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Autore Topic: Fuga dall'ora di religione in 700mila fuori dall'aula  (Letto 118 volte)
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« il: Marzo 07, 2010, 09:55:45 »

I dati della Cei: 9 alunni italiani su 100 preferiscono fare altro

Il picco nella scuola dell'infanzia. Impennata nelle regioni del Nord

Fuga dall'ora di religione in 700mila fuori dall'aula

di SALVO INTRAVAIA


ROMA - Lenta, ma inesorabile, prosegue la fuga degli alunni dalle aule italiane durante l'ora di religione. La conferma arriva dalla più autorevole fonte in materia: la Conferenza episcopale italiana. Nel corso del 2008/2009, ultimo anno di rilevazione disponibile al momento, 9 alunni italiani su 100 preferiscono uscire dall'aula quando entra l'insegnante di religione. E i primi dati dell'anno in corso mostrano un ulteriore incremento. E mentre il governo, per tagliare il maggior numero di cattedre possibile, si appresta a riempire ulteriormente le classi, quando c'è l'ora di insegnamento confessionale le stesse si spopolano.

Un fenomeno che preoccupa non poco le gerarchie vaticane, specialmente al Nord. "Il dato, valutato nella sua dinamica temporale, indica - si legge nell'Annuario 2009 - una lieve ma progressiva flessione nella quota degli studenti avvalentisi che ha totalizzato nell'arco dei 16 anni di rilevazione, una perdita complessiva di poco più di due punti percentuali: 93,5% nell'anno scolastico 1993/94 contro 91% del 2008/09". E quando si prendono in considerazione i dati relativi al Nord le defezioni assumo la dimensione di una vera e propria fuga.

"La percentuale attuale dei non avvalentisi (14,9%) segnala ancora una volta una sensibile tendenza all'aumento crescendo, nel breve volgere di un triennio, di quasi un punto percentuale". E passando ai singoli ordini di scuola si scopre che "La disaggregazione per tipo di scuola conferma - continuano i vescovi - che la preoccupante ascesa è ascrivibile, in larga misura, alla scuola dell'infanzia mentre più contenuta appare la crescita sia nella primaria che nella secondaria di primo grado". Mentre nelle classi della scuola superiore, dove il dato è comunque record (25,5%) si profila una lieve contrazione rispetto all'anno precedente.

Se le percentuali, ancora provvisorie della Cei, saranno confermate sono oltre 700 mila gli alunni che, mentre i compagni studiano la Bibbia o discutono di tematiche religiose, si dedicano ad altro. Alla scuola materna si sfiora il 7% (quasi un punto in più in 12 mesi), mentre alla primaria l'incremento è di quasi mezzo punto: 5,8%. Nelle classi della scuola media la percentuale è stabile: 7,3%. E al superiore sarebbe addirittura in leggero calo: 14,7% nel 2008/2009 e 15,5% l'anno precedente. Ma il dato è da confermare, spiegano dal Servizio nazionale per l'insegnamento della religione cattolica.

Nelle regioni settentrionali, anche per la massiccia presenza di alunni stranieri, i dati si impennano e superano di gran lunga le medie nazionali. Nella scuola dell'infanzia si sfiora quota 13% (12,7, per la precisione), alla primaria siamo oltre il 9% e alla media quasi al 12. Percentuale che raddoppia al superiore: 25,5%. E' la Toscana la regione meno affezionata alla Religione, almeno a scuola. Al momento siamo al 18,3%, ma di questo passo la soglia del 20% non è lontana.

Intanto, col nuovo Regolamento sul dimensionamento scolastico, da settembre le classi si riempiranno. Il governo ha infatti innalzato di 0,4 il numero medio di alunni per aula, incrementando anche i tetti massimi che in alcuni casi possono toccare quota 30 alunni. Al superiore, sono oltre 22 in media gli studenti per classe, ma quando entra il prof di Religione si respira: si scende a 18 e al Nord addirittura a 16.

© Riproduzione riservata (05 marzo 2010)
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« Risposta #1 il: Marzo 08, 2010, 08:50:01 »

8/3/2010

La Chiesa e la morale non rispettata
   
FRANCO GARELLI


Nonostante la «tolleranza zero» di Benedetto XVI sulla pedofilia del clero cattolico o la sua denuncia del carrierismo privo di scrupoli che starebbe contagiando gli ambienti ecclesiali, il vento «anti-romano» soffia con sempre maggior forza. Lo sconcerto è diffuso sia nel mondo laico che tra i cattolici impegnati, di fronte alla sequenza di notizie che vedono figure religiose e ambienti ecclesiali coinvolti in scandali e casi di corruzione. Anzitutto, dalle inchieste giudiziarie su Angelo Balducci (ex numero due della Protezione civile, indagato per gli appalti del G8, e persona che nientemeno si fregia del titolo di Gentiluomo del Papa) balzano alle cronache intrecci incresciosi con gli ambienti vaticani, vuoi nella persona di un uomo di chiesa che conservava in una cassetta di sicurezza assegni degli appalti truccati, vuoi in un membro del coro di San Pietro che procacciava per Balducci incontri omosessuali. È di questi giorni inoltre la notizia che uno dei discepoli del fondatore dei Legionari di Cristo ha raccontato alla radio messicana di essere stato oggetto di abusi sessuali, chiedendo alla Congregazione un risarcimento di 26 milioni di dollari per non svelare più nulla. L’ultima ferita chiama in causa proprio la Chiesa d’origine di Ratzinger, con la rivelazione di casi di pedofilia che si sarebbero verificati molti anni fa a Ratisbona nel coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa; notizia questa che è seguita all’autodenuncia per abusi sessuali del rettore di uno dei più prestigiosi licei cattolici della Germania e all’irruzione della polizia per analoghi reati in un collegio bavarese tenuto dai Benedettini.

Vicende come queste non fanno certamente bene né alla Chiesa né alla più ampia società. In Italia, la gente comune è già nauseata (anche se il disgusto non sembra avere conseguenze nella cabina elettorale) da forze politiche che passano sopra le regole democratiche e che nella realizzazione delle opere pubbliche di fatto si affidano a faccendieri senza scrupoli e affini alla corruzione. Figurarsi cosa pensa di una Chiesa che in varie circostanze risulta invischiata in queste zone d’ombra, che la confermano nell’idea che essa «predica bene e razzola male», stando ai casi di suoi ministri impegolati in scandali di varia natura. Anche la Chiesa non è risparmiata dalla crisi che oggi investe tutte le istituzioni, capace di vanificare il suo motto antico «extra ecclesiam nulla salus».

Ciò che sta avvenendo in Germania è a questo livello emblematico. In quella nazione non è in discussione la funzione pubblica e sociale delle due più grandi istituzioni religiose, rappresentate dalla Chiesa cattolica e dall’insieme delle Chiese evangeliche. Queste ultime se la passano meglio della Chiesa cattolica, anche se esse vivono una crisi di rappresentanza, sfociata di recente nelle dimissioni della loro «papessa», che appena neo-eletta è stata fermata alla guida della sua auto in stato di ubriachezza. Ma i mal di pancia del mondo cattolico sono molto più profondi e laceranti, proprio per la scoperta che la pedofilia del clero cattolico è una faccenda anche nazionale, non limitata soltanto agli Usa e all’Irlanda. Gli oltre 100 casi di abusi sessuali su minori attualmente denunciati avrebbero riguardato nel tempo soprattutto gli istituti e i collegi gestiti da due grandi ordini religiosi (i gesuiti e i benedettini), particolarmente dediti alla formazione delle élite; più che le scuole che dipendono dalle diocesi cattoliche tedesche, che annoverano tra gli insegnanti una larga quota di laici. Nell’insieme, il mondo delle istituzioni ha reagito in modo composto a queste notizie sconvolgenti, e nessun partito o «chiesa parallela» sembra voler approfittare della grave crisi che sta interessando la Chiesa cattolica, riconoscendo che le «mele marce» sono una piccola realtà di un’istituzione che contribuisce a vari livelli a dar stabilità al sistema. Tuttavia, l’opinione pubblica è in gran subbuglio e si sta diffondendo un sentimento anti-vaticano (di cui si fanno portatori sia il mondo laico, ma anche alcune realtà ecclesiali) per il preteso monopolio della Chiesa cattolica sulle questioni dell’etica sessuale e familiare. Perché il Vaticano e i vescovi si ergono a baluardo di una rigidità morale che non sono in grado di far rispettare nemmeno dentro il loro recinto? Perché questa istituzione religiosa non è disposta a rivedere alcune sue norme che rendono infelici le persone e producono molti danni?

Ovviamente si tratta di interrogativi anche rivolti al Papa tedesco, che pure si dà un gran da fare per ripulire gli ambienti ecclesiali della gramigna che contamina il grano e per ribadire la maledizione biblica per cui meglio sarebbe che «chi fa violenza ai piccoli e agli indifesi non fosse mai nato».

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