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« inserito:: Giugno 30, 2026, 07:00:11 pm »


Cina sempre più forte, Stati Uniti meno presenti: il Sud-Est asiatico accelera il riarmo

di Raffaele Crocitti

01 giugno 2026, 11:10
Ultimo aggiornamento: 11:15
Tokyo elimina restrizioni sull'export di armi, promuovendo una collaborazione più stretta tra i Paesi della regione, per garantire capacità difensive adeguate e prontezza operativa in caso di necessità
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Non una posizione semplice all’interno dello scacchiere internazionale quella di Paesi come Giappone, Singapore, Malesia, Filippine e Nuova Zelanda.

Incastrati tra una Cina sempre più forte da un punto di vista militare e il minor impegno nell’area da parte degli Usa, partner storico che però ora ha altre grane a cui far fronte, i Paesi dell’area dell’Indo-Pacifico danno il via alla loro strategia di difesa volta all’insegna della sicurezza, come è ovvio, ma anche dell’autonomia dalle altre super potenze.

Come riporta Reuters, la prima spinta verso questa strategia è arrivata proprio dal segretario della Difesa Usa Pete Hegseth, intervenuto in occasione dello Shangri-La Dialogue di Singapore, il principale forum asiatico sulla sicurezza che riunisce ministri della Difesa, alti ufficiali militari e responsabili dell’intelligence provenienti da tutto il mondo.

Hegseth ha infatti lanciato un appello rivolto ai Paesi della regione del Sud-Est asiatico affinché questi si assumano una quota maggiore di responsabilità nella difesa dell’area. Un segnale chiaro, sebbene abbia poi ribadito l’impegno degli Usa nel garantire supporto militare: «Possiamo fare due cose contemporaneamente».

Il suo omologo giapponese, Shinjiro Koizumi, ha affermato di ritenere «incrollabile» l’impegno degli Stati Uniti nella regione, ma per altro verso, «tutti i ministri della Difesa presenti concordano sulla necessità di accelerare in modo rapido ed efficace il rafforzamento delle rispettive capacità difensive nazionali», ha dichiarato a Reuters il Segretario alla Difesa delle Filippine, Gilberto Teodoro.

Leggi anche: Nato, gli Usa valutano tagli «sostanziali» al loro contributo militare in Europa
Il Giappone prende in mano la leadership
Il ruolo di leader tra i Paesi dell’Indo-Pacifico è sicuramente rivestito dal Giappone. Shinjiro Koizumi ha spiegato che Tokyo intende fungere da «punto di raccordo» per una collaborazione più stretta tra i Paesi della regione, al di là delle dinamiche legate alla Cina.

Una mossa concreta in ambito militare il Giappone l’ha fatta ad aprile. Tokyo ha messo in atto la più importante revisione delle proprie regole sull’export di materiale militare degli ultimi decenni, eliminando le restrizioni sulle vendite di armamenti all’estero e aprendo la strada all’esportazione di navi da guerra, missili e altri sistemi d’arma.

«Il Giappone assumerà un ruolo ancora più proattivo nella cooperazione nel settore degli equipaggiamenti per la difesa», ha dichiarato Koizumi durante il forum. «Il nostro obiettivo è garantire che ciascun Paese disponga delle capacità di cui ha bisogno e che queste possano essere messe a disposizione quando necessario».

Sono molti i Paesi della regione ad affermare tale comunione di intenti. Il ministro della Difesa di Singapore, Chan Chun Sing, trova necessario «sviluppare partnership flessibili con Paesi che condividono gli stessi valori, formando coalizioni tra coloro che hanno la capacità e la volontà di agire». Un approccio che permetterebbe di «colmare le lacune, sperimentare nuove idee e individuare percorsi in ambiti ancora inesplorati e privi di precedenti».

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Il Canada può essere il nuovo partner di riferimento?
Chi potrebbe beneficiare di questo arretramento degli Usa è il Canada, che potrebbe diventare un interlocutore prezioso per l’area. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa canadese, Jennie Carignan, ha dichiarato che le forze armate del Paese stanno ampliando la propria presenza nell’Indo-Pacifico, collaborando con il Giappone e le Filippine in materia di cybersicurezza ed esercitazioni marittime, oltre a fornire supporto alle controparti indonesiane attraverso programmi di formazione linguistica in inglese.

«C’è ancora molto lavoro da fare nella regione indo-pacifica. Ed è per questo che stiamo probabilmente assistendo a un rafforzamento generalizzato delle partnership», ha dichiarato Carignan a Reuters.

Nel frattempo, la Nuova Zelanda sta valutando un ulteriore approfondimento dei legami strategici e nuovi investimenti nel settore della difesa. Il ministro della Difesa, Chris Penk, ha confermato che Wellington sta esaminando attivamente offerte giapponesi e britanniche per la sostituzione delle proprie fregate classe Anzac, ormai prossime alla fine del loro ciclo operativo.

Chris Penk ha partecipato a una cena con i suoi omologhi di Singapore, Malesia, Australia e del Regno Unito a margine del forum, nell’ambito del coordinamento delle crescenti interazioni previste dal Five Power Defence Arrangements, accordo di difesa multilaterale attivo da 54 anni. Secondo Penk esiste spazio per portare il patto «a un livello più intenso».

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L’Australia crede nell’alleanza con gli Stati Uniti
Nonostante l’intensificarsi dei legami tra i Paesi della regione, diversi funzionari asiatici hanno ribadito che l’impegno degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico resta solido, nonostante il conflitto in Medio Oriente e la politica America First del presidente Donald Trump.

«La nostra fiducia non è scossa, ad esempio, dal coinvolgimento degli Stati Uniti in Iran o in altre aree», ha dichiarato il ministro della Difesa filippino, Gilberto Teodoro.

Per l’Australia, il ministro della Difesa Richard Marles ha descritto i rapporti con Washington come «assolutamente fondamentali per la nostra sicurezza nazionale».

«Per entrambe le parti, l’amministrazione Trump e il governo Albanese in Australia, ci consideriamo custodi di una relazione che va ben oltre le nostre rispettive amministrazioni», ha dichiarato Marles a Reuters. (riproduzione riservata)

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