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Autore Topic: PAPA FRANCESCO.  (Letto 15672 volte)
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« Risposta #15 il: Maggio 27, 2013, 04:54:45 »

IL SACERDOTE UCCISO DALLA MAFIA NEL 1993: SABATO è DIVENTATO BEATO

L'appello del Papa: «I mafiosi si convertano»

Le parole all'Angelus ricordando Don Puglisi: penso a tanti dolori di uomini, donne, bambini sfruttati da tante mafie


CITTÀ DEL VATICANO - C'è una coerenza profonda nel Papa che a capo chino riceve la benedizione dei bambini in una parrocchia a Prima Porta, alla periferia di Roma, e poi torna in Vaticano e all'Angelus ricorda quel «sacerdote esemplare» che fu Don Pino Puglisi, «sacerdote e martire ucciso dalla mafia nel 1993» e proclamato beato sabato a Palermo.

IL RICORDO DI DON PINO PUGLISI - Francesco ricorda che don Pino «educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita». La mafia «ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo», ha detto il pontefice, «in realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo Risorto».

Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie

CONTRO TUTTE LE MAFIE - Quindi, alzando lo sguardo dal testo scritto, Francesco ha scandito a braccio: «Io penso a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che li sfruttano facendo fare loro il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali». Dietro «questi sfruttamenti e queste schiavitù ci sono le mafie», ha aggiunto il Papa. «Ma preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone: non possono fare questo, non possono fare i nostri fratelli schiavi, dobbiamo pregare il Signore, preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio». Quindi ha concluso, tornando al beato Puglisi: «Lodiamo Dio per la sua luminosa testimonianza e facciamo tesoro del suo esempio».

Gian Guido Vecchi
@gvecchi

26 maggio 2013 | 15:52© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_maggio_26/papa-francesco-angelus-mafia-don-puglisi-2221329239323.shtml
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« Risposta #16 il: Giugno 04, 2013, 11:40:27 »

Papa: "Il Vangelo condanna il 'politicamente corretto'"

Le parole del Pontefice nella messa celebrata questa mattina nella Cappella della Domus Santa Marta, di fronte ai vertici della Rai.

"L'ipocrisia è il linguaggio della corruzione"


CITTA' DEL VATICANO - "L'ipocrisia è il linguaggio proprio della corruzione". I cristiani non debbono usare "un linguaggio socialmente educato",  incline "all'ipocrisia", ma farsi portavoce della "verità del Vangelo con la stessa trasparenza dei bambini". Lo chiede Papa Francesco nella messa celebrata questa mattina nella Cappella della Domus Santa Marta. Una celebrazione alle quale hanno partecipato i vertici della Rai, la presidente Tarantola e il direttore Generale Gubitosi. "Quando Gesù parla ai suoi discepoli, dice: 'il vostro parlare sia 'Sì, sì! No, no!'", ricorda il Pontefice, per il quale invece "l'ipocrisia non è un linguaggio di verità". "Questi- aggiunge riferendosi ai fautori del 'politicamente corretto' - vogliono una verità schiava dei propri interessi". Sono essi stessi vittime, spiega, "dell'idolatria narcisista che li porta a tradire gli altri, li porta agli abusi" di potere su chi ha fiducia in loro.

Quello che sembra un "linguaggio persuasivo", insiste Papa Francesco, porta invece "all'errore, alla menzogna". Il Pontefice prende spunto dall'episodio evangelico del tributo a Cesare, e della subdola richiesta dei farisei e degli erodiani a Cristo sulla legittimità di quel tributo. L'intenzione con cui si avvicinano a Gesù, afferma nell'omelia diffusa da Radio Vaticana, è quella di farlo "cadere nella trappola". La loro domanda se sia lecito
o no pagare le tasse a Cesare viene posta però "con parole morbide, con parole belle, con parole troppo zuccherate". "Cercano di mostrarsi amici", ma è tutto falso perchè, spiega il Papa, "questi non amano la verità" ma soltanto se stessi, "e così cercano di ingannare, di coinvolgere l'altro nella loro menzogna, nella loro bugia". "E' proprio il linguaggio della corruzione, l'ipocrisia", condanna Bergoglio.

(04 giugno 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/04/news/papa-60322141/?ref=HRER1-1
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« Risposta #17 il: Luglio 05, 2013, 04:47:08 »


La svolta "neutrale" di Papa Francesco

Basta interventismo sulla politica italiana


La Cei si dovrà adeguare.
Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani, bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale.
Il nuovo corso negli incontri con premier Enrico Letta e con il sindaco di Roma, Marino

di PAOLO RODARI


CITTÀ DEL VATICANO  -  Non è più tempo di fulmini bioetici. Il Papa offre alle istituzioni italiane un'alleanza sulle emergenze sociali. Un'agenda serrata di misure a sostegno dei ceti più bisognosi e contro l'assenza di futuro delle nuove generazioni. Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani. Bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale. Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento.
Le due udienze che Francesco ha concesso ieri al premier Enrico Letta e al sindaco di Roma Ignazio Marino hanno evidenziato bene quello che dal 13 marzo scorso, con la chiusura del Conclave, è iniziato di nuovo nei rapporti fra la Chiesa e il mondo della politica e delle istituzioni. Una tattica diversa, che mostra un primo e principale segno di discontinuità fra Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI che quando ricevette in Vaticano Walter Veltroni sindaco di Roma lo redarguì pubblicamente per gli "attacchi insistenti e minacciosi " contro la famiglia tradizionale. Mentre il segretario di Stato Tarcisio Bertone fece lo stesso con il "cattolico adulto" Romano Prodi all'epoca dei Pacs. Un "modus operandi" a cui tutti, Conferenza episcopale italiana in testa, stanno cercando di adeguarsi.

Francesco ha chiesto a Letta lumi intorno alle "principali prove" che l'Italia e l'Unione Europea stanno sostenendo a proposito dell'adozione di misure che creino e tutelino l'occupazione, soprattutto giovanile. E, insieme, anche le preoccupazioni sul Medio Oriente. Mentre con Marino  -  giorni fa in piazza San Pietro il sindaco aveva già incontrato il Papa e gli aveva regalato il libro scritto con il comune amico Carlo Maria Martini  -  ha parlato di fragilità sociale, del disagio delle periferie, "del nostro impegno per una città che offra le stesse opportunità di studio a un bimbo o a una bimba, a prescindere dalla classe sociale a cui appartiene". Ciò su cui il Papa non si è per nulla soffermato sono i temi cosiddetti "non negoziabili", quei problemi che da tempo vedono contrapposta la Chiesa cattolica alla cultura dominante: aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Temi presenti nelle agende politiche di governo e amministrazione comunale, al pari dei temi sociali.

Eppure, nessun accenno. Perché? In Vaticano spiegano: è un problema di strategia. Il Papa preferisce mantenere il riserbo sulle questioni che investono sensibilmente la sfera politica, piuttosto che esprimere con forza il punto di vista della Chiesa arrivando di fatto ad acuire le distanze.

Certo, il cattolico Letta non spaventa la Chiesa in merito. Eppure il Partito democratico, di cui fino a pochi mesi fa egli era vicesegretario, ha idee precise circa la maggior parte di questi temi sensibili. Marino, invece, sulla carta sembrerebbe preoccupare di più. Era il 2 giungo quando su Avvenire, quotidiano dei vescovi, apparve un appello rivolto a Marino e a Gianni Alemanno, sottoscritto da rappresentanti di associazioni cattoliche romane e nazionali (da Scienza e Vita e dal Forum Famiglie a Retinopera, fino a Rinnovamento nello Spirito e Mcl; ma con le assenze di Azione Cattolica, Acli, Sant'Egidio, Focolarini), nel quale si chiedeva ai due di prendere posizione riguardo alla libertà di scelta educativa per i genitori e alle scuole paritarie, il tema della vita nascente, quello dei registri dei testamenti biologici, e anche sulla tutela della famiglia, con una richiesta di dire se volessero istituire dei registri "per le unioni civili omosessuali". A questo appello Marino non rispose. Tanto che, pochi giorni dopo l'elezione, fu ancora Avvenire a insistere titolando così: "Campidoglio, rischio-deriva sui valori".

Il Papa e i vescovi italiani la pensano diversamente? Senz'altro no. Ma forse questi ultimi stanno comprendendo soltanto ora, a passi lenti, la nuova strategia papale. Ieri Letta e Marino sono stati ricevuti con le rispettive famiglie. L'abbraccio dato al sindaco di Roma è stato caloroso, quasi inusuale. Tutto è filato liscio. Per ora, niente sembra essere come prima.

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/05/news/la_svolta_neutrale_di_papa_francesco_basta_interventismo_sulla_politica_italiana-62424347/?ref=HREC1-6
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« Risposta #18 il: Luglio 06, 2013, 07:41:46 »


La svolta "neutrale" di Papa Francesco

Basta interventismo sulla politica italiana

La Cei si dovrà adeguare.
Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani, bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale.
Il nuovo corso negli incontri con premier Enrico Letta e con il sindaco di Roma, Marino

di PAOLO RODARI


CITTÀ DEL VATICANO  -  Non è più tempo di fulmini bioetici. Il Papa offre alle istituzioni italiane un'alleanza sulle emergenze sociali. Un'agenda serrata di misure a sostegno dei ceti più bisognosi e contro l'assenza di futuro delle nuove generazioni. Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani. Bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale. Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento.
Le due udienze che Francesco ha concesso ieri al premier Enrico Letta e al sindaco di Roma Ignazio Marino hanno evidenziato bene quello che dal 13 marzo scorso, con la chiusura del Conclave, è iniziato di nuovo nei rapporti fra la Chiesa e il mondo della politica e delle istituzioni. Una tattica diversa, che mostra un primo e principale segno di discontinuità fra Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI che quando ricevette in Vaticano Walter Veltroni sindaco di Roma lo redarguì pubblicamente per gli "attacchi insistenti e minacciosi " contro la famiglia tradizionale. Mentre il segretario di Stato Tarcisio Bertone fece lo stesso con il "cattolico adulto" Romano Prodi all'epoca dei Pacs. Un "modus operandi" a cui tutti, Conferenza episcopale italiana in testa, stanno cercando di adeguarsi.

Francesco ha chiesto a Letta lumi intorno alle "principali prove" che l'Italia e l'Unione Europea stanno sostenendo a proposito dell'adozione di misure che creino e tutelino l'occupazione, soprattutto giovanile. E, insieme, anche le preoccupazioni sul Medio Oriente. Mentre con Marino  -  giorni fa in piazza San Pietro il sindaco aveva già incontrato il Papa e gli aveva regalato il libro scritto con il comune amico Carlo Maria Martini  -  ha parlato di fragilità sociale, del disagio delle periferie, "del nostro impegno per una città che offra le stesse opportunità di studio a un bimbo o a una bimba, a prescindere dalla classe sociale a cui appartiene". Ciò su cui il Papa non si è per nulla soffermato sono i temi cosiddetti "non negoziabili", quei problemi che da tempo vedono contrapposta la Chiesa cattolica alla cultura dominante: aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Temi presenti nelle agende politiche di governo e amministrazione comunale, al pari dei temi sociali.

Eppure, nessun accenno. Perché? In Vaticano spiegano: è un problema di strategia. Il Papa preferisce mantenere il riserbo sulle questioni che investono sensibilmente la sfera politica, piuttosto che esprimere con forza il punto di vista della Chiesa arrivando di fatto ad acuire le distanze.

Certo, il cattolico Letta non spaventa la Chiesa in merito. Eppure il Partito democratico, di cui fino a pochi mesi fa egli era vicesegretario, ha idee precise circa la maggior parte di questi temi sensibili. Marino, invece, sulla carta sembrerebbe preoccupare di più. Era il 2 giungo quando su Avvenire, quotidiano dei vescovi, apparve un appello rivolto a Marino e a Gianni Alemanno, sottoscritto da rappresentanti di associazioni cattoliche romane e nazionali (da Scienza e Vita e dal Forum Famiglie a Retinopera, fino a Rinnovamento nello Spirito e Mcl; ma con le assenze di Azione Cattolica, Acli, Sant'Egidio, Focolarini), nel quale si chiedeva ai due di prendere posizione riguardo alla libertà di scelta educativa per i genitori e alle scuole paritarie, il tema della vita nascente, quello dei registri dei testamenti biologici, e anche sulla tutela della famiglia, con una richiesta di dire se volessero istituire dei registri "per le unioni civili omosessuali". A questo appello Marino non rispose. Tanto che, pochi giorni dopo l'elezione, fu ancora Avvenire a insistere titolando così: "Campidoglio, rischio-deriva sui valori".

Il Papa e i vescovi italiani la pensano diversamente? Senz'altro no. Ma forse questi ultimi stanno comprendendo soltanto ora, a passi lenti, la nuova strategia papale. Ieri Letta e Marino sono stati ricevuti con le rispettive famiglie. L'abbraccio dato al sindaco di Roma è stato caloroso, quasi inusuale. Tutto è filato liscio. Per ora, niente sembra essere come prima.

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/05/news/la_svolta_neutrale_di_papa_francesco_basta_interventismo_sulla_politica_italiana-62424347/?ref=HREC1-6
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« Risposta #19 il: Luglio 07, 2013, 11:27:19 »


6/07/2013

Il Papa: "Fa male vedere un prete o una suora con auto di lusso"

Novizie religiose in sala Paolo VI in attesa del Papa

"La Chiesa sia più missionaria e meno tranquilla.

Più gioiosa e non triste» ha sottolineato Bergoglio ai seminaristi, ai novizi e le novizie religiosi riuniti in aula Paolo VI

Redazione
Roma

 
«Coerenza e autenticità» debbono caratterizzare sacerdoti e suore. Lo ha detto Papa Francesco ai 6 mila seminaristi e novizie che partecipano in Vaticano al raduno «Mi fido di Te» promosso in occasione dell'Anno della Fede.

«Giustamente - ha detto - a voi giovani fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti». Il Pontefice ha fatto l'esempio di religiosi che cercano con le loro azioni un arricchimento materiale.

«Non c'è santità nella tristezza». Il Papa incontra i seminaristi e le novizie nell'aula Paolo VI e li sprona a perseguire la gioia nel Signore. «Quando ti trovi con un seminarista o con una novizia con la faccia lunga, tu pensi che qualcosa non va. Manca la gioia del Signore ma non c'è santità nella tristezza».

Bergoglio è particolarmente a suo agio con i giovani seminaristi e le novizie che intraprendono il cammino vocazionale. «Santa Teresa -ricorda Francesco- diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da peperoncino inaccetto».

Il Papa riflette: «dove è il centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci porta a fare voto di celibato ma il voto di castità va avanti. È una strada che matura verso la paternità e la maternità spirituale».

Se manca questo - osserva Bergoglio - ecco la «tristezza. Non si può pensare ad un prete o ad una suora che non siano fecondi». Da qui l'invito del Pontefice ad essere «tesimoni autentici del Vangelo» senza avere «doppie faccie: Gesù bastonava quelli con una doppia faccia». 

 «La coerenza - ha scandito Francesco - è fondamentale perché la nostra testimonianza sia credibile». «Vorrei dirvi: uscite da voi stessi per annunciare il Vangelo», ha continuato rivolto ai giovani che si preparano al sacerdozio e alla vita religiosa. «Uscite da voi stessi - li ha esortati - per incontrare Gesù, andando verso la trascendenza e verso gli altri, due dimensioni che Vanno insieme: una soltanto non va».

«Penso - ha esemplificato Bergoglio - a Madre Teresa: era brava questa suora. Non aveva paura di niente. E non aveva paura di inginocchiarsi due ore davanti al Signore. Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente». «Non imparate da noi che non siamo più giovani quello sport che noi, i vecchi facciamo spesso: lo sport del lamento. Il culto della dea lamentela, che è una dea», ha ammonito Bergoglio rivolto ai seminaristi e alle novizie.

«Siate positivi. Siate capaci di incontrare le persone. E pregate il rosario per favore. Tenete sempre Maria con voi nella vostra casa», ha chiesto il Papa ai giovani consacrati. «Non dimenticate poi - ha concluso - che anche io ho bisogno di preghiere che sono un povero peccatore. Avanti con gioia, coerenza, col coraggio di dire la verità di uscire da se stessi per annunciare il Vangelo».

DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/papa-el-papa-pope-religiose-26272/
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« Risposta #20 il: Luglio 09, 2013, 04:58:01 »

 Sei in: Il Fatto Quotidiano > Cronaca

Lampedusa, Papa: “Cultura del benessere porta a globalizzazione dell’indifferenza”

Durante l'omelia della messa al campo sportivo dell'isola, Papa Bergoglio ha attaccato duramente l'atteggiamento disinteressato della gente di fronte alla tragedia dei migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane


di Francesco Antonio Grana | 8 luglio 2013


“Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno. Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”. La condanna di Papa Francesco all’indifferenza davanti alla tragedia degli immigrati morti in mare è arrivata puntuale e durissima, stamane, nell’omelia della messa celebrata a Lampedusa, nel suo primo viaggio apostolico. “Oggi – ha affermato il Papa – nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del buon samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo ‘poverino’, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, – ha aggiunto Francesco – ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro. Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti ‘innominati’, responsabili senza nome e senza volto”.

Francesco ha incalzato tutti i presenti con un esame di coscienza collettivo. “Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società – ha spiegato il Papa – che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del ‘patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza”. Un vero e proprio mea culpa quello pronunciato a Lampedusa da Francesco. “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”. “Domandiamo al Signore – è la preghiera del Papa – la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.

Francesco ha voluto esprimere anche “gratitudine” e “incoraggiamento” agli abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza che hanno mostrato attenzione agli immigranti. “Voi – ha detto loro il Papa – siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà“. Un altro pensiero di gratitudine Bergoglio lo ha rivolto ai “cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa – ha detto loro – vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie”.

Per un giorno un’anonima Fiat Campagnola targata 081268 MI, offerta da un milanese che da vent’anni è di casa a Lampedusa, è diventata la celebra papamobile SCV1. Nelle mani di Papa Francesco, del Pontefice argentino che vuole “una Chiesa povera e per i poveri” e che da arcivescovo di Buenos Aires celebrava spesso messe in strada con gli ultimi della sua grande diocesi, un calice e una croce astile realizzati con il legno dei barconi che trasportano a Lampedusa migliaia di immigrati. Ma molto spesso trovano la morte durante il lungo viaggio della speranza prima di arrivare alla “Porta d’Europa“. Dal 1999 al 2012 nell’isola siciliana sono sbarcate 200mila persone. Dall’inizio del 2013 a oggi gli arrivi sono stati 4mila.

“Il Papa è andato a Lampedusa per piangere i morti”, ha spiegato ai giornalisti il suo segretario particolare, il maltese monsignor Alfred Xuereb. Francesco, infatti, profondamente toccato dal recente naufragio di un’imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall’Africa, ultimo di una serie di analoghe tragedie, ha voluto pregare per coloro che hanno perso la vita in mare, visitare i superstiti e i profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell’isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo bisogno. “Quando alcune settimane fa – ha confidato ai presenti Bergoglio – ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”.

Una visita discreta senza i vescovi della Sicilia e i rappresentati del Governo italiano: è lo stile di Francesco che vuole davvero abbracciare gli ultimi. Nella sua vita Bergoglio non aveva mai messo piede in Sicilia. “Conosco la vostra isola – aveva confidato qualche settimana fa ai vescovi della Regione – solo attraverso il film Kaos dei fratelli Taviani“. Non è un caso, dunque, se Francesco ha voluto che fosse Lampedusa il suo primo viaggio da Papa. Un segno che nel suo pontificato gli ultimi saranno davvero primi.

Twitter: @FrancescoGrana

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/lampedusa-papa-cultura-del-benessere-ci-porta-a-globalizzazione-dellindifferenza/649337/
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« Risposta #21 il: Luglio 10, 2013, 11:45:12 »

 Francesco a Lampedusa, la scossa del Papa che mette all'angolo i politici

Andrea Purgatori, L'Huffington Post  |  Pubblicato: 08/07/2013 15:24 CEST  |  Aggiornato: 08/07/2013 15:57 CEST


Bene hanno fatto i politici a non sgomitare più di tanto per avere un posto in prima fila nello stadio di quest’isola bruciata dal sole. Ne sarebbero usciti coi completi blu impiastrati di terra e la faccia rossa per la vergogna. Il “no” di papa Francesco alla “globalizzazione dell’indifferenza” riguardava proprio loro, prima di tutti. E la responsabilità per i venticinquemila migranti che in questi anni non ce l’hanno fatta a raggiungere le coste di Lampedusa e il mare se li è portati via.

Altro che strette di mano, genuflessioni e faccette da offrire alle telecamere. Questo è stato un viaggio di penitenza e senza sconti. Così lo voleva “padre Bergoglio”. Semplice, sobrio, rigoroso. E così è stato. Con tanti saluti a chi aveva raccontato di un’isola che sulla visita papale aveva costruito un piccolo business di magliette e tutto esaurito. Mentre Francesco parlava alla gente, non c’era un solo locale aperto. I lampedusani erano con lui allo stadio. Di dentici e ricciole se ne riparlerà stasera.

Per scuotere le coscienze e ricordare i morti Francesco ha scelto subito il mare, dove ha lanciato una corona di fiori bianchi e gialli. E appena messo piede a terra da una motovedetta della Guardia Costiera circondata da decine di barche di pescatori, ha incontrato un gruppo di migranti del centro di accoglienza che rischia nuovamente di scoppiare (all’alba ne sono arrivati altri 166, dopo i 500 di tre giorni fa). Infine, la messa penitenziale celebrata nella polvere dello stadio tra l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro e il parroco dell’Isola, don Stefano Nastasi.

“Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”, ha detto il Papa nell’omelia (leggi il testo integrale).

Ha ringraziato la gente di Lampedusa e Linosa (“Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà!”) e si è rivolto ai migranti musulmani “che stanno iniziando il digiuno di Ramadan”, certo col pensiero rivolto a un Egitto in fiamme e a un Sud del mondo che gli sta a cuore più dei concerti in Vaticano.

Così Francesco ha abbracciato Lampedusa e ne è stato ricambiato, letteralmente.

Questa visita che segna l’inizio del suo pontificato verrà consegnata alla storia non solo per la scossa al cerimoniale (niente papamobile ma un fuoristrada prestato da un residente dell’isola, niente cardinali al seguito, giusto la concessione all’aereo di stato offerto dal nostro governo dopo che Francesco aveva immaginato di raggiungere Lampedusa con un normale volo dell’Alitalia, su cui aveva fatto prenotare quattro posti dalla sua segreteria personale), ma per l’aria nuova che fa respirare intorno. “Che ci provino a fermarlo”, mi dice un sacerdote che suda di felicita’ nella sua tonaca nera, camminando a un metro da terra lungo via Roma. “Non ce la faranno”.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/07/08/francesco-lampedusa_n_3560905.html?utm_hp_ref=italy


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« Risposta #22 il: Luglio 10, 2013, 11:48:31 »

LA VISITA A LAMPEDUSA

La preoccupazione del Papa a Lampedusa «Spero capiscano il significato del mio gesto»

Il senso penitenziale della visita e la volontà di scuotere le coscienze sulla tragedia dei migranti

Dal nostro inviato Gian Guido Vecchi


LAMPEDUSA - Francesco era un po’ preoccupato, quando a Cala pisana si è imbarcato verso le nove sulla motovedetta “cp 282” della capitaneria di porto che lo avrebbe portato al molo di Punta Favarolo, là dove arrivano i naufraghi. Lo ha confidato a chi gli stava vicino, «spero proprio che si capisca il significato di questo mio gesto».

Perché il Papa è arrivato qui a Lampedusa per piangere i morti, i ventimila senza nome affogati negli ultimi 25 anni nel Mediterraneo. Ha spiegato che abbiamo perso – tutti – la capacità di piangere, di soffrire per l’altro, di com-patire. «Chi di noi ha pianto?». È inevitabile e giusto che ci sia un clima di festa, all’arrivo del Papa. Ma Francesco ha disposto ogni gesto e parola per richiamare all’essenziale del viaggio. La corona di crisantemi gialli e bianchi gettata fra le onde. Lo sbarco sul molo dove anche due ore prima erano scesi gli ultimi immigrati, recuperati alle due di notte a 60 miglia dall’isola su un barcone ormai sfondato. La messa a carattere penitenziale, con il Papa e i celebranti a indossare paramenti viola.

Le letture: Caino e Abele («dov’è tuo fratello?»), la strage degli innocenti (e la fuga dal proprio paese di Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù) e il salmo Miserere, scandito da quattro parole: «Perdonaci, Signore, abbiamo peccato». E ancora i testi sacri pronunciati da un ambone fatto con due pale scrostate e una ruota da timone recuperati da un naufragio. Il pastorale del pontefice e il calice dell’Eucaristia intagliati nel legno dei relitti che si mostrano ancora accanto al campo sportivo dove si è celebrata la messa, pescherecci contorti, scafi a pezzi, scritte in arabo semincancellate dalla salsedine e dal sole.

La gente di qui, citata da Francesco a esempio di solidarietà per tutta l’Europa e l’Occidente, ha capito. Il Papa alla fine era commosso per l’accoglienza. Prima di andare, rivolto ai lampedusani, ha detto: «Vi ringrazio per la vostra tenerezza».

Gian Guido Vecchi

8 luglio 2013 | 14:40© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_08/papa-visita-lampedusa-il-senso-dei-gesti_82bc404e-e7ca-11e2-898b-b371f26b330f.shtml
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« Risposta #23 il: Luglio 10, 2013, 11:51:10 »

Il Papa a Lampedusa, uno scandalo per gli atei devoti.


Paolo Bonetti


L’arrivo del papa a Lampedusa, le parole che ha pronunciato, il significato che ha voluto dare alla sua visita, sono destinate a suscitare scandalo e riprovazione in tutti coloro che da sempre considerano la Chiesa cattolica come il baluardo della conservazione sociale. Costoro probabilmente non hanno mai letto il Vangelo che, se lo si interpreta alla lettera, è un testo talmente rivoluzionario da sfiorare l’eversione di ogni ordine sociale, un testo per certi aspetti addirittura anarchico. Non saprei dire se il vescovo di Roma, con i suoi ripetuti interventi a favore di una Chiesa povera, con i gesti che compie e le abitudini di vita che adotta, faccia del semplice e demagogico peronismo religioso (non dimentichiamo che viene dall’Argentina, un paese imbevuto di populismo molto spesso equivoco) oppure voglia veramente ricondurre il cattolicesimo a quello spirito evangelico che una Chiesa largamente politicizzata e mondanizzata ha quasi completamente dimenticato. Non per nulla gli ultimi due papi che hanno preceduto Bergoglio sono stati gli idoli dei cosiddetti atei devoti, di coloro che senza alcuna fede e privi di ogni sentimento religioso della vita, concepiscono la Chiesa cattolica come la migliore agenzia assicurativa per l’ordine sociale esistente. Ma costoro non fanno i conti con quel messaggio evangelico che riemerge continuamente nella storia così accidentata e contraddittoria delle chiese cristiane, e che è un messaggio molto più radicale di quello di tante ideologie rivoluzionarie o presunte tali. Puoi anche esorcizzare Marx, ma con Cristo è molto più difficile. Se poi perfino il papa di Roma lo riscopre…


{ Pubblicato il: 08.07.2013 }

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« Risposta #24 il: Luglio 11, 2013, 11:51:10 »

 BERGOGLIO A LAMPEDUSA

Giuliano Ferrara "Da Francesco un bel gesto ma la globalizzazione è la nostra salvezza"

La critica del direttore del Foglio: "Usando quella parola il Pontefice ha sbagliato anche se resto un suo ammiratore"

di SEBASTIANO MESSINA


Giuliano Ferrara "Da Francesco un bel gesto ma la globalizzazione è la nostra salvezza" Giuliano Ferrara
ROMA - Ferrara, lei ha scritto sul Foglio che a Lampedusa il Papa ha commesso un errore: "Caro Francesco, il gesto è meraviglioso ma la globalizzazione porta la speranza".

"E già. Ho ricordato le cifre dell'Economist: negli ultimi vent'anni l'apertura dei mercati ha migliorato le condizioni di vita di 900 milioni di persone".

Quindi la globalizzazione non è il problema ma la soluzione.
"Esattamente. Tra mille contraddizioni, certo. Ma lo sviluppo è sempre squilibrio. Non è mai esistita nella storia del mondo una fase di sviluppo senza squilibrio. L'alternativa è la glaciazione della produzione di ricchezza: ma così inevitabilmente grandi masse di poveri resteranno povere".

Insomma il Papa ha sbagliato...
"Io sono un grandissimo ammiratore del Papa gesuita. Mi sembra straordinariamente provvidenziale per la Chiesa boccheggiante della fine del collettivo papato di Ratzinger. Il quale resta per me il più straordinario pensatore cristiano da un secolo a questa parte. Un fuoriclasse".

Era meglio Ratzinger, di Bergoglio?
"Ratzinger è un progressista in confronto a Bergoglio. Un illuminista cristiano che vuole parlare con la modernità opponendole la ragione della fede".

E Bergoglio, invece?
"Lui della ragione se ne fotte. Parla direttamente al cuore, ha un rapporto carnale con il cuore dei fedeli. È il Papa che ha rievocato il demonio, in una forma molto spettacolare".

E sembrava che puntasse il dito contro l'intero sistema del capitalismo, quando accusava i "responsabili senza nome e senza volto" che con le loro decisioni provocano tragedie come quelle dei migranti...
"Ma è su questo che io sollevo la mia obiezione. Il percorso degli immigrati che sfidano la morte per acqua allo scopo di arrivare in Occidente è la dimostrazione che lì la sofferenza è sistema e qui c'è un tentativo di benessere. Non sono schiavi che noi prendiamo per farli lavorare".

Quando il Papa ha detto che ormai siamo incapaci di piangere per i disperati che annegano sognando di arrivare da noi, lei si è riconosciuto in quell'immagine?
"Guardi, i cristiani, i cattolici, e il Papa ne è l'espressione massima, vogliono che il mondo sia convertito. Convertito alla compassione. Convertito alla condivisione. Convertito allo sforzo di redimersi. Questa è una cosa molto bella, però è un'altra logica rispetto a quella laica. Io penso di avere un cuore come tutti gli altri esseri umani e di essere estremamente dispiaciuto e rattristato dalle tragedie del mare, dall'umiliazione, dalla miseria eccetera, però non sento questo dispiacere come il contenuto sensibile della mia vita. Altrimenti farei il volontario".

Ha letto cosa dice Cicchitto?
"No, sono in barca e non mi arrivano molte notizie".

Dice che un conto è "la predicazione religiosa" del Papa, un altro è il compito dello Stato che "non deve abbassare la guardia " nei confronti dell'immigrazione clandestina. Che ne pensa?
"In astratto l'obiezione è giusta: lo Stato deve fare accordi con i Paesi della costa Sud del Mediterraneo affinché queste barche non partano mai e nessuno rischi la morte. Ma non ha nessun senso se parliamo di ciò di cui ha parlato il Papa: nel momento in cui una persona è in mare, deve essere salvata. Punto".

(10 luglio 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/politica/2013/07/10/news/giuliano_ferrara_da_francesco_un_bel_gesto_ma_la_globalizzazione_la_nostra_salvezza-62713970/
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« Risposta #25 il: Luglio 11, 2013, 11:56:47 »


Papa Francesco abolisce l'ergastolo, ma pene più dure per reati verso minori

Bergoglio ha adottato un Motu Proprio in materia penale: introdotte figure criminose relative ai delitti contro l'umanità. Le nuove norme si adeguano alle legislazioni internazionali in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del terrorismo e introducono anche nuove fattispecie di delitto come quello di tortura. Prevista la punizione per il genocidio e l'apartheid


CITTA' DEL VATICANO - Niente più ergastolo, ma pene più severe per i reati contro i minori e il riciclaggio. Papa Francesco ha varato un'importante riforma della giustizia penale vaticana (in vigore dal primo settembre), che fino ad oggi era ferma - per molti aspetti - al Codice Zanardelli, adottato nel 1929 all'indomani dei Patti Lateranensi che istituirono la Città del Vaticano. Per questo, ad esempio, Paolo Gabriele, il maggiordomo infedele di Papa Ratzinger, fu giudicato solo per il reato di furto, l'unico applicabile al suo caso nelle norme in vigore che non prevedevano l'attentato alla sicurezza dello Stato.

Papa Bergoglio oggi ha firmato un 'motu proprio' che, insieme alle tre leggi della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, renderà operative su tutto il territorio vaticano le nuove norme che si adeguano alle legislazioni internazionali in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del terrorismo e che introduce anche nuove fattispecie di delitto come quello di tortura e, "un' ampia definizione della categoria dei delitti contro i minori".

Le nuove norme introducono anche figure criminose relative ai delitti contro l'umanità, provvedendo all'attuazione di molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali possono ricordarsi: le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Convenzione internazionale del 1965 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000. "Questi interventi normativi - sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede - si collocano nella direzione di un aggiornamento volto a dare maggiore sistematicità e completezza al sistema normativo vaticano".

Via l'ergastolo, ma pene severe per chi sottrae documenti. Papa Francesco ha deciso di abolire la pena dell'ergastolo, sostituendola con la pena della reclusione da 30 a 35 anni. Previsto, però, l'aumento delle pene per la sottrazione di documenti riservati dagli uffici vaticani, qualora i documenti abbiano particolare rilievo.

Giro di vite contro la corruzione. Nelle nuove leggi penali "il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione", si legge nella nota. La Convenzione prevede sanzioni molto severe a tutela della correttezza dei comportamenti pubblici. Così, "sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell'Autorità giudiziaria con l'aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall'introduzione della misura del blocco preventivo dei beni". Inoltre, "in linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale" è stato introdotto "un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie". È stata varata infine anche una nuova legge in materia di sanzioni amministrative che, precisa il comunicato, "ha carattere di normativa generale, al servizio di discipline particolari che, nelle diverse materie, prevedranno sanzioni finalizzate a favorire l'efficacia ed il rispetto di norme poste a tutela di interessi pubblici".

Più tutela per i minori. La riforma della giustizia del Vaticano comprende una ridefinizione della categoria dei delitti contro i minori nella quale sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l'arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori. Si tratta dunque di un importante passo in avanti anche nella lotta contro gli abusi sessuali - fortemente perseguita da Benedetto XVI nel suo Pontificato e che Francesco intende portare avanti - dal momento che sono sottoposti alle nuove norme non solo tutti gli officiali e dipendenti della Curia Romana ma anche i nunzi apostolici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi e istituzioni collegati alla Santa Sede indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano.

Introdotti alri reati. Nella riforma, poi, sono state introdotti reati relativi ai delitti contro l'umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: sono previste, tra l'altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l'apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998. Infine - in conformità con quanto stabilito dal diritto internazionale - è  stato esplicitamente previsto il delitto di tortura.

Giusto processo. "In ordine alle disposizioni di procedura penale sono stati introdotti i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell'imputato", si legge ancora nella nota vaticana. Inoltre, "un settore molto importante della riforma concerne la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale, piuttosto risalente nel tempo, con l'adozione delle misure di cooperazione adeguate alle più recenti convenzioni internazionali".

Leggi penali applicabili a nunzi e loro personale. Le nuove leggi risultano applicabili anche ai nunzi apostolici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonchè ai dipendenti di organismi e istituzioni della Curia Romana o a essa collegati indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. "Tale estensione - viene precisato - ha lo scopo di rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano i reati previsti in queste leggi, anche nel caso in cui il fatto fosse commesso al di fuori dei confini dello Stato stesso".

Nessuna risposta a Moneyval. Le novità legislative Introdotte oggi in Vaticano in tema di sanzioni amministrative, però, "non vanno lette come una risposta a Moneyval, perché hanno un respiro più ampio", ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi che ha annunciato: "Altre leggi che sono già in preparazione. Norme - ha spiegato - che hanno a che fare con le richieste venute proprio da Moneyval".

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/11/news/papa_francesco_riforma_giustizia_penale_vaticana-62786861/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_11-07-2013
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« Risposta #26 il: Luglio 20, 2013, 06:58:12 »

19/07/2013
La mossa del Papa per razionalizzare le spese
     

Dopo quella sullo Ior, Francesco istituisce una nuova commissione - composta di laici - per investigare sulle attività delle altre istituzioni vaticane che gestiscono beni e appalti

ANDREA TORNIELLI
CITTA' DEL VATICANO
 

Il Papa vuole vederci chiaro, non soltanto sulle attività dello Ior, ma su tutte le attività economico-amministrative della Santa Sede. Con un chirografo simile a quello con cui ha istituito la commissione «referente» sulla «banca vaticana», oggi è stata resa nota la costituzione di un'altra commissione, incaricata di esaminare le attività dell'Apsa e del Governatorato e di altre istituzioni della Santa Sede.
 
 
Il chirografo ha porta la data del 18 luglio. La commissione raccoglierà informazioni, riferirà al Papa e coopererà con il Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. Lo scopo è quello di preparare riforme nelle istituzioni della Santa Sede, finalizzate «ad una semplificazione e razionalizzazione degli organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le amministrazioni vaticane». Il tutto per evitare «dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto».
 
 
Anche in questo caso, come in quello della commissione sullo Ior, «il segreto d’ufficio ed altre eventuali restrizioni stabilite dall’ordinamento giuridico non inibiscono o limitano l’accesso della commissione a documenti, dati e informazioni necessari allo svolgimento dei compiti affidati». Il gruppo di lavoro terrà costantemente informato il Papa e gli consegnerà tutto l'archivio al termine del suo compito.
 
 
I membri della commissione sono laici, esperti di materie giuridiche, economiche,finanziarie e organizzative, già consulenti o revisori di istituzioni economiche vaticane o ecclesiastiche. Unico ecclesiastico è il segretario, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Prefettura degli Affari Economici. Gli altri membri sono: Joseph F.X. Zahra (Malta), con funzione di presidente; Jean-Baptiste de Franssu (Francia); Enrique Llano (Spagna); Jochen Messemer (Germania); Francesca Immacolata Chaouqui (Italia); Jean Videlain-Sevestre (Francia); George Yeo (Singapore). Zahra e Messemer sono revisori internazionali della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
 
 
L'iniziativa è simile a quella che ha portato alla commissione sullo Ior, una decisione presa con urgenza anche sull'onda degli sviluppi delle inchieste giudiziarie. Oltretevere però non esiste soltanto l'Istituto per le Opere di Religione: anche l'Apsa, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, fa investimenti e gestisce una notevole quantità di beni. Per non parlare poi del Governatorato, che si occupa della vita quotidiana del piccolo Stato della Città del Vaticano e dunque degli appalti per la manutenzione, la costruzione, la gestione degli impianti. Proprio le necessità di razionalizzare la gestione delle spese, di non sprecare risorse che potrebbero essere meglio impegnate e di non tollerare appalti pagati a prezzi superiori al dovuto ha reso necessaria questa indagine. Oltre all'Apsa e al Governatorato, dal quale dipendono anche i Musei Vaticani, c'è la gestione degli immobili della Congregazione di Propaganda Fide.
 
 
La Santa Sede ha un dicastero, la Prefettura per gli affari economici, alla cui guida c'è il cardinale bertoniano Giuseppe Versaldi, che secondo l'ultima riforma della Curia avrebbe dovuto assumere il ruolo di Corte dei Conti, una sorta di ispettorato generale in grado di entrare nella gestione finanziaria delle altre istituzioni. Ciò in realtà non è mai avvenuto ed è anche per questo che serve istituire delle commissioni «referenti», che raccolgano informazioni e formulino proposte.
 
 
È dunque volontà di Francesco arrivare quanto prima a una riforma di queste istituzioni e soprattutto al taglio degli sprechi e delle spese inutili. Anche il lavoro di questa nuova commissione sarà prezioso in vista di quello che dovranno svolgere gli otto cardinali consiglieri, da lui incaricati di studiare una riforma della Curia romana e di aiutarlo nel governo della Chiesa universale.
 
 
La commissione inizierà i suoi lavori al più presto, una prima riunione è prevista poco dopo il rientro del Papa dal Brasile. Francesco si augura una «felice e produttiva collaborazione tra la commissione e le amministrazioni vaticane interessate dai suoi lavori».

FILE Chirografo del Santo Padre PAPA FRANCESCO

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-vatican-papa-pope-el-papa-26546/
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« Risposta #27 il: Luglio 22, 2013, 06:13:46 »

Cronache

22/07/2013 - il viaggio di Francesco

Francesco vola a Rio de Janeiro “Giovani artefici di speranza e pace

Ma rischio generazione senza lavoro”

La grande attesa del Brasile per l’arrivo del Papa

L’arrivo previsto per il pomeriggio. Incontri e messe, ecco la sua agenda

Roma


Portando da solo il suo bagaglio a mano (una borsa nera) Papa Francesco è partito alla volta di Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. Il suo arrivo è previsto alle 16 locali, alle 21 ore italiane. È il primo viaggio internazionale del Pontefice che su Twitter ha voluto annunciare la sua partenza: «Sto arrivando in Brasile fra qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28esima GMG».

 

ALLARME LAVORO 

In volo Papa Francesco, si è intrattenuto con i giornalisti presenti e a loro ha esternato una sua preoccupazione sui giovani. «Corriamo il rischio di avere una intera generazione che non avrà mai trovato lavoro». Il Pontefice ha voluto sottolineare la gravità della situazione occupazionale nei diversi Paesi e delle sue ricadute morali oltre che economiche: «Dal lavoro - ha scandito - viene la dignità personale di guadagnarsi il pane». 

 

MILIONI DI RAGAZZI IN ATTESA 

«La crisi mondiale non fa cose buone con i giovani», ha rilevato Francesco raccontando di aver letto la settimana scorsa le statistiche con le percentuali dei senza lavoro, dalle quali appunto si evince che non sarà facile per i disoccupati di oggi trovare domani un impiego. «Siamo abituati - ha denunciato il Papa - a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa tanto spesso, ed è un’ingiustizia perché li lasciamo da parte, come se non avessero niente da darci, e invece essi ci trasmettono la saggezza e i valori della vita, l’amore per la patria, l’amore per la famiglia: tutte cose di cui abbiamo bisogno. Ma ora tocca anche ai giovani di essere scartati». «Dobbiamo tagliare questa abitudine di scartare le persone», ha affermato proponendo «una cultura dell’inclusione, dell’incontro, e uno sforzo per portare tutti nella società». «In Brasile - ha spiegato riferendosi alla giornata mondiale della Gioventù che raduna a Rio de Janeiro milioni di ragazzi dei cinque Continenti - vado a incontrare i giovani del mondo. Vorrei trovare i giovani non isolati dalla loro vita, ma inseriti nel tessuto sociale, nella società: perché quando li isoliamo, togliamo loro l’appartenenza alla famiglia, alla patria, alla cultura, alla fede. Non dobbiamo isolarli da tutta la società: essi sono il futuro perché hanno la forza, andranno avanti. Ma anche l’altro estremo, gli anziani, sono il futuro del popolo: con i giovani che hanno la forza dobbiamo includere anche gli anziani che hanno la saggezza della vita».

 

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO 

«Santità, desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il saluto che ha voluto indirizzare a me e all’Italia nel momento in cui si accinge a partire per il viaggio apostolico in Brasile per le celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù», ha scritto in un messaggio a Francesco il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «In un periodo di fragilità culturale e materiale per tanti giovani -aggiunge il Capo dello Stato- grande è l’attesa per un messaggio di coraggio e di speranza. La Giornata Mondiale della Gioventù costituisce, per ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo, l’occasione di confrontarsi per progredire attraverso il dialogo fra culture e tradizioni diverse». «Il rinnovato slancio con cui la sua guida pastorale potrà ispirare la mente e il cuore dei tanti partecipanti costituirà, ne sono certo, un deciso richiamo ad affrontare in spirito di unità, apertura ed entusiasmo le importanti sfide della società contemporanea. Mi è gradita l’occasione per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione», conclude Napolitano. 

 

Il primo viaggio internazionale di Papa Francesco ha una fitta agenda. Ecco il programma del viaggio , che si concluderà il 28 luglio, con rientro a Roma il 29.

 
 

OGGI alle 8.45 il Papa parte da Fiumicino, per Rio de Janeiro, dove alle 16 ora locale è prevista l’accoglienza all’aeroporto internazionale Galeao/Antonio Carlos Jobim. La cerimonia di benvenuto si svolgerà non in aeroporto, bensì, alle 17, nel giardino del Palazzo Guanabara di Rio de Janeiro, dove è previsto un discorso del Papa. Alle 17.40, visita di cortesia al presidente della Repubblica nel Palazzo Guanabara a Rio de Janeiro.

Dopo l’incontro con il presidente, il Papa, dalla sera del lunedì e per tutto il giorno successivo, soggiornerà in forma privata nella residenza di Sumaré a Rio de Janeiro.

 

Le attività collegate alla Gmg cominciano per il Papa MERCOLEDÌ 24 luglio, quando alle 8.15 parte in elicottero dall’Eliporto di Sumaré diretto al Santuario di Nostra Signora della Concezione di Aparecida, dove l’arrivo è previsto alle 9,30 e dove alle 10 venererà l’immagine della Vergine nella Sala dei 12 Apostoli del santuario. Alle 10.30 il Papa celebra la messa nel santuario e dunque tiene l’omelia. Alle 13, pranzo con il seguito papale, i vescovi della provincia e i seminaristi nel seminario Bon Jesús di Aparecida. Alle 16.10 partenza in elicottero per Rio de Janeiro, dove l’arrivo è previsto alle 17,25, nell’aeroporto Santos Dumont. Alle 18.30 il Papa visita l’Ospedale São Francisco de Assis na Providência, dove tiene un discorso.

 

GIOVEDÌ 25 luglio alle 7.30 papa Francesco celebra la messa in privato nella residenza di Sumaré. Alle 9.45 consegna delle chiavi della città al Pontefice, e benedizione delle bandiere olimpiche nel Palazzo della Città a Rio de Janeiro. Alle 11.00 il ppapa visita una favela, la Comunità di Varginha (Manguinhos) a Rio, e pronuncia un discorso. Alle 18.00 festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di Copacabana a Rio, saluto e discorso del Papa.

 

VENERDÌ 26 luglio alle 7.30 messa in privato nella residenza di Sumaré. Alle 10 confessione di alcuni giovani della XXVIII GMG nel Parco della Quinta da Boa Vista a Rio de Janeiro. Alle 11, 30 breve incontro con alcuni giovani detenuti nel palazzo arcivescovile St. Joaquim. Alle 12 preghiera dell’Angelus dal balcone centrale del palazzo arcivescovile St. Joaquim a Rio de Janeiro. Alle 12.15 saluto al comitato organizzatore della Gmg e ai benefattori nel palazzo arcivescovile. Alle 13 pranzo con i giovani nel salone rotondo del palazzo arcivescovile.

Alle 18 Via crucis con i giovani sul Lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro. Il Papa pronuncia un discorso.

 

SABATO 27 luglio, alle 9 messa con i vescovi della Gmg e con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi nella cattedrale di San Sebastiano a Rio. Omelia del Papa. Alle 11.30 incontro con la classe dirigente del Brasile nel Teatro municipale a Rio de Janeiro. Discorso del Papa. Alle 13.30 pranzo con i cardinali del Brasile, la presidenza della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, i vescovi della regione e il seguito papale nel grande refettorio del Centro Studi di Sumaré a Rio. Alle 19.30 veglia di preghiera con i giovani nel Campus Fidei a Guaratiba. Il Papa pronuncia un discorso.

 

DOMENICA 28 luglio alle 10 il Papa celebra la messa per Gmg nel Campus Fidei a Guaratiba, durante la quale pronuncia l’omelia. Dopo la messa recita l’Angelus. Alle 14 pranzo con il seguito papale nel refettorio del Centro studi di Sumaré a Rio. Alle 16 nello stesso Centro, incontro con il Comitato di Coordinamento del CELAM. Discorso del Papa. Alle 16.40 congedo dalla residenza di Sumaré a Rio. Alle 17.30 incontro con i volontari della Gmg nel Padiglione 5 di Rio Centro a Rio de Janeiro. Discorso del Pontefice. Alle 18.30 cerimonia di congedo all’aeroporto Internazionale Galeão/Antonio Carlos Jobim di Rio de Janeiro. Discorso del Papa. Alle 19 partenza in aereo per Roma, dove l’arrivo è previsto per lunedì 29 luglio alle 11 all’aeroporto di Ciampino.

da - http://lastampa.it/2013/07/22/italia/cronache/il-papa-lascia-roma-in-elicottero-in-mattinata-la-partenza-per-rio-gNIn6gtfSslHDJspYAdpON/pagina.html
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« Risposta #28 il: Luglio 27, 2013, 06:43:43 »

Papa a Rio, messa con mille vescovi: avanza la cultura dello «scarto»

27 luglio 2013

«Annunciamo il Vangelo ai nostri giovani, perché incontrino Cristo, luce per il cammino, e diventino costruttori di un mondo più fraterno». Papa Francesco lo ha chiesto nell'omelia della messa celebrata nella Cattedrale di Rio de Janeiro con mille vescovi di tutto il mondo, giunti nella città carioca per la Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta della assemblea episcopale più numerosa che si sia mai riunita dopo il Concilio Vaticano II.

Avanza la cultura dello "scarto"
«Purtroppo, in molti ambienti, si é fatta strada una cultura dell'esclusione, una "cultura dello scarto": non c'è posto né per l'anziano né per il figlio non voluto; non c'è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada. A volte sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due "dogmi" moderni: efficienza e pragmatismo», ha affermato Francesco nella messa celebrata questa mattina. Per papa Bergoglio, «l'incontro e l'accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità, sono gli elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana». «Abbiate il coraggio di andare controcorrente. Non rinunciamo a questo dono di Dio: l'unica famiglia dei suoi figli», ha chiesto a vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi presenti alla liturgia. «Essere servitori della comunione e della cultura dell'incontro: lasciatemi dire - ha scandito - che dovremmo essere quasi ossessivi in questo senso».

«Cari fratelli e sorelle - ha poi concluso - siamo chiamati da Dio, chiamati ad annunciare il Vangelo e a promuovere con coraggio la cultura dell'incontro. La Vergine Maria sia nostro modello. Nella sua vita ha dato, come dice il Concilio, "l'esempio di quell'affetto materno che dovrebbe ispirare tutti quelli che cooperano nella missione apostolica che ha la Chiesa di rigenerare gli uomini". Sia lei la stella che guida con sicurezza i nostri passi incontro al Signore». Infine l'ammonimento a rinunciare a ogni presunzione e a ogni tentazione di imporre le proprie verità. «Ciò che ci guida - ha spiegato Bergoglio - é l'umile e felice certezza di chi é stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che é Cristo e non può non annunciarla».

A politici e imprenditori: le leadership sappiano essere etiche
Poi il pontefice ha incontrato politici, imprenditori e dirigenti del Brasile al Teatro municipale di Rio, chiedendo loro che «la leadership sappia scegliere per il bene comune». «Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio», ha affermato il papa. Davanti alla classe dirigente del Brasile Bergoglio ha richiamato alla responsabilità sociale. «Il futuro - ha detto - esige da noi una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà». Riferendosi alle tensioni e alle manifestazioni contro le diseguaglianze sociali che hanno scosso il Brasile nelle scorse settimane: «Tra l'indifferenza egoista e la protesta violenta c'è un'opzione sempre possibile: il dialogo», ha detto il papa. «La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono un'utopia, ma sono il risultato di uno sforzo concertato di tutti in favore del bene comune», ha assicurato papa Francesco». Infine ha ammonito i dirigenti a non trascurare le aspirazioni della popolazione: «Attenzione: ci può essere il pericolo della disillusione, dell'amarezza, dell'indifferenza, quando le aspirazioni non si avverano». «Chi ha un ruolo di guida - ha spiegato il pontefice - deve avere obiettivi molto concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-27/papa-messa-mille-vescovi-151504.shtml?uuid=AbbEB0HI
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« Risposta #29 il: Luglio 28, 2013, 10:49:50 »

IL DISCORSO PUBBLICO DEL PAPA

Le colombe e i serpenti

LUIGI ACCATTOLI

Molte informazioni da decifrare sono contenute nella decisione del Papa di non accettare domande dai giornalisti sull'aereo che lo portava a Rio: egli è meno moderno, nel rapporto con i media, rispetto ai predecessori che quelle domande le accettavano; ed è geloso dell'autonomia delle sue parole, che non vuole siano condizionate dalla curiosità del mondo.
C'è di mezzo il Vangelo che dice «siate candidi come colombe e astuti come serpenti». Né bisogna dimenticare la sua formazione di gesuita: egli probabilmente si sente chiamato a essere povero come Francesco ma anche prudente come Ignazio. E forse la sedia vuota al concerto non è lontana da questo scenario.
Un punto è chiaro ed è un elemento del suo metodo di governo, che ci è noto per altre decisioni riguardanti la propria azione: egli non ama teorizzare o spiegare quello che intende fare; e spera che facendo senza dire gli riesca meglio di esercitare quella pienezza di poteri che il sistema cattolico gli attribuisce ma che la legge della consuetudine decurta drasticamente. L'avevamo visto esercitare quest'arte del fare senza dire a proposito degli abiti, della preferenza per il titolo di «vescovo di Roma», della scelta di restare al Santa Marta, della celebrazione quotidiana «con il popolo», degli spostamenti con auto ordinarie invece che con quelle di rappresentanza.
In questo debutto con i giornalisti non gli era difficile prevedere le domande sullo Ior e sulla «lobby gay», sul celibato e sulle donne. Ma egli sa che ogni parola sulle proprie intenzioni di riforma scatenerebbe la polarizzazione che è in agguato e che fino a oggi è riuscito a tenere bassa proprio con la disciplina della riservatezza.
Stiamo assistendo alla manifestazione di un paradosso comunicativo: il Papa del più diretto contatto con la comune umanità - che anche ieri si è offerto disarmato all'abbraccio delle folle, addirittura in una favela di Rio - è anche quello che rifiuta di comunicare con i media secondo le regole dell'informazione di massa. «Davvero io non do interviste, ma perché non so, non posso, è così... Per me è un poco faticoso» ha detto in aereo a giustificazione del suo rifiuto del botta e risposta su ogni argomento. Una motivazione reticente - forse memore della «restrizione mentale» di cui i Gesuiti furono maestri nei secoli: non sono tenuto a dirti ciò che non hai diritto di sapere - ma trasparente nel suo ultimo significato almeno quanto quella che aveva offerto un giorno della decisione di non abitare l'Appartamento: «per motivi psichiatrici» aveva detto, ma dietro a essi c'erano le ragioni simboliche della rinuncia al protocollo allontanante della residenza storica.
Stavolta dietro la ragione della «fatica» s'intravede quella di non permettere che a dettare l'agenda della sua predicazione sia la logica dei media. Egli sa che cosa succedeva ai papi Wojtyla e Ratzinger che usavano le interviste sull'aereo come strumento di comunicazione con l'opinione pubblica ma che erano costretti a sottostare a quel dettato: e poteva capitare che invece dei problemi dell'Africa o di quelli dell'America centrale si dovesse poi parlare sui media, per l'intero viaggio, del preservativo o del destino di monsignor Marcinkus.
Francesco compie un passo indietro rispetto alla ribalta mediatica che dovrebbe - nella sua intenzione - garantirgli una migliore libertà di «annuncio»: le prossime giornate ci diranno se così sarà e come il Papa argentino ne saprà approfittare.

26 luglio 2013 | 7:53
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da - http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_26/colombe-serpenti_a1502b70-f5ac-11e2-8279-238a68ccdabf.shtml

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