LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: MONICA RUBINO.  (Letto 7813 volte)
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« Risposta #45 il: Novembre 04, 2017, 07:22:33 »

Martina: "Il Pd vuole una coalizione larga, Mdp ci dia una risposta"
"Sì al confronto, ma senza abiure. Non mettiamo veti".
Orlando: "Renzi è stato scelto dalle primarie, non va sottovalutato".
Rosato: "Senza di noi, solo sinistra di testimonianza"

Di MONICA RUBINO
30 ottobre 2017

Renzi: "Pronti a discutere senza veti a centro e a sinistra, ma non rinuncio a nostre idee".
Ius soli: "Se fiducia, voteremo"

ROMA - "Spero che gli interlocutori riflettano sull'apertura prodotta a Napoli. Non mettiamo veti, siamo intenzionati a creare una coalizione larga, con idee forti per guardare a futuro. Converrebbe anche a loro riflettere e approfondire di più prima di rispondere in questo modo". Il vicesegretario del Pd Maurizio Martina si rivolge a Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema di Mdp invitandoli ad esaminare con più attenzione la disponibilità al confronto offerta dai dem durante la conferenza programmatica di Napoli.

Ospite su Radio Capital del programma Circo Massimo, condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, il ministro delle Politiche Agricole ribadisce però quanto già affermato da Matteo Renzi: "Se si vuole lavorare insieme non bisogna partire da posizioni preconcette, ma discutere di quale futuro immaginiamo per l'Italia nei prossimi anni. Certo, non possono chiederci di fare abiure o rinunciare a pezzi importanti del lavoro fatto in questi anni".

Quanto alla vicenda di Bankitalia, con la riconferma di Ignazio Visco da parte del governo, Martina nega che si sia aperta una ferita tra il premier Paolo Gentiloni e il segretario del Pd: "Il capitolo è chiuso, non parlerei di ferita ma di discussione franca e molto vera. Ma ora si va avanti, siamo una squadra, buon lavoro al governatore".

Il vicesegretario dem risponde poi alle critiche del senatore del suo partito Massimo Mucchetti che ha definito Renzi "una sciagura per il Pd": "Sono giudizi assolutamente sbagliati che non condivido". Mentre non si sbilancia sulla decisione del presidente del Senato Pietro Grasso di lasciare il Pd: "Siamo molto rammaricati, ma abbiamo grande rispetto della seconda carica dello Stato e non polemizziamo con lui. Non lo si strattona, lo si ascolta".

Sulle pensioni Martina, che ha proposto una pausa di riflessione sull'adeguamento alle aspettative vita, sostiene che è  "importante salvaguardare il principio adeguamento, introducendo però una gradualità perché non tutti i lavori sono uguali".
 
Infine lo Ius soli. Ieri Renzi alla convention democratica si è dimenticato di parlarne. Ma il vicesegretario rassicura: "Vedremo cosa decide di fare Gentiloni, io personalmente sono favorevole alla fiducia: il Pd ci sarà".

Anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando interviene sul tema delle alleanze a Omnibus, su La7: "Non è che dico che le conclusioni di ieri di Renzi siano sufficienti, c'è da lavorarci ma tolgono un blocco" e comunque "dividersi sulla ricostruzione degli antefatti non ha senso, non si può fare il ragionamento sul pregresso ma su quello che si deve fare. Quelli di Mdp sono ossessionati da Renzi, ma l'accordo lo devono fare con il pd, che è una cosa complessa", aggiunge.

"Penso che si sottovaluti il fatto che Renzi è stato scelto dalle primarie - continua Orlando  -  Io non credo che il Pd renziano sia in grado di risolvere tutto il centrosinistra, ma non penso che il centrosinistra si possa costruire non tenendo conto che c'è una parte del centrosinistra che si identifica con Renzi". Un punto su cui concorda anche l'altro sconfitto alle primarie, il governatore della Puglia Michele Emiliano: "Io che ho perso il congresso non posso dire a Renzi 'vai a fare una camminata', è inconcepibile nella vite nei partiti". Quindi l'invito è a lavorare "sui contenuti: loro (i bersaniani, ndr) devono costringere il Pd a un contenuto programmatico che gli sia confacente, ma basta con i comunicati stampa, iniziamo a lavorare".

Contro la "sinistra di testimonianza" si scaglia anche il capogruppo dei democratici alla Camera Ettore Rosato, autore della legge elettorale appena approvata dal Parlamento: "Da oggi si comincia a lavorare, penso si possa arrivare a un'intesa" anche con Mdp per un centrosinistra largo, "è ragionevole, ci saranno tre proposte politiche alternative: quella della destra trainata da Salvini, quella populista e incapace di governare del M5s e poi la proposta riformista di centrosinistra che noi vogliamo costruire insieme agli altri. Chi si colloca fuori da questo quadro farà testimonianza, non corre per vincere". Rosato è ottimista: "Penso che con Mdp si riesca ad arrivare a un'intesa".

© Riproduzione riservata 30 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/30/news/maurizio_martina_radio_capital-179741435/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P9-S1.8-T1
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« Risposta #46 il: Novembre 07, 2017, 11:43:37 »

Russia, comunisti italiani a Mosca per i cento anni della Rivoluzione
Una folta delegazione composta da Pc, Pci e Rifondazione comunista partecipa alle celebrazioni per lo storico anniversario

Di MONICA RUBINO
07 novembre 2017

ROMA - In Russia i cento anni della Rivoluzione d'Ottobre sembra che interessino più agli stranieri che non ai russi stessi. Oggi, 7 novembre, data esatta dell'anniversario -  corrispondente al 25 ottobre del calendario giuliano allora in uso nella Russia zarista - le bandiere rosse sventolano sulla Piazza Rossa di Mosca. Ma sono soprattutto quelle di oltre cento delegazioni straniere di partiti comunisti, fra cui una nutrita rappresentanza italiana, composta da Pc, Pci e Rifondazione comunista. 

Il presidente Vladimir Putin non parteciperà alle celebrazioni, né tantomeno alla marcia al centro della capitale guidata dal Partito comunista russo (Kpfr), alla quale prenderanno parte studiosi, ricercatori e nostalgici oltre a partiti e movimenti politici di diversi paesi che hanno abbracciato il socialismo tra cui Cina, Corea del Nord, Cuba e Vietnam. Eppure la rivoluzione compie cent'anni, quando nella notte tra il 6 e il 7 novembre 1917 (24 e 25 ottobre), le formazioni armate dei bolscevichi guidate da Lenin occuparono i centri nevralgici di Pietrogrado. Il giorno seguente, cadde anche il Palazzo d'Inverno, una specie di "Bastiglia zarista", simbolo stesso della rivoluzione.
 
"Bisogna capire che la gente è stanca delle tragedie e non bisogna continuare a rimarcare". Così il politologo, Sergey Markov, considerato vicino al presidente, spiega il quasi totale disinteresse del potere centrale russo allo storico anniversario. "La popolazione sostiene questa posizione, del governo e di Putin", aggiunge.
 
Tra le delegazioni italiane, come detto, c'è quella del Partito comunista guidata dal segretario Marco Rizzo, che per l'occasione ha presentato anche il suo nuovo libro "Urss, a cento anni dalla rivoluzione sovietica, i perché della caduta", edito da Male edizioni. E che ha organizzato a Roma per sabato 11 novembre un grande corteo nazionale di giovani e lavoratori che partirà alle 16 dal Colosseo.
 
Presente alla sfilata di Mosca anche Rifondazione Comunista con il segretario nazionale Maurizio Acerbo e Marco Consolo, responsabile Esteri del partito. Ma il gruppo più numeroso è senza dubbio quello del Partito comunista italiano guidato da Mauro Alboresi: ben 80 delegati da tutta Italia che, accollandosi tutte le spese del viaggio nella capitale russa, hanno deciso di portare la loro testimonianza.
 
Infine il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando ha tenuto diverse iniziative in Italia sulla Rivoluzione d'Ottobre, che si concluderanno sabato 11 a Reggio Calabria.
 
Nel 1917 la Russia era un Paese arretrato e sull'orlo del collasso. Governata per secoli da dinastie di zar, i sovrani russi dai poteri pressoché assoluti, la Russia era rimasta una monarchia dai tratti medievali, con un'industria quasi assente, un Parlamento (chiamato Duma) privo di poteri effettivi e una popolazione numerosa, povera e legata quasi esclusivamente all'attività agricola. La partecipazione alla Prima Guerra Mondiale non fece che peggiorare la situazione. Questa serie di malcontenti portò il paese dritto verso la Rivoluzione, dalla quale nascerà un nuovo ordine per quella nazione che, dal 1922 e fino al 1989, tutto il mondo avrebbe conosciuto come Unione Sovietica.

© Riproduzione riservata 07 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/07/news/russia_comunisti_italiani_a_mosca_per_i_cento_anni_della_rivoluzione-180459075/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P4-S1.4-T1
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« Risposta #47 il: Novembre 07, 2017, 11:52:00 »

Pd alla resa dei conti, Rosato: "Gentiloni nome spendibile per Palazzo Chigi"
Dopo la disfatta in Sicilia, i dem restano divisi sulla leadership. Emiliano a Radio Capital: "Renzi ci stupisca e ricompatti il centrosinistra"

Di MONICA RUBINO
07 novembre 2017

Alla resa dei conti, Rosato: "Gentiloni nome spendibile per Palazzo Chigi"
ROMA - Dopo la disfatta in Sicilia, il Partito democratico si prepara alla resa dei conti  interna. Una gran parte della minoranza dem ritiene che il segretario Matteo Renzi, pronto all'attacco in tv di questa sera, debba autonomamente fare un gesto di responsabilità, lasciando subito il campo a Paolo Gentiloni per la corsa a palazzo Chigi.

• ROSATO: GENTILONI NOME SPENDIBILE
E questa mattina anche il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato ha incluso il premier tra i "nomi spendibili" per la leadership: "Abbiamo bisogno dell'alleanza più ampia possibile, con un programma concordato - dice a Radio Anch'io su Radio Uno - Abbiamo Paolo Gentiloni che oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile. Ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi lo ha detto chiaramente a Napoli (alla conferenza programmatica, ndr): lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi".

Più tardi però, intercettato a Montecitorio, specifica meglio il suo pensiero: "Nel nostro partito ci sono per fortuna più personalità capaci di assumersi grandi responsabilità. Gentiloni è sicuramente una di queste, lo dimostra con il suo lavoro. Il candidato del Pd resta Renzi, legittimato dalle primarie".

• LE ALTERNATIVE DA MINNITI A GRASSO
Ma le divisioni interne restano. Dal capogruppo dei democratici al Senato Luigi Zanda, intervistato su Repubblica, arriva a Renzi la richiesta di valutare la rinuncia alla candidatura, il che significherebbe anche modificare lo Statuto del partito che prevede invece che il segretario sia anche il candidato premier. Tra i nomi sul tappeto spunta anche quello dell'attuale ministro dell'Interno Marco Minniti. Mentre il leader di Campo progressista, Giuliano Pisapia, rilancia l'idea di primarie di coalizione proponendo la candidatura del presidente del Senato Pietro Grasso, che, dopo aver preso le distanza dal Pd, ieri ha risposto duramente a quanti, fra i renziani, gli hanno addossato la colpa della sconfitta siciliana.

• L'IPOTESI DI FRANCESCHINI: PRIMARIE DI COALIZIONE
Il ministro della Cultura Dario Franceschini sottolinea l'urgenza di fare un'alleanza di centrosinistra. E per scegliere la leadership propone le primarie di coalizione: ogni forza, con il proprio simbolo, presenti il suo candidato.

• EMILIANO: RICOSTRUIRE L'ULIVO
Mentre il governatore della Puglia Michele Emiliano, ospite su Radio Capital di Circo Massimo, chiede a Renzi "un'improvvisa maturazione" dopo "un apprendimento per trauma". Rispondendo alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, l'esponente della minoranza dem afferma che "in questo momento pensare di rifare il congresso del Partito democratico a tre mesi dalle elezioni non è una cosa possibile". L'unica possibilità, allora, è che Matteo Renzi "interpreti le varie anime del partito, visto che la sua e basta non è sufficiente né a leggere il Paese né il Pd e il centrosinistra. Deve prendere atto che il suo piano di perdere le elezioni in modo controllato per non lasciare il suo ruolo non funziona. Deve essere il riferimento di una comunità intera e non c'è nessun obbligo che il candidato del centrosinistra debba per forza essere lui".

"Renzi ha distrutto l'Ulivo e l'Ulivo va ricostruito rapidamente, aprendo un confronto politico nel merito con tutto il centrosinistra, dall'Udc a Sinistra italiana. Poi un candidato premier lo troviamo, l'importante è che siamo d'accordo sul contenuto", conclude Emiliano.
 
© Riproduzione riservata 07 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/07/news/pd_alla_resa_dei_conti_rosato_gentiloni_nome_spendibile_per_palazzo_chigi_-180455933/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2
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« Risposta #48 il: Novembre 07, 2017, 11:55:11 »

Elezioni in Sicilia, Crocetta: "Il Pd voleva assassinarmi ma si è suicidato"
Il governatore uscente risponde alle accuse del sindaco di Palermo: "L'arroganza e il narcisismo di Leoluca Orlando ci hanno fatto perdere". Sul piano nazionale la sconfitta "rafforza la premiership di Renzi"

Di MONICA RUBINO
06 novembre 2017

ROMA - "Nella storia finora rimango l'unico ad aver portato il centrosinistra alla vittoria in Sicilia. Le polemiche sono inutili: chi si assume la paternità di una proposta deve sobbarcarsi anche la responsabilità di una sconfitta". Per il governatore uscente Rosario Crocetta, la colpa della disfatta del centrosinistra nell'Isola ha un nome e un cognome, ossia quello di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: "Hanno ascoltato lui invece di fidarsi di me".

Speciale elezioni siciliane

Crocetta, qual è stato l'errore più grande del Pd?
"Quello di applicare il cosiddetto 'modello Palermo' a tutta la Sicilia. Hanno scientificamente voluto il mio assassinio, che però si è trasformato nel loro suicidio".

Orlando la accusa di "gestione disastrosa".
"Secondo lei è disastroso aver creato 75mila posti di lavoro, aver incrementato il Pil di 14 punti, aver finalmente speso i fondi europei? L'arroganza e il narcisismo di Orlando ci hanno fatto perdere, questo è il vero disastro".

Ritiene di essere vittima del 'fuoco amico'?
"Una parte del Pd mi ha fatto la guerra per cinque anni. Io ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto: non mi sono ricandidato, non ho ripresentato il mio movimento, il Megafono, e ho dovuto inserire i miei candidati nella lista Micari, perché Orlando la sua lista non è riuscito a farla. E alla fine l'anticrocettismo ha portato alla sconfitta. Ho la coscienza di aver fatto il mio dovere e di essere stato leale".

Quanto ha pesato la spaccatura del centrosinistra?
"Il centrosinistra era spaccato anche cinque anni fa, quando prendemmo il 30,5%. Cinque anni fa avevo il avevo il 25% di gradimento da solo. E anche in questa tornata i miei candidati, inclusi nella lista Micari, hanno rappresentato un 7% di valore aggiunto. Certamente più di Alfano. La leadership conta: è stato un errore non permettere di ricandidarmi e impedire di fare le primarie".

Il voto siciliano che riflessi può avere sul piano nazionale?
"In Sicilia ha sempre governato il centrodestra, l’unica parentesi sono stati i miei cinque anni. Paradossalmente il voto in Sicilia rafforza la candidatura di Matteo Renzi alle politiche, perché quando si cambia cavallo non si può costruire una un’alternativa alla premiership in pochi mesi".

Comunque vada in Sicilia, il vincitore non avrà una maggioranza per effetto della legge elettorale regionale.
"Anche io ho fatto accordi politici per governare. Il primo anno i grillini hanno collaborato, poi quel dialogo si è rotto. Siamo in un sistema tripolare dai risultati imprevedibili, che è nato proprio in Sicilia per la prima volta cinque anni fa".

Si candiderà in Parlamento?
"Non mi autocandido a nulla. Di sicuro voglio riorganizzare il Megafono e radicarlo in tutta la Regione. Ai seggi tante persone mi chiedevano perché non ci fosse sulla scheda elettorale".

© Riproduzione riservata 06 novembre 2017

Da - http://palermo.repubblica.it/politica/2017/11/06/news/elezioni_in_sicilia_crocetta_il_pd_voleva_assassinarmi_e_si_e_suicidato_-180383019/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P2-S3.3-T1
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« Risposta #49 il: Novembre 12, 2017, 12:32:49 »

Centrosinistra, Cuperlo a Prodi: "Dacci una mano". Bersani: "Uniti così non vinciamo"
L'esponente della minoranza Pd, a Radio Capital, si rivolge ai "padri nobili" del partito, tra cui l'ex premier: "Ora c'è bisogno di tutti".
Il leader di Mdp: "Il problema non è Renzi, è la linea politica"

Di MONICA RUBINO
09 novembre 2017

ROMA - "In una situazione di così evidente emergenza c'è bisogno di tutti. Prodi, Letta, Veltroni, ve lo dico con il cuore in mano: dateci una mano". Il deputato del Pd Gianni Cuperlo, leader di SinistraDem, alle riflessioni dell'ex premier Romano Prodi che su Repubblica parla di un "Italia sul baratro", risponde con un accorato appello ai padri nobili del partito. Affinché ritrovino lo spirito di comunità e non si limitino a osservare la catastrofe dall'esterno. Mentre per il leader di Mdp Pier Luigi Bersani non basta sommare le sigle per ricostruire una coalizione di centrosinistra, ma bisogna trovare una sintonia sul piano dei contenuti: "Il problema non è Renzi, è la linea politica", afferma ad Agorà su Raitre.

Ospite di Circo Massimo su Radio Capital, condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, Cuperlo non mette in discussione la leadership di Matteo Renzi. Ma si augura che il segretario "non commetta di nuovo l'errore di sfidare in maniera muscolare il Paese: al referendum costituzionale abbiamo già visto come va a finire questo film". Per il deputato dem i nomi per Palazzo Chigi vengono dopo: "Io penso che sia giusto rovesciare lo schema. I nomi vengono dopo. Ci sono undici milioni di italiani che non si curano, ci sono molti milioni di italiani che cercano un lavoro, c'è un fenomeno di povertà diffuso. Partiamo da questi problemi e troveremo anche la soluzione sulla personalità più adatta a interpretare il compito di capo del futuro governo".

Tuttavia non esclude una possibile discesa in campo del presidente del Senato Pietro Grasso: "L'ho incontrato ieri e la mia impressione è che sia motivato a dare una mano per ricostruire un campo del centrosinistra. È una personalità autorevole e preziosa per tentare questa ricomposizione e non credo che intenda straniarsi dalle vicende politiche del Paese".

Per l'esponente della minoranza pd la priorità è dunque ricostruire l'alleanza di centrosinistra. Ma, come dice anche Bersani, non limitandosi a unire i simboli sul modello del centrodestra, come ha proposto il ministro della Cultura Dario Franceschini: "Gli elettori della sinistra sono più esigenti - spiega - un'unione deve riflettere contenuti condivisi". Poi rivolto ai bersaniani, li invita ad aprire un tavolo di discussione "operativo" su alcuni temi: "Possiamo provare a riflettere su un percorso comune? Possiamo chiedere al governo di porre la fiducia sullo ius soli, di fare correzioni sulla legge di bilancio, possiamo immaginare dei correttivi sul welfare nella prossima legislatura?".

Da parte sua Bersani, come accennato, spiega che tra Pd e sinistra "non basta essere uniti. Ci devono essere due tre cose che vanno corrette. Lavoro, scuola, fisco e toni del potere, c'è troppa arroganza", dice a proposito delle posizioni di Renzi. "Il problema è la linea politica. Quando uno dice che fa un altro jobs act, e siamo al record storico della precarietà è chiaro che c'è un pezzo di elettorato che dice 'no'". L'ex segretario del Pd assicura che non contano i personalismi: "Se Renzi portasse bene al centrosinistra, io lo abbraccerei".

© Riproduzione riservata 09 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/09/news/centrosinistra_cuperlo_bersani-180630354/?ref=search
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« Risposta #50 il: Novembre 16, 2017, 08:49:37 »

Centrosinistra, Veltroni: "Basta tatticismi, chi ha gli stessi valori deve stare insieme"
Il primo segretario del Pd a Circo Massimo su Radio Capital rinnova l'appello all'unità mentre il "pontiere"
Fassino riceve i primi no: "Ritrovare punti comuni, a cominciare dallo ius soli"

Di MONICA RUBINO
16 novembre 2017

ROMA - Mentre il "pontiere" dem Piero Fassino continua nel tentativo di dialogare con pezzi della sinistra (trovando in verità per adesso solo porte chiuse), Walter Veltroni, "padre nobile" del Pd di cui è stato il primo segretario, rinnova a Radio Capital il suo appello all'unità del centrosinistra.

Ospite di Circo Massimo, condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, si dice "molto preoccupato" dall'esito delle prossime elezioni. E invita la sinistra a rinunciare ai tatticismi: "In questo momento sento che è in gioco qualcosa di molto importante, la possibilità per la sinistra di svolgere un ruolo rilevante. Credo non ci sia bisogno di tatticismi, bisogna andare alla sostanza delle cose. È possibile non ritrovarsi tra persone che hanno valore e idee comuni? Questa è la semplice domanda che si pongono i milioni di elettori di centrosinistra". E tra i punti condivisi Veltroni cita innanzitutto lo ius soli, la riforma della cittadinanza: "L'approvazione di questa legge di civiltà sarebbe il primo passo importante".

"Se si continua sulla strada della divisione - prosegue- il rischio è che si creino una Margherita da un lato e un Ds 'bonsai' dall'altro. Se i protagonisti di queste vicende spostassero lo sguardo al futuro, capirebbero quanto sono piccole le polemiche di oggi".

Veltroni, che questa sera presenterà il suo nuovo romanzo Quando all'Auditorium di Roma, interviene anche sulle polemiche degli ultimi giorni su Pietro Grasso e Laura Boldrini, presidenti rispettivamente di Senato e Camera e pronti a scendere in campo come leader della sinistra: "Sul fatto che i presidenti della Camere esprimano posizioni politiche io non ho nulla da dire - afferma l'ex sindaco di Roma -  se non per il fatto che in questo momento vorrei che tutti quanti avessero la consapevolezza della fragilità di questo istante e della necessità di solidità. Abbiamo bisogno di costruttori di ponti e non di polemiche che rischiano di accentuare le divisioni".

Cambiando argomento, un'ultima battuta Veltroni la riserva alla Lega Calcio, dopo la deludente performance della Nazionale italiana alla qualificazione per i prossimo Mondiali: "Ho visto oggi qualche stupido commento sul fatto che io mi sarei candidato a presidente della Figc - afferma - È il mondo degli gnomi. Esistono degli esseri umani che pensano che se uno esprime la propria opinione, magari perché ha una passione, lo fa perché vuole fare qualcosa. Quando mi dissero di fare il presidente della Lega calcio io ho risposto di no ed è la stessa risposta che darei oggi".

© Riproduzione riservata 16 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/16/news/centrosinistra_veltroni_circo_massimo-181230107/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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« Risposta #51 il: Novembre 18, 2017, 05:47:50 »

Pd, Renzi in Direzione: "Sforzo unitario ma senza abiure"
Il segretario ha i numeri per far approvare la sua linea. Ma punta all'unanimità per rinsaldare l'unità del partito. E incontra i Radicali italiani

Di MONICA RUBINO
13 novembre 2017

ROMA - "Siamo alle porte della campagna elettorale e lo sforzo unitario che si chiede all'esterno va praticato all'interno in primis da chi dirige". Con queste parole il segretario del Pd Matteo Renzi apre la Direzione del partito, a porte chiuse e senza streaming, con l'obiettivo di dettare la linea che porterà il Nazareno verso le elezioni del 2018. E dopo aver cambiato registro negli ultimi giorni,  aprendo il dialogo anche con gli ex dem. "Dobbiamo parlare al Paese - continua l'ex premier - ma senza abiure, rivendicando con forza e con orgoglio ciò che abbiamo fatto". Ma ora, continua, "la sfida del futuro è una pagina bianca. O la scrive il Pd o il centrodestra. Il nostro obiettivo è essere il gruppo più numeroso in Parlamento". E, assicura, "con la coalizione che faremo siamo già oggi avanti agli altri. E non porremo nessun veto né paletti per averla più larga possibile".

Il segretario conferma poi di voler dialogare anche con i centristi di Alfano: "Non devono essere risucchiati da Berlusconi". Si impegna a far approvare lo Ius soli, a prescindere da un accordo con Mdp, ma "senza creare difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura". E invita alla chiarezza i potenziali alleati: "Chi vorrà rompere lo dovrà fare in modo trasparente e chiaro perché da noi non troverà alcuna sponda".

Sul tema del lavoro Renzi ribadisce la disponibilità ad aprire: "Siamo pronti a ragionare per avere meno precariato e più tempo indeterminato", afferma. Ma, precisa, "il Jobs Act resta, ha creato 986mila posti di lavoro in più". Il segretario invita perciò a "discutere seriamente, guardando oltre agli insulti ricevuti". Perché con i bersaniani il Pd ha sicuramente più punti in comune che con gli avversari storici: "Non solo perché con Mdp governiamo insieme in 14 regioni, ma perché molte cose fatte le abbiamo fatte insieme".

In mattinata Renzi ha incontrato anche i Radicali italiani di Emma Bonino e Riccardo Magi e il promotore di Forza Europa Benedetto Della Vedova, che in questi mesi hanno aperto uno spiraglio per una alleanza con i democratici. Un incontro definito "utile e proficuo" dal coordinatore dem Lorenzo Guerini.

• MALUMORI A SINISTRA
A sinistra il malumore è forte per quella sorta di autosufficienza che il Pd renziano è accusato di coltivare quando evoca il 40 per cento. Tra scissionisti e Pd continua una sorta di gioco del cerino su chi sarà responsabile di quella frattura a sinistra che avvantaggerebbe centrodestra e grillini. I pontieri dem, da Lorenzo Guerini ai ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando, continuano a mandare segnali di apertura. Lo stato maggiore del partito è al lavoro per fare appello a tutti per una solida alleanza di centrosinistra, che faccia riferimento ai temi concreti, da quelli in discussione nella legge di Bilancio al programma futuro.

• I DOCUMENTI DELLA MINORANZA E LA RELAZIONE DI RENZI
Al momento dall'ala orlandiana sono stati predisposti due documenti. Nel primo viene ribadita la vocazione maggioritaria del Pd e sottolineata la necessità di lavorare alla creazione di un campo largo di centrosinistra. Nel secondo viene indicata la strada per conseguire l'obiettivo attraverso una serie di proposte sulle legge di Bilancio che possano incontrare il favore degli ex compagni di Mdp. Ma gli ordini del giorno della minoranza potrebbero essere superati dalla relazione di Renzi se, come viene confermato da fonti Pd, riassumerà quanto chiesto dalla minoranza. E che potrebbe essere votata all'unanimità.

• I NUMERI IN DIREZIONE
In Direzione nazionale i numeri sorridono al segretario: su 120 membri eletti, 84 sono quelli di maggioranza, 24 gli orlandiani, 12 gli 'emiliani'.

Anche se i venti franceschiniani si schierassero contro Renzi insieme alle minoranze, i 64 renziani ortodossi avrebbero la meglio. Insomma, negli organi che gestiscono il partito, Renzi non rischia nulla. Metterlo in minoranza, a meno di rivolgimenti oggi impensabili, non è possibile.

© Riproduzione riservata 13 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/13/news/pd_direzione_renzi_dialogo-180960010/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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« Risposta #52 il: Novembre 20, 2017, 05:46:16 »

Chi sta con chi nel centrosinistra: le coalizioni e l'inizio della trattativa

Da Renzi a Bersani, da Pisapia a Fratoianni il risiko delle liste e dei partiti

Di MONICA RUBINO
20 novembre 2017

ROMA - Tentativi di dialogo, passi avanti e secchi rifiuti. La trattativa nel campo del centrosinistra in vista delle prossime elezioni si è rimessa in moto vorticosamente. Ecco, in  questa sintesi, lo stato delle possibili coalizioni.

• LA COALIZIONE DEL PD
La prima gamba è appunto il Pd renziano. La seconda sono i centristi: Pier Ferdinando Casini sta cercando di compattare un gruppo composto da Idv, ex Scelta civica e probabilmente anche da Angelino Alfano. La terza è una lista frutto dell'unione dei prodiani con Campo Progressista di Giuliano Pisapia. La quarta gamba, per l'appunto, dovrebbe essere rappresentata dai Radicali italiani di Emma Bonino e Riccardo Magi e gli europeisti di Benedetto Della Vedova, che potrebbero fondersi in un unico cartello anche con Verdi e socialisti. Una lista che, secondo il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, potrebbe chiamarsi "Europa, ecologia e diritti". Ma Bonino ai microfoni di Radio Capital per ora sconfessa l'esistenza di accordi con il Pd: "Siamo distanti su molti temi, dalla giustizia ai migranti".

• LA SINISTRA
Roberto Speranza, Pippo Civati e Nicola Fratoianni, leader rispettivamente di Mdp, Possibile e Sinistra italiana, hanno convocato per il 3 dicembre la grande assemblea dei delegati con lo scopo di definire la lista unitaria e il simbolo con cui correre alle elezioni a sinistra del Pd. Dalla coalizione, per il momento, si tirano fuori i civici del Brancaccio, il movimento di Tomaso Montanari e Anna Falcone in disaccordo con i metodi di spartizione delle quote nelle liste.

I tentativi di dialogo del "pontiere" dem Piero Fassino sono stati respinti dai demoprogressisti. Ieri a "in mezz'ora in più", Pier Luigi Bersani ha ribadito il no degli scissionisti all'offerta di un'alleanza larga di centrosinistra: "Con il Pd si parla dopo il voto". E l'assemblea di Mdp si è conclusa con l'approvazione all'unanimità della relazione del coordinatore Speranza, con cui si chiede di continuare il percorso con Si e Possibile.

• I RISCHI DELLA DIVISIONE
Il centrosinistra si presenterà così diviso alle elezioni, come accadde già nel 2001 (Ulivo da un lato e Rifondazione dall'altra) e nel 2008 (Pd e sinistra arcobaleno), rischiando di regalare a destra e M5s ben 40 collegi uninominali, corrispondenti ad altrettanti seggi, secondo la simulazione di Youtrend.
 
© Riproduzione riservata 20 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/20/news/bonino_centrosinistra_scheda_alleanze-181593987/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S2.4-T1
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« Risposta #53 il: Novembre 30, 2017, 09:58:31 »

Blitz dei naziskin, Salvini: "Non si risolve così il problema".

Per Storace "nulla di strano"

Di MONICA RUBINO
29 novembre 2017

ROMA - Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, preferisce non commentare l'irruzione di un gruppo di una quindicina di naziskin del Veneto Fronte Skinhead nella sede di un'associazione pro migranti a Como. Ma per Francesco Storace, che questa mattina ha lanciato assieme a Gianni Alemanno il polo "sovranista per Salvini premier" non c'è nulla di strano: "I giovani dei centri sociali fecero lo stesso con me anni fa". Il suo compagno di viaggio, l'ex sindaco di Roma Alemanno, non rilascia dichiarazioni.

No comment anche dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta. Ma il suo omologo al Senato, Paolo Romani, interviene biasimando l'accaduto: "Io prediligo il confronto, anche duro, di opinioni. Nel video vediamo la lettura di un proclama e un ascolto subìto, anche se cortese. Poteva andare peggio, per fortuna non c'è stata violenza. Ma si tratta di un atto diventato fenomeno virale sui social e che lascia il tempo che trova".

Il segretario della Lega, invece, prende le distanze: "Hanno sbagliato, non si entra in casa d'altri senza permesso - afferma Matteo Salvini -  non è questo il modo di risolvere il problema dell'immigrazione che finora è stato affrontato con politiche sbagliate. La mia soluzione è un lavoro costante con i sindaci e ribadire il no allo ius soli. Il 2 e 3 dicembre saremo in mille piazze d'Italia contro la legge sulla cittadinanza".

Ferma la condanna di Noemi di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche: "Movimenti neonazisti che alzano la testa, cercano visibilità e legittimazione pubblica, intimando a chi si prodiga per il bene altrui di cessare ogni opera, è un fatto gravissimo, che suscita orrore e indignazione. Alle autorità pubbliche e alle istituzioni il monito di fermarli nei modi più efficaci e immediati".

A sinistra il coro di indignazione è unanime. Se Pietro Bussolati, segretario del Pd milanese, non esista a definire il gesto senza mezzi termini come "squadrismo fascista", i deputati dem rivolgono un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Marco Minniti. Sollecitato a intervenire anche da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, e Luana Zanella, coordinatrice nazionale dei Verdi. Mentre Eleonora Cimbro, deputata di Mdp, manifesta "massima solidarietà alla rete delle associazioni Como Senza Frontiere", nella cui sede si è svolta appunto l'irruzione.

© Riproduzione riservata 29 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/11/29/news/reazioni_aggressione_naziskin_como-182529139/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2
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« Risposta #54 il: Dicembre 07, 2017, 06:37:35 »

Comunisti in lista "per una Sinistra rivoluzionaria"
Il Partito comunista dei lavoratori e Sinistra classe rivoluzione si presentano insieme alle prossime elezioni. Ferrando: "Condurremo anche noi la battaglia sulle firme"

Di MONICA RUBINO
07 dicembre 2017

ROMA - "Per una sinistra rivoluzionaria". È il nome della lista e del simbolo che il Partito comunista dei lavoratori (Pcl) lancia assieme a Sinistra classe rivoluzione (Scr) alle prossime politiche. "L'obiettivo centrale è quello di usare anche la tribuna elettorale per ricostruire una coscienza politica di classe e anticapitalistica tra i lavoratori e gli sfruttati", spiega Marco Ferrando, voce e anima del Pcl da quando, nel 2006, questa costola trotzkista di Rifondazione comunista decise di staccarsi, in protesta contro la decisione di Fausto Bertinotti di entrare nel secondo governo Prodi.
 
Alle ultime elezioni il partito di Ferrando ottenne lo 0,26% alla Camera e lo 0,37% al Senato, non riuscendo a conquistare nessun seggio. Tuttavia, anche se formalmente è il Parlamento il punto d'arrivo della nuova iniziativa politica avviata assieme al movimento Scr (che fino alla scissione avvenuta nel 2016 stava in Rifondazione comunista con il nome di organizzazione "Falcemartello"), di fatto lo scopo più importante è un altro. Ossia, "ricostruire un punto di riferimento anticapitalistico per i lavoratori che, dopo oltre dieci anni di massacro sociale, sono rimasti privi di rappresentanza. Nemmeno i sindacati sono più in grado di difenderli. Figuriamoci coloro che si presentano come la nuova sinistra", continua Ferrando.
 
Il riferimento è a Liberi e Uguali, il soggetto politico della sinistra unitaria nato il 3 dicembre dall'alleanza fra Mdp, Sinistra italiana e Possibile e che ha come leader il presidente del Senato Pietro Grasso: "Quella lista comprende un personale dirigente - sostiene ancora il leader del Pcl - che non solo ha distrutto la sinistra politica in Italia, a partire dallo scioglimento del Pci, ma ha diretto le gigantesche privatizzazioni degli anni '90, ha precarizzato il lavoro (a partire dal pacchetto Treu), ha infine votato tutto il peggio dei governi Monti, Letta, Renzi, inclusa la soppressione dell'articolo 18. In poche parole ha picconato la libertà e l'uguaglianza a danno di chi lavora. Il fatto che si chiamino 'Liberi e Uguali' dimostra solamente che il trasformismo non ha confini, la faccia tosta neppure".
 
Insomma per Ferrando "la sinistra o è anticapitalista oppure non è: il principio di realtà da cui partire è che il capitalismo è un sistema fallito, non ha più nulla da dare alle giovani generazioni in termini di progresso". E neppure il movimento civico del Brancaccio, guidato da Tomaso Montanari e Anna Falcone, è riuscito a dare voce "agli sfruttati e agli oppressi". È stato solo "un sipario, una mascheratura civica dietro cui si lavorava per ricomporre tasselli della cosiddetta sinistra riformista, subordinata agli interessi delle classi dominanti".
 
Di fronte a sé, però, la nuova lista Pcl-Scr ha lo stesso problema pratico dei Radicali: la raccolta di circa 50mila firme che la legge elettorale impone a tutte le formazioni che non sono già in Parlamento: "Grazie al nostro radicamento territoriale pensiamo di potercela fare - assicura Ferrando -  ma ci siamo confrontati anche con i Radicali italiani per condurre insieme la battaglia per l'abbattimento del numero di firme".

© Riproduzione riservata 07 dicembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/12/07/news/lista_comunisti_per_una_sinistra_rivoluzionaria-183337337/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-L
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« Risposta #55 il: Gennaio 06, 2018, 12:46:26 »

Lista Lorenzin, la polemica sul simbolo.
Rutelli torna all'attacco: "Nessuno può usare la Margherita"

L'ex sindaco di Roma interviene con un post su Facebook.

Gli risponde Dellai: "Traspare un messaggio al Pd, che dovrebbe maturare un'opinione al riguardo"

Di MONICA RUBINO
04 gennaio 2018

ROMA - Francesco Rutelli torna all'attacco sulla polemica che riguarda il simbolo della lista centrista "Civica-popolare", alleata con il Pd e appena lanciata dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, assieme al gruppo di ex alfaniani. Il logo del nuovo soggetto politico, che sarà presentato ufficialmente domattina, contiene al suo interno anche il disegno di una margherita, oltre alle sigle delle varie componenti che ne fanno parte, ossia i centristi per l'Europa di Casini, quelli di Lorenzo Dellai e l'Idv.

Alcuni giorni fa il collegio dei liquidatori della Margherita nazionale di rutelliana fondazione, soggetto politico in via di chiusura giuridica, ha avanzato una diffida contro la lista di Lorenzin proprio sulla questione del simbolo. E oggi Rutelli rinfocola la querelle su Facebook, affermando che si è trattato di "una furbizia di bassa lega, il tentativo di utilizzare l'esperienza provinciale della Margherita trentina. Ottima esperienza, ma strettamente locale".

Dellai, titolare del simbolo della Margherita, gli risponde, tagliando corto: "Mi pare che Rutelli parta da un presupposto che non c’è, sia dal punto di vista giuridico che sostanziale. Nessuno intende utilizzare il simbolo della Margherita nazionale, oggi in liquidazione. Noi facciamo riferimento a un movimento politico che si chiama "Unione per il Trentino", presente anche in Senato, con una rappresentanza eletta nelle ultime elezioni con un logo che è diverso e ben distinguibile da quello della Margherita".

Sul piano giuridico, quindi, Lorenzin e i suoi non hanno nulla da temere. Ma se si guarda la questione dal punto di vista politico, le cose cambiano: "Dalla presa di posizione di Rutelli traspare forse un messaggio al Pd - continua Dellai - e in questo caso il partito di Renzi potrebbe anche maturare un'opinione al riguardo. Mi auguro che si chiarisca rapidamente. Nessuno può impedirci di metterci insieme ad altri né di presentarci alle elezioni".
 

© Riproduzione riservata 04 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/04/news/lista_lorenzin_polemica_simbolo_margherita_rutelli-185791631/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S3.4-T1
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« Risposta #56 il: Gennaio 15, 2018, 12:09:37 »

Grasso: "Nessuna pregiudiziale verso il M5S. Renzi ha attuato le politiche di Berlusconi"
Il leader di Liberi e uguali a Circo Massimo su Radio Capital.
Sulle elezioni regionali: "Nessun odio verso il Pd, in Lombardia non c'erano i presupposti per un accordo"

Di MONICA RUBINO
15 gennaio 2018

ROMA - "Non siamo una forza politica irresponsabile ma rigorosa: se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare". Con questa motivazione Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali spiega a Circo Massimo su Radio Capital perché il suo partito ha deciso di sostenere il candidato del Pd Nicola Zingaretti nel Lazio e non appoggiare Giorgio Gori in Lombardia. Incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini afferma poi che LeU non ha "nessuna pregiudiziale nei confronti dei Cinquestelle". E accusa Renzi "di aver messo in pratica le politiche di Berlusconi".

• IN LOMBARDIA NON CI SONO PRESUPPOSTI PER INTESA
"Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi - spiega il leader di Leu - e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall'assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica. Sono contro il personalismo della dirigenza".

"Non c'è nessun rancore né odio nei confronti del Pd - continua il presidente del Senato -  Erano state proposte delle primarie e invece si è avuto un candidato imposto. Gori ha appoggiato il referendum autonomista di Maroni, non ha dimostrato nessuna visione in discontinuità rispetto alle attuali politiche del Pd. Tutto questo è stato valutato dalla base, che aveva il polso della situazione". E precisa: "Il punto non è vincere o perdere ma che cosa andiamo a fare. Se c'è o meno una svolta nelle politiche regionali".

• RENZI HA ATTUATO LE POLITICHE DI BERLUSCONI
Poi aggiunge: "Su scala nazionale non ci sono i presupposti per un'intesa. Le politiche del Pd vanno da un'altra parte, lo stesso Renzi ha detto che è riuscito a fare quel che Berlusconi non ha fatto. Se si continuano a percorrere le direzioni che vanno fuori dal centrosinistra, non possiamo essere d'appoggio e di aiuto al Pd".

• NO A PREGIUDIZIALI VERSO IL M5S
Grasso chiarisce che le frizioni con Laura Boldrini in merito alla questione del rapporto con il M5S sono già risolte: "Per Leu il pluralismo è normale, le polemiche sono spesso giornalistiche e sono rientrate. Ci sono posizioni diverse da ricondurre a unità". E definisce i Cinquestelle "un soggetto politico con cui fare i conti", anche se sono "inaffidabili, ondivaghi, con loro è difficile trattare". Non si sbilancia su possibili accordi, tuttavia afferma che Leu non ha nessuna pregiudiziale contro il Movimento: "Useremo lo stesso metodo adottato in Lombardia e Lazio, valuteremo il loro programma". In ogni caso l'unica vera pregiudiziale culturale e ideologica "è nei confronti della destra".

• ABOLIRE BUONA SCUOLA E JOBS ACT
Tra le riforme da abolire Grasso cita la Buona scuola, "che ha scontentato un po' tutti" e il Jobs Act, che "ha creato lavoro precario: lavoriamo di più e guadagniamo di meno". Ma anche la legge Fornero è da rivedere: "Il sistema pensionistico non è equo, penso a dare un futuro anche ai precari".

• LE QUESTIONI APERTE CON IL PD
Secondo il leader di Leu, inoltre, il cambio di tono di Matteo Renzi che non si propone più direttamente come futuro premier, è positivo ma non sufficiente. E anche "Gentiloni, seppure abbia creato un clima diverso - aggiunge - ha compiuto scelte in linea con quelle di Renzi". Poi conclude: "Non chiedo passi indietro a nessuno. Sono io che voglio fare passi avanti. E poi sono loro che vanno indietro da soli. Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Votare per noi può far costituire un centrosinistra che invece va perdendo pezzi da tutte le parti".

Quanto alla querelle aperta con il Pd, che pretende da Grasso la restituzione dei contributi arretrati al partito, l'ex magistrato risponde: "Un lato squallido della campagna elettorale: nessun presidente del Senato o Camera ha mai dato un contributo alla sua parte politica. Non me l'hanno mai chiesto, nemmeno quando mi hanno proposto di candidarmi in Sicilia. Solo quando ho accettato di guidare Liberi e uguali. Pensare che sia io il responsabile della cassa integrazione dei lavoratori del Pd è veramente squallido".

© Riproduzione riservata 15 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/15/news/pietro_grasso_circo_massimo_radio_capital-186515128/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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« Risposta #57 il: Gennaio 15, 2018, 12:13:16 »

Siamo alle solite: come sempre avvenuto nella sinistraSinistra, si porta l'attacco all'avversario come persona con paragoni indegni di una sana opposizione.

Le politiche attuate dagli ultimi governi sono quelle del PD (Letta, Renzi e Gentiloni).
Dire di non avere nessun odio per il PD, ma dimostrarlo verso le persone a chi giova?

Errori antichi, commessi da personaggi nuovi alla politica, a chi servono? 
Non certo agli Italiani.

ggiannig
Su Fb commento a Grasso del 15/01/2018
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« Risposta #58 il: Gennaio 18, 2018, 08:49:49 »

Regionali, Gori: "Con Leu saremmo pari nei sondaggi con Fontana. Non sprechiamo occasione storica"
Il candidato del Pd alla presidenza della Lombardia torna sul tema della mancata intesa con Liberi e uguali: "Abbiamo obiettivi comuni, le divisioni sono tutte politiche"

di MONICA RUBINO
17 gennaio 2018

ROMA - "Non sprechiamo l'occasione storica di porre fine a 23 anni di governo della destra". Il sindaco di Bergamo e candidato del Pd alla presidenza della Lombardia Giorgio Gori, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, non nasconde il suo rammarico di fronte alla mancata intesa con Liberi e uguali, che ha schierato Onorio Rosati. E cita gli ultimi sondaggi, che lo vedono cinque punti dietro ad Attilio Fontana, il candidato salviniano del centrodestra: "Fontana non è in largo vantaggio, è in stretto vantaggio, di cinque punti. Gori più Rosati sarebbero pari".

"Altri appelli non ne faccio - continua Gori incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini - Dico solo che abbiamo obiettivi comuni, in tutte le situazioni in cui ci troviamo a ragionare, dall'ambiente alla sanità, troviamo comunanza di idee. Le divisioni sono tutte politiche". E ritiene che la ragione del no di LeU a un'alleanza per le regionali in Lombardia "stia a Roma, nella profonda avversione a Matteo Renzi" che "offusca" certi dirigenti, per i quali "perfino far vincere uno come Fontana diventa secondario". Gori ammette di aver apprezzato chi si è espresso a favore di un'intesa, come il governatore toscano Enrico Rossi. E si augura di "risentire nuovamente Grasso".

Quanto all'uscita infelice di Fontana, che ha difeso a Radio Padana la "razza bianca", Gori commenta: "Nella Costituzione il termine 'razza' è impiegato in senso opposto, cioè per superare le discriminazioni e andare oltre. Che Fontana, da avvocato, non lo capisca è un problema". E aggiunge: "ll suo è stato un lapsus freudiano, ha detto quello che pensa. Non credo debba ritirarsi dalla corsa. Ma la Lombardia non è una regione di razzisti".

"Gli immigrati arrivati dall'Africa sono 500mila persone, meno dell'1% della popolazione. Non si può parlare di invasione. La gente è contro l'immigrazione incontrollata, che tracima nell'illegalità, spiega ancora il sindaco di Bergamo. Anche il ragionamento 'rubano lavoro agli italiani', "è una sciocchezza. Sto andando in giro per la Lombardia e sto incontrando imprenditori che hanno difficoltà a trovare operai da assumere", conclude Gori.

© Riproduzione riservata 17 gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/politica/2018/01/17/news/giorgio_gori_lombardia_circo_massimo-186657574/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P1-S2.3-T1
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« Risposta #59 il: Gennaio 21, 2018, 12:24:58 »

Da "green economy" a "green society": l'agricoltura come scelta di vita

Il libro di Maurizio Martina sulla sua esperienza da ministro

Di MONICA RUBINO
20 Gennaio 2018

L'agricoltura come occasione per passare dalla green economy alla green society. È questa l'idea di fondo che ha spinto Maurizio Martina a scrivere Dalla terra all'Italia - Storie dal futuro del Paese (Mondadori), un libro sulla sua esperienza da ministro delle Politiche Agricole. La terra e il mondo agricolo oggi sono anche un laboratorio di cittadinanza grazie a tante buone pratiche che stanno fiorendo. Quelle di quanti migrano, in particolare dai Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo, per arrivare da noi a reinventare nuovi modelli di economia e integrazione.

"Negli ultimi quattro anni - scrive Martina -  le imprese fondate da stranieri sono volate a doppia cifra aumentando del 21,3%. Tutto questo non è 'solo' economia. È cittadinanza forte, consapevole, propositiva, includente. Che interagisce col territorio, soprattutto con i nostri giovani imprenditori".
 
Nel libro si parte proprio dalle storie di tanti under 40 che hanno scelto l'agricoltura come campo di futuro. Dal 2014 a oggi si è passati infatti da 55mila a 70mila aziende condotte da giovani. "Per me rappresenta uno dei risultati più importanti di questa legislatura - continua il ministro -  per loro dobbiamo continuare l'impegno di questi anni, dare strumenti di salvaguardia del reddito concreto e fare della sostenibilità una leva di competitività.

Sono componenti centrali della tripla A italiana: agricoltura, alimentazione e ambiente. Anche per questo abbiamo lanciato l'idea di un ministero dell'Alimentazione per l'Italia. Una scommessa culturale e sociale, ancora prima che economica e produttiva".
 
Momento centrale del rilancio dell'agro-alimentare italiano è stato Expo 2015. Ma Martina ricorda anche i provvedimenti portati a segno, dalla legge contro il caporalato a quella contro gli sprechi alimentari. E cita la sua battaglia in Europa a favore della tracciabilità degli alimenti e di un'etichettatura chiara e trasparente per i consumatori. Ma c'è ancora tanto da fare: le agromafie imperversano, il territorio va tutelato così come il reddito di chi lavora la terra. Per il ministro "si tratta di riconoscere il lavoro e la passione di centinaia di persone che quotidianamente praticano nuova economia e nuova società mettendo in campo nuovi strumenti di protezione e promozione sociale. La scommessa principale penso che oggi sia proprio questa: fare comunità".
 
© Riproduzione riservata20 Gennaio 2018

Da - http://www.repubblica.it/economia/2018/01/20/news/da_green_economy_a_green_society_l_agricoltura_come_scelta_di_vita-186885841/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P10-S2.2-T1
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