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Autore Discussione: Do per scontato che si conosca la legge del vantaggio comparato e la accenno ...  (Letto 469 volte)
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« inserito:: Febbraio 18, 2024, 12:54:12 pm »

Alberto Graziani
 Post molto lungo e piuttosto difficile che dà per scontate diverse nozioni di base.

Le proteste di questi giorni degli agricoltori hanno fatto emergere di nuovo un’argomentazione popolarissima, ormai diventata così dogmatica che a metterla in discussione si viene accusati di eresia.
L’argomentazione in questione afferma che, se basata sui bassi salari, la concorrenza estera è scorretta e danneggia gli altri paesi.
Non solo, ma si ritiene che i salari dei lavoratori del proprio paese siano tenuti bassi dalla necessità di competere coi salari dei paesi stranieri che esportano il medesimo prodotto.
Queste argomentazioni sono prive di fondamento.
Do per scontato che si conosca la legge del vantaggio comparato e la accenno brevemente.
Un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene quando il suo costo opportunità in quel paese è inferiore al costo opportunità dell’altro paese .
Il vantaggio comparato può nascere sia da differenze tecnologiche sia da differenze nella dotazione dei fattori della produzione a parità di tecnologia.
Siccome si parla di differenze nei salari, noi prenderemo in esame la produzione di beni con differenze tecnologiche. Nel caso in cui la tecnologia sia la stessa nei diversi paesi e il vantaggio comparato risiedesse nella diversa dotazione dei fattori, il libero scambio pareggerebbe i prezzi dei fattori, essendo i beni i veicoli su cui i fattori viaggiano.
Il pattern di commercio tra le nazioni è determinato quindi dal vantaggio comparato . Ciò significa che anche paesi con una tecnologia inferiore possono esportare beni in cui hanno un vantaggio comparato .
Il punto cruciale è che il livello dei salari in ogni paese è determinato dal suo vantaggio assoluto cioè dalla quantità di bene che può produrre con la sua dotazione di lavoro e capitale . Questo spiega perché i paesi con tecnologie arretrate sono comunque in grado di esportare: i bassi salari in termini relativi permettono loro di aggirare la scarsa produttività . 
Se quindi siamo interessati a valutare la desiderabilità o meno dello scambio internazionale non dobbiamo chiederci se i lavoratori a basso salario meritino un salario maggiore ma dobbiamo chiederci se stiano peggio esportando beni grazie ai loro bassi salari di quanto starebbero non esportando affatto . Il basso salario va valutato non di per se’, ma in relazione al livello in cui si situerebbe in una situazione alternativa in assenza di commercio internazionale. La conclusione a cui giungeremo alla fine è che se il paese a basso salario rinunciasse a commerciar, i salari reali dei suoi lavoratori sarebbero ancora più bassi .
Supponiamo che esistano due paesi, A e B, che producano cibo e stoffa .
Nel paese paese A un lavoratore può produrre 4 kg di cibo e 2 m di stoffa. In altre parole la produttività marginale del lavoro del cibo( MP,c) e’ 4 e la produttività marginale del lavoro nella stoffa( MP,s) è 2.
Il costo marginale ( Cm) di ciascun bene a sua volta è uguale al prezzo di qualsiasi fattore, il salario nel nostro caso( W), diviso il prodotto marginale di quel fattore( MP) . In un mercato concorrenziale il salario, W, è uguale in entrambi i settori, per cui il rapporto tra le produttività marginali è uguale al rapporto tra i prezzi, a sua volta uguale al costo opportunità di produrre un determinato bene: quantità di stoffa a cui si deve rinunciare per produrre un kg di cibo.

Formalmente: MP,s/MP,c= P,c/P,s, ovvero 2/4= 1/2: si deve rinunciare a 1/2metro di stoffa per produrre 1kg di cibo.
Analogamente nel paese B la MP,c=1 ( 1 kg di cibo) e
MP,s= 1. Ne segue che P,c/P,s=1.
Perché il commercio avvenga, il prezzo internazionale si deve situare all’interno dei due prezzi di autarchia, 1/2 nel paese A e 1nel paese B. In caso contrario non ci sarebbe interesse a commerciare ne’ per i produttori ne’ per i consumatori.
Supponiamo che il prezzo internazionale sia P,c*/P,s*= 2/3. Il paese A esporterà cibo il paese B esporterà stoffa( perché?).

Cosa accade ai salari?
In mercati del lavoro concorrenziali le imprese pagano ai lavoratori il valore del prodotto marginale.
Il paese A esporta cibo perciò possiamo pensare che i lavoratori di questo paese siano pagati in relazione a questo bene: il loro salario reale è MP,c= 4(kg di cibo), che possono vendere sul mercato mondiale al prezzo relativo di P,c/P,s=2/3. Perciò il loro salario reale in termini di stoffa è : (P,c/P,s )x MP,c =2/3 x4 = 8/3 metri di stoffa.
Senza commercio internazionale i salari di A sarebbero stati MP, c= 4 e MP,s= 2. I lavoratori di A hanno chiaramente maggior benessere con il commercio internazionale perché possono permettersi di acquistare la stessa quantità di cibo( 4kg) acquistate in precedenza ma più stoffa( 8/3 invece di 2 metri).

Cosa accade ai salari di B?
Esso produce ed esporta stoffa e il salario reale e’ MP, s= 1( m di stoffa) che può essere venduta sul mercato mondiale al prezzo P,*/P,c*= 3/2. Il loro salario reale in termini di cibo e’ (P,s/P,c)xMP, s= 3/2 x 1 = 3/2 kg di cibo.
In assenza di commercio internazionale, i salari di B sarebbero : MP, c= 1 kg di cibo e MP,s = 1 metri di stoffa.
Anche i lavoratori di B hanno maggior benessere con il commercio internazionale perché possono permettersi di acquistare la stessa quantità di stoffa (1) ma più cibo ( 3/2 invece di 1)
È vero che i lavoratori di B guadagnano meno di quelli di A in termini di potere di acquisto. Ma ciò riflette il vantaggio assoluto di A nella produzione di entrambi i beni. Il punto cruciale è che, in assenza di commercio internazionale , i salari reali di B, come abbiamo sopra dimostrato, sarebbero ancora minori. I salari sono minori non perché c’è uno sfruttamento o un’ingiustizia dovuta al commercio internazionale ma perché c’è una differenza nella produttività che in assenza di commercio genererebbe nel paese meno produttivo salari ancora più bassi.
Tutti gli Stati traggono vantaggi dal commercio internazionale, ovvero l’utilità di un paese importatore o esportatore e’ almeno pari a quella che otterrebbe in assenza di commercio internazionale .

Da Fb. Del 16 febbraio 2024
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