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Autore Topic: MATTEO RENZI  (Letto 27587 volte)
Arlecchino
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« Risposta #225 il: Agosto 08, 2017, 06:06:47 »

Renzi: "Mio padre è stato male, mi sono sentito in colpa. Ora faccio cose normali come tutti i papà
Dall'inchiesta Consip e dai rapporti con il papà Tiziano alla sconfitta referendaria e ai voltafaccia degli ex alleati. Ma anche i giochi con i figli e i rimproveri della moglie.
L'ex premier si racconta in un'intervista a Vanity Fair: "Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso"

Di MAURO FAVALE
08 agosto 2017

"QUANDO, qualche settimana fa, mio padre si è operato al cuore e l'ho visto sul lettino, in ospedale, ho pensato fosse colpa mia". Ancora gli strascichi del caso Consip, ancora il rapporto personale tra Matteo Renzi e suo padre Tiziano, coinvolto nell'inchiesta della procura di Napoli. A parlarne, in un'intervista a Vanity Fair in edicola domani, è il segretario del Pd che torna su una vicenda che, spiega, "fa male, molto male".

Mesi fa, attraverso alcune intercettazioni finite sui giornali, erano emerse le frizioni tra padre e figlio, con Renzi che sembrava dubitare della buona fede del papà. Frizioni che, assicura l'ex premier, non hanno lasciato tracce nel rapporto tra i due. Renzi racconta però i suoi sentimenti dopo l'operazione al cuore subita da Tiziano: "C'era mia madre con me e mi è sembrato di vedere nel suo sguardo lo stesso mio dubbio. Mi sono venute le lacrime agli occhi, ma le ho trattenute e nessuno si è accorto di nulla".

È convito che, alla fine di questa storia, "il procedimento contro mio padre sarà archiviato anche stavolta. Non c'è nulla, se non il cognome che porta. Ma saranno i giudici a decidere, io aspetto di sapere i nomi di chi ha falsificato le prove contro l'allora premier. Nessuno ne parla, ma a livello istituzionale questo è un fatto di una gravità inaudita". Nelle anticipazioni dell'intervista al settimanale, altri momenti 'personali' della vita dell'ex presidente del Consiglio, tornato a casa dopo i 1.000 giorni a Palazzo Chigi. Tre anni che hanno ridefinito gli equilibri interni alla famiglia: "È stata brava Agnese - racconta Renzi parlando della moglie - quando ha deciso che i nostri figli non sarebbero venuti a Roma. Io, all'inizio, non ero d'accordo, ma con il senno di poi le do ragione. Stare a Pontassieve ha consentito ai miei figli di vivere una vita normale. E avere, al massimo, solo qualche compagno che li prendeva in giro per il referendum o per la mia pronuncia inglese".

Ancora scorci di vita privata, del Renzi che rientrava a casa da Roma mettendosi a disposizione dei figli "per giocare alla playstation o fare solo cose divertenti". Atteggiamento "non educativo", secondo la moglie Agnese: "Diceva: non è che io sto sei giorni qui a spaccarmi la schiena e poi arrivi tu e fai lo splendido. Però ci sono stati anche momenti spiacevoli per me - prosegue il segretario Dem - per esempio quando i miei figli non mi volevano alle loro partite perché avevo 10 persone di scorta. Adesso che sono più spesso a casa faccio le cose normali che fanno tutti i papà, tipo mettere la sveglia alle 3 di notte per andare a prendere mio figlio dopo una festa. E non sentire la sveglia…". Infine,

i riflessi della sconfitta referendaria: "Li ho visti i leccaculo professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso: quelli che prima ti adulavano smettono di salutarti. Ma è un gioco e io sto al gioco".

© Riproduzione riservata 08 agosto 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/08/08/news/renzi_mio_padre_e_stato_male_ho_pensato_per_colpa_mia_ora_faccio_cose_normali_-172644288/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
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« Risposta #226 il: Ottobre 07, 2017, 05:49:24 »

Direzione Pd, Renzi: "Nostri avversari non sono quelli andati via"
Approvata all'unanimità la relazione del segretario, che tiene aperto il dialogo con Pisapia e la sinistra a sinistra del suo partito. Evidenziando come la legge elettorale del Rosatellum chiami alla "creazione di una coalizione più ampia". Elezioni siciliane. "Bene Orlando quando nega il legame tra risultato delle urne e leadership nel partito. E vedremo se la destra unita stavolta non vince". Orlando: "Mdp batta un colpo"

06 ottobre 2017

ROMA - "Su sicurezza e lavoro dobbiamo fare una grande battaglia culturale contro i nostri avversari, che non sono quelli che se ne sono andati via di qui". Così Matteo Renzi durante la direzione del Pd. Aperto, dunque, il canale del dialogo con la sinistra "a sinistra del Pd" e in particolare con il "cantiere" aperto da Giuliano Pisapia per compattare e federare il campo progressista. Pisapia entrato a sua volta in rotta di collisione con Mdp per la sua manifesta vocazione alla "poligamia" in politica. Inoltre, ha sottolineato il segretario dem, la legge elettorale "chiama alla creazione della coalizione, il Pd resta baricentro ma con il Rosatellum serve una coalizione più ampia". La relazione del segretario del Pd, con mandato sul Rosatellum bis, è stata approvata all'unanimità dalla direzione del Pd.

Secondo Renzi, "gli altri partiti sono più in difficoltà di noi. La Meloni sui referendum per le autonomie, Salvini che su Instagram pubblica cose da mangiare, Berlusconi che riesce ad essere lunedì alfiere dell'Europa e il martedì alfiere del populismo. Anche i Cinque 5 sono in calo, anche se vanno presi sul serio". Per questo, secondo Renzi, è ancora più importante evitare di indebolire dall'interno il Pd. "Non dobbiamo dividerci. Non dobbiamo rinunciare al confronto interno, ma da qui a inserire Tafazzi nel nostro pantheon ce ne passa. Sono il primo a farmi carico di questo - ha sottolineato il segretario - perché chi non gioca con la squadra fa fare goal agli avversari".

Il Pd non deve commettere l'errore di guardare al proprio ombelico, ma alle sue responsabilità nei riguardi dell'Italia. "La conferenza programmatica di Napoli dovrà fare chiarezza sul nostro modo di procedere. Abbiamo preso un Paese in difficoltà e lo abbiamo portato fuori dalla crisi - rivendica con orgoglio Renzi -. Non dobbiamo certo fare rievocazioni storiche ma questo Paese ha più posti di lavoro, il Pil cresce e i consumi aumentano. E dobbiamo essere orgogliosi di aver fatto cambiare strada all'Europa sull'austerity. E' una battaglia che dobbiamo rivendicare perché ha portato oltre 900 mila posto di lavoro in più".

L'ex premier è tornato poi sulla misura degli ottanta euro: "Non è una mancia elettorale come dice per esempio Salvini, sono uno strumento - ha sottolineato - con il quale 10 milioni di italiani hanno visto aumentare la loro capacità di spesa e noi vogliamo aumentare quei soldi". Il Pd, dunque, ha tutte le ragioni per presentarsi "in campagna elettorale con grinta e coraggio, a testa alta. I risultati ottenuti sono il trampolino per il futuro. Il momento è semplice: o il Pd blocca il populismo o il populismo vince solo in Italia".

Matteo Renzi ha quindi accennato alle elezioni siciliane, elogiando la posizione del ministro della Giustizia, e suo avversario alle primarie, Andrea Orlando. "L'ho molto apprezzato - ha sottolineato il segretario - quando ha sostenuto l'inesistenza di un legame tra le elezioni siciliane e la leadership" del Partito democratico. "E vedremo - ha aggiunto - cosa farà la destra unita, se sarà la prima volta che da uniti non vincono".

Durante il suo intervento in direzione, Andrea Orlando ha affermato che "la legge elettorale, così come me si sta configurando, sarebbe un successo politico della linea per la quale mi sono battuto. Reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale". "Naturalmente - ha aggiunto - non basta la legge elettorale, bisogna lavorare anche sulla legge di bilancio e bisogna avere disponibilità a interloquire sulla legge elettorale stessa, nell'interesse del centrosinistra e nell'interesse del Paese". Perché, ha spiegato, "ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone, ma il giorno dopo gli effetti riguarderanno tutti".
E "sulla legge elettorale - ha insistito - bisogna lavorare per avere anche qualche segnale dall'altra parte, perché, se il giudizio rimane quello di legge truffa, sarà difficile trovare un dialogo. Per questo bisogna lanciare un appello a Mdp a battere un colpo".

© Riproduzione riservata 06 ottobre 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/10/06/news/direzione_pd_renzi_nostri_avversari_non_sono_quelli_andati_via-177537737/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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« Risposta #227 il: Novembre 12, 2017, 12:36:21 »

Renzi in TV: “Di Maio non può scappare. Vorrei tagliare le tasse a chi a una badante”
Lancia la sua sfida elettorale nello studio di Floris, a «diMartedì»: saremo il primo gruppo parlamentare e che il centrodestra si spaccherà il giorno dopo

Pubblicato il 07/11/2017 - Ultima modifica il 07/11/2017 alle ore 23:02

«Nei nostri sondaggi il Pd è al doppio di Forza Italia, lo scrivete? Puntiamo al 40%, chiederemo agli italiani: preferite Grillo o Berlusconi? Alle fine delle elezioni saremo il primo gruppo parlamentare e che il centrodestra si spaccherà il giorno dopo». Matteo Renzi si proietta verso la campagna elettorale e rilancia la sua sfida nello studio di Floris, a “diMartedì”, dove si presenta nonostante Luigi Di Maio abbia annullato il confronto: «Mi dispiace che non ci sia, l’aveva chiesto lui. Si è comportato come quei compagni di classe che dicono: “Ti aspetto fuori”. Poi suona la campanella, tu scendi e lui se ne è andato. È il leader di un partito importante- dice-, potrebbe essere il futuro presidente del Consiglio, non può usare questi metodi. Gli avrei chiesto perché imperversa negli studi tv e ha partecipato solo al 30% delle votazioni». Rinunci all’immunità parlamentare, lo esorta. 
 
Le elezioni e il programma 
Sulla data delle elezioni ammette che avrebbe voluto votare prima, nel corso dell’anno, ma che a va bene ciò che deciderà il presidente della Repubblica. «Vorrei introdurre la possibilità di scaricare dalle tasse integralmente il costo della badante purché sia in regola» annuncia. Rivendica lo stanziamento del bonus da 80 euro , l’abolizione delle tasse sulla prima casa, si dice disponibile a una battaglia in Europa per il taglio delle aliquote Irpef. Definisce «una follia» il reddito di cittadinanza e ribadisce la contrarietà alla flat tax: «Chi è ricco paghi di più». Nessuna ansia di tornare a tutti i costi a Palazzo Chigi: «Adesso c’è Paolo Gentiloni e non è che ci è arrivato per caso lì. Vivo con ansia e con angoscia il fatto che si ritorni indietro, che si torni al -2% del Pil». 
 
La sconfitta in Sicilia 
«Abbiamo perso», esordisce. Incalzato da Floris spiega di non essersi disimpegnato dalla elezioni regionali in Sicilia («Non condivido nulla della storia politica di Musumeci, ma onore al merito»), ma di non avere voluto sovrapporre la sua faccia a quello del candidato Pd. Ripercorre successi e sconfitte delle sue campagne elettorali: «Io sono responsabile di una vinta alle europee e una persa al referendum, sulle amministrative abbiamo vinto in 5 regioni e perso in 2. Sono un segretario vincente per il Pd? Glielo dico il giorno dopo le elezioni politiche». I sondaggi danno il Pd al 26%? «È chiaro che abbiamo molto da recuperare, su fette di persone o deluse che sono tante o incerte, che sono tantissime o astenute, sempre tante» ammette Renzi spiegando che gli fa male che «ci accusino di essere stati troppo amici di chi ha potere». E replica alle parole del presidente del Senato Pietro Grasso: «Non credo che il Paese sia stanco e deluso, c’è tanta bella gente che vuole mettersi in gioco, che voglio incontrare e anche candidare». 
 
“D’Alema pensi al suo partito” 
«La politica non è un risiko dei rapporti personali», risponde a Floris che gli chiede se è disposto a ricucire con D’Alema e Bersani. Il mondo della sinistra è aperto a tutti e senza veti, chiarisce. «Noi abbiamo dato il messaggio a tutti gli sherpa, i pontieri di lavorare. Ma parlando di cose concrete, perché nel mondo la sinistra sta crollando. Qual è la proposta di D’Alema? Che io mi dia fuoco in piazza? Lo accontenterei, ma mi sembra un po’ eccessivo. Pensi al suo partito. Lì dove io sono non mi ci hanno messo D’Alema o Bersani ma non mi ci son messo da solo. Mi ci hanno messo due milioni di voti alle primarie». Definisce «sterile» la discussione sul nome del futuro premier. perché il potenziale premier lo decide il Parlamento e « purtroppo, non essendo passata la riforma costituzionale... lo sceglie il presidente della Repubblica che dà un incarico». 
 
LEGGI ANCHE Renzi: “Cercano di mettermi da parte ma non mollo” 
 
“Parlate solo di Banca Etruria, troppi misteri su Mps” 
Sulla sua immagine e sulla sua classe dirigente si difende: «Chi ha sbagliato su Banca Etruria deve pagare. Il vicepresidente lo abbiamo mandato a casa noi» rivendica e attacca: «Parlando di banche parlate solo di Etruria. Negli anni hanno spolpato le banche e tutti zitti, banchieri, giornalisti e politici. Se uno ha paura di stare contro le burocrazie ha gli scheletri nell’armadio, io non ne ho e voglio la verità». «Monte Paschi di Siena è una banca su cui ci sono troppi misteri, a cominciare da quel pover’uomo che è morto in quel modo, nel 2013: David Rossi». Definisce pervicaci gli intrecci del passato. «Io avrei cambiato il governatore di Bankitalia, ma ho rispetto per Gentiloni che ha deciso in autonomia».
 
“Vorrei un altro Jobs act e altri 986mila posti” 
«Nel 2014, quando sono arrivato a Palazzo Chigi Obama in una telefonata mi ha detto `farete la fine della Grecia se non cambiate´. Questa era la situazione - racconta-. Il Pd è molto più grande di Renzi e di altri leader. In questi anni abbiamo perso Roma e Torino e vinto altrove, ma l’elemento nuovo sono gli 986mila posti di lavoro in più. Di questi il 71% a tempo indeterminato. Io non mi accontento, vorrei un altro Jobs act, con altri 986mila posti di lavoro».

 Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati

Da - http://www.lastampa.it/2017/11/07/italia/politica/renzi-di-maio-potrebbe-essere-il-futuro-premier-non-pu-fare-il-codardo-e-scappare-bREIh28tVY9vSb4GELmp2O/pagina.html
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« Risposta #228 il: Novembre 24, 2017, 08:44:52 »

Mercoledì 22 novembre 2017

Enews 500

Quando raggiungi un numero tondo, in questo caso 500 come le E-News inviate in questi anni, ti viene sempre voglia di fare bilanci. Nate per gioco e destinate solo a tenere in rete trenta amici fiorentini con i quali avevamo iniziato a fare politica insieme, le E-News vanno avanti con cadenza quasi settimanale da anni e raggiungono oggi centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. Raro esempio di perseveranza e tenacia.
In questi anni abbiamo avuto responsabilità importanti a livello cittadino, nazionale e europeo, abbiamo raggiunto risultati impressionanti e imprevedibili, abbiamo perso battaglie fondamentali come il referendum costituzionale. Abbiamo ottenuto cose meravigliose, dalla pedonalizzazione del Duomo di Firenze fino alla flessibilità in Europa e abbiamo subito cocenti sconfitte a cominciare - lo ricorderanno solo gli aficionados - dal rimpasto di Giunta del 2002 a Firenze.
Ma quello che conta è che lo abbiamo sempre fatto insieme. Insieme. Io ho sempre avvertito nel popolo delle enews un compagno di viaggio prezioso e insostituibile. Anche quando non rispondo alle vostre risposte, leggervi mi dà una particolare forza e una chiave di lettura diversa dalle altre. Nei giorni successivi alle dimissioni da Chigi mentre sciavo sulle Dolomiti una donna mi ha aspettato alla fine della seggiovia e mi ha detto solo: "Un sorriso!” Io la guardo stranito. E lei mi risponde: "Continua a scrivere, Matteo. Noi ci siamo. E come dici tu in chiusura delle enews, un sorriso”. E siamo ripartiti sulle piste.
Mi dicono: Renzi vuol fare tutto da solo, non ascolta nessuno, pensa solo a se stesso. Se solo una volta leggessero le risposte settimanali alle enews, se solo sapessero che storie pazzesche stanno dietro al popolo che condivide la nostra avventura politica, se solo capissero quanta vita vera c'è nelle persone che incontriamo ogni giorno in carne e ossa a cominciare dal treno e che mi scrivono quotidianamente, i nostri critici avrebbero la risposta che cercano alle domande che li assillano: perché nonostante tutte le critiche, nonostante i tanti attacchi, nonostante l'odio che qualcuno ci spara addosso talvolta a reti unificate noi siamo ancora qui. Più sorridenti di sempre. E più desiderosi di non mollare mai.
Grazie, popolo delle enews.

Il popolo delle E-News ha un appuntamento anche fisico, la Leopolda. Il sito è www.leopoldastazione.it, il programma fitto di storie e di in/contro come dice il titolo. L'invito a chi verrà a Firenze è raccontarci per cosa ciascuno di voi vuole lottare. L8, Leopolda 8, si presta al gioco di parole. L8 per... Scriveteci a leopolda8@matteorenzi.it. E registratevi se vi va di venire con noi a scambiarci un abbraccio, non solo una email. Nelle prossime ore se riesco vi invio una enews solo sulla Leopolda. Sarà un'edizione poco governativa e molto vecchio stile, con un gruppo di ragazzi nati negli anni Novanta che mi aiuteranno a guidare la discussione. Anni Novanta, ci rendiamo conto?
Il Treno riparte oggi chiudendo le province rimaste ancora da visitare sotto Roma: Latina, Frosinone, Isernia, Caserta. Sui miei social trovate moltissime immagini e video del viaggio, viaggio di cui purtroppo i media non parlano nel merito ma che è fantastico. Faremo un libro entro Natale con tutte le immagini e le storie del #TrenoPd e a gennaio tireremo fuori un film su questa esperienza impressionante e bella.
Ho incontrato ieri all'Eliseo Emmanuel Macron. L'idea di dire "Europa sì, ma non così” che caratterizza tutto il libro "Avanti” e di cui abbiamo parlato per mesi continua a rimbalzarci nella testa. Noi abbiamo bisogno di rilanciare con forza l'ideale europeo. Dobbiamo farlo con idee credibili e compagni di viaggio capaci. L'Europa non può essere lasciata nelle mani di chi le attribuisce ogni colpa ma nemmeno di chi la vive come un regolamento burocratico. È incredibile quanto sia carico di spessore e speranza l'ideale europeo: tutte le volte che faccio lezione con gli studenti americani di Stanford, dove tengo un corso ogni settimana, vedo nei loro occhi di non europei lo stupore per quanto grande possa essere questo progetto. Ma compito della nostra generazione - Macron lo sa bene - è rilanciare in avanti, non vivere di ricordi. Lo faremo, avanti insieme.
Per favore, oltre alle enews, utilizzate anche due canali ulteriori

Democratica, che ogni giorno alle 13.30 porta argomenti e idee utili al dibattito
La APP di Matteo Renzi che potete scaricare a questo link
E tutte le polemiche sui partiti, le alleanze, la situazione politica? Rimando per tutto a Bruno Vespa. Nel senso che ieri sera ho partecipato a Porta a Porta dialogando civilmente con due giornalisti (Cusenza e Tito) e rispondendo a delle domande dei medesimi: un'intervista, insomma, non un interrogatorio. E ho parlato di tutto, dalla beffa EMA fino all'articolo 18, dal rapporto con MDP (quante email riceviamo sull'argomento!) agli 80 Euro. Se vi va qui trovate l'intera puntata e qui un video con alcuni passaggi di ieri sera. E qui il link a uno strano inizio, tutto basato su domande personali.

Un sorriso,
Matteo

P.S. Ci siamo detti, all'inizio, che questa è una comunità di storie diverse, un popolo. Proprio per questo vorrei mandare un messaggio a due di noi, amici toscani che da sempre si impegnano nel PD in vario modo e con grandi responsabilità, che sono davanti in queste ore al dolore più atroce, inspiegabile e inimmaginabile della vita. Vorrei che Isa e Leo e il piccolo Niccolò Alessandro sentissero l'abbraccio di tutti noi, anche di quelli che non li conoscono. E vorrei che il ricordo della piccola Maria Sole li accompagnasse sempre, accarezzando dolcemente la loro quotidianità che da oggi non potrà più essere la stessa. Questi sono i veri drammi della vita. Questo il momento di stringersi nel più affettuoso degli abbracci per un dolore che un padre e una madre non dovrebbero mai vivere.
 
 Da – PD Renzi
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« Risposta #229 il: Dicembre 23, 2017, 08:53:12 »

Sabato 23 dicembre 2017
Enews 506   
       
    
 
Auguri, a tutti.
Auguri di un bellissimo Natale e di un felice 2018.

In questi giorni di fine legislatura abbiamo portato a compimento alcuni percorsi che duravano da molto tempo. E sono buone notizie che voglio condividere con voi. Ce ne sarebbero tanti ma mi limito a segnalarvi alcuni tweet dei competenti membri del Governo

1. Qui Marianna Madia che spiega la firma del nuovo contratto dei dipendenti della PA: stanotte si è chiuso il primo accordo, quello sulle amministrazioni centrali. Adesso in rapida successione andranno in porto anche quelli sulla scuola, sulla sanità e sugli Enti Locali. Le risorse, faticosamente trovate in questi anni, sbloccano i contratti dopo 10 anni. Perché i politici che governano si dividono tra chi i contratti li blocca per anni e chi li rinnova come succede nei paesi normali. Noi apparteniamo alla seconda categoria.

2. Qui Maurizio Martina che ha seguito il bellissimo progetto Human Technopole, nell'area che fu l'area Expo. I primi ricercatori si sono insediati ed è meraviglioso sapere che l'eredità della grande esposizione universale sarà nelle mani di chi scommette sulla scienza e sull'innovazione. Viva il futuro!

3. Qui Graziano Delrio che rivendica la legge sulla mobilità ciclistica, nata dalle idee di Antonio De Caro e Paolo Gandolfi. Ne abbiamo parlato anche durante il viaggio in Treno con gli amici della Fiab nella tappa di Trino Vercellese, pedalando lungo la pista ciclabile che abbiamo finanziato per collegare Venezia a Torino (Ven.To). La bici non è (più) l'ultima ruota del carro.

4. Qui Beatrice Lorenzin sul disegno di legge - seguito a lungo da molti parlamentari PD - sulla riforma delle professioni sanitarie. Che è innanzitutto il modo per aiutare i pazienti e chi tutti i giorni vive le difficoltà del mondo della salute.

5. Qui Andrea Orlando sulla riforma dei testimoni di giustizia, divenuta legge nelle ultime ore della legislatura con l'obiettivo di dare più tutele a chi sceglie di stare dalla parte giusta, dalla parte dello Stato.

6. Qui Maria Elena Boschi sulla legge che tutela orfani vittime di crimini domestici. Anche questa legge è stata appena approvata ed è un ulteriore tassello delle tante politiche contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

7. Qui Carlo Calenda sull'accordo di programma firmato a Portovesme nel cuore del Sulcis insieme al Presidente della Regione Sardegna Pigliaru per far ripartire finalmente Alcoa.

8. Qui Luca Lotti sugli investimenti liberati dall'ultimo CIPE che ha stanziato 6 miliardi di euro.

Naturalmente potremmo proseguire a lungo con tante altre questioni aperte.
Ma ho scelto solo gli ultimi tweet che ho rilanciato per mostrare anche plasticamente che le cose che abbiamo messo in cantiere sono davvero tantissime.
Governare significa provare a fare le cose per bene. Senza demagogia, senza polemica, senza rabbia. Oggi leggevo che l'amministrazione comunale di Roma sta chiedendo aiuto per la gestione dei rifiuti all'Emilia Romagna: facile fare gli ambientalisti con i termovalorizzatori degli altri, no? E ironia della sorte vuole che l'aiuto venga da Parma dove la polemica contro il termovalorizzatore era stata una delle ragioni della vittoria a Cinque Stelle. La differenza tra noi e gli altri, alla fine, è innanzitutto nella capacità concreta di governare. Perché è difficile far credere che riuscirai a gestire le conseguenze di un referendum sull'Euro se quando amministri non riesci a tenere in vita un povero albero di Natale in piazza Venezia (Spelacchio, riposi in pace).

La notizia più bella di queste ore, tuttavia, è più personale. Riguarda cioè una persona, un nostro amico, che è stato sottoposto per due mesi a una gogna mediatica assurda in ragione di una denuncia basata su sms privati. Si chiama Mattia Palazzi ed è il bravissimo sindaco di Mantova. Nei primi giorni dell'inchiesta molti chiedevano le sue dimissioni amplificando la grancassa mediatica orchestrata dai giustizialisti. Niente di nuovo sotto il sole, amici. I giustizialisti hanno scarsa fantasia, dicono sempre la stessa cosa. Mattia ha resistito e sinceramente non era facile per le pressioni incredibili che ha subìto: in quei giorni, e in quelle notti, l'ho sentito provato. Ma lo conosco come una persona generosa e sono fiero di esserne amico. Ieri è arrivata la richiesta di archiviazione perché gli sms erano stati intenzionalmente modificati (sta diventando un vizio, a quanto pare) e dunque Mattia potrà passare un Natale più tranquillo, nonostante tutto ciò che ha passato. Ci sarebbe da arrabbiarsi, da gridare, da scandalizzarci. Invito tutti a ricordarci ciò che ci stiamo dicendo da mesi, in tante vicende: ragazzi, il tempo è galantuomo, il tempo gioca con la nostra maglia. Lasciamo le polemiche a chi vive di quello. Noi teniamoci stretta la verità. Perché la verità prima o poi viene fuori e quando viene fuori la verità vera, la gioia di riabbracciare chi è davvero amico vale doppio.

A tutte e tutti il sorriso più grande insieme all'augurio di Buon Natale!

Un sorriso,
Matteo   

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« Risposta #230 il: Dicembre 28, 2017, 06:41:31 »

Renzi: “Il Pd ha rimesso l’Italia in carreggiata, Europa e ceto medio le nuove sfide”
«Un accordo con Grasso? Vedendo i loro sondaggi non mi pare realistico. Il premier? Spero per l’Italia che sia un uomo del nostro partito»
Su Berlusconi. «Ho fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi. Siamo già oltre 150 miliardi e la cosa folle è che non si scandalizzi nessun editorialista.
Come le paga? Spunta un miliardario cinese all'improvviso come è successo per il Milan o alza le tasse?»

Pubblicato il 28/12/2017

CARLO BERTINI
ROMA

Si chiude una legislatura tra le più travagliate. Matteo Renzi, quali sono le riforme che più hanno trasformato il Paese? 

«Lavoro, tasse e diritti. Ma nessuna riforma di questa legislatura ha trasformato radicalmente il nostro Paese, sarebbe presuntuoso sostenere il contrario. Più semplicemente l’Italia era in grave difficoltà, a un passo dalla bancarotta: con l’impegno di questa legislatura siamo tornati in carreggiata. Le riforme più importanti hanno riguardato il mondo del lavoro con il Jobs Act e Industria 4.0; il mondo delle tasse con 80 euro, Irap costo del lavoro, Imu prima casa; il mondo dei diritti, dalle unioni civili al terzo settore, dal “dopo di noi” al “fine vita”. Lavoro, tasse, diritti: in questi settori il cambio di passo c’è stato e nessuno che sia in buona fede può negarlo. Ma è un cambio di passo, non una trasformazione radicale. La strada è ancora lunga». 

Lei era sceso in campo per cambiare l’Italia. Dove sente di aver colto i risultati maggiori e quali sono state le resistenze più difficili da superare? 

«Il fatto che la cultura non sia più giudicata la cenerentola dei bilanci ma richieda investimenti straordinari, dalla gestione dei musei al finanziamento dei privati è una piccola cosa nel dibattito pubblico ma per me è elemento di grande orgoglio. Non siamo invece riusciti a portare con noi la maggioranza dei lavoratori del pubblico impiego e soprattutto della scuola: spero che il rinnovo del contratto sia una buona occasione ma non c’è dubbio che questo sia stato uno dei settori in cui abbiamo sofferto di più le resistenze».

E ora quale dovrebbe essere una nuova agenda di riforme per il prossimo governo? 

«Non ci sono ricette magiche, ma c’è solo da continuare migliorando ciò che è stato impostato. Secondo Istat i lavoratori italiani erano 22 milioni nel 2014, sono 23 milioni oggi. Bene, un milione in più. Dobbiamo creare le condizioni per arrivare a 24 milioni, certo. Ma dobbiamo anche porci il problema di come migliorare la qualità di quel lavoro, non solo la quantità. E per farlo servono gli incentivi e gli sgravi certo, ma anche la certezza della giustizia o la semplicità della burocrazia. Una visione di insieme per i prossimi anni. Possiamo permetterci di parlare di futuro perché abbiamo fatto uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Ma dire futuro non significa sparare promesse in libertà: oggi ho fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi. Siamo già oltre 150 miliardi e la cosa folle è che non si scandalizzi nessun editorialista. Come le paga? Spunta un miliardario cinese all’improvviso come è successo per il Milan o alza le tasse? Noi del Pd non proporremo riforme mega-galattiche, non scriveremo un libro dei sogni: siamo coerenti e concreti».

Solo in Gran Bretagna risiedono 500 mila nostri connazionali, in gran parte giovani che hanno lasciato l’Italia negli ultimi 15 anni. Quali riforme potrebbero convincerli a tornare? 

«L’Italia deve essere all’avanguardia nell’attrarre intelligenze. Dobbiamo creare centri di ricerca globali dove poter far crescere i nostri talenti. Dove ricollocare chi vuole tornare in Patria, certo. Ma anche dover invitare i migliori cervelli di tutto il mondo. Non c’è solo l’emergenza dell’immigrazione da barconi, che abbiamo affrontato con umanità e onore, a differenza di altri Paesi europei: c’è anche un’immigrazione diversa, da coltivare e promuovere nelle università del Sud-Est asiatico o dell’America latina, nei centri di ricerca europei e africani. Fare dell’Italia un grande centro di attrazione di cervelli di tutto il mondo, bloccando la fuga e iniziando a importare ciò che oggi esportiamo». 

Obama ritiene che le democrazie avanzate debbano porsi la necessità di un nuovo welfare per far fronte all’impatto delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro. Anche l’Italia ha bisogno di un nuovo welfare? 

«L’Italia ha un sistema di welfare che gli americani si sognano. Però possiamo e dobbiamo fare meglio. Perché la mancanza di sicurezza non è solo nella paura del crimine, ma anche nella paura del futuro. La gente è spaventata perché non ha più le certezze del passato, chiede protezione. E studiare un paracadute nuovo che protegga il ceto medio spaventato è una delle imprese più difficili da realizzare. Qui però sta la grande sfida dell’Europa. E la prossima legislatura dovrà vedere un protagonismo italiano su questo punto, accompagnando e stimolando la crescente leadership della Francia di Macron».

Come mai ha scelto di correre per fare il senatore dopo aver caldeggiato la trasformazione della Camera alta in Senato delle autonomie? Non le pare una contraddizione? 

«Non è un contrappasso dantesco, ma la scelta responsabile di inchinarsi alla volontà popolare. Continuo a pensare che questo Paese avrebbe funzionato meglio con una sola Camera a dare la fiducia, ma ho perso quella battaglia. I cittadini hanno scelto di tenere vivo il Senato e adesso trovo doveroso sottopormi al voto degli italiani per entrare o meno in Senato. Anzi: ho letto che Salvini vuole sfidarmi dove mi candido io: lo aspetto nel collegio senatoriale di Firenze».

Quale atteggiamento terrà nei riguardi dell’Europa di qui al voto? In primavera come sempre dovranno giudicare i nostri conti pubblici... 

«Noi diciamo da tempo che siamo per un’Europa capace di ripensarsi. Europa sì, ma non così. Tuttavia se guardiamo gli schieramenti in campo noi siamo l’unico polo realmente europeista. Pur di prendere una trentina di collegi in più Berlusconi ha imbarcato Salvini, unico caso europeo di popolari e populisti che stanno dalla stessa parte. Dall’altro i Cinque Stelle sono impressionanti nella loro assurda visione europea: propongono un referendum che non si può fare per votare no alla permanenza nell’Eurozona, sapendo che questa scelta affosserebbe la nostra economia. In questo scenario il centrosinistra è davvero l’unica chance di un’Italia europeista che vuole un’Europa diversa, più forte e più giusta. Quanto ai conti pubblici, abbiamo messo a posto i conti, nonostante il Fiscal Compact: dall’Europa ci attendiamo elogi, non polemiche».

In caso di stallo dopo le urne, lei darebbe il suo ok ad un governo istituzionale, magari a guida Gentiloni? O chiederebbe un ritorno alle urne? 

«Quello che accadrà il giorno dopo lo deciderà il Presidente della Repubblica dopo aver visto i risultati e aver ascoltato le forze politiche. Nutro un rispetto non formale per le attribuzioni che la Costituzione ha dato al Capo dello Stato. Spero in un Governo guidato da un premier Pd non per spirito di corpo ma perché lo considero un fatto positivo per l’Italia. L’Italia è più sicura se guidata dal Pd: non è tempo di apprendisti stregoni che si qualificano come nuovi o del ritorno di chi ha fatto schizzare lo spread a livelli record. È tempo di solidità e di forza tranquilla».

Ritiene possibile dopo il voto un accordo con il partito di Grasso per formare un governo, se aveste i numeri sufficienti? 

«Non abbiamo niente contro Grasso, ma vedendo quanto sono accreditati nei sondaggi non mi pare l’ipotesi più realistica».

Il Pd cala nei sondaggi, anche per via delle banche. Cosa farà per invertire il trend? 

«Sulle banche rivendico ciò che abbiamo fatto a cominciare dalla riforma delle popolari. Non credo che i sondaggi calino per quello, ma c’ un solo modo per invertire la rotta: faremo tutti insieme la campagna elettorale. E appena partirà la campagna, finalmente, la musica cambierà. Il Pd se la gioca sul filo dei voti per essere il primo partito contro i Cinque Stelle: non dimentichiamo che due terzi dei seggi vengono attribuiti sulla base del sistema proporzionale dove conta il singolo partito. Sul terzo restante, che viene definito dai collegi, sono fiducioso del fatto che metteremo i candidati migliori. E che saremo il primo gruppo in Parlamento: pronto a scommetterci». 

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