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Autore Discussione: JACOPO IACOBONI. -  (Letto 19984 volte)
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« Risposta #105 inserito:: Luglio 18, 2018, 09:31:13 pm »

“Ci sono prove di un attacco degli hacker russi di APT28 anche in Italia”

Lo sostiene una ricerca presentata dallo Z-lab di Cybersec: “Il bersaglio potrebbe essere la Marina italiana”. La società di cybersecurity italiana ha incrociato i dati con analisti di una piattaforma aperta: si tratta del medesimo malware del gruppo legato al GRU, un software maligno che ha agito anche nell’hackeraggio delle mail democratiche nelle presidenziali Usa

Pubblicato il 17/07/2018 - Ultima modifica il 17/07/2018 alle ore 10:39

JACOPO IACOBONI

Alla long story dell’interferenza della Russia nei processi elettorali occidentali, si potrebbe aggiungere un altro tassello. Questa volta la vittima sarebbe l’Italia. Ricercatori di un’azienda di cybersecurity italiana (CSE Cybersec) hanno scoperto che sulle reti italiane è circolato un malware in tutto simile a quello usato dai russi di Apt28 (aka Fancy Bear, o Pawn Storm), un gruppo paramilitare di hacker ritenuti collegati al GRU, il servizio segreto militare russo. Apt28 è stato a lungo ritenuto l’autore di tante operazioni molto importanti di hacking, tra le quali spicca l’hackeraggkio della primavera del 2016 ai danni delle mail del Comitato nazionale dei democratici, nella corsa verso le elezioni presidenziali americane - prima che il nuovo indictment del Procuratore speciale Robert Mueller accusasse direttamente dodici ufficiali del GRU di aver eseguito, gestito e diretto l’operazione.

L’operazione di spionaggio - che i ricercatori chiamano “Operation Roman Holiday” - dura da alcune settimane, e non è certo chi sia il bersaglio finale dell’hackeraggio, ma potrebbe trattarsi della Marina italiana. Lo spiega Pierluigi Paganini, capo tecnologo di CSE Cybsec, che tra l’altro è direttore del Master in cybersecurity alla ormai famosa Link Campus University, intervistato da Agi: «Se adottiamo le logiche degli attaccanti parrebbe un riferimento alla Marina militare italiana e ci invita a verificare l’ipotesi che quel codice malevolo sia stato sviluppato come parte di una serie di attacchi mirati contro la Marina o altre entità ad essa associate, come i suoi fornitori».

Scoperta la “backdoor”, la porta posteriore nelle reti, una serie di esempi del malware sono stati inviati da Cybersec a una piattaforma di cybersecurity aperta, Virus Total, attraverso un analista conosciuto online con il nome @drunkbinary. E da questo incrocio di verifiche è risultato confermato, spiegano i ricercatori, che esiste un pezzo di malware (il software maligno che di solito si impianta in un computer nemico, inducendolo a cliccare un link malevolo inviato alla vittima) in tutto analogo a quelli usati dagli hacker di Apt28.

Le somiglianze sono, dal punto d vista dell’evidenza informatica, molto rilevanti: il linguaggio in cui è scritto il codice del malware è uguale a quello di un malware usato dai russi (linguaggio Daphni). I luoghi remoti di command and control verso i quali vengono indirizzati i dati; anche alcune «librerie dinamiche” che il malware spinge surrettiziamente i computer attaccati a caricare. Non sarebbe il primo attacco russo contro l’infrastruttura italiana: di almeno un’altra circostanza è stato scritto già un anno e mezzo fa dal Guardian, che citò fonti governative, mai smentito da nessuno.

«Non possiamo escludere - sostiene Cybersec - che Apt abbia sviluppato la backdoor per colpire specifiche organizzazioni, tra le quali la Marina militare italiana, o qualche altro subcontractor. Nelle nostre analisi non siamo riusciti a collegare il file malevolo dll ai sample di X-agent trovati, ma crediamo che entrambi siano parte di un attacco ben coordinato e chirurgico di Apt28». Varrà la pena notare che anche nel nuovo indictment di Mueller si racconta delle modalità X-agent con cui ha agito - in questo caso direttamente il GRU -contro le mail dell’ufficio di Hillary Clinton.

La ricerca, pubblica, è stata messa a disposizione sul sito dello Z-Lab di Cybersec. La piattaforma online che l’ha incrociata - VirusTotal - mette a disposizioni alcuni samples riscontrati. Cresce, negli ambienti degli analisti e degli osservatori internazionali, la preoccupazione che il caso Usa non sia affatto isolato. E inquietudini geopolitiche si sommano a quelle forensi: specialmente nel momento in cui il presidente americano Donald Trump, a Helsinki, ha detto di credere a Vladimir Putin, che nega che la Russia abbia hackerato le elezioni Usa, anziché a tutta la comunità dell’intelligence americana, che sostiene il contrario; e nel momento in cui il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, incontrando a Mosca prima esponenti del Consiglio per la sicurezza nazionale russo, poi il ministro dell’interno russo, ha spiegato che l’Italia coopererà proprio con la Russia «nella cybersecurity e contro gli attacchi informatici», arrivando a scambiarsi - ha scritto Salvini - anche «banche dati» con Mosca.

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Da - http://www.lastampa.it/2018/07/17/italia/prove-di-un-attacco-degli-hacker-russi-di-apt-anche-in-italia-xzMWxKUmQWaJCQOk5fJoKM/pagina.html
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« Risposta #106 inserito:: Ottobre 25, 2018, 05:04:37 pm »

“Interferenze di Casaleggio sugli eletti M5S”, il Parlamento Ue avvia un’istruttoria

Dopo la denuncia dell'europarlamentare Daniela Aiuto, che disse a La Stampa: «Casaleggio controlla tutto, vogliono anche le password dei social, entrano nelle nostre vite»

Pubblicato il 23/10/2018 - Ultima modifica il 23/10/2018 alle ore 20:50

JACOPO IACOBONI
Dopo l’intervista a La Stampa dell’europarlamentare Ue Daniela Aiuto, l’Ufficio di presidenza del parlamento europeo ha aperto formalmente un’istruttoria per verificare la sua denuncia di gravi intromissioni subite dai rappresentanti della comunicazione M5S in Europa - nominati da Davide Casaleggio, e a volte provenienti dalla sua azienda.  

Nell’intervista la Aiuto, comunicando di voler lasciare il M5S, denunciava: «Nel Movimento 5 Stelle gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì. Queste persone sono diventate il gestore delle nostre esistenze, non della comunicazione soltanto. Entrano nelle nostre vite perché possono decidere il successo o l’affossamento mediatico del singolo eletto. Si è arrivati anche a dire a qualche mia collega come doveva truccarsi o vestirsi. E non si colgono più i contorni dei criteri di meritocrazia». E, cosa ancor più rilevante, parlava di un controllo orwelliano sui social network, e gli account Facebook.  

Il procedimento su iniziativa di David Sassoli (Pd-Pse) accolta dall’Ufficio di presidenza guidato da Antonio Tajani  
Alla richiesta di fornire alcuni esempi di come questo controllo pervasivo fosse esercitato, da Casaleggio, Aiuto rispondeva: «Cristina Belotti [prima in Casaleggio associati, poi responsabile della comunicazione M5S in Europa, oggi nello staff del ministro Luigi Di Maio a Roma, nda.] chiese a tutti noi eletti di consegnare la password di accesso alle nostre pagine Facebook. Lei voleva avere il potere di cancellare qualunque post ritenesse poco opportuno. Io ovviamente non gliela diedi, ma tanti altri sì. Molto del successo del Movimento è stato costruito dalle pagine Facebook ed in generale dall’uso sapiente dei social network. Da quello che capivamo, chi gestiva i profili di Di Maio e di Di Battista era un’unica mente, che poi adattava il tenore dei post alle caratteristiche dei singoli esponenti».

La storia ha suscitato molte reazioni, in Europa e in Italia, tra i parlamentari di diversi gruppi europei, sia della famiglia socialista, sia di quella popolare. La qualità della denuncia, il ruolo della donna che la formulava, il fatto che non sia stato possibile smentirla, e il livello delle intromissioni raccontate (anche nelle sfere più private), hanno fatto il resto. Così il vicepresidente del parlamento Ue, David Sassoli, ha chiesto dodici giorni fa all’Ufficio di presidenza, guidato dal popolare Antonio Tajani, di aprire un’istruttoria. Richiesta che ieri sera è stata formalmente accolta. «Finalmente si farà chiarezza sulle voci di gravi interferenze della Casaleggio Associati sul mandato dei parlamentari», dice Sassoli (Pd-Pse).

L’ufficio di presidenza ha invitato Tajani ad ascoltare l’onorevole Aiuto. L’ipotesi è che sia stata violata «libertà e indipendenza dei parlamentari», protette e tutelate dall’articolo 2 del Regolamento del Parlamento europeo». Secondo la regole che tutelano la sovranità assoluta del singolo eletto, il parlamento infatti stabilisce: «In conformità dell’articolo 6, paragrafo 1, dell’Atto del 20 settembre 1976 nonché dell’articolo 2, paragrafo 1, e dell’articolo 3, paragrafo 1, dello Statuto dei deputati al Parlamento europeo, i deputati esercitano il loro mandato liberamente e in modo indipendente e non possono essere vincolati da istruzioni né ricevere alcun mandato imperativo».

Cosa può succedere adesso? Non esiste una procedura standard, e non esistono in realtà neanche precedenti, perché una tale presunta intromissione non è mai accaduta nella storia del parlamento europeo. La deputata Aiuto sarà convocata e ascoltata dal presidente dell’europarlamento, in quanto potenziale vittima della violazione dell’articolo 2 del Regolamento. Dopo quel passo, la presidenza del parlamento europeo informerà le autorità del paese di appartenenza.

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Da - http://www.lastampa.it/2018/10/23/italia/interferenze-di-casaleggio-sui-parlamentari-il-parlamento-ue-avvia-unistruttoria-UhKbASQVy0S2M3hAeMNmLJ/pagina.html
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« Risposta #107 inserito:: Dicembre 03, 2018, 03:55:27 pm »

“Solo una stalla, però Di Maio ci faceva cene e bagni estivi”
Le Iene svelano anche un’ipoteca Equitalia: «Luigi prestanome di un’elusione fiscale?»
Pubblicato il 03/12/2018

JACOPO IACOBONI
ROMA
Ci sono quattro fabbricati nel terreno dell’azienda Di Maio che non risultano dalle mappe catastali, e dunque sarebbero totalmente abusivi, che possono mettere in grave difficoltà direttamente Luigi Di Maio, non più solo suo padre, per (almeno) due storie scoperte ieri sera da Le Iene. La prima storia è questa. Intervistato dall’inviato Filippo Roma, Di Maio aveva riconosciuto due dei quattro fabbricati: uno, aveva detto, è «una masseria dove ha vissuto mio padre per un periodo della sua vita quando era piccolo», l’altro è «un magazzino», del quale Di Maio apriva la porta agli operai per consegnar loro delle attrezzature («L’unica cosa che facevo era aprire questa porta perché mio padre non dava la chiave del catenaccio a tutti e quindi lo aprivo io, i lavoratori si prendevano quel che dovevano prendere e poi andavano via»). 

Del terzo fabbricato, il vicepremier dice che si trattava di «una stalla», che starebbe lì «credo dalla Seconda guerra mondiale». Senonché Le Iene mostrano che - da foto satellitari prese da Google Earth nel 2002 - la presunta «stalla» non c’era, compare solo dal 2008 in poi. E, secondo altre foto che la trasmissione ha mostrato ieri sera, non sarebbe una stalla, ma un patio con mattoni in cotto, pensato per delle serate, dotato di una cucina e una piscina fuori terra montabile. Le Iene hanno pubblicato foto di Di Maio in piscina, o di lui che cena con alcuni amici. Cioè fa ampio uso di un luogo nel quale, secondo le mappe catastali, non vi dovrebbe essere alcuna costruzione né «per usi abitativi», né «ricreativi»? I quattro fabbricati, l’ha dichiarato anche il sindaco di Mariglianella, sono tutti abusivi.

Di Maio alla trasmissione ha detto che «non è una villetta, nel senso che non è abitata, non è un posto abitato, non ci sono camere da letto o altro». Le foto di quella cena sarebbero del 2013, e quelle del suo bagno in piscina sono state pubblicate - ha detto ieri sera la trasmissione - ad agosto 2018. La domanda che ci si pone è dunque: Di Maio ha mentito ripetutamente sulla «stalla», che invece sarebbe un patio con piccola piscina montabile? E andava ad aprire agli operai la porta di un magazzino abusivo, in un contesto di totale illegalità, sapendolo oppure no?

La seconda storia è questa: da tutte le carte - sia del terreno dell’azienda a Mariglianella, sia dell’ipoteca che vi grava - si apprende che Antonio Di Maio, dal 2006, non figura più in nessun documento. Dal 2006 al 2013 proprietaria è la madre del vicepremier, Paolina Esposito (tra parentesi, da dipendente pubblico non poteva essere proprietaria), e poi subentrano i figli, tra cui Luigi. Ma, ecco il punto, nel 2010 è iscritta sui terreni un’ipoteca di Equitalia del valore di 333.499 euro, per un credito non pagato di 176.724 euro. Secondo l’avvocato Raffaella Di Carlo (Studio Martinez&Novebaci), la cui intervista è stata mandata ieri in tv, parlando in linea generale «ormai la giurisprudenza è costante nell’aver riconosciuto la figura sia del socio occulto che dell’amministratore occulto, cioè di quelle persone che pur non risultando da nessuna parte sono di fatto le persone che esercitano il ruolo di chi la gestisce e la organizza». 

Quali possono essere i motivi - le domandano Le Iene - per cui uno gestisce di fatto un’azienda perché ne è proprietario, però ufficialmente non compare? L’avvocato risponde: «Ce ne possono essere diversi, diciamo che uno dei più ricorrenti, dei più frequenti, è quando una persona ha dei debiti e non vuole che i propri beni vengano aggrediti dai creditori». Sarebbe reato di elusione fraudolenta, e chi vi concorre, come prestanome di fatto, compierebbe un altro reato, quello di concorso. Naturalmente non sarà il caso del vicepremier; che ha promesso che potrà chiarire tutto, anche se forse occorre un po’ più di tempo del previsto.

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Da - https://www.lastampa.it/2018/12/03/italia/solo-una-stalla-per-di-maio-ci-faceva-cene-e-bagni-estivi-Ueu72fMHkgaH759ZtPuY2M/pagina.html
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