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Autore Topic: MONDO DONNA N° 1  (Letto 62513 volte)
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« Risposta #150 il: Maggio 04, 2009, 04:53:13 »

La rottura

«L'ho aiutato fino all'ultimo ma ora ha superato i limiti»

Veronica Lario: «Che futuro ha un Paese che cerca soldi facili in televisione?»


Chissà quanti ricordi riaffiorano, in queste ore, nella mente di Veronica Ber­lusconi. I più dolorosi, forse, non sono ancora ricordi, ma delusioni recenti.
Leggere che suo marito era stato alla fe­sta di compleanno di tale Noemi, diciot­to anni appena compiuti, sarà stato un dolore o una delusione? Il patto siglato nel 2007 dopo la lettera inviata a Repub­blica è andato in frantumi in un mo­mento: la giovane Noemi che racconta «Lo chiamo papi, vado a trovarlo, a Ro­ma, a Milano» e Veronica che vede con­fermata quella «mancanza di rispetto» nei suoi confronti per la quale nel 2007 aveva chiesto pubbliche scuse. In con­fronto ai giorni del 2007, però, oggi c’è qualcosa di più. Sembra a Veronica che la mancanza di rispetto sia una questio­ne più generale, che questo Paese man­chi di rispetto anche nei confronti di se stesso. Alle amiche racconta che l'Italia del momento è uno specchio che riflet­te brutte cose: genitori pronti a chiude­re tutti e due gli occhi purché la figlia diventi una Velina, ragazzi convinti che la vita valga solo se partecipi al Grande Fratello.

La decisione è stata presa mercoledì mattina. E ora è il momento dei ricordi che fanno male. Gli altri, quelli belli, fin quando si sta insieme contano relativa­mente. Solo mentre ci si separa struggo­no e distruggono anche le più coriacee: provi a cacciarli indietro, scopri che ci riesci, sì, ma solo se non freni le lacri­me. Un paio di ricordi felici me li aveva raccontati proprio lei, Veronica, mentre lavoravamo al libro.

Quando, nei primi anni Ottanta, lui la portava al mare di domenica e insie­me canticchiavano quella canzone che le piaceva tanto: «Che domenica bestia­le, la domenica con teeee». La nascita di Barbara, figlia fortemente voluta dopo il dolore di un aborto terapeutico. La co­perta di lana che Silvio le portò a Roma (erano ancora molto meno che fidanza­ti) perché al telefono lei gli aveva confi­dato di aver freddo. Il travestimento da berbero, a Marrakesh, tre anni fa, quan­do erano già una coppia distante e cio­nonostante lui riuscì a sorprenderla e a farla piangere perfino, presentandosi inatteso alla festa per i suoi 50 anni. I ricordi felici, le emozioni affiorano sem­pre nei giorni in cui si sancisce la fine di una storia. Chi ci è passato lo sa. Gli altri, quelli abituati a valutare l'annun­cio di un divorzio col metro degli avvo­cati e delle star di Hollywood, cinica­mente se ne fregano. Chi si appassiona al pettegolezzo si impegnerà ora nel so­lito conteggio del dare e dell'avere, gua­dagni e perdite nel divorzio dell'anno, quanto «ci perde lei», «quanto guada­gna lui» e vai con la valutazione dell'ef­fetto sondaggi, impegnati tutti nell'at­tribuire al premier un consenso al qua­le nessuno arriva, neppure Obama.

Trattandosi di ricchi e famosi, natu­ralmente, nessuno crede e nessuno cre­derà che i due protagonisti di questa storia soffrano, almeno un po’ e ciascu­no in proporzione alla vita che si è scel­to: Silvio Berlusconi potrà, in questo momento, consolarsi con l’ammirazio­ne che milioni di italiani, il 76% della popolazione sondata (addirittura), gli tributano. Una consolazione (lo sanno bene le star di Hollywood) capace di al­leggerire le tensioni, se non il dolore. Veronica, da oggi ufficialmente ex first lady, potrà consolarsi sapendo che i tre figli, ai quali ha dedicato i primi 52 anni della sua vita, non le rimproverano né la decisione né il modo in cui l’ha gesti­ta.

Sono con lei, i tre figli, a patto che il padre venga rispettato quanto la ma­dre, in tutta questa storia. Luigi, Barba­ra ed Eleonora hanno con lui un legame vero perciò quando Berlusconi dice «i miei figli mi amano» dice la verità. «E io di questo sono contenta, ho contribu­ito a costruire il loro rapporto e l’ultima cosa che vorrei fare è danneggiare mio marito — ha ripetuto Veronica ai pochi che, oltre al suo avvocato, hanno potu­to parlarle —. Non l’ho mai danneggia­to per trent’anni, ho solo cercato di aiu­tarlo, fino all’ultimo. Se i sondaggi so­no oggi tutti per lui questo non può che farmi piacere. Nessuno potrà dire che con la mia decisione politicamente gli creo un problema. La smetteranno, for­se, con la scemenza di Veronica mano­vrata dalla sinistra». Come se fosse facile, poi, manovrare una come lei.

E il resto, quel che interessa ai pette­goli? Si arrangino con le leggende, così come si sono arrangiati in questi anni. Quelli che non vedono oltre il dollaro e l’euro (e perciò ripetono, come in un di­sco rotto, «divorzia per la robba, per l’eredità»), non sanno che, separando­si, probabilmente Veronica Berlusconi rinuncerà a quel 25% del patrimonio che, in quanto moglie, le sarebbe spetta­to alla morte del marito. Del resto, es­sendo sposata con uno destinato all’im­mortalità, la rinuncia si presenta tutto sommato teorica.

In ogni caso, nel raccontare la storia di quei due, Silvio e Veronica bisognerà piuttosto ricordare che la separazione sarà anche per loro un vero dolore, per dirla con Battisti. Basta riavvolgere il film dei ricordi, per stare male. Chi ci è passato lo sa. Sa che quelle sensazioni dolorose sbiadiranno, pian piano, ma mai del tutto. Ripensando al giorno del­l’addio, anche vent’anni dopo, può capi­tare di aver voglia di piangere.

E allora eccola, la nostra prima cop­pia d’Italia che così di rado abbiamo vi­sto in coppia. Per l’ultima volta insie­me, nel ricordo di lui («Quando l’ho vi­sta la prima volta, a teatro, sono rima­sto senza parole. Era bellissima») e nei ricordi di lei: «La prima volta l’ho incon­trato a Milano, a una cena. Era il padro­ne di casa e con le sue ospiti si compor­tava come se fosse single, invece aveva moglie e due bambini. Sono sicura di averlo conosciuto in quell’occasione, ma lui nega, non se lo ricorda» mi rac­contò Veronica all’epoca in cui racco­glievo materiale per il libro. Chi, anche di recente, aveva avuto occasione di ve­derli insieme, non poteva non ricono­scere in quei due il rapporto di chi si conosce fino in fondo all’anima. Pun­zecchiature reciproche ma, si sarebbe detto, in fondo affettuose. Tra coniugi che sanno, volendo, dove andare a para­re. Ogni tanto, si chiamavano amore.

«Da quando è nato Alessandro, an­che mia moglie mi vuole più bene» rac­contava il premier radioso per la ritro­vata pace familiare. L'estate scorsa, pur di farla sorridere una sera in cui era un po' giù, le aveva perfino offerto il sacri­ficio supremo, la rinuncia al prediletto ferragosto a Villa Certosa, la sua Disney­land: «Resta tu in Sardegna con Alessan­dro, vado via, vado ad Antigua». A dirlo così, sembra la battuta di un film di Na­tale, Christian De Sica e Neri Parenti, ma chi conosce Berlusconi sa quanto tenga al suo Ferragosto coi fuochi d'arti­ficio, le ballerine, l'amato chitarrista na­poletano.

Fino a poche settimane fa, insomma, la coppia sembrava avviata verso una sia pur turbolenta sopportazione. Saba­to scorso, per dire, Veronica era stata in­vitata dal marito al concerto di Napoli, al teatro San Carlo. E ci sarebbe andata. E adesso? Adesso, lascia filtrare Vero­nica, il problema non è più suo. Il pro­blema è di chi accetta. «Bisogna spec­chiarci in questo Paese, vederlo per quello che è in realtà. Un Paese nel qua­le le madri offrono le figlie minorenni in cambio di un'illusoria notorietà. Un Paese in cui nessuno vuole più fare sa­crifici perché tanto la fama, i soldi, la fortuna arrivano con la tv, col Grande Fratello. Che futuro si prepara per un Paese così?». Veronica in quello specchio non ci si trova. E vuole avere la libertà di dirlo

Maria Latella
04 maggio 2009

da corriere.it
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« Risposta #151 il: Maggio 05, 2009, 11:15:54 »

Dietro le quinte

E Veronica: mi sento come un soldatino assediato dagli eserciti

«Sto difendendo la mia dignità di donna e quella dei miei figli»
 

MILANO — «E adesso come mi sento? Come un povero soldatino oramai assediato dagli eserciti nemici». Ufficializzata la richiesta di divorzio, condita da una serie di critiche rivolte al marito, in questi giorni finalmente primaverili Veronica Lario se ne sta rintanata nella sua villa di Macherio a guardare la tempesta mediatica e politica che hanno scatenato le sue parole.

Certo, l'ha fatta soffrire il fatto che tra le fila di quegli eserciti abbia scorto anche volti un tempo amici. Attacchi che le hanno dato il senso della battaglia che si sta preparando: senza limiti e senza regole. Ma se la ride, all'ipotesi lanciata da Berlusconi che dietro il suo gesto si nasconda «un sobillatore». Idea che fa sorridere anche le sue amiche più care: «Veronica sobillata? Chi la conosce bene sa che sarebbe impossibile. Ha una testa durissima, a volte ai limiti della cocciutaggine». E per ora lei sceglie, come è naturale, di non commentare ufficialmente. Né le dichiarazioni del marito né quelle di altri. Un aspetto, però, Veronica Lario ci tiene a chiarirlo per bene: «In questa storia vorrei che tutti capissero, se non l'hanno ancora fatto, che sto soltanto difendendo la mia dignità di donna. Che è stata profondamente offesa. E, con me, sto difendendo anche quella dei miei figli».

Già, i figli. Luigi, Eleonora e Barbara di commentare non hanno alcuna intenzione. Lo hanno detto più e più volte. Il piccolo di casa in queste ore è a Lourdes con i cavalieri dell'Ordine di Malta. La secondogenita è a New York, dove studia all'università. La maggiore, Barbara, invece è rimasta a Macherio, anche perché è al settimo mese di gravidanza. Tutti e tre, però, in questi giorni ostentano grande serenità. Certo, la decisione della madre per loro non è stata una bella notizia. Al padre, come vanno ripetendo a tutti da giorni, loro vogliono un gran bene. E se anche gli rimproverano atteggiamenti e comportamenti spesso sopra le righe, non per questo vogliono rinunciare al suo affetto. «I miei figli mi amano tantissimo», ha ribadito quasi difendendosi Silvio Berlusconi in questi giorni. Per poi aggiungere: «Veronica me li vuole mettere contro». La replica della moglie non si è fatta attendere: «Non è così. Se gli vogliono bene ne sono contenta, ho contribuito io a costruire il loro rapporto e l'ultima cosa che vorrei fare è danneggiare mio marito».

Ma per ora, almeno ufficialmente, i tre ragazzi Berlusconi non hanno intenzione di schierarsi con nessuno dei due genitori. Lasciano alla sfera privata eventuali sentimenti di disapprovazione o di rabbia. In queste ore è sempre e solo Veronica ad esporsi. Alle amiche ha spiegato, ancora una volta, i motivi che si nascondono dietro la sua scelta, primo fra tutti la storia di Noemi, la diciottenne di Napoli: «È la prova che lui non è cambiato. Me l'aveva promesso ma non è stato così. Anzi, è peggiorato. Sono dieci anni che sopporto tutto questo. Ora la misura è colma. Non provasse a convincermi di ripensarci. Non torno più indietro».

Angela Frenda
05 maggio 2009

da corriere.it
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« Risposta #152 il: Maggio 05, 2009, 11:25:20 »

5/5/2009
 
Se la gelosia fa bene all'assassino
 
GIOVANNA ZUCCONI
 
Per vincere lo sgomento, e per restituire alle parole il loro valore, ogni tanto dovremmo tutti immaginare il mondo alla rovescia. Nel mondo capovolto, la storia sarebbe questa: a Milano, una ragazza (femmina) uccide il fidanzato (maschio) a coltellate, dopo averlo ripetutamente minacciato di morte se l’avesse visto con altre. La Suprema Corte di Cassazione, che com’è noto è formata da fanciulle, conferma la correttezza della sentenza d’appello che l’ha condannata a 14 anni di reclusione: sostenendo che la gelosia non è un’aggravante «per futili motivi», e anzi «per la coscienza collettiva non costituisce una ragione inapprezzabile di pulsioni illecite».

Per la coscienza collettiva, quella di noi tutti e di noi tutte, dunque, una donna consideri pure il suo uomo cosa propria: la gelosia non è un pretesto ma un movente sostanzioso e riconosciuto, dunque niente aggravante «per futili motivi» perché, citiamo ancora, questi si determinano quando il delitto è causato da uno «stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato, rispetto alla gravità del reato, da apparire per la generalità delle persone assolutamente insufficiente a provocare l’azione delittuosa, tanto da poter considerarsi più che una causa determinante l’evento un pretesto per dare sfogo all’impulso criminale». Mentre invece la gelosia dell’assassina «non è stata tale da caratterizzare un soverchiamento fine a se stesso, pretestuoso e abnorme, della altrui personalità». Infatti, sempre nel mondo alla rovescia, la passionale ragazza non ha soverchiato: ha ucciso. Ma si sa, la donna è donna, la possessività non è un’aggravante, pena confermata a 14 anni e non innalzata a 30.

Ovviamente nel mondo in cui viviamo, questo, questa nostra Italia che ha abolito le attenuanti per delitto d’onore neanche trent’anni fa, i ruoli sono capovolti. L’assassino è un uomo che nel 2006, a Milano, ha ucciso la moglie con un coltello da cucina, dopo l’ennesima scenata. Per il procuratore che ha ricorso contro la condanna troppo lieve, il «desiderio anomalo di possesso» e le prolungate molestie e persecuzioni sono un’aggravante. Per la Suprema Corte, che ha cassato il suo ricorso, no. Possiamo inebriarci per le sottigliezze linguistiche e per la nitidezza giuridica, ma al nostro sguardo forse profano ma certamente addolorato, sembra di capire questo: si dà per scontato, trent’anni dopo l’abolizione del mostruoso delitto d’onore, che il sentimento maschile del possesso sia un movente «naturale» della violenza contro le donne. Tant’è vero che la stessa storia, a sessi rovesciati, appare poco verosimile, neppure raccontabile.

Che cosa sta succedendo ai sentimenti, e alla narrazione pubblica dei sentimenti? Che cosa sta succedendo, fra uomini e donne? Ci si scanna tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri, nelle arene televisive o nei tribunali, in un eclatante divorzio fra ricconi o con un coltellaccio da cucina. Violenza. Verbale, stilistica, fisica. Può darsi che la storia proceda a ondate, e che dopo gli anni del femminismo ora ci tocchi questo evo di Restaurazione, di virilità esibita, di veliname, di rigurgiti del vecchio gallismo, di tautologie stantie (l’uomo è uomo), di sciupafemmine vanagloriosi e di gelosia maschile accettabile «per la coscienza collettiva». Passerà. Non può che passare. Nel frattempo, che quei signori per cortesia rammentino che l’altra faccia del gallismo è sempre stata la retorica cortese e paternalistica, «una donna non si tocca neanche con un fiore» eccetera. Ecco: nel frattempo, per piacere, non toccateci. Soprattutto con un coltello.
 
da lastampa.it
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« Risposta #153 il: Maggio 09, 2009, 04:43:00 »

9/5/2009 (9:15)

Claudia Mori: "Capisco Veronica  È una donna offesa"
 
“Berlusconi non può sostenere che è un fatto privato. Io in Mondo Beat torno a incidere i successi Anni 70”

MARINELLA VENEGONI
MILANO


Una voce moderna, giovane ancora oggi, sexy. Inconfondibile. Un repertorio che appartiene al passato, che oggi ritorna in Claudia Mori collection, insieme con un Dvd famigliare che fa risplendere la sua bellezza di invidiatissima moglie di Celentano: riprese private al mare, sorrisi sulla battigia con i tre bimbi, Adriano papà un po’ maldestro. Ma le canzoni, ah le canzoni. Celeberrime come Non succederà più e Chi non lavora non fa l’amore, cantate con il marito, sono quasi tutte «B Songs», a partire da un cult del kitsch, Buonasera Dottore del ’74, musica di Shel Shapiro, dove lei cinguetta maliziosa al telefono con la voce charmante di un doppiatore rimasto sconosciuto.

Ci ritorna cantante, cara Claudia...
«Sony me lo ha chiesto l’anno scorso. Ho nicchiato... e non ci sarà seguito. Però erano canzoni su 45 giri, un mondo un po’ beat. Quei filmati poi, 15 minuti della nostra storia da ragazzi...».

Ora fa altro: produttrice tv, direttrice dei lavori artistici di Adriano...
«Ogni fiore ha la sua stagione. Fra una settimana cominciamo a girare C’era una volta la città dei matti, sulla legge Basaglia, con Vittoria Puccini e Fabrizio Gifuni che impersona proprio Basaglia, per Raiuno. A fine anno toccherà alla vita di Caruso, una storia bellissima. Ho scelto io il problema della 180: fu doveroso chiudere i lager, ma Basaglia aveva dato indicazioni precise, e rimasero a metà. Ora non ci sono strutture adatte, il problema resta alle famiglie. La Puccini impersona una giovane internata pur non essendo matta... sono storie vere».

«Buonasera Dottore» è un must delle B-Songs, ma sono tutte canzoni di tradimenti. E lei è così fedele...
«Ma avevo già idee abbastanza chiare: gli uomini sono bugiardi e poco fedeli. La conclusione è che lei non ci sta: i testi sono modernissimi».

Siamo al centro di un divorzio istituzionale...
«Veronica Lario è una donna intelligente, per bene, sensibile. E’ difficile pensare che sia stata condizionata da qualche giornale, forse ha sentito l’esigenza - e io la capisco - di difendere la propria dignità per quelle che lei ritiene offese e ha sentito di non poter più tollerare. Sono scelte forti, mi sembra una di alto profilo. Come si fa a dire che è un fatto privato? Di privato, nel Presidente del Consiglio, non c’è nulla: come può chiedere a lei di esser privata?».

Ci sarà un concerto di donne cantanti per l’Abruzzo. Ci andrà?
«Mi hanno invitata, ho detto di no perché non sono una cantante: anche se mi capita di cantare, fischio molto e so fare i fischi da pecorara. Penso che ognuno deve scegliere la forma del dare, io e Adriano facciamo cose più private».

Abbiamo letto che Adriano si è arrabbiato per un canzone di Mogol ispirata a lui, dove gli dice di uscire di casa...
«Due amici possono anche arrabbiarsi, ma non vuol dire chiudere: almeno da parte nostra non è stato così. Adriano non si è arrabbiato: solo, non trovava ironico il testo. Non è stato un litigio, ma una divergenza».

A quando il prossimo disco di Adriano?
«Nel 2010. E’ una cosa molto diversa, strana, particolare. Senza Mogol: è una scelta artistica, e spezzare fa bene».

da lastampa.it
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« Risposta #154 il: Maggio 09, 2009, 04:45:04 »

La vedova del commissario racconta il colloquio con la vedova dell'anarchico "Le ho detto 'è assurdo che non sia avvenuto prima'.

Mi ha risposto 'Fingiamo che non siano passati tanti anni'

Gemma Calabresi e Licia Pinelli "Finalmente ci guardiamo negli occhi"

 

ROMA - "Finalmente, dopo 40 anni, possiamo stringerci la mano e guardarci negli occhi. Finalmente due famiglie si ritrovano". Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, si china sorridente verso Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, seduta in seconda fila, nel salone dei Corazzieri al Quirinale, pochi istanti prima che inizino le celebrazioni del Giorno della memoria per le vittime del terrorismo e delle strago. Licia Pinelli non si alza, vista anche l'avanzata età, ma ricambia il sorriso e risponde: "Fingiamo che non siano passati tutti questi anni".

E' stata una giornata "intesa e ricca di emozioni - riferisce la signora Calabresi, accompagnata dal figlio Mario al Quirinale - quella che si è appena conclusa". Terminata la cerimonia le due donne sono state ricevute dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

"E' assurdo che questo incontro non sia avvenuto prima", fa notare la vedova del commissario ucciso in un agguato nel '72, dopo che una campagna di stampa lo rappresentò ingiustamente come responsabile della morte di Pinelli. Considerazione, questa, pienamente condivisa dalla vedova del ferroviere anarchico, ingiustamente sospettato della strage di Piazza Fontana e che morì dopo un volo dalla finestra della questura di Milano nel '69. "Anche io l'ho pensato molte volte", dice la signora Pinelli mentre la figlia, Claudia, tende la mano alla signora Calabresi.

"Se torno indietro negli anni - riflette Gemma Calabresi, al termine della cerimonia mi rendo conto che le nostre due famiglie sono state divise. Siamo stati tutti un po' vittime della stagione dell'odio e del terrorismo, come ha detto oggi il presidente Napolitano. Ora non è più tempo di recriminazioni ma della memoria, che deve essere sgombra da sentimenti di rancore. A separare le due famiglie ci hanno pensato anche i mass-media e coloro che hanno voluto vedere contrapposti i Calabresi e i Pinelli. Chissà, a volte l'uomo è schiavo di certi preconcetti e forse questo falso pudore del mondo che ci guarda ci ha portate a non incontrarci prima".

"Questa giornata è stata un un dono di Dio, per chi come me è credente. Il presidente Napolitano - conclude Gemma Calabresi - ci ha dato una grande opportunità, e gliene siamo riconoscenti". Quando il prossimo incontro con la vedova Pinelli? "Mi ha invitata a casa. Ci siamo lasciate dicendoci 'a presto'".

(9 maggio 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #155 il: Maggio 19, 2009, 05:38:56 »

L'APPELLO

Aung San Suu Kyi, non smettiamo di difenderla


È iniziato a Rangoon, a porte rigidamente serrate — esclusi dunque giornalisti, diplomatici stranieri e pubblico — il processo ad Aung San Suu Kyi, 63 anni, tredici dei quali (nell’arco di 19) passati agli arresti domiciliari. Arresti che, beffa estrema, dovevano concludersi alla fine della settimana prossima. L’icona della resistenza contro il regime dei generali birmani ne rischia ora altri cinque di carcere per avere accolto e rifocillato il mormone americano, John William Yettaw, che il 6 maggio aveva attraversato a nuoto un lago per raggiungerla nella sua abitazione.

E c’è da scommettere che quest’ultimo, a sua volta sotto processo in un giudizio separato, pur essendo in teoria il vero responsabile dell’accaduto, avrà una pena ben più mite, se l’avrà. Perché è americano ma, ancora di più, perché la spina nel fianco del regime è lei e l’occasione per incarcerarla di nuovo va, evidentemente, colta. Duecento oppositori del regime hanno manifestato ieri davanti al tribunale in favore di Aung San Suu Kyi—nome da scrivere per intero e non, come vuole il regime, abbreviato in Suu Kyi, per far dimenticare alla cittadinanza che è figlia di un eroe nazionale, il generale Aung San — ma si vorrebbe che si manifestasse per lei in tutto il mondo, uscendo da quella certa diffusa, rassegnata indifferenza con la quale è stata accolta la notizia del suo nuovo arresto.

Innumerevoli volte si è, in effetti, già scritto di lei e delle persecuzioni delle quali è stata vittima, al punto che l’opinione pubblica — fatta di noi tutti — pare ormai assuefatta e incapace di ribellarsi ancora, di protestare e di difenderla. Ed è probabile che proprio su questa assuefazione faccia conto, e ne approfitti, il regime dei generali per colpirla di nuovo, chissà, in modo definitivo, viste l’età e le non brillanti condizioni fisiche. Chiudere o socchiudere gli occhi, anche solo per stanchezza, su una giustizia così tragicamente ingiusta vorrebbe dire, si sa, condannare altri forse numerosi sconosciuti alle medesime iniquità. La nostra grande centenaria, Rita Levi Montalcini, ancora una volta ha dato prova di tenace vitalità chiedendo al governo birmano la liberazione di Aung San Suu Kyi. Nella speranza che la sua voce sia di esempio e traino per molte altre.

Isabella Bossi Fedrigotti

19 maggio 2009
da corriere.it
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« Risposta #156 il: Maggio 22, 2009, 06:20:12 »

E alle amiche: visto? A quelle feste c’era una 17enne

La delusione di Veronica: «Quante voci malevole su di me»

La moglie del premier decisa sulla strada della «separazione consensuale»
 
 
MILANO — Troppe voci. Incontrol­late e malevole. È questo il nemico con­tro il quale Veronica Lario cerca di di­fendersi. Opponendo, per ora, solo la sua forza di donna offesa. Ai pochi che l’hanno vista negli ultimi giorni, la mo­glie di Silvio Berlusconi ha confessato di essere «stanca e addolorata» da una vicenda, quella del divorzio, che ha pre­so una piega difficile da fronteggiare. Fatta di «continue insinuazioni» volte a farla apparire come «una donna instabi­le, umorale, condizionata da suggerito­ri occulti». Indiscrezioni dolorose. Ac­compagnate da una certezza, quasi gri­data alle persone a lei più care: «Mi so­no messa contro uno degli uomini più potenti del mondo. Capite che sarà du­rissima?».

In ritiro nella sua villa di Macherio, Veronica Lario nelle ultime settimane ha evitato anche di partecipare all’abi­tuale colazione del venerdì con le ami­che del cuore, a casa di Floriana Menta­sti. Niente cinema della domenica. Niente cene fuori. In programma solo due tre giorni intorno al 7-8 giugno, sempre con le amiche, nella bellissima casa di campagna che la Mentasti ha a Lodi. In compenso da New York, marte­dì, è arrivata la secondogenita Eleono­ra. Mentre l’altra figlia, Barbara, al setti­mo mese di gravidanza, è tuttora a ripo­so per evitare complicazioni. È a loro che Veronica ha preferito dedicarsi. E al­l’adorato nipotino Alessandro. In un isolamento volontario, scelto forse per compensare l’altro isolamento da lei de­nunciato usando una metafora bellica: «Sono come un soldatino davanti agli eserciti schierati. Sono isolata, e so che non mi resta che combattere».

Le voci che circolano in questi gior­ni, e che la stanno ferendo, riguardano anche una possibile riconciliazione tra lei e Berlusconi: «Non sono vere — ha chiarito ad amici fidati —. Io e lui non abbiamo nemmeno parlato al telefo­no ». Sembra invece che il premier, due domeniche fa, sia andato di proposito a Macherio a prendere il figlio Luigi, per tentare di incontrare anche Veronica. Tentativo fallito. Come sarebbero anda­te a vuoto alcune sue telefonate. Per Ve­ronica non è più tempo di regali o pro­messe. Sempre a poche amiche ha riba­dito di voler «proseguire nella strada del divorzio» ma con giudizio, andando quindi «verso una separazione consen­suale ». Una scelta valutata assieme al suo avvocato di fiducia, Maria Cristina Morelli, consultato quotidianamente. Giovane, fuori dai salotti, riservata e te­nace, la Morelli rispecchia in pieno lo stile di Veronica Lario. Che l’ha voluta con determinazione, cestinando divor­zisti di grido segnalati dalle amiche.

Ma Veronica Lario è stata scossa an­che dalle notizie riportate dai giornali sui rapporti tra Berlusconi e Noemi Leti­zia. La ragazza di Portici che chiama il premier «papi» ha partecipato il 19 no­vembre scorso a una cena a Villa Mada­ma con gli imprenditori di Altagamma. In sala sarebbe entrata con Santo Versa­ce. E a chi ha chiesto chi fosse quella di­ciassettenne bionda, è stato risposto che «era lì con il premier». Noemi in­dossava un vestitino di lamé poco in­vernale. Tanto che a metà serata, infred­dolita, qualcuno le ha dovuto prestare una sciarpa di cachemire. Il 15 dicem­bre, invece, il giorno dopo il suo provi­no da meteorina con Emilio Fede, assie­me alla mamma Anna Palumbo era alla festa di Natale del Milan.

È alla luce di questi episodi che Vero­nica Lario ha spiegato alle amiche con rassegnazione: «Ciò che ho letto sulla Festa del Milan e sulla sua presenza, ve­stita di lamé, alla cena a Villa Madama, davanti a ministri e imprenditori, mi rafforza nelle mie convinzioni: quella ragazza, all’epoca, aveva 17 anni». E dunque ritorna il tema delle presunte frequentazioni del marito. «Non posso stare con un uomo che frequenta mino­renni », aveva scritto Veronica nella sua lettera pubblica. Ed è stata questa l’accu­sa che avrebbe fatto più infuriare il pre­mier.


Angela Frenda
22 maggio 2009

da corriere.it
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« Risposta #157 il: Maggio 25, 2009, 12:12:20 »

Giudizi

Bagarre, la colpa non è di Veronica

Avrà diritto una donna a non poterne più di suo marito, fosse anche l'uomo più straordinario?

di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI


Lettera agrodolce — a voler essere leggeri — quella di Melania Rizzoli a Veronica Berlusconi, pubblicata ieri in queste pagine. Prima di tutto perché nella dolcezza del tono ci tiene comunque a rammentarle che in giro ci sono — e sono state pubblicate — foto di lei in topless. E poi, dall'alto del suo status di medico, parlamentare oltreché descrittrice, di donna, insomma, professionalmente molto attiva, la accusa di restare sempre chiusa nella sua casa dorata: un'oziosa casalinga d'altri tempi, dunque, sebbene fino a ieri grande mente e da tutti apprezzata proprio per questa sua discrezione.

Ma la missiva è agra, perché individua in Veronica la causa del gossip nazionale e internazionale che si è scatenato intorno al nostro premier. Parla di ammiccamenti di carattere sessuale provocati da lei nelle stanze della politica e non soltanto lì, a causa dei quali le donne italiane sarebbero state rigettate indietro, ai tempi bui in cui «venivano considerate soltanto corpi da guardare e sesso da godere». A parte il fatto che una pur attraente signora ultra cinquantenne, così platealmente felicemente nonna da lasciarsi ormai fotografare solo con il nipotino in braccio, ben difficilmente riuscirebbe a strappare nel nostro paese un ammiccamento di tipo sessuale, è assai probabile che battute, lazzi, sguaiataggini siano, malauguratamente, dovute piuttosto alla presenza delle giovani, belle, ma non sempre referenziate signore di governo e di parlamento. Quanto all'incuriosita, irridente quando non incredula attenzione che all'estero si è accesa intorno all'Italia, stando almeno a quel che scrivono i giornali stranieri, sembra in verità dovuta più che a Veronica al premier stesso e ai suoi, chiamiamoli così, atteggiamenti anticonvenzionali.

Insomma, avrà diritto una donna a non poterne più di suo marito, fosse anche l'uomo più straordinario quale lo giudica la maggioranza degli italiani, senza per questo dover subire intromissioni e offese sia pure ripassate nello zucchero? Potrà voler divorziare per una qualunque ragione sua, sentimentale, economica o anche solo per continuata lesa dignità, senza dover chiedere scusa agli innumerevoli sostenitori e sostenitrici del marito? E a proposito di divorzio, come mai i legali di Veronica devono necessariamente essere definiti «famelici», quando Maria Cristina Morelli, l'avvocatessa che la difende, risulta essere una persona particolarmente equilibrata, oltreché di alto profilo professionale?


24 maggio 2009
da corriere.it
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« Risposta #158 il: Maggio 27, 2009, 11:04:25 »

Ora dico: solidarietà a Veronica


Cara Veronica,

questa lettera giace sul mio tavolo da settimane.

Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona riservata come lei. Ma quando ho letto che si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutte le donne.

Perché denuncia una mentalità razzista, un atteggiamento culturale offensivo nei riguardi dell’altro sesso. Come a dire: tacete e state a casa.

Qualsiasi prepotenza o abuso denunciate certamente sarà per ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere potere e denaro.

Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi tempi una nuova misoginia, fatta di una falsa ammirazione per le bellezze femminili che nasconde aggressività e disprezzo.

Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante trasmissioni che entrano nelle case italiane.

Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso il genere femminile? Forse le donne stanno diventando troppo brave: le migliori nelle università, le migliori nella pedagogia scolastica, le migliori in tante professioni. Questo certamente mette in discussione la supremazia culturale maschile che per molti deve rimanere alla base del rapporto fra i sessi. Altrimenti «botte», come strillano i prepotenti. Anche nel suo caso si sta ricorrendo alle «botte» mediatiche. Perché taccia.

Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue preoccupazioni di fronte a un marito che, secondo lei, è caduto in preda a una erotomania senile?

Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole dure ma limpide da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma rivelano solo una parte della gravità della situazione. Un uomo dalla grande responsabilità politica che si è esposto gridando e minacciando la propria moglie che lo redarguisce e gli chiede con fermezza il divorzio non è né dignitoso né onorevole. Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia, qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come un cittadino qualsiasi.

La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e menzogna sono pericolosi per un governante, in quanto si prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante sia in condizioni gravi di doppiezza e ricattabilità. Questo non significa fare del moralismo, come è stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia.


Dacia Maraini

27 maggio 2009
da corriere.it
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« Risposta #159 il: Maggio 27, 2009, 10:11:01 »

Noemi, la politica e i media: un caso senza sentimenti
 
 
 
 di Lisa Ginzburg


ROMA (27 maggio) - Si consuma in questi giorni una vicenda piena di scandalo e pochezza, una storia che in modo sin troppo plateale mette in scena temi a tutti noti, argomenti per i più di una certa importanza – matrimonio, adulterio, confusione tra seduzione e potere, tra ambizione e simpatie, tra calcolo e istinti di mediocrissimo tenore e livello. Gli echi politici di questa piccolissima/enorme storia sono potenti, e non deve sorprendere che sia così: la politica è anche (sempre più) fatta di immagine, e l’immagine di irreprensibilità. Quale che sia il governo in carica.

Ma a guardarla con altri occhi, meno focalizzati sulla realtà del nostro paese di questo momento, ciò che pare incredibile del “caso Noemi” è che al centro dell’opinione pubblica praticamente di tutto il mondo vi siano personaggi e intrecci il cui comune denominatore è la totale assenza di sentimenti autentici. Da un lato una ragazzina, i suoi pressanti genitori, l’ex fidanzato, dall’altro un uomo ai vertici del potere e le esasperazioni risentite della sua consorte.

A chi possiamo credere? A nessuno. Ogni gesto, dichiarazione, ogni silenzio di ciascuno di questi attori non risuona di una sola eco neanche lontanamente vera. Eppure a questa piccolissima/enorme storia siamo costretti a pensare e ripensare, da giorni ormai. Indignati, nauseati o incuriositi: ciascuno a modo suo. Ma che tutto è lontanissimo dalla realtà della vita, per favore non perdiamolo di vista. O no?
 
da ilmessaggero.it
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« Risposta #160 il: Maggio 29, 2009, 04:40:19 »

In Inghilterra esce "Filament", diretta da Suraya Singh

"Se vuoi eccitare una lettrice, devi chiederle prima cosa la eccita"

"Finalmente una rivista per l'erotismo delle donne"


dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

 
LONDRA - Avviso ai lettori: se capitate da queste parti e, mentre fate un giretto tra Piccadilly Circus, Hyde Park e Chelsea, venite avvicinati da una giovane donna dai capelli rossi (tinti) che vi chiede se vi andrebbe di posare nudi per una nuova rivista erotica femminile, sappiate che non è uno scherzo. La donna dai capelli rossi si chiama Suraya Singh, nazionalità neozelandese, padre indiano, lei vive a Londra da sei anni. Faceva l'impiegata e, durante la pausa per il lunch, comprato un sandwich, sfogliava le riviste di quei negozietti in cui si vende di tutto, compresi i giornali. C'erano sempre un bel po' di mensili patinati rivolti a un pubblico maschile, con vari gradi di porno, dal soft all'hard. Niente di questo genere, invece, per un pubblico femminile.

A lei, una pubblicazione del genere, sarebbe piaciuto leggerla. Alle sue amiche, pure. Così un giorno si è licenziata dal lavoro e ha provato a trasformarsi in editrice/direttrice.

Il risultato arriva in edicola in questi giorni. Si chiama "Filament", che vuol dire filamento: conduttore che, riscaldato da corrente elettrica, emette la luce, oppure la parte sterile dello stame, la quale sorregge la parte fertile, secondo la definizione del dizionario. Quale che sia l'interpretazione che si dà al titolo (volendo, se ne possono immaginare anche altre), il sottotitolo spiega meglio di cosa si tratta: "erotica for the thinking woman", ovvero erotismo per donne col cervello. In copertina, c'è un giovane uomo di spalle, schiena nuda, inginocchiato come per pregare, davanti a una fonte di luce. Dentro, foto di modelli seminudi, racconti erotici, articoli eruditi su temi di interesse generale e anche un paio di ricette di cucina. Cadenza: trimestrale, per adesso.

La formula è già stata tentata, in Gran Bretagna e altrove, senza grande successo. Riviste come "Playgirl" e "For Women" cercavano di fare per le donne quello che "Playboy" e "Penthouse", con tutti i loro imitatori, fanno per gli uomini (o facevano: tutto il settore dell'erotismo soft maschile, e anche quello hard, è stato messo in crisi dalla rivalità di internet). Hanno chiuso quasi tutte.

In Inghilterra ne resiste una, "Scarlet", descritta nell'ambiente come "Cosmopolitan con più sesso", ma non è esattamente la stessa cosa. Secondo la editrice/direttrice di "Filament", la ragione dei fallimenti è che quelle pubblicazioni cercavano di offrire alle donne lo stesso tipo di erotismio offerto agli uomini. In genere, cioè, maschi muscolosi con il corpo cosparso di olio, tipo gli spogliarellisti culturisti di Chippendale. "Non funziona", spiega lei al quotidiano Independent, che l'ha intervistata. "Quelle riviste avevano più successo trai gay che fra le donne. Se vuoi eccitare una donna, devi prima chiederti cosa la eccita".

Lei lo ha fatto, passando mesi a organizzare forum sull'argomento via web. "Le risposte sono molto interessanti", dice. "Ogni donna naturalmente è diversa, e piacciono ogni tipo di cose differenti, ma il consenso è che ad eccitarle non è il maschio culturista alla Chippendale. E' un altro modello di uomo". Un incrocio fra Jude Law, Hugh Grant e Brad Pitt, pare di capire dalle immagini del suo trimestrale. Immagini in cui l'uomo, tuttavia, non è mai completamente nudo: mostra il lato B, ma non il lato A. Come mai?

"Avevamo anche le foto col lato A, ma non ci pareva che funzionassero, che rispecchiassero quello che cercavamo", dice Suraya Singh. "Non sempre per eccitare devi far vedere subito tutto. Ma in futuro avremo anche la nudità completa". A proposito: gli uomini ritratti senza veli su "Filament" sono stati tutti "presi dalla strada": fermati da Suraya, o dalle sue collaboratrici, che li giudicavano adatti allo scopo, e posti davanti al quesito di cui sopra, posereresti nudo per una rivista erotica femminile?

Non tutti concordano con la sua tesi. "Secondo me non c'è grande differenza tra ciò che eccita un uomo ed eccita una donna", afferma Rowan Pelling, ex-direttore della Erotic Review. "La differenza è tra buon erotismo e cattivo erotismo. Il buon erotismo eccita entrambi i sessi. Penso che sia difficile creare un tipo di erotismo specificatamente adatto a un pubblico femminile, ma tanti auguri alle mie colleghe". Alle lettrici, l'ardua - l'hard, verrebbe voglia di dire con una battuta - sentenza.

(28 maggio 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #161 il: Maggio 31, 2009, 09:11:37 »

Su Io Donna

«I talebani mi vogliono morta»

Samar Minallah paga per le immagini della 17enne flagellata dagli integralisti in Pakistan


dal nostro inviato  Lorenzo Cremonesi


ISLAMABAD - L’accusa è di quelle che non perdonano: offesa alla reputazione dei talebani e della popolazione nella vallata di Swat. E così è anche la condanna: morte per lei, Samar Minallah, e minacce altrettanto letali alla sua famiglia. «Ho paura, davvero tanta. Da quando un mese fa è scoppiato lo scandalo della ragazza di Swat frustata dai talebani non ho più pace. Per me è cambiato tutto. Temo per i miei due figli di 11 e 16 anni, temo per mio marito. I talebani hanno già annunciato di avere pronti alcuni attentatori suicidi per ucciderci appena possibile», ci dice per telefono dal suo nuovo nascondiglio.

Non è la prima volta che la 41enne Samar viene attaccata direttamente dai talebani. Nata a Peshawar da una nota famiglia pashtun, da oltre 20 anni dedica tutte le sue energie alla lotta per l’emancipazione femminile nelle «zone tribali» e nel Pakistan rurale. A questo fine ha fondato una sua organizzazione non governativa, la Ethnomedia. Un suo video qualche anno fa venne anche premiato alle Nazioni Unite per il coraggio con cui denunciava la tradizione di sposare le bambine agli anziani per dirimere le dispute tra clan rivali. E immancabilmente le piovvero contro le accuse di «tradimento» e di «essersi venduta ai nemici dell’Islam e del Pakistan». «Ma questa volta è grave, molto grave. Ne va della nostra vita», dice quasi mangiandosi le parole.

È la prima volta che Samar accetta di essere intervistata da un giornalista da quando, un mese fa, è fuggita in clandestinità. Il fatto è noto. Samar il primo di aprile scorso diffuse il filmato ripreso da un telefonino di un gruppo di talebani che nel villaggio di Matta, nel cuore della vallata di Swat oggi al centro dell’offensiva militare pakistana, flagellavano Chand Bibi, una diciassettenne sospettata di avere una relazione «illecita» con il suocero. Le immagini della giovane donna a terra, tenuta per le gambe e le braccia dai suoi aguzzini con il turbante scuro in testa fecero il giro del mondo. I maggiori commentatori pakistani sostengono unanimi che contribuirono a instillare nell’opinione pubblica nazionale questo nuovo e diffuso sentimento anti-talebano che sta al cuore della legittimazione dell’offensiva militare. «In un primo tempo gli stessi talebani dissero che quello era un’azione legittima, nel pieno rispetto della legge islamica. Poi però ritrattarono, dissero che il video era falso, si resero conto che giocava contro di loro, convinsero persino Chand Bibi a negare che il fatto fosse mai avvenuto. È allora che sono scattate le minacce», ricorda Samar.

E lei come si è difesa? «Non ho difese. Ho dovuto cambiare casa. Con la mia famiglia ci troviamo in gravissime difficoltà economiche. Temo per il mio bambino più grande che va a scuola. Muslim Khan, portavoce di Sufi Mohammad, uno dei leader di Swat, ha dichiarato anche alle televisioni locali, non ultima GeoTv diffusa in tutto il Paese, che io sono una vergogna per l’islam. E ho ricevuto tantissime telefonate minatorie, minacce di ogni tipo». Le autorità non la difendono? Dopo tutto è in corso una guerra aperta con i talebani di Swat. «Il ministro dell’informazione per le province delle zone tribali, Iftikhar Hussein, da Peshawar mi ha pubblicamente accusata di aver danneggiato l’accordo sull’applicazione della Sharia a Swat. Dal primo di aprile almeno tre attiviste di organizzazioni non governative pakistane che lavorano per i diritti delle donne sono state assassinate, altre nove sono minacciate».

E che ne è stato di Chand Bibi? «Non so. Sembra fosse stata punita perché rifiutava di sposare un militante talebano. Ma ora a Swat regna il caos. Chand Bibi potrebbe già essere morta». L’offensiva anti-talebana in corso potrebbe migliorare la situazione a Swat? «È troppo presto per dire. Io lo spero ardentemente. Ma anche in passato l’esercito ha compiuto operazioni simili, che sono finite nel nulla. C’è il rischio molto serio che tutto questo abbia effetti controproducenti e spinga addirittura nuovi giovani ad arruolarsi tra i ranghi talebani. Non sarebbe la prima volta».


30 maggio 2009

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« Risposta #162 il: Maggio 31, 2009, 10:55:47 »

la verità della leader del Movimento per l'Italia

La Santanchè rivela a Libero: «Veronica Lario ha un compagno»

«È il capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio»
 

ROMA - «Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno». Il nome? Alberto Orlandi, 47 anni, capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio. Lo afferma Daniela Santanchè in un'intervista a Libero. Secondo la leader del Movimento per l'Italia, Berlusconi «ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l'Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo.
Con la moglie ha fatto un patto: andiamo avanti, non sfasciamo tutto, ha pensato ai figli, ai nipotini. Insomma, ha fatto quello che pochi uomini, soprattutto nelle sue condizioni, avrebbero il coraggio di fare. Ha accettato ciò che pochi uomini accettano. Cosa gli sarebbe costato divorziare e rifarsi una famiglia, un amore? Il battito di un ciglio e la questione era risolta. E invece nulla».

CAMPAGNA MEDIATICA - La Santanchè spiega al quotidiano di Vittorio Feltri di essersi decisa a rendere nota questa circostanza per l'insistenza con la quale viene condotta la campagna mediatica contro il premier: «Ogni mattina apro i giornali e leggo di Berlusconi di qua e Berlusconi di là. E ogni mattina spero di trovare quella verità che io so e che ribalterebbe tutto, ogni giorno spero che il presidente abbia la forza di farlo, di dire. E invece niente. Il Paese poteva essere travolto da un finto scandalo, l'immagine internazionale sta per essere compromessa. Non è più accettabile, sopportabile. Sono certa che la misura è colma, che il gioco è truccato».


31 maggio 2009
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« Risposta #163 il: Giugno 01, 2009, 09:24:21 »

IDEE E OPINIONI

Veronica e l'antico vizio di chiudere le donne in Casa

Un uomo che si rifà una vita è meritevole, mentre se lo fa una donna viene marcata come malafem­mina


Notizia bomba. Titolo grande in prima pagina. Scoop. Vero­nica Lario, 52 anni, da una decina se non di più separata di fatto dal marito, figli adulti, un nipote e un altro in arri­vo, nessun incarico politico né istituzio­nale, ha (così scrivono) un compagno.

Finalmente la si può inchiodare alle sue responsabilità, finalmente tutta l’Ita­lia saprà di che stoffa è fatta la donna, rea del resto, da almeno due anni, di comportamenti assai sospetti. Inutile scrivere la parola che la definisce, per­ché, tanto, tutti la sanno.

Un giornale — lo stesso che l’indoma­ni della sua dichiarazione di voler chie­dere il divorzio ne ha pubblicato le foto in topless — è andato a fondo della tor­bida vicenda scoprendo anche l’identità dell’individuo in questione: il quaranta­settenne capo delle guardie del corpo di Veronica, che ha l’aggravante, dun­que, di essere, oltre che amante, anche di cinque anni più giovane di lei.

Dove viviamo e in quali anni? In un tempo e in un Paese, evidentemente, nei quali la moglie di un grande uomo, quando il matrimonio nella sostanza è finito da un pezzo, è comunque condan­nata a non divorziare e a starsene sola per sempre nel perenne ricordo di lui, a non guardare mai più altra persona con desiderio, a tornare vergine possibil­mente, a occuparsi, per quel che riguar­da gli affetti, soltanto di figli e nipoti e, se ci sono, degli anziani genitori. Non basta che viva nascosta, non basta che sia discretissima, non deve e non può innamorarsi o anche solo appoggiarsi di nuovo a qualcuno.

Siamo, dunque, ancora nell’orribile gioco dell’oca che continua a rimandar­ci alla partenza, per cui un uomo che si rifà una vita è una figura evidentemente meritevole di amore, mentre se la stes­sa cosa vuole fare una donna automati­camente viene marcata come malafem­mina?

Sarà Veronica la prima donna italia­na che vuole divorziare da un uomo, non solo perché non va più d’accordo con lui, non solo perché non condivide e non sopporta i suoi comportamenti pubblici e privati, ma anche perché (for­se) ne ha trovato un altro, forse meno famoso del primo, però, magari, per qualche ragione che non sappiamo, a lei più congeniale?

Dall’arcigna severità con cui viene ad­ditata al pubblico ludibrio si direbbe di sì.

Isabella Bossi Fedrigotti

01 giugno 2009
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« Risposta #164 il: Giugno 01, 2009, 09:31:54 »

Caso Noemi I protagonisti

«Veronica ha un compagno» Ma il bodyguard: invenzioni

L’uscita della Santanché.

L’uomo nella scorta da 7 anni. Chi lo conosce lo descrive «serio e ri­servato».
 

MILANO — Sarebbe «il se­greto in grado di ribaltare tut­to ». Nel fuoco di gossip incro­ciato Berlusconi-Lario, irrom­pe Daniela Santanché. E sugge­risce di spostare l’obiettivo dal­la vita privata del premier al «giardino di Veronica». Moti­vo: «Ogni giorno spero che il Presidente abbia la forza di far­lo, di dire. Invece niente». E al­lora la Santanché si incarica di calare l’ultimo carico nella sa­ga familiare berlusconiana: «Veronica Lario da molto tem­po ha al fianco un suo compa­gno. Si chiama Alberto Orlan­di, ha 47 anni, è capo del servi­zio di sicurezza della villa di Macherio e con lei condivide progetti, interessi e vacanze».

La leader del Movimento per l’Italia affida il suo racconto a Libero, il quotidiano che nei giorni scorsi ha già definito «Veronica velina ingrata». L’af­fondo è in un commento del di­rettore, Vittorio Feltri, che del­la signora Lario dice: «Sorpren­de che, pur consapevole dei panni in cui sta, abbia avuto l’improntitudine di condanna­re al rogo il marito per un pec­cato commesso da lei medesi­ma ». Pare che il pettegolezzo sul­la liaison di Veronica circolas­se da tempo in certi ambienti. La pubblicazione ha ovviamen­te peggiorato il clima. Ieri, do­po l’intervista a Libero, c’è sta­ta una consultazione tra l’avvo­cato che assisterà Veronica nel divorzio, Maria Cristina Morel­li, e una sua collega patrimo­nialista. In serata il senatore Mario Mantovani (Pdl), molto vicino alla famiglia del pre­mier, ha spiegato: «Questa campagna di gossip non sta in­fluenzando i nostri sostenitori. In una famiglia possono esser­ci momenti difficili, ma forse la signora dovrebbe tener con­to che la mossa di usare i gior­nali per vicende private ti si può ritorcere contro». L’unico a intervenire dalla sponda del Pd è Pierluigi Bersani. Che at­tacca: «Se Veronica Lario vuole avviare le pratiche di divorzio, faccia lei. Noi chiediamo che si­ano gli italiani ad avviare le pratiche di separazione da Ber­lusconi ».

Ma chi è Alberto Orlandi, la guardia del corpo che fino a sa­bato ha lavorato nel completo anonimato? Di lui si sa che ieri si è dedicato al lavoro, come sempre negli ultimi anni. Le voci però, quelle di una sua re­lazione con Veronica, gli erano arrivate all’orecchio già da tem­po. E lui, in passato, ha sempre ripetuto la stessa cosa, di sen­tirsi «amareggiato e dispiaciu­to per quei pettegolezzi, per le maldicenze che qualcuno met­te in giro». Battute che ha sem­pre liquidato così: «Tutte robe inventate».

Chi lo conosce, parla di Or­landi come di un professioni­sta «particolarmente serio e ri­servato». Non potrebbe essere altrimenti, visto che da sette an­ni è il responsabile della sicu­rezza per la (ex) moglie di Ber­lusconi. È lui a guidare il grup­po di bodyguard che sorveglia 24 ore su 24 la villa di Mache­rio e segue ogni movimento di Veronica Lario. Che passi da Mi­lano per lo shopping, o che par­ta per Londra o New York, in­torno a Veronica c’è sempre lui: alto, massiccio, fisico atleti­co, capelli corti castani, pizzet­to appena accennato. Racconta­no che tra i due ci sia un rap­porto di totale fiducia, cresciu­to con gli anni. E fondato sulle qualità del caposcorta Orlandi: «Grande preparazione, massi­ma discrezione».

La sua carriera è iniziata in una piccola società, poi il pas­saggio nel «Consorzio servizi vigilanza», l’azienda della Fi­ninvest che cura la security di dirigenti e personalità del gruppo. Partito dalla posizione di autista, Orlandi ha via via as­sunto ruoli di maggiore re­sponsabilità, fino a quello di capo della sicurezza a Mache­rio. Ha una casa nelle vicinan­ze e un figlio, ma il suo lavoro lo tiene a contatto strettissimo e continuo con Veronica. I ser­vizi di protezione, seppur in maniera ridotta, sono infatti or­ganizzati come quelli del pre­mier: vigilanza senza pause, massima allerta all’esterno, ma assiduo controllo anche in casa. Dicono che da lì nasca la sua amarezza, per quel «pette­golezzo che lo colpisce nella sua professione».

Riccardo Rosa Gianni Santucci

01 giugno 2009
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