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Autore Discussione: ANAIS GINORI -  (Letto 10017 volte)
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« Risposta #15 inserito:: Maggio 09, 2017, 05:36:00 pm »


Da astensione a scoop, l'alfabeto del ballottaggio che ha cancellato i partiti
Scandali, leader sfiduciati, appelli a non andare alle urne: sarà il “voto grigio”, con gli indecisi che attendono le legislative tra un mese per schierarsi

Dal nostro corrispondente ANAIS GINORI
07 maggio 2017

ASTENSIONISMO. Mai così tanti appelli a non votare tra intellettuali e militanti di sinistra. C’è chi propone soluzioni di compromesso come il “voto grigio”: scheda Macron alle presidenziali e per la sinistra classica alle politiche. Altri ancora immaginano di votare, ma solo dopo le 17 per esprimere il proprio dissenso. Il partito del “né né” potrebbe rappresentare il 25% degli elettori, sette punti in più del 2012.

BERLINO. Alle scorse presidenziali Angela Merkel aveva dato il suo appoggio a Nicolas Sarkozy. Questa volta, di fronte alla pluralità dei candidati all’Eliseo, per non offendere nessuno la Cancelliera ha ricevuto a Berlino prima François Fillon, poi Emmanuel Macron e infine anche il socialista Benoit Hamon. Par condicio.

DÉGAGISME. Termine coniato dallo slogan “Dégage!”, vattene, utilizzato durante le primavere arabe contro i raìs. Tanti protagonisti della vita politica francese sono stati spazzati via in nome del rinnovamento: un ex presidente (Sarkozy), un presidente in carica (Hollande), tre ex premier (Juppé, Valls, Fillon), un ex ministro (Hamon). L’ultima vittima del “Dégagisme” potrebbe essere Le Pen.

EUROPA. Macron ha fatto sventolare il vessillo europeo in tutti i suoi comizi, Le Pen ha chiesto di ritirarlo ovunque. Il ballottaggio di stasera assomiglia a un nuovo referendum sull’Europa come quello del 2005 sulla Costituzione europea in cui avevano vinto i “No” con il 55%.

FAMIGLIA. Prima il padre, poi la figlia e forse un giorno la nipote. Anche se la dinastia Le Pen non riuscirà a varcare le porte dell’Eliseo, continuerà a pesare sulla politica francese. Dopo Marine c’è già Marion che si scalda: alle prossime presidenziali avrà solo 32 anni.

MOGLIE. Le rivelazioni sul lavoro fittizio in parlamento della moglie di François Fillon hanno fatto precipitare le chance di vittoria del candidato della destra. L’altra moglie protagonista della campagna elettorale è Brigitte Macron, 63 anni. Con lei l’Eliseo ritroverebbe una première dame. Dopo la separazione da Valérie Trierweiler, Hollande è rimasto ufficialmente presidente celibe benché in coppia con l’attrice Julie Gayet.

OLOGRAMMA. Jean-Luc Mélenchon ha fatto un doppio comizio tra Parigi e Lione grazie alla tecnica dell’ologramma. Il successo è stato tale che ha replicato anche ad aprile in nove città, sempre avvalendosi di una società francese che ha sviluppato una tecnologia all’avanguardia finora usata solo per spettacoli e concerti.

PATRIOTI. È la parola contesa tra Le Pen e Macron. I lepenisti si chiamano tra di loro “patriotes”, si è persino ipotizzato di ribattezzare così il partito. La sera della vittoria al primo turno Macron si è definito come il «presidente dei patrioti contro il rischio dei nazionalismi».

ROTHSCHILD. L’etichetta di “banchiere” perseguita Macron. Tra il 2008 e il 2012 ha lavorato per la banca d’affari Rothschild & Cie, dove era soprannominato il “Mozart della finanza”. Se sarà eletto stasera, diventerà il secondo banchiere all’Eliseo: prima di lui c’era stato George Pompidou che pure aveva lavorato per Rothschild.

SCOOP. La stampa e il giornalismo d’inchiesta hanno dimostrato di pesare ancora con lo scoop del Canard Enchaîné sul PenelopeGate. La campagna ha avuto anche la sua dose di fake news, spesso diffuse dai candidati. All’indomani dell’uccisione di un poliziotto sugli Champs-Elysées, Fillon ha parlato di altri attacchi nella capitale, mai dimostrati. Le Pen ha detto 19 affermazioni false o incorrette durante il dibattito tv di mercoledì scorso.

TIC. “Pardon de vous le dire”, perdoni se glie lo dico, è diventato il tormentone di Macron che lo utilizza spesso per rispondere ai giornalisti. L’altro suo tic linguistico è “En même temps”, al tempo stesso, che utilizza per bilanciare gli argomenti, da perfetto leader centrista.

VVLADIMIR PUTIN. È il convitato di pietra dell’elezione. Il presidente russo aveva due “suoi” candidati alle presidenziali francesi: Fillon e Le Pen. La leader del Front National è andata a trovarlo al Cremlino il 24 marzo scorso e ha ottenuto da banche russe diversi prestiti per finanziare il suo partito.

© Riproduzione riservata
07 maggio 2017

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2017/05/07/news/da_astensione_a_scoop_l_alfabeto_del_ballottaggio_che_ha_cancellato_i_partiti-164813184/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2
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« Risposta #16 inserito:: Ottobre 16, 2017, 11:29:57 am »

Letta: "Nessuno si autoassolva, la strage dei bambini è una macchia per l’Italia"
Era il premier quando ci fu il naufragio dell’11 ottobre 2013: "Verità e giustizia per le vittime, fate vedere l’inchiesta di Gatti nelle scuole".
Dopo l’orrore trovai il consenso per l'operazione Mare Nostrum che ha salvato 100mila vite: perché abbiamo fatto marcia indietro?

Dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI
15 ottobre 2017

PARIGI. "L'Italia non può autoassolversi solo perché si tratta di migranti. Dobbiamo garantire verità e giustizia". Enrico Letta era capo del governo quanto ci fu la strage del'11 ottobre 2013 al centro dell’inchiesta e del documentario di Fabrizio Gatti. "Un lavoro giornalistico di denuncia — commenta — che dovrebbe essere presentato in tutte le scuole. I ragazzi devono capire di cosa stiamo parlando quando si discute di migranti".

L'ex premier, oggi direttore della scuola per gli affari internazionali di Sciences Po, ricorda la notte di quattro anni fa in cui morirono 268 persone tra Italia e Malta, pochi giorni dopo un altro naufragio avvenuto nel mare di Lampedusa con 368 vittime. "La concatenazione di due tragedie in così poco tempo — racconta — mi permise di trovare il consenso politico per lanciare Mare Nostrum".

Decise sull’onda emotiva, senza esitazioni?
"Fu subito chiaro che non si trattava di singoli episodi ma di un fenomeno epocale, destinato a durare. Qualche mese prima c'era stato anche il profetico viaggio del Papa a Lampedusa, illuminante per me".

Il governo italiano però rimase da solo ad affrontare l'emergenza.
"Chiesi la convocazione di un Consiglio europeo. Dissi ai colleghi degli altri governi: l’Italia non può sopportare che il mare nostrum diventi un mare mortum. Domandai un contributo per la missione di salvataggio che stavamo lanciando. Mi rispose un solo paese, la Slovenia, mandando una nave. Andai avanti lo stesso. Si trattava di difendere il nostro onore".

L'Europa ha preferito voltarsi dall'altra parte?
"Da europeista, spiace dirlo: è così. La consapevolezza nelle altre capitali c'è stata solo due anni dopo, quando i rifugiati hanno spalancato la rotta balcanica, arrivando in Germania".

La missione Mare Nostrum viene accusata di aver aumentato i flussi di migranti verso l’Italia. Cosa risponde?
"È una falsità. Chi ha accusato le nostre navi di fare da 'taxi' per i migranti dovrebbe guardare questo documentario. E quando la missione è stata interrotta i flussi non sono diminuiti, anzi. Qualcuno mi deve ancora spiegare perché l'Italia ha poi deciso di abbandonare l'operazione".

Il governo di Matteo Renzi fermò Mare Nostrum, sostituita dall'operazione Triton che doveva garantire una maggiore cooperazione europea.
"Non voglio fare polemica. Rivendico però con orgoglio la mia scelta da capo di governo. In poco più di un anno Mare Nostrum ha salvato almeno 100mila vite umane. I nostri militari hanno fatto un lavoro straordinario rispetto all'egoismo di altri Paesi".

"Gli ufficiali italiani ci hanno lasciato morire", dice uno dei superstiti della strage dell'11 ottobre 2013 intervistato nel documentario.
"Dall'inchiesta giornalistica emergono responsabilità evidenti. Uno Stato non può archiviare una tragedia del genere senza garantire piena giustizia. Nel filmato appaiono altre due verità".

Ovvero?
"I migranti hanno aspettato ore in mezzo al mare. Sono morti per il rimpallo di competenze tra Italia e Malta. Serve quindi una catena di comando chiara a livello europeo. L'altra cosa evidente è l'insufficienza di Frontex, un'agenzia nata con altre finalità che, non a caso, ha sede a Varsavia".

Oggi la polemica si è spostata sul ruolo dell Ong, accusate di fare da 'taxi' per i migranti.
"Sono accuse rivoltanti. Può darsi che ci siano carenze o zone d'ombra da parte di alcune Ong. Il nodo fondamentale, però, è un altro. Una fenomeno epocale e di lungo termine come quello dei flussi migratori deve impegnare direttamente gli Stati. Le operazioni di 'safe and rescue' devono essere prese in carico dai governi. Era il senso della missione di Mare Nostrum. Aggiungo che la presenza della nostra Marina ha permesso non solo il salvataggio di tante persone ma anche di raccogliere prove per fermare i trafficanti".

Sull'immigrazione una parte della sinistra utilizza ormai argomenti un tempo monopolizzati dalla destra?
"Per esperienza so che su questi temi non c'è più distinzione tra sinistra e destra. Esiste una forma di cinismo collettivo. Si continua a fare campagna elettorale sulla pelle dei disperati".

Nessun politico italiano avrebbe il coraggio di riproporre un'operazione come Mare Nostrum?
"In Italia tutto viene messo in unico calderone, non si fa più distinzione tra rifugiati e migranti economici, creando un fenomeno di rigetto".

C'è addirittura chi parla di 'invasione'.
"Parliamo di cifre importanti ma gestibili. L'invasione è quella che abbiamo visto in Germania, dove sono arrivate un milione di persone in pochi giorni".

Esiste comunque una pressione migratoria forte, che preoccupa tanti cittadini.
"Infatti sono convinto che debba essere la questione numero uno della politica. Conta più dello spread e del futuro dell’eurozona. Il Brexit è figlio delle immagini di sbarchi a Lampedusa e delle bidonville di Calais. I populismi si nutrono di queste paure".

Un altro superstite della strage dice: "L'Italia deve dimostrare di averci trattato come esseri umani".
"Siamo nel mezzo di un processo di deumanizzazione.

La nostra civiltà si è smarrita. Tra un secolo i biologi marini che esamineranno i fondali del Mediterraneo si troveranno davanti a un cimitero di guerra. Dovranno tentare di spiegare come siano potute morire così tante persone senza che ci fosse un vero conflitto".

© Riproduzione riservata 15 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/15/news/letta_nessuno_si_autoassolva_la_strage_dei_bambini_e_una_macchia_per_l_italia_-178344286/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2
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« Risposta #17 inserito:: Novembre 24, 2017, 08:43:23 pm »

Macron-Renzi, incontro a due all'Eliseo: "Piena sintonia"
Oltre un'ora di colloquio, si è parlato anche di una road map delle riforme e della possibilità di nominare deputati "transnazionali" che facciano riferimento a più paesi, nelle prossime elezioni europee del 2019

Dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI
21 novembre 2017

PARIGI - Non si erano ancora incontrati da quando uno è uscito da Palazzo Chigi e l'altro è entrato all'Eliseo. Matteo Renzi ed Emmanuel Macron si sono visti stamattina all'Eliseo per oltre un'ora di colloquio. I due si conoscono da tempo, hanno biografie e stili diversi ma condividono molte cose politicamente. Se uno si è fatto strada come "rottamatore", l'altro è arrivato alla ribalta promettendo di seppellire "l'ancien monde", il vecchio mondo della politica francese, rimasto praticamente immobile per una trentina d'anni.

Macron ha ripreso alcune idee renziane nel suo programma, ad esempio il pass culturale, la riforma del mercato del lavoro, e molte delle iniziative che l'ex premier ha tentato di promuovere durante la presidenza Ue del 2014, come l'idea di un ministro delle Finanze dell'eurozona. Renzi, d'altra parte, ha tentato di tradurre il movimento politico En Marche! nell'italiano In Cammino.

Renzi è volato a Parigi per suggellare quello che definisce un "rapporto forte e consolidato" e godere del sostegno de leader francese nella campagna elettorale che si annuncia. Così come Macron è stato capace di battere Marine Le Pen, Renzi vuole accreditarsi sulla scena internazionale come argine contro i populismi. A sei mesi dall'elezione, la presidenza di Macron è controversa, il capo di Stato ha perso molto nei sondaggi, anche se sta risalendo di qualche punto. Ma è considerato da molti, e anche da Renzi, il nuovo "riferimento forte" in Europa, anche viste le difficoltà di altri paesi membri.

Con il presidente francese, hanno spiegato fondi vicine al leader Pd, c'è "piena sintonia" sull'idea di rilanciare l'Europa su base più democratica anche attraverso le liste transnazionali, ovvero inserire nelle prossime elezioni europee del 2019 una quota di deputati che facciano riferimento a più paesi.

L'altra proposta di cui Macron ha voluto discutere con Renzi è l'idea di formare un nuovo gruppo politico presso l'europarlamento, che prenda sostanzialmente il posto degli attuali liberali, riducendo così ai minimi il peso del Partito socialista europeo.

E ancora: il leader francese tiene molto all'idea delle "convenzioni" che i paesi membri dell'Ue dovrebbero lanciare nel corso del 2018 per scrivere sulla base delle priorità espresse dai cittadini una road map delle riforme europee: lo stesso Macron aveva lanciato una serie di consultazioni popolari per elaborare il programma del suo movimento En Marche! Tutte le iniziative discusse sono ovviamente appese alla nuova incertezza provocata dalla crisi politica in Germania.

© Riproduzione riservata 21 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/21/news/macron_renzi_eliseo_parigi_incontro-181705641/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P1-S1.6-T1
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« Risposta #18 inserito:: Marzo 24, 2018, 02:56:55 pm »

Francia, Nicolas Sarkozy in stato di fermo

L'ex presidente è sotto interrogatorio della polizia su presunti finanziamenti illeciti alla sua campagna elettorale del 2007, probabilmente legati alla Libia di Gheddafi

dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI
20 marzo 2018

PARIGI - La storia della guerra in Libia e il fantasma di Gheddafi continuano a perseguitare Nicolas Sarkozy. L'ex Presidente è da stamattina in stato di fermo dai magistrati anti-corruzione di Nanterre nell'ambito dell'inchiesta sul presunto finanziamento della sua campagna elettorale del 2007 - la prima in cui era candidato all’Eliseo - da parte dell’allora potentissimo raìs libico.

Le prime accuse erano state rivelate dal sito Mediapart sei anni fa e documentate in un libro uscito qualche mese fa dal titolo “Avec les compliments du Guide” firmato da due cronisti del sito Fabrice Arfi e Karl Laske. I giornalisti avevano raccontato di borse piene di banconote passate da Tripoli e Parigi, bonifici sospetti, lettere con promesse di milioni di euro per favorire l’elezione dell’allora leader della destra francese, fino ai ricatti, le minacce e la guerra scatenata da Sarkozy. Nelle varie ricostruzioni si parla di finanziamenti di quasi 50 milioni di euro in diversi pagamenti cash.

L'ex capo di Stato ha sempre smentito le accuse. Dall'autunno 2016 si è ritirato dalla vita politica dopo la sconfitta alle primarie del centrodestra. Sarkozy è già stato rinviato a giudizio per non aver rispettato le regole sul finanziamento della sua campagna elettorale del 2012, avendo speso circa 20 milioni in più rispetto al tetto dei 22,5 milioni consentiti per legge.

Dal 2013 i magistrati francesi indagano sul presunto finanziamento da Tripoli a Parigi. L'inchiesta ha proceduto a rilento, anche per la morte di Gheddafi e di molti suoi fedelissimi. Un nuovo colpo di accelerazione è arrivato a gennaio con l'arresto all'aeroporto londinese di Heathrow dell'uomo d'affari francese Alexandre Djouhri con un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia: sarebbe stato lui a fare da tramite per il denaro con cui l'ex leader libico L'udienza per l'estradizione inizierà il 17 aprile.

© Riproduzione riservata 20 marzo 2018

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/20/news/francia_sarkozy_fermato-191735781/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1


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« Risposta #19 inserito:: Maggio 26, 2018, 12:38:38 pm »


La mano tesa di Macron a Conte: "Impazienti di lavorare insieme"
Uno dei collaboratori del capo dell'Eliseo spiega a Repubblica: "Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo"

Dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI
25 maggio 2018

PARIGI - "La Francia è pronta a lavorare subito con il nuovo governo italiano". L’Eliseo tende la mano senza indugi al premier incaricato Giuseppe Conte. Uno dei collaboratori di Emmanuel Macron spiega a Repubblica: "Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo Presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo".
Nell’entourage di Macron si percepisce impazienza in vista delle prossime scadenze su cui Roma è clamorosamente assente, in particolare le trattative in vista del Consiglio europeo di fine giugno. La sensazione è che Macron prenda con pragmatismo e senza pregiudizi la situazione italiana. E a sorpresa l’Eliseo spiega che ci potrebbero essere delle convergenze di interessi con il nuovo governo. "Noi stiamo già lavorando su punti che sono importanti per l’Italia come la riforma eurozona e il controllo flussi migratori". Certo i toni dei leader di Lega e M5S sull’Europa sono molto lontani da quelli di Macron. Ma il presidente francese pensa che sia importante sbloccare l’attuale impasse, non a caso ha tuonato qualche settimana fa contro il ‘feticismo delle eccedenze di bilancio e commerciali’ della Germania.
Macron applicherà con il nuovo governo italiano la dottrina che ha usato con altri interlocutori internazionali, da Trump a Putin: mettere sul tavolo con franchezza punti di accordo e disaccordo per poi capire come si può lavorare insieme. Macron è preoccupato per questa unione di populisti inedita in Europa? "Vediamo in quale stato d’animo saranno una volta arrivati al governo - risponde il suo fidato collaboratore -  Il nostro messaggio è chiaro: non vogliamo perdere tempo, bisogna avanzare in fretta. Spero che gli italiani saliranno a bordo subito. Noi siamo pronti ad accoglierli. L’Italia è un paese importante di cui non è pensabile fare a meno".

© Riproduzione riservata
25 maggio 2018

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/25/news/macron_conte-197334427/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S3.3-T1
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« Risposta #20 inserito:: Giugno 19, 2020, 06:49:40 pm »

Rep: | Luci da Parigi <rep@repubblica.it> Annulla iscrizione
13:06 (4 ore fa)
a me

Rep: Luci da Parigi di Anais Ginori
19 giugno 2020

Buongiorno da Parigi,
un referendum per aprire una nuova fase politica? E’ quello a cui pensa Macron che potrebbe sottoporre a voto popolare le conclusioni della “convenzione della società civile sul clima”, organo composto da 150 cittadini estratti a sorte per stabilire una serie di misure volte a ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030, rispetto al 1990, "in uno spirito di giustizia sociale".

Il rapporto che emerge da questo esperimento di democrazia diretta sarà consegnato al presidente nelle prossime ore. Tra le proposte chiave ci sono il riciclaggio obbligatorio di tutti i prodotti contenenti plastica e l'eliminazione delle plastiche monouso a partire dal 2023, il bando della pubblicità per i prodotti più inquinanti.

Farà discutere l'idea contenuta nel rapporto di ridurre la settimana lavorativa da 35 a 28 ore con salario invariato, secondo il motto "lavorare meno, lavorare tutti". La convenzione propone anche il divieto di circolazione dei veicoli più inquinanti nei centri urbani, la fine dei voli nazionali entro il 2025 o il divieto di costruire nuovi aeroporti. I cittadini chiedono anche a Macron di rinegoziare il trattato di libero scambio Ceta con il Canada, per incorporare gli obiettivi dell'accordo di Parigi e di adottare una legge che istituisca l reato di ecocidio.

Macron ha già detto che manderà le proposte al Parlamento per dibattito. E c'è anche la possibilità che alcune delle misure contenute nel rapporto siano messe in un referendum. Nel suo discorso di qualche giorno fa il leader francese ha insistito sulla necessità di una “ricostruzione ecologica” dopo la crisi del Covid.

Ma come sappiamo da recenti esperienze in Europa i referendum possono anche ritorcersi contro chi li promuove e nell'attuale clima di tensione sociale ed economica potrebbe essere un azzardo per Macron.

Processo al governo
L'emergenza sanitaria non è ancora finita, ma già si prepara una bufera giudiziaria sulla gestione della crisi del Covid. È record di denunce in Francia sull'onda delle carenze di mezzi e risorse durante l'epidemia che ha provocato oltre 29 mila decessi. La procura di Parigi ha annunciato l'apertura di una maxi inchiesta preliminare sulle eventuali responsabilità delle autorità.

E questa settimana è cominciata la commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi del Covid all'Assemblée Nationale. Sono già stati interrogati il presidente del comitato scientifico, il direttore generale della Sanità all’Assemblée Nationale che ha riposto alle domande su carenza di mascherine e tamponi durante l’emergenza. A breve comincerà anche la commissione d’inchiesta del Senato, dove il governo non ha maggioranza e il livello di scontro politico sarà più forte.

C'è chi, come Alain Finkielkraut, pensa che questo giustizialismo applicato al Covid sia fuori luogo. "La ricerca di colpevoli si traduce in decine di denunce. Stiamo vivendo una tragedia, e in ogni tragedia c'è una parte di assurdità e contingenza" ci aveva detto in un'intervista. "Invece c'è chi vuole far pagare i responsabili per i ritardi, le contraddizioni sulle mascherine o i test. Qualsiasi errore viene trasformato in crimine. C'è addirittura chi parla di una futura Norimberga del coronavirus. È aberrante. Lo chiamo nuovo populismo penale".

L'infermiera simbolo
Si conosce per ora solo il suo nome: Farida. Le immagini dell'infermiera inginocchiata a terra, con il camice bianco, in mezzo a poliziotti in assetto antisommossa, provocano indignazione in Francia. E accendono una battaglia mediatica. Nel video diffuso dal media Brut la donna che lavora in un ospedale alla periferia di Parigi è brutalmente fermata durante una manifestazione dei sanitari. Nella scena, avvenuta martedì nel mezzo degli scontri a margine del corteo, gli agenti trascinano a terra Farida.

L'infermiera ha il volto insanguinato, una crisi di panico e implora: “Datemi del Ventolin”. In un altro video, la donna pronuncia il suo nome prima di essere azzittita con una mano da un agente.

Viene presa per i capelli e spinta in una macchina delle forze dell'ordine che la porta verso il commissariato del settimo arrondissement. Immagini che scioccano in un momento in cui, sull'onda del movimento americano Black Lives Matter, ci sono state varie manifestazioni contro il razzismo e le violenze della polizia.

A colpire è anche il fatto che la vittima faccia parte di quel popolo di eroi che venivano applauditi dai balconi fino a qualche settimana fa. E che ora rischiano di essere dimenticati, o peggio umiliati.

La rivolta della polizia
Contestato dalla piazza e dai poliziotti, Christophe Castaner è finito in una trappola che rischia di diventare infernale. L'ex socialista diventato macronista di ferro, ha visto sfilare sotto le sue finestre del ministero dell'Interno agenti in rivolta che hanno gettato a terra manette e fasce d'ordinanza.

“Castaner démission” hanno gridato alcuni durante i raduni in varie città, chiedendo la cacciata di quello che oggi è il “primo poliziotto di Francia”.

La protesta all'interno delle forze dell'ordine è esplosa dopo gli annunci di Castaner sulla sospensione dell'uso della “tecnica di soffocamento” nel fermo di sospetti. Il ministro ha deciso di rinunciare a questo metodo controverso - già al centro di varie denunce di associazioni - sull'onda delle proteste importate dagli Stati Uniti che fanno temere alle autorità francesi una situazione fuori controllo nelle banlieue. Il simbolo della mobilitazione di questi giorni è Adama Traoré, l'uomo morto per asfissia nel 2016 durante un'operazione di polizia su cui è ancora in corso un’inchiesta della magistratura. Paragonato dalla famiglia Traoré a qeullo di George Floyd, il caso è stato riaperto nelle ultime settimane e ha portato in piazza migliaia di persone.

Le ferite del passato
“Non cancelleremo nessun nome dalla nostra Storia, non abbatteremo statue. Guardiamo con lucidità alla nostra memoria, al nostro rapporto con l'Africa con un dovere di verità”. Emmanuel Macron ha risposto così al movimento francese Black Lives Matter, rifiutando quelle che definisce “spinte separatiste” e “comunitariste”. “Una nobile battaglia non deve essere tradita da una revisione falsa o astiosa del nostro passato” ha detto il leader francese nel suo messaggio di domenica.

E' un chiaro riferimento ai manifestanti che in piazza hanno denunciato un “razzismo di Stato” e una forma di censura sull'eredità coloniale della Francia. Molti militanti hanno chiesto di cancellare alcuni personaggi legati alla storia dello schiavismo come il ministro Colbert, autore del Codice Nero, e la cui statua è presente all'Assemblée Nationale.

Macron non aveva ancora parlato da quando sono cominciati i raduni contro il razzismo e le violenze della polizia sull'onda del movimento americano. “Non tollereremo il razzismo, l'antisemitismo, le discrimazioni” ha precisato Macron promettendo "nuove e forti decisioni per le pari opportunità". "La nostra lotta - ha aggiunto il capo di Stato - deve continuare e intensificarsi per permettere di ottenere diplomi e posti di lavoro che corrispondano ai meriti e ai talenti di ciascuno, e lottare contro il fatto che nome, indirizzo e colore della pelle riducono ancora troppo spesso le opportunità che tutti dovrebbero avere nel nostro Paese".

Ecco la ripartenza dei musei
Il Louvre si preprara a riaprire le porte. Il più grande museo del mondo tornerà ad accogliere visitatori a partire dal 6 luglio. E' già possibile acquistare i biglietti on line. A causa delle norme sanitarie, si potrà entrare attraverso l'unico ingresso della Piramide di Ming Pei dove saranno installati distributori di gel antibatterico.

La prenotazione è raccomandata ma fino ad esaurimento posti saranno disponibili anche biglietti presso le casse. I visitatori dovranno indossare mascherine (esentati i bambini fino a 11 anni) lungo un percorso di visita consigliato per evitare problemi con il distanziamento fisico. Nella sala della Gioconda sarà invece obbligatorio un unico senso di circolazione, con probabile attese per evitare assembramenti.

La vita culturale e artistica riprende lentamente nella capitale francese. Tra i primi a riaprire, ci sono il castello di Versailles e il museo delle arti primitive Quai Branly. Gli amanti dell'arte contemporanea hanno ritrovato nei giorni scorsi il Palais de Tokyo. A seguire ci sarà il Museo d'Orsay che ricomincerà ad accogliere visitatori da martedì, e poi dal primo luglio il Pompidou. Il museo a Beaubourg inaugura la mostra "Christo e Jeanne-Claude, Paris!" dedicata all'artista che "impacchettava il mondo" scomparso qualche settimana fa e che avrebbe dovuto essere inaugurata a marzo.

La mostra sarà incentrata sul periodo parigino di Christo e sua moglie, tra il 1958 e il 1964, nonché sulla storia del progetto del Pont-Neuf impacchettato. L'artista aveva fatto il progetto per replicare l'impresa sull'Arco di Trionfo. Un sogno che dovrebbe comunque realizzarsi alla fine dell'anno.

Luci da Parigi torna venerdì prossimo. Mi potete mandare messaggi e segnalazioni sulla mia email (a.ginori@repubblica.it).

Buon weekend.
Anaïs Ginori

Da - https://mail.google.com/mail/u/0/?hl=it&shva=1#inbox/FMfcgxwHNqNpWdSxvSSPKnTMSxJvBxnL
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« Risposta #21 inserito:: Agosto 02, 2020, 05:23:43 pm »

Darmanin: "Sbagliato legare gli aiuti ai rimpatri. Francia e Ue vi aiuteranno"

01 AGOSTO 2020

Il ministro dell'Interno francese: "Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. La solidarietà continentale sull’immigrazione è una necessità e una priorità"
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE ANAIS GINORI

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PARIGI - "La Francia è pronta a fare la sua parte per aiutare l’Italia". Il nuovo ministro dell’Interno francese ha scelto Roma per il suo primo viaggio all’estero. "Abbiamo davanti sfide comuni e dobbiamo affrontarle insieme" spiega Gérald Darmanin, 37 anni, dopo l’incontro con la ministra Lamorgese mentre riprende l’emergenza sbarchi e l’Italia chiede l’applicazione degli accordi di Malta sottoscritti nel settembre scorso per ottenere solidarietà europea.

Siete pronti a organizzare ricollocamenti verso la Francia?
"Ho confermato alla ministra Lamorgese che la Francia, pur avendo un’attitudine di fermezza di fronte all’immigrazione illegale, prenderà la sua giusta parte nel ricollocamento dei migranti, come ha fatto finora. E soprattutto uniremo la nostra voce a quella dell’Italia per ottenere il contributo degli altri Paesi europei per dare corpo alla solidarietà europea".

Il nodo resta la mancanza di Paesi europei volontari...
"La solidarietà europea sull’immigrazione non è più un’opzione ma una necessità e una priorità. I problemi dell’Italia sono i problemi dell’Europa intera. Dobbiamo applicare massima fermezza per porre fine all’immigrazione illegale verso l’Ue e unire i nostri sforzi per organizzare i rimpatri di chi è in situazione irregolare. Al tempo stesso, dobbiamo essere in misura di offrire garanzie sul diritto d’asilo e in questo contesto l’Italia non può essere lasciata sola. È la sfida delle discussioni europee che avremo in autunno sulla riforma del diritto di asilo".

Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa?
"È esatto ed è proprio per tale ragione che bisogna aiutare l’Italia ad evitare gli sbarchi sulle sue coste e a rafforzare il controllo del confine esterno, che è il nostro confine comune. Ho dato per esempio la mia disponibilità per lavorare in modo congiunto sull’attuale crisi in Tunisia".

Cosa può fare la Francia?
"Abbiamo delle relazioni strette con le autorità tunisine. Nelle prossime ore parlerò con il nostro ministro degli Esteri per proporgli un’azione coordinata insieme all’Italia verso il governo di Tunisi. L’Europa deve aiutare la Tunisia a superare la grave crisi economica che attraversa".

Nel governo italiano si è aperto un dibattito dopo che il ministro Di Maio ha proposto di bloccare gli aiuti verso paesi come la Tunisia che non fermano le partenze di migranti e non accettano i rimpatri. Cosa ne pensa?
"Non spetta a me commentare un dibattito di politica interna italiana. Negli ultimi tre anni il presidente Macron ha aumentato considerevolmente gli aiuti allo sviluppo, in particolare per i paesi africani e del Maghreb. So che esiste la tentazione per alcuni di sottoporre l’erogazione dei fondi all’accettazione dei rimpatri. La nostra politica di aiuti è scollegata dalle discussioni sui flussi migratori ma questi aiuti devono permettere di sviluppare economicamente i Paesi affinché diano un futuro alla loro popolazione".

La situazione in Libia sembra ormai fuori controllo, con i campi profughi trasformati in un inferno.
"La situazione in Libia è molto preoccupante. Non solo nei campi profughi. Dobbiamo impegnarci insieme - Francia, Italia ed Europa - per proseguire il processo di stabilizzazione del paese avviato dalla conferenza di Berlino".
È favorevole a corridoi umanitari verso l’Europa?
«L’urgenza in Libia è quella di stabilizzare il Paese. È necessario restituire la sua sovranità al popolo libico attraverso un processo democratico. Oggi la Libia è purtroppo teatro di battaglie tra potenze straniere. La Francia deplora queste ingerenze".

Nelle ultime settimane sono ripresi i respingimenti delle autorità francesi alla frontiera con l’Italia. Le Ong denunciano il mancato rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, soprattutto per i minorenni. Cosa risponde?
"Esiste una procedura di non-ammissione di qualsiasi persona in situazione irregolare che prevede la loro riconsegna alle autorità italiane. Sono andato a Mentone per verificare il buon svolgimento delle procedure. Si tratta di una situazione inquadrata da regole coordinate con l’Italia che ringrazio".

L’allarme sanitario potrebbe spingere la Francia a decidere di chiudere alcuni confini?
"La Francia ha istituito dei controlli ai propri confini ma non li ha mai chiusi ed esiste sulla materia un quadro europeo. Se la Francia dovesse essere portata a fare una scelta del genere, lo farebbe nell’ambito di un pieno dialogo con i Paesi coinvolti".

L’indagine per violenza sessuale che la riguarda e le continue proteste delle femministe in piazza contro di lei rischiano di ostacolare il suo lavoro da ministro?
"Sono vittima di calunnie. Ci sono già state tre decisioni della giustizia francese in merito. Ogni volta i magistrati hanno stabilito l’assenza di infrazione. Come vede sono pienamente al lavoro, con l’organizzazione di molte trasferte in meno di un mese, e questo primo viaggio all’estero che ho voluto fare a Roma".

È stato paragonato per lo stile iper-attivo a Nicolas Sarkozy quando era ministro dell’Interno. Per lei è un modello?
"Il paragone è lusinghiero. Nutro un grande rispetto per l’ex presidente Sarkozy di cui sono stato un collaboratore. Ma 'paragone non equivale a ragione' come si dice in francese. Quanto allo 'stile', il mio lavoro di sindaco mi ha sempre insegnato a essere sul campo, il più vicino possibile alla gente. È l’unico modo che conosco per risolvere i problemi e vincere lo scetticismo nei confronti della politica".

da repubblica
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