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Autore Discussione: FAME: "Impatto drammatico"  (Letto 17404 volte)
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« Risposta #15 inserito:: Giugno 06, 2008, 10:38:37 pm »

ESTERI

Dopo le accuse delle Ong e le dichiarazioni poco entusiastiche dei leader politici dalle pagine de L'Osservatore Romano arrivano le critiche della Santa Sede

Il Vaticano boccia il vertice Fao "Tante parole, nessuna soluzione"

L'affondo: "Il documento prodotto dai leader internazionali non è incisivo"

Anche Radio Vaticana interviene nella polemica: "Non è stato un successo"

 

ROMA - "Tante parole, nessuna soluzione". Così L'Osservatore Romano, in prima pagina, apostrofa la conclusione del vertice Fao di Roma. La critica arriva dopo l'attacco delle Organizzazioni non governative ("Le decisioni prese non riempiranno i piatti di chi soffre la fame") e l'ammissione del ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo il quale "il documento finale è assai deludente rispetto alle premesse, molto diluito rispetto alle ambizioni iniziali". Per il quotidiano vaticano "hanno prevalso le divisioni e gli interessi particolari, sono state spese molte parole, ma dopo tre giorni di lavoro nessuna soluzione è stata proposta sulla sicurezza alimentare".

Il giorno dopo la chiusura del vertice le cifre dell'emergenza suonano, se è possibile, ancora più drammatiche. "Nel mondo ottocento milioni di persone ancora attendono una risposta alla tragedia della fame", scrive L'Osservatore denunciando il fallimento dell'incontro tra i leader internazionali.

"Temi chiave quali la regolamentazione dei prezzi sul mercato agricolo internazionale - si legge - l'uso delle bioenergie, la speculazione sui costi dei generi alimentari, le misure per un coinvolgimento diretto dei piccoli agricoltori e della società civile non sono stati nemmeno toccati o sono stati trattati solo superficialmente".

Anche Radio Vaticana interviene nella polemica. "Non è stato un fallimento, ma nessuno ha lasciato il vertice della Fao sull'emergenza alimentare con la sensazione che sia stato un successo", ha rilanciato dai suoi microfoni la Santa Sede bocciando il documento finale.

Un solo merito viene riconosciuto al summit, "quello di riportare l'attenzione sull'Africa, puntando sullo sviluppo dei piccoli agricoltori. Il continente, infatti, è al centro di quella che è stata battezzata la 'rivoluzione verde', un memorandum siglato da dal polo agroalimentare delle Nazioni Unite (Fao, Ifad, Pam) e dall'Agra, l'associazione fondata dall'ex segretario generale dell'ONU, Kofi Annan".

(6 giugno 2008)

da repubblica.it
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« Risposta #16 inserito:: Giugno 06, 2008, 10:45:17 pm »

6/6/2008 - IL VECCHIO CRONISTA
 
L'"elefante" che fece Roma libera
 
IGOR MAN

 
Lo sconfortante bilancio dell’assemblea della Fao (ogni trenta secondi nel mondo muore un bambino - per fame) ha oscurato con pioggia e vento una data splendida: il 4 di giugno, giorno della liberazione di Roma. Epperò il 4 di giugno per chi, «allora», aveva pressoché vent’anni rimane un appuntamento con se stessi nel segno della speranza che non s’arrende all’incubo del nucleare. Sessantaquattro anni fa, dopo nove mesi di guerra feroce nella «testa di ponte» d’Anzio e Nettuno, gli Alleati infine dilagano avanzando spediti su Roma che li accoglierà infinitamente felice. La gente è stremata dalla lunga attesa tormentosa; c’è chi s’è venduto la fede nuziale per mezza ciriola. La strage delle Ardeatine è una ferita che non cesserà mai di sanguinare, ma con quel massacro i tedeschi sancirono la propria disgrazia. Le Ardeatine segnarono il punto di non ritorno pei nazifascisti. Furono i padri salesiani di San Callisto a scoprire, a meno di 24 ore dalla mattanza, i cadaveri sotto la pozzolana, gli uni sugli altri. Sempre i salesiani riuscirono ad avere una lista dei trucidati e don Battezzati la posò nella grotta della Madonna, fra l’edera. Fu così che giorno dopo giorno la notizia invase Roma tutta. Con la rabbia e lo sgomento, con l’infinito dolore esplose, insieme, l’odio: contro i tedeschi e i loro complici italiani. La Roma cinica e bordellara divenne di colpo fiera, una città impavida dove noi partigiani potevamo finalmente nuotare. Eravamo giovani, avevamo coraggiosamente paura.

La vigilia della liberazione il Vecchio Cronista la ricorda perfettamente: un quadro di Matisse. Planava su Roma una luna assurda. Un silenzio totale avvolgeva uomini e cose. Radio Londra trasmise infine il sospirato messaggio: «elefante», e per tutte le formazioni partigiane scattò l’allerta. In fatto ci fu una sola scaramuccia allorché un drappello di repubblichini tentò d’occupare la sede dell’Eiar, la radio di via Asiago, lasciando un morto sull’asfalto. Un morto giovanissimo, spaventosamente inutile. A Villa Certosa, sulla Casilina, muoiono sei tedeschi e due partigiani in uno scontro rapido, furibondo. Poi il silenzio. Totale. Di quella notte lontana in cui, con la luna bianca arrivò la Libertà, conservo un ricordo vivo, incancellabile. Giorni fa, recandomi a Sabaudia ho deviato per Nettuno. In quel cimitero bene ordinato, una distesa di croci raccoglie la meglio gioventù yankee, morta per combattere il nazismo.

È giusto rammentarci che quei ragazzi GI somigliano ad altri ragazzi americani, anche loro in guerra «per dare la democrazia all’Iraq»? I caduti di ieri, quelli di oggi sono idealmente gemelli? Teoricamente sì e dunque dispiace che la bandiera della grande nazione americana venga bruciata da quattro «untorelli». Quando fummo fanciulli in Roma stuprata, affamata dai nazi soffrimmo la fame a lungo, rischiammo la vita ma sapevamo, ogni giorno di pena, che sarebbe arrivata la libertà e la vergogna sarebbe finita e l’immenso disonore. L’odio per il nemico è oramai lontano, come lontana è la giovinezza prima.

Allora non avevamo fame soltanto di pane ma soprattutto di libertà. Sicché, oggi, nel ricordo dei miti maestri che, come dice una canzone israeliana, hanno scritto i loro nomi sulle lavagne del deserto col sangue - nel nome dei figli, nel nome di tutti i padri vorremmo che chi pretende di darci la ricetta giusta per la pace abbia un soprassalto di umiltà. A uccidere l’Impero romano fu soprattutto la presunzione.
 
da lastampa.it
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« Risposta #17 inserito:: Luglio 01, 2008, 06:28:04 pm »

MINACCIATI I RISPARMI

DRAGHI: I SALARI PERDONO POTERE D'ACQUISTO



Nuovo allarme di Mario Draghi sui salari che "perdono potere d'acquisto".

Il Governatore di Bankitalia sceglie la platea dell'Aspen per lanciare un nuovo richiamo alla sostenibilita' del costo della vita. Non solo, ma e' anche "minacciata la tranquillita'" dei risparmi. Ma e' l'intero sistema economico italiano ad essere sotto esame: ottimista la posizione di Henry Kissinger, segretario di Stato Usa con la presidenza Nixon, secondo cui l'Italia "ce la fara'". Esorta invece a combattere il rischio stagflazione, Emma Marcegaglia.

A giudizio del leader degli industriali, occorre infatti "che ci sia da parte del Governo una politica attenta a far ripartire la crescita con interventi forti nelle infrastrutture". E, in un'intervista all'Agi, il premio nobel per l'Economia Edmund S. Phelps ha osservato: "E' parecchio tempo che non ho piu' focalizzato sull'economia italiana, ma sono d'accordo con l'opinione di molti economisti che e' vitale ritornare ad una crescita economica e necessario introdurre una serie di riforme che favoriscano una maggiore crescita". Tornando a Draghi, il numero uno di via Nazionale ha avvertito inoltre che davanti agli squilibri della globalizzazione, la risposta non va comunque cercata in "formule protezionistiche" nel commercio internazionale.

A suo giudizio, "la liberta' di commercio internazionale e' oggi messa in discussione come mai dagli anni '80". Il numero uno di Palazzo Koch ha ricordato che "i negoziati per una ulteriore liberalizzazione lanciati a Doha nel 2001 sono in stallo. Sia nei Paesi avanzati, sia in quelli emergenti - ha proseguito - le opinioni pubbliche sono disilluse e allarmate dalla globalizzazione. Il compito dei governi non e' facile". Draghi ha evidenziato che "i frutti dell'economia mondializzata si sono distribuiti in modo diseguale tra i diversi gruppi sociali. Le opinioni pubbliche sono frastornate da un mondo confuso.

Nella crisi, cercano rassicurazione". Il governatore ha quindi messo in guardia contro i pericoli della limitazione degli scambi commerciali. "Capisco - ha affermato - che i governi riscoprano il valore di formule protezionistiche. La liberta' dei commerci puo' sembrare un rischio; il protezionismo, un ristoro. Ma un problema di distribuzione del reddito - ha ammonito - non si risolve inaridendo una delle fonti piu' importanti del reddito stesso. E' interesse comune sulle due sponde dell'Atlantico adoperarsi per mantenere un climo propizio allo sviluppo ordinato del commercio e degli investimenti internazionali, fondato su un insieme di regole che siano soprattutto eque".

da www.agi.it
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« Risposta #18 inserito:: Settembre 18, 2008, 12:04:25 am »

I prezzi resteranno alti per diversi anni e nei paesi poveri la crisi alimentare continuerà

Servono 30 miliardi di dollari all'anno per raddoppiare la produzione alimentare

La Fao denuncia "l'emergenza cibo"

 Oltre 925 milioni di affamati nel mondo


 ROMA - "Il numero delle persone denutrite prima dell'impennata dei prezzi del 2007-2008 ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925 milioni". Lo ha detto Jaques Diouf, direttore generale della Fao, nel corso di un'audizione al Senato, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura dei due rami del Parlamento. L'audizione rientra nell'ambito di un'indagine conoscitiva voluta dal Parlamento, per verificare gli esiti del vertice internazionale organizzato dalla Fao a Roma sull'emergenza cibo.

Dopo il +12% tra il 2005 e il 2006 e il +24% nel 2007, nei primi sette mesi dell'anno l'indice Fao dei prezzi alimentari ha registrato un aumento di circa il 50%. Nonostante le previsioni migliori per la produzione cerealicola mondiale, che dipenderà dall'aumento delle superfici coltivate soprattutto nella Federazione Russa, secondo la Fao, i prezzi resteranno ancora sostenuti per diversi anni e nei paesi poveri la crisi alimentare continuerà.

Il contesto dell'emergenza alimentare mondiale è uno dei più difficili degli ultimi decenni e in questo quadro l'Italia, che presiederà il G8 l'anno prossimo, "ha una responsabilità storica" ha detto ancora Diouf, che ha poi spiegato che "l'Italia quest'anno è uno dei Paesi che hanno più contribuito ai fondi fiduciari della Fao": 100 milioni di euro, già annunciati nel 2002, di cui 87 sono stati già versati. I finanziamenti italiani hanno permesso di realizzare 29 progetti in 41 Paesi, oltre a progetti regionali in 15 Paesi della Comunità dei Caraibi e in 15 Paesi insulari del Pacifico.

Il lavoro dell'agenzia Onu sull'emergenza cibo, partito con l'iniziativa contro il rialzo dei prezzi alimentari lanciata da Diouf nel dicembre scorso e proseguito con il vertice internazionale, al quale hanno partecipato oltre 43 capi di Stato e di governo, proseguirà nei prossimi giorni con la diffusione di nuovi dati sulla crisi alimentare mondiale. La sfida che attende la comunità
internazionale nei prossimi anni per rispondere alla domanda alimentare globale è "di grandi proporzioni" e, sempre secondo Diouf, occorrono almeno "30 miliardi di dollari all'anno per raddoppiare la produzione alimentare utile a sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta".

Si tratta di una "cifra assai modesta - ha detto Diouf - se messa in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari, e con le spese per gli armamenti che hanno raggiunto, nel 2006, i 1204 miliardi di dollari".

Il direttore generale ha poi rivolto un appello all'unità della comunità internazionale che in occasione del vertice tenutosi a Roma nel mese di giugno ha annunciato risorse per un totale di 11 miliardi di dollari. Se si aggiungono i contributi promessi prima e dopo la conferenza, l'ammontare complessivo, stima la Fao, è di circa 23 miliardi di dollari. "Molte di queste promesse - ha concluso - devono però ancora concretizzarsi".

(17 settembre 2008)

da repubblica.it
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« Risposta #19 inserito:: Ottobre 16, 2008, 11:49:38 pm »

Lotta alla fame nel mondo, la crisi mette a rischio l'impegno dei paesi


Promesse mantenute solo al 10 per cento. Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, in occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione ricorda che si è fatto ancora troppo poco: «Nonostante le entusiastiche dichiarazioni e gli impegni finanziari fatti da diversi paesi – dice – soltanto una piccola porzione di quanto è stato promesso in occasione della conferenza internazionale sull'emergenza alimentare è stato mantenuto; circa il 10% di 22 miliardi di dollari».

Insomma, nella lotta alla fame nel mondo, siamo quasi all’anno zero. E la crisi economica e finanziaria in cui siamo precipitati certo non fa sperare in meglio per il futuro. Diouf lo sa, e sa anche che «i mezzi di comunicazione hanno spostato l'attenzione sulle crisi finanziaria a scapito della crisi alimentare, ma – ricorda – la crisi esiste ancora». La previsione dell'agenzia dell'Onu è che il numero degli affamati, dopo essere cresciuto di 75 milioni nel 2007 arrivando a quota 923 milioni di persone potrebbe crescere ancora nel 2008.

A preoccupare di più sono le misure protezionistiche che adotteranno i singoli Stati e il possibile mancato rispetto degli impegni economici sugli aiuti umanitari. «L'attuale situazione di grande incertezza che contrassegna i mercati internazionali insieme alla minaccia di una recessione mondiale – spiega Diouf - potrebbero spingere alcuni Paesi a ricorrere a misure protezionistiche e a rivedere gli impegni internazionali presi nei confronti degli aiuti allo sviluppo. Sarebbe una vera sciagura se questo dovesse verificarsi e dovesse sfumare la volontà politica di recente riaffermata. Finanziamenti, prestiti bancari, aiuti ufficiali allo sviluppo, investimenti esteri diretti e rimesse dei lavoratori - ha aggiunto Diouf - tutto potrebbe essere compromesso dall'aggravarsi della crisi finanziaria».

I paesi a rischio sono addirittura 36: 21 in Africa, 12 in Asia e 3 in America Latina. La situazione più grave è quella della Somalia dove la Fao, nell'ultimo rapporto sulla produzione agricola e alimentare, ha registrato il più grave e repentino aggravarsi della crisi umanitaria. Il numero di coloro che necessitano di mezzi di sussistenza è aumentato, in pochi mesi, da 1,83 milioni a 3,25 milioni di persone, circa il 43% di tutta la popolazione.

Pubblicato il: 16.10.08
Modificato il: 16.10.08 alle ore 13.02   
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« Risposta #20 inserito:: Dicembre 09, 2008, 03:18:45 pm »

Cronache         

E la crisi finanziaria potrebbe aggravare la situazione

La Fao: il mondo ha sempre più fame

I senza cibo sono 963 milioni

Secondo l'ultimo rapporto, gli affamati sono nel 2008 quaranta milioni in più dell'anno scorso

 
 
ROMA - Cresce nel mondo il numero di quelli che hanno fame. I senza cibo del Pianeta, stando ai dati Fao, sono 963 milioni, 40 in più dell'anno scorso e 115 milioni in più rispetto al biennio 2003-2005. E l'attuale crisi finanziaria potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto sullo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi)», che riporta i dati del 2007, aggiornati dall'agenzia Onu agli ultimi mesi di quest'anno e riportati nella conferenza stampa di lancio del documento, a testimoniare come la piaga della fame proceda inarrestabile e a ritmi sostenuti.

LE CAUSE - Alla base del «drammatico quanto rapido» aumento del numero di affamati cronici nei Paesi del sud del mondo c'è l'impennata dei prezzi delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione. «I prezzi dei principali cereali - si legge nel rapporto - sono calati di oltre il 50%o rispetto al picco raggiunto agli inizi del 2008 ma rimangono più alti del 20% rispetto all'ottobre 2006». «Bambini, donne in gravidanza e in allattamento sono molto a rischio - ha detto il direttore generale della Fao, Jaques Diouf - i disordini civili che si sono già verificati nei Paesi in via di sviluppo sono il segnale della disperazione causata dall'aumento dei prezzi alimentari. Gli effetti della crisi saranno più devastanti tra i poveri delle aree urbane e le donne-capo famiglia». La peggiore situazione si registra nell'Africa sub-sahariana, dove una persona su tre, vale a dire circa 236 milioni, soffre cronicamente la fame.

GLI SCENARI - Secondo gli esperti Fao, comunque, l'alto prezzo delle derrate può diventare un'opportunità di sviluppo ed essere la chiave di volta per uscire dall'impasse e scongiurare l'ulteriore crescita di povertà prevista dagli economisti. Nel lungo periodo, infatti, l'aumento del costo del cibo può rappresentare un'occasione di sviluppo per i milioni di piccoli agricoltori poveri, può favorire l'espansione dei mercati regionali, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare in modo sostenibile l'agricoltura del sud. Da qui, la duplice strategia, coerente e coordinata, su cui governi, Paesi donatori, Nazioni Unite, ong, società civile e settore privato devono «immediatamente» convogliare gli sforzi: da una parte rafforzare il settore agricolo e aiutare i piccoli produttori ad aumentare la produttività fornendo sementi, fertilizzanti e mangimi per animali, oltre a macchine agricole, infrastrutture e servizi essenziali. Dall'altra, avviare programmi di sicurezza e protezione sociale per le categorie più vulnerabili, così da garantire ai più poveri l'accesso al cibo. Solo così la battaglia per raggiungere entro il 2015 gli Obiettivi del Millennio non sarà stata vana.


09 dicembre 2008
da corriere.it
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« Risposta #21 inserito:: Gennaio 30, 2009, 02:58:33 pm »

Sette milioni di persone, secondo il Pam, dipendono dagli aiuti

Manca il lavoro, medici e insegnanti fuggono all'estero

Lo Zimbabwe ridotto alla fame

Metà popolazione nutrito dall'Onu

di DANIELE MASTROGIACOMO


 Lo Zimbabwe è ridotto alla fame. Fame vera. Cibo che non si trova, che costa troppo caro. Oltre al dramma del colera ormai fuori controllo (3100 morti, 57 mila contagiati), ad un governo fantasma che non si riesce a formare da sei mesi, oltre ad un'inflazione che ha raggiunto l'iperbolica cifra di 231 milioni per cento, i 12 milioni di abitanti dell'ex granaio dell'Africa adesso si trovano a fare i conti con problemi di nutrizione quotidiana.

Sette milioni di abitanti, sostiene un allarmato rapporto del Pam, per sopravvivere dipendono da un aiuto alimentare. Hanno bisogno di assistenza, devono ricorrere agli aiuti degli organismi internazionali e delle ong che a fatica distribuiscono cibi primari e medicine di base. Il Pam, spiega il portavoce del Programma alimentare mondiale nell'Africa australe, Richard Lee, aveva inizialmente previsto che cinque milioni di abitanti dovevano essere sostenuti entro giugno di quest'anno. Ma la gravissima crisi economica e alimentare del paese ha fatto rivedere al rialzo questa stima e ad anticipare i tempi.

Già oggi, a fine gennaio, il Pam è costretto a razionare gli aiuti per riuscire a sfamare tutta la popolazione bisognosa. Ogni famiglia riceverà solo 5 chili di cereali al mese, rispetto ai dieci ottenuti fino a dicembre scorso e ai 12 distribuiti nel 2008. Se a questo drammatico dato si somma anche il tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 94 per cento della popolazione attiva, non è esagerato parlare di disastro umanitario. Soltanto 480 mila persone, su una popolazione di 12 milioni di abitanti, avrebbero un lavoro pagato. Male e poco, ma pagato. Il resto, praticamente la stragrande maggioranza, resta a zonzo tutto il giorno, spesso tappata in casa perché non è in grado di comprare niente.

Molti hanno rinunciato al lavoro, come i docenti, gli infermieri e i medici, perché il biglietto del bus con cui si spostano ogni mattina costa più di quanto percepiscono ogni mese. Tra i sei e i sette milioni sono fuggiti nei paesi vicini.

Il governo corre di nuovo ai ripari. Ma con soluzioni tampone che servono solo a rinviare un dramma che domani sarà ancora più grave. Il ministro delle Finanze ha autorizzato l'uso del dollaro statunitense come moneta corrente. Nessuno, nemmeno i piccoli commercianti, i venditori ai mercati, accetta più la moneta locale. La continua emissione di biglietti di taglio sempre più grande, fino ai trilioni, per evitare che la gente facesse le piccole spese quotidiane portandosi valige di carta straccia, non è servita a nulla. La decisione, che provocherà un altro balzo del tasso d'inflazione, è stata presa quando il prezzo di una pagnotta è arrivato a tre miliardi di dollari zimbabwesi.

Dopo l'ultimo, lunghissimo vertice mediato dal Sudafrica, è stato raggiunto un accordo per la formazione di un governo. Il presidente Robert Mugabe e il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai hanno accettato l'idea di un compromesso. Grazie alle pressioni dello stesso presidente statunitense Barack Obama, che ha chiamato il presidente sudafricano invitandolo ad accelerare i tempi, è stata accolta la data del 12 febbraio prossimo come termine ultimo per il giuramento dell'esecutivo. Tra molti malumori e il dubbio che, una volta formato un governo, le grandi scelte per risollevare il paese dalla catastrofe saranno al centro di nuove e infinite trattative.

(29 gennaio 2009)
da repubblica.it
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« Risposta #22 inserito:: Marzo 26, 2009, 12:15:56 am »

Incubo Darfur: grido disperato dell'Onu


In Darfur oltre un milione di persone resteranno senza cibo entro maggio per l'impossibilità di distribuire aiuti alimentari dopo che il governo sudanese ha espulso le organizzazioni internazionali che se ne occupavano.  È quanto ha dichiarato a Khartum il coordinatore dell'Onu per gli aiuti umanitari in Sudan, Ameerah Haq.

Ciò, ha aggiunto, mentre si teme un drammatica diminuzione delle riserve d'acqua, già poverissime, entro le prossime due settimane. Lo riferisce la Bbc on line.  Il Darfur, ampia regione occidentale del Sudan, è sconvolto da una guerra civile esplosa nel febbraio del 2003, e repressa in modo selvaggio.

Finora circa 300.000 morti ed oltre due milioni di profughi, tra orrori senza fine. Proprio gli avvenimenti del Darfur hanno portato il tribunale penale internazionale dell'Aia ad emettere un mandato di cattura nei confronti del presidente sudanese Omar Al Bashir.

E Bashir (a cui peraltro è andata la solidarietà totale dell'Africa intera) ha reagito espellendo 13 organizzazioni non governative
dal Paese, in maggioranza operanti in Darfur, accusandone gli operatori di essere spie. Ora per risolvere il precipitare del dramma occorrerebbe - secondo Ameerah Haq - che l'Onu trovi immediatamente fondi per avviare una gigantesca distribuzione d'emergenza, poichè la catastrofe appare ormai dietro l'angolo.

25 marzo 2009
da unita.it
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