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Autore Discussione: MATTEO RENZI  (Letto 44158 volte)
Arlecchino
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« Risposta #225 inserito:: Agosto 08, 2017, 06:06:47 pm »

Renzi: "Mio padre è stato male, mi sono sentito in colpa. Ora faccio cose normali come tutti i papà
Dall'inchiesta Consip e dai rapporti con il papà Tiziano alla sconfitta referendaria e ai voltafaccia degli ex alleati. Ma anche i giochi con i figli e i rimproveri della moglie.
L'ex premier si racconta in un'intervista a Vanity Fair: "Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso"

Di MAURO FAVALE
08 agosto 2017

"QUANDO, qualche settimana fa, mio padre si è operato al cuore e l'ho visto sul lettino, in ospedale, ho pensato fosse colpa mia". Ancora gli strascichi del caso Consip, ancora il rapporto personale tra Matteo Renzi e suo padre Tiziano, coinvolto nell'inchiesta della procura di Napoli. A parlarne, in un'intervista a Vanity Fair in edicola domani, è il segretario del Pd che torna su una vicenda che, spiega, "fa male, molto male".

Mesi fa, attraverso alcune intercettazioni finite sui giornali, erano emerse le frizioni tra padre e figlio, con Renzi che sembrava dubitare della buona fede del papà. Frizioni che, assicura l'ex premier, non hanno lasciato tracce nel rapporto tra i due. Renzi racconta però i suoi sentimenti dopo l'operazione al cuore subita da Tiziano: "C'era mia madre con me e mi è sembrato di vedere nel suo sguardo lo stesso mio dubbio. Mi sono venute le lacrime agli occhi, ma le ho trattenute e nessuno si è accorto di nulla".

È convito che, alla fine di questa storia, "il procedimento contro mio padre sarà archiviato anche stavolta. Non c'è nulla, se non il cognome che porta. Ma saranno i giudici a decidere, io aspetto di sapere i nomi di chi ha falsificato le prove contro l'allora premier. Nessuno ne parla, ma a livello istituzionale questo è un fatto di una gravità inaudita". Nelle anticipazioni dell'intervista al settimanale, altri momenti 'personali' della vita dell'ex presidente del Consiglio, tornato a casa dopo i 1.000 giorni a Palazzo Chigi. Tre anni che hanno ridefinito gli equilibri interni alla famiglia: "È stata brava Agnese - racconta Renzi parlando della moglie - quando ha deciso che i nostri figli non sarebbero venuti a Roma. Io, all'inizio, non ero d'accordo, ma con il senno di poi le do ragione. Stare a Pontassieve ha consentito ai miei figli di vivere una vita normale. E avere, al massimo, solo qualche compagno che li prendeva in giro per il referendum o per la mia pronuncia inglese".

Ancora scorci di vita privata, del Renzi che rientrava a casa da Roma mettendosi a disposizione dei figli "per giocare alla playstation o fare solo cose divertenti". Atteggiamento "non educativo", secondo la moglie Agnese: "Diceva: non è che io sto sei giorni qui a spaccarmi la schiena e poi arrivi tu e fai lo splendido. Però ci sono stati anche momenti spiacevoli per me - prosegue il segretario Dem - per esempio quando i miei figli non mi volevano alle loro partite perché avevo 10 persone di scorta. Adesso che sono più spesso a casa faccio le cose normali che fanno tutti i papà, tipo mettere la sveglia alle 3 di notte per andare a prendere mio figlio dopo una festa. E non sentire la sveglia…". Infine,

i riflessi della sconfitta referendaria: "Li ho visti i leccaculo professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso: quelli che prima ti adulavano smettono di salutarti. Ma è un gioco e io sto al gioco".

© Riproduzione riservata 08 agosto 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/08/08/news/renzi_mio_padre_e_stato_male_ho_pensato_per_colpa_mia_ora_faccio_cose_normali_-172644288/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
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« Risposta #226 inserito:: Ottobre 07, 2017, 05:49:24 pm »

Direzione Pd, Renzi: "Nostri avversari non sono quelli andati via"
Approvata all'unanimità la relazione del segretario, che tiene aperto il dialogo con Pisapia e la sinistra a sinistra del suo partito. Evidenziando come la legge elettorale del Rosatellum chiami alla "creazione di una coalizione più ampia". Elezioni siciliane. "Bene Orlando quando nega il legame tra risultato delle urne e leadership nel partito. E vedremo se la destra unita stavolta non vince". Orlando: "Mdp batta un colpo"

06 ottobre 2017

ROMA - "Su sicurezza e lavoro dobbiamo fare una grande battaglia culturale contro i nostri avversari, che non sono quelli che se ne sono andati via di qui". Così Matteo Renzi durante la direzione del Pd. Aperto, dunque, il canale del dialogo con la sinistra "a sinistra del Pd" e in particolare con il "cantiere" aperto da Giuliano Pisapia per compattare e federare il campo progressista. Pisapia entrato a sua volta in rotta di collisione con Mdp per la sua manifesta vocazione alla "poligamia" in politica. Inoltre, ha sottolineato il segretario dem, la legge elettorale "chiama alla creazione della coalizione, il Pd resta baricentro ma con il Rosatellum serve una coalizione più ampia". La relazione del segretario del Pd, con mandato sul Rosatellum bis, è stata approvata all'unanimità dalla direzione del Pd.

Secondo Renzi, "gli altri partiti sono più in difficoltà di noi. La Meloni sui referendum per le autonomie, Salvini che su Instagram pubblica cose da mangiare, Berlusconi che riesce ad essere lunedì alfiere dell'Europa e il martedì alfiere del populismo. Anche i Cinque 5 sono in calo, anche se vanno presi sul serio". Per questo, secondo Renzi, è ancora più importante evitare di indebolire dall'interno il Pd. "Non dobbiamo dividerci. Non dobbiamo rinunciare al confronto interno, ma da qui a inserire Tafazzi nel nostro pantheon ce ne passa. Sono il primo a farmi carico di questo - ha sottolineato il segretario - perché chi non gioca con la squadra fa fare goal agli avversari".

Il Pd non deve commettere l'errore di guardare al proprio ombelico, ma alle sue responsabilità nei riguardi dell'Italia. "La conferenza programmatica di Napoli dovrà fare chiarezza sul nostro modo di procedere. Abbiamo preso un Paese in difficoltà e lo abbiamo portato fuori dalla crisi - rivendica con orgoglio Renzi -. Non dobbiamo certo fare rievocazioni storiche ma questo Paese ha più posti di lavoro, il Pil cresce e i consumi aumentano. E dobbiamo essere orgogliosi di aver fatto cambiare strada all'Europa sull'austerity. E' una battaglia che dobbiamo rivendicare perché ha portato oltre 900 mila posto di lavoro in più".

L'ex premier è tornato poi sulla misura degli ottanta euro: "Non è una mancia elettorale come dice per esempio Salvini, sono uno strumento - ha sottolineato - con il quale 10 milioni di italiani hanno visto aumentare la loro capacità di spesa e noi vogliamo aumentare quei soldi". Il Pd, dunque, ha tutte le ragioni per presentarsi "in campagna elettorale con grinta e coraggio, a testa alta. I risultati ottenuti sono il trampolino per il futuro. Il momento è semplice: o il Pd blocca il populismo o il populismo vince solo in Italia".

Matteo Renzi ha quindi accennato alle elezioni siciliane, elogiando la posizione del ministro della Giustizia, e suo avversario alle primarie, Andrea Orlando. "L'ho molto apprezzato - ha sottolineato il segretario - quando ha sostenuto l'inesistenza di un legame tra le elezioni siciliane e la leadership" del Partito democratico. "E vedremo - ha aggiunto - cosa farà la destra unita, se sarà la prima volta che da uniti non vincono".

Durante il suo intervento in direzione, Andrea Orlando ha affermato che "la legge elettorale, così come me si sta configurando, sarebbe un successo politico della linea per la quale mi sono battuto. Reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale". "Naturalmente - ha aggiunto - non basta la legge elettorale, bisogna lavorare anche sulla legge di bilancio e bisogna avere disponibilità a interloquire sulla legge elettorale stessa, nell'interesse del centrosinistra e nell'interesse del Paese". Perché, ha spiegato, "ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone, ma il giorno dopo gli effetti riguarderanno tutti".
E "sulla legge elettorale - ha insistito - bisogna lavorare per avere anche qualche segnale dall'altra parte, perché, se il giudizio rimane quello di legge truffa, sarà difficile trovare un dialogo. Per questo bisogna lanciare un appello a Mdp a battere un colpo".

© Riproduzione riservata 06 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/06/news/direzione_pd_renzi_nostri_avversari_non_sono_quelli_andati_via-177537737/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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« Risposta #227 inserito:: Novembre 12, 2017, 12:36:21 pm »

Renzi in TV: “Di Maio non può scappare. Vorrei tagliare le tasse a chi a una badante”
Lancia la sua sfida elettorale nello studio di Floris, a «diMartedì»: saremo il primo gruppo parlamentare e che il centrodestra si spaccherà il giorno dopo

Pubblicato il 07/11/2017 - Ultima modifica il 07/11/2017 alle ore 23:02

«Nei nostri sondaggi il Pd è al doppio di Forza Italia, lo scrivete? Puntiamo al 40%, chiederemo agli italiani: preferite Grillo o Berlusconi? Alle fine delle elezioni saremo il primo gruppo parlamentare e che il centrodestra si spaccherà il giorno dopo». Matteo Renzi si proietta verso la campagna elettorale e rilancia la sua sfida nello studio di Floris, a “diMartedì”, dove si presenta nonostante Luigi Di Maio abbia annullato il confronto: «Mi dispiace che non ci sia, l’aveva chiesto lui. Si è comportato come quei compagni di classe che dicono: “Ti aspetto fuori”. Poi suona la campanella, tu scendi e lui se ne è andato. È il leader di un partito importante- dice-, potrebbe essere il futuro presidente del Consiglio, non può usare questi metodi. Gli avrei chiesto perché imperversa negli studi tv e ha partecipato solo al 30% delle votazioni». Rinunci all’immunità parlamentare, lo esorta. 
 
Le elezioni e il programma 
Sulla data delle elezioni ammette che avrebbe voluto votare prima, nel corso dell’anno, ma che a va bene ciò che deciderà il presidente della Repubblica. «Vorrei introdurre la possibilità di scaricare dalle tasse integralmente il costo della badante purché sia in regola» annuncia. Rivendica lo stanziamento del bonus da 80 euro , l’abolizione delle tasse sulla prima casa, si dice disponibile a una battaglia in Europa per il taglio delle aliquote Irpef. Definisce «una follia» il reddito di cittadinanza e ribadisce la contrarietà alla flat tax: «Chi è ricco paghi di più». Nessuna ansia di tornare a tutti i costi a Palazzo Chigi: «Adesso c’è Paolo Gentiloni e non è che ci è arrivato per caso lì. Vivo con ansia e con angoscia il fatto che si ritorni indietro, che si torni al -2% del Pil». 
 
La sconfitta in Sicilia 
«Abbiamo perso», esordisce. Incalzato da Floris spiega di non essersi disimpegnato dalla elezioni regionali in Sicilia («Non condivido nulla della storia politica di Musumeci, ma onore al merito»), ma di non avere voluto sovrapporre la sua faccia a quello del candidato Pd. Ripercorre successi e sconfitte delle sue campagne elettorali: «Io sono responsabile di una vinta alle europee e una persa al referendum, sulle amministrative abbiamo vinto in 5 regioni e perso in 2. Sono un segretario vincente per il Pd? Glielo dico il giorno dopo le elezioni politiche». I sondaggi danno il Pd al 26%? «È chiaro che abbiamo molto da recuperare, su fette di persone o deluse che sono tante o incerte, che sono tantissime o astenute, sempre tante» ammette Renzi spiegando che gli fa male che «ci accusino di essere stati troppo amici di chi ha potere». E replica alle parole del presidente del Senato Pietro Grasso: «Non credo che il Paese sia stanco e deluso, c’è tanta bella gente che vuole mettersi in gioco, che voglio incontrare e anche candidare». 
 
“D’Alema pensi al suo partito” 
«La politica non è un risiko dei rapporti personali», risponde a Floris che gli chiede se è disposto a ricucire con D’Alema e Bersani. Il mondo della sinistra è aperto a tutti e senza veti, chiarisce. «Noi abbiamo dato il messaggio a tutti gli sherpa, i pontieri di lavorare. Ma parlando di cose concrete, perché nel mondo la sinistra sta crollando. Qual è la proposta di D’Alema? Che io mi dia fuoco in piazza? Lo accontenterei, ma mi sembra un po’ eccessivo. Pensi al suo partito. Lì dove io sono non mi ci hanno messo D’Alema o Bersani ma non mi ci son messo da solo. Mi ci hanno messo due milioni di voti alle primarie». Definisce «sterile» la discussione sul nome del futuro premier. perché il potenziale premier lo decide il Parlamento e « purtroppo, non essendo passata la riforma costituzionale... lo sceglie il presidente della Repubblica che dà un incarico». 
 
LEGGI ANCHE Renzi: “Cercano di mettermi da parte ma non mollo” 
 
“Parlate solo di Banca Etruria, troppi misteri su Mps” 
Sulla sua immagine e sulla sua classe dirigente si difende: «Chi ha sbagliato su Banca Etruria deve pagare. Il vicepresidente lo abbiamo mandato a casa noi» rivendica e attacca: «Parlando di banche parlate solo di Etruria. Negli anni hanno spolpato le banche e tutti zitti, banchieri, giornalisti e politici. Se uno ha paura di stare contro le burocrazie ha gli scheletri nell’armadio, io non ne ho e voglio la verità». «Monte Paschi di Siena è una banca su cui ci sono troppi misteri, a cominciare da quel pover’uomo che è morto in quel modo, nel 2013: David Rossi». Definisce pervicaci gli intrecci del passato. «Io avrei cambiato il governatore di Bankitalia, ma ho rispetto per Gentiloni che ha deciso in autonomia».
 
“Vorrei un altro Jobs act e altri 986mila posti” 
«Nel 2014, quando sono arrivato a Palazzo Chigi Obama in una telefonata mi ha detto `farete la fine della Grecia se non cambiate´. Questa era la situazione - racconta-. Il Pd è molto più grande di Renzi e di altri leader. In questi anni abbiamo perso Roma e Torino e vinto altrove, ma l’elemento nuovo sono gli 986mila posti di lavoro in più. Di questi il 71% a tempo indeterminato. Io non mi accontento, vorrei un altro Jobs act, con altri 986mila posti di lavoro».

 Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati

Da - http://www.lastampa.it/2017/11/07/italia/politica/renzi-di-maio-potrebbe-essere-il-futuro-premier-non-pu-fare-il-codardo-e-scappare-bREIh28tVY9vSb4GELmp2O/pagina.html
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« Risposta #228 inserito:: Novembre 24, 2017, 08:44:52 pm »

Mercoledì 22 novembre 2017

Enews 500

Quando raggiungi un numero tondo, in questo caso 500 come le E-News inviate in questi anni, ti viene sempre voglia di fare bilanci. Nate per gioco e destinate solo a tenere in rete trenta amici fiorentini con i quali avevamo iniziato a fare politica insieme, le E-News vanno avanti con cadenza quasi settimanale da anni e raggiungono oggi centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. Raro esempio di perseveranza e tenacia.
In questi anni abbiamo avuto responsabilità importanti a livello cittadino, nazionale e europeo, abbiamo raggiunto risultati impressionanti e imprevedibili, abbiamo perso battaglie fondamentali come il referendum costituzionale. Abbiamo ottenuto cose meravigliose, dalla pedonalizzazione del Duomo di Firenze fino alla flessibilità in Europa e abbiamo subito cocenti sconfitte a cominciare - lo ricorderanno solo gli aficionados - dal rimpasto di Giunta del 2002 a Firenze.
Ma quello che conta è che lo abbiamo sempre fatto insieme. Insieme. Io ho sempre avvertito nel popolo delle enews un compagno di viaggio prezioso e insostituibile. Anche quando non rispondo alle vostre risposte, leggervi mi dà una particolare forza e una chiave di lettura diversa dalle altre. Nei giorni successivi alle dimissioni da Chigi mentre sciavo sulle Dolomiti una donna mi ha aspettato alla fine della seggiovia e mi ha detto solo: "Un sorriso!” Io la guardo stranito. E lei mi risponde: "Continua a scrivere, Matteo. Noi ci siamo. E come dici tu in chiusura delle enews, un sorriso”. E siamo ripartiti sulle piste.
Mi dicono: Renzi vuol fare tutto da solo, non ascolta nessuno, pensa solo a se stesso. Se solo una volta leggessero le risposte settimanali alle enews, se solo sapessero che storie pazzesche stanno dietro al popolo che condivide la nostra avventura politica, se solo capissero quanta vita vera c'è nelle persone che incontriamo ogni giorno in carne e ossa a cominciare dal treno e che mi scrivono quotidianamente, i nostri critici avrebbero la risposta che cercano alle domande che li assillano: perché nonostante tutte le critiche, nonostante i tanti attacchi, nonostante l'odio che qualcuno ci spara addosso talvolta a reti unificate noi siamo ancora qui. Più sorridenti di sempre. E più desiderosi di non mollare mai.
Grazie, popolo delle enews.

Il popolo delle E-News ha un appuntamento anche fisico, la Leopolda. Il sito è www.leopoldastazione.it, il programma fitto di storie e di in/contro come dice il titolo. L'invito a chi verrà a Firenze è raccontarci per cosa ciascuno di voi vuole lottare. L8, Leopolda 8, si presta al gioco di parole. L8 per... Scriveteci a leopolda8@matteorenzi.it. E registratevi se vi va di venire con noi a scambiarci un abbraccio, non solo una email. Nelle prossime ore se riesco vi invio una enews solo sulla Leopolda. Sarà un'edizione poco governativa e molto vecchio stile, con un gruppo di ragazzi nati negli anni Novanta che mi aiuteranno a guidare la discussione. Anni Novanta, ci rendiamo conto?
Il Treno riparte oggi chiudendo le province rimaste ancora da visitare sotto Roma: Latina, Frosinone, Isernia, Caserta. Sui miei social trovate moltissime immagini e video del viaggio, viaggio di cui purtroppo i media non parlano nel merito ma che è fantastico. Faremo un libro entro Natale con tutte le immagini e le storie del #TrenoPd e a gennaio tireremo fuori un film su questa esperienza impressionante e bella.
Ho incontrato ieri all'Eliseo Emmanuel Macron. L'idea di dire "Europa sì, ma non così” che caratterizza tutto il libro "Avanti” e di cui abbiamo parlato per mesi continua a rimbalzarci nella testa. Noi abbiamo bisogno di rilanciare con forza l'ideale europeo. Dobbiamo farlo con idee credibili e compagni di viaggio capaci. L'Europa non può essere lasciata nelle mani di chi le attribuisce ogni colpa ma nemmeno di chi la vive come un regolamento burocratico. È incredibile quanto sia carico di spessore e speranza l'ideale europeo: tutte le volte che faccio lezione con gli studenti americani di Stanford, dove tengo un corso ogni settimana, vedo nei loro occhi di non europei lo stupore per quanto grande possa essere questo progetto. Ma compito della nostra generazione - Macron lo sa bene - è rilanciare in avanti, non vivere di ricordi. Lo faremo, avanti insieme.
Per favore, oltre alle enews, utilizzate anche due canali ulteriori

Democratica, che ogni giorno alle 13.30 porta argomenti e idee utili al dibattito
La APP di Matteo Renzi che potete scaricare a questo link
E tutte le polemiche sui partiti, le alleanze, la situazione politica? Rimando per tutto a Bruno Vespa. Nel senso che ieri sera ho partecipato a Porta a Porta dialogando civilmente con due giornalisti (Cusenza e Tito) e rispondendo a delle domande dei medesimi: un'intervista, insomma, non un interrogatorio. E ho parlato di tutto, dalla beffa EMA fino all'articolo 18, dal rapporto con MDP (quante email riceviamo sull'argomento!) agli 80 Euro. Se vi va qui trovate l'intera puntata e qui un video con alcuni passaggi di ieri sera. E qui il link a uno strano inizio, tutto basato su domande personali.

Un sorriso,
Matteo

P.S. Ci siamo detti, all'inizio, che questa è una comunità di storie diverse, un popolo. Proprio per questo vorrei mandare un messaggio a due di noi, amici toscani che da sempre si impegnano nel PD in vario modo e con grandi responsabilità, che sono davanti in queste ore al dolore più atroce, inspiegabile e inimmaginabile della vita. Vorrei che Isa e Leo e il piccolo Niccolò Alessandro sentissero l'abbraccio di tutti noi, anche di quelli che non li conoscono. E vorrei che il ricordo della piccola Maria Sole li accompagnasse sempre, accarezzando dolcemente la loro quotidianità che da oggi non potrà più essere la stessa. Questi sono i veri drammi della vita. Questo il momento di stringersi nel più affettuoso degli abbracci per un dolore che un padre e una madre non dovrebbero mai vivere.
 
 Da – PD Renzi
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« Risposta #229 inserito:: Dicembre 23, 2017, 08:53:12 pm »

Sabato 23 dicembre 2017
Enews 506   
       
    
 
Auguri, a tutti.
Auguri di un bellissimo Natale e di un felice 2018.

In questi giorni di fine legislatura abbiamo portato a compimento alcuni percorsi che duravano da molto tempo. E sono buone notizie che voglio condividere con voi. Ce ne sarebbero tanti ma mi limito a segnalarvi alcuni tweet dei competenti membri del Governo

1. Qui Marianna Madia che spiega la firma del nuovo contratto dei dipendenti della PA: stanotte si è chiuso il primo accordo, quello sulle amministrazioni centrali. Adesso in rapida successione andranno in porto anche quelli sulla scuola, sulla sanità e sugli Enti Locali. Le risorse, faticosamente trovate in questi anni, sbloccano i contratti dopo 10 anni. Perché i politici che governano si dividono tra chi i contratti li blocca per anni e chi li rinnova come succede nei paesi normali. Noi apparteniamo alla seconda categoria.

2. Qui Maurizio Martina che ha seguito il bellissimo progetto Human Technopole, nell'area che fu l'area Expo. I primi ricercatori si sono insediati ed è meraviglioso sapere che l'eredità della grande esposizione universale sarà nelle mani di chi scommette sulla scienza e sull'innovazione. Viva il futuro!

3. Qui Graziano Delrio che rivendica la legge sulla mobilità ciclistica, nata dalle idee di Antonio De Caro e Paolo Gandolfi. Ne abbiamo parlato anche durante il viaggio in Treno con gli amici della Fiab nella tappa di Trino Vercellese, pedalando lungo la pista ciclabile che abbiamo finanziato per collegare Venezia a Torino (Ven.To). La bici non è (più) l'ultima ruota del carro.

4. Qui Beatrice Lorenzin sul disegno di legge - seguito a lungo da molti parlamentari PD - sulla riforma delle professioni sanitarie. Che è innanzitutto il modo per aiutare i pazienti e chi tutti i giorni vive le difficoltà del mondo della salute.

5. Qui Andrea Orlando sulla riforma dei testimoni di giustizia, divenuta legge nelle ultime ore della legislatura con l'obiettivo di dare più tutele a chi sceglie di stare dalla parte giusta, dalla parte dello Stato.

6. Qui Maria Elena Boschi sulla legge che tutela orfani vittime di crimini domestici. Anche questa legge è stata appena approvata ed è un ulteriore tassello delle tante politiche contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

7. Qui Carlo Calenda sull'accordo di programma firmato a Portovesme nel cuore del Sulcis insieme al Presidente della Regione Sardegna Pigliaru per far ripartire finalmente Alcoa.

8. Qui Luca Lotti sugli investimenti liberati dall'ultimo CIPE che ha stanziato 6 miliardi di euro.

Naturalmente potremmo proseguire a lungo con tante altre questioni aperte.
Ma ho scelto solo gli ultimi tweet che ho rilanciato per mostrare anche plasticamente che le cose che abbiamo messo in cantiere sono davvero tantissime.
Governare significa provare a fare le cose per bene. Senza demagogia, senza polemica, senza rabbia. Oggi leggevo che l'amministrazione comunale di Roma sta chiedendo aiuto per la gestione dei rifiuti all'Emilia Romagna: facile fare gli ambientalisti con i termovalorizzatori degli altri, no? E ironia della sorte vuole che l'aiuto venga da Parma dove la polemica contro il termovalorizzatore era stata una delle ragioni della vittoria a Cinque Stelle. La differenza tra noi e gli altri, alla fine, è innanzitutto nella capacità concreta di governare. Perché è difficile far credere che riuscirai a gestire le conseguenze di un referendum sull'Euro se quando amministri non riesci a tenere in vita un povero albero di Natale in piazza Venezia (Spelacchio, riposi in pace).

La notizia più bella di queste ore, tuttavia, è più personale. Riguarda cioè una persona, un nostro amico, che è stato sottoposto per due mesi a una gogna mediatica assurda in ragione di una denuncia basata su sms privati. Si chiama Mattia Palazzi ed è il bravissimo sindaco di Mantova. Nei primi giorni dell'inchiesta molti chiedevano le sue dimissioni amplificando la grancassa mediatica orchestrata dai giustizialisti. Niente di nuovo sotto il sole, amici. I giustizialisti hanno scarsa fantasia, dicono sempre la stessa cosa. Mattia ha resistito e sinceramente non era facile per le pressioni incredibili che ha subìto: in quei giorni, e in quelle notti, l'ho sentito provato. Ma lo conosco come una persona generosa e sono fiero di esserne amico. Ieri è arrivata la richiesta di archiviazione perché gli sms erano stati intenzionalmente modificati (sta diventando un vizio, a quanto pare) e dunque Mattia potrà passare un Natale più tranquillo, nonostante tutto ciò che ha passato. Ci sarebbe da arrabbiarsi, da gridare, da scandalizzarci. Invito tutti a ricordarci ciò che ci stiamo dicendo da mesi, in tante vicende: ragazzi, il tempo è galantuomo, il tempo gioca con la nostra maglia. Lasciamo le polemiche a chi vive di quello. Noi teniamoci stretta la verità. Perché la verità prima o poi viene fuori e quando viene fuori la verità vera, la gioia di riabbracciare chi è davvero amico vale doppio.

A tutte e tutti il sorriso più grande insieme all'augurio di Buon Natale!

Un sorriso,
Matteo   

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« Risposta #230 inserito:: Dicembre 28, 2017, 06:41:31 pm »

Renzi: “Il Pd ha rimesso l’Italia in carreggiata, Europa e ceto medio le nuove sfide”
«Un accordo con Grasso? Vedendo i loro sondaggi non mi pare realistico. Il premier? Spero per l’Italia che sia un uomo del nostro partito»
Su Berlusconi. «Ho fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi. Siamo già oltre 150 miliardi e la cosa folle è che non si scandalizzi nessun editorialista.
Come le paga? Spunta un miliardario cinese all'improvviso come è successo per il Milan o alza le tasse?»

Pubblicato il 28/12/2017

CARLO BERTINI
ROMA

Si chiude una legislatura tra le più travagliate. Matteo Renzi, quali sono le riforme che più hanno trasformato il Paese? 

«Lavoro, tasse e diritti. Ma nessuna riforma di questa legislatura ha trasformato radicalmente il nostro Paese, sarebbe presuntuoso sostenere il contrario. Più semplicemente l’Italia era in grave difficoltà, a un passo dalla bancarotta: con l’impegno di questa legislatura siamo tornati in carreggiata. Le riforme più importanti hanno riguardato il mondo del lavoro con il Jobs Act e Industria 4.0; il mondo delle tasse con 80 euro, Irap costo del lavoro, Imu prima casa; il mondo dei diritti, dalle unioni civili al terzo settore, dal “dopo di noi” al “fine vita”. Lavoro, tasse, diritti: in questi settori il cambio di passo c’è stato e nessuno che sia in buona fede può negarlo. Ma è un cambio di passo, non una trasformazione radicale. La strada è ancora lunga». 

Lei era sceso in campo per cambiare l’Italia. Dove sente di aver colto i risultati maggiori e quali sono state le resistenze più difficili da superare? 

«Il fatto che la cultura non sia più giudicata la cenerentola dei bilanci ma richieda investimenti straordinari, dalla gestione dei musei al finanziamento dei privati è una piccola cosa nel dibattito pubblico ma per me è elemento di grande orgoglio. Non siamo invece riusciti a portare con noi la maggioranza dei lavoratori del pubblico impiego e soprattutto della scuola: spero che il rinnovo del contratto sia una buona occasione ma non c’è dubbio che questo sia stato uno dei settori in cui abbiamo sofferto di più le resistenze».

E ora quale dovrebbe essere una nuova agenda di riforme per il prossimo governo? 

«Non ci sono ricette magiche, ma c’è solo da continuare migliorando ciò che è stato impostato. Secondo Istat i lavoratori italiani erano 22 milioni nel 2014, sono 23 milioni oggi. Bene, un milione in più. Dobbiamo creare le condizioni per arrivare a 24 milioni, certo. Ma dobbiamo anche porci il problema di come migliorare la qualità di quel lavoro, non solo la quantità. E per farlo servono gli incentivi e gli sgravi certo, ma anche la certezza della giustizia o la semplicità della burocrazia. Una visione di insieme per i prossimi anni. Possiamo permetterci di parlare di futuro perché abbiamo fatto uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Ma dire futuro non significa sparare promesse in libertà: oggi ho fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi. Siamo già oltre 150 miliardi e la cosa folle è che non si scandalizzi nessun editorialista. Come le paga? Spunta un miliardario cinese all’improvviso come è successo per il Milan o alza le tasse? Noi del Pd non proporremo riforme mega-galattiche, non scriveremo un libro dei sogni: siamo coerenti e concreti».

Solo in Gran Bretagna risiedono 500 mila nostri connazionali, in gran parte giovani che hanno lasciato l’Italia negli ultimi 15 anni. Quali riforme potrebbero convincerli a tornare? 

«L’Italia deve essere all’avanguardia nell’attrarre intelligenze. Dobbiamo creare centri di ricerca globali dove poter far crescere i nostri talenti. Dove ricollocare chi vuole tornare in Patria, certo. Ma anche dover invitare i migliori cervelli di tutto il mondo. Non c’è solo l’emergenza dell’immigrazione da barconi, che abbiamo affrontato con umanità e onore, a differenza di altri Paesi europei: c’è anche un’immigrazione diversa, da coltivare e promuovere nelle università del Sud-Est asiatico o dell’America latina, nei centri di ricerca europei e africani. Fare dell’Italia un grande centro di attrazione di cervelli di tutto il mondo, bloccando la fuga e iniziando a importare ciò che oggi esportiamo». 

Obama ritiene che le democrazie avanzate debbano porsi la necessità di un nuovo welfare per far fronte all’impatto delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro. Anche l’Italia ha bisogno di un nuovo welfare? 

«L’Italia ha un sistema di welfare che gli americani si sognano. Però possiamo e dobbiamo fare meglio. Perché la mancanza di sicurezza non è solo nella paura del crimine, ma anche nella paura del futuro. La gente è spaventata perché non ha più le certezze del passato, chiede protezione. E studiare un paracadute nuovo che protegga il ceto medio spaventato è una delle imprese più difficili da realizzare. Qui però sta la grande sfida dell’Europa. E la prossima legislatura dovrà vedere un protagonismo italiano su questo punto, accompagnando e stimolando la crescente leadership della Francia di Macron».

Come mai ha scelto di correre per fare il senatore dopo aver caldeggiato la trasformazione della Camera alta in Senato delle autonomie? Non le pare una contraddizione? 

«Non è un contrappasso dantesco, ma la scelta responsabile di inchinarsi alla volontà popolare. Continuo a pensare che questo Paese avrebbe funzionato meglio con una sola Camera a dare la fiducia, ma ho perso quella battaglia. I cittadini hanno scelto di tenere vivo il Senato e adesso trovo doveroso sottopormi al voto degli italiani per entrare o meno in Senato. Anzi: ho letto che Salvini vuole sfidarmi dove mi candido io: lo aspetto nel collegio senatoriale di Firenze».

Quale atteggiamento terrà nei riguardi dell’Europa di qui al voto? In primavera come sempre dovranno giudicare i nostri conti pubblici... 

«Noi diciamo da tempo che siamo per un’Europa capace di ripensarsi. Europa sì, ma non così. Tuttavia se guardiamo gli schieramenti in campo noi siamo l’unico polo realmente europeista. Pur di prendere una trentina di collegi in più Berlusconi ha imbarcato Salvini, unico caso europeo di popolari e populisti che stanno dalla stessa parte. Dall’altro i Cinque Stelle sono impressionanti nella loro assurda visione europea: propongono un referendum che non si può fare per votare no alla permanenza nell’Eurozona, sapendo che questa scelta affosserebbe la nostra economia. In questo scenario il centrosinistra è davvero l’unica chance di un’Italia europeista che vuole un’Europa diversa, più forte e più giusta. Quanto ai conti pubblici, abbiamo messo a posto i conti, nonostante il Fiscal Compact: dall’Europa ci attendiamo elogi, non polemiche».

In caso di stallo dopo le urne, lei darebbe il suo ok ad un governo istituzionale, magari a guida Gentiloni? O chiederebbe un ritorno alle urne? 

«Quello che accadrà il giorno dopo lo deciderà il Presidente della Repubblica dopo aver visto i risultati e aver ascoltato le forze politiche. Nutro un rispetto non formale per le attribuzioni che la Costituzione ha dato al Capo dello Stato. Spero in un Governo guidato da un premier Pd non per spirito di corpo ma perché lo considero un fatto positivo per l’Italia. L’Italia è più sicura se guidata dal Pd: non è tempo di apprendisti stregoni che si qualificano come nuovi o del ritorno di chi ha fatto schizzare lo spread a livelli record. È tempo di solidità e di forza tranquilla».

Ritiene possibile dopo il voto un accordo con il partito di Grasso per formare un governo, se aveste i numeri sufficienti? 

«Non abbiamo niente contro Grasso, ma vedendo quanto sono accreditati nei sondaggi non mi pare l’ipotesi più realistica».

Il Pd cala nei sondaggi, anche per via delle banche. Cosa farà per invertire il trend? 

«Sulle banche rivendico ciò che abbiamo fatto a cominciare dalla riforma delle popolari. Non credo che i sondaggi calino per quello, ma c’ un solo modo per invertire la rotta: faremo tutti insieme la campagna elettorale. E appena partirà la campagna, finalmente, la musica cambierà. Il Pd se la gioca sul filo dei voti per essere il primo partito contro i Cinque Stelle: non dimentichiamo che due terzi dei seggi vengono attribuiti sulla base del sistema proporzionale dove conta il singolo partito. Sul terzo restante, che viene definito dai collegi, sono fiducioso del fatto che metteremo i candidati migliori. E che saremo il primo gruppo in Parlamento: pronto a scommetterci». 

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http://www.lastampa.it/2017/12/28/italia/politica/renzi-il-pd-ha-rimesso-litalia-in-carreggiata-europa-e-ceto-medio-le-nuove-sfide-tk4KPVmZ6PtASxVw29nzPJ/pagina.html
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« Risposta #231 inserito:: Gennaio 24, 2018, 11:40:14 pm »

Renzi si nasconde ma rischia di sparire

La scelta strategica del segretario Pd: silenzio, ciclismo, triathlon e spesa al supermercato.

Intanto il premier Gentiloni si fa strada
 
Di fronte a Beppe Grillo che rilancia la vena antimodernista dei Cinquestelle inneggiando alla povertà e alla “decrescita felice”, e a Silvio Berlusconi che torna a divertirsi nelle cerimonie ufficiali e aspetta sempre più fiducioso la sentenza di Strasburgo che deve riconsegnargli l’onore politico; la scelta di Matteo Renzi è di tutt’altro genere: si inabissa. L’ex premier, infatti, ha deciso di uscire (momentaneamente, of course) di scena e dedicarsi ad altre attività che non siano la politica: va in piscina, fa spesa al supermercato, si cimenta con il triathlon. Si tratta di un periodo di decantazione e di decompressione sia politica che personale: a quanto pare, una volta recuperato in pieno l’ottimale stato psico- fisico, il segretario del Pd tornerà più forte di prima per indicare la strada più breve che porta alle urne.

I motivi di questa decisione appartengono in toto alla discrezionalità di Renzi. C’è anche chi, in vena di parallelismi storici, ha tirato in ballo Charles De Gaulle quando nel 1953, insoddisfatto della piega che avevano preso gli avvenimenti, si ritirò nella residenza di Colombey- le- deux- Eglises e ci restò sei lunghi anni o quasi, fin quando cioè i maggiorenti della Quarta repubblica, travolti dallo smacco algerino, non andarono in pellegrinaggio a pregarlo di tornare. Cosa che il generale fece, vergando una riforma costituzionale che toglieva di mezzo la «dittatura parlamentare» (definizione dello stesso rientrante) e consegnava poteri consistenti nelle mani del presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini. Chissà se andrà così, se cioè Paolo Gentiloni si calerà nei panni di Chaban Delmas. E se il presidente attuale, Sergio Mattarella, sarà della stessa opinione.

In ogni caso – e più realisticamente – nell’epoca della comunicazione social, istantanea e totalizzante, i sei anni di ritirata di de Gaulle sono destinati a diventare tutt’al più sei giorni. La rigenerazione renziana, infatti, minaccia di essere troncata dallo stop obbligatorio derivante dalla pronuncia della Corte costituzionale che l’11 gennaio deciderà se ammettere o no i referendum sul jobs act. Si tratta del cuore del renzismo, e se la Consulta darà via libera è impensabile che l’ex presidente del Consiglio se ne rimanga in disparte. Se non altro perchè se lo facesse darebbe l’impressione di non volersi cimentare in una battaglia che potrebbe essere il bis del referendum costituzionale. il suo atteggiamento verrebbe cioè interpretato come un atto di debolezza e non certo di forza. Nè è verosimile che Renzi taccia dinanzi al voto sulle mozioni di sfiducia presentate da Cinquestelle, Lega e Sinistra Italiana nei riguardi del ministro Giuliano Poletti. Siamo nell’ambito dello stesso campo: le politiche sul lavoro. Ma con una dose di veleno in più. La sinistra dem che fa capo a Roberto Speranza, infatti, ha annunciato che se non ci sono modifiche alla legge sui voucher e sull’articolo 18, potrebbero unire i loro voti ai sottoscrittori della mozione e dire sì alla sfiducia.

Si potrebbe andare avanti, ma il senso è chiaro. In omaggio ad un impegno preso e ad una promessa fatta in tempi diciamo più facili, Renzi di fronte alla “strasconfitta” del 4 dicembre ha lasciato palazzo Chigi. Rimanendo però leader del Pd, ossia non solo del partito più grande d’Italia ma anche del perno sul quale, volenti o nolenti, poggia il sistema politico- istituzionale del Paese. Immaginare di conservare quella posizione e contemporaneamente di astenersi dall’intervenire sulle questioni politiche è inverosimile oltre che impraticabile: e questo Renzi lo sa benissimo.

Infatti il nodo vero non sta nella strategia di sapore morettiano del “mi si nota di più se non ci sono o il contrario? ”, quanto nella difficoltà di individuare una convincente piattaforma politico- programmatica da offrire non solo al Nazareno ma alla larga fetta di italiani che in Renzi ancora confidano. La realtà è che il corposo no referendario non si è portato via solo le proposte di modifica costituzionale della legge Boschi ma, anche e soprattutto, ha azzerato la storytelling dell’ex sindaco di Firenze. Renzi infatti più di ogni altra cosa era le sue riforme. Cancellate quelle – prima i cambiamenti alla Costituzione e ora, forse, anche il jobs act – della visione renziana resta quasi nulla. O meglio, resta la rottamazione che tuttavia minaccia di travolgere proprio chi l’ha messa in campo.

Dunque nel mentre si impegna a fare la spesa e si cimenta nel trittico nuoto- ciclismo- corsa, Renzi deve anche pensare a cosa dire agli italiani, a quale sogno consegnare loro per sedurli di nuovo e riconvincerli a seguire le sue indicazioni. Sapendo che nel frattempo non di sogni bensì di ostiche realtà è fatta l’agenda del suo successore. E che si tratta di realtà che non consentono fughe o rimpiattini. Come è noto, in politica non esistono vuoti. Più Renzi si ritrae, più gli spazi lasciati liberi verranno occupati da Gentiloni e dalla sua azione di governo. La cinghia di trasmissione esecutivo- partito funzionerà così. Magari risulterà sbilenca: ma allo stato alternative non ce ne sono.

Da - http://ildubbio.news/ildubbio/2016/12/27/renzi-si-nasconde-rischia-sparire/
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« Risposta #232 inserito:: Febbraio 27, 2018, 05:34:47 pm »

Martedì 27 febbraio 2018

Enews 517

Cinque giorni al voto. Gli altri sono letteralmente terrorizzati dal fatto che noi saremo il primo gruppo parlamentare. E dunque ancora, in questi giorni, tutti attaccano noi. Sempre noi. Solo noi.
I Cinque Stelle non parlano più di reddito di cittadinanza, ma solo di poltrone. E dicono che votare il PD non serve. Poi però chiedono ufficialmente al PD di appoggiare un inverosimile governo Di Maio. Delle due l'una: se i Cinque Stelle avranno i numeri per governare, noi faremo opposizione. Se i Cinque Stelle non hanno i numeri, non possono certo venire a chiederli a noi. E siccome non hanno i numeri, stanno falsificando i sondaggi come fossero bonifici ma non basta. L'ho detto forte ieri a Matrix.
Forza Italia e la Lega cercano di nascondere le loro differenze attaccando "le sinistre". Sarà che abbiamo dimostrato, numeri alla mano, che la loro grande idea, la Flat Tax, non sta in piedi (il pezzo di Yoram Gutgeld è perfetto), ma loro si sono buttati sulla vecchia demagogia, anche a costo di sfiorare il senso del ridicolo (a Brescia Brunetta ha proposto di rimpatriare i 600.000 immigrati, cento alla settimana: occorrono solo 111 anni, come ha ben spiegato Bazoli).
Qui però è finito il tempo delle chiacchiere. Non si può scherzare col fuoco. Vi ricordate come eravamo messi fino a qualche anno fa? Vogliamo ingranare la retromarcia? Mi appello ai moderati: davvero volete mettere l'Italia in mano a chi l'ha impoverita?
In questi giorni l'odio contro di noi sta raggiungendo punte impressionanti. Sui social gira di tutto, dalle minacce di morte alle infamie più squallide. Addirittura esponenti delle Istituzioni e sindaci di grandi città pubblicano queste foto ovviamente nel silenzio dei media tradizionali. Penso che dobbiamo rispondere con il sorriso e una grinta ancora più forte. Punto su punto. Il PD sarà il primo gruppo parlamentare se tutti noi - nelle prossime ore - andremo alla ricerca degli indecisi, che sono ancora tantissimi.
Io un indeciso l'ho convinto. O meglio: non sono stato io a convincerlo. Ma la sua famiglia lo ha convinto. Perché la differenza potete farla voi, facendovi sentire in casa, sul lavoro, al bar, nelle chat degli amici.
Vi ricordate il primo spot?
Adesso qui potete vedere il finale questo.

Pensaci. Noi stiamo chiedendo il voto puntando al cuore e al cervello, non alla pancia. Pensaci. Noi siamo quelli che hanno la squadra più credibile, il programma più concreto, i risultati più realizzabili.

Tre pensierini.

Mi scrive Francesca: "Bene i 100 punti, Matteo. Ma non si vince con quella sfilza di cose fatte. I miei amici neanche vogliono leggerla. Qual è la priorità degli ultimi cinque giorni?" Risposta secca: le famiglie. Nella legislatura appena terminata abbiamo fatto il pieno alle imprese: irap costo del lavoro, ires, incentivi JobsAct, industria 4.0, pir, patent box. Continueremo con altre misure anche in questo settore. Ma la priorità numero uno sarà la famiglia. Abbiamo fatto il pieno alle imprese, facciamo il pieno alle famiglie. Soldi per ogni figlio, carta universale dell'infanzia, sostegno ai genitori sui servizi, piano asili nido e lotta alla povertà educativa, sociale, badanti, non autosufficienza, sanità pubblica. Leggete il programma: sono argomenti di cui non parla nessuno, ma che fanno la differenza. C'è chi propone di tagliare le tasse ai super ricchi, noi proponiamo di tagliare le tasse alle famiglie. Per chi vuole approfondire, ecco le schede elaborate dal nostro team economico.
Salvini giura sul Vangelo e con il rosario in mano. "Non giudicate e non sarete giudicati" ci dicono i sacri testi. Ognuno fa come crede. Dico solo che a me quell'immagine stride. Perché portare in campagna elettorale, in quel modo, i simboli della fede mi sembra una strumentalizzazione.So che una parte del mondo cattolico non vuole votarci per le unioni civili: tra di loro ci sono anche miei amici, persone che conosco, persone cui voglio bene e a cui vorrò sempre bene. A loro ripeto: la fede è il valore più importante della mia vita. Ma non arriverò mai a strumentalizzarla su un palco elettorale. E se qualcuno decide di non votarmi per questo, lo rispetterò sempre ma un premier giura sulla Costituzione, non sul Vangelo. Si chiama laicità. Credo che mettere la fiducia sulle unioni civili sia stata una scelta giusta e doverosa, la rifarei domattina. Credo anche che questa legislatura sarà ricordata nel mondo cattolico anche come quella della riforma sul dopo di noi, sul terzo settore, sul reddito di inclusione, sull'autismo, sullo spreco alimentare, sulla difesa dell'ambiente con il Trattato di Parigi e gli ecoreati, sulla lotta al caporalato, sulle assunzioni perché senza lavoro non c'è dignità, sul servizio civile, sulla lotta per salvare le vittime dell’odio religioso come Meriam, sui salvataggi in mare, sulla battaglia contro la pena di morte all'ONU. E su molto altro. Ma se qualcuno – a fronte di tutto questo – vota Salvini perché Salvini giura sul Vangelo e sul rosario, faccia pure; sappia che io non farò a gara, non rilancerò. Non arriverò mai a strumentalizzare ciò che ho di più prezioso nella vita solo per prendere un voto in più.
Sulla sicurezza. La destra ha bloccato per anni i contratti del comparto sicurezza. I Cinque Stelle propongono di tagliare gli stipendi delle forze dell'ordine. Noi siamo quelli che propongono diecimila nuove assunzioni, dopo aver sbloccato i contratti e fatto il riordino delle carriere. Le donne e gli uomini che vestono l'uniforme meritano il nostro sostegno, il nostro affetto. Ne parliamo questo pomeriggio al Nazareno con i ministri interessati e alcuni rappresentanti del mondo della sicurezza. Serietà e concretezza, non demagogia: questo è il PD. Sulla sicurezza gli altri hanno tagliato o vogliono tagliare: noi siamo gli unici che hanno investito e continueranno a farlo.
Qui alcune interviste di questi giorni. Graditi come sempre i vostri commenti:

Un sorriso, amici.
Matteo

P.S. Qui la mia app, qui quella del pd, qui i materiali da diffondere, via whatsapp, via email, sui social. Grazie, grazie di cuore per l'aiuto che ci state dando nel diffonderli. Domani uscirà un nuovo report sulla disinformazione e sulle fakenews. Anche per questo è fondamentale il vostro aiuto per combattere le falsità di questa campagna elettorale e per ribadire che la verità e la serietà pagano sempre.

Da – Pd nazionale
    

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« Risposta #233 inserito:: Marzo 06, 2018, 02:09:37 pm »

Renzi: "Lascerò dopo nuovo governo. Pd all'opposizione".
Ma è scontro nel partito: "Via subito". Orfini: "Percorso previsto dallo statuto"

L'addio del segretario sembrava imminente già in mattinata, ma ci sono state ore di riflessione col suo stato maggiore, poi il discorso.
Che di fatto congela il passo indietro. E pone paletti sul futuro: "Noi all'opposizione, il prossimo segretario deve essere scelto con le primarie".
Malumore, non solo nella minoranza. Zanda: "Non si danno dimissioni con manovre".
Cuperlo: "Non si fa così, subito la direzione". Finocchiaro: "Dimissioni ma vanno annunciate, ma date". Orlando: "No a partito nel bunker".

I renziani Ascani e Anzaldi contro chi attacca il leader: "Vogliono l'inciucio". Interviene Guerini: "Dimissioni sono verissime, lunedì la direzione"

05 marzo 2018

ROMA - "Lascio la guida del Pd, doveroso aprire una pagina nuova". Il segretario dem Matteo Renzi parla al Nazareno, dopo la netta sconfitta delle politiche. Ma precisa subito che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo.
Elezioni, Renzi: ''Lascio segreteria Pd, ma congresso dopo formazione governo''
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Una pesante ipoteca sul futuro del partito. Significa che sarà proprio l'attuale segretario a guidare le consultazioni al Colle. Renzi avverte: "Saremo all'opposizione, il Pd non sarà mai il partito-stampella di un governo di forze anti-sistema". E ancora: "Da Di Maio e Salvini ci dividono tre elementi chiavi: il loro anti-europeismo, la loro anti-politica e l'odio verbale che hanno avuto contro i militanti democratici", quindi, "nessun inciucio, il vostro governo lo farete senza di noi. Provate se ne siete capaci, noi faremo il tifo per l'Italia". Rivendica i successi del governo di centrosinistra: "Siamo orgogliosi dei nostri risultati, ora riconsegniamo le chiavi convinti che di aver contribuito a creare un Paese migliore. Il nostro errore è stato non votare nel 2017". Pone anche paletti per la scelta del prossimo segretario dem: "Non deve essere espressione di caminetti ristretti" e chiede nuovamente le primarie. "Poi cosa farò io? Il senatore semplice".

In pratica dimissioni sì, ma congelate. Fino al nuovo governo. O a nuove elezioni. Tanto che nel partito esplode il malcontento. Espresso subito da un veterano, il capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: "La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più segretari". Stessa posizione di un'altra big storica del partito, Anna Finocchiaro: "Le dimissioni si danno, non si annunciano". E Gianni Cuperlo: "Da Renzi, coazione a ripetere gli errori. Chiedo l'immediata convocazione della direzione". Dal fronte renziano, intervengono Anna Ascani e Michele Anzaldi. La prima dice: "Zanda vuole inciuci e caminetti o vuole candidarsi a segretario". Il secondo: "Da Zanda polemica senza senso".

Dal fronte opposto, scende in campo Andrea Orlando, ministro della giustizia ancora in carica. E le sue sono parole durissime: "Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all'individuazione di responsabilità esterne. Lo stesso gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta oggi si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese. Noi siamo, tanto quanto Renzi, contro i caminetti ma anche contro i bunker." Deve intervenire il coordinatore, Lorenzo Guerini: "Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime. Lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: il Pd è all'opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati". E il presidente, Matteo Orfini: "Alla luce delle dimissioni del segretario, ho convocato la direzione per lunedì alle 15. E dopo la direzione fisserò la data di convocazione dell'assemblea nazionale che, come previsto da statuto, dovrà recepire le dimissioni e avviare gli adempimenti conseguenti. Questo prevede il nostro statuto, che come sempre rispetteremo".

Alessandro Di Battista, dal Movimento 5 Stelle, fiuta subito l'aria di tempesta nel campo avversario: “Un discorso così strampalato non l'ho mai ascoltato, Renzi è veramente in confusione e non se ne rende nemmeno conto, pur di non dimettersi realmente è disposto a frantumare quel che resta del Pd e cosa pensa il Pd?". Già in mattinata, non appena si era diffusa la notizia delle possibili dimissioni, Beppe Grillo - arrivato a Roma da Genova - avea commentato a caldo: "Lo abbiamo biodegradato", tra le risate dei presenti.
Elezioni, Di Battista: "Renzi? Pur di non dimettersi frantuma il Pd"
L'addio alla segreteria dem di Matteo Renzi (era stato eletto l'8 dicembre 2013 con il 67,5% dei voti) stamani sembrava questioni di minuti poi la sua prima uscita pubblica di commento al voto è slittata fino al tardo pomeriggio. Con il leader chiuso per ore nel suo ufficio insieme ai fedelissimi.

In mattinata l'agenzia Ansa aveva dato per certo il suo addio in giornata ma dopo pochi istanti era arrivata una precisazione dal suo portavoce, Marco Agnoletti: "A noi non risulta". Però su twitter il suo stretto collaboratore aveva poi scritto: "Il segretario parlerà oggi pomeriggio alle 17". Orario che poi è slittato di poco più di un'ora. Segno di una discussione infinita all'interno del partito. Una battaglia destinata a continuare.

© Riproduzione riservata
05 marzo 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/03/05/news/elezioni_2018_renzi_si_dimette-190497785/?ref=RHPPTP-BL-I0-C12-P1-S1.12-T2
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« Risposta #234 inserito:: Marzo 06, 2018, 02:22:21 pm »

Renzi si dimette da segretario del Pd: “Nessun inciucio, faremo opposizione”

Dopo il flop elettorale il segretario fa un passo indietro e chiede non un reggente “scelto dal caminetto” ma un candidato uscito dalle primarie

Pubblicato il 05/03/2018 - Ultima modifica il 05/03/2018 alle ore 19:30

Matteo Renzi lascia la guida del Pd. Si presenta nel tardo pomeriggio al Nazareno, dopo numerosi rinvii per commentare il risultato delle Politiche. Rivendica con orgoglio le cose fatte in questi anni («Restituiamo le chiavi di casa, con una casa in ordine tenuta bene. Sono cresciuti Pil, export, consumi e posti di lavoro»). «Non faremo accordi. Il nostro posto in questa legislatura è all’opposizione. Lì ci hanno chiesto di stare i cittadini italiani e lì staremo», chiarisce. «Mi sento garante di un percorso politico e culturale. Abbiamo detto no a un governo con gli estremisti. Non abbiamo cambiato idea in 48 ore. Ci sono almeno tre elementi che ci separano da Salvini e Di Maio: l’anti europeismo, l’antipolitica e l’odio verbale che ha caratterizzato la loro campagna. Se siamo mafiosi, corrotti, impresentabili, con le mani sporche di sangue, sapete che c’è? Fate il Governo senza di noi».

 Punta il dito contro l’ingovernabilità uscita dalle urne anche da parte di chi ha vinto le elezioni, al termine di una campagna elettorale che definisce «piena di bugie», facendo risalire tutto a un anno e mezzo fa, al risultato del Referendum costituzionale. Individua l’errore principale nel non essere andati alle urne in «una delle due finestre del 2017, in cui si sarebbe potuta imporre una campagna sull’agenda europea». La prima finestra, indicata da Renzi, era quella in concomitanza con le amministrative, la seconda con quelle tedesche. «Non abbiamo colto quella opportunità» commenta con un implicito riferimento al Capo dello stato Mattarella. L’altro errore è stato essere stati in campagna elettorale «fin troppo tecnici, non abbiamo mostrato l’anima delle cose fatte e da fare». 

Per la sostituzione alla guida del partito ha chiesto a Orfini di convocare l’assemblea Nazionale per aprire la fase congressuale: «Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta. Si riparte dal basso, dal recupero del rapporto con tutte le periferie del nostro territorio, le periferie della quotidianità». Sarà ancora lui a gestire per il partito la fase delle consultazioni. Poi chiede ai suoi non un reggente «scelto dal caminetto» ma un candidato uscito dalle primarie.

Renzi è stato circondato in giornata da pochi fedelissimi: Guerini, Orfini, Lotti, Bonifazi. A un certo punto è arrivata da Bolzano una raffreddata Maria Elena Boschi, tra i pochi big a vantare la vittoria nel collegio grazie al sostegno massiccio della Svp, che si è infilata in ascensore ammettendo che sì, per il Pd «è stata una sconfitta netta». Nella sala ingombra di telecamere, presenti anche tanti cronisti stranieri, nessun esponente del partito da dove sono presto arrivate le critiche. 

«La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo» dice il capogruppo Pd Luigi Zanda. «Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre». Serve «collegialità che è l’opposto dei caminetti» e «annunciare le dimissioni e rinviarne l’operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare». «Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi - ricorda Zanda - lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più segretari».

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Da - http://www.lastampa.it/2018/03/05/italia/speciali/elezioni/2018/politiche/renzi-si-dimetter-nel-pomeriggio-martina-verso-la-guida-del-pd-MSmLLvs2r2hx3fuNxMSiHM/pagina.html
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« Risposta #235 inserito:: Marzo 07, 2018, 01:51:23 pm »

Meriti molti (uno per tutti aver eliminato l'ipocrisia di "questi" Comunisti nell'Ulivo)

Comunisti "altri e diversi", invece, ci saranno indispensabili.

Altro merito avere scosso la "crosta" di certi immobilismi muffiti nel CentroSinistra (operazione ancora in fase iniziale).

Per i difetti: se smette non ci interessa elencarli, se invece seguita nell'impegno a favore del CentroSinistra se la vedrà con noi strada facendo.

Non ci ha convinto ieri e oggi, ancor meno potrà farlo domani, se non cambia se la vedrà con i Semplici Cittadini di CentroSinistra.   

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« Risposta #236 inserito:: Marzo 09, 2018, 05:42:38 pm »

Meriti molti (uno per tutti aver eliminato l'ipocrisia di "questi" Comunisti nell'Ulivo)
Comunisti "altri e diversi", invece, ci saranno indispensabili.


Altro merito avere scosso la "crosta" di certi immobilismi muffiti nel CentroSinistra (operazione ancora in fase iniziale).

Per i difetti: se smette non ci interessa elencarli, se invece seguita nell'impegno a favore del CentroSinistra se la vedrà con noi strada facendo. Non ci ha convinto ieri e oggi, ancor meno potrà farlo domani, se non cambia se la vedrà con i Semplici Cittadini di CentroSinistra.   

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« Risposta #237 inserito:: Marzo 15, 2018, 10:05:51 am »

Renzi c'è, si fa intervistare dal Corsera, scrive una enews e 'brucia' la direzione Dem: da oggi 'guerra' nel partito

Si era ritratto dalla scena, diceva di 'non esistere' e invece il segretario dimissionario piazza le sue mine e torna alla lotta

 12/03/2018 13:50 CET | Aggiornato 6 ore fa

Angela Mauro Inviata speciale - Huffpost Italia
Democratic Party (PD) leader Matteo Renzi talks during a news conference, the day after Italy's parliamentary election, in Rome, Italy March 5, 2018. REUTERS/Remo Casilli
Aveva detto che se ne andava a sciare e che comunque oggi in direzione non sarebbe venuto. Chiunque della stampa lo abbia sentito dopo la sconfitta elettorale, si è visto rispondere: "Non esisto, occupatevi degli altri partiti...". E invece Matteo Renzi, pur dimissionario dalla segreteria Pd e comunque assente dalla direzione nazionale di oggi, c'è, eccome. Si fa intervistare da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. E poi scrive pure una enews, a ridosso della direzione Pd del pomeriggio. Di fatto, 'brucia' la riunione convocata per formalizzare le sue dimissioni e per stabilire il percorso da qui all'assemblea di aprile. Annuncia battaglia.

Nella enews, pubblica la risposta ad un elettore ammalato di Sla, conosciuto a Milano nel tour elettorale. Eccola: "

Caro Paolo, io non mollo. Mi dimetto da segretario del PD come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri. E quando penso che in Italia ci sono persone come te, innamorate della vita e talmente coraggiose da non aver paura di sfidare malattie devastanti, ti dico che sono orgoglioso di averti conosciuto. E di lottare insieme a te. Abbiamo perso una battaglia, caro Paolo, ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto. Lo faremo insieme, con il nostro sorriso e con la nostra libertà. Io non mollo, ma soprattutto non mollare tu! Ti abbraccio e ti voglio bene, Matteo.

A tutti quelli che mi hanno scritto chiedendomi di non mollare rispondo nello stesso modo. E dico innanzitutto grazie per questi bellissimi anni di lavoro insieme. Il futuro prima o poi torna.

Nell'intervista al Corsera, ribadisce che il posto Pd è all'opposizione, nega di voler andar via dal Pd: "Me ne vado dalla segreteria, non dal partito". Parla di "viltà" e "piaggeria", sparge veleni, cominciando a togliersi vari sassolini dalle scarpe.

"Da oggi comincia la guerra", ci dice una fonte renziana scrutando i movimenti delle truppe in cui sono divisi i Dem. Dietro, c'è la consapevolezza che l'area di maggioranza, finora militarizzata intorno al segretario fiorentino, si stia sfaldando. E come sempre succede in questi passaggi complicati per il Pd, i riflettori sono puntati sulle truppe di Franceschini, terra di mezzo e 'tesoretto' di ogni maggioranza interna. Non tanto per i numeri: i franceschiniani sono stati ridotti dall'ultimo congresso, sia in direzione, che in assemblea. Quanto perché, una volta dimesso Renzi, il ministro dei Beni Culturali e i suoi potrebbero fare scouting tra gli stessi renziani e in altre aree, per dire tra i parlamentari del vicesegretario Maurizio Martina, che oggi dovrebbe ricevere l'incarico di traghettare il partito fino all'assemblea di aprile, che eleggerà un segretario (ipotesi Delrio per ora è la più gettonata dall'attuale maggioranza, sempre se resterà tale).

Dal punto di vista renziano, l'obiettivo di queste manovre dovrebbe essere quello di eleggere capigruppo più moderati. Vale a dire più aperti ai richiami alla responsabilità di Sergio Mattarella: oggi il presidente ne ha fatto un altro, il secondo nel giro di quattro giorni. Insomma, manovre per spostare pian piano il Pd da una posizione di opposizione dura e pura ad una più flessibile di governo ed evitare così il ritorno al voto.

Si vedrà. Ma ciò che è ancor più chiaro oggi è che Renzi non starà a guardare. Combatterà. Per ora dentro il Pd. E chissà che dal suo cilindro non esca un accordo con il centrodestra, escluso quello con il M5s. Non passa giorno senza che Renato Brunetta ripeta l'appello al Pd. Oggi lo fa su Radio Capital: "Il centrodestra potrebbe anche dire 'diamo una presidenza delle Camere al Partito democratico', nella linea di un percorso da costruire, di un appoggio esterno ad un prossimo governo...".

Per ora Renzi sembra aver già messo da parte la sconfitta. E torna alla lotta, come faceva quando doveva scalare il partito o il governo. Nella enews scrive dei suoi propositi da senatore Dem:

Avevo promesso ai miei concittadini di lavorare ad una proposta di legge sui temi delle botteghe, dell'artigianato, dei piccoli negozi di vicinato. Nei prossimi giorni riunirò le associazioni di categoria fiorentine per farmi aiutare a valorizzare i punti più importanti, dalla burocrazia alla sicurezza, dalle tasse alla gestione del web. Se, tra gli amici del popolo delle E-News, qualcuno ha voglia di dare una mano, aspetto volentieri i contributi su matteo@matteorenzi.it.

Ma soprattutto sottolinea che adesso il tono è cambiato:

Visto che non ho più ruolo istituzionale posso permettermi di tornare ai vecchi tempi quando le E-News erano ricche di consigli di lettura o di visione. Il consiglio di questa settimana settimana è vedere The Post. Non solo perché un film diretto da Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks vale la pena a prescindere. Ma anche perché il tema del rapporto tra stampa e potere è fondamentale e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. "La libertà di stampa è fatta per i governati, non per i governanti": concetto bellissimo che vale per il mondo del 2018, non solo per quello di mezzo secolo fa. E infatti quanto bisogno abbiamo di giornalisti che facciano scoop con le vere notizie – togliendo ogni alibi al potere – e non si limitano a rincorrere il chiacchiericcio quotidiano... Un film bellissimo, da vedere. Fossimo ai tempi del liceo mi piacerebbe farci un cineforum con qualche giornalista e qualche politico. Tema fantastico per le assemblee studentesche, insomma. E non solo per quelle. Nel frattempo voglio che sia chiaro che continueremo il nostro impegno contro le Fake News ringraziando fin da adesso i tanti amici che vorranno darci una mano con segnalazioni dal mondo della rete. Anche in quella battaglia non si molla.

Un sorriso, oggi doppio (nonostante il tempo fuori).

Matteo

Da - http://www.huffingtonpost.it/2018/03/12/renzi-ce-si-fa-intervistare-dal-corsera-scrive-una-enews-e-brucia-la-direzione-dem-da-oggi-guerra-nel-partito_a_23383257/?utm_hp_ref=it-homepage
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« Risposta #238 inserito:: Aprile 14, 2018, 06:20:03 pm »

Renzi aveva il potere è l'ha gestito male, vittima del suo essere!

Nel senso che, nella situazione in cui si è voluto mettere (con una buona scelta), procurandosi un gran numero di nemici", doveva realizzare se stesso e sviluppare con molta più energia il suo “fare politica”.
Tenendo in miglior conto la giungla di avversità esistenti in Italia.

Avere rinunciato all’idea del Partito della Nazione è stato un errore, che altri hanno sfruttato.

Confliggere con i piani alti della politica (anche quella di "casa" PD) e “chiacchierare” con la gente usando un linguaggio che non appariva e non era, nazional-popolare lo ha danneggiato, in quanto l’ha reso meno credibile anche sulle questioni positive, già di fatto realizzate.

Da Sindaco a Statista c’è molta strada da percorrere, ed è in salita.

Oggi l’errore definitivo che Renzi può commettere è rinunziare ad un’azione di forza, ritirando le dimissioni e presentandosi alla direzione con un progetto di pochi punti targato CentroSinistra.

Non più solo PD.

Far nascere adesso (in ritardo, ma in tempo) il Polo Democratico di CentroSinistra legato ad un Progetto di Scopo da realizzare nell'immediato futuro, è la leva vincente per prepararsi alle prossime elezioni, stabilendo, con chi stare, fissando i limiti dei valori di Centro progressista e della Sinistra social-democratica con cui realizzare, insieme, un Riformismo reale e non mistificato da Ideologie di tipo diverso. Egoismi compresi.

ciaooo

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« Risposta #239 inserito:: Aprile 22, 2018, 02:14:31 pm »

Caro Matteo Renzi, 6 mesi non sono pochi, potrebbero anche essere "tempi giusti", ma per fare cosa?

La "prova del nove" si fa dopo aver eseguito un'operazione aritmetica ... l'operazione "politico-sociale" che proponi, c'è già o ci sarà?
Se c'è già gradiremmo conoscerla per ragionarci tra noi "non ancóra renziani".

Se la conosceremo solo da ottobre in avanti sarà possibile che molti di noi cambino l'ancóra con un più (diventando "non più renziani").
Oppure altri salpino l'àncora e si mettano in navigazione per altri lidi.

ciaooo
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