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Autore Discussione: La donna che diventerà cieca. «Fatemi rivedere mia figlia»- di GIUSI FASANO  (Letto 2145 volte)
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« inserito:: Gennaio 15, 2013, 12:31:10 am »

I genitori furono ritenuti incapaci di accudirla. Lei vive in un istituto piemontese

La donna che diventerà cieca

«Fatemi rivedere mia figlia»

Madre scrive al giudice. La bimba disabile le fu tolta nel '95


Dal nostro inviato GIUSI FASANO



FILADELFIA (Vibo Valentia) - Teresa aspetta «in punta alla strada», come dice lei. Per trovarla c'è da avventurarsi lungo una collezione di curve in salita, fino alla piazza del paese. E poi c'è da scendere nella contrada Fellà, un gruppetto di case così isolate da non meritare nemmeno l'annuncio di un cartello stradale. È la campagna alla periferia dell'«impero» di Filadelfia, poche decine di chilometri da Vibo Valentia.

Eccola Teresa «in punta alla strada». Sorride, cammina veloce fra erba e sterrato, invita a entrare, sedersi. E comincia: «Sia chiaro: io non chiedo ai giudici di riavere mia figlia».

Strana premessa. Davvero non la vorrebbe se domani bussasse a quella porta? «Vede tutti questi lividi? Sono malata grave di diabete e lei è su una sedia a rotelle, non saprei proprio come gestirla. Però vorrei tanto vederla un'ultima volta prima che tutto diventi buio».

I bambini di Fellà sono tutti sull'uscio ad ascoltarla, quasi che Teresa stia raccontando una favola. «Quello che voglio dire è che la malattia mi sta facendo perdere la vista» sospira lei. «Non so fra quanto ma è praticamente certo che diventerò cieca. Prima che accada vorrei poter avere mia figlia davanti agli occhi e vedere la Viviana che è diventata. Non mi sembra di chiedere la luna. L'ultimo ricordo che ho di lei è del 4 novembre 1998, aveva otto anni e già da tre non viveva più con me e mio marito perché il tribunale dei minori ce l'aveva tolta. Era già dura così ma quel giorno di novembre un'assistente sociale ci disse che da allora in poi non avremmo neanche potuto incontrarla una volta ogni 15 giorni, come sempre». Più niente. «Il buio», come direbbe Teresa.

All'epoca Teresa Bazzacco (che oggi ha 50 anni) viveva a Torino, città dov'era arrivata per caso «dopo tante famiglie che avevano provato ad adottarmi e che alla fine non mi avevano voluto». Una coppia di torinesi decise invece di tenerla e lei, che veniva dalla provincia di Pavia, provò a costruire il suo futuro in Piemonte. Diventò segretaria, conobbe l'uomo della sua vita e rimase incinta di Viviana. «È nata che non aveva nemmeno cinque mesi, povera piccola... e i medici non mi hanno dato speranze. Disabile per sempre, con gravi problemi di mobilità».
Lo smarrimento e il dolore dei primi tempi è stato niente a confronto del giorno che la bambina fu portata via, a cinque anni: «Mi dissero che io la trattavo come se fosse più piccola di quello che era, che io e mio marito non eravamo in grado di accudirla in modo giusto e che la nostra casa era sporca e disordinata... Ora vivo in questo paesino perché mio marito era di queste parti, adesso è morto e io sono rimasta sola. Mi sento la donna più sola del mondo...».

Teresa fa la badante di un novantenne che le offre in cambio vitto e alloggio. Lo guarda mentre legge una lettera che spedirà oggi al «tribunale dei minori di Torino, sezione distaccata di Ciriè». Perché dopo tutti questi anni, e grazie all'aiuto di una professionista e di un'assistente sociale diventate sue amiche, ha saputo che sua figlia vive in quel Comune, in un centro di assistenza per disabili.
«Non sapevo nemmeno più se fosse viva oppure no. Quello che so adesso è che è riuscita a diplomarsi, che è peggiorata la sua mobilità e le hanno detto che la sua mamma è morta. Ha un tutore che decide tutto al posto suo e io soprattutto a lui mi rivolgo». Nella lettera c'è scritto «spero nella vostra sensibilità di genitore per poter esaudire questo mio grande desiderio prima di perdere completamente la vista». Vederla soltanto. Guardare i suoi capelli ricci ricci, se sono ancora così. Osservare i pochi movimenti che riesce a fare, se ancora è in grado di farne.
«Se non si può dirle che sono sua madre perché crede che sia morta diciamole che sono una sua zia. Se non si può nemmeno questo fatemela vedere da dietro un vetro» implora Teresa. «Poi non disturberò più», giura.

Quando qualche mese fa scoprì dov'era Viviana, mise da parte i soldi per comprare dei regali da portarle appena i giudici le avessero detto «sì». La mossa più audace per avere quel sì è stata parlare della sua storia al Quotidiano della Calabria : che il mondo fuori da quella contrada sperduta, sapesse della sua disperazione. Il sì dei giudici non è mai arrivato e i regali di Viviana hanno ancora le etichette con il prezzo. L'orsetto Winnie the Pooh, per esempio, ma anche il telefonino o l'orologio dorato. Teresa sorride seguendo un pensiero: «Che sogno bellissimo sarebbe» dice all'orsetto e a se stessa. Cosa? «Il 15 gennaio Viviana compie 23 anni. Pensavo: che cosa fantastica sarebbe se ci facessero il regalo di farci incontrare...».

Lungo silenzio prima di tornare alla realtà, al tavolo, ai bambini che la guardano. Una voce fuori campo spezza quel filo di sogni. È come svegliarla. «La mia storia è tutta qui», saluta. «Volete che vi riaccompagni in punta alla strada?».

14 gennaio 2013 | 13:05

DA - http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_14/donna-cieca-rivedere-figlia-Fasano_a9761580-5e3a-11e2-8040-f298aabecc61.shtml
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