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Autore Discussione: MATTEO RENZI  (Letto 45832 volte)
Arlecchino
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« Risposta #255 inserito:: Ottobre 21, 2018, 11:15:26 pm »

Renzi chiude la Leopolda: “Campagna d’odio contro di noi. Il governo finirà sul patibolo”

L’appello dell’ex segretario del Pd a Salvini e Di Maio: «Sulla manovra siete ancora in tempo, fermatevi»

Pubblicato il 21/10/2018 - Ultima modifica il 21/10/2018 alle ore 17:03

«Alla Leopolda siamo il doppio dell’anno scorso, quando eravamo al governo. L’opposizione fa bene alla Leopolda, ma male al Paese purtroppo», ha detto Matteo Renzi nel suo intervento di chiusura a Firenze. «La campagna di odio ricevuta in questi mesi è senza precedenti, sempre di più, pensavo si fermassero dopo le elezioni - ha aggiunto -. L’odio fa male, quintali di fango non ci hanno sporcato l’anima, ma non si risponde con l’odio, che si ritorcerà su di loro: i giacobini finiranno sul patibolo come sempre. Alla mistificazione costante contro di noi rispondiamo con i numeri, con la realtà».

“Falso che sento Salvini, lui e Di Maio si fermino” 
«Dicono che sentirei Salvini tutti i giorni, è una falsità. Sono mesi che non lo vedo in Senato. Ascolta i miei consigli? Non mi pare, dalla direzione che prende... Se Salvini mi ascoltasse, a Di Maio se mi capisse, darei un consiglio: caro Matteo, caro Luigi, fermatevi finché siete in tempo, ritirate la manovra, state sfasciando i conti e non mantenendo le promesse elettorali, seguite i consigli della contromanovra che abbiamo fatto con Padoan» dice.

“No al governo con i Cinque Stelle perché la politica non sono le poltrone” 
«Noi abbiamo detto di no» al governo Pd-M5s «non per i popcorn, ma perché pensiamo che la politica sia passione, idealità, valori, non poltrone» ha proseguito. 

«C’era un disegno - ha spiegato - sostenuto da personaggi di grande rilevanza, trasformarci in una sorta di piccoli alleati saggi del M5s e pensare che l’ala più razionale della destra dovesse fare altrettanto con Salvini, per arrivare a un bipolarismo populista».

“Contro di noi pezzi di establishment” 
«I barbari li avevano già romanizzati, pezzi importanti dell’establishment avevano già detto no al referendum, come pezzi del sistema economico e finanziario e l’Economist» ha aggiunto «Il guru di Di Maio si chiama Enzo Scotti, un ex ministro democristiano, lo chiamavano Tarzan per la facilità con cui passava da una corrente all’altra - ha aggiunto -, ha fondato la Link University, è il punto di riferimento di un pezzo della classe dirigente». 

 “Il mio carattere? Finché erano ministri nulla da dire” 
«Ci sono compagni di strada che non hanno avuto niente da dire sul mio carattere fintanto che grazie a quel carattere stavano a fare i ministri: quando è finito tutto, si sono accorti del problema del mio carattere» ha concluso Renzi. «L’ondata populista - ha aggiunto - non nasce dal carattere di uno di Rignano, ma da un fenomeno culturale che va affrontato, o non vinceremo mai più».

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Da - http://www.lastampa.it/2018/10/21/italia/renzi-leopolda-odio-governo-qkmrcKK3RakklnoUL9wayM/pagina.html
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« Risposta #256 inserito:: Dicembre 03, 2018, 04:03:48 pm »

Le mosse di Renzi mettono in ansia il Pd

Cresce il sospetto che l'ex premier voglia dare vita a un nuovo partito e tornare a stringere rapporti più stretti con Forza Italia

03 dicembre 2018, 07:13

Non è bastata la precisazione di Matteo Renzi sull'incontro con Romani di martedì scorso. L'ex premier ha bollato come bufala la tesi di voler costituire un soggetto politico con FI. Altra cosa è, invece, costruire in Parlamento, anche in prospettiva futura, una rete 'anti-sovranista. Ma nel Pd aumentano i sospetti sull'ex segretario e sulla sua tentazione di fare un proprio partito. "Il Pd non venga visto come una 'bad company'", la posizione di Zingaretti, espressa in più occasioni. Ma anche gli altri due candidati sono perplessi per le mosse dell'ex presidente del Consiglio. Sia per Martina che per Minniti, riferiscono fonti parlamentari dem, le manovre di Renzi alimentano confusione, danneggiano il Pd, concentrano l'attenzione di mass media ed elettori sul futuro di una singola persona e non sulla ricostruzione di una comunità.

Anche i fedelissimi dell'ex premier non nascondono dubbi sui comitati civici ma nessuno ovviamente prende le distanze. Tuttavia anche chi è più vicino all'ex premier non nasconde che Renzi non si straccerebbe le vesti qualora nessuno riesca a raggiungere il 51% alle primarie. Tra gli oppositori dell'ex segretario c'è chi è convinto che Renzi in realtà non voglia far partire 'una cosa nuova' per paura di un insuccesso; chi, invece, sostiene che in realtà in questo modo voglia fare pressioni su Minniti per imporre le sue condizioni in futuro. Ragionamenti respinti dai renziani secondo i quali Zingaretti e Martina temono più che altro di fare flop alle primarie.

Le colpe dei padri
Resta il fatto che nel Pd c'è fibrillazione a causa della volontà di Renzi di guardare nel campo del centrodestra. "Puntare al mondo berlusconiano è come mettere un dito nell'occhio del Pd", si lamenta un 'big' del Nazareno. Intanto i pentastellati, facendo riferimento ad un articolo della 'Verità', attaccano Renzi chiedendogli di rivolgere le sue scuse a Di Maio: "Siamo curiosi di sapere come adesso il Pd commenterà la vicenda venuta fuori sui lavoratori senza contratto gestiti da Matteo Renzi e suo padre, quando li mandavano a distribuire giornali a nero nella loro Firenze", si legge in una nota del Movimento.

Ieri mattina è arrivata subito la risposta di Tiziano Renzi: "Sostenere che il lavoro degli strilloni fosse un 'lavoro in nero per i Renzi e alle paghe ci pensava Matteo' è l'ennesima diffamazione. E dire che basterebbe conoscere le leggi per capire". Poi è intervenuto lo stesso ex presidente del Consiglio: "Ogni accostamento dei guai dei Di Maio alla mia famiglia fa fioccare le azioni civili per risarcimento danni".

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Da - https://www.agi.it/politica/renzi_nuovo_partito-4697000/news/2018-12-03/
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« Risposta #257 inserito:: Gennaio 04, 2019, 06:18:00 pm »

Venerdì 4 gennaio 2019
Enews 559
 
 Buongiorno a tutti.
Vi scrivo dagli Stati Uniti dove passerò i prossimi giorni in attesa di riprendere l'attività in Senato.
E non potendo fare la nostra Top Ten da Palazzo Giustiniani ne faccio una via email utilizzando la prima enews dell'anno.
Il 2019 si apre all'insegna della cultura. Mentre il direttore degli Uffizi ha ufficialmente chiesto alla Germania la restituzione di alcune opere trafugate dai nazisti, il Sovrintendente di Pompei Osanna ha presentato il restauro della Schola Armaturarum, meglio nota come casa dei Gladiatori. Fino a qualche anno fa Pompei faceva notizia per i crolli, ora supera tutti i record di visitatori. Che orgoglio, evviva! E grazie a chi ci ha creduto.
Umberto Contarello è un uomo di cultura, sceneggiatore del film "La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, premiato con l'Oscar nel 2014. Mi ha scritto questa lettera sul Foglio di un paio di giorni fa. Gli ho risposto con una lunga lettera– anche questa pubblicata sul Foglio – che è diventata poi un post Facebook. Questo nostro scambio ha suscitato un grande dibattito tra molti amici. Leggo volentieri le vostre considerazioni: matteo@matteorenzi.it Oggetto? Tutti a Itaca, leggendo si capisce perché.
Sempre sulla cultura: domani, sabato 5 gennaio, ore 21.25 sul Canale Nove ultima puntata di FirenzeSecondoMe. Siamo già alla fine della nostra camminata fiorentina, grazie a chi ci ha seguito e ci seguirà. Toccheremo Santa Croce, San Miniato, le piazze di Firenze da Santa Maria Novella al Carmine, il Museo Galileo e il Bargello parlando di tutto, dal calcio storico all'alluvione. Ho fatto una chiacchierata su Firenze Secondo Me anche sul settimanale OGGI. Attendo domani sera di conoscere le vostre ultime valutazioni, poi tireremo le somme di questa esperienza straordinaria.
Ancora tante polemiche sulla Legge di Bilancio. Il Governo Salvini-Di Maio è convinto di aver fatto ciò che serviva all'Italia. Secondo me non è così. Ma ormai non resta che attendere. Riuscirà questa Legge di Bilancio a proseguire il nostro percorso di crescita? Il 2019 sarà l'anno della verità. Anche e soprattutto per i populisti. Una cosa è certa: loro stanno rivendicando questa legge di bilancio, loro saranno i responsabili dei risultati economici. L'ho detto con forza in Aula, lo ribadisco qui: la realtà alla fine ti presenta il conto. E questi non possono ingannare tutti per sempre.
La foglia di Fico. Il Presidente della Camera si è detto dispiaciuto per la compressione dei tempi durante il dibattito parlamentare: ha detto che lui combatterà sempre per la centralità del Parlamento. Mi domando: fino a che punto può arrivare l'ipocrisia di un uomo che rappresenta la terza carica dello Stato? Pensavo che avesse raggiunto il limite con le sue dichiarazioni sul lavoro nero, invece rilancia sulla centralità del Parlamento dopo aver umiliato la Camera dei deputati. Ogni giorno un po' più in alto: Roberto Fico è il Sergei Bubka dell'ipocrisia (e questa la apprezzeranno solo gli amanti del Salto con l'Asta).
Sui costi della politica ho scritto un post impopolare. Lo trovate qui. Se avete coraggio e non temete le reazioni barbariche dei grillini, condividetelo su twitter, facebook, instagram. Loro non gradiranno ma credo sia giusto dire le cose come stanno.
E proseguiamo con le posizioni impopolari: la fatturazione elettronica. Sono felice del fatto che la fatturazione elettronica stia diventando sempre più una realtà in Italia. Nata da una proposta Leopolda del 2010 con Ernesto Maria Ruffini, attuata sotto il mio Governo, oggi viene estesa anche ai privati. Molte polemiche, moltissime. E sicuramente si potrà sempre migliorare l'attuazione. Ma l'idea di utilizzare la digitalizzazione per contrastare l'evasione è vincente come già lo era stata a dichiarazione precompilata e il canone in bolletta: proprio il canone è il simbolo perché se si paga tutti, si paga meno. Naturalmente questo è il contrario dell'approccio avuto da Di Maio e Salvini in questi mesi: si sono fatti un paio di condoni vergognosi. Con questo Governo chi non ha pagato le tasse, chi non ha pagato le multe è stato premiato, i furbetti hanno ricevuto il premio e vedremo se nell'elenco dei beneficiari spunterà casualmente qualche nome familiare. Con noi invece il meccanismo è stato semplice: semplificare, digitalizzare, pagare meno ma pagare tutti. La fatturazione elettronica può stare antipatica ma è utile. A fare i condoni si prendono i voti. A fare la fatturazione elettronica si combatte l'evasione.
Per tenersi in forma Salvini ha bloccato una nave con 49 persone al largo di Lampedusa perché notoriamente se teniamo 49 persone in mare per venti giorni si risolvono i problemi dell'immigrazione, ovvio no? Tra l'altro il numero 49 ha scatenato la fantasia dei vignettisti a cominciare dal maestro Makkox. La polemica si è spostata poi sulle dichiarazioni dei sindaci contrari al Decreto Sicurezza. Io la penso come il Sindaco Dario Nardella: il decreto Salvini è scritto male, creerà molti problemi e pasticci e forse sarà sanzionato dalla Corte Costituzionale. Ma in attesa della decisione della Consulta, le leggi si rispettano. Salvini tre anni fa invitava alla disobbedienza civile contro le nostre leggi sui diritti civili, sul canone Rai e su molto altro. Proprio perché noi non siamo come Salvini.
Nel frattempo tornano alla carica i comitati civici "Ritorno al Futuro". Qui un pezzo oggi su Repubblica, qui il link per creare un comitato. Vogliamo combattere la cialtroneria con idee, allegria e controproposte. Senza rabbia, senza rancore. Ci diamo una mano?
Gli auguri. Mi ha colpito molto un pensiero di B.H-Levy: "Innanzitutto esprimo l’augurio che sia possibile formularne; perché sembra che molti miei contemporanei abbiano deciso di unire le forze contro i fomentatori di desideri, i cospiratori della speranza, gli sperimentatori del futuro: sembra che abbia preso in odio l’oggi, ogni futuro, ogni progetto, ogni temporalità, ogni intensità...".
Io nel dubbio vi auguro il meglio per un 2019 meraviglioso.
Ci aspetta un 2019 in cui lavorare tanto, amici
Un sorriso
Matteo
App Matteo Renzi

P.S. mi spiace che il nuovo-vecchio direttore di Rai2 Freccero abbia cancellato la striscia di Luca e Paolo sul Tg2. Luca e Paolo mi hanno fatto morbido tante volte, sono stati loro a trasformare “Stai sereno” in un tormentone, durante il Sanremo 2014.
Dicono che la loro esclusione derivi dal fatto che facessero ironie su Toninelli. Non credo sia questo il motivo: Toninelli fa ridere anche da solo.
 
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« Risposta #258 inserito:: Gennaio 04, 2019, 06:26:25 pm »

La lettera a Renzi di Contarello
Caro Matteo, ti parlo della “vuotanza”, somma stupida di due parole regali: speranza e vuoto. Eccola la “vuotanza” che mi sussurra un punto implausibile della tua storia. Forse proprio un saluto non vissuto. Un ciao scivolato via così

Di Umberto Contarello

2 Gennaio 2019 alle 12:03
La lettera a Renzi di Contarello

Al direttore - Dunque, caro Matteo, hai indeciso. Lo so, “caro” è una parola delicata, che fugge via come le saponette, un figlio è caro, un partente natalizio è caro. Però è caro anche chi si conquista un sentimento dalla distanza. Certo, si dice nel trito logorio della parola moderna, che la politica può sollecitare grandi passioni, ma io non della passione ti voglio parlare. Non amo ciò che nasce dal patimento. Ti voglio parlare di un sentire che non riesco a scrollarmi di dosso. Ho cercato, ma non ho trovato una parola adeguata che lo definisse e quindi me ne sono inventata una. E’ la prima volta che invento una parola e già questo è un segnale che mi fa pensare. Se non possiedo una parola per definire la percezione di un fatto, è una percezione inedita, orfana di sinonimi. Ho provato a mischiare due parole ed è uscita la brutta parola “vuotanza”.

Lo so, non ha un bel suono, ma questa involontaria sgradevolezza potrebbe non essere un caso. E’ la somma stupidina di due parole regali: speranza e vuoto. Non è una parola maestosa, non è il “vuoto di una grande speranza”, non c’è enfasi nella vuotanza, non c’è melodramma né tragedia, non c’è scomparsa, non c’è addio, non c’è nemmeno la nostalgia per un biglietto d’aereo mai usato. Te la definisco così: “quel sentimento provocato da qualcosa che doveva succedere e che non è successa”.

Il fatto è che non mi sono care solo le persone, certe persone, ma anche le storie – perché di storie vivo – che sono solo bugie plausibili. Parlo delle storie classiche, con l’inizio, gli imprevisti, le fermate, gli evviva e i saluti. Eccola la vuotanza che mi sussurra un punto implausibile della tua storia. Forse proprio un saluto non vissuto. Un ciao scivolato via così. Prima di dirti a cuore aperto perché mi è uscito quel che cazzo vuol dire quel “farò il semplice senatore?”, esibisco una penosa dichiarazione “d’amor perduto”. Ho cominciato a seguirti perché mi hai piano piano liberato dalla mia gioventù iperidealizzata, dolciastra, epicizzata da quel coacervo asfissiante di pensieri certi che incerti erano. E’ successo proprio all’inizio, in quell’attimo, prima dello sfasciacarrozze, delle stazioni vivaci, dei referendum, dei gigli, delle direzioni ipnotiche. E’ la prima parola che hai pronunciato, l’inizio della tua storia. Hai semplicemente cambiato un pronome. Hai detto Io, non hai detto Noi. Questo mi ha accalappiato come un cane vagabondo che va sonnolento. Questa è stata la bestemmia che ho amato e che non ti hanno perdonato perché hai detto “Io” nella chiesa dove si officiava il Noi. Era infamia della presunzione, stimmate di chi vive per sé, non per gli altri.

Hai solo messo a disposizione il tuo tassì, che è nello stesso tempo un’auto privata e pubblica. Un posto incerto e libero, senza fisso galateo, nel quale si respirava un incanto promiscuo. Sapessi, per molti di noi che hai sedotto e convinto razionalmente, sapessi che spettacolo quella tracotanza vilipesa dagli zii acquattati in quel noi che tutto giustificava. Per questo mi sei diventato caro a distanza, perché in quella tua sillaba ho visto coraggio, impudenza, ingenuità, follia, affondi lucidi, difese avanzate. Ho visto una storia gonfia di fantasia. Ho rivisto finalmente una grande storia dentro alla politica. Ma questo Io abbondante conteneva un paradosso ineluttabile. Lo sai, Matteo, quel tuo Io estremo, adesso, non è ti appartiene più. Chi convince anime morte, bocche sfiatate, pomeriggi serali, mi spiace, non può dimettersi da quell’Io. Certo, ciascuno può tentare di andarsene da sé. Va bene, l’ho capito, non ce la fai a gettarti come un dado in un congresso con quelle facce, a rischiare anche di perderlo, e non ce la fai adesso a portarmi da qualche altra parte, dove guidare altrove il tuo tassì. Ma per annunciarlo, Matteo, te lo dico con quel caro davanti, non si elencano gli appuntamenti della tua agenda. No, non mi meritavo questo tuo svanire nella prosa. Perché non c’è calma, non c’è pace, non c’è bonaccia, non c’è il tempo della norma.

Dopo il Natale del pasticciaccio, dopo l’inaudita insipienza, dopo tutto questo che è avvenuto e che avverrà, l’opposizione oggetto di prece domenicale, è un sentimento che rimane inespresso, contratto, e ammala i sistemi nervosi irrorati di impotenza. Quell’opposizione rimane acquattata nel silenzioso sentire delle persone per bene: dispersa come la sabbia di Luglio. Perché non ha bocca a cui affidarla. Dimmelo. L’ingiuria, la disdicenza, l’orrore dell’idiozia, i tuoi passi incerti, i tuoi passi falliti, gli agguati, i tradimenti da coltellino svizzero, davvero, giustificano la dissolvenza in un’agenda di impegni? Bastava rileggersi quel” Non troverai nuove terre, non troverai altri mari… non c’è nave per te, non c'è altra via.” Oppure bastava un semplice, banale, autentico, “Non ce la faccio”, maestosamente impotente come era potente quel “Io ce faccio”, che fu sparo.
Umberto Contarello

Da - https://www.ilfoglio.it/politica/2019/01/02/news/la-lettera-a-renzi-di-contarello-231164/
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« Risposta #259 inserito:: Gennaio 08, 2019, 11:50:18 pm »

Renzi e il ritorno a Itaca

Come reagire alla “vuotanza”?
L’ex premier ci spiega perché non si può aver paura di rimettersi in marcia

Di Matteo Renzi
3 Gennaio 2019 alle 06:00

Renzi e il ritorno a Itaca
[Pubblichiamo la replica dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi alla lettera firmata da Umberto Contarello pubblicata dal Foglio mercoledì 2 gennaio].

Grazie, caro Umberto Contarello. Grazie del pensiero, grazie degli auguri, grazie anche del “caro” con cui inizi la tua lettera di ieri sul Foglio. Saper giocare con le parole non è da tutti. Utilizzarle per raccontare, emozionare, ispirare è un privilegio di pochi. E tu che hai questo talento ci fai un regalo condividendo i tuoi pensieri. Anche quando riesci a coniare espressioni come “vuotanza” neologismo per esplicitare il sentimento di tanti, in questi giorni carichi di inquietudine. Vero, verissimo: c'è tanta opposizione “acquattata nel silenzioso sentire delle persone per bene”. Anche perché scandalizzarsi per questo governo non va ancora di moda. Certo, un giorno ci ritroveremo a pensare quanto sia clamoroso che in Italia ci si scandalizzi solo se a ciò espressamente autorizzati dal pensiero unico. I costituzionalisti gridavano contro l’abolizione del Cnel ma nelle ore dello svuotamento del Parlamento erano – evidentemente – tutti a fare i regali di Natale. I sindacati che facevano sciopero generale contro tutte le nostre manovre espansive devono essere ancora in settimana bianca. I professori che manifestavano contro la Buona scuola oggi tacciono davanti ai tagli sull’alternanza scuola lavoro, sull’unità di missione dell’edilizia scolastica, sugli insegnanti di sostegno. In Italia sembra che scandalizzarsi sia consentito solo se va di moda. La protesta va bene solo se è à la page. Manca poco, però. Caro Umberto, manca poco alla fine dell’incantesimo.

Questo governo è un palloncino che sembra irraggiungibile ma può scoppiare all’improvviso. Tutta la loro maldestra arroganza, tutta la loro tracotante mediocrità non può reggere. Perché la realtà è implacabile, prima o poi ti presenta il conto. E già sono evidenti a occhio nudo le crepe dell’edificio gialloverde. Ma oggi nel tuo cuore, e non solo nel tuo, alberga la vuotanza. Manca la speranza, mancano leader in grado di incarnarla. Ed è vero: questa opposizione ha bisogno di politici che sappiano ritrovare la forza, il gusto di dire io. E io che faccio? Oggi dico io in modo diverso. Combatto una battaglia culturale, non solo con il documentario su Firenze ma con l'insistenza colpo su colpo nel complicato mondo dei social, nel dialogo con i ragazzi più giovani, nei discorsi in Parlamento. Dico io forte e chiaro ma gioco una partita diversa da quella che tanti si aspetterebbero. Non faccio falli di reazione contro chi mi ha scalciato da dietro. Finché la nostra priorità era cambiare l’Italia, le cose marciavano. Poi all’improvviso la sinistra ha cambiato obiettivo. I pensatori, i commentatori, i compagni di strada, i colleghi hanno deciso che cambiare il paese non fosse più la priorità, bisognava cambiare il carattere. Un carattere in particolare. Ok, forse quel leader aveva un caratteraccio. Ma pensando a cambiare carattere, stile, priorità ci siamo persi. E abbiamo perso. Succede, sono cose che capitano. Ora quella storia è storia. Cronaca, più probabilmente. Passato, comunque. Quando mi giro a guardarla, sempre più raramente, mi scappa un sorriso. Quante cose incredibili abbiamo fatto. Tutte cose che ci dicevano: “Questo non si può fare”.

E come bambini disobbedienti abbiamo toccato tutto quello che i grandi ci dicevano di non toccare, dalle banche popolari allo Statuto dei lavoratori, dalla parità di genere al merito nella scuola, dall’abbassamento delle tasse alla riforma del Titolo V. Abbiamo dato un scossa a questo paese. E lo abbiamo tolto dalla recessione in cui si trovava. Prima o poi ci verrà riconosciuto anche dai commentatori più implacabili. Ma la loro tardiva riconoscenza non ci appassionerà. Oggi tutte queste riforme, riuscite o fallite, sono ricordi. In politica la memoria è fondamentale, ma la nostalgia è inutile, forse persino dannosa. Oggi è tempo di scrivere una pagina nuova.

Davanti agli sciacalli e ai prestanome che guidano questo governo, la battaglia è culturale. Figurati se ho paura, Umberto. E certo non mi dimetto dall’Io. In questi anni ho sopportato il silenzio davanti a servitori dello stato che dicevano “Dammi le prove per arrivare a Renzi, devo arrestare Renzi”. Ho sopportato la calunnia sui bambini dell’Africa e sui voli di stato, sui regali di Natale e sui dati del Jobs Act. Ho sopportato i voltafaccia di chi per anni si stendeva adorante al mio passaggio e oggi finge di non avermi conosciuto e i tradimenti di chi ha ancora un presente in politica perché ho combattuto a mani nude per lui. Ti immagini se posso avere paura di mettermi in marcia?

Lo zaino è lì, sempre pronto, come ai tempi degli scout quando bastavano una bussola e una borraccia per renderci autonomi. Abbiamo tante storie “gonfie di fantasia” da raccontare e soprattutto da scrivere. Ma bisogna saper scegliere i tempi. La vuotanza serve soprattutto a questo, a capire i tempi giusti. La signoria del tempo sulla politica è implacabile. Tutto muta freneticamente, specie in queste ore. Quando arriverà il momento del viaggio, ci saremo. Però dobbiamo ancora chiarirci su un’ultima cosa: perché a me il “tuo” Kavafis – quello della Città – non piace granché. Non mi piace l’immagine del nostro cuore “come un morto sta sepolto”. Il “mio” Kavafis è quello di Itaca “Se per Itaca volgi il tuo viaggio, fai voti che ti sia lunga la via, e colma di vicende e conoscenze. Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi o Poseidone incollerito: mai troverai tali mostri sulla via, 
se resta il tuo pensiero alto e squisita
 è l’emozione che ci tocca il cuore
 e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi 
né Poseidone asprigno incontrerai, 
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
 se non li drizza il cuore innanzi a te. Fai voti che ti sia lunga la via.
 E siano tanti i mattini d’estate
 che ti vedano entrare (e con che gioia 
allegra) in porti sconosciuti prima. Fa scalo negli empori dei Fenici 
per acquistare bella mercanzia, 
madreperle e coralli, ebano e ambre, 
tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, va’ in molte città egizie, impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca. 
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
 Ma non precipitare il tuo viaggio”.

Non possiamo precipitare il nostro viaggio, amico mio. Abbiamo tempo, entusiasmo, libertà. Abbiamo sogni e sappiamo come realizzarli. Abbiamo gambe e testa. Abbiamo voglia e un desiderio profondo di fare dell’Italia un giardino di opportunità anziché una gabbia di paure. Lo abbiamo iniziato a fare, continueremo a farlo. E lo faremo ancora meglio, facendo tesoro dei nostri errori.

Ma oggi precipitare il nostro viaggio significherebbe soltanto non partire proprio. E noi vogliamo partire, per arrivare. Per ritornare. Come a Itaca.

Buon 2019, caro Umberto.

Da - https://www.ilfoglio.it/politica/2019/01/03/news/renzi-e-il-ritorno-a-itaca-231276/
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