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Autore Discussione: Marco Maria Freddi L’EUROPA HA PERSO LA GROENLANDIA.  (Letto 193 volte)
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« inserito:: Gennaio 12, 2026, 05:56:40 pm »

Marco Maria Freddi
L’EUROPA HA PERSO LA GROENLANDIA.

E prima che si gridi all'esagerazione o si liquidino le mosse di Donald Trump come semplice spacconeria destinata a svanire nel nulla, è necessario guardare in faccia la realtà: la partita è già chiusa. È persa ancora prima di essere giocata.
Esiste, forse, un’opportunità piccola e fragile, ma con ogni probabilità l’Europa delle nazioni sovrane riuscirà a sprecarla.
Come siamo arrivati a questo punto? Com'è possibile che un Presidente spaccone e gradasso, maleducato e rozzo, possa minacciare l'annessione di un territorio di un alleato NATO? Come è possibile accettare che la peggior Presidenza della Commissione Europea nella storia dell’Unione possa rispondere con uno sterile comunicato e un’alzata di spalle?
Siamo sovranisti da sempre, difendiamo da sempre un'Europa delle Nazioni e, per difendere noi stessi — piccoli Paesi senza peso alcuno nello scacchiere mondiale — abbiamo delegato sistematicamente agli Stati Uniti la nostra difesa, la nostra tecnologia e la nostra politica estera. L'Europa ha scelto la comodità di essere un insieme di satelliti invece di una potenza; ha preferito pagare un tributo piuttosto che costruire un'autonomia. Ora che il padrone, perché di questo si tratta con Donald Trump, ha deciso di riscuotere il conto in territori, ci riscopriamo nudi. Senza nulla con cui pagare, né con cui resistere o negoziare.
Il Presidente statunitense non è un genio, ma ha trovato la strada spianata da ottant'anni di passività europea. Le sue giustificazioni sulla "sicurezza nazionale" o sulla protezione della NATO dalle minacce di Russia e Cina sono menzogne sistematiche. La realtà è molto più cinica.
Sotto il ghiaccio che si scioglie giace una fortuna. La Groenlandia detiene il 25% delle terre rare del pianeta, minerali indispensabili per produrre dai cellulari ai missili. Oggi quel mercato è in mano alla Cina, e Trump vuole scipparglielo, insieme a uranio, gas, petrolio e nichel. Tutto già pronto per essere saccheggiato dagli Stati Uniti. La Groenlandia è l’immobile più pregiato del pianeta. Con l’apertura delle nuove rotte artiche dovute al cambiamento climatico, chi la controlla domina l’accesso all'Atlantico del Nord e la rotta più breve tra America ed Europa. Trump, da palazzinaro qual è, ha riconosciuto l’affare.
Ha già persino nominato un incaricato, il governatore della Louisiana Jeff Landry, che si è detto "onorato" di fare il volontario per rubare territorio europeo mentre mantiene la sua carica. Lo dicono apertamente, e l'Europa continua a non reagire.
A Donald Trump della sicurezza europea importa quanto gli importi la democrazia in Palestina, Venezuela o Iran. Nulla. È solo un pretesto per un furto a piena luce del giorno. Non sta applicando alcuna raffinata strategia diplomatica, si sta comportando come un bullo di quartiere che minaccia il debole perché sa che non può difendersi.
E l'Europa è quel debole che ha passato anni a vantarsi del proprio "Soft Power" e del multilateralismo, solo per scoprire che queste parole non valgono nulla quando l’avversario usa l' "Hard Power" dei carri armati e hai lasciato al bullo di quartiere il compito della tua difesa.
Mentre Donald Trump minaccia la forza militare, l'Unione Europea lancia una "consultazione pubblica" per aggiornare la politica artica con scadenza a marzo. È burocrazia suicida. Mentre a Washington si parla di inviare truppe, a Bruxelles si chiedono pareri alla società civile. E se pacifisti, partiti antioccidentali e fautori dell'anti-riarmo ideologico non hanno capito nulla di come funziona il potere e la sicurezza nel XXI secolo, dalle Nazioni che aderiscono sovranamente all’Unione e dalla Commissione Europea ci si aspetterebbe più pragmatismo.
La dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Italia e degli altri grandi è l'emblema dell'inutilità. Dire che "la Groenlandia appartiene al suo popolo" è come recitare una poesia durante uno scontro a fuoco. I leader sanno che queste parole sono carta straccia e che Donald Trump se ne fregherà, ma non hanno altro da offrire.
Abbiamo preferito dipendere sin dal dopoguerra da Washington per comodità, e oggi il prezzo di quella protezione è la nostra stessa dignità territoriale.
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