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Autore Topic: ANDREA TORNIELLI.  (Letto 14797 volte)
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« Risposta #15 il: Ottobre 20, 2011, 09:22:52 »

20/10/2011

Cattolici, non è escluso un nuovo partito

ANDREA TORNIELLI

La presenza e le parole del cardinale Bagnasco al «conclave» dei cattolici di Todi sono state sottoposte, negli ultimi giorni, alle interpretazioni più disparate. C’è chi è riuscito a leggervi la decisione di rifondare il partito cattolico («Bagnasco evoca il ritorno alla Dc») e chi invece ha esultato per l’esatto opposto, ritenendo che la ferma riproposizione dei «principi non negoziabili» contenuta nell’intervento del presidente della Cei abbia rappresentato, come ha scritto Giuliano Ferrara sul Foglio , un «fermo tombale alle grandi e piccole manovre per rifare una specie di Democrazia cristiana».

In molti commenti, provenienti soprattutto da politici cattolici del centrodestra, si sono esaltate le parole pronunciate da Bagnasco a Todi quasi per esorcizzare e minimizzare quanto stava avvenendo nel «conclave» umbro, da dove è innegabilmente venuta la richiesta di una politica nuova e di un decisivo cambio di passo, e dove si è manifestata una sostanziale unità tra diverse associazioni impegnate nel sociale, gruppi, movimenti, decisi a voler incidere di più nella politica italiana. Non è stato fondato alcun partito, anche se, al di là delle smentite, lo sbocco in un nuovo «contenitore» non confessionale non è affatto escluso, nel caso l’attuale panorama politico cambi, si scomponga e si ricomponga in modo diverso.

L’idea che siano le gerarchie a benedire o a impedire la nascita di eventuali partiti, soggetti politici o blocchi sociali, è figlia di una logica che vorrebbe i laici cattolici come semplici esecutori degli indirizzi stabiliti nei palazzi ecclesiastici, siano essi la Conferenza episcopale o la Segreteria di Stato vaticana. Dopo la fine della Dc, con la Cei guidata dal cardinale Ruini, la Chiesa in effetti ha assunto un ruolo guida nella società anche sul piano socio-politico per difendere meglio ciò che le stava a cuore, cioè i «principi non negoziabili», come la difesa della vita, della famiglia, della libertà di educazione, in anni che hanno visto diventare sempre più centrali le grandi questioni bioetiche. Ma questo ruolo e le forme con cui si esercita non sono immutabili e non precludono la nascita di nuovi soggetti politici.

Bagnasco, nel suo discorso a Todi, ha riproposto proprio quei principi come irrinunciabili per l’impegno dei cattolici in politica. E nessuno dei presenti li ha messi in discussione. Oltre a questo, però, i cattolici di Todi, richiamandosi all’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, hanno discusso sulla possibilità di trovarsi uniti e organizzati anche su altri temi, dalle riforme del fisco e del mercato del lavoro che diano un po’ di ossigeno alle famiglie e alle imprese, fino a una nuova legge elettorale. Lo hanno fatto senza fondare (per ora) partiti, e soprattutto senza esclusivismi, senza chiedere benedizioni né tantomeno ricevere improbabili veti dall’alto. Lo hanno fatto perché ritengono che le istanze dei loro mondi non siano rappresentate adeguatamente oggi da chi fa politica, che sia cattolico o no.

È stato lo stesso magistero della Chiesa, peraltro, a sancire questa libertà e questa peculiare responsabilità: «Dai sacerdoti – si legge nella costituzione conciliare Gaudium et spes – i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero».

da - http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9340
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« Risposta #16 il: Novembre 19, 2011, 12:04:25 »

16/11/2011

Mario e i suoi fratelli (cattolici)

Monti al governo

Ecco la pattuglia dei ministri dell'esecutivo Monti che godono di un alto gradimento da parte dei vescovi italiani e del Vaticano


Andrea Tornielli
CITTà DEL VATICANO


In Vaticano e ai vertici della Conferenza episcopale italiana si guarda con «attenzione e benevolenza» al lavoro del presidente del Consiglio Mario Monti e si esprime apprezzamento per il fatto che si sia tenuto conto della componente cattolica.

Tre dei nuovi ministri (Lorenzo Ornaghi, neo-ministro dei Beni culturali; Corrado Passera, Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti; e Andrea Riccardi, Cooperazione internazionale e integrazione) sono stati protagonisti del Forum dei cattolici a Todi. Ornaghi e Riccardi sono diretta espressione del mondo cattolico. Del primo è nota la vicinanza alla Conferenza episcopale italiana fin dai tempi in cui era guidata da Ruini, mentre il secondo si muove certamente a suo agio nei palazzi vaticani. Nei giorni scorsi il direttore del quotidiano «Avvenire», Marco Tarquinio, aveva chiesto che nella compagine governativa si tenesse conto anche dell’«altra economia» e dell’«altra diplomazia», e Riccardi è per l’appunto fondatore e leader della Comunità di Sant’Egidio, impegnata su molti fronti internazionali per la pace.

Ma non bisogna fermarsi soltanto a questi tre nomi. Perché, fanno notare le fonti d’Oltretevere, sono cattolici anche Francesco Profumo (Istruzione) e Paola Severino (Giustizia). E gravitano in quest’area anche il nuovo ministro della Sanità Renato Balduzzi, impegnato nel Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale), già collaboratore di Rosy Bindi ed esponente del cattolicesimo democratico e Piero Gnudi, ministro del Turismo e dello sport vicino all'Udc e molto apprezzato nel mondo cattolico ed ecclesiastico.

Insomma, nel nuovo esecutivo italiano i cattolici sono rappresentati anche nelle loro diverse «anime». Ed è stato apprezzata dalla Chiesa la scelta di non inserire nella lista esponenti «tecnici» pubblicamente attestati sulle posizioni più distante da quelle del mondo cattolico in materia di bioetica, come ad esempio Umberto Veronesi o la stessa Emma Bonino.

Sia il Vaticano che la Cei avrebbero preferito che nei mesi scorsi il premier Silvio Berlusconi facesse un passo indientro (o meglio, a lato) per allargare la maggioranza all’Udc di Pierferdinando Casini. Ma dopo la bufera finanziaria e il precipitare degli eventi, quando ormai questa soluzione non appariva più possibile, hanno guardato con attenzione al tentativo di Monti, confidando anche sull’autorevolezza del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, con il quale il rapporto di stima e fiducia è consolidato.

Apprezzamento e soddisfazione viene anche da esponenti del Forum delle associazioni del mondo del lavoro di ispirazione cristiana. «Formuliamo i nostri migliori auguri al neo-nominato Governo, di elevato livello tecnico, del quale fanno parte anche autorevoli esponenti come Ornaghi, Passera e Riccardi, tutti e tre intervenuti al Seminario di Todi», ha detto il presidente dell’Mcl Carlo Costalli. «Ora ci auguriamo che il nuovo governo possa lavorare bene avviando un percorso di indispensabili riforme, nell’interesse dell’Italia e degli italiani, fino alla scadenza naturale della legislatura, per tornare a una normale democrazia dell’alternanza».

E nel 2013 il mondo delle associazioni di Todi e più in generale il mondo cattolico non vuole arrivare impreparato.


da - http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/cattolici-politica-italia-10001/
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« Risposta #17 il: Gennaio 07, 2012, 11:20:01 »

7/1/2012

Se la Curia piglia tutto

ANDREA TORNIELLI

Il quarto Concistoro del pontificato di Benedetto XVI si terrà il prossimo febbraio con la creazione di 22 nuovi cardinali.
Diciotto dei 22 nuovi cardinali hanno meno di 80 anni e dunque sono votanti in caso di conclave. La decisione del Papa conferma una tendenza che si è manifestata negli ultimi anni: aumenta il peso della Curia romana e in particolare dell’Italia. Nella lista che il Papa ha letto ieri, infatti, ben dieci porporati con diritto di voto appartengono alla Curia, cinque di questi sono ex nunzi apostolici. Gli italiani contenuti nell’elenco sono sette, uno soltanto dei quali, Giuseppe Betori, è arcivescovo di una città del nostro Paese. Tutti gli altri ricoprono incarichi nei dicasteri e negli uffici vaticani.

In caso di conclave, gli italiani elettori del nuovo Papa sarebbero trenta su 125. A fronte di questa massiccia presenza curiale – nessuno di coloro che Oltretevere attendevano la berretta rossa è stato deluso – balzano agli occhi delle assenze quanto mai significative: quello del prossimo febbraio sarà un Concistoro senza neanche un cardinale africano, nonostante il successo del viaggio del Papa in Benin e la vitalità dimostrata dalle Chiese del Continente nero. Neanche una berretta rossa va ai vescovi residenziali dell’America Latina, in quello che in altri tempi fu definito «Continente della speranza», dove risiede più della metà dei cattolici del mondo, dove il Papa si recherà tra qualche mese e dove è già in programma la Giornata mondiale della Gioventù del 2013. Nessun vescovo del Medio Oriente diventa cardinale. A parlare sono le cifre. Dopo il Concistoro i cardinali votanti europei saranno 67, che aggiunti ai nordamericani e a quelli dell’Oceania portano a ben 83 gli elettori del Papa appartenenti al Nord del mondo. America Latina, Africa e Asia messe insieme arrivano ad appena 41 elettori. Notevolissimo, in questi equilibri, il peso della Curia: dopo il 18 febbraio, ben 44 dei 125 cardinali elettori, cioè più di un terzo, lavora o ha appena terminato di lavorare nei dicasteri e negli uffici romani. Il quarto Concistoro di Benedetto XVI segna anche il culmine dell’influenza del suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha ottenuto la nomina e la designazione cardinalizia di prelati a lui molto vicini. Per giustificare una tale preponderanza di curiali, è stata applicata la regola non scritta – adottata di volta in volta in modo ferreo o con eccezioni a seconda delle circostanze – che prevede di non dare la porpora agli arcivescovi di diocesi cardinalizie che abbiano il predecessore pensionato con meno di ottant’anni e dunque ancora votante in conclave. Così facendo si sono lasciati senza berretta i pastori di grandi diocesi come Rio de Janeiro, Santiago del Cile, Bogotá, Filadelfia, Los Angeles, Manila, Bruxelles. In base alla stessa regola è stato escluso anche l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia. Non esistono regole non scritte, invece, per chi sta in Curia: anche capi dicastero nominati da qualche mese o da poche ore in ruoli curiali cardinalizi hanno ottenuto immediatamente la porpora.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9623
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« Risposta #18 il: Gennaio 28, 2012, 06:27:01 »

28/01/2012

Le accuse di Viganò e le verifiche del Vaticano

La polemica aperta con la puntata de «Gli intoccabili» su La7: ecco come la Santa Sede indagò sugli episodi citati dall’attuale nunzio negli Stati Uniti

Andrea Tornielli
Citta' del Vaticano

C’è un episodio non detto nella polemica che da giorni riguarda le accuse rivolte dall’allora segretario del Governatorato, il vescovo Carlo Maria Viganò, nominato nunzio negli Stati Uniti dopo aver scritto drammatiche lettere al Papa e al Segretario di Stato Tarcisio Bertone, nelle quali si parla di episodi di «corruzione» in Vaticano. Le lettere riservate del prelato – la cui vicenda venne rivelata da Vatican Insider lo scorso 26 giugno – indirizzate a Benedetto XVI e al suo principale collaboratore, sono state esibite dal giornalista Gianluigi Nuzzi durante la puntata della trasmissione d’inchiesta di La7 «Gli intoccabili».
 
In quelle lettere, Viganò al quale era stato ormai comunicata la decisione del Papa di nominarlo nunzio negli Stati Uniti che lo allontanava (promuovendolo) dal Governatorato dopo neanche due anni e dopo innegabili risultati di moralizzazione e di tagli alle spese, si diceva vittima di un complotto, che era passato anche attraverso alcuni articoli anonimi pubblicati su «Il Giornale», e indicava nomi e cognomi degli ispiratori, citando come ispiratore ultimo monsignor Paolo Nicolini, delegato per i settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani.
 
In una lettera inviata l’8 maggio 2011 al cardinale Bertone, Viganò attribuisce alla responsabilità di Nicolini «contraffazioni di fatture» e un ammanchi,  una «partecipazione di interessi» in società inadempienti verso il Governatorato  «per almeno due milioni duecentomila euro e che, antecedentemente aveva già defraudato “L’Osservatore Romano”, per oltre novantasettemila Euro e l’Apsa, per altri ottantacinquemila». Inoltre Vigano accusava Nicolini di «arroganza e prepotenza nei confronti dei collaboratori che non mostrano servilismo assoluto nei suoi confronti, preferenze, promozioni e assunzioni arbitrarie fatte a fini personali».
 
Nella replica alla trasmissione di La7 che il giorno successivo padre Federico Lombardi ha reso nota su mandato della Segreteria di Stato, sono state fornite indicazioni dalle quali risulta che l’innegabile opera moralizzatrice e risanatrice della gestione Viganò sui bilanci – il presepe in piazza San Pietro, ad esempio, è passato da un costo di 550.000 euro a 300.000 –  è stata un merito non attribuibile soltanto al suo impegno, ma anche a quello del suo superiore diretto, il cardinale Giovanni Lajolo, come pure alla gestione più oculata dei Musei Vaticani: tutto ciò ha permesso ai conti di tornare in attivo di qualche milione di euro, mentre in precedenza di registrava un pesante deficit.
 
Quello che non è stato rivelato dal comunicato della Santa Sede, è che sulle accuse di Viganò a Nicolini è stata svolta un’inchiesta interna, affidata a una commissione disciplinare, presieduta da un ex uditore della Rota Romana, monsignor Egidio Turnaturi. La commissione ha ascoltato i testimoni citati nelle drammatiche lettere del prelato. Per quanto riguarda gli articoli anonimi su «Il Giornale», si è concluso con l’«indimostrabilità» delle attribuzioni messe nero su bianco da Viganò, mentre dopo le indagini si sono rivelate non fondate altre accuse relative a monsignor Nicolini, anche se la commissione ha ritenuto riscontrati i rilievi riguardanti il suo carattere e ha suggerito di prendere provvedimenti.
 
Questo tassello è importante per ricostruire la vicenda, perché altrimenti si potrebbe essere indotti a pensare che le segnalazioni di irregolarità o di reati rimangano senza seguito Oltretevere. «Ovviamente – spiega a Vatican Insider un’autorevole fonte vaticana – monsignor Viganò ha fatto il suo dovere denunciando riservatamente ai superiori ciò che riteneva necessario denunciare. Ma non si deve immaginare che le sue denunce siano state considerate carta straccia o prontamente archiviate».
 
La decisione del Papa, messo a conoscenza degli esiti dell’inchiesta e  consultati Bertone e Lajolo, è stata di nominare l’arcivescovo nunzio apostolico negli Stati Uniti: innegabilmente un «promoveatur ut amoveatur», se è vero che al prelato era stata in qualche modo «promessa» la successione ai vertici del Governatorato con annessa porpora cardinalizia. La decisione è stata presa a motivo del clima di tensione che si è venuto a creare nello Stato della Città del Vaticano. E le parole di Lombardi sulla piena fiducia nutrita dal Pontefice verso Viganò, sta a indicare il riconoscimento dei suoi meriti nel processo di risanamento. Certo, ci si potrebbe anche domandare per quale motivo, se si sono considerate tutte infondate le accuse rivolte dal prelato nelle lettere, lo si è considerato poi degno di ricoprire un incarico delicato e di prestigio qual è quello di capo dell’ufficio diplomatico di Washington, responsabile dei rapporti con la Casa Bianca e stretto collaboratore del Papa nella scelta della classe dirigente della Chiesa statunitense. Un incarico che richiede equilibrio, riservatezza e ottime capacità diplomatiche.

Un’altra domanda riguarda la continuazione o l’eventuale rallentamento, del processo di risanamento operato da Viganò. E su questo dovrebbe rimanere alta l’attenzione, fuori e dentro le mura, per evitare che si ripetano o continuino episodi oggettivamente scandalosi, tanto più un periodo di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo. È stato scioccante apprendere che un presepe composto di una stalla o di una grotta ricostruita in Piazza San Pietro costava tanto quanto una bifamiliare nella campagna romana. Quest’anno, il primo dopo la «cura Viganò», il presepe è costato come l’anno precedente, 300.000 euro, e secondo alcune indiscrezioni si starebbe lavorando per dimezzarne il costo nel 2012.
 
Di certo, anche se nel comunicato padre Lombardi tendeva a stemperare le tensioni affermando come non corrisponda alla realtà presentare il Vaticano attraversato «da liti, divisioni e lotte di interessi», l’immagine che esce dalle lettere e dal fatto che le lettere siano state divulgate, è invece proprio quella. È innegabile che la vicenda Viganò si inserisca in un panorama più ampio: quello dei persistenti problemi di governo interni alla Segreteria di Stato guidata dal cardinale Bertone. La diffusione delle lettere scritte appena qualche mese fa, sta a indicare che queste lotte ci sono state, ci sono, e prevedibilmente continueranno.

DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-bertone-vigano-12088//pag/1/
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« Risposta #19 il: Marzo 29, 2012, 05:07:40 »

29/3/2012

Benedetto XVI, superato il test del viaggio sfuma l'ipotesi delle dimissioni

ANDREA TORNIELLI

Sono anziano, ma posso ancora fare il mio dovere…». Nel faccia a faccia con Fidel, in presenza delle telecamere, Benedetto XVI ha sussurrato una frase destinata a mettere a tacere le voci che ormai da mesi si rincorrono sulle sue possibili dimissioni al compimento degli 85 anni – scadenza ormai imminente – o al termine dell’Anno della Fede nel 2013. Intende invece andare avanti, nonostante l’avanzare dell’età.

Della possibilità della rinuncia, prevista dal codice canonico, aveva parlato lo stesso Pontefice due anni fa nel libro-intervista «Luce del mondo»: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi». Parole con le quali Ratzinger volle far sapere di ritenere opportuna la rinuncia in determinati casi.

Lo scorso settembre ha però cominciato a circolare con insistenza, fuori e dentro il Vaticano, una voce relativa a possibili dimissioni programmate, non legate a malattie invalidanti. Nelle ultime settimane l’ipotesi è stata rilanciata dal direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. «Un Papa che si dimette – aveva scritto Ferrara – perché ritiene spiritualmente un dovere assecondare un rinnovamento e rilancio che non cancelli il suo stesso magistero, ma anzi lo rilanci, ha indirettamente la possibilità di influenzare con maggiore tempra e fondamento la successione». Insomma, le dimissioni come espressione del protagonismo papale, come risposta forte per rilanciare un pontificato oggi giudicato «debole» e troppo «penitenziale» anche da alcuni suoi autorevoli estimatori.

È vero che Benedetto XVI ha detto di considerare la possibilità delle dimissioni. Ipotizzare però che rinunci per rilanciare il suo stesso magistero e magari influenzare la successione, rappresenta una prospettiva lontanissima sia dalla sensibilità di Ratzinger sia dalla tradizione della Chiesa.

Il Papa che alla vigilia degli 85 anni ha avuto la forza di trascorrere una settimana tra Messico e Cuba può ancora «fare il suo dovere». E sono in molti a ritenere che proprio nella debolezza e nel richiamo all’umiltà, il papato «penitenziale» di Benedetto XVI manifesti la sua forza profetica nel tempo presente.

da - http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9939
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« Risposta #20 il: Aprile 03, 2012, 09:51:40 »

3/4/2012 - IN AUSTRIA

Un giovane gay nel Consiglio del cardinale

ANDREA TORNIELLI

Un giovane austriaco che convive con il proprio compagno e ha registrato la sua convivenza come previsto dalle leggi del suo Paese, è stato eletto a gran maggioranza nel consiglio pastorale della parrocchia di Stützenhofen, a nord di Vienna. E il cardinale Cristoph Schönborn ha ratificato la sua elezione contro il parere del parroco.

È destinato a far discutere nella Chiesa cattolica il caso di Florian Stangl, un ventiseienne che si è candidato al consiglio pastorale.

Il consiglio pastorale è un istituto previsto dal Codice canonico, e che ha lo scopo di far partecipare i fedeli alla programmazione della vita della parrocchia. Stangl ha ottenuto 96 preferenze su 142. Il parroco di Stützenhofen, Gerhard Swierzek gli ha chiesto di rinunciare al posto e lo ha anche invitato a non fare la comunione, a motivo della sua convivenza con un altro uomo. «Io mi sento legato agli insegnamenti della Chiesa – ha risposto Stangl – ma la richiesta di vivere in castità mi sembra irrealistica».

In un primo momento la diocesi di Vienna ha dichiarato che la convivenza registrata in un’unione civile non permetteva la partecipazione al consiglio pastorale. Il giovane ha chiesto udienza al cardinale Schönborn, che ha invitato a pranzo lui e il suo convivente. Dopo l’incontro, l’arcivescovo di Vienna ha pubblicato una nuova dichiarazione. Ha ammesso che «ci sono molti membri dei consigli pastorali parrocchiali il cui stile di vita non è del tutto conforme agli ideali della Chiesa», affermando però di apprezzare «il loro impegno nel cercare di vivere una vita di fede».

Schönborn ha quindi lodato la partecipazione dei giovani alla vita della parrocchia della piccola comunità austriaca, stabilendo che «gli errori formali emersi durante l’elezione non mettono in discussione i risultati dell’elezione stessa nella quale il candidato più giovane, Florian Stangl, ha ricevuto la maggioranza dei voti».

Il cardinale racconta poi di essere rimasto «profondamente impressionato» dalla fede di Stangl, «dalla sua umiltà, e dal modo in cui egli concepisce il suo servizio», affermando di aver capito perché i parrocchiani «hanno votato in modo così deciso per la sua partecipazione al consiglio pastorale». La decisione finale è dunque quella di non invalidare i risultati, anche se «si metterà mano a una revisione delle regole per chiarire i requisiti necessari per i candidati al consiglio pastorale».

Gli «errori formali» citati da Schönborn riguardano il fatto che i candidati per i consigli pastorali nella diocesi viennese dovrebbero firmare una dichiarazione, affermando la loro adesione alla fede e alla disciplina della Chiesa cattolica, la quale, com’è noto, condanna non la persona ma la pratica omosessuale, e si oppone al riconoscimento delle unioni gay. A Stützenhofen però i candidati non avevano firmato la prevista dichiarazione.

Nei giorni scorsi era stato il cardinale Carlo Maria Martini, emerito di Milano, ad aprire al riconoscimento delle unioni civili. Nel libro intervista Credere e conoscere (Einaudi), scritto con Ignazio Marino, dopo aver affermato la necessità di difendere la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna ha detto: «Però non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli».

Di diverso avviso l’attuale arcivescovo ambrosiano, Angelo Scola, che intervistato in vista dell’incontro mondiale delle famiglie nella città in cui la giunta Pisapia sta portando avanti la proposta del registro per le coppie di fatto ha detto che «il nome famiglia non si addice ad altre forme di convivenza. Ostinarsi a utilizzarlo confonde e finisce con lo svuotare i preziosi fattori costitutivi della vera famiglia».

da - http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9956
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« Risposta #21 il: Aprile 04, 2012, 05:09:06 »

4/04/2012

Quegli antipapi fai-da-te

Dal Canada alla Spagna, dall'Australia agli Usa, ecco i folkloristici personaggi che pretendono il trono di Pietro

Andrea Tornielli
Città del Vaticano


Nel sito web truecatholic.org è già pronta da tempo la pagina criptata per votare il successore di Pio XIII, al secolo padre Lucian Pulvermacher il «papa del Montana» eletto con tanto di fumata bianca in un ranch nel 1998 e morto tre anni fa: «All electors and papabile, please enter your username and password to enter…». Nel frattempo in Canada, il 12 gennaio scorso, di papa ne hanno eletto un altro, è padre Mathurin. In Italia, a Gavinana, nel pistoiese, don Gino Frediani, un parroco che assicurava di essere stato indicato direttamente dal cielo come papa Emmanuele I, ha fondato la Chiesa Novella Universale del Sacro Cuore e dopo la sua morte un altro prete, suo successore, gestisce ora la comunità.

Sono solo alcuni degli esempi del variegato e folkloristico mondo degli antipapi del terzo millennio, personaggi con scarso seguito di fedeli, in molti casi provenienti dal tradizionalismo più esasperato: ritengono la sede di Pietro vacante a motivo dell’«eresia» dei Papi conciliari che si sarebbero allontanati dalla vera fede cattolica, e per questo, con il supporto di gruppuscoli di ammiratori si sono fatti eleggere.

Va detto, a scanso di equivoci, che tutti questi pretendenti al trono papale non hanno nulla a che vedere – anche per quanto riguarda il numero dei seguaci – con il tradizionalismo serio rappresentato dalla Fraternità San Pio X fondata da monsignor Lefebvre, né con il sedevacantismo rappresentato in Italia dall’istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia, che pur predicando l’eresia dei Papi da Giovanni XXIII in poi non ritiene in alcun modo possibile procedere con un nuovo conclave.

Nella storia della Chiesa, com’è noto, ci sono stati momenti in cui i sedicenti successori di Pietro erano più d’uno, e i fedeli, in mancanza di mezzi di comunicazione efficaci, non erano sempre in grado di sapere quale fosse il vescovo di Roma legittimo e quali, invece, gli antipapi. La situazione oggi non è neanche lontanamente paragonabile, e di certo Benedetto XVI non sente minacciata in alcun modo la sua autorità da questi antipapi fai-da-te, come il giovane David Bawden, ex seminarista lefebvriano mai ordinato sacerdote, che si proclama «pope Michael» e vive con la madre e due diaconi a Belvue in Kansans (è l’unico a cui è stato dedicato anche un film, popemichaelfilm.com/watch/youtube). In qualche caso, però, alcuni di questi pretendenti al Soglio sono riusciti a farsi consacrare vescovi da un presule cattolico vero, il vietnamita Pierre Martin Ngô Đình Thục, morto nel 1984 dopo essersi riconciliato con la Santa Sede, ma protagonista di decine di ordinazioni episcopali illecite.

Il capostipite degli antipapi contemporanei è Michel Collin, autonominatosi papa Clemente XV, morto nel 1974. Sacerdote e missionario cattolico francese aveva fondato la Chiesa rinnovata di Cristo e diceva di essere stato incoronato da Dio stesso. Collin, aveva fondato un suo collegio cardinalizio con 19 porporati. Uno di questi, il canadese Jean Gaston Tremblay, si è reso protagonista di una scissione fondando la Chiesa del Magnificat e proclamandosi papa Gregorio XVII. Tremblay, che aveva concesso il sacerdozio alle donne, è morto l’anno scorso, e tre mesi fa è stato eletto il suo successore, Michel La Vallee (padre Mathurin). La Chiesa del Magnificat ha una propaggine italiana a Brescia, con qualche decina di seguaci.

Un fenomeno tutto particolare e importante per le sue dimensioni è quello della Iglesia Palmariana, in Spagna, fondata da Clemente Dominguez, un sedicente veggente divenuto cieco a causa di un incidente stradale: dopo essersi fatto ordinare vescovo da monsignor Thuc si è proclamato papa Gregorio XVII nel 1978. La Chiesa palmariana ha una vera e propria cattedrale e ha raggiunto diverse miglia di seguaci, ma anche qui non sono mancati gli scismi dopo che Dominguez ha confessato in pubblico di aver abusato di alcune suore. Dopo la morte di Gregorio XVII, nel 2005 i palmariani hanno eletto il suo avvocato, Manuel Alonso Corral (Pietro II), scomparso l’anno scorso: ora l’antipapa è Sergio Maria (Gregorio XVIII).

Storie torbide hanno accompagnato anche la parabola del sudafricano Victor Von Pentz, classe 1953, ex seminarista lefebvriano mai diventato prete, indicato da un «conclave» ad Assisi come papa Lino II e incoronato con tanto di tiara. I suoi sostenitori avevano tentato invano il 29 giugno del 1994 di insediarlo nella basilica lateranense.

Quattro anni dopo a Londra si è fatto consacrare vescovo, ma di lui si sono perse le tracce. Molto più vasto, invece, il seguito di William Kamm, detto «Little Pebble», che in Australia si proclama il vero erede di Papa Wojtyla, il quale non sarebbe veramente morto e si attende che torni per indicarlo come Pietro Romano II, l’ultimo Pontefice secondo le profezie di Malachia. Kamm è attualmente detenuto perché due delle sue 84 mogli «mistiche», appena quindicenne, lo ha accusato di averla violentata.


3/04/2012
“Macché atei, siamo massoni”

Sono problemi del passato?

«In un periodo di intolleranza politica e di dispotismo, quando ogni forma di assembramento, se non sotto il controllo della polizia, era assolutamente interdetto, il nostro modo di lavorare, interclassista per l'epoca, tollerante, scevro da preclusione dogmatica fu considerato come un evento pericoloso per la sicurezza dello stato; ovviamente ciò secondo il punto di vista di uno "stato di polizia". Queste ragioni ora non corrispondono più alla realtà e noi stiamo operando affinché si sfati questa falsa immagine della nostra istituzione nella profonda speranza che gli sforzi presenti possano meglio essere compresi al di fuori».

Cos’è davvero il Grande Architetto dell'Universo?

«Non è un comodo contenitore vuoto, opportunisticamente rimasto come un vecchio marchio di garanzia della derivazione regolare. Esso ha un senso, di carattere se non altro filosofico-cosmologico, al quale riferirsi ed al quale ricondurre una serie di principi cardinali»



http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/papa-pope-el-papa-vatican-vaticano-14026//pag/1/
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« Risposta #22 il: Aprile 16, 2012, 11:50:14 »

16/4/2012

I lavori in corso del Papa

ANDREA TORNIELLI

Rivolgendosi ai fedeli radunati ieri mattina in piazza San Pietro, Benedetto XVI non ha fatto cenno al suo compleanno – oggi festeggia l’ottantacinquesimo, ed è diventato il Papa più longevo dell’ultimo secolo – ma nei saluti in lingua francese ha parlato del settimo anniversario dell’elezione, che ricorderà giovedì prossimo: «Vi chiedo di pregare per me, perché il Signore mi doni la forza di compiere la missione che mi ha affidato!». Parole che possono considerarsi l’ennesima conferma del fatto che Benedetto, pur contemplando la possibilità della rinuncia in caso di grave impedimento fisico o mentale, non ha affatto programmato le sue dimissioni.

Martedì 19 aprile 2005, dopo aver pronunciato la parola «accetto», diventando così il 264° successore di Pietro, Ratzinger spiegò ai cardinali che l’avevano eletto le ragioni della scelta del nome: disse che sceglieva Benedetto per ciò che la figura del grande patrono d’Europa aveva significato, ma anche perché l’ultimo Papa a prendere questo nome, Benedetto XV – al secolo Giacomo Della Chiesa – si era adoperato per la pace e non aveva avuto un pontificato lungo. Un importante porporato curiale, alla fine del conclave, pronosticò che il nuovo Pontefice non sarebbe durato più di due anni. Questa settimana entra invece nell’ottavo anno un pontificato che già da tempo non può più dirsi di transizione, con ancora molti lavori in corso.

Ratzinger soffre di artrosi, ha qualche problema all’anca destra, ha deciso di riesumare la pedana mobile usata negli ultimo anni dal suo predecessore per spostarsi. Ma tutto sommato sembra avere problemi minori di quelli che affliggono la maggior parte dei suoi coetanei. E nonostante qualche collaboratore gli consigli di rallentare con i viaggi, è appena tornato da una faticosa trasferta in Messico e Cuba, in giugno sarà a Milano per tre giorni e dopo l’estate si recherà in Libano. L’anno prossimo è prevista la sua presenza in Brasile per la Giornata mondiale della Gioventù, e non è stato ancora del tutto escluso un viaggio in Asia. Anche la produzione libraria non si ferma: a completare la trilogia dedicata a Gesù si attende, forse già per il prossimo dicembre, un terzo volume dedicato all’infanzia del Nazareno.

Certo, il pontificato di Benedetto XVI è stato costellato da problemi e da crisi. La più grave tra quelle che sembrano in via di superamento è legata allo scandalo della pedofilia, fenomeno che il Papa ha combattuto con fermezza. Mentre tra quelle ancora aperte vi è il dissenso dilagante tra i sacerdoti che aderiscono agli appelli «alla disobbedienza» in Austria, Germania, Belgio e Irlanda. I prossimi giorni saranno decisivi per la possibile soluzione di un’altra crisi, quella con i lefebvriani: l’accordo che chiude la ferita aperta dal 1988 sarebbe il certamente il regalo di compleanno più gradito per un Papa che predica la riconciliazione ma finisce per essere criticato sia da sinistra che da destra. Da chi non gli perdona di aver teso la mano ai tradizionalisti e di aver detto che il Concilio Vaticano II non ha cambiato la fede cattolica, come da certi «ratzingeriani» che vorrebbero vederlo usare il «pugno di ferro» contro il dissenso.

da - http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10001
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« Risposta #23 il: Maggio 22, 2012, 04:00:27 »

21/05/2012

I cattolici in politica, l’incoraggiamento di Bagnasco

Nella prolusione il cardinale ha incoraggiato le «iniziative provvidenziali» del laicato. In attesa di Todi 2

Andrea Tornielli
Roma


Le parole con cui il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha aperto i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani contengono un forte richiamo ai partiti perché si rinnovino. «I recenti risultati elettorali – ha detto – non possono incentivare involuzioni del quadro della responsabilità politica, né demagogie e furbizie, grossolane o sottili che siano».

 
Bagnasco ha puntato il dito sulla piaga della corruzione e ha aggiunto: «Vorremmo davvero che i partiti, strumenti indispensabili alla gestione della polis, profittassero di questa stagione per produrre mutamenti strutturali, visibili e rapidi, nel loro costume politico e nella stessa offerta politica. È la gente che aspetta di vedere dei segni concreti, immediati ed efficaci… Ma perché lo scoramento e la disaffezione non prevalgano, occorre che la politica si rigeneri nel segno della sobrietà e della capacità di visione… Non è più l’ora di ricambi di facciata o di mediocri tatticismi spacciati per visioni politiche». Parole applicabili a più di un soggetto politico, ma che paiono particolarmente indirizzate all’area centrista.


Il presidente della Cei ha concluso la sua prolusione con un incoraggiamento per le «provvidenziali iniziative» che il laicato cattolico sta mettendo in atto. La beatificazione dell’economista Giuseppe Toniolo, ha spiegato Bagnasco, arriva «nel momento più indicato, quando i cattolici – sia sul versante interno che su quello esterno – stanno mettendo in campo iniziative provvidenziali per il bene del Paese e che noi incoraggiamo».

 
Un passaggio riferibile al rinnovato protagonismo delle associazioni e dei movimenti, che ha portato lo scorso ottobre al «conclave di Todi». La prossima settimana sarà presentato dal Forum delle associazioni del lavoro d’ispirazione cristiana un documento che riassume il dibattito di Todi e annuncia per il prossimo ottobre Todi 2. Nel documento si parla della necessità di rinnovare la politica a partire dai fondamenti della dottrina sociale della Chiesa anche se l’idea di un nuovo soggetto politico rimane ancora sottointesa, seppure intuibile.

 
L’impasse che sta vivendo la politica italiana – molti leader dell’associazionismo cattolico ne sono convinti – si può cercare di superare solo con segnali profondi e concreti di cambiamento, a partire dalle facce dei protagonisti. Ed è significativo il commento con cui il presidente dell’Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli ha accolto le parole del presidente della Cei: «È è indispensabile, ora più che mai costruire in Italia nuove alleanze sociali e nuove rappresentanze politiche per superare la demagogia, il pessimismo dilagante, e per rilanciare, attraverso una partecipazione responsabile, una presenza coordinata dei cattolici che abbiano conservato i valori della migliore tradizione popolare».

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/chiesa-cattolici-politica-cei-bagnasco-15281/
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« Risposta #24 il: Maggio 22, 2012, 04:04:49 »

21/05/2012

I cattolici in politica, l’incoraggiamento di Bagnasco

Nella prolusione il cardinale ha incoraggiato le «iniziative provvidenziali» del laicato. In attesa di Todi 2

Andrea Tornielli
Roma


Le parole con cui il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha aperto i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani contengono un forte richiamo ai partiti perché si rinnovino. «I recenti risultati elettorali – ha detto – non possono incentivare involuzioni del quadro della responsabilità politica, né demagogie e furbizie, grossolane o sottili che siano».

 
Bagnasco ha puntato il dito sulla piaga della corruzione e ha aggiunto: «Vorremmo davvero che i partiti, strumenti indispensabili alla gestione della polis, profittassero di questa stagione per produrre mutamenti strutturali, visibili e rapidi, nel loro costume politico e nella stessa offerta politica. È la gente che aspetta di vedere dei segni concreti, immediati ed efficaci… Ma perché lo scoramento e la disaffezione non prevalgano, occorre che la politica si rigeneri nel segno della sobrietà e della capacità di visione… Non è più l’ora di ricambi di facciata o di mediocri tatticismi spacciati per visioni politiche». Parole applicabili a più di un soggetto politico, ma che paiono particolarmente indirizzate all’area centrista.


Il presidente della Cei ha concluso la sua prolusione con un incoraggiamento per le «provvidenziali iniziative» che il laicato cattolico sta mettendo in atto. La beatificazione dell’economista Giuseppe Toniolo, ha spiegato Bagnasco, arriva «nel momento più indicato, quando i cattolici – sia sul versante interno che su quello esterno – stanno mettendo in campo iniziative provvidenziali per il bene del Paese e che noi incoraggiamo».

 
Un passaggio riferibile al rinnovato protagonismo delle associazioni e dei movimenti, che ha portato lo scorso ottobre al «conclave di Todi». La prossima settimana sarà presentato dal Forum delle associazioni del lavoro d’ispirazione cristiana un documento che riassume il dibattito di Todi e annuncia per il prossimo ottobre Todi 2. Nel documento si parla della necessità di rinnovare la politica a partire dai fondamenti della dottrina sociale della Chiesa anche se l’idea di un nuovo soggetto politico rimane ancora sottointesa, seppure intuibile.

 
L’impasse che sta vivendo la politica italiana – molti leader dell’associazionismo cattolico ne sono convinti – si può cercare di superare solo con segnali profondi e concreti di cambiamento, a partire dalle facce dei protagonisti. Ed è significativo il commento con cui il presidente dell’Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli ha accolto le parole del presidente della Cei: «È è indispensabile, ora più che mai costruire in Italia nuove alleanze sociali e nuove rappresentanze politiche per superare la demagogia, il pessimismo dilagante, e per rilanciare, attraverso una partecipazione responsabile, una presenza coordinata dei cattolici che abbiano conservato i valori della migliore tradizione popolare».

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/chiesa-cattolici-politica-cei-bagnasco-15281/
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« Risposta #25 il: Luglio 06, 2012, 10:59:39 »

5/7/2012 - VATICANO

Il Papa e la nuova fiducia a Bertone

ANDREA TORNIELLI

I tempi del Papa non sono quelli della cronaca».È questa la ragione per cui, a due settimane dalle voci che parlavano di imminenti cambi ai vertici della Segreteria di Stato, Benedetto XVI con una lettera breve ma inequivocabile ha rinnovato la fiducia a Tarcisio Bertone, definendo «ingiuste» le critiche rivolte al cardinale.

Ratzinger ripete così ciò che aveva già affermato pochi giorni dopo l’arresto del suo maggiordomo, quando aveva rinnovato, in un momento delicatissimo di tensioni e veleni, la piena fiducia ai suoi più stretti collaboratori. Bertone dunque rimane. Dopo la stringata ma efficace missiva papale, decade l’ipotesi di un cambio dopo l’estate, ma appare anche allontanarsi una possibile successione a fine 2012, subito dopo che Bertone avrà compiuto 78 anni.

La chiave per leggere la lettera di ieri rimane dunque quella fatta filtrare dal Vaticano per smentire gli articoli che dieci giorni fa preannunciavano l’avvicendamento in Segreteria di Stato: i tempi del Papa non sono quelli della cronaca. E per di più la Chiesa non è solita reagire sotto pressione mediatica. Nominare un nuovo Segretario di Stato ora, o subito dopo l’estate, sarebbe equivalso a dar ragione ai «corvi» e ai loro ispiratori nei sacri palazzi, che hanno fatto filtrare documenti riservati avendo come bersaglio principale – anche se non unico – proprio Bertone. Le due circostanze non sono assimilabili, nemmeno lontanamente, ma anche in un caso ben più grave, nel pieno della bufera giudiziaria sullo IOR allora guidato dal vescovo Paul Marcinkus, la Santa Sede aveva reagito facendo quadrato attorno ai suoi uomini.

Riconfermare la fiducia a un collaboratore del quale conosce e riconosce pregi e difetti, ma del quale non è mai stata in discussione la fedeltà, vuol dire per Benedetto XVI garantire la pienezza delle funzioni del suo «primo ministro» attualmente in carica. Sia internamente, nei confronti della Curia romana, come pure a livello internazionale. Ciò non significa che l’anno prossimo, passata la bufera, Ratzinger non possa decidere di accettare la rinuncia presentata a suo tempo da Bertone al compimento dei 75 anni, accogliendo la disponibilità a ritirarsi che il Segretario di Stato ha ripetuto al Papa nei momenti più critici, sentendosi sempre rispondere di rimanere al suo posto.


da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10300                                     
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« Risposta #26 il: Ottobre 06, 2012, 11:44:03 »


5/10/2012

Monsignor Scicluna lascia il Vaticano

L’uomo simbolo della lotta agli abusi contro i minori sarà vescovo ausiliare a Malta

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

 

 

Monsignor Charles J. Scicluna, il prelato che negli ultimi dieci anni è stato a fianco prima del cardinale Ratzinger e poi di Benedetto XVI nella lotta senza quartiere al triste fenomeno degli abusi sessuali commessi da esponenti del clero contro i minori, lascia il Vaticano.

 

Sarà annunciata domani la sua nomina a vescovo ausiliare della diocesi di la Valletta, a Malta, suo paese d’origine. Un trasferimento per Scicluna, che in questi anni ha ricoperto l’incarico di promotore di giustizia presso la congregazione per la Dottrina della Fede, era nell’aria. Meno prevedibile, il fatto che venga promosso fuori dalla curia romana.

 

Scicluna ha incarnato la linea della tolleranza zero verso gli abusi sessuali ed ha sostenuto l’attività di Ratzinger che in questi anni ha cercato di cambiare non soltanto le norme canoniche e le leggi esistenti, ma anche e soprattutto la mentalità: ha riportato in primo piano la sofferenza delle vittime degli abusi ed ha di fatto promulgato delle leggi considerate “d’emergenza”. Non è un mistero che proprio la normativa particolare abbia provocato discussioni interne alla Santa sede.

 

Nato a Toronto nel 1959 da genitori maltesi che erano emigrati lì, a diciannove anni, Sciclunam dopo aver iniziato a studiare giurisprudenza all’università, decide di entrare in seminario. Ordinato prete nel 1986, prosegue gli studi a Roma, dove ottiene la laurea in diritto canonico alla Gregoriana con il professor Navarrete (futuro cardinale), avendo come revisore della tesi il monsignore americano Leo Burke (anche lui futuro cardinale). I superiori lo notano subito. «Volevano che rimanessi a Roma, alla Segnatura apostolica, ma l’arcivescovo mi richiamò a Malta, dove per cinque anni ho insegnato all’università, ho fatto il “difensore del vincolo” nelle cause per la nullità matrimoniale, ho lavorato in parrocchia» - aveva affermato a Vatican Insider lo stesso Scicluna nel corso di una lunga intervista.

 

Nel 1995 le richieste insistenti che giungono da Roma vincono ogni resistenza e Scicluna viene nominato «promotore di giustizia sostituto» della Segnatura apostolica, il supremo tribunale del Papa. «Nel 2001, dopo la pubblicazione del Motu proprio con il quale Giovanni Paolo II avocava alla Santa Sede tutti i processi per gli abusi dei chierici sui minori, il cardinale Ratzinger doveva mettere in piedi il nuovo tribunale. Il monsignore maltese diventa uno dei più stretti collaboratori del futuro Papa e nel 2002 viene nominato «promotore di giustizia» dell’ex Sant’Uffizio. Grazie alle nuove norme, vengono riesumati tutti i fascicoli giacenti. Si riaprono indagini e finalmente due anni dopo, la Congregazione comincia a indagare anche sul fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel. Ora la nomina e il ritorno a Malta.

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/scicluna-pedofilia-paedophilia-pedofilia-18675/
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« Risposta #27 il: Ottobre 26, 2012, 09:32:40 »

Editoriali
25/10/2012 - la scelta del Papa

Il concistoro senza italiani

Andrea Tornielli


Otto mesi dopo, il Papa in qualche modo corregge il tiro e con l’annuncio a sorpresa di una nuova creazione cardinalizia con soli sei porporati riporta al centro dell’attenzione le Chiese del mondo. Una scelta vitale e per certi versi dirompente: per la prima volta il Pontefice indice un Concistoro nel quale non nominerà neppure un italiano. E lascerà senza berretta rossa uno dei capi delle più importanti congregazioni vaticane, facendo saltare un turno al Prefetto della Dottrina della fede, il tedesco Gerhart Müller, peraltro appena arrivato in Vaticano. 

 

Era dai tempi di Pio XI che a Roma non avvenivano due concistori nello stesso anno. Una prima evidenza, scorrendo la lista, è che quello del prossimo novembre appare come il necessario prolungamento della creazione che si è tenuta nel febbraio scorso, e che aveva provocato diverse reazioni critiche per la massiccia presenza di porporati curiali e italiani, alcuni dei quali vicini al Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Nella lista di febbraio non comparivano africani e le Chiese particolari, i vescovi nei territori di frontiera, sembravano essere stati considerati meno di altri prelati dalle rapide carriere curiali. 

 

Con l’annuncio di ieri Benedetto XVI vuole dunque bilanciare le ultime creazioni cardinalizie, ed è significativo che abbia deciso di non includere italiani (due residenziali sono in attesa, l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e il nuovo patriarca di Venezia Francesco Moraglia) né europei.

 

Dei nuovi porporati, uno è indiano e l’altro filippino, segno dell’attenzione del Papa per l’Asia, continente dove si giocheranno molte importanti sfide per il futuro del cattolicesimo. Un terzo è africano ed è vescovo in Nigeria, Paese dove i cristiani sono vittime della violenza terroristica di matrice fondamentalista; un quarto è libanese e la designazione sta a significare la vicinanza di Ratzinger ai cristiani del Medio Oriente. Mentre un quinto è vescovo in America Latina, in Colombia.

 

La vera sorpresa della lista è l’inclusione dell’unico nome curiale, quello dello statunitense James Michael Harvey, 63 anni, Prefetto della Casa Pontificia, che da quattordici anni regola le udienze del Papa. La sua nomina è l’unica che si può considerare in qualche modo legata ai vatileaks che hanno sconvolto l’entourage papale. Era stato proprio l’attuale Prefetto della Casa Pontificia a scegliere Paolo Gabriele come aiutante di camera. Harvey però lascia il Palazzo apostolico ma non Roma, e soprattutto viene congedato dalla Prefettura con tutti gli onori e la berretta rossa. Il che sta a significare che, pur volendo riorganizzare il suo stretto entourage, il Papa continua ad avere fiducia nel prelato Usa che peraltro non risulta coinvolto nell’inchiesta che ha portato alla condanna del maggiordomo per il furto delle carte papali poi divulgate.

da - http://www.lastampa.it/2012/10/25/cultura/opinioni/editoriali/il-concistoro-senza-italiani-k7FpZqS1sCWcEVYq3BbkzL/pagina.html
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« Risposta #28 il: Novembre 17, 2012, 03:22:45 »

Editoriali
16/11/2012 - vaticano

Bertone: l’abito fa il prete

Andrea Tornielli

Città del Vaticano


L’abito deve fare il monaco, almeno in Vaticano. Lo scorso 15 ottobre il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha firmato una circolare inviata a tutti gli uffici della curia romana per ribadire che sacerdoti e religiosi devono presentarsi al lavoro con l’abito proprio, e cioè il clergyman o la talare nera. E nelle occasioni ufficiali, specie se in presenza del Papa, i monsignori non potranno più lasciare ad ammuffire nell’armadio la veste con i bottoni rossi e la fascia paonazza. 

 

Un richiamo alle norme canoniche che rappresenta un segnale preciso, di portata probabilmente maggiore rispetto ai confini d’Oltretevere: nei sacri palazzi, infatti, i preti che non vestono da preti sono piuttosto rari. Ed è probabile che il richiamo ad essere più ligi e impeccabili, anche formalmente, debba servire da esempio per chi viene da fuori, per i vescovi e i preti di passaggio a Roma. Insomma, un modo di parlare a nuora perché suocera intenda e magari faccia altrettanto.

 

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che «i chierici portino un abito ecclesiastico decoroso» secondo le norme emanate dalle varie conferenze episcopali. La Cei ha stabilito che «il clero in pubblico deve indossare l’abito talare o il clergyman», cioè il vestito nero o grigio con il colletto bianco. Il nome inglese rivela la sua origine nell’aerea protestante anglosassone: è entrato in uso anche per gli ecclesiastici cattolici, all’inizio come concessione per chi doveva viaggiare.

 

La Congregazione vaticana del clero, nel 1994, spiegava le motivazioni anche sociologiche dell’abito dei sacerdoti: «In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista» è «particolarmente sentita la necessità che il presbitero – uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri – sia riconoscibile agli occhi della comunità».

 

La circolare di Bertone chiede ai monsignori di indossare «l’abito piano», cioè la veste con i bottoni rossi, negli «atti dove sia presente il Santo Padre» come pure nelle altre occasioni ufficiali. Un invito rivolto anche ai vescovi ricevuti in udienza dal Papa, che d’ora in poi dovranno essere decisamente più attenti all’etichetta.

 

L’uso degli abiti civili per il clero è stato legato, in passato, a particolari situazioni, come nel caso della Turchia negli anni Quaranta o del Messico fino a tempi molto più recenti, con i vescovi abituati a uscire di casa vestiti come manager. L’usanza ha poi preso piede in Europa: non si devono dimenticare le ben note immagini del giovane teologo Joseph Ratzinger in giacca e cravatta scura negli anni del Concilio. Ma è soprattutto dopo il Vaticano II che la veste talare finisce in soffitta e il prete cerca di distinguersi sempre meno. Da anni ormai, soprattutto nei giovani sacerdoti, si registra però una decisa controtendenza. Una svolta «clerical» messa ora nero su bianco anche nella circolare del Segretario di Stato.

da - http://lastampa.it/2012/11/16/cultura/opinioni/editoriali/bertone-l-abito-fa-il-prete-EGxKkVA63Q6xWU4o9K918L/pagina.html
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« Risposta #29 il: Novembre 19, 2012, 09:04:22 »


18/11/2012

Il mondo cattolico in prima linea con la benedizione del Vaticano

Bonanni incoraggiato da Bertone ad andare avanti

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

 

Negli studios sulla Tiburtina nasce un nuovo contenitore politico di laici e cattolici per mantenere in sella Mario Monti e continuare la sua agenda anche dopo le elezioni del 2013.Ad essere protagoniste ieri, insieme a Italia Futura, sono state le Acli del presidente Andrea Olivero, che ha portato nel «cantiere» appena aperto i contenuti del cattolicesimo sociale, e la Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi, storico della Chiesa e oggi ministro del governo Monti. Riccardi è stato l’unico membro dell’esecutivo a prendere la parola, con un intervento finale alto, con toni da statista, apertosi con un elogio all’«intelligenza politica» del presidente Napolitano.

 

 

Era presente anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Fino a pochi giorni fa era previsto un suo intervento, ma alla fine ha preferito non farlo. Il suo giudizio è comunque positivo: «Ho ascoltato cose buone che possono stare insieme – spiega a La Stampa – un popolarismo e una posizione liberale non ottusa ma aperta al sociale».Quale ruolo avrà l’anima cattolica nel nuovo contenitore? Il leader della Cisl non mostra di essere preoccupato per la difesa dei valori «non negoziabili» che stanno a cuore al suo mondo: «Non vedo contenitori politici che sappiano custodirli al punto da preoccuparsi che altri nuovi possano non farlo», dice.

 

Di valori ha parlato Olivero nel suo intervento: «Voglio portare qui la tutela e la promozione della vita a partire da quella più fragile e indifesa, la famiglia fondata sul matrimonio, la libertà di educazione. Li presento sotto forma di proposte, laicamente fondate…».

 

Il resto dell’intervento del presidente delle Acli è dedicato al sociale e al welfare, come nella tradizione della sua associazione. Ma c’è un passaggio in cui Olivero ha fatto riferimento al Forum di Todi, chiamando a raccolta quanti non se la sono sentita di firmare in tutta fretta il manifesto di Italia Futura senza essere coinvolti a discuterlo: «Abbiamo costruito le premesse – con Bonanni e altri amici, con cui spero che presto ci incontreremo – della nostra stessa presenza qui questo pomeriggio»

 

 

.E le altre associazioni? Il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, che pure ha firmato l’appello di Montezemolo, non era presente ma ha mandato una delegazione. Da Firenze, Costalli sottolinea «con forza» la necessità di «portare i valori che ci sono più cari» in «ogni contesto pubblico». Dice di guardare «con attenzione» all’iniziativa, ma sottolinea l’importanza di «mantenere l’unità» delle associazioni cattoliche: «Il Forum deciderà unitariamente ai primi di dicembre i modi e i tempi per rendere operative le decisioni approvate a Todi2».

 

È presto per sapere che cosa faranno le altre realtà associative, alcune delle quali in grado di mobilitare un notevole numero di iscritti, come la Coldiretti. Bonanni ribadisce che l’associazionismo deve spingere «le persone all’impegno, non fondare partiti».

 

Tutti sono però d’accordo nel sostegno al Monti bis, con correttivi e più attenzione sociale, obiettivo al quale lavora dietro le quinte uno degli uomini del professore, Federico Toniato, che incontra parlamentari cercando di aggregare il nuovo centro. Quanto alle gerarchie, Bonanni ha avuto diversi contatti Oltretevere ed è stato incoraggiato dal Segretario di Stato ad andare avanti.

 

I vertici della Conferenza episcopale appaiono invece più cauti: il cardinale Angelo Bagnasco, che aveva partecipato alla prima riunione di Todi nel 2011, non si è presentato la seconda volta e aspetta di vedere i contenuti. Ma sia il Vaticano che la Cei si augurano in questo momento che Monti succeda a se stesso.


DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/19847/
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