LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: MONICA RUBINO.  (Letto 7677 volte)
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« Risposta #30 il: Aprile 11, 2017, 06:15:28 »

Orfeo tampinato dai giornalisti. Ma i due "inviati" sono dello staff M5s
Il direttore del Tg1 nel mirino di due finte "Iene" pentastellate.
Il Pd: "Grave azione da parte di dipendenti di un gruppo parlamentare. Grasso intervenga".
Lupi (Ap): "È stalking". Di Battista: "Se Renzi prova a bloccare Report va bene?"

Di MONICA RUBINO
11 aprile 2017

ROMA - Sono due componenti dello staff dei 5s al Senato i personaggi che, imitando lo stile delle "Iene", hanno preso di mira il direttore del Tg1 Mario Orfeo. Il M5s attacca infatti sul blog di Beppe Grillo e sui social il direttore del telegiornale Rai, accusandolo di aver relegato in secondo piano l'inchiesta Consip e aver censurato il discorso di Virginia Raggi alle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati europei. In un video, pubblicato sul sito del fondatore, una persona che si qualifica come giornalista, accompagnata da un operatore che gira le riprese, pone in due momenti diversi alcune domande a Orfeo, cogliendolo di sorpresa per strada. "Riguardo alla gestione del Tg1 -  gli viene chiesto -  perché Grillo e Di Battista indagati per diffamazione per una querela sono stati tutti i giorni sopra le prime pagine del vostro telegiornale, mentre sul caso Consip, nulla...niente da dire?". Il giorno successivo i due incalzano di nuovo Orfeo mentre è al telefono e sta per salire sulla sua auto e gli chiedono: "Direttore ci può rispondere come mai ha censurato la Raggi per i Trattati di Roma? Per favore ci risponda. Non usi il telefonino alla guida, mi raccomando. Scappa anche oggi?". Il direttore se ne va senza rispondere. Una scritta in sovraimpressione lancia l'hashtag #OrfeoRispondi, che in breve tempo rimbalza sui social e viene rilanciato su Twitter da moltissimi esponenti grillini, a cominciare da Luigi Di Maio.

Il video induce a pensare che si tratti di giornalisti mandati da qualche testata. Invece i due personaggi, il giornalista Matteo Incerti e il camionista e videomaker Nicola Virzì, detto "Nick il Nero", fanno parte dello staff dell'ufficio comunicazione M5s del Senato, mandati in missione dal Movimento per un'operazione di evidente propaganda. I due sono stipendiati, insomma, dai 5s attraverso i finanziamenti destinati ai gruppi parlamentari, cioè con soldi pubblici. Si trovano dunque esattamente nella stessa situazione che il Movimento imputa al direttore. Sul blog di Grillo infatti si legge: "Orfeo è un giornalista che dirige la più importante testata d'informazione della Rai, la televisione pubblica. Cioè di tutti i cittadini e pagata dagli stessi con il canone. Delle risposte ai cittadini che gli pagano lo stipendio sono più che dovute".

Unanime la reazione del Pd di condanna dei metodi pentastellati. I senatori dem chiedono l'intervento dell'Ufficio di Presidenza del Senato e affermano in una nota: "È gravissimo che dei dipendenti di un gruppo parlamentare, pagati con soldi pubblici, si siano finti giornalisti per meri interessi di partito". Stefano Lepri aggiunge: "Orfeo risponde agli organi di vigilanza parlamentari, non ai 5s". Per Raffaele Ranucci, componente della commissione di Vigilanza Rai, "l'aggressione costante di Beppe Grillo & co al direttore del Tg1 sta assumendo sempre più i contorni di una vera e propria intimidazione". Concetto rincarato da Francesco Russo: "Queste forme di autogiustizia ricordano i tempi bui del nostro Paese". Mentre il deputato Ernesto Carbone si chiede: "Tra poco faranno picchiare i giornalisti non graditi?". Anche Maurizio Lupi, capogruppo Ap alla Camera, interviene sul caso in commissione Vigilanza: parla di "stalking" contro Orfeo e chiede chiarimenti al presidente Roberto Fico "sull'utilizzo improprio dei dipendenti dei gruppi". Persino Maurizio Gasparri di Forza Italia commenta: "Oggi siamo ai pedinamenti, a quando l'aggressione fisica?". E Renato Brunetta twitta a nome del gruppo FI alla Camera: "M5S chieda scusa a Orfeo".

Più tardi arriva anche la replica del Movimento, attraverso Alessandro Di Battista: "Il M5S fa domande a Orfeo, legittime, e il Pd grida allo scandalo. Poi Renzi cerca di bloccare il servizio di Report e va bene?" afferma il deputato grillino nel corso di una conferenza stampa al Senato sull'inchiesta del programma Rai sul salvataggio de L'Unità da parte di Massimo Pessina e i suoi legami con l'Eni. Poi con un nuovo post sul blog di Grillo: "Il problema per Pd, Forza italia e altri partiti, sono due dipendenti del gruppo comunicazione del M5s Senato che fuori dall'orario di lavoro e a loro spese, hanno educatamente rivolto alcune domande al direttore del Tg1".

© Riproduzione riservata 11 aprile 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/04/11/news/orfeo_tampinato_dai_giornalisti_ma_i_due_inviati_sono_dello_staff_m5s-162714133/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_11-04-2017
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« Risposta #31 il: Aprile 28, 2017, 12:23:09 »

Primarie Pd, Orlando: "Se Renzi dovesse guardare a Berlusconi, chiederò referendum
Il candidato alle primarie Pd Andrea Orlando ospite del videoforum di Repubblica Tv
Il candidato alla segreteria dem e ministro della Giustizia al videoforum di Repubblica Tv: "O vince il Pd o vince Renzi"

Di MONICA RUBINO
27 aprile 2017

ROMA - Un referendum interno al partito per scegliere con chi allearsi, in caso di sistema elettorale proporzionale. A lanciare l'idea è il candidato alle primarie e ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite del videoforum di Repubblica Tv: "Se ci sarà da scegliere se andare al governo con Berlusconi o Pisapia, io chiederò la convocazione di un referendum tra gli iscritti come prevede il nostro Statuto".

Per il Guardasigilli insistere sul Mattarellum, come ha ribadito l'ex segretario anche durante il confronto su Sky di mercoledì sera, significa di fatto bloccare la riforma della legge elettorale in Parlamento: "Parlare di maggioritario non significa nulla - afferma Orlando -  Bisogna introdurre un premio di governabilità alla coalizione, che permetta a chi arriva primo di avere qualcosa in più".
 
Orlando: ''Se Renzi dovesse guardare a Berlusconi, chiederò referendum''
Per il ministro della Giustizia il popolo di centrosinistra alle primarie dovrà pronunciarsi su un punto: "O vince il Pd o vince Renzi. Le due cose non sono conciliabili". Insomma per Orlando la scelta per gli elettori democratici sarà tra il partito personale dell'ex premier e un nuovo centrosinistra, che il Pd deve impegnarsi a ricostruire per vincere.

Per Orlando, infatti, l’ex segretario "cerca una rivincita" dalla sconfitta del 4 dicembre: "Mi è spiaciuto che al confronto su Sky il tema del referendum sia stato derubricato - spiega il Guardasigilli - Avrei voluto spiegare perché gli errori compiuti dal governo Renzi hanno avuto nell'esito referendario una cartina di tornasole". I settori più deboli della società, che hanno votato No in segno di protesta, "non si riconoscono nel Pd, non si sentono raccontati", insiste Orlando e aggiunge: "Continuare a dire che il peggio è alle spalle risulta insultante per chi si trova ancora in difficoltà".
 
Legge elettorale, Orlando: ''Renzi ha bloccato tutto''
E, a chi, a cominciare da Renzi, lo accusa di essere stato per tre anni al governo con lui e aver avallato ogni scelta, il ministro replica: "Ho sempre detto che il Pd non era nelle condizioni di svolgere una funzione riformista. Abbiamo calato tutte le riforme dall'alto, dal governo". Sul perché non si sia dimesso da ministro, Orlando sottolinea: "Mi sembrava mio dovere istituzionale portare la riforma della giustizia penale fino in fondo".

Sul tema migranti, in merito alle affermazioni del procuratore di Catania su presunti legami fra alcune Ong e trafficanti di uomini, Orlando puntualizza: "Spero che la procura di Catania parli attraverso le indagini, gli atti, perché credo sia il modo migliore. Se il pm ha elementi in questo senso faremo una valutazione. In generale, non è giusto ricostruire la storia delle Ong come la storia di collusi con i trafficanti, è una menzogna".
Orlando: "Togliere le mele marce nelle Ong, ma non generalizzare"

© Riproduzione riservata 27 aprile 2017

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/primarie-pd2017/2017/04/27/news/primarie_pd_videoforum_con_andrea_orlando-164001436/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_27-04-2017
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« Risposta #32 il: Maggio 03, 2017, 10:10:29 »

Primarie Pd, la mappa del voto: calo di elettori nelle regioni "rosse"
Al Sud Renzi ha vinto con percentuali minori, ma la diminuzione dei votanti è stata più contenuta rispetto al 2013.
Affluenza più alta di quattro anni fa in Puglia, Basilicata e Abruzzo

Di MONICA RUBINO
02 maggio 2017

ROMA - La partecipazione alle primarie del Pd domenica scorsa è stata più larga del previsto, con circa due milioni di elettori. Ma all'appello mancano più di 800mila voti rispetto alla precedente tornata del 2013. E mentre il comitato di Andrea Orlando rivendica per il ministro della Giustizia il 22,6% contro il 19,5% reso noto dall'organizzazione del partito, nelle regioni si fanno i conti e i confronti con le primarie di quattro anni fa. I "desaparecidos" del voto si sono concentrati nelle regioni "rosse", come Toscana ed Emilia Romagna, dove la scissione si è fatta sentire di più. E dove, paradossalmente, il trionfatore Matteo Renzi ha vinto con percentuali molto alte, a fronte però di un maggiore calo di elettori. Segno che il Partito democratico che esce da queste primarie è diventato più "renziano" e meno partecipato in termini assoluti.
 
Meno voti nelle regioni "'rosse". Osservando la mappa del voto regione per regione, vediamo ad esempio che in Toscana l'ex premier vince con il 79%. Ma gli elettori calano: dai 393mila del 2013 si passa ai 210mila attuali. Dimezzata la partecipazione in Emilia Romagna, dove Renzi vince con il 74%. Ma si passa dai 415mila elettori delle primarie 2013 ai 216mila di domenica scorsa. Stesso fenomeno in Umbria: l'ex segretario riconfermato prende rispettivamente l'80%, ma si passa dai 71mila elettori del 2013 ai 41mila attuali. E nelle Marche: vittoria per Renzi con il 77%, ma calo di votanti da 93mila di quattro anni fa ai 47 mila di domenica. Significativo, poi, il dato di alcune città tradizionalmente di sinistra: a Bologna si passa da 98mila a 54mila, Reggio Emilia da 55mila a 30mila, a Livorno da 14mila del 2013 ai 7mila del 30 aprile. Dimezzamento anche a Roma, dove si sono recati ai gazebo in 77mila contro i 150mila del 2013 (nella Capitale Renzi vince con il 70%).
 
Il Nord. Meno elettori anche al Nord, ad eccezione della Lombardia dove il calo di votanti è stato più contenuto (Renzi prende il 76% e si passa dai 377mila del 2013 ai 226mila del 2017). In Veneto, Renzi vince con il 72,5% ma gli elettori diminuiscono da 177mila a 90mila. In Friuli Venezia Giulia, la regione governata dalla renziana Debora Serracchiani, l'ex premier vince con il 66,9%, ma i votanti calano da 47mila a 25mila. Dimezzamento netto in Trentino Alto Adige: Renzi vince con il 73%, ma si passa da 28mila a 14 mila. In Piemonte l'ex segretario viene riconfermato con il 75%, ma gli elettori diminuiscono da 164mila a 90mila. In Liguria Renzi vince con il 64,4% e si passa da 82mila a 48mila votanti. Infine, in Valle d'Aosta, l'ex premier vince con il 70% su 1888 votanti contro i 3569 del 2013.
 
Più voti al Sud. Il Sud, invece, è in controtendenza. Ad eccezione della Calabria, Renzi vince con percentuali più basse ma il calo di elettori è più contenuto. Anzi in alcuni casi, come la Basilicata, la Puglia e l'Abruzzo, si registra un aumento di votanti.
 
In Calabria Renzi prende il 75% e gli elettori passano da 89mila del 2013 a 70mila del 2017. In Sicilia vince con il 65% e i votanti diminuiscono da 129mila a 110 mila. In Campania prende il 68,5% e si passa da 192mila a 151mila. In Basilicata Renzi vince con il 61,82%, ma gli elettori aumentano da 32mila del 2013 a 41mila del 2017.

La Puglia è l'unica regione in cui ha vinto il governatore Michele Emiliano con il 62% (Renzi invece si è fermato al 32%) e si è avuto un aumento dei votanti da 123mila del 2013 a 151mila del 2017. In Abruzzo l'ex premier vince al 65%: hanno votato 45mila persone contro le 40mila del 2013. E in Molise prende il 63% delle preferenze su 11.813 votanti contro i 12.600 del 2013. Renzi vince anche in Sardegna con il 70%, con 43mila votanti contro i 59mila del 2013.
 
© Riproduzione riservata 02 maggio 2017

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/primarie-pd2017/2017/05/02/news/primarie_pd_la_mappa_del_voto_calo_di_elettori_nelle_regioni_rosse_-164427445/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1
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« Risposta #33 il: Giugno 13, 2017, 05:26:10 »

Renzi a Rep Tv: "Non diamo Grillo per morto". Legge elettorale: "Nessun patto extra-costituzionale"
Il segretario del Pd ospite del videoforum sulle elezioni comunali: "Pareggio fra centrodestra e centrosinistra, ora i rigori". Sulla sconfitta a Rignano: "Nessuno può negare il legame con il caso Consip". E sulle alleanze: "Aperti a Pisapia, non a D'Alema"

Di MONICA RUBINO
13 giugno 2017

ROMA - "Grillo boccheggia, Renzi galleggia, Berlusconi festeggia?". Il segretario del Pd Matteo Renzi non condivide questa analisi sulle elezioni comunali. E parla di una chiara sconfitta del M5S, al ballottaggio solo in otto comuni su 140. Mentre per il Pd non si è trattato di un insuccesso: "Intanto abbiamo conquistato Palermo e Cuneo al primo turno e poi siamo al ballottaggio in 18 capoluoghi". Per il segretario dem non è vero che il Pd, in questa tornata elettorale, si è nascosto dietro alle liste civiche: "Non ci credo alla crisi dei grandi partiti. I sondaggi dicono che il Pd è al 30%. Poi vedo i socialisti francesi al 5%, anche in Olanda sono al 5%, gli altri partiti in difficoltà. Eviterei di fare tutta l'erba un fascio".

Le elezioni comunali. Dal punto di vista politico siamo di fronte a un "sostanziale pareggio fra centrodestra e centrosinistra, ora ci saranno i rigori", continua Renzi. E avverte: "Non diamo per morto Grillo. Il M5S c'è, è una forza politica. Non so per quanto tempo andrà avanti, se si guarda a un caso come l'Ukip di Farage. Se ragionano di scie chimiche e danno sempre la colpa agli altri, perdono credibilità. Quindi sì, sono in difficoltà, ma sono un avversario alle prossime politiche".

E continua: "Cinque anni fa i grillini governavano a Parma, Comacchio e Mira. Le hanno perse tutte e tre, perché a Comacchio il sindaco rieletto è un fuoriuscito del Movimento. Così come Pizzarotti a Parma, al ballottaggio. A Mira invece il candidato pentastellato al duello finale non ci è nemmeno arrivato. Questo però, ribadisco, non significa che Grillo sia finito. In compenso lui ha fatto un post per attaccarci, dicendo che noi siamo spariti".

La sconfitta che brucia di più al segretario dem, però, è quella della sindaca uscente di Lampedusa, Giusi Nicolini: "Dispiace che abbia perso, perché rappresentava i nostri valori", ammette.

Caso Consip. A Rignano sull’Arno il Pd è andato male, un dato di fatto che offre a Renzi lo spunto per ritornare sul caso Consip: "Mi trova uno che neghi l'equazione tra le vicende Consip e il fatto che abbiamo perso a Rignano? Negli ultimi sei mesi chi non è stato su Marte ha visto questo scandalo costante della vicenda di Rignano. Poi si è scoperti che pezzi dell'Arma fabbricavano prove false. Io non smetterò mai di chiedere la verità".

Legge elettorale. Dopo il fallimento dell'accordo politico a quattro sul sistema tedesco, l'ex premier torna a difendere il maggioritario: "Io sono per la democrazia decidente, un modello basato su un meccanismo che faccia scegliere i cittadini e che non sia rigorosamente proporzionale. Ma gli italiani hanno detto no il 4 dicembre e hanno votato per la democrazia rappresentativa. Io da allora ci ho rinunciato. In Parlamento non ci sono i numeri per una legge maggioritaria".

No alle larghe intese. Renzi nega inoltre che dietro il patto sulla legge elettorale ci fosse un "patto extra-costituzionale" o un accordo di coalizione con Berlusconi: "Le grandi intese arrivano, se arrivano, Quando c'è lo stallo. Non è l'opzione mia, né di nessuno". E aggiunge: "L'accordo con Berlusconi ce lo avete in testa voi giornalisti. Io so che l'ha fatto Bersani, nel 2011 e nel 2013, e l'ha fatto Letta nel 2013. Berlusconi ha fatto di tutto per far fallire il referendum e non è propriamente il mio migliore amico. Detto questo il Cavaliere rappresenta Forza Italia. Io ho voluto al tavolo FI, Grillo, la Lega e la sinistra radicale. Se ci sono 4 leader di partiti che si mettono d'accordo e scelgono insieme le regole del gioco non è un patto extracostituzionale, ma parlamentare". E conclude: "L'accordo è passato in commissione, ma poi chi l'ha fatto fallire in aula sono stati i Cinquestelle".

Elezioni nel 2018. "Adesso si voterà a scadenza naturale", aggiunge il segretario Pd e chiarisce: "Non abbiamo mai chiesto le urne anticipate. Comunque ora sarà molto difficile riaprire il tavolo della discussione sulle regole del voto". Per ora, dunque, il Pd non prenderà nuove iniziative: "Se proponiamo qualcos'altro ci denunciano per stalking. Abbiamo fatto il referendum, il ballottaggio, il Mattarellum, il Rosatellum, il Tedesco... La cosa migliore è prendersi un po’ di tempo. Il punto vero è che tra gli italiani contano i voti, non i veti".

Pd "allargato" e apertura a Pisapia. Le ultime elezioni amministrative hanno segnato il ritorno delle coalizioni. Renzi apre a Giuliano Pisapia e avanza l'ipotesi di un Pd 'allargato': "Dipende da quale legge elettorale ci sarà, ma se ci sarà la possibilità di individuare dei candidati, vedremo se con preferenze o collegi, vogliamo mettere persone delle associazioni e del terzo settore nelle liste. E siamo disponibilissimi a dialogare con Pisapia e Boldrini. Non c'è nessun cambio di strategia. Io con Pisapia non ho mai chiuso".

Con Sinistra italiana, invece, non ci sono punti di contatto: "Con Fratoianni l'alleanza non la faccio perché su Jobs act e investimenti la pensiamo in modo diverso. Sono i contenuti a definire le alleanze, l'alleanza di centrosinistra può arrivare al 40%". Anche con lo "scissionista" Massimo D'Alema il dialogo è impossibile: "È un'ipotesi negata dalla realtà, quelli se ne sono andati perché non volevano dialogare con noi".

No all'Unione-bis. Infine, sul tema delle future coalizioni, sottolinea: "Ben venga tutto quello che serve a tenere insieme il centrosinistra, purché non si torni a un'Unione-bis, da Turigliatto a Mastella. Serve serietà. Chi è il presidente del Consiglio che è stato mandato a casa due volte? Se c'è una persona che sa cosa gli hanno fatto, nel 1998 e nel 2008, è proprio Romano Prodi".

Le sei leggi da non tradire. Quanto ai provvedimenti rimasti a metà strada, Renzi puntualizza: "Non riusciremo a portare a termine tutte quelle che avete scritto voi di Repubblica. La cannabis sicuramente non passerà. Su ius soli e biotestamento ci sono le condizioni per chiudere. Idem per processo penale e codice antimafia".

No aumento tasse. Quanto alla manovra di ottobre, il segretario Pd rassicura: "Possiamo stare tranquilli che le tasse non aumenteranno. La linea del Pd è il non-aumento delle imposte, ed è quella che Gentiloni sostiene".

Risposta a Grillo sui campi Rom. Sullo stop chiesto da Grillo ai campi rom, Renzi risponde: "Credo che siano le classiche dichiarazioni per prendere in giro gli italiani. Io a Firenze l'ho smontato un campo rom. Bisogna saper distinguere tra chi delinque e chi vuole andare a scuola. Io l'ho fatto, Grillo in questo momento ha un problema: si sta accorgendo che la realtà è più complicata del blog e la politica più difficile dell'algoritmo".

Il quotidiano l'Unità. Infine, sulla situazione critica dell'Unità, il segretario del Pd conclude: "L'editore non riesce a trovare il pareggio. Non è del Pd, è stata venduta a un privato. Cercheremo di stare vicini alle famiglie, però è di un privato. Vorrei che si guardasse a quali erano i numeri quando noi siamo arrivati. Non erano buoni...".

© Riproduzione riservata 13 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/06/13/news/videoforum_rep_tv_matteo_renzi-167981322/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1
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« Risposta #34 il: Giugno 27, 2017, 11:23:34 »

Comunali, Renzi tira dritto: "Il risultato è 67 a 59".
Orlando: "Il Pd ha perso"
Il centrodestra strappa alla sinistra 12 città capoluogo.
La minoranza interna al Pd e gli scissionisti di Mdp lanciano l'assalto al fortino.
Ma la leadership renziana non è messa in discussione. Il 10 luglio convocata la direzione

Di MONICA RUBINO
26 giugno 2017

ROMA - "67 a 59". Così il segretario del Pd Matteo Renzi sintetizza su Twitter, citando l'analisi di Youtrend, i risultati complessivi di queste elezioni comunali mentre la minoranza interna e gli scissionisti di Mdp lanciano l'assalto al fortino. Con Andrea Orlando, suo sfidante al Congresso, che lo invita a non usare le parole della vecchia politica: "Il Pd ha perso le amministrative, non si può parlare di risultato a macchia di leopardo". Per il Guardasigilli, che domani riunirà la sua area e poi con Gianni Cuperlo sarà alla manifestazione del 1° luglio di Giuliano Pisapia a piazza Santi Apostoli, il segretario ha l'onere di "ricomporre un campo politico", riposizionando il partito. Ma le comunali non possono avere "conseguenze sul governo".

Se, in totale, il centrosinistra si è aggiudicato più comuni sopra i 15mila abitanti, fra primo e secondo turno, è pur vero però che il centrodestra unito è riuscito a strappare alla sinistra i capoluoghi maggiori e alcune delle sue roccaforti storiche, a cominciare da Genova per continuare con La Spezia fino a Piacenza e Pistoia. Il centrodestra si è però imposto anche in comuni più piccoli ma fortemente simbolici, come Budrio dove la sinistra governava da 70 anni, e Sesto San Giovanni, soprannominata la "Stalingrado d'Italia".

LO SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2017

Centrodestra vincente. Il turno di ballottaggio premia dunque i candidati di centrodestra, che sono riusciti ad archiviare un ottimo recupero rispetto al primo turno di voto, quando furono eletti 29 sindaci di centrosinistra contro solo 13 del centrodestra. Al secondo turno però - rileva il flusso di dati di Youtrend - i candidati sindaci del centrodestra sono riusciti a spuntarla in 46 grandi comuni, riuscendo ad arrivare, sommando i 13 del primo turno, a ben 59 eletti. Il centrosinistra invece al secondo turno è riuscito a vincere in 38 municipi, arrivando così - con i 29 del primo turno - a 67.
 
Il bilancio del M5S. Ballottaggio decisivo anche per il M5S, che riesce a migliorare un dato nel complesso deludente, strappando 8 comuni, fra cui Carrara, Guidonia e Fabriano (rispetto al nulla di fatto del primo turno). Risultato in linea con il recente passato per le liste civiche, sempre più presenti in tutti i territori del Paese, che sono riuscite ad insediare 20 primi cittadini, 7 eletti al primo turno e 13 al ballottaggio.
 
Le città capoluogo. Come accennato, il centrodestra è riuscito a strappare al centrosinistra 12 città capoluogo: Genova, l'Aquila, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Asti, Pistoia, Como, Rieti, Lodi e Oristano. Il centrosinistra invece è riuscito a imporre un cambio di colore a Padova e a Lecce, riuscendo a "tenere" a Palermo - dove si è imposto largamente con Leoluca Orlando già al primo turno - Taranto, Lucca e Cuneo.
 
Renzi si difende. Nel complesso, però, c'è poco da festeggiare, come riconosce anche il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, che a urne chiuse afferma senza mezzi termini: "Abbiamo perso". Un'ammissione che contrasta con il tweet mattutino di Renzi, che posta il già citato grafico realizzato da Youtrend, relativo ai comuni sopra i 15mila abitanti.

Minoranza Pd all'attacco. Al Nazareno, intanto, ci si prepara a un vero e proprio assedio di chi - dalla minoranza interna, agli "scissionisti" di Mdp, fino alla sinistra di Pisapia -  spingerà sulle alleanze e un "nuovo centrosinistra". Gli avversari interni proveranno a "riaprire il congresso".

Ma i renziani invitano l'opposizione interna e, in particolare, Orlando ad andarci piano nell'analisi: i risultati peggiori si sono avuti nella sua Liguria, han perso candidati civici di centrosinistra, il che mostra che "coalizione non è una risposta". Di mettere in discussione la leadership di Renzi non se ne parla, affermano al Nazareno. Per ora la linea del segretario non cambia. "Il risultato è locale e a macchia di leopardo" ribadisce il segretario, le politiche sono "un'altra cosa", le coalizioni non sono necessariamente la ricetta per battere la destra. Proprio i ballottaggi - notano i suoi - dimostrano che bisogna smetterla di lacerarsi ed elucubrare sulle alleanze, ma lavorare a un Pd "largo" per battere la destra al voto.

© Riproduzione riservata 26 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/06/26/news/comunali_renzi_sotto_assedio_ma_tira_dritto_il_risultato_e_67_a_59_-169150272/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2
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« Risposta #35 il: Luglio 29, 2017, 05:59:06 »

Pd, conti in rosso. Cassa integrazione per 174 dipendenti
La misura proposta dal partito in un incontro con i sindacati e la rappresentanza dei lavoratori. Che propongono strade alternative

Di MONICA RUBINO
27 luglio 2017

ROMA - Quando in un'azienda i conti sono in rosso si corre ai ripari tagliando i costi, compresi quelli del lavoro. E questo vale anche se l'azienda è un partito, nel nostro caso il Pd, e i lavoratori sono i 174 dipendenti che lo mandano avanti. Questa mattina in una riunione fra il tesoriere dem Francesco Bonifazi, i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati, il Pd ha richiesto la cassa integrazione per 12 mesi per tutti i dipendenti del partito. L'intenzione è di dare avvio alla procedura ufficiale per l'utilizzo della Cig con l'apertura di un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro. Ma i lavoratori frenano e invitano a ponderare anche soluzioni alternative, come i prepensionamenti o i contratti di solidarietà.
 
Secondo il Pd l'incontro di stamane si è svolto in un clima disteso e costruttivo e i lavoratori si sarebbero dimostrati consapevoli delle difficoltà in cui si trova il partito. Ma la versione dei dipendenti è un po' diversa: qualche tensione c'è stata, nessun lavoratore fa i salti di gioia quando gli viene proposta la cassa integrazione. Alla perplessità sulle modalità con cui il partito ha impostato la contrattazione con i lavoratori, si unisce anche il dispiacere per la tempistica: "Perché parlarne il 27 luglio, a ridosso delle vacanze estive? Siamo sicuri che la Cig sia l'unica strada possibile?", si chiede Maurizio Chiocchetti, uno dei rappresentanti eletti dai lavoratori. Di fatto i dipendenti del Nazareno sono consapevoli della gravità della situazione finanziaria del partito, che ha un buco di 9 milioni sul bilancio del 2016 e conta di recuperarne 3 dall'introduzione della cassa integrazione. Il nuovo tesoriere Bonifazi nel dicembre 2013 ha ricevuto dal suo predecessore Antonio Misiani un partito in forte difficoltà, che aveva perso 10,8 milioni di euro dopo la chiusura dei rubinetti del finanziamento pubblico. Prima di arrivare a proporre la cassa integrazione ha resistito tre anni, praticando tagli fino all'80% su servizi e fornitori. La situazione è migliorata ma i conti ancora non tornano e non resta che mettere mano alla spesa per il personale. Che costa 8 milioni all'anno. Troppi, secondo il Nazareno, che calcola il costo medio per addetto in 5.500 euro contro i 3.300 di un dipendente della Cgil. Numeri che però vengono contestati dai lavoratori del Pd secondo cui il confronto è campato per aria: "Quella cifra comprende l'intero costo per l'azienda, compresi gli oneri contributivi, è scorretto parlare di "lordo", come abbiamo letto su qualche giornale", afferma Lucio Cafarelli della rappresentanza interna. "Abbiamo chiesto il quadro esatto degli stipendi - aggiunge Chiocchetti - e anche le età dei dipendenti per capire chi è più prossimo alla pensione. E fare un ragionamento compiuto".
 
Oltre ai suo dipendenti, il Nazareno ha intenzione di intervenire anche sui parlamentari "morosi". Ossia quelli che non hanno versato tutti i mesi al partito la cifra di 1500 euro, una regola -o meglio un dovere morale - sottoscritta nel momento in cui si accetta la candidatura alla Camera o al Senato. Qualcuno, incluso per sbaglio nell'elenco dei debitori, smentisce con forza. Come il renzianismo Ernesto Carbone che specifica: "Non ho nessun debito, ogni mese dal mio conto parte il bonifico automatico al partito". Qualcun altro non conferma né smentisce, come Ugo Sposetti, ex tesoriere Ds: "È il minimo che poteva fare il Nazareno dopo la mia opposizione sui vitalizi. Sono tranquillo, le azioni miserabili rimangono tali". Chi, ancora, promette verifiche come il deputato Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi e inventore degli 80 euro: "Se manca qualcosa, ovviamente integrerò". Altri, come Simone Valiante, chiedono di rateizzare il debito. Ma dovranno sbrigarsi a mettersi in regola, perché Bonifazi promette di far partire una lettera a tutti i morosi in cui minaccia di pubblicare i loro nomi sul sito del Pd, così come consentito dall'articolo 40 comma 5 dello Statuto. Altre entrate per i partiti, a parte il 2 per mille Irpef, non ce ne sono. Attingere agli stanziamenti pubblici destinati a gruppi parlamentari non è così automatico. Un'eccezione è stata fatta, ad esempio, in occasione della campagna di comunicazione per il referendum costituzionale. In compenso, diversamente che in passato, chi oggi guida i dipartimenti o chi fa parte della segreteria non prende stipendi aggiuntivi, che sia o meno parlamentare. Un taglio necessario attuato sin dalla prima segreteria renziana.
 
© Riproduzione riservata 27 luglio 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/07/27/news/pd_conti_in_rosso_cassa_integrazione_per_174_dipendenti-171782857/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1
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« Risposta #36 il: Agosto 27, 2017, 09:10:40 »

Dal Pd al M5S, la battaglia delle feste di partito
Fra Imola e Rimini, la Romagna protagonista dei raduni politici di fine estate. Cl parte per prima con il suo meeting. Ma è derby fra democratici e bersaniani, che festeggeranno a Napoli. Evento Cgil a Lecce, tre festival per Sinistra italiana

Di MONICA RUBINO
17 agosto 2017

ROMA - Quando il segretario del Pd Matteo Renzi terrà il comizio finale alla Festa nazionale del partito a Imola, a un'ottantina di chilometri di distanza Beppe Grillo chiuderà la kermesse di Rimini del M5S. La Romagna a fine settembre sarà il terreno di scontro tra le due principali forze politiche che si fronteggeranno alle prossime elezioni. Ma quest'anno la battaglia delle feste di partito si annuncia serrata. A complicarne la geografia non è solo la coincidenza di date e luoghi, ma anche la concorrenza fra democratici e bersaniani (le feste locali del lavoro degli scissionisti di Mdp, che terranno il loro evento nazionale a Napoli, si sovrappongono a quelle dell'Unità, che hanno mantenuto il nome nonostante il giornale non ci sia più). Senza contare la frattura del Pd con l'Anpi e la Cgil, che quest'anno non avrà lo stand a Imola ma organizzerà il suo evento a Lecce, sempre negli stessi giorni del raduno nazionale dei democratici. Sinistra italiana, invece, organizzerà ben tre festival in tre distinte località. Ma la prima a partire è Comunione e liberazione, con il meeting annuale di Rimini.

Cl, Rimini. Il consueto appuntamento organizzato dalla Fondazione Meeting di Comunione e liberazione a Rimini quest'anno si terrà dal 20 al 26 agosto. Fra gli ospiti attesi anche il premier Paolo Gentiloni e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. A parte il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, a questa edizione non sono stati invitati altri esponenti leghisti e nemmeno cinquestelle.

Pd, Imola. Dal 9 al 24 settembre a Imola, in provincia di Bologna, si terrà la festa nazionale dell'Unità. Il luogo prescelto è il Parco Lungofiume, con qualche puntatina nel vicino Autodromo, ma senza disturbare la normale attività del circuito. Previsti vari bar, una balera e uno spazio per la musica dal vivo. Centinaia i volontari impegnati.

M5S, Rimini. Presso l'area della Fiera, dal 22 al 24 settembre si terrà la quarta edizione della kermesse Italia 5 Stelle: "Sarà un momento di festa come tutti gli anni, ma servirà anche a darci la carica che ci accompagnerà fino al giorno delle politiche", scrive Grillo sul suo blog, annunciando che proprio a Rimini saranno comunicati risultati della votazione online "che avrà decretato il candidato premier". E sarà proprio durante l'evento che, aggiunge il fondatore del M5S, "il nostro candidato farà il suo primo discorso ufficiale".

Mdp, Napoli. Se le feste locali del lavoro si incrociano con quelle dell'Unità, l'evento nazionale di Mdp si terrà a Napoli dal 27 settembre al 1° ottobre, non dunque in concomitanza con quello del Pd a Imola. Un appuntamento per parlare soprattutto di lavoro nella splendida cornice del cortile del Monastero di Santa Chiara, nel cuore del Centro Antico, tra piazza del Gesù e piazza San Domenico Maggiore. In programma dibattiti culturali e politici aperti al pubblico, percorsi artistici e spettacoli musicali. Cinque punti ristoro, giochi per bambini, diversi stand per associazioni e movimenti impegnati sul territorio.

Sinistra italiana: Reggio Emilia, Barletta e Torino. Ben tre le iniziative di Si per il mese di settembre. Il momento centrale, che si terrà nel centro di Reggio Emilia, dal 20 al 24 settembre, è dedicato all’eguaglianza. A Barletta, in Puglia, dal 7 al 10 settembre, il festival affronterà il tema della diseguaglianza tra il Nord e il Sud del Paese. Infine a Torino, ai Murazzi del Po, dal 26 al 30 settembre, in contemporanea con il G7 industria, lavoro e ricerca che in quei giorni si svolgerà alla Reggia di Venaria, l'evento sarà invece dedicato al 99%, alla cosiddetta "maggioranza invisibile".

Cgil, Lecce. Il sindacato guidato da Susanna Camusso tiene a battesimo la festa "dell'altra sinistra". A Lecce, il 15, 16 e 17 settembre, nelle stesse date in cui il Pd tiene la sua kermesse nazionale a Imola, la Cgil offre un palco alla sinistra-sinistra e invita a parlare di "lavoro e di popolo" l'inglese Jeremy Corbyn, il francese Jean-Luc Mélenchon, lo spagnolo leader di Podemos

Pablo Iglesias. Oltre a tutto il panorama della sinistra italiana, da Giuliano Pisapia, a Mdp e Sinistra Italiana. Il sindacato quest'anno ha deciso di non montare il suo stand alla Festa dell'Unità di Bologna, dove era presente dal dopoguerra. E nemmeno a quella nazionale di Imola.

© Riproduzione riservata 17 agosto 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/08/17/news/pd_m5s_battaglia_feste_di_partito-173212130/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P2-S1.6-T1
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« Risposta #37 il: Agosto 27, 2017, 09:15:16 »

Barcellona, la strage dei turisti: sulla Rambla morti e feriti di almeno 35 nazionalità.
La vittima più giovane è un bambino spagnolo di tre anni. Tre gli italiani uccisi.
Centotrenta i feriti, di cui sedici in gravi condizioni

Di MONICA RUBINO
18 agosto 2017

È strage di turisti di tutto il mondo nell'attentato terroristico di ieri pomeriggio sulla Rambla di Barcellona. Tredici i morti, tra cui un bambino spagnolo di 3 anni - la vittima più giovane - e centoventi i feriti di almeno 35 diverse nazionalità, di cui 17 molto gravi, come conferma l'Agenzia di Protezione civile catalana. Al drammatico conteggio si è aggiunta una quattordicesima vittima: si tratta di una donna di 61 anni di Saragozza raggiunta da colpi d'arma bianca nel secondo attacco avvenuto nella notte a Cambrils, dove altre 6 persone sono rimaste ferite. Tra i morti della Rambla ci sono anche tre italiani: Bruno Gulotta, 35 anni, di Legnano, che era in vacanza nella città catalana con la moglie e i due figli piccoli. Luca Russo, 25 anni, di Bassano del Grappa (Treviso), che era a Barcellona con la fidanzata Marta Scomazzon, rimasta ferita e ancora ricoverata per alcune fratture. E Carmen Lopardo, lucana di 80 anni ma da 60 residente in Argentina. Altri due nostri connazionali feriti lievemente (uno dei due è Gennaro Taliercio, operaio di 33 anni originario di Pozzuoli, in provincia di Napoli) sono stati già dimessi dall'ospedale, come conferma l'Unità di crisi della Farnesina.
 
La polizia di Barcellona ha inoltre accertato che tra le tredici vittime ci sono tre cittadini tedeschi e una donna belga, Elke Vanbockrijck, 44 anni, di Tongeren, in vacanza con il marito e i figli di 11 e 14 anni. La sua scomparsa è stata confermata anche da un tweet del ministro degli Esteri del Belgio, Didier Reynders:
 
Secondo il quotidiano El Mundo, sono già stati effettuati gli esami autoptici sui corpi delle persone finora decedute. Sono stati prelevati anche campioni di dna ed effettuati gli esami delle arcate dentarie. Tra i primi corpi identificati quello di Francisco Lopez Rodriguez, 56 anni, originario di Lanteira (Granada) ma residente a Rubì (Barcellona). Assieme a lui ha perso la vita anche il suo piccolo pronipote, Javi Martínez, di soli tre anni. Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha confermato che anche un cittadino statunitense è morto nell'attentato di Barcellona.

Come detto, per le autorità spagnole le vittime, tra morti e feriti, provengono da 35 diversi Paesi di tutto il mondo. I servizi d'emergenza catalani hanno poi dettagliato la lista delle nazionalità delle persone coinvolte: tedesca, algerina, argentina, austriaca, australiana, belga, marocchina, canadese, cinese, colombiana, romena, venezuelana, cubana, ecuadoriana, egiziana, spagnola, statunitense, filippina, francese, britannica, greca, olandese, taiwanese, honduregna, olandese, ungherese, italiana, irlandese kuwaitiana, macedone, mauritana, pakistana, peruviana, dominicana e turca.

All'elenco va aggiunta anche una cittadina portoghese di 74 anni che, secondo fonti del governo di Lisbona riportate dall'agenzia di stampa spagnola EFE, sarebbe fra le 13 vittime della Rambla. Sua nipote, una ragazza di 20 anni, risulterebbe invece dispersa.

E mentre a Roma - come in tante altre città europee -  sui pennoni della facciata di Palazzo Chigi, accanto alle bandiere italiana ed europea, è esposta anche quella spagnola, tutte e tre a mezz'asta in segno di lutto, la Procura della Capitale ha aperto un'inchiesta sui fatti di Barcellona: attentato con finalità di terrorismo il reato ipotizzato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, che ha affidato le indagini sugli italiani deceduti ai Ros.
 
Il governo di Parigi fa sapere invece che nell'attentato sono rimasti feriti 26 cittadini francesi. Tra questi, 11 versano in gravi condizioni. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si è recato in Spagna per incontrare i suoi connazionali rimasti coinvolti nell'attacco.
 
Tra i feriti è stata accertata inoltre la presenza di tre olandesi, quattro australiani, cinque cubani, tredici tedeschi, un cinese di Hong Kong, un taiwanese e un americano. Tre cittadini marocchini, tra cui un bimbo di sei anni, versano in condizioni molto critiche. Un bambino australiano di sette anni, Julian Cadman, risulta disperso. Julian ha doppia cittadinanza, australiana e britannica. La madre è in ospedale, in condizioni gravi ma stabili. Il nonno Tony Cadman ha postato su Facebook una foto del bimbo chiedendo informazioni su di lui.

Sul suo account ufficiale di Twitter, la Protezione civile catalana ha pubblicato il numero di telefono 900400012 attraverso il quale le famiglie delle vittime possono localizzarle e avere informazioni. Il numero di emergenza dell'Unità di crisi della Farnesina, invece, è 0636225.
 
© Riproduzione riservata 18 agosto 2017

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2017/08/18/news/attentato_a_barcellona_le_vittime-173294737/?ref=RHPPTP-BL-I0-C12-P1-S1.12-T2
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« Risposta #38 il: Settembre 20, 2017, 10:30:27 »

Ius soli, Prodi: "Approvarlo dopo la finanziaria. Ma serve lavoro pedagogico"
L'ex premier: "La riforma della cittadinanza non va confusa con il tema degli sbarchi". La tenda? "Nel Pd c'è il divieto di campeggio, questo è il problema. Ma l'unità del centrosinistra è l'unica strada percorribile"

Di MONICA RUBINO
18 settembre 2017

ROMA - Sgombrare il campo dagli equivoci che hanno finito per mescolare lo ius soli con i flussi migratori. È la priorità per Romano Prodi, intervistato da Massimo Giannini a Radio Capital, secondo cui la riforma della cittadinanza può essere approvata "dopo la finanziaria". Ma, precisa l'ex premier, serve davvero "un lungo lavoro pedagogico spiegando che non c'entra niente con gli sbarchi di oggi. Lo Ius soli non è una legge altamente permissiva".

L'appello di insegnanti ed educatori

L'inchiesta: La rotta segreta degli scafisti italiani
Migranti. Quanto ai provvedimenti adottati dal ministro dell'Interno Marco Minniti sui migranti, Prodi sostiene che "finora ha dato buoni risultati", ma per risolvere il problema libico "bisogna mettere attorno al tavolo i due contendenti più le 10-15 tribù più importanti, sennò non si risolve niente. Bisogna tenerli intorno al tavolo finché non si è d'accordo. Spero che l'intesa di Minniti tenga e sia forte". Per il Professore bisogna guardare in prospettiva: "Aiutarli a casa loro è giustissimo, ma è un discorso di lungo periodo, poi c'è l'emergenza da affrontare". La chiave è la cooperazione internazionale: "Bisogna ritrovare una politica europea per l'Africa intera - aggiunge - Europa e Cina dovrebbero cooperare per lo sviluppo africano".

La finanziaria. A proposito della legge di Bilancio, Prodi quest'anno vede qualche spiraglio di trattativa: "Qualche respiro c'è perché la crescita è aumentata. Ma visto che entreremo in una turbolenza politica dobbiamo dare almeno il messaggio che vogliamo diminuire il peso del debito, o rischiamo di diventare l'oggetto delle tensioni di tutti i mercati internazionali, è un film già visto". L'errore di questi anni, secondo l'ex premier, "è che la riduzione deficit/Pil non è avvenuta, mentre basterebbe un messaggio di riduzione di questa tendenza".

Il centrosinistra. Sul futuro del centrosinistra, poi, Prodi sostiene che l'unica strada percorribile è quella di ricostruire un'alleanza fra le forze riformiste. E riprende la metafora del campeggio: "La tenda? Nel Pd c'è il cartello di divieto di campeggio, questo è il problema. Quando ho fatto l'Ulivo era di una semplicità estrema. Io lo zaino lo tengo sulle spalle e faccio di tutto perché non ci sia più il cartello di campeggio, bisogna creare le condizioni politiche perché il riformismo riprenda a camminare". Quanto al suo tentativo di fare da collante, Prodi ammette: "Non è andato bene. Ma è quella la direzione, bisogna riprovarci: non avrebbe senso che forze riformiste non si mettano assieme anche sul piano elettorale. Altrimenti significherebbe che l'Italia è rimasta a quattro secoli fa, al tempo della divisione in stati".

Le elezioni, continua il Professore, "le vincono coloro che danno un messaggio di poterle vincere. Se si vuole che non vinca il passato", come Silvio Berlusconi, "bisogna tornare a un dialogo o un riconoscimento della linea comune da parte del centrosinistra, altrimenti è ovvio che vincerà qualcun altro". Certamente anche il M5S rappresenta un avversario pericoloso. "Hanno raccolto un po' di tutto, il grande vantaggio di chi raccoglie lo scontento è che la gente non chiede loro la soluzione, questo dà una grandissima libertà di movimento. La gente non chiede cosa pensate ma cosa criticate".

© Riproduzione riservata 18 settembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/09/18/news/ius_soli_prodi_approvarlo_dopo_la_finanziaria-175801470/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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« Risposta #39 il: Settembre 21, 2017, 04:45:49 »

"Approvare senza modifiche il codice antimafia"

Arci, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Uil, Legambiente e Libera si rivolgono alle forze politiche: "È un atto di responsabilità in un momento storico nel quale le mafie e la corruzione hanno dimostrato la loro pervasività"
 
Di MONICA RUBINO
21 settembre 2017

ROMA - Un primo appello lo avevano rivolto all'inizio del 2017 a governo e Parlamento perché si desse alla luce la riforma del Codice antimafia entro la fine della legislatura. E oggi, Arci, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Uil, Legambiente e Libera, si rivolgono di nuovo alle forze politiche, affinché il testo, passato a luglio al Senato, venga approvato in via definitiva a Montecitorio senza modifiche. In base alle ultime indiscrezioni, infatti, ci sarebbe un accordo nella maggioranza per dare l'ok al provvedimento la prossima settimana alla Camera. Ma assieme a un ordine del giorno che impegnerà il governo a "depotenziarlo", cancellando in tempi rapidi la parità piena tra corruzione e mafia. Come? Eliminando dal testo il punto più controverso della legge, ossia il sequestro preventivo dei beni ai corruttori che in questo modo verrebbero equiparati ai mafiosi.

 "Approvare il Codice Antimafia è un atto di responsabilità", affermano nell'appello sindacati e associazioni. "Chiediamo a tutte le forze politiche di approvare senza modifiche alla Camera il testo ricevuto dal Senato, dimostrando in tal modo di avere coscienza di compiere un atto politico di responsabilità, a distanza di 35 anni dall'approvazione della legge Rognoni-La Torre e in un momento storico nel quale le mafie e la corruzione hanno dimostrato la loro pervasività e la loro capacità di inquinare parti della pubblica amministrazione, dell'economia e della società".

 Secondo i sottoscrittori dell'appello, infatti, il nuovo Codice antimafia "non solo rafforza strumenti già esistenti", come appunto l'Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, "ma migliora la normativa in vigore, in particolare per quanto riguarda le misure di prevenzione, tenendo conto dell'esperienza applicativa precedente alla riforma e di alcune criticità che si sono manifestate nella gestione degli immobili e delle aziende sottratte alle mafie e al crimine organizzato". A conforto di ciò, viene citato anche il riferimento a una specifica delibera del Csm dello scorso 13 settembre, in cui è stata chiesta al legislatore un'accelerazione sulla riforma.
 
© Riproduzione riservata 21 settembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/09/21/news/_approvare_senza_modifiche_il_codice_antimafia_-176088929/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P5-S1.4-T1
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« Risposta #40 il: Settembre 27, 2017, 12:27:32 »

Bersani: "La sinistra? Rischia di fare la fine del coniglio davanti al leone"

Il leader di Mdp, ospite a Circo Massimo su Radio Capital, commenta il voto in Germania.
E risponde a Matteo Renzi: "Un conto è la ditta, un altro la proprietà"

Di MONICA RUBINO
26 settembre 2017

ROMA - La sinistra, in Italia, rischia di fare "la fine del coniglio davanti al leone", così come è successo in Germania. L'autore della metafora è Pier Luigi Bersani, ospite su Radio Capital di Circo Massimo, condotto da Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini. Per il leader di Mdp la ragione della sconfitta della sinistra alle elezioni tedesche va ritrovata nei danni provocati dalla globalizzazione: "Ormai sono alcuni anni che il mondo ne paga i colpi. Se si vuole ritirare le fila della sinistra si deve curare le ferite in modo alternativo rispetto alla destra - spiega - Se invece gli si tira la volata, balbettando le stesse ricette, non se ne può venire fuori. In Italia da tre anni sta vincendo la destra, i cattivi pensieri stanno girando nella parte più debole della popolazione. Hanno votato a destra dove c'era il disagio e lì è servito anche il pensiero anti-immigrati".

Elezioni Germania, Bersani: "La sinistra rischia di fare la fine del coniglio con il leone"
"In Italia, la crisi della sinistra è tutta colpa di Renzi?", chiedono i conduttori di Circo Massimo. "Avrebbe un bel fisico Renzi se fosse il solo colpevole della crisi della sinistra. La sinistra in Italia è rimasta indietro: promuove ancora gli ideali neoliberisti di Blair. Il tempo nuovo l'hanno visto di più persone come Corbyn e Sanders (rispettivamente il socialista britannico e quello americano più famosi del momento, ndr). Adesso è ora di proteggere la gente sulla base dei nostri valori".

L'ex ministro risponde anche alla stoccata ricevuta alla chiusura della Festa nazionale dell'Unità a Imola da Renzi, che lo ha accusato di aver causato la scissione per risentimento personale. "Un conto è la ditta, un conto è la proprietà - replica Bersani -  Se avessi avuto risentimento personale me ne sarei andato dal partito dopo i 101 franchi tiratori (che affossarono l'elezione di Prodi a Capo dello Stato, ndr). E io so chi sono. Ho resistito tre anni. Renzi ha governato per tre anni con i voti, pochi o tanti, che ho preso io, ha ribaltato ciò che avevo promesso agli elettori. Non si preoccupi di noi, che porteremo acqua al centrosinistra, si preoccupi delle sue responsabilità. Se questo porterà alla vittoria lo vedremo. Il discrimine tra noi e Renzi sono i contenuti".

Bersani contro Renzi: "Un conto è la ditta, un altro la proprietà"
Quanto al rapporto tra Mdp e il leader di Campo progressista, Bersani aggiunge: "Giuliano Pisapia è perfettamente in grado di fare il federatore. È l'uomo giusto perché può interpretare una realtà che non si aspetta l'uomo solo al comando". L'obiettivo, per l'ex segretario Pd, è quello di "rianimare un centrosinistra che è spaccato tra chi ci prova ancora col il Pd, che sono sempre meno, e chi non va a votare. Questa direzione di marcia non apre una prospettiva".

Tra gli altri temi toccati anche la manovra economica e lo ius soli. Quanto al primo punto, di fronte alle minacce più o meno velate da parte di Mdp di non votare la legge di bilancio, Bersani risponde all'invito alla responsabilità del governo. E sottolinea l'intreccio tra finanziaria e legge elettorale: "Cari Gentiloni, Padoan e Calenda, alla nostra responsabilità ci pensiamo noi, voi pensate alla vostra. Loro ritengono responsabile non dare un segnale di correzione ad alcune politiche come quelle del lavoro? Ritengono responsabile fare appello a noi per la legge di stabilità, mentre si fa la legge elettorale con la destra? Sono responsabili o provocatori?". E conclude: "Bersani non farà venire di certo la troika ma da qui a là ci sono tante cose".

Infine sulla riforma della cittadinanza, bloccata al Senato e che rischia di non vedere la luce in questa legislatura, afferma: "Io prendo per buono quello che dice Minniti, ma è il momento di accompagnare un atteggiamento sicuritario con una proposta di civiltà. Non si può dire a un bambino che non è italiano perché ci sono i barconi e gli stupri. Così tiriamo la volata alla destra".

L'ultima battuta è sul caso Consip: "C'è bisogno di chiarezza su tutte e due i fronti, se c'è stata una deviazione delle indagini è un fatto grave, ma dall'altra parte qualcosa è successo. Ma non credo ai complotti".

© Riproduzione riservata 26 settembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/09/26/news/bersani_radio_capital_circo_massimo-176518845/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P4-S1.4-T1
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« Risposta #41 il: Ottobre 04, 2017, 11:21:16 »

Orlando: "Se il Pd perde in Sicilia, non chiedo a Renzi un passo indietro"
Il ministro della Giustizia a Circo Massimo su Radio Capital: "Mdp lavori per l'unità".
Sul processo penale: "Con la riforma gli appelli diminuiranno del 10%"

Di MONICA RUBINO
03 ottobre 2017

ROMA - Dalla riforma del processo penale al dibattito nel Pd sulle alleanze. È un'intervista a tutto campo quella del ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite del programma Circo Massimo condotto da Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini su Radio Capital.

Sul tema dei rapporti con il segretario dem Matteo Renzi, il ministro risponde: "Se il Pd dovesse perdere alle regionali in Sicilia, Renzi dovrebbe fare una riflessione non un passo indietro. Io non gli chiederò di farsi da parte, non ho un'ostilità personale nei suoi confronti. Noi volevamo che si riaprisse il tema della legge elettorale e della coalizione. Il Pd l'ha fatto, vediamo come va a finire questa partita. Io non sono pro D'Alema o pro Renzi, sono per l'unità del centrosinistra e vedo che adesso questo processo è fortemente ostacolato da Mdp più che dal segretario del mio partito".

Sulle primarie di coalizione si dice sostanzialmente d'accordo, anche se non sono la priorità: "Per prima cosa dobbiamo metterci attorno a un tavolo e decidere di fare la coalizione, poi come scegliere la leadership sarà una questione facile da risolvere. L'importante è che la scelta del leader non sia una scusa per non fare la coalizione. Io non mi candiderei comunque, non avrebbe senso, rimango convinto della necessità di separare la figura del candidato premier da quella del segretario".

Processo penale. Quanto alla riforma del processo penale, Orlando poi chiarisce il contenuto dei decreti attuativi approvati ieri in Cdm circa la riduzione dello spazio per gli appelli: "Oggi nel penale il vero collo di bottiglia è il processo d'appello, che è garanzia preziosissima ma anche uno strumento di cui non si deve abusare. Con le nuove norme approvate riteniamo che gli appelli possano diminuire di circa il 10%, con una riduzione dei tempi dei processi".

"Vanno precisati meglio i motivi di appello e quando c'è una condanna - spiega ancora il ministro - il pm non può ricorrere, se non per motivi di violazione di legge e quando ci si trova di fronte a una doppia condanna. L'imputato può sempre fare appello quando si tratti di una condanna, ma non in caso di assoluzione".

Escludere invece l'appello in tutti i casi di assoluzione "richiederebbe una modifica costituzionale e credo che non sarebbe giusto", specifica Orlando: "Un utilizzo più razionale dell'appello è una risposta ma non l'unica per abbreviare i processi. Abbiamo previsto altri strumenti, come l'archiviazione per tenuità del fatto. Dallo scorso anno abbiamo avuto un calo dei procedimenti del 7%. Intanto abbiamo fatto dopo 25 anni un concorso per cancellieri, ed è stata una prova titanica: 77mila persone per mille posti".

Prescrizione. Sulla possibilità di escludere la prescrizione per alcuni reati come la pedofilia o la violenza sessuale, il Guardasigilli risponde: "Preferirei avere delle corsie privilegiate per questi reati per arrivare presto a sentenza più che intervenire sui tempi della prescrizione. Bisogna avere la capacità di seguire il detenuto, immaginare una rete di esecuzione penale, cioè una persona quando esce deve essere 'seguita' nella sua evoluzione da una sorta di carcere invisibile. Ma questo ha ovviamente dei costi molto alti".

41 bis. Orlando commenta poi il decalogo per il 41bis, il regime di carcere duro, che include regole come la possibilità di guardare i cartoni in tv: "Avere regole generali sul 41bis è molto importante, perché oggi avevamo applicazioni diverse nei vari istituti. La finalità del 41bis è impedire che chi è in carcere abbia contatti con l'esterno. Bisogna evitare che ci siano forme di possesso e potenzialità reddituali, ma quando non ci sono cose in conflitto con questa ratio, non bisogna avere elementi di disumanità".

Codice antimafia. Il Guardasigilli, poi, spende parole positive sul Codice antimafia: "Sono d'accordo con quello che diceva ieri Cantone e cioè di guardare al Codice antimafia nel suo insieme. Ancora oggi c'è l'arresto di un amministratore di beni confiscati alla mafia. Credo ci fosse urgenza della legge, che nel suo insieme funziona". Sul sequestro preventivo per i corrotti il ministro esprime solo un dubbio di carattere sistematico: "Già oggi per la corruzione si può procedere a sequestri. Forse si poteva disciplinare il tema in altra sede, non mettendolo lì dentro. Ma penso che avevamo due strade: buttare a mare tutto e andare alla prossima legislatura o approvare la legge e riservarci un monitoraggio".

Intercettazioni. La bozza di decreto delegato, divulgata da Repubblica, consentiva di pubblicare solo le sintesi delle intercettazioni e non il testo integrale, facendola apparire come una legge bavaglio. Ma Orlando rassicura: "Quella prima bozza sarà modificata. Le intercettazioni vanno disposte solo per accertare dei reati, non per supplire alla cronaca o dare un giudizio morale della persona. Ci sarà perciò una richiesta di richiamare le intercettazioni essenziali, non tutte. Ma non per sintesi".

Legge Severino. Infine sulla possibilità di modificare la legge Severino sull'incandidabilità dei condannati, dopo la recente uscita di Silvio Berlusconi ("
Se vinco le elezioni, la cambio"), Orlando afferma: "Le perplessità sono sulla decadenza dalle funzioni dopo la condanna di primo grado. Questo porta alla caduta di amministrazioni locali e forse è da rivedere".

© Riproduzione riservata 03 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/03/news/orlando_circo_massimo_radio_capital-177217946/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
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« Risposta #42 il: Ottobre 12, 2017, 06:06:56 »

Rosatellum bis, sì del governo alla fiducia. Insorgono M5s e Mdp: "Intervenga Mattarella"

L'esecutivo accoglie la richiesta del Pd di blindare il testo per evitare che la riforma elettorale cada di nuovo sotto i colpi dei franchi tiratori. Speranza: "Attacco alla democrazia". M5s: "Atto eversivo"

Di MONICA RUBINO

ROMA - Il governo autorizza il voto di fiducia sul Rosatellum bis. La decisione è stata presa al termine di una riunione del consiglio dei ministri, convocato d'urgenza dopo la richiesta da parte del Pd di blindare la riforma elettorale e metterla al riparo dai voti segreti. Insorgono i partiti contrari alla legge -  Mdp e M5s in testa -  che chiedono l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma il Colle fa sapere che, pur apprezzando l'impegno delle Camere, nulla può decidere nel merito. E mentre i bersaniani di Articolo 1 annunciano il loro no alla fiducia, i grillini chiamano a raccolta i militanti per una grande protesta di piazza.

La legge elettorale, riveduta e corretta, torna quindi nell'aula di Montecitorio alle 15, a quattro mesi dall'incidente sull'emendamento di Micaela Biancofiore, che fece saltare l'accordo tra Pd-Fi-Lega e M5S sul cosiddetto "Tedesco".

• FIDUCIA CONTRO IL VOTO SEGRETO
La più grande preoccupazione della maggioranza, fugata ora dal voto di fiducia, era che la riforma fosse nuovamente affossata sotto il tiro dei franchi tiratori, protetti dai circa 50 voti segreti richiesti dalle opposizioni. Un'incognita a cui Pd, Forza Italia, Ap e Lega (le forze del nuovo patto a quattro sulla legge elettorale) pensavano di rispondere in un primo tempo con la tecnica parlamentare del "canguro", ossia con emendamenti predittivi che avrebbero fatto cadere automaticamente tutti gli altri. Ma poi l'ipotesi del ricorso alla "fiducia tecnica" ha prevalso. In mattinata il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato (che dà il nome alla legge), ha reso pubblica la richiesta del Pd al governo: "Dopo la riunione di maggioranza ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che è opportuna la fiducia per superare il ricorso ai voti segreti". Saranno dunque poste tre fiducie tecniche sui primi tre articoli della legge, quelli oggetto degli emendamenti su cui le opposizioni avrebbero voluto il voto segreto. Il voto finale sul provvedimento sarebbe comunque segreto, come previsto dal Regolamento della Camera.

• L'INSURREZIONE DEL M5S
La possibilità del voto di fiducia scatena la sollevazione del M5s e degli altri partiti contrari alla riforma. Il candidato premier del Movimento Luigi Di Maio annuncia su Facebook due giorni di manifestazioni di protesta: "Siamo in piena emergenza democratica - dice nel videomessaggio - abbiamo bisogno di voi.  Si comincia domani alle 13, in piazza Montecitorio, raggiungeteci per fermare questa vergogna":

Nelle ore precedenti, quando la fiducia era ancora solo un'ipotesi, era intervenuto Danilo Toninelli, deputato M5S ed esperto di sistemi elettorali, invocando su Twitter l'intervento del Capo dello Stato:
 
"Qui si sta scherzando col fuoco - aveva invece commentato Roberto Speranza, coordinatore di Mdp -  Una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento. È oltre i limiti della democrazia". Mentre per Maurizio Lupi, capogruppo di Ap, "la fiducia è un atto di responsabilità". Forza Italia "voterà sì alla legge, pur non partecipando, ovviamente, alla votazione sulla fiducia", chiarisce il capogruppo dei deputati azzurri Renato Brunetta. Lo stesso farà la Lega, con il segretario Matteo Salvini che vuole chiudere la partita al più presto.

•DI BATTISTA IN PIAZZA TRA APPLAUSI E INSULTI
Sulla scia del richiamo del M5s, già questa mattina a piazza Montecitorio alcuni militanti del Movimento si erano dati appuntamento tramite Rousseau. Ai manifestanti pentastellati se ne sono successivamente uniti altri di diversa estrazione: dagli ex forconi del generale Antonio Pappalardo ai no vax, dai leghisti a sostegno del referendum per l'autonomia di Veneto e Lombardia agli indipendentisti neoborbonici con tanto di bandiere del Regno delle Due Sicilie. In mezzo alla variegata protesta è capitato il deputato M5S Alessandro Di Battista, che inizialmente ha pensato si trattasse solo di cittadini vicini al Movimento. Quindi, zainetto in spalla, maniche di camicia e megafono alla mano, ha cominciato a parlare contro la legge elettorale alla folla davanti all'obelisco della piazza. Inizialmente accolto da un applauso, al neo papà sono stati poi indirizzati diversi "vaffa", "che c... ci fai qui?" e "sei un abusivo" soprattutto dai seguaci di Pappalardo.

•GLI EMENDAMENTI
Ne sono stati presentati in tutto 200. Il M5S ne ha depositati 55, fra cui uno con il quale si chiede il vaglio preventivo della Corte costituzionale, senza il quale la legge elettorale non potrebbe entrare in vigore. Mdp ha presentato invece 28 proposte di modifica, tra cui l'introduzione del voto disgiunto e delle preferenze, "a tutela della libertà dell'elettore e contro i nominati", spiega il deputato di Articolo 1 Alfredo D'Attorre. Altri 18 gli emendamenti di Sinistra italiana-Possibile: anche qui l'inserimento del voto disgiunto, l'eliminazione delle coalizioni e delle liste bloccate nel collegio plurinominale, la riduzione del numero di pluricandidature da 5 a 3, la riduzione delle firme per presentare le liste a sottoscrizione digitale. Nessuna modifica è stata richiesta invece da Ap e Pd, mentre sono 7 gli emendamenti di Forza Italia, fra cui due a firma di Francesco Paolo Sisto che però non incidono minimamente sull'impianto: riguardano infatti le modalità di voto degli italiani all'estero. Niente emendamenti dalla Lega, mentre sono 13 le modifiche presentate da Fratelli d'Italia, che chiede un premio di governabilità per chi raggiunge il 40% dei seggi.
 
© Riproduzione riservata 10 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/10/news/rosatellum_bis_voto_aula_camera-177845933/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1
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« Risposta #43 il: Ottobre 18, 2017, 07:09:23 »

Sinistra, Veltroni: "Ritrovare l'umiltà dell'unità per vincere"
L'ex segretario dem a Radio Capital: "ll Pd recuperi il rapporto con Campo progressista e con Mdp per competere con la destra"

Di MONICA RUBINO
16 ottobre 2017

ROMA - "La sinistra deve ritrovare l'umiltà dell'unità: siamo in grado di competere con il centrodestra se ci uniamo". Per Walter Veltroni, ospite di Circo Massimo su Radio Capital condotto da Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini, l'obiettivo prioritario delle forze di centrosinistra è unirsi per sconfiggere la destra alle prossime elezioni.

Secondo Veltroni, che ha preso parte sabato al decennale della fondazione del Pd, "la discussione sulle persone ha ucciso la sinistra italiana, è una questione di volontà politica. Nel momento in cui in Europa la sinistra sparisce, in Italia potrebbe competere con la destra se solo fosse unita. Ma bisogna mettere davanti a tutto gli interessi generali della sinistra e del Paese, che rischia di finire al centrodestra e alla Lega o in mano a nessuno, una prospettiva possibile".

"Il Pd dovrebbe recuperare il rapporto con Campo progressista e Mdp, solo questo ci permetterebbe di andare ben oltre l'attuale 26% (come evidenziato dall'ultimo sondaggio di Ilvo Diamanti su Repubblica, ndr). È un problema di volontà politica, capacità di inclusione e di disponibilità degli altri", sottolinea l'ex segretario dem, aggiungendo: "Con la sinistra divisa sono successe sempre le cose peggiori". E afferma che molti di coloro che oggi votano per il M5s "avevano creduto nella speranza del Pd, ma poi sono rimasti delusi dal correntismo".

Veltroni però avverte: unirsi non significa includere forze che potrebbero stare anche in uno schieramento di centrodestra: "Non ho nostalgia delle grandi coalizioni da Bertinotti a Mastella. La vocazione maggioritaria non significa andare da soli. Ma è l'idea che la sinistra non debba pensare di se stessa di essere talmente debole da unirsi a chi potrebbe andare anche con altri".

Per questo, secondo l'ex segretario dem, un'alleanza tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi "sarebbe un errore, la forza del Pd è nella sua alternatività alla destra".

Insomma, per il primo segretario del Pd la sinistra deve ritrovare sé stessa per tornare a vincere. "Non bisogna avere paura della propria identità. L'identità della sinistra è quella che ha scritto le pagine più belle della storia, e probabilmente è stata la sinistra riformista. La sinistra muore se sparisce, se non ha più il coraggio di se stessa. Quando questa diversità sparisce è un po' come vedere i prodotti tutti uguali al supermercato. La differenza tra destra e sinistra ce la dà l'esempio di Trump e Obama: Trump sta cancellando tutto quello che ha fatto Obama".

Nel commentare la vittoria dei popolari in Austria, Veltroni aggiunge: "La sinistra in Europa sta vivendo una crisi spaventosa: la socialdemocrazia in ogni parte d'Europa vive purtroppo una crisi drammatica perché non ha capito che il mondo è cambiato. La sinistra deve trovare la forza di portare i suoi valori in una società che tende alla parcellizzazione".

© Riproduzione riservata 16 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/16/news/walter_veltroni_circo_massimo_radio_capital-178419293/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1
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« Risposta #44 il: Ottobre 28, 2017, 11:32:23 »

Legge elettorale, Speranza a Gentiloni: "No alla fiducia in Senato, si eviti nuova violenza al Parlamento"
Il leader di Mdp ospite di Circo Massimo su Radio Capital: "Con Rosatellum si decidono le larghe intese. Noi non ci stiamo"

Di MONICA RUBINO
24 ottobre 2017

ROMA - "Mi appello a Gentiloni: evitiamo un'ulteriore violenza al Parlamento italiano. L'occasione è quella di oggi, bisogna permettere al Senato di votare". Roberto Speranza, leader di Mdp, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a Circo Massimo su Radio Capital, auspica che non venga posta la fiducia sulla legge elettorale anche a Palazzo Madama, dove il provvedimento arriva oggi. "Mi chiedo - continua Speranza - se la destra è forte e dobbiamo combatterla, perché poi si fa la legge con Forza Italia e Lega, favorendo la destra? Il Rosatellum divide la sinistra e rafforza la destra" aggiunge.

Per il leader bersaniano, che domenica su Repubblica ha provato a riaprire il dialogo con Matteo Renzi, l'approvazione della legge elettorale spiana, di fatto, la strada delle larghe intese: "L'eventuale fiducia sulla legge elettorale non sarà l'ultimo voto di questa legislatura ma il primo della prossima: vorrà dire che avremo le larghe intese tra Forza Italia e Pd. Io chiedo al Pd di fermarsi prima che sia troppo tardi. Noi con la destra non ci andiamo. Proveremo a costruire un campo di forze più largo possibile, sulla base di contenuti e politiche alternative a quelle renziane, dal Jobs Act alla Buona scuola".

Nonostante il segretario del Pd abbia già risposto a Speranza che il Rosatellum non cambierà, il coordinatore di Articolo uno espone le modifiche che a suo avviso sarebbero necessarie: "Evitare un nuovo Parlamento di nominati, introducendo le preferenze nelle liste bloccate proporzionali oppure aumentando il numero dei collegi uninominali. Inoltre proponiamo il voto disgiunto, per ampliare la possibilità di scelta degli elettori e togliere la camicia di forza in cui vengono costretti oggi i soggetti politici".

Per Speranza, le coalizioni previste dal Rosatellum "sono in realtà farlocche. Ogni lista mantiene il suo simbolo, il suo programma e il suo leader. Sono semplici apparentamenti che il giorno dopo si romperanno. E Renzi e Forza Italia si troveranno a fare un governo insieme".

Infine, sul tema Bankitalia, per
Speranza sarebbe opportuno che Maria Elena Boschi non partecipasse al consiglio dei ministri che dovrà decidere la nomina del governatore: "Sarebbe opportuno un passo indietro, c'è un oggettivo conflitto di interessi".

© Riproduzione riservata 24 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/24/news/roberto_speranza_circo_massimo_radio_capital-179172946/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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