LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: JACOPO IACOBONI. -  (Letto 12909 volte)
Arlecchino
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« Risposta #90 il: Luglio 24, 2017, 05:00:15 »

La sindaca M5S di Anguillara: “Avvisai la Raggi del disastro, non è mai venuta alle riunioni”

Sabrina Anselmo: «C’erano tutti, Acea, Regione, comuni lacustri, tranne la Città Metropolitana. Il Movimento? Vogliono cacciarmi solo perché ho difeso il lago»

La sindaca Sabrina Anselmo rischia l’espulsione per aver omesso di aver subito una condanna 9 anni fa, poi estinta per indulto.

Del caso si è occupato il blog di Grillo e il M5S ha aperto un procedimento disciplinare

Pubblicato il 24/07/2017 - Ultima modifica il 24/07/2017 alle ore 07:14

JACOPO IACOBONI

«La Raggi? Alle riunioni sul lago di Bracciano non è mai venuta». Sabrina Anselmo è la sindaca, M5S, di Anguillara Sabazia, uno dei tre comuni lacustri assieme a Bracciano e Trevignano che formano, con Roma Capitale, il Consorzio del lago. Anselmo è una grillina convinta, ambientalista, e sta facendo da molto tempo una battaglia affinché Acea e il Comune di Roma (che ne detiene il 51%) stoppino le captazioni di acqua dal lago. In coincidenza con questa battaglia, è spuntata giovedì una lettera anonima spedita in comune che ricorda una vicenda cui fin qui i vertici M5S non avevano prestato attenzione: Anselmo omise nel suo curriculum di candidata di aver subito una condanna per calunnia nove anni fa. La pena fu condonata e estinta per indulto, non compare sul casellario giudiziale, ma ora la storia è stata fatta tornare a galla, e il M5S ha motivo per espellerla. «È fango contro di me».
 
È un pretesto? Il vero motivo per cui vogliono espellerla è lo scontro con Roma sul lago di Bracciano? 
«Sì, è inutile negarlo. E non le nascondo che non è il primo che fa questa riflessione. I fatti parlano chiaro. Pago la battaglia per fermare le captazioni di acqua dal lago, battaglia che ho fatto assieme agli altri due sindaci del lago».
 
Acea cosa ha risposto a questa richiesta? 
«Intanto Acea non ci ha mai fornito i dati reali».
 
Parlano di un mero 8% dei prelievi dal lago. Questo però non quadra con l’ira di Paolo Saccani, il presidente di Acea Ato 2, per lo stop imposto da Zingaretti. Saccani parla di «atto abnorme e illegittimo». Ma perché Acea è così adirata per lo stop? 
«È quello che gli abbiamo detto anche noi. Solo che Acea non ci ha mai dato i dati; il monitoraggio ce l’hanno solo loro. Anche Zingaretti, che stimo per ciò che ha fatto, glieli chiede, nell’ordinanza. Perché Acea parla sempre solo di “media di captazione”? Non c’è chiarezza. Anche noi abbiamo scienziati e geologi. Acea dice che il lago sarebbe solo trenta centimetri sotto, in realtà lo zero idrometrico va calcolato in riferimento al fiume Arrone: il lago è sotto di 1 metro e 70».
 
Sul disastro ecologico le chiederò dopo. Quali sono esattamente i passi che avete fatto? Da quando, e in quali sedi, denunciate il disastro, che ormai è arrivato? 
«Da novembre abbiamo allertato i tavoli con i rappresentanti di Acea sul territorio. Poi a marzo sono cominciate le riunioni periodiche in regione. Gli attori c’erano tutti, Acea, la Regione, l’unico sempre assente è stato la Città Metropolitana, che non si è mai presentata»
 
Stiamo parlando della Raggi? Non è mai venuta? 
«Non ho problemi a dirlo».
 
Scusi, ma perché non veniva? E comunque, siete dello stesso partito, lei non l’ha avvisata direttamente del disastro? 
«Sì. Io ho avuto occasione di parlarle in un paio di occasioni di quello che stava succedendo sul lago. La situazione era visibile, c’erano anche le foto. L’ho invitata a venire a vedere con i suoi occhi».
 
E lei non è mai venuta? 
«Se è venuta, io non l’ho mai saputo. Non so se la cosa sia stata presa sottogamba, o se sia stata delegata Acea a gestire la situazione. Fatto sta che è stata gestita malissimo. Se da novembre si fossero presi i provvedimenti giusti, magari si sarebbero salvati quei 40 centimetri che a noi avrebbero fatto la differenza. Questo non prendere mai in considerazione la realtà dei fatti mi amareggia. Acea a volte è venuta ai tavoli anche con arroganza».
 
Raggi cosa le disse quando ne parlaste? 
«Disse che conosceva bene il problema, che si sarebbe attivata per risolverlo. Capisco perfettamente che un sindaco sale su un treno in corsa. Però un piano più tempestivo non avrebbe portato a questi risultati».
 
Voi avete fatto anche un esposto alla procura di Civitavecchia per disastro ambientale. 
«Sì, abbiamo chiesto alla Procura di aprire un’indagine per accertare le responsabilità. L’acqua sta finendo. Sta morendo un’alga rara, che abbiamo salvato per miracolo espiantandola in un laboratorio. C’è l’ipotesi di disastro ambientale, e archeologico».
 
Sindaco, lei sarà espulsa dal M5S? 
«Io non mi tiro indietro. Dovessi scontrarmi con tutto e tutti. Ero entrata nel Movimento proprio per fare battaglie come questa per l’ambiente».
 
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Da - http://www.lastampa.it/2017/07/24/italia/politica/la-sindaca-ms-di-anguillara-avvisai-la-raggi-del-disastro-non-mai-venuta-alle-riunioni-33VwOXA0uqKG58IgYPIFxJ/pagina.html
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« Risposta #91 il: Agosto 16, 2017, 07:35:22 »

Mannino: “Il voltafaccia di Cancelleri a favore degli abusivi è la fine del Movimento per cui ho lottato”
La deputata sospesa dal M5S dopo le parole del candidato governatore: «Grillo e molti attivisti dovrebbero rileggersi un post di 11 anni fa contro l’abusivismo di necessità»

Pubblicato il 13/08/2017

JACOPO IACOBONI
PALERMO

Claudia Mannino è una grillina che ha creduto davvero alle battaglie che sbandierava Beppe Grillo sul blog, in un’altra epoca rispetto al Movimento attuale. Siciliana, impegnata da anni a Palermo in una lotta vera, pericolosa, contro l’abusivismo e la mafia dei rifiuti, Mannino è poi finita coinvolta in una vicenda che sa di faida interna nel Movimento, la guerra delle firme false. Rinviata a giudizio a Palermo, si è sempre dichiarata estranea a quella vicenda, in cui è accusata dalla rea confessa Claudia La Rocca. In attesa «fiduciosa» delle decisioni della magistratura, la Mannino - che non ha mai attaccato i giudici, e mai concesso interviste polemiche - ha rifiutato di autosospendersi, come chiesto da Grillo e Casaleggio, perché riteneva di non aver fatto nulla di male, e così è attualmente nel gruppo misto. Ormai si considera una ex grillina.

Mannino, lei è stata l’unica a criticare Giancarlo Cancelleri per le parole sull’«abusivismo di necessità» pronunciate dal candidato governatore del Movimento in tv. Cosa ha pensato quando le ha sentite? 
«Sono rimasta allibita. È un voltafaccia elettorale, clamoroso per il Movimento. Sembrano ormai giustificare l’illegalità o almeno concedere delle scappatoie a chi non ha rispettato la legge. Questo è del tutto incompatibile con il Movimento cinque stelle in cui ho creduto io».
 
Di Grillo, se non erro, si ricordano celebri post sul blog proprio contro «l’abusivismo di necessità», i condoni, la piaga del cemento selvaggio. 
«Infatti. Beppe e molti attivisti e portavoce dovrebbero rileggersi quello che scrisse proprio Beppe in un post di undici anni fa contro l’abusivismo di necessità. Vede, non possiamo metterci a esaminare il lato umano della questione delle case abusive, e degli affari che ci ruotano intorno. Dobbiamo affrontarla secondo le leggi e con metodo, perché altrimenti è chiaro che molti possono essere in condizioni difficili, e avere le loro giustificazioni. C’era una signora che aveva la casa abusiva a Palermo, si staccò un pezzo del Monte Pellegrino, investì la sua casa e la donna, che aveva rifiutato di lasciare quella casa, è morta. Ecco, è anche una questione di sicurezza. E poi il Movimento era nato per dire basta al meccanismo tutto italiano delle sanatorie, o della legge che va rispettata se riguarda i nemici, mentre si chiude un occhio con gli amici o per bieche ragioni elettorali».
 
Cancelleri a chi sta parlando, a gruppi di interessi siciliani o a singole persone, secondo lei? 
«Si sta chiaramente rivolgendo a tante persone che vogliono regolarizzare le loro case, o magari neanche vogliono, perché non hanno mai fatto neppure richiesta di regolarizzazione quando sono state varate delle sanatorie in passato. Ma non è questo il metodo».
 
Cancelleri propone un regolamento tipo quello di Bagheria: dove peraltro, piccola parentesi, c’è un sindaco grillino che fu al centro di un caso perché le Iene denunciarono che aveva la casa abusiva. 
«Ma non c’è solo a Bagheria questo tipo di regolamento. La Campania di De Luca - che il Movimento tanto attacca - eccelle in questo genere di “regolarizzazioni”. In numerosi paesi sono stati emanati questi regolamenti o sanatorie, chiamiamole come vogliamo. Posso fornirle la lista (effettivamente, me la fornisce, nda.). Anche tantissimi paesi siciliani. Tra l’altro, è curioso che il sindaco di Licata, che oggi passa da eroe contro l’abusivismo, non sia stato altrettanto rigoroso quand’era vicesindaco dell’amministrazione precedente. Comunque sia, la strada sarebbe totalmente un’altra rispetto a quella indicata da Cancelleri. Lui e i suoi dicono che rispetteranno la magistratura: ma sanno che le ordinanze di demolizione possono farle anche i comuni? Vogliono per caso intimare ai sindaci di non fare ordinanze? Che spieghino nel dettaglio come vogliono fare».
 
Lei come farebbe? 
«Intanto non rendi gli abusivi proprietari della casa abusiva. Fai un censimento serio; se esistono delle persone che sono davvero bisognose puoi consentire di restare, ma devono pagare l’affitto, e la casa viene acquisita al patrimonio comunale. Un’altra opzione potrebbero essere delle convenzioni con i proprietari dei palazzi invenduti e su cui non pagano l’Imu, per colpa del governo, in questo caso. Sarebbe un modo virtuoso da entrambi i lati per affrontare la cosa. O ancora, confiscare i beni, o fare la mappatura degli immobili della pubblica amministrazione e destinarne alcuni ad abitazione per quei nuclei familiari che non hanno dove andare a vivere. Nelle frasi di Cancelleri non vedo invece nulla di virtuoso».
 
Lei ha detto di sentirsi ormai sola, in questa battaglia. Da chi si aspettava una parola, nel Movimento? 
«Intanto un post sul blog con la posizione ufficiale del Movimento. E poi mi aspettavo qualche parola dai campani, che conoscono benissimo questo problema. La Nugnes, o Micillo. Ma anche gli altri che lavorano nelle commissioni sull’ambiente e gli appalti, Federica Daga, Massimo De Rosa, la Terzoni o Zolezzi... E ovviamente Di Maio, che tra parentesi è campano, e questi problemi dovrebbe conoscerli».
 
Non ha detto niente? 
«Niente, il silenzio più assoluto. È in tour elettorale con Cancelleri e Di Battista».
 
Com’è possibile che al candidato in una Regione come la Sicilia venga consentito di prendere una posizione politica di questo tipo su una materia come l’abusivismo? L’avesse presa un altro, come minimo avrebbe rischiato l’espulsione. 
«Evidentemente la struttura interna con cui si sono organizzati consente a Cancelleri di dire tutto. Sono allibita».
 
Mannino, può spiegare qual è la sua posizione dopo l’inchiesta della Procura di Palermo sulle firme false? 
«Io non c’entro nulla e solo dopo ho scoperto che evidentemente qualcosa non è andata come io sapevo. Per questo quando Grillo mi ha chiesto a novembre di sospendermi, non l’ho voluto fare: non ho fatto nulla per cui debba sospendermi. Grillo fece allora una richiesta di assemblea che votasse l’allontanamento dal gruppo. Ma alcuni dei colleghi non hanno voluto che si facesse quest’assemblea, e sono passata al gruppo misto. Roberto Fico mi pregò, il giorno di Pasqua, di non fare l’assemblea, promettendomi che la comunicazione mi avrebbe supportato per il mio lavoro, ma purché me ne fossi andata di mia volontà, altrimenti “ne esci con le ossa rotte”, disse. Il che, detto a una siciliana come me, fa uno strano, brutto effetto».

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Da - http://www.lastampa.it/2017/08/13/italia/politica/mannino-il-voltafaccia-di-cancelleri-a-favore-degli-abusivi-la-fine-del-movimento-per-cui-ho-lottato-JgYFEmUjaPZuPAEBfTTd5H/pagina.html
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« Risposta #92 il: Novembre 12, 2017, 12:21:37 »

L’uomo di Putin per il web: “Perché ci interessa il M5S”
Parla Robert Shlegel, ex leader dei giovani putiniani di Nashi: “Di Battista e Di Stefano? Ci sono piaciuti. Loro il primo partito-Internet”
«Loro sono il primo vero partito-Internet»: Robert Shlegel con Di Stefano, Sergej Zheleznyak e Di Battista, in un incontro di fine marzo 2016. Lo scopo, «format per ulteriore cooperazione, e esperienza nelle campagne elettorali»

Pubblicato il 09/11/2017
JACOPO IACOBONI

«Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano? Ci hanno fatto in generale un’impressione positiva, quando ci siamo incontrati. Se l’accordo poi è stato formalizzato? Se c’è stata una forma di aiuto, politico o finanziario? Questo deve chiederlo a Zheleznyak». Il quale, per ora, non ci ha ancora risposto.
 
Per la prima volta in Italia parla un testimone diretto di alcuni dei contatti russi tra il Movimento cinque stelle e uomini della cerchia stretta di Vladimir Putin. Si tratta di Robert Shlegel, neanche trentacinquenne, fino al 2016 deputato della Duma, dov’è stato capo dell’Expert Council della Commissione parlamentare per le politiche sull’informazione, l’information technology e le comunicazioni, e ex membro influente del gruppo della Duma per la creazione di un parlamento elettronico. Per la prima volta siamo in grado poi di pubblicare anche una foto di uno degli incontri dei grillini con gli uomini di Putin, incontri sempre o negati o estremamente minimizzati, e comunque mai adeguatamente pubblicizzati in Italia (l’incontro qui è con Di Battista e Di Stefano, avvenuto a fine marzo 2016 a Mosca, assieme al potentissimo e discusso Sergej Zheleznyak, uomo nella lista di politici e finanzieri russi sottoposti a sanzioni dall’amministrazione Obama).
 
Se i contatti dei grillini con Zheleznyak hanno cominciato ad emergere perché rivelati un anno fa dalla Stampa, la presenza e la testimonianza che ci rende Shlegel sono del tutto nuove. Anche Shlegel, sebbene non svolga più ruolo ufficiale, è un uomo assai influente, nel suo ramo. Benché ancora molto giovane, in Russia ha fatto parlare molto di sé perché fu a lungo il capo di Nashi, la gioventù putiniana, impegnata con tecniche sperimentali anche nel costruire eserciti di attivisti online pro Putin. Nel 2006 costruì uno studio di produzioni video dal basso, che faceva agit prop su Internet per Putin, con il meccanismo di video non sempre riconducibili direttamente a qualcuno, ma potentemente virali.
 
Fu lui a suggerire alla Commissione centrale del partito di formare un elenco di blog e siti per condurre operazioni di agitazione su Internet. Sempre lui a creare, in tandem con i vertici di VKontakte – il più grande social network in cirillico – gli account di tutti i deputati del partito di Putin. Il Guardian scrisse che, nell’agosto 2015, Anonymous International pubblicò un carteggio di mail hackerate ai danni di vari politici russi vicini a Putin, tra cui Shlegel, riguardanti «un attacco troll coordinato ai siti web di importanti organizzazioni giornalistiche americane e inglesi, tra cui New York Times, Cnn, Bbc, Usa Today, Huffington Post». Shlegel ha sempre negato questo tipo di critiche; e ha tra le altre cose tenuto contatti per i russi con Afd, il partito di estrema destra tedesco, e lo Jobbik. «In questo momento non faccio più politica in quanto tale, non sono più al partito», ci dice Shlegel. «Gli incontri col Movimento fanno parte di una serie di meeting internazionali. Non pianificammo un lavoro specifico. Noi eravamo interessati molto al loro lavoro perché sono diventati il primo di questi Internet-party, partiti nati con Internet».
 
Ci viene in aiuto, paradossalmente, un comunicato ufficiale reperito nelle pieghe del web in cirillico. Lo pubblica il sito di Russia Unita, il partito di Putin. In un incontro coi grillini si è parlato, si legge, di «format per una ulteriore cooperazione tra M5S e Russia Unita, esperienza nelle campagne elettorali e agenda internazionale». Il terzo punto riguarda, chiaramente, il no alle sanzioni a Mosca, noto caposaldo geopolitico grillino. Il primo spiega che - nel marzo 2016 - la cooperazione era così avviata da poter mettere a scopo di un meeting un «ulteriore» rafforzamento. Il secondo punto - esperienze, ossia (traduciamo noi) know how, di campagne elettorali - è ciò di cui la Russia di Putin è stata a modo suo maestra, la propaganda in questi anni dark.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/11/09/italia/politica/luomo-di-putin-per-il-web-perch-ci-interessa-il-ms-dui6bxd4Qcpiyu8cydmpjM/pagina.html
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« Risposta #93 il: Novembre 16, 2017, 09:10:50 »

Dal web spariscono post della propaganda grillina a favore di Putin e anti-vax

Così la rete pro M5S sta mischiando le carte. Svaniscono pagine di siti o di gruppi Facebook, o sono spostati in siti più defilati i testi più imbarazzanti o apertamente falsi

Pubblicato il 14/11/2017

JACOPO IACOBONI

Con regolarità inquietante stanno sparendo, dai siti della rete pro M5S (a volte siti ufficiali della Casaleggio, altre volte siti non ufficiali simpatizzanti) pagine, post, video che hanno rappresentato contenuti fondamentali della propaganda pro Putin, o no vax, apparsa nel mondo grillino nel biennio cruciale 2015-2017. Perché questi testi o video adesso scompaiono, risultando assai spesso non accessibili? 
 
Ne abbiamo scoperti e testati numerosi, con aiuto diffuso anche da utenti sui social network, per giorni e giorni: e questi sono i risultati al momento in cui scriviamo (tutto è sempre possibile, dopo: anche che riappaiano). Proviamo a indicarne alcuni. Su La Fucina - sito registrato dalla Casaleggio il 25 luglio 2013, che ha come admin Davide Casaleggio - compariva fino all’inizio di quest’estate un post più video antivaccinista che fu viralissimo, dal titolo: «Vaccini, è scesa la censura». Nel video il medico Giuseppe Di Bella attacca: «Si sono lamentati perché in Italia fanno pochi vaccini, però non hanno considerato la quantità documentatissima di danni gravissimi, di bambini autistici, di cui non bisogna parlare. Se c’è lo choc immunitario dei vaccini polivalenti, addirittura sei in una volta, per bambini piccoli, piccolissimi, ecco, non se ne deve parlare».
 
LEGGI ANCHE - Di Maio vola a Washington: “Fedeli agli Usa, non a Mosca” (I. Lombardo) 
 
Beppe Grillo a maggio polemizzò ferocemente col New York Times che aveva criticato il Movimento per la propaganda antivaccinista in un articOlo dal titolo “Populismo, politica e morbillo”. Grillo gridò che a sostegno dell’accusa «non c’è nulla, neppure un link, un riferimento, una dichiarazione. Nulla». In realtà i link furono prodotti. Anche La Stampa ne offrì numerosi. Il fatto è che alcuni poi spariscono: per esempio la pagina citata della Fucina, che correla vaccini e autismo (indirizzo originario: http://www.lafucina.it/2015/03/16/medico-e-paziente/). La possiamo tuttavia mostrare grazie a webarchive.org, a una serie di screenshoot, e avevamo scaricato il video.
 
Altro esempio, utile a capire anche alcune dinamiche: una pagina facebook seguitissima (piace a 494 mila persone), Silenzi e falsità dei media italiani, legata all’omonimo sito di cui risulta admin Marcello Dettori (Pietro Dettori, ex social media manager alla Casaleggio, è oggi responsabile editoriale dell’Associazione Rousseau), embedda un video con il logo della Cosa, canale “goviral”. Si tratta di un canale virale della tv del blog di Grillo, con un piccolissimo disclaimer che ne indica la natura teoricamente satirica. Tuttavia quei video, caricati su altri siti, divengono virali in una rete su Facebook dove il disclaimer non c’è più. E girano contenuti di questo tenore: «Putin salva migliaia di operai tirando fuori gli attributi». Il video si riferisce a Putin che ordina in malo modo ai dirigenti di una fabbrica di pagare gli stipendi arretrati ai poveri operai ridotti alla fame. La fabbrica chiuderà di lì a poco, ma questo non viene detto. Il video, reso virale tramite il canale facebook di Silenzi e falsità, non è più accessibile al momento in cui scriviamo (e da vari giorni) da quel canale, dopo che La Stampa ne ha scritto (compare ancora invece dalla pagina Facebook di Tze Tze).
 
Risulta inaccessibile, da La Fucina, un link storico (http://www.lafucina.it/2014/07/29/pilota sparato-aereo malese/) della propaganda pro Putin in Italia, la cui sparizione ci viene segnalata dal debunker David Puente. Il volo MH17 della Malaysia airline si schiantò in Ucraina il 17 luglio 2014. La information war russa impiantò notizie fabbricate in vari luoghi, accusando gli ucraini. Uscì un’intervista, poi smontata, a un pilota ucraino che diceva di aver sparato, e era ripresa da un sito alternativo di destra tedesco, spesso all’origine di contenuti falsi. Divenne un titolo della Fucina: «Il pilota ucraino che confessa di aver sparato sull’aereo malese». Oggi la pagina è sparita.
 
Sul blog di Grillo, a dicembre 2014 apparvero un testo di Manlio Di Stefano e un video apologetico di Putin che dice «vogliono incatenare l’orso russo». Il video reca da settimane il messaggio «Error loading player: No playable sources found» (sia da Chrome, sia da Explorer, sia da Mo zilla/Firefox). Sappiamo però che era un video de La Cosa (la tv ufficiale del blog di Grillo) perché resta embeddato (continua dunque il caricamento pubblicitario) in un altro sito della galassia grillina, defilato, rispetto al blog di Grillo. Pagine vanno, pagine vengono, video appaiono, video spariscono, poi magari ricompaiono, più periferici. Putin, come la militante grillina dissidente Stefania Batzella, viene sbianchettato dalla foto di famiglia in un interno.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/11/14/italia/cronache/dal-web-spariscono-post-della-propaganda-grillina-a-favore-di-putin-e-antivax-KjTwXA1HdeszeQsgFdLlHN/pagina.html

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« Risposta #94 il: Novembre 20, 2017, 05:51:47 »

Il candidato M5S in Sicilia arrestato per estorsione che diceva: “Da una parte gli onesti, noi, dall'altra tutti i partiti”
Fabrizio La Gaipa, imprenditore, aveva corso con i grillini nella lista di Cancelleri
Pubblicato il 14/11/2017 - Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 15:59

JACOPO IACOBONI
Fabrizio La Gaipa, 42 anni, imprenditore alberghiero di Agrigento, candidato alle scorse regionali con il M5S nella lista di Giancarlo Cancelleri, è stato arrestato per tentata estorsione ai danni di alcuni suoi dipendenti, e è ora agli arresti domiciliari. Secondo l’inchiesta - che nasce da sei esposti in Procura e, fanno sapere gli inquirenti, ha trovato riscontri solidi - avrebbe costretto alcuni dipendenti a firmare false buste paga, e in più avrebbe commesso seri illeciti nelle dichiarazioni al fisco. Non male, per un uomo del partito che gridava «onestà onestà» e vantava una sorta di presunta diversità morale.

Ma chi è La Gaipa? Il personaggio merita di essere raccontato meglio, amante di Pirandello e dei film di George Clooney, tutto dedito all’arte, al turismo colto e alla promozione della Sicilia «e del bello», proprietario di un albergo agrigentino di lusso, il “Costazzurra Museum&Spa”, dove facevano massaggi con antichi strumenti in terracotta, già presidente del Consorzio turistico Valle dei Templi. La Gaipa deve aver intrattenuto un buon rapporto con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ritratti in foto - ci viene in aiuto il profilo Facebook (attenti, a queste foto su Facebook) di La Gaipa - sorridenti e abbronzatissimi accanto a lui e a Giancarlo Cancelleri. La foto è stata pubblicata nell’ottobre scorso, quando i big del Movimento si sono felicemente fermati a chiacchierare con lui e a immortalarsi, a margine di un buffet, segno di una certa vicinanza di La Gaipa al gruppetto leader del Movimento, quello di Di Maio e Cancelleri, che ha ottenuto un buonissimo risultato in termini di voti in Sicilia ma non è riuscito a portare Cancelleri alla presidenza della Regione.
 Meloni commenta l’arresto di La Gaipa: “Del M5S i più impresentabili”

La notizia del suo arresto, con gravissime accuse, stride un po’ - va detto - col quadretto di La Gaipa che tendevano a consegnarci le sue patinate e pensose interviste pubbliche. Prendiamone una rilasciata ad “Agrigento Oggi”, di neanche un mese fa. La Gaipa vi appariva come l’imprenditore in camicia bianca tutto dedito a creare posti di lavoro «per il bene dei nostri figli»: «Assistiamo - diceva - a un gravissimo impoverimento sociale causato dalla fortissima emigrazione. Ormai praticamente ogni famiglia ha uno o più figli che sono dovuti andare a cercare una prospettiva migliore lontano da questa terra. Dobbiamo tornare a dare opportunità ai nostri figli. Bisogna creare posti di lavoro ed oggi l’unica opportunità è offerta dalle aziende, specie quelle piccole e medie che rappresentano la spina dorsale dell’economia dell’Isola». La Procura ritiene però che i metodi da lui usati non fossero il massimo bene dei nostri figli. La Gaipa si scagliava contro «decenni di malgoverno» che hanno costretto «tutta la Sicilia si trova a vivere una condizione di profonda crisi». Arringava contro «il totale abbandono» della provincia agrigentina. Sosteneva che solo il programma M5S, e il suo in particolare, avrebbero potuto risollevarla: si rinasce solo «ridando dignità ai cittadini dell’agrigentino attraverso il completamento delle opere pubbliche e il ritorno ad una cultura del bello. Solo in questa maniera si creeranno i presupposti per una rinascita sociale ed economica vera e duratura».
 
Ma è negli slogan finali, che La Gaipa si superava, mettendo da una parte gli onesti, lui e il M5S, dall’altra tutti gli altri: «Mi pare evidente che in queste elezioni si combatta una battaglia in cui da una parte ci sono i cittadini e dall’altra la vecchia politica che ci ha portato alla situazione insostenibile in cui siamo». Concludeva che «l’unico alleato del Movimento 5 Stelle sono i cittadini onesti e liberi». Parole onestamente profetiche.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/11/14/italia/politica/candidato-ms-in-sicilia-arrestato-per-estorsione-y3l2YnPt07JNMar2pTvBBJ/pagina.html
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« Risposta #95 il: Novembre 28, 2017, 11:26:39 »

Leghisti e grillini, ecco i siti e le pagine Facebook imparentate
Il report informatico citato dal Nyt: “Hanno lo stesso codice”. Il social manager di Salvini: lo cambierò
Il legame tra Salvini e Mosca è sempre stato dichiarato apertamente dalla Lega. Ora emergono siti di sostegno ufficiale leghisti che condividono codici di Google con siti del mondo pro M5S
Pubblicato il 26/11/2017 - Ultima modifica il 26/11/2017 alle ore 07:23

JACOPO IACOBONI

Mentre il Movimento smentiva furiosamente la notizia di un incontro con Matteo Salvini, un sito web che sostiene in modo ufficiale Salvini risultava condividere i codici analytics di Google e l’Id di Google Adsense (con cui viene monetizzata la pubblicità online) con siti pro M5S, e siti pro Putin. L’analisi, resa nota dal New York Times, è in un report della società dell’informatico Andrea Stroppa, consulente tra gli altri di Matteo Renzi, che La Stampa ha potuto consultare, e aggiunge importanti dettagli sull’esistenza nei social italiani di sovrapposizioni de facto tra aree politiche diverse in Italia, all’insegna di un nemico comune: il governo, le élite liberal, il Pd, Renzi, la Boschi, la Boldrini, ma anche Monti, Napolitano, la Bonino, Gentiloni, gli immigrati, la società multietnica, gli Stati Uniti, l’euro, l’Europa. Una propaganda spesso xenofoba, sempre anticasta, centrata sull’idea che i politici siano tutti corrotti tranne grillini e leghisti, o sull’esaltazione di Putin. Oggi possiamo fare alcuni passi avanti, fornendo i nomi dei due siti grillini citati nel report. 

Si tratta, ci ha confermato Stroppa, di Videoa5stelle.info (ha una relativa pagina Facebook da 21 mila follower) e infoa5stelle.info (e relativa pagina Facebook da 95 mila follower). Luca Morisi, il social media manager di Salvini, che inizialmente aveva declinato ogni commento al Nyt, in serata ha riconosciuto che i codici coincidono per i diversi siti. Ha spiegato però che un ex attivista M5S ha lavorato assieme a lui alla costruzione del sito ufficiale “Noi con Salvini”, e ci ha copiato gli stessi codici informatici dei siti grillini e putiniani; «ma non abbiamo nulla a che fare con i siti pro M5S o pro Putin», dice Morisi. Ha promesso che tutto sarà bonificato nel weekend. A una richiesta di ulteriore chiarimento inviata da La Stampa non ha risposto. In alcuni paesi, come l’Inghilterra, la coordinazione delle propagande è illegale secondo la legge elettorale (in Uk c’è un’inchiesta su presunto coordinamento illegale tra la campagna per la Brexit di Farage e quella di Cameron). In Italia non lo è, non si è mai neanche ben capito il problema. Per ora, continuiamo a non sapere - Google non aiuta - chi sia l’intestatario dell’account Adsense. 
 
Un’analisi dei contenuti, di questi siti, aiuta a capire alcuni “mediatori", tra network diversi (i mediatori sono come i tubi di un impianto idraulico): usando il grafo di Facebook scopriamo che i post di un sito grillino in questione, “Infoa5stelle”, vengono rilanciati alacremente (quattro volte nei primi quattro post della colonna ordinata per ampiezza delle condivisioni) dal Fan club Luigi Di Maio, una pagina non ufficiale di 75 mila seguaci, di cui abbiamo scritto in passato, molto centrale nel network pro M5S su Facebook, e gestita da personaggi intrecciatissimi (nelle amicizie Facebook) a profili di big grillini. La Stampa scrisse un anno fa di un vero network pro M5S, ben costruito, 550 pagine, sei grossi cluster, profilati per temi.
Traduzione: la sovrapposizione Lega-mondo M5S, dai codici coincidenti, entra facilmente nei rispettivi network.
 
La seconda storia di questi giorni riguarda un caso di falso interessante perché anche qui c’è un errore, della catena, che fa venire alla luce connessioni: Maria Elena Boschi ha denunciato giorni fa un profilo Facebook (tale Mario De Luise) e una pagina (Virus5stelle) che postavano diffamazione violenta contro lei e Boldrini, tra gli altri, accostandole a Riina (oltre a cose come foto di Renzi in una bara, e foto di Napolitano schiacciato in un pozzo; così, per fare due soli esempi). Uno dei due gestori della pagina, Adriano Valente, esibisce nei suoi post sui social una foto con Di Maio a una marcia grillina (la foto è stata ritrovata e pubblicata su twitter da Lorenzo Romani, un social consultant che ad agosto aveva per primo lanciato l’allarme documentato su sovrapposizioni di codici tra siti leghisti e grillini). Valente indossa il laccio nero da badge riservato agli organizzatori del corteo. La foto è vera? Nardelli, reporter di Buzzfeed, ha poi pubblicato che Di Maio dal suo profilo ufficiale Facebook, in passato, ha taggato Valente. Boschi aveva sfidato Di Maio a dire qualcosa; ieri nel suo post sulle fake news il candidato premier M5S non ha detto nulla sui due casi specifici, ha solo condannato in generale le fake news. Valente dice di cadere dalle nuvole: «Giusto per chiarire, gestisco sei pagine numerose in rete (sic) assieme ad altri ragazzi, un certo Mario De Luise pare abbia postato ieri dal suo profilo una bufala del funerale di Riina. Pare poi l’abbia pure pubblicata sulla pagina Virus 5 stelle. Io personalmente sono estraneo». Ma è lui il gestore di quella pagina. E poi: chi sono gli «altri ragazzi» di cui parla? Esistono persone che fanno gli intestatari di pagine e gruppi?
 
Infine, il profilo di De Luise: è stato chiuso su Facebook, ma ne aveva almeno un altro identico (col nome scritto attaccato) che posta contenuti da pagine o gruppi Facebook del network pro M5S: Tutti con il M5S (146.114 seguaci), Adesso basta (473 mila), Noi sosteniamo il M5S (99.870). È una guerra; che, senza nessun problema, raggiunge più di tre milioni di profili di italiani. 

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Da - http://www.lastampa.it/2017/11/26/italia/politica/leghisti-e-grillini-ecco-i-siti-e-le-pagine-facebook-imparentate-eD0mUA5EwRTdAKaRONE8BJ/pagina.html

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« Risposta #96 il: Dicembre 17, 2017, 08:57:17 »

Il Pd accusa: “Di Maio chiarisca su quei siti di disinformazione”.
A quali personaggi portano le impronte su Facebook
Il primo report annunciato da Renzi sulle fake news.
Gli incroci attorno al “Club Luigi Di Maio” su Facebook, che posta violenza, antisemitismo e casi di presunta diffamazione
Il report del Pd inizia tracciando la storia web di una singola fake news su «L’incontro segreto Renzi-Zuckerberg», accompagnata dal titolo strillato «VERGOGNA!»: nella «villa» di Renzi a Firenze il leader Pd e il CEO di Facebook avrebbero parlato di come censurare informazione e libertà di opinione sul web.
Ovviamente non andò così

Pubblicato il 13/12/2017
Ultima modifica il 13/12/2017 alle ore 07:36

JACOPO IACOBONI
Alcuni siti e pagine Facebook pro M5S, alacri nel diffondere disinformazione e campagne di demonizzazione virali, presentano un evidente coordinamento nei post, e sono gestiti, sì, da personaggi privi di cariche ufficiali, che però risultano più volte taggati su Facebook da profili ufficiali del Movimento, a partire da quello di Luigi Di Maio. Sono alcuni dei punti nodali contenuti nel primo report pubblicato dal Pd sulla Disinformazione. Il report inizia tracciando la storia web di una singola fake news su «L’incontro segreto Renzi-Zuckerberg», accompagnata da titolo strillato «VERGOGNA!»: nella «villa» di Renzi a Firenze il leader Pd e il Ceo di Facebook avrebbero parlato di come censurare informazione e libertà di opinione sul web. Ovviamente non è andata così, il post originario è su una pagina pseudosatirica, ma post e video vengono quasi all’istante (soprattutto, a un minuto di distanza tra loro) rilanciati da tre siti del network pro M5S: Virus5Stelle, M5SNews, Vogliamo il Movimento 5 Stelle al Governo. Già solo così raggiungono 230mila utenti. Chi sono i gestori?

I primi due sono amministrati dalle stesse persone: Daniele Ferrari e Adriano Valente. Ferrari è anche admin di «M5SNews». Uno di questi siti mise in circolo la foto in cui si faceva passare il concetto di Boschi e Boldrini mafiose (in quanto immortalate al funerale di Riina; cosa naturalmente mai avvenuta). Nardelli, reporter di Buzzfeed, aveva fatto notare come Valente fosse stato taggato dal profilo Facebook ufficiale di Di Maio. Ma anche l’altro gestore Ferrari - dice il report Pd - «admin di tutte e tre le pagine, è taggato in alcuni post di Luigi Di Maio (del 14 gennaio e del 9 gennaio 2016)». Di Maio sa di taggare gente che tiene pagine con ripetute, presunte diffamazioni seriali? Ferrari, mostra il report, è anche taggato da un’altra pagina Facebook ufficiale, quella di Riccardo Fraccaro.

Nel report si racconta poi un caso diverso: un sito e pagina Facebook di destra con 400 mila fan, Adesso basta, il cui proprietario risulta essere all’estero, un ricco texano che ha una catena di siti della rete alt-right Usa, spesso xenofobi. «Adesso basta» condivide parti sorgenti con pagine leghiste, ha scoperto David Puente, e risulta intrecciata col network rivelato dall’inchiesta del New York Times nelle settimane scorse: pagine ufficiali leghiste e non ufficiali grilline (gestite dal social media manager ufficiale di Salvini, e da un tale di Afragola che si dice «attivista M5S», e ha l’amicizia Facebook ricambiata con diversi big grillini).

Forse merita aggiungere qualcosa sul «Club Luigi Di Maio» su Facebook, quello che pubblicò la foto di Emanuele Fiano, parlamentare Pd di religione ebraica, assimilato a un maiale. Enrico Mentana, in un’altra occasione, aveva chiesto a Di Maio che diffidasse una pagina di tale tenore dall’usare il suo nome. Di Maio rispose: «Abbiamo chiesto a Facebook di cambiare il nome. Qualcuno a me estraneo pubblica delle foto insultando il deputato Pd Fiano». Ma il nome del “Club” resta uguale, come anche il tenore dei post. Facciamo due esempi degli ultimi giorni: uno, un post con tante foto segnaletiche di politici del Pd, o Monti, o Fornero, o Bonino, e la scritta «che ne pensate?». Il commento più civile è: «li cospargerei col kerosene». Due, il «Club Di Maio» pubblica post di Daniele Tizzanini, ultrà del Genoa, personaggio oggetto di attenzioni giudiziarie, raccontato bene da Ferruccio Sansa sul Fatto, già autore del minaccioso blitz alla redazione del Secolo XIX, che in passato scortò Grillo nella passeggiata a Genova dopo l’alluvione (Grillo disse poi di non conoscerlo).

Il «Club Di Maio» «non ha nessun legame con me né col M5S», scrisse Di Maio. Ma il Club pubblica (l’ultimo ieri l’altro) post del profilo “Dario De Falco”, il quale a sua volta fino al 2016 (abbiamo gli screenshot) posta contenuti del «Club». È lo stesso De Falco amico d’infanzia di Di Maio, consigliere M5S di Pomigliano, oggi un personaggio ufficiale importante del Movimento? È entrato infatti nei tre membri del Comitato elettorale M5S per le elezioni 2018 (gli altri due sono Spadafora e Dettori). Il profilo “De Falco” condivise sulla pagina del «Club» la foto di un compleanno di Di Maio di anni fa. “De Falco” si tagga con “Nicola Iovinee”, uno degli admin del «Club». Siamo in una sfera non ufficiale, naturalmente il Movimento e Di Maio nulla hanno nulla a che fare con tutto ciò. 

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Da - http://www.lastampa.it/2017/12/13/italia/politica/il-pd-accusa-di-maio-chiarisca-su-quei-siti-di-disinformazione-jaAkRHxqmJlrs9EyNFAZuK/pagina.html
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« Risposta #97 il: Dicembre 22, 2017, 04:09:26 »

L’ambasciata britannica riceve Casaleggio.
Il Movimento osservato speciale a Londra

Mostrato il feeling con Davide, contro le tentazioni russe 5S
Jill Morris, ambasciatore britannico a Roma, ha ricevuto Davide Casaleggio «per capire meglio il programma e gli obiettivi del M5S»

Pubblicato il 21/12/2017 - Ultima modifica il 21/12/2017 alle ore 10:51

JACOPO IACOBONI

Nella giornata di martedì Davide Casaleggio - presidente della Casaleggio associati - è stato ricevuto dall’ambasciatore britannico a Roma Jill Morris. Lo ha comunicato lei stessa su twitter, spiazzando un po’ i riservati ambienti milanesi dei cinque stelle, che non avevano dato pubblica comunicazione dell’incontro. Morris ha postato una bella foto sorridente del colloquio, accompagnata dal seguente commento: «Lieta di incontrare ieri a Roma Davide Casaleggio per capire meglio il programma e gli obiettivi del M5S».

L’incontro è stato cordiale e, a quanto risulta a La Stampa, è andato molto bene. Non è la prima volta che la rappresentanza diplomatica di Sua Maestà si vede in forma ufficiale con esponenti importanti dei cinque stelle, Movimento che molto incuriosisce oltremanica, ma è anche un osservato speciale e un oggetto misterioso, per tante ragioni. Solo per stare al passato più recente, sono stati ricevuti due dei giovani leader parlamentari più in vista del gruppo grillino. Alcune circostanze di questo incontro con Casaleggio jr meritano tuttavia un approfondimento.

Se è vero che l’ambasciata è solita intrattenere rapporti cordiali anche con altre forze politiche italiane, è altrettanto un fatto che il Foreign Office - il ministero degli Esteri britannico - ha una lunga tradizione di discreta, benché attiva presenza in alcune dinamiche della politica italiana. Non è sfuggita la circostanza che sia stata proprio l’ambasciata a render pubblico questo incontro con Davide Casaleggio, uomo che non ricopre ruoli ufficiali nel Movimento, e anzi ha sempre detto di essere solo un consulente per la piattaforma online «a titolo gratuito». Se è stato ricevuto «per capire meglio gli obiettivi del M5S», e se questo ci viene fatto sapere direttamente dall’ambasciatore, ha un valore.

Non era certo sfuggito al Foreign Office - da sempre su posizioni atlantiche, e forte di un orientamento filo Nato mai messo in discussione neanche nella stagione della Brexit - il posizionamento geopolitico del Movimento, l’allenaza con Farage, gli incontri dei grillini con emissari del partito di Vladimir Putin, e più in generale una evidente narrativa anti Nato e filorussa del M5S, che si è speso per abolire le sanzioni a Mosca, ed è arrivato a evocare la possibilità di rivolgersi ai cittadini italiani - con un referendum - sulla stessa adesione italiana alla Nato. Davide Casaleggio agli occhi degli inglesi è la persona ideale per ricordare al Movimento le sue origini: ha un legame speciale con l’Inghilterra, è figlio di madre inglese, è bilingue e ha la doppia cittadinanza, tutti elementi che sembrano riassumere in sé, anche simbolicamente, l’antico lavoro svolto da Gianroberto in una joint venture inglese-italiana che si occupava di telecomunicazioni.

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Da - http://www.lastampa.it/2017/12/21/italia/politica/lambasciata-britannica-riceve-casaleggio-il-movimento-osservato-speciale-a-londra-i7DJtiSrAHkCmLzaZgrIVI/pagina.html
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