creato tensioni fra il Tesoro e gli ordini religiosi


Di Redazione Roma Online

«Un convento religioso è esentato dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l’impresa non è molto sana»: Papa Francesco affronta senza ipocrisia una delle questioni che hanno creato non poche tensioni negli anni scorsi fra Vaticano e Tesoro. E lo fa in un’intervista all’emittente portoghese Radio Renascenca, con una posizione sicuramente di buon senso, ma che finora non era mai stata espressa, almeno in questi termini.

La svolta del Papa
«Ci sono conventi che sono quasi vuoti - ricorda il Papa - e anche lì può esserci la tentazione del dio denaro. Alcune congregazioni dicono: ora il convento è vuoto, facciamolo diventare un albergo e possiamo ospitare persone, mantenerci e guadagnare denaro. Bene, se desideri questo paga le tasse. Un collegio religioso è esente dalle imposte, ma se lavora come un hotel è giusto che paghi le imposte». La questione è stata regolamentata nel 2014 dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con un decreto secondo il quale gli spazi organizzati «non in forma imprenditoriale» per la ricettività, come appunto le stanze affittate nei conventi o collegi, possono essere esenti dalle tasse sugli immobili, a condizione che ci sia «discontinuità» nell’apertura. Dunque, che l’attività ricettiva non copra l’intero anno solare. Soprattutto, a condizione che quegli alloggi accolgano «destinatari propri delle attività istituzionali», quindi alunni e famiglie degli istituti scolastici, iscritti al catechismo, appartenenti alla parrocchia, membri di associazioni, e tutti coloro desiderosi di compiere ritiri spirituali. In realtà, secondo le frequenti segnalazioni di operatori del settore turistico, a Roma molti di questi spazi svolgono attività ricettiva full time, anche se mascherata e sfrutterebbero l’escamotage per non pagare l’Imu. Almeno fino all’intervento di oggi del Papa.

14 settembre 2015 | 18:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://roma.corriere.it/notizie/politica/15_settembre_14/papa-detta-linea-sull-imu-se-conventi-sono-alberghi-giusto-che-paghino-tasse-d7650912-5afc-11e5-8668-49f4f9e155ef.shtml
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« Risposta #79 inserito:: Settembre 22, 2015, 06:23:18 pm »

Papa a Cuba, messa a Holguín
«Non si abusa dei propri cittadini»
Anche Raul Castro tra la folla
Folla per Bergoglio nella città dell'estremo est dell’isola. Anche il presidente cubano partecipa alla liturgia
Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato a Holguín (Cuba)

Gente lungo le strade, raccolta nei bar davanti alla diretta della tv di Stato, a riempire un'altra Plaza de la Revolucion, dall'altra parte dell'isola. Francesco è decollato dall'Avana per raggiungere Holguin, all'estremo orientale di Cuba, prima di raggiungere Santiago in serata. È la prima volta che un Papa passa da queste parti, nella "città dei parchi", immersa nel verde e considerata la capitale della musica cubana che accompagna anche la messa.

Dall'Avana è arrivato anche il presidente Raúl Castro. E l'omelia del Papa, nel giorno di San Matteo, è dedicata alla chiamata dell'evangelista, il pubblicano al quale Gesù dice «seguimi», un richiamo alla conversione che tra le righe si riferisce anche alla situazione presente dell'isola: «Per Matteo e per tutti coloro che hanno percepito lo sguardo di Gesù, i concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa. Lo sguardo di Gesù genera un’attività missionaria, di servizio, di dedizione. Il suo amore guarisce le nostre miopie e ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto».

Le parole del Papa
La riflessione di Francesco si sofferma sul tema della misericordia, al centro del prossimo sinodo dei vescovi prima ancora che del Giubileo: «L'amore di Gesù ci precede, il suo sguardo anticipa le nostre necessità. Egli sa vedere oltre le apparenze, al di là del peccato, del fallimento o dell’indegnità. Sa vedere oltre la categoria sociale a cui apparteniamo. Egli, andando oltre, vede quella dignità di figlio, a volte sporcata dal peccato, ma sempre presente nel profondo della nostra anima. Egli è venuto proprio a cercare tutti coloro che si sentono indegni di Dio, indegni degli altri», dice. «Impariamo a guardare come Lui guarda noi. Condividiamo la sua tenerezza e la sua misericordia con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà».

Il riferimento ai cattolici cubani
Nelle parole del Papa c'è anche un riferimento alla condizione dei cattolici cubani: «So con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo. Una menzione speciale meritano le cosiddette “case di missione”, che, data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria. Sono piccoli segni della presenza di Dio nei nostri quartieri...». L'ultima preghiera è rivolta alla Vergine del Cobre, patrona dell'isola, «che Cuba ha accolto tra le sue braccia aprendole le sue porte per sempre», sillaba Francesco: «Le chiedo di mantenere su ciascuno dei figli di questa nobile nazione il suo sguardo materno, e che quei suoi occhi misericordiosi siano sempre attenti a ciascuno di voi, alle vostre case, alle famiglie e alle persone che possono avere l’impressione che per loro non c’è posto».

21 settembre 2015 (modifica il 21 settembre 2015 | 18:33)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_21/papa-cuba-messa-holguin-anche-raul-castro-la-folla-d5162fbc-606d-11e5-9acb-71d039ed2d70.shtml
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« Risposta #80 inserito:: Settembre 23, 2015, 04:11:55 pm »

Bergoglio: "Io comunista o antipapa? Se necessario recito il Credo..."
Papa Francesco replica alle accuse di settori della società americana che lo critica per le sue aperture sociali e politiche e per essere "di sinistra"

Dal nostro inviato MARCO ANSALDO
23 settembre 2015

WASHINGTON - "Non sono l'Antipapa. Né sono comunista. A chi mi chiede se sono cattolico, se è necessario posso recitare il Credo...". Papa Francesco è atterrato a Washington accolto sotto la scaletta del suo aereo dal presidente Barack Obama e dalla moglie Michelle, cominciando una visita di sei giorni - la più lunga del suo pontificato in un solo Paese - negli Stati Uniti. E subito ha stupito i media americani infilandosi a bordo di un'utilitaria Fiat. Ma sul volo da Santiago, primo Pontefice ad arrivare in America direttamente da Cuba, ha incontrato i giornalisti al seguito.

Gli inviati gli hanno chiesto che cosa pensasse dell'embargo Usa verso Cuba. "Il problema dell'embargo - ha risposto Jorge Bergoglio - è parte del negoziato tra Stati Uniti e Cuba. Spero che si arrivi a un accordo che soddisfi le parti. Rispetto alla posizione della Santa Sede sugli embarghi, i Papi precedenti ne hanno parlato, non solo di questo caso. Ne parla la dottrina sociale della Chiesa. Al Congresso non parlerò in modo specifico di questo tema, ma accennerò in generale agli accordi come segno del progresso nella convivenza".

L'attenzione di molti media in questi giorni si è concentrata sulla dissidenza cubana, che all'Avana non è riuscita a incontrare il Papa. "Non ho notizie degli arresti - ha detto in proposito Francesco -. Che sia accaduto questo, non ho notizie. A me piace incontrare tutti, tutti sono figli di Dio, ogni incontro arricchisce. Era chiaro che io non avrei avuto udienze, non solo con i dissidenti, ma anche con altri, compresi alcuni capi di Stato. Ero in visita in un Paese, non era prevista alcuna udienza. Dalla nunziatura sono state fatte delle telefonate ad alcune persone che sono in questo gruppo di dissidenti, per dire loro che al momento del mio arrivo alla cattedrale, con piacere le avrei salutate. Nessuno però si è identificato come dissidente nel saluto, non lo so se c'erano o non c'erano, ho salutato tutti quelli che erano lì".

Ma perché - è stata l'obiezione - ha deciso di non riceverli? "Non ho ricevuto nessuno in udienza privata - ha osservato Bergoglio - e c'era anche un capo di Stato che la chiedeva. La Chiesa cubana ha lavorato per compilare liste di prigionieri a cui concedere l'indulto, ed è stato concesso a più di tremila. Ci sono ancora altri casi allo studio, me l'ha detto il presidente della Conferenza episcopale. Qualcuno mi ha detto: sarebbe bello eliminare l'ergastolo! È quasi una pena di morte nascosta, tu stai lì morendo tutti i giorni senza la speranza di liberazione. Un'altra ipotesi è che si facciano indulti generali ogni uno o due anni. Ma la Chiesa sta lavorando e ha lavorato, ha compilato delle liste, ha chiesto indulti e continuerà a farlo".
 
Molte poi le curiosità sul suo incontro con il Lider maximo Fidel Castro. Ha avuto la percezione che fosse un po' pentito? "Il pentimento è una cosa molto intima - ha detto il Pontefice - una cosa di coscienza. Nell'incontro con Fidel abbiamo parlato dei gesuiti che lui ha conosciuto, perché gli ho portato come regalo un libro e un cd del padre Llorente, e due libri di don Alessandro Pronzato, che sicuramente lui apprezzerà. Abbiamo parlato molto dell'enciclica 'Laudato sì', lui è molto interessato al tema dell'ecologia. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo, c'era la sua famiglia presente, c'erano anche i miei accompagnatori, il mio autista, ma noi eravamo un po' separati, loro non potevano sentire. Abbiamo parlato tanto sull'enciclica, lui è molto preoccupato per l'ambiente".
 
La visita a Cuba è stata naturalmente oggetto di forte attenzione da parte dei media di tutto il mondo. Così i giornalisti gli hanno domandato del perché in pochi anni l'isola caraibica sia stata visitata per ben 3 volte dagli ultimi Pontefici, Wojtyla nel 1998, Ratzinger nel 2012, e ora Bergoglio. Forse perché Cuba è 'malata'? "No ha risposto il Papa -. Il primo viaggio di Giovanni Paolo II fu storico, ma normale: ha visitato tanti Paesi aggressivi contro la Chiesa. La seconda visita è stata quella di Benedetto XVI, e pure quella era normale. E la mia è stata un po' casuale, perché inizialmente avevo pensato di arrivare negli Stati Uniti arrivando dalla frontiera del Messico. Poi c'è stato l'annuncio del 17 dicembre (il disgelo tra Cuba e Usa, ndr), dopo un processo di quasi un anno. E ho detto: andiamo negli Usa attraverso Cuba. Non perché abbia dei mali speciali che non hanno altri Paesi. Non interpreterei così le tre visite. Io per esempio ho visitato Brasile, Giovanni Paolo II l'ha visitato tre o quattro volte e non aveva una 'malattia' speciale. Sono contento di aver visitato Cuba".

Infine Bergoglio ha risposto alle critiche che gli arrivano da settori della società americana che si chiedono se il Papa sia cattolico. E ha replicato così: "Un amico cardinale mi ha raccontato che è andata da lui una signora, molto preoccupata, molto cattolica, un po' rigida, ma buona. E gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia si parlava di un Anticristo. Lui ha spiegato che se ne parla nell'Apocalisse. Poi la signora ha chiesto se si parlava di un Antipapa. E lui le ha domandato: perché me lo chiede? Ha risposto: 'Io sono sicura che Francesco è l'Antipapa'. E perché? 'Perché non usa le scarpe rosse', è stata la risposta. Sull'essere comunista o non comunista: io sono certo di non aver detto una cosa in più rispetto a ciò che c'è nella Dottrina sociale della Chiesa. Le cose si possono spiegare, forse qualcosa ha dato un'impressione un po' più 'sinistrina', ma sarebbe un errore di interpretazione. La mia dottrina su tutto questo, la Laudato sì e sull'imperialismo economico, è nell'insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo...".

© Riproduzione riservata
23 settembre 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/09/23/news/bergoglio_io_comunista_o_antipapa_se_necessario_recito_il_credo_-123468983/?ref=HREC1-1
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« Risposta #81 inserito:: Settembre 27, 2015, 11:41:10 am »

Papa Francesco, il giallo delle frasi "tagliate"
Pena di morte, commercio delle armi, immigrazione, Bergoglio non fa sconti e conquista il Congresso Usa.
Ma salta una parte del suo discorso


25 settembre 2015

Parlo da “americano”, anch’io sono figlio di questo continente. Ha esordito così Papa Francesco per il suo “esame” più difficile nel viaggio negli Stati Uniti, il discorso al Congresso riunito. Mai un Papa aveva preso la parola a Capitol Hill, la “San Pietro” di quella che ama definirsi la prima democrazia del mondo.

Un discorso equilibrato e attento, volto a unire e a dialogare, senza strappi ma senza sconti. Così ha parlato Bergoglio, rivolgendosi non solo ai politici e ai potenti, riuniti di fronte a lui, ma a tutta l’America. Ma c'è un giallo: Francesco non ha pronunciato una parte importante del discorso, che è stato consegnato ai giornalisti. Era un duro atto di accusa sulla politica asservita all'economia e alla finanza. Una scelta dettata forse dalla volontà di non irritare una parte del Congresso.

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”, ha detto il pontefice rivolto al vice presidente Joe Biden, allo speaker Joe Boehner, ai membri della Corte Suprema, al Segretario di Stato John Kerry e ai deputati dei due rami del Congresso riuniti. “Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un’onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano, di risparmiare qualche soldo e – un passo alla volta – di costruire una vita migliore per le proprie famiglie”, ha proseguito il pontefice. “Sono uomini e donne che non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse, ma, nel modo discreto che li caratterizza, sostengono la vita della società. Generano solidarietà con le loro attività e creano organizzazioni che danno una mano a chi ha più bisogno”. Non a caso è stata invitata a essere presente al discorso del Papa anche la piccola Sophie Cruz, la bambina messicana di cinque anni, che ieri, rompendo i cordoni di sicurezza è riuscita a portare al Papa una lettera, in cui esprimeva la sua preoccupazione di essere divisa dai suoi genitori, immigrati messicani illegali.

Il giallo delle frasi saltate
A un certo punto del suo intervento, il Papa, secondo il discorso ufficiale consegnato ai giornalisti, avrebbe dovuto pronunciare un duro atto di accusa sulla politica asservita ai poteri economici e finanziari. Era uno dei temi più caldi. Perché rappresentava uno dei punti di maggior frizione con una parte del Congresso e dell'opinione pubblica americana. Francesco ha scelto di non pronunciarlo ma di consegnarlo lo stesso alla stampa. Una scelta diplomatica, che farà certo discutere. Ecco il delicato passaggio che il pontefice non ha mai detto ma che ugualmente è stato citato dalle agenzie di stampa di tutto il mondo: "Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. 'Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità'. Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza".

Anche la piccola Sophie Cruz invitata al Congresso
Il pontefice, di fronte alla piccola Sophie Cruz e agli altri membri del Congresso è tornato a parlare del problema dell’immigrazione. “Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo decidere ora di vivere il più nobilmente e giustamente possibile, così come educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro ‘prossimo’ e a tutto quanto ci circonda”. Francesco ha fatto un forte appello ad accogliere i profughi: “Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico”.

Abolire la pena di morte
Il Papa ha chiesto quindi “l’abolizione globale della pena di morte”: “Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.

Stop al commercio delle armi
E non si è neppure sottratto a un tema che divide l’America, democratici e repubblicani, ancor più in vista delle elezioni presidenziali: il commercio delle armi. “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Quattro grandi rappresentanti del popolo americano
Il Papa ha parlato guardando davanti a sé l’immagine di Mose, rappresentata nell’emiciclo di Capitol Hill tra i grandi legislatori della storia. E ha voluto riferirsi a quattro grandi rappresentanti del popolo americano dei quali, a vario titolo, quest’anno ricorre un anniversario: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton. “Tre figli e una figlia di questa terra, quattro individui e quattro sogni: Lincoln, libertà; Martin Luther King, libertà nella pluralità e non-esclusione; Dorothy Day, giustizia sociale e diritti delle persone; e Thomas Merton, capacità di dialogo e di apertura a Dio”.

L’importanza del dialogo contro i fondamentalismi
“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere”, ha raccomandato Bergoglio. “È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali. Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori. Il mondo contemporaneo, con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”.

Lotta alla povertà
Citando Dorothy Day e il suo impegno per le donne lavoratrici, il Papa ha toccato poi il delicato argomento delle ingiustizie prodotte dai sistemi economici. “So che voi condividete la mia convinzione che va fatto ancora molto di più, e che in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale. Allo stesso tempo desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà. Anche a loro c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause”. La tecnologia deve essere messa al servizio di un progresso più umano: “Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia, per individuare modi intelligenti di ‘orientare, coltivare e limitare il nostro potere’ e mettere la tecnologia ‘al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale’”.

Sconfiggere le nuove schiavitù
Francesco ha citato la testimonianza di Abramo Lincoln come ispirazione per sconfiggere le nuove schiavitù di oggi. “Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune”. E ha chiesto di ascoltare la voce della fede: “È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società. Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”

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Da - http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/papa-francesco-lamerica-e-grande-se-difende-la-vera-liberta/
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« Risposta #82 inserito:: Settembre 27, 2015, 11:42:28 am »

Papa all’Onu: la crisi ecologica minaccia l’esistenza dell'umanità
Per Francesco difesa dell'ambiente e lotta all'esclusione sono collegate. Cristiani perseguitati, Iran e nucleare, narcotraffico, difesa della vita, diritto all’educazione, alla casa e al lavoro gli altri temi del suo storico discorso.
New York, USA, 25 settembre 2015. Papa Francesco pronuncia il suo discorso nell'aula dell'Assemblea generale ONU.

25 settembre 2015

Francesco tira le orecchie alle Nazioni Unite. Arriva al Palazzo di Vetro, dopo il successo di ieri al Congresso degli Stati Uniti. Porta con sé l’apprezzamento mondiale per l’esito delle innumerevoli mediazioni diplomatiche che hanno visto la Santa Sede protagonista: la riapertura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba, l’annuncio della pace tra il governo colombiano e le Farc, un possibile intervento tra Bolivia e Cile per la questione dell’accesso al mare. Ma soprattutto nel Palazzo di Vetro risuona forte l’eco degli appelli delle scorse settimane del pontefice per l’accoglienza di profughi e rifugiati e la sua accorata difesa dell’ambiente nell’encilica “Laudato si’”. Per la prima volta, accanto alle 193 bandiere dei Paesi membri, sventola anche quella della Santa Sede.

Il Papa coglie l’occasione del discorso alle Nazioni Unite (è il quinto pontefice a prendere la parola di fronte all’assemblea generale) per offrire una riflessione sistematica su quelle che a suo avviso sono le priorità nell’attuale contesto mondiale, sul ruolo della comunità internazionale e sull’impegno della Chiesa. Ma anche per richiamare ai suoi doveri la principale organizzazione internazionale del pianeta.

Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione
Due sono i pilastri del discorso di Bergoglio all’Onu: difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione. E, nella prospettiva di Francesco, sono intimamente connessi. Perché è proprio la distruzione e il mancato rispetto dell’ambiente ad alimentare la “cultura dello scarto”. Da qui discende un grande richiamo etico a preoccuparsi per le generazioni future cominciando a prendersi cura di quanti oggi sono gli ultimi. “Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi”.
Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione diventano il paradigma su cui impostare un sistema delle relazioni internazionali autenticamente ispirato ai principi della giustizia sociale e della difesa della persona. “Qualsiasi danno all’ambiente è un danno all’umanità. Ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature”. Inoltre l’abuso e la distruzione dell’ambiente, per il Papa, “sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica”.

Le nuove schiavitù e la cultura dello scarto
Durissimo il giudizio del pontefice: “L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente”. I più poveri soffrono le conseguenze più gravi: “Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata ‘cultura dello scarto’” con le sue “tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”. A questo riguardo il Papa ha fatto riferimento alla “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e si è augurato che l’imminente conferenza di Parigi sul clima porti dei risultati in questo senso.

Promuovere lo sviluppo umano integrale
Lo “sviluppo umano integrale”, questo è ciò che sta a cuore a Papa Francesco in linea con quanto proclamato dai suoi predecessori da quella stessa tribuna.
Da qui discende anche l’appello a tutelare una serie di altri diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà religiosa, pilastro di tutte le altre libertà, chiedendo di proteggere i cristiani e le minoranze religiose perseguitate. La libertà di educazione, con particolare attenzione alle bambine e alle donne. La difesa della vita, anche quella non ancora nata. Il diritto alla casa e al lavoro.
“La misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita”. Più avanti il Santo Padre torna sulla sacralità della vita umana: “La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica”.

Il Papa cita la condanna della finanza che ieri aveva omesso
Il Papa ha messo in relazione crisi ecologia e predominio della finanza: “La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo”. Bergoglio ha denunciato perciò un problema che gli sta a cuore ma che ieri aveva tralasciato nel discorso al Congresso degli Stati Uniti (nonostante fosse scritto nel testo ufficiale del discorso) probabilmente per non irritare i presenti: la politica asservita alla finanza. “Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”.

No alla guerra
Francesco naturalmente ribadisce il no alla guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti: “La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli. A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato”. Per Francesco, “un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero ‘Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia’”.

Apprezzamento per l’accordo con l’Iran
E loda il trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto con l’Iran: “Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza. Formulo i miei voti perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte”.
Nel discorso però ci sono anche delle ombre o comunque dei temi sui cui il pontefice preferisce non entrare direttamente: in particolare la questione del Medio Oriente e le cosiddette primavere arabe così come il conflitto in Siria. Un versante su cui anche la Santa Sede ha subito un duro scacco, basti pensare agli scarsi effetti diplomatici della preghiera in Vaticano, nel giugno 2014, voluta dal Papa con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen. Francesco si limita a chiedere una maggiore incisività dell’Onu su questo fronte ma preferisce non toccare la delicata questione dei “due popoli, due Stati”. Il pontefice ribadisce perciò la richiesta della protezione dei cristiani e di tutte le minoranze perseguitate: “Non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù. Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”.

La piaga del narcotraffico
Tra i conflitti Francesco cita anche il narcotraffico: “Una guerra ‘sopportata’ e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni”.

La riforma dell’Onu non è più rinviabile
Infine domanda una riforma delle Nazioni Unite, in linea con la proposta della Santa sede di ripensare il Consiglio di Sicurezza e coinvolgere maggiormente i Paesi del Sud del mondo nel governo della principale organizzazione internazionale del pianeta. Il pontefice ha concluso il suo storico discorso con un invito a non perdere tempo prezioso: “Non possiamo permetterci di rimandare ‘alcune agende’ al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi”.

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« Risposta #83 inserito:: Ottobre 24, 2015, 12:17:05 pm »

Tutti i nemici del Papa
Non solo i cardinali della lettera che scuote il Sinodo, definita da padre Lombardi un “atto di disturbo”, ma anche gruppi economici e di potere che vogliono sovvertire la rivoluzione di Francesco

Di PAOLO RODARI
14 ottobre 2015

CITTÀ DEL VATICANO - Lo chiamano "Papa argentino " per screditarlo. Per rimarcare la distanza, culturale e ideologica, fra loro e lui. Sono cardinali di curia e vescovi, certo, che tuttavia hanno dietro di loro anche gruppi di potere e di pressione precisi, consorterie fin dal 13 marzo del 2013 in-sofferenti verso il magistero sociale del Pontefice.

Ieri padre Federico Lombardi ha sminuito la portata deflagrante della lettera dei cardinali inviata a Francesco e pubblicata da L’Espresso. "Chi a distanza di giorni ha pubblicato la lettera ha compiuto un atto di disturbo non inteso dai "firmatari", almeno da alcuni dei più autorevoli", ha detto il portavoce vaticano. Che ha chiesto anche di "non lasciarsi condizionare", in quanto l'azione di disturbo è mossa da seconde linee. Eppure, l'effetto è il medesimo dei tempi di Vatileaks, quando le carte passavano da dentro il Vaticano e arrivavano fino ai media. La vera pistola fumante del Sinodo, ha scritto non a caso il sito d'informazione Il Sismografo vicino alla Santa Sede, "è l'esistenza di una cordata di eminenti vaticanisti che hanno abbandonato il nobile mestiere dell'informazione per passare, con corpo e anima, a quello del velinaro (per di più maldestro)". Certo, per molti Oltretevere una differenza almeno apparente esiste fra l'ultimo periodo del pontificato di Ratzinger e oggi. Mentre allora c'erano cordate interne alla Santa Sede che si combattevano per ragioni di potere, oggi le posizioni eterogenee sembrano essere principalmente ideali, culturali. Ma, si chiedono nello stesso tempo ancora in Vaticano, può essere tanta insofferenza causata soltanto da posizioni divergenti sulla dottrina?

L'INFOGRAFICA
Per Nello Scavo, giornalista di Avvenire e autore di "I nemici di Francesco" (Piemme) appena uscito, gli avversari del Papa sono anche coloro che lo screditano cercando di metterlo a tacere. "C'è una battaglia ideologica -  dice -, questo è vero, condotta anche in buona coscienza. Tuttavia, in questi anni, dentro la curia c'è anche chi ha provato a rifilare a Francesco qualche polpetta avvelenata. Oltre al Sinodo e al recente caso del teologo omosessuale Charamsa, c'è stata la vicenda di un progetto che prevedeva la costituzione da parte dello Ior di una Sicav -  fondo di investimento a capitale variabile -  in Lussemburgo. Il Papa se ne accorse all'ultimo momento e bloccò il progetto. Certo, non era niente di illegale, eppure l'immagine del Papa ne sarebbe stata compromessa. A significare che dentro c'è anche chi manovra per indebolire il carisma e la forza di Francesco".

Una tesi, quella di Scavo, che combacia, in parte, con quanto affermato da uno dei teologi sudamericani più vicini a Bergoglio, Leonardo Boff. Pur aperto sull’omosessualità -  la visione dei vescovi che essa debba essere vissuta castamente "è riduttiva ", ha affermato ad Oggi -  il paladino della teologia della liberazione ritiene che dentro il Vaticano vi sia chi ordisce trappole contro il Papa. Boff pensa in particolare che dietro il coming out di Charamsa vi sia "una trappola montata dagli ambienti di destra nella Chiesa che si oppongono al Papa. Perché non lo ha fatto in modo semplice ma provocatorio, per creare un problema al Sinodo e a Francesco. Ostentare in quel modo la sua scelta, il suo compagno... Non si deve giocare per mettere il Papa alle strette".

Francesco dà l'impressione di sapere bene chi sono gli amici e chi i nemici. E che se c'è chi lo ama e lo segue, vi è anche chi farebbe volentieri a meno di lui. Nello stesso tempo, tuttavia, non vuole cedere alle teorie cospirative, all'idea che il Vaticano sia un covo di serpi. Eppure, spiega Massimo Faggioli, storico del cristianesimo alla University of St. Thomas a Minneapolis, "è questo il momento più visibile e temerario nella lotta condotta da parte dell'establishment ecclesiastico contro di lui". E ancora: "Fin dal marzo 2013 si era percepito il montare della resistenza al pontificato, e si sapeva che il Sinodo dei vescovi era il punto chiave. Il fatto che la lettera sia stata consegnata al Papa il 5 ottobre, primo giorno del Sinodo, è prova che si tratta di un'iniziativa coordinata ben prima dell'inizio dell'assemblea a Roma (ed è a questa iniziativa che Francesco rispose col discorso sulla "ermeneutica cospirativa" del 6 ottobre in aula sinodale). È anche chiaro che mentre Francesco era in visita in America, alcuni vescovi americani, tra un abbraccio e l'altro al Papa, stavano preparando contro Bergoglio un attacco che non si sarebbero mai sognati di fare contro i sinodi per finta di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger". In sostanza si riferisce al caso del saluto ricevuto presso l'ambasciata di Washington da parte di Kim Davis, l'impiegata comunale del Kentucky che ha rifiutato la licenza matrimoniale a diverse coppie gay, e che per questo è stata arrestata. La Davis, e parte del mondo conservatore statunitense, ha fatto passare questo saluto come un appoggio papale alle sue battaglie anti gay.

Chi ha consegnato, e con ogni probabilità ideato, la lettera al Papa critica sui lavori del Sinodo è il cardinale australiano George Pell. Zar dell'economia vaticana, ha posizioni dure sulle aperture papali. Ritiene che concedere l'eucaristia ai divorziati risposati sia un male. Una posizione simile a quella di altri firmatari della lettera, fra cui il cardinale Robert Sarah per il quale pensare di dare l'eucaristia ai divorziati è opera del Maligno. La costituency di Pell è quella della finanza americana. Ritenuto vicino ai potenti Cavalieri di Colombo, quando deve tenere una conferenza va sempre al Pontifical North American College sul Gianicolo, il luogo in cui i circuiti curiali finanziari americani danno sfoggio di sé nella capitale. Così anche altri due cardinali firmatari della lettera: Daniel N. Di Nardo, arcivescovo di Galveston- Houston e vicepresidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, e Timothy Dolan, arcivescovo di New York e capo dei vescovi Usa. Gran parte dell'opposizione mossa a Francesco viene dal mondo conservatore nord americano. È ancora Scavo, nel suo volume, a ricordare che a sostenere le battaglie dei "neocon" anti-Bergoglio ci sono uomini come Dick Cheney e capitali come quelli messi a disposizione dalla Halliburton. Scrive Scavo: "Bastano questi due nomi per farsi un'idea precisa degli ambienti "antipapisti" a stelle e strisce da cui partono alcuni degli attacchi a Bergoglio su vari fronti: economia, teologia, visione geopolitica ". Cheney è l'uomo ombra dell'American Enterprise Institute, di cui è stato vicepresidente e nel quale mantiene incarichi direttivi sua moglie Lynne, già consigliere d'amministrazione di Lockheed Martin, il principale produttore mondiale di sistemi di difesa: dai velivoli caccia ai missili a testata nucleare, dai radar ai blindati per il trasporto delle truppe.

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14 ottobre 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/14/news/tutti_i_nemici_del_papa-125027307/?ref=HRER3-1
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« Risposta #84 inserito:: Novembre 24, 2015, 06:23:24 pm »

Papa Francesco: l'anatema di Bergoglio sulla guerra dei ricchi contro i poveri

Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 19/11/2015 11:33 CET Aggiornato: 20 minuti fa

"Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo?", si è chiesto il Papa nella messa a Santa Marta. "Rovine, - ha detto - migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi". "La guerra - ha detto ancora Bergoglio - è proprio la scelta per le ricchezze: 'Facciamo armi, così l'economia si bilancia un po', e andiamo avanti con il nostro interesse".

"Ma anche oggi - ha affermato il Papa nella messa a Santa Marta - Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell'odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi; tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace".

Papa Francesco ha aggiunto: "E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un'altra, un'altra, un'altra, danno la vita". Come fece "un'icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta". Contro la quale pure, "con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: 'Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2015/11/19/papa-contro-guerra-ricchi_n_8598084.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #85 inserito:: Dicembre 10, 2015, 07:10:16 pm »

ROMA BLINDATA
Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce
Il numero dei fedeli in piazza? Non straordinario né deludente. Ma San Pietro, per i grandi eventi, è stata molto più affollata

Di Luigi Accattoli

Cinquantamila persone in piazza San Pietro all’inizio della messa, secondo la stima della Prefettura, un totale di centomila presenze – in piazza e in Basilica –nell’insieme della mattinata: è un risultato medio, non straordinario né deludente, che è di buon auspicio per lo svolgimento di questo Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce. Centomila presenze vere a San Pietro sono un buon numero. In altre occasioni le presenze sono state di più, fino alle trecentomila che furono stimate per grandi eventi degli ultimi vent’anni: per i funerali di Papa Wojtyla, quando sono stati fatti santi Padre Pio ed Escrivà de Balaguer, Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Quando è stata fatta beata Madre Teresa di Calcutta, nel 2002.

Il prossimo 4 settembre Madre Teresa sarà proclamata santa e forse in quell’occasione la folla traboccherà di nuovo oltre la piazza. Va segnalato che ai centomila di oggi si è arrivati senza sforzo, anzi si direbbe senza impegno. Gli organizzatori hanno continuato a ripetere che non si puntava sul numero, stante anche il fatto che il Papa aveva scelto una modalità di svolgimento del Giubileo meno romana e più diffusa rispetto a ogni precedente. Una volta per attirare gente a Roma in occasione dei “Giubilei universali” venivano sospese le “concessioni” delle indulgenze legate ad altri pellegrinaggi e a pratiche devote che ognuno poteva compiere nella sua terra: era un modo per raccomandare il pellegrinaggio alle “porte sante” delle basiliche papali. Stavolta invece Francesco ha voluto che porte sante venissero aperte in tutto il mondo, presso ogni cattedrale e santuario: gli esperti stimano che in totale ve ne saranno da cinquemila a diecimila.

Egli stesso è andato ad aprirne una a Bangui, nel centro dell’Africa, il 29 novembre, dando la precedenza alla periferia rispetto al centro romano. Non si direbbe che l’allerta per il terrorismo abbia scoraggiato l’affluenza: le presenze sono state quelle previste alla vigilia e una previsione media era formulata già prima degli attentati di Parigi. Il prefetto di Roma Gabrielli stima che gli “arrivi” a Roma per il Giubileo, in aggiunta ai normali turisti, saranno dieci milioni. Ci si arriverà gradualmente, se non vi saranno incidenti di percorso: le folle ingrosseranno a partire da Pasqua e dureranno fino alla chiusura, che sarà il 20 novembre.

8 dicembre 2015 (modifica il 8 dicembre 2015 | 13:28)
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Da - http://roma.corriere.it/giubileo-2015/notizie/giubileo-numero-fedeli-piazza-accattoli-a5d26344-9da6-11e5-9331-45d14c090e9b.shtml
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« Risposta #86 inserito:: Maggio 08, 2016, 11:28:12 am »

Papa Francesco, l’Europa premia chi la mette a nudo

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

La consegna del premio Carlo Magno a papa Francesco è segnata da un paradosso. Al di là delle motivazioni ufficiali Francesco appare premiato non tanto per un suo rapporto speciale con il Vecchio Continente (Giovani Paolo II e Benedetto XVI erano molto più angosciati di lui per il suo futuro) quanto perché le sue parole e i suoi moniti sulla scena internazionale mettono a nudo la perdurante impotenza dell’Unione europea.

Il Papa Globale è stato il primo a definire i multiformi focolai del terrorismo islamico una “Terza guerra mondiale… a pezzi”. E’ un’espressione forte, che comporta molte conseguenze. La prima l’ha indicata lo stesso pontefice: è giusto fermare l’aggressore. Ma la parola “guerra” implica anche la necessità di uno sforzo coerente, duraturo, lungimirante per debellarla. La stessa mobilitazione di lungo respiro (si può dire in controluce) che il mondo mise in campo contro il nazismo.

Il paragone non disorienti. Se esplodono bombe in Spagna, Inghilterra, Francia e Danimarca, se si susseguono massacri in Iraq, Siria, Turchia, Pakistan, Corno d’Africa, Libia, Tunisia, Mali e Nigeria e la lista si allunga di giorno in giorno… se l’ideologia totalitaria del Califfato (che stermina egualmente musulmani di ogni denominazione, cristiani, ebrei, yazidi e altre minoranze) estende la sua ombra minacciosamente su Asia, Europa ed Africa, non ha senso pensare di affrontare l’incendio solamente di volta in volta su base locale.

E’ questo il senso profondo dell’espressione di Francesco, che da subito già nel 2014 – memore dei disastri americani in Afghanistan e Iraq contro cui si era battuto Giovanni Paolo II) ha ammonito che era illusorio e sbagliato pensare di agire in modo unilaterale con coalizioni di volonterosi. Perché iniziative mal mascherate di conquista egemonica non portano da nessuna parte. Soltanto un intervento multilaterale internazionale sotto l’egida dell’Onu può funzionare. Soltanto azioni “comuni, congiunte e coordinate” – come è detto nella dichiarazione congiunta di Francesco con il patriarca russo Kirill – possono contrastare il terrorismo internazionale. L’esempio della Siria sta lì a dimostrarlo: qualche progresso (ancora drammaticamente insufficiente) si ottiene unicamente se Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia, Arabia saudita si muovo congiuntamente.

Francesco ha anche esortato da sempre ad aprire gli occhi sulla pista dei soldi: chi fornisce le armi, chi fa affari, chi finanzia l’Isis?
La terza guerra mondiale a pezzi: ecco la prima sfida che Francesco ha posto davanti agli occhi dell’Europa. Il risultato? L’Unione europea si è mostrata incapace di agire e reagire compattamente, paralizzata dall’esistenza di 28 capitali scoordinate. L’Unione europea in quanto tale in questa partita mondiale semplicemente non c’è.
La seconda sfida cruciale che Francesco ha posto all’Europa, dal suo primo viaggio a Lampedusa sino alla recente visita ai campi profughi di Lesbo, riguarda la “più grande catastrofe” umanitaria dopo l’ultimo conflitto mondiale: la migrazione di milioni di esseri umani dell’Asia e dell’Africa, che fuggono da guerre, violenze e fame. Francesco ha esortato a guardare alle ragioni economico-sociali, che causano il fenomeno, ha auspicato un’integrazione intelligente.

Cosa è riuscita a fare l’Unione europea? A parte l’accordo in extremis con la Turchia – sostenuto fortemente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – il programma di redistribuzione degli immigrati in Europa è fallito clamorosamente. Un’Unione di oltre 500 milioni di abitanti non riesce a stabilire una ragionevole programmazione di ammissione di profughi e immigrati. Il piano Juncker, che doveva ricollocare 40.000 richiedenti asilo arrivati in Italia, è sfociato in un fiasco per gli egoismi nazionali: a tutt’oggi soltanto 564 hanno lasciato il suolo italiano. Al confronto la Chiesa italiana, che tra diocesi, parrocchie, famiglie e comunità religiose ha accolto e sistemato ventiduemila profughi, fa arrossire più di un governo europeo.

Anche nella gestione del grande esodo l’Unione dei 28 si mostra drammaticamente incapace.

E’ facile consegnare un premio a papa Bergoglio, la bella figura di chi lo offre non nasconde l’inerzia di chi non riesce ad “essere Europa”. Anzi, la retorica di questa giornata finisce per fare risaltare il processo sottaciuto di morbida disgregazione in atto.

Angela Merkel qualche anno fa lo aveva detto: si rischia di andare come sonnambuli verso il disfacimento dell’Unione. Di fatto l’arresto cardiaco è già iniziato. L’accordo speciale strappato dalla Gran Bretagna, a prescindere dall’esito del prossimo referendum, è di per se disgregante: certifica e autorizza che si può essere membri di un club a pieno titolo, pur respingendone l’obiettivo primario e alcune regole fin qui condivise. In ogni momento altri stati potranno chiedere le stesse eccezioni. La linea neonazionalista dei paesi del gruppo di Vysegrad (Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia) ignora e sabota gli ideali dell’Unione. L’adesione della Turchia alla Ue, darebbe il colpo finale. L’Unione non sarebbe più un percorso verso la Federazione d’Europa, ma si trasformerebbe in una specie di zona di libero scambio.

Senza una ripartenza con un nucleo convinto, più ristretto, l’Unione non ripartirà.

Davvero, come disse Francesco, questa Europa che annaspa è diventata una vecchia “non più fertile”. Inerte di fronte all’obiettivo alto (e degno dei tratti cristiani e illuministi del Continente) che il pontefice nel 2014 aveva indicato ai politici europei nel suo discorso a Strasburgo: “prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone”.

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-leuropa-premia-chi-la-mette-a-nudo/2701981/
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« Risposta #87 inserito:: Maggio 08, 2016, 11:30:10 am »

Papa Francesco demolisce l’Ue davanti ai suoi vertici: “Europa decaduta: tuteli la dignità dei migranti, dia lavoro a giovani”
È l’appello che il pontefice ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 alla presenza di Matteo Renzi, della cancelliera tedesca Angela Merkel e dei tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk: "Quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi e costruire recinti particolari".
Ma "chi fugge da Isis e Assad non si fermerà davanti a muri o fili spinati”

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

“Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 per “il suo straordinario impegno – come si legge nella motivazione – in favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori”. Prima di lui soltanto un altro Pontefice, san Giovanni Paolo II nel 2004, aveva ricevuto il prestigioso riconoscimento della città di Aquisgrana. Bergoglio, che già da cardinale rifiutava tutti i premi, ha deciso di fare un’eccezione per offrire il riconoscimento per l’Europa con un omaggio ai padri fondatori e in particolare a Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Alla cerimonia in Vaticano sono intervenuti, tra gli altri, i tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, tra i vincitori dell’edizioni precedenti, insieme ad Angela Merkel, Matteo Renzi e Felipe IV.

Migranti – Al centro del discorso del Papa il dramma dei profughi, cuore del suo pontificato con i viaggi a Lampedusa e a Lesbo. “I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, – ha affermato Bergoglio – non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri”. Per Francesco, infatti, l’Europa, “famiglia di popoli, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia, sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. Per Bergoglio “in questo nostro mondo dilaniato e ferito, occorre ritornare a quella solidarietà di fatto”. “Una solidarietà – ha precisato il Papa – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città, e di tante altre città, possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale. In questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in ‘colonizzazioni ideologiche’; riscoprirà piuttosto l’ampiezza dell’anima europea, nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione e chiamata a diventare modello di nuove sintesi e di dialogo. Il volto dell’Europa non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure”.

Terra, tetto e lavoro per tutti – L’invito di Francesco è chiaro: “Dobbiamo passare da un’economia liquida, che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti, a un’economia sociale che garantisce l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro”. Per il Papa “si deve continuare a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti”. Bergoglio ha sottolineato che “ciò richiede la ricerca di nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società. E questo ci chiede il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale. Penso ad esempio all’economia sociale di mercato, incoraggiata anche dai miei predecessori. Passare da un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse ad un’economia sociale che investa sulle persone creando posti di lavoro e qualificazione”.

Giovani e disoccupazione – Affrontando il tema della mancanza del lavoro, il Papa ha guardato in particolare ai giovani: “Come possiamo fare partecipi i nostri giovani di questa costruzione quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? Come pretendiamo di riconoscere a essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei sono in aumento? Come evitare di perdere i nostri giovani, che finiscono per andarsene altrove in cerca di ideali e senso di appartenenza perché qui, nella loro terra, non sappiamo offrire loro opportunità e valori? La giusta distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è mera filantropia. È un dovere morale”. Per questo “se vogliamo pensare le nostre società in un modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani”. Per Francesco, infatti, “oggi ci urge poter realizzare ‘coalizioni’ non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose. Coalizioni che mettano in evidenza che, dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici. Coalizioni capaci di difendere il popolo dall’essere utilizzato per fini impropri”.

L’Europa invecchia – Come aveva fatto a Strasburgo, Bergoglio non ha risparmiato una severa critica alle politiche attuali del Vecchio continente indicando come strada “la sfida di ‘aggiornare’ l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”. “Nel Parlamento europeo – ha ricordato Francesco – mi sono permesso di parlare di Europa nonna. Dicevo agli eurodeputati che da diverse parti cresceva l’impressione generale di un’Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale, dove i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva; un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice. Un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si va ‘trincerando’ invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società; dinamismi capaci di coinvolgere e mettere in movimento tutti gli attori sociali (gruppi e persone) nella ricerca di nuove soluzioni ai problemi attuali, che portino frutto in importanti avvenimenti storici; un’Europa che lungi dal proteggere spazi si renda madre generatrice di processi. Che cosa ti è successo, – si è domandato Bergoglio – Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”.

Nuovo umanesimo europeo – Il “sogno” di Francesco è “un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”. “Sogno un’Europa giovane, – ha concluso il suo discorso il Papa – capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni”.

Schulz e Juncker – Nel suo intervento il presidente del Parlamento europeo Schulz non ha nascosto che “l’Europa sta attraversando una crisi di solidarietà e i valori comuni su cui si fonda stanno vacillando. È pertanto giunto il momento di lottare per l’Europa. Tutti gli europei sono chiamati a mobilitarsi a favore dell’Europa”. Per Schulz “le forze centrifughe delle crisi tendono a dividerci piuttosto che a unirci più strettamente. Gli egoismi nazionali, la rinazionalizzazione e il particolarismo nazionale si stanno espandendo. Non vi è dubbio che per quanto riguarda la questione dei profughi l’Europa si trovi di fronte a una sfida epocale. Era dalla Seconda guerra mondiale che non vedevamo così tante persone in fuga in tutto il mondo. Eppure i populisti approfittano della situazione fomentando le paure invece di cercare una soluzione. La paura è comprensibile ma, in politica, è cattiva consigliera. Dimenticando completamente la storia, 25 anni dopo la caduta della cortina di ferro alcuni vogliono costruire in Europa nuovi muri e recinzioni, mettendo quindi a repentaglio una delle più grandi conquiste europee, la libertà di circolazione. Le persone che fuggono dalla brutalità dello Stato islamico o dalle bombe di Assad non si fermeranno certo di fronte a muri o fili spinati. Chi afferma che gli Stati nazionali riuscirebbero a risolvere meglio da soli il problema nega la realtà”. Per il presidente della Commissione europea Juncker bisogna continuare a lavorare perché l’Unione sia “un’opera di pacificazione per l’Europa stessa e oltre i suoi confini. Perché le sventure del mondo riguardano anche noi. Perché un mondo più stabile significa un’Europa più forte. Il compito non fu mai facile né lo sarà mai. Ma la soluzione non è rinchiudersi nel proprio piccolo bozzolo”.

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-a-merkel-juncker-e-tusk-europa-vecchia-e-decaduta-tuteli-la-dignita-dei-migranti/2701633/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-2016-05-06
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« Risposta #88 inserito:: Giugno 03, 2016, 12:07:35 pm »

Galantino: “No ai centri sulle navi dobbiamo salvare i migranti e poi offrirgli un futuro”
La Cei contro il Viminale per gli "hotspot galleggianti"

Di PAOLO RODARI
01 giugno 2016

CITTÀ DEL VATICANO. Monsignor Nunzio Galantino, secondo l'Oim, sono state oltre mille le vittime dei naufragi nel Mediterraneo la scorsa settimana. Tre mesi dopo il viaggio di Papa Francesco a Lesbo le notizie sembrano essere sempre le stesse. Cosa dicono a tutti noi queste morti continue?
"La partenza di migranti in fuga da situazioni drammatiche avviene sempre più in situazione di insicurezza, attraverso trafficanti senza scrupoli, al punto tale da rendere difficile ogni soccorso soprattutto in acque libiche non presidiate dalle operazioni di salvataggio delle navi europee. Quelle morti sono uno schiaffo alla democrazia europea, incapace di salvaguardare e proteggere persone in fuga da situazioni create anche dalla politica estera e da scelte economiche europee. Purtroppo, non si è avuto il coraggio di creare "canali umanitari" - previsti dal diritto internazionale - verso i Paesi disponibili all'accoglienza, per favorire partenze in sicurezza ed evitare violenze, sfruttamento e morti".

Il Viminale ha annunciato un hotspot in mare per identificare i migranti. La notizia ha riacceso lo scontro politico. Cosa dire?
"L'hotspot è una riedizione in brutta copia dei luoghi di trattenimento di persone. Le Organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani, come anche la Fondazione Migrantes e la Caritas Italiana, hanno già ricordato che i migranti salvati in mare hanno il diritto, sulla base di una storia personale e non di una lista di cosiddetti "paesi sicuri", di presentare domanda d'asilo e al ricorso se una domanda non venisse accolta. Sulle navi questo percorso di protezione internazionale non è possibile. Come non è pensabile l'utilizzo di navi destinate al soccorso per far stazionare nel Mediterraneo migliaia di persone in attesa di una non precisata destinazione. A meno che le si voglia riportare nei porti della Libia e dell'Egitto, condannandole a nuove forme di sfruttamento ".

A Ventimiglia l'ultimo sgombero è stato scongiurato dal vescovo locale che ha dato il benestare a che una parrocchia accogliesse i migranti. Lo stesso vescovo ha chiesto che tutte le parrocchie facciano la medesima cosa. La Lega, tuttavia, l'ha attaccato duramente. La Chiesa da che parte sta?
"Naturalmente dalla parte del vescovo, come delle diocesi, delle parrocchie, degli istituti religiosi che - aderendo all'appello del Papa del 6 settembre scorso - hanno messo a disposizione oltre 2mila strutture per ospitare più di 23mila richiedenti asilo e rifugiati, quasi 5mila dei quali solo grazie ai contributi dei fedeli. In collaborazione con i comuni italiani, cerchiamo inoltre di favorire sul territorio un'accoglienza diffusa, attraverso un accompagnamento personalizzato dei 120mila giovani che sono arrivati tra noi. Le iniziative avviate da Caritas e Migrantes vogliono diventare percorsi di inclusione e integrazione sociale, fino a valutare - ed è la proposta Cei di 1000 microrealizzazioni - anche un rientro assistito in patria. Un conto è riempirsi la bocca di aiutare le persone a casa loro e un conto è realizzare - grazie anche a una rete di centinaia di associazioni e ong cattoliche riunite nella Focsiv da 40 anni - concreti progetti di cooperazione internazionali nei Paesi d'origine dei migranti".

Tempo fa Francesco chiese ai conventi e alle parrocchie di aprire le porte ai migranti. Questa accoglienza è effettivamente avvenuta?
"L'accoglienza non solo era precedente all'appello, ma si è rafforzata, unitamente a un lavoro di informazione sulle storie di quanti sbarcano in Europa, sulle cause della loro fuga. Anche nelle nostre comunità ecclesiali sentiamo il bisogno di continuare a sensibilizzare i consigli pastorali, il mondo associativo, le famiglie per evitare che anch'essi siano incapaci di leggere correttamente un fenomeno globale di persone che - come ha detto l'altro giorno Papa Francesco - "non sono un pericolo, ma sono in pericolo"".

Chi e come, secondo lei, dovrebbe agire quantomeno per arginare il problema?
"L'accoglienza dei richiedenti asilo dev'essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare "corridoi umanitari". In questo modo si eviterebbe anche la crescita di una tratta di esseri umani oggi gestita da mafie e da terrorismo. Una terza azione concreta riguarda la possibilità di offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno e che oggi costituiscono un popolo che si allarga sempre più. In questo modo si ripartirebbe dalla legalità per costruire successivamente percorsi di giustizia e di solidarietà".

© Riproduzione riservata
01 giugno 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/06/01/news/galantino_no_ai_centri_sulle_navi_dobbiamo_salvare_i_migranti_e_poi_offrirgli_un_futuro_-141046866/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_01-06-2016
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« Risposta #89 inserito:: Ottobre 05, 2016, 12:19:01 pm »

L’INTERVISTA A FRANCESCO

«Oggi Gesù accoglierebbe gli omosessuali e i trans»
Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay

Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato

DAL VOLO PAPALE — Bisogna «accogliere e accompagnare» omosessuali e trans, «questo è quello che farebbe Gesù oggi», dice Francesco. Il Papa ha condannato la teoria gender, ma le persone sono un’altra cosa. Spiega di avere accompagnato, da Papa, persone «con tendenze e anche pratiche omosessuali». Poi racconta la storia di una ragazza divenuta uomo e lo fa sempre al maschile, dice: «Lui che era lei ma è lui». Sorride: «Adesso però non dite che santificherò i trans, eh? Già mi vedo le prime pagine...». Si vola sul Mar Caspio verso Roma. Bergoglio raggiunge i giornalisti ed esordisce tranquillo: «Sono a vostra disposizione, domandate quello che volete». Risponde per 51 minuti.

Santità, in Georgia ha detto che la teoria gender «è un grande nemico del matrimonio», parlato di «guerra mondiale». Cosa direbbe a chi sente che il suo aspetto non corrisponde alla propria identità sessuale?
«Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali, li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare come fa Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale. No. Io ho parlato di quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria gender. Un papà francese mi raccontava del figlio di dieci anni, alla domanda “cosa vuoi fare da grande” ha risposto: la ragazza! Il padre si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è una persona che ha questa tendenza, o anche che cambia sesso. Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: lo chiamo colonizzazione ideologica».

Come accompagnare?
«L’anno scorso ho ricevuto la lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina e una ragazza, e ha sofferto tanto perché lui si sentiva un ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Ha raccontato alla mamma che avrebbe voluto operarsi e lei gli ha chiesto di non farlo finché era viva. Era anziana, è morta, si è fatto l’intervento. È andato dal vescovo che lo ha accompagnato tanto, era un bravo vescovo. Poi ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto che per lui sarebbe stata una consolazione venire da me con la sua sposa. Lui che era lei ma è lui. Li ho ricevuti, erano contenti. Nel quartiere dove abitava c’era un sacerdote nuovo che appena lo vedeva lo sgridava: andrai all’inferno! Il vecchio sacerdote ottantenne invece gli diceva: da quant’è che non ti confessi? Vieni e potrai fare la comunione. Capito? La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi e dobbiamo essere attenti non dire “è tutto lo stesso, facciamo festa”. Ma ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, discernerlo e integrarlo. È un problema di morale, umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità ma sempre col cuore aperto».

Ha detto che il divorzio che «sporca l’immagine di Dio», ma si era parlato di accoglienza dei divorziati. Come si concilia?
«Tutto ciò che ho detto — l’immagine di Dio che è l’uomo e la donna assieme uniti in matrimonio — è contenuto nell’esortazione Amoris Laetitia, dove poi si parla delle coppie ferite. Il principio è quello ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, e sempre l’ultima parola ce l’ha la misericordia».

I cattolici Usa dovrebbero scegliere tra un candidato lontano per molti aspetti dall’insegnamento della Chiesa e un altro che ha fatto dichiarazioni contro i migranti...
«In campagna elettorale io non dico mai dico una parola: il popolo è sovrano, dirò solo: studia bene le proposte, prega e scegli in coscienza. Ma al di là del caso specifico, quando in un Paese qualsiasi ci sono candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel Paese è forse troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica».

Come arrivare alla pace tra Armenia e Azerbaigian?
«L’unico cammino è il dialogo sincero, senza cose sotto il tavolo, faccia a faccia. Se non si può, avere il coraggio di rivolgersi a un tribunale internazionale, all’Aja per esempio. La guerra distrugge sempre, con la guerra si perde tutto».

Perché tra i tuoi viaggi prossimi non c’è la Cina?
«Si studia, si parla, ci sono commissioni di lavoro. Mi piacerebbe molto andare, ma non penso ancora. Sono ottimista. Le cose lente vanno bene sempre, le cose in fretta no. L’altro ieri a un convegno in Vaticano sulla Laudato si’ c’era una delegazione cinese che mi ha portato un regalo del presidente».

L’arcivescovo di Rouen ha detto che lei ha autorizzato il processo di beatificazione di padre Hamel senza aspettare i cinque anni...
«Faremo degli studi, ma l’intenzione è andare su questa linea. Comunque si devono cercare testimonianze fresche per aprire il processo».

Quando i nuovi cardinali, e a quali criteri si ispira?
«A fine anno, o all’inizio del prossimo. La lista è lunga ma ci sono solo 13 posti. Bisogna cercare un equilibrio. Mi piace che si veda nel Collegio cardinalizio l’universalità della Chiesa, i cinque continenti, e non solo il centro europeo».

Quando andrà a trovare i terremotati?
«Sono state proposte tre date possibili, la terza è la prima domenica di Avvento. Ma lo farò privatamente, da solo. Come sacerdote, vescovo e Papa ma da solo. Vorrei essere vicino alla gente».

Quali saranno i suoi viaggi internazionali l’anno prossimo?
«Di certo andrò in Portogallo, soltanto a Fatima. Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e dalle guerre. In Colombia ho detto che potrei andare se il processo di pace riesce, quando tutto sarà blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si può tornare indietro».

Per il premio Nobel per la pace ci sono vari candidati. Lei chi spera che vinca?
«C’è tanta gente che vive per fare la guerra, per fare la vendita delle armi, per uccidere. Ma anche c’è tanta gente, tanta, che lavora per la pace. Non saprei dire quale persona scegliere, è difficile. Mi auguro, al di là del premio, che a livello internazionale ci sia un ricordo, una dichiarazione sui bambini, sugli invalidi, sui minorenni, sui civili morti sotto le bombe delle guerre. Credo che quello sia un peccato contro Gesù Cristo, perché la carne di quei bambini, di quella gente ammalata, di quegli anziani indifesi, è la carne di Gesù Cristo. Bisognerebbe che l’umanità dicesse qualcosa sulle vittime delle guerre».

Dopo l’incontro con il patriarca ortodosso della Georgia, Ilia II, vede possibilità di collaborazione?
«Il patriarca è un uomo di Dio, quest’uomo mi ha commosso. Sulle cose che ci uniscono e separano, io dirò: non mettersi a discutere le cose di dottrina, lasciatele ai teologi, sanno farlo meglio di noi, sono bravi e hanno buona volontà; noi, popolo, dobbiamo pregare gli uni per gli altri, questo è importantissimo. Bisogna fare cose insieme, i poveri, i migranti: facciamo il bene agli altri insieme. Questo è il cammino dell’ecumenismo, non solo la dottrina, questa è l’ultima cosa, si arriverà alla fine, ma cominciamo a camminare insieme, oggi l’ecumenismo si deve fare camminando insieme e pregando gli uni per gli altri».

2 ottobre 2016 (modifica il 3 ottobre 2016 | 10:04)
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Da - http://www.corriere.it/…/intervista-papa-oggi-gesu-accoglie…
www.corriere.it

Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay
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