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Autore Discussione: 2009, Galileo di nuovo al confino  (Letto 3329 volte)
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« inserito:: Giugno 07, 2008, 10:55:21 am »

7/6/2008
 
2009, Galileo di nuovo al confino
 
 
Per decisione dell’Unesco, il 2009 sarà l’Anno Internazionale dell’Astronomia. L’Italia è al centro di questa impresa culturale per due motivi essenziali. Primo: l’Onu ha scelto il 2009 perché si compiranno 400 anni da quando Galileo Galilei divenne il primo uomo che abbia scrutato il cielo con un telescopio. Secondo: l’Anno dell’astronomia forse non si celebrerebbe se l’astrofisico Franco Pacini, già direttore dell’Osservatorio di Arcetri, non avesse usato il suo prestigio scientifico internazionale per promuovere l’iniziativa.

Ora la grande macchina è partita. Basta visitare il sito www.astronomy2009.org per vedere quante iniziative si preparano, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Gran Bretagna all’India.

Una per tutte: si distribuiranno migliaia di telescopi a basso costo con le stesse caratteristiche di quello di Galileo per mostrare al maggior numero possibile di persone ciò che vide lo scienziato pisano nelle sue osservazioni del 1609-1610: crateri, montagne e pianure sulla Luna; le fasi di Venere, a dimostrazione che orbita intorno al Sole; Giove e i suoi quattro satelliti maggiori, perfetta miniatura del sistema copernicano; il Sole e le sue macchie, altro duro colpo alla catto-aristotelica incorruttibilità dei cieli; la Via Lattea, risolta in migliaia di stelle; Saturno, che apparve a Galileo come tre stelline a contatto, non potendo il suo rozzo cannocchiale mostrare gli anelli.

Che farà l’Italia per l’Anno mondiale dell’astronomia, visto che tutto è partito di qui? Purtroppo la risposta è: poco, perché il governo precedente non ha disposto specifici finanziamenti e quello in carica deve ancora accorgersi dell’evento. È sicuro, invece, ciò che non si farà. Franco Pacini aveva un sogno: restaurare «Il Gioiello», la villa dove Galileo visse gli ultimi anni confinato dal Sant’Uffizio, e aprire un museo dell’astronomia nella vicina Torre del Gallo, un castello restaurato nel 1902 dall’antiquario Stefano Bardini. Ora, dopo anni di questue, il restauro del «Gioiello» è un fatto acquisito, e lo sarebbe stato anche a prescindere dall’Anno dell’astronomia, ma il museo non si farà perché la Torre del Gallo anziché nelle mani pubbliche del Comune di Firenze è finita in quelle private di un ricco americano.

L’Osservatorio di Arcetri, la villa «Il Gioiello» e la Torre del Gallo sorgono in una località collinare chiamata Pian dei Giullari, nome quanto mai adatto a una presa in giro. Però c’è poco da scherzare. I fatti dimostrano che di Galileo, fondatore di quel metodo scientifico che è la Carta costituzionale della Ragione, poco importa ai nostri politici. E passi: fin qui siamo ancora nell’ambito delle nobili rimembranze (ma per celebrare un Carducci o un Fogazzaro i soldi sarebbero arrivati...). Il grave è che senza finanziamenti in Italia si mancherà anche il vero obiettivo del 2009, che non è solo celebrare uno degli scienziati più grandi, ma rendere i cittadini consapevoli del patrimonio culturale che l’astronomia rappresenta.

In meno di un secolo, mentre i filosofi passavano dall’idealismo di Benedetto Croce al recupero di Parmenide ad opera di Emanuele Severino (bella conquista!), gli astronomi hanno scoperto che l’universo è nato 14 miliardi di anni fa e da allora non ha fatto che espandersi; che gli elementi chimici di cui siamo fatti non si formarono nel Big Bang ma per fusione termonucleare dentro le stelle; che l’universo finora osservato – la materia che emana luce – è appena il 4 per cento del cosmo. Il resto è fatto di materia ed energia oscure: un enigma che darà lavoro alle prossime generazioni di scienziati. Non solo: mentre queste conoscenze si imponevano con la forza delle osservazioni e degli esperimenti, come Galileo ha insegnato, dodici uomini sbarcavano sulla Luna e decine di sonde spaziali trasformavano pianeti e satelliti del sistema solare in un capitolo della geografia, rivelando all’uomo la straordinaria unicità e fragilità del pianeta Terra. Ecco: l’Anno internazionale dell’astronomia si propone di far conoscere queste cose, di farci riflettere sul senso della vita nell’immensità dell’universo, di sprovincializzare la nostra visione del mondo. Ma chi lo spiegherà a chi ci governa?


da lastampa.it
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