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Autore Topic: PAOLO RODARI.  (Letto 22050 volte)
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« il: Febbraio 24, 2013, 04:09:42 »

VERSO IL CONCLAVE

Il Papa incontra Napolitano: «Pregherò per l'Italia»

Commosso incontro tra il Pontefice e il presidente della Repubblica


«Pregherò per l'Italia». Con queste parole il Papa si è rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell'incontro, di circa venti minuti, che si è tenuto in Vaticano. Un incontro segnato da forte commozione. Sia il Papa, sia il Presidente, sia sua moglie Clio sono apparsi molto commossi in quest'ultimo incontro, ormai alla vigilia della «rinuncia» di Benedetto XVI, che lascerà il soglio pontificio giovedì 28 febbraio. «Signor Presidente, ha trovato il tempo di venire a salutarmi», ha detto il Papa. «No, è lei mi ha dato opportunità di rivederla», ha risposto Napolitano. Nel corso della visita il capo dello Stato ha accennato alla sua recente visita negli Stati Uniti e alla prossima visita in Germania. E ha regalato al Papa un'edizione rara dei «Promessi Sposi». Benedetto XVI ha invece donato una stampa. Salutando il Capo dello Stato e sua moglie, il Papa ha assicurato le sue preghiere per l'Italia.

INCONTRO CORDIALE - Quello tra il Papa e i coniugi Napolitano è stato oggi un incontro «particolarmente intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga familiarità dei due illustri interlocutori». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha rivelato ai giornalisti di aver visto commossi trutti tre gli interlocutori, dopo la mezz'ora di colloquio privato. «Il presidente Napolitano - ha spiegato il portavoce - ha manifestato al Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e morale, ma anche l'affetto con cui esso continuerà ad accompagnarlo nei prossimi anni». Da parte sua, il Papa «ha ancora una volta espresso al Presidente e alla Signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il bene dell'Italia».

RIFLESSIONE - «Il Maligno vuole sempre sporcare la creazione per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verità e la sua bellezza» aveva detto in precedenza il Papa nella breve riflessione con la quale ha concluso gli esercizi spirituali predicati dal cardinale Gianfranco Ravasi.

POLEMICHE - Secondo alcuni il discorso del Papa potrebbe essere stato effettuato in riferimento alle polemiche sorte dopo che alcuni media avevano parlato dell'esistenza di una «lobby gay e pedofila» all'interno del Vaticano legata tra l'altro alla presenza nel conclave di almeno tre cardinali coinvolti nella scandalo pedofilia. Un attacco mediatico a cui aveva risposto , prima della nota ufficiale della Santa Sede, padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, in un editoriale diffuso dalla Radio Vaticana. In un momento complesso per la vita della Chiesa «non manca chi - ha detto Lombardi - cerca di approfittare del momento di sorpresa e di disorientamento degli spiriti deboli per seminare confusione e gettare discredito sulla Chiesa e sul suo governo, ricorrendo a strumenti antichi - come la maldicenza, la disinformazione, talvolta la stessa calunnia - o esercitando pressioni inaccettabili per condizionare l'esercizio del dovere di voto da parte dell'uno o dell'altro membro del Collegio dei cardinali, ritenuto sgradito per una ragione o per l'altra». «Nella massima parte dei casi - continua padre Lombardi - chi si pone come giudice, tranciando pesanti giudizi morali, non ha in verità alcuna autorità per farlo». «Chi - ha aggiunto il portavoce della Santa Sede - ha in mente anzitutto denaro, sesso e potere, ed è abituato a leggere con questi metri le diverse realtà, non è capace di vedere altro neppure nella Chiesa, perchè il suo sguardo non sa mirare verso l'alto o scendere in profondità a cogliere le dimensioni e le motivazioni spirituali dell'esistenza. Ne risulta una descrizione profondamente ingiusta della Chiesa e di tanti suoi uomini».

CREDENTI - Eppure, rileva ancora il portavoce vaticano, «tutto ciò non cambierà l'atteggiamento dei credenti, non intaccherà la fede e la speranza con cui guardano al Signore che ha promesso di accompagnare la sua Chiesa». «Noi vogliamo, secondo quanto indica la tradizione e la legge della Chiesa - afferma Lombardi - che questo sia un tempo di riflessione sincera sulle attese spirituali del mondo e sulla fedeltá della Chiesa al Vangelo, di preghiera per l'assistenza dello Spirito, di vicinanza al Collegio dei cardinali che si accinge all'impegnativo servizio di discernimento e di scelta che gli è chiesto e per cui principalmente esiste».

MOTU PROPRIO - Intanto, con tutta probabilità il «motu proprio» con il quale il Papa preciserà alcuni punti sul Conclave sarà pronto per lunedì. Lo ha spiegato sempre padre Lombardi nel corso di un briefing. «È molto probabile - ha detto padre Lombardi - che il motu proprio ci sia per lunedì».

Redazione Online23 febbraio 2013 | 15:17© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_23/papa-maligno-pedofilia-cardinali_4c38e518-7da3-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml
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« Risposta #1 il: Marzo 14, 2013, 03:52:20 »

 Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro.

Intervista a Padre Giovanni La Manna: "Eviterà conflitti con il padre generale"

L'Huffington Post  |  Di Giulia Belardelli   Pubblicato: 13/03/2013 22:51 CET  |  Aggiornato: 13/03/2013 23:50 CET


Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, non è solo il primo Papa sudamericano nella storia della Chiesa. E' anche il primo Papa gesuita, l'unico membro della Compagnia di Gesù presente nel collegio dei cardinali che hanno votato per scegliere il successore di Joseph Ratzinger. Mai, prima di oggi, un gesuita aveva avuto il compito di guidare la Chiesa. Verosimilmente anche perché l'ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola nel 1534 ha al suo centro una figura che - almeno nell'immaginario collettivo - può essere percepita come in contrasto con il Santo Padre: il preposito generale - o padre generale o, come viene più comunemente chiamato, il "Papa nero".

Abbiamo intervistato Padre Giovanni La Manna, gesuita e presidente del Centro Astalli di Roma. Che ci ha spiegato perché, dal suo punto di vista, non vi saranno scontri tra le due autorità religiose, anche grazie alla "levatura spirituale e umana del nuovo Papa", che eviterà qualsiasi forma di contrasto con il "padre generale". Quanto al nome scelto dal nuovo Papa - Francesco I - il gesuita non ha dubbi: è un omaggio a San Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, meglio noto come San Francesco Saverio. Uno dei primi santi testimoni della Compagnia di Gesù.

I gesuiti devono prestare obbedienza, oltre che al Papa, anche al padre generale, il cosiddetto "Papa nero" (che attualmente è Adolfo Nicolás). Come si rapporteranno i gesuiti con queste due figure?

Credo che il nuovo Papa sia una grande persona, sia dal punto di vista spirituale che umano, e che avrà la maturità per evitare qualunque forma di conflitto. I gesuiti, riguardo alla missione, fanno un voto che va oltre all'obbedienza: si tratta del cosiddetto "quarto voto di obbedienza al Papa". In base a questo voto, il Papa in qualsiasi momento può chiedere ai gesuiti un impegno a una missione, e i gesuiti - al di là delle intenzioni del padre generale - sono tenuti a obbedire. Ma sono certo che non succederà: Francesco I non creerà forme di conflitto nell'obbedienza al padre generale e a sua santità".

Che significato ha il primo Papa gesuita nella storia della Chiesa?

E' sicuramente qualcosa di nuovo che, come tutte le novità, porterà gioia e curiosità tra i fedeli. Personalmente, sono molto felice e curioso di vedere come si muoverà un Papa gesuita.

Dal suo punto di vista si tratta anche di un riconoscimento del vostro ordine?

Il nuovo Papa è una persona che ha ricevuto una formazione gesuitica. E chi è stato gesuita per anni non può cancellare le sue origini. La sua formazione ha influito sul modo in cui ha agito da arcivescovo di Buenos Aires: quello che forma un uomo difficilmente si dimentica. Il fatto di essere gesuita entrerà nel suo modo di servire la Chiesa.

Ne abbiamo avuto un assaggio già nel saluto di stasera, nella sua richiesta ai fedeli di pregare per lui prima ancora di benedirli. Così come il Papa benedice il popolo della Chiesa, Francesco I ha chiesto al suo popolo di benedirlo e pregare per lui.

E cosa dice del nome? Pensa che lo abbia scelto in riferimento a San Francesco e al suo voto di povertà?

Avendo Sua Santità una storia da gesuita, penso proprio che lo abbia scelto avendo in mente San Francesco Saverio (San Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, ndr), uno dei primi missionari ad aver tentato di evangelizzare terre nuove. Credo che la scelta del nome appartenga alla storia di Sua Santità e dunque affondi le sue radici nella storia dei gesuiti.

Pensando e vivendo da gesuita, ho pensato immediatamente a questo riferimento al nostro Francesco Saverio, che è un santo fondamentale per i gesuiti: uno dei primi santi testimoni della Compagnia di Gesù. Ha speso una vita intera nella sua missione di evangelizzazione. Sono certo che questo nome risuoni nell'animo di Sua Santità.

Che tipo di Papa sarà Francesco I? Un Papa di rottura o di continuità con il passato?

Sicuramente terrà conto della linea seguita dai suoi predecessori. Ma a modo suo darà delle priorità, e nell'identificazione di queste priorità peserà il suo essere gesuita. Tenendo conto del nome che ha scelto, sarà certamente un uomo impegnato nella nuova evangelizzazione nell'anno della fede.

Guiderà la Chiesa con l'attenzione di chi guarda il mondo da un altro punto di vista, che nel suo caso è l'Argentina. In questo modo aiuterà la Chiesa universale ad avere un'aria nuova e rivedere le sue priorità. Tutto ciò non potrà che portare slancio ed entusiasmo nella Chiesa. Torno al suo primo discorso da Papa: chiedendo ai fedeli di benedirlo, ha avviato un dialogo, una relazione nuova, biunivoca. Non è un discorso a senso unico: vuol dire sentirsi parte di un'unica realtà.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/papa-gesuita-intervista-padre-giovanni-la-manna_n_2870717.html?utm_hp_ref=italy
« Ultima modifica: Marzo 14, 2013, 03:55:01 da Admin » Loggato
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« Risposta #2 il: Marzo 14, 2013, 03:53:22 »


Tutte le novità di Francesco, il vescovo di Roma che si inchina davanti alla gente

Pubblicato: 14/03/2013 09:11


Fin dal primo annuncio è stato chiaro che le dimissioni di Benedetto XVI non fossero una conclusione, ma un gesto profetico carico di senso per la Chiesa e per il mondo. Solo che non riuscivamo a immaginare come. L'emozionante serata di ieri con l'annuncio al mondo dell'elezione di papa Francesco è uno dei primi frutti di quel gesto e ci mostra come nella Chiesa si sia aperto uno spazio di novità. Nonostante si tratti del 266º successore di Pietro, con stupore ci rendiamo conto che sotto molti punti di vista si tratta di una prima volta, come sottolineano anche i gesti del neoletto Pontefice. Merita la pena approfondire questo aspetto che pure molti hanno già notato.

Per la prima volta abbiamo un Papa latinoamericano. Certo con radici italiane, ma anche portatore di una sensibilità specifica di un diverso continente. Anzi, per la prima volta abbiamo un Papa che guarda il pianeta con gli occhi del Sud del mondo. Questa diversa prospettiva è legata alle peculiarità della Chiesa argentina, diversa da quella occidentale, radicata in una realtà molto popolare, in termini di religiosità ma anche di vicinanza concreta a chi vive situazioni di sofferenza e povertà. Questa spiritualità spiazza le nostre dicotomie tra "conservatori" e "progressisti", che faremo meglio a mettere da parte per evitare di perderci la novità e la sorpresa che abbiamo davanti agli occhi.

Ebbene, quest'uomo che i cardinali "sono andati a prendere quasi alla fine del mondo" si presenta dal balcone della basilica vaticana affermando che la sua missione è quella di essere vescovo di Roma, senza riferire né a sé né a Benedetto XVI alcun altro titolo (come papa o pontefice). Fin dalle prime parole del suo pontificato, Francesco si propone come il pastore di una Chiesa locale - certo con un ruolo particolare - chiamato a collaborare "nella carità" con tutti gli altri fratelli nell'episcopato, responsabili di altre Chiese locali. Questa immagine di una Chiesa collegiale non è una novità, è la dottrina affermata dal Concilio Vaticano II, ma che finora non ha trovato una soddisfacente attuazione. Le prime parole di papa Bergoglio lasciano intravedere che sarà questo uno degli assi del suo pontificato.

È anche la prima volta di un Papa gesuita, uscito tra l'altro da un Conclave in cui Bergoglio era l'unico gesuita presente. Certamente la spiritualità della Compagnia di Gesù darà un'impronta a papa Francesco, e nel suo senso più autentico, non in quello deteriore che ha preso piede anche a causa dei limiti con cui i gesuiti concreti l'hanno incarnata nella storia. È una spiritualità che spinge a coinvolgersi integralmente nella relazione con Dio: non solo con la mente ma anche con l'affettività, i sentimenti, la memoria, il corpo ... È una spiritualità che invita a non accontentarsi, ma a osare il nuovo, l'impensato, sempre alla ricerca di un "di più" nella direzione della costruzione del Regno di Dio e della sua giustizia. Infine, è una spiritualità che insegna a contemplare Dio all'opera nella storia del mondo e degli uomini - e certamente non solo all'interno dei confini della Chiesa - e a nutrire uno sguardo positivo su tutti gli uomini e tutta la creazione, uno sguardo di fiducia (non a caso una delle prime parole pronunciate da papa Francesco). Riconosciamo una traccia potente di questo atteggiamento nella richiesta che la folla pregasse Dio di benedire il neoletto vescovo di Roma, prima che a sua volta lui impartisse la benedizione, e soprattutto nel gesto di inchinarsi di fronte alla piazza gremita. Dio è presente e all'opera in tutti, e non solo nel Papa; e tutti, Papa compreso, abbiamo bisogno di scambiarci reciprocamente i doni che derivano da questa presenza.

Ma quello che più mi ha commosso è la scelta del nome, anche questa una novità assoluta nella storia della Chiesa. Francesco di Assisi è l'uomo che, senza essere neanche prete, accolse il compito di ricostruire la Chiesa in un epoca di corruzione e di allontanamento dal Vangelo, facendosi forte solo della povertà, della semplicità, della capacità di affidarsi interamente a Dio. La scelta di chiamarsi Francesco in una Chiesa indebolita da scandali, mancanza di trasparenza e intrighi indica con chiarezza quale strada intenda prendere papa Bergoglio. Oltre che con il nome lo ha indicato rinunciando alla mozzetta bordata di ermellino e presentandosi con la sola veste, senza neanche la stola sacerdotale (poi indossata al momento della benedizione): un Papa, sull'esempio di Francesco di Assisi, spogliato di tutte le sue insegne, che porta sul cuore soltanto quella croce - nemmeno dorata! - da cui riceve forza.

Queste le novità, per molti versi inaudite, del giorno dell'elezione di papa Francesco. In termini più squisitamente teologici possiamo chiamarle promesse. Attraverso di loro tocchiamo con mano che lo Spirito, a cui è affidata la Chiesa, non ha smesso di soffiare e di "fare nuove tutte le cose" (per utilizzare le parole dell'Apocalisse), anche quelle che sembrano più immutabili. Fin dalle sue prime parole papa Francesco ci ha ricordato come il ruolo di vescovo e di papa abbia una natura irriducibilmente relazionale: non vi è pastore se non c'è un gregge, e viceversa. Come in ogni relazione, tocca a ciascuno fare la propria parte. Il successo del pontificato di Francesco è affidato alla responsabilità sua come a quella di tutti i membri della Chiesa: se la accoglieremo, potremo assistere e partecipare al compimento delle promesse che abbiamo udito ieri sera.

da - http://www.huffingtonpost.it/giacomo-costa/francesco-il-vescovo-di-roma-che-si-inchina-davanti-alla-gente_b_2873874.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy
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« Risposta #3 il: Marzo 14, 2013, 03:54:36 »

 Gesuita filosofo, figlio di un ferroviere italiano chi è Jorge Mario Bergoglio, il primo Papa sudamericano della storia: "Sono venuti a prendermi da lontano"

Pubblicato: 13/03/2013 20:36 CET  |  Aggiornato: 14/03/2013 10:59 CET


Gesuita, arcivescovo di Buenos Aires, nato nella capitale argentina il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio è di origine italiana ed è noto per uno stile di vita segnato dall'austerità e la semplicità.

Da buon argentino il nuovo Papa, Jorge Bergoglio, è un appassionato di calcio e di tango. Tifoso del San Lorenzo, squadra del quartiere Almagro di Buenos Aires.

Nel Conclave del 2005 fu il grande antagonista di Joseph Ratzinger. Ha sempre abitato in una piccola stanza dall'aspetto monacale nella sede dell'arcivescovato. Nella sua città, la megalopoli Buenos Aires, ha l'abitudine di girare in autobus e in metropolitana.

Laureato in filosofia e teologia nel collegio massimo 'San José' di San Miguel, il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.
Nel 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. In seguito ha conseguito il dottorato in Germania.

Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 3 giugno 1997 è stato nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del cardinale Antonio Quarracino.

È stato ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un ordinario del loro rito. Da Giovanni Paolo II è stato nominato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.
E' membro delle Congregazioni per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; del Pontificio consiglio per la Famiglia; della Pontificia Commissione per l'America Latina; del Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.

LE REAZIONI DEI GIORNALI La stampa latinoamericana ha accolto con gioia e entusiasmo l'elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires. Diversi però sono anche i titoli critici di alcuni quotidiani che insistono su aspetti più polemici della storia e personalità del nuovo pontefice o sui suoi rapporti politici in patria.

Così in Argentina, il Clarin ricorda "l'aspra relazione di Bergoglio con i Kirchner", soprattutto con il defunto ex presidente Nestor.

In Messico, El universal titola sulla sua prima frase dal balcone: "sono venuti a cercarmi fino alla fine del mondo", allusiva al sudamerica. La jornada invece, principale giornale messicano di impronta progressista, ricorda invece una vicenda passata ma problematica nella carriera di Bergoglio: "testimoni collegano il nuovo papa alla dittatura argentina".

In colombia El Espectador, giornale liberale fondato nel 1887, decide di titolare sulla sua edizione online su un altro aspetto polemico del nuovo Papa: "Francesco i, un papa contro il matrimonio gay".

In brasile, la Folha de sao paulo titola: "Papa Francisco" e insiste sul fatto che sia "il primo Papa latinoamericano". In un altro titolo ricorda "il nuovo Papa ha guadagnato popolarità per aver lavato i piedi dei malati di aids". Anche il sito del grande giornale o globo titola sul fatto che si tratta de "il primo Papa gesuita e latinoamericano".


da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/chi-e-jose-mario-bergoglio-il-nuovo-papa_n_2869099.html?1363203622&utm_hp_ref=italy
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« Risposta #4 il: Marzo 14, 2013, 04:00:57 »

IL RITRATTO

Cucina da solo, si sposta in autobus

E ricorda il dialetto piemontese

Figlio di un ferroviere astigiano, entrò nei Gesuiti a 21 anni. I soldi per la sua festa cardinalizia li volle dare ai poveri



CITTÀ DEL VATICANO - Curet primo Deum , anzitutto curati di Dio. Bisogna partire dalla Formula di Sant'Ignazio di Loyola, la regola del fondatore della Compagnia di Gesù, per capire la semplicità di Francesco, il primo gesuita vestito di bianco della storia. L'austerità di Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, è leggendaria. A Buenos Aires gira in autobus, non vive nell'episcopato ma in un piccolo appartamento, raccontano si prepari la cena da sé e del resto la sera mangia poco o niente, un tè, della frutta. Quando Giovanni Paolo II lo creò cardinale, 21 febbraio 2001 (nello stemma aveva il cristogramma IHS, per il greco Iesous, dei gesuiti), si dice che i fedeli avessero preparato una colletta per fare festa ed accompagnare il suo viaggio a Roma: ma lui chiese loro di restare in Argentina e dare i soldi raccolti ai poveri, a Roma festeggiò quasi da solo. Il suo motto episcopale era miserando atque eligendo , scusando e scegliendo. Nelle biografie preparate dai cardinali per la sala stampa della Santa Sede la sua è tra le più corte, una mezza pagina.

Bergoglio è solido nella dottrina e insieme riformatore, molto attento alle questioni sociali. «In questa città la schiavitù non è abolita, è all'ordine del giorno sotto diverse forme», sillabava poco tempo fa denunciando lo sfruttamento dei lavoratori nelle officine clandestine, il rapimento di donne e bambine per avviarle alla prostituzione. E poi la povertà, il debito sociale: «Per coloro che hanno abbastanza i più poveri non contano, c'è una immorale, ingiusta e illegittima violazione al diritto di sviluppare una vita piena».

Grande festa in Argentina per l'elezione del nuovo ponteficeGrande festa in Argentina per l'elezione del nuovo pontefice
Sarà anche che suo padre faceva il ferroviere: si chiamava Mario come lui ed era un piemontese di Portacomaro, in provincia di Asti, emigrato a vent'anni in Argentina per sbarcare il lunario. Lui, Jorge Mario, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, da ragazzo fece le pulizie in fabbrica e si diplomò come perito chimico prima di entrare, a 21 anni, nella Compagnia. Studi umanistici, laurea in Filosofia e poi in teologia, una tesi dottorale in Germania. A 37 anni era già «provinciale» e quindi superiore dei gesuiti in Argentina. Durante la dittatura militare si mosse sottotraccia per salvare sacerdoti e cittadini dai torturatori ed è molto rispettato dalle madri di Plaza de Mayo, che non hanno certo risparmiato condanne alle connivenze della gerarchia cattolica.

Ora passerà alla storia anche per essere il primo Papa latinoamericano. È appassionato di tango, ma le origini italiane e piemontesi restano. Francesco si ricorda ancora il dialetto astigiano e conosce Rassa nostrana , «libera e testarda», il canto degli immigrati. Del resto oltre allo spagnolo e all'italiano parla inglese, francese, tedesco. Coltissimo e umile, parla duro se necessario, come quando pochi mesi fa, a novembre, deplorò il fariseismo di alcuni preti della sua diocesi: «Lo dico con dolore, se suona come una denuncia o un'offesa perdonatemi: nella nostra regione ecclesiastica ci sono presbiteri che non battezzano i bambini delle madri non sposate perché non sono stati concepiti nella santità del matrimonio». Contro tale «sequestro» dei sacramenti, contro gli ipocriti che «allontanano il popolo di Dio dalla salvezza» («magari una ragazza che non ha voluto abortire si trova a pellegrinare di parrocchia in parrocchia, chiedendo che qualcuno le battezzi il bimbo») le parole di quell'omelia suonano oggi fondamentali dopo un Conclave che ha avuto al centro la nuova evangelizzazione: «Gesù non fece proselitismo: lui accompagnò. E le conversioni che provocava avvenivano precisamente per questa sua sollecitudine a accompagnare che ci rende fratelli, che ci rende figli, e non soci di una Ong o proseliti di una multinazionale».

L'essenziale sta nella spiritualità ignaziana. Ieri i gesuiti erano così commossi da faticare a parlare, «è un Papa latinoamericano, anzitutto, e sono colpito dal nome, Francesco, scelto per la prima volta con un coraggio notevole, molto espressivo di uno stile di semplicità e di testimonianza evangelica», diceva con la voce incrinata («sono sotto choc, non riesco ad aggiungere altro») padre Federico Lombardi. Padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica , è emozionato come un bimbo: «Per il Santo Padre il voto di povertà è molto importante, del resto Ignazio ci teneva molto e Francesco e Domenico sono stati i suoi modelli ispiratori...». Ma non c'è solo questo. L'immagine di ieri sera è il Papa che si inchina davanti ai fedeli in piazza, a ricevere la preghiera. Che si definisce anzitutto «vescovo» e si rivolge al «popolo» accorso in piazza, poiché il pontefice è tale in quanto vescovo di Roma: «Adesso vorrei dare la benedizione ma vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica...». A 21 anni, per una polmonite, gli asportarono la parte superiore del polmone destro, ma è un uomo forte. E la spiritualità di Francesco promette molto in tema di riforma della Chiesa: «Bergoglio è una persona dolce ma ferma, un uomo che ha le idee molto chiare e le pone in maniera assolutamente evangelica, e il suo stile di vita rivela questo tratto», sorride padre Spadaro. «Non si imporrà con gesti forti, credo che lo scopriremo pian piano...».

Gian Guido Vecchi14 marzo 2013 | 11:08© RIPRODUZIONE RISERVATA
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« Risposta #5 il: Marzo 14, 2013, 11:22:34 »

Chiesa

Cosa farà papa Francesco

di Sandro Magister

I rapporti con Ratzinger primo rebus per il nuovo pontefice. Che dovrà fare i conti con il ricambio nella curia, lo Ior, il ruolo dei vescovi

(14 marzo 2013)

Fresco di nomina e col conclave alle spalle, il nuovo papa ha davanti a sé un'agenda che fa tremare. Quel «vigore nel corpo e nell'animo» che, spegnendosi, aveva indotto il suo predecessore al ritiro gli sarà obbligatorio, per governare la Chiesa. E proprio l'attuale "chi è" di Joseph Ratzinger sarà il suo problema più immediato, senza precedenti nella storia della Chiesa. Da un lato c'è chi vede e vuole in Benedetto XVI un papa "per sempre", anche dopo e nonostante la rinuncia, col rischio di un permanente confronto tra il vecchio papa e il nuovo, per qualcuno addirittura tra papa e antipapa, in una Chiesa a due teste. E dall'altro c'è invece chi vede nella rinuncia di Ratzinger uno svuotamento salutare della figura stessa del papa, l'alba di un papato più "moderno" e più "umano", perché abbassato alla dimensione di un qualsiasi vescovo e con l'orologio del tempo a limitarne la durata, come per l'amministratore di una terrena società per azioni.

I DUE PAPI
Il ruolo da riconoscere nel suo vivente predecessore sarà una delle prime decisioni del nuovo eletto, apparentemente minima, invece gravida di storiche conseguenze. Rigettato con fermezza dai canonisti, il titolo di "papa emerito" applicato a Benedetto XVI è stato sì incautamente incoraggiato da chi è più vicino a Ratzinger nel suo ritiro, ma è ancor più funzionale proprio a chi vuole rovesciare teologicamente e giuridicamente il papato, da fuori e da dentro la Chiesa. La nuova edizione ufficiale dell'Annuario Pontificio, che oltre allo "status" risaputo del nuovo papa dovrà definire anche quello del suo predecessore, sarà un test di primaria importanza.

LA CURIA
La trascuratezza del diritto è infatti da almeno mezzo secolo uno dei punti di crisi della Chiesa cattolica. L'idea secondo cui «la Chiesa non debba essere una Chiesa del diritto ma una Chiesa dell'amore» - idea denunciata con forza ma con poco successo da Benedetto XVI - ha dato fiato non soltanto al sogno utopistico di un cristianesimo spirituale senza più gerarchia né dogmi, ma anche, più materialmente, al malgoverno di una curia vaticana lasciata a se stessa, cioè anche ai suoi intrighi, alle ambizioni, ai malaffari, ai tradimenti. I cardinali che l'hanno eletto aspettano dal nuovo papa che intervenga da subito e con decisione a rimettere ordine nella curia. Tra un papa e l'altro i capi dei vari uffici decadono. L'attesa dei più è che le riconferme di routine non vanifichino lo "spoils system", come quasi sempre è avvenuto. Il primissimo atto di Giovanni XXIII da papa fu la nomina del nuovo segretario di Stato: il validissimo Domenico Tardini, diplomatico di prim'ordine. Dal nuovo papa ci si aspetta lo stesso.

LO IOR
La curia, con i suoi uomini e le strutture, «non deve essere come la corazza di Saul, che indossata dal giovane Davide gli impediva di camminare», disse una volta Ratzinger. L'Istituto per le Opere di Religione, la "banca" vaticana, è uno di questi ferrivecchi senza i quali la Chiesa sarebbe più libera. In passato, quando operava come un paradiso "off shore", lo Ior offriva ai suoi clienti di tutto il mondo opportunità che altri non davano, nel bene e nel male. Ma da quando Benedetto XVI ha voluto che si sottomettesse agli standard e ai controlli dei paesi della "white list", la sua particolarità è finita. Una sua chiusura recherebbe alla Chiesa solo vantaggi.

LA COLLEGIALITA'
Una curia più snella consentirebbe anche un legame più diretto tra il centro e la periferia della Chiesa, tra il papa e i vescovi. E' il capitolo della "collegialità", scritto dal Concilio Vaticano II ma rimasto in buona misura ancora da attuare. Come il papa è il successore di Pietro, così i vescovi sono la continuazione dell'insieme dei dodici apostoli, e assieme a lui devono governare la Chiesa. I criteri per la loro scelta sarà un altro dei punti in attesa di innovazione. Una pletora di nomine mediocri è stato uno dei motivi della decadenza della Chiesa in molti Paesi. Mentre il contrario è accaduto dove alla testa delle diocesi sono stati insediati vescovi di alto livello. Il caso più evidente di una Chiesa risorta grazie alla capacità di guida di una nuova squadra di vescovi di prima qualità è dato dagli Stati Uniti.


© Riproduzione riservata

da - http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosa-fara-papa-francesco/2202611
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« Risposta #6 il: Marzo 16, 2013, 05:25:36 »

Papa: "Come vorrei una Chiesa povera"

E spiega perché ha scelto il nome Francesco

Il pontefice racconta la sua elezione e la scelta del nome ai giornalisti.

Sarà a Castel Gandolfo da Ratzinger  sabato prossimo.

Domani il primo Angelus


CITTA' DEL VATICANO - "Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri". Ha scelto di rivolgere la sua attenzione ai più deboli, 'agli ultimi', il Papa nell'incontro con i giornalisti, spiegando di aver scelto il nome di Francesco perché "è l'uomo della povertà e della pace". Molti si sono chiesti se fosse Francesco Saverio o Francesco di Sales, ma la decisione è stata ispirata al santo di Assisi. "Avevo accanto a me l'arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, Claudio Hummes, un grande amico", ha raccontato il pontefice. "Quando la cosa è divenuta un po' pericolosa - ha proseguito - lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l'applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: non ti dimenticare dei poveri". "Quella parola è entrata qui - ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo -, i poveri, i poveri". "Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d'Assisi". "Molti mi hanno detto ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore, oppure Clemente per vendicarsi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù", ha aggiunto.

Il saluto ai giornalisti. Nel primo incontro con la stampa il papa ha rivolto "un ringraziamento speciale" ai giornalisti "per il qualificato servizio dei giorni sorsi". Poi ha esclamato con un sorriso: "Avete lavorato!", salutato da un applauso degli operatori dei media. Sono queste le prime parole che il pontefice ha rivolto ai giornalisti, incontrandoli. "Il vostro ruolo è indispensabile per raccontare la realtà contemporanea". Tra i giornalisti salutati da Papa Francesco al termine dell'udienza nell'Aula Paolo VI, Giovanna Chirri, che per prima diede al mondo la notizia delle dimissioni di papa Benedetto XVI. Con emozione Giovanna ha stretto la mano al Pontefice, sorridendo.

Il 23 marzo da Ratzinger. Questa mattina è arrivata la notizia che l'incontro tra il Papa emerito e il nuovo pontefice si terrà il 23 marzo, la settimana prossima. Papa Francesco andrà in elicottero a Castel Gandolfo per incontrare Benedetto XVI. Il pontefice e il Papa emerito saranno insieme a pranzo. "Rivolgo un pensiero colmo di grande affetto al mio predecessore, che ha rinvigorito la Chiesa con il suo magistero, la sua umiltà e la sua mitezza", ha detto oggi Papa Francesco, incontrando i cardinali in Sala Clementina. Papa Francesco presiederà poi domenica 24 marzo la processione e la messa delle Palme in piazza San Pietro.

Nobel Esquievel: "Non appoggiò la dittatura". Oggi, dopo le dichiarazioni di ieri di padre Lombardi che ha respinto le voci che parlano di rapporti poco chiari tra l'attuale Papa e la dittatura argentina, sulla vicenda si è espresso il premio Nobel la pace Adolfo Perez Esquivel, argentino. "Bergoglio non appoggiò mai la dittatura e le accuse nei suoi confronti sono false", ha detto Esquivel, a margine della manifestazione organizzata da Libera in ricordo delle vittime di mafia. "Molti vescovi - ha detto Esquivel - chiedevano il rilascio dei prigionieri, ma i militari facevano quello che volevano e non quello che dovevano". Ai giornalisti, il Nobel argentino ha aggiunto, parlando di Papa Francesco: "Mi piace, con lui finisce l'eurocentrismo e un Papa latinoamericano è un segno di speranza forte per tutti".

Conferma temporanea della Curia. Qualche ora dopo, un comunicato della Santa Sede informa che Papa Francesco "ha espresso la volontà che i Capi e i Membri dei Dicasteri della Curia Romana, come pure i Segretari, nonchè il Presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, proseguano nei rispettivi incarichi donec aliter provideatur". Insomma, provvisoriamente. Fino a nuove disposizioni. Lo stesso vale anche per il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Un atto scontato, tutti i pontefici - nelle fasi di transizione - confermano il governo della Chiesa. Il tempo della rivoluzione interna deve ancora arrivare.

Grillo: "Affinità con Cinque Stelle". Al coro di elogi per il nuovo Papa si aggiunge anche Beppe Grillo. Che però va oltre. E sostiene che ci sono affinità tra Francesco e il MoVimento. "La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini", dice. E aggiunge: "I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si autodefinirono i pazzi della democrazia, così come i francescani erano detti i 'pazzi di Dio'".


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da - http://www.repubblica.it/speciali/esteri/conclave-papa-elezioni2013/2013/03/16/news/papa_francesco_in_visita_a_ratzinger_oggi_incontra_i_giornalisti-54669361/?ref=HRER3-1
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« Risposta #7 il: Marzo 16, 2013, 05:30:32 »

IL NEO PAPA FRANCESCO E LE ACCUSE DI CONNIVENZA CON IL REGIME MILITARE

La Chiesa e la dittatura argentina

I dubbi sulle foto di Videla e Bergoglio

In rete le immagini che mostrerebbero il dittatore argentino e il nuovo Pontefice. Ma gli anni non corrispondono


Su Twitter e in rete se ne discute da ore. Quelle foto mostrano il neoeletto Papa Francesco con Jorge Rafael Videla, dittatore argentino dal 1976 al 1981, o si tratta di altri prelati? Subito dopo l'habemus Papam, il regista americano Michael Moore su Twitter posta una foto che mostra un prete di spalle mentre somministra la comunione a Videla. Poi Moore si corregge - sempre con un cinguettio - e smentisce che il sacerdote nella foto sia il neo Papa. Sono in tanti a dirglielo «L'età non corrisponde». Ai tempi - era il 1990 - Bergoglio aveva 54 anni, mentre il prete con l'ostia in mano teso verso il dittatore pare più anziano.

IL TWEET DI MOORE - Secondo quanto spiega anche il Post, l'immagine è della Corbis e la didascalia recita: «L’ex presidente argentino Jorge Rafael Videla riceve la comunione in una chiesa di rito cattolico romano a Buenos Aires, in questa foto del 20 dicembre 1990. In seguito al colpo di stato militare contro Isabel Peron del 24 marzo 1976, Videla divenne presidente, guidando una giunta militare che includeva il brigadiere generale Orlando Agosti e l’ammiraglio Eduardo Massera». Nessun nome, dunque. Secondo molti commentatori argentini, il sacerdote sarebbe Octavio Derisi, importante sacerdote argentino nato nel 1907, che nel 1990 era vescovo ausiliario di La Plata, vicino alla capitale Buenos Aires. Derisi è morto nel 2002. Inoltre ai tempi Bergoglio non ricopriva incarichi particolari e non è nemmeno dato sapere se vivesse a Buenos Aires o meno.

I DESAPARECIDOS - Altre sono poi le foto che mostrano prelati vicina a Videla. In alcuni casi la somiglianza con l'attuale Papa fa sorgere dei dubbi. Ipotesi plausibili o illazioni? Secondo alcuni studiosi argentini e gli avvocati difensori dei desaparecidos c'è il forte sospetto che Bergoglio fosse a conoscenza della presenza di preti sugli aerei militari da cui venivano gettati i dissidenti da far scomparire. Anche in questo caso si tratta di insinuazioni infondate? «Bergoglio non poteva non sapere, ai tempi era a Buenos Aires dove c'era la Scuola di Meccanica della Marina militare (Esma) e dove ogni mercoledì partiva un aereo che gettava in mare decine di persone. Nella sua posizione, non poteva non essere a conoscenza di quello che stava succedendo. E forse la sua voce, se fosse intervenuto, avrebbe evitato tante vittime», spiega Marcello Gentili, da venti anni difensore di parte civile delle famiglie di desaparecidos . La Chiesa cattolica argentina ha confermato dinanzi alle autorità giudiziarie un incontro segreto del 1978 delle gerarchie cattoliche al più alto livello con il dittatore Jorge Videla nel corso del quale si parlò dell’assassinio dei detenuti-desaparecidos.
Un'altra foto di Videla con un alto prelatoUn'altra foto di Videla con un alto prelato

COSA DICE IL MONDO - Nessuna conferma però sul nome di Bergoglio. Il tutto mentre la stampa internazionale - dal New York Times alla Bbc Mundo, fino al foglio argentino Pagina 12 - ricordano le accuse di connivenza con il regime di Jorge Videla che negli anni hanno coinvolto il gesuita, trovando tuttavia sempre la netta smentita di quest'ultimo. Duro con i governi Kirchner, accusati di una politica economica non attenta alle diseguaglianze sociali, Bergoglio «fu meno energico» durante la dittatura degli anni '70, scrive il New York Times, ricordando come il pontefice sia stato «accusato di essere a conoscenza degli abusi della Sporca Guerra e di non aver fatto abbastanza per fermarli mentre 30mila persone sparivano, venivano torturate o uccise dalla dittatura». In Gran Bretagna, il Times lancia il proprio dubbio in prima e titola: «L'amico dei poveri che era anche a suo agio con i dittatori», mentre anche in Germania gli anni di Videla, durante i quali Bergoglio fu Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, riaffiorano sulle pagine dei quotidiani.

Marta Serafini
@martaserafini

14 marzo 2013 | 19:47© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/esteri/speciali/2013/conclave/notizie/14-mar-i-dubbi-sulle-foto-di-bergoglio-con-videla_3f166818-8cbe-11e2-ab2c-711cc67f5f67.shtml
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« Risposta #8 il: Marzo 20, 2013, 06:45:42 »


Massimo Faggioli
Professore di storia del cristianesimo, University of St. Thomas (Usa)

La chiesa di Francesco è quella del Concilio Vaticano II
Pubblicato: 19/03/2013 12:08


Tra le parole-simbolo del nuovo pontificato, a pochi giorni dall'elezione di papa Francesco, vi sono povertà, bontà, tenerezza, custodia. Se nei primi incontri pubblici papa Bergoglio aveva dato l'interpretazione autentica della scelta del nome di Francesco - il santo di Assisi per una chiesa povera e messaggera di pace -, nell'omelia di oggi papa Francesco ha enfatizzato il tema della tenerezza come stile essenziale per una forma d'amore, la custodia, difficile da praticare in un mondo che premia l'individuo e la competizione: "Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo 'custodi' della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell'altro, dell'ambiente; non lasciamo che segni di morte e distruzione accompagnino il cammino di questo nostro mondo!".

Il ricordo dei più deboli e fragili è francescano, ma soprattutto evangelico; la definizione del potere del papa come servizio fa parte della riconfigurazione del ministero petrino che papa Francesco ha annunciato in questi ultimi giorni: "Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di San Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l'intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nei giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!".

Anche dal punto di vista dello stile liturgico, la messa di inizio pontificato di papa Francesco ha inviato una serie di messaggi difficilmente equivocabili. È la chiesa del Vaticano II, una chiesa che si rifà senza imbarazzi al momento fondamentale di ridefinizione della teologia e del cattolicesimo di cui si celebra il cinquantesimo anniversario tra 2012 e 2015. Nella sua omelia e nei discorsi tenuti fino ad oggi il papa ha ricordato più volte il predecessore Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Non ha citato espressamente il concilio: ma per un vescovo latinoamericano come Bergoglio il Vaticano II è parte essenziale e quasi scontata di quell'esperienza di chiesa.

Le dimissioni di Benedetto XVI, l'elezione di un papa latinoamericano, le sue parole sulla "chiesa povera per i poveri", la messa a Sant'Anna e il saluto ai fedeli all'uscita della chiesa come fanno i parroci in America, il bacio della pace tra il vescovo di Roma e il patriarca ecumenico di Costantinopoli: nulla di tutto questo è pensabile senza il Vaticano II. La stessa forma della celebrazione dell'inizio di papa Francesco ha mostrato, nella solennità di un rito di meno di due ore, la "nobile semplicità" di cui parla il documento del Vaticano II sulla riforma della liturgia (la riforma più importante della chiesa negli ultimi 500 anni), la costituzione Sacrosanctum Concilium approvata nel 1963.

Fine dei barocchismi, fine delle nostalgie, fine delle simbologie monarchiche e imperiali: il papa è papa non perché monarca, ma perché vescovo di Roma. La forma voluta da papa Francesco per la liturgia di inizio pontificato trasmette un'idea di chiesa che si rifà alla chiesa chiamata a concilio da Giovanni XXIII, ed è un'idea di chiesa fedele alla grande tradizione cristiana, e non alle ideologizzazioni antimoderne di essa.

Questo inizio di pontificato riapre il discorso sul ruolo del papato nei rapporti ecumenici tra le chiese, nei rapporti tra le religioni e civiltà. La presenza del patriarca di Costantinopoli, per la prima volta nella storia, alla messa di inizio del ministero del vescovo di Roma; la presenza di rappresentanti delle altre chiese, dell'ebraismo e dell'Islam, di altre comunità religiose; la presenza del mondo intero in piazza San Pietro parla allo stesso tempo di una chiesa che non può tornare indietro dalle traiettorie iniziate cinquant'anni fa.

Quasi per paradosso, al papa che fece della "continuità con la tradizione", Benedetto XVI, uno dei mantra della teologia romana ufficiale, oggi succede papa Francesco, che non ha paura di mostrare non solo le discontinuità di stile col predecessore, ma anche le discontinuità portate nella chiesa cattolica dal concilio Vaticano II: lex orandi, lex credendi, ovvero la forma stessa della preghiera esprime la fede dei credenti. È il concilio Vaticano II che riformulò per i tempi moderni l'idea antica di una "chiesa serva e povera" - un'idea che poco si confà alla vuota pompa delle liturgie imperiali, di cui papa Francesco non ha fatto mistero di volersi liberare.

da - http://www.huffingtonpost.it/massimo-faggioli/la-chiesa-di-francesco-e-quella-del-concilio-vaticano-ii_b_2906103.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #9 il: Marzo 24, 2013, 05:15:43 »

Papa: "Non fatevi rubare la speranza".

Ai giovani: basta guerre e corruzione

Una denuncia, rivolta soprattutto ai giovani, di non cedere allo scoraggiamento e un appello a combattere i mali del potere economico che "colpiscono soprattutto i più deboli"


"Per favore non lasciatevi rubare la speranza!". Il grido di Papa Francesco nell'omelia della messa delle Domenica delle Palme parlando a braccio: una forte denuncia del rischio che si ceda allo scoraggiamento. "In questo momento viene il diavolo mascherato da angelo e tante volte insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltiamolo, seguiamo Gesù".

"Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità!. Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, di potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato. La nostra gioa non nasce dal possesso delle cose". "Non dobbiamo credere al Maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l'ingiustizia, contro i tuoi peccati! Non dobbiamo mai abituarci al male!", una esortazione rivolta soprattutto ai moltissimi giovani presenti in piazza.

E ai giovani ha dato un appuntamento per luglio, confermando così la sua presenza alla Giornata mondiale della Gioventù: "Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro. Vi do appuntamento - ha detto il Papa - in quella grande città del Brasile. Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perchè quell'incontro sia un segno di fede per il mondo intero".

Il discorso di papa Francesco in una piazza San Pietro gremita con i fedeli che continuano ad arrivare: si sono formate code per entrare nella piazza in tutti gli accessi e anche via della Conciliazione, divisa in tre corsie con le transenne, è completamente.

(24 marzo 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/24/news/papa_non_fatevi_rubare_la_speranza_ai_giovani_basta_guerre_e_corruzione-55247280/?ref=HRER3-1
« Ultima modifica: Aprile 02, 2013, 12:21:35 da Admin » Loggato
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« Risposta #10 il: Marzo 24, 2013, 05:18:11 »


Papa Francesco ai giovani: "Non siate avidi, mia nonna diceva sempre che il sudario non ha tasche"

Ansa  |  Di Giovanna Chirri Pubblicato: 24/03/2013 11:28 CET  |  Aggiornato: 24/03/2013 12:17 CET


"Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza". Portate la "gioia" di Cristo "in tutto il mondo, fino alle periferie". Non fatevi illudere dalla "sete di denaro": "nessuno lo può portare con sé, il denaro lo deve lasciare". "La mia nonna - racconta il Papa - ci diceva 'bambini, il sudario non ha tasche'".

E ancora, "gioia, croce, giovani"; "vi do appuntamento a Rio, in quella grande città del Brasile". E prima: "ricordo quello che Benedetto XVI diceva ai cardinali: siete principi, ma di un Re crocifisso".

Tra inserti a braccio e testo scritto, in parte buttato nel cestino, papa Francesco ha valorizzato con spontaneità il suo primo discorso ai giovani, l'omelia della messa delle palme, giorno in cui la Chiesa celebra nelle diocesi la Giornata della gioventù. Ogni due o tre anni, poi c'è l'incontro mondiale di tutti i giovani con il Papa, il prossimo sarà in Brasile dal 23 al 28 luglio e Francesco annuncia ufficialmente che ci sarà.

"Cari amici, - dice rivolto in particolare ai tanti ragazzi tra le circa cinquantamila persone radunate in piazza San Pietro - anche io mi metto in cammino con voi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI". E li invita a prepararsi anche "spiritualmente" a quell'appuntamento.

Il filo del discorso di papa Francesco ai suoi ragazzi si muove attraverso le tre parole che ha indicato e riassunto: "gioia, croce, giovani".
"Non siate mai - è il primo concetto e la prima esortazione - uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento. La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi, nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti". "Festa, luce, gioia", ha insistito, "questa luce dell'amore di Gesù", e oggi "è festa", come fu "festa, folla, lode, benedizione, pace" l'ingresso di Gesù a Gerualemme, acclamato da quanti sventolavano rami d'ulivo.

Gesù è acclamato come Re, spiega il Papa per introdurre l'idea della "croce", ma il suo regno non è di forza o potere, "chi lo accoglie è gente umile", e "Dio non sceglie il più forte, il più valoroso, sceglie l'ultimo, il più giovane, colui che nessuno aveva considerato".
Il regno di Cristo, ecco l'altro passaggio, non è un regno di potere - e anche Benedetto XVI disse ai suoi cardinali "siete principi ma di un re crocifisso" - ma "con Cristo il cuore non invecchia mai": "voi giovani avete una parte importante nella festa della fede", "ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a settanta e ottanta anni", e qui il Papa è stato interrotto da un applauso. Da qui l'appuntamento per la Gmg di Rio.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/24/papa-francesco-ai-giovani_n_2943076.html?utm_hp_ref=italy
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« Risposta #11 il: Aprile 02, 2013, 12:22:30 »

Papa: "Rinnovamento in famiglia e società, mistero pasquale riporti fiducia e speranza"

Dopo la preghiera del Regina Coeli, il Pontefice si è rivolto alle 40mila persone radunate in Piazza San Pietro, invitandole a esprimere nella vita i sacramenti ricevuti: "L'odio lasci il posto all'amore". Nel pomeriggio preghiera "silenziosa e commossa" davanti alla tomba di San Pietro


CITTA' DEL VATICANO - "Buona Pasqua e buon pasto a tutti". Papa Francesco, ancora una volta, ha chiuso con tono familiare il suo messaggio dopo la preghiera del Regina Coeli letta ai 40mila fedeli che l'hanno acclamato a lungo in piazza San Pietro. "Saluto con grande affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti dai vari Continenti per partecipare a questo incontro di preghiera - ha detto Papa Francesco - a ciascuno auguro di trascorrere serenamente questo Lunedì dell'Angelo, nel quale risuona con forza l'annuncio gioioso della Pasqua: Cristo è risorto! Buona Pasqua a tutti!".

Rinnovamento nella famiglia e nella società. "La Grazia contenuta nei Sacramenti pasquali - ha proseguito papa Bergoglio - è un potenziale di rinnovamento enorme per l'esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali". "Ma tutto - ha aggiunto - passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica".

Il potere della Grazia. Papa Francesco, davanti alla piazza pena, ha ripetuto più di una volta che senza la Grazia del Signore gli uomini non possono nulla. Il Pontefice, che oggi per la seconda volta si è affacciato dalla finestra dello studio del palazzo Apostolico Vaticano per l'appuntamento mariano di mezzogiorno (che nel tempo di Pasqua è la preghiera del Regina Coeli), ha ribadito che gli uomini "con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica possono diventare strumento della misericordia di Dio". "Questo - ha scandito - è il potere della grazia!".

"L'odio lasci il posto all'amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Vi ringrazio di essere venuti anche oggi numerosi, per condividere la gioia della Pasqua, mistero centrale della nostra fede - aveva iniziato il Santo Padre - che la forza della Risurrezione di Cristo possa raggiungere ogni persona, specialmente chi soffre, e tutte le situazioni più bisognose di fiducia e di speranza".

Alla tomba di San Pietro. Nel pomeriggio Bergoglio è sceso negli scavi della Necropoli vaticana, primo Papa a farlo, e si è avvicinato all'antica tomba di San Pietro, presso la quale "ha sostato in preghiera silenziosa, in raccoglimento profondo e commosso". Il Pontefice era accompagnato dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana, dal delegato della Fabbrica di San Pietro, monsignor Vittorio Lanzani, dal suo segretario monsignor Alfred Xuereb e dai responsabili della Necropoli vaticana, Pietro Zander e Mario Bosco. La visita, durata 45 minuti, si è conclusa nelle Grotte vaticane, con l'omaggio alle tombe dei Papi del secolo scorso che vi si trovano: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I. Uscendo dalla Grotte, il Papa ha salutato il personale presente ed è rientrato a piedi a Santa Marta, come a piedi era giunto all'ingresso degli scavi sul fianco sinistro della Basilica.

(01 aprile 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/01/news/papa_rinnovamento_nella_famiglia_e_nella_societ-55734036/?ref=HREC1-10
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« Risposta #12 il: Aprile 02, 2013, 06:20:42 »

Nella Chiesa

Le prime critiche dei siti conservatori agli strappi liturgici

Dubbi su croce di ferro e apertura all'Islam


Nelle grandi reti televisive e sulla carta stampata continua la luna di miele del nuovo Papa con l'opinione pubblica, mentre sul web iniziano le critiche: sono tutte di orientamento tradizionalista, riguardano generalmente le vesti e la liturgia ma anche la riluttanza di Francesco all'uso delle lingue e la sua preferenza per il titolo di «vescovo di Roma» rispetto a quello di Papa.

Un primo gruppo di critiche, le più immediate fin dall'apparizione alla loggia, riguardano le vesti, la croce, l'appartamento: il fatto che papa Bergoglio non abbia voluto la croce pettorale d'oro (usa quella di ferro che aveva da cardinale), la mozzetta rossa e le scarpe rosse; il rinvio del trasferimento nell'Appartamento papale nonostante la fine dei lavori di aggiornamento dello stesso.

Il sito «Messa in latino» - che chiama Bergoglio «Papa piacione» - il 27 marzo così commentava l'informazione data dal portavoce vaticano riguardante il desiderio del Papa di rimanere «per ora» ad abitare in una stanza della Domus Sanctae Martae e di voler pranzare e cenare con gli altri ospiti: «Speriamo solo che non aggiunga il suo appartamento del terzo piano del Palazzo Apostolico ai Musei Vaticani».

Più serie sono le critiche alle novità che toccano le celebrazioni liturgiche, a partire dalla «benedizione silenziosa» ai giornalisti venuti a Roma per il Conclave, ricevuti il 16 marzo: «per rispetto» - disse - dei non cattolici e dei non credenti che erano tra loro non diede la benedizione con la formula liturgica ma disse che li benediceva «in silenzio».

Più numerose e più preoccupate sono state le riserve provocate dalla lavanda dei piedi del Giovedì Santo estesa a due musulmani e a due donne, che ha compiuto nel carcere minorile di Casal del Marmo. Sandro Magister - uno dei più noti vaticanisti italiani - richiamava ieri nel suo sito le due questioni e diceva «resta senza risposta l'interrogativo» che esse sollevano.

Lo stesso Sandro Magister aveva garbatamente sollevato dubbi già il 19 marzo: «Alcuni gesti di papa Francesco hanno acceso nell'opinione pubblica dentro e fuori il cattolicesimo cattive tentazioni: dalla liquidazione del governo centrale della Chiesa alla scomparsa del titolo di Papa, dall'avvento di una "nuova Chiesa" spirituale alla umiliazione della bellezza che celebra Dio, cioè della simbolica di riti, abiti, arredi, edifici sacri». Magister è sempre stato un sostenitore del cardinale Bergoglio: ne parlava come di un papabile già nel 2002, ma si direbbe che non ne sia entusiasta ora che è Papa.

Persino la visita di papa Francesco a papa Benedetto ha provocato critiche, o quantomeno le ha provocate la decisione delle autorità vaticane di diffonderne le immagini che mostravano due Papi compresenti e tra loro quasi non distinguibili: «Chi è il Papa?» si è chiesto Roberto De Mattei sul Foglio del 28 marzo: «La coesistenza di un Papa che si presenta come vescovo di Roma e di un vescovo (perché tale è oggi Joseph Ratzinger) che si autodefinisce Papa offre l'immagine di una chiesa "bicefala" ed evoca inevitabilmente le epoche dei grandi scismi. Non si comprende, a questo proposito, il risalto mediatico che le autorità vaticane hanno voluto dare all'incontro dei due Papi, il 23 marzo a Castel Gandolfo. L'immagine che ha fatto il giro del mondo e che lo stesso Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina il 24 marzo è quella di due uomini che il linguaggio dei simboli pone su un piano di assoluta parità, impedendo di discernere in maniera immediata, chi di essi è l'autentico Papa».

Questa di De Mattei sul Foglio è l'unica vera critica mossa finora al Papa argentino dalla stampa italiana. Ma la Rete rigurgita di rimproveri. Il sito tradizionalista «Rorate Coeli» ha ricordato che alla lavanda dei piedi vanno ammessi - secondo le norme liturgiche - solo «uomini scelti» e non donne né musulmani. Il National Post ha qualificato l'elezione di Francesco come «l'ennesima aggiunta al mucchio delle recenti novità e mediocrità cattoliche», in linea con il mezzo secolo seguito al Concilio Vaticano II. Ed Peters, blogger americano, definisce «un esempio discutibile» quella lavanda dei piedi.

Il sito «Cantuale antonianum» rimprovera il Papa di non cantare e già il 14 marzo scriveva che «se anche se il Papa si chiama Francesco, egli non è e non può essere un semplice fraticello che fa esortazioni evangeliche zampillanti al momento». Il sito «Pontifex» - incoraggiato dalla propria denominazione - il 30 marzo scrive perentorio: «È vescovo di Roma ma anche Papa e dunque capo della cattolicità e questo farebbe bene a non dimenticarlo. Il populismo, il pauperismo e la demagogia lasciano il tempo che trovano».

Luigi Accattoli

2 aprile 2013 | 8:07© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_02/prime-critiche-siti-conservatori-a-strappi-liturgici-accattoli_41083314-9b54-11e2-9ea8-0b4b19a52920.shtml
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« Risposta #13 il: Maggio 07, 2013, 11:16:23 »

Andreotti, l'amico dei Pontefici

Da Pio XII a Benedetto XVI, il rapporto con il Vaticano e i Papi decisivo nella storia privata e politica del Divo.

"Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede ascoltava lui", disse il cardinale Tonini.

Wojtyla lo benedisse durante la beatificazione di Padre Pio mentre era in corso il processo Pecorelli

di PAOLO RODARI


Giulio Andreotti e il Vaticano. Più che una lunga amicizia, un feeling strutturale. "Per anni ha vissuto come fosse un segretario di Stato Vaticano permanente", disse di lui Francesco Cossiga, volendo significare che tutto si può dire di Andreotti ma non che si muovesse senza cercare sempre e costantemente il confronto con il Vaticano, la Chiesa, i suoi governanti. Non solo, negli anni della grande Ostpolitik verso i regimi del blocco comunista, Andreotti faceva sul fronte laico ciò che i cardinali Casaroli e Silvestrini facevano sul fronte ecclesiale.

"Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede ascoltava lui", disse in occasione dei suoi novant'anni il cardinale Ersilio Tonini, che raccontò delle tante amicizie che Andreotti poteva vantare oltre il Tevere. "Il suo più grande amico in Vaticano fu il cardinale Fiorenzo Angelini. Nacque a campo Marzio, nel cuore della vecchia Roma. Forse per questo Andreotti lo sentiva particolarmente amico".

Già, la vecchia Roma. È qui che Andreotti tesse i primi rapporti coi monsignori d'oltre il Tevere. Impara a conoscerli, a stimarli, a capire che per lui, per il suo modo d'essere, la loro amicizia era importante. Conobbe il futuro Pio XII, allora monsignor Pacelli, in casa della sorella di quest'ultimo, Elisabetta sposata Rossignani. Disse Andreotti: "Abitavamo vicini in via dei Prefetti. Pacelli vi portava del cioccolato per le nipoti. E me lo offriva pure a me sul loro terrazzo. Per la verità, l'allora monsignor Eugenio mi diceva poco. Nella zona di via dei Prefetti ero molto più interessato ai giocatori della Roma che mangiavano da sora Emma".

L'amicizia con Pacelli continuò per anni. Per lui Pacelli, al di là delle accuse di non aver fatto abbastanza per gli ebrei nel corso della seconda guerra mondiale, "era un sant'uomo". Disse: "Metteva un po' soggezione. Era ieratico. Trasmetteva austerità ma anche regalità. Era insieme sacerdote e sovrano. Non credo che amasse molto i preamboli nelle conversazioni. E poi voleva sempre risposte molto precise. Era un Papa innovatore, seppure attaccato alla tradizione. Per lui la tradizione era una forza a cui aggrapparsi. Insieme non amava le devianze. Una devianza che combatté con forza fu quella dei comunisti cattolici di Franco Rodano. Un giorno la polizia fascista arrestò Rodano perché anti-fascista. Poco tempo dopo Pio XII dovette fare un discorso rivolto agli operai. Gli scrissi: "Per favore, non parli di Rodano. È in prigione e la considererebbe una pugnalata alle spalle". E, infatti, Pio XII, non ne parlò. Qualche giorno dopo andai col consiglio superiore della Fuci dal Papa. Mi guardò con occhi severi e mi chiese: "Andava bene il discorso?"".

Ricordi appesi al filo della memoria. Parole che dicono quanto stretto fosse, per Andreotti, il legame con il Vaticano. Ma più che con il Vaticano, coi Papi. Disse di lui ancora Tonini: "Assieme a Giorgio La Pira, Aldo Moro, Luigi Gedda e altri fu tra i primi a rispondere all'appello di Pio XII rivolto ai politici: "Fatevi valere". E quella classe di nuovi dirigenti politici si fece davvero valere nell'immediato dopo guerra".

Prima di Pacelli, Andreotti conobbe Pio XI. A dodici anni si trovò in un'udienza nell'aula concistoriale. Raccontò: "Quando lo vidi rimasi di stucco. Gridava e si mise pure a piangere. Ero atterrito tanto che svenni e finii dietro una tenda bianca. Piangeva perché tutti lo accusavano di aver sbagliato a fare il concordato con Mussolini tanto che, nonostante l'accordo, i circoli cattolici erano ancora perseguitati".

Dopo Pacelli invece, Giovanni XXIII. I due s'incontrarono un giorno a Venezia. "Mi trattenne a colazione e mi disse: "Riposati un po'. Ti faccio fare la pennichella nel letto di Pio X". E così fu", raccontò ancora lo stesso Andreotti.

Montini, futuro Paolo VI, fu invece assistente alla Fuci, l'associazione dei giovani cattolici della quale Andreotti fu presidente. Con Montini, dunque, egli aveva una certa familiarità. Disse: "Ricordo un discorso al Campidoglio in cui disse che fu una provvidenza per la Chiesa la caduta dello Stato Pontificio: piovvero critiche inverosimili".

Poi Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Il primo Andreotti non fece a tempo a conoscerlo. Wojtyla invece lo conobbe bene. Disse: "Quando compii ottant'anni mi chiamò. Pensai fosse lo scherzo di qualcuno e invece era lui. Mi disse: "Non dica ottanta ma dica che è entrato nel nono decennio di vita"".

Poi Joseph Ratzinger. Quando era cardinale andò al Senato, in quel momento presieduto da Marcello Pera. Andreotti ricordava sempre quel giorno: "Alla fine tutti dissero: "Abbiamo ascoltato il cardinale Pera e il presidente Ratzinger". Fece, infatti, un discorso di alta politica". Dopo l'elezione i due s'incontrarono e Ratzinger gli disse: "Lei non invecchia mai".

E con Bergoglio. Un'amicizia "filtrata" da don Giacomo Tantardini. Andreotti per anni ha diretto 30Giorni, il mensile che Tantardini ispirava e sul quale Bergoglio è stato più volte intervistato. Ma il legame fu anche precedente l'esperienza di 30Giorni, riconducibile agli anni in cui Pio Laghi, amico di Casaroli e Silvestrini (e dunque indirettamente di Andreotti) era nunzio in Argentina.

Certo, non sempre i rapporti col Vaticano furono idilliaci. Nel 1978 fu Andreotti a firmare la legge sull'aborto. Disse in merito Tonini:"Non lo critico per questo. Credo non avesse altra scelta. E così molti hanno pensato in Vaticano. Abdicare come probabilmente avrebbe voluto fare, avrebbe voluto dire consegnare il paese non si sa a chi. Ne eravamo tutti consapevoli. E la cosa andava evitata. Fu un grande dolore consumato in anni difficilissimi. Ma quella firma non intaccò la stima vaticana nei suoi confronti". E ancora: "Insomma, ha sempre saputo come muoversi oltre il Tevere. Diciamo che sapeva come tenere i rapporti senza compromettere nessuno. In tanti anni non ha mai compromesso nessuno della Santa Sede. Cosa non da poco e non da tutti. Non è stato con la Santa Sede un "furbetto", uno che faceva i propri interessi alle spalle altrui. Tutt'altro. Consigliava e si lasciava consigliare".

(06 maggio 2013) © Riproduzione riservata

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18/05/2013

Il Papa: «Le chiacchiere distruggono la Chiesa»

Il pontefice lo ha detto nella messa di Santa Marta. «Il cristiano deve vincere la tentazione di mischiarsi nella vita degli altri»

Redazione
Roma


«Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani!». Lo ha detto papa Francesco nella messa di stamane a Santa Marta. Per Bergoglio, «la chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l'uno all'altro». «Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa», ha aggiunto  il Pontefice.

Secondo Bergoglio, il cristiano deve vincere la tentazione di «mischiarsi nella vita degli altri». Il Papa, secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, ha inoltre sottolineato che chiacchiere e invidie fanno tanto male alla comunità cristiana e che non si può «dire soltanto la metà che ci conviene».

Alla messa, concelebrata con don Daniel Grech del Vicariato di Roma, hanno preso parte un gruppo di studenti della Lateranense, guidati dal rettore mons. Enrico Dal Covolo; Kiko Argueello, Carmen Hernandez e Mario Pezzi del Cammino Neocatecumenale; Roberto Fontolan e Emilia Guarnieri di Comunione e Liberazione. «L'invidia arrugginisce la comunità cristiana», ha detto il Papa nell'omelia, le «fa tanto male», il «diavolo vuole quello». «Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani! La chiacchiera è proprio spellarsi eh? Farsi male l'uno all'altro - ha affermato -. È come se volesse diminuire l'altro: invece di crescere io, faccio che l'altro sia più basso e mi sento grande. Quello non va! Sembra bello chiacchierare Non so perché, ma sembra bello». «La chiacchiera è cosi - ha proseguito -. È dolce all'inizio e poi ti rovina, ti rovina l'anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive. È un po' lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua; ammazzare il fratello!».

Su questa strada, ha detto, «diventiamo cristiani di buone maniere e cattive abitudini!». Ma come si presenta la chiacchiera? Normalmente, ha osservato Papa Francesco, «facciamo tre cose»: «Facciamo la disinformazione: dire soltanto la metà che ci conviene e non l'altra metà; l'altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, `fare il giornalista´. E la fama di questa persona è rovinata. E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!». «Tutti e tre - disinformazione, diffamazione e calunnia - sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli», ha ammonito il Pontefice.

Ricordando quanto detto da Gesù a Pietro, papa Francesco ha quindi avvertito che «le chiacchiere non ti faranno bene, perché ti porteranno proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa».

DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-24931/
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